ROMA, SAN BASILIO, SFRATTATA CLAUDIA GIOVANE MADRE PRECARIA. ASIA-USB IL 13 GIUGNO CHIAMA ALLA MOBILITAZIONE!

Roma -

SanBasilio SFRATTATA CLAUDIA, MADRE PRECARIA CON 600 EURO AL MESE, LA GIUNTA RAGGI METTE IN PRATICA LE LINEE DEL GOVERNO DEL CAMBIAMENTO DI CONTE (M5S E LEGA) SULLA CASA. Questa mattina alle ore 7,30, senza preavviso, mentre il figlio piccolo dormiva, polizia, vigili urbani, funzionari dell'Ater, ecc., hanno iniziato a sfondare la porta dove abitava Claudia, in un 'alloggio rifugio' occupato perchè libero da molto tempo, visto che il suo stato di precarietà non gli permette di affittare un alloggio nel mercato privato. Solo sgomberi e niente politica pubblica per la casa. Ecco un assaggio del "contratto di governo per il cambiamento"! Guerra ai poveri e non alla povertà: questo traspare dal programma del futuro governo in linea con quello che sta attuando la Giunta capitolina. Lo stato di abbandono delle periferie è un tema sbandierato solo in campagna elettorale per ottenere i voti dei cittadini stanchi di questa situazione. Presi i voti puntualmente questo tema non fa parte delle azioni di chi si propone al governo. E' ora di dire basta, riparte dalle periferie la lotta contro le ingiustizie, le disuguaglianze, la povertà, la politica degli sfratti e degli sgomberi. Il 13 giugno, dalle ore 14.00, l'ASIA-USB chiama gli abitanti dei quartieri popolari a partecipare in massa alla MANIFESTAZIONE SOTTO IL PARLAMENTO, in Piazza Montecitorio, PER: • Un milione di alloggi popolari in dieci anni • Risanamento del patrimonio pubblico esistente • Stop al Piano casa Renzi-Lupi, all'articolo 5 e alle privatizzazioni • Stop a sfratti e sgomberi per chi ha i requisiti per l'edilizia pubblica e per chi non può pagare • Equo canone sugli affitti e abolizione della legge 431 per gli alloggi non di lusso • La fine della truffa sull’edilizia agevolata e della speculazione sulle case degli Enti previdenziali. ASIA-USB

POZZUOLI (NA) TERMINATO LO SGOMBERO DI 40 FAMIGLIE LASCIATE SENZA UNA SOLUZIONE DIGNITOSA.

Napoli -

IL NOSTRO PAESE NEGA IL DIRITTO ALLA CASA! Martedì 15 Maggio 40 famiglie sono state sgomberate dalle loro abitazioni in via Carlo Alberto Dalla Chiesa, a Pozzuoli, a causa della presenza di amianto. Ad oggi queste famiglie non hanno ancora una sistemazione, e dormono in una palestra in attesa di conoscere il loro futuro. Abbiamo raccolto le loro storie per diffondere la verità sulle condizioni delle persone che abitavano nel campo container, alla luce della forte disinformazione creata attorno a questo tema. Ringraziamo gli abitanti che hanno voluto lasciare la loro testimonianza. La casa è un diritto per tutti e tutte! VEDI IL VIDEO:https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=252540878649451&id=124303911473149

Rinviato sfratto 74enne a Campobasso

Campobasso -

Di Sabato, nuovo assessore sblocchi 320 mila euro fondo morosità. Sfratto esecutivo rinviato a luglio per la 74enne Amalia D'Angona, dopo la mobilitazione di Asia, Usb, e Casa del Popolo di Campobasso. Lo ha deciso l'ufficiale giudiziario che stamattina si è recato in via S.Andrea, in pieno centro storico, per eseguire l'ordinanza del tribunale.    Italo Di Sabato: ''il pericolo è solo rinviato, ora bisogna provvedere alle alternative. Questo è un dramma interno alla crisi sociale che stiamo vivendo, serve una soluzione con l'amministrazione di Campobasso perchè a luglio sono in arrivo altri sfratti esecutivi per gli inquilini Iacp. C'è insomma una emergenza abitativa seria che va affrontata. Oggi abbiamo impedito che una donna di 74 anni, invalida, con 480 euro di pensione finisse sulla strada - prosegue Di Sabato - ma bisogna attivare provvedimentio seri, perchè la maggior parte degli sfratti sono incolpevoli per perdita di lavoro. Chiederemo un incontro urgente con il prossimo assessore ai servizi sociali della Regione per sbloccare quei 320 mila euro di fondo morosità che sono fermi''. ANSAhttp://www.ansa.it/molise/notizie/2018/05/22/rinviato-sfratto-74enne-a-campobasso_275a36e4-a773-4934-b888-c1a95434b4f1.html

CONTRATTO PER IL GOVERNO DI CAMBIAMENTO: SENZA POLITICA DELLA CASA E CON SOLO SGOMBERI

Roma -

Nel Programma di governo del M5S e LEGA non esistono le parole CASA, EMERGENZA ABITATIVA, PIANI DI ZONA, ENTI PREVIDENZIALI, POLITICA DELLA CASA. Si richiede invece la velocizzazione degli sgomberi degli occupanti abusivi, questo paragrafo è addirittura inserito nel CAPITOLO '23 SICUREZZA, LEGALITÀ E FORZE DELL’ORDINE', insieme al GIOCO D'AZZARDO e al CONTRASTO AL BULLISMO. Non si parla invece di RIPRISTINO DELLA LEGALITÀ per la truffa dei piani di zona. Non si dice che le occupazioni abusive sono la conseguenza della mancanza decennale di una politica pubblica per l'abitare e che quindi questo governo vuole proseguire nella direzione di favorire solo l’iniziativa privata! ASIA-USB INVITA TUTTI A MANIFESTARE IL 13 GIUGNO, DALLE ORE 14.00, A PIAZZA MONTECITORIO, SOTTO IL PARLAMENTO: PER UNA POLITICA PUBBLICA CHE GARANTISCA IL DIRITTO ALL'ABITARE, PER UN PIANO NAZIONALE DI UN MILIONE DI CASE POPOLARI, PER FERMARE SFRATTI E SGOMBERI, PER RIPARTIRE DALLE PERIFERIE ABBANDONATE AL DEGRADO, PER CONTRASTARE LA POVERTA' E LE CRESCENTI DISUGUAGLIANZE SOCIALI, PER IL REDDITO SUBITO.PERCHE' VENGANO RISPETTATE LE PROMESSE ELETTORALI!

SGOMBERO A POZZUOLI (NA): L'EMERGENZA CASA SI RISOLVE CON L'USO DELLA POLIZIA. PROTEGGONO LE FAMIGLIE DALL'AMIANTO SBATTENDOLE IN STRADA!

Napoli -

Dopo mesi di trattative e incontri, al rione Toiano (Pozzuoli), vincono la violenza e la paura. Sgomberate 5 delle famiglie del campo container di via Carlo Alberto dalla Chiesa, intanto movimenti e sindacati di base domani saranno in piazza. Stamattina, sotto ordine del sindaco Figliolia e della Prefettura di Napoli, è stato disposto l’inizio dello sgomberodegli abitanti di via Carlo Alberto Dalla Chiesa. Le famiglie del campo vivono nei container da più di 30 anni. Lo scorso 30 gennaio fu disposto lo sgombero sotto ordine della Procura, a causa della presenza di amianto. Sin dall’arrivo della carta di sgombero, le famiglie hanno richiesto una ricollocazione prima di abbandonare le loro case. Dal 1990 gli abitanti avevano largamente denunciato la presenza di amianto nelle loro abitazioni, ma le loro richieste non sono state ascoltate dalle istituzioni. In questi mesi gli abitanti si sono mossi presso tutte le istituzioni competenti per concertare di comune accordo una soluzione allo sgombero. L’unica soluzione pervenuta è stata quella del contributo economico, disposto da una delibera proposta dal sindaco di Pozzuoli Vincenzo Figliolia. Le famiglie di Toiano hanno sempre rigettato questo proposta. In primis poiché tale contributo non riuscirebbe a coprire il prezzo delle richieste di affitto attuali e, in secondo luogo, perché in assenza di un reddito fisso e di una busta paga è oramai impossibile fittare una abitazione. Dopo mesi di trattative e la richiesta di un tavolo inter-istituzionale, effettuata anche da parte del sindaco, senza alcuna risposta né motivazione questa mattina si è proceduto allo sgombero. Per tutta la notte le famiglie hanno presidiato, senza dormire, la zona del campo dopo le numerose minacce ricevute negli scorsi giorni dagli agenti della polizia locale. Stamane, martedì 15 maggio, intorno alle 8:30, centinaia di poliziotti in assetto antisommossa e decine di blindati hanno cominciato le operazioni di sgombero. Le famiglie, composte anche da tantissimi tra donne, bambini e anziani, si sono sedute in strada per difendere il proprio tetto e manifestare il proprio dissenso, per poi essere violentemente caricate e spostate con brutalità dalle forze di polizia. Al momento sono stati sfrattati 5 nuclei familiari. Si tratta di «aventi diritto» che abitano nel campo dal 1986. Gli ingressi delle abitazioni sono stati distrutti e murati, mentre gli effetti personali sono stati portati fuori. Gli abitanti delle case sono stati tradotti in una palestra, allestita con brandine, a Monterusciello. Gli agenti presenti hanno intimato a coloro che sono rimasti di abbandonare al più presto le loro abitazioni, continuando a non presentare soluzioni alternative. Le proposte fatte dagli abitanti in questi mesi sono state eluse e non prese in considerazione alcuna da nessuno. Gli abitanti sono terrorizzati e molti di loro, come documentato in numerose riprese e fotografie e dalla presenza di tre ambulanze e relativo personale, hanno accusato malori e svenimenti, anche a causa delle insistenti provocazioni fatte dalle forze dell’ordine. Forze dell’ordine che, in molti casi, hanno impedito a parenti di raggiungere gli abitanti per prestare soccorso, aiutare gli anziani e i bambini, cercare di confortarli. Il sindaco Vincenzo Figliolia è il diretto responsabile di questa mattinata di violenza e scempio. Nonostante le mobilitazioni e le proposte fatte, si è deciso di aggravare considerevolmente l’emergenza e l’unica risposta pervenuta è stata esclusivamente con l’uso della forza. Domani movimenti sociali e asia usb hanno indetto una manifestazione , con partenza alle ore 8.00 dal campo di via Alberto dalla Chiesa, destinazione finale la sede del comune di Pozzuoli

BOLOGNA: 14 CONDANNE A ISCRITTI E DELEGATI SINDACALI DI ASIA-USB PER AVER DIFESO IL DIRITTO ALLA CASA

Bologna -

Riteniamo profondamente ingiuste le sentenze che ieri il Tribunale di Bologna ha emesso nei confronti dei nostri delegati e iscritti: persone completamente private di una casa, condannate per aver rivendicato in maniera organizzata che l’ex-clinica Beretta in via XXI aprile, inutilizzata da quasi 10 anni, fosse utilizzata come alloggio a canone popolare da assegnare a quelle stesse famiglie, che ci avevano vissuto per quasi un anno rendendolo di nuovo un posto abitabile e vero punto d’incontro nel quartiere. La pena è di un mese di detenzione più 200€ di multa, oltre al risarcimento di 5000€ all’Ausl, proprietario costituitosi parte civile. Le riteniamo ingiuste e inaccettabili perché la sola giustizia sociale possibile è quella che si basa sull’equità dei diritti sociali. Per molte famiglie e persone che vivono in condizione di estrema povertà risulta impossibile accedere all’assegnazione di case Acer - o addirittura entrare in graduatoria, come prevedeva i regolamento Acer negli anni in cui avvenivano i fatti  per chi avesse un ISEE pari a 0,00€ - e la situazione è solo peggiorata in anni recente. Le richieste di alloggio popolare, da parte di nuclei aventi diritto, a cui non segue una risposta positiva sono ogni anno migliaia (circa 4000 quest’anno), e gli sfratti per morosità sono in continuo aumento; allo stesso tempo le case Acer sfitte nella provincia di Bologna sono quasi 2000, mentre innumerevoli quelle di proprietà private, grandi enti o singoli. Il Sindaco di Bologna sembra ricordarsi di questo fatto un giorno all’anno, pubblicando sui giornali promesse di realizzare qualche centinaio di alloggi in un numero indeterminato di anni. L’ultima volta è stato pochi giorni fa, quando sulle pagine del Corriere appariva l’annuncio della cessione dell’ex-clinica dall’Ausl al Comune – in cambio di due piccoli ambulatori come permuta – allo scopo di realizzare alloggi ERP. Peccato che questo venga fatto oggi, quando lo stabile è di nuovo un rudere disabitato, mentre chi aveva avuto il coraggio di richiedere la stessa cosa nel 2011, organizzandosi come proprio diritto in maniera sindacale, viene condannato per aver tentato di difendere uno dei diritti basilari: il diritto all’abitare. Asia-USB Bologna, 08/05/18

ROMA, P.D.Z. CASTELVERDE, IL TAR DEL LAZIO RIGETTA IL RICORSO DELLA BANCA. VINCONO ANCORA GLI INQUILINI!

Roma -

ROMA, PIANO DI ZONA DI CASTELVERDE, IL TAR DEL LAZIO RIGETTA IL RICORSO DI UNIPOL E CONFERMA: LA REVOCA DELLE CONVENZIONE E’ CORRETTA LE BANCHE DEVONO FARE SOLO MUTUI AGEVOLATI. Sono anni che Asia-Usb e l’avv. Vincenzo Perticaro al fianco degli inquilini dei piani di zona chiedevano l’applicazione della legge e il rispetto delle convenzioni, oggi, arriva un primo ed importante tassello con la sentenza del TAR che riconosce che la revoca della concessione nel piano di zona di Castelverde è un atto corretto e dovuto. Gli inquilini si erano costituiti con l’avv. Perticaro per chiedere il rigetto del ricorso che impugnava la revoca della convenzione. Dalla sentenza del Tar del Lazio emergono importanti profili per l’edilizia agevolata. Il primo profilo riguarda la circostanza che, nel caso di fallimento delle società che costruiscono edilizia agevolata, il Comune è obbligato alla revoca della convenzione e che il termine “potrà”, inserito nell’art. 14 del disciplinare, non rappresenta una facoltà ma un atto dovuto e vincolato per l’amministrazione non avendo la stessa potere discrezionale in casi simili. Altro elemento importante riguarda il mutuo delle banche in edilizia agevolata. Il TAR afferma che in caso di finanziamento pubblico per edilizia ERP non può essere stipulato dalla banca un mutuo fondiario ma un mutuo agevolato previsto dalla legge solo per quelle banche che sono accreditate e convenzionate con il Ministero delle Infrastrutture. ORA, PERSO L'ENNESIMO RICORSO AL TAR DA IMPRESE E COOP CHE HANNO TRUFFATO DECINE DI MIGLIAIA DI CITTADINI ROMANI E NON, NON ESISTE PIU' ALCUN ALIBI PER L'AMMINISTRAZIONE CAPITOLINA E QUELLA DELLA REGIONE LAZIO PER CONTINUARE A NON APPLICARE LA LEGGE SULL'EDILIZIA AGEVOLATA. L'ASIA-USB VA AVANTI, INSIEME AI COMITATI DEI PIANI DI ZONA, NELLA BATTAGLIA PER RIVENDICARE IL RUOLO PUBBLICO DI QUESTO IMPORTANTE PATRIMONIO ABITATIVO LASCIATO GESTIRE A IMPRESE PRIVATE E COOP CHE SI SONO APPROPRIATE ILLEGALMENTE DEL DENARO PUBBLICO DESTINATO ALL'EMERGENZA ABITATIVA. BISOGNA DARE CERTEZZE E TRANQUILLITA' AI CITTADINI COLPITI DA QUESTA GRANDE TRUFFA! ASIA-USB

PDZ SPINACETO DUE, NONOSTANTE L’INTERVENTO DELLA MAGISTRATURA E L’AVVIO DELLA REVOCA DELLA CONCESSIONE, CONTINUANO GLI SFRATTI.

Roma -

AS.I.A/USB, MARTEDI’ 10 PRESIDIO: BLOCCARE LE ESECUZIONI, APPLICARE LA LEGGE SULL’EDILIZIA AGEVOLATA! Martedì 10 aprile a Roma, in via Angelo Sante Bastiani 18 (Piano di Zona Spinaceto Due), l'AS.I.A./USB sarà in presidio dalle ore 8.30 per fermare lo sfratto di una delle famiglie che hanno avuto difficoltà a pagare i canoni richiesti illegalmente per questa tipologia di edilizia sociale, perché non rispettavano i criteri stabiliti dalla legge. Continuano gli sfratti nei confronti di queste famiglie, sono circa 12 le richieste di esecuzione su 60 inquilini, nonostante l’indagine per truffa e il sequestro delle case avviati dalla magistratura penale nei confronti del Consorzio Vesta e di 5 funzionari comunali; nonostante il fallimento della società costruttrice e l’avvio della procedura di revoca della concessione iniziata a il 19 ottobre 2017 da parte del Comune di Roma, ancora non portata a termine. Sono gli stessi curatori fallimentari che, ignorando le motivazioni alla base del procedimento avviato dalla magistratura, stanno richiedendo l’intervento della forza pubblica, alimentando così nuova emergenza abitativa e ulteriore incertezza da parte delle famiglie che dovevano essere le destinatarie di un intervento pubblico finalizzato proprio ad affrontare il problema della casa nella nostra città. L'AS.I.A./USB ricorda che gli immobili dei Piani di Zona sono stati realizzati per essere assegnati a famiglie in emergenza abitativa, per questo hanno ricevuto finanziamenti pubblici a fondo perduto. Ma gli inquilini o gli acquirenti, nonostante le numerose opposizioni presentate dall'avvocato Vincenzo Perticaro, subiscono sfratti dopo aver pagato per anni dei canoni di locazione o prezzi di vendita molto più alti di quelli del libero mercato, una vera e propria truffa ai danni dello stato e di decine di migliaia di inquilini romani. L'AS.I.A./USB, di fronte a questa vergognosa ingiustizia che sembra non aver fine, sarà ancora una volta al fianco degli abitanti dei Piani di Zona e denuncia gli ingiustificabili ritardi dell’Amministrazione Raggi che fino ad oggi ha prodotto pochi fatti, non ha applicato la legge e le sanzioni previste, mentre ha continuando a coprire i dirigenti comunali che hanno permesso questa enorme truffa ai danni della città. Le ultime dichiarazioni dell’assessore Montuori sulla presunta contraddittorietà della norma in materia di edilizia agevolata entrano addirittura in contrasto con la stessa Sentenza della Corte di Cassazione n. 18135/2015 e la dicono lunga sul tanto sbandierato vessillo del ripristino della legalità che si applica solo quando si tratta dei poveracci e non quando si tratta di costruttori e cooperative che hanno sottratto allo Stato ingenti risorse destinate ad affrontare il problema della casa a Roma. Roma – 7 aprile 2018 ASIA-USB

ROMA CENTINAIA DI INQUILINI DELLE CASE POPOLARI E DEI PIANI DI ZONA MANIFESTANO IN CAMPIDOGLIO NELL'INDIFFERENZA DELLA GIUNTA CAPITOLINA.

Roma -

QUESTA È LA POLITICA DELLE PORTE APERTE AI CITTADINI SBANDIERATA IN CAMPAGNA ELETTORALE. LA SINDACA NON RISPONDE ALLE NUMEROSE RICHIESTE DI INCONTRO, ULTIMA IL 31 GENNAIO 2018, PER CAPIRE I MOTIVI DELLA MANCATA APPLICAZIONE DELLA LEGGE PER I PDZ DI ROMA E DELL'INESISTENTE GESTIONE DELLE CASE POPOLARI, LASCIATE AL DEGRADO. SI VUOLE COPRIRE LA MANCANZA DI UNA POLITICA PER LA CASA CON GLI SGOMBERI CONTRO I PIÙ DEBOLI! Manifestazione in Campidoglio, oggi 27 marzo. La giunta non ci riceve, la Raggi non si degna nemmeno di prendere in considerazione l' idea di interloquire con i cittadini e le cittadine in emergenza abitativa. Nessuno di loro, deputato a gestire la cosa pubblica, decide di incontrarci per confrontarci e dare delle risposte su una questione fondamentale. A cosa serve quindi continuare a chiedere? Per subire altre umiliazioni, quando sappiamo bene che la Costituzione e i principi di una vera Giustizia Sociale riconoscono il diritto all'abitare come diritto da garantire, fondamentale e inalienabile? Riprendiamoci tutto ciò che è nostro, casa, diritti, dignità! Chi nega il diritto all'abitare, chi sottrae la casa a chi non ha dove andare, è nella piena illegalità e violenza! Tanti gli interventi durante la manifestazione, delle persone che vivono nei lotti popolari, degli inquilini dei piani di zona, delle persone sotto sfratto o a sfratto già avvenuto, che si ritrovano in strada, così come chi non dorme mai sonni tranquilli per la costante paura di essere buttato fuori all'alba dalle forze non si sa di quale ordine! Con noi anche la signora Paola, che ha subito la violenza dello sfratto, finendo in ospedale, ed ora non ha ancora un posto stabile dove poter andare, mentre la casa che abitava, assegnata, ad oggi è ancora vuota! Ci sono 150 mila case vuote nella Capitale, più centinaia di spazi in disuso che possono essere utilizzati per rispondere all'emergenza abitativa, e invece migliaia di persone, nuclei familiari vivono in strada o dormono in macchina, o in alloggi di fortuna in condizioni spesso totalmente insalubri e pericolosi! Tutto questo è vergognoso e criminoso! Permettere questo è il vero reato; il diritto all'abitare è un diritto sacrosanto, essenziale, inalienabile che deve essere garantito a tutti. Noi non molliamo Michelangelo, Maria Vittoria, Giacomo, Paola, Giulia, Gigi, Daniele, Lorenzo, Davide, Francesco, Mimmo, e tante compagne e compagni, unit* nella lotta!

PDZ, AFFRANCAZIONI: IL COMUNE DI ROMA GETTA LA MASCHERA, NON APPLICA LA LEGGE PERCHE' LA VUOLE FAR CAMBIARE.

Roma -

Dalle dichiarazioni dell'assessore Montuori fatte durante il convegno che si è svolto ieri presso il consiglio dell’ordine degli avvocati di Roma, riportate dalla stampa, si palesa finalmente il pensiero dell’Amministrazione comunale a proposito dell’applicazione della legge in materia di edilizia agevolata. Ci dice l’assessore che le responsabilità di quello che sta succedendo nei piani di zona, dove sta indagando la magistratura romana, non è di chi ha ignorato la legge, truffando lo stato e decine di migliaia di cittadini, ma della legge stessa che sarebbe – sempre secondo l’assessore – contraddittoria. Non è neanche sufficiente per chi guida la politica dell’urbanistica a Roma il pronunciamento della Corte di Cassazione con sentenza 18135/2015, è un bel dire per chi ha fatto del ripristino delle legalità un fiore all’occhiello. E’ il chiaro il tentativo di auto assolvere l’Amministrazione capitolina e la sua stessa avvocatura dalla mancata applicazione della legge: non è stato proprio il Comune di Roma ad autorizzare la vendita ai prezzi di mercato agli inquilini che avevano acquistato la casa di edilizia agevolata al prezzo massimo di cessione? Ora con queste dichiarazioni si vuole spingere il governo a cambiare la legge invece di assumersi le responsabilità di non averla applicata. Sono i cittadini romani a subire il prezzo di queste scellerate complicità, le sanzioni che non vengono ancora applicate rappresentano un danno erariale per Roma. Si vuole risolvere tutto con l’affrancazione facendo pagare più volte ai cittadini coinvolti il prezzo della loro complicità.

ROMA, IL COORDINAMENTO DEI COMITATI DEI P.d.Z. SARA' PRESENTE MARTEDI' IN CAMPIDOGLIO

Roma -

COMUNICATO DIFENDERE L’EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA RIPRISTINARE LA LEGALITA’ NEI PIANI DI ZONA Il Coordinamento dei Comitati dei P.d.Z. partecipa alla mobilitazione indetta da ASIA-USB in Campidoglio per martedì 27 marzo alle ore 15,00 in difesa e per il rilancio dell’edilizia pubblica. La nostra presenza sarà a testimonianza del fatto che l’Amministrazione Raggi, nonostante gli impegni presi prima della campagna elettorale, sta immotivatamente temporeggiando nell’applicazione della legge che prevede le modalità di attuazione dei piani di edilizia agevolata (E.R.P.). Lo Stato e decine di migliaia di inquilini sono stati truffati. Alle gravi violazioni commesse dalle coop e ditte costruttrici, portate alla luce da numerose indagini della magistratura romana con il sequestro di centinaia di alloggi, non corrisponde un’azione adeguata per ripristinare la legalità: continua l’ostruzionismo da parte degli Uffici competenti, brancola nel buio l’azione politica di chi amministra ormai da quasi due anni la nostra città. Sono state avviate, su pressione della nostra Associazione e dei molti mezzi d’informazione, alcune revoche delle Concessioni, ma a mesi di distanza non c’è modo di sapere a che punto è la situazione. Ma l'attuale amministrazione, pur constatando palesi violazioni delle Convenzioni Edilizie non ha mai applicato nessuna Sanzione pecuniaria prevista dalla Legge e dalle stesse Convenzioni. In questo vuoto si inseriscono e continuano le azioni di curatori fallimentari e altri soggetti che inviano lettere di sfratto a chi ha subito questa colossale truffa. Questo sta succedendo a Castel Giubileo, a Spinaceto Due, a Ponte Galeria, a Osteria del Curato, a Colle Fiorito, ecc. Sono mesi che ASIA-USB ha richiesto un incontro alla Sindaca Raggi per conoscere i motivi che impediscono l’applicazione del suo programma elettorale e di ridare certezze agli inquilini che hanno usufruito di un intervento pubblico: a questa richiesta non abbiamo avuto alcun segnale di riscontro. Questo è sintomatico della poca attenzione che la nuova amministrazione sta dando al problema della casa nella nostra città, non emerge nessun piano di rilancio del ruolo dell’edilizia pubblica a prezzi sociali. A Roma sono decine di migliaia le famiglie sotto sfratto, perché non riescono a pagare i canoni di affitto, molti i giovani che non possono formarsi una famiglia, tanti altri richiedono inutilmente casa attraverso i bandi. L’applicazione della legge nei piani di zona, la verifica di quelli realizzati fino ad oggi, il completamento delle opere di urbanizzazione lasciate incomplete, il rilancio della funzione dell’edilizia agevolata impegnando decine di milioni di finanziamenti che sono tenuti bloccati perché mancano progetti, significherebbe recuperare migliaia di appartamenti da destinare all’emergenza abitativa e ridare la dignità a questi quartieri violentati dalla corsa alla speculazione. Roma, 23 marzo 2018 Coordinamento dei Comitati dei P.d.Z. di Roma Asia-Usb

ROMA: DIFENDIAMO LE CASE POPOLARI, STOP AGLI SFRATTI. GLI INQUILINI SI MOBILITANO MARTEDì 27 IN PIAZZA DEL CAMPIDOGLIO

Roma -

DEGRADO E ABBANDONO DELLE CASE, RICHIESTE DI ARRETRATI PER SERVIZI MAI EROGATI, SFRATTI PER 9.000 “SENZA TITOLO” L’ASSESSORE ALLA CASA DI ROMA CAPITALE HA DICHIARATO LA GUERRA CONTRO GLI INQUILINI DELLE CASE POPOLARI Il 27 marzo Asia-Usb sarà in piazza del Campidoglio per denunciare l’assenza di una politica della casa nella nostra città, la mancata gestione e l’abbandono delle case popolari, l’avvio di una campagna da parte della Giunta capitolina tesa ad alimentare la guerra tra poveri e contro i poveri, fatta di sgomberi di anziani, di famiglie con minori, che risultano senza titolo pur avendo i requisiti di legge per accedere ad un alloggio pubblico. Tutto questo mentre le case e gli edifici sono lasciati nel totale degrado, vengono richiesti pagamenti per servizi mai erogati, non vengono riassegnate le case vuote e vivono una telenovela coloro che vogliono riconsegnare un alloggio. Sono 9000 le famiglie prese di mira dalla Giunta Raggi: tra questi centinaia di inquilini che hanno avuto regolari assegnazioni, 4-5 mila assegnatari che superano i redditi di permanenza (limiti ristretti grazie ad una norma del 2007 proposta dai soliti sindacati complici), moltissimi li superano di poche centinaia di euro, magari perché un figlio ha trovato lavoro. In questo caso perderebbero l’alloggio e i requisiti pur mantenendosi nei limiti dell’edilizia agevolata (sempre E.R.P.). I subentri dei senza titolo sono avvenuti, moltissimi da quasi dieci anni, grazie alla mancanza di una gestione oculata del patrimonio abitativo. Ma la ragione principale che spinge tanti e tante ad occupare un alloggio va ricercata nella totale assenza di una politica attiva che rilanci l’edilizia pubblica, a nulla sono servite fino ad oggi le domande fatte tramite i bandi per le case popolari. Ci sono migliaia di famiglie prime in graduatoria - anche da oltre quindici anni - che non ricevono risposte. Dietro questa campagna contro gli inquilini delle case popolari, sostenuta anche da una parte dei media, si cela ancora una volta il tentativo di privatizzare e dismettere il patrimonio, lasciando libera azione alla speculazione edilizia che ha sconvolto l’assetto urbanistico nella nostra città. Avviare, invece, una sana gestione di questo patrimonio significherebbe rendere più dignitosi i nostri quartieri, significherebbe creare posti di lavoro pubblico nella loro manutenzione e cura, significherebbe infine iniziare ad affrontare concretamente il tema dell’abbandono delle periferie, fino ad oggi solo oggetto di indagini statistiche o di quelle delle Commissioni parlamentari. L’ASIA-USB lancia un appello alla mobilitazione agli inquilini delle case popolari per martedì 27 marzo alle ore 15.00 in piazza del Campidoglio, sotto la sede del Consiglio comunale, per difendere la funzione delle case popolari, per chiedere la riqualificazione dei quartieri, la manutenzione dei palazzi e degli alloggi pubblici, il blocco degli sfratti e il riconoscimento del diritto alla casa ai senza titolo che hanno i requisiti previsti dalla legge per l’edilizia pubblica, l’allargamento dei limiti di reddito per la permanenza nell’edilizia pubblica e la tutela anche di tutti coloro che posseggono i requisiti dell’edilizia agevolata. MOBILITIAMOCI Martedì 27 marzo 2018, dalle ore 15.00, in Piazza del Campidoglio PER RILANCIARE L’EDILIZIA PUBBLICA, PER DIFENDERE LE CASE POPOLARI CONSEGNIAMO L’AVVISO DI SFRATTO A CHI HA CANCELLATO LA POLITICA DELLA CASA NELLA NOSTRA CITTA’ E ALIMENTA LA GUERRA TRA POVERI!

DIRITTO ALLA CASA E AL REDDITO, RIPARTE DALLE PERIFERIE LA LOTTA ALLE DISUGUAGLIANZE. 29 APRILE INCONTRO NAZIONALE A NAPOLI

Roma -

DIRITTO ALLA CASA E AL REDDITO RIPARTE DALLE PERIFERIE LA LOTTA ALLE DISUGUAGLIANZE Disporre di un alloggio dignitoso e vivere in un quartiere dotato di servizi essenziali per i trasporti, la salute e l’educazione costituiva fino a qualche tempo fa la condizione minima da garantire alla cittadinanza a cui tendevano le politiche pubbliche. Il diritto alla casa, al lavoro e a una dotazione di servizi di base anche se non erano garantiti a tutti costituivano un riferimento sulla base dei principi sanciti dalla Costituzione. Un prodotto della strategia di finanziarizzazione e gentrificazione delle città degli ultimi governi, soprattutto a guida PD, è stato l’emergere di una sterminata periferia geografica e sociale. In queste aree si concentra più della metà della popolazione del paese, e vi si riscontra la dimostrazione di una disuguaglianza cresciuta a tal punto che diritti che fino a qualche anno fa venivano garantiti alla gran parte della popolazione ora sono diventati un privilegio per una fetta minoritaria di cittadini. E’ nelle periferie che si registrano tassi doppi di disoccupazione rispetto al resto del paese, dove si produce un forte isolamento a causa della scarsità dei trasporti e dove i servizi sono quasi completamente assenti. Ed è soprattutto nelle periferie che si vive il dramma degli alloggi. Il numero degli sfratti è estremamente alto (61.718 sentenze nel 2016), con un aumento costante dei casi di morosità; sono oltre 700.000 le domande di casa popolare ancora in attesa, da parte di famiglie che avrebbero i requisiti. Lo Stato non investe più nell’Edilizia Residenziale Pubblica e ciò che resta del patrimonio pubblico è in via di privatizzazione (in Italia solo il 3% del patrimonio abitativo è ancora pubblico, mentre in altri paesi europei si aggira tra il 20% e il 30%), con una vera e propria opera di svendita da parte dei Comuni che va a beneficio di grandi proprietari e speculatori, accelerata dal Piano Casa di Lupi-Renzi. Alla mancanza di alloggi popolari si vorrebbe sopperire con il social housing, una delle tante forme per speculare sulle difficoltà sociali, provando a far soldi sulle povertà attraverso un mondo di agevolazioni pubbliche a privati proprietari e costruttori, somministrate e utilizzate in maniera clientelare (eclatante la truffa dei Piani di Zona a Roma), il cui risultato sono alloggi a prezzi non lontani da quelli del mercato privato. La precarietà del lavoro, la diffusione dei bassi salari e la sottoccupazione hanno aggravato la crisi degli alloggi. L’area della sofferenza abitativa si è fortemente allargata a vasti settori di ceto medio e chi ieri poteva accedere a un mutuo oggi non riesce a star dietro ai pagamenti (solo nel 2017 sono state messe all’asta 290.000 case). Il ritrarsi delle politiche pubbliche dalla questione abitativa si traduce anche nell’aumento del patrimonio lasciato in disuso e in cattive condizioni, senza manutenzione e abbandonato al degrado. La rinuncia a garantire il diritto alla casa per le fasce di popolazione a basso reddito si aggiunge alla rinuncia delle amministrazioni pubbliche a salvaguardare il territorio e a metterlo in sicurezza. L’aumento dei disastri ambientali, spesso aggravati dall’incuria e dal malaffare con cui sono state (o non sono state) realizzate le infrastrutture, e l’incapacità dello Stato di affrontare la ricostruzione (dal terremoto de L’Aquila all’alluvione di Livorno) stanno aumentando il senso di insicurezza generale. La risposta che i governi e le maggiori forze politiche del paese, guidate dalle indicazioni della Commissione UE e dalla Banca Europea, hanno dato di fronte a questo crescente senso di insicurezza si fonda su tre caratteristiche: a) l’aumento del controllo e delle misure di repressione dei cosiddetti “reati urbani” (decreti Minniti) che sta alimentando il razzismo e la guerra tra poveri ; b) la politica di “rigenerazione urbana” fondata su forme di governance mista pubblico-privato, in cui la trasformazione del territorio è subordinata alle opportunità di profitto degli investitori; c) la trasformazione del terzo settore in agenzia di controllo sulla popolazione in difficoltà e l’ingresso del profit nei servizi sociali. L'accanimento contro le occupazioni, i rastrellamenti di carattere etnico e le azioni repressive contro l'economia informale costituiscono l'aspetto più odioso di questa crociata contro i poveri in nome del ripristino del decoro e della sicurezza. A questo si aggiunge la ghettizzazione dei migranti di “ultima generazione” in un sistema di accoglienza che somiglia a una prigionia, dove la trappola burocratica dei documenti è solo il primo ostacolo al raggiungimento di diritti basilari come la casa; e la tendenza di molti imprenditori a impiegarli a salari infimi, spesso con contratti in nero e nessun tipo di tutela, in ambiti lavorativi particolarmente pesanti o degradanti. Ma anche la gentrificazione dei centri storici e dei quartieri appetibili per la speculazione è parte della stessa filosofia di governo, che invece di affrontare i problemi sociali, esercita un'azione di controllo e mette al primo posto la tutela della proprietà privata, prima e al di sopra di qualsiasi altro diritto sociale, anche quando essa di fatto si trasforma in rendita parassitaria. E' ora di ribaltare questa lettura e di contrastare tutte quelle politiche che stanno aumentando la disuguaglianza sociale a partire dall'affermazione di un diritto universale come il diritto all'abitare, un diritto fondamentale e complessivo poiché la casa non è solo “un tetto sulla testa”, ma la garanzia di un luogo in cui costruire la propria vita in un contesto di uguaglianza, di accessibilità ai servizi, di coesione sociale. Vogliamo confrontarci con le realtà associative, i movimenti urbani, il mondo dei comitati che animano le mille resistenze delle periferie, chi lotta per la casa, le realtà in difesa dei beni comuni, i movimenti di migranti, per condividere la costruzione di una piattaforma generale centrata sul diritto alla casa e al reddito e contro le disuguaglianze sociali. L'obiettivo che proponiamo è la costruzione di una grande mobilitazione nazionale e l'avvio di una vertenza generale sui temi della casa, delle periferie, del reddito e della salvaguardia del territorio. La questione del reddito, soprattutto dopo la tornata elettorale, è improvvisamente ritornata alla ribalta dell'attenzione generale. Non c'è dubbio che la crescente disuguaglianza sociale così come l'assenza di credibili opportunità lavorative e la forte precarizzazione del lavoro abbiano fatto crescere l'aspettativa di una misura di sostegno al reddito che garantisca almeno il minimo vitale. L'approvazione del REI da parte del governo Gentiloni oltre a rispondere ad una logica di workfare, che mira ad introdurre forme di obbligo al lavoro a qualsiasi condizione, resta molto lontana dalla possibilità di soddisfare le necessità. Un reddito incondizionato contro la precarietà costituirebbe una misura di redistribuzione della ricchezza utile a combattere i bassi salari, la ricattabilità che subiscono i lavoratori poveri e lo stesso lavoro decontrattualizzato. Mettiamo in evidenza alcuni punti che riteniamo centrali nel dibattito intorno a una nuova politica di contrasto delle disuguaglianze che metta al centro diritti e dignità: 1.Realizzazione di un milione di alloggi ERP in 10 anni sul territorio nazionale, mediante l’utilizzo del 2% delle entrate annue nazionali. Questo piano non deve prevedere consumo di suolo o nuovo cemento, gli alloggi sono da reperire nelle aree urbane abbandonate e nei grandi numeri dello sfitto pubblico e anche privato, mediante acquisizione o requisizione, se necessario, da parte dei Comuni. 2.Riqualificazione delle periferie e risanamento del patrimonio abitativo pubblico, da realizzare tramite lavoro pubblico, non appaltato a privati, e dunque dando possibilità d’impiego a tanti di coloro che negli ultimi anni hanno perso il lavoro o che tutt’ora vivono nella precarietà. Gli interventi devono riguardare il tema degli alloggi, quello dei servizi e dell'ambiente, riconoscendo priorità alle necessità degli abitanti e non agli interessi degli investitori. 3.Abolizione del Piano Casa Renzi-Lupi, con particolare attenzione all’articolo 5 che prevede l’inammissibilità della residenza (e conseguente perdita dei diritti da essa dipendenti come l'accesso al servizio sanitario e scolastico nazionale e alla possibilità di votare o presentarsi alle elezioni) per chiunque non sia in possesso di un regolare contratto abitativo. 4.Blocco della privatizzazione e della vendita del patrimonio abitativo pubblico, ed abolizione delle riforme regionali in materia ERP di Emilia-Romagna, Toscana e Lombardia, che costituiscono un grave passo in avanti nel percorso di privatizzazione. 5.Fermare gli sfratti, gli sgomberi, i pignoramenti per chi è insolvente con i mutui, l’aumento degli affitti, il processo di valorizzazione del patrimonio immobiliare degli Enti previdenziali, le dismissioni speculative; garantire il passaggio da casa a casa. 6.Abolizione legge 431 per alloggi non di lusso, in modo da rideterminare in maniera equa i canoni d’affitto anche sul mercato privato, utilizzando come parametro di riferimento la proporzionalità del canone rispetto al reddito dei locatari. 7.Un Reddito di base che assicuri a tutti una condizione di non ricattabilità e che superi le nuove misure di obbligo al lavoro in cambio di elemosine molto al di sotto della dignità. Un reddito quindi incondizionato e che garantisca a tutti di stare al di sopra della soglia minima vitale, composto da una parte di salario diretto e da una quota di servizi (salario indiretto). 8.Abolizione dei decreti Minniti sulla sicurezza nelle città e delle azioni repressive contro i problemi sociali. Va invertita la priorità: prima i diritti fondamentali, poi la tutela della proprietà privata, da subordinare agli interessi sociali. 9.Piano di prevenzione e tutela del territorio dal dissesto idrogeologico e dalle calamità naturali, che investa le città ma anche le tante zone periferiche del paese in condizioni di grande rischio e di forte isolamento sociale. Questo Piano deve prevedere un rilancio dell'occupazione pubblica in settori strategici per il benessere della collettività anche se poco appetibili per l'investimento privato. Proponiamo un primo incontro nazionale a Napoli domenica 29 aprile, ore 10,30 c/o ex-Asilo Filangieri in vico Giuseppe Maffei 4 per discutere ed arricchire la piattaforma e costruire un percorso condiviso di mobilitazione nazionale. Per comunicare l'adesione e la partecipazione: asia@usb.it Hanno assicurato la loro partecipazione finora: Benevento: Lap Asilo 31, Movimento di lotta per la casa, Atletico Brigante; Napoli: Movimento per il diritto all'abitare Magnammece o pesone, Ex O.p.g.-Je so pazz, Movimento Lavoratori e Disoccupati di Giugliano; Milano: c.s. Cantiere, Comitato abitanti di San Siro, Comitato per non dimenticare Abba e per fermare il razzismo; Caserta: c.s. Ex Canapificio; Roma c.s. Sans Papiers. Delegazioni da Livorno, Torino, Firenze, Chieti, Trieste, L'Aquila, Reggio Calabria, Catania,

ROMA, SAN BASILIO: CACCIATA IN MEZZO ALLA STRADA LA SIGNORA PAOLA, 75 ANNI E 580 EURO DI PENSIONE, E' STATA RICOVERATA ALL'OSPEDALE

Roma -

PROTESTANO I CITTADINI DEL QUARTIERE, ALLONTANATI DALLA POLIZIA SCHIERATA IN FORZE ANCHE DAGLI UFFICI DEL MUNICIPIO IV! ASIA-USB: FERMARE GLI SFRATTI E GLI SGOMBERI, RICONOSCERE IL DIRITTO ALLA CASA A CHI HA I REQUISITI DI LEGGE, RILANCIARE L'EDILIZIA PUBBLICA! Questa mattina un ingente schieramento di forze di polizia (quanto ci costano questi sgomberi?) ha di nuovo sgomberato la signora Paola settantacinquenne, rea di essere stata coabitante da anni insieme all’amica assegnataria poi deceduta, che vive con 580 euro circa di pensione mensile. Cacciata senza soluzione alternativa nell’indifferenza delle Istituzioni preposte ad affrontare le singole emergenze sociali e portata in ospedale, dove è stata ricoverata. L'anziana signora ha trovato solo la solidarietà del quartiere, molti cittadini si sono riversati prontamente nella sede del Municipio IV da dove sono stati cacciati grazie all'intervento della Celere, senza ricevere risposte. Tutto questo a nome del principio del ripristino della legalità che invece non viene applicato quando si tratta dei costruttori e delle coop che hanno truffato centinaia di migliaia di cittadini romani. Questo sgombero avviene a soli tre giorni dalle elezioni e ci indica che è ricominciata la guerra contro i poveri e tra i poveri, in linea con le campagne di odio messe al centro della appena passata scadenza elettorale. Alcuni cittadini questa mattina, durante lo sgombero, hanno ripetuto il mantra sentito in questi mesi da quasi tutti i politici: sgomberano gli italiani per fare posto agli immigrati. Peccato che oggi l’appartamento della signora è stato assegnato ad una famiglia italiana e nessun politico è intervenuto per difendere la signora Paola, anziana, povera e italiana. L’ASIA-USB ha denunciato nel mese scorso che quello che sta succedendo a San Basilio, a Tor Bella Monaca, a Villa Gordiani, al Trullo e in altre zone periferiche fa parte di un piano ben orchestrato a tavolino di sgombero dalle case popolari di inquilini italiani senza titolo, poveri e con evidenti fragilità, per consentire l’accesso alle famiglie in graduatoria, solitamente immigrate, al fine di favorire la guerra tra poveri e la crescita dell’intolleranza razziale. Questa facile campagna ha dato risultati alle elezioni politiche per quelle forze senza scrupolo che mirano a colpevolizzare chi vive il dramma casa, ma non risolve il quesito che ci interroga su che fine faranno le 9000 famiglie che l’assessorato al patrimonio considera, molto spesso arbitrariamente, senza titolo e che il Comune vuole sgomberare? L’ASIA USB da anni propone il rilancio di una vera politica pubblica per l’abitare, una nuova gestione delle case popolari che ne impedisca l’abbandono e il degrado, l’utilizzo degli alloggi vuoti degli enti previdenziali e delle grandi proprietà immobiliari, il recupero urbano dei palazzi tenuti vuoti da anni, l’assegnazione della case vuote a chi è in graduatoria, il riconoscimento del diritto alla casa per tutti i senza titolo con i requisiti in regola per accedere ad un alloggio popolare e l’utilizzo immediato dei fondi disponibili alla Regione per allargare il patrimonio troppo esiguo di case popolari. Solo una nuova politica per l’abitare può fermare il fenomeno delle occupazioni che nascono solo a causa della mancata gestione dell’emergenza casa. Solo lo sviluppo dell’edilizia residenziale pubblica e la sana gestione di quella esistente può fermare la guerra tra e contro i poveri. Per fare questo bisogna prima di tutto fermare gli sfratti e gli sgomberi delle persone che hanno i requisiti di legge. Roma 7 marzo 2018 ASIA-USB

ASIA-USB, DIFENDERE IL DIRITTO ALL'ABITARE A ROMA E NEL LAZIO!

Roma -

DIFENDIAMO IL DIRITTO ALL’ABITARE PER UN PIANO CASA A ROMA E NEL LAZIO. La mancanza ormai decennale di una politica pubblica della casa ha determinato a livello regionale e in particolare nella città di Roma una forte emergenza abitativa. Questa situazione emergenziale ha avuto un balzo in avanti grazie al perdurare della crisi economica ed ai processi di precarizzazione del mondo del lavoro, all’attacco alle pensioni, all’avanzare della precarizzazione e della disoccupazione. Centinaia di migliaia di famiglie nella nostra regione sono in difficoltà a pagare il costo della casa (l’Istat ci dice che sono più di 3 milioni a livelli nazionale): gli affitti, i mutui e i servizi legati all’abitazione. A questi dati si aggiunge l’emergenza conclamata: gli sfrattati (negli ultimi sei anni nella regione Lazio sono state emesse 52.784 sentenze di sfratto - a Roma 45.184 -, ne sono stati eseguiti 20.946 - nella capitale 16.281), i cosi detti senza casa (tra questi quelli che vivono già nei residence da decenni). Almeno centomila nuclei familiari con redditi bassi e spesso senza reddito, anziani e giovani copie, persone separate e single, immigrati, sono alla ricerca di un alloggio, una parte di questi soggetti, per avere un tetto sulla testa, sono stati spesso costretti ad occupare palazzi pubblici o privati abbandonati, oppure alloggi lasciati vuoti. Questa situazione si sta aggravando sempre di più grazie alle politiche di valorizzazione e di gestione speculativa del patrimonio abitativo degli Enti previdenziali, portate avanti anche mediante i Fondi immobiliari e le SGR (a cui è stato conferito gran parte di questo patrimonio), più di 60.000 alloggi solo a Roma. Le proposte di rinnovo a condizioni economiche e normative inique ed esorbitanti dei contratti di locazione scaduti, nonché il processo di dismissione dei patrimoni immobiliari da parte degli Enti previdenziali privatizzati (Enasarco, Enpaia, Enpam, Enpaf, Enpav, Inpgi, Casse ragionieri-geometri-notariato, ecc.), stanno creando - ormai da alcuni anni - devastanti ricadute sui bilanci familiari degli inquilini. Questi, non potendo far fronte alle condizioni proposte (vendita degli alloggi – da loro abitati da oltre quarant’anni - ai prezzi di mercato, senza tenere conto dello stato reale degli immobili; forti incrementi dei canoni con nuovi affitti spesso superiori agli attuali livelli del mercato libero), corrono il serio rischio di perdere l’attuale abitazione. In prima fila si distinguono i cosiddetti enti privatizzati sopra citati i quali sono stati definitivamente certificati come enti pubblici a tutti gli effetti da una sentenza del Consiglio di Stato del 28 novembre 2012 e nonostante questo continuano a gestire il proprio patrimonio solo per fare cassa, utilizzando gli inquilini come bancomat, al fine di ripianare gli ingenti investimenti fallimentari fatti negli anni in strumenti mobiliari considerati da tutti a forte rischio. Ma ora anche l’Inps, Ente previdenziale pubblico, ha deciso di dismettere ai valori di mercato preannunciando che bandirà l’asta per le abitazioni di coloro che non potranno acquistare. Che ci sia stata - negli ultimi decenni - una palese volontà di cancellare qualsiasi politica pubblica per l’abitare da parte della Regione, del comune di Roma e degli altri comuni, lo si può dedurre dalle modalità con cui sono stati impegnati, o ‘non impegnati’, i fondi pubblici (ex-Gescal) e quelli per l’edilizia agevolata: 1,5 miliardi di euro regalati ai costruttori (coop. e soc.). Sull’utilizzo distorto di questi soldi la magistratura ha aperto un’inchiesta per truffa e ha sequestrato fino ad oggi alcune centinaia di alloggi in alcuni Piani di Zona. Questi piani di edilizia agevolata dovevano servire a garantire un alloggio sociale proprio per rispondere all’emergenza casa attraverso piani di edilizia pubblica. Lo Stato e decine di migliaia di famiglie nella nostra regione sono stati invece truffati: tutto questo è stato possibile grazie alla complicità degli Uffici - comunali e regionali - preposti ai controlli, e alla connivenza delle forze politiche che hanno amministrato fino ad oggi le quali hanno persistentemente evitato di mettere mano a questo scandalo e di riportare la legalità nella gestione di questo importante intervento pubblico. SITUAZIONE DELL’INQUILINATO DEGLI ENTI PREVIDENZIALI E DEI FONDI IMMOBILIARI, SGR, ASSICURATIVI, ECC. Vogliamo rappresentare degli esempi emblematici per fotografare la situazione che stanno vivendo gli inquilini degli Enti previdenziali, dei Fondi immobiliari, a seguito dei processi di valorizzazione del loro patrimonio immobiliare. ENASARCO, Ente di previdenza degli agenti di commercio : da 2010 ha iniziato la dismissione d 17.000 alloggi, 15.000 a Roma, la stragrande maggioranza sono ubicati nelle periferie e semi-periferie. • E’ partito da circa sette anni il piano di dismissione degli immobili (doveva durare tre). Questi vengono offerti agli inquilini a prezzi di mercato, al valore ‘medio’ dell’alloggio come se fosse di nuova costruzione, senza tenere conto del reale stato di manutenzione e dell’ubicazione. • La gran parte degli inquilini, anche se viene applicato uno sconto del 30%, hanno una reale difficoltà ad accettare le condizioni imposte, spesso sono stati costretti, per non perdere la casa che abitano da 30/40 anni, ad esercitare il diritto di prelazione. E’ in corso un forte contenzioso, anche sul piano legale, con centinaia di inquilini. • Grazie all’accordo sottoscitto con i sindacati concertativi, i prezzi di vendita degli alloggi sono fissati al valore del 2010 stabilito dall’OMI, quando il mercato registrava, prima della caduta, il picco più alto. La vendita degli alloggi viene effettuata oggi al prezzo del 2010 quando il loro valore di mercato si è abbassato oggi del 30%. • La Fondazione, attraverso la BNP-Paribas, non rispetta la convenzione sottoscritta a seguito di una gara d’appalto vinta dalla stessa banca che ha unilateralmente rinegoziato la stessa a condizioni economiche peggiorative, senza rifare la gara: la stragrande maggioranza degli inquilini non hanno possibilità di accesso ai mutui. • Prima dell’invio delle lettere di prelazione l’Enasarco ha chiamato i propri inquilini al rinnovo dei contratti di affitto, scaduti da 2 o 3 anni e più, richiedendo aumenti anche dell’80% e ingenti somme di arretrati (anche 15.000 euro), con il ricatto che se l’inquilino non accettava il rinnovo alle loro condizioni non poteva esercitare il diritto di prelazione. ENPAIA, Ente di previdenza degli addetti all’agricoltura: 600 alloggi solo a Roma (quasi tutti nella cintura periferica o semi periferica della città) • A partire dal 2010, la Fondazione ha proposto aumenti degli affitti dell’80%, su canoni che già oscillavano dai 750,00 ai 900,00 euro mensili. In pochissimo tempo, un gran numero di inquilini conduttori si sono trovati a dover instaurare una fase di contenzioso che per moltissimi ha determinato l’inizio di procedimenti legali e giudiziari per finita locazione intentati dall’Enpaia. • Sono circa 200 gli inquilini che, pur pagando regolarmente canoni che si avvicinano ai mille euro mensili, hanno lo sfratto per finita locazione e stanno resistendo alle ingiuste pretese dell’Ente. Questi due esempi ci indicano le modalità che sono state seguite anche dalle altre Casse e Enti previdenziali privatizzati (Enpam, Ragionieri, Geometri, Notariato, Inpgi, ecc.). Queste modalità hanno coinvolto decine di migliaia di inquilini, i quali non tutti sono in condizione di accettare il ricatto di acquistare o onorare aumenti degli affitti ai valori più alti del mercato. La politica speculativa portata avanti da tutti gli Enti previdenziali, dalle Casse, dai loro Fondi immobiliari a cui hanno conferito il patrimonio, ha prodotto e sta ancora producendo una nuova emergenza abitativa che trascina nel baratro del dramma casa anche il ceto medio, con il conseguente allontanamento di centinaia di inquilini dalle case. Questi alloggi, alcune migliaia, sono rimasti vuoti, producendo un danno economico per gli iscritti agli stessi enti e alle casse previdenziali. Occorre ricordare che la gran parte degli alloggi degli Enti previdenziali e Casse sono stati assegnati agli sfrattati, fino alla fine degli anni novanta, attraverso le commissioni prefettizie o quelle dei comuni. INPS. Ente previdenziale pubblico, 6.000 alloggi (immobili ex Inpdai e ex Inpdap) • E’ notizia di questi giorni che, sulla scia degli Enti previdenziali privatizzati, anche l’INPS sta dando il via al processo di dismissione ai prezzi di mercato pieno del proprio patrimonio immobiliare (valori OMI), in barba alla L.410/2001, che norma le dismissioni degli enti pubblici tenendo conto però dei valori oggettivi degli alloggi; • Questa dismissione non prevede tutele per chi non potrà acquistare e gli immobili non optati saranno venduti all’asta.. • Alcune migliaia di questi alloggi sono abitati da anni da inquilini considerati senza titolo per i quali è stata approvata nel 2013 un norma che ne prevede la regolarizzazione, ma questa - secondo l’INPS - potrà avvenire solo a condizione che si opta per l’acquisto e previo pagamento di decine di migliaia di euro (cinque anni di arretrati per gli affitti ai prezzi di mercato). Se consideriamo la grave situazione economica in cui versa il nostro paese e conseguentemente la difficoltà per i settori sociali più deboli di pagare gli affitti richiesti o di accedere e onorare i mutui per l’acquisto della prima e unica casa che abitano, l’emergenza abitativa sta divenendo progressivamente sempre di più ampia e drammatica. Di fronte a questo precipitare della crisi abitativa nella nostra città e nella Regione Lazio assistiamo alla totale assenza della politica e delle Istituzioni preposte. Per giustificare la mancanza di una volontà e capacità di affrontare questo problema, si sta riducendo l’intervento sul problema abitativo alle sole fasce cosiddette ‘fragili’: ‘categoria’ non normata dalla legge, la quale invece prevede le modalità per riconoscere il diritto alla casa. Si vuole ridurre, così come sta proponendo la Giunta Raggi, l’assistenza abitativa ad una vera e propria mancia per il disagio sociale (welfare dei miserabili). Così, prima è stata completata l'opera di cancellazione della politica dei residence, completando il lavoro sporco iniziato dalla Giunta Marino, cacciando chi aveva il diritto ad una casa popolare; poi i più poveri, rimasti nelle strutture di assistenza alloggiativa, saranno accompagnati verso il mercato privato con la proposta demagogica - inapplicabile - del contributo all'affitto; ora siamo arrivati addirittura alla predisposizioni di moduli abitativi prefabbricati, come si fa per i casi di calamità naturali e dei terremoti. Applicare il principio del ripristino della legalità nella vicenda dei residence doveva invece significare l’attuazione delle norme in materia che prevedono l'assegnazione di un alloggio popolare a chi era stato parcheggiato temporaneamente in queste invivibili e costosissime strutture. Tutto questo mentre viene accantonato il piano di emergenza varato dalla Regione Lazio (delib. 18/2014) su spinta del movimento di lotta per il diritto all’abitare e della nostra associazione: non vengono spesi da anni i soldi disponibili, 200 milioni dei fondi ex-Gescal. LA REGIONE LAZIO E LA POLITICA DELLA CASA. L’ASIA-USB insieme agli inquilini e ai loro comitati sta richiedendo con forza l’intervento delle istituzioni locali per garantire le tutele necessarie agli inquilini travolti da questi processi speculativi e l’avvio di una vera politica per il diritto all’abitare. La Regione Lazio, che ha la competenza sulla politica della casa, dovrebbe essere la prima istituzione a predisporre un piano pubblico che attivi queste tutele, come è stato fatto dalla precedente Giunta regionale per i casi di via Colli Portuensi 187 e via Pincherle. Invece ha tentato anch’essa, riuscendoci in parte, di mettere in atto un piano di dismissione di centinaia di alloggi a prezzi di mercato (con uno sconto inferiore a quello che pratica lo stesso Enasarco) non riconoscendo la funzione sociale di questo patrimonio pubblico e lo stato reale degli alloggi, molti dei quali con caratteristiche ultra-popolari. A dirigere questa operazione era stato messo il famigerato dott. Marra, nonostante il TAR del Lazio avesse bocciato la sua nomina. Perché la Regione Lazio continua a rinunciare al suo ruolo istituzionale di tutela dei più deboli? Ci chiediamo con forza: chi dovrebbe svolgere la funzione di calmierazione del mercato della casa e di tutela degli inquilini tagliati fuori dalla politica tutta a vantaggio della rendita immobiliare? Chi dovrebbe tutelare le decine di migliaia di famiglie colpite dagli sfratti e dalla mancanza di alloggi a prezzi calmierati ed accessibili, che è l’unico segmento del mercato necessario? Perché la Regione Lazio continua ad utilizzare illegalmente da oltre un decennio i fondi ex-Gescal (almeno 460 mln di euro dei 600 mln confluiti nelle casse regionali del Lazio nel 2001 al passaggio delle competenze sulla casa dallo Stato alle Regioni) per coprire i buchi di bilancio? Che fine ha fatto il piano decennale di finanziamento per la casa dei 100 milioni di euro annui approvato dalla giunta regionale nel 2009? Anche l’ATER di Roma, per non farci mancare nulla, ha provato a mettere in vendita a prezzi di mercato i 10.000 alloggi avuti dal Demanio dello Stato. Tra questi ci sono gli alloggi finanziati con il Piano Marshall per la ricostruzione di S. Lorenzo distrutta dai bombardamenti dell’ultima guerra. EDILIZIA AGEVOLATA (HOUSING SOCIALE?) A dicembre 2012, a seguito della denuncia presentata dall’ASIA-USB, sono stati sequestrati dalla magistratura i primi 326 alloggi costruiti da alcune soc., consorzi e coop. in aree ricevute gratis dal comune di Roma (P.d.Z. II PEEP), con il contributo finanziario della Regione Lazio (contributo, a secondo dei casi, dal 40% al 90% dei costi di costruzione, interamente o per metà a fondo perduto) e venduti o affittati agli inquilini ai prezzi del libero mercato. I sequestri sono continuati anche nel 2017 a Montestallonara e sono state chiuse altre tre inchieste nei P.d.Z. di Longoni, Borghesiana e Spinaceto Due con l’apertura delle indagini nei confronti dei soci delle cooperative, dei responsabili delle ditte costruttive e di alcuni dirigenti e funzionari dell’amministrazione comunale. E’ stato accertato un sistema fraudolento che faceva si che i fondi pubblici finivano nelle tasche delle soc.-coop.-consorzi, invece di favorire le famiglie in emergenza abitativa, le vere destinatarie del contributo. Infatti nella determinazione dei prezzi massimi di cessione non venivano sottratti i contributi regionali. Questo ‘sistema’ riguarda, in proporzioni diverse, tutti i piani di costruzione che riguardano Roma e la Regione Lazio, centinaia di migliaia di inquilini hanno dovuto accettare queste condizioni pur di vedere risolto il proprio problema abitativo. In questo modo, negli ultimi venti anni, sono stati impegnati in tutta la regione almeno 1,5 miliardi di euro dei fondi ex-Gescal per l’agevolata. Nonostante l’intervento della Magistratura le istituzioni coinvolte (Regione Lazio e Comune di Roma) hanno continuato per tutti questi anni a fare melina, a ignorare il problema; solo nel mese di febbraio 2017 la nuova giunta comunale, dopo un incomprensibile ritardo, ha iniziato ad applicare la legge avviando la revoca delle convenzioni nel PdZ di Tor Vergata e Castelverde. E’ necessario fare chiarezza su questa vicenda e soprattutto che si apra una indagine su questi interventi e sulla funzione dell’edilizia agevolata, in un momento di forte crisi economica, che sta trascinando nell’emergenza abitativa sempre più ampi settori sociali. Si pone il problema di un intervento che freni la corsa della speculazione edilizia, immaginando di rilanciare l’edilizia pubblica e di sostituire la funzione calmieratrice svolta negli anni passati dagli enti e dai fondi (immobiliari, bancari, assicurativi, ecc.), con uno strumento che riproponga un affitto proporzionato al reddito delle famiglie, dei single, dei giovani, dei pensionati e non della rendita. RUOLO DELL’EDILIZIA PUBBLICA E GESTIONE DELLE CASE POPOLARI L'emergenza abitativa che si è ormai incancrenita: alle fragilità sociali che già non trovavano risposta se ne aggiungono altre giorno dopo giorno. In questo panorama si inserisce il tema dell'Edilizia Residenziale Pubblica, 90.000 alloggi circa a Roma e provincia, che sono abbandonati al degrado. La mancata cura da parte degli enti gestori, l'inefficienza del Comune di Roma (25.000 alloggi) nella gestione delle assegnazioni, la scriteriata scelta di svendita delle poche case esistenti, hanno generato una situazione esasperata. Per mascherare l’incapacità di gestione di questo importante patrimonio si getta sugli inquilini tutta la responsabilità dei mali. Si sta configurando, anche grazie ai provvedimenti degli ultimi governi (decreti Lupi e Minniti), una guerra vera e propria contro i poveri e non contro la povertà. I Dirigenti degli enti gestori, in particolare quelli del Dipartimento al Patrimonio del Comune di Roma, invece di assegnare gli alloggi sfitti, di mettere a ‘valore sociale’ questo patrimonio e di offrire soluzioni all’emergenza casa, stanno criminalizzando e perseguendo il settore più povero della società praticando e minacciando solo sgomberi e richieste assurde di arretrati. Il Dirigente apicale del Dipartimento delle Politiche abitative di Roma Capitale ha preannunciato che sono 9000 i nuclei familiari "senza titolo" che intende sgomberare, residenti in immobili ERP. 9000 famiglie che, nella stragrande maggioranza dei casi, hanno tutti i requisiti richiesti per avere diritto alle case popolari o sono già regolari assegnatari (solo che gli uffici hanno smarrito la documentazione). La criminalizzazione degli occupanti, così come anche oggi si sta portando avanti, denuncia la totale distanza tra la politica e il paese reale. Dietro le ripetute campagne di criminalizzazione degli inquilini delle case popolari portate avanti a cadenza periodica dai media vicini ai costruttori, oggi sposate anche dalla Giunta Raggi, si nasconde un attacco alla funzione dell’edilizia pubblica e la volontà di coprire le vere responsabilità di chi, pur ricevendo lauti stipendi, ha permesso che questo patrimonio diventasse terra di nessuno. Cacciare dalle case popolari chi non ha diritto, chi pratica il racket, chi è ricco e supera il reddito per vivere nelle case di edilizia pubblica, dovrebbe essere una normale attività degli uffici se il patrimonio fosse veramente gestito. La non gestione, l’abbandono dei palazzi, il degrado crescente, la mancanza dei servizi essenziali nelle case, sta suscitando un forte contenzioso con l’inquilinato: quasi 30.000 inquilini dell'Ater di Roma (tra regolari e irregolari), e poco meno quelli residenti nelle case del Comune, hanno ricevuto lettere relative alle morosità pregresse con importi che vanno dai 50 ai 150mila euro. Richieste di pagamenti arretrati fatte senza riscontri oggettivi. La stessa mancata gestione, accompagnata dall’inesistenza ormai decennale di una politica per la casa, ha permesso negli anni il subentro negli alloggi di migliaia di inquilini senza titolo. La maggioranza di questi inquilini hanno i requisiti per l’assegnazione di un alloggio pubblico, in passato hanno fatto regolari domande per la casa senza avere risposte. Ora si vuole affrontare questo problema con gli sgomberi, senza risolvere il tema di una nuova gestione di questo importante patrimonio pubblico, senza la quale tutto continuerà come prima. Gli sgomberi tentati e quelli programmati in nome della legalità, i processi che chiederanno gli sfratti per morosità non tengono conto dell'illegalità in cui le istituzioni si sono mosse fino ad oggi: quella dello sperpero trentennale dei soldi regalati ai proprietari dei residence (36 milioni all’anno); quella di consentire speculazioni per decenni sul patrimonio pubblico; quella di procedere con lettere di morosità per richieste di arretrati inesistenti o per servizi mai erogati e senza rispettare le regole di trasparenza; quella per cui una pratica di sanatoria venga lavorata dopo 20 anni; quella illegale che chiede indennità di occupazione non dovute; quella di far pagare manutenzioni mai effettuate. Il problema reale è decidere una volta per tutte che la casa è un diritto, che il nostro paese ha bisogno di alloggi ad un affitto sociale, di più edilizia residenziale pubblica che venga poi gestita con efficacia ed efficienza per tutelare il patrimonio pubblico e gli inquilini. Questo pensiamo sia la questione che deve essere affrontata da tutte le forze politiche, dalla Regione Lazio, dal Comune di Roma e dagli altri comuni laziali. L’ASIA-USB ha iniziato da tempo la mobilitazione sul tema del diritto all’abitare e per la difesa dell’edilizia pubblica, per: - la realizzazione di un piano casa decennale regionale di 100.000 alloggi (partendo dal recupero del patrimonio esistente), iniziando con la riattivazione dello strumento di finanziamento di un miliardo di euro per la casa approvato nel 2009 e con la verifica dello stato di impegno dei fondi ex-Gescal; - rendere operativo il piano regionale sull’emergenza casa (delibera n. 18/2014) che prevedeva l’utilizzo dei 250 milioni (fondi ex-Gescal), ad oggi ancora non spesi quelli per Roma dove l’emergenza è più grave; - un piano di gestione del patrimonio delle case popolari lasciato nel totale abbandono, il riconoscimento del diritto alla casa a chi ha i requisiti ed è senza titolo, l'acquisizione degli alloggi dei fitti passivi (Casalbruciato, ecc.); - l’istituzione di una commissione di inchiesta per la verifica delle modalità di spesa dei fondi dell’edilizia agevolata (1,5 miliardi negli ultimi 20 anni), del sistema di gestione dei piani di zona e le violazioni commesse dalle imprese e coop. costruttrici; - l’attuazione di un piano di tutela degli inquilini degli enti previdenziali (pubblici e privatizzati) vittime di un attacco generalizzato con l’aumento insostenibile degli affitti o con le dismissioni speculative che colpiscono le famiglie e single con redditi bassi e gli anziani; - il blocco di tutti gli sfratti e degli sgomberi; - l’approvazione di una norma che definisca il canone sociale, legato ai redditi familiari così come prevede la legge, per gli alloggi della Regione Lazio e dell’Ater non assoggettati all’E.R.P.; - l’applicazione della norma (L. 199/2008) che tutela chi è insolvente nel pagamento del mutuo della casa. Roma, 30 novembre 2017 ASIA-USB

ROMA, ASIA-USB SPIEGA LE RAGIONI DELL’ABBANDONO DEL TAVOLO SULLE POLITICHE ABITATIVE NELLA CAPITALE

Roma -

CONVOCATO DALLA GIUNTA CAPITOLINA: GRAVISSIMO IL PROTOCOLLO DI ACCORDO PROPOSTO DALL’ASSESSORA CASTIGLIONE. CONSACRATA LA GUERRA AI POVERI A VANTAGGIO DELLA PREDAZIONE DEL TERRITORIO. INACCETTABILE STRAVOLGIMENTO DELLE DELIBERE PER IL PIANO SULL’EMERGENZA CASA . Ieri giovedì 8 febbraio 2018 la delegazione di ASIA-USB ha abbandonato nella fase iniziale il tavolo con le parti sociali convocato a nome della giunta capitolina dall’assessore al Patrimonio e alle Politiche Abitative del Comune di Roma, Rosalba Castiglione, per la sottoscrizione di un protocollo di accordo sulle politiche abitative della capitale. Il testo del protocollo in questione non accoglie in maniera soddisfacente alcuno dei punti sostanziali sollevati dalle lotte sociali per l’abitare nella città di Roma negli ultimi lustri e proposti da ASIA-USB nella sua piattaforma che proprio ieri, nelle stesse ore, veniva ribadita alla Regione Lazio nel quadro delle giornate di mobilitazione per un piano-casa nazionale. Il protocollo proposto dall’ass. Castiglione, all’opposto, dopo avere paradossalmente elencato tutti gli elementi che configurano la questione delle politiche abitative come grande questione sociale propone misure che promuovono il primato degli interessi speculativi e configurano la dismissione di ogni traccia di vocazione delle politiche pubbliche a intervenire attivamente a tutela degli interessi sociali di fronte ai meccanismi del mercato. Non solo si finalizza il “monitoraggio” del “sistema abitativo romano pubblico e privato” a “interventi di edilizia sovvenzionata di housing sociale e privata” così riabilitando quel sistema di scambio con i poteri forti del mattone e della finanziarizzazione sulla pelle di chi subisce l’emergenza abitativa contro il quale chi oggi governa la città di Roma ha preso i voti dei cittadini; ma in una frase tanto priva di costrutto grammaticale quanto significativa si invoca l’uso di “tutti gli strumenti esistenti” al fine di “favorire l’immissione sul mercato da parte di piccoli e grandi proprietà, che sono in possesso di alloggi invenduti, a mettere a disposizione (?) unità immobiliari per affrontare nell’immediato l’emergenza abitativa della capitale”. Nessuna presa di responsabilità dell’amministrazione capitolina in un rilancio della funzione sociale del patrimonio pubblico e in interventi concreti di modificazione dei processi speculativi sulle locazioni: bensì al contrario la sovrapposizione del piano-casa con quel “rilancio del mercato” evocato già dalla sindaca Raggi all’indomani della mattanza di via Curtatone, alla quale pure ci si riferisce in premessa del protocollo proposto con la dizione “tenuto conto dei recenti violenti episodi di sgombero”. Il protocollo stesso prosegue esplicitando “la possibilità di riaprire i bandi speciali”, appunto riaprendo la strada a quel mercato dell’emergenza e del denaro pubblico che si era promesso di lasciare alle spalle con le sue zone d’ombra. E mentre nulla si dice sul disatteso esercizio degli strumenti legali di competenza del Comune a tutela delle decine di migliaia di condomini e inquilini truffati nei Piani di Zona né tanto meno sul recupero del patrimonio alloggiativo inutilizzato che vi giace, la sola traccia di pianificazione riposa sull’evocare la “previsione” di “una quota di alloggi ERP, convenzionati e sociali” (posti ancora una volta significativamente sullo stesso piano e in una forma indeterminata) in “tutti i programmi” attuativi della legge regionale n. 7 dell’8 luglio 2017 per la Rigenerazione urbana e per il recupero edilizio: salvo che al tavolo l’associazione dei costruttori, l’ACER, ha sollevato immediate obiezioni rivelando così l’assenza di una consultazione efficace preventiva da parte dell’amministrazione che desse qualche sostanza a quest’ipotesi fumosa, mentre è toccato alla delegazione di ASIA-USB ricordare la priorità dei vincoli alla tutela del territorio e contro il consumo di suolo che dovrebbe avere qualsiasi politica edilizia in una metropoli come Roma e tanto più se diretta alla rigenerazione urbana. Addirittura, mentre prosegue con sfratti e sgomberi indiscriminati una folle corsa ad alimentare la guerra tra poveri sul disastrato e insufficiente patrimonio di edilizia residenziale pubblica, il protocollo proposto dall’ass. Castiglione dispone una “azione di contrasto a tutte le situazioni di irregolarità e/o morosità anche attraverso convenzioni con l’Agenzia delle Entrate e le società fornitrici dei servizi (ACEA ecc)” così persino travalicando il già vergognoso dettato dell’articolo 5 della Legge Lupi e legittimando un’aberrante e incostituzionale misura di rappresaglia della proprietà pubblica e privata sugli stessi diritti fondamentali di esistenza e sui beni comuni, con buona pace del referendum del 2011, a parte un generico indirizzo ad agirla “tenendo conto delle condizioni reddituali delle famiglie conseguenti alla crisi e tutelando le situazioni di particolare disagio”. Quanto al già echeggiato tema del “co-housing” il testo proposto dall’amministrazione capitolina prevede un “approfondimento comune che verifichi la fattibilità di un piano sperimentale rivolto in via prevalente a persone anziane sole, studenti fuori sede e migranti utilizzando anche lo strumento del frazionamento e razionalizzazione del patrimonio pubblico”: cioè in una sola aleatoria formulazione si introducono lo stravolgimento delle regole di gestione alloggiativa del patrimonio ERP e la privazione dell’uguaglianza dei diritti alle persone migranti, le esigenze dei cui nuclei famigliari finiscono equiparate a quelle di autoctoni singoli! Ma al tavolo di ieri la delegazione di ASIA-USB nemmeno ha dovuto entrare nel merito di questi punti: perché in apertura del confronto ha anzitutto sollevato la questione di metodo e di merito implicata dalla previsione nel testo del protocollo della “sottoscrizione delle convenzioni per l’applicazione delle Delibere Regionali per l’emergenza abitativa di Roma Capitale DGR 18/2014, 110/2016 e 303/2017 così come rimodulate dall’Amministrazione Capitolina per superare i limiti di inapplicabilità”. ASIA-USB ha rilevato che lo schema di convenzione allegato dall’ass. Castiglione non solo non sana il contenzioso sull’interpretazione normativa di quelle delibere che gli uffici comunali hanno per tre anni surrettiziamente sollevato ma, ribadendo in maniera rivelatrice la “ottemperanza” alla “Deliberazione Commissariale di Roma Capitale n. 50/2016” ossia la delibera Tronca che per prima appunto bloccò l’applicazione della delibera regionale, addirittura esclude definitivamente da ogni diritto di accesso all’ERP l’interezza della popolazione abitante nelle occupazioni riconosciute in delibera quali contenitori di emergenza abitativa: si prevede infatti di utilizzare le risorse, a partire dai 40 milioni resi disponibili al Comune dalla Regione per la prima fase di attuazione del Programma straordinario per l’emergenza abitativa, per acquisire alloggi i cui assegnatari verrebbero individuati solo “tra coloro che siano presenti in posizione utile nelle graduatorie dei Bandi generali per l’assegnazione degli alloggi ERP anno 2000 e anno 2012”, peraltro ulteriormente restringendo le acquisizioni e le assegnazioni degli alloggi in quanto si specifica che “dovranno essere prioritariamente destinati (…) a coloro che risultano essere in posizione utile nella graduatoria Bando generale anno 2000 affinché vi sia il totale scorrimento della stessa”; mentre “per i nuclei residenti negli immobili adibiti impropriamente ad abitazione, cui alla summenzionata Deliberazione n. 50/2016 occupati entro la data del 31.12.2013, sarà prevista ulteriore convenzione relativa ai livelli assistenziali da erogare da parte della Regione Lazio e di Roma Capitale” che “sarà parte integrante della presente anche alla luce dei recenti provvedimenti ministeriali”, il che tradotto significa nient’altro che stravolgere definitivamente la norma regionale cercando in qualche modo di soddisfare la lettera della direttiva Minniti per potere procedere indiscriminatamente agli sgomberi di tutte le occupazioni. La delegazione ASIA-USB ha sottolineato che ancora più grave è la decurtazione del diritto acquisito e inequivocabilmente stabilito dalle norme regionali all’assegnazione di alloggi ERP per quanti “alloggiano presso i Centri di Assistenza Alloggiativa (CAAT)”, laddove la convenzione prevede che “potranno essere assegnati alloggi di ERP nel rispetto delle posizioni utili nelle graduatorie generali per l’assegnazione in locazione di cui ai bandi 2000 e 2012” dunque introducendo un dispositivo di esclusione inaccettabile e illegale. Di fronte a tali osservazioni l’ass. Rosalba Castiglione ha risposto qualificando la proposta di convenzione come “intangibile” e anzi precisando che l’amministrazione capitolina intende “soprattutto tenere ferma questa posizione”, che con notevole quanto involontario senso dell’umorismo ha addirittura ascritto agli “impegni presi in campagna elettorale dal Movimento 5 Stelle”. La delegazione di ASIA-USB ha perciò deciso di non legittimare oltre con la propria presenza un tavolo convocato su un protocollo-capestro: come peraltro hanno convergentemente concluso anche le altre rappresentanze dei movimenti e delle maggiori associazioni sindacali di abitanti. Ora più che mai è necessario che forti e incisive mobilitazioni pongano l’amministrazione capitolina di fronte al peso delle sue scelte e rilancino la lotta complessiva per il diritto all’abitare e a una città a misura dei diritti sociali invece che degli interessi di pochi. Roma, 9 febbraio 2018, per la delegazione di ASIA-USB Anubi D’Avossa Lussurgiu (Comitato Abitanti Bibulo 13)

8 E 9 FEBBRAIO, DUE GIORNATE DI INIZIATIVE PER IL DIRITTO ALL’ABITARE.

Roma -

COMUNICATO STAMPA AVVIAMO UNA VERTENZA GENERALE SUI TEMI CASA, PERIFERIE E SALVAGUARDIA DEL TERRITORIO COSTRUIAMO UNA GRANDE MOBILITAZIONE NAZIONALE In questi due giorni, in molte città d'Italia Asia-Usb ha dato vita a presidi sotto gli uffici gestionali del patrimonio residenziale pubblico. Abbiamo scelto questi luoghi in quanto simbolo della distruzione e privatizzazione in atto del patrimonio pubblico, risorsa che per anni ha garantito, almeno parzialmente, il diritto ad una casa per molte fasce sociali. Durante questa mobilitazione abbiamo reso pubblica una piattaforma nazionale, che la nostra organizzazione ritiene l’unica via da percorrere per risolvere l'assenza cronica di una politica abitativa rivolta ai lavoratori e ai settori popolari più deboli, che si manifesta più pesantemente con la crisi sociale e economica che colpisce le periferie e i territori. Le periferie infatti, geografiche e sociali, sono teatro di privatizzazioni, di mala gestione o assenza di servizi, ma soprattutto di emergenza abitativa. Ora che quasi tutto il patrimonio residenziale è in mano a proprietari privati (per lo più grandi proprietari), la speculazione regna sovrana: il risultato sono affitti insostenibili da un lato, e dall'altro centinaia, migliaia di case vuote, intere aree urbane o suburbane sfitte e degradate, figli degeneri della cementificazione sfrenata e ora non più utili alle logiche di mercato. È proprio questa logica che vogliamo invertire, costruendo vertenzialità a livello generale sull'utilizzo immediato dello sfitto e la riqualificazione di queste aree, realizzando innanzitutto un ampliamento del patrimonio abitativo pubblico, con affitti commisurati ai redditi di chi ci abita, per garantire il diritto all'abitare a chi oggi è sotto sfratto, in difficoltà o in attesa di assegnazione. Per fare questo, si dovranno impiegare fondi pubblici e costruire posti di lavoro pubblici, perché i diritti sociali, la casa innanzitutto, sono le priorità della popolazione, e su questo si devono investire le risorse invece di utilizzarle per armamenti o per ingrassare le banche nazionali ed europee. L'unico modo per raggiungere questo obiettivo è organizzarci, creare alleanze tra i diversi soggetti che abitano i quartieri popolari delle nostre città e paesi, fare sì che queste “periferie” diventino il nostro nuovo centro. Centro di azioni, di incontri, di rivendicazione, luogo di costruzione di una comunità che si muove compatta verso l'obiettivo della piena conquista dei nostri diritti: casa, lavoro tutelato e ben retribuito, servizi, sanità e istruzione a portata di ogni singolo cittadino. Per questo, proponiamo un primo incontro nazionale a Roma a fine marzo per discutere ed arricchire la piattaforma e costruire un percorso condiviso di mobilitazione nazionale, a cui invitiamo tutti coloro che hanno a cuore il diritto all'abitare, da singoli soggetti ad associazioni, comitati, collettivi e strutture. AS.I.A.-USB

ASIA USB: “Dietro gli sgomberi delle case popolari c’è un disegno preciso, far crescere la rabbia contro gli immigrati”

Roma -

COMUNICATO STAMPA La quantità di casi analoghi avvenuti a San Basilio, a Villa Gordiani, al Trullo, a Tor Bella Monaca e in altre zone periferiche non lascia spazio a dubbi. Esiste un piano orchestrato a tavolino di sgombero dalle case popolari di inquilini italiani senza titolo, poveri e con evidenti fragilità, per consentire l’accesso alle famiglie in graduatoria, solitamente immigrate, al fine di favorire la guerra tra poveri e la crescita dell’intolleranza razziale. L’amministrazione comunale e l’assessora Rosalba Castiglione si vantano quotidianamente della lotta agli “scrocconi” ma poi concretamente procedono alla denuncia e poi allo sgombero di donne sole con minori, anziani malati e soggetti che avrebbero ampiamente titolo alla casa popolare e che, avendo atteso inutilmente per anni, hanno occupato appartamenti lasciati colpevolmente vuoti dalle precedenti amministrazioni. Ma alla scelta politica sbagliata della giunta Raggi si aggiungono la scientifica solerzia del Dipartimento alle politiche abitative, l’impegno di una parte della magistratura romana e la scelta di impiegare forze ingenti da parte della Questura. Questo accanimento contro famiglie italiane in difficoltà non può che produrre sconcerto e rabbia nei quartieri e alimentare la guerra tra poveri quando i blindati della polizia scortano la famiglia immigrata affinché prenda possesso dell’appartamento liberato. Il ripristino della legalità è il paravento dietro il quale viene ordito questo disegno vergognoso. Cosa stanno definendo in Questura, la campagna elettorale di Casapound? E che legalità è quella di mettere in mezzo alla strada persone in grande difficoltà economica? E perché non si procede all’assegnazione degli appartamenti vuoti prima di arrivare a mettere poveri contro poveri? L’ASIA USB da anni propone la sanatoria per tutti i senza titolo con i requisiti in regola per accedere ad un alloggio popolare e l’utilizzo immediato dei fondi disponibili alla Regione per allargare il patrimonio troppo esiguo di case popolari. Nei prossimi giorni sono previsti nuovi sgomberi odiosi di soggetti in grave difficoltà. Nel rinnovare la richiesta a tutte le autorità coinvolte a fermare questa guerra insensata contro le fasce più disagiate della popolazione, lanciamo un appello a tutte le realtà sociali e politiche democratiche per difendere il diritto di tutti ad una casa dignitosa, italiano o immigrato che sia. Roma 6 febbraio 2018 ASIA-USB

ASIA USB: AL QUARTICCIOLO È CACCIA AI POVERI!

Roma -

Comunicato stampa. E' vergognosa l'azione compiuta questa mattina dalle forze di polizia, accorse in numero spropositato per sgomberare una famiglia formata da una madre e tre bambini, rei di essersi ritagliati un'abitazione di fortuna dentro uno scantinato abbandonato e inutilizzato di uno stabile ATER. Questa volta a giustificare lo sgombero non c'è stata neanche l'ipocrita motivazione del rispetto della graduatoria, giacché non si tratta di un appartamento ma di locali seminterrati. La lotta all'abusivismo che le amministrazioni e la magistratura romana stanno conducendo da diverso tempo ha nel mirino la popolazione più in difficoltà, senza riguardo verso donne, minori o anziani. Finanche il concetto di fragilità in questo caso non è stato preso in considerazione, l'altra penosa ipocrisia coniata per nascondere come esista un'ampia popolazione che pur disponendo dei requisiti di legge per accedere ad una casa popolare è costretta a rinunciare al proprio diritto. Con il decreto Minniti c'è stato l'avallo per legge della guerra contro i poveri, e queste sono le conseguenze. Mentre gli abusi dei ricchi continuano ad imperversare ed i privati si permettono di lasciare in disuso enormi strutture in spregio ai più elementari diritti ed interessi sociali, ci si accanisce contro la povera gente che prova ad arrangiare soluzioni per tirare avanti. ASIA USB lancia un appello a tutte le realtà democratiche ed ai movimenti sociali per contrastare questa campagna di odio, ottenere una sanatoria in tutto il patrimonio immobiliare pubblico e l'acquisizione di stabili e strutture per sopperire all'enorme fabbisogno di alloggi che c'è nella nostra città. Roma 31 gennaio 2018 VEDI VIDEO: https://www.facebook.com/FederazionedelSociale/videos/1964549547142484/ Asia-Usb Usb – Federazione del Sociale

Famiglie sgomberate dai container: presidio davanti al Comune

Roma -

POZZUOLI. Da questa mattina l'Asia-Usb di Napoli, che da assistenza agli inquilini delle case popolari, ha attuato un presidio davanti alla sede del comune in via Tito Livio al fianco delle famiglie in emergenza abitativa di via Carlo Alberto Dalla Chiesa. Mancano, infatti, sette giorni all'ordinanza di sgombero, firmata dal sindaco Figliolia il 4 gennaio scorso, per le 43 famiglie del campo container. Una decina di donne del campo container di via Dalla Chiesa che da stamattina facevano parte del presidio all’esterno del comune al Rione Toiano, sono poi entrate negli uffici comunali e hanno occupato una palazzina al primo piano. “Andremo via solo quando ci saranno date delle risposte sulla nostra situazione”, hanno dichiarato le donne. Entro martedì prossimo i centosettantatre residenti dovranno lasciare le loro case. In quei container c'è amianto ma soprattutto particelle velenose che si liberano dalle lamiere lesionate delle tettoie, perciò, pericolosissime per la salute. Tutto ciò accertato dai tecnici dell'Asl Napoli 2 Nord. "Per noi è inaccettabile che un'emergenza vera e tragica, come quella che stanno vivendo queste famiglie, crei un’altra emergenza - si legge in una nota dell'associazione -. Chiediamo prima di tutto l'immediata soluzione abitativa per tutti i 43 nuclei familiari, in particolare per quelli disagiati, con la presenza di disabili e minori, di cui l'ultimo nato è del 5 gennaio scorso. Un ordine del giorno su questo tema da parte del prossimo consiglio comunale del comune di Pozzuoli in cui vengano trovate soluzioni degne per le famiglie coinvolte. L'intervento della prefettura di Napoli, della Città Metropolitana e della regione Campania per trovare risoluzioni immediate. Così come il rinvio dello sgombero coatto del prossimo 30 gennaio finché soluzioni condivise, anche temporanee, siano trovate per gli occupanti i container. E non ultimo il risarcimento dei danni di salute e morali che le famiglie hanno subito in tutti questi anni". Un messaggio quello dell'Asia-Usb molto chiaro e diretto a tutte le istituzioni: diritto alla casa e alla salute. Venerdì scorso tra l'altro dopo un secondo incontro tra gli occupanti e l'amministrazione c'è stata la protesta delle famiglie all'esterno della sede del comune al Rione Toiano. "In questi giorni, diversi organi preposti al controllo e alla tutela dell'ambiente, hanno certificato l’impossibilità di vivere nelle strutture prefabbricate presenti in via Dalla Chiesa - ha spiegato il sindaco Figliolia -. Sono giornate dure e per niente facili, comprendo il dolore di chi ha ricevuto la notifica di sfratto. Per alcune delle famiglie residenti in quell’area è in corso il completamento degli alloggi pubblici a Monterusciello. Per altre, purtroppo abusive, abbiamo proposto un percorso di accompagnamento per la ricerca di un'adeguata e idonea soluzione. Stiamo facendo tutto ciò che è nelle nostre possibilità, offrire aiuto a coloro che vivono condizioni di disagio e tutelare la salute dei nostri concittadini".