ROMA, SAN BASILIO: CACCIATA IN MEZZO ALLA STRADA LA SIGNORA PAOLA, 75 ANNI E 580 EURO DI PENSIONE, E' STATA RICOVERATA ALL'OSPEDALE

Roma -

PROTESTANO I CITTADINI DEL QUARTIERE, ALLONTANATI DALLA POLIZIA SCHIERATA IN FORZE ANCHE DAGLI UFFICI DEL MUNICIPIO IV! ASIA-USB: FERMARE GLI SFRATTI E GLI SGOMBERI, RICONOSCERE IL DIRITTO ALLA CASA A CHI HA I REQUISITI DI LEGGE, RILANCIARE L'EDILIZIA PUBBLICA! Questa mattina un ingente schieramento di forze di polizia (quanto ci costano questi sgomberi?) ha di nuovo sgomberato la signora Paola settantacinquenne, rea di essere stata coabitante da anni insieme all’amica assegnataria poi deceduta, che vive con 580 euro circa di pensione mensile. Cacciata senza soluzione alternativa nell’indifferenza delle Istituzioni preposte ad affrontare le singole emergenze sociali e portata in ospedale, dove è stata ricoverata. L'anziana signora ha trovato solo la solidarietà del quartiere, molti cittadini si sono riversati prontamente nella sede del Municipio IV da dove sono stati cacciati grazie all'intervento della Celere, senza ricevere risposte. Tutto questo a nome del principio del ripristino della legalità che invece non viene applicato quando si tratta dei costruttori e delle coop che hanno truffato centinaia di migliaia di cittadini romani. Questo sgombero avviene a soli tre giorni dalle elezioni e ci indica che è ricominciata la guerra contro i poveri e tra i poveri, in linea con le campagne di odio messe al centro della appena passata scadenza elettorale. Alcuni cittadini questa mattina, durante lo sgombero, hanno ripetuto il mantra sentito in questi mesi da quasi tutti i politici: sgomberano gli italiani per fare posto agli immigrati. Peccato che oggi l’appartamento della signora è stato assegnato ad una famiglia italiana e nessun politico è intervenuto per difendere la signora Paola, anziana, povera e italiana. L’ASIA-USB ha denunciato nel mese scorso che quello che sta succedendo a San Basilio, a Tor Bella Monaca, a Villa Gordiani, al Trullo e in altre zone periferiche fa parte di un piano ben orchestrato a tavolino di sgombero dalle case popolari di inquilini italiani senza titolo, poveri e con evidenti fragilità, per consentire l’accesso alle famiglie in graduatoria, solitamente immigrate, al fine di favorire la guerra tra poveri e la crescita dell’intolleranza razziale. Questa facile campagna ha dato risultati alle elezioni politiche per quelle forze senza scrupolo che mirano a colpevolizzare chi vive il dramma casa, ma non risolve il quesito che ci interroga su che fine faranno le 9000 famiglie che l’assessorato al patrimonio considera, molto spesso arbitrariamente, senza titolo e che il Comune vuole sgomberare? L’ASIA USB da anni propone il rilancio di una vera politica pubblica per l’abitare, una nuova gestione delle case popolari che ne impedisca l’abbandono e il degrado, l’utilizzo degli alloggi vuoti degli enti previdenziali e delle grandi proprietà immobiliari, il recupero urbano dei palazzi tenuti vuoti da anni, l’assegnazione della case vuote a chi è in graduatoria, il riconoscimento del diritto alla casa per tutti i senza titolo con i requisiti in regola per accedere ad un alloggio popolare e l’utilizzo immediato dei fondi disponibili alla Regione per allargare il patrimonio troppo esiguo di case popolari. Solo una nuova politica per l’abitare può fermare il fenomeno delle occupazioni che nascono solo a causa della mancata gestione dell’emergenza casa. Solo lo sviluppo dell’edilizia residenziale pubblica e la sana gestione di quella esistente può fermare la guerra tra e contro i poveri. Per fare questo bisogna prima di tutto fermare gli sfratti e gli sgomberi delle persone che hanno i requisiti di legge. Roma 7 marzo 2018 ASIA-USB

ROMA, ASIA-USB SPIEGA LE RAGIONI DELL’ABBANDONO DEL TAVOLO SULLE POLITICHE ABITATIVE NELLA CAPITALE

Roma -

CONVOCATO DALLA GIUNTA CAPITOLINA: GRAVISSIMO IL PROTOCOLLO DI ACCORDO PROPOSTO DALL’ASSESSORA CASTIGLIONE. CONSACRATA LA GUERRA AI POVERI A VANTAGGIO DELLA PREDAZIONE DEL TERRITORIO. INACCETTABILE STRAVOLGIMENTO DELLE DELIBERE PER IL PIANO SULL’EMERGENZA CASA . Ieri giovedì 8 febbraio 2018 la delegazione di ASIA-USB ha abbandonato nella fase iniziale il tavolo con le parti sociali convocato a nome della giunta capitolina dall’assessore al Patrimonio e alle Politiche Abitative del Comune di Roma, Rosalba Castiglione, per la sottoscrizione di un protocollo di accordo sulle politiche abitative della capitale. Il testo del protocollo in questione non accoglie in maniera soddisfacente alcuno dei punti sostanziali sollevati dalle lotte sociali per l’abitare nella città di Roma negli ultimi lustri e proposti da ASIA-USB nella sua piattaforma che proprio ieri, nelle stesse ore, veniva ribadita alla Regione Lazio nel quadro delle giornate di mobilitazione per un piano-casa nazionale. Il protocollo proposto dall’ass. Castiglione, all’opposto, dopo avere paradossalmente elencato tutti gli elementi che configurano la questione delle politiche abitative come grande questione sociale propone misure che promuovono il primato degli interessi speculativi e configurano la dismissione di ogni traccia di vocazione delle politiche pubbliche a intervenire attivamente a tutela degli interessi sociali di fronte ai meccanismi del mercato. Non solo si finalizza il “monitoraggio” del “sistema abitativo romano pubblico e privato” a “interventi di edilizia sovvenzionata di housing sociale e privata” così riabilitando quel sistema di scambio con i poteri forti del mattone e della finanziarizzazione sulla pelle di chi subisce l’emergenza abitativa contro il quale chi oggi governa la città di Roma ha preso i voti dei cittadini; ma in una frase tanto priva di costrutto grammaticale quanto significativa si invoca l’uso di “tutti gli strumenti esistenti” al fine di “favorire l’immissione sul mercato da parte di piccoli e grandi proprietà, che sono in possesso di alloggi invenduti, a mettere a disposizione (?) unità immobiliari per affrontare nell’immediato l’emergenza abitativa della capitale”. Nessuna presa di responsabilità dell’amministrazione capitolina in un rilancio della funzione sociale del patrimonio pubblico e in interventi concreti di modificazione dei processi speculativi sulle locazioni: bensì al contrario la sovrapposizione del piano-casa con quel “rilancio del mercato” evocato già dalla sindaca Raggi all’indomani della mattanza di via Curtatone, alla quale pure ci si riferisce in premessa del protocollo proposto con la dizione “tenuto conto dei recenti violenti episodi di sgombero”. Il protocollo stesso prosegue esplicitando “la possibilità di riaprire i bandi speciali”, appunto riaprendo la strada a quel mercato dell’emergenza e del denaro pubblico che si era promesso di lasciare alle spalle con le sue zone d’ombra. E mentre nulla si dice sul disatteso esercizio degli strumenti legali di competenza del Comune a tutela delle decine di migliaia di condomini e inquilini truffati nei Piani di Zona né tanto meno sul recupero del patrimonio alloggiativo inutilizzato che vi giace, la sola traccia di pianificazione riposa sull’evocare la “previsione” di “una quota di alloggi ERP, convenzionati e sociali” (posti ancora una volta significativamente sullo stesso piano e in una forma indeterminata) in “tutti i programmi” attuativi della legge regionale n. 7 dell’8 luglio 2017 per la Rigenerazione urbana e per il recupero edilizio: salvo che al tavolo l’associazione dei costruttori, l’ACER, ha sollevato immediate obiezioni rivelando così l’assenza di una consultazione efficace preventiva da parte dell’amministrazione che desse qualche sostanza a quest’ipotesi fumosa, mentre è toccato alla delegazione di ASIA-USB ricordare la priorità dei vincoli alla tutela del territorio e contro il consumo di suolo che dovrebbe avere qualsiasi politica edilizia in una metropoli come Roma e tanto più se diretta alla rigenerazione urbana. Addirittura, mentre prosegue con sfratti e sgomberi indiscriminati una folle corsa ad alimentare la guerra tra poveri sul disastrato e insufficiente patrimonio di edilizia residenziale pubblica, il protocollo proposto dall’ass. Castiglione dispone una “azione di contrasto a tutte le situazioni di irregolarità e/o morosità anche attraverso convenzioni con l’Agenzia delle Entrate e le società fornitrici dei servizi (ACEA ecc)” così persino travalicando il già vergognoso dettato dell’articolo 5 della Legge Lupi e legittimando un’aberrante e incostituzionale misura di rappresaglia della proprietà pubblica e privata sugli stessi diritti fondamentali di esistenza e sui beni comuni, con buona pace del referendum del 2011, a parte un generico indirizzo ad agirla “tenendo conto delle condizioni reddituali delle famiglie conseguenti alla crisi e tutelando le situazioni di particolare disagio”. Quanto al già echeggiato tema del “co-housing” il testo proposto dall’amministrazione capitolina prevede un “approfondimento comune che verifichi la fattibilità di un piano sperimentale rivolto in via prevalente a persone anziane sole, studenti fuori sede e migranti utilizzando anche lo strumento del frazionamento e razionalizzazione del patrimonio pubblico”: cioè in una sola aleatoria formulazione si introducono lo stravolgimento delle regole di gestione alloggiativa del patrimonio ERP e la privazione dell’uguaglianza dei diritti alle persone migranti, le esigenze dei cui nuclei famigliari finiscono equiparate a quelle di autoctoni singoli! Ma al tavolo di ieri la delegazione di ASIA-USB nemmeno ha dovuto entrare nel merito di questi punti: perché in apertura del confronto ha anzitutto sollevato la questione di metodo e di merito implicata dalla previsione nel testo del protocollo della “sottoscrizione delle convenzioni per l’applicazione delle Delibere Regionali per l’emergenza abitativa di Roma Capitale DGR 18/2014, 110/2016 e 303/2017 così come rimodulate dall’Amministrazione Capitolina per superare i limiti di inapplicabilità”. ASIA-USB ha rilevato che lo schema di convenzione allegato dall’ass. Castiglione non solo non sana il contenzioso sull’interpretazione normativa di quelle delibere che gli uffici comunali hanno per tre anni surrettiziamente sollevato ma, ribadendo in maniera rivelatrice la “ottemperanza” alla “Deliberazione Commissariale di Roma Capitale n. 50/2016” ossia la delibera Tronca che per prima appunto bloccò l’applicazione della delibera regionale, addirittura esclude definitivamente da ogni diritto di accesso all’ERP l’interezza della popolazione abitante nelle occupazioni riconosciute in delibera quali contenitori di emergenza abitativa: si prevede infatti di utilizzare le risorse, a partire dai 40 milioni resi disponibili al Comune dalla Regione per la prima fase di attuazione del Programma straordinario per l’emergenza abitativa, per acquisire alloggi i cui assegnatari verrebbero individuati solo “tra coloro che siano presenti in posizione utile nelle graduatorie dei Bandi generali per l’assegnazione degli alloggi ERP anno 2000 e anno 2012”, peraltro ulteriormente restringendo le acquisizioni e le assegnazioni degli alloggi in quanto si specifica che “dovranno essere prioritariamente destinati (…) a coloro che risultano essere in posizione utile nella graduatoria Bando generale anno 2000 affinché vi sia il totale scorrimento della stessa”; mentre “per i nuclei residenti negli immobili adibiti impropriamente ad abitazione, cui alla summenzionata Deliberazione n. 50/2016 occupati entro la data del 31.12.2013, sarà prevista ulteriore convenzione relativa ai livelli assistenziali da erogare da parte della Regione Lazio e di Roma Capitale” che “sarà parte integrante della presente anche alla luce dei recenti provvedimenti ministeriali”, il che tradotto significa nient’altro che stravolgere definitivamente la norma regionale cercando in qualche modo di soddisfare la lettera della direttiva Minniti per potere procedere indiscriminatamente agli sgomberi di tutte le occupazioni. La delegazione ASIA-USB ha sottolineato che ancora più grave è la decurtazione del diritto acquisito e inequivocabilmente stabilito dalle norme regionali all’assegnazione di alloggi ERP per quanti “alloggiano presso i Centri di Assistenza Alloggiativa (CAAT)”, laddove la convenzione prevede che “potranno essere assegnati alloggi di ERP nel rispetto delle posizioni utili nelle graduatorie generali per l’assegnazione in locazione di cui ai bandi 2000 e 2012” dunque introducendo un dispositivo di esclusione inaccettabile e illegale. Di fronte a tali osservazioni l’ass. Rosalba Castiglione ha risposto qualificando la proposta di convenzione come “intangibile” e anzi precisando che l’amministrazione capitolina intende “soprattutto tenere ferma questa posizione”, che con notevole quanto involontario senso dell’umorismo ha addirittura ascritto agli “impegni presi in campagna elettorale dal Movimento 5 Stelle”. La delegazione di ASIA-USB ha perciò deciso di non legittimare oltre con la propria presenza un tavolo convocato su un protocollo-capestro: come peraltro hanno convergentemente concluso anche le altre rappresentanze dei movimenti e delle maggiori associazioni sindacali di abitanti. Ora più che mai è necessario che forti e incisive mobilitazioni pongano l’amministrazione capitolina di fronte al peso delle sue scelte e rilancino la lotta complessiva per il diritto all’abitare e a una città a misura dei diritti sociali invece che degli interessi di pochi. Roma, 9 febbraio 2018, per la delegazione di ASIA-USB Anubi D’Avossa Lussurgiu (Comitato Abitanti Bibulo 13)

8 E 9 FEBBRAIO, DUE GIORNATE DI INIZIATIVE PER IL DIRITTO ALL’ABITARE.

Roma -

COMUNICATO STAMPA AVVIAMO UNA VERTENZA GENERALE SUI TEMI CASA, PERIFERIE E SALVAGUARDIA DEL TERRITORIO COSTRUIAMO UNA GRANDE MOBILITAZIONE NAZIONALE In questi due giorni, in molte città d'Italia Asia-Usb ha dato vita a presidi sotto gli uffici gestionali del patrimonio residenziale pubblico. Abbiamo scelto questi luoghi in quanto simbolo della distruzione e privatizzazione in atto del patrimonio pubblico, risorsa che per anni ha garantito, almeno parzialmente, il diritto ad una casa per molte fasce sociali. Durante questa mobilitazione abbiamo reso pubblica una piattaforma nazionale, che la nostra organizzazione ritiene l’unica via da percorrere per risolvere l'assenza cronica di una politica abitativa rivolta ai lavoratori e ai settori popolari più deboli, che si manifesta più pesantemente con la crisi sociale e economica che colpisce le periferie e i territori. Le periferie infatti, geografiche e sociali, sono teatro di privatizzazioni, di mala gestione o assenza di servizi, ma soprattutto di emergenza abitativa. Ora che quasi tutto il patrimonio residenziale è in mano a proprietari privati (per lo più grandi proprietari), la speculazione regna sovrana: il risultato sono affitti insostenibili da un lato, e dall'altro centinaia, migliaia di case vuote, intere aree urbane o suburbane sfitte e degradate, figli degeneri della cementificazione sfrenata e ora non più utili alle logiche di mercato. È proprio questa logica che vogliamo invertire, costruendo vertenzialità a livello generale sull'utilizzo immediato dello sfitto e la riqualificazione di queste aree, realizzando innanzitutto un ampliamento del patrimonio abitativo pubblico, con affitti commisurati ai redditi di chi ci abita, per garantire il diritto all'abitare a chi oggi è sotto sfratto, in difficoltà o in attesa di assegnazione. Per fare questo, si dovranno impiegare fondi pubblici e costruire posti di lavoro pubblici, perché i diritti sociali, la casa innanzitutto, sono le priorità della popolazione, e su questo si devono investire le risorse invece di utilizzarle per armamenti o per ingrassare le banche nazionali ed europee. L'unico modo per raggiungere questo obiettivo è organizzarci, creare alleanze tra i diversi soggetti che abitano i quartieri popolari delle nostre città e paesi, fare sì che queste “periferie” diventino il nostro nuovo centro. Centro di azioni, di incontri, di rivendicazione, luogo di costruzione di una comunità che si muove compatta verso l'obiettivo della piena conquista dei nostri diritti: casa, lavoro tutelato e ben retribuito, servizi, sanità e istruzione a portata di ogni singolo cittadino. Per questo, proponiamo un primo incontro nazionale a Roma a fine marzo per discutere ed arricchire la piattaforma e costruire un percorso condiviso di mobilitazione nazionale, a cui invitiamo tutti coloro che hanno a cuore il diritto all'abitare, da singoli soggetti ad associazioni, comitati, collettivi e strutture. AS.I.A.-USB

ASIA USB: “Dietro gli sgomberi delle case popolari c’è un disegno preciso, far crescere la rabbia contro gli immigrati”

Roma -

COMUNICATO STAMPA La quantità di casi analoghi avvenuti a San Basilio, a Villa Gordiani, al Trullo, a Tor Bella Monaca e in altre zone periferiche non lascia spazio a dubbi. Esiste un piano orchestrato a tavolino di sgombero dalle case popolari di inquilini italiani senza titolo, poveri e con evidenti fragilità, per consentire l’accesso alle famiglie in graduatoria, solitamente immigrate, al fine di favorire la guerra tra poveri e la crescita dell’intolleranza razziale. L’amministrazione comunale e l’assessora Rosalba Castiglione si vantano quotidianamente della lotta agli “scrocconi” ma poi concretamente procedono alla denuncia e poi allo sgombero di donne sole con minori, anziani malati e soggetti che avrebbero ampiamente titolo alla casa popolare e che, avendo atteso inutilmente per anni, hanno occupato appartamenti lasciati colpevolmente vuoti dalle precedenti amministrazioni. Ma alla scelta politica sbagliata della giunta Raggi si aggiungono la scientifica solerzia del Dipartimento alle politiche abitative, l’impegno di una parte della magistratura romana e la scelta di impiegare forze ingenti da parte della Questura. Questo accanimento contro famiglie italiane in difficoltà non può che produrre sconcerto e rabbia nei quartieri e alimentare la guerra tra poveri quando i blindati della polizia scortano la famiglia immigrata affinché prenda possesso dell’appartamento liberato. Il ripristino della legalità è il paravento dietro il quale viene ordito questo disegno vergognoso. Cosa stanno definendo in Questura, la campagna elettorale di Casapound? E che legalità è quella di mettere in mezzo alla strada persone in grande difficoltà economica? E perché non si procede all’assegnazione degli appartamenti vuoti prima di arrivare a mettere poveri contro poveri? L’ASIA USB da anni propone la sanatoria per tutti i senza titolo con i requisiti in regola per accedere ad un alloggio popolare e l’utilizzo immediato dei fondi disponibili alla Regione per allargare il patrimonio troppo esiguo di case popolari. Nei prossimi giorni sono previsti nuovi sgomberi odiosi di soggetti in grave difficoltà. Nel rinnovare la richiesta a tutte le autorità coinvolte a fermare questa guerra insensata contro le fasce più disagiate della popolazione, lanciamo un appello a tutte le realtà sociali e politiche democratiche per difendere il diritto di tutti ad una casa dignitosa, italiano o immigrato che sia. Roma 6 febbraio 2018 ASIA-USB

ASIA USB: AL QUARTICCIOLO È CACCIA AI POVERI!

Roma -

Comunicato stampa. E' vergognosa l'azione compiuta questa mattina dalle forze di polizia, accorse in numero spropositato per sgomberare una famiglia formata da una madre e tre bambini, rei di essersi ritagliati un'abitazione di fortuna dentro uno scantinato abbandonato e inutilizzato di uno stabile ATER. Questa volta a giustificare lo sgombero non c'è stata neanche l'ipocrita motivazione del rispetto della graduatoria, giacché non si tratta di un appartamento ma di locali seminterrati. La lotta all'abusivismo che le amministrazioni e la magistratura romana stanno conducendo da diverso tempo ha nel mirino la popolazione più in difficoltà, senza riguardo verso donne, minori o anziani. Finanche il concetto di fragilità in questo caso non è stato preso in considerazione, l'altra penosa ipocrisia coniata per nascondere come esista un'ampia popolazione che pur disponendo dei requisiti di legge per accedere ad una casa popolare è costretta a rinunciare al proprio diritto. Con il decreto Minniti c'è stato l'avallo per legge della guerra contro i poveri, e queste sono le conseguenze. Mentre gli abusi dei ricchi continuano ad imperversare ed i privati si permettono di lasciare in disuso enormi strutture in spregio ai più elementari diritti ed interessi sociali, ci si accanisce contro la povera gente che prova ad arrangiare soluzioni per tirare avanti. ASIA USB lancia un appello a tutte le realtà democratiche ed ai movimenti sociali per contrastare questa campagna di odio, ottenere una sanatoria in tutto il patrimonio immobiliare pubblico e l'acquisizione di stabili e strutture per sopperire all'enorme fabbisogno di alloggi che c'è nella nostra città. Roma 31 gennaio 2018 VEDI VIDEO: https://www.facebook.com/FederazionedelSociale/videos/1964549547142484/ Asia-Usb Usb – Federazione del Sociale

Famiglie sgomberate dai container: presidio davanti al Comune

Roma -

POZZUOLI. Da questa mattina l'Asia-Usb di Napoli, che da assistenza agli inquilini delle case popolari, ha attuato un presidio davanti alla sede del comune in via Tito Livio al fianco delle famiglie in emergenza abitativa di via Carlo Alberto Dalla Chiesa. Mancano, infatti, sette giorni all'ordinanza di sgombero, firmata dal sindaco Figliolia il 4 gennaio scorso, per le 43 famiglie del campo container. Una decina di donne del campo container di via Dalla Chiesa che da stamattina facevano parte del presidio all’esterno del comune al Rione Toiano, sono poi entrate negli uffici comunali e hanno occupato una palazzina al primo piano. “Andremo via solo quando ci saranno date delle risposte sulla nostra situazione”, hanno dichiarato le donne. Entro martedì prossimo i centosettantatre residenti dovranno lasciare le loro case. In quei container c'è amianto ma soprattutto particelle velenose che si liberano dalle lamiere lesionate delle tettoie, perciò, pericolosissime per la salute. Tutto ciò accertato dai tecnici dell'Asl Napoli 2 Nord. "Per noi è inaccettabile che un'emergenza vera e tragica, come quella che stanno vivendo queste famiglie, crei un’altra emergenza - si legge in una nota dell'associazione -. Chiediamo prima di tutto l'immediata soluzione abitativa per tutti i 43 nuclei familiari, in particolare per quelli disagiati, con la presenza di disabili e minori, di cui l'ultimo nato è del 5 gennaio scorso. Un ordine del giorno su questo tema da parte del prossimo consiglio comunale del comune di Pozzuoli in cui vengano trovate soluzioni degne per le famiglie coinvolte. L'intervento della prefettura di Napoli, della Città Metropolitana e della regione Campania per trovare risoluzioni immediate. Così come il rinvio dello sgombero coatto del prossimo 30 gennaio finché soluzioni condivise, anche temporanee, siano trovate per gli occupanti i container. E non ultimo il risarcimento dei danni di salute e morali che le famiglie hanno subito in tutti questi anni". Un messaggio quello dell'Asia-Usb molto chiaro e diretto a tutte le istituzioni: diritto alla casa e alla salute. Venerdì scorso tra l'altro dopo un secondo incontro tra gli occupanti e l'amministrazione c'è stata la protesta delle famiglie all'esterno della sede del comune al Rione Toiano. "In questi giorni, diversi organi preposti al controllo e alla tutela dell'ambiente, hanno certificato l’impossibilità di vivere nelle strutture prefabbricate presenti in via Dalla Chiesa - ha spiegato il sindaco Figliolia -. Sono giornate dure e per niente facili, comprendo il dolore di chi ha ricevuto la notifica di sfratto. Per alcune delle famiglie residenti in quell’area è in corso il completamento degli alloggi pubblici a Monterusciello. Per altre, purtroppo abusive, abbiamo proposto un percorso di accompagnamento per la ricerca di un'adeguata e idonea soluzione. Stiamo facendo tutto ciò che è nelle nostre possibilità, offrire aiuto a coloro che vivono condizioni di disagio e tutelare la salute dei nostri concittadini".

Napoli e la Campania. A che punto è la questione abitativa?

Napoli -

L'Onu calcola che entro il 2025 la popolazione mondiale residente nelle città aumenterà di 65 milioni di abitanti e che, entro il 2030, il 96% della popolazione delle città europee con oltre 300.000 abitanti crescerà demograficamente. La questione urbana, assieme a quella della casa, saranno sempre più elementi centrali del dibattito politico. Nel nostro paese l'assenza, nelle agende politiche dei vari governi di centro destra e centro sinistra che si sono susseguiti in questi decenni, del tema sul diritto alla casa e delle politiche di rigenerazione urbana, ha creato un vero e proprio vuoto normativo che ha avuto come conseguenze l'esplodere sui territori dell'emergenza abitativa. Fin dalla fine degli anni 90, con il boom dell'edilizia residenziale privata e con la definitiva abolizione dei cosiddetti fondi Gescal per l'edilizia pubblica, le azioni di rinnovo, riqualificazione e creazione di nuovo patrimonio pubblico abitativo si sono drasticamente ridotte, per non parlare della scomparsa dei soldi dell'ex-Gescal. Questa situazione – assieme all’accentuarsi dei fattori di crisi e al peggioramento delle condizioni di vita di migliaia di persone - ne ha aggravato ancora di più i termini. L'Istat ci dice che sono più di 3 milioni di persone in emergenza abitativa. Questo dato, a fronte di oltre 7 milioni di case vuote, rende l'emergenza nel nostro paese un vero e proprio paradosso. Basti pensare che, guardando soltanto ai prossimi mesi. sono circa 160mila le famiglie che attendono l’esecuzione dello sfratto e che le liste d’attesa per un alloggio popolare sono infinite, anche di molti anni, con il corollario di abusi e di illeciti che una situazione del genere finisce per innescare. Quindi, oltre alla carenza di alloggi disponibili, incidono le incapacità gestionali e le difficoltà finanziarie degli enti che si interessano della questione/casa. In Campania, una delle regioni con un più alto tasso di disoccupazione, secondo i dati del Ministero degli Interni, nel solo anno 2016 alla domanda di 8.596 sfratti per morosità (in netta maggioranza), necessità del locatore e finita locazione ne sono stati eseguiti 2.504. Segno indiscutibile che nella nostra regione sono in molti in una condizione di difficoltà a pagare gli affitti, i mutui ed i servizi legati all'abitazione. Nella sola città di Napoli 3.604 provvedimenti di sfratto emessi e 1,753 eseguiti. Se in Italia abbiamo 1 sfratto ogni 419 famiglie, in Campania si conta 1 sfratto ogni 378 famiglie, mentre a Napoli 1 sfratto ogni 306 famiglie2. Sempre a Napoli, il patrimonio edilizio in condizioni mediocri o pessime, secondo gli studi di Casa Italia, il sedicente piano antisismico nazionale che ha l’obiettivo di mettere in sicurezza l’intero Paese, assieme ai dati dell'ISTAT, rappresenterebbe il 40% degli immobili totali. Di questi la maggior parte si trova nelle zone periferiche della città, dove si addensa più del 60% della popolazione totale napoletana. A questa si deve aggiungere un fenomeno in netta crescita negli ultimi anni: le nuove periferie di tipo metropolitano che superano i confini amministrativi dei vari comuni. Si tratta di vere e proprie espansioni urbane della città, fuori dai confini amministrativi della città principale, che congiunti ai tagli delle risorse pubbliche a disposizione delle autonomie locali, rendono queste aree soggette, sempre di più, al degrado economico e sociale. Nella classifica delle metropoli più popolate da cittadini ultra-periferici, tra le 15 più importanti aree metropolitane europee, Napoli si pone al quinto posto con il 68,1% dei residenti nelle aree iper periferiche. In questi anni, per rispondere a questa emergenza, molte persone, anche grazie ai movimenti per il diritto all'abitare4, per avere un tetto sulla testa, hanno occupato palazzi pubblici e/o privati abbandonati. Tuttavia sono tante le persone che sono costrette a vivere in alloggi di fortuna come i vagoni ferroviari, appartamenti abbandonati o in un grave stato di fatiscenza. Se il governo nazionale nel 2016 ha destinato risorse pari a zero all'edilizia popolare, cosi come nell'attuale legge di Stabilità, anche sul piano locale la situazione sembra essere bloccata. La Regione Campania, del Governatore De Luca, ha potestà esclusiva in tema di Edilizia Residenziale Pubblica. Nella finanziaria dello scorso anno (dicembre 2016) ha abrogato le leggi regionali 18/97(disciplina per l'assegnazione di immobili ERP) e 19/97 (disciplina dei canoni di locazione degli alloggi ERP), volendo soppiantare le due citate leggi con un Regolamento. A tutt'oggi la Regione non ha ancora colmato il vuoto normativo, con la conseguenza di essere senza più leggi di riferimento in materia di ERP, un vero e proprio stato di lacuna legislativa dai tratti incostituzionale. Questa assenza di “regole” offre il pretesto ai Comuni della Campania, innanzitutto al capoluogo provinciale (Napoli) di non procedere in nessuna direzione, bloccando tutta l'attività che dovrebbe soddisfare l'emergenza abitativa ed il diritto alla casa, come graduatorie, fondi, osservatorio ed altri strumenti. In aggiunta a ciò, come abbiamo denunciato nelle scorse settimane con un volantinaggio all'ex I.A.C.P. di Napoli, sembra che l'Ente Regione stia per trasformare nel contenitore ACER il patrimonio e il personale degli I.A.C.P. della Campania. Il nuovo soggetto da ente autonomo si tramuterebbe in un ente privato, che costretto dai vincoli del pareggio di bilancio, avrà come ripercussioni la continuità della mancanza di politiche abitativa ed un aumento generale di tutti i canoni di locazioni degli alloggi ERP qui in Campania. Anche l'Amministrazione De Magistris sembrerebbe aver avuto una battuta d'arresto sulle politiche abitative pubbliche. Già reduce dai danni creati dalla gestione del patrimonio pubblico da parte della Romeo, il cui il risultato è stato un fortissimo indebitamento da parte del Comune che ha prodotto anche l'attuazione di un piano di dismissione del patrimonio5, ancora in atto. Questa opera magistrale di dismissione è stata portata avanti dalla gestione pubblica della Napoli Servizi con risultati pari a zero. Si è scelto di vendere un enorme pezzo di patrimonio pubblico, a prezzi bassissimi che non risolleveranno le casse del Comune di Napoli, piuttosto che investire risorse nel suo riutilizzo in linea con i bisogni e le esigenze della popolazione così come più volte indicato dai movimenti per la casa che da anni si battono contro la dismissione. Il Comune di Napoli, nei mesi scorsi, è stato ammesso al finanziamento di 3,5 milioni per attivare un'Agenzia Sociale per la Casa, nell'ambito del Programma Operativo Nazionale Città Metropolitana (PON Metro)6. Soldi in cassa da diversissimi mesi. Ad oggi la sua costituzione, nonché funzionamento, non è stata ancora adottata. Questo strumento, se gestito bene, potrebbe diventare il punto unico di riferimento per soddisfare l'intero tema degli alloggi pubblici a Napoli. Per questo motivo bisogna immaginare e battersi, appena superato questo blocco, affinché esso diventi un organismo partecipativo ed allargato anche e soprattutto a chi in questi anni ha affermato con la lotta il diritto all'abitare. Infine, a seguito della delibera di G.M. n. 1018 del 30 dicembre 2014 il Comune ha riconosciuto 12 immobili per l'emergenza abitativa. Questa delibera ha sicuramente sancito la volontà politica di attuare piani alternativi in tema di emergenza casa, ma non ne ha sicuramente esaurito la domanda. Parliamo di una delibera che dovrebbe rivolgersi non solo ad edifici di proprietà pubblica, ma soprattutto a quelli di proprietà privata. In sostanza il Comune si impegnerebbe a pagare una retta mensile a tutti i proprietari intenti a destinare i propri immobili ad uso sociale(in questo caso abitativo); una formula valida per tre anni ma con possibilità di rinnovo. La selezione avverrebbe secondo un bando pubblico a cui chiunque, in possesso dei requisiti richiesti, può fare domanda. Questo ci pone di fronte a diversi problemi: in primis, come su detto, parliamo, in ogni caso, di una soluzione temporanea volta solo ad arginare momentaneamente uno dei problemi più grandi di questa città senza porsi però nella condizione di una prospettiva definitiva. In secondo luogo, la complicatissima macchina burocratica a cui le amministrazioni sono sottoposte pone dei grossi freni nel ridurre i tempi di assegnazione di uno stabile, di eventuali ristrutturazioni (lì dove si tratti di edifici pubblici in cui sono necessarie), nella formulazione di bandi pubblici chiari e più appetibili, non solo per i proprietari ma ancor più per i futuri assegnatari. Ultimo ma non meno importante è il tema delle risorse: fino a questo momento in bilancio comunale sono stati inseriti nella delibera 300 mila euro per 12 stabili. Ripartiti ci sembrano che tali finanziamenti siano del tutto insufficienti, sia se si tratti di fondi da destinare a ristrutturazione, sia nel caso del sostegno per la morosità incolpevole. Inoltre all’oggi, dopo tre anni di prevista sperimentalità ad albergo sociale (residenzialità temporanea), non si procede ad individuare altre strutture da destinare a chi non può rivolgersi da solo al “mercato immobiliare privato”, privando quei nuclei familiari del diritto all'abitare. Se a questo aggiungiamo anche le esigue risorse a disposizione in tema di morosità incolpevole (1 milione di Euro approvato negli ultimi 5 anni), lo scenario che rimane è uno dei più disastrosi degli ultimi anni. Ciò comporta, secondo noi, una disparità tra chi è già stato riconosciuto nel meccanismo offerto dalla delibera e chi ancora non è stato ancora riconosciuto, creando, di fatto, differenze a parità di condizione e disagio sociale. Questi punti finora analizzati, dal piano nazionale fino a quello locale, pensiamo siano le questioni centrali, legati al diritto alla casa, che debbano essere affrontate da tutte le forza politiche, dal prossimo Parlamento, dalla Regione Campania, dal Comune di Napoli e dagli altri comuni campani.

ROMA. CORTEO TERRITORIALE PER LE STRADE DEL TUFELLO, GIÙ LE MANI DALLE CASE POPOLARI

Roma -

Per anni le case popolari hanno vissuto un periodo di mancanza di gestione, tra corruzione e abbandono. Ora l’amministrazione si ricorda che le case popolari vanno gestite, che chi ha una Porsche, come dicono loro, non ne ha diritto. Vero. Siamo d’accordo. Non ci venite a dire, però, che lo si sta facendo per punire solo i “furbetti”, non ci crediamo perché abbiamo visto con i nostri occhi le condizioni di Paola di San Basilio, di Glauco a Tor Bella Monaca o di Immacolata qui al Tufello. Abbiamo visto come queste persone sono state lasciate senza casa a 80 anni, con redditi miseri, abbandonati a se stessi, a perdere la propria dignità, a dormire in una macchina od a elemosinare un posto letto da qualche amico. L’abbiamo constatato quando siamo andati a dare loro la nostra solidarietà: non l’abbiamo fatto perché siamo buoni e caritatevoli, ma perché sappiamo che domani potrebbe toccare a noi. L’unico argine verrà dal basso, costruendo quartieri vivi che resistono alla barbarie che ci vogliono imporre. Quartieri che non lasciano indietro nessuno, che giorno dopo giorno strappino un pezzetto di gioia in più in quest’Italia dove si esiste solo se si produce o si consuma. Le nostre città, quelle che dobbiamo costruire, sono fatte di solidarietà e mutualismo, non di centri commerciali, di assemblee popolari non di parlamenti assoggettati alle grandi imprese. Abbiamo capito che le regole per Parnasi o per Caltagirone si possono cambiare, ma per chi non ha il conto in banca milionario sono dure ed intransigenti. Questa non è l’onestà né la legalità tanto invocate, è macelleria sociale, in perfetta continuità con le precedenti amministrazioni. Sappiamo che ci vuole un’indicazione chiara del comune e, soprattutto, della Regione Lazio sul fatto che la casa è un diritto inalienabile, che vanno sbloccati i fondi già stanziati, che si deve lavorare per una sanatoria e lo si deve fare subito. A Roma ci sono più case senza persone che persone senza casa, questo è il problema, non certo il fatto che si occupi per necessità. Dal Tufello ve lo diciamo chiaramente: a quel migliaio di lettere di sfratto che ci avete inviato non seguiranno le azioni. Qui non si lascia indietro nessuno, siamo pront* a tutto per i nostri diritti. Scenderemo in piazza per chiedere che si rispetti il diritto alla casa, per una gestione comune del patrimonio Ater: -STOP SFRATTI -UNA MANUTENZIONE DEGNA -PIÙ CASE POPOLARI -USO SOCIALE DEI LOCALI COMMERCIALI INUTILIZZATI DELL'ATER CONCENTRAMENTO SABATO 20 GENNAIO ORE 14 A PIAZZA DEGLI EUGANEI

LIVORNO: 18 FAMIGLIE SOTTO PROCESSO PERCHE' LOTTANO PER IL DIRITTO ALLA CASA.

Livorno -

LA COSTITUZIONE ITALIANA DIFENDE I DIRITTI SOCIALI DELLE PERSONE, I GIUDICI DI LIVORNO METTONO SOTTO PROCESSO CHI LOTTA PER IL DIRITTO ALLA CASA E PER DARE UN ALLOGGIO DIGNITOSO ALLA PROPRIA FAMIGLIA! Questa mattina è iniziato il processo a carico di 18 famiglie occupanti del palazzo Maurogordato di Livorno. 18 famiglie, italiane e straniere, che si sono trovate per strada, senza nessuna alternativa, dopo aver perso il lavoro. La proprietà, un grande fondo immobiliare che ha lasciato l'immobile storico in stato di abbandono, ha subito minacciato di voler chiedere un risarcimento patrimoniale agli stessi occupanti. A loro avviso le famiglie in difficoltà hanno arrecato un danno all'immobile e alla società stessa. La verità è un'altra. Grazie all'impegno degli occupanti lo stabile è stato salvaguardato dall'incuria e dal degrado in cui si trovava. Sono state fatte manutenzioni e il primo piano è stato aperto più volte per permettere visite guidate. Se non fosse stato liberato, circa 2 anni fa, il suo destino sarebbe stato simile ad altre "cattedrali nel deserto" di cui la nostra città è piena. La proprietà ha proposto agli occupanti il ritiro della denuncia nel caso in cui le famiglie siano disposte a liberare l'immobile immediatamente. Se fossero in grado di trovare altre soluzioni abitative lo avrebbero già fatto da tempo. Purtroppo non è così. La stragrande maggioranza ha tutti i titoli per avere un sostegno da parte del comune ma le graduatorie vanno a rilento e anche la trattativa con l'assessore al sociale si è purtroppo arenata. Alle 18 famiglie va tutta la nostra solidarietà e il nostro sostegno. Asia-Usb Livorno

ASIA-USB, DIFENDERE IL DIRITTO ALL'ABITARE A ROMA E NEL LAZIO!

Roma -

DIFENDIAMO IL DIRITTO ALL’ABITARE PER UN PIANO CASA A ROMA E NEL LAZIO. La mancanza ormai decennale di una politica pubblica della casa ha determinato a livello regionale e in particolare nella città di Roma una forte emergenza abitativa. Questa situazione emergenziale ha avuto un balzo in avanti grazie al perdurare della crisi economica ed ai processi di precarizzazione del mondo del lavoro, all’attacco alle pensioni, all’avanzare della precarizzazione e della disoccupazione. Centinaia di migliaia di famiglie nella nostra regione sono in difficoltà a pagare il costo della casa (l’Istat ci dice che sono più di 3 milioni a livelli nazionale): gli affitti, i mutui e i servizi legati all’abitazione. A questi dati si aggiunge l’emergenza conclamata: gli sfrattati (negli ultimi sei anni nella regione Lazio sono state emesse 52.784 sentenze di sfratto - a Roma 45.184 -, ne sono stati eseguiti 20.946 - nella capitale 16.281), i cosi detti senza casa (tra questi quelli che vivono già nei residence da decenni). Almeno centomila nuclei familiari con redditi bassi e spesso senza reddito, anziani e giovani copie, persone separate e single, immigrati, sono alla ricerca di un alloggio, una parte di questi soggetti, per avere un tetto sulla testa, sono stati spesso costretti ad occupare palazzi pubblici o privati abbandonati, oppure alloggi lasciati vuoti. Questa situazione si sta aggravando sempre di più grazie alle politiche di valorizzazione e di gestione speculativa del patrimonio abitativo degli Enti previdenziali, portate avanti anche mediante i Fondi immobiliari e le SGR (a cui è stato conferito gran parte di questo patrimonio), più di 60.000 alloggi solo a Roma. Le proposte di rinnovo a condizioni economiche e normative inique ed esorbitanti dei contratti di locazione scaduti, nonché il processo di dismissione dei patrimoni immobiliari da parte degli Enti previdenziali privatizzati (Enasarco, Enpaia, Enpam, Enpaf, Enpav, Inpgi, Casse ragionieri-geometri-notariato, ecc.), stanno creando - ormai da alcuni anni - devastanti ricadute sui bilanci familiari degli inquilini. Questi, non potendo far fronte alle condizioni proposte (vendita degli alloggi – da loro abitati da oltre quarant’anni - ai prezzi di mercato, senza tenere conto dello stato reale degli immobili; forti incrementi dei canoni con nuovi affitti spesso superiori agli attuali livelli del mercato libero), corrono il serio rischio di perdere l’attuale abitazione. In prima fila si distinguono i cosiddetti enti privatizzati sopra citati i quali sono stati definitivamente certificati come enti pubblici a tutti gli effetti da una sentenza del Consiglio di Stato del 28 novembre 2012 e nonostante questo continuano a gestire il proprio patrimonio solo per fare cassa, utilizzando gli inquilini come bancomat, al fine di ripianare gli ingenti investimenti fallimentari fatti negli anni in strumenti mobiliari considerati da tutti a forte rischio. Ma ora anche l’Inps, Ente previdenziale pubblico, ha deciso di dismettere ai valori di mercato preannunciando che bandirà l’asta per le abitazioni di coloro che non potranno acquistare. Che ci sia stata - negli ultimi decenni - una palese volontà di cancellare qualsiasi politica pubblica per l’abitare da parte della Regione, del comune di Roma e degli altri comuni, lo si può dedurre dalle modalità con cui sono stati impegnati, o ‘non impegnati’, i fondi pubblici (ex-Gescal) e quelli per l’edilizia agevolata: 1,5 miliardi di euro regalati ai costruttori (coop. e soc.). Sull’utilizzo distorto di questi soldi la magistratura ha aperto un’inchiesta per truffa e ha sequestrato fino ad oggi alcune centinaia di alloggi in alcuni Piani di Zona. Questi piani di edilizia agevolata dovevano servire a garantire un alloggio sociale proprio per rispondere all’emergenza casa attraverso piani di edilizia pubblica. Lo Stato e decine di migliaia di famiglie nella nostra regione sono stati invece truffati: tutto questo è stato possibile grazie alla complicità degli Uffici - comunali e regionali - preposti ai controlli, e alla connivenza delle forze politiche che hanno amministrato fino ad oggi le quali hanno persistentemente evitato di mettere mano a questo scandalo e di riportare la legalità nella gestione di questo importante intervento pubblico. SITUAZIONE DELL’INQUILINATO DEGLI ENTI PREVIDENZIALI E DEI FONDI IMMOBILIARI, SGR, ASSICURATIVI, ECC. Vogliamo rappresentare degli esempi emblematici per fotografare la situazione che stanno vivendo gli inquilini degli Enti previdenziali, dei Fondi immobiliari, a seguito dei processi di valorizzazione del loro patrimonio immobiliare. ENASARCO, Ente di previdenza degli agenti di commercio : da 2010 ha iniziato la dismissione d 17.000 alloggi, 15.000 a Roma, la stragrande maggioranza sono ubicati nelle periferie e semi-periferie. • E’ partito da circa sette anni il piano di dismissione degli immobili (doveva durare tre). Questi vengono offerti agli inquilini a prezzi di mercato, al valore ‘medio’ dell’alloggio come se fosse di nuova costruzione, senza tenere conto del reale stato di manutenzione e dell’ubicazione. • La gran parte degli inquilini, anche se viene applicato uno sconto del 30%, hanno una reale difficoltà ad accettare le condizioni imposte, spesso sono stati costretti, per non perdere la casa che abitano da 30/40 anni, ad esercitare il diritto di prelazione. E’ in corso un forte contenzioso, anche sul piano legale, con centinaia di inquilini. • Grazie all’accordo sottoscitto con i sindacati concertativi, i prezzi di vendita degli alloggi sono fissati al valore del 2010 stabilito dall’OMI, quando il mercato registrava, prima della caduta, il picco più alto. La vendita degli alloggi viene effettuata oggi al prezzo del 2010 quando il loro valore di mercato si è abbassato oggi del 30%. • La Fondazione, attraverso la BNP-Paribas, non rispetta la convenzione sottoscritta a seguito di una gara d’appalto vinta dalla stessa banca che ha unilateralmente rinegoziato la stessa a condizioni economiche peggiorative, senza rifare la gara: la stragrande maggioranza degli inquilini non hanno possibilità di accesso ai mutui. • Prima dell’invio delle lettere di prelazione l’Enasarco ha chiamato i propri inquilini al rinnovo dei contratti di affitto, scaduti da 2 o 3 anni e più, richiedendo aumenti anche dell’80% e ingenti somme di arretrati (anche 15.000 euro), con il ricatto che se l’inquilino non accettava il rinnovo alle loro condizioni non poteva esercitare il diritto di prelazione. ENPAIA, Ente di previdenza degli addetti all’agricoltura: 600 alloggi solo a Roma (quasi tutti nella cintura periferica o semi periferica della città) • A partire dal 2010, la Fondazione ha proposto aumenti degli affitti dell’80%, su canoni che già oscillavano dai 750,00 ai 900,00 euro mensili. In pochissimo tempo, un gran numero di inquilini conduttori si sono trovati a dover instaurare una fase di contenzioso che per moltissimi ha determinato l’inizio di procedimenti legali e giudiziari per finita locazione intentati dall’Enpaia. • Sono circa 200 gli inquilini che, pur pagando regolarmente canoni che si avvicinano ai mille euro mensili, hanno lo sfratto per finita locazione e stanno resistendo alle ingiuste pretese dell’Ente. Questi due esempi ci indicano le modalità che sono state seguite anche dalle altre Casse e Enti previdenziali privatizzati (Enpam, Ragionieri, Geometri, Notariato, Inpgi, ecc.). Queste modalità hanno coinvolto decine di migliaia di inquilini, i quali non tutti sono in condizione di accettare il ricatto di acquistare o onorare aumenti degli affitti ai valori più alti del mercato. La politica speculativa portata avanti da tutti gli Enti previdenziali, dalle Casse, dai loro Fondi immobiliari a cui hanno conferito il patrimonio, ha prodotto e sta ancora producendo una nuova emergenza abitativa che trascina nel baratro del dramma casa anche il ceto medio, con il conseguente allontanamento di centinaia di inquilini dalle case. Questi alloggi, alcune migliaia, sono rimasti vuoti, producendo un danno economico per gli iscritti agli stessi enti e alle casse previdenziali. Occorre ricordare che la gran parte degli alloggi degli Enti previdenziali e Casse sono stati assegnati agli sfrattati, fino alla fine degli anni novanta, attraverso le commissioni prefettizie o quelle dei comuni. INPS. Ente previdenziale pubblico, 6.000 alloggi (immobili ex Inpdai e ex Inpdap) • E’ notizia di questi giorni che, sulla scia degli Enti previdenziali privatizzati, anche l’INPS sta dando il via al processo di dismissione ai prezzi di mercato pieno del proprio patrimonio immobiliare (valori OMI), in barba alla L.410/2001, che norma le dismissioni degli enti pubblici tenendo conto però dei valori oggettivi degli alloggi; • Questa dismissione non prevede tutele per chi non potrà acquistare e gli immobili non optati saranno venduti all’asta.. • Alcune migliaia di questi alloggi sono abitati da anni da inquilini considerati senza titolo per i quali è stata approvata nel 2013 un norma che ne prevede la regolarizzazione, ma questa - secondo l’INPS - potrà avvenire solo a condizione che si opta per l’acquisto e previo pagamento di decine di migliaia di euro (cinque anni di arretrati per gli affitti ai prezzi di mercato). Se consideriamo la grave situazione economica in cui versa il nostro paese e conseguentemente la difficoltà per i settori sociali più deboli di pagare gli affitti richiesti o di accedere e onorare i mutui per l’acquisto della prima e unica casa che abitano, l’emergenza abitativa sta divenendo progressivamente sempre di più ampia e drammatica. Di fronte a questo precipitare della crisi abitativa nella nostra città e nella Regione Lazio assistiamo alla totale assenza della politica e delle Istituzioni preposte. Per giustificare la mancanza di una volontà e capacità di affrontare questo problema, si sta riducendo l’intervento sul problema abitativo alle sole fasce cosiddette ‘fragili’: ‘categoria’ non normata dalla legge, la quale invece prevede le modalità per riconoscere il diritto alla casa. Si vuole ridurre, così come sta proponendo la Giunta Raggi, l’assistenza abitativa ad una vera e propria mancia per il disagio sociale (welfare dei miserabili). Così, prima è stata completata l'opera di cancellazione della politica dei residence, completando il lavoro sporco iniziato dalla Giunta Marino, cacciando chi aveva il diritto ad una casa popolare; poi i più poveri, rimasti nelle strutture di assistenza alloggiativa, saranno accompagnati verso il mercato privato con la proposta demagogica - inapplicabile - del contributo all'affitto; ora siamo arrivati addirittura alla predisposizioni di moduli abitativi prefabbricati, come si fa per i casi di calamità naturali e dei terremoti. Applicare il principio del ripristino della legalità nella vicenda dei residence doveva invece significare l’attuazione delle norme in materia che prevedono l'assegnazione di un alloggio popolare a chi era stato parcheggiato temporaneamente in queste invivibili e costosissime strutture. Tutto questo mentre viene accantonato il piano di emergenza varato dalla Regione Lazio (delib. 18/2014) su spinta del movimento di lotta per il diritto all’abitare e della nostra associazione: non vengono spesi da anni i soldi disponibili, 200 milioni dei fondi ex-Gescal. LA REGIONE LAZIO E LA POLITICA DELLA CASA. L’ASIA-USB insieme agli inquilini e ai loro comitati sta richiedendo con forza l’intervento delle istituzioni locali per garantire le tutele necessarie agli inquilini travolti da questi processi speculativi e l’avvio di una vera politica per il diritto all’abitare. La Regione Lazio, che ha la competenza sulla politica della casa, dovrebbe essere la prima istituzione a predisporre un piano pubblico che attivi queste tutele, come è stato fatto dalla precedente Giunta regionale per i casi di via Colli Portuensi 187 e via Pincherle. Invece ha tentato anch’essa, riuscendoci in parte, di mettere in atto un piano di dismissione di centinaia di alloggi a prezzi di mercato (con uno sconto inferiore a quello che pratica lo stesso Enasarco) non riconoscendo la funzione sociale di questo patrimonio pubblico e lo stato reale degli alloggi, molti dei quali con caratteristiche ultra-popolari. A dirigere questa operazione era stato messo il famigerato dott. Marra, nonostante il TAR del Lazio avesse bocciato la sua nomina. Perché la Regione Lazio continua a rinunciare al suo ruolo istituzionale di tutela dei più deboli? Ci chiediamo con forza: chi dovrebbe svolgere la funzione di calmierazione del mercato della casa e di tutela degli inquilini tagliati fuori dalla politica tutta a vantaggio della rendita immobiliare? Chi dovrebbe tutelare le decine di migliaia di famiglie colpite dagli sfratti e dalla mancanza di alloggi a prezzi calmierati ed accessibili, che è l’unico segmento del mercato necessario? Perché la Regione Lazio continua ad utilizzare illegalmente da oltre un decennio i fondi ex-Gescal (almeno 460 mln di euro dei 600 mln confluiti nelle casse regionali del Lazio nel 2001 al passaggio delle competenze sulla casa dallo Stato alle Regioni) per coprire i buchi di bilancio? Che fine ha fatto il piano decennale di finanziamento per la casa dei 100 milioni di euro annui approvato dalla giunta regionale nel 2009? Anche l’ATER di Roma, per non farci mancare nulla, ha provato a mettere in vendita a prezzi di mercato i 10.000 alloggi avuti dal Demanio dello Stato. Tra questi ci sono gli alloggi finanziati con il Piano Marshall per la ricostruzione di S. Lorenzo distrutta dai bombardamenti dell’ultima guerra. EDILIZIA AGEVOLATA (HOUSING SOCIALE?) A dicembre 2012, a seguito della denuncia presentata dall’ASIA-USB, sono stati sequestrati dalla magistratura i primi 326 alloggi costruiti da alcune soc., consorzi e coop. in aree ricevute gratis dal comune di Roma (P.d.Z. II PEEP), con il contributo finanziario della Regione Lazio (contributo, a secondo dei casi, dal 40% al 90% dei costi di costruzione, interamente o per metà a fondo perduto) e venduti o affittati agli inquilini ai prezzi del libero mercato. I sequestri sono continuati anche nel 2017 a Montestallonara e sono state chiuse altre tre inchieste nei P.d.Z. di Longoni, Borghesiana e Spinaceto Due con l’apertura delle indagini nei confronti dei soci delle cooperative, dei responsabili delle ditte costruttive e di alcuni dirigenti e funzionari dell’amministrazione comunale. E’ stato accertato un sistema fraudolento che faceva si che i fondi pubblici finivano nelle tasche delle soc.-coop.-consorzi, invece di favorire le famiglie in emergenza abitativa, le vere destinatarie del contributo. Infatti nella determinazione dei prezzi massimi di cessione non venivano sottratti i contributi regionali. Questo ‘sistema’ riguarda, in proporzioni diverse, tutti i piani di costruzione che riguardano Roma e la Regione Lazio, centinaia di migliaia di inquilini hanno dovuto accettare queste condizioni pur di vedere risolto il proprio problema abitativo. In questo modo, negli ultimi venti anni, sono stati impegnati in tutta la regione almeno 1,5 miliardi di euro dei fondi ex-Gescal per l’agevolata. Nonostante l’intervento della Magistratura le istituzioni coinvolte (Regione Lazio e Comune di Roma) hanno continuato per tutti questi anni a fare melina, a ignorare il problema; solo nel mese di febbraio 2017 la nuova giunta comunale, dopo un incomprensibile ritardo, ha iniziato ad applicare la legge avviando la revoca delle convenzioni nel PdZ di Tor Vergata e Castelverde. E’ necessario fare chiarezza su questa vicenda e soprattutto che si apra una indagine su questi interventi e sulla funzione dell’edilizia agevolata, in un momento di forte crisi economica, che sta trascinando nell’emergenza abitativa sempre più ampi settori sociali. Si pone il problema di un intervento che freni la corsa della speculazione edilizia, immaginando di rilanciare l’edilizia pubblica e di sostituire la funzione calmieratrice svolta negli anni passati dagli enti e dai fondi (immobiliari, bancari, assicurativi, ecc.), con uno strumento che riproponga un affitto proporzionato al reddito delle famiglie, dei single, dei giovani, dei pensionati e non della rendita. RUOLO DELL’EDILIZIA PUBBLICA E GESTIONE DELLE CASE POPOLARI L'emergenza abitativa che si è ormai incancrenita: alle fragilità sociali che già non trovavano risposta se ne aggiungono altre giorno dopo giorno. In questo panorama si inserisce il tema dell'Edilizia Residenziale Pubblica, 90.000 alloggi circa a Roma e provincia, che sono abbandonati al degrado. La mancata cura da parte degli enti gestori, l'inefficienza del Comune di Roma (25.000 alloggi) nella gestione delle assegnazioni, la scriteriata scelta di svendita delle poche case esistenti, hanno generato una situazione esasperata. Per mascherare l’incapacità di gestione di questo importante patrimonio si getta sugli inquilini tutta la responsabilità dei mali. Si sta configurando, anche grazie ai provvedimenti degli ultimi governi (decreti Lupi e Minniti), una guerra vera e propria contro i poveri e non contro la povertà. I Dirigenti degli enti gestori, in particolare quelli del Dipartimento al Patrimonio del Comune di Roma, invece di assegnare gli alloggi sfitti, di mettere a ‘valore sociale’ questo patrimonio e di offrire soluzioni all’emergenza casa, stanno criminalizzando e perseguendo il settore più povero della società praticando e minacciando solo sgomberi e richieste assurde di arretrati. Il Dirigente apicale del Dipartimento delle Politiche abitative di Roma Capitale ha preannunciato che sono 9000 i nuclei familiari "senza titolo" che intende sgomberare, residenti in immobili ERP. 9000 famiglie che, nella stragrande maggioranza dei casi, hanno tutti i requisiti richiesti per avere diritto alle case popolari o sono già regolari assegnatari (solo che gli uffici hanno smarrito la documentazione). La criminalizzazione degli occupanti, così come anche oggi si sta portando avanti, denuncia la totale distanza tra la politica e il paese reale. Dietro le ripetute campagne di criminalizzazione degli inquilini delle case popolari portate avanti a cadenza periodica dai media vicini ai costruttori, oggi sposate anche dalla Giunta Raggi, si nasconde un attacco alla funzione dell’edilizia pubblica e la volontà di coprire le vere responsabilità di chi, pur ricevendo lauti stipendi, ha permesso che questo patrimonio diventasse terra di nessuno. Cacciare dalle case popolari chi non ha diritto, chi pratica il racket, chi è ricco e supera il reddito per vivere nelle case di edilizia pubblica, dovrebbe essere una normale attività degli uffici se il patrimonio fosse veramente gestito. La non gestione, l’abbandono dei palazzi, il degrado crescente, la mancanza dei servizi essenziali nelle case, sta suscitando un forte contenzioso con l’inquilinato: quasi 30.000 inquilini dell'Ater di Roma (tra regolari e irregolari), e poco meno quelli residenti nelle case del Comune, hanno ricevuto lettere relative alle morosità pregresse con importi che vanno dai 50 ai 150mila euro. Richieste di pagamenti arretrati fatte senza riscontri oggettivi. La stessa mancata gestione, accompagnata dall’inesistenza ormai decennale di una politica per la casa, ha permesso negli anni il subentro negli alloggi di migliaia di inquilini senza titolo. La maggioranza di questi inquilini hanno i requisiti per l’assegnazione di un alloggio pubblico, in passato hanno fatto regolari domande per la casa senza avere risposte. Ora si vuole affrontare questo problema con gli sgomberi, senza risolvere il tema di una nuova gestione di questo importante patrimonio pubblico, senza la quale tutto continuerà come prima. Gli sgomberi tentati e quelli programmati in nome della legalità, i processi che chiederanno gli sfratti per morosità non tengono conto dell'illegalità in cui le istituzioni si sono mosse fino ad oggi: quella dello sperpero trentennale dei soldi regalati ai proprietari dei residence (36 milioni all’anno); quella di consentire speculazioni per decenni sul patrimonio pubblico; quella di procedere con lettere di morosità per richieste di arretrati inesistenti o per servizi mai erogati e senza rispettare le regole di trasparenza; quella per cui una pratica di sanatoria venga lavorata dopo 20 anni; quella illegale che chiede indennità di occupazione non dovute; quella di far pagare manutenzioni mai effettuate. Il problema reale è decidere una volta per tutte che la casa è un diritto, che il nostro paese ha bisogno di alloggi ad un affitto sociale, di più edilizia residenziale pubblica che venga poi gestita con efficacia ed efficienza per tutelare il patrimonio pubblico e gli inquilini. Questo pensiamo sia la questione che deve essere affrontata da tutte le forze politiche, dalla Regione Lazio, dal Comune di Roma e dagli altri comuni laziali. L’ASIA-USB ha iniziato da tempo la mobilitazione sul tema del diritto all’abitare e per la difesa dell’edilizia pubblica, per: - la realizzazione di un piano casa decennale regionale di 100.000 alloggi (partendo dal recupero del patrimonio esistente), iniziando con la riattivazione dello strumento di finanziamento di un miliardo di euro per la casa approvato nel 2009 e con la verifica dello stato di impegno dei fondi ex-Gescal; - rendere operativo il piano regionale sull’emergenza casa (delibera n. 18/2014) che prevedeva l’utilizzo dei 250 milioni (fondi ex-Gescal), ad oggi ancora non spesi quelli per Roma dove l’emergenza è più grave; - un piano di gestione del patrimonio delle case popolari lasciato nel totale abbandono, il riconoscimento del diritto alla casa a chi ha i requisiti ed è senza titolo, l'acquisizione degli alloggi dei fitti passivi (Casalbruciato, ecc.); - l’istituzione di una commissione di inchiesta per la verifica delle modalità di spesa dei fondi dell’edilizia agevolata (1,5 miliardi negli ultimi 20 anni), del sistema di gestione dei piani di zona e le violazioni commesse dalle imprese e coop. costruttrici; - l’attuazione di un piano di tutela degli inquilini degli enti previdenziali (pubblici e privatizzati) vittime di un attacco generalizzato con l’aumento insostenibile degli affitti o con le dismissioni speculative che colpiscono le famiglie e single con redditi bassi e gli anziani; - il blocco di tutti gli sfratti e degli sgomberi; - l’approvazione di una norma che definisca il canone sociale, legato ai redditi familiari così come prevede la legge, per gli alloggi della Regione Lazio e dell’Ater non assoggettati all’E.R.P.; - l’applicazione della norma (L. 199/2008) che tutela chi è insolvente nel pagamento del mutuo della casa. Roma, 30 novembre 2017 ASIA-USB

ROMA TORBELLAMONACA, BASTA SGOMBERI! GIOVEDI' 21 ORE 14,00 CORTEO

Roma -

GIOVEDI 21 ORE 14,00 CORTEO DA VIA DELL'ARCHEOLOGIA 55 PER LA REGOLARIZZAZIONE DEGLI AVENTI DIRITTO! Il Comune di Roma e l'ATER stanno portando avanti da mesi un inaccettabile attacco agli inquilini delle case popolari: vengono eseguiti ogni giorno sfratti (ne sono stati annunciati migliaia) di famiglie considerate senza titolo, anche se abitano da molti anni nei loro alloggi e hanno i requisiti previsti per l'E.R.P. Dietro la campagna che vorrebbe colpire "i ricchi e gli scrocconi delle case pololari" si nasconde in realtà una guerra contro i poveri e per lo smantellamento dell'edilizia pubblica. Anche perché i ricchi, gli scrocconi e il racket non dovrebbero esisterci nelle case popolari. La responsabilità dell'abbandono, del mancato controllo e del degrado delle case popolari è del Comne di Roma e dell'ATER che hanno permesso per anni che questo importante patrimonio pubblico diventasse terra di nessuno. La decennale mancanza di una politica per la casa, la totale assenza della gestione degli alloggi, la cavillosa e capziosa analisi dei requisiti degli inquilini da parte degli Uffici, i subentri avvenuti negli anni senza controlli, hanno dato vita al fenomeno dell'inquilinato senza titolo. Questo fenomeno non si può risolvere con la politica degli sgomberi, alimentando cosi nuove emergenze. L'ASIA-USB invita gli inquilini alla mobilitazione per chiedere la regolarizzazione degli inquilini che hanno i requisiti previsti dalla legge per le case popolari e per fermare gli sfratti. PER LA RIQUALIFICAZIONE E LA CREAZIONE DI POSTI DI LAVORO NELLE PERIFERIE! CORTEO GIOVEDI’ 21 DICEMBRE 2017 ALLE ORE 14 DA VIA DELL’ARCHEOLOGIA 55 (SEDE ASIA-USB) CON ARRIVO AL MUNICIPIO. ASIA-USB

Reggio Calabria. Presidio a oltranza contro lo stallo delle politiche sulla casa.

Reggio Calabria -

Lunedì 18 dicembre dalle 9.30 presidieremo Palazzo San Giorgio fino a quando il Comune non fornirà tutte le risposte necessarie per garantire l’assegnazione degli alloggi alle famiglie che si accingono a trascorrere un altro Natale senza una casa.   Dopo dieci mesi dall'approvazione in Consiglio comunale della delibera n. 3 del febbraio scorso, in tema di alloggi popolari, l'amministrazione Falcomatà non ha raggiunto nessuno dei risultati sperati nè ha fornito le risposte attese. Le associazioni riunite nell'Osservatorio sul disagio abitativo-  COSMI, CSOA A. Cartella, CSC Nuvola Rossa, ASIA-USB Reggio Calabria , Società dei Territorialisti e Un Mondo Di Mondi - insieme al Movimento Reggio non Tace, alla Collettiva AutonoMia e ai cittadini coinvolti nella lotta per il diritto all'abitare, il prossimo 18 dicembre saranno a Piazza Italia per protestare contro l'inerzia politica-amministrativa che condanna le persone a vivere in condizioni di disagio abitativo ed esclusione sociale. Per mesi infatti sono state espresse le criticità del settore all’interno di Palazzo San Giorgio. Ma nulla si è smosso, nonostante la collaborazione delle associazioni che a più riprese hanno suggerito soluzioni programmatiche e operative da subito realizzabili. Nulla si sa degli esiti delle verifiche sui requisiti degli attuali assegnatari, condotte da Hermes (ex Re.ca.si) e in tre anni di Amministrazione sono stati assegnati solo tre alloggi ai primi tre vincitori del bando 2005. Dopo quattro mesi dalla revoca dell’Assessora alle politiche della casa, non si è provveduto ad una nuova nomina, evidenziando la marginalità di questo settore nel disegno amministrativo.  L'operazione di assegnazione dei 26 alloggi erp, avviata dall’ex dirigente Romano, non è stata portata a compimento e anche l'approvazione del regolamento sulle assegnazioni in deroga, secondo quanto previsto dall'art. 31 della legge regionale 32/96, procede a rilento, lasciando senza speranza i destinatari di sfratti esecutivi o coloro che vivono in condizioni di grave disagio abitativo. Nonostante le gravi condizioni strutturali in cui versa una buona parte del patrimonio di edilizia residenziale pubblica, il Comune, pur avendo previsto nel bilancio di previsione 2017-2019 una posta di 1,3 milioni di euro per l’anno 2017, non ha ancora provveduto ad avviare gli interventi di manutenzione straordinaria degli alloggi popolari. Nulla si è mosso anche nella direzione delle acquisizioni di appartamenti dall'enorme patrimonio vuoto o inutilizzato esistente in città, anche a fronte di molte unità immediatamente abitabili, per evitare nuove costruzioni e implementare il patrimonio erp. Non è stata effettuata la verifica, prevista dalla delibera di Consiglio Comunale, sui beni confiscati da assegnare come alloggi popolari Nessuna novità sulla partecipazione del comune al Bando regionale Social Housing sul Fondo FESR che consente di aumentare l’offerta di alloggi finanziandone la ristrutturazione. L'unica buona notizia riguarda l'individuazione di fondi da parte dell'ex consigliera delegata Nancy Iachino per un progetto di ristrutturazione e assegnazione di beni confiscati ad uso abitativo. Ma non basta. Appuntamento quindi per il prossimo 18 dicembre. Invitiamo a partecipare a questo momento collettivo tutte le famiglie che hanno, veramente, diritto alla casa ma non hanno avuto assegnato un alloggio, quelle che vivono condizioni di disagio negli alloggi e tutti coloro che hanno a cuore il bene comune della città. L’azione di protesta andrà avanti fino a quando il Comune non fornirà tutte le risposte necessarie per garantire l’assegnazione degli alloggi alle famiglie che si accingono a trascorrere un altro Natale senza una casa.   Reggio Calabria, 15 dicembre 2017 Osservatorio sul disagio Abitativo ASIA-USB Reggio Calabria – Giuseppe Marra Comitato Solidarietà Migranti CSC Nuvola Rossa CSOA Angelina   Cartella Società dei Territorialisti/e Onlus Un Mondo Di Mondi Cristina Delfino -  Giacomo Marino Reggio Non Tace  - Avvocato Nicola Santostefano Collettiva AutonoMia

ROMA CINECITTA', GRAZIE ALLA MOBILITAZIONE RINVIATI GLI SFRATTI DEGLI INQUILINI ABITANTI IN VIA BIBULO DA OLTRE 40 ANNI.

Roma -

LA MANCATA APPLICAZIONE DA PARTE DELLA GIUNTA RAGGI DEL PIANO REGIONALE SULLA CASA STA ALIMENTANDO L'EMERGENZA ABITATIVA E FAVORISCE GLI SPECULATORI. CHI HA FERMATO L'ACQUISIZIONE AI PREZZI AL MQ PIU' BASSI DELL'EDILIZIA PUBBLICA DELL'IMMOBILE DI VIA BIBULO? CHI C'E' DIETRO LA SOC. MILANESE CHE HA PRESENTATO FUORI ASTA L'OFFERTA DI ACQUISTO DELL'IMMOBILE? VEDI VIDEO DEL PRESIDIO ANTISFRATTO: https://www.facebook.com/FederazionedelSociale/videos/1944077719189667/

ASIA-USB, NAPOLI: CAMPAGNA DI ADESIONE PER LA COSTRUZIONE DI UNO STRUMENTO DI DIFESA DEL DIRITTO ALLA CASA!

Napoli -

Giovedi 21 settembre a Soccavo (Napoli) riapre lo sportello "As.i.a. - USB" al CAP 80126 - Centro Autogestito Piperno di viale Adriano 60. Assieme allo sportello Movimento di Lotta - Disoccupati "7 Novembre" sono gli interventi principali su cui il #CAP, federato all'interno di Mutuo Soccorso Napoli, da mesi mira a far crescere la mobilitazione dei cittadini di #Soccavo e #Pianura su temi importanti come la casa e il lavoro. As.i.a. è uno strumento a disposizione per chi si trova o si troverà in situazioni di difficoltà per questioni legati al diritto all’abitare (sfratti, caro-affitti, caro-mutui, pignoramenti, morosità incolpevole, affitti concordati, affitti in nero, distacchi delle utenze, problemi con la gestione delle case popolari, modulistica, ecc.). Da questo mese di settembre ci saranno 2 importanti novità: Innanzitutto giovedi 21 settembre presenteremo la nuova tessera AS.I.A. 2017/2018. Essere tutelati, rappresentati e sostenuti in maniera quotidiana da una struttura associativa competente è un vantaggio sia per l'abitante, che potrà usufruire di consulenze a tariffe agevolate in materia sindacale, fiscale, legale ecc E dall'altra permette una piccola fonte di finanziamento alle nostre numerose attività che il CAP svolge quotidianamente sul territorio come Laboratorio di Mutuo Soccorso.

NAPOLI, ASIA-USB: IL COMUNE DI MARIGLIANO SI IMPEGNA A TROVARE SULUZIONI PER LE 19 FAMIGLIE IN EMERGENZA ABITATIVA.

Napoli -

Si è concluso positivamente l'incontro tenutosi al Comune di Marigliano circa l'emergenza abitativa delle 19 famiglie di via Mazzini. Grazie all'operato del sindacato Asia USB e della rete di mutuo soccorso Napoli l'amministrazione si è resa disponibile a trovare un immediata soluzione della problematica. Verrà convocato nei prossimi giorni un tavolo in prefettura alla presenza dello stesso Comune di Marigliano, della Città metropolitane di Napoli, dell'istituto autonomo case popolari, all'interno del quale si discuterà circa le soluzioni da adottare. Continueremo a vigilare affinché le promesse del sindaco Carpino vengano mantenute e che il diritto alla casa venga garantito per tutte e tutti.

RICONQUISTIAMO IL DIRITTO ALLA CASA: MARTEDI' 28 NOVEMBRE SIT-IN ALLA REGIONE LAZIO

Roma -

Fermiamo la speculazione sull'edilizia pubblica, per un affitto sociale per tutti e per dire no agli sfratti e agli sgomberi In questi ultimi mesi nella città di Roma è in corso un attacco senza precedenti ai settori sociali più deboli da parte della Giunta Raggi e dell’Ater di Roma: centinaia di famiglie che non riescono a pagare i canoni di mercato vengono sfrattate senza soluzioni alternative. Chi invece è stato costretto ad occupare a causa della mancanza della politica della casa viene sgomberato. L’assessore alla casa Castiglione e l’Ater hanno promesso di eseguire migliaia di sgomberi dalle case popolari di coloro che sono senza titolo o che superano i requisiti di reddito (pur avendo diritto all’edilizia agevolata). Dietro la campagna di criminalizzazione degli inquilini delle case popolari, abbiamo visto in realtà finire per strada anziani, disabili, famiglie senza reddito o precarie con i requisiti per l’ERP. La Regione Lazio, che ha la competenza delle politiche della casa, non è meno responsabile: la Giunta Zingaretti, sotto la pressione dei tanti comitati degli inquilini resistenti e dei movimenti, è stata più volte chiamata al confronto per avviare una nuova politica di tutela del diritto all’abitare. E’ stato richiesto a gran voce: di rendere operativo il piano regionale sull’emergenza casa (delibera n. 18/2014) che prevedeva l’utilizzo dei 250 milioni (fondi ex-Gescal), ad oggi ancora non spesi per Roma dove l’emergenza è più grave; di verificare le modalità di gestione dei piani di zona e le violazioni commesse dalle imprese e coop. costruttrici che hanno applicato per alloggi sociali canoni o prezzi di vendita ai valori di mercato; un piano di tutela degli inquilini degli enti previdenziali (Inps, Enasarco, Enpaia, Casse ragionieri-geometri-notariato-forense, ecc.) vittime di un attacco generalizzato con l’aumento insostenibile degli affitti o con le dismissioni speculative che colpiscono le famiglie con redditi bassi e gli anziani; un piano di gestione del patrimonio delle case popolari lasciato nel totale abbandono, il riconoscimento del diritto alla casa a chi ha i requisiti ed è senza titolo; l’approvazione di una norma che definisca il canone sociale, legato ai redditi familiari così come prevede la legge, per gli alloggi della Regione Lazio e dell’Ater non assoggettati all’E.R.P.; applicazione della norma (L. 199/2008) che tutela chi non può pagare il mutuo della casa. Abbiamo ripetutamente richiesto al Presidente Zingaretti un provvedimento di blocco degli sfratti e degli sgomberi, visto che la materia della casa è competenza delle regioni in base al titolo V della Costituzione. L’ASIA-USB denuncia l’irresponsabile comportamento della Regione Lazio che ignora la gravità dell’emergenza casa, che coinvolge sempre più ampi settori della società. Questo atteggiamento contribuisce ad ingigantire una delle più grandi emergenze sociali del nostro paese. L’ASIA-USB invita tutti gli inquilini a mobilitarsi sotto la sede del Consiglio regionale: MARTEDÌ 28 NOVEMBRE 2017 dalle ore 10,30 SIT-IN alla Regione Lazio in via della Pisana 1301. PER: - l’avvio del piano straordinario sull’emergenza casa e per il recupero del patrimonio esistente - porre fine alla truffa dei piani di zona - tutelare gli inquilini degli enti previdenziali da aumenti degli affitti e dismissioni speculative - difendere l’edilizia pubblica, per una sana gestione delle case popolari e per il riconoscimento del diritto alla casa ai senza titolo con i requisiti di legge - un canone sociale per gli alloggi pubblici non assoggettati all’E.R.P. - il blocco degli sfratti e degli sgomberi

ROMA: DICHIARAZIONE DI GUERRA AGLI INQUILINI DELLE CASE POPOLARI E AI SENZA TITOLO

Roma -

L’ATER E IL COMUNE DI ROMA INVIANO ASSURDE RICHIESTE DI ARRETRATI E VOGLIONO ESEGUIRE MIGLIAIA DI SFRATTI. In questi ultimi mesi nella città di Roma è in corso un attacco senza precedenti ai settori sociali più deboli da parte della Giunta Raggi e dell’Ater di Roma: stanno arrivando richieste assurde di somme di arretrati a centinaia di famiglie, mentre chi è stato costretto ad occupare un alloggio a causa della mancanza della politica della casa viene sfrattato. L’assessore alla casa del comune di Roma e l’Ater hanno promesso di eseguire migliaia di sgomberi dalle case popolari di coloro che sono senza titolo o che superano i requisiti di reddito (pur avendo diritto all’edilizia agevolata). Dietro la campagna di criminalizzazione degli inquilini delle case popolari, abbiamo visto in realtà finire per strada anziani, disabili, famiglie senza reddito o precarie con i requisiti per l’ERP. La Regione Lazio, responsabile della politica della casa, cosa fa? L’ASIA-USB invita tutti gli inquilini a mobilitarsi sotto la sede del Consiglio regionale: MARTEDÌ 28 NOVEMBRE 2017 dalle ore 10,30 SIT-IN alla Regione Lazio in via della Pisana 1301. PER: - l’avvio del piano straordinario sull’emergenza casa e per il recupero del patrimonio esistente - difendere l’edilizia pubblica, per una sana gestione delle case popolari e per il riconoscimento del diritto alla casa ai senza titolo con i requisiti di legge - un canone sociale per gli alloggi pubblici non assoggettati all’E.R.P. - il blocco degli sfratti e degli sgomberi #difendiamolecasepopolari

VIRGINIA RAGGI PREPARA LA CITTÀ DELL'ESCLUSIONE

Roma -

Il prossimo 1 dicembre si saprà chi si candida ad accogliere «anche in strutture prefabbricate» 100 famiglie che oggi vivono nelle occupazioni . Prove di trasmissione per i prossimi sgomberi. Roma via Curtatone. È un giorno di fine agosto: il 19. Numerosi nuclei familiari di richiedenti asilo vengono innaffiati a colpi d’idranti nella piazza sottostante l’edificio che da tempo occupano. Quello stesso giorno il vocabolario della sindaca Virginia Raggi si arricchisce di una parola: fragilità. Chiamata alle sue responsabilità la sindaca, indifferente a quello che accade, trasforma l’accoglienza dovuta a quelle famiglie in un problema di trasloco. Fa l’elenco delle fragilità da sistemare. Per ora bisogna rimuovere quei tanti corpi e quelle tante storie dalla parte centrale della città. Tutto deve essere essere gettato lontano da lì, dove sono sotto gli occhi di tutti. Soprattutto di chi su quel corpaccione di nove piani ha messo gli occhi e ora vuole metterci le mani. La sindaca sa come procedere. Così, come si fa con le cose da imballare, decide di non portarsi appresso quelle pesanti che in questo caso per lei sono gli uomini sia singoli che presenti all’interno dei nuclei familiari. Si serve di quella che chiama “fragilità” per cancellare, a riparo di una solidarietà pelosa che offre soluzioni impossibili d’accettare, l’esistenza di chi, in più anni vissuti abitando quelle stanze d’ufficio, ha tentato di ricostruire la propria vita che è fatta dei tanti atti quotidiani importanti. Tra tutti quello di mandare i propri figli nelle scuole vicine. I richiedenti asilo vanno separati. Anche intervenendo all’interno dei medesimi nuclei familiari. Come si fa per bicchieri e vetri. Da incartare accuratamente e tenere distanti anche se fanno parte dello stesso servizio. Solo che qui si tratta di persone in carne ed ossa e a essere separati sono gli uomini. Di questi molti sono padri. Per loro c’è la sola solita indicazione: la strada. La storia dello sgombero di via Curtatone, che segna una delle pagine più nere dell’abitare romano, è destinata ora a continuare. Le medesime procedure, le stesse disinvolte e feroci ipotesi di soluzione (sic!), si vogliono far diventare norma. Prendono la forma della determinazione dirigenziale, l’atto con cui funzionari comunali danno seguito a precisi indirizzi politici. Alla fine del mese di ottobre dal Campidoglio esce un capitolato speciale di riferimento per, mediante procedura di gara negoziata aperta a cooperative sociali, affidatari dei servizi di accoglienza, organizzazioni umanitarie «sperimentare forme di accoglienza preferibilmente diffusa nel territorio cittadino e nell’area Metropolitana per nuclei familiari che a seguito di eventi contingenti ed urgenti, in ragione delle proprie condizioni di fragilità, sono nell’impossibilità di rintracciare soluzioni alloggiative autonome». La sindaca Raggi risponde in questo modo alla decisione presa dal Ministero dell’Interno a ridosso delle operazioni militari, di non procedere a sgomberi senza garantire a chi viene cacciato una sistemazione. Lei lo fa preparando, con questa determina, il terreno per attuare quello che il ministro Minniti realmente esige: la liberazione degli spazi occupati nella città di Roma. Dal dicembre di quest’anno al novembre dell’anno prossimo programma una vera e propria imboscata alla città. Dice di voler superare l’esistenza dei campi rom e di voler tutelare persone in gravissima condizioni di fragilità. In realtà inaugura una nuova stagione urbanistica: trasformare le operazioni di sgombero in altrettante operazioni di mobilità territoriale. Non trova le case cercandole (requisendole?) nel molto dell’inutilizzato esistente. Non inizia da quelle caserme che aveva detto di voler aprire. Al posto di farlo sui mattoni decide di lavorare su quei corpi. Con questo provvedimento la giunta Raggi intende trasformare in migranti urbani disperdendoli nell’area della città metropolitana, chi oggi occupa una casa, chi vive nella discarica di campeggi tipo il River sulla Tiberina, chi è ancora murato nelle gabbie dei residence. In case come quelle che si vogliono raccattare a prezzo di mercato da chi le ha costruite e tenute sfitte o, questa è la nuova destinazione in, testuale, «moduli abitativi, anche prefabbricati». 100 posti in alloggi che case non sono. Non c’è bisogno questa volta di stare attenti all’imballaggio. Anzi il contrario. Importante è perseguire la rottura delle relazioni sociali e affettive che si creano in ogni comunità, in ogni occupazione. A partire dall’interrompere quelle che quegli abitanti hanno realizzato con le strutture dei quartieri in cui si sono trovati ad occupare immobili abbandonati. Chi vive da anni in case occupate ha costruito un progetto del suo abitare in quella città che lo ha tenuto ai margini, negandogli ogni diritto. È questo che si vuole interrompere: il fatto che quelle stanze, spesso neanche destinate a residenza, sono diventate case. Mandarli via, offrendogli un modulo abitativo, in un’area della città metropolitana, lontano da tutto quello che hanno costruito in termini di relazioni e di solidarietà ricevuta, significa distruggere questo progetto incistando una città, che ha un enorme patrimonio abitativo inutilizzato, ancora una volta di campi fatti di strutture temporanee. Per queste famiglie non c’è una casa. Questo dice il bando, ma l’accoglienza in strutture che, come previsto, offrano il cambio biancheria, il servizio lavanderia, le docce e gli armadietti. E naturalmente anche i prodotti per il trattamento antiparassitari così come recita il capitolato di gara alla voce: descrizione dell’intervento. Virginia Raggi non cerca case, ma sembra voler riprendere, come accade a Roma da almeno 25 anni, azioni per altro dagli alti costi “operativi”. Non vuole riconoscere che queste famiglie, queste persone che non sempre sono componenti di nuclei familiari, sono semplicemente povere. Lo sono perché hanno perso il lavoro o non lo hanno mai avuto, perché avevano una casa dalla quale sono stati sfrattati. Quale idea di città c’è dietro la richiesta di questi 100 posti per soggetti fragili? Davvero non hanno nulla da dire l’assessore all’urbanistica o quello alla casa? La costruzione della città affidata al Dipartimento delle Politiche sociali, immagina moduli disseminati in aree sempre più marginali, ghetti per i poveri, costruzioni delle quali non è possibile neppure definire la tipologia. Si definiscono temporanee. Si sa bene che staranno lì a lungo a definire l’idea della città dell’esclusione.

ROMA, GLI INQUILINI DELLE CASE POPOLARI INVADONO L'ASSESSORATO AL PATRIMONIO: STOP AGLI SFRATTI, PER UNA VERA GESTIONE DELLE CASE POPOLARI!

Roma -

IL DEGRADO, L'ABBANDONO E LA CATTIVA GESTIONE DEL PATRIMONIO PUBBLICO NON È COLPA DEGLI INQUILINI. ASIA-USB CHIEDE UN TAVOLO SULLA GESTIONE DELLE CASE. LA RABBIA DEGLI INQUILINI DELLE CASE POPOLARI DI ROMA CONTRO L'ABBANDONO DEI QUARTIERI, IL DEGRADO DELLE CASE, LA POLITICA DEGLI SFRATTI CHE COLPISCE ANZIANI, DISABILI, I SETTORI PIU' POVERI! Questa mattina 23 ottobre circa 400 abitanti delle case popolari, una parte dei quali considerati senza titolo, sostenuti da ASIA-USB, hanno occupato il dipartimento al patrimonio. Il perdurare degli sgomberi è la rappresentazione concreta della lotta ai poveri in questa città. Come ASIA-USB abbiamo sempre dichiarato l’urgenza di dare risposte politiche ad un tema che è sociale e non di ordine pubblico. Per questo insistiamo con la nostra rivendicazione di una verifica degli alloggi liberi e che ancora non sono stati assegnati. Non ha senso buttare in mezzo alla strada famiglie, disabili, anziani e lasciare molte case libere. Queste motivazioni sono quelle che abbiamo esposto al Vice-capo del Gabinetto del sindaco, il quale dopo un colloquio telefonico con l’assessore Castiglione, ci ha confermato l’incontro per l’8 novembre. La precarietà quotidiana, il degrado delle periferie, l’abbandono della gestione della cosa pubblica, i continui sfratti ingiustificati, oggi hanno generato una risposta rabbiosa che è sfociata in momenti di tensione, rendendo palese il clima che si sta alimentando nella nostra città. Siamo dispiaciuti ed esprimiamo solidarietà per l’incidente accorso ad un dipendente del comune che nella concitazione del momento è rimasto lievemente contuso. Ma ribadiamo la nostra volontà di continuare un percorso che porti alla legittimazione di chi ha il problema dell’emergenza abitativa, consapevoli che la Regione Lazio è il soggetto deputato alla soluzione definitiva. ASIA-USB di Roma

ROMA, GLI INQUILINI DEL PDZ SPINACETO 2 INVADONO L'ASSESSORATO ALL'URBANISTICA: REVOCARE LA CONCESSIONE, BLOCCARE GLI SFRATTI!

Roma -

ROMA PDZ SPINACETO 2 L'ASSESSORE MONTUORI RICEVE LA DELEGAZIONE DEGLI INQUILINI E COMUNICA L'AVVIO DELLA PROCEDURA DI REVOCA DELLA CONCESSIONE PER LA SOC. VESTA (MA ANCHE PER GLI ALTRI PDZ DOVE LE SOC. O COOP SONO IN FALLIMENTO) E L'AVVIO DI UN TAVOLO, CON LA PARTECIPAZIONE CONGIUNTA DELLA COMMISSIONE D'INCHIESTA, PER PROSEGUIRE NELL'ANALISI DELLE PROBLEMATICHE DELL'INTERO PDZ DI SPINACETO 2. Questa mattina una folta delegazione di inquilini del piano di edilizia agevolata si è autoconvocata presso gli uffici dell'Assessore all'Urbanistica dopo aver chiesto più volte un incontro urgente (fino ad oggi mai accordato), usando i regolari canali e inviando note, anche in vista della situazione ormai insostenibile e l'avvio da parte del Curatore fallimentare di numerose procedure di sfratto. L'incontro è stato proficuo, a dimostrazione dell'assoluta utilità di dialogare con chi rappresenta le istanze dei cittadini; l'ASIA-USB ha chiesto l'avvio della procedura di revoca per il Consorzio Vesta (e per tutte le altre situazioni), per bloccare gli sfratti previsti a partire dal 7 novembre, una commissione tecnica permanente per affrontare tutte le problematiche piano di zona per piano di zona con l'ausilio della Commisione di inchiesta, che al momento ci sembra essersi dileguata nella nebbia. L'Assessore ci ha comunicato che proprio questa mattina hanno deciso l'avvio della procedura di revoca per la Vesta, ma anche per le altre situazioni (coop. La Goletta, ecc.) dove esiste il fallimento, e che è disponibile ad avviare un tavolo tecnico con l'ausilio della famosa Commissione d'inchiesta per affrontare l'emergenza degli sfratti a partire da Spinaceto, per continuare nell'analisi delle violazioni e delle modalità di finanziamento alle varie imprese presenti nel suddetto pdz. Abbiamo chiesto che questo metodo deve essere attuato anche per affrontare tutte le altre situazioni che abbiamo documentato con dovuta minuzia alla Commissione d'inchiesta presenti nel territorio del Comune di Roma. Spinaceto 2 è il primo PdZ dove - a seguito della denuncia di ASIA-USB e dell'avv. Perticaro - è scattato il sequestro degli immobili da parte della magistratura con l'inizio dell'inchiesta sulla truffa dei piani di zona (il fascicolo è stato chiuso nelle settimane scorse e vede indagate dieci persone, tra dirigenti comunali e responsabili della ditta costruttrice).