Firenze: da città dell’accoglienza a città del profitto e della speculazione !

Roma -

Firenze: sono centinaia le famiglie che vivono emergenza abitativa a cui il Comune non sa dare risposte e alternative, divisioni di nuclei familiari, quando ci sono figli maggiorenni le strutture emergenziali sono restie ad accoglierli. Il modo in cui l’amministrazione gestisce l’emergenza abitativa è disastrosa: sembra più impegnata a cercare di vendere case ERP a privati che a dare soluzioni a chi si trova in situazioni di difficoltà. E questo è un dato di fatto con cui ASIA si è già più volte scontrata. Emblematica la vicenda delle case del centro storico, come Via dei Pepi, dove l’amministrazione tenta di arrampicarsi sugli specchi per trasferire i vecchi inquilini e vendere in blocco a privati! Ma il peggio si doveva ancora vedere: da qualche tempo ASIA Firenze segue una famiglia composta da sette persone, di cui 5 minori, sotto sfratto e con gravi problemi economici. Il Comune non ha riconosciuto la morosità incolpevole perché, proprio per problemi economici, il capofamiglia non ha potuto chiudere la partita IVA. L’unica soluzione proposta dal Comune è quella di affidarli ad un’associazione che si farebbe carico del viaggio per farli rientrare nel paese d’origine, a patto che lascino i loro documenti in consegna e non rientrino più in Italia. Si tratta di una famiglia che risiede da circa vent’anni in Italia, vent’anni di contributi versati e figli nati e cresciuti qui, che frequentano la scuola ed hanno la propria vita qui: bambini italiani, se fosse passata la legge sullo Ius Soli. Ci scontriamo con la ‘Tolleranza zero’ figlia del neonato Decreto Minniti-Orlando. Le soluzioni proposte a casi di criticità sono la repressione e la restrizione della libertà di chiunque mini il ‘decoro urbano’. È una vergogna essere poveri e se si è poveri e stranieri allora la soluzione è semplice: si rispedisce tutta la famiglia nel paese d’origine con l’ingiunzione di non tornare più. Inoltre la linea che passa dai servizi sociali è quella di inquadrare l’assistenza sociale come questione tecnica da non trattare con sindacati e associazioni. Anche relegare questioni sociali e umanitarie tra i tecnicismi amministrativi rientra nella linea del Decreto Minniti-Orlando (lo stesso succede, infatti, con il nuovo iter giudiziario proposto per le richieste di asilo politico). ASIA e USB denunciano questo modo di operare assolutamente lesivo dei diritti umani e non permetteranno che una simile prepotenza sia annoverata tra le soluzioni per l’emergenza abitativa: metteremo in campo tutti gli strumenti per stare a fianco di chi rivendica diritti e dignità! Ancora una volta dobbiamo riscontrare che Firenze da luogo di solidarietà cambia rotta e diventa la capofila nella sperimentazione di tutte le restrizioni della libertà che questo governo propina! Firenze 6 Luglio 2017 Associazione Inquilini e Abitanti - USB - Firenze 50144 Firenze - Via Galliano 107 Tel. 0553200764 Fax 0559334408 firenze.asia@usb.it

PDZ CASTELVERDE FINALMENTE IL CONSIGLIO DI ROMA CAPITALE APPROVA LA REVOCA DELLE CONCESSIONI!

Roma -

PDZ CASTELVERDE IL CONSIGLIO DI ROMA CAPITALE APPROVA LA REVOCA: FINISCE L'INCUBO PER DECINE DI FAMIGLIE. ARIA DI FESTA AL PRESIDIO DI QUESTA MATTINA. LA REVOCA DELLE CONCESSIONI RICONOSCE FINALMENTE LE GIUSTE ASPETTATIVE DELLE FAMIGLIE VITTIME DI UNA TRUFFA. E' COMUNQUE ARRIVATO L'U.G. CHE HA RINVIATO LO SFRATTO AL 28 SETTEMBRE, DATA ENTRO LA QUALE CI AUGURIAMO SI ANNULLI DEFINITIVAMENTE LA SENTENZA DI SFRATTO E LA REVOCA DELL'ASTA. CONTINUEREMO INSIEME A TUTTI GLI ALTRI PDZ LA BATTAGLIA PER RIDARE UNA FUNZIONE SOCIALE AL PATRIMONIO DI EDILIZIA AGEVOLATA. ORA ANDREMO AVANTI CON LA LOTTA PER METTERE FINE ALLA TRUFFA DEI PIANI DI ZONA E PER FERMARE GLI SFRATTI. ROMA LIBERA DA CHI SPECULA SULL'EMERGENZA ABITATIVA. UNITI POSSIAMO VINCERE! ASIA-USB URBANISTICA. ROMA, AULA APPROVA REVOCA CONVENZIONE PDZ CASTELVERDE UNANIMITÀ TRA APPLAUSI RESIDENTI, MONTUORI: PROPRIETÀ A LEGITTIMI ACQUIRENTI (DIRE) Roma, 21 giu. - L'Assemblea capitolina ha approvato all'unanimita' con 33 voti favorevoli (oltre a M5S, tra gli altri, anche Pd e Fdi-An) la proposta di delibera numero 39/17 per l'annullamento della deliberazione del Consiglio comunale n. 234 del 19 novembre 1998, avente ad oggetto la 'Modifica ed integrazione della deliberazione del Consiglio comunale n. 189 del 4 agosto 1995 concernente il trasferimento del diritto di superficie dal piano di zona D2 La Mistica 1, gia' concesso in favore delle imprese Demo e Geca usufruenti di un finanziamento ex lege n. 118/85, al piano di zona B4 Castel Verde'. Presenti al momento del voto anche alcuni abitanti e proprietari degli alloggi in questione, che hanno applaudito al momento dell'approvazione. A illustrare il provvedimento all'Aula e' stato l'assessore all'Urbanistica e Lavori pubblici di Roma Capitale, Luca Montuori: "Questa e' una delibera su cui abbiamo lavorato molto e su cui c'erano diversi profili di illegittimita'. A seguito del fallimento della cooperativa che ha realizzato il piano di zona, si e' verificata una situazione che stava portando alla escussione di mutui da parte di Unipol Banca e a un possibile rischio di sfratto per le famiglie". Nel 1998, ha ricapitolato Montuori, "la Costruzione edili europee ha usufruito della concessione di finanziamento pubblico e del diritto di superficie nelle aree del piano di zona B4 Castelverde, ma nonostante fosse destinataria di finanziamento pubblico dentro un piano per l'edilizia agevolata, invece di usufruirne la societa' ha contratto un mutuo ordinario con Unipol che non e' nemmeno tra gli istituti in elenco con cui e' possibile contrarre mutui agevolati, non e' accreditata ne' convenzionata con il ministero delle Infrastrutture".(SEGUE) (Mgn/ Dire) 18:48 21-06-17 URBANISTICA. ROMA, AULA APPROVA REVOCA CONVENZIONE PDZ CASTELVERDE -2- (DIRE) Roma, 21 giu. - A seguito di tale atto, ha sottolineato l'assessore, "si puo' dichiarare che l'intervento edilizio e' stato realizzato senza contributo statale e quindi sono di fatto decaduti i diritti della societa' in quanto e' stato violato il presupposto vincolante che ha dato luogo alla concessione del diritto di superficie: quindi decade ex tunc l'intera convenzione, dal momento che manca il requisito giuridico ovvero la realizzazione dell'intervento tramite il contributo dello Stato. Questo porta al travolgimento di tutti gli atti conseguenti e successivi, compresa l'iscrizione ipotecaria in favore di Unipol". Infine, "dal momento che tali aree sono state espropriate con finalita' di interventi di edilizia economica e popolare- ha concluso Montuori- noi proponiamo con questa delibera di annullamento di ritenere acquisite al patrimonio comunale le porzioni immobiliare, di assegnare il diritto superficie ai legittimi acquirenti previa verifica dei requisiti Erp e di provvedere in seguito a disciplinare la destinazione delle restanti porzioni immobiliari nel rispetto della finalita' pubblica". (Mgn/ Dire) 18:48 21-06-17

ROMA. LA TRUFFA DEI PIANI DI ZONA PRODUCE UN ALTRO SFRATTO A BORGHESIANA

Roma -

LA TRUFFA DEI PIANI DI ZONA PRODUCE UN ALTRO SFRATTO A BORGHESIANA, TARDIVO L’ARRIVO SUL POSTO DELL’ASS. MONTUORI: ORA SI RICHIEDA IL SEQUESTRO DELL’ALLOGGIO! Nonostante la società San Paolo sia sotto inchiesta da parte della magistratura romana per la truffa dei Piani di Zona e il Comune di Roma abbia chiesto da tempo alla Prefettura di fermare gli sfratti, questa mattina la polizia è intervenuta a Borghesiana per sfrattare Ivan uno dei tanti inquilini truffati, ai quali sono stati affittati alloggi sociali ai prezzi di mercato. L'ASIA è intervenuta per bloccare questo ennesimo episodio di ingiustizia, ma lo sfratto è stato comunque eseguito e un’altra famiglia è finita per strada. Basta usare la forza a favore degli speculatori: si poteva evitare questa ennesima ingiustizia ai danni di chi è stato truffato dal diabolico meccanismo dei Piani di Zona, che per volume d'affari e intreccio di relazioni tra imprenditoria malata e politica fa impallidire il processo per Mafia Capitale. Invece la questura di Roma è voluta comunque intervenire per tutelare gli interessi della San Paolo Coop. Un'altra famiglia va per strada, a fronte del tardivo e finora inefficace intervento dell'amministrazione Raggi. Perché il Comune interviene sempre in extremis e non prende il toro per le corna, mettendo fine a questo continuo stillicidio? Cordate di imprenditori e banche hanno fatto breccia anche dentro la nuova giunta? E' un anno che l'Asia USB insieme all’avv. Vincenzo Perticaro denunciano questa situazione, le inchieste della magistratura si sono moltiplicate, la quantità di elementi di prova per fermare questa truffa è cresciuta a dismisura, eppure la Giunta Raggi continua a dimostrarsi timida e inconcludente. Queste sono state lo domande poste all’assessore Montuori, arrivato in mattinata sul posto, insieme alla richiesta di presentazione alla magistratura di un’istanza di sequestro dell’alloggio sottoposto a sfratto. L’intervento del Comune di Roma è fondamentale in Tribunale, intervento che dovrebbe avvenire attraverso l’avvocatura capitolina per impedire le esecuzione ti tali ingiustizie ed attraverso opposizioni finalizzate a tutelare gli inquilini, eppure ad oggi mai si sono presentati nelle aule di Tribunali dove moltissime volte gli inquilini si trovano a difendersi da soli senza l’intervento delle istituzione preposte al controllo tra i quali Comune e Regione. ASIA Roma

RECUPERO URBANO PER IL DIRITTO ALLA CITTÀ E AD ABITARE: 21 GIUGNO INCONTRO A ROMA

Roma -

Appello ad una assemblea pubblica su: Recupero urbano per il diritto alla città e ad abitare Mercoledì 21 giugno 2017, dalle 17:30, ASIA-USB e Comitato Bibulo 13 chiamano nello stabile occupato da 11 anni al Quadraro di Roma da 98 nuclei ad una assemblea pubblica sul tema generale del recupero urbano ossia di un recupero effettivo del patrimonio pubblico recuperando ad esso quello immobiliare inutilizzato, per ripristinare i diritti e superare le emergenze con politiche abitative che invertano la rotta del consumo di suolo e scalfiscano finalmente il primato degli interessi della speculazione. Il tema è strettamente connesso a quello di un Piano straordinario per Roma che pur previsto nella delibera regionale numero 18 del 2014 e tardivamente finanziato in quelle successive di attuazione è rimasto finora lettera morta e sotto la pressione delle lotte di abitanti e inquilini è adesso al centro del confronto tra Comune e Regione. Un Piano straordinario per Roma sarà veramente straordinario se rovescerà la logica speculativa ordinaria che ha generato sin qui le esplosive emergenze abitative della capitale come delle altre realtà metropolitane. Occorrono scelte di fondo ed occorre un quadro normativo complessivo che non incentivi più il consumo di suolo ma promuova una effettiva rigenerazione del tessuto urbano e della qualità della vita nelle città, recuperando il vasto patrimonio immobiliare disponibile a politiche pubbliche che assicurino il diritto primario ad un tetto nel quadro del diritto a vivere degnamente la propria città, con una strategia di sostenibilità sociale ed ambientale. Mercoledì 21 giugno 2017 ore 17.30 Roma INCONTRO PUBBLICO nello Stabile di via Lucio Calpurnio Bibulo 13 Sono invitati: Massimiliano Smeriglio – Vice-Presidente Regione LazioFabio Refrigeri, assessore alle politiche abitative della Regione LazioAndrea Mazzillo, assessore al patrimonio con delega alle politiche abitative del Comune di RomaMonica Lozzi, presidente del Municipio VII di RomaSandro Medici, ex Presidente del Municipio VII di RomaRoberta Lombardi, deputata presentatrice del Ddl sul recupero urbanoAntonello Sotgia, urbanistaFabio Grimaldi, avvocatoAlessandro Luparelli – Cinecittà Bene Comune Introduce: Angelo Fascetti, ASIA-USB Associazione Inquilini e Abitanti – USBComitato Inquilini via Bibulo 13

Firenze: Ciao Lorenzo!

Firenze -

Ciao Lorenzo, Ieri pomeriggio ci ha lasciati Lorenzo Bargellini, il mao, come lo chiamavamo in tanti qui a Firenze. Molti di noi lo conoscevano da decenni, perché era stato sempre un Compagno impegnato dalla parte degli ultimi della fila, ed aveva segnato la scena politica, scuotendo la Firenze bottegaia e palazzinara. Una vita impegnata a tenere alta la voglia di riscatto e di giustizia di chi subiva e subisce costanti ingiustizie. Un dolore immenso per tutti noi la sua precoce scomparsa, e a Lui che non si è mai arreso ed ha portato avanti con coerenza e a testa alta il suo impegno va il nostro pensiero. Caro Lorenzo il vuoto che lasci è immenso, ma continuerai a vivere nelle lotte di ogni giorno. La Federazione USB di Firenze e Asia-USB di Firenze si uniscono al dolore di tutti coloro, parenti, amici e compagni che nella nostra città piangono la scomparsa di Lorenzo. Firenze 5 giugno 2017

CHI METTE FINE ALLA TRUFFA DEI P.D.Z. A ROMA? ASSEMBLEA A ROMA.

Roma -

ASSEMBLEA OGGI MERCOLEDÌ 31 MAGGIO, ORE 18,30 A CASTELVERDE 2 Via Raffaello Liberti, 48/74 Sono ormai anni che l’ AS.I.A./USB sta denunciando lo scandalo dei Piani di Zona, insieme all’avv. Perticaro, a partire dal 2012, ha presentato alla magistratura più di 25 esposti riguardanti altrettanti piani di edilizia pubblica, tra questi quello del P.d.Z. Castelverde. Centinaia e centinaia di milioni di euro stanziati dalla Regione Lazio o dai Ministeri per la realizzazione di piani di edilizia agevolata, finalizzati ad affrontare il problema abitativo nella nostra città e a favorire le fasce più deboli della popolazione, sono finiti invece ad arricchire l’ingordigia di imprese e cooperative che hanno truffatto decine di migliaia di cittadini che si sono visti applicare affitti più alti del mercato o hanno acquistato gli alloggi ai prezzi del mercato privato, alloggi che potranno rivendere al prezzo massimo di cessione stabilito dalla legge (in alcuni casi la metà di quello di mercato). Ad oggi la magistratura ha chiuso una parte dei fascicoli ed ha sequestrato centinaia di alloggi (gli ultimi a Montestallonara). Ma nonostante l’inchiesta abbia certificato l’esistenza della truffa nei confronti dello Stato e dei cittadini le Istituzioni preposte al controllo sul rispetto della legge e alla firma delle Convenzioni stentano a ripristinare lo stato di legalità nella vicenda dei P.d.Z. La Giunta Raggi aveva promesso, con il suo programma elettorale, il ripristino della legalità e l’applicazione delle sanzioni previste dalle norme. A tutt’oggi però registriamo un incomprensibile ritardo nell’affrontare questo tema, si è lasciato campo libero a chi sta continuando senza sosta a perseguire questa truffa, sono stati eseguiti addirittura alcuni sfratti. Solo grazie alle mobilitazioni promosse da ASIA-USB e dai comitati inquilini dei PdZ siamo riusciti , in zona Cesarini, a far revocare le concessioni ai PdZ Castelverde B4 e a Tor Vergata. Ad oggi ancora non viene ratificata la Commissione di Indagine sulle modalità di realizzazione di tutti i P.d.Z.; non si da seguito, anche per l’atteggiamento ostruzionistico dei Dirigenti degli Uffici comunali, ad una analisi delle modalità di realizzazione dei PdZ situazione per situazione. Il nuovo assessore all’Urbanistica è silente, non parla più dello scandalo dei PdZ. Singolare e grave è la totale assenza della Regione Lazio che viene egregiamente rappresentata dalle ultime dichiarazioni dello stesso Zingaretti a Striscia la Notizia di qualche giorno fa: “credo che sia una vicenda del 2010” ci dice, mentre omette di dire che ha ignorato le numerose denunce fatte a suo indirizzo per anni da ASIA e dall’avv. Perticaro. Ignora soprattutto che la truffa sta continuando e che la stessa Regione Lazio si rifiuta di fermarla dimostrando nei fatti una complicità con le coop. e le ditte costruttrici dei piani di zona. Per discutere della situazione del piano di zona Castelverde e per decidere le iniziative da prendere insieme agli altri cittadini coinvolti nella vicenda dell’edilizia agevolata ASSEMBLEA MERCOLEDÌ 31 MAGGIO, ORE 18,30 Via Raffaello Liberti48/74

CHI GOVERNA A ROMA? IL CASO DI VIA LUCIO CALPURNIO BIBULO 13 CHE FINISCE ALL'ASTA! CHI C’È DIETRO?

Roma -

CHI GOVERNA A ROMA? IL CASO DI VIA LUCIO CALPURNIO BIBULO 13 esplode nelle mani di Amministrazioni che non riescono ad acquistare case a prezzi sotto mercato e nemmeno riescono a fermare un’asta fallimentare. CHI C’È DIETRO? All’ultimo minuto utile la Regione Lazio ha sbloccato mercoledì 10 scorso i primi 40 dei 197 milioni di euro deliberati da oltre un anno per sostenere il Piano per l’emergenza abitativa del Comune di Roma previsto dalla Delibera della stessa Regione di tre anni fa. Una misura tardiva ottenuta dalla vertenza di ASIA-USB e degli abitanti dello stabile di via Lucio Calpurnio Bibulo 13 al Quadraro di Roma, indicati da quella delibera regionale e dalle comunali come aventi diritto alla casa popolare, per l’acquisizione pubblica di quell’edificio occupato, in asta fallimentare a prezzi al di sotto di quelli dei bandi pubblici per l’acquisto di alloggi da privati. Una vertenza condotta da anni per portare quell’occupazione, già oggetto di atti di requisizione pubblica al privato e baluardo del ciclo di lotte degli anni 2000 a Roma, ad una soluzione di valore generale: l’applicazione coerente della delibera regionale del 2014, risultato parziale del conflitto e dei movimenti per l’abitare nella capitale, e dunque l’effettiva sostituzione del diritto alla città e del recupero urbano alla complicità tra amministrazioni e speculazione immobiliare. La banditura della vendita in asta di via Bibulo 13 – con le sue 98 famiglie abitanti – data a un anno fa. Da un anno ASIA-USB, dopo aver indicato alla Giunta del Lazio le risorse per finanziare la delibera del 2014, chiede a Regione e Comune di procedere alla manifestazione d’interesse pubblico e allo stanziamento di risorse per ottenere la sospensione della procedura d’asta da parte del Tribunale di Roma e realizzare l’acquisizione al patrimonio alloggiativo pubblico. Regione e Comune hanno iniziato a parlarsi, su questa richiesta, a febbraio scorso. Cioè mentre andava deserta la seconda gara d’asta per Bibulo 13 e il ribasso d’ufficio previsto per la terza portava il prezzo offerto a 1000 euro a metro quadro: quando invece è di 1700 l’offerta nelle ultime tre gare andate deserte dell’ATER per l’acquisto di alloggi da privati, per fronteggiare l’emergenza abitativa d’una minima parte degli 8000 aventi diritto ridotti alla strada o stipati in residence che hanno fatto la fortuna di proprietari pagati dal pubblico a prezzi esorbitanti di affitto. L’inconcludenza degli incontri tecnici e politici tra Regione e Comune ha portato nel caso di via Bibulo 13 alla sorprendente comparsa di un’offerta privata di acquisto superiore alla base della seconda asta pur andata deserta. Così ne è stata convocata un'altra, con una base d'offerta a metro quadro di 1400 euro circa, sempre inferiore comunque a quelli dei bandi pubblici. L’ASIA-USB e gli abitanti di via Bibulo 13 hanno dunque chiesto alle Amministrazioni di assumersi definitivamente le proprie responsabilità. Il risultato è stato appunto quel tardivo e parziale stanziamento diretto di 40 dei 197 milioni di euro deliberati da un anno dalla Regione Lazio in copertura del Piano per l’emergenza abitativa di Roma. Perché prima, ad appena una settimana dall’asta di vendita privata bandita su Bibulo 13, l’ATER ha sottoposto alla Giunta regionale una proposta di Delibera dove nemmeno aveva indicato i riferimenti normativi per l’acquisizione pubblica e il suo vantaggio economico: offrendo così al funzionariato della Regione, lo stesso complice insieme a quello del Comune dell’enorme truffa perpetrata nei Piani di Zona e delle speculazioni private sugli alloggi d’emergenza nella capitale, il destro di bloccare l’atto amministrativo. Senza che la Giunta stessa fosse in grado di riscriverlo. Passata la palla al Comune, dunque, all’ultimo minuto utile la Giunta Raggi ha disposto di staccare un assegno pari al 10% dell’offerta privata nel frattempo pervenuta, rialzata di 50 mila euro, come previsto dal disciplinare di gara. Ma ancora una figura del funzionariato amministrativo, stavolta del Comune, ha bloccato la partecipazione pubblica diretta all’asta di via Bibulo 13. E così, sempre all’ultimo minuto utile, l’assessore al Bilancio del Comune di Roma ha richiesto alla giudice titolare il rinvio del termini di offerta per l’acquisto. Inspiegabilmente, il Comune non è quindi riuscito nemmeno all’ultimo minuto utile ad inoltrare come di rito al Tribunale di Roma una formale richiesta di sospensiva dell’asta sulle stesse basi della manifestazione d’interesse pubblica così irritualmente notificata. E, guarda caso, non è giunta alcuna risposta dalla giudice fallimentare. L’asta di vendita di via Lucio Calpurnio Bibulo 13 era prevista per oggi alle 15 e 30. E le Amministrazioni, che appunto all’ultimo minuto utile hanno finalmente attestato l’interesse pubblico per quello stabile, non sono riuscite a farlo valere concretamente. Nonostante ciò la vendita privata di Bibulo 13 può essere ancora bloccata dall’interesse pubblico entro il 31 maggio, data limite per completare la procedura di compravendita tra la curatela fallimentare e l’eventuale offerente privato vincente. Le Amministrazioni dunque sono ancor più di fronte alle proprie responsabilità: a meno che non vogliano aggiungere paradosso a paradosso e dopo avere fatto rimpinguare la banca creditrice di uno speculatore fallimentare trovarsi a rimpinguarne un altro ancora e fare gravare sull’erario pubblico il costo sociale di 98 famiglie di aventi diritto. Sono due e solo due le risposte che le Amministrazioni possono dare. E sono risposte politiche. O chi governa a Roma è tuttora, attraverso la complicità e l’incapacità degli amministratori, il blocco economico e corrotto degli interessi speculativi prosperati sul mattone, sullo sperpero delle risorse pubbliche e sulla pelle di decine di migliaia di abitanti di questa città. Oppure chi governa a Roma sceglie insieme ai suoi cittadini che lottano ogni giorno di sconfiggere quel blocco e di ricostruire una città a misura di abitanti e un bene pubblico effettivamente tutelato. Se la risposta resta la prima, resta solo la lotta fino in fondo. ASIA-USB

CONTRO L'ABBANDONO DELLE CASE POPOLARI E PER IL RICONOSCIMENTO DEL DIRITTO ALLA CASA AI SENZA TITOLO. 17 MAGGIO MANIFESTAZIONE ALLA REGIONE LAZIO

Roma -

Il Decreto Lupi del 2014, diventato poi legge, è perfettamente in linea con quanto ormai da anni si sta affermando nel nostro paese: (s)vendere e privatizzare il patrimonio pubblico da una parte e dall'altra schiacciare e colpevolizzare chi ha difficoltà economiche/sociali. Infatti anche il cosiddetto “Piano-casa” (a firma Renzi-Lupi) mira, tra le altre cose, alla dismissione dell'Edilizia Residenziale Pubblica e imposta una vera e propria guerra agli occupanti “senza titolo”. Per quanto riguarda la privatizzazione del patrimonio pubblico questo Decreto prevedeva, nella sua prima stesura, la vendita all’asta delle case popolari. Detto in un altro modo: cancellava il diritto alla casa. Dopo la grande mobilitazione promossa dall'AS.I.A. USB, abbiamo ottenuto tutele per i più deboli, ma non siamo riusciti a bloccare del tutto la dismissione del patrimonio ERP. La legge invita a disfarsi degli alloggi “nei quali la proprietà pubblica è inferiore al 50%”, quelli considerati “fatiscenti” (quindi, potenzialmente, la maggior parte) e di mettere all’asta quelli occupati senza titolo. Tuttavia il Titolo V della Costituzione avrebbe consentito alla Regione Lazio di non accogliere questo invito alla vendita, ma la Giunta Zingaretti (nonostante le rassicurazioni date dall’Assessore alla casa Refrigeri) ne ha disposto l’approvazione in piena estate (DGR n. 410/2015), disattendendo così le promesse fatte e dando il via alla dismissione del patrimonio pubblico della nostra Regione. Il Comune di Roma non è stato da meno. La Giunta Marino prima, la gestione commissariale di Tronca e poi infine la Giunta Raggi, non si sono mai espressi sul Piano casa. Anzi, l’hanno vergognosamente attuato mettendo in campo una Task-force dei Vigili Urbani contro gli inquilini morosi e quelli senza titolo, dichiarando una vera e propria guerra ai poveri mediante sgomberi, sfratti e l’invio di lettere di morosità. Governo nazionale, Regione Lazio e Giunta Comunale sono quindi i veri responsabili dell’attuale situazione che si sta verificando in tutti i quartieri popolari di Roma, ormai divenuti campo di battaglia tra forze dell’ordine ed abitanti. Un problema sociale così importante come quello del diritto all'abitare è stato trasformato in una mera questione di ordine pubblico: migliaia di inquilini, seppur aventi diritto, rischiano di essere sfrattati e sgomberati anche se disabili, anziani, assegnatari da oltre 40 anni o famiglie con minori. In un paese in cui aumenta il numero di persone che vivono sotto la soglia di povertà, in cui le ricchezze si concentrano nelle mani di pochi a fronte di una massa che ha sempre più difficoltà a soddisfare i bisogni primari, la risposta della politica è contraria a qualsiasi principio di giustizia sociale: bisogna vendere a chi può comprare, bisogna cacciare chi ha occupato perché non sapeva dove andare. Per questo è indispensabile una grande mobilitazione alla Regione Lazio per chiedere con forza e determinazione una SANATORIA PER GLI AVENTI DIRITTO alla casa (ovvero quelli con i requisiti di reddito e che non possiedono altri immobili), in grado di fermare l’attuale meccanismo meramente repressivo e ristabilire il principio di equità, da cui bisogna ripartire per una gestione trasparente e ponderata del patrimonio residenziale pubblico. Inoltre, l’inefficienza della macchina burocratica ha lasciato da una parte in stato di abbandono tutto il patrimonio immobiliare E.R.P. e dall’altra impone pagamenti vessatori ingiusti e ingiustificati rispetto ad arretrati per servizi mai erogati. Pertanto diventa necessaria una TRANSAZIONE DEGLI ARRETRATI PREGRESSI, immotivatamente richiesti, che restituisca giustizia sociale.

ROMA NON SI VENDE ATTO 2°. CORTEO CITTADINO SABATO 6 MAGGIO

Roma -

Sabato 6 Maggio 2017 - ORE 15 - Piazza Vittorio Emanuele MANIFESTAZIONE CITTADINA Il 19 marzo dello scorso anno una grande manifestazione ha invaso le strade del centro città e la Piazza Del Campidoglio al grido di Roma Non Si Vende. Movimenti sociali, associazionismo diffuso e lavoratori organizzati nel sindacalismo indipendente denunciavano il rischio che il patrimonio immobiliare della città, le aziende ex-municipalizzate e ciò che restava di pubblico a Roma venisse venduto per fare cassa, pagare il debito della Capitale ma soprattutto regalare ai grandi investitori privati tanta parte delle risorse cittadine. La sconfitta del Partito Democratico renziano alle elezioni amministrative di giugno e la fine della infausta fase commissariale sembravano aprire una fase nuova per la vita della città. La nuova giunta, del resto, sembrava aver recepito alcune delle rivendicazioni poste dagli stessi movimenti sociali, quali la difesa dei beni comuni, la ripubblicizzazione dei servizi, la messa in discussione del debito e delle politiche di austerità e l’apertura di una fase di partecipazione attiva dei cittadini. Nel giro di pochi mesi però, una buona parte di quelle aspettative è stata sistematicamente disattesa: la nuova giunta, prima si è avvitata nel vortice inconcludente dei continui ricambi nei diversi assessorati e poi ha finito per incanalarsi nella semplice applicazione del programma di gestione della città già impostato dalla precedente giunta e dal commissario Tronca. Del resto i continui tagli di risorse agli enti locali e l’insieme delle norme varate in questi anni fino al recente Decreto Madia, avevano esattamente l’obiettivo di esautorare le autorità locali, i Consigli Comunali ma anche i sindaci, della possibilità di promuovere politiche autonome, costringendoli a piegarsi alle voraci aspettative di banche ed imprese nel governo della città. E la vicenda dello Stadio a Tor di Valle è la dimostrazione concreta di questo percorso compiuto dalla giunta di Virginia Raggi, partita inizialmente dall’idea che siano altre le priorità di Roma e approdata poi ad un accordo che mette al primo posto gli interessi privati di banche e costruttori nella realizzazione di un’opera che non è certo quella di cui la città ha più bisogno. Ad un anno di distanza tutte le gravi questioni che attanagliano Roma non solo si presentano nella loro drammaticità, ma risultano aggravate anche dall’assenza di un piano per affrontarle. Anzi, le scelte che l’amministrazione continua a perseguire, o che non riesce a fermare, restano esattamente quelle della fase precedente. Dalla privatizzazione dei servizi pubblici, Atac in testa, allo smantellamento di grandi aziende come la Multiservizi, al coinvolgimento di grandi interessi privati nella gestione dei rifiuti, per finire all'assenza di una reale volontà di ripubblicizzare il servizio idrico. Dalla mancata internalizzazione di diversi servizi, a cominciare da quelli di cura, che produrrebbero anche innegabili risparmi ma soprattutto un salto di qualità nel livello dei servizi erogati, al permanere di enormi vuoti di organico in tutti i servizi collettivi, dal servizio giardini alla polizia locale ai servizi amministrativi. Anche nella gestione del patrimonio l’amministrazione è stata incapace di produrre una inversione di tendenza. Importanti esperienze sociali e culturali della città sono state sfrattate o rischiano di esserlo, mentre va avanti la persecuzione economica nei confronti di realtà che più che in debito risultano in forte credito nei confronti del Comune per la meritevole azione svolta in tanti anni non solo sul piano sociale ma anche della semplice cura e salvaguardia del patrimonio immobiliare abbandonato. Mentre crescono pericolosamente gli indici di povertà e di forte disagio sociale, anche a causa dell’inarrestabile chiusura o ridimensionamento di grandi aziende con conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro, poco e niente è stato fatto o messo in cantiere per le periferie della città. Anzi, proprio quei settori che stanno subendo in modo più drammatico gli effetti della crisi economica vengono ulteriormente colpiti dagli sfratti per morosità o dall’accanimento con il quale si continuano a cacciare le famiglie povere dalle case popolari. Invece di allargare il patrimonio di case popolari per far fronte ad un fabbisogno crescente, l’amministrazione si preoccupa di punire l’accattonaggio o chi fruga nei cassonetti. Proprio le periferie, che erano state le maggiori sostenitrici del cambiamento politico, e dove si concentra la maggior parte del disagio, subiscono così gli effetti non solo dei tagli dei servizi, non solo dell’assenza di opportunità lavorative ma anche una vera e propria aggressione in nome del rispetto della legalità. Paradossalmente quando invece sono i cittadini che denunciano l’azione illegale dei poteri forti, come nella conclamata truffa dei Piani di Zona, allora il bisogno di legalità si affievolisce e l’amministrazione si dimostra pigra e lenta nel dare corso a quelle azioni che possano mettere in sicurezza gli interessi degli abitanti. Ma il tema sul quale si è resa più evidente la non volontà di voltare pagina da parte della giunta Raggi è stata la questione del debito di Roma, sul quale in tanti hanno chiesto da tempo un audit che renda trasparente chi sono i creditori, quanto grande sia effettivamente il debito e chi sono stati quelli che lo hanno creato. Sulla gestione del debito e la sua indispensabile ricontrattazione si gioca la possibilità per Roma ed il suo Consiglio comunale di ripristinare il diritto a decidere del futuro della città e stabilire l’agenda delle priorità. Ma proprio l’indisponibilità a misurarsi con questa sfida ha dimostrato che la nuova amministrazione sia decisa a ripercorrere la stessa strada delle giunte precedenti. Man mano che si è andato manifestando questo spirito continuista si è anche ridotto lo spazio per la partecipazione. La giunta ha dimostrato di non voler avviare un reale confronto con i movimenti sociali e con le organizzazioni indipendenti dei lavoratori, ma soprattutto di non sapere e voler riconoscere il loro ruolo di rottura dei vecchi equilibri di potere. Al contrario, rispetto a ciò, la giunta ha saputo produrre solo strappi e rotture. Per tutti questi motivi, a poco più di un anno da quella bella manifestazione, torniamo a convocare una mobilitazione generale che rilanci con ancora più forza il grido Roma Non Si Vende. Nel puntare l’indice contro l’attuale Giunta, non vogliamo però concedere niente a chi vorrebbe resuscitare le vecchie classi politiche, ansiose di tornare in sella. Per questo segnaliamo da un lato la complicità della giunta regionale nell’alimentare i drammi della città, dalla vergognosa vicenda delle “politiche attive”, autentica truffa ai danni di migliaia di disoccupati, all’immobilismo sulle politiche abitative, alla scelta di mettere in vendita l’ Ospedale Forlanini a fronte di un evidente stato di crisi di tutto il sistema della sanità regionale, per finire alla mancata attuazione della legge regionale per l'acqua pubblica del 2014. E dall’altra l’azione di sciacallaggio promossa dalle destre, che soffiano sulla guerra tra poveri e nell’alimentare il razzismo, e con il grido di “prima gli italiani” concentrano sui migranti una rabbia che andrebbe rivolta invece verso la logica affaristica di banche ed imprese. La mobilitazione che proponiamo per il prossimo 6 maggio vuole essere di denuncia ma anche di proposta. La denuncia è la sintesi di un coro a mille voci nel quale confluiscano i tanti problemi, piccoli e grandi, della città sui quali l’amministrazione si sta dimostrando insensibile e assente. Un percorso di mobilitazione sociale collettiva che agisca come una grande alleanza per i diritti, i beni comuni, la casa, i servizi e il lavoro. ADESIONI (in continuo aggiornamento): Decide Roma; Unione Sindacale Di Base (@USB); Carovana delle Periferie; SALVIAMO IL PAESAGGIO, DIFENDIAMO I TERRITORI; Asia Usb; Coord Romano Acqua Pubblica (CRAP); Attac Italia; Federazione del Sociale USB; Casa Della Pace Roma; Coordinamento Comitati, Associazioni e Cittadini per il Forlanini Bene Comune; Comitato per Costituzione Roma XII; Palestra Popolare ex-Baccelli; Rete Associazioni XI Municipio; Rete Sociale del III Municipio; Comitato Roma 12 Beni Comuni; Csoa Corto Circuito; Prc Federazione Romana; Sinistra Italiana Roma; ReTer; COBAS; Confederazione dei Comitati di Base; Coordinamento popolare PAC (Parco Archeologico Centocelle Bene Comune); SPM Villa Gordiani; Associazione Transglobal; Esc Atelier Autogestito; Communia; Nuovo Cinema Palazzo; Csa La Torre; Palpop Sanlorenzo; Acrobax; Il Grande Cocomero; Csa Astra; Lab Puzzle; Alexis Occupato; LSA 100celle; CIP - Centro d'Iniziativa Popolare; Strike spa Roma; Scup Sportculturapopolare.; Il sindacato è un'altra cosa, Opposizione CGIL, Coordinamento Lazio; Radiosonar.net; CSOA AURO E MARCO; Servizio Civile Internazionale Italia; Usi Unione Sindacale Italiana;

L'ABRUZZO CADE A PEZZI, BASTA MORIRE DI DISASTRI. MANIFESTAZIONE A L'AQUILA GIOVEDI’ 4 MAGGIO

L'aquila -

Manifestazione sit-in Consiglio regionale Abruzzo 4 maggio 2017, dalle ore 12 - Palazzo dell'Emiciclo, L'Aquila L'Abruzzo cade a pezzi: da tutta la regione davanti al Consiglio regionale Viviamo in una regione che cade a pezzi, letteralmente. A 8 anni dal terremoto dell'Aquila molte delle scuole e degli edifici pubblici non sono sicuri. A questo si sono aggiunte decine di scuole in tutto il territorio, come a Teramo, dove inoltre da mesi sono migliaia le persone sfollate e sgomberate. Per queste ed altre ragioni abbiamo deciso di scendere in piazza e incontrarci a L'Aquila, il prossimo 18 aprile, dalle ore 12, di fronte al Palazzo dell'Emiciclo, sede del Consiglio regionale, per presentare un documento contenente alcune specifiche richieste di interventi ineludibili da attuare in via prioritaria. Nelle aree interne i paesi rimangono isolati perché franano le strade, sulla costa si aprono voragini anche nei centri storici, come a Chieti. Migliaia di cittadini sono sfollati e sgomberati, mentre si pianificano e realizzano investimenti che portano al profitto di pochi. I territori sono stati messi a dura prova negli scorsi mesi, a causa di politiche pubbliche criminali, lasciate all'abbandono intere zone: in una regione dove terremoti, neve, frane e alluvioni non sono una novità, persino acqua e luce sono mancate per giorni interi a un terzo della popolazione. Le aree interne del paese soffrono di una forte depressione anche per i continui tagli delle risorse pubbliche e per l'atteggiamento predatorio delle imprese private, dedite più al saccheggio che al benessere delle economie locali. E così anche il Corpo dei Vigili del Fuoco è stato penalizzato in questi anni, con la precarizzazione del personale e la riduzione della capacità di intervento. L'Abruzzo è quella regione che si piega ad accettare che il suo territorio diventi terra di conquista di grandi aziende multinazionali, per mega-opere inutili a tutti, tranne ai pochissimi che ne traggono profitti: come nei casi del metanodotto Snam “Rete Adriatica” e dell'elettrodotto Terna, progetti che non producono “sviluppo” ma accrescono i rischi in un territorio già disastrato. A fronte dell'indifferenza di chi ci governa nei confronti della popolazione e del territorio che essa abita, a fronte dell'assenza di un piano di tutela ambientale, preservazione del suolo e messa in sicurezza dell’assetto idrogeologico, a fronte dei livelli drammatici di disoccupazione che subiamo sulla nostra pelle, chiediamo il rispetto del diritto alla vita nei nostri territori. Siamo donne e uomini, individui e associazioni, sindacati, comitati e movimenti, che non vogliono continuare ad essere vittime di mancata prevenzione, di interessi predatori, di risorse drenate verso grandi opere costose e inutili, di mancanza di lavoro. Le condizioni precarie di vita fa il paio con l'assenza di un progetto serio in tema di politiche sociali, del lavoro, della salute, del diritto agli studi. Deficienze che hanno generato solo nel primo trimestre dello scorso anno la perdita di oltre 14mila posti di lavoro. Sappiamo di vivere nei diversi territori quotidianità e peculiarità differenti, ma siamo determinati a non rassegnarci, a non arrenderci, a costruire ogni giorno alternative politiche e sociali. Conosciamo uno ad uno i responsabili dei disagi che vivono gli abruzzesi, ad ogni livello: dal governo centrale fino ai potentati locali. Vogliamo politiche radicalmente differenti e lo affermeremo chiaramente di fronte al massimo organo istituzionale della terra che ci unisce: il Consiglio Regionale. Per questo chiamiamo a raccolta le popolazioni abruzzesi: porteremo anche di fronte alla regione le nostre proposte per la messa in sicurezza del territorio, la redistribuzione delle risorse e la valorizzazione del nostro patrimonio naturalistico, ambientale e culturale. Usb, Asia Usb, Zona 22, Uallò Uallà, Uds L'Aquila, Link L'Aquila, 3e32, CaseMatte, CPC S. Santacroce Teramo, AltreMenti Valle Peligna, ass. Quasi Adatti, Appello per L'Aquila, L'Aquila che Vogliamo, Teramo al Plurale, Teramo Nostra, Officine Indipendenti, Paola Cardelli e Fabio Berardini (cons.ri comunali Teramo)

Asia: “Occupazione di via Corcos. Il Vescovo non apre il cuore”

Livorno -

L’occupazione di una palazzina di proprietà di una congregazione religiosa, da parte di 8 famglie sfrattate tra cui anche minori e anziani, ha provocato una serie di prevedibili polemiche. Al di là del legittimo sarcasmo (il Vescovo solo pochi giorni prima aveva accusato i Livornesi di non avere cuore dato che molti proprietari non vogliono mettere a disposizione gli alloggi sfitti) pensiamo che la situazione vada al più presto affrontata. Ben vengano quindi le richieste di istituire tavoli di emergenza con tutti i soggetti interessati, ben venga anche la vicinanza che il Vescovo ha espresso nei confronti dei “fratelli e delle sorelle” in difficoltà ma nell’immediato cosa succederà? Ieri c’è stato il primo incontro tra il nostro sindacato, la Caritas Livornese e due suore rappresentanti della proprietà. Nonostante la cordialità e la condivisione di massima su molte questioni riguardanti l’emergenza abitativa (soprattutto con la Presidente della Caritas Rafaella Spezio), le posizioni restano lontane. Anche se la palazzina non è direttamente di proprietà della Curia Livornese è scontato che il ruolo del Vescovo, in questo frangente, risulta essere fondamentale. Cosa vuol dire “prima la legalità”? Che l’intenzione è quella di denunciare penalmente 8 famiglie in estrema difficoltà economica? Vuol dire disattivare le utenze mentre all’interno della struttura ci sono minori disabili e anziani? Vuol dire chiedere uno sgombero di forza? Queste sono le domande che vogliamo fare nell’immediato al Vescovo di Livorno. A Livorno, è vero, ci sono molti immobili occupati. Questa situazione è figlia della crisi economica senza precedenti che ha colpito la nostra città. Ma nonostante questo neanche alcune grandi società immobiliari dedite alla speculazione si sono ancora mosse, evidentemente, per ottenere uno sgombero forzato. Una addirittura (la proprietà dello storico palazzo Maurogordato) continua a sostenere personalmente anche le utenze. Sarà la Chiesa a creare il primo precedente ,in negativo, nella nostra città? Ci auguriamo veramente di no. Continuiamo quindi a chiedere che alle famiglie sia permesso di soggiornare all’interno della palazzina fino a quando non si riuscirà a trovare una soluzione STABILE per tutti. Ovviamente siamo pronti a sostenerle qualora invece si dovesse intraprendere un’azione di forza (come interrompere le utenze). Da subito, sul piano politico e sindacale siamo a disposizione come sempre, per aprire e partecipare a tavoli di confronto. E’ sicuramente vero che deve essere l’amministrazione a dover principalmente intervenire  per quanto riguarda il fronte abitativo e siamo anche favorevoli alla recente proposta del Vescovo in merito agli espropri, ma nell’immediato, nessuno deve rimanere indietro. Asia-Usb Livorno 22 aprile 2017

ROMA, EMERGENZA CASA INFINITA: IL PALAZZO DELLA REQUISIZIONE DI SANDRO MEDICI ANCORA ALL'ASTA!

Roma -

Via Bibulo 13 di nuovo all’asta. E l’emergenza abitativa a Roma ancora ostaggio della speculazione. Lettera-denuncia di ASIA-USB all’Assessore regionale Refrigeri e all’Assessore comunale Mazzillo. Lo stabile occupato di via Lucio Calpurnio Bibulo 13 al Quadraro a Roma è di nuovo a rischio di svendita al privato: una nuova gara d’asta, dopo le due già andate deserte, è stata fissata il 16 maggio dopo che il curatore del Fallimento Dierreci Costruzioni Srl in liquidazione ha ricevuto un’offerta d’acquisto. I 98 nuclei abitanti sono così di nuovo a rischio di non avere più un tetto. Malgrado siano stati beneficiari di due requisizioni municipali nel 2006 e nel 2007, malgrado abbiano persino saldato i debiti con ACEA della vecchia proprietà liquidata, malgrado da ormai tre anni richiedano a Regione Lazio e Comune di Roma l’applicazione delle delibere regionali che consentono l’acquisizione al pubblico di stabili privati a prezzi calmierati per fronteggiare l’emergenza abitativa nella logica del recupero del patrimonio alloggiativo esistente e della rigenerazione urbana. Lo stabile di via Bibulo risponde perfettamente a questi requisiti con un costo a mq nettamente inferiore a quello stabilito negli attuali bandi pubblici per l’acquisto da privati di alloggi destinati al patrimonio residenziale pubblico. L’Assessorato alle Politiche Abitative della Regione Lazio dispone dei fondi assegnati al Piano per l’emergenza abitativa di Roma Capitale ma non li spende. L’Assessorato al Patrimonio del Comune di Roma Capitale e quello fantasma alla Casa sono titolari del Piano per l’emergenza abitativa ma non presentano progetti e non attingono a quei fondi. L’emergenza nella Capitale resta senza risposte e le esperienze di autogestione e recupero restano esposte all’azione dei privati, delle banche, della repressione e, come nel caso di via Bibulo 13 e di molti Piani di Zona, dei Tribunali fallimentari. L’ASIA-USB, a fianco degli abitanti e contro la speculazione, denuncia le responsabilità delle amministrazioni pubbliche che con annosi ritardi stanno lasciando il campo agli interessi dei soliti noti. ASIA-USB, che questa mattina ha inviato una lettera a Comune e Regione, interpella direttamente le responsabilità dell’Assessore regionale Refrigeri e dell’Assessore comunale Mazzillo per la mancata soluzione della vicenda di via Bibulo 13, sulla quale richiede un confronto ufficiale urgente. Roma, 19 aprile 2017 ASIA-USB

ABRUZZO: TERREMOTO E DISASTRI AMBIENTALI, APPELLO E PIATTAFORMA PER INIZIARE LA MOBILITAZIONE PER LA MESSA IN SICUREZZA DEL TERRITORIO

L'aquila -

ERA PREVISTA PER OGGI UNA PRIMA INIZIATIVA DAVANTI ALLE REGIONE ABRUZZO DURANTE I LAVORI DEL CONSIGLIO REGIONALE. In seguito alla mancata convocazione del consiglio regionale ci siamo trovati costretti a rinviare la data del sit-in al prossimo consiglio utile. Nel frattempo abbiamo inviato al Presidente del consiglio regionale ed a tutti i Presidenti di commissione una richiesta d'incontro. Riportiamo l'appello e la proposta di piattaforma per la prima iniziativa prevista all'Aquila: L'Abruzzo cade a pezzi: da tutta la regione davanti al Consiglio regionale Viviamo in una regione che cade a pezzi, letteralmente. A 8 anni dal terremoto dell'Aquila molte delle scuole e degli edifici pubblici non sono sicuri. A questo si sono aggiunte decine di scuole in tutto il territorio, come a Teramo, dove inoltre da mesi sono migliaia le persone sfollate e sgomberate. Per queste ed altre ragioni abbiamo deciso di scendere in piazza e incontrarci a L'Aquila, il prossimo 4 aprile, dalle ore 12, di fronte al Palazzo dell'Emiciclo, sede del Consiglio regionale. Nelle aree interne i paesi rimangono isolati perché franano le strade, sulla costa si aprono voragini anche nei centri storici, come a Chieti. Migliaia di cittadini sono sfollati e sgomberati, mentre si pianificano e realizzano investimenti che portano al profitto di pochi. I territori sono stati messi a dura prova negli scorsi mesi, a causa di politiche pubbliche criminali, lasciate all'abbandono intere zone: in una regione dove terremoti, neve, frane e alluvioni non sono una novità, persino acqua e luce sono mancate per giorni interi a un terzo della popolazione. Le aree interne del paese soffrono di una forte depressione anche per i continui tagli delle risorse pubbliche e per l'atteggiamento predatorio delle imprese private, dedite più al saccheggio che al benessere delle economie locali. E così anche il Corpo dei Vigili del Fuoco è stato penalizzato in questi anni, con la precarizzazione del personale e la riduzione della capacità di intervento. L'Abruzzo è quella regione che si piega ad accettare che il suo territorio diventi terra di conquista di grandi aziende multinazionali, per mega-opere inutili a tutti, tranne ai pochissimi che ne traggono profitti: come nei casi del metanodotto Snam “Rete Adriatica” e dell'elettrodotto Terna, progetti che non producono “sviluppo” ma accrescono i rischi in un territorio già disastrato. A fronte dell'indifferenza di chi ci governa nei confronti della popolazione e del territorio che essa abita, a fronte dell'assenza di un piano di tutela ambientale, preservazione del suolo e messa in sicurezza dell’assetto idrogeologico, a fronte dei livelli drammatici di disoccupazione che subiamo sulla nostra pelle, chiediamo il rispetto del diritto alla vita nei nostri territori. Siamo donne e uomini, individui e associazioni, sindacati, comitati e movimenti, che non vogliono continuare ad essere vittime di mancata prevenzione, di interessi predatori, di risorse drenate verso grandi opere costose e inutili, di mancanza di lavoro. Sappiamo di vivere nei diversi territori quotidianità e peculiarità differenti, ma siamo determinati a non rassegnarci, a non arrenderci, a costruire ogni giorno alternative politiche e sociali. Conosciamo uno ad uno i responsabili dei disagi che vivono gli abruzzesi, ad ogni livello: dal governo centrale fino ai potentati locali. Vogliamo politiche radicalmente differenti e lo affermeremo chiaramente di fronte al massimo organo istituzionale della terra che ci unisce: il Consiglio Regionale. Per questo chiamiamo a raccolta le popolazioni abruzzesi: porteremo anche di fronte al massimo organo istituzionale della regione le nostre proposte di redistribuzione delle risorse e di nuovi investimenti. Appuntamento il 18 aprile di fronte al Consiglio Regionale, a partire dalle ore 12. Sindacato di base Usb, As.i.a.-Usb, Zona 22 , Uallò Uallà, Uds L'Aquila, Link L'Aquila, 3e32 (AQ), CaseMatte, C.P.C. S. Santacroce Teramo, AltreMenti Valle Peligna, Paola Cardelli e Fabio Berardini (cons. comunali Teramo), etc. Piattaforma generale. Per intervenire in modo credibile nella messa in sicurezza del territorio dell'intero paese c'è bisogno dell'impegno del governo nazionale di un piano decennale di finanziamento straordinario di 20 miliardi annui. Senza una inversione di tendenza nelle scelte economiche nazionali difficilmente potremo rilanciare le zone del paese che periodicamente soffrono gli effetti di catastrofi naturali, sempre amplificate dalla mancata azione preventiva dell'uomo. Sul piano locale rivendichiamo: • Impegno da parte della Regione Abruzzo di fondi regionali per l’attuazione di un piano per la ricostruzione, per la messa in sicurezza del territorio a partire dagli edifici pubblici, le scuole e gli ospedali. Un piano di rilancio dei servizi pubblici e di ripristino delle infrastrutture primarie (strade, ponti, ecc.) costituisce la condizione indispensabile per rilanciare l’economia e lo sviluppo locale, favorendo la creazione di centinaia di migliaia di posti di lavoro e per bloccare la fuga delle giovani generazioni; • Utilizzo immediato dei 3,4 miliardi di fondi europei stanziati per il terremoto, spariti nella Legge di Bilancio per coprire invece i buchi provocati dal governo a causa dei regali fatti alle banche, per i quali la UE ha rinunciato al cofinanziamento da parte dell'Italia; • Piano per la ricostruzione delle città e dei paesi gravemente feriti dal terremoto e dai disastri ambientali; messa in sicurezza del patrimonio abitativo pubblico e privato con l'applicazione di criteri antisismici; bonifica delle discariche (a partire da quella di Bussi) che avvelenano centinaia di migliaia di cittadini abruzzesi; • Rientro nei luoghi di provenienza di tutti gli sfollati, requisendo nell’immediato gli immobili pubblici e privati sfitti e blocco delle ordinanze di sfratto; • Moratoria delle imposte e dei tributi nelle zone del cratere (Imu, tassa rifiuti, ecc.) per tutti i cittadini residenti e le piccole attività economiche; • Istituzione di un reddito sociale per tutti coloro che hanno perso il lavoro o le attività lavorative e per i disoccupati; • Valorizzazione del patrimonio paesaggistico e naturale incentivando la microeconomia agrituristica, l’allevamento e i pascoli di montagna, la cura dei boschi, per evitare i numerosi danni alluvionali che si ripetono spesso nel nostro paese e nella nostra regione; • Fermare la logica delle grandi opere e i progetti che mettono a rischio il territorio, come quelli presenti anche all’interno del Masterplan approvato dalla Regione Abruzzo. 18 aprile 2017

TORINO: LA LOTTA DELLA FALCHERA CONTINUA!

Torino -

Dopo un anno di lotta e resistenza da parte degli occupanti di Falchera, organizzati nel Comitato Figli di Micciché e supportati dal nostro sindacato AS.I.A.-USB, siamo contenti di poter dire che ancora una volta la lotta sta portando dei risultati concreti. La lotta per il diritto all'abitare cominciata lo scorso maggio a Falchera ha passato varie e travagliate fasi di conflitto e resistenza a partire dal momento in cui alcune famiglie hanno occupato per necessità le case che ATC aveva lasciato vuote per anni, noncurante delle migliaia di persone che soffrono il disagio abitativo nella città di Torino. Le risposte da parte della giunta Fassino, allora ancora al governo della città, erano infatti state chiare e pesanti: sgomberi, denunce e porte chiuse. Il percorso di quest'anno di lotta ha mostrato tutta la fragilità delle argomentazioni di chi, in questi mesi, ha tentato di criminalizzare queste famiglie. Nuclei familiari e singoli che a causa degli assurdi criteri di selezione per qualsiasi forma di sostegno abitativo, principalmente emergenza abitativa e accesso alle graduatorie delle case popolari, sono state costrette dopo anni di case sovraffollate e sfratti ad occupare alloggi popolari vuoti, garantendo per i propri figli un tetto sopra la testa e condizioni di vita dignitose. In questi mesi con il Comitato Figli di Miccichè siamo andati a bussare alle porte di tutte le istituzioni responsabili di questo stato di emergenza sul piano abitativo ponendo ATC, Regione e Comune di fronte alle proprie responsabilità, mostrando come le attuali politiche abitative escludano fette di popolazione dal diritto ad avere una casa. Grazie alla lotta abbiamo mostrato come questa città sia piena di edifici pubblici vuoti nonostante ci siano famiglie costrette a dormire per strada o in macchina. Dopo vari incontri finiti senza risposte, che ci prospettavano solo la ripresa degli sgomberi, siamo riusciti a fare breccia nella retorica della legalità a tutti i costi, riuscendo ad ottenere che finalmente il comune riconoscesse lo stato di necessità effettivo delle famiglie occupanti e le inserisse in un percorso per rientrare nell'emergenza abitativa e, quindi, per l’ottenimento di una casa popolare. Un percorso collettivo che nei prossimi mesi il Comitato figli di Micciché condurrà unito passando per gli alloggi del Cimarosa recentemente ristrutturati dal Comune di Torino. Se mesi fa eravamo di fronte alla sola prospettiva degli sgomberi violenti senza soluzioni, ora siamo di fronte ad un percorso concreto per garantire il diritto ad una casa popolare per le famiglie del Comitato, una conquista importante che dimostra l'importanza di organizzarsi e lottare per i propri diritti. Un buon segnale da parte di questa nuova amministrazione 5 Stelle che finalmente procede nella direzione giusta a sostegno delle persone in stato di necessità, una risposta che supera finalmente la logica dello sterile legalitarismo che ha bloccato in questi mesi la semplice presa di coscienza di un problema reale che attanaglia questa città. Il percorso del Comitato non si ferma e continueremo questa lotta uniti finché le promesse fatte verranno mantenute, coscienti che solo la mobilitazione e la solidarietà permetteranno di raggiungere i nostri obbiettivi. Sappiamo che questa vittoria non risolverà a livello generale lo strutturale problema abitativo di questa Città, problema che verrà risolto solo grazie ad un ampliamento concreto del numero di case popolari riutilizzando e ristrutturando gli stabili pubblici e privati vuoti, attuando politiche di contrasto alla speculazione immobiliare e modificando i criteri di accesso alle graduatorie. Tuttavia questa conquista rappresenta un passo avanti nella lotta per l'abitare a Torino, una base concreta grazie alla quale rilanciare le prossime lotte. All'ATC spetta ora il compito di assegnare queste case e di non lasciarle nuovamente e criminalmente vuote. Insieme al Comitato attueremo un controllo popolare per garantire che questo avvenga, consci del fatto che finché verranno lasciate case vuote sarà più che legittima l'occupazione da parte di chi un tetto non ce l'ha, soprattutto di quelle case costruite con soldi pubblici. La lotta della Falchera continua, solo la lotta paga!Asia-Usb Torinohttps://www.facebook.com/asiatorinoUSB/photos/a.1677620042481612.1073741827.1677610205815929/1889609901282624/?type=3&theater

ROMA, PDZ CASTELVERDE B4: ANCORA L’INCUBO DELLO SFRATTO PER DECINE DI FAMIGLIE NONOSTANTE LA PREANNUNCIATA REVOCA DELLA CONVENZIONE

Roma -

COMUNICATO STAMPA GIOVEDÌ 20 APRILE, DALLE ORE 8.00, PRESIDIO DI SOLIDARIETA' IN VIA DELLE CERQUETE 180 Nonostante l’annuncio fatto il 4 aprile scorso dall'Assessore all'Urbanistica Luca Montuori che rendeva nota la conclusione della procedura di revoca della Convenzione per il Piano di Zona Castelverde B/4 il prossimo 20 aprile è stata fissata la data per il prossimo accesso dell'Ufficiale Giudiziario con la richiesta di intervento delle forze di polizia. E’ stato concesso un rinvio di soli 14 giorni grazie alla pressione esercitata dal Giudice dell’Esecuzione che tutela gli interessi della Banca Unipol presunta creditrice. I ritardi dell’Amministrazione Capitolina nell’approvazione di questo preannunciato atto di revoca rischia di essere un assist per chi vuole continuare a speculare sull’edilizia pubblica e rendere evanescente il ripristino della legalità nei piani di zona. Solo se il Comune di Roma impugna per presupposta illegittimità l’atto con il quale il Giudice dell’Esecuzione chiede lo sgombero, visto che la Banca presunta creditrice non era abilitata dal Ministero delle Infrastrutture a concedere i mutui alla ditta costruttrice poi fallita, si può mettere fine a questo dramma che vivono ormai da anni decine di famiglie truffate. L’ASIA-USB invita ancora una volta la città solidale a sostenere le famiglie di Castelverde e a partecipare il 20 aprile, a partire dalle ore 8,00, al presidio in via delle Cerquete 180. L'AS.I.A.-USB, i Comitati degli inquilini dei P.d.Z, insieme all’avv. Vincenzo Perticaro, proseguiranno la battaglia perché sia ripristinato lo stato di diritto nei piani di edilizia agevolata. Roma, 18 aprile 2017 ASIA-USB https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=1958762691014184&id=1607618536128603

ROMA: FERMATO LO SGOMBERO DI GIAN LUCA, MALATO DI LEUCEMIA, OSPITE DAL 2008 NEL RESIDENCE A TOR TRE TESTE.

Roma -

BLOCCATO IN TARDA MATTINATA GRAZIE ALL’INTERVENTO DELL’ASIA-USB IL COMUNE DI ROMA LO VUOLE CACCIARE PERCHE’ LO CONSIDERA RICCO CON 6.000 EURO DI ISEE ANNUI. A Tor Tre Teste questa mattina è stato tentato lo sfratto di Gian Luca persona malata di leucemia che viveva in un residence insieme alla sua famiglia. Ricoverato nel residence ne 2008 a causa dello sfratto. Grazie all'intervento di ASIA-USB lo sfratto, nei fatti già eseguito, è stato sospeso grazie all'intervento dell'assessore al patrimonio ed è stata impedita una ingiustizia sociale portata avanti dai Dirigenti comunali che hanno arbitrariamente abbassato il limite di reddito per la permanenza negli stessi residence. Cosi Gian Luca ha potuto riportare le sue cose nel suo piccolo alloggio del residence e ora starà cercando le ragioni di questo accanimento nei suoi confronti da parte della Dirigenza del Comune di Roma che ha dichiarato da tempo la guerra contro i poveri di questa città. Perché è inspiegabile come si possa ritenerlo non avente diritto con un reddito ISEE di 6.000 annui nel 2006. Questi dirigenti sono coloro che, invece di risolvere il problema abitativo nella nostra città, stanno creando nuove emergenze con gli sgomberi nei residence e nelle case popolari. L’assenza di un assessore alla casa nella nostra città favorisce questa guerra ai ceti sociali più deboli e legittima chi questa guerra la sta facendo dietro il paravento del ripristino della cosiddetta legalità, che non vale però – per loro arbitrio - per coloro che hanno acquisito un diritto, come nel caso di Gian Luca. ASIA-USB SPIEGHIAMO QUI SOTTO LA VICENDA DEI RESIDENCE E DI GIAN LUCA, PER CHI VUOLE APPROFONDIRE IL TEMA, SPERANDO CHE SIA UTILE ANCHE PER COLORO CHE VOGLIONO IMPORRE LA LEGGE DELLA GIUNGLA IN UNA CITTA' CHE HA BISOGNO DI POLITICHE PUBBLICHE PER L'ABITARE. Oggetto: Appunti situazione Frezza Alcuni riferimenti - Con Delibera Cons. Comun. N. 154 1997 hanno trasformato l’assistenza alloggiativa da risposta temporanea all’emergenza casa, in attesa di assegnazione di un alloggio popolare, a “Intervento a sostegno della famiglia e alla persona. - Con delibera n. 163 del 1998 hanno approvato il Nuovo Regolamento di intervento assistenziale denominato: "Intervento di sostegno economico per il superamento dell'emergenza abitativa" stabilendo per il 1998 il limite di reddito di L. 21.000.000 milioni (che era lo stesso delle case popolari, oggi divenuto di 20.340 €, che viene calcolato sottraendo dal reddito lordo da lavoro dipendente primo 2000 euro a figlio a carico e poi il 40%). L’unica traccia sul limite di reddito, che tra l’altro segue esattamente quello che stabiliscono le norme in materia, sta in questa delibera. Supponiamo però che gli uffici del Comune di Roma, successivamente, abbiano stabilito il nuovo limite di reddito a 18.000 euro lordi richiamandosi - a distanza di anni - al D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 109, che per i servizi assistenziali alla persona dava la possibilità agli enti locali di stabilire i criteri di accesso (quindi supponiamo anche il limite di reddito), ma questi criteri per gerarchia non possono andare contro le norme regionale e statali. Questa delibera già nel 1998 nelle disposizioni transitorie recitava cosi: Ai nuclei familiari già ospitati nei Residences Privati Convenzionati e successivamente ammessi al "contributo" verrà riconosciuta interamente l'anzianità del "Servizio di Assistenza Alloggiativa" reso dall'Amministrazione Comunale ai fini di una eventuale "Riserva" per l'assegnazione di alloggi di E.R.P. SI RICONOSCEVA GIA’ DA ALLORA IL DIRITTO ALL’ASSEGNAZIONE DI UN ALLOGGIO E.R.P. (Edilizia Residenziale Pubblica) - Nel 2005 viene approvata la delibera n. 110 con la quale istituiscono i Centri di Assistenza Abitativa Temporanea (C.A.A.T.), dove hanno ospitato Frezza - Fino al 2013 nulla è cambiato nella gestione dei Residence e i limiti di reddito erano sempre gli stessi, quelli dell’edilizia pubblica (allora di 18.000 euro netti) - Nel settembre del 2013 viene approvata dalla Giunta Marino la delibera n. 368 che dice tutt’altre cose rispetto a quello che stanno facendo oggi gli uffici. Riportiamo alcuni passaggi: “è intendimento della Amministrazione Capitolina trasformare gli interventi di sostegno abitativo forniti tramite le suddette strutture (i CAAT) in assegnazione in locazione di alloggi di ERP ….” e “Che la cessazione dei contratti di locazione dei suddetti C.A.A.T. con 328 nuclei familiari in uscita impone di procedere, comunque, nell’immediatezza, all’individuazione di una sistemazione alloggiativa alternativa”; ancora “di dare mandato agli Uffici del Dipartimento Politiche Abitative di attivare le procedure per l’assegnazione degli immobili rilasciati, recuperati ed acquisiti al patrimonio destinato all’edilizia residenziale pubblica a favore degli ospiti dei C.A.A.T. aventi titolo, nel rispetto della normativa vigente” - Ma da questo momento in poi, invece di trovare una soluzione abitativa per gli ospiti dei CAAT (tra questi Frezza), come recita la suddetta delibera di indirizzo, hanno iniziato ad applicare la revoca per tutti coloro che superavano i limite di reddito di 18.000 euro lordi, i quali con redditi lordi annui non superiori ai 33.000 euro avrebbero dovuto già avere una casa popolare; NEL 2014 IL REDDITO CONTESTATO A FREZZA E STATO DI € 22.873,00 LORDI. - Gian Luca Frezza ha avuto un danno non solo per il mancato rispetto dei diritti acquisiti e riconosciuti nella lunga antologia degli atti di impegno del Comune di Roma che abbiamo fin ora menzionato (dell’assegnazione della casa agli ospiti dei Residence se ne parla da decenni, da quando sono nati), ma anche alla luce della Delibera di Giunta della Regione Lazio n. 18 del 2014 che ha approvato un piano di emergenza che impegna fondi anche per il superamento dei residence: la delibera recita così al punto “8. procedere, ai fini dell’attuazione del programma per l’emergenza abitativa per Roma capitale di cui al precedente punto 2, di concerto con Roma capitale e l’ATER competente, entro 60 giorni alla pubblicazione del presente atto, alla compilazione di una rilevazione analitica delle situazioni di emergenza presenti nel territorio di Roma capitale, suddivise nelle seguenti categorie: - nuclei familiari, anche formati da una sola persona, inseriti nella graduatoria per l'assegnazione di alloggio popolare di Roma Capitale sulla base del Bando Generale anno 2000 ed ancora in attesa di assegnazione di alloggio ERP; - nuclei familiari, anche formati da una sola persona, che alloggiano presso i Centri di Assistenza Alloggiativa Temporanea di Roma capitale alla data del 31 dicembre 2013; - nuclei familiari, anche formati da una sola persona, che vivono in immobili, pubblici o privati, impropriamente adibiti ad abitazione alla data del 31 dicembre 2013; LA REVOCA DELL’ASSISTENZA ALLOGGIATIVA DANNEGGIA DOPPIAMENTE IL SIG. FREZZA. CON QUESTA DELIBERA VIENE SANCITO IL SUO DIRITTO AD AVERE UNA CASA, CHE PERDEREBBE SE VIENE SFRATTATO. Alcune considerazioni di ASIA-USB: crediamo che i due dirigenti di quel dipartimento, che hanno firmato la revoca a Frezza, stiano applicando in modo singolare e arbitrario le norme: agitano il vessillo della legalità facendo una guerra spietata ai poveri (e non alla povertà come vorrebbe una attenta politica pubblica per la casa), cercando di criminalizzare gli ospiti dei CAAT facendoli passare tutti per imbroglioni; questo per giustificare la loro incapacità di affrontare (non ci azzardiamo a dire risolvere) il problema della casa nella capitale del nostro paese. Per questo sono lautamente pagati. A questi signori abbiamo segnalato più volte appartamenti comunali vuoti che a distanza di anni non vengono ancora assegnati. Dovrebbero spiegare alla città di Roma perché, loro dirigenti e anche l’ex-Sindaco Marino che tutto ha mosso, finché pagavano 2700 euro al mese ai proprietari (36 milioni circa ogni anno per circa 1.100 nuclei) per ogni famiglia ospitata in veri e propri tuguri tutto era regolare e nessuna revoca è stata fatta. Quando si è deciso di chiudere questo scandalo dei residence non sono stati in grado di impegnare questi soldi in modo più lecito e fruttuoso per la città, in soluzioni abitative vere e, quasi per vendicarsi del mancato affare per i proprietari delle strutture ospitanti (i famosi CAAT) e le loro confraternite venute alla luce con Mafia Capitale, hanno cominciato la guerra ai suoi ospiti, il settore sociale più debole della nostra città.

CASA ROMA. IL COMUNE CHIUDE LA PROCEDURA DI REVOCA DELLA CONVENZIONE ANCHE PER IL PDZ CASTELVERDE B/4

Roma -

AI TEMPI SUPPLEMENTARI, SI SPERA NON A TEMPO SCADUTO, IL COMUNE DI ROMA FINALMENTE CHIUDE LA PROCEDURA DI REVOCA DELLA CONVENZIONE ANCHE PER IL PDZ CASTELVERDE B/4. GIOVEDì 6 APRILE, DALLE ORE 8.30, PRESIDIO DI SOLIDARIETA' IN VIA DELLE CERQUETE 180 Con un comunicato stampa (che riportiamo più in basso) l'Assessore all'Urbanistica Luca Montuori rende noto che anche per il Piano di Zona Castelverde B/4 è conclusa la procedura di revoca della Convenzione e che per il giorno 6 aprile, data fissata per il prossimo accesso dell'Ufficiale Giudiziario, i cittadini interessati non potranno temere nessuna azione di forza per gli sfratti perché, assicura, verranno bloccati in seguito a questa chiusura del procedimento. L'ASIA-USB esprime piena soddisfazione per questo atto che, seppur arrivato con un inspiegabile ritardo, “in zona Cesarini” se si usa un termine sportivo, si spera sia sufficiente a fermare le mire di chi ha assecondato fino ad oggi la truffa dei piani di zona, gli intereressi dei costruttori (coop. e società) e delle banche che hanno negato il diritto alla casa e alla città per centinaia di migliaia di famiglie romane e del Lazio. Per vigilare su una giornata che potrebbe riservare delle sorprese, per non lasciare sole queste famiglie in un momento delicato e decisivo per il loro futuro, invitiamo - però - tutti a partecipare il 6 aprile a partire dalle ore 8,30 al presidio in via delle Cerquete 180. L'AS.I.A./USB continuerà la sua battaglia, insieme all’avv. Vincenzo Perticaro, perché vengano alla luce tutte le modalità truffaldine con cui sono stati realizzati questi piani di edilizia agevolata, le complicità di chi non ha perseguito le violazioni e applicato le conseguenti sanzioni, comprese le revoche delle concessioni e delle convenzioni, come prevede la legge. L’approvazione della prima revoca per Tor Vergata e quella di Castelverde è il segnale che si è imboccata la strada giusta, ora è necessario proseguire su questa strada per impedire che altri alloggi finiscano nelle grinfie delle banche e degli speculatori. A Spinaceto Due, Castel Giubileo, Castelverde 2, Longoni, Borghesiana, Ponte Galeria, Tor Vergata, Montestallonara, La Storta, Collefiorito, Osteria del Curato - e tanti altri p.d.z. - bisogna riportare la certezza del diritto alla casa a alla città, abitazioni a prezzi agevolati e urbanizzazioni. ASIA-USB COMUNICATO STAMPA Piano di Zona Castelverde. Montuori: cittadini non saranno sfrattati, firmato provvedimento stop sgomberi Roma, 4 aprile 2017 - "I cittadini del Piano di Zona Castelverde b/4 non saranno sfrattati dalle loro abitazioni. Abbiamo ufficializzato e inviato in Prefettura un atto, che a breve andrà in Assemblea Capitolina, con cui l'Amministrazione blocca il procedimento di sgombero delle famiglie all'interno degli appartamenti, annullando l'assegnazione delle aree e di conseguenza revoca la convenzione per il diritto di superficie alla società CEE, Costruzioni Edilizie Europee, stipulata precedentemente con Roma Capitale". Così in una nota l'assessore all'Urbanistica e Infrastrutture, Luca Montuori. "La questione dei Piani di Zona è tra le principali urgenze di questa amministrazione: tutelare i cittadini è tra le nostre priorità".

CASA, P.D.Z. CASTELVERDE: ALTRI 3 ALLOGGI VENDUTI ALL'ASTA. PERCHE' LA GIUNTA RAGGI NON COMPLETA LA REVOCA E APPLICA LA LEGGE?

Roma -

COMUNICATO STAMPA AS.I.A./USB: A ROMA ANCORA DETTANO LEGGE GLI INTERESSI DELLA SPECULAZIONE E DELLE BANCHE A DANNO DELLA CITTA’ E DEL DIRITTO ALLA CASA! Roma,  30 marzo 2017 Ancora 3 alloggi del PdZ Castelverde B4 venduti all’asta questa mattina, in tutto 10 appartamenti sottratti a cittadini che li hanno acquistati al prezzo stabilito dalle norme che regolano i piani di edilizia agevolata. E’ un fatto grave ed inaccettabile la cui responsabilità primaria la porta l’Amministrazione capitolina e la Regione Lazio che non hanno applicato la legge e eseguito i controlli previsti, hanno lasciato agire impunemente speculatori e banche sul proprio patrimonio pubblico. La stessa Giunta Raggi ha avviato con incomprensibile ritardo, e ancora non ne ha completato l’iter, la revoca delle concessioni, così come è previsto dalla convenzione firmata in applicazione della legge. Le famiglie sono state lasciate in balia di se stesse, nelle mani del Tribunale Fallimentare e degli interessi privati e illegittimi, che hanno agito contro cittadini che hanno pagato le loro case. L'ASIA-USB ha scritto nei giorni scorsi al nuovo Assessore all’urbanistica per chiedere un incontro urgente e un intervento per fermare l’asta per le case di Castelverde e l’accelerazione delle procedure di revoca. La risposta è stata quella di oggi: nuove case vendute all’asta. Un danno nei confronti della collettività che l’Amministrazione pubblica sta di fatto coprendo impedendo il ripristino della legalità. Prendiamo atto che nella nostra città, nonostante le promesse fatte dalla Giunta capitolina, le numerose inchieste giornalistiche e televisive, l'inchiesta della magistratura, ancora la fanno da padrone gli interessi degli speculatori e delle banche. L'AS.I.A.-USB ha presentato nelle settimane scorse un altro esposto nei confronti del Sindaco di Roma e del Presidente della Regione Lazio per denunciare l’omissione della legge sull’edilizia agevolata, la mancanza dei controlli previsti e il danno erariale derivante da questa omissione. Per ASIA-USB Angelo Fascetti

CASA ROMA, PDZ LONGONI: NONOSTANTE LA NOTIFICA DELL'INDAGINE PER TRUFFA ROBERTA, MADRE DI DUE FIGLI MINORI, DOMANI RISCHIA ANCORA LO SFRATTO.

Roma -

Comunicato stampa AS.I.A/USB: FERMARE GLI SFRATTI E LA TRUFFA DEI PIANI DI ZONA. l'on. Roberta Lombardi SARA’ DI NUOVO PRESENTE al presidio in difesa di madre disoccupata Roma, 20 marzo 2017 Nonostante la notifica del procedimento di indagine in corso da parte della magistratura penale alla società costruttrice Sette Costruzioni S.p.A. (PdZ Longoni) per i reati di truffa, continua lo sfratto per Roberta Maggi e la sua famiglia. Domani 20 marzo a Roma, in via Fillia 27 (Piano di Zona Longoni), l'AS.I.A./USB sarà in presidio dalle ore 8.30 per impedire l’ennesimo sfratto di una madre di due minori, disoccupata. Al presidio sarà ancora presente l'onorevole Roberta Lombardi, che nel luglio 2015 aveva stabilito la sua residenza parlamentare presso l'abitazione della signora Maggi. Gli immobili dei Piani di Zona sono stati realizzati per essere assegnati a famiglie in emergenza abitativa, su terreno del Comune di Roma e con il contributo di finanziamenti pubblici (regionali, ministeriali o europei). Ma gli inquilini o gli acquirenti, nonostante le numerose opposizioni presentate dall'avvocato Vincenzo Perticaro, subiscono sfratti per morosità dopo aver pagato per anni dei canoni di locazione o prezzi di vendita molto più alti di quelli del libero mercato, talvolta per alloggi senza abitabilità, senza servizi e senza allaccio in fogna. L'AS.I.A./USB continua la battaglia per l’applicazione delle norme in materia di edilizia agevolata, che prevedono per le violazioni sanzioni e revoche delle concessione, e sarà ancora una volta a fianco di Roberta e di tutti gli abitanti dei Piani di Zona. L’approvazione della prima revoca per Tor Vergata è un importante passo avanti, ora è necessario proseguire su questa strada, accelerare le procedure di revoca avviata per Castelverde e rendere operativa la Commissione d’inchiesta che analizzi le violazioni commesse da società e coop. costruttrici per tutti i piani di zona.. L'AS.I.A/USB ribadisce che è incomprensibile il silenzio della Regione Lazio che non ha ancora mosso un dito nella direzione del ripristino della legalità e per bloccare gli sfratti. La gestione dell’emergenza casa e delle politiche dell’edilizia pubblica (come quella agevolata nei PdZ) è trattata come se non fosse materia regionale, come prevede invece il Titolo V della Costituzione, e viene quindi lasciato al solo intervento della magistratura. ASIA-USB

PIANI DI ZONA A ROMA, LA MAGISTRATURA CHIUDE ALTRI TRE FASCICOLI, 15 INDAGATI TRA DITTE, COOP E DIRIGENTI COMUNALI.

Roma -

ASSORDANTE IL SILENZIO DEL COMUNE E DELLA REGIONE LAZIO. Arrivano le prime notifiche di chiusure delle indagini ex art. 415 bis c.p.p. con le prime formali contestazioni dei reati, sia nei confronti dei costruttori che nei riguardi dei responsabili dell’ufficio urbanistica del Comune di Roma. Le denunce tutte presentate dall’avv. Vincenzo Perticaro nell’interesse degli inquilini da sempre assistititi dal punto di vista sindacale da Asia Usb. Un primo fascicolo vede indagato per truffa aggravata ai danni degli inquilini, truffa aggravata ai danni dello Stato il sig. Sette Claudio e la società Sette Costruzioni spa. Per il Comune di Roma sono indagati il dott. Andreangeli Marcello e Frontani Maurizio per il reato di omissioni di atto di ufficio. Un secondo fascicolo vede indagati Farina Riccardo e Bencini Giulio in concorso per il reato di truffa aggravata ai danni degli inquilini e truffa aggravata ai danni dello Stato. Per il Comune di Roma sono indagati Andreangeli Marcello, Francesca Bedoni Saveria, Frontani Maurizio e Mancini Luciano per il reato di omissioni di atto di ufficio. Mentre il Consorzio AIC è indagato per il reato di truffa aggravata ai danni degli inquilini e truffa aggravata ai danni dello Stato. Un terzo fascicolo vede indagati Arcidiacono Giovanni, Vallo Gabriele e Carrassi De Villar Emanuele in concorso per il reato di truffa aggravata ai danni degli inquilini e truffa aggravata ai danni dello Stato. Per il Comune di Roma sono indagati Andreangeli Marcello e Frontani Maurizio per il reato di omissioni di atto di ufficio. Le società Provera e Carrassi spa e Immobiliare Guido D’Arezzo risultano indagate per il reato di truffa aggravata ai danni degli inquilini e truffa aggravata ai danni dello Stato. ASIA-USB