ALLUVIONE SU LIVORNO – USB: MANCA UN PIANO DI PREVENZIONE. CHIESTO IL BLOCCO DEGLI SFRATTI

Livorno -

Alluvione su Livorno – USB: manca un piano di prevenzione e salvaguardia del territorio Mettere in sicurezza il paese è una grande opportunità per il lavoro. Chiesto il blocco degli sfratti nelle zone alluvionate COMUNICATO STAMPA Siamo alle solite: l'ennesima emergenza ambientale mostra al mondo l'impreparazione del paese, la fragilità delle nostre strutture, gli errori nell'utilizzo dei pochi fondi spesi, i 7,7 miliardi non utilizzati e l'assenza di una politica lungimirante, che programmi e attui un piano di salvaguardia del territorio. L'Italia è un paese a rischio: terremoti, alluvioni, esondazioni, frane, incendi sono purtroppo fenomeni frequenti che colpiscono drammaticamente perché manca un intervento sistematico di difesa e di prevenzione. E i cambiamenti climatici in corso non potranno che aggravare questa situazione. Di contro le strutture di governo della salvaguardia del territorio come le Province subiscono da tempo una forte delegittimazione, il corpo forestale dello stato è stato cancellato e militarizzato nel corpo dei carabinieri, cresce il precariato tra i vigili del fuoco. La grande solidarietà dimostrata dalla popolazione di Livorno è un segnale di completa controtendenza rispetto al clima che respiriamo nel paese e sui media. Dal tutti contro tutti che abbiamo subito in questi mesi, soprattutto contro chi sta peggio, al sostegno disinteressato di chi vuole aiutare chi sta in difficoltà. Dal razzismo diffuso alla collaborazione tra migranti e livornesi. Ma la solidarietà popolare spontanea non può bastare né sostituire l'intervento sistematico per proteggere il territorio. La difesa dal dissesto idrogeologico e un piano generale di messa in sicurezza del paese costituiscono anche una grande opportunità di rilancio economico e di creazione di migliaia di posti di lavoro. Ed è paradossale che anche le risorse esistenti non vengano utilizzate mentre più di 20 miliardi di euro defluiscono rapidamente nei piani di salvataggio delle banche ed altri 25 nel faraonico piano industria 4.0. I soldi per banche e imprese si spendono, quelli per la popolazione (molti meno) no. La battaglia per il lavoro e l'ambiente, che è un'unica grande battaglia, riparte quindi per USB da Livorno, ma riguarda le zone terremotate de L'Aquila e dell'Abruzzo, le alluvioni già avvenute sia al nord e che al sud del paese, i territori colpiti dagli incendi estivi e una città come Roma, dove una semplice pioggia autunnale manda in tilt l'intera mobilità urbana. Una battaglia che si lega però a quella per i diritti primari come quello all'abitazione: come è possibile che in una città martoriata dall'alluvione si continuino ad eseguire gli sfratti come se niente fosse? Proprio per questo l’Esecutivo Confederale USB e ASIA-USB nazionale hanno scritto al Prefetto di Livorno per chiedere il blocco degli sfratti e di qualsiasi altro provvedimento al fine di impedire, in una situazione di emergenza come quella che vive oggi Livorno, che altra gente rimanga per la strada senza casa. Esecutivo Confederale USB Coordinamento Nazionale ASIA-USB

ASIA-USB LIVORNO: IL PREFETTO BLOCCHI SUBITO GLI SFRATTI!

Livorno -

COMUNICATO STAMPA Come molti sapranno, dopo la breve pausa di Agosto, i primi di settembre sono ripartiti gli sfratti esecutivi e i pignoramenti. 34 famiglie rischiano di finire per strada solo questo mese. A questi nuclei vanno sommati quelli colpiti da provvedimenti esecutivi di rilascio a causa della messa all'asta della prima casa. E' intollerabile che in un momento come questo si decida di mandare per strada intere famiglie. Gli alberghi convenzionati sono stati giustamente utilizzati per accogliere gli sfollati e probabilmente le case disponibili saranno consegnate temporaneamente a chi è rimasto senza nulla. La nostra città non si è ancora ripresa dal terribile disastro avvenuto neanche due giorni fa. Mercoledì mattina una famiglia di 6 persone con bambini, iscritta al nostro sindacato, sarà sfrattata da un'abitazione in Piazza Mazzini. Chiediamo al Prefetto e al Sindaco di Livorno di emanare urgentemente un provvedimento di blocco totale degli sfratti e dei pignoramenti almeno fino a quando l'emergenza non sarà rientrata completamente. Sindacato inquilini Asia-Usb Livorno

Reggio: Disagio abitativo. incontro Comune e Associazioni

Reggio Calabria -

Le famiglie in condizione di disagio abitativo o vincitori dell’ultimo bando per gli alloggi popolari dovranno attendere ancora. È quanto emerso stamattina durante l’incontro a Palazzo San Giorgio  tra le associazioni riunite nell’ Osservatorio sul disagio abitativo (ASIA-USB Reggio Calabria, Comitato Solidarietà Migranti, CSC Nuvola Rossa, CSOA Angelina Cartella, Società dei Territorialisti/e Onlus, Un Mondo Di Mondi), il movimento Reggio non tace, la Collettiva AutonoMia, le famiglie direttamente interessate al tema e il vicesindaco Armando Neri, il consigliere delegato all’edilizia pubblica Giovanni Minniti e il vicepresidente del Consiglio comunale Antonino Ruvolo. Da quanto riferito dal consigliere delegato  Giovanni Minniti,  le verifiche sugli assegnatari degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, avviate dagli informatici della Re.ca.si, sarebbero ancora nella fase di digitalizzazione dei dati. Sarebbero circa <>, ha spiegato il consigliere delegato ma non si è ancora arrivati alla fase degli incroci dei dati e quindi alle  verifiche sulla permanenza dei requisiti per poter procedere alle eventuali decadenze delle assegnazioni. Condivisibile l’analisi del consigliere Minniti secondo il quale il problema centrale per sbloccare e legalizzare il settore è quello delle verifiche sulla permanenza dei requisiti degli assegnatari e non prioritariamente quello delle occupazioni abusive, per le quali occorrerebbe avere un quadro della situazione chiaro.   Necessario secondo le associazioni   la necessità di  verificare i requisiti degli assegnatari  anche degli alloggi dell’Aterp che  rientrano nei complessivi  7800 alloggi. Anche sul regolamento dell’art. 31, relativo alle assegnazioni in deroga, si attende l’approvazione delle modifiche della legge regionale 32/1996 ancora non approdate in consiglio regionale. << Ció non toglie- ha precisato Ruvolo- che per i casi di estrema urgenza non si possa agire prima dell’approvazione del regolamento>>.  Altra eventualità da ipotizzare, qualora il Consiglio regionale non provvedesse in tempi certi alla modifica della legge, è quella di procedere all’approvazione del regolamento per poi eventualmente apportarne le necessarie modifiche.  Non ci sono ancora risposte sul numero degli alloggi confiscati destinati ad alloggi popolari e sulla proposta progettuale che il Comune dovrebbe redigere per implementare l’offerta di alloggi popolari  rispondendo  al  bando regionale social housing della Regione Calabria pubblicato sul Burc n. 70 parte terza del 24 luglio 2017. Mentre le famiglie attendono, molte in condizioni di estrema precarietà abitativa, vivendo in auto o in edifici a rischio, il vice sindaco Neri ha espresso la volontà di voler risolvere le questioni aperte legate al diritto all’abitare invitando gli interlocutori a concentrarsi sulla risoluzione dei problemi. Poche in verità le soluzioni in ballo a breve termine. Un nuovo incontro è stato già fissato per il prossimo 14 settembre, con l’obiettivo di comprendere lo stato di avanzamento delle azioni previste. Reggio Non Tace  – Avvocato Nicola Santostefano Collettiva AutonoMia Osservatorio sul disagio Abitativo composto da, COSMI, CSOA  A. Cartella, CSC Nuvola Rossa, ASIA-USB Reggio Calabria , Società dei Territorialisti e Un Mondo Di Mondi ASIA-USB Reggio Calabria – Giuseppe Marra Comitato Solidarietà Migranti CSC Nuvola Rossa CSOA  Angelina   Cartella Società dei Territorialisti/e Onlus Un Mondo Di Mondi  Cristina Delfino –  Giacomo Marino

ROMA: IL DIRITTO ALLA CASA È UN DIRITTO COSTITUZIONALE DISATTESO

Roma -

ASSEMBLEA / CONVEGNO VENERDÌ 15 SETTEMBRE ROMA, VIA TIBURTINA 1064, ORE 17.00 Migliaia di sfratti per morosità, decine di migliaia di famiglie in attesa di un alloggio popolare, un patrimonio di edilizia popolare ridotto al lumicino, le proprietà degli Enti previdenziali cartolarizzate e cedute a società finanziarie e i Piani di Zona rivelatisi una colossale truffa ai danni delle casse pubbliche e di migliaia di cittadini compongono un quadro nel quale il diritto alla casa non è contemplato. I prezzi degli alloggi saliti alle stelle ed il superamento di ogni forma di calmieramento del mercato hanno tagliato fuori negli ultimi decenni intere fasce di popolazione che non possono permettersi un alloggio dignitoso. Eppure l’abitazione costituisce un bene fondamentale riconosciuto da leggi ed accordi internazionali regolarmente sottoscritti dal nostro paese ed è una condizione indispensabile per poter condurre una vita dignitosa. Senza casa non si vive e l’assenza di un alloggio condiziona anche la possibilità di vedersi riconosciuti altri diritti. Di contro il nostro patrimonio immobiliare è diventato oggetto non solo della speculazione edilizia, che in Italia ha una storia molto lunga, ma anche di nuovi appetiti finanziari di apparizione più recente che guardano alla valorizzazione dei suoli, delle volumetrie e di interi quartieri come grande occasione di investimento economico. Le leggi hanno via via favorito la trasformazione anche urbanistica delle città in funzione di questi interessi voraci, senza alcun tipo di tutela per una massa crescente di persone in difficoltà. Il resto lo ha fatto la crisi economica e la crescente precarietà economica che ha messo le famiglie in condizioni di non poter sostenere i costi di un alloggio. E’ questa l’unica spiegazione corretta del fenomeno delle occupazioni, estrema ratio a cui ricorre chi non volendo vivere per strada decide di organizzarsi per ricavare un tetto da edifici spesso nati per altre finalità, e riadattati ad abitazioni dopo essere rimasti inutilizzati per anni. L’ondata repressiva che si sta abbattendo contro le famiglie in difficoltà e che in nome della necessità di riconsegnare gli stabili ai legittimi proprietari trascura l’insieme dei diritti che viene sistematicamente dimenticato nasconde il dato macroscopico di un paese dove il diritto costituzionale alla casa è stato cancellato. L’obiettivo del Convegno è ripristinare il senso della realtà quando parliamo di “questione casa”. L’assenza di una politica della casa, il mancato utilizzo dei fondi a disposizione (a cominciare dai fondi ex-Gescal), le città lasciate in mano alla proprietà finanziaria, la messa in vendita di ciò che resta dell’edilizia popolare rendono la situazione drammatica. Quando si parla di legalità occorre partire da questa consolidata illegalità del sistema per provare ad affrontare la questione partendo dalle cause. Al Convegno partecipano: Paolo Maddalena presidente emerito della Corte Costituzionale Ferdinando Imposimato presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione Avv. Vincenzo Perticaro che sta seguendo le cause sui PdZ a Roma On. Roberta Lombardi del M5S On. Stefano Fassina di S.I. Cristian Raimo, giornalista Antonello Sotgia, urbanista Abou Soumahoro Esecutivo nazionale USB Franco Russo Piattaforma Eurostop Sono stati invitati giornalisti, architetti e urbanisti, i movimenti per la casa e le associazioni dei rifugiati.

FABRIZIO CERUSO VIVE, SAN BASILIO E ROMA NON DIMENTICANO!

Roma -

8 Settembre1974 8 Settembre 2017 Il progetto “San Basilio, storie de Roma" si sviluppa a partire da alcune realtà del territorio che cercano di ricostruire, attraverso la ricerca storica e la sua riattualizzazione, la storia di una borgata simbolo della città di Roma. "San Basilio, storie de Roma" nasce come iniziativa di commemorazione della morte del 19enne Fabrizio Ceruso e della “Battaglia” di San Basilio del 1974. Nei primi giorni di settembre di quell’anno, al termine di un ciclo di lotta per la casa che portò all’occupazione di migliaia di stabili in città, a S. Basilio la polizia intervenne per sgomberare 150 famiglie che da più di un anno avevano occupato alcuni appartamenti IACP in via Montecarotto. Il quartiere visse giorni di dura resistenza dagli assalti delle forze dell’ ordine, durante i quali, l’8 settembre, Fabrizio venne ucciso dal fuoco della polizia. Quest'anno ricorrerà il 43° anniversario della morte di Fabrizio Ceruso. Ancora oggi, a distanza di più di 40 anni, la casa continua ad essere un bisogno primario negato ed un problema che crea un susseguirsi di emergenze senza una pianificazione e senza la volontà politica di risolverle. Il quadrante della Tiburtina, in particolare, è caratterizzato da attacchi ai quartieri ed alle case popolari, speculazioni sui migranti, chiusura degli spazi di socialità e cultura slegati dal consumo, decine di casinò e sale slot, lotte nei magazzini della logistica, numerosi stabili industriali abbandonati. Criticità che continuano ad essere affrontate unicamente come questioni di ordine pubblico, perpetrando uno stato d'emergenza funzionale unicamente alla speculazione economica e politica. Soffiare sul fuoco della guerra tra poveri è ormai il meccanismo abituale per sviare l'attenzione dai veri responsabili del disagio quotidiano nelle periferie. La giunta pentastellata, lungi dal porsi in discontinuità con le amministrazioni precedenti, si sta dimostrando sorda verso le istanze che provengono dal basso, in linea con le politiche securitarie del governo nazionale a guida Pd. In un contesto così complesso, il lavoro di memoria storica che abbiamo sviluppato nel corso di questi anni, culminato con la produzione dell'opuscolo e del documentario sulla storia di San Basilio e la battaglia del 1974, ci ha fornito delle utili chiavi di lettura del presente e delle sue contraddizioni. Riattualizzare dunque la memoria di Fabrizio Ceruso non come liturgia, bensì come interpretazione del presente e megafono delle istanze sociali del territorio. Come 43 anni fa, infatti, ancora oggi molte persone decidono di alzare la testa e di riprendersi ciò che viene sottratto in nome della rendita, della speculazione e dei profitti. Le giornate in memoria di Fabrizio saranno la prima occasione in cui scendere in piazza dopo un’estate rovente in cui il Governo, la giunta comunale e la questura hanno dimostrato, con gli sgomberi di via Vannina, Cinecittà e Piazza Indipendenza, quale sia l'unico piano politico per il futuro delle istanze sociali: l'uso della forza. Sarà, dunque, un'importante opportunità per dare un segnale forte ed unitario tenendo insieme le criticità della Tiburtina e di tutta la città, dalla sanatoria regionale per le case popolari alla delibera regionale per l'emergenza abitativa, dagli sgomberi forzati dei migranti ai tentativi di infiltrazione delle organizzazioni neofasciste, dalla riconversione degli edifici abbandonati alla lotta alla cementificazione, dall'attacco agli spazi sociali alle lotte nel mondo del lavoro. Progetto "San Basilio, storie de Roma" Nodo Territoriale Tiburtina

L'EX GIUDICE IMPOSIMATO: SOLIDALI CON GLI SGOMBERATI DI VIA CURTATONE.

Roma -

Cari amici ,siamo solidali con le persone cacciate dal palazzo di via Curtatone e deploriamo chi ha ordinato di cacciarle senza alternative. Il Comune deve prima sfrattare i parassiti che vivono in appartamenti più o meno lussuosi senza pagare una lira. Lo Stato non può essere forte coi deboli e debole coi forti . Priorità assoluta sia data al diritto al lavoro alla casa e ai servizi sociali: sanità , scuola, trasporti, e formazione. Migliaia di uomini senza reddito o con redditi indegni , senza casa e senza lavoro, hanno fatto ricorso a forme di protesta per vedere riconosciute esigenze essenziali di vita. Per gli sfrattati, senza casa, disoccupati, precari, titolari di redditi di fame, studenti occorre solidarietà e rispetto. Questi soggetti devono rompere silenzio e indifferenza con azioni di massa . Nella speranza di vedere attuati i diritti che la Costituzione definisce inviolabili. Disperati che reclama inutilmente “l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà economica e sociale” . Per i promotori della lotta per la casa non v'è indulgenza. Ma tutela della legalità significa rispetto delle leggi penali ma prima ancora della legalità costituzionale e cioè rispetto dei diritti esistenziali garantiti dalla Costituzione. Riconoscendo che chi ha agito per la difesa della casa ha agito in buona fede non per delinquere ma per difendere la propria dignità di esseri umani. E proprio grazie alla lotta in difesa dei diritti umani é possibile ridurre le disuguaglianze. Come quello di bloccare migliaia di sfratti che ledono il diritto alla vita ed alla casa, grazie ad un urgente decreto che sospenda gli sfratti esecutivi salvando migliaia di famiglie dal lastrico e dalla umiliazione. E di ottenere l’impegno delle istituzioni locali a fornire ai senza casa case popolari. Recenti decisioni di giudici di merito, anticipando una riforma ineludibile verso un diritto dei diritti umani e delle libertà, hanno assolto occupanti abusivi di case sfitte facendo riconoscendo stato di necessità e legittima difesa economica. “Tale inquadramento- scrive il Tribunale di Roma, che ha assolto alcuni occupanti di edifici abbandonati, - risponde a diritti fondamentali stabiliti dalla Costituzione, in cui rientra il diritto alla salute ed il diritto alla casa compromessi in chi non riuscendo a procurarsi un reddito adeguato suo malgrado, non ha i mezzi minimi per pagare l’affitto”. “Necessitas non habet legem”. Si deve fare strada l’esigenza dello Stato, superi il diritto del privilegio e della oppressione, come avviene con chi non vuole rinunziare alle indennità . Occorre risolvere in positivo i problemi di lavoro e casa, che deve essere riconosciuta a tutti , evitando ingiustizie, avviando una politica della casa per diseredati e senza reddito. Solo in questo modo si raggiungerà una pace sociale giusta e duratura.

SGOMBERI E COSTITUZIONE: IL DIRITTO ALL'ABITAZIONE. INTERVENTO DEL COSTITUZIONALISTA PAOLO MADDALENA

Roma -

Articolo uscito su Il Fatto Quotidiano di oggi. Quanto accaduto per lo sgombero del palazzo in proprietà di una multinazionale in via Curtatone (Roma), occupato da numerose famiglie di migranti, impone alcune importanti considerazioni ai fini dell’adozione di provvedimenti che non siano in contrasto con la vigente Costituzione democratica e repubblicana. Innanzitutto è da ricordare che quest’ultima, a differenza dello Statuto albertino, che tutelava i poteri del proprietario privato, tutela innanzitutto e soprattutto la “dignità della persona umana”, e, quindi, “i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia come membro delle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità” (art. 2 Cost. che, si badi bene, parla di “uomo” e quindi non solo di “cittadino”). Ciò posto, va considerato in punto di fatto che la multinazionale in questione, dei poteri riconosciuti dal codice civile al proprietario privato, il potere di “godere” e il potere di “disporre”, ha interesse a far valere quest’ultimo, considerato che essa, per un verso è una persona giuridica (una società commerciale) e non una persona umana capace di “godere”, e per altro verso l’attività che essa svolge è per l’appunto un’attività di compravendita o di locazione, un’attività cioè di “disposizione” della cosa. Dunque, se si tratta di “disporre” di un bene, ci troviamo nel campo della “iniziativa economica privata”, di cui parla l’art. 41 della Costituzione, secondo il quale: “l’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”. A questo punto è da porre in rilievo che il citato art. 2 Cost. oltre a “riconoscere e garantire” i “diritti inviolabili dell’uomo” (tra i quali c’è il diritto all’abitazione: vedi art. 47 Cost., letto secondo l’interpretazione da tempo data dalla giurisprudenza costituzionale), impone anche “doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”, per cui, nel caso in esame, l’Autorità competente si trova a dover stabilire se far prevalere l’interesse economico della multinazionale che vuole sempre maggiori guadagni, oppure la “dignità di persone” economicamente debolissime, senza la minima possibilità di procurarsi un alloggio e in uno stato di necessità, assolutamente inconfutabile. La risposta, ovviamente, è insita nella stessa proposizione del problema. Ne consegue che, a termine della vigente Costituzione repubblicana, non è giuridicamente possibile gettare intere famiglie sulla strada, per tutelare un presunto diritto di una multinazionale a compiere attività puramente lucrative. Bene farà il Ministro Minniti, se nelle linee guida da inviare ai Prefetti, vorrà disporre che lo sgombero di case occupate può avvenire solo a seguito della ritrovata possibilità di offrire allo sgomberato altra idonea sistemazione. Insomma, occorre essere chiari nell’affermare che le Autorità (la parola viene dal latino “augere”, che significa “far crescere”, a differenza della parola “potestas”, che significa “potere” e, dunque, sacrificare) devono “attuare la vigente Costituzione”, riaffermata e convalidata dal voto referendario del 4 dicembre ultimo scorso, e non lo Statuto albertino, in base al quale fu scritto il nostro codice civile. Paolo Maddalena * Giurista e magistrato ex Presidente della Corte costituzionale

ROMA, PIAZZA INDIPENDENZA: DIETRO I DIRITTI DEI RIFUGIATI E DEI SENZA CASA CI SONO I DIRITTI DI TUTTI NOI! SABATO 26 TUTTI IN PIAZZA DELL’ESQUILINO

Roma -

Quando alle persone non restano che i propri corpi per affermare il diritto a vivere in modo dignitoso e questi corpi vengono colpiti e violentati impunemente vuol dire che abbiamo toccato il fondo. Nella vergognosa vicenda di piazza Indipendenza tutte le istituzioni hanno svolto la loro parte: dal cinismo prefettizio alla violenza gratuita della questura fino a l'insipienza immobile del Comune e ai fondi dell’emergenza abitativa inutilizzati dalla Regione. Un concerto di attori apparentemente scoordinati ma convergenti nel negare i diritti più elementari. L’unico diritto che le nostre istituzioni sono preoccupate di tutelare è quello del rientro in possesso dell’immobile al suo legittimo proprietario: gli altri diritti vengono comunque dopo o per meglio dire non contano. Non conta il diritto all’accoglienza per i rifugiati, quello alla casa per chi non ha i mezzi per procurarsi un tetto, il diritto all’istruzione per i minori sradicati dal loro contesto scolastico, il diritto delle famiglie a vivere unite. E non conta neanche il diritto di espressione per chi senza mezzi né tutele di alcun tipo si ritrova per strada con il solo proprio corpo a chiedere il rispetto della propria condizione umana. Gli sgomberi dei senza casa a Roma ci sono sempre stati purtroppo. Ma ora siamo di fronte a un salto di qualità. Il diritto proprietario si fa scudo degli attentati di Barcellona per giustificare la legge del più forte e del più ricco. L’azione istituzionale diventa occasione di consolidamento del razzismo, ed ovviamente riceve il plauso dei razzisti. Un razzismo che si esercita sui migranti ma che ha i poveri come vero bersaglio. É un escalation quella alla quale assistiamo: dalla criminalizzazione delle Ong fino all’attacco diretto contro chi ha già conseguito uno status di legalità e tuttavia si “permette” di rivendicare i propri diritti. Fermare questa inaccettabile torsione autoritaria è una necessità non più rinviabile se vogliamo difendere i diritti elementari di ognuno di noi. Per questi motivi la Federazione romana dell’Usb e l’ASIA-USB parteciperanno alla manifestazione di sabato pomeriggio indetta dai movimenti per il diritto all’abitare e invitano i propri iscritti e delegati alle 16 in piazza dell’Esquilino. Roma 25 agosto 2017 Per USB Fed. Roma Guido Lutrario Per ASIA-USB Angelo Fascetti

FINALMENTE UNA SENTENZA A FAVORE DEGLI INQUILINI SENZA TITOLO INPS!

Roma -

LA ROMEO GESTIONI NON PUO’ IGNORARE LA LEGGE! Il Tribunale civile di Roma ha accolto quello che l’ASIA USB insieme all' avvocato Marina Rossi, ha sempre sostenuto “ in pendenza della procedura di regolarizzazione non permane la qualità di occupante abusivo, in capo ad un soggetto nei confronti del quale la legge pone l’onere di sanare la propria morosità.      L’art. 7-bis DL n. 203/2005 (Disposizioni in materia di unita' immobiliari degli enti previdenziali) al primo comma prevede che: (( 1. Sono estesi i diritti di opzione, di prelazione, di garanzia e di prezzo, di cui all'articolo 3 del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410, agli occupanti delle unita' immobiliari ad uso residenziale degli enti previdenziali di cui al medesimo decreto che erano privi del titolo alla data di entrata in vigore del medesimo, ed ai conduttori in base ad assegnazione irregolare avvenuta entro la stessa data, purche¨ essi risultino in possesso dei requisiti previsti dalla vigente normativa sulle assegnazioni degli alloggi di enti pubblici e provvedano al pagamento dell'indennita' di occupazione, nella misura equivalente al canone di locazione determinato ai sensi di legge dalla data di inizio dell'occupazione, ed al rimborso degli oneri accessori dovuti per il medesimo periodo, nonche¨ alla rinunzia ai giudizi eventualmente pendenti.   Il Tribunale sostiene che la Romeo Gestioni non può interpretare la norma in maniera diversa dalla legge e continuare a considerare l’inquilino come occupante abusivo anche dopo l’entrata in vigore dell’art. 7 bis e nell’attesa dell’esame della domanda di sanatoria.   Se si è presentata la domanda di sanatoria non si può essere chiamati in giudizio per il rilascio degli immobili e il “risarcimento del danno subito dall’Ente per l’occupazione. ASIA-USBComitato inquilini senza titolo INPS

TRUFFA EDILIZIA AGEVOLATA: ENNESIMA DENUNCIA GIUNGE A CONCLUSIONE, INDAGATI ALTRI COSTRUTTORI DEL PDZ BORGHESIANA-PANTANO.

Roma -

A seguito di denuncia presentata sempre tramite l'avv Vincenzo Perticaro nell'interesse degli inquilini del PdZ “C25 Borghesiana Pantano” la Procura della Repubblica di Roma ha chiuso le indagini ed ha indagato: CICCHETTI Remo, DONATI Massimiliano, BIGONZI Bruno, BARDARI Antonio, BARDARI Sergio e BARDARI Alessia per truffa aggravata e truffa ai danni dello Stato (art. 110, 112, 81 CPV 640, 61 N. 7, 640 bis) i suindicati soggetti per aver “con gli artifici e i raggiri di seguito specificati inducevano in errore funzionari della Regione Lazio e del Comune di Roma e i diversi inquilini assegnatari degli alloggi, così procurandosi in danno dei medesimi un ingente ed ingiusto profitto costituito al maggiore e ingiustificato prezzo i vendita degli alloggi (in danno degli inquilini), della percezione di un contributo regionale destinato invece agli inquilini /assegnatari degli alloggi (in danno alla Regione Lazio) e dalla acquisizione del diritto di superficie per l’intervento di edilizia agevolata per il PdZ “C25 Borghesiana Pantano” (in danno del Comune di Roma). Sono state indagate per illecito amministrativo da reato anche le società CICCHETTI Remo & Figlio S.r.l. e APPALTI CIRF S.r.l. Chi ha denunciato oggi inizia a vedere un barlume di giustizia! ASIA-USB continuerà la sua battaglia sempre al fianco degli inquilini finché non si risolverà la truffa dei piani di zona e fino a quando non verrà pienamente alla luce il sistema truffaldino, coperto da parte dell’amministrazione pubblica e dai partiti che hanno governato Roma e la Regione Lazio in questi ultimi venti anni, che ha coinvolto decine di migliaia di famiglie romane. ASIA-USB

PIANO DI ZONA TOR VERGATA: IL TAR NON SOSPENDE LA DELIBERA DI REVOCA DELLA CONVENZIONE.

Roma -

Oggi il TAR del Lazio sezione seconda bis ha rigettato la richiesta di sospensiva che era stata presentata dal Consorzio edilizio di cooperative Lega San Paolo Auto Soc Coop a r.l. per chiedere di sospendere la deliberazione n 13 del 30.03.2017 con cui l'assemblea capitolina aveva disposto la declaratoria di decadenza parziale sulla risoluzione della convenzione che riguardava 8 appartamenti di del piano di zona Tor vergata. Giustizia è fatta. Un primo passo è stato fatto verso la certezza del diritto in questa città sul problema casa.

TERAMO, SFOLLATI: UN INCONTRO PUBBLICO IN VIA LONGO PER DIRE CHE “LA CASA E’ UN DIRITTO”

Teramo -

Il Centro Politico Sandro Santacroce, insieme all’USB e l’Assemblea Lotta per la Casa, esprime la propria indignazione e preoccupazione dinanzi ai ritardi riguardanti l’erogazione del contributi per l’autonoma sistemazione. Sono mesi che cavilli burocratici e mancanza cronica di personale negli uffici tecnici provocano contenziosi tra gli sfollati egli affittuari e tutto ci ha del grottesco. Si stanno spendendo milioni di euro pubblici per garantire ai nostri 4000 concittadini rimasti senza un tetto di avere un posto dove dormire, ma ad oggi ancora non vi è uno straccio di progetto programmatico per la ricostruzione. Se questo è il modo di fare dei nostri amministratori noi non possiamo far altro che mobilitarci per impedire tale scempio. Nella data di martedì 4 luglio alle ore 18:30 organizzeremo un incontro pubblico per far partire dal basso una mobilitazione popolare al fine di accelerare i tempi di pagamento dei suddetti contributi e per rendere partecipi ogni singolo sfollato al progetto di ricostruzione del proprio stabile. Abbiamo deciso di organizzare la suddetta iniziativa in via Longo così da inserire nella discussione anche la spinosa decisione della mobilità volontaria proposta dal comune agli inquilini di questo quartiere. Il nostro impegno è a 360 gradi sulla vertenza casa nel suo complesso, chiediamo a tutte le persone, che come noi non vogliono arrendersi, di partecipare e lottare. LA CASA E’ UN DIRITTO!

Firenze: da città dell’accoglienza a città del profitto e della speculazione !

Roma -

Firenze: sono centinaia le famiglie che vivono emergenza abitativa a cui il Comune non sa dare risposte e alternative, divisioni di nuclei familiari, quando ci sono figli maggiorenni le strutture emergenziali sono restie ad accoglierli. Il modo in cui l’amministrazione gestisce l’emergenza abitativa è disastrosa: sembra più impegnata a cercare di vendere case ERP a privati che a dare soluzioni a chi si trova in situazioni di difficoltà. E questo è un dato di fatto con cui ASIA si è già più volte scontrata. Emblematica la vicenda delle case del centro storico, come Via dei Pepi, dove l’amministrazione tenta di arrampicarsi sugli specchi per trasferire i vecchi inquilini e vendere in blocco a privati! Ma il peggio si doveva ancora vedere: da qualche tempo ASIA Firenze segue una famiglia composta da sette persone, di cui 5 minori, sotto sfratto e con gravi problemi economici. Il Comune non ha riconosciuto la morosità incolpevole perché, proprio per problemi economici, il capofamiglia non ha potuto chiudere la partita IVA. L’unica soluzione proposta dal Comune è quella di affidarli ad un’associazione che si farebbe carico del viaggio per farli rientrare nel paese d’origine, a patto che lascino i loro documenti in consegna e non rientrino più in Italia. Si tratta di una famiglia che risiede da circa vent’anni in Italia, vent’anni di contributi versati e figli nati e cresciuti qui, che frequentano la scuola ed hanno la propria vita qui: bambini italiani, se fosse passata la legge sullo Ius Soli. Ci scontriamo con la ‘Tolleranza zero’ figlia del neonato Decreto Minniti-Orlando. Le soluzioni proposte a casi di criticità sono la repressione e la restrizione della libertà di chiunque mini il ‘decoro urbano’. È una vergogna essere poveri e se si è poveri e stranieri allora la soluzione è semplice: si rispedisce tutta la famiglia nel paese d’origine con l’ingiunzione di non tornare più. Inoltre la linea che passa dai servizi sociali è quella di inquadrare l’assistenza sociale come questione tecnica da non trattare con sindacati e associazioni. Anche relegare questioni sociali e umanitarie tra i tecnicismi amministrativi rientra nella linea del Decreto Minniti-Orlando (lo stesso succede, infatti, con il nuovo iter giudiziario proposto per le richieste di asilo politico). ASIA e USB denunciano questo modo di operare assolutamente lesivo dei diritti umani e non permetteranno che una simile prepotenza sia annoverata tra le soluzioni per l’emergenza abitativa: metteremo in campo tutti gli strumenti per stare a fianco di chi rivendica diritti e dignità! Ancora una volta dobbiamo riscontrare che Firenze da luogo di solidarietà cambia rotta e diventa la capofila nella sperimentazione di tutte le restrizioni della libertà che questo governo propina! Firenze 6 Luglio 2017 Associazione Inquilini e Abitanti - USB - Firenze 50144 Firenze - Via Galliano 107 Tel. 0553200764 Fax 0559334408 firenze.asia@usb.it

PDZ CASTELVERDE FINALMENTE IL CONSIGLIO DI ROMA CAPITALE APPROVA LA REVOCA DELLE CONCESSIONI!

Roma -

PDZ CASTELVERDE IL CONSIGLIO DI ROMA CAPITALE APPROVA LA REVOCA: FINISCE L'INCUBO PER DECINE DI FAMIGLIE. ARIA DI FESTA AL PRESIDIO DI QUESTA MATTINA. LA REVOCA DELLE CONCESSIONI RICONOSCE FINALMENTE LE GIUSTE ASPETTATIVE DELLE FAMIGLIE VITTIME DI UNA TRUFFA. E' COMUNQUE ARRIVATO L'U.G. CHE HA RINVIATO LO SFRATTO AL 28 SETTEMBRE, DATA ENTRO LA QUALE CI AUGURIAMO SI ANNULLI DEFINITIVAMENTE LA SENTENZA DI SFRATTO E LA REVOCA DELL'ASTA. CONTINUEREMO INSIEME A TUTTI GLI ALTRI PDZ LA BATTAGLIA PER RIDARE UNA FUNZIONE SOCIALE AL PATRIMONIO DI EDILIZIA AGEVOLATA. ORA ANDREMO AVANTI CON LA LOTTA PER METTERE FINE ALLA TRUFFA DEI PIANI DI ZONA E PER FERMARE GLI SFRATTI. ROMA LIBERA DA CHI SPECULA SULL'EMERGENZA ABITATIVA. UNITI POSSIAMO VINCERE! ASIA-USB URBANISTICA. ROMA, AULA APPROVA REVOCA CONVENZIONE PDZ CASTELVERDE UNANIMITÀ TRA APPLAUSI RESIDENTI, MONTUORI: PROPRIETÀ A LEGITTIMI ACQUIRENTI (DIRE) Roma, 21 giu. - L'Assemblea capitolina ha approvato all'unanimita' con 33 voti favorevoli (oltre a M5S, tra gli altri, anche Pd e Fdi-An) la proposta di delibera numero 39/17 per l'annullamento della deliberazione del Consiglio comunale n. 234 del 19 novembre 1998, avente ad oggetto la 'Modifica ed integrazione della deliberazione del Consiglio comunale n. 189 del 4 agosto 1995 concernente il trasferimento del diritto di superficie dal piano di zona D2 La Mistica 1, gia' concesso in favore delle imprese Demo e Geca usufruenti di un finanziamento ex lege n. 118/85, al piano di zona B4 Castel Verde'. Presenti al momento del voto anche alcuni abitanti e proprietari degli alloggi in questione, che hanno applaudito al momento dell'approvazione. A illustrare il provvedimento all'Aula e' stato l'assessore all'Urbanistica e Lavori pubblici di Roma Capitale, Luca Montuori: "Questa e' una delibera su cui abbiamo lavorato molto e su cui c'erano diversi profili di illegittimita'. A seguito del fallimento della cooperativa che ha realizzato il piano di zona, si e' verificata una situazione che stava portando alla escussione di mutui da parte di Unipol Banca e a un possibile rischio di sfratto per le famiglie". Nel 1998, ha ricapitolato Montuori, "la Costruzione edili europee ha usufruito della concessione di finanziamento pubblico e del diritto di superficie nelle aree del piano di zona B4 Castelverde, ma nonostante fosse destinataria di finanziamento pubblico dentro un piano per l'edilizia agevolata, invece di usufruirne la societa' ha contratto un mutuo ordinario con Unipol che non e' nemmeno tra gli istituti in elenco con cui e' possibile contrarre mutui agevolati, non e' accreditata ne' convenzionata con il ministero delle Infrastrutture".(SEGUE) (Mgn/ Dire) 18:48 21-06-17 URBANISTICA. ROMA, AULA APPROVA REVOCA CONVENZIONE PDZ CASTELVERDE -2- (DIRE) Roma, 21 giu. - A seguito di tale atto, ha sottolineato l'assessore, "si puo' dichiarare che l'intervento edilizio e' stato realizzato senza contributo statale e quindi sono di fatto decaduti i diritti della societa' in quanto e' stato violato il presupposto vincolante che ha dato luogo alla concessione del diritto di superficie: quindi decade ex tunc l'intera convenzione, dal momento che manca il requisito giuridico ovvero la realizzazione dell'intervento tramite il contributo dello Stato. Questo porta al travolgimento di tutti gli atti conseguenti e successivi, compresa l'iscrizione ipotecaria in favore di Unipol". Infine, "dal momento che tali aree sono state espropriate con finalita' di interventi di edilizia economica e popolare- ha concluso Montuori- noi proponiamo con questa delibera di annullamento di ritenere acquisite al patrimonio comunale le porzioni immobiliare, di assegnare il diritto superficie ai legittimi acquirenti previa verifica dei requisiti Erp e di provvedere in seguito a disciplinare la destinazione delle restanti porzioni immobiliari nel rispetto della finalita' pubblica". (Mgn/ Dire) 18:48 21-06-17

ROMA. LA TRUFFA DEI PIANI DI ZONA PRODUCE UN ALTRO SFRATTO A BORGHESIANA

Roma -

LA TRUFFA DEI PIANI DI ZONA PRODUCE UN ALTRO SFRATTO A BORGHESIANA, TARDIVO L’ARRIVO SUL POSTO DELL’ASS. MONTUORI: ORA SI RICHIEDA IL SEQUESTRO DELL’ALLOGGIO! Nonostante la società San Paolo sia sotto inchiesta da parte della magistratura romana per la truffa dei Piani di Zona e il Comune di Roma abbia chiesto da tempo alla Prefettura di fermare gli sfratti, questa mattina la polizia è intervenuta a Borghesiana per sfrattare Ivan uno dei tanti inquilini truffati, ai quali sono stati affittati alloggi sociali ai prezzi di mercato. L'ASIA è intervenuta per bloccare questo ennesimo episodio di ingiustizia, ma lo sfratto è stato comunque eseguito e un’altra famiglia è finita per strada. Basta usare la forza a favore degli speculatori: si poteva evitare questa ennesima ingiustizia ai danni di chi è stato truffato dal diabolico meccanismo dei Piani di Zona, che per volume d'affari e intreccio di relazioni tra imprenditoria malata e politica fa impallidire il processo per Mafia Capitale. Invece la questura di Roma è voluta comunque intervenire per tutelare gli interessi della San Paolo Coop. Un'altra famiglia va per strada, a fronte del tardivo e finora inefficace intervento dell'amministrazione Raggi. Perché il Comune interviene sempre in extremis e non prende il toro per le corna, mettendo fine a questo continuo stillicidio? Cordate di imprenditori e banche hanno fatto breccia anche dentro la nuova giunta? E' un anno che l'Asia USB insieme all’avv. Vincenzo Perticaro denunciano questa situazione, le inchieste della magistratura si sono moltiplicate, la quantità di elementi di prova per fermare questa truffa è cresciuta a dismisura, eppure la Giunta Raggi continua a dimostrarsi timida e inconcludente. Queste sono state lo domande poste all’assessore Montuori, arrivato in mattinata sul posto, insieme alla richiesta di presentazione alla magistratura di un’istanza di sequestro dell’alloggio sottoposto a sfratto. L’intervento del Comune di Roma è fondamentale in Tribunale, intervento che dovrebbe avvenire attraverso l’avvocatura capitolina per impedire le esecuzione ti tali ingiustizie ed attraverso opposizioni finalizzate a tutelare gli inquilini, eppure ad oggi mai si sono presentati nelle aule di Tribunali dove moltissime volte gli inquilini si trovano a difendersi da soli senza l’intervento delle istituzione preposte al controllo tra i quali Comune e Regione. ASIA Roma

PERUGIA, PRELIOS (ENASARCO) SFRATTA INQUILINI SENZA AVVISO

Perugia -

Invece di prendere atto del fallimento del piano di dismissioni del patrimonio abitativo la Fondazione Enasarco, tramite il suo Fondo Prelios SGR, giovedì 8 giugno a Perugia ha fatto sfrattare la famiglia di Sergio. L'inquilino cacciato di casa tra l'altro sostiene di non aver mai ricevuto gli avvisi di rito. Questo fatto grave avviene in una città del centro Italia, anch'essa colpita dai processi di dismissione del patrimonio abitativo degli enti previdenziale i quali continuano a creare un forte allarme sociale, colpisce quelle fasce sociali del ceto medio impoverito dalla crisi e non in grado di sostenere l'acquisto del proprio alloggio ai prezzi speculativi, che inoltre non tiene conto dello stato di degrado degli alloggi che gli inquilini abitano da decenni. Questo comportamento aggressivo contro gli inquilini portato avanti dai Fondi immobiliari avviene nell'indifferenza delle Istituzioni preposte a tutelare le famiglie in emergenza abitativa.

MILANO: CONTRO RACKET E SPECULAZIONI, UNA PRESA DI PAROLA.

Milano -

E’ notizia di ieri quella dei 5 arresti per “racket” nelle occupazioni delle case popolari, dopo oltre 3 anni di indagini. Alcuni si dicono felici di questi arresti, come se potessero risolvere il problema ben più profondo in cui versano i nostri quartieri popolari: l’abbandono.  Problema di cui il racket, la microcriminalità, la “paura” sono solo sintomi. Speculare sulle case popolari è CRIMINALE, ma a farlo non sono le famiglie che pur di non finire in mezzo ad una strada sono finite nelle mani di speculatori come il meccanismo del racket, che noi  denunciamo pubblicamente da anni, che indichiamo come l’altra faccia della medaglia di una speculazione criminale che sta distruggendo il nostro territorio.  Da un lato l’Aler e le Istituzioni hanno abbandonato interi quartieri, privati di ogni risorsa, usati come fonte di appalti e mazzette, dall’altro il racket si è approfittato di chi vive l’emergenza abitativa e delle case lasciate vuote. E il problema non si risolverà con questi arresti. Perché il cuore del problema è che migliaia di case popolari rimangono sfitte, mentre decine di migliaia di persone ogni anno vengono sfrattate, alimentando un bisogno a cui non solo non si riesce a dar risposta, ma addirittura sfacciatamente si priva di una soluzione così semplice: ASSEGNARE LE CASE VUOTE.  A chi dice che la soluzioni siano gli sgomberi massivi, facciamo notare che le case che vengono sgomberate rimangono vuoti per altri anni, alimentando così il mercato del racket, che può ingannare l’ennesima famiglia bisognosa.  Le soluzioni sono semplici, ma hanno bisogno di coraggio per essere messe in campo; coraggio perché vorrebbe dire fermare veramente il racket, vorrebbe dire fermare la speculazione istituzionale sui nostri quartieri, vorrebbe dire investire veramente e non le briciole di adesso.  Con una SANATORIA degli occupanti, si darebbe un contratto a chi ne ha veramente bisogno, a chi ha dovuto occupare per necessità, a chi avrebbe diritto ad una casa ma non ha potuto aspettare anni e ha deciso di riprendersi quel diritto. Con il BLOCCO della VENDITA delle CASE POPOLARI si smetterebbe di togliere patrimonio pubblico a chi ne ha bisogno.  Con l’ASSEGNAZIONE delle CASE POPOLARI VUOTE (ce ne sono oltre 10MILA solo a Milano) si fermerebbe veramente il racket e si darebbe respiro alle 24Mila famiglie in lista d’attesa per una casa popolare.  Comitato Abitanti San Siro – Asia Milano

CHI GOVERNA A ROMA? IL CASO DI VIA LUCIO CALPURNIO BIBULO 13 CHE FINISCE ALL'ASTA! CHI C’È DIETRO?

Roma -

CHI GOVERNA A ROMA? IL CASO DI VIA LUCIO CALPURNIO BIBULO 13 esplode nelle mani di Amministrazioni che non riescono ad acquistare case a prezzi sotto mercato e nemmeno riescono a fermare un’asta fallimentare. CHI C’È DIETRO? All’ultimo minuto utile la Regione Lazio ha sbloccato mercoledì 10 scorso i primi 40 dei 197 milioni di euro deliberati da oltre un anno per sostenere il Piano per l’emergenza abitativa del Comune di Roma previsto dalla Delibera della stessa Regione di tre anni fa. Una misura tardiva ottenuta dalla vertenza di ASIA-USB e degli abitanti dello stabile di via Lucio Calpurnio Bibulo 13 al Quadraro di Roma, indicati da quella delibera regionale e dalle comunali come aventi diritto alla casa popolare, per l’acquisizione pubblica di quell’edificio occupato, in asta fallimentare a prezzi al di sotto di quelli dei bandi pubblici per l’acquisto di alloggi da privati. Una vertenza condotta da anni per portare quell’occupazione, già oggetto di atti di requisizione pubblica al privato e baluardo del ciclo di lotte degli anni 2000 a Roma, ad una soluzione di valore generale: l’applicazione coerente della delibera regionale del 2014, risultato parziale del conflitto e dei movimenti per l’abitare nella capitale, e dunque l’effettiva sostituzione del diritto alla città e del recupero urbano alla complicità tra amministrazioni e speculazione immobiliare. La banditura della vendita in asta di via Bibulo 13 – con le sue 98 famiglie abitanti – data a un anno fa. Da un anno ASIA-USB, dopo aver indicato alla Giunta del Lazio le risorse per finanziare la delibera del 2014, chiede a Regione e Comune di procedere alla manifestazione d’interesse pubblico e allo stanziamento di risorse per ottenere la sospensione della procedura d’asta da parte del Tribunale di Roma e realizzare l’acquisizione al patrimonio alloggiativo pubblico. Regione e Comune hanno iniziato a parlarsi, su questa richiesta, a febbraio scorso. Cioè mentre andava deserta la seconda gara d’asta per Bibulo 13 e il ribasso d’ufficio previsto per la terza portava il prezzo offerto a 1000 euro a metro quadro: quando invece è di 1700 l’offerta nelle ultime tre gare andate deserte dell’ATER per l’acquisto di alloggi da privati, per fronteggiare l’emergenza abitativa d’una minima parte degli 8000 aventi diritto ridotti alla strada o stipati in residence che hanno fatto la fortuna di proprietari pagati dal pubblico a prezzi esorbitanti di affitto. L’inconcludenza degli incontri tecnici e politici tra Regione e Comune ha portato nel caso di via Bibulo 13 alla sorprendente comparsa di un’offerta privata di acquisto superiore alla base della seconda asta pur andata deserta. Così ne è stata convocata un'altra, con una base d'offerta a metro quadro di 1400 euro circa, sempre inferiore comunque a quelli dei bandi pubblici. L’ASIA-USB e gli abitanti di via Bibulo 13 hanno dunque chiesto alle Amministrazioni di assumersi definitivamente le proprie responsabilità. Il risultato è stato appunto quel tardivo e parziale stanziamento diretto di 40 dei 197 milioni di euro deliberati da un anno dalla Regione Lazio in copertura del Piano per l’emergenza abitativa di Roma. Perché prima, ad appena una settimana dall’asta di vendita privata bandita su Bibulo 13, l’ATER ha sottoposto alla Giunta regionale una proposta di Delibera dove nemmeno aveva indicato i riferimenti normativi per l’acquisizione pubblica e il suo vantaggio economico: offrendo così al funzionariato della Regione, lo stesso complice insieme a quello del Comune dell’enorme truffa perpetrata nei Piani di Zona e delle speculazioni private sugli alloggi d’emergenza nella capitale, il destro di bloccare l’atto amministrativo. Senza che la Giunta stessa fosse in grado di riscriverlo. Passata la palla al Comune, dunque, all’ultimo minuto utile la Giunta Raggi ha disposto di staccare un assegno pari al 10% dell’offerta privata nel frattempo pervenuta, rialzata di 50 mila euro, come previsto dal disciplinare di gara. Ma ancora una figura del funzionariato amministrativo, stavolta del Comune, ha bloccato la partecipazione pubblica diretta all’asta di via Bibulo 13. E così, sempre all’ultimo minuto utile, l’assessore al Bilancio del Comune di Roma ha richiesto alla giudice titolare il rinvio del termini di offerta per l’acquisto. Inspiegabilmente, il Comune non è quindi riuscito nemmeno all’ultimo minuto utile ad inoltrare come di rito al Tribunale di Roma una formale richiesta di sospensiva dell’asta sulle stesse basi della manifestazione d’interesse pubblica così irritualmente notificata. E, guarda caso, non è giunta alcuna risposta dalla giudice fallimentare. L’asta di vendita di via Lucio Calpurnio Bibulo 13 era prevista per oggi alle 15 e 30. E le Amministrazioni, che appunto all’ultimo minuto utile hanno finalmente attestato l’interesse pubblico per quello stabile, non sono riuscite a farlo valere concretamente. Nonostante ciò la vendita privata di Bibulo 13 può essere ancora bloccata dall’interesse pubblico entro il 31 maggio, data limite per completare la procedura di compravendita tra la curatela fallimentare e l’eventuale offerente privato vincente. Le Amministrazioni dunque sono ancor più di fronte alle proprie responsabilità: a meno che non vogliano aggiungere paradosso a paradosso e dopo avere fatto rimpinguare la banca creditrice di uno speculatore fallimentare trovarsi a rimpinguarne un altro ancora e fare gravare sull’erario pubblico il costo sociale di 98 famiglie di aventi diritto. Sono due e solo due le risposte che le Amministrazioni possono dare. E sono risposte politiche. O chi governa a Roma è tuttora, attraverso la complicità e l’incapacità degli amministratori, il blocco economico e corrotto degli interessi speculativi prosperati sul mattone, sullo sperpero delle risorse pubbliche e sulla pelle di decine di migliaia di abitanti di questa città. Oppure chi governa a Roma sceglie insieme ai suoi cittadini che lottano ogni giorno di sconfiggere quel blocco e di ricostruire una città a misura di abitanti e un bene pubblico effettivamente tutelato. Se la risposta resta la prima, resta solo la lotta fino in fondo. ASIA-USB

RIPRENDIAMOCI IL DIRITTO ALLA CASA. DOCUMENTO APPROVATO AL 6° CONGRESSO ASIA-USB.

Roma -

RIPRENDIAMOCI IL DIRITTO ALLA CASA 6° CONGRESSO NAZIONALE 13 MAGGIO 2017 - Hotel Duca D’Este - TIVOLI T. (Roma) DOCUMENTO APPROVATO ALL'UNANIMITA' RIPRENDIAMOCI IL DIRITTO ALLA CASA Stiamo attraversando un lungo periodo di profonda crisi economica, di cui non si intravede la fine, e la difficoltà di accesso alla casa è uno degli aspetti più significativi. L’abitare è la vita degli individui e la sua mancanza ha conseguenze disastrose su molte sfere dell’esistenza umana. Lavoro, famiglia, relazioni sociali, diritto alla città, sono tutte necessità che non possono essere soddisfatte se non si dispone di un alloggio dove vivere. Questo bisogno primario di abitare è attualmente un diritto negato, troppo costoso e insostenibile per milioni di famiglie italiane. Sta emergendo sempre di più una richiesta di maggiore accessibilità alla casa, di prezzi sostenibili, che consentano ai cittadini di condurre una vita dignitosa ed in linea con le aspettative sociali e culturali del nostro paese. Il diritto all’alloggio è citato in diversi trattati internazionali nell’ambito dei diritti umani, ma si pone sempre più forte e eloquente l’interrogativo - la linea di demarcazione - se la casa è un bene che deve servire ad arricchire i costruttori ed i proprietari, le banche e i suoi fondi immobiliari, o è un bene che dovrebbe assolvere al bisogno fondamentale di abitare? In Europa, malgrado il formale riconoscimento giuridico approntato sul piano del diritto internazionale e sovranazionale, il diritto all’abitazione è in realtà scarsamente tutelato. Lo dimostrano i dati riguardanti i Paesi dell’Unione Europea dove la crisi abitativa colpisce ormai circa 70 milioni di persone mal alloggiate (circa 18 milioni gli sfratti e 3 milioni i senza tetto) come riportano alcuni studi e fonti statistiche. Questi numeri stanno aumentando a causa degli effetti della crisi finanziaria globale, che sta facendo perdere casa, a livello europeo, a circa 2 milioni di famiglie, in particolare per morosità dei mutui e degli affitti. Gli investimenti speculativi in seno all’UE, le privatizzazioni del settore abitativo pubblico e sociale, la trasformazione del mercato abitativo a favore della rendita parassitaria, aggravano ancora di più questa situazione. Aumentano le disuguaglianze, la segregazione sociale nelle aree urbane e nelle periferie, che colpiscono i giovani, gli anziani, i disoccupati, i poveri, i migranti, ma anche le famiglie a reddito medio. Risulta ancora poco chiara la competenza dell’UE in materia abitativa o quantomeno non è accettata unanimemente, mentre gli Stati aderenti concordano sul fatto che molti aspetti della questione urbana e quella dell’abitare possano essere coordinate dalle politiche dell’UE. I cittadini europei si stanno rendendo conto che la Corte di Giustizia dell’UE e la medesima CEDU (Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), quando sono chiamate a tutelare il diritto all’abitazione, non offrono la stessa protezione e riconoscimento che assicurano per i diritti civili e politici. L’unico atto internazionale che all’art. 31 garantisce palesemente il diritto all’abitazione a tutela delle parti sociali più deboli dei cittadini è, al momento, la Carta sociale europea riveduta (CSER). Questa situazione, esattamente all’opposto della tanto decantata inclusione sociale che si vorrebbe ottenere all’interno dell’UE, porta ad emarginazione, precarizzazione e isolamento sociale; sviluppa disuguaglianza, speculazione e corruzione. Tali conseguenze sono il risultato di una costruzione dell’Unione Europea che sottomette i diritti dei popoli alle politiche monetarie e di mercato della Banca Centrale Europea, ai diktat che impongono i pareggi di bilancio, ai meccanismi di controllo dell’Euro. Rigore economico, contro i diritti sociali e la democrazia. In ambito di politiche abitative il nostro paese, come gli altri Paesi del Sud Europa, si caratterizza per un elevato numero di alloggi di proprietà, retaggio tipico dell’economia agricola e di una cultura legata al concetto del cosiddetto mattone. La casa di proprietà rappresenta per molti sicurezza e stabilità per la famiglia, in contraddizione con la società industriale che richiede invece mobilità e quindi spostamenti frequenti. Sulla base di questa cultura ha trovato terreno fertile la logica della speculazione edilizia e del consumo di suolo che ha condizionato lo sviluppo delle nostre città, l’economia dell’intero paese e le vite di milioni di persone. Nel panorama europeo del welfare dell’abitare, dove si sono sviluppati modelli differenziati legati al rapporto tra i livelli dell’economia e gli indici di povertà, siamo collocati nell’ultimo modello, il cosiddetto modello ‘mediterraneo’ che si caratterizza per il trasferimento delle case di generazione in generazione, e dove è più diffusa sia la proprietà immobiliare che l’affitto da privati, dove cresce contemporaneamente la povertà, nella totale penalizzazione per l’edilizia pubblica. La cancellazione di ogni politica pubblica per la casa, avvenuta a partire dagli anni novanta, ha favorito questo modello, lasciando campo libero alla speculazione edilizia e al consumo del suolo (in alcune aree metropolitane - sia al centro che al nord – a fronte di una crescita zero della popolazione abbiamo visto la triplicazione delle aree edificate). Nei decenni passati strumenti pubblici come l’INA-Casa e successivamente la GESCAL (Gestione Case per i Lavoratori), mediante contributi dei lavoratori e dei datori di lavoro, hanno permesso di dare importanti risposte ai problemi abitativi del nostro paese che usciva da anni di guerra. La politica dell’epoca ha agito attraverso la realizzazione in continuazione di case popolari, mediante gli Istituti previdenziali e gli IACP (Istituto Autonomo Case Popolari). In alcune città erano le stesse Amministrazioni comunali a impegnare fondi per l’edilizia pubblica. Esistevano sistemi di esenzioni fiscali indirizzate alle abitazioni di proprietà, in particolar modo a quelle realizzate attraverso la cooperazione. Sono state approvate la legge 167/62 e la legge 865/71 per mettere a disposizione aree comunali fabbricabili e finanziamenti delle Stato per realizzare case pubbliche per affrontare la questione abitativa. Da metà degli anni novanta in poi, il modello sopra descritto è entrato in crisi: hanno iniziato a dare i primi effetti le politiche europeiste di privatizzazione, gli Enti previdenziali hanno dismesso la funzione di contenimento del mercato della casa a prezzi equi, gli Istituti per le case popolari sono stati trasformati in aziende economiche, non hanno avuto più gli strumenti necessari alla realizzazione di nuovi alloggi, né la possibilità di rispondere alle nuove esigenze che emergono dal contesto sociale urbano. La crisi di questo modello porta anche all’abbandono e alla non volontà di gestire il patrimonio pubblico fin ora realizzato, il quale è ormai divenuto dequalificato e fatiscente a causa dell’assenza di manutenzione ordinaria e straordinaria. Quella di svuotare gli strumenti pubblici messi in piedi fino a quel momento per affrontare il problema della casa, sempre più emergente, è stata una scelta ben congeniata per favorire le rendita parassitaria e il dominio sulle città dei costruttori e dei palazzinari. In Italia l’abitare si è schematizzato in un modello rigido che hanno imposto la rendita e i costruttori, soprattutto nelle aree metropolitane, dove l’abitante è solo una pedina che serve a giustificare nuove costruzioni. Che nel 2017 siamo all’anno zero del diritto all’abitare in Italia lo dimostra l’impegno finanziario degli ultimi governi su questo settore. Il Pil impiegato attualmente dallo Stato italiano per la costruzione di alloggi popolari è intorno allo 0,02 per cento, mentre la media europea è del 3,0 per cento In un alloggio sociale (casa popolare) in Europa ci vive un quinto delle famiglie, in Italia il 3,5 %. L’Italia infatti continua ad essere il paese europeo che spende poco o niente nei programmi di edilizia sociale, alimentando così penuria di alloggi con affitti accessibili, speculazione a tutto campo in materia di abitazioni e una conseguente ma perdurante emergenza sociale abitativa in tutti i grandi e medi centri urbani. La questione abitativa in Italia continua ad essere aggredita da ogni punto di vista dalle misure governative che favoriscono gli interessi degli speculatori privati. Dobbiamo quindi confrontarci con la seguente realtà: ci sono 3 milioni di famiglie italiane (11,7 % del totale) in difficoltà con le spese sulla casa, rate del mutuo, imposte, affitto e utenze, come certifica un’indagine ISTAT resa nota di recente e più di trecentomila sono sotto sfratto e rischiano di finire in mezzo alla strada. Migliaia di inquilini delle case popolari sono in estrema difficoltà e vittime dei processi di privatizzazione accelerati dal piano casa del governo Renzi (Decreto Lupi) e da alcune regioni che restringono sempre di più i criteri per l’edilizia pubblica; decine di migliaia di inquilini delle case degli enti previdenziali pubblici e privatizzati hanno visto raddoppiare o triplicare i canoni di affitto e vengono sfrattati se non sono in grado di pagarlo o sono vittime di dismissioni a prezzi speculativi. C’è, sottaciuto, lo scandalo di decine di migliaia di inquilini a cui sono stati affittati o venduti alloggi sociali a prezzi di mercato, truffati da cooperative e imprese, realizzati con finanziamenti e su terreni pubblici nei piani di zona di edilizia agevolata, per non parlare di milioni di famiglie che hanno acquistato la casa in cui abitano e contro cui i governi e gli enti locali si accaniscono con imposte, tasse, balzelli di ogni tipo mentre centinaia di migliaia di famiglie, di giovani, di single e migranti, non riescono ad avere un alloggio e spesso sono costretti ad occuparne uno. A questa moltitudine sociale, che riguarda il settore più precario e povero del nostro paese, tramite il Decreto Lupi sono oggi negati i diritti elementari come la residenza - e quindi il diritto alle cure -o l’iscrizione a scuola dei figli. Ma con il decreto Minniti, pensato proprio per punire questo disagio sociale, il governo Gentiloni supera ogni limite: si danno poteri ai Sindaci per perseguitare le vittime della cancellazione totale delle politiche sociali e non per eliminare le cause del malessere sempre più diffuso. Ma a fronte di tutto questo nel nostro paese almeno 3 milioni di alloggi e fabbricati sono tenuti vuoti (6 milioni se si considerano le seconde case), invenduti, inutilizzati, costruiti solo per le triangolazioni speculative tra costruttori, banche e fondi immobiliari. Chiunque viva nelle nostre città, più o meno grandi, sa che questa è la realtà dei fatti e che quotidianamente alimenta una emergenza abitativa dalle mille facce e, per fortuna, da mille conflitti e momenti di resistenza popolare. La cancellazione nel ’98 della legge dell’equo canone e l’approvazione della L. 431/98, che ha introdotto il libero mercato (legge che trova la benevolenza dei sindacati concertativi), è stata la cartina di tornasole della politica di privatizzazione del mercato della casa e la causa principale della situazione di emergenza in cui si trova ora l’Italia. Questo modello italiano di privatizzazione del problema abitativo (così come in Spagna) si sta rivelando un totale fallimento rispetto ad altri paesi europei dove buona parte del parco abitativo è pubblico o sociale, gli affitti sono accessibili, uscire da una casa per passare ad un'altra non è dramma che prevede l’intervento militare della polizia. Da decenni i governi italiani citano l’Europa per giustificare il lavoro sporco ma adottano solo le direttive europee o internazionali che vanno contro gli interessi popolari. Il diritto all’abitare è un fattore centrale dell’emancipazione sociale di tutti e non una bancarella in più per gli appetiti dei mercati e degli speculatori. E’ la difesa del bene comune, dell’idea del recupero urbano del patrimonio sfitto e abbandonato, del consumo zero del suolo. Ma anche l’affermazione del diritto all’accoglienza per i migranti e alla solidarietà. Sul diritto all’abitare come sull’emergenza sociale abitativa occorre cambiare completamente registro e costringere governo e speculatori a retrocedere, con ogni mezzo. Ecco quindi che la lotta per la casa oggi si intreccia con una battaglia più generale per una gestione democratica delle città, per riscrivere le agende delle priorità urbanistiche e di destinazione delle risorse. Si intreccia con la lotta contro i poteri finanziari che stanno imponendo il destino delle metropoli e negando ai cittadini il diritto a vivere in ambienti sani, accoglienti e dignitosi dove poter costruire una vita ricca di relazioni e di legami sociali. La lotta per la casa e il diritto alla città Da questione limitata alle fasce sociali più deboli il tema della casa è diventata via via negli anni una questione sempre più sentita da settori sempre più ampi della società. La precarizzazione del lavoro espone le famiglie dove pure si percepiscono redditi da lavoro al rischio di non poter più pagare il mutuo o l’affitto perché è intervenuto un licenziamento oppure per una riduzione secca del salario. Questo spiega la crescente difficoltà dei giovani ad autonomizzarsi dalle famiglie o l’obbligo di tornare a rifugiarsi dai genitori nel caso di separazioni o di difficoltà economiche. La sofferenza abitativa, inoltre, si sposa con una più ampia sofferenza sociale che investe un campo molto ampio di temi e abbraccia una popolazione assai diffusa. Le donne sole con i figli, i giovani e i migranti costituiscono senz’altro la parte più in difficoltà della nostra società sulla quale, quando si produce anche una difficoltà abitativa, la situazione diventa drammatica. Ma anche il mondo degli anziani a basso reddito quando incontra il problema della casa (rialzo degli affitti, privatizzazione degli Enti, ecc.) si trova di fronte a difficoltà insormontabili. Le politiche di completo abbandono di una gestione pubblica del fabbisogno abitativo hanno consentito non solo l’allargarsi del problema ma anche una completa cessione ai privati della gestione dei programmi di sviluppo delle città. I piani di urbanizzazione non rispondono più da decenni alle previsioni di incremento demografico della popolazione ed all’aumento delle fasce sociali a basso reddito, ma inseguono esclusivamente gli appetiti speculativi delle banche e delle imprese costruttrici (oltreché dei proprietari dei suoli). Questo ha avuto effetti anche sulla trasformazione delle città, dove è andata perduta completamente la bussola dell’interesse pubblico, del bene comune, nel disegno urbanistico e nei Piani regolatori. Questo insieme di processi colloca di fatto la lotta per la casa in un crocevia di questioni e favorisce la possibile alleanza tra chi lotta per un’abitazione dignitosa ed altri movimenti urbani che si battono per i beni comuni ed il controllo dal basso delle risorse dei Comuni. Di fatto la lotta per la casa ha assunto una doppia valenza: da un lato costituisce una delle facce della lotta contro la povertà, per il welfare e i diritti sociali; dall’altro è uno dei perni della battaglia più generale per rideterminare il controllo popolare sulle politiche pubbliche di gestione delle città. Questa vocazione ampia comporta un salto di qualità nel modo di intendere l’ASIA e la sua azione sul territorio e spiega le esperienze che si stanno portando avanti a Roma ed in altre città (recentemente anche a Torino) di costruzione di interventi nelle periferie, dando vita anche con altre realtà, a coordinamenti e soggetti con obiettivi e programmi che spaziano molto oltre la lotta per la casa. Queste esperienze, senza perdere il carattere sindacale e rivendicativo alla nostra azione, ci stanno permettendo di allargare l’orizzonte della lotta e di collegare alla nostra azione altri soggetti. La vicenda del terremoto e dei disastri ambientali Un esempio delle potenzialità che ci sono nella lotta per l’abitare è dato dalla vicenda del recente terremoto in Abruzzo e nelle Marche, dove stiamo tentando di promuovere un movimento sociale per la ricostruzione e per avviare un movimento nazionale di lotta per il lavoro per la salvaguardia del territorio, la tutela del paesaggio e la messa in sicurezza di tutto il patrimonio immobiliare, residenziale e non. Uno dei perni di questa lotta è costituito dalle famiglie del teramano che hanno perduto la casa e che sono rifugiate sulla costa abruzzese, in molti casi abitanti di case popolari e che possono rappresentare il volano di un movimento più ampio che veda coinvolti gli studenti, gli agricoltori, i disoccupati, ecc. per un rilancio economico di tutta la regione. Il tentativo che stanno portando avanti i compagni in Abruzzo va nella direzione giusta perché unisce la lotta per il diritto all’alloggio con una prospettiva più ampia sul destino delle risorse economiche in tutta la regione e allarga l’orizzonte della lotta. Un passaggio da seguire con attenzione e cercare di riprodurre, tenendo presenti le specificità di ogni territorio, anche altrove. La lotta dei braccianti e la questione abitativa Lo sviluppo recente della nostra organizzazione tra i braccianti in Basilicata e in Calabria, ed ora anche a Foggia in Puglia, ci sta facendo misurare con le condizioni drammatiche, anche dal punto di vista abitativo, di questo settore di nuova schiavitù che lavora nelle campagne italiane. Questi lavoratori, in parte stagionali in parte stanziali, abitano in alloggi di fortuna, in baracche di lamiera, in edifici semi diroccati o in roulotte, in condizioni ben al di sotto della dignità umana. Lì la lotta per la casa si intreccia immediatamente con la lotta per migliori condizioni di lavoro, giacché i contratti prevedono che siano gli stessi datori di lavoro a farsi carico dell’alloggio dei lavoratori (ma le autorità se ne infischiano e le leggi non vengono rispettate). Misurarsi con questa dimensione estrema della lotta per la casa è un imperativo della nostra organizzazione ma anche una grande occasione di rilancio della lotta per l’affermazione di nuovi diritti. Sono infatti questi lavoratori a rappresentare quella parte di società in grado di imprimere una spinta energica in avanti alle lotte per di diritti di tutti. Come sempre è dagli ultimi che viene la spinta più forte. Lo sviluppo dell’AS.I.A. e la Federazione del Sociale Il lavoro prodotto in questi anni da AS.I.A. per il diritto all’abitare, contro il consumo di suolo, per difendere i cittadini dagli sfratti e dalla rendita speculativa che ha steso le mani sulle città ci ha consentito di estendere il nostro intervento in molte città dove l’emergenza abitativa è più sentita ed acuta. Il nostro progetto, a cui lavoriamo da tempo, è quello della costruzione delle strutture di AS.I.A in ogni città contribuendo così anche alla crescita della Federazione del Sociale. La necessità di ricomposizione dei settori sociali in un progetto di rilancio della lotta per la riconquista del welfare, del diritto all’abitare e alla città ci deve vedere sempre di più protagonisti. La presenza stabile nei territori con le lotte e con gli sportelli è l’antidoto contro la disgregazione, l’avanzare della xenofobia e del razzismo, che affonda i suoi passi proprio nell’alimentazione della guerra tra poveri tanto cara alle destre, al pensiero dominante e a molti media mainstream. Ma se vogliamo avere la forza sufficiente ad affrontare la nuova situazione sociale che viviamo nelle città e nelle periferie, tenere assieme i settori colpiti dai processi di precarizzazione a tutto campo, non dobbiamo perdere la visione generale del nostro intervento, quindi va rafforzato il piano confederale, il lavoro nella Federazione del Sociale e il coordinamento con le Federazioni territoriali USB, partecipando alle attività di gestione del sindacato. L’AS.I.A., nella FdS, deve divenire qualcosa di più di un sindacato che tutela gli inquilini. Può e deve trasformarsi in uno strumento più efficace, in grado dentro le città e nei territori di rappresentare le nuove emergenze sociali che ruotano intorno alla condizione abitativa e più in generale guardare ad una qualità della vita degna. La difesa del patrimonio pubblico, il tema del riutilizzo delle case sfitte e la pubblicizzazione di quello soggetto a cartolarizzazioni o a valorizzazioni, a cominciare da quello degli Enti previdenziali e dei Fondi. Oggi le necessità della rendita devono mettere mano in profondità al consumo di suolo e la sua messa a valore rappresenta il nuovo orizzonte del profitto capitalista, per questo il conflitto aumenta laddove si limita il potere decisionale degli abitanti e si metta in produzione l’intera vita di ognuno in relazione ad uno sviluppo urbanistico condizionato dagli interessi delle banche e dei signori del mattone e dell’acciaio. Programma, per una vera politica della casa Edilizia pubblica -           Rilancio dell’edilizia popolare attraverso l’approvazione di un piano decennale straordinario per l’assegnazione di un milione di nuovi alloggi, da reperire attraverso piani di recupero urbano del patrimonio pubblico e privato tenuto sfitto e in disuso, usando anche lo strumento della requisizione del patrimonio sfitto dei grandi proprietari per rispondere alla drammaticità del momento e al diritto costituzionale all’abitare; -           Istituzione di uno strumento nazionale di finanziamento della politica della casa, una nuova Gescal, impegnando il 2% annuo del bilancio dello Stato, delle regioni e dei comuni; -           Gestione trasparente dei Piani di Zona e revoca delle concessioni alle ditte che non hanno rispettato le convenzioni, mettere fine alla truffa dei piani di edilizia agevolata e rilanciare questo strumento pubblico per mettere a disposizione dei lavoratori/trici con redditi medi alloggi sociali; -           Fermare i processi di privatizzazione degli alloggi E.R.P., il restringimento dei requisiti di permanenza, l’aumento degli affitti e gli sfratti; -           Arrestare il degrado e l’abbandono di questo importante patrimonio pubblico e avviare piani di risanamento e di riqualificazione energetica; -           Abolizione del decreto Lupi e del famigerato articolo 5 piano casa che non solo criminalizza chi lotta per una casa, ma apre ulteriori spazi alla speculazione privata ed alla svendita del patrimonio pubblico. Edilizia privata. -           Diminuzione dei canoni di locazione prendendo atto dell’abbassamento del valore degli immobili; -           Abrogazione della L.431/98 e approvazione di una nuova legge quadro sugli affitti che possa garantire una maggiore regolazione del mercato e quindi l’offerta di alloggi a canone equo e maggiori tutele per gli inquilini; -           Blocco di tutti gli sfratti, anche quelli per morosità incolpevole fino a garantire il passaggio da casa a casa; -           Cancellazione dell’istituto della finita locazione; -           Tutela dei proprietari mutuatari insolventi dell’unica casa che abitano, che abbia caratteristiche dell’edilizia pubblica e della civile abitazione, attraverso la cessione in proprietà agli ex-Iacp, comunque denominati o trasformati, così come prevede la legge 199/2008 all’art. 1-quater. Enti previdenziali. -           Fermare il processo di valorizzazione del patrimonio immobiliare degli Enti previdenziali, le dismissioni speculative, l’aumento degli affitti, gli sfratti e il conferimento ai Fondi immobiliari; -           Tutela di tutti gli inquilini colpiti dai processi di cartolarizzazione per salvaguardare le fasce sociali più deboli e di quelle del ceto medio. Terremoto e dissesti ambientali -           Messa in sicurezza del territorio nazionale attraverso un piano di finanziamento decennale di 20 miliardi annui; -           Utilizzo dei Fondi messi a disposizione dall’Europa e quelli che le regioni non hanno speso per la ricostruzione e l’adeguamento sismico delle case, delle scuole e degli edifici pubblici. Lavoratori agricoli -           Attuazione di un piano straordinario di costruzione di abitazioni, anche utilizzando prefabbricati, per i lavoratori agricoli dipendenti, da costruire, installare o recuperare nei comuni dove è presente questa mano d’opera spesso stagionale (così come previsto dalla L. 865/71 e dalla L. 1676/60). ASSOCIAZIONE INQUILINI E ABITANTI - USB

CONTRO L'ABBANDONO DELLE CASE POPOLARI E PER IL RICONOSCIMENTO DEL DIRITTO ALLA CASA AI SENZA TITOLO. 17 MAGGIO MANIFESTAZIONE ALLA REGIONE LAZIO

Roma -

Il Decreto Lupi del 2014, diventato poi legge, è perfettamente in linea con quanto ormai da anni si sta affermando nel nostro paese: (s)vendere e privatizzare il patrimonio pubblico da una parte e dall'altra schiacciare e colpevolizzare chi ha difficoltà economiche/sociali. Infatti anche il cosiddetto “Piano-casa” (a firma Renzi-Lupi) mira, tra le altre cose, alla dismissione dell'Edilizia Residenziale Pubblica e imposta una vera e propria guerra agli occupanti “senza titolo”. Per quanto riguarda la privatizzazione del patrimonio pubblico questo Decreto prevedeva, nella sua prima stesura, la vendita all’asta delle case popolari. Detto in un altro modo: cancellava il diritto alla casa. Dopo la grande mobilitazione promossa dall'AS.I.A. USB, abbiamo ottenuto tutele per i più deboli, ma non siamo riusciti a bloccare del tutto la dismissione del patrimonio ERP. La legge invita a disfarsi degli alloggi “nei quali la proprietà pubblica è inferiore al 50%”, quelli considerati “fatiscenti” (quindi, potenzialmente, la maggior parte) e di mettere all’asta quelli occupati senza titolo. Tuttavia il Titolo V della Costituzione avrebbe consentito alla Regione Lazio di non accogliere questo invito alla vendita, ma la Giunta Zingaretti (nonostante le rassicurazioni date dall’Assessore alla casa Refrigeri) ne ha disposto l’approvazione in piena estate (DGR n. 410/2015), disattendendo così le promesse fatte e dando il via alla dismissione del patrimonio pubblico della nostra Regione. Il Comune di Roma non è stato da meno. La Giunta Marino prima, la gestione commissariale di Tronca e poi infine la Giunta Raggi, non si sono mai espressi sul Piano casa. Anzi, l’hanno vergognosamente attuato mettendo in campo una Task-force dei Vigili Urbani contro gli inquilini morosi e quelli senza titolo, dichiarando una vera e propria guerra ai poveri mediante sgomberi, sfratti e l’invio di lettere di morosità. Governo nazionale, Regione Lazio e Giunta Comunale sono quindi i veri responsabili dell’attuale situazione che si sta verificando in tutti i quartieri popolari di Roma, ormai divenuti campo di battaglia tra forze dell’ordine ed abitanti. Un problema sociale così importante come quello del diritto all'abitare è stato trasformato in una mera questione di ordine pubblico: migliaia di inquilini, seppur aventi diritto, rischiano di essere sfrattati e sgomberati anche se disabili, anziani, assegnatari da oltre 40 anni o famiglie con minori. In un paese in cui aumenta il numero di persone che vivono sotto la soglia di povertà, in cui le ricchezze si concentrano nelle mani di pochi a fronte di una massa che ha sempre più difficoltà a soddisfare i bisogni primari, la risposta della politica è contraria a qualsiasi principio di giustizia sociale: bisogna vendere a chi può comprare, bisogna cacciare chi ha occupato perché non sapeva dove andare. Per questo è indispensabile una grande mobilitazione alla Regione Lazio per chiedere con forza e determinazione una SANATORIA PER GLI AVENTI DIRITTO alla casa (ovvero quelli con i requisiti di reddito e che non possiedono altri immobili), in grado di fermare l’attuale meccanismo meramente repressivo e ristabilire il principio di equità, da cui bisogna ripartire per una gestione trasparente e ponderata del patrimonio residenziale pubblico. Inoltre, l’inefficienza della macchina burocratica ha lasciato da una parte in stato di abbandono tutto il patrimonio immobiliare E.R.P. e dall’altra impone pagamenti vessatori ingiusti e ingiustificati rispetto ad arretrati per servizi mai erogati. Pertanto diventa necessaria una TRANSAZIONE DEGLI ARRETRATI PREGRESSI, immotivatamente richiesti, che restituisca giustizia sociale.