DIRITTO ALLA CASA E AL REDDITO, RIPARTE DALLE PERIFERIE LA LOTTA ALLE DISUGUAGLIANZE. 29 APRILE INCONTRO NAZIONALE A NAPOLI

Roma -

DIRITTO ALLA CASA E AL REDDITO RIPARTE DALLE PERIFERIE LA LOTTA ALLE DISUGUAGLIANZE Disporre di un alloggio dignitoso e vivere in un quartiere dotato di servizi essenziali per i trasporti, la salute e l’educazione costituiva fino a qualche tempo fa la condizione minima da garantire alla cittadinanza a cui tendevano le politiche pubbliche. Il diritto alla casa, al lavoro e a una dotazione di servizi di base anche se non erano garantiti a tutti costituivano un riferimento sulla base dei principi sanciti dalla Costituzione. Un prodotto della strategia di finanziarizzazione e gentrificazione delle città degli ultimi governi, soprattutto a guida PD, è stato l’emergere di una sterminata periferia geografica e sociale. In queste aree si concentra più della metà della popolazione del paese, e vi si riscontra la dimostrazione di una disuguaglianza cresciuta a tal punto che diritti che fino a qualche anno fa venivano garantiti alla gran parte della popolazione ora sono diventati un privilegio per una fetta minoritaria di cittadini. E’ nelle periferie che si registrano tassi doppi di disoccupazione rispetto al resto del paese, dove si produce un forte isolamento a causa della scarsità dei trasporti e dove i servizi sono quasi completamente assenti. Ed è soprattutto nelle periferie che si vive il dramma degli alloggi. Il numero degli sfratti è estremamente alto (61.718 sentenze nel 2016), con un aumento costante dei casi di morosità; sono oltre 700.000 le domande di casa popolare ancora in attesa, da parte di famiglie che avrebbero i requisiti. Lo Stato non investe più nell’Edilizia Residenziale Pubblica e ciò che resta del patrimonio pubblico è in via di privatizzazione (in Italia solo il 3% del patrimonio abitativo è ancora pubblico, mentre in altri paesi europei si aggira tra il 20% e il 30%), con una vera e propria opera di svendita da parte dei Comuni che va a beneficio di grandi proprietari e speculatori, accelerata dal Piano Casa di Lupi-Renzi. Alla mancanza di alloggi popolari si vorrebbe sopperire con il social housing, una delle tante forme per speculare sulle difficoltà sociali, provando a far soldi sulle povertà attraverso un mondo di agevolazioni pubbliche a privati proprietari e costruttori, somministrate e utilizzate in maniera clientelare (eclatante la truffa dei Piani di Zona a Roma), il cui risultato sono alloggi a prezzi non lontani da quelli del mercato privato. La precarietà del lavoro, la diffusione dei bassi salari e la sottoccupazione hanno aggravato la crisi degli alloggi. L’area della sofferenza abitativa si è fortemente allargata a vasti settori di ceto medio e chi ieri poteva accedere a un mutuo oggi non riesce a star dietro ai pagamenti (solo nel 2017 sono state messe all’asta 290.000 case). Il ritrarsi delle politiche pubbliche dalla questione abitativa si traduce anche nell’aumento del patrimonio lasciato in disuso e in cattive condizioni, senza manutenzione e abbandonato al degrado. La rinuncia a garantire il diritto alla casa per le fasce di popolazione a basso reddito si aggiunge alla rinuncia delle amministrazioni pubbliche a salvaguardare il territorio e a metterlo in sicurezza. L’aumento dei disastri ambientali, spesso aggravati dall’incuria e dal malaffare con cui sono state (o non sono state) realizzate le infrastrutture, e l’incapacità dello Stato di affrontare la ricostruzione (dal terremoto de L’Aquila all’alluvione di Livorno) stanno aumentando il senso di insicurezza generale. La risposta che i governi e le maggiori forze politiche del paese, guidate dalle indicazioni della Commissione UE e dalla Banca Europea, hanno dato di fronte a questo crescente senso di insicurezza si fonda su tre caratteristiche: a) l’aumento del controllo e delle misure di repressione dei cosiddetti “reati urbani” (decreti Minniti) che sta alimentando il razzismo e la guerra tra poveri ; b) la politica di “rigenerazione urbana” fondata su forme di governance mista pubblico-privato, in cui la trasformazione del territorio è subordinata alle opportunità di profitto degli investitori; c) la trasformazione del terzo settore in agenzia di controllo sulla popolazione in difficoltà e l’ingresso del profit nei servizi sociali. L'accanimento contro le occupazioni, i rastrellamenti di carattere etnico e le azioni repressive contro l'economia informale costituiscono l'aspetto più odioso di questa crociata contro i poveri in nome del ripristino del decoro e della sicurezza. A questo si aggiunge la ghettizzazione dei migranti di “ultima generazione” in un sistema di accoglienza che somiglia a una prigionia, dove la trappola burocratica dei documenti è solo il primo ostacolo al raggiungimento di diritti basilari come la casa; e la tendenza di molti imprenditori a impiegarli a salari infimi, spesso con contratti in nero e nessun tipo di tutela, in ambiti lavorativi particolarmente pesanti o degradanti. Ma anche la gentrificazione dei centri storici e dei quartieri appetibili per la speculazione è parte della stessa filosofia di governo, che invece di affrontare i problemi sociali, esercita un'azione di controllo e mette al primo posto la tutela della proprietà privata, prima e al di sopra di qualsiasi altro diritto sociale, anche quando essa di fatto si trasforma in rendita parassitaria. E' ora di ribaltare questa lettura e di contrastare tutte quelle politiche che stanno aumentando la disuguaglianza sociale a partire dall'affermazione di un diritto universale come il diritto all'abitare, un diritto fondamentale e complessivo poiché la casa non è solo “un tetto sulla testa”, ma la garanzia di un luogo in cui costruire la propria vita in un contesto di uguaglianza, di accessibilità ai servizi, di coesione sociale. Vogliamo confrontarci con le realtà associative, i movimenti urbani, il mondo dei comitati che animano le mille resistenze delle periferie, chi lotta per la casa, le realtà in difesa dei beni comuni, i movimenti di migranti, per condividere la costruzione di una piattaforma generale centrata sul diritto alla casa e al reddito e contro le disuguaglianze sociali. L'obiettivo che proponiamo è la costruzione di una grande mobilitazione nazionale e l'avvio di una vertenza generale sui temi della casa, delle periferie, del reddito e della salvaguardia del territorio. La questione del reddito, soprattutto dopo la tornata elettorale, è improvvisamente ritornata alla ribalta dell'attenzione generale. Non c'è dubbio che la crescente disuguaglianza sociale così come l'assenza di credibili opportunità lavorative e la forte precarizzazione del lavoro abbiano fatto crescere l'aspettativa di una misura di sostegno al reddito che garantisca almeno il minimo vitale. L'approvazione del REI da parte del governo Gentiloni oltre a rispondere ad una logica di workfare, che mira ad introdurre forme di obbligo al lavoro a qualsiasi condizione, resta molto lontana dalla possibilità di soddisfare le necessità. Un reddito incondizionato contro la precarietà costituirebbe una misura di redistribuzione della ricchezza utile a combattere i bassi salari, la ricattabilità che subiscono i lavoratori poveri e lo stesso lavoro decontrattualizzato. Mettiamo in evidenza alcuni punti che riteniamo centrali nel dibattito intorno a una nuova politica di contrasto delle disuguaglianze che metta al centro diritti e dignità: 1.Realizzazione di un milione di alloggi ERP in 10 anni sul territorio nazionale, mediante l’utilizzo del 2% delle entrate annue nazionali. Questo piano non deve prevedere consumo di suolo o nuovo cemento, gli alloggi sono da reperire nelle aree urbane abbandonate e nei grandi numeri dello sfitto pubblico e anche privato, mediante acquisizione o requisizione, se necessario, da parte dei Comuni. 2.Riqualificazione delle periferie e risanamento del patrimonio abitativo pubblico, da realizzare tramite lavoro pubblico, non appaltato a privati, e dunque dando possibilità d’impiego a tanti di coloro che negli ultimi anni hanno perso il lavoro o che tutt’ora vivono nella precarietà. Gli interventi devono riguardare il tema degli alloggi, quello dei servizi e dell'ambiente, riconoscendo priorità alle necessità degli abitanti e non agli interessi degli investitori. 3.Abolizione del Piano Casa Renzi-Lupi, con particolare attenzione all’articolo 5 che prevede l’inammissibilità della residenza (e conseguente perdita dei diritti da essa dipendenti come l'accesso al servizio sanitario e scolastico nazionale e alla possibilità di votare o presentarsi alle elezioni) per chiunque non sia in possesso di un regolare contratto abitativo. 4.Blocco della privatizzazione e della vendita del patrimonio abitativo pubblico, ed abolizione delle riforme regionali in materia ERP di Emilia-Romagna, Toscana e Lombardia, che costituiscono un grave passo in avanti nel percorso di privatizzazione. 5.Fermare gli sfratti, gli sgomberi, i pignoramenti per chi è insolvente con i mutui, l’aumento degli affitti, il processo di valorizzazione del patrimonio immobiliare degli Enti previdenziali, le dismissioni speculative; garantire il passaggio da casa a casa. 6.Abolizione legge 431 per alloggi non di lusso, in modo da rideterminare in maniera equa i canoni d’affitto anche sul mercato privato, utilizzando come parametro di riferimento la proporzionalità del canone rispetto al reddito dei locatari. 7.Un Reddito di base che assicuri a tutti una condizione di non ricattabilità e che superi le nuove misure di obbligo al lavoro in cambio di elemosine molto al di sotto della dignità. Un reddito quindi incondizionato e che garantisca a tutti di stare al di sopra della soglia minima vitale, composto da una parte di salario diretto e da una quota di servizi (salario indiretto). 8.Abolizione dei decreti Minniti sulla sicurezza nelle città e delle azioni repressive contro i problemi sociali. Va invertita la priorità: prima i diritti fondamentali, poi la tutela della proprietà privata, da subordinare agli interessi sociali. 9.Piano di prevenzione e tutela del territorio dal dissesto idrogeologico e dalle calamità naturali, che investa le città ma anche le tante zone periferiche del paese in condizioni di grande rischio e di forte isolamento sociale. Questo Piano deve prevedere un rilancio dell'occupazione pubblica in settori strategici per il benessere della collettività anche se poco appetibili per l'investimento privato. Proponiamo un primo incontro nazionale a Napoli domenica 29 aprile, ore 10,30 c/o ex-Asilo Filangieri in vico Giuseppe Maffei 4 per discutere ed arricchire la piattaforma e costruire un percorso condiviso di mobilitazione nazionale. Per comunicare l'adesione e la partecipazione: asia@usb.it Hanno assicurato la loro partecipazione finora: Benevento: Lap Asilo 31, Movimento di lotta per la casa, Atletico Brigante; Napoli: Movimento per il diritto all'abitare Magnammece o pesone, Ex O.p.g.-Je so pazz, Movimento Lavoratori e Disoccupati di Giugliano; Milano: c.s. Cantiere, Comitato abitanti di San Siro, Comitato per non dimenticare Abba e per fermare il razzismo; Caserta: c.s. Ex Canapificio; Roma c.s. Sans Papiers. Delegazioni da Livorno, Torino, Firenze, Chieti, Trieste, L'Aquila, Reggio Calabria, Catania,

ROMA, SAN BASILIO: CACCIATA IN MEZZO ALLA STRADA LA SIGNORA PAOLA, 75 ANNI E 580 EURO DI PENSIONE, E' STATA RICOVERATA ALL'OSPEDALE

Roma -

PROTESTANO I CITTADINI DEL QUARTIERE, ALLONTANATI DALLA POLIZIA SCHIERATA IN FORZE ANCHE DAGLI UFFICI DEL MUNICIPIO IV! ASIA-USB: FERMARE GLI SFRATTI E GLI SGOMBERI, RICONOSCERE IL DIRITTO ALLA CASA A CHI HA I REQUISITI DI LEGGE, RILANCIARE L'EDILIZIA PUBBLICA! Questa mattina un ingente schieramento di forze di polizia (quanto ci costano questi sgomberi?) ha di nuovo sgomberato la signora Paola settantacinquenne, rea di essere stata coabitante da anni insieme all’amica assegnataria poi deceduta, che vive con 580 euro circa di pensione mensile. Cacciata senza soluzione alternativa nell’indifferenza delle Istituzioni preposte ad affrontare le singole emergenze sociali e portata in ospedale, dove è stata ricoverata. L'anziana signora ha trovato solo la solidarietà del quartiere, molti cittadini si sono riversati prontamente nella sede del Municipio IV da dove sono stati cacciati grazie all'intervento della Celere, senza ricevere risposte. Tutto questo a nome del principio del ripristino della legalità che invece non viene applicato quando si tratta dei costruttori e delle coop che hanno truffato centinaia di migliaia di cittadini romani. Questo sgombero avviene a soli tre giorni dalle elezioni e ci indica che è ricominciata la guerra contro i poveri e tra i poveri, in linea con le campagne di odio messe al centro della appena passata scadenza elettorale. Alcuni cittadini questa mattina, durante lo sgombero, hanno ripetuto il mantra sentito in questi mesi da quasi tutti i politici: sgomberano gli italiani per fare posto agli immigrati. Peccato che oggi l’appartamento della signora è stato assegnato ad una famiglia italiana e nessun politico è intervenuto per difendere la signora Paola, anziana, povera e italiana. L’ASIA-USB ha denunciato nel mese scorso che quello che sta succedendo a San Basilio, a Tor Bella Monaca, a Villa Gordiani, al Trullo e in altre zone periferiche fa parte di un piano ben orchestrato a tavolino di sgombero dalle case popolari di inquilini italiani senza titolo, poveri e con evidenti fragilità, per consentire l’accesso alle famiglie in graduatoria, solitamente immigrate, al fine di favorire la guerra tra poveri e la crescita dell’intolleranza razziale. Questa facile campagna ha dato risultati alle elezioni politiche per quelle forze senza scrupolo che mirano a colpevolizzare chi vive il dramma casa, ma non risolve il quesito che ci interroga su che fine faranno le 9000 famiglie che l’assessorato al patrimonio considera, molto spesso arbitrariamente, senza titolo e che il Comune vuole sgomberare? L’ASIA USB da anni propone il rilancio di una vera politica pubblica per l’abitare, una nuova gestione delle case popolari che ne impedisca l’abbandono e il degrado, l’utilizzo degli alloggi vuoti degli enti previdenziali e delle grandi proprietà immobiliari, il recupero urbano dei palazzi tenuti vuoti da anni, l’assegnazione della case vuote a chi è in graduatoria, il riconoscimento del diritto alla casa per tutti i senza titolo con i requisiti in regola per accedere ad un alloggio popolare e l’utilizzo immediato dei fondi disponibili alla Regione per allargare il patrimonio troppo esiguo di case popolari. Solo una nuova politica per l’abitare può fermare il fenomeno delle occupazioni che nascono solo a causa della mancata gestione dell’emergenza casa. Solo lo sviluppo dell’edilizia residenziale pubblica e la sana gestione di quella esistente può fermare la guerra tra e contro i poveri. Per fare questo bisogna prima di tutto fermare gli sfratti e gli sgomberi delle persone che hanno i requisiti di legge. Roma 7 marzo 2018 ASIA-USB

ROMA, ASIA-USB SPIEGA LE RAGIONI DELL’ABBANDONO DEL TAVOLO SULLE POLITICHE ABITATIVE NELLA CAPITALE

Roma -

CONVOCATO DALLA GIUNTA CAPITOLINA: GRAVISSIMO IL PROTOCOLLO DI ACCORDO PROPOSTO DALL’ASSESSORA CASTIGLIONE. CONSACRATA LA GUERRA AI POVERI A VANTAGGIO DELLA PREDAZIONE DEL TERRITORIO. INACCETTABILE STRAVOLGIMENTO DELLE DELIBERE PER IL PIANO SULL’EMERGENZA CASA . Ieri giovedì 8 febbraio 2018 la delegazione di ASIA-USB ha abbandonato nella fase iniziale il tavolo con le parti sociali convocato a nome della giunta capitolina dall’assessore al Patrimonio e alle Politiche Abitative del Comune di Roma, Rosalba Castiglione, per la sottoscrizione di un protocollo di accordo sulle politiche abitative della capitale. Il testo del protocollo in questione non accoglie in maniera soddisfacente alcuno dei punti sostanziali sollevati dalle lotte sociali per l’abitare nella città di Roma negli ultimi lustri e proposti da ASIA-USB nella sua piattaforma che proprio ieri, nelle stesse ore, veniva ribadita alla Regione Lazio nel quadro delle giornate di mobilitazione per un piano-casa nazionale. Il protocollo proposto dall’ass. Castiglione, all’opposto, dopo avere paradossalmente elencato tutti gli elementi che configurano la questione delle politiche abitative come grande questione sociale propone misure che promuovono il primato degli interessi speculativi e configurano la dismissione di ogni traccia di vocazione delle politiche pubbliche a intervenire attivamente a tutela degli interessi sociali di fronte ai meccanismi del mercato. Non solo si finalizza il “monitoraggio” del “sistema abitativo romano pubblico e privato” a “interventi di edilizia sovvenzionata di housing sociale e privata” così riabilitando quel sistema di scambio con i poteri forti del mattone e della finanziarizzazione sulla pelle di chi subisce l’emergenza abitativa contro il quale chi oggi governa la città di Roma ha preso i voti dei cittadini; ma in una frase tanto priva di costrutto grammaticale quanto significativa si invoca l’uso di “tutti gli strumenti esistenti” al fine di “favorire l’immissione sul mercato da parte di piccoli e grandi proprietà, che sono in possesso di alloggi invenduti, a mettere a disposizione (?) unità immobiliari per affrontare nell’immediato l’emergenza abitativa della capitale”. Nessuna presa di responsabilità dell’amministrazione capitolina in un rilancio della funzione sociale del patrimonio pubblico e in interventi concreti di modificazione dei processi speculativi sulle locazioni: bensì al contrario la sovrapposizione del piano-casa con quel “rilancio del mercato” evocato già dalla sindaca Raggi all’indomani della mattanza di via Curtatone, alla quale pure ci si riferisce in premessa del protocollo proposto con la dizione “tenuto conto dei recenti violenti episodi di sgombero”. Il protocollo stesso prosegue esplicitando “la possibilità di riaprire i bandi speciali”, appunto riaprendo la strada a quel mercato dell’emergenza e del denaro pubblico che si era promesso di lasciare alle spalle con le sue zone d’ombra. E mentre nulla si dice sul disatteso esercizio degli strumenti legali di competenza del Comune a tutela delle decine di migliaia di condomini e inquilini truffati nei Piani di Zona né tanto meno sul recupero del patrimonio alloggiativo inutilizzato che vi giace, la sola traccia di pianificazione riposa sull’evocare la “previsione” di “una quota di alloggi ERP, convenzionati e sociali” (posti ancora una volta significativamente sullo stesso piano e in una forma indeterminata) in “tutti i programmi” attuativi della legge regionale n. 7 dell’8 luglio 2017 per la Rigenerazione urbana e per il recupero edilizio: salvo che al tavolo l’associazione dei costruttori, l’ACER, ha sollevato immediate obiezioni rivelando così l’assenza di una consultazione efficace preventiva da parte dell’amministrazione che desse qualche sostanza a quest’ipotesi fumosa, mentre è toccato alla delegazione di ASIA-USB ricordare la priorità dei vincoli alla tutela del territorio e contro il consumo di suolo che dovrebbe avere qualsiasi politica edilizia in una metropoli come Roma e tanto più se diretta alla rigenerazione urbana. Addirittura, mentre prosegue con sfratti e sgomberi indiscriminati una folle corsa ad alimentare la guerra tra poveri sul disastrato e insufficiente patrimonio di edilizia residenziale pubblica, il protocollo proposto dall’ass. Castiglione dispone una “azione di contrasto a tutte le situazioni di irregolarità e/o morosità anche attraverso convenzioni con l’Agenzia delle Entrate e le società fornitrici dei servizi (ACEA ecc)” così persino travalicando il già vergognoso dettato dell’articolo 5 della Legge Lupi e legittimando un’aberrante e incostituzionale misura di rappresaglia della proprietà pubblica e privata sugli stessi diritti fondamentali di esistenza e sui beni comuni, con buona pace del referendum del 2011, a parte un generico indirizzo ad agirla “tenendo conto delle condizioni reddituali delle famiglie conseguenti alla crisi e tutelando le situazioni di particolare disagio”. Quanto al già echeggiato tema del “co-housing” il testo proposto dall’amministrazione capitolina prevede un “approfondimento comune che verifichi la fattibilità di un piano sperimentale rivolto in via prevalente a persone anziane sole, studenti fuori sede e migranti utilizzando anche lo strumento del frazionamento e razionalizzazione del patrimonio pubblico”: cioè in una sola aleatoria formulazione si introducono lo stravolgimento delle regole di gestione alloggiativa del patrimonio ERP e la privazione dell’uguaglianza dei diritti alle persone migranti, le esigenze dei cui nuclei famigliari finiscono equiparate a quelle di autoctoni singoli! Ma al tavolo di ieri la delegazione di ASIA-USB nemmeno ha dovuto entrare nel merito di questi punti: perché in apertura del confronto ha anzitutto sollevato la questione di metodo e di merito implicata dalla previsione nel testo del protocollo della “sottoscrizione delle convenzioni per l’applicazione delle Delibere Regionali per l’emergenza abitativa di Roma Capitale DGR 18/2014, 110/2016 e 303/2017 così come rimodulate dall’Amministrazione Capitolina per superare i limiti di inapplicabilità”. ASIA-USB ha rilevato che lo schema di convenzione allegato dall’ass. Castiglione non solo non sana il contenzioso sull’interpretazione normativa di quelle delibere che gli uffici comunali hanno per tre anni surrettiziamente sollevato ma, ribadendo in maniera rivelatrice la “ottemperanza” alla “Deliberazione Commissariale di Roma Capitale n. 50/2016” ossia la delibera Tronca che per prima appunto bloccò l’applicazione della delibera regionale, addirittura esclude definitivamente da ogni diritto di accesso all’ERP l’interezza della popolazione abitante nelle occupazioni riconosciute in delibera quali contenitori di emergenza abitativa: si prevede infatti di utilizzare le risorse, a partire dai 40 milioni resi disponibili al Comune dalla Regione per la prima fase di attuazione del Programma straordinario per l’emergenza abitativa, per acquisire alloggi i cui assegnatari verrebbero individuati solo “tra coloro che siano presenti in posizione utile nelle graduatorie dei Bandi generali per l’assegnazione degli alloggi ERP anno 2000 e anno 2012”, peraltro ulteriormente restringendo le acquisizioni e le assegnazioni degli alloggi in quanto si specifica che “dovranno essere prioritariamente destinati (…) a coloro che risultano essere in posizione utile nella graduatoria Bando generale anno 2000 affinché vi sia il totale scorrimento della stessa”; mentre “per i nuclei residenti negli immobili adibiti impropriamente ad abitazione, cui alla summenzionata Deliberazione n. 50/2016 occupati entro la data del 31.12.2013, sarà prevista ulteriore convenzione relativa ai livelli assistenziali da erogare da parte della Regione Lazio e di Roma Capitale” che “sarà parte integrante della presente anche alla luce dei recenti provvedimenti ministeriali”, il che tradotto significa nient’altro che stravolgere definitivamente la norma regionale cercando in qualche modo di soddisfare la lettera della direttiva Minniti per potere procedere indiscriminatamente agli sgomberi di tutte le occupazioni. La delegazione ASIA-USB ha sottolineato che ancora più grave è la decurtazione del diritto acquisito e inequivocabilmente stabilito dalle norme regionali all’assegnazione di alloggi ERP per quanti “alloggiano presso i Centri di Assistenza Alloggiativa (CAAT)”, laddove la convenzione prevede che “potranno essere assegnati alloggi di ERP nel rispetto delle posizioni utili nelle graduatorie generali per l’assegnazione in locazione di cui ai bandi 2000 e 2012” dunque introducendo un dispositivo di esclusione inaccettabile e illegale. Di fronte a tali osservazioni l’ass. Rosalba Castiglione ha risposto qualificando la proposta di convenzione come “intangibile” e anzi precisando che l’amministrazione capitolina intende “soprattutto tenere ferma questa posizione”, che con notevole quanto involontario senso dell’umorismo ha addirittura ascritto agli “impegni presi in campagna elettorale dal Movimento 5 Stelle”. La delegazione di ASIA-USB ha perciò deciso di non legittimare oltre con la propria presenza un tavolo convocato su un protocollo-capestro: come peraltro hanno convergentemente concluso anche le altre rappresentanze dei movimenti e delle maggiori associazioni sindacali di abitanti. Ora più che mai è necessario che forti e incisive mobilitazioni pongano l’amministrazione capitolina di fronte al peso delle sue scelte e rilancino la lotta complessiva per il diritto all’abitare e a una città a misura dei diritti sociali invece che degli interessi di pochi. Roma, 9 febbraio 2018, per la delegazione di ASIA-USB Anubi D’Avossa Lussurgiu (Comitato Abitanti Bibulo 13)

8 E 9 FEBBRAIO, DUE GIORNATE DI INIZIATIVE PER IL DIRITTO ALL’ABITARE.

Roma -

COMUNICATO STAMPA AVVIAMO UNA VERTENZA GENERALE SUI TEMI CASA, PERIFERIE E SALVAGUARDIA DEL TERRITORIO COSTRUIAMO UNA GRANDE MOBILITAZIONE NAZIONALE In questi due giorni, in molte città d'Italia Asia-Usb ha dato vita a presidi sotto gli uffici gestionali del patrimonio residenziale pubblico. Abbiamo scelto questi luoghi in quanto simbolo della distruzione e privatizzazione in atto del patrimonio pubblico, risorsa che per anni ha garantito, almeno parzialmente, il diritto ad una casa per molte fasce sociali. Durante questa mobilitazione abbiamo reso pubblica una piattaforma nazionale, che la nostra organizzazione ritiene l’unica via da percorrere per risolvere l'assenza cronica di una politica abitativa rivolta ai lavoratori e ai settori popolari più deboli, che si manifesta più pesantemente con la crisi sociale e economica che colpisce le periferie e i territori. Le periferie infatti, geografiche e sociali, sono teatro di privatizzazioni, di mala gestione o assenza di servizi, ma soprattutto di emergenza abitativa. Ora che quasi tutto il patrimonio residenziale è in mano a proprietari privati (per lo più grandi proprietari), la speculazione regna sovrana: il risultato sono affitti insostenibili da un lato, e dall'altro centinaia, migliaia di case vuote, intere aree urbane o suburbane sfitte e degradate, figli degeneri della cementificazione sfrenata e ora non più utili alle logiche di mercato. È proprio questa logica che vogliamo invertire, costruendo vertenzialità a livello generale sull'utilizzo immediato dello sfitto e la riqualificazione di queste aree, realizzando innanzitutto un ampliamento del patrimonio abitativo pubblico, con affitti commisurati ai redditi di chi ci abita, per garantire il diritto all'abitare a chi oggi è sotto sfratto, in difficoltà o in attesa di assegnazione. Per fare questo, si dovranno impiegare fondi pubblici e costruire posti di lavoro pubblici, perché i diritti sociali, la casa innanzitutto, sono le priorità della popolazione, e su questo si devono investire le risorse invece di utilizzarle per armamenti o per ingrassare le banche nazionali ed europee. L'unico modo per raggiungere questo obiettivo è organizzarci, creare alleanze tra i diversi soggetti che abitano i quartieri popolari delle nostre città e paesi, fare sì che queste “periferie” diventino il nostro nuovo centro. Centro di azioni, di incontri, di rivendicazione, luogo di costruzione di una comunità che si muove compatta verso l'obiettivo della piena conquista dei nostri diritti: casa, lavoro tutelato e ben retribuito, servizi, sanità e istruzione a portata di ogni singolo cittadino. Per questo, proponiamo un primo incontro nazionale a Roma a fine marzo per discutere ed arricchire la piattaforma e costruire un percorso condiviso di mobilitazione nazionale, a cui invitiamo tutti coloro che hanno a cuore il diritto all'abitare, da singoli soggetti ad associazioni, comitati, collettivi e strutture. AS.I.A.-USB

TERAMO: FERMARE LA SPECULAZIONE SULLE CASE POPOLARI! ASSEMBLEA PUBBLICA SABATO 10

Teramo -

ASSEMBLEA PUBBLICA assieme agli inquilini delle case popolari di Via Longo, da troppo tempo, gia` da prima del terremoto, intimati dall'amministrazione comunale di Teramo ad abbandonare le proprie abitazioni per far spazio ad un progetto edilizio privato. Parteciperanno ed interverranno Paola Cardelli, Consigliera Comunale di Teramo. Mario Mazzocca, Sottosegretario alla Presidenza della Giunta Regionale. Vogliamo risposte ed una soluzione per gli abitanti di Via Longo che non vogliono lasciare le loro abitazioni per darle in mano ad un privato. Per il diritto alla casa, sancito dalla costituzione. ASIA USB TERAMO

ASIA-USB: 8 E 9 FEBBRAIO DUE GIORNI DI INIZIATIVE NEL PAESE PER UN PIANO NAZIONALE DI EDILIZIA PUBBLICA!

Roma -

L'8 e il 9 febbraio, Asia-Usb sarà in presidio nelle maggiori città del paese, davanti alle sedi degli Enti regionali gestori del patrimonio abitativo pubblico (ex-IACP), simbolo della svendita e della privatizzazione in atto da decenni e incrementata dagli ultimi governi. Saranno presenti abitanti dei quartieri invece simbolo delle periferie abbandonate, da San Siro a Milano, dalla Falchera a Torino, da San Basilio a Roma, da Soccavo a Napoli, dai quartieri di Bologna, Firenze, Livorno, Benevento, Cassino, ecc. Ma non ci accontentiamo di esprimere un dissenso a queste politiche antipopolari, vogliamo proporre un'alternativa: per questo lanciamo una piattaforma nazionale per il diritto all'abitare, basata sui bisogni reali della popolazione e sulla nostra esperienza concreta nei quartieri popolari, con l'unico obiettivo di rispettare il più elementare dei diritti, quello di ogni persona ad avere una casa. Le case popolari, ottenute dalle lotte dei lavoratori e finanziate da questi con la tassa ex-Gescal, sono oggi sotto attacco. Dopo decenni di svendite questa risorsa è stata ridotta al 3% del patrimonio abitativo (mentre nel resto dei paesi europei le case pubbliche superano il 20%), e centinaia di migliaia di richieste di aventi diritto sono in attesa da anni. Con l'introduzione delle leggi regionali in Emilia-Romagna, Toscana e Lombardia il governo Pd e quelli di centro-destra si preparano a compiere il passo decisivo verso la completa privatizzazione delle case popolari. A Roma è in corso una campagna portata avanti dall’Amministrazione guidata dalla Raggi basata sugli sgomberi e non sull’attivazione di una politica per il diritto all’abitare. Dietro questa campagna contro gli inquilini delle case popolari, sostenuta da buona parte dei media, portata avanti anche da altre amministrazioni in molte città italiane, soprattutto al nord, c’è un disegno preciso, far crescere la rabbia contro gli immigrati. Tutto questo mentre le nostre citta, dai quartieri popolari alle periferie, sono regno di case, palazzi o intere aree abbandonate o volutamente sfitte, come nel caso dei molti alloggi ERP vuoti. Riqualificare questo patrimonio significa creare posti di lavoro pubblico e offrire soluzioni abitative e d'impiego ai molti che soffrono il peso degli affitti privati, spesso inarrivabili anche per chi lavora, o che subiscono l'ingiustizia dello sfratto (nel nostro paese 470.769 sono state le richieste di sfratto negli ultimi 7 anni, di cui 219.173 eseguiti, 290.000 sono le case messe all’asta nel solo 2018 per chi non può pagare i mutui). Rilanciare un piano nazionale decennale per almeno raddoppiare il patrimonio abitativo destinato all’utilizzo pubblico è l’unica proposta seria per affrontare l’emergenza abitativa in Italia. L’ASIA-USB lancia un appello a tutte le realtà associative, i movimenti urbani, il mondo dei comitati che animano le mille resistenze delle periferie, chi lotta per la casa, le realtà in difesa dei beni comuni, i movimenti di migranti, per indire un’assemblea di confronto per il 24 marzo prossimo per condividere la costruzione di una piattaforma generale centrata sul diritto alla casa e contro le disuguaglianze sociali. GIOVEDI' 8/2 Roma ore 10 sede Regione Lazio 8/2 Bologna ore 11 sede Acer (piazza della Resistenza 4) 8/2 Frosinone ore 10.30 sede Ater 8/2 Firenze ore 11 sede casa Spa (via Fiesolana 8) 8/2 Livorno ore 12 sede Casalp Spa (Via I.Nievo 57) 8/2 Benevento ore 10.30 sede Iacp (via Teodoro Momsen) 8/2 Milano VENERDI' 9/2 Napoli ore 10 sede ex- IACP (Via Domenico Morelli, 75) 9/2 Torino ore 11 sede Atc altre città in aggiornamento LA PIATTAFORMA NAZIONALE DI ASIA-USA: Edilizia pubblica - Rilancio dell’edilizia popolare attraverso l’approvazione di un piano decennale straordinario per l’assegnazione di un milione di nuovi alloggi, da reperire attraverso piani di recupero urbano del patrimonio pubblico e privato tenuto sfitto e in disuso, usando anche lo strumento della requisizione del patrimonio sfitto dei grandi proprietari per rispondere alla drammaticità del momento e al diritto costituzionale all’abitare; - Istituzione di uno strumento nazionale di finanziamento della politica della casa, una nuova Gescal, impegnando il 2% annuo del bilancio dello Stato, delle regioni e dei comuni; - Gestione trasparente dei Piani di Zona e revoca delle concessioni alle ditte che non hanno rispettato le convenzioni, mettere fine alla truffa dei piani di edilizia agevolata e rilanciare questo strumento pubblico per mettere a disposizione dei lavoratori/trici con redditi medi alloggi sociali; - Fermare i processi di privatizzazione degli alloggi E.R.P., il restringimento dei requisiti di permanenza, l’aumento degli affitti e gli sfratti; - Arrestare il degrado e l’abbandono di questo importante patrimonio pubblico e avviare piani di risanamento e di riqualificazione energetica; - Abolizione del decreto Lupi e del famigerato articolo 5 piano casa che non solo criminalizza chi lotta per una casa, ma apre ulteriori spazi alla speculazione privata ed alla svendita del patrimonio pubblico. Edilizia privata. - Diminuzione dei canoni di locazione prendendo atto dell’abbassamento del valore degli immobili; - Abrogazione della L.431/98 e approvazione di una nuova legge quadro sugli affitti che possa garantire una maggiore regolazione del mercato e quindi l’offerta di alloggi a canone equo e maggiori tutele per gli inquilini; - Blocco di tutti gli sfratti, anche quelli per morosità incolpevole fino a garantire il passaggio da casa a casa; - Cancellazione dell’istituto della finita locazione; - Tutela dei proprietari mutuatari insolventi dell’unica casa che abitano, che abbia caratteristiche dell’edilizia pubblica e della civile abitazione, attraverso la cessione in proprietà agli ex-Iacp, comunque denominati o trasformati, così come prevede la legge 199/2008 all’art. 1-quater. Enti previdenziali. - Fermare il processo di valorizzazione del patrimonio immobiliare degli Enti previdenziali, le dismissioni speculative, l’aumento degli affitti, gli sfratti e il conferimento ai Fondi immobiliari; - Tutela di tutti gli inquilini colpiti dai processi di cartolarizzazione per salvaguardare le fasce sociali più deboli e di quelle del ceto medio. Terremoto e dissesti ambientali - Messa in sicurezza del territorio nazionale attraverso un piano di finanziamento decennale di 20 miliardi annui; - Utilizzo dei Fondi messi a disposizione dall’Europa e quelli che le regioni non hanno speso per la ricostruzione e l’adeguamento sismico delle case, delle scuole e degli edifici pubblici. Lavoratori agricoli - Attuazione di un piano straordinario di costruzione di abitazioni, anche utilizzando prefabbricati, per i lavoratori agricoli dipendenti, da costruire, installare o recuperare nei comuni dove è presente questa mano d’opera spesso stagionale (così come previsto dalla L. 865/71 e dalla L. 1676/60). ASIA- USB

ASIA USB: “Dietro gli sgomberi delle case popolari c’è un disegno preciso, far crescere la rabbia contro gli immigrati”

Roma -

COMUNICATO STAMPA La quantità di casi analoghi avvenuti a San Basilio, a Villa Gordiani, al Trullo, a Tor Bella Monaca e in altre zone periferiche non lascia spazio a dubbi. Esiste un piano orchestrato a tavolino di sgombero dalle case popolari di inquilini italiani senza titolo, poveri e con evidenti fragilità, per consentire l’accesso alle famiglie in graduatoria, solitamente immigrate, al fine di favorire la guerra tra poveri e la crescita dell’intolleranza razziale. L’amministrazione comunale e l’assessora Rosalba Castiglione si vantano quotidianamente della lotta agli “scrocconi” ma poi concretamente procedono alla denuncia e poi allo sgombero di donne sole con minori, anziani malati e soggetti che avrebbero ampiamente titolo alla casa popolare e che, avendo atteso inutilmente per anni, hanno occupato appartamenti lasciati colpevolmente vuoti dalle precedenti amministrazioni. Ma alla scelta politica sbagliata della giunta Raggi si aggiungono la scientifica solerzia del Dipartimento alle politiche abitative, l’impegno di una parte della magistratura romana e la scelta di impiegare forze ingenti da parte della Questura. Questo accanimento contro famiglie italiane in difficoltà non può che produrre sconcerto e rabbia nei quartieri e alimentare la guerra tra poveri quando i blindati della polizia scortano la famiglia immigrata affinché prenda possesso dell’appartamento liberato. Il ripristino della legalità è il paravento dietro il quale viene ordito questo disegno vergognoso. Cosa stanno definendo in Questura, la campagna elettorale di Casapound? E che legalità è quella di mettere in mezzo alla strada persone in grande difficoltà economica? E perché non si procede all’assegnazione degli appartamenti vuoti prima di arrivare a mettere poveri contro poveri? L’ASIA USB da anni propone la sanatoria per tutti i senza titolo con i requisiti in regola per accedere ad un alloggio popolare e l’utilizzo immediato dei fondi disponibili alla Regione per allargare il patrimonio troppo esiguo di case popolari. Nei prossimi giorni sono previsti nuovi sgomberi odiosi di soggetti in grave difficoltà. Nel rinnovare la richiesta a tutte le autorità coinvolte a fermare questa guerra insensata contro le fasce più disagiate della popolazione, lanciamo un appello a tutte le realtà sociali e politiche democratiche per difendere il diritto di tutti ad una casa dignitosa, italiano o immigrato che sia. Roma 6 febbraio 2018 ASIA-USB

ASIA USB: AL QUARTICCIOLO È CACCIA AI POVERI!

Roma -

Comunicato stampa. E' vergognosa l'azione compiuta questa mattina dalle forze di polizia, accorse in numero spropositato per sgomberare una famiglia formata da una madre e tre bambini, rei di essersi ritagliati un'abitazione di fortuna dentro uno scantinato abbandonato e inutilizzato di uno stabile ATER. Questa volta a giustificare lo sgombero non c'è stata neanche l'ipocrita motivazione del rispetto della graduatoria, giacché non si tratta di un appartamento ma di locali seminterrati. La lotta all'abusivismo che le amministrazioni e la magistratura romana stanno conducendo da diverso tempo ha nel mirino la popolazione più in difficoltà, senza riguardo verso donne, minori o anziani. Finanche il concetto di fragilità in questo caso non è stato preso in considerazione, l'altra penosa ipocrisia coniata per nascondere come esista un'ampia popolazione che pur disponendo dei requisiti di legge per accedere ad una casa popolare è costretta a rinunciare al proprio diritto. Con il decreto Minniti c'è stato l'avallo per legge della guerra contro i poveri, e queste sono le conseguenze. Mentre gli abusi dei ricchi continuano ad imperversare ed i privati si permettono di lasciare in disuso enormi strutture in spregio ai più elementari diritti ed interessi sociali, ci si accanisce contro la povera gente che prova ad arrangiare soluzioni per tirare avanti. ASIA USB lancia un appello a tutte le realtà democratiche ed ai movimenti sociali per contrastare questa campagna di odio, ottenere una sanatoria in tutto il patrimonio immobiliare pubblico e l'acquisizione di stabili e strutture per sopperire all'enorme fabbisogno di alloggi che c'è nella nostra città. Roma 31 gennaio 2018 VEDI VIDEO: https://www.facebook.com/FederazionedelSociale/videos/1964549547142484/ Asia-Usb Usb – Federazione del Sociale

ROMA, LE COSE CHE NON DICE LA REPUBBLICA A PROPOSITO DELLA TRUFFA DEI PIANI DI ZONA

Roma -

ROMA, LE COSE CHE NON DICE LA REPUBBLICA A PROPOSITO DELLA TRUFFA DEI PIANI DI ZONA: 1 - LA REGIONE LAZIO HA APPROVATO NEI MESI SCORSI (GIUGNO E DICEMBRE DEL 2017) DUE DETERMINAZIONI DI GIUNTA CHE FAVORISCONO I COSTRUTTORI A DANNO DEGLI INQUILINI (riportiamo sotto il Comunicato dell'ASIA-USB di dicembre scorso). 2 - LA GIUNTA RAGGI NON HA RIPRISTINATO LA LEGALITA', COSI' COME PREVISTO DAL PROGRAMMA DELLA NUOVA GIUNTA COMUNALE: QUINDI NON HA APPLICATO LE SANZIONI ALLE DITTE E COOP. COSTRUTTRICI, NON HA RIVISTO IL CALCOLO DEL PREZZO MASSIMO DI CESSIONE, PER LA VENDITA E PER L'AFFITTO DEGLI ALLOGGI, COME PREVISTO DALLA LEGGE. 3- L'AFFRANCAZIONE PREVISTA DAGLI ATTI DELLA REGIONE LAZIO A DA QUELLI DI TRONCA, APPLICATI DALLA RAGGI, E' UN PROVVEDIMENTO CHE AUTOASSOLVE LE ISTITUZIONI PUBBLICHE (REGIONE E COMUNE) CHE ERANO PREPOSTE AL CONTROLLO E MIRA A FAR PAGARE AGLI INQUILINI LE RUBERIE MESSE IN ATTO DALLE SOCIETA' COSTRUTTRICI. COMUNICATO DELL'ASIA-USB DEL 22 DICEMBRE 2017 PDZ: APPROVATA DALLA GIUNTA DETERMINA SALVA COSTRUTTORI: PER GLI INQUILINI OLTRE LA TRUFFA ANCHE LA BEFFA! PONZIO PILATO SI LAVA LE MANI: LA REGIONE LAZIO SI FA UNA NORMA PER EVITARE DANNI E INTERVIENE IN SOCCORSO DEI COSTRUTTORI DENUNCIATI IL TUTTO A DANNO DEGLI INQUILINI CHE DOVRANNO PAGARE TRE VOLTE. È stata approvata nei giorni scorsi dalla Giunta regionale una Determina Dirigenziale che stabilisce i criteri per l’acquisto da parte degli inquilini dei piani di zona dei propri alloggi. Questo provvedimento che cade in piena campagna elettorale viene presentato come un favore fatto agli inquilini. In realtà, chi ha subito una vergognosa truffa, pagherà tre volte queste case: per il danno ricevuto dalle coop e dai costruttori che hanno affittato e venduto ai prezzi di mercato e in violazione della legge sull’edilizia agevolata; perché saranno costretti a restituire alla Regione il finanziamento; perché dovranno affrancarsi dai vincoli sottoscritti con il Comune di Roma per i costi del terreno e delle opere di urbanizzazione. La verità è che gli inquilini dei piani di zona vengono puniti dalla Regione Lazio per aver denunciato le migliaia di truffe che sono stati costretti a subire nell’inerzia della stessa Regione che, (insieme al Comune di Roma doveva vigilare oggi), ed ora sono pure obbligati a restituire le somme che sono state incassate illegalmente dalle soc. costruttrici perché non hanno rispettato le norme che imponevano le modalità di calcolo dei prezzi massimi di cessione. La verità è che gli inquilini dei piani di zona vengono puniti dalla Regione Lazio per aver denunciato le migliaia di truffe che sono stati costretti a subire, nell’inerzia della stessa Regione e del Comune di Roma che dovevano vigilare, e oggi sono pure obbligati a restituire le somme incassate illegalmente dalle soc. costruttrici perché non hanno rispettato le norme che imponevano le modalità di calcolo dei prezzi massimi di cessione. Eppure sono stati costruiti alloggi senza le opere di urbanizzazione, in alcuni casi sulla spazzatura, senza che la Regione si avvedesse di tutto questo: ma oggi gli si propone di pagare. Sono stati erogati parte dei finanziamenti a restituzione a 30 anni senza che sono state emesse le previste fidejussioni e senza che questi fondi fossero tolti per la costituzione del prezzo massimo di cessione, configurando così un’ulteriore violazione della legge (lo Stato non può finanziare le imprese private). E qualcuno fa passare tutto questo come una vittoria per gli inquilini. La Regione in un comunicato stampa sostiene che: “...La normativa nazionale non imponeva al costruttore di rinnovare i contratti di affitto oltre l'ottavo anno", fa sapere la stessa Regione "così il Lazio si è assunto la responsabilità di offrire una soluzione idonea in favore degli inquilini, e dare l'opportunità di acquistare gli alloggi ridefinendo i criteri e, in particolar modo, dando la possibilità agli stessi inquilini di comprare prima dei termini stabiliti (8 o 15 anni)". Sfugge al Presidente Zingaretti che, i costruttori già vendevano gli immobili con atti davanti ai Notai prima degli 8 o dei 15 anni attraverso atti di vendita futura, con le cooperative e le società che certificavano la bontà della vendita. Allora a che serve questa tanto sbandierata soluzione al problema casa? Come già detto gli inquilini, prima restituiscono il contributo regionale e poi devono pure pagare l’affrancazione al comune perché rimane in piedi la Convenzione relativa al diritto di superficie con il comune di Roma Questo vuol dire divenire proprietari? Si tratta dell’ennesima legge studiata per aiutare i costruttori denunciati e per permettere loro di incassare dei soldi non dovuti. È un provvedimento di auto assoluzione per le responsabilità degli Uffici regionali che non hanno mai effettuato i controlli previsti dalla legge! Vogliamo chiedere al Presidente: perché la Regione Lazio, oltre ad impedire l’omissione dei controlli di propria competenza, non ha obbligato i comuni del Lazio ad applicare la legge e le relative sanzioni nei confronti dei consorzi e delle società che hanno truffato gli inquilini, restituendo i danni che questi ultimi hanno subito proprio dalla mancata vigilanza della Regione? Ma soprattutto questi soldi dove andranno a finire, agli stessi costruttori che hanno violato ogni tipo di norma? L’ASIA-USB insieme agli inquilini resistenti dei piani di zona di batterà per il ripristino della legalità e per ridare all’edilizia agevolata il ruolo previsto dalle norme: una casa pubblica per le famiglie aventi diritto a prezzi agevolati per ricucire le periferie con i servizi necessari. DICIAMO BASTA ALLE SPECULAZIONI NELLA NOSTRA CITTA’, DIRITTO ALL’ABITARE PER TUTTI! Roma, l'imbroglio dei piani di zona: duecentomila case sospese Per essere vendute devono essere rivalutate ma in Comune ci sono solo due tecnici di DANIELE AUTIERI roma.repubblica.it/cronaca/2018/01/23/news/roma_l_imbroglio_dei_piani_di_zona_duecentomila_case_sospese-187086180/ Oltre tremila domande inevase, accatastate sulla scrivania di due impiegati al primo piano del dipartimento Urbanistica, e un potenziale di duecentomila abitazioni che non possono essere vendute. È questa la risposta del Comune di Roma al caos scaturito dalla più grande frode edilizia che la Capitale abbia mai vissuto: i 125 piani di zona, nati alla fine degli anni '70 per favorire l'acquisto della casa alle famiglie disagiate e trasformati in una colossale speculazione con decine di migliaia di appartamenti comprati a prezzi calmierati e rivenduti (spesso all'insaputa degli acquirenti) ai valori di mercato. Una prassi che per anni si è consumata grazie al pericoloso tandem formato da notai compiacenti, che siglavano i contratti sebbene irregolari, e da dirigenti comunali complici, come dimostra un documento interno a Roma Capitale. La carta, una risposta alla richiesta di permesso di vendita per un immobile vincolato, riporta la dicitura tipo: "Per quanto riguarda la trasferibilità a terzi dell'alloggio non sussistono limitazioni o vincoli". In realtà, i vincoli c'erano perché la convenzione dell'edilizia agevolata ( prevista dalla Regione Lazio che finanziava e che finanzia tuttora i piani di zona) prevedeva la vendita dell'immobile senza maggiorazioni rispetto al prezzo d'acquisto, una regola alla quale sono contravvenuti in tanti, almeno fino al 2015 quando il Commissario Francesco Paolo Tronca ha istituito una sanatoria. La sanatoria permette a tutti i proprietari di richiedere l'affrancazione, quindi la liberatoria dal vincolo di vendita, che può essere ottenuta pagando una cifra variabile tra i 15mila e i 50mila euro in base al valore dell'immobile. La decisione, sacrosanta per chi ha comprato a poco e vuole rivendere a tanto, colpisce invece duramente tutti quelli che hanno acquistato case in edilizia agevolata a prezzi di mercato. Si tratta di decine di migliaia di persone che, complice il lavoro poco pulito di alcune agenzie intermediarie e il lassismo del Comune di Roma, sono finiti in una trappola simile a quella costruita intorno alle aspettative di tantissimi risparmiatori italiani. In sostanza, anche chi ha acquistato appartamenti di " seconda mano" a prezzi di mercato (spesso grazie all'apertura di un mutuo), si trova adesso obbligato a pagare un extra consistente per svincolarli. Stesso discorso vale per i figli che ereditano la casa dal genitore defunto e non possono metterla a reddito senza pagare il dazio comunale. Un destino che coinvolge tantissime persone, molte delle quali hanno scelto la via legale contro i notai e le agenzie immobiliari complici della frode. Alla loro responsabilità si aggiunge oggi quella del Comune di Roma, e nella fattispecie di alcuni suoi dirigenti, che hanno vidimato quei permessi come fossero acqua fresca. Un bubbone esploso tra le mani dell'amministrazione Raggi che, dopo la decisione di Tronca di risolvere il problema facendo pagare a tutti indiscriminatamente, si trova oggi a gestire le conseguenze di questa scelta. E la gestione è fallimentare come dimostra quanto sta accadendo fuori dalla stanza 112 al primo piano del dipartimento Urbanistica dove ai cittadini viene richiesto di mettersi in fila scrivendo il proprio nome a penna e di attendere con incrollabile pazienza. È qui che, in mezzo al dramma collettivo, si insinuano promesse di ogni genere: quelle degli avvocati, che assicurano di poter risolvere il problema; delle agenzie, che sbandierano corsie preferenziali in seno all'amministrazione in cambio di alte provvigioni; e dei notai che, a differenza del passato, cominciano a dissuadere i loro clienti dal comprare case in edilizia agevolata. Di fronte a questo enorme agitarsi, l'unica certezza rimane l'immobilismo. Questo emerge in modo netto dalla lista delle richieste presentate negli ultimi due anni - di cui Repubblica è entrata in possesso - che riporta il dettaglio delle 3.300 domande. Ad ognuna è assegnato dal dipartimento un livello di priorità, tuttavia, alla voce "pratica urgente", la risposta dell'amministrazione per oltre l'80% delle domande è un "no". Un approccio attendista che tiene in scacco migliaia di persone, oltre a bloccare una fetta consistente del mercato edilizio romano.

Famiglie sgomberate dai container: presidio davanti al Comune

Roma -

POZZUOLI. Da questa mattina l'Asia-Usb di Napoli, che da assistenza agli inquilini delle case popolari, ha attuato un presidio davanti alla sede del comune in via Tito Livio al fianco delle famiglie in emergenza abitativa di via Carlo Alberto Dalla Chiesa. Mancano, infatti, sette giorni all'ordinanza di sgombero, firmata dal sindaco Figliolia il 4 gennaio scorso, per le 43 famiglie del campo container. Una decina di donne del campo container di via Dalla Chiesa che da stamattina facevano parte del presidio all’esterno del comune al Rione Toiano, sono poi entrate negli uffici comunali e hanno occupato una palazzina al primo piano. “Andremo via solo quando ci saranno date delle risposte sulla nostra situazione”, hanno dichiarato le donne. Entro martedì prossimo i centosettantatre residenti dovranno lasciare le loro case. In quei container c'è amianto ma soprattutto particelle velenose che si liberano dalle lamiere lesionate delle tettoie, perciò, pericolosissime per la salute. Tutto ciò accertato dai tecnici dell'Asl Napoli 2 Nord. "Per noi è inaccettabile che un'emergenza vera e tragica, come quella che stanno vivendo queste famiglie, crei un’altra emergenza - si legge in una nota dell'associazione -. Chiediamo prima di tutto l'immediata soluzione abitativa per tutti i 43 nuclei familiari, in particolare per quelli disagiati, con la presenza di disabili e minori, di cui l'ultimo nato è del 5 gennaio scorso. Un ordine del giorno su questo tema da parte del prossimo consiglio comunale del comune di Pozzuoli in cui vengano trovate soluzioni degne per le famiglie coinvolte. L'intervento della prefettura di Napoli, della Città Metropolitana e della regione Campania per trovare risoluzioni immediate. Così come il rinvio dello sgombero coatto del prossimo 30 gennaio finché soluzioni condivise, anche temporanee, siano trovate per gli occupanti i container. E non ultimo il risarcimento dei danni di salute e morali che le famiglie hanno subito in tutti questi anni". Un messaggio quello dell'Asia-Usb molto chiaro e diretto a tutte le istituzioni: diritto alla casa e alla salute. Venerdì scorso tra l'altro dopo un secondo incontro tra gli occupanti e l'amministrazione c'è stata la protesta delle famiglie all'esterno della sede del comune al Rione Toiano. "In questi giorni, diversi organi preposti al controllo e alla tutela dell'ambiente, hanno certificato l’impossibilità di vivere nelle strutture prefabbricate presenti in via Dalla Chiesa - ha spiegato il sindaco Figliolia -. Sono giornate dure e per niente facili, comprendo il dolore di chi ha ricevuto la notifica di sfratto. Per alcune delle famiglie residenti in quell’area è in corso il completamento degli alloggi pubblici a Monterusciello. Per altre, purtroppo abusive, abbiamo proposto un percorso di accompagnamento per la ricerca di un'adeguata e idonea soluzione. Stiamo facendo tutto ciò che è nelle nostre possibilità, offrire aiuto a coloro che vivono condizioni di disagio e tutelare la salute dei nostri concittadini".

ROMA. CORTEO TERRITORIALE PER LE STRADE DEL TUFELLO, GIÙ LE MANI DALLE CASE POPOLARI

Roma -

Per anni le case popolari hanno vissuto un periodo di mancanza di gestione, tra corruzione e abbandono. Ora l’amministrazione si ricorda che le case popolari vanno gestite, che chi ha una Porsche, come dicono loro, non ne ha diritto. Vero. Siamo d’accordo. Non ci venite a dire, però, che lo si sta facendo per punire solo i “furbetti”, non ci crediamo perché abbiamo visto con i nostri occhi le condizioni di Paola di San Basilio, di Glauco a Tor Bella Monaca o di Immacolata qui al Tufello. Abbiamo visto come queste persone sono state lasciate senza casa a 80 anni, con redditi miseri, abbandonati a se stessi, a perdere la propria dignità, a dormire in una macchina od a elemosinare un posto letto da qualche amico. L’abbiamo constatato quando siamo andati a dare loro la nostra solidarietà: non l’abbiamo fatto perché siamo buoni e caritatevoli, ma perché sappiamo che domani potrebbe toccare a noi. L’unico argine verrà dal basso, costruendo quartieri vivi che resistono alla barbarie che ci vogliono imporre. Quartieri che non lasciano indietro nessuno, che giorno dopo giorno strappino un pezzetto di gioia in più in quest’Italia dove si esiste solo se si produce o si consuma. Le nostre città, quelle che dobbiamo costruire, sono fatte di solidarietà e mutualismo, non di centri commerciali, di assemblee popolari non di parlamenti assoggettati alle grandi imprese. Abbiamo capito che le regole per Parnasi o per Caltagirone si possono cambiare, ma per chi non ha il conto in banca milionario sono dure ed intransigenti. Questa non è l’onestà né la legalità tanto invocate, è macelleria sociale, in perfetta continuità con le precedenti amministrazioni. Sappiamo che ci vuole un’indicazione chiara del comune e, soprattutto, della Regione Lazio sul fatto che la casa è un diritto inalienabile, che vanno sbloccati i fondi già stanziati, che si deve lavorare per una sanatoria e lo si deve fare subito. A Roma ci sono più case senza persone che persone senza casa, questo è il problema, non certo il fatto che si occupi per necessità. Dal Tufello ve lo diciamo chiaramente: a quel migliaio di lettere di sfratto che ci avete inviato non seguiranno le azioni. Qui non si lascia indietro nessuno, siamo pront* a tutto per i nostri diritti. Scenderemo in piazza per chiedere che si rispetti il diritto alla casa, per una gestione comune del patrimonio Ater: -STOP SFRATTI -UNA MANUTENZIONE DEGNA -PIÙ CASE POPOLARI -USO SOCIALE DEI LOCALI COMMERCIALI INUTILIZZATI DELL'ATER CONCENTRAMENTO SABATO 20 GENNAIO ORE 14 A PIAZZA DEGLI EUGANEI

LIVORNO: 18 FAMIGLIE SOTTO PROCESSO PERCHE' LOTTANO PER IL DIRITTO ALLA CASA.

Livorno -

LA COSTITUZIONE ITALIANA DIFENDE I DIRITTI SOCIALI DELLE PERSONE, I GIUDICI DI LIVORNO METTONO SOTTO PROCESSO CHI LOTTA PER IL DIRITTO ALLA CASA E PER DARE UN ALLOGGIO DIGNITOSO ALLA PROPRIA FAMIGLIA! Questa mattina è iniziato il processo a carico di 18 famiglie occupanti del palazzo Maurogordato di Livorno. 18 famiglie, italiane e straniere, che si sono trovate per strada, senza nessuna alternativa, dopo aver perso il lavoro. La proprietà, un grande fondo immobiliare che ha lasciato l'immobile storico in stato di abbandono, ha subito minacciato di voler chiedere un risarcimento patrimoniale agli stessi occupanti. A loro avviso le famiglie in difficoltà hanno arrecato un danno all'immobile e alla società stessa. La verità è un'altra. Grazie all'impegno degli occupanti lo stabile è stato salvaguardato dall'incuria e dal degrado in cui si trovava. Sono state fatte manutenzioni e il primo piano è stato aperto più volte per permettere visite guidate. Se non fosse stato liberato, circa 2 anni fa, il suo destino sarebbe stato simile ad altre "cattedrali nel deserto" di cui la nostra città è piena. La proprietà ha proposto agli occupanti il ritiro della denuncia nel caso in cui le famiglie siano disposte a liberare l'immobile immediatamente. Se fossero in grado di trovare altre soluzioni abitative lo avrebbero già fatto da tempo. Purtroppo non è così. La stragrande maggioranza ha tutti i titoli per avere un sostegno da parte del comune ma le graduatorie vanno a rilento e anche la trattativa con l'assessore al sociale si è purtroppo arenata. Alle 18 famiglie va tutta la nostra solidarietà e il nostro sostegno. Asia-Usb Livorno

DELEGATO USB METTE IN LUCE LA TRUFFA DEI PIANI DI ZONA A FIUMICINO E IL SINDACO MONTINO LO DENUNCIA!

Fiumicino -

Emiliano Piccioni, del Coordinamento regionale dell'USB, si è visto recapitare all'inizio dell'anno una contestazione per diffamazione del sindaco di Fiumicino contro di lui. La colpa sarebbe quella di aver denunciato una truffa dei piani di zona a Fiumicino di cui lo stesso, insieme alla propria famiglia, è stato vittima insieme ad altri inquilini. A nome del Comitato Inquilini dell’immobile di via E. Berlinguer, il nostro delegato non ha fatto altro che ribadire una situazione ormai nota che vede le istituzioni completamente assenti nella vigilanza e nel controllo dell’operato delle società concessionarie. E' proprio grazie a questo mancato controllo che a Roma è stato possibile stravolgere completamente il senso dei Piani di Zona, che erano nati per sostenere con fondi pubblici le fasce disagiate della popolazione. Le società private si sono invece impossessate delle risorse, hanno costruito senza preoccuparsi della dotazione minima di servizi che gli competeva (dall'illuminazione alle strade, ecc.), ed hanno preteso di vendere a prezzi di mercato. Se gli uffici regionali e quelli comunali preposti alla vigilanza sul corretto uso dei fondi per i Piani di Zona avessero svolto con diligenza il loro lavoro tutta la vicenda scandalosa della mega truffa ai danni di migliaia di cittadini e delle casse pubbliche non sarebbe mai stata possibile. Solo il 19 dicembre dello scorso anno il Comune di Fiumicino ha finalmente avviato la procedura di revoca della concessione al costruttore: ci sono voluti quindi quasi quattro anni dalle prime lettere protocollate inviate dal nostro delegato al Sindaco e all'assessore e decine d'incontri per ottenere i primi segnali di giustizia. L'accusa di diffamazione suona quindi paradossale: dopo il danno la beffa. Non solo gli inquilini sono stati truffati, come è ormai evidente, ma avrebbero anche sbagliato a denunciarlo. Cosa avrebbero dovuto fare, confidare nell'occhio attento dell'amministrazione locale?! USB - Federazione del Sociale ASIA-USB

CHI HA PAURA DELLE PERIFERIE?

Roma -

CONCLUSI I LAVORI DELLA COMMISSIONE PARLAMENTARE D'INCHIESTA SULLE PERIFERIE L’unico ministro invitato a parlare il 19 dicembre alla consegna della corposa Relazione della Commissione al Parlamento è stato Minniti, a sottolineare che la lente con la quale si guarda alle periferie è quella occhiuta della polizia e la chiave di interpretazione è tutta di tipo securitario. Eppure dalla voluminosa quantità di audizioni e di missioni compiute dalla Commissione nel corso di poco più di un anno di attività emergono diversi elementi utili a disegnare una vastissima area del disagio sociale, risultato di decenni di politiche liberiste che hanno accresciuto la disuguaglianza sociale. Per periferie non vanno intese solo le aree esterne delle zone metropolitane poiché, e questo la Commissione lo intende, c’è una periferia sociale diffusa in molti centri ed anche nelle zone interne e depresse del paese. Il calcolo che viene proposto porta a dire che ci sono ben 30 milioni di persone che in Italia fanno parte della periferia sociale e vivono diverse condizioni di insicurezza. La relazione del capo della polizia Gabrielli davanti Commissione descriveva nel dettaglio le zone più a rischio delle 14 aree metropolitane del paese, sottolineando che a fronte di una riduzione dei reati si assiste però da diversi anni ad un accresciuto senso di insicurezza nella popolazione. Una considerazione di per sé sufficiente a spiegare che le cause andrebbero cercate altrove ma che invece ha consigliato, dopo qualche mese, l’emanazione dei famigerati decreti Minniti. Anche l'annuncio del presidente dell’ISTAT Alleva davanti alla Commissione è suonato minaccioso: Alleva ha parlato del progetto di censimento permanente della popolazione di concerto con il Ministero degli Interni, per monitorare costantemente le aree del disagio ed individuarle con sempre maggior precisione, utilizzando le tecniche statistiche più avanzate. Non sono mancate in Commissione le voci dissonanti, per fortuna. In primo luogo quella del sindaco di Napoli De Magistris che ha provato ad indicare un’altra strada, non securitaria ma inclusiva, nella stessa gestione degli odiosi decreti del ministro degli Interni. I poteri conferiti ai sindaci, ha detto De Magistris, a Napoli li stiamo utilizzando con una logica non repressiva. Stabili di proprietà privata abbandonati e in contrasto con il decoro urbano possono essere, con una ordinanza, messi al servizio della collettività; oppure, situazioni di mercatini con piccoli artigiani irregolari possono essere regolarizzate, salvando un pezzo di economia locale povera che altrimenti sarebbe eliminata. Forte è stato poi il richiamo del professor Salvatore Settis, accademico dei Lincei, ai nodi strutturali che stanno dietro l’allargarsi della periferia. Come la libertà lasciata ai costruttori di edificare sulla base di valutazioni sbagliate e false di crescita demografica. Milioni di metri cubi di cemento piovuti nei decenni negli anelli periferici delle grandi città senza che fossero giustificati da una effettiva crescita del fabbisogno. L’assenza di una legge sul controllo pubblico dei suoli e la salvaguardia del paesaggio ha impedito che si realizzasse una relazione positiva tra aree urbane e zone agricole e le città in molti casi hanno finito per mangiarsi le campagne. La scarsa attenzione al sistema dei trasporti, strategico per impedire l’isolamento di intere zone del paese, è l'altra faccia di una idea dei servizi che guarda al profitto piuttosto che alle esigenze della collettività. Ma quello che colpisce dei lavori di questa Commissione è la precisa volontà politica di sottovalutare i dati essenziali che fanno di intere zone del paese aree periferiche e cioè la carenza di lavoro stabile e di redditi adeguati, il numero di alloggi popolari fortemente al di sotto delle necessità, la limitatezza o assenza dei servizi, la debolezza delle infrastrutture viarie e del trasporto. Le ferrovie, per esempio, hanno tagliato i “rami secchi” e le aziende del trasporto locale hanno ridotto le corse in periferia: non ci si può stupire che interi territori siano vissuti da gente che difficilmente esce dal quartiere. Sulla questione abitativa l’attenzione si è rivolta in modo maniacale al tema delle occupazioni abusive e del ripristino della legalità. I tanti vuoti che si sono creati sul territorio, vuoi per le dismissioni delle fabbriche vuoi per l’abbandono di enti e strutture pubbliche, non sono visti come occasioni per rilanciare la socialità e l’iniziativa collettiva. La chiusura di molti esercizi commerciali di quartiere a causa dell'espansione dei centri commerciali ha fatto proliferare il fenomeno delle serrande chiuse, aumentando l'isolamento e la desolazione. Di fronte a questi fenomeni la Commissione si è solo preoccupata di sollecitare una maggiore attenzione affinché quei locali rimasti vuoti non venissero occupati! Il primo ministro Gentiloni ha annunciato 4 miliardi di investimenti nelle periferie. Poco dopo i costruttori riuniti nell'ANCE hanno chiesto di rifinanziare il bando per le periferie: un meccanismo di coazione a ripetere senza sosta. Minniti ha dichiarato che sul futuro delle periferie si gioca il destino delle democrazie europee e forse voleva dire che per chiudere definitivamente con la democrazia occorre controllare le periferie. Un mix di sostegno all'azione dei privati nella gestione del territorio e strumenti di controllo sulla popolazione, rafforzando la polizia ed aggravando le norme penali sui reati “urbani”. I risultati della Commissione si tradurranno probabilmente nella nascita di un'ennesima agenzia – l' Agenzia Nazionale Periferie – con la quale promuovere una governance pubblico-privato di materie di interesse generale che andrebbero invece sottratte agli appetiti privatistici. Nata sotto la spinta di una preoccupazione securitaria per il terrorismo in Europa, la Commissione conclude così i suoi lavori sprecando completamente un'occasione importante di focalizzare l'attenzione sui disastri del neoliberismo. Sarà forse il caso di costruirla dal basso una Commissione alternativa che guardi alle periferie con il desiderio di riscatto e lavori per allargare e non restringere gli spazi di libertà. Unione Sindacale di Base

PDZ FIUMICINO, DOPO LA DENUNCIA DEGLI INQUILINI DI VIA BERLINGUER IL COMUNE HA AVVIATO LA REVOCA DELLA CONCESSIONE!

Roma -

UNA BUONA NOTIZIA PER TUTTI COLORO CHE SI BATTONO PER IL DIRITTO ALLA CASA E CONTRO LA SPECULAZIONE SULL'EDILIZIA AGEVOLATA. Buongiorno, vi scrivo in veste di portavoce di un comitato d'inquilini nato a Fiumicino vittime del solito costruttore furbetto che voleva, oltre a non occuparsi nemmeno delle sue tante negligenze costruttive (muri esterni spessi come tramezzi, migliaia di crepe, acqua di cantiere, coibentazioni assenti, ecc. ecc), farci ripagare pure il contributo pubblico regionale (più di mezzo milione d'euro), ricevuto senza praticamente un documento e dopo che ci aveva già tolto il 33% del prezzo finale di cessione durante di costruzione, pena la mancata consegna di casa in affitto. Case consegnate nel 2010, nel 2013 qualcuno di noi aveva già capito d'essere finito vittima di un raggiro con gravi complicità istituzionali. Da lì è iniziato un percorso che ci ha portato dapprima a farci deridere dai politici locali e da diversi funzionari pubblici, poi a formare nel 2015 un comitato composto oggi da 18 famiglie e che, grazie al supporto legale dell'Avv.Perticaro, ha già vinto al TAR e al Consiglio di Stato. In ultimo da ieri, proprio a pochissimi mesi dallo scadere degli ipotetici 8 anni di affitto, mi è giunto il documento dal Comune che attesta l'inizio dell'iter per la revoca della concessione al costruttore. Evidentemente oggi i suddetti politici e funzionari, con una denuncia pendente che, oltre al costruttore, coinvolge pesantemente anche loro, non se la ridono più. Tuttavia la battaglia non è certo finita perché c'è ancora la denuncia penale in corso e stiamo in attesa di un intervento della Procura di Roma, poi c'è da capire come si comporterà il Comune di Fiumicino che finora aveva sempre difeso l'indifendibile costruttore in barba alla Convenzione, però è innegabile che un grande passo è stato compiuto. Volevo perciò rendervi partecipi di questo grande risultato e ringraziare l'Avv.Perticaro per la professionalità e la caparbietà con la quale combatte giornalmente le ingiustizie sui PdZ e Angelo Fascetti per il suo supporto (anche morale, che ce ne vuole sempre!) e la disponibilità sempre dimostratami. Grazie a tutti. Saluti. Emiliano Piccioni - coord. regionale. confederale U.S.B. e portavoce comitato inquilini Via Berlinguer, Fiumicino.

REGIONE LAZIO, PDZ: APPROVATA DALLA GIUNTA DETERMINA SALVA COSTRUTTORI: PER GLI INQUILINI OLTRE LA TRUFFA ANCHE LA BEFFA!

Roma -

PONZIO PILATO SI LAVA LE MANI: LA REGIONE LAZIO SI FA UNA NORMA PER EVITARE DANNI E INTERVIENE IN SOCCORSO DEI COSTRUTTORI DENUNCIATI IL TUTTO A DANNO DEGLI INQUILINI CHE DOVRANNO PAGARE TRE VOLTE. È stata approvata nei giorni scorsi dalla Giunta regionale una Determina Dirigenziale che stabilisce i criteri per l’acquisto da parte degli inquilini dei piani di zona dei propri alloggi. Questo provvedimento che cade in piena campagna elettorale viene presentato come un favore fatto agli inquilini. In realtà, chi ha subito una vergognosa truffa, pagherà tre volte queste case: per il danno ricevuto dalle coop e dai costruttori che hanno affittato e venduto ai prezzi di mercato e in violazione della legge sull’edilizia agevolata; perché saranno costretti a restituire alla Regione il finanziamento; perché dovranno affrancarsi dai vincoli sottoscritti con il Comune di Roma per i costi del terreno e delle opere di urbanizzazione. La verità è che gli inquilini dei piani di zona vengono puniti dalla Regione Lazio per aver denunciato le migliaia di truffe che sono stati costretti a subire, nell’inerzia della stessa Regione e del Comune di Roma che dovevano vigilare, e oggi sono pure obbligati a restituire le somme incassate illegalmente dalle soc. costruttrici perché non hanno rispettato le norme che imponevano le modalità di calcolo dei prezzi massimi di cessione. Eppure sono stati costruiti alloggi senza le opere di urbanizzazione, in alcuni casi sulla spazzatura, senza che la Regione si avvedesse di tutto questo: ma oggi gli si propone di pagare. Sono stati erogati parte dei finanziamenti a restituzione a 30 anni senza che sono state emesse le previste fidejussioni e senza che questi fondi fossero tolti per la costituzione del prezzo massimo di cessione, configurando così un’ulteriore violazione della legge (lo Stato non può finanziare le imprese private). E qualcuno fa passare tutto questo come una vittoria per gli inquilini. La Regione in un comunicato stampa sostiene che: “...La normativa nazionale non imponeva al costruttore di rinnovare i contratti di affitto oltre l'ottavo anno", fa sapere la stessa Regione "così il Lazio si è assunto la responsabilità di offrire una soluzione idonea in favore degli inquilini, e dare l'opportunità di acquistare gli alloggi ridefinendo i criteri e, in particolar modo, dando la possibilità agli stessi inquilini di comprare prima dei termini stabiliti (8 o 15 anni)". Sfugge al Presidente Zingaretti che, i costruttori già vendevano gli immobili con atti davanti ai Notai prima degli 8 o dei 15 anni attraverso atti di vendita futura, con le cooperative e le società che certificavano la bontà della vendita. Allora a che serve questa tanto sbandierata soluzione al problema casa? Come già detto gli inquilini, prima restituiscono il contributo regionale e poi devono pure pagare l’affrancazione al comune perché rimane in piedi la Convenzione relativa al diritto di superficie con il comune di Roma Questo vuol dire divenire proprietari? Si tratta dell’ennesima legge studiata per aiutare i costruttori denunciati e per permettere loro di incassare dei soldi non dovuti. È un provvedimento di auto assoluzione per le responsabilità degli Uffici regionali che non hanno mai effettuato i controlli previsti dalla legge! Vogliamo chiedere al Presidente: perché la Regione Lazio, oltre ad impedire l’omissione dei controlli di propria competenza, non ha obbligato i comuni del Lazio ad applicare la legge e le relative sanzioni nei confronti dei consorzi e delle società che hanno truffato gli inquilini, restituendo i danni che questi ultimi hanno subito proprio dalla mancata vigilanza della Regione? Ma soprattutto questi soldi dove andranno a finire, agli stessi costruttori che hanno violato ogni tipo di norma? L’ASIA-USB insieme agli inquilini resistenti dei piani di zona di batterà per il ripristino della legalità e per ridare all’edilizia agevolata il ruolo previsto dalle norme: una casa pubblica per le famiglie aventi diritto a prezzi agevolati per ricucire le periferie con i servizi necessari. DICIAMO BASTA ALLE SPECULAZIONI NELLA NOSTRA CITTA’, DIRITTO ALL’ABITARE PER TUTTI!

ROMA TORBELLAMONACA, BASTA SGOMBERI! GIOVEDI' 21 ORE 14,00 CORTEO

Roma -

GIOVEDI 21 ORE 14,00 CORTEO DA VIA DELL'ARCHEOLOGIA 55 PER LA REGOLARIZZAZIONE DEGLI AVENTI DIRITTO! Il Comune di Roma e l'ATER stanno portando avanti da mesi un inaccettabile attacco agli inquilini delle case popolari: vengono eseguiti ogni giorno sfratti (ne sono stati annunciati migliaia) di famiglie considerate senza titolo, anche se abitano da molti anni nei loro alloggi e hanno i requisiti previsti per l'E.R.P. Dietro la campagna che vorrebbe colpire "i ricchi e gli scrocconi delle case pololari" si nasconde in realtà una guerra contro i poveri e per lo smantellamento dell'edilizia pubblica. Anche perché i ricchi, gli scrocconi e il racket non dovrebbero esisterci nelle case popolari. La responsabilità dell'abbandono, del mancato controllo e del degrado delle case popolari è del Comne di Roma e dell'ATER che hanno permesso per anni che questo importante patrimonio pubblico diventasse terra di nessuno. La decennale mancanza di una politica per la casa, la totale assenza della gestione degli alloggi, la cavillosa e capziosa analisi dei requisiti degli inquilini da parte degli Uffici, i subentri avvenuti negli anni senza controlli, hanno dato vita al fenomeno dell'inquilinato senza titolo. Questo fenomeno non si può risolvere con la politica degli sgomberi, alimentando cosi nuove emergenze. L'ASIA-USB invita gli inquilini alla mobilitazione per chiedere la regolarizzazione degli inquilini che hanno i requisiti previsti dalla legge per le case popolari e per fermare gli sfratti. PER LA RIQUALIFICAZIONE E LA CREAZIONE DI POSTI DI LAVORO NELLE PERIFERIE! CORTEO GIOVEDI’ 21 DICEMBRE 2017 ALLE ORE 14 DA VIA DELL’ARCHEOLOGIA 55 (SEDE ASIA-USB) CON ARRIVO AL MUNICIPIO. ASIA-USB

Reggio Calabria. Presidio a oltranza contro lo stallo delle politiche sulla casa.

Reggio Calabria -

Lunedì 18 dicembre dalle 9.30 presidieremo Palazzo San Giorgio fino a quando il Comune non fornirà tutte le risposte necessarie per garantire l’assegnazione degli alloggi alle famiglie che si accingono a trascorrere un altro Natale senza una casa.   Dopo dieci mesi dall'approvazione in Consiglio comunale della delibera n. 3 del febbraio scorso, in tema di alloggi popolari, l'amministrazione Falcomatà non ha raggiunto nessuno dei risultati sperati nè ha fornito le risposte attese. Le associazioni riunite nell'Osservatorio sul disagio abitativo-  COSMI, CSOA A. Cartella, CSC Nuvola Rossa, ASIA-USB Reggio Calabria , Società dei Territorialisti e Un Mondo Di Mondi - insieme al Movimento Reggio non Tace, alla Collettiva AutonoMia e ai cittadini coinvolti nella lotta per il diritto all'abitare, il prossimo 18 dicembre saranno a Piazza Italia per protestare contro l'inerzia politica-amministrativa che condanna le persone a vivere in condizioni di disagio abitativo ed esclusione sociale. Per mesi infatti sono state espresse le criticità del settore all’interno di Palazzo San Giorgio. Ma nulla si è smosso, nonostante la collaborazione delle associazioni che a più riprese hanno suggerito soluzioni programmatiche e operative da subito realizzabili. Nulla si sa degli esiti delle verifiche sui requisiti degli attuali assegnatari, condotte da Hermes (ex Re.ca.si) e in tre anni di Amministrazione sono stati assegnati solo tre alloggi ai primi tre vincitori del bando 2005. Dopo quattro mesi dalla revoca dell’Assessora alle politiche della casa, non si è provveduto ad una nuova nomina, evidenziando la marginalità di questo settore nel disegno amministrativo.  L'operazione di assegnazione dei 26 alloggi erp, avviata dall’ex dirigente Romano, non è stata portata a compimento e anche l'approvazione del regolamento sulle assegnazioni in deroga, secondo quanto previsto dall'art. 31 della legge regionale 32/96, procede a rilento, lasciando senza speranza i destinatari di sfratti esecutivi o coloro che vivono in condizioni di grave disagio abitativo. Nonostante le gravi condizioni strutturali in cui versa una buona parte del patrimonio di edilizia residenziale pubblica, il Comune, pur avendo previsto nel bilancio di previsione 2017-2019 una posta di 1,3 milioni di euro per l’anno 2017, non ha ancora provveduto ad avviare gli interventi di manutenzione straordinaria degli alloggi popolari. Nulla si è mosso anche nella direzione delle acquisizioni di appartamenti dall'enorme patrimonio vuoto o inutilizzato esistente in città, anche a fronte di molte unità immediatamente abitabili, per evitare nuove costruzioni e implementare il patrimonio erp. Non è stata effettuata la verifica, prevista dalla delibera di Consiglio Comunale, sui beni confiscati da assegnare come alloggi popolari Nessuna novità sulla partecipazione del comune al Bando regionale Social Housing sul Fondo FESR che consente di aumentare l’offerta di alloggi finanziandone la ristrutturazione. L'unica buona notizia riguarda l'individuazione di fondi da parte dell'ex consigliera delegata Nancy Iachino per un progetto di ristrutturazione e assegnazione di beni confiscati ad uso abitativo. Ma non basta. Appuntamento quindi per il prossimo 18 dicembre. Invitiamo a partecipare a questo momento collettivo tutte le famiglie che hanno, veramente, diritto alla casa ma non hanno avuto assegnato un alloggio, quelle che vivono condizioni di disagio negli alloggi e tutti coloro che hanno a cuore il bene comune della città. L’azione di protesta andrà avanti fino a quando il Comune non fornirà tutte le risposte necessarie per garantire l’assegnazione degli alloggi alle famiglie che si accingono a trascorrere un altro Natale senza una casa.   Reggio Calabria, 15 dicembre 2017 Osservatorio sul disagio Abitativo ASIA-USB Reggio Calabria – Giuseppe Marra Comitato Solidarietà Migranti CSC Nuvola Rossa CSOA Angelina   Cartella Società dei Territorialisti/e Onlus Un Mondo Di Mondi Cristina Delfino -  Giacomo Marino Reggio Non Tace  - Avvocato Nicola Santostefano Collettiva AutonoMia

ROMA CINECITTA', GRAZIE ALLA MOBILITAZIONE RINVIATI GLI SFRATTI DEGLI INQUILINI ABITANTI IN VIA BIBULO DA OLTRE 40 ANNI.

Roma -

LA MANCATA APPLICAZIONE DA PARTE DELLA GIUNTA RAGGI DEL PIANO REGIONALE SULLA CASA STA ALIMENTANDO L'EMERGENZA ABITATIVA E FAVORISCE GLI SPECULATORI. CHI HA FERMATO L'ACQUISIZIONE AI PREZZI AL MQ PIU' BASSI DELL'EDILIZIA PUBBLICA DELL'IMMOBILE DI VIA BIBULO? CHI C'E' DIETRO LA SOC. MILANESE CHE HA PRESENTATO FUORI ASTA L'OFFERTA DI ACQUISTO DELL'IMMOBILE? VEDI VIDEO DEL PRESIDIO ANTISFRATTO: https://www.facebook.com/FederazionedelSociale/videos/1944077719189667/

Antonello Sotgia ci ha lasciato

Roma -

Oggi pomeriggio se n’è andato un compagno, amico per tanti di noi, eccellente maestro di architettura e urbanistica per attivisti dei movimenti urbani. I suggerimenti, i consigli, le opinioni e gli insegnamenti di Antonello sono stati essenziali in tutti questi anni per chi non solo voleva capire come si andava trasformando la città ma, soprattutto, aveva fame di armi efficaci per combattere la speculazione e la rendita. Una vita dedicata con passione alla militanza, non quella burocratica legata alla carriera politica che ad Antonello non ha mai interessato, ma quella vicina ai movimenti sociali, alle lotte di strada, alla rabbia di chi vive una esistenza complicata. Un uomo semplice e raffinato allo stesso tempo, sereno nella sua attività sempre limpida e mai subordinata al calcolo politico o all’interesse personale. Antonello ci ha insegnato cosa significa la militanza disinteressata, la militanza come passione e desiderio di giustizia sociale, come servizio per il bene comune. Nella sua lunga vita di attivista politico Antonello ha attraversato diverse esperienze politiche e sociali guadagnandosi sempre la stima di chi lo ha conosciuto. I compagni di Asia USB hanno potuto giovarsi dei suoi contributi in mille occasioni e, tutte le volte che c’era bisogno di lui, Antonello non è mai mancato. Sempre puntuale, sempre utile, sempre rigoroso nelle sue valutazioni. Grazie Antonello per le lezioni di vita che ci hai trasmesso, il vuoto che lasci non sarà facile da colmare. Unione Sindacale di Base – Federazione di Roma Roma 14 dicembre 2017 La cerimonia di commiato da Antonello si svolgerà domenica 17 dicembre alle ore 11 al Cinema Palazzo – Piazza dei Sanniti 9/a San Lorenzo - Roma