Associazioni Inquilini e Abitanti

ROMA. SENZA UNA POLITICA PER L’ABITARE RIMANE SOLO L’USO DELLA FORZA PUBBLICA

Roma -

Scontri Tiburtina: tensioni durante picchetto antisfratto di san basilio „ COMUNICATO STAMPA  Sventato ennesimo sfratto a San Basilio Sindaca Raggi: basta guerra tra poveri Stamattina era previsto un nuovo sfratto a San Basilio ai danni della signora Eleana, gravemente malata di tumore, che vive abusivamente da 5 anni in una casa popolare a San Basilio. Ripristino della legalità, tuonano dagli uffici del patrimonio. No, guerra tra poveri, rispondono gli abitanti di San Basilio considerando che la signora aveva dieci punti, cioè il massimo, nella vecchia graduatoria per accedere ad una casa popolare. Occorre assegnare gli appartamenti vuoti innanzitutto e poi procedere rapidamente ad allargare il patrimonio di case popolari, oggi enormemente insufficiente. Gli abitanti di San Basilio, organizzati con l'ASIA/Usb, dopo aver partecipata ad un picchetto antisfratto sotto casa della signora hanno dato vita ad una manifestazione spontanea che è arrivata fino a via Tiburtina. Quando si è saputo che era in corso lo sgombero della struttura occupata dei Monfortani sulla Prenestina è scattata immediatamente la solidarietà e si è concretizzato un blocco stradale. L'intervento della celere che ha addirittura chiesto il soccorso di un idrante ha fatto salire la tensione e la rabbia: non solo ci togliete casa, adesso ci menate pure. Alla fine la polizia, dopo le cariche anche verso donne e anziani, ha fermato un giovane del quartiere. La questione abitativa chiede da tempo una soluzione e l'amministrazione Raggi ha il dovere di intervenire per garantire un diritto, quello all'alloggio, che viene negato a migliaia di famiglie. Piuttosto che sfratti e sgomberi occorre che l'amministrazione metta in atto il Piano regionale sulla casa, i cui fondi ancora non vengono utilizzati. E soprattutto fermi immediatamente l'azione contro la povera gente a cominciare da lunedì prossimo, 23 gennaio, quando sono annunciati altri 8 sfratti a Tor Vergata, dentro quella vergogna ormai conosciuta dei Piani di Zona. Proprio sui Piani di Zona l'impegno tante volte assunto e ancora disatteso a revocare le concessioni alle ditte truffatrici resta l'unico strumento nelle mani della giunta capitolina per impedire queste ripetute ingiustizie. Ora c'è addirittura il rischio che l'intervento possa avvenire troppo tardi. Per questo è molto importante essere in tanti a difendere queste famiglie lunedì mattina, a partire dalle ore 7.00, a via Marcello Gallian 20 a Tor Vergata. Roma 20 gennaio 2017 Scontri Tiburtina: tensioni durante picchetto antisfratto di san basilio „ Picchetto antisfratto a San Basilio, idranti contro i manifestanti: caos sulla Tiburtina Le tensioni durante la protesta per "difendere dallo sfratto una donna malata di tumore". Ferito un dirigente della Polizia di Stato “ contri Tiburtina: tensioni durante picchetto antisfratto di san basilio „ Tensioni sulla via Tiburtina tra manifestanti e forze dell'ordine. Il blocco sulla strada statale nella zona di San Basilio, dove questa mattina è partito un 'picchetto antisfratto' da via Carlo Tranfo. Una volta raggiunto l'incrocio con la via consolare i manifestanti hanno trovato un grande dispiegamento di forze dell'ordine. Qui, secondo quanto riferisce Asia-Usb e si legge sulla diretta twitter di Dinamo Press, si sono verificate delle "cariche" con l'utilizzo di "idranti". Dei momenti di tensione che, secondo quanto riferiscono dalla Questura di Roma, hanno portato al "ferimento di un dirigente del servizio",  "colpito al volto da un cittadino straniero", con successivo  "ricorso alle cure mediche". PICCHETTO ANTISFRATTO - Il picchetto antisfratto era stato annunciato dalla Carovana delle Periferie per "difendere" una "donna malata di tumore". "L’obiettivo è impedire lo sfratto di Eliana, una donna malata di cancro che ha la sola colpa di essere povera e di aver occupato un appartamento del comune. Di fronte alla latitanza del Comune nel mettere in campo soluzioni sull'emergenza abitativa, gli apparati e i funzionari comunali vanno avanti nella loro guerra contro i poveri. Ma non hanno fatto i conti con la resistenza popolare". SFRATTO AL TIBURTINO III - "Infatti a Tiburtino III - si legge ancora sull'annuncio del picchetto antisfratto - dopo lo sgombero ingiusto di Giulia e di sua figlia ordinato dal Comune di Roma e dopo che le istituzioni (Comune, Regione,) le avevano lasciate senza casa, nel freddo di questi giorni senza nessun aiuto e nessuna risposta, gli abitanti di Tiburtino 3, l’Asia-Usb e la Carovana delle Periferie hanno restituito casa a Giulia e sua figlia. Dimostrando che la solidarietà è un' arma potente che gli abitanti delle periferie e delle case popolari sanno usare". LA NOTA DELLA QUESTURA - Tensioni confermate anche dalla Questura di Roma che in nota stampa scrive: "Un gruppo di circa cento persone, collegate ai “movimenti per l’abitare”, ha effettuato un blocco stradale immediatamente rimosso dall’intervento delle forze dell’ordine. Nell’occasione il dirigente del servizio è stato colpito al volto da un cittadino straniero ed è ricorso alle cure mediche. Le immagini sono al vaglio degli investigatori per l’identificazione dei responsabili". SGOMBERO A COLLE MONFORTANI - Una gioranta di passione, quella dei "movimenti romani", cominciato questa mattina presto con lo sgombero del palazzo della Curia occupato l'8 dicembre del 2015 sulla via Prenestina, nel territorio di Colle Monfortani, periferia est della Capitale. Anche in questo caso si sono registrate tensioni tra maniestanti e forze dell'ordine. Proprio in relazione allo sgombero di Colle Prenestino il picchetto antisfratto di questa mattina a San Basilio ha assunto anche il significato di "corteo in solidarietà con l'occupazione di colli monfortani". “

Monte Stallonara, sequestrato "per truffa" il piano di zona. Indagati anche due funzionari del Comune.

Roma -

Monte Stallonara, sequestrato "per truffa" il piano di zona. Indagati anche due funzionari del Comune „Un dirigente e un funzionario del dipartimento Attuazione Urbanistica sono indagati per abuso d'ufficio. Indagati per truffa, invece, sei componenti dei consigli di amministrazione di quattro cooperative.Monte Stallonara, sequestrato "per truffa" il piano di zona. Indagati anche due funzionari del Comune „ Prezzi gonfiati per gli inquilini e fondi pubblici 'scomparsi' dal conteggio per il canone finale. Sigilli questa mattina in via Decimomannu, per tre edifici nel piano di zona di Monte Stallonara, all'estrema periferia ovest della Capitale, tristemente famoso per le cronache romane per l'immagine delle sue strade sterrate mai asfaltate e per gli allagamenti degli ultimi mesi. L'operazione di Polizia Giudiziaria portata avanti questa mattina dalla Polizia di Roma Capitale, a cui ha collaborato anche la Guardia di Finanza, ha portato anche a sequestri preventivi di conti correnti bancari, quote azionarie e numerose proprietà immobiliari nel Lazio e in Toscana. Dopo i fatti di questa mattina, a cui si aggiungono i sequestri dello scorso 11 gennaio a Castelverde, la bolla dei piani di zona della Capitale si sta gonfiando sempre di più sul tavolo dell'amministrazione di Virginia Raggi e del suo assessore all'Urbanistica Paolo Berdini che commenta: "Ora faremo chiarezza su quanto accaduto e prenderemo seri provvedimenti". I SEQUESTRI - L'operazione è stata portata avanti interamente dalla Polizia Locale, nucleo Polizia Giudiziaria presso la Procura di Roma diretto dalla Dott.ssa Rosa Mileto e con personale proveniente da vari Gruppi territoriali, tutti coordinati dal Vicecomandante dottor Lorenzo Botta. Al suo completamento ha collaborato anche la Guardia di Finanza, competente per i controlli sui conti correnti bancari. I sequestri preventivi, eseguiti su disposizione del Gip Costantino De Robbio, sono scattati per 37 conti correnti, 17 quote azionarie e 53 proprietà immobiliari nel Lazio e in Toscana appartenenti a 6 persone, 4 uomini e 2 donne di nazionalità italiana, componenti dei Consigli di Amministrazione di quattro cooperative romane e diverse società, tutti indagati per truffa nei confronti della Regione Lazio, del Comune di Roma e di circa 76 persone con il concorso di un dirigente e di un funzionario di Roma Capitale, indagati per abuso d'ufficio. "Con il solo scopo preventivo di tutelare le vittime delle truffe" si legge nel comunicato stampa diffuso questa mattina dalla sezione della Polizia Giudiziaria della Polizia Locale, sono stati apposti i sigilli anche a tre edifici realizzati dalle cooperative nel Piano di Zona. In totale, 76 appartamenti per la gestione dei quali è stato nominato un Amministratore Giudiziario. Gli inquilini, quindi, potranno restare nei loro appartamenti.  LE INDAGINI -  Le indagini, particolarmente complesse, sono state coordinate dal Sostituto procuratore Della Repubblica Alberto Galanti hanno portato a scoprire una truffa perpetrata ai danni della Regione, del Comune di Roma e di circa 76 soci di 3 cooperative edilizie del piano di zona inerenti il progetto '20 mila alloggi in locazione'. LE DENUNCE - Le indagini sono state avviate in seguito a una serie di esposti e denunce. Figurano l'esposto avanzato dal consigliere regionale di Fratelli d'Italia Fabrizio Santori relativo alle mancate opere di urbanizzazione e quello dalla deputata del Movimento cinque stelle Roberta Lombardi relativo però alle responsabilità del mancato controllo da parte dei funzionari comunali. A chiedere l'intervento della Procura, anche una trentina di inquilini che avanzarono una denuncia con l'aiuto dell'avvocato Vincenzo Perticaro, che da anni segue le vicende dei piani di zona della Capitale. Altra denuncia era partita dal sindacato Asia Usb, anch'esso concentrato da tempo sulle irregolarità emerse in merito all'edilizia convenzionata romana.  LA TRUFFA - Si legge nella nota della Polizia Locale: "I Consigli di Amministrazione delle tre cooperative, formati sempre dagli stessi indagati, beneficiavano di finanziamenti e concessioni di enti pubblici, vincolati alla costruzione di appartamenti da dare in locazione a  condizioni di favore per soggetti meno abbienti, con l’obbligo, però, di non alienarli singolarmente. Al fine di raggirare la normativa i titolari delle società cooperative hanno alienato gli interi corpi di fabbrica ad una quarta società cooperativa, formata in buona parte sempre dagli stessi indagati, consentendo a quest’ultima di procedere alla vendita dei singoli appartamenti, con un vantaggio economico di gran lunga superiore rispetto a quello che avrebbero realizzati con le locazioni “calmierate”. 'PREZZO RADDOPPIATO' - Come spiega la Polizia locale in una nota, "i consigli di amministrazione delle tre cooperative, formati sempre dagli stessi indagati, assegnatarie di circa 3.509.061 euro dalla regione per la locazione degli alloggi costruiti e del terreno comunale creavano una quarta cooperativa, nella quale facevano confluire contemporaneamente tutti i soci delle altre tre cooperative al fine di poter giustificare il prezzo di cessione, cioè la vendita degli appartamenti ai soci costruttori ad un prezzo raddoppiato (pari a 13.624.940 euro) invece di fargli pagare il solo costo totale di nuova edificazione (7.896.424, 69 euro) che gli indagati avevano dichiarato alla Regione al fine di poter fruire del finanziamento pubblico e di assegnare poi gli alloggi in locazione o ai soci, se aventi diritto, o a terzi". FINANZIAMENTI 'SCOMPARSI' - In sintesi, il finanziamento di circa tre milioni e mezzo indirizzato alle cooperative "doveva essere utilizzato per abbassare i costi totali della nuova edificazione" che ammontano a quasi 7 milioni e 900 mila euro. Con una semplice sottrazione, le costruzioni sarebbero dovute costare, ricostruiscono gli inquirenti, circa 4 milioni e 300 mila euro. E' il senso del meccanismo che sta alla base dell'edilizia convenzionata: Regione e Comune forniscono finanziamenti e terreni in modo che gli appartamenti possano essere venduti o affittati a prezzi inferiori a quelli di mercato, in base a convenzioni stipulate con il Comune. Il finanziamento però, continua la nota, "non è stato detratto ai soci, i quali si sono ritrovati a dover versare, oltre a ingenti somme in contanti (la cui esatta cifra non è stata ancora quantificata anche se la stima presunta si aggira attorno ai 2 milioni di euro, ndr) anche un ulteriore mutuo da 9.750.000 euro alle banche, superiore al costo totale di nuova edificazione dichiarato dalla Regione".  DIRIGENTE E FUNZIONARIO 'IN CONCORSO' - Secondo gli inquirenti "tutto questo si è potuto realizzare in concorso con la responsabilità del dirigente e del funzionario del Comune di Roma della UO Edilizia sociale del Dipartimento Programmazione Attuazione Urbanistica, che abusando del loro potere, in violazione dell'art.11 del Disciplinare della Convenzione, facevano 'passare', dandone il via libera, i prezzi di cessione accontentandosi della semplice dichiarazione dei Consigli di Amministrazione, mentre era necessario che i prezzi di cessione fossero approvati e deliberati dai soci delle cooperative". I soldi, spiegano infine, "venivano poi fatti girare e sparire dalle casse delle cooperative, con la motivazione di ulteriori prestazioni di servizi, all'interno di società e consorzi sempre intestati agli stessi indagati in una sorta di scatola cinese".  "FARE CHIAREZZA"  - "In corso sequestro preventivo disposto dalla Procura di Roma nel Piano di Zona Monte Stallonara in via Decimomammu a seguito delle denunce mie e degli inquilini attraverso Asia USB e l'avvocato Vincenzo Perticaro" scrive su Facebook la deputata del Movimento cinque stelle in una nota. "Adesso la Regione Lazio e il Comune di Roma devono intervenire a fare chiarezza sull'intera questione dei Piani di Zona" conclude la deputata. "Tutto questo accade perché c'è un'evidente inerzia del Comune di Roma e della Regione sulla vicenda dei piani di zona" denuncia l'avvocato Vincenzo Perticaro. "Se avessero vigilato, la magistratura non avrebbe avuto bisogno di intervenire con un sequestro. Chi doveva vigilare non ha vigilato". Anche il sindacato Asia Usb punta il dito contro le istituzioni: "Sia il Comune sia la Regione continuano nel loro silenzio assenso coprendo, di fatto, questa grande truffa ai danni della città". BERDINI: 'NON SUCCEDERA' PIU''- "Stiamo riportando la legalità dove finora è mancata. Non vogliamo esistano più zone d’ombra dove corruzione e malaffare trovano terreno fertile per diffondersi. Grazie ad un esposto presentato dal Movimento 5 Stelle e al prezioso lavoro della magistratura, della Polizia Locale e della Guardia di Finanza si fa luce sulla vicenda controversa del progetto del piano di zona B50 Monte Stallonara" continua l'assessore. "In pratica i dipendenti comunali, abusando del loro potere, davano il via libera ai prezzi di concessione accontentandosi della semplice dichiarazione dei Consigli di amministrazione mentre invece era necessario che i prezzi di cessione fossero approvati e deliberati dai soci delle cooperative. I soldi poi venivano fatti sparire nelle casse delle cooperative in una sorta di scatola cinese” spiega. “L’aumento del prezzo massimo di cessione doveva essere concordato con Regione e Comune. E così non è stato: c’è stata una mancanza di vigilanza da parte degli uffici pubblici. Con noi questo non succederà più” conclude Berdini. LOMBARDI - "Nei tanti esposti che ho presentato in questi anni sui più critici tra i 102 piani di zona attualmente presenti a Roma segnalavo le responsabilità di molti funzionari e dirigenti comunali e regionali nel mancato controllo sull'utilizzo dei soldi pubblici" spiega la deputata Roberta Lombardi. "I piani di zona sono strumenti di attuazione urbanistica dei piani di edilizia residenziale pubblica, ovvero il mezzo attraverso cui lo Stato si preoccupa di garantire un tetto anche a quelle famiglie economicamente più fragili che non possono permettersi una casa sul libero mercato. Ci sono tante persone in questi immobili, tante famiglie sotto ingiusto sfratto che aspettano qualcuno che faccia giustizia sulla truffa perpetrata alle loro spalle. Perchè in tutti questi anni i costruttori privati che hanno costruito con soldi pubblici su terreni comunali impegnandosi a realizzare opere di urbanizzazione primaria in molti casi inesistenti hanno lucrato sulle spalle della povera gente nell'assoluta inerzia, quando non complicità, della Regione Lazio e di chi in passato ha amministrato il Comune di Roma. Oggi la Procura è intervenuta iniziando a tutelare queste famiglie e iniziando a richiamare alle proprie responsabilità chi non ha voluto seguire la legge".  SANTORI - Si dice soddisfatto il consigliere regionale del Lazio di Fratelli d'Italia Fabrizio Santori autore di una delle denunce che hanno fatto scattare le indagini: "Nel corso degli anni ci siamo impegnati con enormi sacrifici per sostenere le battaglie di persone comuni che vedevano infrangersi il sogno di una casa a costi contenuti e sostenibili. Oggi finalmente viene resa loro giustizia. Siamo convinti che il percorso di rinascita dei Piani di zona possa ripartire dalle disposizioni odierne, alla luce del fatto che in tutta Roma ci sono almeno sette altre situazioni simili sotto indagine. Roma Capitale e la Regione Lazio devono impegnarsi a tenere sotto osservazione queste realtà, verificando lo sviluppo di piani di urbanizzazione primaria a tutela dei romani e di un territorio su cui si è speculato in maniera ignobile in passato solo per fare profittoe Stallonara, sequestrato "per truffa" il piano di zona. Indagati anche due funzionari del Comun, a volte truffando ignari cittadini come accaduto a Monte Stallonara”. “ Potrebbe interessarti: www.romatoday.it/politica/monte-stallonara-piano-di-zona-sequestro.html Seguici su Facebook: www.facebook.com/pages/RomaToday/41916963809 “ Potrebbe interessarti: www.romatoday.it/politica/monte-stallonara-piano-di-zona-sequestro.html Seguici su Facebook: www.facebook.com/pages/RomaToday/41916963809 “ Potrebbe interessarti: www.romatoday.it/politica/monte-stallonara-piano-di-zona-sequestro.html Seguici su Facebook: www.facebook.com/pages/RomaToday/41916963809 Monte Stallonara, sequestrato "per truffa" il piano di zona. Indagati anche due funzionari del Comune „“ Potrebbe interessarti: www.romatoday.it/politica/monte-stallonara-piano-di-zona-sequestro.html Seguici su Facebook: www.facebook.com/pages/RomaToday/41916963809

Piano di zona Longoni, blindati delle forze dell'ordine per sfrattare una coppia di anziani

Roma -

Piano di zona Longoni, blindati delle forze dell'ordine per sfrattare una coppia di anziani „ Blindati delle forze dell'ordine questa mattina nel piano di zona Longoni per sfrattare una coppia di anziani, i coniugi Ridolfi. Per impedire l'allontanamento dei due inquilini dall'appartamento di via Pasquarosa Marcelli Bertoletti 4 un gruppo di attivisti di Asia Usb si è barricato dentro l'abitazione insieme alla coppia. Ma non c'è stato nulla da fare. "La signora Ridolfi, 75 anni, ha accusato un malore così siamo stati costretti a togliere le barricate che avevamo posto contro la porta per impedire che venisse sfondata per permettere ai soccorsi di entrare" spiegano gli attivisti presenti. Un epilogo arrivato al termine di un tentativo di sospensione: "In un primo momento era sembrato che si potesse aprire uno spiraglio per la sospensione dello sfratto grazie alla presentazione di un'istanza di sospensione al giudice da parte del nostro avvocato". Ma così non è stata e il fabbro è entrato in azione nel tentativo di scardinare la porta. Sul posto sono giunti anche i vigili del fuoco. La tensione si è alzata e la signora Ridolfi, anziana, ha avuto un malore e si è trovata costretta ad aprire le porte di casa. "Ora lei e suo marito sono per strada senza alcuna alternativa". Poco dopo lo sfratto sul posto è arrivato anche l'assessore all'Urbanistica del Comune di Roma Paolo Berdini.  I casi di sfratto nei piani di zona, quartieri di edilizia 'agevolata' realizzati anche con finanziamenti pubblici, non sono pochi. Ma come denuncia il sindacato Asia Usb la situazione di via Pasquarosa Marcelli Bertoletti si distingue per alcuni particolari. "Il loro sfratto per morosità è stato richiesto da un privato cittadino che ha acquistato dalla società costruttrice e affittato, in palese violazione di legge, la casa di edilizia agevolata nonostante i due anziani coniugi abbiano pagato per anni canoni illegalmente maggiorati" scrive in una nota Angelo Fascetti. "Addirittura l’attuale proprietario dispone di altri tre alloggi, per giunta almeno due in edilizia agevolata, e quindi non potrebbe usufruire di questa tipologia di intervento pubblico". Anche l'Avvocatura capitolina, spiega il sindacato, "si era espressa invitando la proprietà a restituire le somme indebitamente percepite".  Sulla vicenda dei piani di zona è stata interpellata più volte anche la nuova amministrazione a Cinque Stelle che, in campagna elettorale, ha dedicato molta attenzione alla caotica situazione dell'edilizia agevolata romana, dai prezzi 'gonfiati' con cui per anni sono state affittate o vendute queste abitazioni ai casi in cui le opere pubbliche non sono ancora state realizzate con quartieri privi dei servizi. "Venerdì scorso abbiamo avuto un incontro con l'assessore Berdini sia sul caso della famiglia Ridolfi che su quelli di Castelverde e di Tor Vergata dove rispettivamente sono stati fissati sfratti per il 24 ottobre e per il 10 novembre" spiega Fascetti. "Ci era stato promesso che sarebbe stata avanzata una lettera per fermare gli sfratti e che sarebbe stata effettuata una revoca delle concessioni. Ma nulla di tutto questo è avvenuto" continua.  Ieri l'avvocato che segue il caso, Vincenzo Perticaro, ha anche avanzato un esposto/diffida alla sindaca Raggi e all'assessore Berdini, inviato per conoscenza anche al Prefetto ed al Questore di Roma "per chiedere il ripristino della legalità e la tutela del diritto alla casa nei confronti degli inquilini vittime della speculazione immobiliare" si legge in una nota. "Asia Usb ha richiesto più volte alla nuova Amministrazione comunale di intervenire per ripristinare la legalità attraverso la revoca delle convenzioni, così come prevede la legge, e conseguentemente di richiedere alla magistratura la sospensione delle esecuzioni, in attesa delle verifiche sulle violazioni e sulle modalità di realizzazione di questi importanti piani di edilizia pubblica". Lo sfratto di questa mattina, però, fa capire che una soluzione, nella vicenda intricata dei piani di zona romani, ancora non c'è.  “ Potrebbe interessarti: www.romatoday.it/politica/sfratto-via-pasquarosa-marcelli-bertoletti.html Seguici su Facebook: www.facebook.com/pages/RomaToday/41916963809 Piano di zona Longoni, blindati delle forze dell'ordine per sfrattare una coppia di anziani „ Potrebbe interessarti: www.romatoday.it/politica/sfratto-via-pasquarosa-marcelli-bertoletti.html Seguici su Facebook: www.facebook.com/pages/RomaToday/41916963809 “ Potrebbe interessarti: www.romatoday.it/politica/sfratto-via-pasquarosa-marcelli-bertoletti.html Seguici su Facebook: www.facebook.com/pages/RomaToday/41916963809

Asia-Usb: "Emergenza abitativa a Livorno, tanta propaganda e ancora pochi fatti"

Livorno -

Si è conclusa ieri la prima “tre giorni” di manifestazioni e presidi organizzata dal comitato diritto alla casa e dal sindacato Asia-Usb in sostegno alle numerose famiglie, ormai centinaia, che rischiano di essere sfrattate o che già vivono in alloggi di fortuna occupati. La parola d’ordine dell’iniziativa è stata “Diteci voi cosa dobbiamo fare?” una domanda provocatoria rivolta a tutti quei soggetti, amministrazione compresa, che da settimane parlano, o meglio, straparlano di emergenza abitativa senza aver mai messo in campo delle soluzioni concrete. E’ in atto un vero proprio attacco alle occupazioni abitative cittadine, occupazioni che ospitano ad oggi oltre 400 persone compresi un centinaio di minori, di cui solo circa 6 famiglie NON residenti nel comune di Livorno (siamo pronti a dimostrarlo con dati certi e non a “chiacchiere” come ha fatto l’assessore). In ogni caso ripudiamo con forza il meccanismo di “guerra tra bisognosi” che qualcuno ha cercato di innescare negli ultimi tempi. Il problema della nostra città non sono le famiglie disperate e senza una casa residenti nei comuni limitrofi né tanto meno un pugno di richiedenti asilo ospitati nelle strutture, il problema è l’enorme rendita immobiliare inutilizzata (pubblica e privata) che ammonta a circa 4200 alloggi. 4200 alloggi vuoti e abbandonati. Le istituzioni stanno facendo di tutto piuttosto che focalizzarsi su questo vero cancro che affligge Livorno, forse stanno ricevendo delle forti pressioni dai grandi proprietari immobiliari? Allora il problema centrale diventa l’inquilino moroso delle case popolari (saranno tutti furbetti?), gli occupanti di case (strutture di fortuna con bagni in comune dove vivono ammassate centinaia di famiglie) oppure qualche nucleo familiare che non ha trovato aiuto nel proprio comune di residenza (tutti amministrati dal PD) e che viene a Livorno per trovare un riparo. ORA BASTA! BASTA CON QUESTE BUFFONATE! Per risolvere il problema dell’emergenza abitativa bisogna aggredire l’enorme rendita immobiliare abbandonata di proprietà di banche, finanziarie, costruttori, mafie, enti pubblici e religiosi. Passiamo alla cronaca. Cinque famiglie che a breve saranno sfrattate, invece di occupare un alloggio, martedì mattina hanno deciso di presentarsi davanti al comune con una tenda decise a rimanere li finchè non ci sarebbe stata una risposta. La risposta c’è stata: un gruppo di vigili urbani e polizia ha aggredito con violenza e minacce tutti i presenti per far rimuovere un gazebo che in quel momento veniva montato (evidentemente è più importante il decoro che la dignità di famiglie con minori). Martedì la tensione fu gestita grazie alla responsabilità dei manifestanti che scelsero di fare un passo indietro. Mercoledì l’aggressione si è ripetuta con altrettanta arroganza ma questa volta le famiglie si sono difese “ scacciando” finalmente i vigili dalla piazza. Evidentemente le occupazioni, se avvengono nel silenzio e in periferia, vanno bene, l’importante è che il problema non sia visibile agli occhi dei nostri amministratori e della politica cittadina. Contemporaneamente abbiamo scoperto che per il giorno successivo, giovedì, il sindaco e il Prefetto si sarebbero incontrati per discutere del problema sfratti. Il sindacato Asia-Usb aveva già formalmente chiesto l’intervento del Prefetto per scongiurare l’ennesima tragedia sociale. Circa 80 sfratti solo nel mese di settembre e ottobre. Cosa è uscito da questo incontro? Di concreto nulla. Le famiglie che saranno sfrattate in questi giorni non avranno soluzioni e forse saranno costrette a dover ancora una volta occupare un alloggio sfitto. Il sindaco è deciso a sgomberare il deposito ATL e non certo per farci un centro per emergenza abitativa. La Torre della Cigna probabilmente sarà acquistata dal comune e gestita insieme al solito privato sociale che, sfruttando le disgrazie di chi è in difficoltà, riceve centinaia di migliaia di euro ogni anno sotto forma di aiuti pubblici. Non è proprio possibile pensare ad una gestione totalmente pubblica della struttura? In ogni caso finalmente verranno messi a disposizione 80 appartamenti da assegnare. Ma come? Affitto concordato? Assegnazioni ERP? Nel primo caso stiamo parlando di canoni praticamente di mercato. Ma la domanda fondamentale è un’altra: Quanto tempo ci vorrà per portare a termine questo percorso? Le famiglie che attualmente vivono li che fine faranno?. Al di là delle intenzioni, quello che abbiamo capito è che le 6 famiglie che saranno sfrattate nei prossimi giorni finiranno in mezzo alla strada. Abbiamo capito che nella nostra città si cercano continuamente nuovi nemici ma nessuno ha il coraggio di attaccare il vero responsabile di questa emergenza. I grandi proprietari. Come sindacato continueremo la nostra battaglia in difesa delle famiglie in difficoltà e siamo pronti a sostenerle con ogni mezzo anche in caso di sgomberi che non prevedano soluzioni alternative dignitose PER TUTTI. Sindacato inquilini Asia-Usb 22 settembre 2016

LIVORNO. Emergenza abitativa, famiglie in piazza con materassi e tende

Livorno -

Entro giovedì tre famiglie saranno sfrattate e altre due a breve a fine mese. A mettere in atto questa iniziativa sono il comitato diritto alla casa con Asia Usb di MONICA DOLCIOTTI Ultimo aggiornamento: 20 settembre 2016 La protesta delle famiglie contro gli sfratti Livorno, 20 settembre 2016 - Con materassi e tende (che non hanno potuto montare) decine di famiglie sfrattate hanno preso d'assedio piazza del Municipio per chiedere l'intervento del Comune per porre un argine all'emergenza abitativa. Entro giovedì tre famiglie saranno sfrattate e altre due a breve a fine mese. A mettere in atto questa iniziativa sono il comitato diritto alla casa con Asia Usb. A Livorno sono ormai 450 le persone sfrattate che abitano in strutture pubbliche e private occupate. "Ci sono 1200 assegnatari delle case popolari morosi. - ricorda Asia Usb - Quando li sfratterà il Comune? Parte degli alloggi che detengono possono servire per gli sfrattati per morosità incolpevole ormai la stragrande maggioranza". di MONICA DOLCIOTTI

ROMA, PDZ: LA GIUNTA RAGGI ELUDE IL PROGRAMMA ELETTORALE E 'CONDONA' CHI HA VIOLATO LE NORME SULL'EDILIZIA PUBBLICA!

Roma -

PIANI DI ZONA, APPROVATA IN PIENO AGOSTO LA DELIBERA PER L'AFFRANCAZIONE. ECCO LE PRIORITA’ DELLA GIUNTA RAGGI E DELL’ASSESSORE BERDINI: liberare gli immobili dal vincolo dell’edilizia agevolata per favorire chi ha speculato sull’edilizia sociale truffando migliaia di famiglie vendendogli le case ai prezzi di mercato, nonostante abbiano avuto terreni e finanziamenti pubblici. Il Comune di Roma, invece di fare i controlli e applicare le sanzioni previste per le gravi violazioni della legge, approva una specie di condono per salvare chi l’ha violata. Questo provvedimento sa di auto-assoluzione. Chi è stato truffato pagherà due volte: il prezzo di mercato per un alloggio sociale, altre migliaia di euro per liberare gli alloggi dal vincolo dell’edilizia convenzionata. Ma il Movimento 5 Stelle, durante la campagna elettorale, non aveva enunciato ben altre priorità? Il ripristino della legalità nei piani di zona; il controllo e la revoca delle convenzioni; il blocco degli sfratti per quelle famiglie vittime della truffa delle soc. costruttrici. Non erano questi gli impegni scritti nel programma per Roma Capitale che ha permesso l’elezione a Sindaco di Virginia Raggi?ASIA-USB da RomaTodayani di zona, lettere di diffida per il Comune. I proprietari: "Tutto fermo, è un dramma" „ni di zona, Giunta raggi approva delibera per l'affrancazione“ Potrebbe interessarti: www.romatoday.it/politica/vendita-case-piani-di-zona-diffida.html Seguici su Facebook: www.facebook.com/pages/RomaToday/41916963809http://www.romatoday.it/politica/delibera-piani-di-zona-approvata-giunta-raggi.html „PoliticaCaos piani di zona, qualcosa si muove. Berdini: "Provvedimento approvato"Come annunciato dall'assessore all'Urbanistica, la Giunta Raggi ha approvato venerdì scorso una delibera che permette l'affrancazione. "Migliaia di famiglie potranno diventare proprietarie di case dell'edilizia pubblica"Piani di zona, Giunta raggi approva delibera per l'affrancazione „Compravendita di case nei piani di zona, qualcosa si muove. Come annunciato dall'assessore all'Urbanistica Paolo Berdini, la Giunta capitolina ha "approvato il provvedimento dell'affrancazione". Un termine tecnico, che nasconde una situazione di vero e proprio caos per la Capitale e riguarda le centinaia di famiglie che negli anni scorsi hanno acquistato a prezzi di libero mercato case costruite in regime di edilizia agevolata, anche con l'impiego di finanziamenti pubblici, su terreni di proprietà comunale.Secondi e terzi acquirenti che, dopo una sentenza della Cassazione che ha stabilito che il valore di quelle sarebbe dovuto restare 'agevolato', si sono ritrovati con abitazioni dal valore dimezzato e compravendite bloccate. L'affrancazione permette di versare una quota al Comune di Roma e 'liberare' così l'immobile dal prezzo di convenzione.  LA VICENDA - Una sentenza blocca tutto: è caos"Migliaia di famiglie finalmente potranno diventare proprietarie di case dell'edilizia residenziale pubblica" ha spiegato Berdini. "È un provvedimento che riguarda tutta Roma, tutti i piani di zona- ha spiegato- Ora chi avra'' diritto potra'' riscattare il diritto di superficie. Si tratta di 2.000 famiglie che chiudono un incubo. Dopo la fase di osservazione ci sarà la trasmissione in Regione essendo una variante" ha poi concluso. La precedente amministrazione commissariata aveva approvato una delibera. Nonostante questo i proprietari avevano denunciato a Romatoday che la situazione non si era sbloccata.“ Potrebbe interessarti: www.romatoday.it/politica/delibera-piani-di-zona-approvata-giunta-raggi.html Seguici su Facebook: www.facebook.com/pages/RomaToday/41916963809“ Potrebbe interessarti: www.romatoday.it/politica/delibera-piani-di-zona-approvata-giunta-raggi.html Seguici su Facebook: www.facebook.com/pages/RomaToday/41916963809

Livorno‬. Sfratti, il sindaco potrà requisire le case vuote

Livorno -

Il consiglio comunale di Livorno a maggioranza M5s ha approvato una mozione, proposta da Marco Cannito (Città Diversa), che punta a “requisire gli immobili inutilizzati per l’emergenza abitativa”. Sia immobili pubblici che privati. La notizia è stata pubblicata da alcuni quotidiani e fa discutere. Il sindaco Filippo Nogarin potrà avviare la “requisizione temporanea degli immobili vuoti e inutilizzati per le emergenze abitative con motivazione di urgenza umanitaria”, “laddove possibile con una eventuale previsione di una indennità di occupazione da parte degli ospiti”, il tutto “secondo misure, modalità e tempistiche ritenute congrue”. L’atto è stato votato dai cinque stelle più il sindaco e da altri tre consiglieri di liste diverse, tra cui il firmatario. “Nell’atto si parla di immobili in generale, senza specificare – ha spiegato Cannito – includendo di fatto, è vero, anche quelli privati, ma a condizione, come emerso nel dibattito, che siano vuoti, inutilizzati o in stato di abbandono da tempo. Naturalmente in condizioni straordinarie, di emergenza. Lo stesso vescovo lanciò l’ idea di farlo”. Contrari Pd, Fi e Livorno bene comune. Fonte: ANSA www.gonews.it/2016/07/30/sfratti-sindaco-potra-requisire-le-case-vuote/

Casa, in 5 anni canoni degli affitti calati fino al 30%

Milano -

Quanto valgono gli affitti? E come è cambiato il mercato? In un contratto firmato oggi, il canone può essere anche del 30% inferiore rispetto a cinque anni fa. La crisi ha segnato il mercato delle locazioni abitative, e il confronto con i dati di fine 2010 – elaborato da Nomisma per Il Sole 24 Ore del lunedì – mostra una dinamica negativa in nove capoluoghi di provincia su dieci, con le punte di Venezia (-34% di calo medio) e Cuneo (-30,6%). Il calcolo neutralizza l’inflazione e misura la perdita in termini reali. Colpisce il dato dei centri di maggiori dimensioni: dal -17,5% di Milano al -9,7% di Bari, tra i risultati peggiori si trovano quasi tutte le grandi città, comprese – per intensità della perdita – Bologna, Napoli, Padova, Torino, Palermo, Firenze, Roma e Genova. In controtendenza c’è solo una decina di capoluoghi di piccole e medie dimensioni, che registrano incrementi entro il 3%, con la sola eccezione di Forlì (+5,7%). Si tratta ovviamente di dati medi – da declinare in base ai quartieri e alle caratteristiche degli alloggi – ma che consentono comunque di cogliere il trend generale. Le dinamiche di mercato Sul mercato hanno agito negli ultimi anni due forze contrapposte. Da un lato, la difficoltà di ottenere un mutuo ha ingrossato le file di chi cerca un’abitazione in affitto. Non è un caso, forse, che il numero di contratti registrati ogni anno alle Entrate sia passato da 1,4 a 1,6 milioni tra il 2011 e il 2015. Dall’altro lato, però, la crisi economica ha fiaccato le possibilità di spesa degli stessi inquilini. «Tra queste due componenti, la perdita di capacità reddituale da parte delle famiglie è stata prevalente, e questo spiega perché i canoni siano diminuiti», osserva Luca Dondi, direttore generale di Nomisma. Quanto alle previsioni, «per i prossimi due-tre anni ci aspettiamo canoni medi invariati, con qualche incremento nei centri universitari e nelle città d’arte», aggiunge Dondi. E l’aumento delle richieste di mutuo registrato negli ultimi 12 mesi non fa che rafforzare questa tendenza. Tra fisco e contratti Negli ultimi cinque anni, il calo dei canoni si è accompagnato alla stretta fiscale sul mattone, iniziata con l’arrivo dell’Imu nel 2012 e proseguita con quattro anni di aumento delle aliquote comunali. L’inasprimento fiscale è stato per lo più “spesato” dai proprietari, vista l’impossibilità di trasferirlo sui conduttori. Ma non si può certo dire che tutti gli inquilini ci abbiano guadagnato, perché il calo dei canoni si è sentito solo sui nuovi contratti e su quelli rinegoziati. Tutto questo ha condizionato anche le formule contrattuali scelte da proprietari e inquilini. Un fenomeno sul quale fa luce per la prima volta il Rapporto immobiliare residenziale 2016 redatto dall’Omi dell’agenzia delle Entrate. L’anno scorso – rileva il rapporto – in Italia è stato registrato poco più di un milione di locazioni abitative, anche se l’analisi si concentra sulle 821mila case per le quali è stato possibile incrociare i dati reddituali e catastali. I classici contratti liberi “4+4” coprono il 60% del mercato, mentre gli affitti concordati – in cui il proprietario accetta un canone inferiore in cambio di uno sconto fiscale – sono il 20% del totale. Il resto, invece, si divide tra contratti transitori e per studenti. IL TIPO DI CONTRATTO I nuovi contratti di locazione abitativa registrati alle Entrate nel 2015, in base al tipo di contratto(Fonte: Rapporto immobiliare 2016, Omi agenzia delle Entrate) La ripresa del «3+2» Anche se manca un confronto con gli anni precedenti, tutto lascia pensare che il ricorso ai contratti a canone concordato sia in aumento. Lo si vede guardando il dettaglio delle otto città di maggiori dimensioni: qui nel 2015 sono stati stipulati 97mila contratti liberi “4+4” e 45mila contratti concordati “3+2”. E queste cifre risentono comunque del caso-Milano, dove l’accordo locale – di fatto inutilizzato per 16 anni – deve ancora sviluppare a pieno i suoi effetti dopo essere stato rinnovato a giugno dell’anno scorso. A Bologna, Torino, Firenze e Roma le due formule contrattuali sono quasi in equilibrio, mentre a Genova c’è addirittura il sorpasso dei canoni calmierati (5.735 contro 2.688). LE MIGLIORI E LE PEGGIORI Il canone medio per la locazione di abitazioni usate nei capoluoghi di provincia. Dati aggiornati al II semestre 2015 con variazione % rispetto al II semestre 2010. Il canone è espresso in euro al metro quadrato all'anno (Fonte: elaborazioni Nomisma su dati Consulente Immobiliare) «La convenienza degli affitti concordati varia in base alle zone, tra una città e l’altra e anche nella stessa città, secondo il contenuto degli accordi locali», osserva Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia. Certamente, oltre alla contrazione del mercato – che ha reso più competitivi i canoni calmierati – incide anche la componente fiscale. «Ha avuto un effetto positivo la cedolare secca al 10%, per ora prevista fino al 2017, e da quest’anno si farà sentire la riduzione Imu-Tasi del 25%, che però potrebbe essere potenziata o sostituita da un’aliquota massima prevista su base statale».

Sventato lo sfratto di una donna incinta e suo marito

Bologna -

Ieri presidio antisfratto di Asia-Usb, esecuzione rinviata. Sindacato in picchetto anche oggi, domani Pugno chiuso alla Barca. A Imola presidio all’Acer: “Stop a sfratti fino a uscita graduatorie e a svendita patrimonio Erp”.Un picchetto antisfratto determinato ha rinviato (ieri, ndr) lo sfratto esecutivo posticipandolo per il prossimo 14 luglio. Ahmed assieme alla propria moglie incinta da pochi mesi con problemi di salute legati alla gravidanza si sono ritrovati in condizione di morosità a causa della perdita del lavoro. Inoltre Ahmed vanta un credito di circa cinquemila euro nei confronti della proprietà in merito ai lavori effettuati all’interno dello stabile per conto della stessa proprietà, la quale oltre a non pagare il dovuto ha richiesto ed ottenuto dal giudice lo sfratto esecutivo. Inoltre nei giorni scorsi la famiglia di Ahmed ha subito un grave atto intimidatorio di matrice ignota: è stata lanciata all’interno del suo appartamento una bottiglia molotov. Nonostante le minacce e le pressioni Ahmed, Asia-usb e i solidali si sono presentati la mattina determinati a rispondere a queste aggressioni con la forza della solidarietà e della lotta. Continuiamo a rilanciare questa settimana di lotta che si concluderà con la presenza di Asia-usb e degli ex occupanti di Via Irnerio al corteo dell’indipendenza della lotta per la casa lanciato da Social Log Bologna il 28 maggio in Piazza dell’Unità. Domani (oggi, ndr) un altro picchetto anti-sfratto in Via Tibaldi 39 per impedire uno sfratto ai danni di un inquilino che versa in condizioni di indigenza all’interno delle case Acer. Stop sfratti stop sgomberi! Assegnare subito tutti gli alloggi sfitti! Casa per tutti! Asia-Usb * * * * * * * * * * Acer e Comune di Bologna vergogna. Le case popolari non sono vostre… sono patrimonio della classe operaia. Il 26 maggio 2016 dalle 6,30 contro lo sfratto previsto in via Pietro Pelotti – quartiere Barca. Una famiglia del quartiere Barca, composta da due figli adulti e la loro madre, nel 2001 ha ottenuto la casa popolare. Nel 2006 uno dei due figli attualmente residenti in tale alloggio ha un infortunio sul lavoro, e a causa dei dolori sempre più forti si licenzia poco dopo. L’Inail gli riconosce un’invalidità da lavoro del 20% e una pensione di 200 €/mese. Nel 2008 poi, ritorna a casa l’altro figlio, uscito precedentemente, disoccupato e senza dimora. Nel 2009, in seguito alla rottura di un tubo condominiale, ecco che la bolletta di novembre arriva con le seguenti voci: – canone di affitto 25,00 € ; – indennità di mora 0,53 € ; – fondo spese condominiali 15,00 € ; – bollo 1,81 € ; – acconto gestione spese di riscaldamento 105,00 € (!); – insoluto acqua 429,27 € ; totale 576,61 €. La madre titolare del contratto di locazione, ritrovatasi sola, con una pensione da miseria e due figli disoccupati a carico, non ha ovviamente modo di pagare una bolletta tanto esosa e diviene morosa. Le bollette iniziano ad ammontare in questo periodo a diverse centinaia di euro (come quella di giugno 2010, di quasi 400 euro). Nel frattempo acer, per niente turbata da una situazione di palese difficoltà, emette in data 16 luglio 2010 una bolletta di 995,57 €, caricandola di un gran numero di indennità grazie al cavillo burocratico della “mancata comunicazione di ospitalità”: il figlio, dichiarato uscito di casa, ha mantenuto la residenza. Sempre nel 2010 la richiesta d’ampliamento del nucleo familiare in favore del figlio invalido, mai uscito di casa, viene respinta dal comune senza alcuna indagine. Nell’aprile del 2014 l’Acer si attiva, comunicando l’intenzione di vendere la casa. Nel 2016 arriva la prima visita dell’ufficiale giudiziario per l’esecuzione dello sfratto. La madre, esausta, trova accoglienza da una figlia che abita fuori Bologna e lascia ufficialmente la casa. Ora il figlio invalido del lavoro rimane solo con il fratello, che decide di rivolgersi alla nostra associazione per cercare una soluzione non disponibile presso le istituzioni. Riflettendo su questa storia viene da chiedersi come mai acer e il comune di bologna, tanto solerti nel riscuotere i canoni, non siano intervenuti in modo serio e coordinato quando potevano farlo e come mai abbiano di fatto lavorato perchè si creassero le condizioni per lo sfratto da una casa popolare di una famiglia riconosciuta bisognosa. E’ evidente da parte di acer la volontà di disfarsi di un patrimonio immobiliare acquisito finanziato e costruito con i soldi degli operai(ex Gescal), di cui dunque tutti i lavoratori d’ogni nazionalita’ hanno ogni titolo ad usufruire. Tanto piu’ se sono invalidi da lavoro e quindi ne hanno massimo bisogno, a causa della disgrazia capitata loro sul posto di lavoro, dove ci sfruttano ormai fino all’esaurimento per non darci nulla. Se non ci organizziamo per impedire questo come tanti altri soprusi ai danni dei proletari, presto potremo assistere allo sfratto dalla casa popolare di un invalido sul lavoro, la cui famiglia subisce gli effetti d’un sistema in crisi. Il Comune avrà così altre due persone da conteggiare nell’esercito di sfrattati e forse un’altra casa popolare vuota, o peggio murata, tra le migliaia altre che giacciono sfitte. Siamo già riusciti una volta a bloccare lo sfratto della famiglia in questione, e la prossima visita dell’ufficiale giudiziario è prevista per il 26 maggio. Noi ci stiamo organizzando, unitevi a noi per rispedirlo al mittente ed impedire l’ennesimo sopruso da parte di acer e Comune. Basta sfratti – basta business dell’emergenza – assegnazione dello sfitto pubblico e sblocco dei fondi gescal, prelevati dalle buste paga per finanziare l’edilizia popolare ed attualmente utilizzati per tutt’altri scopi. Associazione sindacale “Pugno chiuso” * * * * * * * * * * Case popolari vuote: dov’è la graduatoria? Dopo l’ennesimo sfratto rinviato questa mattina, oggi (ieri, ndr) pomeriggio abbiamo fatto un presidio dalla sede dell’ACER di Imola! Nonostante l’elevato numero di sfratti a cui la gestione emergenziale non riesce più a far fronte, la graduatoria per l’accesso alle case popolari è in ritardo di oltre un mese. Un mese in cui molte persone avrebbero potuto trovare una risposta degna al problema abitativo. Politiche sociali non significa aspettare di ritrovarsi persone a dormire per strada prima di agire. Politiche sociali non significa svendere il patrimonio ERP aggravando il problema abitativo. Politiche sociali non significa perdere tempo per l’uscita di una graduatoria necessaria a dare respiro almeno a qualche famiglia che rischia di perdere la casa. A ciò si aggiunge l’edificio in via Giovanni X, con più di 40 appartamenti destinati al canone calmierato ancora vuoti dopo oltre 3 anni, per i quali non è ancora uscito il bando di assegnazione! Chiediamo: – il blocco immediato degli sfratti in attesa dell’uscita delle graduatorie definitive per le case popolari e per il canone calmierato! – il blocco della svendita del patrimonio erp! Sportello antisfratto Imola

Stop a sgomberi e sfratti, i movimenti occupano i municipi: "Parte l'assedio della rabbia"

Roma -

Stop a sgomberi ed sfratti: i movimenti occupano i municipi „ La galassia di associazioni e realtà sociali interessate dal problema dell'emergenza abitativa ha occupato i municipi capitolini: "Non permetteremo a nessuno di toglierci la dignità". Il 12 grande manifestazione in CampidoglioStop a sgomberi ed sfratti: i movimenti occupano i municipi „ Si sono dati appuntamento alle ore 11, fuori dai cancelli dei Municipi. Raggiunte le sedi istituzionali, hanno srotolato striscioni e mostrato cartelli. “Cambiano le poltrone ma non cambia la politica” si legge davanti all’ingresso del Municipio I. “Comune e Regione…sotto il ponte dell’amministrazione” è stato ricordato a piazza Cinecittà, dove ha sede il Municipio VII. Gli attivisti dei Movimenti per il diritto all’abitare, per lanciare una manifestazione prevista per la prossima settimana, si sono dati da fare. LA RISPOSTA DELLE ISTITUZIONI - “Alla base della clamorosa iniziativa - spiegano i Movimenti -  la contestazione al vergognoso piano caso di Renzi e Lupi, con l'esclusione dal diritto di residenza degli occupanti per necessità e la vendita delle case popolari italiane”. C'è anche un altro tema, che negli ultimi mese ha messo a repentaglio centinaia di realtà sociali: “le minacce di sgombero proferite da Tronca”. Un quadro che, nell'insieme, “ha stravolto con un colpo di mano la delibera regionale per l'emergenza abitativa”. Con questo provvedimento, passato un paio di mesi fa, la Regione "riconosce il diritto ad un alloggio popolare a coloro che sono nella graduatoria generale  e a chi vive nei residence e nelle occupazioni, previa verifica dei requisiti da parte del Comune" ricordano in un'altra nota i Movimenti. I NUMERI DELL'EMERGENZA ABITATIVA - Action, tra le realtà presenti all'occupazione simbolica che si è tenuta nella mattinata di giovedì 5, ha ricordato che “sono 8mila le famiglie in lista per una casa popolare” mentre sono  “5mila quelle ospitate nei residence comunali e 6mila le famiglie che occupano immobili della grande proprietà immobiliare”. Sempre restando sui numeri “sono 30mila i provvedimenti di sfratto e migliaia le case pignorate dalle banche”. Cifre importanti. "Questa – ribadisce Action – è l’umanità a cui il Commissario Tronca ha deciso di fare una dichiarazione di guerra. Una guerra contro i poveri e il diritto alla casa”. A fronte di questa situazione, “i territori sono chiamati a prendere parola su questi infami provvedimenti, in vista della grande manifestazione del 12 maggio, quando il Campidoglio verrà assediato dalla rabbia"”.Stop a sgomberi ed sfratti: i movimenti occupano i municipi „LA SOLIDARIETA’ DEI MUNICIPI – I presidenti del Municipio VII e VIII hanno immediatamente solidarizzato con l’iniziativa dei movimenti per il diritto all’abitare. “Il primo passo per risolvere l’emergenza, è l’attuazione della delibera regionale  da parte del Comune di Roma – spiega la Presidente Susi Fantino -  In una situazione  ormai inaccettabile, insieme ai cittadini, il Municipio VII, si appella alle forze politiche locali e nazionali, per una proroga degli sfratti in corso, in attesa che si giunga ad una abrogazione del decreto Lupi e all’utilizzo delle risorse messe in campo dalla Regione Lazio, per il superamento dell’emergenza abitativa,  nel rispetto dei diritti fondamentali delle persone”. Contro il Decreto Lupi si scaglia anche il Presidente Catarci e l’Assessore Marotta “I Municipi si trovano a confrontarsi in un quadro generale di trasformazione delle norme di riferimento che a seguito del cosiddetto Decreto Lupi del 2014 consegna le città al rischio di una vera e propria devastazione sociale.C’è la necessità di insistere sull’abrogazione di questi dispositivi normativi e di procedere alla costruzione di un percorso condiviso tra tutti i Municipi”. A tal riguardo la Presidente Fantino ha  oggi anche annunciato la propria partecipazione “all’incontro dei movimenti del diritto all’abitare previsto per giovedì 12 maggio 2016 alle ore 15,00 in piazza del Campidoglio”.  “ Potrebbe interessarti: www.romatoday.it/politica/sgomberi-sfratti-movimenti-occupano-municipi.html Seguici su Facebook: www.facebook.com/pages/RomaToday/41916963809 “ Potrebbe interessarti: www.romatoday.it/politica/sgomberi-sfratti-movimenti-occupano-municipi.html Seguici su Facebook: www.facebook.com/pages/RomaToday/41916963809 “ Potrebbe interessarti: www.romatoday.it/politica/sgomberi-sfratti-movimenti-occupano-municipi.html Seguici su Facebook: www.facebook.com/pages/RomaToday/41916963809

Enasarco, dal Parlamento accuse alla gestione e alle dismissioni immobiliari: due case acquistate dal presidente

Roma -

Dure critiche nella relazione del senatore Sergio Puglia (M5S). Membro dell’organismo di controllo sulle attività delle casse pensionistiche. Che ha analizzato lo stato di salute di quella degli agenti e dei rappresentanti di commercio. “Serietà e prudenza non sono sempre stati i principi ispiratori dell’amministrazione dell’Ente”. Saldo negativo nei conti evitato solo grazie alla cessione degli appartamenti di proprietà. Il massimo dirigente Brunetto Boco si difende: “Nessun conflitto d’interessi” di Giorgio Velardi | 8 aprile 2016 L’incipit è di quelli pesanti: “Serietà e prudenza non sono sempre stati i principi ispiratori dell’Amministrazione dell’Ente”. Una circostanza che ha portato ad “una gestione finanziaria disinvolta, non di rado in contrasto con la natura pubblica dell’attività a cui tale Ente è preposto”. L’Ente in questione è l’Enasarco, la cassa previdenziale degli agenti e dei rappresentanti di commercio attualmente presieduta da Brunetto Boco. Che conta un esercito di circa 250 mila lavoratori. I quali, stando ai contenuti della relazione del senatore Sergio Puglia (Movimento 5 Stelle), membro della commissione parlamentare di controllo sull’attività degli enti previdenziali e assistenziali, non possono certo dormire sonni tranquilli. Perché in ballo ci sono le future pensioni degli iscritti a Enasarco, istituito nel 1938, privatizzato nel 1994 e sottoposto alla vigilanza del ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali. SI SALVI CHI PUÒ – Ma cosa è successo in questi anni nell’ente? “Gli amministratori della Fondazione hanno effettuato investimenti in note strutturate illiquide, inefficienti e rischiose”, è scritto nella relazione – depositata ma non ancora discussa né votata dalla commissione – che ilfattoquotidiano.it ha potuto visionare. Tutti veicoli al cui interno “erano allocati anche fondi hedge (speculativi, ndr) e derivati”. Come l’acquisto monstre di strumenti finanziari emessi dal fondo Antrhacite e garantiti da Lehman Brothers, la banca americana fallita nel 2008. I risultati? Facilmente intuibili. E ai buchi, poi, è stato necessario mettere una toppa. “Senza il contributo rinveniente dalla gestione patrimoniale immobiliare e dalla sua dismissione – mette a verbale Puglia – il risultato economico del bilancio della Fondazione sarebbe negativo”. Come ha fatto notare anche la Corte dei Conti, infatti, “la plusvalenza netta complessiva realizzata da Enasarco per mezzo della dismissione immobiliare, di natura straordinaria, copre il saldo negativo del resto della gestione (caratteristica, accessoria e finanziaria) spiegando la natura essenzialmente straordinaria degli utili della Fondazione”. Tradotto: senza queste dismissioni i conti sarebbero in profondo rosso. Circa mezzo miliardo di euro di buco. Un simile rischio, a dire il vero, non è del tutto scongiurato. Infatti “gli immobili posseduti direttamente dalla Fondazione termineranno, dopodiché, se non intervengono fattori molto positivi sul fronte degli altri investimenti, rischia di ‘rimanere a nudo’ il saldo negativo della gestione ordinaria”. DIVIETO DI ACCESSO – Dismissioni, basate su un accordo siglato da Enasarco nel 2008 con i sindacati (fra cui l’Unione Inquilini) e che prendono il nome di ‘Progetto Mercurio’, su cui peraltro in Parlamento aleggiano molte ombre. A questo proposito, nella sua relazione, il senatore del M5S spiega come si “sollevano dubbi sulla liceità del processo seguito, anche nei confronti delle organizzazioni degli inquilini, sulle modalità di formazione del prezzo delle dismissioni e sull’adeguatezza dei prezzi ai mutati scenari del mercato immobiliare”. Il perché è presto detto: “A quel che risulta Enasarco non ha mai consentito né al mandatario, né agli inquilini, di avere accesso alla documentazione che non ha mai provveduto a depositare”. Di conseguenza gli inquilini, che avevano un diritto di prelazione sull’acquisto delle case, si sono attivati per conto proprio. Commissionando ad un esperto una perizia che tenesse conto degli stessi criteri stabiliti dall’ente. In base alla quale “è emerso che le valutazioni riportate da Enasarco sulla prelazione non erano congrue” rispetto alle risultanze dello studio di parte. Secondo quanto ha potuto appurare ilfattoquotidiano.it, inoltre, alla procedura di acquisto degli immobili di Enasarco ha partecipato anche lo stesso presidente uscente Brunetto Boco. Due le case comprate da quest’ultimo: una a Roma (sette vani con box auto a due passi da Villa Torlonia per 420 mila euro) e una a Milano. SENZA CONTROLLO – Circostanza, questa, confermata dal diretto interessato. “La casa di Milano l’ho presa in affitto quando ancora non ero presidente e successivamente l’ho acquistata così come hanno fatto tutti gli altri inquilini – spiega Boco contattato dal nostro giornale –. Anche in quella di Roma ero in affitto, fra l’altro rinunciando a tutti i rimborsi spese che mi spettavano visto il mio ruolo in quanto non residente nella Capitale: l’ho comprata e ristrutturata a spese mie, senza alcun vantaggio aggiuntivo”. Conflitto di interessi? Nemmeno a parlane, secondo il numero uno dell’ente. “Anche perché – ribatte – sull’argomento abbiamo uno specifico regolamento interno che è stato osservato alla lettera”. Sarà. Nell’atto di compravendita dell’immobile romano compare (in qualità di “procuratore” di Boco e sua moglie) anche Guido Lanciano, segretario della federazione romana del sindacato Unione Inquilini. “Ma io ero il mandatario scelto dagli inquilini per trattare la vendita delle case situate nel palazzo nel quale si trova anche quella comprata da Boco – si difende Lanciano –. È quanto previsto dall’accordo”. Un caso sul quale il M5S, che ha già chiesto il commissariamento di Enasarco da parte dei ministeri vigilanti (senza mai ricevere risposta), promette di continuare a dare battaglia. “È la dimostrazione di come la gestione di patrimoni con finalità pubbliche, in primis quelli delle casse, non funzioni se affidata senza controlli a personaggi di questo genere. Né per gli inquilini né tanto meno per gli iscritti che versano i contributi”, attacca la deputata romana Roberta Lombardi, che da tempo segue da vicino le vicende relative ad Enasarco. “Non a caso – conclude – abbiamo presentato una risoluzione e una proposta di legge per rendere nuovamente pubbliche le casse e il loro patrimonio, rendendo così più stringenti ed efficaci i controlli”.

ENASARCO: ARRIVA LA MAGISTRATURA

Milano -

Verrà messa fine alla grande speculazione delle Fondazioni, delle Casse?? Questi Enti previdenziali hanno sottratto denaro pubblico, quello dei contribuenti, facendolo evaporare attraverso investimenti in fondi spazzatura nei paradisi fiscali. Per recuperare i soldi persi in questo impiego fallimentare di soldi pubblici hanno trasformato gli inquilini, con la complicità di quei sindacati accondiscendenti, nel loro bancomat, hanno aumentato gli affitti, stanno dismettendo gli alloggi a prezzi speculativi, stanno alimentando l'emergenza casa e gli sfratti a Roma e in altre città d'Italia. La Corte dei conti incrimina Brunetto Boco, padre-padrone di Enasarco MILANO - Brunetto Boco, presidente uscente, dell'Enasarco, Carlo Felice Maggi, ex direttore generale; Marco Di Vito, ex direttore finanziario: sono i tre alti dirigenti della Cassa previdenziale dei 230 mila agenti di commercio italiani citati dalla Procura Regionale presso la sezione giurisprudenziale della Corte dei conti per la Regione Lazio per un'udienza fissata il 24 maggio prossimo per "ivi sentirsi condannare al pagamento in favore di Enasarco" di 11,5 milioni di euro", più gli interessi. All'origine, un'intricata serie di vicende legate all'investimento che il fondo decise di fare in alcune attività finanziarie all'estero piene di derivati che avrebbero causato un danno alle casse. E' una svolta, sia pure naturalmente ancora provvisoria, di una vicenda ormai annosa che dovrebbe portare all'accertamento della verità nel gioco istituzionale di difesa e accusa ma che certo allunga un'ombra sulle elezioni in corso dei nuovi vertici di una delle più grandi casse previdenziali private italiane. Elezioni in corso da pochi giorni on-line e aperte fino al 14 aprile prossimo, le prime mai svolte nell'ente dall'anno di Fondazione, il 1938, perchè finora erano state le varie associazioni (datoriali e sindacali) a nominare i vertici di Enasarco. Elezioni delicate, insomma: anche perche' la situazione patrimoniale di Enasarco è stata sicuramente deteriorata negli ultimi anni, come la Corte fa notare, da scandali e cattiva gestione. L'atto di citazione è della fine del 2015 ma il testo – secondo un servizio dell’agenzia Agi - è interessante perchè ricostruisce una vicenda lunga e complessa, di non facile decifrazione, che ora verrà dibattuta nella ufficialità di un severo procedimento amministrativo. L'ultimo scandalo, di cui si parlerà il 24 maggio, è legato all'acquisto-monstre fatto da Enasarco di strumenti finanziari emessi dal Fondo Antrhacite, garantiti dalla banca americana, fallita nel 2008, Lehman Brothers. Dopo il fallimento, Enasarco aveva chiesto e ottenuto - in prima battuta - il riconoscimento del proprio credito nei confronti della banca. Ottenutolo, aveva venduto questo credito alla Elliot Management, per un valore pari al 49,76% di quello nominale, incassando anche una prima rata da 13,8 milioni di euro. Ma al decisivo consiglio d'amministrazione del dicembre 2011 - secondo l'accusa - venne prospettato che questa cessione di credito fosse avvenuta "pro-soluto" per il 70% dell'importo, cioè senza possibilità di rivalsa da parte dell'acquirente. Invece la Elliot, dopo la dichiarazione di insolvenza del garante Lehman, aveva chiesto la restituzione all'Ensarco dell'intera rata, maggiorata dagli interessi, ottenendola. Nell'aprile del 2013, infatti, il consiglio di Enasarco ha deliberato di restituire la somma, lievitata a 14,7 milioni di euro per gli interessi, avendo riscontrato – anche con la consulenza degli studi Sidley Austin e Gianni-Grippo-Cappelli - che effettivamente il contratto di cessione del credito non conteneva in realtà la clausola "pro soluto" presentata al consiglio Enasarco. Nella sua audizione di difesa, il presidente Boco si era scusato spiegando di non conoscere l'inglese, di non essere stato in grado di leggere da solo il contratto e di essersi fidato del direttore generale Maggi e amministrativo Di Vito. Inoltre ha sostenuto che la restituzione della rata non ha costuito un danno perchè è avvenuta a fronte del recupero dell'intero credito. Ma la Procura presso la Corte non ha considerato sufficienti nè questa difesa nè quelle, più o meno allineate, di Maggi e Di Vito. Il documento dell'accusa si dilunga sulla circostanza che Boco, non conoscendo l'inglese, aveva firmato "sulla fiducia che riponeva negli uffici, consapevole che nessun controllo avrebbe potuto effettuare e percio' anche ammettendo il rischio che si potesse realizzare una situazione pregiudizievole per la Fondazione, come poi avvenuto". Per la cronaca, anche Di Vito si è difeso confessando la propria scarsa pratica con l'inglese.

'Roma non si vende', scendono in piazza i movimenti. Gli organizzatori: "Siamo in 20mila"

Roma -

Da piazza Vittorio al Campidoglio, la manifestazione indetta contro le privatizzazioni di servizi, sfratti e la vendita del patrimonio pubblico "Siamo in ventimila". Questa la stima dei partecipanti al corteo di movimenti, centri sociali e sindacati di base fatta dai promotori del comitato Roma Comune. La manifestazione, dopo aver percorso via Cavour e via dei Fori imperiali è poi giunta in piazzale della Madonna di Loreto, ai piedi dell'Altare della Patria. Qui era stato predisposto un blocco di blindati delle forze dell'ordine che impediva l'accesso a piazza Venezia. Bloccata anche la salita di San Pietro in carcere che conduce al Campidoglio. I manifestanti stanno raggiungendo la piazza del Comune dalla stretta scalinata che costeggia il museo del Vittoriano. La partenza. La manifestazione era partita poco dopo le 16 da piazza Vittorio. In testa, un grosso striscione: "Decide Roma, decide la città". Tra i manifestanti anche centri sociali, movimenti, precari e sindacati di base. Tra quanti reggevano lo striscione di testa della manifestazione anche alcuni bambini che frequentano la palestra popolare "La Torre". Gli slogan. Lo slogan che si legge sui manifesti è diventato virale: "Roma non si vende". La campagna viaggia sul web con video, gif e i volti noti della romanità verace e popolare: la scritta "Venderesti tua nonna?" e accanto la foto della Sora Lella. "Venderesti tua madre?" insieme alla lupa capitolina. "Venderesti il tuo capitano?", ed ecco insieme un bel ritratto di Francesco Totti. Ci sono anche diversi testimoniali, come Daniele Gaglianone e ZeroCalcare. I manifestanti. Questa campagna, che è comunicativamente efficace, è quella scelta dai centri sociali, dai movimenti per la casa, dalle coop sociali, dai sindacati di base, dagli attivisti per l'acqua pubblica, dalle educatrici dei nidi. Tutti in piazza, tutti insieme per una protesta sui diritti. Tra di loro c'è anche Stefano Fassina. "E' una manifestazione importante per i beni comuni, per l'acqua pubblica, per dire no alle trivelle, affinché il patrimonio di Roma non venga più privatizzato ma utilizzato per fini sociali", ha commentato il candidato sindaco di Sinistra italiana. Non è l'unico aspirante primo cittadino. C'è anche Alessandro Mustillo del Partito Comunista: "Bisogna dire no alla svendita del patrimonio comunale, noi vogliamo valorizzarlo sottrarlo ad una cattiva gestione, utilizzarlo per le reali esigenze dei romani dal diritto alla casa, alle attività sociali che servono nei quartieri. Vogliamo stracciare il piano Tronca, anzi - ironizza - il 'Piano Stronca' perché cancella tutti i diritti uccide la parte sana della città, lasciando intatto il potere di mafia capitale". I punti e le battaglie. Le battaglie che si vogliono sottolineare con questa manifestazione, sono quelle contro le privatizzazioni di servizi, gli sfratti, la vendita del patrimonio pubblico e lo sgombero dei centri sociali e delle associazioni: a quest'ultimi Roma Capitale ha chiesto indietro gli spazi affidati a canoni low cost attraverso una delibera degli anni Novanta: l'obiettivo del comune è quello di metterli a reddito a prezzi di mercato. Ma tra le realtà che si vogliono cancellare ci sono esperienze e spazi storici come Corto Circuito, Esc o La Torre. Per evitare che tutte queste battaglia diventino un mucchio di rovine, i manifestanti proporanno in Campidoglio una "Carta di Roma Comune", ideata avendo in mente l'esperienza di Bologna con il Regolamento dei beni comuni, e Napoli, con la delibera del sindaco De Magistris sulla gestione partecipata dell'ex asilo Filangeri. Le forze dell'ordine. Aperto il dialogo con la Questura per una protesta pacifica. In campo, anche per la concomitanza di corteo e partita della Roma, mille agenti, tra reparti mobili e Digos. Attivati tutti i sistemi di videosorveglianza, telecamere e smartphone connessi con la sala operativa. L'indicazione della vigilia d'altronde era quella di "privilegiare, in ogni fase, il dialogo, ma di non essere tolleranti in caso di violazione delle leggi".

Casa, dove sono finiti i soldi dell’ex-Gescal?

Roma -

Sfrattare una famiglia da un alloggio può costare anche 5mila euro alle forze dell’ordine. Eppure ci sono alloggi vuoti, alcuni blindati con pannelli di due metri fusi a caldo, invalicabili. Nonostante tutto questo IL CONTO CORRENTE 28128 L’emergenza abitativa è sotto gli occhi di tutti, gli sfratti e le famiglie coinvolte sono più di 50mila. Ma, come anticipato, i soldi per l’edilizia pubblica ci sono, come ha rivelato il Test-Salvagente in edicola. I fondi sonoo su questo conto: il c/c 28128 della Cassa depositi e prestiti (Cdp), dove ci sono più di 2 miliardi e mezzo di euro. È stato arduo se non quasi impossibile avere questi dati, nell’epico rimpallo di responsabilità tra Cdp e Regioni, le quali ci hanno tenuto a smarcarsi e a girare alla Cassa depositi le responsabilità di dare visibilità a questi carte. Noi le carte le abbiamo avute lo stesso: non da chi avrebbe dovuto darcele. Quello che abbiamo scoperto è che questo è un fondo vincolato, può essere utilizzato solo per l’edilizia popolare, eppure questi soldi sono lì fermi, ibernati. Da quasi 20 anni. Un paradosso inspiegabile, sono soldi che i lavoratori hanno cacciato di tasca propria, dalla busta paga, fino al 1996. Da quell’anno in poi sono cessati i prelievi in busta per rimpinguare il fondo Ex-Gescal. Questi soldi servirebbero per tamponare una situazione d’emergenza (circa un milione di nuclei per Nomisma sono in disagio abitativo) che si porta appresso più di 150.000 richieste di esecuzione e quasi 80.000 provvedimenti di sfratto. E questo solo nel 2014. Da allora i dati non sono mai scesi sotto la soglia di allerta. Dal 2013 al 2014 si è registrato un aumento del 14% di esecuzioni, il dato è cresciuto anche nel 2015 e non c’è da sperare in novità per il 2016. Non è un caso che la maggioranza di questi sfratti (69.015 su un totale di 77.278) sono avvenuti per morosità – in- colpevole – e cause connesse. Nella maggioranza dei casi si tratta di sfratti in città: Torino, Milano, Venezia, Verona, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Catania e Palermo, da sole raccolgono circa il 41% dei provvedimenti di rilascio emessi in tutto il territorio nazionale. FONDI CONGELATI I soldi dunque ci sono, ma non si usano. Dall’ultima ricognizione della Cdp tra giacenze (1.017.779.954 di euro) ovvero soldi fermi, e competenze ovvero soldi assegnati ma non spesi (1.347.168.302 euro) e i GiroFondi – da avere dal ministero dell’Economia e delle Finanze e dal ministero delle Infrastrutture e Trasporti – che sono altri 356 milioni di euro, si arriva a una cifra importante. E questi sono i soldi in circolazione. Più fermi che in circolazione a dire il vero. La somma supera i 2 miliardi e mezzo. Alcune regioni li hanno usati anche sapientemente, altre invece questi fondi li hanno lasciati a impolverare nel baule. Sul perché non vengano usati un’idea chiara ce l’ha Angelo Fascetti, sindacalista Usb dell’associazione inquilini Asia: “I soldi non vengono usati per non fare concorrenza all’edilizia privata”. Le regioni meno virtuose sono la Puglia con quasi 313 milioni di euro da spendere, e di competenza altri 329 milioni. La Sicilia ha 231 milioni fermi in giacenza, e altri 234 in competenza. Il Lazio ha 198 milioni congelati e altri 256 milioni li ha virtualmente assegnati ma non li ha spesi, mentre altri 30 milioni devo tornare dal GiroFondi: sommando arriviamo quasi a 500 milioni di euro. L’Abruzzo con il terremoto dell’Aquila, avrebbe tutte le ragioni per usare questi fondi. E invece resta paradossalmente ancora al palo con 16 milioni di giacenza fermi, e altri 25 milioni di competenza a cui aggiungendo 9 milioni dal GiroFondi Mef e Mit, si arriva a 50 milioni di euro circa a mezz’aria.

Decreto mutui: 18 rate, invece di 7, ma poi si perde la casa

Roma -

Conferma piena, con una minima attenuazione. Sul “decreto mutui”, finalizzatoa ridurre le sofferenze delle banche, il governo finge la marcia indietro, ma tiene il puto centrale: le banche potranno espropriare gli immobilie dei mutuatari in ritardo con il pagamento delle rate e metterle all'asta senza più dover attendere la decisione di un giudice, ossia dello Stato e della legge. L'unica differenza rilevante consiste nell'aumento del numero di rate che fa scattare l'esproprio: da sette a diciotto. La valutazione del valore dell'immobile, inoltre, sarà sempre di competenza del perito scelto dalla banca, ma con la possibilità di una “presenza” di un prito nominato dal Tribunale e/o dal mutuatario, per evitare che sia troppo basso. Un prezzo inferiore, infatti facilita la vendita, ma riduce anche l'eventuale “eccedenza” - rispetto al debito residuo – che la banca deve versare al mutuatario una volta conclusa l'asta. Confermata anche la divisione tra vecchi e nuovi mutuatari, con i primi che restano sotto le regole attuali (si deve cioè passare prima dal giudice) e i nuovi, decisamente più “nudi” davanti alle decisioni della banca. Un gioco in cui anche i vecchi, comunque, perdono qualcosa. Per esempio, con le nuove regole la banca estingue il debito anche se – eventualità rara – il prezzo della vendita dovesse risultare inferiore al debito residuo, mentre i “vecchi”, in questo caso, dovrebbero comunque continuare a pagare alla banca la differenza. La scelta di strategia economica viene da lontano – dall'Unione Europea – e si configura come un'esproprio di massa del “ceto medio”, che in Italia specialmente si identifica con la proprietà della casa di abitazione, in cui ha investito tutta o quasi la propria ricchezza. Una strategia politicamente rischiosa, perché diminuisce l'incidenza sociale dell'ideologia “proprietaria” e quindi del consenso sociale al sistema. Ma quando c'è da versare sangue altrui a favore delle banche, questo governo – esattamente com quello “europeo” - non esita neppure un attimo. Qui di seguito, se pensate che potremmo essere troppo “ideologici” o prevenuti, l'analisi di Vito Lops, da IlSole24Ore. Vedi anche: www.contropiano.org/documenti/item/35249-italia-2016-la-speculazione-sulla-fame

L'Unione Europea e Renzi regalano alle banche le case dei creditori

Roma -

Troverete poco finora questa notizia sui mass media, eppure a me pare sconvolgente. Entro il 21 marzo il parlamento dovrà ratificare la direttiva europea che regala alle banche la casa dei debitori.  Zitto zitto il governo Renzi Padoan ne ha predisposto il recepimento con un decreto, il numero 256. Grazie ad esso se un debitore non paga sette rete del mutuo sulla propria casa, la banca potrà immediatamente appropriarsi dell'alloggio senza passare dal giudice. Finora giustamente toccava alla magistratura decidere, era il tribumale la sede dove la banca poteva far valere le sue pretese e il cittadino le sue reali condizioni. È ovvio infatti che un conto è se uno ha perso il lavoro, un altro se si è giocato i soldi al casinò. Un conto è se l'insolvente ha dieci case e un altro se finisce in mezzo alla strada. E poi bisogna vedere come sono le rate del mutuo, gli interessi, le clausole in piccolo. Tutto questo finiva davanti al giudice, come è giusto in un uno stato di diritto, ove la perdita della casa non può essere considerata come una giocata di Borsa. Ora la UE per aiutare le banche dopo il sequestro dei risparmi procede a quello della casa. Una direttiva già imposta alla Grecia, dove decine di migliaia di famiglie sono o stanno per finire sotto i ponti. Un altro colpo alla nostra Costiuzione, per imporre una legislazione fondata su un ottocentesco privilegio della ricchezza, che sembra scritta da Ebenezer Scrooge prima del ravvedimento. Non pare che Matteo Renzi nei suoi brindisi con Juncker abbia posto la necessità della flessibilità nell'esproprio delle case dei poveri. Anzi da quel che comprendiamo il presidente del consiglio ha proprio fatto il contrario. Ha offerto alla UE lo scalpo dei diritti sociali, la cancellazione dell'articolo 18, la privatizzazione della sanità e della scuola, il sequestro dei beni per sostenere le banche; il tutto per avere un po' di flessibilità sui conti. Flessibilità che serve a Renzi per distribuire qua e là qualche mancia, cioè per finanziare la sua campagna elettorale. Vogliamo vedere chi nel parlamento sosterrà questa nuova infamia e e chi si opporrà ad essa. E siamo anche curiosi di sapere se qualcosa diranno gli apologeti della Unione Europea e dell'Euro, dal caldo delle loro case protette dalle banche.

Palazzo Raggi, indagato anche l’ex assessore Giovanni Caudo

Roma -

Per uno dei fedelissimi di Marino l’accusa è corruzione. Il nome nelle intercettazioni, ma gli accertamenti sono all’inizio di Ilaria Sacchetton Fra gli indagati per la trasformazione in megastore di Palazzo Raggi (Settecento) c’è anche Giovanni Caudo, l’ex assessore all’Urbanistica della giunta Marino che, dopo le dimissioni dell’ex sindaco, era tornato a occuparsi di docenza all’Università di Roma Tre. Nei mesi scorsi gli uffici della procura gli hanno notificato un avviso di garanzia per corruzione. Solo una prima ipotesi investigativa a fronte di un fatto, che cioè il suo nome è emerso nel corso d’intercettazioni disposte per altri indagati.Piccola premessa. Per ottenere il via libera al suo progetto - frazionare Palazzo Raggi in piccoli lotti commerciali - il costruttore Domenico Bonifaci si affida a un suo collaboratore, Giuseppe Costa, che dialoga con dirigenti e funzionari dell’assessorato all’ Urbanistica. Le telefonate fra Bonifaci e «Pino» Costa Alcuni di questi, come l’ex dirigente Antonello Fatello, hanno i cellulari sotto controllo. Il loro nome è stato fatto nel corso dell’inchiesta contemporanea («Vitruvio») da piccoli imprenditori che, distribuendo favori nella Roma nord, sostengono di essere incappati nelle sue pretese. Mentre gli investigatori stanno cercando di ricostruire il profilo di Fatello vengono captate telefonate fra Bonifaci e il suo uomo, Costa, nelle quali quest’ultimo assicura di avere una sponda in Campidoglio. É a questo punto che viene fatto il nome di Caudo. L’ex assessore di Marino viene indagato assieme a Fatello che ieri è stato anche sottoposto a perquisizioni, benché trasferito ormai alla Mobilità. Il reato, anche qui, è lo stesso: corruzione. Prima di essere spostato alla Mobilità dal prefetto Francesco Paolo Tronca, Fatello avrebbe cioè «collaborato» con il costruttore per aiutarlo nella realizzazione del megastore. «Sereno ma amareggiato» É andata così? Sono millanterie? Questo filone d’indagine è ancora al principio, di soldi si chiacchiera al telefono ma sono ancora in corso accertamenti e solo ieri sono stati acquisiti documenti e file degli indagati. Tra gli indagati anche Nando Antonelli dipendente di un’impresa del gruppo Bonifaci. Quanto al costruttore, malgrado le perquisizioni di ieri nella sua abitazione fa sapere attraverso i suoi difensori Nicoletta Piergentili e Massimo Krogh di essere «sereno, sebbene amareggiato».

LIVORNO: OCCUPATA LA TORRE CIGNA, VENTI FAMIGLIE RITROVANO UN TETTO

Livorno -

A Livorno venerdì 12 febbraio al termine di un corteo  per il diritto all’abitare partito da piazza Grande, venti famiglie sostenute dal sindacato inquilini Asia-Usb e dal comitato diritto all’abitare hanno occupato la torre della Cigna situata dietro la stazione di Livorno. Un grattacielo  di 19 piani completamente abbandonato di proprietà, pare,di alcune banche. Un centinaio di appartamenti liberatiche daranno un tetto per ora a queste venti famiglie, finite in mezzo ad una strada a causa degli sfratti. Ne parliamo con Fabio, compagno livornese.  Di seguito il comunicato diffuso da Asia USB Livorno Ancora una volta nessuna alternativa alla strada Nelle ultime settimane Livorno è stata interessata da una vera e propria ondata di sfratti per morosità incolpevole. Più di 25 famiglie con minori e anziani stanno finendo per strada in sole due/tre settimane. Tutte le istituzioni ( Prefettura , Regione e Amministrazione) non riescono o non vogliono occuparsi di un problema che ha assunto proporzioni gigantesche. La Prefettura continua a non voler concedere rinvii nei casi in cui il proprietario, nonostante un indennizzo economico, non voglia concederlo, vanificando di fatto il meccanismo della graduazione che prevede invece la possibilità di rinviare automaticamente gli sfratti nei casi di morosità incolpevole. Del progetto di riutilizzo della Chiccaia, per emergenza abitativa, ancora neanche l’ombra. Ad aggravare il contesto la totale mancanza di un vero piano casa nazionale che preveda l’utilizzo di risorse pubbliche per strutturare programmi seri e duraturi per sostenere le migliaia di famiglie che si trovano in difficoltà per colpa della crisi. Al contrario il governo Renzi ha deciso di attaccare tutti quei movimenti, sindacati e comitati che di fronte all’emergenza hanno deciso di auto-organizzarsi per fronteggiare questa situazione. Nelle ultime settimane, anche a Livorno, le famiglie iscritte al sindacato Asia e appartenenti al comitato diritto all’abitare, si stanno occupando DA SOLE di un’emergenza che ormai sembra non avere fine. Picchetti antisfratto, manifestazioni e incontri sindacali sono ormai all’ordine del giorno. Di fronte all’alternativa tra rimanere per strada con i propri figli oppure utilizzare un immobile ormai in disuso da decenni, le famiglie hanno scelto la seconda opzione. Una scelta di lotta e di dignità. Per questo motivo il sindacato inquilini Asia- Usb non può che sostenere e appoggiare la loro scelta. Proprio oggi infatti circa 20 nuclei familiari hanno deciso di occupare “il grattacielo” della Cigna. Un enorme stabile praticamente mai utilizzato per intero e attualmente all’asta, che potrebbe ospitare centinaia di famiglie. Per questo motivo chiediamo alla giunta, al sindaco e alle forze politiche cittadine di lavorare congiuntamente per trovare un accordo con i proprietari affinché possa essere utilizzato temporaneamente. Sindacato inquilini Asia-Usb

Il Sacco di Roma e le responsabilità della politica. Intervista a Paolo Berdini

Roma -

intervista a Paolo Berdini di Monica Pepe "A rendere tale 'una città' era la possibilità che una persona aveva, confondendosi tra la folla, di nascondere le stranezze della sua testa" (da "La stranezza che ho nella testa", di Orhan Pamuk) Paolo Berdini, parafrasando lo splendido libro di Pamuk, da quali stranezze è attraversata la città di Roma oggi? Quella di chiudere gli occhi di fronte allo stato reale della città. In primo luogo la vicenda Mafia Capitale è stata derubricata a cronaca giudiziaria ma non si è avuto il coraggio di discutere con rigore sulle cause politiche ed economiche che hanno portato ad appaltare molte importanti funzioni pubbliche a cooperative legate alla malavita. In secondo luogo è scomparsa la sofferenza sociale di chi perde il lavoro, si trasferisce fuori Roma perché non ce la fa più a sostenere i costi della città, di chi non ha casa perché mancano quelle popolari ed è costretto a vivere nella tenaglia delle occupazioni e delle baracche. Infine è scomparsa la condizione delle periferie, abbandonate da decenni al loro destino di isolamento e emarginazione sociale. La stranezza che vive Roma è la scomparsa della realtà. Uomo di Renzi o del Nuovo Centro Destra secondo l'Espresso dello scorso dicembre, qual è l'impronta che Paolo Tronca vuole lasciare sulla città? Il prefetto Tronca non è uomo di nessuno. È un servitore dello Stato che applica con la sua cultura il ruolo di governo della città che gli è stato affidato a causa del devastante fallimento delle politica. Ed è alla sua cultura che dobbiamo far risalire i fatti che iniziano a prendere corpo. Ripristinare la legalità sembra che significhi solo sgomberare le occupazioni ma non significa ancora mettere mano al sistema di allocazione delle risorse pubbliche senza alcuna trasparenza. In tal senso non viene affrontata la questione che considero prioritaria, quella di togliere la sine cura dei residence in cui vivono centinaia di famiglie. Spendiamo 25 milioni all’anno per finanziare la rendita immobiliare nelle mani di pochi proprietari e il prefetto Tronca inizia dalla coda e cioè da quello che ai suoi occhi è il più grande scandalo: occupazioni e famiglie a basso reddito che pagano canoni modesti per le case comunali. So bene che a volte questi affitti sono scandalosi, ma invece di puntare il dito contro la politica che non ha saputo intervenire, si addita all’opinione pubblica smarrita l’untore: i furbi del canone. Ripeto, il Comune spende 25 milioni per i residence ma fare i nomi dei proprietari che beneficiano di tanta ricchezza non rientra nella cultura del prefetto Tronca. Il problema non è lui ma il fallimento della politica che ha permesso questa involuzione democratica. In che circostanze è accaduto che il Comune di Roma si trasformasse in Roma Capitale, qual è la differenza e cosa significa per i cittadini romani? La commedia del cambio di nome da Roma a Roma Capitale è a mio giudizio l’atto più scellerato compiuto a Roma negli ultimi trenta anni. Centro destra da poco alla guida del Campidoglio con Alemanno e centro sinistra responsabile del tracollo economico del comune di Roma per averlo amministrato per 15 anni decidono di creare una bad company – il vecchio Comune di Roma – su cui riversare i 22 miliardi di deficit accumulati fino ad allora e creare una nuova creatura istituzionale inizialmente priva di debiti pregressi. Con due conseguenze gravissime: il debito dovrà comunque essere ripagato mentre il “nuovo” comune Roma capitale ha iniziato subito ad accumulare debito perché non erano state affrontate le cause strutturali che provocano il tracollo economico. Insomma, centro destra e centro sinistra hanno compiuto nel silenzio un grave misfatto. Ed ancora più grave che il sindaco Marino e i suoi consiglieri politici presenti in Giunta non abbiano mai denunciato questo patto scellerato ma abbiano continuato ad accumulare debito senza bloccare la macchina perversa dell’espansione urbana, causa primaria del debito. Come cambia la gestione del patrimonio pubblico della città di Roma dalla delibera di iniziativa popolare n. 26 del 1995 alla delibera 140/2014? E’ innegabile che formalmente la delibera 140 approvata dalla giunta Marino avrebbe potuto rappresentare un punto di svolta nella gestione del patrimonio pubblico della città. Divisioni, miopie e ragionamenti di corto respiro sono alla base di un sostanziale fallimento di quella deliberazione. Che rapporti intercorrono in questa fase tra Procura di Roma, Corte dei Conti, Patrimonio e Prefettura? Chi tiene il bandolo della matassa? Questa domanda tocca il cuore della crisi di democrazia che stiamo vivendo. Durante gli anni della giunta Alemanno il sistema criminale di mafia capitale conquista le principali funzioni pubbliche della capitale e la cena che vede ritratto l’allora sindaco con Marroni, capogruppo dell’opposizione, e con l’attuale ministro Poletti la dicono lunga sull’esistenza di un accordo politico teso a consolidare lo svuotamento delle funzioni pubbliche. Ignazio Marino non si accorge di nulla ed è solo grazie alle denuncie dell’assessore all’Economia – poi cacciata proprio da Marino – che inizia un rapporto con la Procura della Repubblica, ma è innegabile che la politica non sia stata in grado di denunciare i mali che si annidavano nell’amministrazione. Del resto, è noto che il prefetto in carica all’epoca ricevette in tempi da record Buzzi su sollecitazione del sottosegretario di palazzo Chigi. Questa grave crisi istituzionale è stata svelata dalla Procura della Repubblica e il nuovo prefetto Gabrielli ha tentato di riportare la macchina pubblica ad una maggiore trasparenza. Ma il ripristino delle condizioni di legalità spettavano alla politica: non è riuscita a farlo ed ora paghiamo il prezzo di una totale assenza di dialettica sociale. Vengono compiuti sgomberi di occupazioni di persone senza casa come se fosse quello il vero problema dell’illegalità che soffoca Roma. Il Sindaco Marino quindi ha dato il via agli sgomberi e Tronca prosegue: oltre alle occupazioni abitative circa 800 associazioni di promozione sociale, centri culturali e spazi autogestiti hanno ricevuto una lettera di "preavviso" di recupero crediti. È solo un'operazione di mercato o qualcuno vuole cancellare la storia della Roma solidale? Credo che in questo caso ci sia davvero un disegno molto pericoloso. Esiste una rete di associazioni che riescono a sopravvivere soltanto perché spesso hanno occupato immobili abbandonati o hanno avuto l’assegnazioni di immobili pubblici ma non hanno i mezzi per pagare cifre di affitto di mercato. Questa rete di associazioni, qualsiasi sia il giudizio che ciascuno di noi può dare sul loro operato, hanno rappresentato e rappresentano un prezioso antidoto all’imbarbarimento sociale che vive la città. E’ grave che il prefetto Tronca pensi di risolvere questo problema togliendo spazi di democrazia: la città intera ne avrebbe un contraccolpo devastante. Sarebbe più saggio ragionare sul problema vero, e cioè che non tutti – associazioni e una parte di famiglie in cerca di casa – possono pagare quanto chiede il mercato. Uno stato giusto deve farsi carico del problema con rigore e lungimiranza: i muscoli non servono per creare alloggi per chi non ha lavoro e per i giovani che conoscono solo la precarietà dei contratti di lavoro. Dove nasce e dove è diretto il Documento Unico di Programmazione 2016-2018? È uno dei primi frutti amari del patto scellerato della creazione della bad company del Comune di Roma di cui parlavamo. Nel decreto per Roma Capitale votato dal governo Renzi è infatti contenuto un piano di rientro economico che porterà la città al collasso. È infatti noto che Roma è già oggi la città che applica le più alte aliquote di tassazione locale e la restituzione del debito provocato dalla mala politica porterà ad un’ulteriore stretta economica e ad un nuovo taglio di servizi sociali: l’incredibile proposta di Tronca di privatizzare gli asili nido va proprio in questa direzione. Occorre rimettere in discussione quel debito, altrimenti rischiamo una pericolosa involuzione della democrazia. I Centri sociali intendono chiedere una moratoria su tutti gli sgomberi e il riconoscimento dell'uso civico degli spazi in cui svolgono da decenni attività politiche, culturali e di solidarietà nei confronti della cittadinanza. Cosa ne pensa? La proposta è molto convincente. Dobbiamo rivendicare che le città sono fatte di persone che hanno bisogni e vogliono continuare ad avere un sostegno sociale e servizi pubblici che possono garantire la cittadinanza. La moratoria è un primo importante passo nel rivendicare una differente idea di città che faccia dell’accoglienza e della lotta alle disuguaglianze sociali il primo grande obiettivo. E a coloro che criticheranno questa concezione perché “non ci sono le risorse”, occorre ricordare che con la candidatura alle Olimpiadi del 2024 spenderemo almeno 10 miliardi di euro. Altro che non ci sono risorse: lo scontro vero è su chi ne beneficerà, se la città emarginata e le periferie o la società dominante rappresentata da Luca di Montezemolo e Giovanni Malagò. (10 febbraio 2016)

Allarme mutui: se salti le rate, la banca si prende la casa

Roma -

Lo dice una normativa europea che sta per diventare legge Grazie a una normativa europea che sta per diventare legge, le banche potranno recuperare velocemente le garanzie su un credito, cioè diventare proprietarie della vostra casa se non pagate il mutuo. Il provvedimento comunitario stabilisce che, se non si riescono a rimborsare le rate di un finanziamento finalizzato ad acquisire un bene che viene posto a garanzia, si può trasferire quel determinato bene al nostro creditore, cioè alla banca o all’intermediario. Una volta venduto, il debitore potrà ottenere indietro l’eccedenza tra il prezzo di vendita e l’ammontare del debito non rimborsato. La bozza di decreto legislativo, però, compie un passo ulteriore rispetto alla normativa europea e prevede che “le parti del contratto di credito possono convenire espressamente, al momento della conclusione del contratto di credito o successivamente, che in caso di inadempimento del consumatore, la restituzione o il trasferimento del bene immobile oggetto di garanzia reale o dei proventi della vendita del medesimo bene comporta l’estinzione del debito, fermo restando il diritto del consumatore all’eccedenza”. La nuova normativa varrà per i contratti stipulati dal 21 marzo in poi, ma potrebbe esserci spazio di manovra a una modifica dei contratti di finanziamento in essere. A prima vista, comunque, la direttiva europea sembra porre problemi di costituzionalità. L’articolo 2744 del Codice Civile sancisce il “divieto del patto commissorio“, ossia che in caso di inadempimento del credito il bene dato in pegno non può passare nella disponibilità o proprietà del creditore. Infatti, quando un mutuatario non rispetta per 7 volte la scadenza delle rate come stabilito dal testo unico bancario, la banca che eroga il mutuo si rivolge al Tribunale per avviare la procedura esecutiva: la casa viene messa all’asta e l’eventuale eccedenza, una volta venduta, retrocessa al debitore. Questa particolarità italiana non è comune ad altri Paesi europei e la Cassazione, in passato, ha dato soddisfazione a creditori esteri di clienti italiani. Il decreto, se passasse così com’è, sarebbe un sostanzioso aiuto per il settore bancario gravato da 201 miliardi di sofferenze delle quali 64 miliardi a imprese di costruzioni o immobiliari e 15 miliardi di mutui ipotecari alle famiglie consumatrici. Con una clausola ad hoc si salterebbe il passaggio in Tribunale che allunga i tempi per l’escussione della garanzia.