Rinviato sfratto 74enne a Campobasso

Campobasso -

Di Sabato, nuovo assessore sblocchi 320 mila euro fondo morosità. Sfratto esecutivo rinviato a luglio per la 74enne Amalia D'Angona, dopo la mobilitazione di Asia, Usb, e Casa...

Reggio: Disagio abitativo. incontro Comune e Associazioni

Reggio Calabria -

Le famiglie in condizione di disagio abitativo o vincitori dell’ultimo bando per gli alloggi popolari dovranno attendere ancora. È quanto emerso stamattina durante l’incontro a Palazzo San Giorgio  tra le associazioni riunite nell’ Osservatorio sul disagio abitativo (ASIA-USB Reggio Calabria, Comitato Solidarietà Migranti, CSC Nuvola Rossa, CSOA Angelina Cartella, Società dei Territorialisti/e Onlus, Un Mondo Di Mondi), il movimento Reggio non tace, la Collettiva AutonoMia, le famiglie direttamente interessate al tema e il vicesindaco Armando Neri, il consigliere delegato all’edilizia pubblica Giovanni Minniti e il vicepresidente del Consiglio comunale Antonino Ruvolo. Da quanto riferito dal consigliere delegato  Giovanni Minniti,  le verifiche sugli assegnatari degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, avviate dagli informatici della Re.ca.si, sarebbero ancora nella fase di digitalizzazione dei dati. Sarebbero circa <>, ha spiegato il consigliere delegato ma non si è ancora arrivati alla fase degli incroci dei dati e quindi alle  verifiche sulla permanenza dei requisiti per poter procedere alle eventuali decadenze delle assegnazioni. Condivisibile l’analisi del consigliere Minniti secondo il quale il problema centrale per sbloccare e legalizzare il settore è quello delle verifiche sulla permanenza dei requisiti degli assegnatari e non prioritariamente quello delle occupazioni abusive, per le quali occorrerebbe avere un quadro della situazione chiaro.   Necessario secondo le associazioni   la necessità di  verificare i requisiti degli assegnatari  anche degli alloggi dell’Aterp che  rientrano nei complessivi  7800 alloggi. Anche sul regolamento dell’art. 31, relativo alle assegnazioni in deroga, si attende l’approvazione delle modifiche della legge regionale 32/1996 ancora non approdate in consiglio regionale. << Ció non toglie- ha precisato Ruvolo- che per i casi di estrema urgenza non si possa agire prima dell’approvazione del regolamento>>.  Altra eventualità da ipotizzare, qualora il Consiglio regionale non provvedesse in tempi certi alla modifica della legge, è quella di procedere all’approvazione del regolamento per poi eventualmente apportarne le necessarie modifiche.  Non ci sono ancora risposte sul numero degli alloggi confiscati destinati ad alloggi popolari e sulla proposta progettuale che il Comune dovrebbe redigere per implementare l’offerta di alloggi popolari  rispondendo  al  bando regionale social housing della Regione Calabria pubblicato sul Burc n. 70 parte terza del 24 luglio 2017. Mentre le famiglie attendono, molte in condizioni di estrema precarietà abitativa, vivendo in auto o in edifici a rischio, il vice sindaco Neri ha espresso la volontà di voler risolvere le questioni aperte legate al diritto all’abitare invitando gli interlocutori a concentrarsi sulla risoluzione dei problemi. Poche in verità le soluzioni in ballo a breve termine. Un nuovo incontro è stato già fissato per il prossimo 14 settembre, con l’obiettivo di comprendere lo stato di avanzamento delle azioni previste. Reggio Non Tace  – Avvocato Nicola Santostefano Collettiva AutonoMia Osservatorio sul disagio Abitativo composto da, COSMI, CSOA  A. Cartella, CSC Nuvola Rossa, ASIA-USB Reggio Calabria , Società dei Territorialisti e Un Mondo Di Mondi ASIA-USB Reggio Calabria – Giuseppe Marra Comitato Solidarietà Migranti CSC Nuvola Rossa CSOA  Angelina   Cartella Società dei Territorialisti/e Onlus Un Mondo Di Mondi  Cristina Delfino –  Giacomo Marino

L'EX GIUDICE IMPOSIMATO: SOLIDALI CON GLI SGOMBERATI DI VIA CURTATONE.

Roma -

Cari amici ,siamo solidali con le persone cacciate dal palazzo di via Curtatone e deploriamo chi ha ordinato di cacciarle senza alternative. Il Comune deve prima sfrattare i parassiti che vivono in appartamenti più o meno lussuosi senza pagare una lira. Lo Stato non può essere forte coi deboli e debole coi forti . Priorità assoluta sia data al diritto al lavoro alla casa e ai servizi sociali: sanità , scuola, trasporti, e formazione. Migliaia di uomini senza reddito o con redditi indegni , senza casa e senza lavoro, hanno fatto ricorso a forme di protesta per vedere riconosciute esigenze essenziali di vita. Per gli sfrattati, senza casa, disoccupati, precari, titolari di redditi di fame, studenti occorre solidarietà e rispetto. Questi soggetti devono rompere silenzio e indifferenza con azioni di massa . Nella speranza di vedere attuati i diritti che la Costituzione definisce inviolabili. Disperati che reclama inutilmente “l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà economica e sociale” . Per i promotori della lotta per la casa non v'è indulgenza. Ma tutela della legalità significa rispetto delle leggi penali ma prima ancora della legalità costituzionale e cioè rispetto dei diritti esistenziali garantiti dalla Costituzione. Riconoscendo che chi ha agito per la difesa della casa ha agito in buona fede non per delinquere ma per difendere la propria dignità di esseri umani. E proprio grazie alla lotta in difesa dei diritti umani é possibile ridurre le disuguaglianze. Come quello di bloccare migliaia di sfratti che ledono il diritto alla vita ed alla casa, grazie ad un urgente decreto che sospenda gli sfratti esecutivi salvando migliaia di famiglie dal lastrico e dalla umiliazione. E di ottenere l’impegno delle istituzioni locali a fornire ai senza casa case popolari. Recenti decisioni di giudici di merito, anticipando una riforma ineludibile verso un diritto dei diritti umani e delle libertà, hanno assolto occupanti abusivi di case sfitte facendo riconoscendo stato di necessità e legittima difesa economica. “Tale inquadramento- scrive il Tribunale di Roma, che ha assolto alcuni occupanti di edifici abbandonati, - risponde a diritti fondamentali stabiliti dalla Costituzione, in cui rientra il diritto alla salute ed il diritto alla casa compromessi in chi non riuscendo a procurarsi un reddito adeguato suo malgrado, non ha i mezzi minimi per pagare l’affitto”. “Necessitas non habet legem”. Si deve fare strada l’esigenza dello Stato, superi il diritto del privilegio e della oppressione, come avviene con chi non vuole rinunziare alle indennità . Occorre risolvere in positivo i problemi di lavoro e casa, che deve essere riconosciuta a tutti , evitando ingiustizie, avviando una politica della casa per diseredati e senza reddito. Solo in questo modo si raggiungerà una pace sociale giusta e duratura.

SGOMBERI E COSTITUZIONE: IL DIRITTO ALL'ABITAZIONE. INTERVENTO DEL COSTITUZIONALISTA PAOLO MADDALENA

Roma -

Articolo uscito su Il Fatto Quotidiano di oggi. Quanto accaduto per lo sgombero del palazzo in proprietà di una multinazionale in via Curtatone (Roma), occupato da numerose famiglie di migranti, impone alcune importanti considerazioni ai fini dell’adozione di provvedimenti che non siano in contrasto con la vigente Costituzione democratica e repubblicana. Innanzitutto è da ricordare che quest’ultima, a differenza dello Statuto albertino, che tutelava i poteri del proprietario privato, tutela innanzitutto e soprattutto la “dignità della persona umana”, e, quindi, “i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia come membro delle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità” (art. 2 Cost. che, si badi bene, parla di “uomo” e quindi non solo di “cittadino”). Ciò posto, va considerato in punto di fatto che la multinazionale in questione, dei poteri riconosciuti dal codice civile al proprietario privato, il potere di “godere” e il potere di “disporre”, ha interesse a far valere quest’ultimo, considerato che essa, per un verso è una persona giuridica (una società commerciale) e non una persona umana capace di “godere”, e per altro verso l’attività che essa svolge è per l’appunto un’attività di compravendita o di locazione, un’attività cioè di “disposizione” della cosa. Dunque, se si tratta di “disporre” di un bene, ci troviamo nel campo della “iniziativa economica privata”, di cui parla l’art. 41 della Costituzione, secondo il quale: “l’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”. A questo punto è da porre in rilievo che il citato art. 2 Cost. oltre a “riconoscere e garantire” i “diritti inviolabili dell’uomo” (tra i quali c’è il diritto all’abitazione: vedi art. 47 Cost., letto secondo l’interpretazione da tempo data dalla giurisprudenza costituzionale), impone anche “doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”, per cui, nel caso in esame, l’Autorità competente si trova a dover stabilire se far prevalere l’interesse economico della multinazionale che vuole sempre maggiori guadagni, oppure la “dignità di persone” economicamente debolissime, senza la minima possibilità di procurarsi un alloggio e in uno stato di necessità, assolutamente inconfutabile. La risposta, ovviamente, è insita nella stessa proposizione del problema. Ne consegue che, a termine della vigente Costituzione repubblicana, non è giuridicamente possibile gettare intere famiglie sulla strada, per tutelare un presunto diritto di una multinazionale a compiere attività puramente lucrative. Bene farà il Ministro Minniti, se nelle linee guida da inviare ai Prefetti, vorrà disporre che lo sgombero di case occupate può avvenire solo a seguito della ritrovata possibilità di offrire allo sgomberato altra idonea sistemazione. Insomma, occorre essere chiari nell’affermare che le Autorità (la parola viene dal latino “augere”, che significa “far crescere”, a differenza della parola “potestas”, che significa “potere” e, dunque, sacrificare) devono “attuare la vigente Costituzione”, riaffermata e convalidata dal voto referendario del 4 dicembre ultimo scorso, e non lo Statuto albertino, in base al quale fu scritto il nostro codice civile. Paolo Maddalena * Giurista e magistrato ex Presidente della Corte costituzionale

TORINO: LA GIUNTA APPENDINO SGOMBERA IL CENTRO POPOLARE MICCICHE'

Torino -

ASIA-USB TORINO: lo sgombero del Centro Popolare Tonino Micciché e un fatto grave. La polizia è intervenuta su richiesta della giunta comunale, nonostante per oggi era previsto un incontro in comune. Ancora una volta si dimostra come sono trattate le periferie: lo stabile comunale viene così riconsegnato alla polvere e al degrado, piuttosto che renderlo uno spazio destinato alla collettività, in un quartiere abbandonato a se stesso, tra disoccupazione, sfratti e inquinamento. Oggi è una bella dimostrazione delle politiche di cambiamento di questo comune.. www.nuovasocieta.it/cronaca/ecco-il-primo-sgombero-targato-appendino-il-centro-popolare-micciche/ Ecco il primo sgombero targato Appendino: il Centro Popolare Micciché di A.D. Mentre si discute in queste settimane come legalizzare, con l’appoggio della Giunta, gli occupanti-artisti della Cavallerizza Reale, arriva il primo sgombero targato Chiara Appendino Non si tratta di un centro sociale, ma di uno sportello casa e lavoro, il “Centro Popolare Tonino Micciché”, per le famiglie senza un tetto o con la minaccia di sfratto. Domenica scorsa all’alba era stato occupato in periferia, a Pietra Alta, quartiere Barriera di Milano, in via Cavagnolo 9, un vecchio circolo abbandonato da tempo. Una struttura che non aveva trovato un futuro dopo che il bando per la nuova assegnazione era andato deserto: troppo costosi i lavori di ristrutturazione. Così gli attivisti del sindacato autonomo Asia-Usb in prima fila sulle problematiche abitative e lavorative, hanno “liberato lo spazio” per far nascere il Centro Popolare che prendeva il nome da Tonino Micciché, “il sindaco della Falchera”, il militante di Lotta Continua, tra i più attivi nei comitati casa, ucciso nel 1974 da una guardia giurata. Ma mentre nel Centro Popolare iniziavano i lavoro di ristrutturazione dei locali, dall’ufficio comunale competente, quello sul Patrimonio, è partita immediata la denuncia. La questura così ha proceduto allo sgomberato lampo di via Cavagnolo 9. Tre gli uomini identificati all’interno. «Lo sgombero è avvenuto su richiesta della giunta comunale nonostante oggi avessimo un incontro in comune – spiegano da Usb – Ancora una volta si dimostra come si preferisca riconsegnare alla polvere e al degrado uno stabile comunale, piuttosto che renderlo uno spazio destinato alla collettività in un quartiere abbandonato a se stesso tra disoccupazione sfratti e inquinamento. Oggi è una bella dimostrazione delle politiche di cambiamento di questo comune».

Bolognina, rinviato uno sfratto. Iniziativa di Asia-Usb e ass.ne Pugno stopsfratti in via Gandusio.

Bologna -

Bolognina, rinviato uno sfratto Ne dà notizia Asia-Usb, mentre Pugno chiuso lancia l’allarme da via Gandusio: “Giovedì 23 febbraio vorrebbero sbattere in strada una decina di famiglie con il contratto scaduto”, picchetto dalle 6. “Rinviato di tre mesi lo sfratto da una casa popolare della Bolognina”. Ne dà notizia Asia-Usb, in un post su Facebook. Continua il sindacato: “Dawit potrà rimanere in casa fino al 16 maggio. Di fronte all’arroganza di Acer che mura e tiene sfitte le proprie abitazioni gli inquilini resistono e chiedono una sanatoria per tutti gli inquilini sotto sfratto e senza titolo presenti nei complessi Acer. No agli sfratti dalle case popolari! La lotta per la casa sarà sempre al fianco di chi lotta per la difesa degli spazi sociali e di aggregazione dall’ Università fino ai quartieri! La repressione non ci ferma: Sara e Orlando liberi! Quartieri popolari, Xm 24 e 36 in lotta per il diritto alla città! Basta sfratti, sgomberi e repressione!”. Domani, invece, l’allarme scatterà in via Gandusio. “Giovedì 23 febbraio vorrebbero sbattere in strada una decina di famiglie con il contratto scaduto”, scrive sul social network l’associazione Pugno Chiuso, dando appuntamento per il picchetto antisfratto dalle sei dei mattino in via Antonio Gandusio 8. Si legge inoltre:”Loro vogliono i nostri soldi, noi vogliamo la casa. Voi con chi state? Dagli inquilini delle case popolari di via Gandusio si è alzata una voce forte e determinata contro le criminali politiche abitative delle istituzioni. Gli effetti sono sotto gli occhi di tutti:contratti a tempo, turnover delle assegnazioni, appalti alle associazioni finto-sociali e coop amiche per ricattare le famiglie. Sfitto pubblico occultato e svenduto (4000 alloggi popolari sfitti solo a Bologna), 27 milioni, solo per Gandusio, in parte già intascati dalle amministrazioni per il piano Rigenera che dovrebbe riqualificare i palazzi e intanto sfratta tutti gli inquilini.In un momento in cui la crisi esplode in tutte le città d’Italia, a Bologna i palazzi di via Gandusio resistono e rilanciano: basta sfratti, aumenti e contratti a tempo”.

Milano. Iniziativa all’Aler: Stop alla vendita delle case popolari!

Milano -

Comitato Abitanti San Siro – Asia Milano Questa mattina abbiamo voluto denunciare ancora una volta la gestione criminale e corrotta del patrimonio pubblico da parte di Aler. Negli ultimi due anni sono state vendute 1500 case popolari, e il piano di Aler prevede di venderne 10mila entro il 2019. Mentre crescono gli sfratti e i senza tetto, loro pensano a vendere le case di cui ci sarebbe bisogno, per pagare un debito creato da anni di malagestione e corruzione. Abbiamo voluto contrapporre le loro facce e i loro malaffari con le nostre storie, figlie di questa città, dei suoi quartieri popolari, della crisi che colpisce tutti noi a partire da chi si trova giovane senza futuro, fino ad arrivare a chi ha lavorato una vita per non riuscire a pagare l’ennesimo aumento dell’affitto. LEGGI IL VOLANTINO DELL’INIZIATIVA Nuovo presidente, stesso sistema corrotto Parliamo di ALER. Dell’azienda che dovrebbe gestire l’edilizia popolare nella città di Milano, nella regione Lombardia.Di quella azienda che ha visto nella sua storia personaggi invischiati in mille malaffari, indagati per corruzione, turbativa d’asta, appalti truccati, legami con ‘ndrangheta. Ed è proprio notizia di ieri che l’ex assessore alla casa Domenico Zambetti è stato condannato a 13 anni e mezzo con l’accusa di aver comprato quattromila voti alla `ndrangheta per le regionali del 2010. Tutto ciò non ci stupisce: da anni denunciamo questa sistema corrotto che punta il dito per coprire le proprie responsabilità su chi soffre realmente l’emergenza abitativa, pronto a condannare chi non ha un redditto sufficiente, chi occupa per necessità e autorecupera un alloggio popolare. Aler è responsabile di un buco di bilancio di circa 400milioni di euro, i suoi vertici sono stati indagati ripetutamente per turbativa d’asta e favoreggiamenti, dimostrando ancora una volta che la priorità di questa azienda è il profitto e non la necessità di tutelare le popolazioni piu fragili fino ad arrivare a ipotecare 4000 alloggi popolari per coprire le speculazioni immobiliari di pochi soliti noti. Negli ultimi anni ben 1500 alloggi sono stati venduti: un’ assurdità vendere ciò che è stato costruiro con i soldi dei cittadini, uno schiaffo alle famiglie in difficoltà se si considera l’emergenza abitativa: 23 000 mila famiglie in graduatoria, un fabbisogno di case popolari sempre in aumento, migliaiia di provvedimenti di sfratto ogni anno, e una crisi che colpisce sempore piu persone Le nostre storie parlano di precarietà abitativa e lavorativa, del fatto che alcuni di noi hanno un contratto, altri non hanno una casa, altri ancora aspettano da anni che venga applicata la commissione prevista dall’art 34 comma 8, per regolarizzare chi ha occupato per necessità. Altri hanno la casa pignorata, hanno subito uno sfratto e ora il loro nucleo vive diviso in cimunità sovraffolate. Le nostre storie sono figlie di questa città, dei suoi quartieri popolari, della crisi che colpisce tutti noi a partire da chi si trova giovane e senza fiuturo finio ad arrivare a chi ha lavorato una vita per non riuscire a pagare l’ ennesimo aumento dell’affitto e della bolleta. Le soluzioni ci sono: * Blocco di sfratti e sgomberi * Stop alla vendita delle case popolari * Assegnazione di tutte le case vuote * Sanatoria per tutti gli occupanti per necessità BASTA CASE SENZA PERSONE BASTA PERSONE SENZA CASE. Comitato Abitanti San Siro – Asia Milano vedi video: youmedia.fanpage.it/video/aa/WJyMAuSwhmwdtu4K

“La casa è un diritto”, il MOP occupa la sede del Consiglio comunale

Napoli -

“OCCUPATA LA SEDE DEL CONSIGLIO COMUNALE A VIA VERDI: L’EMERGENZA ABITATIVA NON PUÒ PIÙ ASPETTARE!”, così il Movimento per il diritto all’abitare “Magnammece ‘O Pesone” ha annunciato, già alle 8.30, di aver occupato l’aula consiliare in via Verdi, pronta ad ospitare una seduta del Consiglio cittadino. Il MOP ha dichiarato che dietro l’occupazione c’è la protesta “per le persone in emergenza (tra cui nuclei familiari sgomberati dall’ex scuola Belvedere) che aspettano da quasi due anni (!) di poter accedere alle abitazioni di via Settembrini che sono già state loro riconosciute dal Comune di Napoli per diritto nel quadro delle misure per l’albergaggio sociale, tra ritardo ingiustificabili dei lavori di adeguamento e incomprensibili ostacoli burocratici”. Sono circa 20 le famiglie sgomberate ormai un anno fa dall’ex scuola media “Andrea Belvedere” al Vomero. La Giunta Comunale aveva deciso, dopo aver certificato l‘assenza di cause ostative all’utilizzo dell’immobile ex Convento Gesù alle Monache di via Settembrini, di destinare loro le abitazioni “ricavate” da quest’ultimo. “Oltre a questo – si legge ancora nel comunicato del Movimento – continua la lotta contro sfratti per morosità incolpevole, per lo stanziamento delle risorse per le politiche abitative e lo sblocco delle altre vertenze aperte“, nel pieno adempimento delle prerogative sulla base delle quali “Magnammece ‘O Pesone” nacque nel 2013: dare risposta collettiva all’emergenza casa e all’espropriazione dei diritti dell’individuo. La seduta consiliare prevista per le 10 si è svolta ugualmente, iniziando con 40 minuti di ritardo. Sei le delibere all’ordine del giorno, discusse anche “in diretta” Facebook e Youtube. In apertura nessun accenno a quanto accaduto in mattinata, mentre largo spazio è stato concesso a commemorazioni, tra cui quella per l’ex lavoratore LSU, morto ieri dopo aver tentato di inseguire il pirata della strada che aveva investito due colleghi durante un presidio pacifico, in via Ponte della Maddalena. Desire Rosaria Nacarlo

Roma, movimenti per la casa occupano un immobile all'Ostiense

Roma -

Situazione tesa all'Ostiense dove i movimenti per il diritto all’abitare, sabato pomeriggio, hanno occupato un palazzo di proprietà dell’Inarcassa, l’Istituto previdenziale degli architetti e degli ingegneri, in via Silvio d’Amico 53. Circa 300 persone oppongono resistenza passiva al tentativo di sgombero da parte delle forze dell’ordine, che presidiano l’immobile, dismesso da anni, con una decina di blindati.  Nel frattempo gli agenti e funzionari della Digos hanno raggiunto il tetto dove alcune persone sono salite durante l'occupazione. E in serata è arrivato anche l'assessore capitolino all'Urbanistica, Paolo Berdini che, dopo aver incontrato gli occupanti ha promesso l'apertura del tavolo con l'assessore regionale Fabio Refrigeri. Ma i movimento avvertono: "Vogliamo una conunicazione ufficiale". Il blitz è stato messo a segno dopo lo sgombero delle 70 famiglie che avevano trovato riparo in un immobile di proprietà dei Padri Monfortani in via Prenestina e "alle quali il Campidoglio non ha fornito nessun tipo di supporto", spiegano i movimenti. Gli attivisti non sono intenzionati a lasciare l’immobile fin quando non riceveranno "una risposta convincente dagli amministratori" circa la convocazione del tavolo per l’attuazione della delibera regionale sull’emergenza abitativa (ha stanziato 200 milioni di euro), che era già stato convocato e poi procrastinato più volte nelle scorse settimane. "L’iniziativa di sabato non è solo un modo per denunciare l’abbandono del patrimonio pubblico e privato che sarebbe utilizzabile per far fronte all’emergenza abitativa", spiegano i movimento. Si contesta anche la delibera sul bonus casa licenziata dalla giunta giovedì scorso, "che non risolve la situazione degli ospiti  nei Caat – dicono – e rischia di far finire in strada chi non ha i requisiti richiesti. Quali soluzioni individua il Comune per le 15mila famiglie che attendono da anni un alloggio popolare?", si chiedono.

Piano di zona Tor Vergata, scendono in campo i 5 stelle: la revoca di Berdini rischia d'essere tardiv

Roma -

Piano di Zona Tor Vergata, scendono in campo i 5 stelle. Ma la revoca di Berdini rischia d'essere tardiva „Sventato lo sgombero delle otto famiglie di via Gallian. Lozzi (M5s): "Con l'avvio della revoca delle concessione, il rischio non è scongiurato. Ma faremo il possibile per evitarlo". A metà marzo il prossimo intervento dell'ufficiale giudiziarioPiano di Zona Tor Vergata, scendono in campo i 5 stelle. Ma la revoca di Berdini rischia d'essere tardiva „ Niente sgombero. Le otto famiglie del piano di zona di Tor Vergata che dal 2000 hanno avviato un contenzioso con la cooperativa costruttrice, restano nelle loro case. Il picchetto messo in campo lunedì 23 ha sortito il suo effetto.  Per ora. Perchè anche se il Comune venerdì 20 ha avviato il procedimento di revoca delle concessioni, il 14 marzo ci sarà da far fronte ad un altro accesso dell'ufficiale giudiziario. LA PRESENZA ISTITUZIONALE - “Oggi, per la prima volta in tanti anni,  abbiamo visto le istituzioni capitoline schierarsi a viso aperto con le nostre famiglie –  ha sottolineatoAlessandro Egizi, uno dei residenti colpito dalla richiesta di sfratto –  oltre alla parlamentare Roberta Lombardi che da tempo è al nostro fianco, hanno infatti partecipato il Presidente dell’Assemblea Capitolina Marcello De Vito, ed i consiglieri pentastellati Calabrese, Ficcardi, Sturni, Coia e Mariani – elenca il cittadino – C’era anche la Presidente Monica Lozzi che su questa vicenda è davvero schierata in prima linea ”. Ma in via Gallian non c’erano ovviamente soltanto i rappresentanti istituzionali del M5s. Al picchetto non hanno fatto mancare la propria presenza anche Angelo Fascetti di Asia Usb e l’Avvocato Perticaro, che segue la pratica di alcune famiglie. REVOCA E PREZZI MASSIMI DI CESSIONE - “Oggi è andata bene, in quanto il commissariato di zona non ha potuto soddisfare la richiesta della forza pubblica avanzata dall’ufficiale giudiziario - ha ricordato Egizi -tuttavia nonostante venerdì scorso sia stato avviato il procedimento di revoca delle concessioni,il problema non è stato superato”. I piani di zona, sono stati infatti realizzati, come stabilito con la legge 167,del 1962 su terreni comunali dati in concessione ai privati. A condizione di realizzarvi immobili da destinare all’edilizia economica e popolare. Quindi, con prezzi calmierati rispetto al mercato. Si parla cioè di “prezzi massimi di cessione” che le 8 famiglie già hanno versato alla cooperativa, per riscattare i propri appartamenti. Si sono però rifiutate di corrispondere un costo ulteriore. “Gli importi versati variano in funzione delle metrature, ma io nel 2000 ho pagato 205 milioni di vecchie lire – ha spiegato Egizi – oltre a quella cifra, ci era stato chiesto di versarne altri 20 o 30, ma ci siamo sempre rifiutati. Ed oggi sono diventati 150mila”. Senza il pagamento di questo "conguaglio", le 8 famiglie sono diventate morose e, come tali, hanno perso lo status di soci della cooperativa. La conseguenza è stata la richiesta del loro sfratto. TEMPI STRETTI - Preso atto di questa condizione, per la prima volta da quando la vertenza di queste famiglie è iniziata, il Comune ha preso posizione. Ed a seguito di un vivace incontro tra le parti, ha deciso di avviare il procedimento di revoca della concessione.  La partita però non è conclusa. Come ha chiarito la parlamentare   Roberta Lombardi, in un video pubblicato sulla sua pagina istituzionale, ci sono dei tempi da rispettare. “Le controparti interessate , ovvero i costruttori, hanno 10 giorni di tempo  a partire dal 20 gennaio per presentare le loro memorie e dimostrare così di aver rispettato  i termini previsti nella convenzione con il Comune. Poi ci sono altri 60 giorni per arrivare a conclusione”. Il prossimo appuntamento con l’ufficiale giudiziario è però stato fissato per il 14 marzo, quindi prima della conclusione dell’iter che potrebbe portare alla revoca. “Se la prossima volta l’ufficiale giudiziario chiede l’ausilio della forza pubblica al Commissariato, allora si rischia davvero lo sgombero”riconosce l’inquilino di via Gallian. Il destino delle 8 famiglie è quindi appeso al filo. “Siamo riusciti a  far avviare il procedimento di revoca e ci sono delle tempistiche da rispettare  – riconosce la Presidente del Municipio VII Monica Lozzi -  Il pericolo non è quindi del tutto scongiurato – ammette – ma noi stiamo lavorando e faremo di tutto perché lo sfratto non vada in porto”. “ Potrebbe interessarti: tuscolano.romatoday.it/altre/sfratti-piano-di-zona-tor-vergata-.html Seguici su Facebook: www.facebook.com/pages/RomaToday/41916963809 “ Potrebbe interessarti: tuscolano.romatoday.it/altre/sfratti-piano-di-zona-tor-vergata-.html Seguici su Facebook: www.facebook.com/pages/RomaToday/41916963809 Piano di Zona Tor Vergata, scendono in campo i 5 stelle. Ma la revoca di Berdini rischia d'essere tardiva „“ Potrebbe interessarti: tuscolano.romatoday.it/altre/sfratti-piano-di-zona-tor-vergata-.html Seguici su Facebook: www.facebook.com/pages/RomaToday/41916963809

ROMA. SENZA UNA POLITICA PER L’ABITARE RIMANE SOLO L’USO DELLA FORZA PUBBLICA

Roma -

Scontri Tiburtina: tensioni durante picchetto antisfratto di san basilio „ COMUNICATO STAMPA  Sventato ennesimo sfratto a San Basilio Sindaca Raggi: basta guerra tra poveri Stamattina era previsto un nuovo sfratto a San Basilio ai danni della signora Eleana, gravemente malata di tumore, che vive abusivamente da 5 anni in una casa popolare a San Basilio. Ripristino della legalità, tuonano dagli uffici del patrimonio. No, guerra tra poveri, rispondono gli abitanti di San Basilio considerando che la signora aveva dieci punti, cioè il massimo, nella vecchia graduatoria per accedere ad una casa popolare. Occorre assegnare gli appartamenti vuoti innanzitutto e poi procedere rapidamente ad allargare il patrimonio di case popolari, oggi enormemente insufficiente. Gli abitanti di San Basilio, organizzati con l'ASIA/Usb, dopo aver partecipata ad un picchetto antisfratto sotto casa della signora hanno dato vita ad una manifestazione spontanea che è arrivata fino a via Tiburtina. Quando si è saputo che era in corso lo sgombero della struttura occupata dei Monfortani sulla Prenestina è scattata immediatamente la solidarietà e si è concretizzato un blocco stradale. L'intervento della celere che ha addirittura chiesto il soccorso di un idrante ha fatto salire la tensione e la rabbia: non solo ci togliete casa, adesso ci menate pure. Alla fine la polizia, dopo le cariche anche verso donne e anziani, ha fermato un giovane del quartiere. La questione abitativa chiede da tempo una soluzione e l'amministrazione Raggi ha il dovere di intervenire per garantire un diritto, quello all'alloggio, che viene negato a migliaia di famiglie. Piuttosto che sfratti e sgomberi occorre che l'amministrazione metta in atto il Piano regionale sulla casa, i cui fondi ancora non vengono utilizzati. E soprattutto fermi immediatamente l'azione contro la povera gente a cominciare da lunedì prossimo, 23 gennaio, quando sono annunciati altri 8 sfratti a Tor Vergata, dentro quella vergogna ormai conosciuta dei Piani di Zona. Proprio sui Piani di Zona l'impegno tante volte assunto e ancora disatteso a revocare le concessioni alle ditte truffatrici resta l'unico strumento nelle mani della giunta capitolina per impedire queste ripetute ingiustizie. Ora c'è addirittura il rischio che l'intervento possa avvenire troppo tardi. Per questo è molto importante essere in tanti a difendere queste famiglie lunedì mattina, a partire dalle ore 7.00, a via Marcello Gallian 20 a Tor Vergata. Roma 20 gennaio 2017 Scontri Tiburtina: tensioni durante picchetto antisfratto di san basilio „ Picchetto antisfratto a San Basilio, idranti contro i manifestanti: caos sulla Tiburtina Le tensioni durante la protesta per "difendere dallo sfratto una donna malata di tumore". Ferito un dirigente della Polizia di Stato “ contri Tiburtina: tensioni durante picchetto antisfratto di san basilio „ Tensioni sulla via Tiburtina tra manifestanti e forze dell'ordine. Il blocco sulla strada statale nella zona di San Basilio, dove questa mattina è partito un 'picchetto antisfratto' da via Carlo Tranfo. Una volta raggiunto l'incrocio con la via consolare i manifestanti hanno trovato un grande dispiegamento di forze dell'ordine. Qui, secondo quanto riferisce Asia-Usb e si legge sulla diretta twitter di Dinamo Press, si sono verificate delle "cariche" con l'utilizzo di "idranti". Dei momenti di tensione che, secondo quanto riferiscono dalla Questura di Roma, hanno portato al "ferimento di un dirigente del servizio",  "colpito al volto da un cittadino straniero", con successivo  "ricorso alle cure mediche". PICCHETTO ANTISFRATTO - Il picchetto antisfratto era stato annunciato dalla Carovana delle Periferie per "difendere" una "donna malata di tumore". "L’obiettivo è impedire lo sfratto di Eliana, una donna malata di cancro che ha la sola colpa di essere povera e di aver occupato un appartamento del comune. Di fronte alla latitanza del Comune nel mettere in campo soluzioni sull'emergenza abitativa, gli apparati e i funzionari comunali vanno avanti nella loro guerra contro i poveri. Ma non hanno fatto i conti con la resistenza popolare". SFRATTO AL TIBURTINO III - "Infatti a Tiburtino III - si legge ancora sull'annuncio del picchetto antisfratto - dopo lo sgombero ingiusto di Giulia e di sua figlia ordinato dal Comune di Roma e dopo che le istituzioni (Comune, Regione,) le avevano lasciate senza casa, nel freddo di questi giorni senza nessun aiuto e nessuna risposta, gli abitanti di Tiburtino 3, l’Asia-Usb e la Carovana delle Periferie hanno restituito casa a Giulia e sua figlia. Dimostrando che la solidarietà è un' arma potente che gli abitanti delle periferie e delle case popolari sanno usare". LA NOTA DELLA QUESTURA - Tensioni confermate anche dalla Questura di Roma che in nota stampa scrive: "Un gruppo di circa cento persone, collegate ai “movimenti per l’abitare”, ha effettuato un blocco stradale immediatamente rimosso dall’intervento delle forze dell’ordine. Nell’occasione il dirigente del servizio è stato colpito al volto da un cittadino straniero ed è ricorso alle cure mediche. Le immagini sono al vaglio degli investigatori per l’identificazione dei responsabili". SGOMBERO A COLLE MONFORTANI - Una gioranta di passione, quella dei "movimenti romani", cominciato questa mattina presto con lo sgombero del palazzo della Curia occupato l'8 dicembre del 2015 sulla via Prenestina, nel territorio di Colle Monfortani, periferia est della Capitale. Anche in questo caso si sono registrate tensioni tra maniestanti e forze dell'ordine. Proprio in relazione allo sgombero di Colle Prenestino il picchetto antisfratto di questa mattina a San Basilio ha assunto anche il significato di "corteo in solidarietà con l'occupazione di colli monfortani". “

Monte Stallonara, sequestrato "per truffa" il piano di zona. Indagati anche due funzionari del Comune.

Roma -

Monte Stallonara, sequestrato "per truffa" il piano di zona. Indagati anche due funzionari del Comune „Un dirigente e un funzionario del dipartimento Attuazione Urbanistica sono indagati per abuso d'ufficio. Indagati per truffa, invece, sei componenti dei consigli di amministrazione di quattro cooperative.Monte Stallonara, sequestrato "per truffa" il piano di zona. Indagati anche due funzionari del Comune „ Prezzi gonfiati per gli inquilini e fondi pubblici 'scomparsi' dal conteggio per il canone finale. Sigilli questa mattina in via Decimomannu, per tre edifici nel piano di zona di Monte Stallonara, all'estrema periferia ovest della Capitale, tristemente famoso per le cronache romane per l'immagine delle sue strade sterrate mai asfaltate e per gli allagamenti degli ultimi mesi. L'operazione di Polizia Giudiziaria portata avanti questa mattina dalla Polizia di Roma Capitale, a cui ha collaborato anche la Guardia di Finanza, ha portato anche a sequestri preventivi di conti correnti bancari, quote azionarie e numerose proprietà immobiliari nel Lazio e in Toscana. Dopo i fatti di questa mattina, a cui si aggiungono i sequestri dello scorso 11 gennaio a Castelverde, la bolla dei piani di zona della Capitale si sta gonfiando sempre di più sul tavolo dell'amministrazione di Virginia Raggi e del suo assessore all'Urbanistica Paolo Berdini che commenta: "Ora faremo chiarezza su quanto accaduto e prenderemo seri provvedimenti". I SEQUESTRI - L'operazione è stata portata avanti interamente dalla Polizia Locale, nucleo Polizia Giudiziaria presso la Procura di Roma diretto dalla Dott.ssa Rosa Mileto e con personale proveniente da vari Gruppi territoriali, tutti coordinati dal Vicecomandante dottor Lorenzo Botta. Al suo completamento ha collaborato anche la Guardia di Finanza, competente per i controlli sui conti correnti bancari. I sequestri preventivi, eseguiti su disposizione del Gip Costantino De Robbio, sono scattati per 37 conti correnti, 17 quote azionarie e 53 proprietà immobiliari nel Lazio e in Toscana appartenenti a 6 persone, 4 uomini e 2 donne di nazionalità italiana, componenti dei Consigli di Amministrazione di quattro cooperative romane e diverse società, tutti indagati per truffa nei confronti della Regione Lazio, del Comune di Roma e di circa 76 persone con il concorso di un dirigente e di un funzionario di Roma Capitale, indagati per abuso d'ufficio. "Con il solo scopo preventivo di tutelare le vittime delle truffe" si legge nel comunicato stampa diffuso questa mattina dalla sezione della Polizia Giudiziaria della Polizia Locale, sono stati apposti i sigilli anche a tre edifici realizzati dalle cooperative nel Piano di Zona. In totale, 76 appartamenti per la gestione dei quali è stato nominato un Amministratore Giudiziario. Gli inquilini, quindi, potranno restare nei loro appartamenti.  LE INDAGINI -  Le indagini, particolarmente complesse, sono state coordinate dal Sostituto procuratore Della Repubblica Alberto Galanti hanno portato a scoprire una truffa perpetrata ai danni della Regione, del Comune di Roma e di circa 76 soci di 3 cooperative edilizie del piano di zona inerenti il progetto '20 mila alloggi in locazione'. LE DENUNCE - Le indagini sono state avviate in seguito a una serie di esposti e denunce. Figurano l'esposto avanzato dal consigliere regionale di Fratelli d'Italia Fabrizio Santori relativo alle mancate opere di urbanizzazione e quello dalla deputata del Movimento cinque stelle Roberta Lombardi relativo però alle responsabilità del mancato controllo da parte dei funzionari comunali. A chiedere l'intervento della Procura, anche una trentina di inquilini che avanzarono una denuncia con l'aiuto dell'avvocato Vincenzo Perticaro, che da anni segue le vicende dei piani di zona della Capitale. Altra denuncia era partita dal sindacato Asia Usb, anch'esso concentrato da tempo sulle irregolarità emerse in merito all'edilizia convenzionata romana.  LA TRUFFA - Si legge nella nota della Polizia Locale: "I Consigli di Amministrazione delle tre cooperative, formati sempre dagli stessi indagati, beneficiavano di finanziamenti e concessioni di enti pubblici, vincolati alla costruzione di appartamenti da dare in locazione a  condizioni di favore per soggetti meno abbienti, con l’obbligo, però, di non alienarli singolarmente. Al fine di raggirare la normativa i titolari delle società cooperative hanno alienato gli interi corpi di fabbrica ad una quarta società cooperativa, formata in buona parte sempre dagli stessi indagati, consentendo a quest’ultima di procedere alla vendita dei singoli appartamenti, con un vantaggio economico di gran lunga superiore rispetto a quello che avrebbero realizzati con le locazioni “calmierate”. 'PREZZO RADDOPPIATO' - Come spiega la Polizia locale in una nota, "i consigli di amministrazione delle tre cooperative, formati sempre dagli stessi indagati, assegnatarie di circa 3.509.061 euro dalla regione per la locazione degli alloggi costruiti e del terreno comunale creavano una quarta cooperativa, nella quale facevano confluire contemporaneamente tutti i soci delle altre tre cooperative al fine di poter giustificare il prezzo di cessione, cioè la vendita degli appartamenti ai soci costruttori ad un prezzo raddoppiato (pari a 13.624.940 euro) invece di fargli pagare il solo costo totale di nuova edificazione (7.896.424, 69 euro) che gli indagati avevano dichiarato alla Regione al fine di poter fruire del finanziamento pubblico e di assegnare poi gli alloggi in locazione o ai soci, se aventi diritto, o a terzi". FINANZIAMENTI 'SCOMPARSI' - In sintesi, il finanziamento di circa tre milioni e mezzo indirizzato alle cooperative "doveva essere utilizzato per abbassare i costi totali della nuova edificazione" che ammontano a quasi 7 milioni e 900 mila euro. Con una semplice sottrazione, le costruzioni sarebbero dovute costare, ricostruiscono gli inquirenti, circa 4 milioni e 300 mila euro. E' il senso del meccanismo che sta alla base dell'edilizia convenzionata: Regione e Comune forniscono finanziamenti e terreni in modo che gli appartamenti possano essere venduti o affittati a prezzi inferiori a quelli di mercato, in base a convenzioni stipulate con il Comune. Il finanziamento però, continua la nota, "non è stato detratto ai soci, i quali si sono ritrovati a dover versare, oltre a ingenti somme in contanti (la cui esatta cifra non è stata ancora quantificata anche se la stima presunta si aggira attorno ai 2 milioni di euro, ndr) anche un ulteriore mutuo da 9.750.000 euro alle banche, superiore al costo totale di nuova edificazione dichiarato dalla Regione".  DIRIGENTE E FUNZIONARIO 'IN CONCORSO' - Secondo gli inquirenti "tutto questo si è potuto realizzare in concorso con la responsabilità del dirigente e del funzionario del Comune di Roma della UO Edilizia sociale del Dipartimento Programmazione Attuazione Urbanistica, che abusando del loro potere, in violazione dell'art.11 del Disciplinare della Convenzione, facevano 'passare', dandone il via libera, i prezzi di cessione accontentandosi della semplice dichiarazione dei Consigli di Amministrazione, mentre era necessario che i prezzi di cessione fossero approvati e deliberati dai soci delle cooperative". I soldi, spiegano infine, "venivano poi fatti girare e sparire dalle casse delle cooperative, con la motivazione di ulteriori prestazioni di servizi, all'interno di società e consorzi sempre intestati agli stessi indagati in una sorta di scatola cinese".  "FARE CHIAREZZA"  - "In corso sequestro preventivo disposto dalla Procura di Roma nel Piano di Zona Monte Stallonara in via Decimomammu a seguito delle denunce mie e degli inquilini attraverso Asia USB e l'avvocato Vincenzo Perticaro" scrive su Facebook la deputata del Movimento cinque stelle in una nota. "Adesso la Regione Lazio e il Comune di Roma devono intervenire a fare chiarezza sull'intera questione dei Piani di Zona" conclude la deputata. "Tutto questo accade perché c'è un'evidente inerzia del Comune di Roma e della Regione sulla vicenda dei piani di zona" denuncia l'avvocato Vincenzo Perticaro. "Se avessero vigilato, la magistratura non avrebbe avuto bisogno di intervenire con un sequestro. Chi doveva vigilare non ha vigilato". Anche il sindacato Asia Usb punta il dito contro le istituzioni: "Sia il Comune sia la Regione continuano nel loro silenzio assenso coprendo, di fatto, questa grande truffa ai danni della città". BERDINI: 'NON SUCCEDERA' PIU''- "Stiamo riportando la legalità dove finora è mancata. Non vogliamo esistano più zone d’ombra dove corruzione e malaffare trovano terreno fertile per diffondersi. Grazie ad un esposto presentato dal Movimento 5 Stelle e al prezioso lavoro della magistratura, della Polizia Locale e della Guardia di Finanza si fa luce sulla vicenda controversa del progetto del piano di zona B50 Monte Stallonara" continua l'assessore. "In pratica i dipendenti comunali, abusando del loro potere, davano il via libera ai prezzi di concessione accontentandosi della semplice dichiarazione dei Consigli di amministrazione mentre invece era necessario che i prezzi di cessione fossero approvati e deliberati dai soci delle cooperative. I soldi poi venivano fatti sparire nelle casse delle cooperative in una sorta di scatola cinese” spiega. “L’aumento del prezzo massimo di cessione doveva essere concordato con Regione e Comune. E così non è stato: c’è stata una mancanza di vigilanza da parte degli uffici pubblici. Con noi questo non succederà più” conclude Berdini. LOMBARDI - "Nei tanti esposti che ho presentato in questi anni sui più critici tra i 102 piani di zona attualmente presenti a Roma segnalavo le responsabilità di molti funzionari e dirigenti comunali e regionali nel mancato controllo sull'utilizzo dei soldi pubblici" spiega la deputata Roberta Lombardi. "I piani di zona sono strumenti di attuazione urbanistica dei piani di edilizia residenziale pubblica, ovvero il mezzo attraverso cui lo Stato si preoccupa di garantire un tetto anche a quelle famiglie economicamente più fragili che non possono permettersi una casa sul libero mercato. Ci sono tante persone in questi immobili, tante famiglie sotto ingiusto sfratto che aspettano qualcuno che faccia giustizia sulla truffa perpetrata alle loro spalle. Perchè in tutti questi anni i costruttori privati che hanno costruito con soldi pubblici su terreni comunali impegnandosi a realizzare opere di urbanizzazione primaria in molti casi inesistenti hanno lucrato sulle spalle della povera gente nell'assoluta inerzia, quando non complicità, della Regione Lazio e di chi in passato ha amministrato il Comune di Roma. Oggi la Procura è intervenuta iniziando a tutelare queste famiglie e iniziando a richiamare alle proprie responsabilità chi non ha voluto seguire la legge".  SANTORI - Si dice soddisfatto il consigliere regionale del Lazio di Fratelli d'Italia Fabrizio Santori autore di una delle denunce che hanno fatto scattare le indagini: "Nel corso degli anni ci siamo impegnati con enormi sacrifici per sostenere le battaglie di persone comuni che vedevano infrangersi il sogno di una casa a costi contenuti e sostenibili. Oggi finalmente viene resa loro giustizia. Siamo convinti che il percorso di rinascita dei Piani di zona possa ripartire dalle disposizioni odierne, alla luce del fatto che in tutta Roma ci sono almeno sette altre situazioni simili sotto indagine. Roma Capitale e la Regione Lazio devono impegnarsi a tenere sotto osservazione queste realtà, verificando lo sviluppo di piani di urbanizzazione primaria a tutela dei romani e di un territorio su cui si è speculato in maniera ignobile in passato solo per fare profittoe Stallonara, sequestrato "per truffa" il piano di zona. Indagati anche due funzionari del Comun, a volte truffando ignari cittadini come accaduto a Monte Stallonara”. “ Potrebbe interessarti: www.romatoday.it/politica/monte-stallonara-piano-di-zona-sequestro.html Seguici su Facebook: www.facebook.com/pages/RomaToday/41916963809 “ Potrebbe interessarti: www.romatoday.it/politica/monte-stallonara-piano-di-zona-sequestro.html Seguici su Facebook: www.facebook.com/pages/RomaToday/41916963809 “ Potrebbe interessarti: www.romatoday.it/politica/monte-stallonara-piano-di-zona-sequestro.html Seguici su Facebook: www.facebook.com/pages/RomaToday/41916963809 Monte Stallonara, sequestrato "per truffa" il piano di zona. Indagati anche due funzionari del Comune „“ Potrebbe interessarti: www.romatoday.it/politica/monte-stallonara-piano-di-zona-sequestro.html Seguici su Facebook: www.facebook.com/pages/RomaToday/41916963809

Piano di zona Longoni, blindati delle forze dell'ordine per sfrattare una coppia di anziani

Roma -

Piano di zona Longoni, blindati delle forze dell'ordine per sfrattare una coppia di anziani „ Blindati delle forze dell'ordine questa mattina nel piano di zona Longoni per sfrattare una coppia di anziani, i coniugi Ridolfi. Per impedire l'allontanamento dei due inquilini dall'appartamento di via Pasquarosa Marcelli Bertoletti 4 un gruppo di attivisti di Asia Usb si è barricato dentro l'abitazione insieme alla coppia. Ma non c'è stato nulla da fare. "La signora Ridolfi, 75 anni, ha accusato un malore così siamo stati costretti a togliere le barricate che avevamo posto contro la porta per impedire che venisse sfondata per permettere ai soccorsi di entrare" spiegano gli attivisti presenti. Un epilogo arrivato al termine di un tentativo di sospensione: "In un primo momento era sembrato che si potesse aprire uno spiraglio per la sospensione dello sfratto grazie alla presentazione di un'istanza di sospensione al giudice da parte del nostro avvocato". Ma così non è stata e il fabbro è entrato in azione nel tentativo di scardinare la porta. Sul posto sono giunti anche i vigili del fuoco. La tensione si è alzata e la signora Ridolfi, anziana, ha avuto un malore e si è trovata costretta ad aprire le porte di casa. "Ora lei e suo marito sono per strada senza alcuna alternativa". Poco dopo lo sfratto sul posto è arrivato anche l'assessore all'Urbanistica del Comune di Roma Paolo Berdini.  I casi di sfratto nei piani di zona, quartieri di edilizia 'agevolata' realizzati anche con finanziamenti pubblici, non sono pochi. Ma come denuncia il sindacato Asia Usb la situazione di via Pasquarosa Marcelli Bertoletti si distingue per alcuni particolari. "Il loro sfratto per morosità è stato richiesto da un privato cittadino che ha acquistato dalla società costruttrice e affittato, in palese violazione di legge, la casa di edilizia agevolata nonostante i due anziani coniugi abbiano pagato per anni canoni illegalmente maggiorati" scrive in una nota Angelo Fascetti. "Addirittura l’attuale proprietario dispone di altri tre alloggi, per giunta almeno due in edilizia agevolata, e quindi non potrebbe usufruire di questa tipologia di intervento pubblico". Anche l'Avvocatura capitolina, spiega il sindacato, "si era espressa invitando la proprietà a restituire le somme indebitamente percepite".  Sulla vicenda dei piani di zona è stata interpellata più volte anche la nuova amministrazione a Cinque Stelle che, in campagna elettorale, ha dedicato molta attenzione alla caotica situazione dell'edilizia agevolata romana, dai prezzi 'gonfiati' con cui per anni sono state affittate o vendute queste abitazioni ai casi in cui le opere pubbliche non sono ancora state realizzate con quartieri privi dei servizi. "Venerdì scorso abbiamo avuto un incontro con l'assessore Berdini sia sul caso della famiglia Ridolfi che su quelli di Castelverde e di Tor Vergata dove rispettivamente sono stati fissati sfratti per il 24 ottobre e per il 10 novembre" spiega Fascetti. "Ci era stato promesso che sarebbe stata avanzata una lettera per fermare gli sfratti e che sarebbe stata effettuata una revoca delle concessioni. Ma nulla di tutto questo è avvenuto" continua.  Ieri l'avvocato che segue il caso, Vincenzo Perticaro, ha anche avanzato un esposto/diffida alla sindaca Raggi e all'assessore Berdini, inviato per conoscenza anche al Prefetto ed al Questore di Roma "per chiedere il ripristino della legalità e la tutela del diritto alla casa nei confronti degli inquilini vittime della speculazione immobiliare" si legge in una nota. "Asia Usb ha richiesto più volte alla nuova Amministrazione comunale di intervenire per ripristinare la legalità attraverso la revoca delle convenzioni, così come prevede la legge, e conseguentemente di richiedere alla magistratura la sospensione delle esecuzioni, in attesa delle verifiche sulle violazioni e sulle modalità di realizzazione di questi importanti piani di edilizia pubblica". Lo sfratto di questa mattina, però, fa capire che una soluzione, nella vicenda intricata dei piani di zona romani, ancora non c'è.  “ Potrebbe interessarti: www.romatoday.it/politica/sfratto-via-pasquarosa-marcelli-bertoletti.html Seguici su Facebook: www.facebook.com/pages/RomaToday/41916963809 Piano di zona Longoni, blindati delle forze dell'ordine per sfrattare una coppia di anziani „ Potrebbe interessarti: www.romatoday.it/politica/sfratto-via-pasquarosa-marcelli-bertoletti.html Seguici su Facebook: www.facebook.com/pages/RomaToday/41916963809 “ Potrebbe interessarti: www.romatoday.it/politica/sfratto-via-pasquarosa-marcelli-bertoletti.html Seguici su Facebook: www.facebook.com/pages/RomaToday/41916963809

Asia-Usb: "Emergenza abitativa a Livorno, tanta propaganda e ancora pochi fatti"

Livorno -

Si è conclusa ieri la prima “tre giorni” di manifestazioni e presidi organizzata dal comitato diritto alla casa e dal sindacato Asia-Usb in sostegno alle numerose famiglie, ormai centinaia, che rischiano di essere sfrattate o che già vivono in alloggi di fortuna occupati. La parola d’ordine dell’iniziativa è stata “Diteci voi cosa dobbiamo fare?” una domanda provocatoria rivolta a tutti quei soggetti, amministrazione compresa, che da settimane parlano, o meglio, straparlano di emergenza abitativa senza aver mai messo in campo delle soluzioni concrete. E’ in atto un vero proprio attacco alle occupazioni abitative cittadine, occupazioni che ospitano ad oggi oltre 400 persone compresi un centinaio di minori, di cui solo circa 6 famiglie NON residenti nel comune di Livorno (siamo pronti a dimostrarlo con dati certi e non a “chiacchiere” come ha fatto l’assessore). In ogni caso ripudiamo con forza il meccanismo di “guerra tra bisognosi” che qualcuno ha cercato di innescare negli ultimi tempi. Il problema della nostra città non sono le famiglie disperate e senza una casa residenti nei comuni limitrofi né tanto meno un pugno di richiedenti asilo ospitati nelle strutture, il problema è l’enorme rendita immobiliare inutilizzata (pubblica e privata) che ammonta a circa 4200 alloggi. 4200 alloggi vuoti e abbandonati. Le istituzioni stanno facendo di tutto piuttosto che focalizzarsi su questo vero cancro che affligge Livorno, forse stanno ricevendo delle forti pressioni dai grandi proprietari immobiliari? Allora il problema centrale diventa l’inquilino moroso delle case popolari (saranno tutti furbetti?), gli occupanti di case (strutture di fortuna con bagni in comune dove vivono ammassate centinaia di famiglie) oppure qualche nucleo familiare che non ha trovato aiuto nel proprio comune di residenza (tutti amministrati dal PD) e che viene a Livorno per trovare un riparo. ORA BASTA! BASTA CON QUESTE BUFFONATE! Per risolvere il problema dell’emergenza abitativa bisogna aggredire l’enorme rendita immobiliare abbandonata di proprietà di banche, finanziarie, costruttori, mafie, enti pubblici e religiosi. Passiamo alla cronaca. Cinque famiglie che a breve saranno sfrattate, invece di occupare un alloggio, martedì mattina hanno deciso di presentarsi davanti al comune con una tenda decise a rimanere li finchè non ci sarebbe stata una risposta. La risposta c’è stata: un gruppo di vigili urbani e polizia ha aggredito con violenza e minacce tutti i presenti per far rimuovere un gazebo che in quel momento veniva montato (evidentemente è più importante il decoro che la dignità di famiglie con minori). Martedì la tensione fu gestita grazie alla responsabilità dei manifestanti che scelsero di fare un passo indietro. Mercoledì l’aggressione si è ripetuta con altrettanta arroganza ma questa volta le famiglie si sono difese “ scacciando” finalmente i vigili dalla piazza. Evidentemente le occupazioni, se avvengono nel silenzio e in periferia, vanno bene, l’importante è che il problema non sia visibile agli occhi dei nostri amministratori e della politica cittadina. Contemporaneamente abbiamo scoperto che per il giorno successivo, giovedì, il sindaco e il Prefetto si sarebbero incontrati per discutere del problema sfratti. Il sindacato Asia-Usb aveva già formalmente chiesto l’intervento del Prefetto per scongiurare l’ennesima tragedia sociale. Circa 80 sfratti solo nel mese di settembre e ottobre. Cosa è uscito da questo incontro? Di concreto nulla. Le famiglie che saranno sfrattate in questi giorni non avranno soluzioni e forse saranno costrette a dover ancora una volta occupare un alloggio sfitto. Il sindaco è deciso a sgomberare il deposito ATL e non certo per farci un centro per emergenza abitativa. La Torre della Cigna probabilmente sarà acquistata dal comune e gestita insieme al solito privato sociale che, sfruttando le disgrazie di chi è in difficoltà, riceve centinaia di migliaia di euro ogni anno sotto forma di aiuti pubblici. Non è proprio possibile pensare ad una gestione totalmente pubblica della struttura? In ogni caso finalmente verranno messi a disposizione 80 appartamenti da assegnare. Ma come? Affitto concordato? Assegnazioni ERP? Nel primo caso stiamo parlando di canoni praticamente di mercato. Ma la domanda fondamentale è un’altra: Quanto tempo ci vorrà per portare a termine questo percorso? Le famiglie che attualmente vivono li che fine faranno?. Al di là delle intenzioni, quello che abbiamo capito è che le 6 famiglie che saranno sfrattate nei prossimi giorni finiranno in mezzo alla strada. Abbiamo capito che nella nostra città si cercano continuamente nuovi nemici ma nessuno ha il coraggio di attaccare il vero responsabile di questa emergenza. I grandi proprietari. Come sindacato continueremo la nostra battaglia in difesa delle famiglie in difficoltà e siamo pronti a sostenerle con ogni mezzo anche in caso di sgomberi che non prevedano soluzioni alternative dignitose PER TUTTI. Sindacato inquilini Asia-Usb 22 settembre 2016

LIVORNO. Emergenza abitativa, famiglie in piazza con materassi e tende

Livorno -

Entro giovedì tre famiglie saranno sfrattate e altre due a breve a fine mese. A mettere in atto questa iniziativa sono il comitato diritto alla casa con Asia Usb di MONICA DOLCIOTTI Ultimo aggiornamento: 20 settembre 2016 La protesta delle famiglie contro gli sfratti Livorno, 20 settembre 2016 - Con materassi e tende (che non hanno potuto montare) decine di famiglie sfrattate hanno preso d'assedio piazza del Municipio per chiedere l'intervento del Comune per porre un argine all'emergenza abitativa. Entro giovedì tre famiglie saranno sfrattate e altre due a breve a fine mese. A mettere in atto questa iniziativa sono il comitato diritto alla casa con Asia Usb. A Livorno sono ormai 450 le persone sfrattate che abitano in strutture pubbliche e private occupate. "Ci sono 1200 assegnatari delle case popolari morosi. - ricorda Asia Usb - Quando li sfratterà il Comune? Parte degli alloggi che detengono possono servire per gli sfrattati per morosità incolpevole ormai la stragrande maggioranza". di MONICA DOLCIOTTI

ROMA, PDZ: LA GIUNTA RAGGI ELUDE IL PROGRAMMA ELETTORALE E 'CONDONA' CHI HA VIOLATO LE NORME SULL'EDILIZIA PUBBLICA!

Roma -

PIANI DI ZONA, APPROVATA IN PIENO AGOSTO LA DELIBERA PER L'AFFRANCAZIONE. ECCO LE PRIORITA’ DELLA GIUNTA RAGGI E DELL’ASSESSORE BERDINI: liberare gli immobili dal vincolo dell’edilizia agevolata per favorire chi ha speculato sull’edilizia sociale truffando migliaia di famiglie vendendogli le case ai prezzi di mercato, nonostante abbiano avuto terreni e finanziamenti pubblici. Il Comune di Roma, invece di fare i controlli e applicare le sanzioni previste per le gravi violazioni della legge, approva una specie di condono per salvare chi l’ha violata. Questo provvedimento sa di auto-assoluzione. Chi è stato truffato pagherà due volte: il prezzo di mercato per un alloggio sociale, altre migliaia di euro per liberare gli alloggi dal vincolo dell’edilizia convenzionata. Ma il Movimento 5 Stelle, durante la campagna elettorale, non aveva enunciato ben altre priorità? Il ripristino della legalità nei piani di zona; il controllo e la revoca delle convenzioni; il blocco degli sfratti per quelle famiglie vittime della truffa delle soc. costruttrici. Non erano questi gli impegni scritti nel programma per Roma Capitale che ha permesso l’elezione a Sindaco di Virginia Raggi?ASIA-USB da RomaTodayani di zona, lettere di diffida per il Comune. I proprietari: "Tutto fermo, è un dramma" „ni di zona, Giunta raggi approva delibera per l'affrancazione“ Potrebbe interessarti: www.romatoday.it/politica/vendita-case-piani-di-zona-diffida.html Seguici su Facebook: www.facebook.com/pages/RomaToday/41916963809http://www.romatoday.it/politica/delibera-piani-di-zona-approvata-giunta-raggi.html „PoliticaCaos piani di zona, qualcosa si muove. Berdini: "Provvedimento approvato"Come annunciato dall'assessore all'Urbanistica, la Giunta Raggi ha approvato venerdì scorso una delibera che permette l'affrancazione. "Migliaia di famiglie potranno diventare proprietarie di case dell'edilizia pubblica"Piani di zona, Giunta raggi approva delibera per l'affrancazione „Compravendita di case nei piani di zona, qualcosa si muove. Come annunciato dall'assessore all'Urbanistica Paolo Berdini, la Giunta capitolina ha "approvato il provvedimento dell'affrancazione". Un termine tecnico, che nasconde una situazione di vero e proprio caos per la Capitale e riguarda le centinaia di famiglie che negli anni scorsi hanno acquistato a prezzi di libero mercato case costruite in regime di edilizia agevolata, anche con l'impiego di finanziamenti pubblici, su terreni di proprietà comunale.Secondi e terzi acquirenti che, dopo una sentenza della Cassazione che ha stabilito che il valore di quelle sarebbe dovuto restare 'agevolato', si sono ritrovati con abitazioni dal valore dimezzato e compravendite bloccate. L'affrancazione permette di versare una quota al Comune di Roma e 'liberare' così l'immobile dal prezzo di convenzione.  LA VICENDA - Una sentenza blocca tutto: è caos"Migliaia di famiglie finalmente potranno diventare proprietarie di case dell'edilizia residenziale pubblica" ha spiegato Berdini. "È un provvedimento che riguarda tutta Roma, tutti i piani di zona- ha spiegato- Ora chi avra'' diritto potra'' riscattare il diritto di superficie. Si tratta di 2.000 famiglie che chiudono un incubo. Dopo la fase di osservazione ci sarà la trasmissione in Regione essendo una variante" ha poi concluso. La precedente amministrazione commissariata aveva approvato una delibera. Nonostante questo i proprietari avevano denunciato a Romatoday che la situazione non si era sbloccata.“ Potrebbe interessarti: www.romatoday.it/politica/delibera-piani-di-zona-approvata-giunta-raggi.html Seguici su Facebook: www.facebook.com/pages/RomaToday/41916963809“ Potrebbe interessarti: www.romatoday.it/politica/delibera-piani-di-zona-approvata-giunta-raggi.html Seguici su Facebook: www.facebook.com/pages/RomaToday/41916963809

Livorno‬. Sfratti, il sindaco potrà requisire le case vuote

Livorno -

Il consiglio comunale di Livorno a maggioranza M5s ha approvato una mozione, proposta da Marco Cannito (Città Diversa), che punta a “requisire gli immobili inutilizzati per l’emergenza abitativa”. Sia immobili pubblici che privati. La notizia è stata pubblicata da alcuni quotidiani e fa discutere. Il sindaco Filippo Nogarin potrà avviare la “requisizione temporanea degli immobili vuoti e inutilizzati per le emergenze abitative con motivazione di urgenza umanitaria”, “laddove possibile con una eventuale previsione di una indennità di occupazione da parte degli ospiti”, il tutto “secondo misure, modalità e tempistiche ritenute congrue”. L’atto è stato votato dai cinque stelle più il sindaco e da altri tre consiglieri di liste diverse, tra cui il firmatario. “Nell’atto si parla di immobili in generale, senza specificare – ha spiegato Cannito – includendo di fatto, è vero, anche quelli privati, ma a condizione, come emerso nel dibattito, che siano vuoti, inutilizzati o in stato di abbandono da tempo. Naturalmente in condizioni straordinarie, di emergenza. Lo stesso vescovo lanciò l’ idea di farlo”. Contrari Pd, Fi e Livorno bene comune. Fonte: ANSA www.gonews.it/2016/07/30/sfratti-sindaco-potra-requisire-le-case-vuote/

Casa, in 5 anni canoni degli affitti calati fino al 30%

Milano -

Quanto valgono gli affitti? E come è cambiato il mercato? In un contratto firmato oggi, il canone può essere anche del 30% inferiore rispetto a cinque anni fa. La crisi ha segnato il mercato delle locazioni abitative, e il confronto con i dati di fine 2010 – elaborato da Nomisma per Il Sole 24 Ore del lunedì – mostra una dinamica negativa in nove capoluoghi di provincia su dieci, con le punte di Venezia (-34% di calo medio) e Cuneo (-30,6%). Il calcolo neutralizza l’inflazione e misura la perdita in termini reali. Colpisce il dato dei centri di maggiori dimensioni: dal -17,5% di Milano al -9,7% di Bari, tra i risultati peggiori si trovano quasi tutte le grandi città, comprese – per intensità della perdita – Bologna, Napoli, Padova, Torino, Palermo, Firenze, Roma e Genova. In controtendenza c’è solo una decina di capoluoghi di piccole e medie dimensioni, che registrano incrementi entro il 3%, con la sola eccezione di Forlì (+5,7%). Si tratta ovviamente di dati medi – da declinare in base ai quartieri e alle caratteristiche degli alloggi – ma che consentono comunque di cogliere il trend generale. Le dinamiche di mercato Sul mercato hanno agito negli ultimi anni due forze contrapposte. Da un lato, la difficoltà di ottenere un mutuo ha ingrossato le file di chi cerca un’abitazione in affitto. Non è un caso, forse, che il numero di contratti registrati ogni anno alle Entrate sia passato da 1,4 a 1,6 milioni tra il 2011 e il 2015. Dall’altro lato, però, la crisi economica ha fiaccato le possibilità di spesa degli stessi inquilini. «Tra queste due componenti, la perdita di capacità reddituale da parte delle famiglie è stata prevalente, e questo spiega perché i canoni siano diminuiti», osserva Luca Dondi, direttore generale di Nomisma. Quanto alle previsioni, «per i prossimi due-tre anni ci aspettiamo canoni medi invariati, con qualche incremento nei centri universitari e nelle città d’arte», aggiunge Dondi. E l’aumento delle richieste di mutuo registrato negli ultimi 12 mesi non fa che rafforzare questa tendenza. Tra fisco e contratti Negli ultimi cinque anni, il calo dei canoni si è accompagnato alla stretta fiscale sul mattone, iniziata con l’arrivo dell’Imu nel 2012 e proseguita con quattro anni di aumento delle aliquote comunali. L’inasprimento fiscale è stato per lo più “spesato” dai proprietari, vista l’impossibilità di trasferirlo sui conduttori. Ma non si può certo dire che tutti gli inquilini ci abbiano guadagnato, perché il calo dei canoni si è sentito solo sui nuovi contratti e su quelli rinegoziati. Tutto questo ha condizionato anche le formule contrattuali scelte da proprietari e inquilini. Un fenomeno sul quale fa luce per la prima volta il Rapporto immobiliare residenziale 2016 redatto dall’Omi dell’agenzia delle Entrate. L’anno scorso – rileva il rapporto – in Italia è stato registrato poco più di un milione di locazioni abitative, anche se l’analisi si concentra sulle 821mila case per le quali è stato possibile incrociare i dati reddituali e catastali. I classici contratti liberi “4+4” coprono il 60% del mercato, mentre gli affitti concordati – in cui il proprietario accetta un canone inferiore in cambio di uno sconto fiscale – sono il 20% del totale. Il resto, invece, si divide tra contratti transitori e per studenti. IL TIPO DI CONTRATTO I nuovi contratti di locazione abitativa registrati alle Entrate nel 2015, in base al tipo di contratto(Fonte: Rapporto immobiliare 2016, Omi agenzia delle Entrate) La ripresa del «3+2» Anche se manca un confronto con gli anni precedenti, tutto lascia pensare che il ricorso ai contratti a canone concordato sia in aumento. Lo si vede guardando il dettaglio delle otto città di maggiori dimensioni: qui nel 2015 sono stati stipulati 97mila contratti liberi “4+4” e 45mila contratti concordati “3+2”. E queste cifre risentono comunque del caso-Milano, dove l’accordo locale – di fatto inutilizzato per 16 anni – deve ancora sviluppare a pieno i suoi effetti dopo essere stato rinnovato a giugno dell’anno scorso. A Bologna, Torino, Firenze e Roma le due formule contrattuali sono quasi in equilibrio, mentre a Genova c’è addirittura il sorpasso dei canoni calmierati (5.735 contro 2.688). LE MIGLIORI E LE PEGGIORI Il canone medio per la locazione di abitazioni usate nei capoluoghi di provincia. Dati aggiornati al II semestre 2015 con variazione % rispetto al II semestre 2010. Il canone è espresso in euro al metro quadrato all'anno (Fonte: elaborazioni Nomisma su dati Consulente Immobiliare) «La convenienza degli affitti concordati varia in base alle zone, tra una città e l’altra e anche nella stessa città, secondo il contenuto degli accordi locali», osserva Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia. Certamente, oltre alla contrazione del mercato – che ha reso più competitivi i canoni calmierati – incide anche la componente fiscale. «Ha avuto un effetto positivo la cedolare secca al 10%, per ora prevista fino al 2017, e da quest’anno si farà sentire la riduzione Imu-Tasi del 25%, che però potrebbe essere potenziata o sostituita da un’aliquota massima prevista su base statale».

Sventato lo sfratto di una donna incinta e suo marito

Bologna -

Ieri presidio antisfratto di Asia-Usb, esecuzione rinviata. Sindacato in picchetto anche oggi, domani Pugno chiuso alla Barca. A Imola presidio all’Acer: “Stop a sfratti fino a uscita graduatorie e a svendita patrimonio Erp”.Un picchetto antisfratto determinato ha rinviato (ieri, ndr) lo sfratto esecutivo posticipandolo per il prossimo 14 luglio. Ahmed assieme alla propria moglie incinta da pochi mesi con problemi di salute legati alla gravidanza si sono ritrovati in condizione di morosità a causa della perdita del lavoro. Inoltre Ahmed vanta un credito di circa cinquemila euro nei confronti della proprietà in merito ai lavori effettuati all’interno dello stabile per conto della stessa proprietà, la quale oltre a non pagare il dovuto ha richiesto ed ottenuto dal giudice lo sfratto esecutivo. Inoltre nei giorni scorsi la famiglia di Ahmed ha subito un grave atto intimidatorio di matrice ignota: è stata lanciata all’interno del suo appartamento una bottiglia molotov. Nonostante le minacce e le pressioni Ahmed, Asia-usb e i solidali si sono presentati la mattina determinati a rispondere a queste aggressioni con la forza della solidarietà e della lotta. Continuiamo a rilanciare questa settimana di lotta che si concluderà con la presenza di Asia-usb e degli ex occupanti di Via Irnerio al corteo dell’indipendenza della lotta per la casa lanciato da Social Log Bologna il 28 maggio in Piazza dell’Unità. Domani (oggi, ndr) un altro picchetto anti-sfratto in Via Tibaldi 39 per impedire uno sfratto ai danni di un inquilino che versa in condizioni di indigenza all’interno delle case Acer. Stop sfratti stop sgomberi! Assegnare subito tutti gli alloggi sfitti! Casa per tutti! Asia-Usb * * * * * * * * * * Acer e Comune di Bologna vergogna. Le case popolari non sono vostre… sono patrimonio della classe operaia. Il 26 maggio 2016 dalle 6,30 contro lo sfratto previsto in via Pietro Pelotti – quartiere Barca. Una famiglia del quartiere Barca, composta da due figli adulti e la loro madre, nel 2001 ha ottenuto la casa popolare. Nel 2006 uno dei due figli attualmente residenti in tale alloggio ha un infortunio sul lavoro, e a causa dei dolori sempre più forti si licenzia poco dopo. L’Inail gli riconosce un’invalidità da lavoro del 20% e una pensione di 200 €/mese. Nel 2008 poi, ritorna a casa l’altro figlio, uscito precedentemente, disoccupato e senza dimora. Nel 2009, in seguito alla rottura di un tubo condominiale, ecco che la bolletta di novembre arriva con le seguenti voci: – canone di affitto 25,00 € ; – indennità di mora 0,53 € ; – fondo spese condominiali 15,00 € ; – bollo 1,81 € ; – acconto gestione spese di riscaldamento 105,00 € (!); – insoluto acqua 429,27 € ; totale 576,61 €. La madre titolare del contratto di locazione, ritrovatasi sola, con una pensione da miseria e due figli disoccupati a carico, non ha ovviamente modo di pagare una bolletta tanto esosa e diviene morosa. Le bollette iniziano ad ammontare in questo periodo a diverse centinaia di euro (come quella di giugno 2010, di quasi 400 euro). Nel frattempo acer, per niente turbata da una situazione di palese difficoltà, emette in data 16 luglio 2010 una bolletta di 995,57 €, caricandola di un gran numero di indennità grazie al cavillo burocratico della “mancata comunicazione di ospitalità”: il figlio, dichiarato uscito di casa, ha mantenuto la residenza. Sempre nel 2010 la richiesta d’ampliamento del nucleo familiare in favore del figlio invalido, mai uscito di casa, viene respinta dal comune senza alcuna indagine. Nell’aprile del 2014 l’Acer si attiva, comunicando l’intenzione di vendere la casa. Nel 2016 arriva la prima visita dell’ufficiale giudiziario per l’esecuzione dello sfratto. La madre, esausta, trova accoglienza da una figlia che abita fuori Bologna e lascia ufficialmente la casa. Ora il figlio invalido del lavoro rimane solo con il fratello, che decide di rivolgersi alla nostra associazione per cercare una soluzione non disponibile presso le istituzioni. Riflettendo su questa storia viene da chiedersi come mai acer e il comune di bologna, tanto solerti nel riscuotere i canoni, non siano intervenuti in modo serio e coordinato quando potevano farlo e come mai abbiano di fatto lavorato perchè si creassero le condizioni per lo sfratto da una casa popolare di una famiglia riconosciuta bisognosa. E’ evidente da parte di acer la volontà di disfarsi di un patrimonio immobiliare acquisito finanziato e costruito con i soldi degli operai(ex Gescal), di cui dunque tutti i lavoratori d’ogni nazionalita’ hanno ogni titolo ad usufruire. Tanto piu’ se sono invalidi da lavoro e quindi ne hanno massimo bisogno, a causa della disgrazia capitata loro sul posto di lavoro, dove ci sfruttano ormai fino all’esaurimento per non darci nulla. Se non ci organizziamo per impedire questo come tanti altri soprusi ai danni dei proletari, presto potremo assistere allo sfratto dalla casa popolare di un invalido sul lavoro, la cui famiglia subisce gli effetti d’un sistema in crisi. Il Comune avrà così altre due persone da conteggiare nell’esercito di sfrattati e forse un’altra casa popolare vuota, o peggio murata, tra le migliaia altre che giacciono sfitte. Siamo già riusciti una volta a bloccare lo sfratto della famiglia in questione, e la prossima visita dell’ufficiale giudiziario è prevista per il 26 maggio. Noi ci stiamo organizzando, unitevi a noi per rispedirlo al mittente ed impedire l’ennesimo sopruso da parte di acer e Comune. Basta sfratti – basta business dell’emergenza – assegnazione dello sfitto pubblico e sblocco dei fondi gescal, prelevati dalle buste paga per finanziare l’edilizia popolare ed attualmente utilizzati per tutt’altri scopi. Associazione sindacale “Pugno chiuso” * * * * * * * * * * Case popolari vuote: dov’è la graduatoria? Dopo l’ennesimo sfratto rinviato questa mattina, oggi (ieri, ndr) pomeriggio abbiamo fatto un presidio dalla sede dell’ACER di Imola! Nonostante l’elevato numero di sfratti a cui la gestione emergenziale non riesce più a far fronte, la graduatoria per l’accesso alle case popolari è in ritardo di oltre un mese. Un mese in cui molte persone avrebbero potuto trovare una risposta degna al problema abitativo. Politiche sociali non significa aspettare di ritrovarsi persone a dormire per strada prima di agire. Politiche sociali non significa svendere il patrimonio ERP aggravando il problema abitativo. Politiche sociali non significa perdere tempo per l’uscita di una graduatoria necessaria a dare respiro almeno a qualche famiglia che rischia di perdere la casa. A ciò si aggiunge l’edificio in via Giovanni X, con più di 40 appartamenti destinati al canone calmierato ancora vuoti dopo oltre 3 anni, per i quali non è ancora uscito il bando di assegnazione! Chiediamo: – il blocco immediato degli sfratti in attesa dell’uscita delle graduatorie definitive per le case popolari e per il canone calmierato! – il blocco della svendita del patrimonio erp! Sportello antisfratto Imola

Stop a sgomberi e sfratti, i movimenti occupano i municipi: "Parte l'assedio della rabbia"

Roma -

Stop a sgomberi ed sfratti: i movimenti occupano i municipi „ La galassia di associazioni e realtà sociali interessate dal problema dell'emergenza abitativa ha occupato i municipi capitolini: "Non permetteremo a nessuno di toglierci la dignità". Il 12 grande manifestazione in CampidoglioStop a sgomberi ed sfratti: i movimenti occupano i municipi „ Si sono dati appuntamento alle ore 11, fuori dai cancelli dei Municipi. Raggiunte le sedi istituzionali, hanno srotolato striscioni e mostrato cartelli. “Cambiano le poltrone ma non cambia la politica” si legge davanti all’ingresso del Municipio I. “Comune e Regione…sotto il ponte dell’amministrazione” è stato ricordato a piazza Cinecittà, dove ha sede il Municipio VII. Gli attivisti dei Movimenti per il diritto all’abitare, per lanciare una manifestazione prevista per la prossima settimana, si sono dati da fare. LA RISPOSTA DELLE ISTITUZIONI - “Alla base della clamorosa iniziativa - spiegano i Movimenti -  la contestazione al vergognoso piano caso di Renzi e Lupi, con l'esclusione dal diritto di residenza degli occupanti per necessità e la vendita delle case popolari italiane”. C'è anche un altro tema, che negli ultimi mese ha messo a repentaglio centinaia di realtà sociali: “le minacce di sgombero proferite da Tronca”. Un quadro che, nell'insieme, “ha stravolto con un colpo di mano la delibera regionale per l'emergenza abitativa”. Con questo provvedimento, passato un paio di mesi fa, la Regione "riconosce il diritto ad un alloggio popolare a coloro che sono nella graduatoria generale  e a chi vive nei residence e nelle occupazioni, previa verifica dei requisiti da parte del Comune" ricordano in un'altra nota i Movimenti. I NUMERI DELL'EMERGENZA ABITATIVA - Action, tra le realtà presenti all'occupazione simbolica che si è tenuta nella mattinata di giovedì 5, ha ricordato che “sono 8mila le famiglie in lista per una casa popolare” mentre sono  “5mila quelle ospitate nei residence comunali e 6mila le famiglie che occupano immobili della grande proprietà immobiliare”. Sempre restando sui numeri “sono 30mila i provvedimenti di sfratto e migliaia le case pignorate dalle banche”. Cifre importanti. "Questa – ribadisce Action – è l’umanità a cui il Commissario Tronca ha deciso di fare una dichiarazione di guerra. Una guerra contro i poveri e il diritto alla casa”. A fronte di questa situazione, “i territori sono chiamati a prendere parola su questi infami provvedimenti, in vista della grande manifestazione del 12 maggio, quando il Campidoglio verrà assediato dalla rabbia"”.Stop a sgomberi ed sfratti: i movimenti occupano i municipi „LA SOLIDARIETA’ DEI MUNICIPI – I presidenti del Municipio VII e VIII hanno immediatamente solidarizzato con l’iniziativa dei movimenti per il diritto all’abitare. “Il primo passo per risolvere l’emergenza, è l’attuazione della delibera regionale  da parte del Comune di Roma – spiega la Presidente Susi Fantino -  In una situazione  ormai inaccettabile, insieme ai cittadini, il Municipio VII, si appella alle forze politiche locali e nazionali, per una proroga degli sfratti in corso, in attesa che si giunga ad una abrogazione del decreto Lupi e all’utilizzo delle risorse messe in campo dalla Regione Lazio, per il superamento dell’emergenza abitativa,  nel rispetto dei diritti fondamentali delle persone”. Contro il Decreto Lupi si scaglia anche il Presidente Catarci e l’Assessore Marotta “I Municipi si trovano a confrontarsi in un quadro generale di trasformazione delle norme di riferimento che a seguito del cosiddetto Decreto Lupi del 2014 consegna le città al rischio di una vera e propria devastazione sociale.C’è la necessità di insistere sull’abrogazione di questi dispositivi normativi e di procedere alla costruzione di un percorso condiviso tra tutti i Municipi”. A tal riguardo la Presidente Fantino ha  oggi anche annunciato la propria partecipazione “all’incontro dei movimenti del diritto all’abitare previsto per giovedì 12 maggio 2016 alle ore 15,00 in piazza del Campidoglio”.  “ Potrebbe interessarti: www.romatoday.it/politica/sgomberi-sfratti-movimenti-occupano-municipi.html Seguici su Facebook: www.facebook.com/pages/RomaToday/41916963809 “ Potrebbe interessarti: www.romatoday.it/politica/sgomberi-sfratti-movimenti-occupano-municipi.html Seguici su Facebook: www.facebook.com/pages/RomaToday/41916963809 “ Potrebbe interessarti: www.romatoday.it/politica/sgomberi-sfratti-movimenti-occupano-municipi.html Seguici su Facebook: www.facebook.com/pages/RomaToday/41916963809

Enasarco, dal Parlamento accuse alla gestione e alle dismissioni immobiliari: due case acquistate dal presidente

Roma -

Dure critiche nella relazione del senatore Sergio Puglia (M5S). Membro dell’organismo di controllo sulle attività delle casse pensionistiche. Che ha analizzato lo stato di salute di quella degli agenti e dei rappresentanti di commercio. “Serietà e prudenza non sono sempre stati i principi ispiratori dell’amministrazione dell’Ente”. Saldo negativo nei conti evitato solo grazie alla cessione degli appartamenti di proprietà. Il massimo dirigente Brunetto Boco si difende: “Nessun conflitto d’interessi” di Giorgio Velardi | 8 aprile 2016 L’incipit è di quelli pesanti: “Serietà e prudenza non sono sempre stati i principi ispiratori dell’Amministrazione dell’Ente”. Una circostanza che ha portato ad “una gestione finanziaria disinvolta, non di rado in contrasto con la natura pubblica dell’attività a cui tale Ente è preposto”. L’Ente in questione è l’Enasarco, la cassa previdenziale degli agenti e dei rappresentanti di commercio attualmente presieduta da Brunetto Boco. Che conta un esercito di circa 250 mila lavoratori. I quali, stando ai contenuti della relazione del senatore Sergio Puglia (Movimento 5 Stelle), membro della commissione parlamentare di controllo sull’attività degli enti previdenziali e assistenziali, non possono certo dormire sonni tranquilli. Perché in ballo ci sono le future pensioni degli iscritti a Enasarco, istituito nel 1938, privatizzato nel 1994 e sottoposto alla vigilanza del ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali. SI SALVI CHI PUÒ – Ma cosa è successo in questi anni nell’ente? “Gli amministratori della Fondazione hanno effettuato investimenti in note strutturate illiquide, inefficienti e rischiose”, è scritto nella relazione – depositata ma non ancora discussa né votata dalla commissione – che ilfattoquotidiano.it ha potuto visionare. Tutti veicoli al cui interno “erano allocati anche fondi hedge (speculativi, ndr) e derivati”. Come l’acquisto monstre di strumenti finanziari emessi dal fondo Antrhacite e garantiti da Lehman Brothers, la banca americana fallita nel 2008. I risultati? Facilmente intuibili. E ai buchi, poi, è stato necessario mettere una toppa. “Senza il contributo rinveniente dalla gestione patrimoniale immobiliare e dalla sua dismissione – mette a verbale Puglia – il risultato economico del bilancio della Fondazione sarebbe negativo”. Come ha fatto notare anche la Corte dei Conti, infatti, “la plusvalenza netta complessiva realizzata da Enasarco per mezzo della dismissione immobiliare, di natura straordinaria, copre il saldo negativo del resto della gestione (caratteristica, accessoria e finanziaria) spiegando la natura essenzialmente straordinaria degli utili della Fondazione”. Tradotto: senza queste dismissioni i conti sarebbero in profondo rosso. Circa mezzo miliardo di euro di buco. Un simile rischio, a dire il vero, non è del tutto scongiurato. Infatti “gli immobili posseduti direttamente dalla Fondazione termineranno, dopodiché, se non intervengono fattori molto positivi sul fronte degli altri investimenti, rischia di ‘rimanere a nudo’ il saldo negativo della gestione ordinaria”. DIVIETO DI ACCESSO – Dismissioni, basate su un accordo siglato da Enasarco nel 2008 con i sindacati (fra cui l’Unione Inquilini) e che prendono il nome di ‘Progetto Mercurio’, su cui peraltro in Parlamento aleggiano molte ombre. A questo proposito, nella sua relazione, il senatore del M5S spiega come si “sollevano dubbi sulla liceità del processo seguito, anche nei confronti delle organizzazioni degli inquilini, sulle modalità di formazione del prezzo delle dismissioni e sull’adeguatezza dei prezzi ai mutati scenari del mercato immobiliare”. Il perché è presto detto: “A quel che risulta Enasarco non ha mai consentito né al mandatario, né agli inquilini, di avere accesso alla documentazione che non ha mai provveduto a depositare”. Di conseguenza gli inquilini, che avevano un diritto di prelazione sull’acquisto delle case, si sono attivati per conto proprio. Commissionando ad un esperto una perizia che tenesse conto degli stessi criteri stabiliti dall’ente. In base alla quale “è emerso che le valutazioni riportate da Enasarco sulla prelazione non erano congrue” rispetto alle risultanze dello studio di parte. Secondo quanto ha potuto appurare ilfattoquotidiano.it, inoltre, alla procedura di acquisto degli immobili di Enasarco ha partecipato anche lo stesso presidente uscente Brunetto Boco. Due le case comprate da quest’ultimo: una a Roma (sette vani con box auto a due passi da Villa Torlonia per 420 mila euro) e una a Milano. SENZA CONTROLLO – Circostanza, questa, confermata dal diretto interessato. “La casa di Milano l’ho presa in affitto quando ancora non ero presidente e successivamente l’ho acquistata così come hanno fatto tutti gli altri inquilini – spiega Boco contattato dal nostro giornale –. Anche in quella di Roma ero in affitto, fra l’altro rinunciando a tutti i rimborsi spese che mi spettavano visto il mio ruolo in quanto non residente nella Capitale: l’ho comprata e ristrutturata a spese mie, senza alcun vantaggio aggiuntivo”. Conflitto di interessi? Nemmeno a parlane, secondo il numero uno dell’ente. “Anche perché – ribatte – sull’argomento abbiamo uno specifico regolamento interno che è stato osservato alla lettera”. Sarà. Nell’atto di compravendita dell’immobile romano compare (in qualità di “procuratore” di Boco e sua moglie) anche Guido Lanciano, segretario della federazione romana del sindacato Unione Inquilini. “Ma io ero il mandatario scelto dagli inquilini per trattare la vendita delle case situate nel palazzo nel quale si trova anche quella comprata da Boco – si difende Lanciano –. È quanto previsto dall’accordo”. Un caso sul quale il M5S, che ha già chiesto il commissariamento di Enasarco da parte dei ministeri vigilanti (senza mai ricevere risposta), promette di continuare a dare battaglia. “È la dimostrazione di come la gestione di patrimoni con finalità pubbliche, in primis quelli delle casse, non funzioni se affidata senza controlli a personaggi di questo genere. Né per gli inquilini né tanto meno per gli iscritti che versano i contributi”, attacca la deputata romana Roberta Lombardi, che da tempo segue da vicino le vicende relative ad Enasarco. “Non a caso – conclude – abbiamo presentato una risoluzione e una proposta di legge per rendere nuovamente pubbliche le casse e il loro patrimonio, rendendo così più stringenti ed efficaci i controlli”.