ROMA, IL MUNICIPIO IV SI RIFIUTA DI AFFRONTARE I PROBLEMI CHE STANNO ALIMENTANDO L'EMERGENZA ABITATIVA A SAN BASILIO E CASAL BRUCIATO!

Roma -

LE FAMIGLIE SGOMBERATE A SAN BASILIO NEL 1974, ASSEGNATARIE DEGLI ALLOGGI DI CASAL BRUCIATO A SEGUITO DELL'UCCISIONE DI FABRIZIO CERUSO, DOPO 43 ANNI RISCHIANO DI NUOVO LO SFRATTO! I CITTADINI DENUNCIANO L'INDIFFERENZA E L'INCAPACITÀ DELLA GIUNTA MUNICIPALE. Questa mattina oltre 100 famiglie di via Casalbruciato 25/27 insieme ad una ventina di famiglie di San Basilio si sono recate presso il IV Municipio per chiedere allo stesso un intervento pubblico sulle tematiche abitative degli inquilini delle case popolari. Gli abitanti di San Basilio chiedono che il Municipio si faccia carico della stabile pericolante di via Girolamo Mechelli 131 di proprietà del Comune di Roma, mentre gli inquilini di via Casalbruciato 25/27 chiedono al Municipio di attivarsi per organizzare un incontro con ATER, ENASARCO, Regione e Comune di Roma perché, dopo oltre quaranta anni che vivono in quegli alloggi come legittimi assegnatari a seguito dei fatti di San Basilio e dell'uccisione di Fabrizio Ceruso, L'ATER ha disdetto unilateralmente il contratto di affitto con l'Enasarco proprietaria delle case. Il Comune di Roma è direttamente coinvolto perché gestisce una scala e perché è titolare della politica della casa. Il Municipio si è rifiutato di convocare le parti e di organizzare un consiglio straordinario. La presidente Roberta Della Casa ed il vice presidente Rolando Tozzi si sono rifiutati categoricamente di redigere un comunicato dopo l'incontro con ASIA-USB ed una delegazione di inquilini. La sordità, l'incapacità e la mancanza di sensibilità verso i problemi posti agli amministratori ha fatto inferocire i cittadini presenti, che pensavano di avere un'interlocutore che stesse dalla loro parte. Denunciamo pertanto quanto è accaduto, l'indifferenza di fronte ai problemi veri della città e pensiamo, come hanno sottolineato molti cittadini che li hanno anche votati, che la giunta del Municipio IV a guida 5 stelle debba dimettersi per incapacità assoluta. ASIA-USB Zona Tiburtina

Piani di zona, si allunga la lista degli indagati per gli 'affitti gonfiati'

Roma -

Chiuse le indagini per i piani di zona Spinaceto, Monte Stallonara, Pisana-Vinaccia „Chiuse le indagini per i piani di zona Spinaceto, Monte Stallonara, Pisana-Vinaccia „ Piani di zona, si allunga la lista degli indagati per gli 'affitti gonfiati' Chiusura delle indagini per Spinaceto, Monte-Stallonara e Pisana-VignacciaChiuse le indagini per i piani di zona Spinaceto, Monte Stallonara, Pisana-Vinaccia „ i allunga la lista degli indagati nella vicenda delle case dei piani di zona affittate o vendute a prezzi ‘gonfiati’. Il pm Paolo Dall’Olio ha chiuso le indagini preliminari su due cooperative che avrebbero intascato contributi pubblici destinati alla realizzazione di alloggi a prezzi ‘agevolati’ che invece sono stati affittati o venduti agli inquilini a "condizioni più svantaggiose".  Si tratta del Consorzio Regionale Cooperative Edilizie Vesta e della Società cooperativa edilizia Atilia, relativamente ai piani di zona ‘A5 Spinaceto’ (60 alloggi), ‘B50 Monte Stallonara’, (20 alloggi),  e ‘C23 Pisana Vignaccia’, (25 alloggi). Otto le persone iscritte nel registro degli indagati, tra ex membri dei consigli di amministrazione, dirigenti e funzionari comunali. Le due società, inoltre, figurano nell’elenco per “illecito amministrativo”. L’avviso di conclusione delle indagini risale al 24 maggio scorso. Ad essere accusati di truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche gli ex componenti dei cda delle due società di costruzione, Ugo Klapetz e Giselda Pisaneschi e con Mauro Lilli. L’avviso di chiusura delle indagini parla di “artifizi e raggiri consistiti, tra l’altro, nello stipulare una convenzione con il Comune di Roma” per la costruzione di alloggi di edilizia residenziale pubblica agevolata, indicando il prezzo massimo di cessione “senza aver proceduto a decurtare dallo stesso l’importo del contributo regionale”. In particolare, per il piano di zona ‘A5 Spinaceto’ non sono stati sottratti dal prezzo finale quasi due milioni di euro di contributo regionale (1.990.615, 59 euro, la metà dei 3.981.231,19 concesso a fondo perduto), e per il piano di zona ‘B50 Monte Stallonara’ oltre 600 mila euro (612.327,17 euro, la metà di 1.224.654,35, sempre a fondo perduto). Entrambi realizzati dal Consorzio Regionale Cooperative Vesta. L’importo non decurtato per ‘C23 Pisana Vinaccia’, realizzato dalla società cooperativa edilizia Atilia, ammonta invece a quasi 2 milioni e 400 mila euro (2.398.560,04 euro).  I vertici delle due società, secondo il pm, non avrebbero inoltre presentato "il pur previsto piano finanziario e le opere migliorative corredate del prescritto assenso dei fruitori finali” facendo in modo che i prezzi rialzati venissero “certificati e approvati" da Comune e Regione. Tali prezzi tra il 2013 e il 2014 sono stati rivisti al ribasso dall’amministrazone capitolina con un processo in autotutela.  Una mancanza che non è stata rilevata dagli uffici capitolini competenti. Gli stessi che avrebbero omesso “di verificare la corretta quantificazione del prezzo massimo di cessione”. Risultano indagati Marcello Andreangeli, dal 2001 al 2010 direttore della III Unità Operativa – edilizia residenziale pubblica, Giancarlo Matta, Luciano Mancini, Maurizio Frontani e De Maio Antonio, in quanto funzionari comunali “addetti all’ufficio di verifica”.   Il tutto a danno sia degli inquilini che si sarebbero ritrovati a stipulare contratti a “condizioni più svantaggiose”, sia di Comune e Regione. Il primo per aver concesso il diritto di superficie e rilasciato i titoli edilizi. La seconda per aver erogato il contributo pubblico.   L’indagine, partita da un nutrito gruppo di inquilini di questi quartieri, difesi dall’avvocato Vincenzo Perticaro e sostenuti dal sindacato Asia Usb, non è la prima. Nel marzo scorso la magistratura ha chiuso tre fascicoli di indagine relativi ai piani di zona Borghesiana-Pantano e Longoni. A gennaio erano stati sequestrati tre edifici nel piano di zona Monte Stallonara.  “ Potrebbe interessarti: www.romatoday.it/politica/indagati-piani-di-zona-spinaceto-monte-stallonara-pisana.html Seguici su Facebook: www.facebook.com/pages/RomaToday/41916963809 “ Potrebbe interessarti: www.romatoday.it/politica/indagati-piani-di-zona-spinaceto-monte-stallonara-pisana.html Seguici su Facebook: www.facebook.com/pages/RomaToday/41916963809 “ Potrebbe interessarti: www.romatoday.it/politica/indagati-piani-di-zona-spinaceto-monte-stallonara-pisana.html Seguici su Facebook: www.facebook.com/pages/RomaToday/41916963809

TRIBUNALE DI ROMA: "L'OCCUPAZIONE PER NECESSITA' E' UN REATO TENUE QUINDI NON PUNIBILE"

Roma -

ROMA ANCORA UNA SENTENZA A FAVORE DEGLI INQUILINI SENZA TITOLO INPS IL TRIBUNALE HA ACCOLTO LE RAGIONI SEMPRE SOSTENUTE DALL’AVV. MARINA ROSSI E DA ASIA USB. Il Giudice ha affermato che: “ si è in presenza di un fatto di non particolare gravità, commesso su di un immobile pubblico, che le imputate hanno occupato per potervi dimorare in una situazione di precarietà personale, determinata da (omissis) e dalla mancanza di diverse soluzioni abitative”. a ciò deve aggiungersi il possesso da parte dell’occupante dei requisiti per la sanatoria e la presentazione della domanda di regolarizzazione. Il reato è tenue e il danno esiguo e quindi gli occupanti non sono punibili per tale occupazione. L’ASIA USB E IL COMITATO INQUILINI SENZA TITOLO VII MUNICIPIO CHIEDONO LA SOSPENSIONE DI TUTTI I PROCESSI CIVILI E PENALI CHE LA ROMEO GESTIONI CONTINUA A PROMUOVERE L’IMMEDIATA REGOLARIZZAZIONE DEGLI OCCUPANTI

Reggio: Disagio abitativo. incontro Comune e Associazioni

Reggio Calabria -

Le famiglie in condizione di disagio abitativo o vincitori dell’ultimo bando per gli alloggi popolari dovranno attendere ancora. È quanto emerso stamattina durante l’incontro a Palazzo San Giorgio  tra le associazioni riunite nell’ Osservatorio sul disagio abitativo (ASIA-USB Reggio Calabria, Comitato Solidarietà Migranti, CSC Nuvola Rossa, CSOA Angelina Cartella, Società dei Territorialisti/e Onlus, Un Mondo Di Mondi), il movimento Reggio non tace, la Collettiva AutonoMia, le famiglie direttamente interessate al tema e il vicesindaco Armando Neri, il consigliere delegato all’edilizia pubblica Giovanni Minniti e il vicepresidente del Consiglio comunale Antonino Ruvolo. Da quanto riferito dal consigliere delegato  Giovanni Minniti,  le verifiche sugli assegnatari degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, avviate dagli informatici della Re.ca.si, sarebbero ancora nella fase di digitalizzazione dei dati. Sarebbero circa <>, ha spiegato il consigliere delegato ma non si è ancora arrivati alla fase degli incroci dei dati e quindi alle  verifiche sulla permanenza dei requisiti per poter procedere alle eventuali decadenze delle assegnazioni. Condivisibile l’analisi del consigliere Minniti secondo il quale il problema centrale per sbloccare e legalizzare il settore è quello delle verifiche sulla permanenza dei requisiti degli assegnatari e non prioritariamente quello delle occupazioni abusive, per le quali occorrerebbe avere un quadro della situazione chiaro.   Necessario secondo le associazioni   la necessità di  verificare i requisiti degli assegnatari  anche degli alloggi dell’Aterp che  rientrano nei complessivi  7800 alloggi. Anche sul regolamento dell’art. 31, relativo alle assegnazioni in deroga, si attende l’approvazione delle modifiche della legge regionale 32/1996 ancora non approdate in consiglio regionale. << Ció non toglie- ha precisato Ruvolo- che per i casi di estrema urgenza non si possa agire prima dell’approvazione del regolamento>>.  Altra eventualità da ipotizzare, qualora il Consiglio regionale non provvedesse in tempi certi alla modifica della legge, è quella di procedere all’approvazione del regolamento per poi eventualmente apportarne le necessarie modifiche.  Non ci sono ancora risposte sul numero degli alloggi confiscati destinati ad alloggi popolari e sulla proposta progettuale che il Comune dovrebbe redigere per implementare l’offerta di alloggi popolari  rispondendo  al  bando regionale social housing della Regione Calabria pubblicato sul Burc n. 70 parte terza del 24 luglio 2017. Mentre le famiglie attendono, molte in condizioni di estrema precarietà abitativa, vivendo in auto o in edifici a rischio, il vice sindaco Neri ha espresso la volontà di voler risolvere le questioni aperte legate al diritto all’abitare invitando gli interlocutori a concentrarsi sulla risoluzione dei problemi. Poche in verità le soluzioni in ballo a breve termine. Un nuovo incontro è stato già fissato per il prossimo 14 settembre, con l’obiettivo di comprendere lo stato di avanzamento delle azioni previste. Reggio Non Tace  – Avvocato Nicola Santostefano Collettiva AutonoMia Osservatorio sul disagio Abitativo composto da, COSMI, CSOA  A. Cartella, CSC Nuvola Rossa, ASIA-USB Reggio Calabria , Società dei Territorialisti e Un Mondo Di Mondi ASIA-USB Reggio Calabria – Giuseppe Marra Comitato Solidarietà Migranti CSC Nuvola Rossa CSOA  Angelina   Cartella Società dei Territorialisti/e Onlus Un Mondo Di Mondi  Cristina Delfino –  Giacomo Marino

CASE POPOLARI: IL CONSIGLIO REGIONALE DEL LAZIO FA UN PASSO INDIETRO

Roma -

CASE POPOLARI, GESTIONE E REGOLARIZZAZIONE DEGLI INQUILINI SENZA TITOLO: IL CONSIGLIO REGIONALE DEL LAZIO FA UN PASSO INDIETRO E RINVIA LA DISCUSSIONE A SETTEMBRE. Come molti sanno a seguito della manifestazione del 17 maggio scorso alla Regione Lazio si sono svolti due incontri con i Capi gruppo del Consiglio regionale durante i quali, sia la maggioranza che parte dell’opposizione, si erano impegnati ad affrontare il tema della gestione delle case popolari e a votare un provvedimento di regolarizzazione degli inquilini senza titolo che fossero in possesso dei requisiti di legge per l’edilizia pubblica. I primi giorni di agosto, durante la discussione sul collegato alla Finanziaria, è stato portato in discussione al Consiglio della Regione Lazio questo tema e sono stati presentati due emendamenti che raccoglievano sostanzialmente le proposte avanzate da Asia-Usb e dai tanti Comitati degli inquilini delle case popolari. Tutti sapevamo che il tema era delicato e spinoso ma i motivi che hanno portato a questa richiesta sono ben noti. La privatizzazione della gestione delle case popolari (vedi Romeo Gestioni e Prelios) è stato un fallimento costato caro alle casse comunali e alla collettività. La trasformazione in Spa degli Ater una iattura: incapaci di una oculata gestione, sono solo alla ricerca di fare cassa su un patrimonio finanziato dai lavoratori (ex-Gescal) sul quale non si può speculare. I Dirigenti apicali del Patrimonio del Comune di Roma sono degli inetti, responsabili della cattiva gestione di questo importante patrimonio pubblico, impegnati solamente a fare la guerra ai poveri con i continui sgomberi e per questo incassano incentivi ai loro ingiustificati stipendi. La politica deve trovare la soluzione a un problema di cui è responsabile: l'edilizia ERP è stata da decenni terreno di scambio e di campagne elettorali. È mancata completamente, invece, la capacità di gestione e la valorizzazione del patrimonio pubblico che impedisce il recupero di alloggi da destinare alle graduatorie, ferme da decenni: per questo sosteniamo che ora non possono farne le spese i 9000 nuclei “senza titolo”, che diventerebbero le vittime del nuovo vento “legalitario” che abbatte e non risolve, che vuole cancellare il passato e non pensa al futuro e che ancora una volta non ragiona sulla “giustizia sociale”, ma sulla piatta applicazione delle leggi, solo quando vanno a colpire i più deboli. La stessa legge che invece viene elusa quando dovrebbe colpire i costruttori che hanno truffato lo Stato, come nel caso dei Piani di Zona. La discussione che abbiamo portato con forza nel Consiglio Regionale, dopo la presentazione degli emendamenti, quando si è iniziato a toccare il tema delle case popolari, ha di nuovo preso la piega da campagna elettorale. Così, disattendendo gli impegni presi durante gli incontri tanto dai consiglieri della maggioranza che da quelli dell'opposizione, hanno fatto tutti un passo indietro e hanno stralciato la discussione sui temi riguardanti le case popolari rinviandola alla prossima finanziaria di ottobre-novembre. L’Assessore alla Casa della Regione Lazio, durante l’incontro con la nostra delegazione presente in Consiglio Regionale, si è impegnato ad convocare un nuovo incontro già dalla prima settimana di settembre per elaborare un provvedimento che trovi il consenso di tutti. Abbiamo chiesto, nell'attesa, un intervento sul Prefetto e sul Comune di Roma per chiedere una sospensione di tutti gli sgomberi e degli sfratti, misura necessaria visto quanto succede nella nostra città. L'emendamento è stato ritirato per scelte tutte interne alla politica, ma anche perché sono suonate le sirene della solita stampa che ha dato voce ad inesistenti sindacati (con a seguito di sindacatini e personaggi ambigui) complici e prigionieri di una visione che ha portato alla distruzione dell’edilizia pubblica nella nostra regione e in tutto il paese. Gli stessi che ci vogliono far credere, per nascondere la loro inutilità, che il problema del disastro della gestione dell’edilizia pubblica è colpa del ‘potere’ malavitoso acquisito dagli Spada e dai Casamonica e non di chi non ne ha fermato le infiltrazioni; ci vogliono far credere che 9000 famiglie - considerate senza titolo - sono un problema delinquenziale e non un fenomeno sociale causato dalla voluta mancata gestione delle case popolari. Sono gli stessi sindacati che si gettano nella canea contro l’edilizia pubblica e, pur di avere qualche spazio mediatico, chiedono di aumentare gli affitti del 20-25% per ripianare i buchi degli ATER causati da una cattiva gestione, da processi di privatizzazione e dal fatto assurdo che devono pagare l’IMU per le case popolari, mentre la stessa tassa non viene richiesta per le case sfitte dei costruttori e per il patrimonio della Chiesa. Le sorti dell'Edilizia Residenziale Pubblica non possono essere abbandonate all'interesse di questo o quel gruppo politico, deve essere discussa una proposta che metta insieme la regolarizzazione delle situazioni oggi non riconosciute e la programmazione di un rilancio delle case popolari e della loro gestione. Vorremo discutere a fondo sulle modalità di gestione del patrimonio abitativo pubblico da parte dei comuni (in particolare del Comune di Roma) e della funzione degli ATER. Invitiamo gli inquilini delle case popolari a proseguire e sviluppare la lotta per difendere la funzione delle case popolari, per chiedere la regolarizzazione dei senza titolo e per bloccare gli sfratti. ASIA-USB

REGIONE LAZIO: DIFENDIAMOLECASEPOPOLARI BASTA ABBANDONO E DEGRADO NEI QUARTIERI

Roma -

LETTERA DEGLI INQUILINI AI CAPI-GRUPPO ED AI CONSIGLIERI DELLA REGIONALE DEL LAZIO L'emergenza abitativa nella città di Roma è ormai incancrenita e va peggiorando soprattutto a causa della crisi crescente del mondo del lavoro: alle fragilità sociali che già non trovavano risposta se ne aggiungono altre giorno dopo giorno. In questo panorama si inserisce il tema dell'Edilizia Residenziale Pubblica, abbandonata dal punto di vista della gestione da decenni. La mancata cura da parte degli enti gestori, l'inefficienza del Comune di Roma e di molti comuni del Lazio nella gestione delle assegnazioni, la scriteriata scelta di svendita delle poche case esistenti (per ultimo vedi Ater di Roma e Tuscania (VT), hanno generato una situazione esasperata. Per mascherare l’incapacità di gestione di questo importante patrimonio si getta sugli inquilini tutta la responsabilità dei mali.  Si sta configurando, anche grazie ai provvedimenti degli ultimi governi (decreti Lupi e Minniti), una guerra vera e propria contro i poveri e non contro la povertà. I Dirigenti degli enti gestori, in particolare quelli del Dipartimento al Patrimonio del Comune di Roma, invece di assegnare gli alloggi sfitti, di mettere a ‘valore sociale’ questo patrimonio e di offrire soluzioni all’emergenza casa, stanno criminalizzando e perseguendo il settore più povero della società praticando e minacciando solo sgomberi e richieste assurde di arretrati. Durante un incontro ufficiale un dirigente apicale del Dipartimento delle Politiche abitative di Roma Capitale ha preannunciato che sono 9000 i nuclei familiari "senza titolo" che intende sgomberare residenti in immobili ERP. 9000 famiglie che, nella stragrande maggioranza dei casi, hanno tutti i requisiti richiesti per avere diritto alla casa popolare o sono già regolari assegnatari (solo che gli uffici hanno smarrito la documentazione, oppure è stata sottratta dalla Romeo Gestioni quando ha perso l’appalto sulla gestione delle case del Comune). La criminalizzazione degli inquilini senza titolo, che oggi le ultime scelte politiche portano avanti, denuncia la totale distanza tra la politica e il paese reale. Inoltre quasi 30.000 inquilini dell'Ater di Roma (tra regolari e irregolari) e poco meno di quelli residenti nelle case del Comune di Roma hanno ricevuto lettere relative alle morosità pregresse con importi che vanno dai 50 ai 150mila euro per arretrati mai dimostrati o per spese per servizi mai erogati.  In questi ultimi mesi sono in corso in molti quartieri popolari sgomberi che stanno causando un forte allarme sociale. Questi sgomberi non riguardano casi di persone senta requisiti per le case E.R.P., ma di inquilini anziani, giovani coppie senza redditi o con redditi più che precari e con figli minori, i quali abitano da molti anni nella case e che spesso per puri cavilli burocratici vengono considerati senza titolo. Stanno arrivando centinaia di sfratti per regolari assegnatari, molti da oltre 30 anni, solo perché gli uffici non dispongono più della loro documentazione di assegnazione, i quali pagano da sempre regolarmente i canoni di affitto. Gli sgomberi tentati e quelli programmati in nome della legalità, i processi che chiederanno gli sfratti per morosità non tengono conto dell'illegalità in cui le istituzioni si sono mosse fino a oggi: è illegale consentire situazioni di occupazione per decenni, anche perché non sono ancora state lavorate le pratiche di regolarizzazione del 1993 e del 2007; è illegale procedere con lettere di morosità per richieste di arretrati inesistenti e senza tener conto delle prescrizioni previste dalla legge, senza rispettare le regole di trasparenza; è illegale che una pratica di sanatoria venga lavorata dopo 20 anni; è illegale chiedere indennità di occupazione non dovute; è illegale richiedere pagamenti per manutenzioni mai effettuate. Il problema reale è decidere una volta per tutte che la casa è un diritto, prendere atto che il nostro paese ha bisogno di più edilizia residenziale pubblica e per questo obbligare gli enti gestori (Comuni e ATER) a curare in modo efficace questo importante patrimonio pubblico, per recuperarlo e riassegnarlo tempestivamente a chi ne ha diritto. Quello della casa e della gestione dell’edilizia pubblica pensiamo che sia un tema che deve essere affrontato da tutto il Consiglio Regionale e non solo dalla Giunta. Per questo abbiamo chiesto ai Capi-Gruppo del Consiglio regionale un incontro urgente per illustrare i motivi che ci portano a sostenere la richiesta di regolarizzazione di tutti i nuclei familiari, considerati senza titolo, che rispettano i requisiti per avere il diritto ad una casa popolare e la proposta di transazione per i debiti pregressi. ASIA-USB - Lazio Roma 3 agosto 2017

FINALMENTE UNA SENTENZA A FAVORE DEGLI INQUILINI SENZA TITOLO INPS!

Roma -

LA ROMEO GESTIONI NON PUO’ IGNORARE LA LEGGE! Il Tribunale civile di Roma ha accolto quello che l’ASIA USB insieme all' avvocato Marina Rossi, ha sempre sostenuto “ in pendenza della procedura di regolarizzazione non permane la qualità di occupante abusivo, in capo ad un soggetto nei confronti del quale la legge pone l’onere di sanare la propria morosità.      L’art. 7-bis DL n. 203/2005 (Disposizioni in materia di unita' immobiliari degli enti previdenziali) al primo comma prevede che: (( 1. Sono estesi i diritti di opzione, di prelazione, di garanzia e di prezzo, di cui all'articolo 3 del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410, agli occupanti delle unita' immobiliari ad uso residenziale degli enti previdenziali di cui al medesimo decreto che erano privi del titolo alla data di entrata in vigore del medesimo, ed ai conduttori in base ad assegnazione irregolare avvenuta entro la stessa data, purche¨ essi risultino in possesso dei requisiti previsti dalla vigente normativa sulle assegnazioni degli alloggi di enti pubblici e provvedano al pagamento dell'indennita' di occupazione, nella misura equivalente al canone di locazione determinato ai sensi di legge dalla data di inizio dell'occupazione, ed al rimborso degli oneri accessori dovuti per il medesimo periodo, nonche¨ alla rinunzia ai giudizi eventualmente pendenti.   Il Tribunale sostiene che la Romeo Gestioni non può interpretare la norma in maniera diversa dalla legge e continuare a considerare l’inquilino come occupante abusivo anche dopo l’entrata in vigore dell’art. 7 bis e nell’attesa dell’esame della domanda di sanatoria.   Se si è presentata la domanda di sanatoria non si può essere chiamati in giudizio per il rilascio degli immobili e il “risarcimento del danno subito dall’Ente per l’occupazione. ASIA-USBComitato inquilini senza titolo INPS

LIVORNO, INCENDIO ALLA TORRE LA CIGNA: GRAVE NOSTRA ATTIVISTA SINDACALE COINVOLTA NELL'INCIDENTE.

Livorno -

ASIA-USB SI STRINGE INTORNO A MARCELLA E ALLA FAMIGLIA. Comunicato stampa Asia-Usb sull’incendio alla torre della Cigna In questo preciso momento una nostra compagna e attivista sindacale di Asia-Usb, una persona straordinaria che da anni si batte in prima linea per i diritti delle famiglie senza casa, sta lottando tra la vita e la morte presso l’ospedale di Livorno. In momenti come questo il silenzio, la vicinanza e il rispetto per i famigliari e gli amici dovrebbero essere d’obbligo. Purtroppo invece, come spesso succede in città, è già partito lo sciacallaggio politico e mediatico. Sono già iniziati feroci attacchi, dai soliti noti, che non hanno trovato di meglio che utilizzare una tragedia per fare strumentalizzazione politica e attaccare il nostro sindacato e le occupazioni abitative in generale. Per questo motivo ci troviamo costretti a fare alcune dichiarazioni a caldo. Quando sarà il momento ci faremo sentire con la determinazione che ci ha sempre contraddistinto. Da quanto abbiamo appreso le cause dell’incendio sono probabilmente frutto di un incidente. Un incidente assolutamente non riconducibile al contesto di occupazione dello stabile. Poteva succedere li come altrove e purtroppo non è la prima volta in città. Grazie alla prontezza degli stessi occupanti, che sono accorsi subito con gli estintori presenti nel palazzo, si è evitato che l’incendio si propagasse in altri appartamenti ma soprattutto si è permesso ai vigili del fuoco e alle ambulanze di intervenire tempestivamente. Chi oggi chiede lo sgombero della struttura senza interrogarsi su quale sarà il futuro delle oltre 200 persone, tra cui 40 minori, che vivono all’interno della Cigna è un criminale. Chi oggi si indigna per il presunto proliferare delle occupazioni abitative invece che attivarsi per combattere le vere cause di questa situazione è un criminale anch’esso. A Livorno ci sono 40 sfratti esecutivi al mese e 30 mila disoccupati censiti. Chi occupa lo fa per salvaguardare la vita e la salute dei propri cari scegliendo la via più difficile ma anche quella più coraggiosa. Il loro è un percorso di dignità e riscatto. L’alternativa sarebbe la strada o la coabitazione forzata in situazione di estremo disagio. Da anni ormai denunciamo pubblicamente e con ogni mezzo l’immobilismo delle istituzioni TUTTE sul fronte dell’emergenza abitativa. Siamo rimasti da soli ad affrontare questa situazione. La maggior parte della politica e delle istituzioni, compresa la Prefettura che da mesi rifiuta di incontrarci, ha deciso di mettere la testa sotto la sabbia. Basta con le chiacchiere e le proposte inattuabili. A Livorno servono alloggi pubblici, servono finanziamenti statali e regionali per ristrutturare e costruire nuove case popolari. Servono soluzioni immediate che potrebbero arrivare dalla requisizione di una parte degli oltre 4000 alloggi pubblici e privati tenuti sfitti come previsto da una delibera del consiglio comunale approvata la scorsa estate.. La repressione non serve a niente. Se continuiamo a parlare di “degrado” e di decoro senza voler aggredire le vere cause di questa situazione vuol dire che abbiamo deciso di essere tutti complici. Adesso vogliamo solo stare vicini alla nostra compagna Marcella e ai suoi famigliari e amici. Siamo ancora in attesa di sapere se e quando sarà finalmente trasferita in un centro specializzato visto che al momento sembra che non ci siano posti disponibili in nessuna struttura. Ringraziamo tutti gli attivisti, i cittadini Livornesi e gli abitanti del quartiere per la solidarietà. Asia-Usb

Giù le mani dalle case popolari di Tuscania! 20 luglio assemblea degli inquilini

Viterbo -

Si svolgerà giovedì 20 luglio alle ore 18 presso la sede dell’As.i.a (associazione inquilini ed abitanti) di Tuscania, l’assemblea degli assegnatari delle case popolari del quartiere “Gescal”. Interverrà all’assemblea Angelo Fascetti in rappresentanza dell’AS.I.A /U.S.B. e Alessandro Gentili dell’AS.I.A. di Tuscania oltre ai rappresentanti dell’ U.S.B. (Unione Sindacale di Base) di cui il sindacato degli inquilini è confederato. Parteciperà all’incontro anche il Sindaco di Tuscania Fabio Bertolacci. Oggetto dell’incontro sarà la contestatissima proposta di acquisto degli alloggi da parte dell’ A.T.E.R. (Azienda Territoriale per l´Edilizia Residenziale Della Provincia di Viterbo) a tutti gli assegnatari. La principale critica che pone l’AS.I.A., riguardo questa inaspettata offerta, interessa le modalità e le condizioni di vendita: bisognerà infatti rispondere entro quindici giorni dalla ricezione della proposta e la somma dovrà essere corrisposta in un’unica soluzione. Il prezzo è stato calcolato, considerando una rendita catastale di categoria A2 (abitazione di tipo civile) e non di abitazione di tipo popolare (categoria A4) . Al computo ottenuto è stata poi ridotta una percentuale per ogni anno di anzianità dell’immobile fino ad un massimo di venti anni: considerando che le costruzioni superano abbondantemente i quaranta, i conti evidentemente non tornano. La proposta sembra poco trasparente, s’intuisce solo l’urgenza e la necessità di alienare il patrimonio dell’A.T.E.R. a scapito pero’ dei moltissimi inquilini, non solo per l’empirico calcolo con cui sono stati valutati gli immobili ma anche perché gli stessi inquilini si accollerebbero le spese per ristrutturare palazzi ormai caduti in rovina a causa della cattivissima manutenzione sporadicamente eseguita nel corso degli anni. Cosa accadrebbe in caso di ristrutturazione se un palazzo fosse per metà di proprietà dell’A.T.E.R. e per l’altra metà di proprietà dei privati? Chi si farebbe carico delle spese considerando i tempi lunghi di un’amministrazione pubblica? Inoltre come mai l’A.T.E.R. ha fatto la stessa proposta in altri paesi della provincia di Viterbo ma a prezzo di costo e non di mercato? In un momento in cui le politiche del walfare latitano e si creano vere e proprie emergenze sociali ed abitative, appare quanto mai inopportuna questa scelta improvvisa di abbandonare a se stessi gli inquilini e metterli di fronte ad un bivio: l’acquisto della casa a condizioni poco chiare o la permanenza in affitto continuando a scontrarsi con le inefficienze di questo sistema perverso. Ci si domanda se sia stata una scelta oculata e se siano state valutate correttamente le conseguenze. L’AS.I.A. invita tutti gli inquilini alla massima partecipazione all’assemblea e a decidere su di una linea comune di lotta a difesa del diritto alla casa. AS.I.A. Viterbo

TRUFFA EDILIZIA AGEVOLATA: ENNESIMA DENUNCIA GIUNGE A CONCLUSIONE, INDAGATI ALTRI COSTRUTTORI DEL PDZ BORGHESIANA-PANTANO.

Roma -

A seguito di denuncia presentata sempre tramite l'avv Vincenzo Perticaro nell'interesse degli inquilini del PdZ “C25 Borghesiana Pantano” la Procura della Repubblica di Roma ha chiuso le indagini ed ha indagato: CICCHETTI Remo, DONATI Massimiliano, BIGONZI Bruno, BARDARI Antonio, BARDARI Sergio e BARDARI Alessia per truffa aggravata e truffa ai danni dello Stato (art. 110, 112, 81 CPV 640, 61 N. 7, 640 bis) i suindicati soggetti per aver “con gli artifici e i raggiri di seguito specificati inducevano in errore funzionari della Regione Lazio e del Comune di Roma e i diversi inquilini assegnatari degli alloggi, così procurandosi in danno dei medesimi un ingente ed ingiusto profitto costituito al maggiore e ingiustificato prezzo i vendita degli alloggi (in danno degli inquilini), della percezione di un contributo regionale destinato invece agli inquilini /assegnatari degli alloggi (in danno alla Regione Lazio) e dalla acquisizione del diritto di superficie per l’intervento di edilizia agevolata per il PdZ “C25 Borghesiana Pantano” (in danno del Comune di Roma). Sono state indagate per illecito amministrativo da reato anche le società CICCHETTI Remo & Figlio S.r.l. e APPALTI CIRF S.r.l. Chi ha denunciato oggi inizia a vedere un barlume di giustizia! ASIA-USB continuerà la sua battaglia sempre al fianco degli inquilini finché non si risolverà la truffa dei piani di zona e fino a quando non verrà pienamente alla luce il sistema truffaldino, coperto da parte dell’amministrazione pubblica e dai partiti che hanno governato Roma e la Regione Lazio in questi ultimi venti anni, che ha coinvolto decine di migliaia di famiglie romane. ASIA-USB

PIANO DI ZONA TOR VERGATA: IL TAR NON SOSPENDE LA DELIBERA DI REVOCA DELLA CONVENZIONE.

Roma -

Oggi il TAR del Lazio sezione seconda bis ha rigettato la richiesta di sospensiva che era stata presentata dal Consorzio edilizio di cooperative Lega San Paolo Auto Soc Coop a r.l. per chiedere di sospendere la deliberazione n 13 del 30.03.2017 con cui l'assemblea capitolina aveva disposto la declaratoria di decadenza parziale sulla risoluzione della convenzione che riguardava 8 appartamenti di del piano di zona Tor vergata. Giustizia è fatta. Un primo passo è stato fatto verso la certezza del diritto in questa città sul problema casa.

PDZ CASTELVERDE FINALMENTE IL CONSIGLIO DI ROMA CAPITALE APPROVA LA REVOCA DELLE CONCESSIONI!

Roma -

PDZ CASTELVERDE IL CONSIGLIO DI ROMA CAPITALE APPROVA LA REVOCA: FINISCE L'INCUBO PER DECINE DI FAMIGLIE. ARIA DI FESTA AL PRESIDIO DI QUESTA MATTINA. LA REVOCA DELLE CONCESSIONI RICONOSCE FINALMENTE LE GIUSTE ASPETTATIVE DELLE FAMIGLIE VITTIME DI UNA TRUFFA. E' COMUNQUE ARRIVATO L'U.G. CHE HA RINVIATO LO SFRATTO AL 28 SETTEMBRE, DATA ENTRO LA QUALE CI AUGURIAMO SI ANNULLI DEFINITIVAMENTE LA SENTENZA DI SFRATTO E LA REVOCA DELL'ASTA. CONTINUEREMO INSIEME A TUTTI GLI ALTRI PDZ LA BATTAGLIA PER RIDARE UNA FUNZIONE SOCIALE AL PATRIMONIO DI EDILIZIA AGEVOLATA. ORA ANDREMO AVANTI CON LA LOTTA PER METTERE FINE ALLA TRUFFA DEI PIANI DI ZONA E PER FERMARE GLI SFRATTI. ROMA LIBERA DA CHI SPECULA SULL'EMERGENZA ABITATIVA. UNITI POSSIAMO VINCERE! ASIA-USB URBANISTICA. ROMA, AULA APPROVA REVOCA CONVENZIONE PDZ CASTELVERDE UNANIMITÀ TRA APPLAUSI RESIDENTI, MONTUORI: PROPRIETÀ A LEGITTIMI ACQUIRENTI (DIRE) Roma, 21 giu. - L'Assemblea capitolina ha approvato all'unanimita' con 33 voti favorevoli (oltre a M5S, tra gli altri, anche Pd e Fdi-An) la proposta di delibera numero 39/17 per l'annullamento della deliberazione del Consiglio comunale n. 234 del 19 novembre 1998, avente ad oggetto la 'Modifica ed integrazione della deliberazione del Consiglio comunale n. 189 del 4 agosto 1995 concernente il trasferimento del diritto di superficie dal piano di zona D2 La Mistica 1, gia' concesso in favore delle imprese Demo e Geca usufruenti di un finanziamento ex lege n. 118/85, al piano di zona B4 Castel Verde'. Presenti al momento del voto anche alcuni abitanti e proprietari degli alloggi in questione, che hanno applaudito al momento dell'approvazione. A illustrare il provvedimento all'Aula e' stato l'assessore all'Urbanistica e Lavori pubblici di Roma Capitale, Luca Montuori: "Questa e' una delibera su cui abbiamo lavorato molto e su cui c'erano diversi profili di illegittimita'. A seguito del fallimento della cooperativa che ha realizzato il piano di zona, si e' verificata una situazione che stava portando alla escussione di mutui da parte di Unipol Banca e a un possibile rischio di sfratto per le famiglie". Nel 1998, ha ricapitolato Montuori, "la Costruzione edili europee ha usufruito della concessione di finanziamento pubblico e del diritto di superficie nelle aree del piano di zona B4 Castelverde, ma nonostante fosse destinataria di finanziamento pubblico dentro un piano per l'edilizia agevolata, invece di usufruirne la societa' ha contratto un mutuo ordinario con Unipol che non e' nemmeno tra gli istituti in elenco con cui e' possibile contrarre mutui agevolati, non e' accreditata ne' convenzionata con il ministero delle Infrastrutture".(SEGUE) (Mgn/ Dire) 18:48 21-06-17 URBANISTICA. ROMA, AULA APPROVA REVOCA CONVENZIONE PDZ CASTELVERDE -2- (DIRE) Roma, 21 giu. - A seguito di tale atto, ha sottolineato l'assessore, "si puo' dichiarare che l'intervento edilizio e' stato realizzato senza contributo statale e quindi sono di fatto decaduti i diritti della societa' in quanto e' stato violato il presupposto vincolante che ha dato luogo alla concessione del diritto di superficie: quindi decade ex tunc l'intera convenzione, dal momento che manca il requisito giuridico ovvero la realizzazione dell'intervento tramite il contributo dello Stato. Questo porta al travolgimento di tutti gli atti conseguenti e successivi, compresa l'iscrizione ipotecaria in favore di Unipol". Infine, "dal momento che tali aree sono state espropriate con finalita' di interventi di edilizia economica e popolare- ha concluso Montuori- noi proponiamo con questa delibera di annullamento di ritenere acquisite al patrimonio comunale le porzioni immobiliare, di assegnare il diritto superficie ai legittimi acquirenti previa verifica dei requisiti Erp e di provvedere in seguito a disciplinare la destinazione delle restanti porzioni immobiliari nel rispetto della finalita' pubblica". (Mgn/ Dire) 18:48 21-06-17

ROMA. LA TRUFFA DEI PIANI DI ZONA PRODUCE UN ALTRO SFRATTO A BORGHESIANA

Roma -

LA TRUFFA DEI PIANI DI ZONA PRODUCE UN ALTRO SFRATTO A BORGHESIANA, TARDIVO L’ARRIVO SUL POSTO DELL’ASS. MONTUORI: ORA SI RICHIEDA IL SEQUESTRO DELL’ALLOGGIO! Nonostante la società San Paolo sia sotto inchiesta da parte della magistratura romana per la truffa dei Piani di Zona e il Comune di Roma abbia chiesto da tempo alla Prefettura di fermare gli sfratti, questa mattina la polizia è intervenuta a Borghesiana per sfrattare Ivan uno dei tanti inquilini truffati, ai quali sono stati affittati alloggi sociali ai prezzi di mercato. L'ASIA è intervenuta per bloccare questo ennesimo episodio di ingiustizia, ma lo sfratto è stato comunque eseguito e un’altra famiglia è finita per strada. Basta usare la forza a favore degli speculatori: si poteva evitare questa ennesima ingiustizia ai danni di chi è stato truffato dal diabolico meccanismo dei Piani di Zona, che per volume d'affari e intreccio di relazioni tra imprenditoria malata e politica fa impallidire il processo per Mafia Capitale. Invece la questura di Roma è voluta comunque intervenire per tutelare gli interessi della San Paolo Coop. Un'altra famiglia va per strada, a fronte del tardivo e finora inefficace intervento dell'amministrazione Raggi. Perché il Comune interviene sempre in extremis e non prende il toro per le corna, mettendo fine a questo continuo stillicidio? Cordate di imprenditori e banche hanno fatto breccia anche dentro la nuova giunta? E' un anno che l'Asia USB insieme all’avv. Vincenzo Perticaro denunciano questa situazione, le inchieste della magistratura si sono moltiplicate, la quantità di elementi di prova per fermare questa truffa è cresciuta a dismisura, eppure la Giunta Raggi continua a dimostrarsi timida e inconcludente. Queste sono state lo domande poste all’assessore Montuori, arrivato in mattinata sul posto, insieme alla richiesta di presentazione alla magistratura di un’istanza di sequestro dell’alloggio sottoposto a sfratto. L’intervento del Comune di Roma è fondamentale in Tribunale, intervento che dovrebbe avvenire attraverso l’avvocatura capitolina per impedire le esecuzione ti tali ingiustizie ed attraverso opposizioni finalizzate a tutelare gli inquilini, eppure ad oggi mai si sono presentati nelle aule di Tribunali dove moltissime volte gli inquilini si trovano a difendersi da soli senza l’intervento delle istituzione preposte al controllo tra i quali Comune e Regione. ASIA Roma

RECUPERO URBANO PER IL DIRITTO ALLA CITTÀ E AD ABITARE: 21 GIUGNO INCONTRO A ROMA

Roma -

Appello ad una assemblea pubblica su: Recupero urbano per il diritto alla città e ad abitare Mercoledì 21 giugno 2017, dalle 17:30, ASIA-USB e Comitato Bibulo 13 chiamano nello stabile occupato da 11 anni al Quadraro di Roma da 98 nuclei ad una assemblea pubblica sul tema generale del recupero urbano ossia di un recupero effettivo del patrimonio pubblico recuperando ad esso quello immobiliare inutilizzato, per ripristinare i diritti e superare le emergenze con politiche abitative che invertano la rotta del consumo di suolo e scalfiscano finalmente il primato degli interessi della speculazione. Il tema è strettamente connesso a quello di un Piano straordinario per Roma che pur previsto nella delibera regionale numero 18 del 2014 e tardivamente finanziato in quelle successive di attuazione è rimasto finora lettera morta e sotto la pressione delle lotte di abitanti e inquilini è adesso al centro del confronto tra Comune e Regione. Un Piano straordinario per Roma sarà veramente straordinario se rovescerà la logica speculativa ordinaria che ha generato sin qui le esplosive emergenze abitative della capitale come delle altre realtà metropolitane. Occorrono scelte di fondo ed occorre un quadro normativo complessivo che non incentivi più il consumo di suolo ma promuova una effettiva rigenerazione del tessuto urbano e della qualità della vita nelle città, recuperando il vasto patrimonio immobiliare disponibile a politiche pubbliche che assicurino il diritto primario ad un tetto nel quadro del diritto a vivere degnamente la propria città, con una strategia di sostenibilità sociale ed ambientale. Mercoledì 21 giugno 2017 ore 17.30 Roma INCONTRO PUBBLICO nello Stabile di via Lucio Calpurnio Bibulo 13 Sono invitati: Massimiliano Smeriglio – Vice-Presidente Regione LazioFabio Refrigeri, assessore alle politiche abitative della Regione LazioAndrea Mazzillo, assessore al patrimonio con delega alle politiche abitative del Comune di RomaMonica Lozzi, presidente del Municipio VII di RomaSandro Medici, ex Presidente del Municipio VII di RomaRoberta Lombardi, deputata presentatrice del Ddl sul recupero urbanoAntonello Sotgia, urbanistaFabio Grimaldi, avvocatoAlessandro Luparelli – Cinecittà Bene Comune Introduce: Angelo Fascetti, ASIA-USB Associazione Inquilini e Abitanti – USBComitato Inquilini via Bibulo 13

CHI METTE FINE ALLA TRUFFA DEI P.D.Z. A ROMA? ASSEMBLEA A ROMA.

Roma -

ASSEMBLEA OGGI MERCOLEDÌ 31 MAGGIO, ORE 18,30 A CASTELVERDE 2 Via Raffaello Liberti, 48/74 Sono ormai anni che l’ AS.I.A./USB sta denunciando lo scandalo dei Piani di Zona, insieme all’avv. Perticaro, a partire dal 2012, ha presentato alla magistratura più di 25 esposti riguardanti altrettanti piani di edilizia pubblica, tra questi quello del P.d.Z. Castelverde. Centinaia e centinaia di milioni di euro stanziati dalla Regione Lazio o dai Ministeri per la realizzazione di piani di edilizia agevolata, finalizzati ad affrontare il problema abitativo nella nostra città e a favorire le fasce più deboli della popolazione, sono finiti invece ad arricchire l’ingordigia di imprese e cooperative che hanno truffatto decine di migliaia di cittadini che si sono visti applicare affitti più alti del mercato o hanno acquistato gli alloggi ai prezzi del mercato privato, alloggi che potranno rivendere al prezzo massimo di cessione stabilito dalla legge (in alcuni casi la metà di quello di mercato). Ad oggi la magistratura ha chiuso una parte dei fascicoli ed ha sequestrato centinaia di alloggi (gli ultimi a Montestallonara). Ma nonostante l’inchiesta abbia certificato l’esistenza della truffa nei confronti dello Stato e dei cittadini le Istituzioni preposte al controllo sul rispetto della legge e alla firma delle Convenzioni stentano a ripristinare lo stato di legalità nella vicenda dei P.d.Z. La Giunta Raggi aveva promesso, con il suo programma elettorale, il ripristino della legalità e l’applicazione delle sanzioni previste dalle norme. A tutt’oggi però registriamo un incomprensibile ritardo nell’affrontare questo tema, si è lasciato campo libero a chi sta continuando senza sosta a perseguire questa truffa, sono stati eseguiti addirittura alcuni sfratti. Solo grazie alle mobilitazioni promosse da ASIA-USB e dai comitati inquilini dei PdZ siamo riusciti , in zona Cesarini, a far revocare le concessioni ai PdZ Castelverde B4 e a Tor Vergata. Ad oggi ancora non viene ratificata la Commissione di Indagine sulle modalità di realizzazione di tutti i P.d.Z.; non si da seguito, anche per l’atteggiamento ostruzionistico dei Dirigenti degli Uffici comunali, ad una analisi delle modalità di realizzazione dei PdZ situazione per situazione. Il nuovo assessore all’Urbanistica è silente, non parla più dello scandalo dei PdZ. Singolare e grave è la totale assenza della Regione Lazio che viene egregiamente rappresentata dalle ultime dichiarazioni dello stesso Zingaretti a Striscia la Notizia di qualche giorno fa: “credo che sia una vicenda del 2010” ci dice, mentre omette di dire che ha ignorato le numerose denunce fatte a suo indirizzo per anni da ASIA e dall’avv. Perticaro. Ignora soprattutto che la truffa sta continuando e che la stessa Regione Lazio si rifiuta di fermarla dimostrando nei fatti una complicità con le coop. e le ditte costruttrici dei piani di zona. Per discutere della situazione del piano di zona Castelverde e per decidere le iniziative da prendere insieme agli altri cittadini coinvolti nella vicenda dell’edilizia agevolata ASSEMBLEA MERCOLEDÌ 31 MAGGIO, ORE 18,30 Via Raffaello Liberti48/74

MILANO: CONTRO RACKET E SPECULAZIONI, UNA PRESA DI PAROLA.

Milano -

E’ notizia di ieri quella dei 5 arresti per “racket” nelle occupazioni delle case popolari, dopo oltre 3 anni di indagini. Alcuni si dicono felici di questi arresti, come se potessero risolvere il problema ben più profondo in cui versano i nostri quartieri popolari: l’abbandono.  Problema di cui il racket, la microcriminalità, la “paura” sono solo sintomi. Speculare sulle case popolari è CRIMINALE, ma a farlo non sono le famiglie che pur di non finire in mezzo ad una strada sono finite nelle mani di speculatori come il meccanismo del racket, che noi  denunciamo pubblicamente da anni, che indichiamo come l’altra faccia della medaglia di una speculazione criminale che sta distruggendo il nostro territorio.  Da un lato l’Aler e le Istituzioni hanno abbandonato interi quartieri, privati di ogni risorsa, usati come fonte di appalti e mazzette, dall’altro il racket si è approfittato di chi vive l’emergenza abitativa e delle case lasciate vuote. E il problema non si risolverà con questi arresti. Perché il cuore del problema è che migliaia di case popolari rimangono sfitte, mentre decine di migliaia di persone ogni anno vengono sfrattate, alimentando un bisogno a cui non solo non si riesce a dar risposta, ma addirittura sfacciatamente si priva di una soluzione così semplice: ASSEGNARE LE CASE VUOTE.  A chi dice che la soluzioni siano gli sgomberi massivi, facciamo notare che le case che vengono sgomberate rimangono vuoti per altri anni, alimentando così il mercato del racket, che può ingannare l’ennesima famiglia bisognosa.  Le soluzioni sono semplici, ma hanno bisogno di coraggio per essere messe in campo; coraggio perché vorrebbe dire fermare veramente il racket, vorrebbe dire fermare la speculazione istituzionale sui nostri quartieri, vorrebbe dire investire veramente e non le briciole di adesso.  Con una SANATORIA degli occupanti, si darebbe un contratto a chi ne ha veramente bisogno, a chi ha dovuto occupare per necessità, a chi avrebbe diritto ad una casa ma non ha potuto aspettare anni e ha deciso di riprendersi quel diritto. Con il BLOCCO della VENDITA delle CASE POPOLARI si smetterebbe di togliere patrimonio pubblico a chi ne ha bisogno.  Con l’ASSEGNAZIONE delle CASE POPOLARI VUOTE (ce ne sono oltre 10MILA solo a Milano) si fermerebbe veramente il racket e si darebbe respiro alle 24Mila famiglie in lista d’attesa per una casa popolare.  Comitato Abitanti San Siro – Asia Milano

CHI GOVERNA A ROMA? IL CASO DI VIA LUCIO CALPURNIO BIBULO 13 CHE FINISCE ALL'ASTA! CHI C’È DIETRO?

Roma -

CHI GOVERNA A ROMA? IL CASO DI VIA LUCIO CALPURNIO BIBULO 13 esplode nelle mani di Amministrazioni che non riescono ad acquistare case a prezzi sotto mercato e nemmeno riescono a fermare un’asta fallimentare. CHI C’È DIETRO? All’ultimo minuto utile la Regione Lazio ha sbloccato mercoledì 10 scorso i primi 40 dei 197 milioni di euro deliberati da oltre un anno per sostenere il Piano per l’emergenza abitativa del Comune di Roma previsto dalla Delibera della stessa Regione di tre anni fa. Una misura tardiva ottenuta dalla vertenza di ASIA-USB e degli abitanti dello stabile di via Lucio Calpurnio Bibulo 13 al Quadraro di Roma, indicati da quella delibera regionale e dalle comunali come aventi diritto alla casa popolare, per l’acquisizione pubblica di quell’edificio occupato, in asta fallimentare a prezzi al di sotto di quelli dei bandi pubblici per l’acquisto di alloggi da privati. Una vertenza condotta da anni per portare quell’occupazione, già oggetto di atti di requisizione pubblica al privato e baluardo del ciclo di lotte degli anni 2000 a Roma, ad una soluzione di valore generale: l’applicazione coerente della delibera regionale del 2014, risultato parziale del conflitto e dei movimenti per l’abitare nella capitale, e dunque l’effettiva sostituzione del diritto alla città e del recupero urbano alla complicità tra amministrazioni e speculazione immobiliare. La banditura della vendita in asta di via Bibulo 13 – con le sue 98 famiglie abitanti – data a un anno fa. Da un anno ASIA-USB, dopo aver indicato alla Giunta del Lazio le risorse per finanziare la delibera del 2014, chiede a Regione e Comune di procedere alla manifestazione d’interesse pubblico e allo stanziamento di risorse per ottenere la sospensione della procedura d’asta da parte del Tribunale di Roma e realizzare l’acquisizione al patrimonio alloggiativo pubblico. Regione e Comune hanno iniziato a parlarsi, su questa richiesta, a febbraio scorso. Cioè mentre andava deserta la seconda gara d’asta per Bibulo 13 e il ribasso d’ufficio previsto per la terza portava il prezzo offerto a 1000 euro a metro quadro: quando invece è di 1700 l’offerta nelle ultime tre gare andate deserte dell’ATER per l’acquisto di alloggi da privati, per fronteggiare l’emergenza abitativa d’una minima parte degli 8000 aventi diritto ridotti alla strada o stipati in residence che hanno fatto la fortuna di proprietari pagati dal pubblico a prezzi esorbitanti di affitto. L’inconcludenza degli incontri tecnici e politici tra Regione e Comune ha portato nel caso di via Bibulo 13 alla sorprendente comparsa di un’offerta privata di acquisto superiore alla base della seconda asta pur andata deserta. Così ne è stata convocata un'altra, con una base d'offerta a metro quadro di 1400 euro circa, sempre inferiore comunque a quelli dei bandi pubblici. L’ASIA-USB e gli abitanti di via Bibulo 13 hanno dunque chiesto alle Amministrazioni di assumersi definitivamente le proprie responsabilità. Il risultato è stato appunto quel tardivo e parziale stanziamento diretto di 40 dei 197 milioni di euro deliberati da un anno dalla Regione Lazio in copertura del Piano per l’emergenza abitativa di Roma. Perché prima, ad appena una settimana dall’asta di vendita privata bandita su Bibulo 13, l’ATER ha sottoposto alla Giunta regionale una proposta di Delibera dove nemmeno aveva indicato i riferimenti normativi per l’acquisizione pubblica e il suo vantaggio economico: offrendo così al funzionariato della Regione, lo stesso complice insieme a quello del Comune dell’enorme truffa perpetrata nei Piani di Zona e delle speculazioni private sugli alloggi d’emergenza nella capitale, il destro di bloccare l’atto amministrativo. Senza che la Giunta stessa fosse in grado di riscriverlo. Passata la palla al Comune, dunque, all’ultimo minuto utile la Giunta Raggi ha disposto di staccare un assegno pari al 10% dell’offerta privata nel frattempo pervenuta, rialzata di 50 mila euro, come previsto dal disciplinare di gara. Ma ancora una figura del funzionariato amministrativo, stavolta del Comune, ha bloccato la partecipazione pubblica diretta all’asta di via Bibulo 13. E così, sempre all’ultimo minuto utile, l’assessore al Bilancio del Comune di Roma ha richiesto alla giudice titolare il rinvio del termini di offerta per l’acquisto. Inspiegabilmente, il Comune non è quindi riuscito nemmeno all’ultimo minuto utile ad inoltrare come di rito al Tribunale di Roma una formale richiesta di sospensiva dell’asta sulle stesse basi della manifestazione d’interesse pubblica così irritualmente notificata. E, guarda caso, non è giunta alcuna risposta dalla giudice fallimentare. L’asta di vendita di via Lucio Calpurnio Bibulo 13 era prevista per oggi alle 15 e 30. E le Amministrazioni, che appunto all’ultimo minuto utile hanno finalmente attestato l’interesse pubblico per quello stabile, non sono riuscite a farlo valere concretamente. Nonostante ciò la vendita privata di Bibulo 13 può essere ancora bloccata dall’interesse pubblico entro il 31 maggio, data limite per completare la procedura di compravendita tra la curatela fallimentare e l’eventuale offerente privato vincente. Le Amministrazioni dunque sono ancor più di fronte alle proprie responsabilità: a meno che non vogliano aggiungere paradosso a paradosso e dopo avere fatto rimpinguare la banca creditrice di uno speculatore fallimentare trovarsi a rimpinguarne un altro ancora e fare gravare sull’erario pubblico il costo sociale di 98 famiglie di aventi diritto. Sono due e solo due le risposte che le Amministrazioni possono dare. E sono risposte politiche. O chi governa a Roma è tuttora, attraverso la complicità e l’incapacità degli amministratori, il blocco economico e corrotto degli interessi speculativi prosperati sul mattone, sullo sperpero delle risorse pubbliche e sulla pelle di decine di migliaia di abitanti di questa città. Oppure chi governa a Roma sceglie insieme ai suoi cittadini che lottano ogni giorno di sconfiggere quel blocco e di ricostruire una città a misura di abitanti e un bene pubblico effettivamente tutelato. Se la risposta resta la prima, resta solo la lotta fino in fondo. ASIA-USB

RIPRENDIAMOCI IL DIRITTO ALLA CASA. DOCUMENTO APPROVATO AL 6° CONGRESSO ASIA-USB.

Roma -

RIPRENDIAMOCI IL DIRITTO ALLA CASA 6° CONGRESSO NAZIONALE 13 MAGGIO 2017 - Hotel Duca D’Este - TIVOLI T. (Roma) DOCUMENTO APPROVATO ALL'UNANIMITA' RIPRENDIAMOCI IL DIRITTO ALLA CASA Stiamo attraversando un lungo periodo di profonda crisi economica, di cui non si intravede la fine, e la difficoltà di accesso alla casa è uno degli aspetti più significativi. L’abitare è la vita degli individui e la sua mancanza ha conseguenze disastrose su molte sfere dell’esistenza umana. Lavoro, famiglia, relazioni sociali, diritto alla città, sono tutte necessità che non possono essere soddisfatte se non si dispone di un alloggio dove vivere. Questo bisogno primario di abitare è attualmente un diritto negato, troppo costoso e insostenibile per milioni di famiglie italiane. Sta emergendo sempre di più una richiesta di maggiore accessibilità alla casa, di prezzi sostenibili, che consentano ai cittadini di condurre una vita dignitosa ed in linea con le aspettative sociali e culturali del nostro paese. Il diritto all’alloggio è citato in diversi trattati internazionali nell’ambito dei diritti umani, ma si pone sempre più forte e eloquente l’interrogativo - la linea di demarcazione - se la casa è un bene che deve servire ad arricchire i costruttori ed i proprietari, le banche e i suoi fondi immobiliari, o è un bene che dovrebbe assolvere al bisogno fondamentale di abitare? In Europa, malgrado il formale riconoscimento giuridico approntato sul piano del diritto internazionale e sovranazionale, il diritto all’abitazione è in realtà scarsamente tutelato. Lo dimostrano i dati riguardanti i Paesi dell’Unione Europea dove la crisi abitativa colpisce ormai circa 70 milioni di persone mal alloggiate (circa 18 milioni gli sfratti e 3 milioni i senza tetto) come riportano alcuni studi e fonti statistiche. Questi numeri stanno aumentando a causa degli effetti della crisi finanziaria globale, che sta facendo perdere casa, a livello europeo, a circa 2 milioni di famiglie, in particolare per morosità dei mutui e degli affitti. Gli investimenti speculativi in seno all’UE, le privatizzazioni del settore abitativo pubblico e sociale, la trasformazione del mercato abitativo a favore della rendita parassitaria, aggravano ancora di più questa situazione. Aumentano le disuguaglianze, la segregazione sociale nelle aree urbane e nelle periferie, che colpiscono i giovani, gli anziani, i disoccupati, i poveri, i migranti, ma anche le famiglie a reddito medio. Risulta ancora poco chiara la competenza dell’UE in materia abitativa o quantomeno non è accettata unanimemente, mentre gli Stati aderenti concordano sul fatto che molti aspetti della questione urbana e quella dell’abitare possano essere coordinate dalle politiche dell’UE. I cittadini europei si stanno rendendo conto che la Corte di Giustizia dell’UE e la medesima CEDU (Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), quando sono chiamate a tutelare il diritto all’abitazione, non offrono la stessa protezione e riconoscimento che assicurano per i diritti civili e politici. L’unico atto internazionale che all’art. 31 garantisce palesemente il diritto all’abitazione a tutela delle parti sociali più deboli dei cittadini è, al momento, la Carta sociale europea riveduta (CSER). Questa situazione, esattamente all’opposto della tanto decantata inclusione sociale che si vorrebbe ottenere all’interno dell’UE, porta ad emarginazione, precarizzazione e isolamento sociale; sviluppa disuguaglianza, speculazione e corruzione. Tali conseguenze sono il risultato di una costruzione dell’Unione Europea che sottomette i diritti dei popoli alle politiche monetarie e di mercato della Banca Centrale Europea, ai diktat che impongono i pareggi di bilancio, ai meccanismi di controllo dell’Euro. Rigore economico, contro i diritti sociali e la democrazia. In ambito di politiche abitative il nostro paese, come gli altri Paesi del Sud Europa, si caratterizza per un elevato numero di alloggi di proprietà, retaggio tipico dell’economia agricola e di una cultura legata al concetto del cosiddetto mattone. La casa di proprietà rappresenta per molti sicurezza e stabilità per la famiglia, in contraddizione con la società industriale che richiede invece mobilità e quindi spostamenti frequenti. Sulla base di questa cultura ha trovato terreno fertile la logica della speculazione edilizia e del consumo di suolo che ha condizionato lo sviluppo delle nostre città, l’economia dell’intero paese e le vite di milioni di persone. Nel panorama europeo del welfare dell’abitare, dove si sono sviluppati modelli differenziati legati al rapporto tra i livelli dell’economia e gli indici di povertà, siamo collocati nell’ultimo modello, il cosiddetto modello ‘mediterraneo’ che si caratterizza per il trasferimento delle case di generazione in generazione, e dove è più diffusa sia la proprietà immobiliare che l’affitto da privati, dove cresce contemporaneamente la povertà, nella totale penalizzazione per l’edilizia pubblica. La cancellazione di ogni politica pubblica per la casa, avvenuta a partire dagli anni novanta, ha favorito questo modello, lasciando campo libero alla speculazione edilizia e al consumo del suolo (in alcune aree metropolitane - sia al centro che al nord – a fronte di una crescita zero della popolazione abbiamo visto la triplicazione delle aree edificate). Nei decenni passati strumenti pubblici come l’INA-Casa e successivamente la GESCAL (Gestione Case per i Lavoratori), mediante contributi dei lavoratori e dei datori di lavoro, hanno permesso di dare importanti risposte ai problemi abitativi del nostro paese che usciva da anni di guerra. La politica dell’epoca ha agito attraverso la realizzazione in continuazione di case popolari, mediante gli Istituti previdenziali e gli IACP (Istituto Autonomo Case Popolari). In alcune città erano le stesse Amministrazioni comunali a impegnare fondi per l’edilizia pubblica. Esistevano sistemi di esenzioni fiscali indirizzate alle abitazioni di proprietà, in particolar modo a quelle realizzate attraverso la cooperazione. Sono state approvate la legge 167/62 e la legge 865/71 per mettere a disposizione aree comunali fabbricabili e finanziamenti delle Stato per realizzare case pubbliche per affrontare la questione abitativa. Da metà degli anni novanta in poi, il modello sopra descritto è entrato in crisi: hanno iniziato a dare i primi effetti le politiche europeiste di privatizzazione, gli Enti previdenziali hanno dismesso la funzione di contenimento del mercato della casa a prezzi equi, gli Istituti per le case popolari sono stati trasformati in aziende economiche, non hanno avuto più gli strumenti necessari alla realizzazione di nuovi alloggi, né la possibilità di rispondere alle nuove esigenze che emergono dal contesto sociale urbano. La crisi di questo modello porta anche all’abbandono e alla non volontà di gestire il patrimonio pubblico fin ora realizzato, il quale è ormai divenuto dequalificato e fatiscente a causa dell’assenza di manutenzione ordinaria e straordinaria. Quella di svuotare gli strumenti pubblici messi in piedi fino a quel momento per affrontare il problema della casa, sempre più emergente, è stata una scelta ben congeniata per favorire le rendita parassitaria e il dominio sulle città dei costruttori e dei palazzinari. In Italia l’abitare si è schematizzato in un modello rigido che hanno imposto la rendita e i costruttori, soprattutto nelle aree metropolitane, dove l’abitante è solo una pedina che serve a giustificare nuove costruzioni. Che nel 2017 siamo all’anno zero del diritto all’abitare in Italia lo dimostra l’impegno finanziario degli ultimi governi su questo settore. Il Pil impiegato attualmente dallo Stato italiano per la costruzione di alloggi popolari è intorno allo 0,02 per cento, mentre la media europea è del 3,0 per cento In un alloggio sociale (casa popolare) in Europa ci vive un quinto delle famiglie, in Italia il 3,5 %. L’Italia infatti continua ad essere il paese europeo che spende poco o niente nei programmi di edilizia sociale, alimentando così penuria di alloggi con affitti accessibili, speculazione a tutto campo in materia di abitazioni e una conseguente ma perdurante emergenza sociale abitativa in tutti i grandi e medi centri urbani. La questione abitativa in Italia continua ad essere aggredita da ogni punto di vista dalle misure governative che favoriscono gli interessi degli speculatori privati. Dobbiamo quindi confrontarci con la seguente realtà: ci sono 3 milioni di famiglie italiane (11,7 % del totale) in difficoltà con le spese sulla casa, rate del mutuo, imposte, affitto e utenze, come certifica un’indagine ISTAT resa nota di recente e più di trecentomila sono sotto sfratto e rischiano di finire in mezzo alla strada. Migliaia di inquilini delle case popolari sono in estrema difficoltà e vittime dei processi di privatizzazione accelerati dal piano casa del governo Renzi (Decreto Lupi) e da alcune regioni che restringono sempre di più i criteri per l’edilizia pubblica; decine di migliaia di inquilini delle case degli enti previdenziali pubblici e privatizzati hanno visto raddoppiare o triplicare i canoni di affitto e vengono sfrattati se non sono in grado di pagarlo o sono vittime di dismissioni a prezzi speculativi. C’è, sottaciuto, lo scandalo di decine di migliaia di inquilini a cui sono stati affittati o venduti alloggi sociali a prezzi di mercato, truffati da cooperative e imprese, realizzati con finanziamenti e su terreni pubblici nei piani di zona di edilizia agevolata, per non parlare di milioni di famiglie che hanno acquistato la casa in cui abitano e contro cui i governi e gli enti locali si accaniscono con imposte, tasse, balzelli di ogni tipo mentre centinaia di migliaia di famiglie, di giovani, di single e migranti, non riescono ad avere un alloggio e spesso sono costretti ad occuparne uno. A questa moltitudine sociale, che riguarda il settore più precario e povero del nostro paese, tramite il Decreto Lupi sono oggi negati i diritti elementari come la residenza - e quindi il diritto alle cure -o l’iscrizione a scuola dei figli. Ma con il decreto Minniti, pensato proprio per punire questo disagio sociale, il governo Gentiloni supera ogni limite: si danno poteri ai Sindaci per perseguitare le vittime della cancellazione totale delle politiche sociali e non per eliminare le cause del malessere sempre più diffuso. Ma a fronte di tutto questo nel nostro paese almeno 3 milioni di alloggi e fabbricati sono tenuti vuoti (6 milioni se si considerano le seconde case), invenduti, inutilizzati, costruiti solo per le triangolazioni speculative tra costruttori, banche e fondi immobiliari. Chiunque viva nelle nostre città, più o meno grandi, sa che questa è la realtà dei fatti e che quotidianamente alimenta una emergenza abitativa dalle mille facce e, per fortuna, da mille conflitti e momenti di resistenza popolare. La cancellazione nel ’98 della legge dell’equo canone e l’approvazione della L. 431/98, che ha introdotto il libero mercato (legge che trova la benevolenza dei sindacati concertativi), è stata la cartina di tornasole della politica di privatizzazione del mercato della casa e la causa principale della situazione di emergenza in cui si trova ora l’Italia. Questo modello italiano di privatizzazione del problema abitativo (così come in Spagna) si sta rivelando un totale fallimento rispetto ad altri paesi europei dove buona parte del parco abitativo è pubblico o sociale, gli affitti sono accessibili, uscire da una casa per passare ad un'altra non è dramma che prevede l’intervento militare della polizia. Da decenni i governi italiani citano l’Europa per giustificare il lavoro sporco ma adottano solo le direttive europee o internazionali che vanno contro gli interessi popolari. Il diritto all’abitare è un fattore centrale dell’emancipazione sociale di tutti e non una bancarella in più per gli appetiti dei mercati e degli speculatori. E’ la difesa del bene comune, dell’idea del recupero urbano del patrimonio sfitto e abbandonato, del consumo zero del suolo. Ma anche l’affermazione del diritto all’accoglienza per i migranti e alla solidarietà. Sul diritto all’abitare come sull’emergenza sociale abitativa occorre cambiare completamente registro e costringere governo e speculatori a retrocedere, con ogni mezzo. Ecco quindi che la lotta per la casa oggi si intreccia con una battaglia più generale per una gestione democratica delle città, per riscrivere le agende delle priorità urbanistiche e di destinazione delle risorse. Si intreccia con la lotta contro i poteri finanziari che stanno imponendo il destino delle metropoli e negando ai cittadini il diritto a vivere in ambienti sani, accoglienti e dignitosi dove poter costruire una vita ricca di relazioni e di legami sociali. La lotta per la casa e il diritto alla città Da questione limitata alle fasce sociali più deboli il tema della casa è diventata via via negli anni una questione sempre più sentita da settori sempre più ampi della società. La precarizzazione del lavoro espone le famiglie dove pure si percepiscono redditi da lavoro al rischio di non poter più pagare il mutuo o l’affitto perché è intervenuto un licenziamento oppure per una riduzione secca del salario. Questo spiega la crescente difficoltà dei giovani ad autonomizzarsi dalle famiglie o l’obbligo di tornare a rifugiarsi dai genitori nel caso di separazioni o di difficoltà economiche. La sofferenza abitativa, inoltre, si sposa con una più ampia sofferenza sociale che investe un campo molto ampio di temi e abbraccia una popolazione assai diffusa. Le donne sole con i figli, i giovani e i migranti costituiscono senz’altro la parte più in difficoltà della nostra società sulla quale, quando si produce anche una difficoltà abitativa, la situazione diventa drammatica. Ma anche il mondo degli anziani a basso reddito quando incontra il problema della casa (rialzo degli affitti, privatizzazione degli Enti, ecc.) si trova di fronte a difficoltà insormontabili. Le politiche di completo abbandono di una gestione pubblica del fabbisogno abitativo hanno consentito non solo l’allargarsi del problema ma anche una completa cessione ai privati della gestione dei programmi di sviluppo delle città. I piani di urbanizzazione non rispondono più da decenni alle previsioni di incremento demografico della popolazione ed all’aumento delle fasce sociali a basso reddito, ma inseguono esclusivamente gli appetiti speculativi delle banche e delle imprese costruttrici (oltreché dei proprietari dei suoli). Questo ha avuto effetti anche sulla trasformazione delle città, dove è andata perduta completamente la bussola dell’interesse pubblico, del bene comune, nel disegno urbanistico e nei Piani regolatori. Questo insieme di processi colloca di fatto la lotta per la casa in un crocevia di questioni e favorisce la possibile alleanza tra chi lotta per un’abitazione dignitosa ed altri movimenti urbani che si battono per i beni comuni ed il controllo dal basso delle risorse dei Comuni. Di fatto la lotta per la casa ha assunto una doppia valenza: da un lato costituisce una delle facce della lotta contro la povertà, per il welfare e i diritti sociali; dall’altro è uno dei perni della battaglia più generale per rideterminare il controllo popolare sulle politiche pubbliche di gestione delle città. Questa vocazione ampia comporta un salto di qualità nel modo di intendere l’ASIA e la sua azione sul territorio e spiega le esperienze che si stanno portando avanti a Roma ed in altre città (recentemente anche a Torino) di costruzione di interventi nelle periferie, dando vita anche con altre realtà, a coordinamenti e soggetti con obiettivi e programmi che spaziano molto oltre la lotta per la casa. Queste esperienze, senza perdere il carattere sindacale e rivendicativo alla nostra azione, ci stanno permettendo di allargare l’orizzonte della lotta e di collegare alla nostra azione altri soggetti. La vicenda del terremoto e dei disastri ambientali Un esempio delle potenzialità che ci sono nella lotta per l’abitare è dato dalla vicenda del recente terremoto in Abruzzo e nelle Marche, dove stiamo tentando di promuovere un movimento sociale per la ricostruzione e per avviare un movimento nazionale di lotta per il lavoro per la salvaguardia del territorio, la tutela del paesaggio e la messa in sicurezza di tutto il patrimonio immobiliare, residenziale e non. Uno dei perni di questa lotta è costituito dalle famiglie del teramano che hanno perduto la casa e che sono rifugiate sulla costa abruzzese, in molti casi abitanti di case popolari e che possono rappresentare il volano di un movimento più ampio che veda coinvolti gli studenti, gli agricoltori, i disoccupati, ecc. per un rilancio economico di tutta la regione. Il tentativo che stanno portando avanti i compagni in Abruzzo va nella direzione giusta perché unisce la lotta per il diritto all’alloggio con una prospettiva più ampia sul destino delle risorse economiche in tutta la regione e allarga l’orizzonte della lotta. Un passaggio da seguire con attenzione e cercare di riprodurre, tenendo presenti le specificità di ogni territorio, anche altrove. La lotta dei braccianti e la questione abitativa Lo sviluppo recente della nostra organizzazione tra i braccianti in Basilicata e in Calabria, ed ora anche a Foggia in Puglia, ci sta facendo misurare con le condizioni drammatiche, anche dal punto di vista abitativo, di questo settore di nuova schiavitù che lavora nelle campagne italiane. Questi lavoratori, in parte stagionali in parte stanziali, abitano in alloggi di fortuna, in baracche di lamiera, in edifici semi diroccati o in roulotte, in condizioni ben al di sotto della dignità umana. Lì la lotta per la casa si intreccia immediatamente con la lotta per migliori condizioni di lavoro, giacché i contratti prevedono che siano gli stessi datori di lavoro a farsi carico dell’alloggio dei lavoratori (ma le autorità se ne infischiano e le leggi non vengono rispettate). Misurarsi con questa dimensione estrema della lotta per la casa è un imperativo della nostra organizzazione ma anche una grande occasione di rilancio della lotta per l’affermazione di nuovi diritti. Sono infatti questi lavoratori a rappresentare quella parte di società in grado di imprimere una spinta energica in avanti alle lotte per di diritti di tutti. Come sempre è dagli ultimi che viene la spinta più forte. Lo sviluppo dell’AS.I.A. e la Federazione del Sociale Il lavoro prodotto in questi anni da AS.I.A. per il diritto all’abitare, contro il consumo di suolo, per difendere i cittadini dagli sfratti e dalla rendita speculativa che ha steso le mani sulle città ci ha consentito di estendere il nostro intervento in molte città dove l’emergenza abitativa è più sentita ed acuta. Il nostro progetto, a cui lavoriamo da tempo, è quello della costruzione delle strutture di AS.I.A in ogni città contribuendo così anche alla crescita della Federazione del Sociale. La necessità di ricomposizione dei settori sociali in un progetto di rilancio della lotta per la riconquista del welfare, del diritto all’abitare e alla città ci deve vedere sempre di più protagonisti. La presenza stabile nei territori con le lotte e con gli sportelli è l’antidoto contro la disgregazione, l’avanzare della xenofobia e del razzismo, che affonda i suoi passi proprio nell’alimentazione della guerra tra poveri tanto cara alle destre, al pensiero dominante e a molti media mainstream. Ma se vogliamo avere la forza sufficiente ad affrontare la nuova situazione sociale che viviamo nelle città e nelle periferie, tenere assieme i settori colpiti dai processi di precarizzazione a tutto campo, non dobbiamo perdere la visione generale del nostro intervento, quindi va rafforzato il piano confederale, il lavoro nella Federazione del Sociale e il coordinamento con le Federazioni territoriali USB, partecipando alle attività di gestione del sindacato. L’AS.I.A., nella FdS, deve divenire qualcosa di più di un sindacato che tutela gli inquilini. Può e deve trasformarsi in uno strumento più efficace, in grado dentro le città e nei territori di rappresentare le nuove emergenze sociali che ruotano intorno alla condizione abitativa e più in generale guardare ad una qualità della vita degna. La difesa del patrimonio pubblico, il tema del riutilizzo delle case sfitte e la pubblicizzazione di quello soggetto a cartolarizzazioni o a valorizzazioni, a cominciare da quello degli Enti previdenziali e dei Fondi. Oggi le necessità della rendita devono mettere mano in profondità al consumo di suolo e la sua messa a valore rappresenta il nuovo orizzonte del profitto capitalista, per questo il conflitto aumenta laddove si limita il potere decisionale degli abitanti e si metta in produzione l’intera vita di ognuno in relazione ad uno sviluppo urbanistico condizionato dagli interessi delle banche e dei signori del mattone e dell’acciaio. Programma, per una vera politica della casa Edilizia pubblica -           Rilancio dell’edilizia popolare attraverso l’approvazione di un piano decennale straordinario per l’assegnazione di un milione di nuovi alloggi, da reperire attraverso piani di recupero urbano del patrimonio pubblico e privato tenuto sfitto e in disuso, usando anche lo strumento della requisizione del patrimonio sfitto dei grandi proprietari per rispondere alla drammaticità del momento e al diritto costituzionale all’abitare; -           Istituzione di uno strumento nazionale di finanziamento della politica della casa, una nuova Gescal, impegnando il 2% annuo del bilancio dello Stato, delle regioni e dei comuni; -           Gestione trasparente dei Piani di Zona e revoca delle concessioni alle ditte che non hanno rispettato le convenzioni, mettere fine alla truffa dei piani di edilizia agevolata e rilanciare questo strumento pubblico per mettere a disposizione dei lavoratori/trici con redditi medi alloggi sociali; -           Fermare i processi di privatizzazione degli alloggi E.R.P., il restringimento dei requisiti di permanenza, l’aumento degli affitti e gli sfratti; -           Arrestare il degrado e l’abbandono di questo importante patrimonio pubblico e avviare piani di risanamento e di riqualificazione energetica; -           Abolizione del decreto Lupi e del famigerato articolo 5 piano casa che non solo criminalizza chi lotta per una casa, ma apre ulteriori spazi alla speculazione privata ed alla svendita del patrimonio pubblico. Edilizia privata. -           Diminuzione dei canoni di locazione prendendo atto dell’abbassamento del valore degli immobili; -           Abrogazione della L.431/98 e approvazione di una nuova legge quadro sugli affitti che possa garantire una maggiore regolazione del mercato e quindi l’offerta di alloggi a canone equo e maggiori tutele per gli inquilini; -           Blocco di tutti gli sfratti, anche quelli per morosità incolpevole fino a garantire il passaggio da casa a casa; -           Cancellazione dell’istituto della finita locazione; -           Tutela dei proprietari mutuatari insolventi dell’unica casa che abitano, che abbia caratteristiche dell’edilizia pubblica e della civile abitazione, attraverso la cessione in proprietà agli ex-Iacp, comunque denominati o trasformati, così come prevede la legge 199/2008 all’art. 1-quater. Enti previdenziali. -           Fermare il processo di valorizzazione del patrimonio immobiliare degli Enti previdenziali, le dismissioni speculative, l’aumento degli affitti, gli sfratti e il conferimento ai Fondi immobiliari; -           Tutela di tutti gli inquilini colpiti dai processi di cartolarizzazione per salvaguardare le fasce sociali più deboli e di quelle del ceto medio. Terremoto e dissesti ambientali -           Messa in sicurezza del territorio nazionale attraverso un piano di finanziamento decennale di 20 miliardi annui; -           Utilizzo dei Fondi messi a disposizione dall’Europa e quelli che le regioni non hanno speso per la ricostruzione e l’adeguamento sismico delle case, delle scuole e degli edifici pubblici. Lavoratori agricoli -           Attuazione di un piano straordinario di costruzione di abitazioni, anche utilizzando prefabbricati, per i lavoratori agricoli dipendenti, da costruire, installare o recuperare nei comuni dove è presente questa mano d’opera spesso stagionale (così come previsto dalla L. 865/71 e dalla L. 1676/60). ASSOCIAZIONE INQUILINI E ABITANTI - USB

CONTRO L'ABBANDONO DELLE CASE POPOLARI E PER IL RICONOSCIMENTO DEL DIRITTO ALLA CASA AI SENZA TITOLO. 17 MAGGIO MANIFESTAZIONE ALLA REGIONE LAZIO

Roma -

Il Decreto Lupi del 2014, diventato poi legge, è perfettamente in linea con quanto ormai da anni si sta affermando nel nostro paese: (s)vendere e privatizzare il patrimonio pubblico da una parte e dall'altra schiacciare e colpevolizzare chi ha difficoltà economiche/sociali. Infatti anche il cosiddetto “Piano-casa” (a firma Renzi-Lupi) mira, tra le altre cose, alla dismissione dell'Edilizia Residenziale Pubblica e imposta una vera e propria guerra agli occupanti “senza titolo”. Per quanto riguarda la privatizzazione del patrimonio pubblico questo Decreto prevedeva, nella sua prima stesura, la vendita all’asta delle case popolari. Detto in un altro modo: cancellava il diritto alla casa. Dopo la grande mobilitazione promossa dall'AS.I.A. USB, abbiamo ottenuto tutele per i più deboli, ma non siamo riusciti a bloccare del tutto la dismissione del patrimonio ERP. La legge invita a disfarsi degli alloggi “nei quali la proprietà pubblica è inferiore al 50%”, quelli considerati “fatiscenti” (quindi, potenzialmente, la maggior parte) e di mettere all’asta quelli occupati senza titolo. Tuttavia il Titolo V della Costituzione avrebbe consentito alla Regione Lazio di non accogliere questo invito alla vendita, ma la Giunta Zingaretti (nonostante le rassicurazioni date dall’Assessore alla casa Refrigeri) ne ha disposto l’approvazione in piena estate (DGR n. 410/2015), disattendendo così le promesse fatte e dando il via alla dismissione del patrimonio pubblico della nostra Regione. Il Comune di Roma non è stato da meno. La Giunta Marino prima, la gestione commissariale di Tronca e poi infine la Giunta Raggi, non si sono mai espressi sul Piano casa. Anzi, l’hanno vergognosamente attuato mettendo in campo una Task-force dei Vigili Urbani contro gli inquilini morosi e quelli senza titolo, dichiarando una vera e propria guerra ai poveri mediante sgomberi, sfratti e l’invio di lettere di morosità. Governo nazionale, Regione Lazio e Giunta Comunale sono quindi i veri responsabili dell’attuale situazione che si sta verificando in tutti i quartieri popolari di Roma, ormai divenuti campo di battaglia tra forze dell’ordine ed abitanti. Un problema sociale così importante come quello del diritto all'abitare è stato trasformato in una mera questione di ordine pubblico: migliaia di inquilini, seppur aventi diritto, rischiano di essere sfrattati e sgomberati anche se disabili, anziani, assegnatari da oltre 40 anni o famiglie con minori. In un paese in cui aumenta il numero di persone che vivono sotto la soglia di povertà, in cui le ricchezze si concentrano nelle mani di pochi a fronte di una massa che ha sempre più difficoltà a soddisfare i bisogni primari, la risposta della politica è contraria a qualsiasi principio di giustizia sociale: bisogna vendere a chi può comprare, bisogna cacciare chi ha occupato perché non sapeva dove andare. Per questo è indispensabile una grande mobilitazione alla Regione Lazio per chiedere con forza e determinazione una SANATORIA PER GLI AVENTI DIRITTO alla casa (ovvero quelli con i requisiti di reddito e che non possiedono altri immobili), in grado di fermare l’attuale meccanismo meramente repressivo e ristabilire il principio di equità, da cui bisogna ripartire per una gestione trasparente e ponderata del patrimonio residenziale pubblico. Inoltre, l’inefficienza della macchina burocratica ha lasciato da una parte in stato di abbandono tutto il patrimonio immobiliare E.R.P. e dall’altra impone pagamenti vessatori ingiusti e ingiustificati rispetto ad arretrati per servizi mai erogati. Pertanto diventa necessaria una TRANSAZIONE DEGLI ARRETRATI PREGRESSI, immotivatamente richiesti, che restituisca giustizia sociale.

RIPRENDIAMOCI IL DIRITTO ALLA CASA! 6° CONGRESSO NAZIONALE ASIA-USB

Roma -

E' convocato per sabato 13 maggio 2017 il 6° Congresso Nazionale dell’Asia-Usb.I lavori congressuali si terranno presso l’Hotel Duca D’Este, Tivoli (Roma).Di seguito, domenica 14 maggio, i delegati AS.I.A. parteciperanno al Congresso della Federazione del Sociale - USB.L'assemblea congressuale dovrà definire i punti dell’intervento della nostra Associazione per i prossimi anni sul tema del diritto all’abitare nel nostro paese. Delineare un nuovo disegno finalizzato a rafforzare la lotta per difesa degli inquilini colpiti dai processi di valorizzazione e di privatizzazione dell'abitare, portati avanti da grandi proprietà o Enti sia pubbliche che private, dagli aumenti degli affitti, dalle speculazioni sull’edilizia sociale e agevolata, dagli sfratti (anche quelli per morosità incolpevole o a causa dell’insolvenza nel pagamento dei mutui).Al centro della discussione il tema della riconquista dei diritti, alla casa, ai servizi sociali, alla salute e a vivere in quartieri senza degrado. La difesa e la riconquista del reddito indiretto.Si allega copia del documento del 6° Congresso Nazionale. ASIA-USB(Coordinamento Nazionale)