PERUGIA, PRELIOS (ENASARCO) SFRATTA INQUILINI SENZA AVVISO

Perugia -

Invece di prendere atto del fallimento del piano di dismissioni del patrimonio abitativo la Fondazione Enasarco, tramite il suo Fondo Prelios SGR, giovedì 8 giugno a Perugia ha fatto sfrattare la famiglia di Sergio. L'inquilino cacciato di casa tra l'altro sostiene di non aver mai ricevuto gli avvisi di rito. Questo fatto grave avviene in una città del centro Italia, anch'essa colpita dai processi di dismissione del patrimonio abitativo degli enti previdenziale i quali continuano a creare un forte allarme sociale, colpisce quelle fasce sociali del ceto medio impoverito dalla crisi e non in grado di sostenere l'acquisto del proprio alloggio ai prezzi speculativi, che inoltre non tiene conto dello stato di degrado degli alloggi che gli inquilini abitano da decenni. Questo comportamento aggressivo contro gli inquilini portato avanti dai Fondi immobiliari avviene nell'indifferenza delle Istituzioni preposte a tutelare le famiglie in emergenza abitativa.

MILANO: CONTRO RACKET E SPECULAZIONI, UNA PRESA DI PAROLA.

Milano -

E’ notizia di ieri quella dei 5 arresti per “racket” nelle occupazioni delle case popolari, dopo oltre 3 anni di indagini. Alcuni si dicono felici di questi arresti, come se potessero risolvere il problema ben più profondo in cui versano i nostri quartieri popolari: l’abbandono.  Problema di cui il racket, la microcriminalità, la “paura” sono solo sintomi. Speculare sulle case popolari è CRIMINALE, ma a farlo non sono le famiglie che pur di non finire in mezzo ad una strada sono finite nelle mani di speculatori come il meccanismo del racket, che noi  denunciamo pubblicamente da anni, che indichiamo come l’altra faccia della medaglia di una speculazione criminale che sta distruggendo il nostro territorio.  Da un lato l’Aler e le Istituzioni hanno abbandonato interi quartieri, privati di ogni risorsa, usati come fonte di appalti e mazzette, dall’altro il racket si è approfittato di chi vive l’emergenza abitativa e delle case lasciate vuote. E il problema non si risolverà con questi arresti. Perché il cuore del problema è che migliaia di case popolari rimangono sfitte, mentre decine di migliaia di persone ogni anno vengono sfrattate, alimentando un bisogno a cui non solo non si riesce a dar risposta, ma addirittura sfacciatamente si priva di una soluzione così semplice: ASSEGNARE LE CASE VUOTE.  A chi dice che la soluzioni siano gli sgomberi massivi, facciamo notare che le case che vengono sgomberate rimangono vuoti per altri anni, alimentando così il mercato del racket, che può ingannare l’ennesima famiglia bisognosa.  Le soluzioni sono semplici, ma hanno bisogno di coraggio per essere messe in campo; coraggio perché vorrebbe dire fermare veramente il racket, vorrebbe dire fermare la speculazione istituzionale sui nostri quartieri, vorrebbe dire investire veramente e non le briciole di adesso.  Con una SANATORIA degli occupanti, si darebbe un contratto a chi ne ha veramente bisogno, a chi ha dovuto occupare per necessità, a chi avrebbe diritto ad una casa ma non ha potuto aspettare anni e ha deciso di riprendersi quel diritto. Con il BLOCCO della VENDITA delle CASE POPOLARI si smetterebbe di togliere patrimonio pubblico a chi ne ha bisogno.  Con l’ASSEGNAZIONE delle CASE POPOLARI VUOTE (ce ne sono oltre 10MILA solo a Milano) si fermerebbe veramente il racket e si darebbe respiro alle 24Mila famiglie in lista d’attesa per una casa popolare.  Comitato Abitanti San Siro – Asia Milano

CHI GOVERNA A ROMA? IL CASO DI VIA LUCIO CALPURNIO BIBULO 13 CHE FINISCE ALL'ASTA! CHI C’È DIETRO?

Roma -

CHI GOVERNA A ROMA? IL CASO DI VIA LUCIO CALPURNIO BIBULO 13 esplode nelle mani di Amministrazioni che non riescono ad acquistare case a prezzi sotto mercato e nemmeno riescono a fermare un’asta fallimentare. CHI C’È DIETRO? All’ultimo minuto utile la Regione Lazio ha sbloccato mercoledì 10 scorso i primi 40 dei 197 milioni di euro deliberati da oltre un anno per sostenere il Piano per l’emergenza abitativa del Comune di Roma previsto dalla Delibera della stessa Regione di tre anni fa. Una misura tardiva ottenuta dalla vertenza di ASIA-USB e degli abitanti dello stabile di via Lucio Calpurnio Bibulo 13 al Quadraro di Roma, indicati da quella delibera regionale e dalle comunali come aventi diritto alla casa popolare, per l’acquisizione pubblica di quell’edificio occupato, in asta fallimentare a prezzi al di sotto di quelli dei bandi pubblici per l’acquisto di alloggi da privati. Una vertenza condotta da anni per portare quell’occupazione, già oggetto di atti di requisizione pubblica al privato e baluardo del ciclo di lotte degli anni 2000 a Roma, ad una soluzione di valore generale: l’applicazione coerente della delibera regionale del 2014, risultato parziale del conflitto e dei movimenti per l’abitare nella capitale, e dunque l’effettiva sostituzione del diritto alla città e del recupero urbano alla complicità tra amministrazioni e speculazione immobiliare. La banditura della vendita in asta di via Bibulo 13 – con le sue 98 famiglie abitanti – data a un anno fa. Da un anno ASIA-USB, dopo aver indicato alla Giunta del Lazio le risorse per finanziare la delibera del 2014, chiede a Regione e Comune di procedere alla manifestazione d’interesse pubblico e allo stanziamento di risorse per ottenere la sospensione della procedura d’asta da parte del Tribunale di Roma e realizzare l’acquisizione al patrimonio alloggiativo pubblico. Regione e Comune hanno iniziato a parlarsi, su questa richiesta, a febbraio scorso. Cioè mentre andava deserta la seconda gara d’asta per Bibulo 13 e il ribasso d’ufficio previsto per la terza portava il prezzo offerto a 1000 euro a metro quadro: quando invece è di 1700 l’offerta nelle ultime tre gare andate deserte dell’ATER per l’acquisto di alloggi da privati, per fronteggiare l’emergenza abitativa d’una minima parte degli 8000 aventi diritto ridotti alla strada o stipati in residence che hanno fatto la fortuna di proprietari pagati dal pubblico a prezzi esorbitanti di affitto. L’inconcludenza degli incontri tecnici e politici tra Regione e Comune ha portato nel caso di via Bibulo 13 alla sorprendente comparsa di un’offerta privata di acquisto superiore alla base della seconda asta pur andata deserta. Così ne è stata convocata un'altra, con una base d'offerta a metro quadro di 1400 euro circa, sempre inferiore comunque a quelli dei bandi pubblici. L’ASIA-USB e gli abitanti di via Bibulo 13 hanno dunque chiesto alle Amministrazioni di assumersi definitivamente le proprie responsabilità. Il risultato è stato appunto quel tardivo e parziale stanziamento diretto di 40 dei 197 milioni di euro deliberati da un anno dalla Regione Lazio in copertura del Piano per l’emergenza abitativa di Roma. Perché prima, ad appena una settimana dall’asta di vendita privata bandita su Bibulo 13, l’ATER ha sottoposto alla Giunta regionale una proposta di Delibera dove nemmeno aveva indicato i riferimenti normativi per l’acquisizione pubblica e il suo vantaggio economico: offrendo così al funzionariato della Regione, lo stesso complice insieme a quello del Comune dell’enorme truffa perpetrata nei Piani di Zona e delle speculazioni private sugli alloggi d’emergenza nella capitale, il destro di bloccare l’atto amministrativo. Senza che la Giunta stessa fosse in grado di riscriverlo. Passata la palla al Comune, dunque, all’ultimo minuto utile la Giunta Raggi ha disposto di staccare un assegno pari al 10% dell’offerta privata nel frattempo pervenuta, rialzata di 50 mila euro, come previsto dal disciplinare di gara. Ma ancora una figura del funzionariato amministrativo, stavolta del Comune, ha bloccato la partecipazione pubblica diretta all’asta di via Bibulo 13. E così, sempre all’ultimo minuto utile, l’assessore al Bilancio del Comune di Roma ha richiesto alla giudice titolare il rinvio del termini di offerta per l’acquisto. Inspiegabilmente, il Comune non è quindi riuscito nemmeno all’ultimo minuto utile ad inoltrare come di rito al Tribunale di Roma una formale richiesta di sospensiva dell’asta sulle stesse basi della manifestazione d’interesse pubblica così irritualmente notificata. E, guarda caso, non è giunta alcuna risposta dalla giudice fallimentare. L’asta di vendita di via Lucio Calpurnio Bibulo 13 era prevista per oggi alle 15 e 30. E le Amministrazioni, che appunto all’ultimo minuto utile hanno finalmente attestato l’interesse pubblico per quello stabile, non sono riuscite a farlo valere concretamente. Nonostante ciò la vendita privata di Bibulo 13 può essere ancora bloccata dall’interesse pubblico entro il 31 maggio, data limite per completare la procedura di compravendita tra la curatela fallimentare e l’eventuale offerente privato vincente. Le Amministrazioni dunque sono ancor più di fronte alle proprie responsabilità: a meno che non vogliano aggiungere paradosso a paradosso e dopo avere fatto rimpinguare la banca creditrice di uno speculatore fallimentare trovarsi a rimpinguarne un altro ancora e fare gravare sull’erario pubblico il costo sociale di 98 famiglie di aventi diritto. Sono due e solo due le risposte che le Amministrazioni possono dare. E sono risposte politiche. O chi governa a Roma è tuttora, attraverso la complicità e l’incapacità degli amministratori, il blocco economico e corrotto degli interessi speculativi prosperati sul mattone, sullo sperpero delle risorse pubbliche e sulla pelle di decine di migliaia di abitanti di questa città. Oppure chi governa a Roma sceglie insieme ai suoi cittadini che lottano ogni giorno di sconfiggere quel blocco e di ricostruire una città a misura di abitanti e un bene pubblico effettivamente tutelato. Se la risposta resta la prima, resta solo la lotta fino in fondo. ASIA-USB

RIPRENDIAMOCI IL DIRITTO ALLA CASA. DOCUMENTO APPROVATO AL 6° CONGRESSO ASIA-USB.

Roma -

RIPRENDIAMOCI IL DIRITTO ALLA CASA 6° CONGRESSO NAZIONALE 13 MAGGIO 2017 - Hotel Duca D’Este - TIVOLI T. (Roma) DOCUMENTO APPROVATO ALL'UNANIMITA' RIPRENDIAMOCI IL DIRITTO ALLA CASA Stiamo attraversando un lungo periodo di profonda crisi economica, di cui non si intravede la fine, e la difficoltà di accesso alla casa è uno degli aspetti più significativi. L’abitare è la vita degli individui e la sua mancanza ha conseguenze disastrose su molte sfere dell’esistenza umana. Lavoro, famiglia, relazioni sociali, diritto alla città, sono tutte necessità che non possono essere soddisfatte se non si dispone di un alloggio dove vivere. Questo bisogno primario di abitare è attualmente un diritto negato, troppo costoso e insostenibile per milioni di famiglie italiane. Sta emergendo sempre di più una richiesta di maggiore accessibilità alla casa, di prezzi sostenibili, che consentano ai cittadini di condurre una vita dignitosa ed in linea con le aspettative sociali e culturali del nostro paese. Il diritto all’alloggio è citato in diversi trattati internazionali nell’ambito dei diritti umani, ma si pone sempre più forte e eloquente l’interrogativo - la linea di demarcazione - se la casa è un bene che deve servire ad arricchire i costruttori ed i proprietari, le banche e i suoi fondi immobiliari, o è un bene che dovrebbe assolvere al bisogno fondamentale di abitare? In Europa, malgrado il formale riconoscimento giuridico approntato sul piano del diritto internazionale e sovranazionale, il diritto all’abitazione è in realtà scarsamente tutelato. Lo dimostrano i dati riguardanti i Paesi dell’Unione Europea dove la crisi abitativa colpisce ormai circa 70 milioni di persone mal alloggiate (circa 18 milioni gli sfratti e 3 milioni i senza tetto) come riportano alcuni studi e fonti statistiche. Questi numeri stanno aumentando a causa degli effetti della crisi finanziaria globale, che sta facendo perdere casa, a livello europeo, a circa 2 milioni di famiglie, in particolare per morosità dei mutui e degli affitti. Gli investimenti speculativi in seno all’UE, le privatizzazioni del settore abitativo pubblico e sociale, la trasformazione del mercato abitativo a favore della rendita parassitaria, aggravano ancora di più questa situazione. Aumentano le disuguaglianze, la segregazione sociale nelle aree urbane e nelle periferie, che colpiscono i giovani, gli anziani, i disoccupati, i poveri, i migranti, ma anche le famiglie a reddito medio. Risulta ancora poco chiara la competenza dell’UE in materia abitativa o quantomeno non è accettata unanimemente, mentre gli Stati aderenti concordano sul fatto che molti aspetti della questione urbana e quella dell’abitare possano essere coordinate dalle politiche dell’UE. I cittadini europei si stanno rendendo conto che la Corte di Giustizia dell’UE e la medesima CEDU (Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), quando sono chiamate a tutelare il diritto all’abitazione, non offrono la stessa protezione e riconoscimento che assicurano per i diritti civili e politici. L’unico atto internazionale che all’art. 31 garantisce palesemente il diritto all’abitazione a tutela delle parti sociali più deboli dei cittadini è, al momento, la Carta sociale europea riveduta (CSER). Questa situazione, esattamente all’opposto della tanto decantata inclusione sociale che si vorrebbe ottenere all’interno dell’UE, porta ad emarginazione, precarizzazione e isolamento sociale; sviluppa disuguaglianza, speculazione e corruzione. Tali conseguenze sono il risultato di una costruzione dell’Unione Europea che sottomette i diritti dei popoli alle politiche monetarie e di mercato della Banca Centrale Europea, ai diktat che impongono i pareggi di bilancio, ai meccanismi di controllo dell’Euro. Rigore economico, contro i diritti sociali e la democrazia. In ambito di politiche abitative il nostro paese, come gli altri Paesi del Sud Europa, si caratterizza per un elevato numero di alloggi di proprietà, retaggio tipico dell’economia agricola e di una cultura legata al concetto del cosiddetto mattone. La casa di proprietà rappresenta per molti sicurezza e stabilità per la famiglia, in contraddizione con la società industriale che richiede invece mobilità e quindi spostamenti frequenti. Sulla base di questa cultura ha trovato terreno fertile la logica della speculazione edilizia e del consumo di suolo che ha condizionato lo sviluppo delle nostre città, l’economia dell’intero paese e le vite di milioni di persone. Nel panorama europeo del welfare dell’abitare, dove si sono sviluppati modelli differenziati legati al rapporto tra i livelli dell’economia e gli indici di povertà, siamo collocati nell’ultimo modello, il cosiddetto modello ‘mediterraneo’ che si caratterizza per il trasferimento delle case di generazione in generazione, e dove è più diffusa sia la proprietà immobiliare che l’affitto da privati, dove cresce contemporaneamente la povertà, nella totale penalizzazione per l’edilizia pubblica. La cancellazione di ogni politica pubblica per la casa, avvenuta a partire dagli anni novanta, ha favorito questo modello, lasciando campo libero alla speculazione edilizia e al consumo del suolo (in alcune aree metropolitane - sia al centro che al nord – a fronte di una crescita zero della popolazione abbiamo visto la triplicazione delle aree edificate). Nei decenni passati strumenti pubblici come l’INA-Casa e successivamente la GESCAL (Gestione Case per i Lavoratori), mediante contributi dei lavoratori e dei datori di lavoro, hanno permesso di dare importanti risposte ai problemi abitativi del nostro paese che usciva da anni di guerra. La politica dell’epoca ha agito attraverso la realizzazione in continuazione di case popolari, mediante gli Istituti previdenziali e gli IACP (Istituto Autonomo Case Popolari). In alcune città erano le stesse Amministrazioni comunali a impegnare fondi per l’edilizia pubblica. Esistevano sistemi di esenzioni fiscali indirizzate alle abitazioni di proprietà, in particolar modo a quelle realizzate attraverso la cooperazione. Sono state approvate la legge 167/62 e la legge 865/71 per mettere a disposizione aree comunali fabbricabili e finanziamenti delle Stato per realizzare case pubbliche per affrontare la questione abitativa. Da metà degli anni novanta in poi, il modello sopra descritto è entrato in crisi: hanno iniziato a dare i primi effetti le politiche europeiste di privatizzazione, gli Enti previdenziali hanno dismesso la funzione di contenimento del mercato della casa a prezzi equi, gli Istituti per le case popolari sono stati trasformati in aziende economiche, non hanno avuto più gli strumenti necessari alla realizzazione di nuovi alloggi, né la possibilità di rispondere alle nuove esigenze che emergono dal contesto sociale urbano. La crisi di questo modello porta anche all’abbandono e alla non volontà di gestire il patrimonio pubblico fin ora realizzato, il quale è ormai divenuto dequalificato e fatiscente a causa dell’assenza di manutenzione ordinaria e straordinaria. Quella di svuotare gli strumenti pubblici messi in piedi fino a quel momento per affrontare il problema della casa, sempre più emergente, è stata una scelta ben congeniata per favorire le rendita parassitaria e il dominio sulle città dei costruttori e dei palazzinari. In Italia l’abitare si è schematizzato in un modello rigido che hanno imposto la rendita e i costruttori, soprattutto nelle aree metropolitane, dove l’abitante è solo una pedina che serve a giustificare nuove costruzioni. Che nel 2017 siamo all’anno zero del diritto all’abitare in Italia lo dimostra l’impegno finanziario degli ultimi governi su questo settore. Il Pil impiegato attualmente dallo Stato italiano per la costruzione di alloggi popolari è intorno allo 0,02 per cento, mentre la media europea è del 3,0 per cento In un alloggio sociale (casa popolare) in Europa ci vive un quinto delle famiglie, in Italia il 3,5 %. L’Italia infatti continua ad essere il paese europeo che spende poco o niente nei programmi di edilizia sociale, alimentando così penuria di alloggi con affitti accessibili, speculazione a tutto campo in materia di abitazioni e una conseguente ma perdurante emergenza sociale abitativa in tutti i grandi e medi centri urbani. La questione abitativa in Italia continua ad essere aggredita da ogni punto di vista dalle misure governative che favoriscono gli interessi degli speculatori privati. Dobbiamo quindi confrontarci con la seguente realtà: ci sono 3 milioni di famiglie italiane (11,7 % del totale) in difficoltà con le spese sulla casa, rate del mutuo, imposte, affitto e utenze, come certifica un’indagine ISTAT resa nota di recente e più di trecentomila sono sotto sfratto e rischiano di finire in mezzo alla strada. Migliaia di inquilini delle case popolari sono in estrema difficoltà e vittime dei processi di privatizzazione accelerati dal piano casa del governo Renzi (Decreto Lupi) e da alcune regioni che restringono sempre di più i criteri per l’edilizia pubblica; decine di migliaia di inquilini delle case degli enti previdenziali pubblici e privatizzati hanno visto raddoppiare o triplicare i canoni di affitto e vengono sfrattati se non sono in grado di pagarlo o sono vittime di dismissioni a prezzi speculativi. C’è, sottaciuto, lo scandalo di decine di migliaia di inquilini a cui sono stati affittati o venduti alloggi sociali a prezzi di mercato, truffati da cooperative e imprese, realizzati con finanziamenti e su terreni pubblici nei piani di zona di edilizia agevolata, per non parlare di milioni di famiglie che hanno acquistato la casa in cui abitano e contro cui i governi e gli enti locali si accaniscono con imposte, tasse, balzelli di ogni tipo mentre centinaia di migliaia di famiglie, di giovani, di single e migranti, non riescono ad avere un alloggio e spesso sono costretti ad occuparne uno. A questa moltitudine sociale, che riguarda il settore più precario e povero del nostro paese, tramite il Decreto Lupi sono oggi negati i diritti elementari come la residenza - e quindi il diritto alle cure -o l’iscrizione a scuola dei figli. Ma con il decreto Minniti, pensato proprio per punire questo disagio sociale, il governo Gentiloni supera ogni limite: si danno poteri ai Sindaci per perseguitare le vittime della cancellazione totale delle politiche sociali e non per eliminare le cause del malessere sempre più diffuso. Ma a fronte di tutto questo nel nostro paese almeno 3 milioni di alloggi e fabbricati sono tenuti vuoti (6 milioni se si considerano le seconde case), invenduti, inutilizzati, costruiti solo per le triangolazioni speculative tra costruttori, banche e fondi immobiliari. Chiunque viva nelle nostre città, più o meno grandi, sa che questa è la realtà dei fatti e che quotidianamente alimenta una emergenza abitativa dalle mille facce e, per fortuna, da mille conflitti e momenti di resistenza popolare. La cancellazione nel ’98 della legge dell’equo canone e l’approvazione della L. 431/98, che ha introdotto il libero mercato (legge che trova la benevolenza dei sindacati concertativi), è stata la cartina di tornasole della politica di privatizzazione del mercato della casa e la causa principale della situazione di emergenza in cui si trova ora l’Italia. Questo modello italiano di privatizzazione del problema abitativo (così come in Spagna) si sta rivelando un totale fallimento rispetto ad altri paesi europei dove buona parte del parco abitativo è pubblico o sociale, gli affitti sono accessibili, uscire da una casa per passare ad un'altra non è dramma che prevede l’intervento militare della polizia. Da decenni i governi italiani citano l’Europa per giustificare il lavoro sporco ma adottano solo le direttive europee o internazionali che vanno contro gli interessi popolari. Il diritto all’abitare è un fattore centrale dell’emancipazione sociale di tutti e non una bancarella in più per gli appetiti dei mercati e degli speculatori. E’ la difesa del bene comune, dell’idea del recupero urbano del patrimonio sfitto e abbandonato, del consumo zero del suolo. Ma anche l’affermazione del diritto all’accoglienza per i migranti e alla solidarietà. Sul diritto all’abitare come sull’emergenza sociale abitativa occorre cambiare completamente registro e costringere governo e speculatori a retrocedere, con ogni mezzo. Ecco quindi che la lotta per la casa oggi si intreccia con una battaglia più generale per una gestione democratica delle città, per riscrivere le agende delle priorità urbanistiche e di destinazione delle risorse. Si intreccia con la lotta contro i poteri finanziari che stanno imponendo il destino delle metropoli e negando ai cittadini il diritto a vivere in ambienti sani, accoglienti e dignitosi dove poter costruire una vita ricca di relazioni e di legami sociali. La lotta per la casa e il diritto alla città Da questione limitata alle fasce sociali più deboli il tema della casa è diventata via via negli anni una questione sempre più sentita da settori sempre più ampi della società. La precarizzazione del lavoro espone le famiglie dove pure si percepiscono redditi da lavoro al rischio di non poter più pagare il mutuo o l’affitto perché è intervenuto un licenziamento oppure per una riduzione secca del salario. Questo spiega la crescente difficoltà dei giovani ad autonomizzarsi dalle famiglie o l’obbligo di tornare a rifugiarsi dai genitori nel caso di separazioni o di difficoltà economiche. La sofferenza abitativa, inoltre, si sposa con una più ampia sofferenza sociale che investe un campo molto ampio di temi e abbraccia una popolazione assai diffusa. Le donne sole con i figli, i giovani e i migranti costituiscono senz’altro la parte più in difficoltà della nostra società sulla quale, quando si produce anche una difficoltà abitativa, la situazione diventa drammatica. Ma anche il mondo degli anziani a basso reddito quando incontra il problema della casa (rialzo degli affitti, privatizzazione degli Enti, ecc.) si trova di fronte a difficoltà insormontabili. Le politiche di completo abbandono di una gestione pubblica del fabbisogno abitativo hanno consentito non solo l’allargarsi del problema ma anche una completa cessione ai privati della gestione dei programmi di sviluppo delle città. I piani di urbanizzazione non rispondono più da decenni alle previsioni di incremento demografico della popolazione ed all’aumento delle fasce sociali a basso reddito, ma inseguono esclusivamente gli appetiti speculativi delle banche e delle imprese costruttrici (oltreché dei proprietari dei suoli). Questo ha avuto effetti anche sulla trasformazione delle città, dove è andata perduta completamente la bussola dell’interesse pubblico, del bene comune, nel disegno urbanistico e nei Piani regolatori. Questo insieme di processi colloca di fatto la lotta per la casa in un crocevia di questioni e favorisce la possibile alleanza tra chi lotta per un’abitazione dignitosa ed altri movimenti urbani che si battono per i beni comuni ed il controllo dal basso delle risorse dei Comuni. Di fatto la lotta per la casa ha assunto una doppia valenza: da un lato costituisce una delle facce della lotta contro la povertà, per il welfare e i diritti sociali; dall’altro è uno dei perni della battaglia più generale per rideterminare il controllo popolare sulle politiche pubbliche di gestione delle città. Questa vocazione ampia comporta un salto di qualità nel modo di intendere l’ASIA e la sua azione sul territorio e spiega le esperienze che si stanno portando avanti a Roma ed in altre città (recentemente anche a Torino) di costruzione di interventi nelle periferie, dando vita anche con altre realtà, a coordinamenti e soggetti con obiettivi e programmi che spaziano molto oltre la lotta per la casa. Queste esperienze, senza perdere il carattere sindacale e rivendicativo alla nostra azione, ci stanno permettendo di allargare l’orizzonte della lotta e di collegare alla nostra azione altri soggetti. La vicenda del terremoto e dei disastri ambientali Un esempio delle potenzialità che ci sono nella lotta per l’abitare è dato dalla vicenda del recente terremoto in Abruzzo e nelle Marche, dove stiamo tentando di promuovere un movimento sociale per la ricostruzione e per avviare un movimento nazionale di lotta per il lavoro per la salvaguardia del territorio, la tutela del paesaggio e la messa in sicurezza di tutto il patrimonio immobiliare, residenziale e non. Uno dei perni di questa lotta è costituito dalle famiglie del teramano che hanno perduto la casa e che sono rifugiate sulla costa abruzzese, in molti casi abitanti di case popolari e che possono rappresentare il volano di un movimento più ampio che veda coinvolti gli studenti, gli agricoltori, i disoccupati, ecc. per un rilancio economico di tutta la regione. Il tentativo che stanno portando avanti i compagni in Abruzzo va nella direzione giusta perché unisce la lotta per il diritto all’alloggio con una prospettiva più ampia sul destino delle risorse economiche in tutta la regione e allarga l’orizzonte della lotta. Un passaggio da seguire con attenzione e cercare di riprodurre, tenendo presenti le specificità di ogni territorio, anche altrove. La lotta dei braccianti e la questione abitativa Lo sviluppo recente della nostra organizzazione tra i braccianti in Basilicata e in Calabria, ed ora anche a Foggia in Puglia, ci sta facendo misurare con le condizioni drammatiche, anche dal punto di vista abitativo, di questo settore di nuova schiavitù che lavora nelle campagne italiane. Questi lavoratori, in parte stagionali in parte stanziali, abitano in alloggi di fortuna, in baracche di lamiera, in edifici semi diroccati o in roulotte, in condizioni ben al di sotto della dignità umana. Lì la lotta per la casa si intreccia immediatamente con la lotta per migliori condizioni di lavoro, giacché i contratti prevedono che siano gli stessi datori di lavoro a farsi carico dell’alloggio dei lavoratori (ma le autorità se ne infischiano e le leggi non vengono rispettate). Misurarsi con questa dimensione estrema della lotta per la casa è un imperativo della nostra organizzazione ma anche una grande occasione di rilancio della lotta per l’affermazione di nuovi diritti. Sono infatti questi lavoratori a rappresentare quella parte di società in grado di imprimere una spinta energica in avanti alle lotte per di diritti di tutti. Come sempre è dagli ultimi che viene la spinta più forte. Lo sviluppo dell’AS.I.A. e la Federazione del Sociale Il lavoro prodotto in questi anni da AS.I.A. per il diritto all’abitare, contro il consumo di suolo, per difendere i cittadini dagli sfratti e dalla rendita speculativa che ha steso le mani sulle città ci ha consentito di estendere il nostro intervento in molte città dove l’emergenza abitativa è più sentita ed acuta. Il nostro progetto, a cui lavoriamo da tempo, è quello della costruzione delle strutture di AS.I.A in ogni città contribuendo così anche alla crescita della Federazione del Sociale. La necessità di ricomposizione dei settori sociali in un progetto di rilancio della lotta per la riconquista del welfare, del diritto all’abitare e alla città ci deve vedere sempre di più protagonisti. La presenza stabile nei territori con le lotte e con gli sportelli è l’antidoto contro la disgregazione, l’avanzare della xenofobia e del razzismo, che affonda i suoi passi proprio nell’alimentazione della guerra tra poveri tanto cara alle destre, al pensiero dominante e a molti media mainstream. Ma se vogliamo avere la forza sufficiente ad affrontare la nuova situazione sociale che viviamo nelle città e nelle periferie, tenere assieme i settori colpiti dai processi di precarizzazione a tutto campo, non dobbiamo perdere la visione generale del nostro intervento, quindi va rafforzato il piano confederale, il lavoro nella Federazione del Sociale e il coordinamento con le Federazioni territoriali USB, partecipando alle attività di gestione del sindacato. L’AS.I.A., nella FdS, deve divenire qualcosa di più di un sindacato che tutela gli inquilini. Può e deve trasformarsi in uno strumento più efficace, in grado dentro le città e nei territori di rappresentare le nuove emergenze sociali che ruotano intorno alla condizione abitativa e più in generale guardare ad una qualità della vita degna. La difesa del patrimonio pubblico, il tema del riutilizzo delle case sfitte e la pubblicizzazione di quello soggetto a cartolarizzazioni o a valorizzazioni, a cominciare da quello degli Enti previdenziali e dei Fondi. Oggi le necessità della rendita devono mettere mano in profondità al consumo di suolo e la sua messa a valore rappresenta il nuovo orizzonte del profitto capitalista, per questo il conflitto aumenta laddove si limita il potere decisionale degli abitanti e si metta in produzione l’intera vita di ognuno in relazione ad uno sviluppo urbanistico condizionato dagli interessi delle banche e dei signori del mattone e dell’acciaio. Programma, per una vera politica della casa Edilizia pubblica -           Rilancio dell’edilizia popolare attraverso l’approvazione di un piano decennale straordinario per l’assegnazione di un milione di nuovi alloggi, da reperire attraverso piani di recupero urbano del patrimonio pubblico e privato tenuto sfitto e in disuso, usando anche lo strumento della requisizione del patrimonio sfitto dei grandi proprietari per rispondere alla drammaticità del momento e al diritto costituzionale all’abitare; -           Istituzione di uno strumento nazionale di finanziamento della politica della casa, una nuova Gescal, impegnando il 2% annuo del bilancio dello Stato, delle regioni e dei comuni; -           Gestione trasparente dei Piani di Zona e revoca delle concessioni alle ditte che non hanno rispettato le convenzioni, mettere fine alla truffa dei piani di edilizia agevolata e rilanciare questo strumento pubblico per mettere a disposizione dei lavoratori/trici con redditi medi alloggi sociali; -           Fermare i processi di privatizzazione degli alloggi E.R.P., il restringimento dei requisiti di permanenza, l’aumento degli affitti e gli sfratti; -           Arrestare il degrado e l’abbandono di questo importante patrimonio pubblico e avviare piani di risanamento e di riqualificazione energetica; -           Abolizione del decreto Lupi e del famigerato articolo 5 piano casa che non solo criminalizza chi lotta per una casa, ma apre ulteriori spazi alla speculazione privata ed alla svendita del patrimonio pubblico. Edilizia privata. -           Diminuzione dei canoni di locazione prendendo atto dell’abbassamento del valore degli immobili; -           Abrogazione della L.431/98 e approvazione di una nuova legge quadro sugli affitti che possa garantire una maggiore regolazione del mercato e quindi l’offerta di alloggi a canone equo e maggiori tutele per gli inquilini; -           Blocco di tutti gli sfratti, anche quelli per morosità incolpevole fino a garantire il passaggio da casa a casa; -           Cancellazione dell’istituto della finita locazione; -           Tutela dei proprietari mutuatari insolventi dell’unica casa che abitano, che abbia caratteristiche dell’edilizia pubblica e della civile abitazione, attraverso la cessione in proprietà agli ex-Iacp, comunque denominati o trasformati, così come prevede la legge 199/2008 all’art. 1-quater. Enti previdenziali. -           Fermare il processo di valorizzazione del patrimonio immobiliare degli Enti previdenziali, le dismissioni speculative, l’aumento degli affitti, gli sfratti e il conferimento ai Fondi immobiliari; -           Tutela di tutti gli inquilini colpiti dai processi di cartolarizzazione per salvaguardare le fasce sociali più deboli e di quelle del ceto medio. Terremoto e dissesti ambientali -           Messa in sicurezza del territorio nazionale attraverso un piano di finanziamento decennale di 20 miliardi annui; -           Utilizzo dei Fondi messi a disposizione dall’Europa e quelli che le regioni non hanno speso per la ricostruzione e l’adeguamento sismico delle case, delle scuole e degli edifici pubblici. Lavoratori agricoli -           Attuazione di un piano straordinario di costruzione di abitazioni, anche utilizzando prefabbricati, per i lavoratori agricoli dipendenti, da costruire, installare o recuperare nei comuni dove è presente questa mano d’opera spesso stagionale (così come previsto dalla L. 865/71 e dalla L. 1676/60). ASSOCIAZIONE INQUILINI E ABITANTI - USB

CONTRO L'ABBANDONO DELLE CASE POPOLARI E PER IL RICONOSCIMENTO DEL DIRITTO ALLA CASA AI SENZA TITOLO. 17 MAGGIO MANIFESTAZIONE ALLA REGIONE LAZIO

Roma -

Il Decreto Lupi del 2014, diventato poi legge, è perfettamente in linea con quanto ormai da anni si sta affermando nel nostro paese: (s)vendere e privatizzare il patrimonio pubblico da una parte e dall'altra schiacciare e colpevolizzare chi ha difficoltà economiche/sociali. Infatti anche il cosiddetto “Piano-casa” (a firma Renzi-Lupi) mira, tra le altre cose, alla dismissione dell'Edilizia Residenziale Pubblica e imposta una vera e propria guerra agli occupanti “senza titolo”. Per quanto riguarda la privatizzazione del patrimonio pubblico questo Decreto prevedeva, nella sua prima stesura, la vendita all’asta delle case popolari. Detto in un altro modo: cancellava il diritto alla casa. Dopo la grande mobilitazione promossa dall'AS.I.A. USB, abbiamo ottenuto tutele per i più deboli, ma non siamo riusciti a bloccare del tutto la dismissione del patrimonio ERP. La legge invita a disfarsi degli alloggi “nei quali la proprietà pubblica è inferiore al 50%”, quelli considerati “fatiscenti” (quindi, potenzialmente, la maggior parte) e di mettere all’asta quelli occupati senza titolo. Tuttavia il Titolo V della Costituzione avrebbe consentito alla Regione Lazio di non accogliere questo invito alla vendita, ma la Giunta Zingaretti (nonostante le rassicurazioni date dall’Assessore alla casa Refrigeri) ne ha disposto l’approvazione in piena estate (DGR n. 410/2015), disattendendo così le promesse fatte e dando il via alla dismissione del patrimonio pubblico della nostra Regione. Il Comune di Roma non è stato da meno. La Giunta Marino prima, la gestione commissariale di Tronca e poi infine la Giunta Raggi, non si sono mai espressi sul Piano casa. Anzi, l’hanno vergognosamente attuato mettendo in campo una Task-force dei Vigili Urbani contro gli inquilini morosi e quelli senza titolo, dichiarando una vera e propria guerra ai poveri mediante sgomberi, sfratti e l’invio di lettere di morosità. Governo nazionale, Regione Lazio e Giunta Comunale sono quindi i veri responsabili dell’attuale situazione che si sta verificando in tutti i quartieri popolari di Roma, ormai divenuti campo di battaglia tra forze dell’ordine ed abitanti. Un problema sociale così importante come quello del diritto all'abitare è stato trasformato in una mera questione di ordine pubblico: migliaia di inquilini, seppur aventi diritto, rischiano di essere sfrattati e sgomberati anche se disabili, anziani, assegnatari da oltre 40 anni o famiglie con minori. In un paese in cui aumenta il numero di persone che vivono sotto la soglia di povertà, in cui le ricchezze si concentrano nelle mani di pochi a fronte di una massa che ha sempre più difficoltà a soddisfare i bisogni primari, la risposta della politica è contraria a qualsiasi principio di giustizia sociale: bisogna vendere a chi può comprare, bisogna cacciare chi ha occupato perché non sapeva dove andare. Per questo è indispensabile una grande mobilitazione alla Regione Lazio per chiedere con forza e determinazione una SANATORIA PER GLI AVENTI DIRITTO alla casa (ovvero quelli con i requisiti di reddito e che non possiedono altri immobili), in grado di fermare l’attuale meccanismo meramente repressivo e ristabilire il principio di equità, da cui bisogna ripartire per una gestione trasparente e ponderata del patrimonio residenziale pubblico. Inoltre, l’inefficienza della macchina burocratica ha lasciato da una parte in stato di abbandono tutto il patrimonio immobiliare E.R.P. e dall’altra impone pagamenti vessatori ingiusti e ingiustificati rispetto ad arretrati per servizi mai erogati. Pertanto diventa necessaria una TRANSAZIONE DEGLI ARRETRATI PREGRESSI, immotivatamente richiesti, che restituisca giustizia sociale.

RIPRENDIAMOCI IL DIRITTO ALLA CASA! 6° CONGRESSO NAZIONALE ASIA-USB

Roma -

E' convocato per sabato 13 maggio 2017 il 6° Congresso Nazionale dell’Asia-Usb.I lavori congressuali si terranno presso l’Hotel Duca D’Este, Tivoli (Roma).Di seguito, domenica 14 maggio, i delegati AS.I.A. parteciperanno al Congresso della Federazione del Sociale - USB.L'assemblea congressuale dovrà definire i punti dell’intervento della nostra Associazione per i prossimi anni sul tema del diritto all’abitare nel nostro paese. Delineare un nuovo disegno finalizzato a rafforzare la lotta per difesa degli inquilini colpiti dai processi di valorizzazione e di privatizzazione dell'abitare, portati avanti da grandi proprietà o Enti sia pubbliche che private, dagli aumenti degli affitti, dalle speculazioni sull’edilizia sociale e agevolata, dagli sfratti (anche quelli per morosità incolpevole o a causa dell’insolvenza nel pagamento dei mutui).Al centro della discussione il tema della riconquista dei diritti, alla casa, ai servizi sociali, alla salute e a vivere in quartieri senza degrado. La difesa e la riconquista del reddito indiretto.Si allega copia del documento del 6° Congresso Nazionale. ASIA-USB(Coordinamento Nazionale)

Asia: “Occupazione di via Corcos. Il Vescovo non apre il cuore”

Livorno -

L’occupazione di una palazzina di proprietà di una congregazione religiosa, da parte di 8 famglie sfrattate tra cui anche minori e anziani, ha provocato una serie di prevedibili polemiche. Al di là del legittimo sarcasmo (il Vescovo solo pochi giorni prima aveva accusato i Livornesi di non avere cuore dato che molti proprietari non vogliono mettere a disposizione gli alloggi sfitti) pensiamo che la situazione vada al più presto affrontata. Ben vengano quindi le richieste di istituire tavoli di emergenza con tutti i soggetti interessati, ben venga anche la vicinanza che il Vescovo ha espresso nei confronti dei “fratelli e delle sorelle” in difficoltà ma nell’immediato cosa succederà? Ieri c’è stato il primo incontro tra il nostro sindacato, la Caritas Livornese e due suore rappresentanti della proprietà. Nonostante la cordialità e la condivisione di massima su molte questioni riguardanti l’emergenza abitativa (soprattutto con la Presidente della Caritas Rafaella Spezio), le posizioni restano lontane. Anche se la palazzina non è direttamente di proprietà della Curia Livornese è scontato che il ruolo del Vescovo, in questo frangente, risulta essere fondamentale. Cosa vuol dire “prima la legalità”? Che l’intenzione è quella di denunciare penalmente 8 famiglie in estrema difficoltà economica? Vuol dire disattivare le utenze mentre all’interno della struttura ci sono minori disabili e anziani? Vuol dire chiedere uno sgombero di forza? Queste sono le domande che vogliamo fare nell’immediato al Vescovo di Livorno. A Livorno, è vero, ci sono molti immobili occupati. Questa situazione è figlia della crisi economica senza precedenti che ha colpito la nostra città. Ma nonostante questo neanche alcune grandi società immobiliari dedite alla speculazione si sono ancora mosse, evidentemente, per ottenere uno sgombero forzato. Una addirittura (la proprietà dello storico palazzo Maurogordato) continua a sostenere personalmente anche le utenze. Sarà la Chiesa a creare il primo precedente ,in negativo, nella nostra città? Ci auguriamo veramente di no. Continuiamo quindi a chiedere che alle famiglie sia permesso di soggiornare all’interno della palazzina fino a quando non si riuscirà a trovare una soluzione STABILE per tutti. Ovviamente siamo pronti a sostenerle qualora invece si dovesse intraprendere un’azione di forza (come interrompere le utenze). Da subito, sul piano politico e sindacale siamo a disposizione come sempre, per aprire e partecipare a tavoli di confronto. E’ sicuramente vero che deve essere l’amministrazione a dover principalmente intervenire  per quanto riguarda il fronte abitativo e siamo anche favorevoli alla recente proposta del Vescovo in merito agli espropri, ma nell’immediato, nessuno deve rimanere indietro. Asia-Usb Livorno 22 aprile 2017

ROMA, EMERGENZA CASA INFINITA: IL PALAZZO DELLA REQUISIZIONE DI SANDRO MEDICI ANCORA ALL'ASTA!

Roma -

Via Bibulo 13 di nuovo all’asta. E l’emergenza abitativa a Roma ancora ostaggio della speculazione. Lettera-denuncia di ASIA-USB all’Assessore regionale Refrigeri e all’Assessore comunale Mazzillo. Lo stabile occupato di via Lucio Calpurnio Bibulo 13 al Quadraro a Roma è di nuovo a rischio di svendita al privato: una nuova gara d’asta, dopo le due già andate deserte, è stata fissata il 16 maggio dopo che il curatore del Fallimento Dierreci Costruzioni Srl in liquidazione ha ricevuto un’offerta d’acquisto. I 98 nuclei abitanti sono così di nuovo a rischio di non avere più un tetto. Malgrado siano stati beneficiari di due requisizioni municipali nel 2006 e nel 2007, malgrado abbiano persino saldato i debiti con ACEA della vecchia proprietà liquidata, malgrado da ormai tre anni richiedano a Regione Lazio e Comune di Roma l’applicazione delle delibere regionali che consentono l’acquisizione al pubblico di stabili privati a prezzi calmierati per fronteggiare l’emergenza abitativa nella logica del recupero del patrimonio alloggiativo esistente e della rigenerazione urbana. Lo stabile di via Bibulo risponde perfettamente a questi requisiti con un costo a mq nettamente inferiore a quello stabilito negli attuali bandi pubblici per l’acquisto da privati di alloggi destinati al patrimonio residenziale pubblico. L’Assessorato alle Politiche Abitative della Regione Lazio dispone dei fondi assegnati al Piano per l’emergenza abitativa di Roma Capitale ma non li spende. L’Assessorato al Patrimonio del Comune di Roma Capitale e quello fantasma alla Casa sono titolari del Piano per l’emergenza abitativa ma non presentano progetti e non attingono a quei fondi. L’emergenza nella Capitale resta senza risposte e le esperienze di autogestione e recupero restano esposte all’azione dei privati, delle banche, della repressione e, come nel caso di via Bibulo 13 e di molti Piani di Zona, dei Tribunali fallimentari. L’ASIA-USB, a fianco degli abitanti e contro la speculazione, denuncia le responsabilità delle amministrazioni pubbliche che con annosi ritardi stanno lasciando il campo agli interessi dei soliti noti. ASIA-USB, che questa mattina ha inviato una lettera a Comune e Regione, interpella direttamente le responsabilità dell’Assessore regionale Refrigeri e dell’Assessore comunale Mazzillo per la mancata soluzione della vicenda di via Bibulo 13, sulla quale richiede un confronto ufficiale urgente. Roma, 19 aprile 2017 ASIA-USB

TORINO: LA LOTTA DELLA FALCHERA CONTINUA!

Torino -

Dopo un anno di lotta e resistenza da parte degli occupanti di Falchera, organizzati nel Comitato Figli di Micciché e supportati dal nostro sindacato AS.I.A.-USB, siamo contenti di poter dire che ancora una volta la lotta sta portando dei risultati concreti. La lotta per il diritto all'abitare cominciata lo scorso maggio a Falchera ha passato varie e travagliate fasi di conflitto e resistenza a partire dal momento in cui alcune famiglie hanno occupato per necessità le case che ATC aveva lasciato vuote per anni, noncurante delle migliaia di persone che soffrono il disagio abitativo nella città di Torino. Le risposte da parte della giunta Fassino, allora ancora al governo della città, erano infatti state chiare e pesanti: sgomberi, denunce e porte chiuse. Il percorso di quest'anno di lotta ha mostrato tutta la fragilità delle argomentazioni di chi, in questi mesi, ha tentato di criminalizzare queste famiglie. Nuclei familiari e singoli che a causa degli assurdi criteri di selezione per qualsiasi forma di sostegno abitativo, principalmente emergenza abitativa e accesso alle graduatorie delle case popolari, sono state costrette dopo anni di case sovraffollate e sfratti ad occupare alloggi popolari vuoti, garantendo per i propri figli un tetto sopra la testa e condizioni di vita dignitose. In questi mesi con il Comitato Figli di Miccichè siamo andati a bussare alle porte di tutte le istituzioni responsabili di questo stato di emergenza sul piano abitativo ponendo ATC, Regione e Comune di fronte alle proprie responsabilità, mostrando come le attuali politiche abitative escludano fette di popolazione dal diritto ad avere una casa. Grazie alla lotta abbiamo mostrato come questa città sia piena di edifici pubblici vuoti nonostante ci siano famiglie costrette a dormire per strada o in macchina. Dopo vari incontri finiti senza risposte, che ci prospettavano solo la ripresa degli sgomberi, siamo riusciti a fare breccia nella retorica della legalità a tutti i costi, riuscendo ad ottenere che finalmente il comune riconoscesse lo stato di necessità effettivo delle famiglie occupanti e le inserisse in un percorso per rientrare nell'emergenza abitativa e, quindi, per l’ottenimento di una casa popolare. Un percorso collettivo che nei prossimi mesi il Comitato figli di Micciché condurrà unito passando per gli alloggi del Cimarosa recentemente ristrutturati dal Comune di Torino. Se mesi fa eravamo di fronte alla sola prospettiva degli sgomberi violenti senza soluzioni, ora siamo di fronte ad un percorso concreto per garantire il diritto ad una casa popolare per le famiglie del Comitato, una conquista importante che dimostra l'importanza di organizzarsi e lottare per i propri diritti. Un buon segnale da parte di questa nuova amministrazione 5 Stelle che finalmente procede nella direzione giusta a sostegno delle persone in stato di necessità, una risposta che supera finalmente la logica dello sterile legalitarismo che ha bloccato in questi mesi la semplice presa di coscienza di un problema reale che attanaglia questa città. Il percorso del Comitato non si ferma e continueremo questa lotta uniti finché le promesse fatte verranno mantenute, coscienti che solo la mobilitazione e la solidarietà permetteranno di raggiungere i nostri obbiettivi. Sappiamo che questa vittoria non risolverà a livello generale lo strutturale problema abitativo di questa Città, problema che verrà risolto solo grazie ad un ampliamento concreto del numero di case popolari riutilizzando e ristrutturando gli stabili pubblici e privati vuoti, attuando politiche di contrasto alla speculazione immobiliare e modificando i criteri di accesso alle graduatorie. Tuttavia questa conquista rappresenta un passo avanti nella lotta per l'abitare a Torino, una base concreta grazie alla quale rilanciare le prossime lotte. All'ATC spetta ora il compito di assegnare queste case e di non lasciarle nuovamente e criminalmente vuote. Insieme al Comitato attueremo un controllo popolare per garantire che questo avvenga, consci del fatto che finché verranno lasciate case vuote sarà più che legittima l'occupazione da parte di chi un tetto non ce l'ha, soprattutto di quelle case costruite con soldi pubblici. La lotta della Falchera continua, solo la lotta paga!Asia-Usb Torinohttps://www.facebook.com/asiatorinoUSB/photos/a.1677620042481612.1073741827.1677610205815929/1889609901282624/?type=3&theater

ROMA, PDZ CASTELVERDE B4: ANCORA L’INCUBO DELLO SFRATTO PER DECINE DI FAMIGLIE NONOSTANTE LA PREANNUNCIATA REVOCA DELLA CONVENZIONE

Roma -

COMUNICATO STAMPA GIOVEDÌ 20 APRILE, DALLE ORE 8.00, PRESIDIO DI SOLIDARIETA' IN VIA DELLE CERQUETE 180 Nonostante l’annuncio fatto il 4 aprile scorso dall'Assessore all'Urbanistica Luca Montuori che rendeva nota la conclusione della procedura di revoca della Convenzione per il Piano di Zona Castelverde B/4 il prossimo 20 aprile è stata fissata la data per il prossimo accesso dell'Ufficiale Giudiziario con la richiesta di intervento delle forze di polizia. E’ stato concesso un rinvio di soli 14 giorni grazie alla pressione esercitata dal Giudice dell’Esecuzione che tutela gli interessi della Banca Unipol presunta creditrice. I ritardi dell’Amministrazione Capitolina nell’approvazione di questo preannunciato atto di revoca rischia di essere un assist per chi vuole continuare a speculare sull’edilizia pubblica e rendere evanescente il ripristino della legalità nei piani di zona. Solo se il Comune di Roma impugna per presupposta illegittimità l’atto con il quale il Giudice dell’Esecuzione chiede lo sgombero, visto che la Banca presunta creditrice non era abilitata dal Ministero delle Infrastrutture a concedere i mutui alla ditta costruttrice poi fallita, si può mettere fine a questo dramma che vivono ormai da anni decine di famiglie truffate. L’ASIA-USB invita ancora una volta la città solidale a sostenere le famiglie di Castelverde e a partecipare il 20 aprile, a partire dalle ore 8,00, al presidio in via delle Cerquete 180. L'AS.I.A.-USB, i Comitati degli inquilini dei P.d.Z, insieme all’avv. Vincenzo Perticaro, proseguiranno la battaglia perché sia ripristinato lo stato di diritto nei piani di edilizia agevolata. Roma, 18 aprile 2017 ASIA-USB https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=1958762691014184&id=1607618536128603

ROMA: FERMATO LO SGOMBERO DI GIAN LUCA, MALATO DI LEUCEMIA, OSPITE DAL 2008 NEL RESIDENCE A TOR TRE TESTE.

Roma -

BLOCCATO IN TARDA MATTINATA GRAZIE ALL’INTERVENTO DELL’ASIA-USB IL COMUNE DI ROMA LO VUOLE CACCIARE PERCHE’ LO CONSIDERA RICCO CON 6.000 EURO DI ISEE ANNUI. A Tor Tre Teste questa mattina è stato tentato lo sfratto di Gian Luca persona malata di leucemia che viveva in un residence insieme alla sua famiglia. Ricoverato nel residence ne 2008 a causa dello sfratto. Grazie all'intervento di ASIA-USB lo sfratto, nei fatti già eseguito, è stato sospeso grazie all'intervento dell'assessore al patrimonio ed è stata impedita una ingiustizia sociale portata avanti dai Dirigenti comunali che hanno arbitrariamente abbassato il limite di reddito per la permanenza negli stessi residence. Cosi Gian Luca ha potuto riportare le sue cose nel suo piccolo alloggio del residence e ora starà cercando le ragioni di questo accanimento nei suoi confronti da parte della Dirigenza del Comune di Roma che ha dichiarato da tempo la guerra contro i poveri di questa città. Perché è inspiegabile come si possa ritenerlo non avente diritto con un reddito ISEE di 6.000 annui nel 2006. Questi dirigenti sono coloro che, invece di risolvere il problema abitativo nella nostra città, stanno creando nuove emergenze con gli sgomberi nei residence e nelle case popolari. L’assenza di un assessore alla casa nella nostra città favorisce questa guerra ai ceti sociali più deboli e legittima chi questa guerra la sta facendo dietro il paravento del ripristino della cosiddetta legalità, che non vale però – per loro arbitrio - per coloro che hanno acquisito un diritto, come nel caso di Gian Luca. ASIA-USB SPIEGHIAMO QUI SOTTO LA VICENDA DEI RESIDENCE E DI GIAN LUCA, PER CHI VUOLE APPROFONDIRE IL TEMA, SPERANDO CHE SIA UTILE ANCHE PER COLORO CHE VOGLIONO IMPORRE LA LEGGE DELLA GIUNGLA IN UNA CITTA' CHE HA BISOGNO DI POLITICHE PUBBLICHE PER L'ABITARE. Oggetto: Appunti situazione Frezza Alcuni riferimenti - Con Delibera Cons. Comun. N. 154 1997 hanno trasformato l’assistenza alloggiativa da risposta temporanea all’emergenza casa, in attesa di assegnazione di un alloggio popolare, a “Intervento a sostegno della famiglia e alla persona. - Con delibera n. 163 del 1998 hanno approvato il Nuovo Regolamento di intervento assistenziale denominato: "Intervento di sostegno economico per il superamento dell'emergenza abitativa" stabilendo per il 1998 il limite di reddito di L. 21.000.000 milioni (che era lo stesso delle case popolari, oggi divenuto di 20.340 €, che viene calcolato sottraendo dal reddito lordo da lavoro dipendente primo 2000 euro a figlio a carico e poi il 40%). L’unica traccia sul limite di reddito, che tra l’altro segue esattamente quello che stabiliscono le norme in materia, sta in questa delibera. Supponiamo però che gli uffici del Comune di Roma, successivamente, abbiano stabilito il nuovo limite di reddito a 18.000 euro lordi richiamandosi - a distanza di anni - al D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 109, che per i servizi assistenziali alla persona dava la possibilità agli enti locali di stabilire i criteri di accesso (quindi supponiamo anche il limite di reddito), ma questi criteri per gerarchia non possono andare contro le norme regionale e statali. Questa delibera già nel 1998 nelle disposizioni transitorie recitava cosi: Ai nuclei familiari già ospitati nei Residences Privati Convenzionati e successivamente ammessi al "contributo" verrà riconosciuta interamente l'anzianità del "Servizio di Assistenza Alloggiativa" reso dall'Amministrazione Comunale ai fini di una eventuale "Riserva" per l'assegnazione di alloggi di E.R.P. SI RICONOSCEVA GIA’ DA ALLORA IL DIRITTO ALL’ASSEGNAZIONE DI UN ALLOGGIO E.R.P. (Edilizia Residenziale Pubblica) - Nel 2005 viene approvata la delibera n. 110 con la quale istituiscono i Centri di Assistenza Abitativa Temporanea (C.A.A.T.), dove hanno ospitato Frezza - Fino al 2013 nulla è cambiato nella gestione dei Residence e i limiti di reddito erano sempre gli stessi, quelli dell’edilizia pubblica (allora di 18.000 euro netti) - Nel settembre del 2013 viene approvata dalla Giunta Marino la delibera n. 368 che dice tutt’altre cose rispetto a quello che stanno facendo oggi gli uffici. Riportiamo alcuni passaggi: “è intendimento della Amministrazione Capitolina trasformare gli interventi di sostegno abitativo forniti tramite le suddette strutture (i CAAT) in assegnazione in locazione di alloggi di ERP ….” e “Che la cessazione dei contratti di locazione dei suddetti C.A.A.T. con 328 nuclei familiari in uscita impone di procedere, comunque, nell’immediatezza, all’individuazione di una sistemazione alloggiativa alternativa”; ancora “di dare mandato agli Uffici del Dipartimento Politiche Abitative di attivare le procedure per l’assegnazione degli immobili rilasciati, recuperati ed acquisiti al patrimonio destinato all’edilizia residenziale pubblica a favore degli ospiti dei C.A.A.T. aventi titolo, nel rispetto della normativa vigente” - Ma da questo momento in poi, invece di trovare una soluzione abitativa per gli ospiti dei CAAT (tra questi Frezza), come recita la suddetta delibera di indirizzo, hanno iniziato ad applicare la revoca per tutti coloro che superavano i limite di reddito di 18.000 euro lordi, i quali con redditi lordi annui non superiori ai 33.000 euro avrebbero dovuto già avere una casa popolare; NEL 2014 IL REDDITO CONTESTATO A FREZZA E STATO DI € 22.873,00 LORDI. - Gian Luca Frezza ha avuto un danno non solo per il mancato rispetto dei diritti acquisiti e riconosciuti nella lunga antologia degli atti di impegno del Comune di Roma che abbiamo fin ora menzionato (dell’assegnazione della casa agli ospiti dei Residence se ne parla da decenni, da quando sono nati), ma anche alla luce della Delibera di Giunta della Regione Lazio n. 18 del 2014 che ha approvato un piano di emergenza che impegna fondi anche per il superamento dei residence: la delibera recita così al punto “8. procedere, ai fini dell’attuazione del programma per l’emergenza abitativa per Roma capitale di cui al precedente punto 2, di concerto con Roma capitale e l’ATER competente, entro 60 giorni alla pubblicazione del presente atto, alla compilazione di una rilevazione analitica delle situazioni di emergenza presenti nel territorio di Roma capitale, suddivise nelle seguenti categorie: - nuclei familiari, anche formati da una sola persona, inseriti nella graduatoria per l'assegnazione di alloggio popolare di Roma Capitale sulla base del Bando Generale anno 2000 ed ancora in attesa di assegnazione di alloggio ERP; - nuclei familiari, anche formati da una sola persona, che alloggiano presso i Centri di Assistenza Alloggiativa Temporanea di Roma capitale alla data del 31 dicembre 2013; - nuclei familiari, anche formati da una sola persona, che vivono in immobili, pubblici o privati, impropriamente adibiti ad abitazione alla data del 31 dicembre 2013; LA REVOCA DELL’ASSISTENZA ALLOGGIATIVA DANNEGGIA DOPPIAMENTE IL SIG. FREZZA. CON QUESTA DELIBERA VIENE SANCITO IL SUO DIRITTO AD AVERE UNA CASA, CHE PERDEREBBE SE VIENE SFRATTATO. Alcune considerazioni di ASIA-USB: crediamo che i due dirigenti di quel dipartimento, che hanno firmato la revoca a Frezza, stiano applicando in modo singolare e arbitrario le norme: agitano il vessillo della legalità facendo una guerra spietata ai poveri (e non alla povertà come vorrebbe una attenta politica pubblica per la casa), cercando di criminalizzare gli ospiti dei CAAT facendoli passare tutti per imbroglioni; questo per giustificare la loro incapacità di affrontare (non ci azzardiamo a dire risolvere) il problema della casa nella capitale del nostro paese. Per questo sono lautamente pagati. A questi signori abbiamo segnalato più volte appartamenti comunali vuoti che a distanza di anni non vengono ancora assegnati. Dovrebbero spiegare alla città di Roma perché, loro dirigenti e anche l’ex-Sindaco Marino che tutto ha mosso, finché pagavano 2700 euro al mese ai proprietari (36 milioni circa ogni anno per circa 1.100 nuclei) per ogni famiglia ospitata in veri e propri tuguri tutto era regolare e nessuna revoca è stata fatta. Quando si è deciso di chiudere questo scandalo dei residence non sono stati in grado di impegnare questi soldi in modo più lecito e fruttuoso per la città, in soluzioni abitative vere e, quasi per vendicarsi del mancato affare per i proprietari delle strutture ospitanti (i famosi CAAT) e le loro confraternite venute alla luce con Mafia Capitale, hanno cominciato la guerra ai suoi ospiti, il settore sociale più debole della nostra città.

CASA ROMA. IL COMUNE CHIUDE LA PROCEDURA DI REVOCA DELLA CONVENZIONE ANCHE PER IL PDZ CASTELVERDE B/4

Roma -

AI TEMPI SUPPLEMENTARI, SI SPERA NON A TEMPO SCADUTO, IL COMUNE DI ROMA FINALMENTE CHIUDE LA PROCEDURA DI REVOCA DELLA CONVENZIONE ANCHE PER IL PDZ CASTELVERDE B/4. GIOVEDì 6 APRILE, DALLE ORE 8.30, PRESIDIO DI SOLIDARIETA' IN VIA DELLE CERQUETE 180 Con un comunicato stampa (che riportiamo più in basso) l'Assessore all'Urbanistica Luca Montuori rende noto che anche per il Piano di Zona Castelverde B/4 è conclusa la procedura di revoca della Convenzione e che per il giorno 6 aprile, data fissata per il prossimo accesso dell'Ufficiale Giudiziario, i cittadini interessati non potranno temere nessuna azione di forza per gli sfratti perché, assicura, verranno bloccati in seguito a questa chiusura del procedimento. L'ASIA-USB esprime piena soddisfazione per questo atto che, seppur arrivato con un inspiegabile ritardo, “in zona Cesarini” se si usa un termine sportivo, si spera sia sufficiente a fermare le mire di chi ha assecondato fino ad oggi la truffa dei piani di zona, gli intereressi dei costruttori (coop. e società) e delle banche che hanno negato il diritto alla casa e alla città per centinaia di migliaia di famiglie romane e del Lazio. Per vigilare su una giornata che potrebbe riservare delle sorprese, per non lasciare sole queste famiglie in un momento delicato e decisivo per il loro futuro, invitiamo - però - tutti a partecipare il 6 aprile a partire dalle ore 8,30 al presidio in via delle Cerquete 180. L'AS.I.A./USB continuerà la sua battaglia, insieme all’avv. Vincenzo Perticaro, perché vengano alla luce tutte le modalità truffaldine con cui sono stati realizzati questi piani di edilizia agevolata, le complicità di chi non ha perseguito le violazioni e applicato le conseguenti sanzioni, comprese le revoche delle concessioni e delle convenzioni, come prevede la legge. L’approvazione della prima revoca per Tor Vergata e quella di Castelverde è il segnale che si è imboccata la strada giusta, ora è necessario proseguire su questa strada per impedire che altri alloggi finiscano nelle grinfie delle banche e degli speculatori. A Spinaceto Due, Castel Giubileo, Castelverde 2, Longoni, Borghesiana, Ponte Galeria, Tor Vergata, Montestallonara, La Storta, Collefiorito, Osteria del Curato - e tanti altri p.d.z. - bisogna riportare la certezza del diritto alla casa a alla città, abitazioni a prezzi agevolati e urbanizzazioni. ASIA-USB COMUNICATO STAMPA Piano di Zona Castelverde. Montuori: cittadini non saranno sfrattati, firmato provvedimento stop sgomberi Roma, 4 aprile 2017 - "I cittadini del Piano di Zona Castelverde b/4 non saranno sfrattati dalle loro abitazioni. Abbiamo ufficializzato e inviato in Prefettura un atto, che a breve andrà in Assemblea Capitolina, con cui l'Amministrazione blocca il procedimento di sgombero delle famiglie all'interno degli appartamenti, annullando l'assegnazione delle aree e di conseguenza revoca la convenzione per il diritto di superficie alla società CEE, Costruzioni Edilizie Europee, stipulata precedentemente con Roma Capitale". Così in una nota l'assessore all'Urbanistica e Infrastrutture, Luca Montuori. "La questione dei Piani di Zona è tra le principali urgenze di questa amministrazione: tutelare i cittadini è tra le nostre priorità".

Bolognina, rinviato uno sfratto. Iniziativa di Asia-Usb e ass.ne Pugno stopsfratti in via Gandusio.

Bologna -

Bolognina, rinviato uno sfratto Ne dà notizia Asia-Usb, mentre Pugno chiuso lancia l’allarme da via Gandusio: “Giovedì 23 febbraio vorrebbero sbattere in strada una decina di famiglie con il contratto scaduto”, picchetto dalle 6. “Rinviato di tre mesi lo sfratto da una casa popolare della Bolognina”. Ne dà notizia Asia-Usb, in un post su Facebook. Continua il sindacato: “Dawit potrà rimanere in casa fino al 16 maggio. Di fronte all’arroganza di Acer che mura e tiene sfitte le proprie abitazioni gli inquilini resistono e chiedono una sanatoria per tutti gli inquilini sotto sfratto e senza titolo presenti nei complessi Acer. No agli sfratti dalle case popolari! La lotta per la casa sarà sempre al fianco di chi lotta per la difesa degli spazi sociali e di aggregazione dall’ Università fino ai quartieri! La repressione non ci ferma: Sara e Orlando liberi! Quartieri popolari, Xm 24 e 36 in lotta per il diritto alla città! Basta sfratti, sgomberi e repressione!”. Domani, invece, l’allarme scatterà in via Gandusio. “Giovedì 23 febbraio vorrebbero sbattere in strada una decina di famiglie con il contratto scaduto”, scrive sul social network l’associazione Pugno Chiuso, dando appuntamento per il picchetto antisfratto dalle sei dei mattino in via Antonio Gandusio 8. Si legge inoltre:”Loro vogliono i nostri soldi, noi vogliamo la casa. Voi con chi state? Dagli inquilini delle case popolari di via Gandusio si è alzata una voce forte e determinata contro le criminali politiche abitative delle istituzioni. Gli effetti sono sotto gli occhi di tutti:contratti a tempo, turnover delle assegnazioni, appalti alle associazioni finto-sociali e coop amiche per ricattare le famiglie. Sfitto pubblico occultato e svenduto (4000 alloggi popolari sfitti solo a Bologna), 27 milioni, solo per Gandusio, in parte già intascati dalle amministrazioni per il piano Rigenera che dovrebbe riqualificare i palazzi e intanto sfratta tutti gli inquilini.In un momento in cui la crisi esplode in tutte le città d’Italia, a Bologna i palazzi di via Gandusio resistono e rilanciano: basta sfratti, aumenti e contratti a tempo”.

ROMA: GIOVANE DONNA CON DUE FIGLI MINORI DOMANI RISCHIA LO SFRATTO. AS.I.A/USB, L'INGIUSTIZIA NEI PIANI DI ZONA NON HA FINE.

Roma -

Anche l'on. Roberta Lombardi al presidio in difesa di madre disoccupata Roma, 6 febbraio 2017 Domani 7 febbraio a Roma, in via Fillia 27 (Piano di Zona Longoni), l'AS.I.A./USB sarà in presidio dalle ore 8.30 contro lo sfratto di Roberta Maggi, disoccupata e madre di due minori. Sono passati appena due mesi dall'ultimo accesso dell’Ufficiale Giudiziario e di nuovo torna l'incubo dello sfratto per Roberta e per i suoi figli, di cui uno con problemi di handicap. Al presidio sarà ancora presente l'onorevole Roberta Lombardi, che nel luglio 2015 aveva stabilito la sua residenza parlamentare presso l'abitazione della signora Maggi. Proprio a difesa di tale ingiustizia sociale si era schierata la deputata M5S, una forte iniziativa apprezzata da tutti coloro che si battono contro la truffa dei P.d.Z e la povertà dilagante nella nostra città. Nonostante l'indagine in corso da parte della magistratura penale su almeno 28 piani di Zona (è passata solo qualche settimana dal sequestro degli immobili a Monte Stallonara), che riguarda anche la società costruttrice Sette Costruzioni S.p.A. (PdZ Longoni) per i reati di truffa, corruzione e concussione, il giudice civile ha confermato l'esecuzione dello sfratto per Roberta Maggi e la sua famiglia. Gli immobili dei Piani di Zona sono stati realizzati per essere assegnati a famiglie in emergenza abitativa, su terreno del Comune di Roma e con il contributo di finanziamenti pubblici. Ma gli inquilini o gli acquirenti, nonostante le numerose opposizioni presentate dall'avvocato Vincenzo Perticaro, subiscono sfratti per morosità dopo aver pagato per anni dei canoni di locazione o prezzi di vendita molto più alti di quelli del libero mercato, talvolta per alloggi senza abitabilità, senza servizi e senza allaccio in fogna. L'AS.I.A./USB, di fronte a questa vergognosa ingiustizia che sembra non aver fine, sarà ancora una volta al fianco degli abitanti dei Piani di Zona. L'AS.I.A/USB chiede che la Giunta intervenga con atti concreti e definitivi per bloccare tutti gli sfratti e per il ripristino della legalità. Per ASIA-USB

“La casa è un diritto”, il MOP occupa la sede del Consiglio comunale

Napoli -

“OCCUPATA LA SEDE DEL CONSIGLIO COMUNALE A VIA VERDI: L’EMERGENZA ABITATIVA NON PUÒ PIÙ ASPETTARE!”, così il Movimento per il diritto all’abitare “Magnammece ‘O Pesone” ha annunciato, già alle 8.30, di aver occupato l’aula consiliare in via Verdi, pronta ad ospitare una seduta del Consiglio cittadino. Il MOP ha dichiarato che dietro l’occupazione c’è la protesta “per le persone in emergenza (tra cui nuclei familiari sgomberati dall’ex scuola Belvedere) che aspettano da quasi due anni (!) di poter accedere alle abitazioni di via Settembrini che sono già state loro riconosciute dal Comune di Napoli per diritto nel quadro delle misure per l’albergaggio sociale, tra ritardo ingiustificabili dei lavori di adeguamento e incomprensibili ostacoli burocratici”. Sono circa 20 le famiglie sgomberate ormai un anno fa dall’ex scuola media “Andrea Belvedere” al Vomero. La Giunta Comunale aveva deciso, dopo aver certificato l‘assenza di cause ostative all’utilizzo dell’immobile ex Convento Gesù alle Monache di via Settembrini, di destinare loro le abitazioni “ricavate” da quest’ultimo. “Oltre a questo – si legge ancora nel comunicato del Movimento – continua la lotta contro sfratti per morosità incolpevole, per lo stanziamento delle risorse per le politiche abitative e lo sblocco delle altre vertenze aperte“, nel pieno adempimento delle prerogative sulla base delle quali “Magnammece ‘O Pesone” nacque nel 2013: dare risposta collettiva all’emergenza casa e all’espropriazione dei diritti dell’individuo. La seduta consiliare prevista per le 10 si è svolta ugualmente, iniziando con 40 minuti di ritardo. Sei le delibere all’ordine del giorno, discusse anche “in diretta” Facebook e Youtube. In apertura nessun accenno a quanto accaduto in mattinata, mentre largo spazio è stato concesso a commemorazioni, tra cui quella per l’ex lavoratore LSU, morto ieri dopo aver tentato di inseguire il pirata della strada che aveva investito due colleghi durante un presidio pacifico, in via Ponte della Maddalena. Desire Rosaria Nacarlo

Roma, movimenti per la casa occupano un immobile all'Ostiense

Roma -

Situazione tesa all'Ostiense dove i movimenti per il diritto all’abitare, sabato pomeriggio, hanno occupato un palazzo di proprietà dell’Inarcassa, l’Istituto previdenziale degli architetti e degli ingegneri, in via Silvio d’Amico 53. Circa 300 persone oppongono resistenza passiva al tentativo di sgombero da parte delle forze dell’ordine, che presidiano l’immobile, dismesso da anni, con una decina di blindati.  Nel frattempo gli agenti e funzionari della Digos hanno raggiunto il tetto dove alcune persone sono salite durante l'occupazione. E in serata è arrivato anche l'assessore capitolino all'Urbanistica, Paolo Berdini che, dopo aver incontrato gli occupanti ha promesso l'apertura del tavolo con l'assessore regionale Fabio Refrigeri. Ma i movimento avvertono: "Vogliamo una conunicazione ufficiale". Il blitz è stato messo a segno dopo lo sgombero delle 70 famiglie che avevano trovato riparo in un immobile di proprietà dei Padri Monfortani in via Prenestina e "alle quali il Campidoglio non ha fornito nessun tipo di supporto", spiegano i movimenti. Gli attivisti non sono intenzionati a lasciare l’immobile fin quando non riceveranno "una risposta convincente dagli amministratori" circa la convocazione del tavolo per l’attuazione della delibera regionale sull’emergenza abitativa (ha stanziato 200 milioni di euro), che era già stato convocato e poi procrastinato più volte nelle scorse settimane. "L’iniziativa di sabato non è solo un modo per denunciare l’abbandono del patrimonio pubblico e privato che sarebbe utilizzabile per far fronte all’emergenza abitativa", spiegano i movimento. Si contesta anche la delibera sul bonus casa licenziata dalla giunta giovedì scorso, "che non risolve la situazione degli ospiti  nei Caat – dicono – e rischia di far finire in strada chi non ha i requisiti richiesti. Quali soluzioni individua il Comune per le 15mila famiglie che attendono da anni un alloggio popolare?", si chiedono.

ROMA E’ SBILANCIATA, 7 FEBBRAIO ASSEMBLEA IN CAMPIDOGLIO. QUANTO PESANO I DIRITTI?

Roma -

E' stato da poco approvato il bilancio della città di Roma con grande soddisfazione della giunta. Noi invece siamo preoccupati perché riteniamo che i diritti, soprattutto quelli sociali, abbiano pesato troppo poco nei conti del più grande Comune d'Italia. Le raccomandazioni dei revisori dell'OREF e la spinta a stare dentro i vincoli l'hanno fatta da padrone ancora una volta, costruendo un bilancio in piena continuità con quelli degli ultimi anni. Perché le questioni sociali, dalla casa al lavoro, i due grandi temi che stanno a cuore a migliaia di romani, non entrano dentro i calcoli della giunta? Il 4 ottobre si organizzò una grande assemblea popolare in Campidoglio che voleva essere un invito all'amministrazione a collaborare con i cittadini ed i movimenti sociali per provare a cambiare il volto della città. La giunta rispose chiudendo le porte e la sala della Protomoteca. Dopo altri quattro mesi purtroppo i segnali di un cambiamento vero non si sono avvertiti, mentre i drammi sociali continuano a mordere. Non basta il rispetto delle procedure per produrre un'inversione di tendenza rispetto ai tagli ai servizi sociali, ai licenziamenti, alla disoccupazione di massa, agli sfratti ed alla disperazione delle periferie. Più legalità non si traduce automaticamente in maggiore giustizia sociale e questo comporta un pericoloso sentimento di disillusione. Cittadini e lavoratori aspettano segnali forti di controtendenza e questi non si sono ancora manifestati. Anzi. La vicenda Almaviva così come il rischio di nuovi forti esuberi in Alitalia segnalano che la tendenza alla perdita di posti di lavoro non si è arrestata, né del resto è cominciata una nuova politica di investimenti nei servizi pubblici che potrebbe non solo risanare il cattivo funzionamento degli stessi ma anche ridurre i numeri di una disoccupazione dilagante. Sul fronte abitativo tutto è fermo tranne la politica degli sfratti. Non si interviene per fermare la politica speculativa sul patrimonio degli enti privatizzati e dei fondi immobiliari. I soldi destinati all’emergenza casa non vengono utilizzati, il patrimonio di case popolari resta esiguo e invece di allargarlo si alimenta la guerra tra poveri con la politica degli sgomberi. Sui Piani di Zona infine, dove il ripristino della legalità potrebbe effettivamente garantire più giustizia sociale, l’amministrazione si muove con imbarazzante lentezza, che finisce per favorire chi ha speculato. Serve un grande movimento che rimetta il tema dei diritti e delle questioni sociali al centro dell’agenda cittadina. Occorre che le tante vertenze sociali, ambientali e culturali della città trovino la modalità giusta per collegarsi e invertire l’ordine dei fattori: prima i diritti, poi l’equilibrio di bilancio. L’assemblea di martedì 7 febbraio nella sala della Protomoteca in Campidoglio è promossa oltre che dall’USB, anche dalla Carovana delle Periferie, da Diritto alla Città e da Salviamo il Paesaggio. Appuntamento alle ore 15.30 ROMA E’ SBILANCIATA Martedi 7 febbraio torniamo im Campidoglio Sulle priorità e le scelte sulla città pesano ancora troppo gli interessi dei poteri forti e poco o nulla le esigenze popolari. Il bilancio e le scelte della giunta comunale lasciano troppe cose come stavano prima. L’aria a Roma deve cambiare. MARTEDI 7 FEBBRAIO TUTTE E TUTTI IN CAMPIDOGLIO Le forze che hanno promosso l’assemblea del 4 ottobre scorso in Campodoglio, danno appuntamento per una Assemblea popolare, martedi 7 febbraioo alle ore 15.30 alla Sala della Protomoteca convocata da Carovana delle Periferie, Decide Roma, Unione Sindacale di Base, Forum Salviamo il Paesaggio.

ROMA: REVOCARE SUBITO LE CONCESSIONI NEI PIANI DI ZONA PER BLOCCARE GLI SFRATTI E LE ASTE

Roma -

COMUNICATOPDZ TOR VERGATA: AVVIATA SOLO QUESTA MATTINA LA PROCEDURA DI REVOCA DELLA CONCESSIONE  STESSO SCENARIO PER CASTELVERDE DOPO LE NUMEROSE ENUNCIAZIONI Si è tenuto ieri, fino a tarda sera, l’incontro convocato dall’assessore Paolo Berdini sul pdz Tor Vergata, tra i dirigenti dell’Urbanistica, la cooperativa Lega San Paolo, gli otto inquilini del p.d.z., in presenza di ASIA-USB, l’avv. Perticaro, i consiglieri del M5S Pietro Calabrese e Simona Ficcardi. L’obiettivo preannunciato dell’appuntamento era quello di tentare un accordo di transazione, che doveva basarsi sul prezzo massimo di cessione. La realtà che ci siamo trovati davanti era surreale: il Presidente della coop. candidamente ha richiesto, di fronte all’assessore, ai dirigenti dell’Urbanistica ed ai consiglieri, un accordo di transazione per la cifra di euro 140/150 mila oltre al prezzo massimo di cessione, già versato dagli inquilini. Un invito palese alla violazione della legge, la stessa proposta avanzata nel medesimo tentativo fatto dall’assessore Caudo nel 2013, senza che nessuno è andato a denunciarli. Questo palese comportamento arrogante ha fatto venire allo scoperto l’assessore Berdini che solo a questo punto ha annunciato che avrebbe fatto partire la revoca, quindi sconfessando le sue dichiarazioni precedenti che le revoche fossero già partite. Stesso scenario il giorno prima con Castelverde: solo dopo una animata discussione e i tentativi di avanzare ipotesi gettate li senza un reale riscontro (es. l’entrata in campo della Cassa Depositi e Prestiti, i soliti noti!!), lo stesso assessore Berdini ha di fatto ammesso che la procedura di revoca non era ancora partita. L’avvio della procedura di revoca delle concessioni alle ditte truffatrici nei Piani di Zona, impegno tante volte assunto e a ieri ancora disatteso, resta l'unico strumento nelle mani della giunta capitolina per impedire queste ripetute ingiustizie. Da tempo richiediamo, lo abbiamo ribadito ieri, un tavolo tecnico per analizzare tutte le situazioni, ma ad oggi abbiamo solo impegni formali e pochi fatti L’unica strada che si può percorrere, come abbiamo dimostrato ancora una volta, è l’applicazione della legge. Ma a questo punto se non si recupera il tempo perso in inutili annunci, c'è il rischio che l'intervento possa avvenire troppo tardi. Questa mattina abbiamo notizie che sono partite finalmente le procedure di revoca. Avviate le revoche il Comune deve richiedere al Tribunale fallimentare e a quello delle esecuzione la sospensione degli sfratti e dell’asta, è l'unica strada per fermare gli sfratti. L’Asia Usb, dopo la vicenda di Monte Stallonara, che dimostra la gravità di questa truffa che colpisce decine di migliaia di abitanti delle periferie romane e non, chiama gli inquilini resistenti alla mobilitazione per la tutela del diritto alla casa nella nostra città. Indice un picchetto per difendere le otto famiglie sotto sfratto, nonostante abbiano pagato le loro case come previsto dalla legge, del pdz di Tor Vergata lunedì 23, a partire dalle ore 7.00, in via Marcello Gallian 20. Roma 20 gennaio 2017 ASSOCIAZIONE INQUILINI E ABITANTI – USB

LA LOTTA PER LA CASA NEL MIRINO DELLA REPRESSIONE E NON DELLA POSSIBILE SOLUZIONE. DIRIGENTI SINDACALI USB VVF IDENTIFICATI.

Roma -

DIRIGENTI SINDACALI USB VVF IDENTIFICATI E DENUNCIATI A SAN BASILIO. Questa mattina intorno alle ore 10.15 sono arrivati i vigili del fuoco con tanto di mezzi pesanti (Autopompa) accompagnati dalla Digos e dal commissariato PS di San Basilio, presso l'occupazione abitativa di via Tiburtina 1064 per svolgere un sopralluogo sulla 'stabilità' del palazzo, nuovo di zecca. Questa visita era stata preannunciata nei giorni scorsi, ma proprio per la sua stranezza gli abitanti del residence si sono insospettiti ed hanno richiesto il sostegno dell'USB. Infatti il sospetto era fondato perché la squadra dei veigili del fuoco è intervenuta come se avesse dovuto spegnere un incendio e quindi distorta da eventuali necessità di soccorso. Alcuni dirigenti sindacali di USB VVF sono intervenuti per verificare l'uso corretto degli operatori del soccorso pubblico e della difesa civile, che spesso vengono adoperati per operare sgomberi o sfratti, in difformità con la loro naturale funzione, quella di garantire la salvaguardia dei cittadini. Questa presenza ha irritato i funzionari di polizia che hanno identificato e denunciato i dirigenti sindacali di USB VVF che chiedevano semplicemente delle spiegazioni sul motivo dell'intervento dei vigili del fuoco, quando ci sono aree del nostro paese che avrebbero certamente necessità di sopralluoghi di stabilità, prima che i palazzi crollino. ASIA-USB ROMA

CASA, P.D.Z. CASTELVERDE: LA POLIZIA INTERVIENE E LIBERA QUATTRO ALLOGGI REGOLARMENTE PAGATI DAGLI INQUILINI. SMENTITO L'ASSESSORE BERDINI CHE AVEVA ANNUNCIATO LA REVOCA DELLE CONCESSIONI.

Roma -

COMUNICATO STAMPA AS.I.A./USB: A ROMA ANCORA DETTANO LEGGE GLI INTERESSI DELLA SPECULAZIONE E DELLE BANCHE! Roma - mercoledì 11 gennaio 2017 Due blindati della Polizia insieme all'Ufficiale Giudiziario sono intervenuti questa mattina all'alba nel Piano di Zona Castelverde sigillando quattro appartamenti di cittadini che hanno acquistato gli alloggi al prezzo stabilito dalla legge per i piani di edilizia agevolata. Questo fatto grave smentisce clamorosamente le affermazioni dell'assessore Berdini che aveva annunciato pubblicamente l'avvenuta revoca delle concessioni, come previsto dalla convenzione firmata dal Comune di Roma, lasciando credere a tutti gli inquilini che l'amministrazione pubblica finalmente aveva optato per il ripristino della legalità. Le 27 famiglie sono ricadute improvvisamente nel vortice dell'insicurezza e dell'incertezza, anche in vista del prossimo avvicinarsi della data del 24 gennaio, giorno in cui verranno messi di nuovo all'asta gli alloggi. Sulla pagina Facebook di Asia Usb si può ascoltare la drammatica storia di Vincenzo truffato dai costruttori e abbandonato dalle istituzioni, è la storia di tantissimi abitanti degli oltre 110 piani di zona che a vario titolo sono stati raggirati a Roma e nel Lazio. Link: https://www.facebook.com/FederazionedelSociale/videos/1793622197568554/ L'ASIA-USB prende atto che nella nostra città, nonostante le promesse fatte in campagna elettorale dal Sindaco Raggi di discontinuità con il vecchio sistema, le numerose inchieste giornalistiche e televisive, l'inchiesta della magistratura, ancora la fanno da padrone gli interessi degli speculatori e delle banche. Il problema della casa viene affrontato non con l'affermazione del diritto e con l'applicazione della legge, ma ancora una volta solo con sgomberi e sfratti. L'AS.I.A.-USB, pur continuando la mobilitazione per ristabilire la certezza del diritto alla casa, presenterà insieme agli inquilini dei piani di zona, tramite l'avv. Perticaro, ancora una denuncia nei confronti dei responsabili del Comune di Roma che hanno omesso e continuano ad omettere l’applicazione della legge. Per ASIA-USB Angelo Fascetti