Associazioni Inquilini e Abitanti

RIFUGIATI: ENNESIMA GIORNATA DI PROTESTA DI RICHIEDENTI ASILO E OPERATORI DEI CENTRI

Roma -

Prefettura si impegna a tavolo congiunto con USB  e Commissari 29 Giugno Oltre duecentocinquanta tra richiedenti asilo e operatori dei centri di accoglienza hanno protestato stamattina a Roma con lo slogan “Non siamo merce”. Una manifestazione carica di determinazione contro il sistema affaristico che ha fatto dell’accoglienza un vero business sulla pelle dei richiedenti asilo e degli operatori dei centri: gli operatori lavorano con contratti precari, turni massacranti, spesso sotto inquadrati e sotto organico, mentre i richiedenti asilo non solo non ricevono in maniera puntuale la diaria, ma sono costretti a vivere in strutture dove mancano servizi minimi ed essenziali, quali il sostegno psicologico adeguato, i corsi di lingua italiana, vestiario e kit igienico, cibo di qualità non scadente. Sono inoltre lunghi i tempi per le audizioni in Commissione Territoriale, che troppo spesso si concludono con esito negativo. Dopo alcuni momenti di ingiustificata tensione da parte delle forze dell’ordine, una delegazione di lavoratori e richiedenti asilo, accompagnati dal Senatore Alberto Airola del Movimento 5 Stelle, è stata ricevuta dal vicario del Prefetto di Roma, Ferdinando Santoriello. La Prefettura si è impegnata a convocare un tavolo di confronto congiunto tra l’USB ed i Commissari del Consorzio 29 giugno; ad aumentare il monitoraggio per la verifica delle condizioni nei centri in relazione alla qualità dell’accoglienza e del lavoro, a valutare la possibilità di erogare il pocket money in forma pecuniaria invece degli attuali buoni pasto. Vedi il video: https://www.facebook.com/pages/Asia-Usb/1607618536128603

Edilizia pubblica a Roma: un affare senza fondo

Roma -

I costruttori privati intascano soldi pubblici ma non danno agevolazioni agli affittuari di Peter D’Angelo Dove finiscono i finanziamenti pubblici? L’edilizia agevolata convenzionata nasce per calmierare i canoni d’affitto per alcune fasce reddituali e per alcune categorie sociali. I soldi vengono dati dallo Stato, che dovrebbe anche vigilare sul corretto uso e sul rispetto delle convenzioni. Invece sembra esistere un’emorragia di fondi pubblici che sfugge al controllo e finisce nelle tasche private dei costruttori: c’è infatti una circolare che in teoria stabilisce che i soldi pubblici stanziati devono poi essere decurtati dai canoni d’affitto, ma non sembra essere sempre applicata. Solo per gli ex.art. 18, ovvero quei funzionari di polizia che svolgono mansioni sensibili contro la criminalità, la Capitale ha sborsato circa 20 milioni di euro. Il Comune sotto pressione ammette in una nota che questa svista è accaduta per “mero errore”, ma è un errore che si protrae ormai da anni. A questo punto quindi viene da chiedersi: che fine hanno fatto allora gli altri 200milioni finiti sull’edilizia agevolata per le fasce reddituali più basse?

'CI SIA NUOVA CAMPAGNA ERP IN ITALIA E SU ENTI PREVIDENZIALI...'

Roma -

(DIRE) Roma, 6 feb. - Dalla necessita' di un nuovo piano di case popolari, a nuovi fondi per la morosita' incolpevole o per l'housing sociale senza dimenticare la situazione della vendita degli alloggi degli ex enti previdenziali privatizzati che rischia di sommare emergenza a emergenza. L'assessore regionale alla casa, Fabio Refrigeri, parlando all'agenzia Dire ha avanzato alcune proposte per il governo, provando a "elaborare un piano fermando il meccanismo del disagio e introducendo misure. Abbiamo tutta la questione degli enti previdenziali e bombe sociali sull'abitare. Bisogna cercare di mettere insieme il diritto e il rispetto della proprieta' ma e' un dovere realizzare misure che aiutino chi si trova in una situazione di indigenza dovuta alla perdita di lavoro e non ha la possibilita' di pagare un affitto". Per esempio "aumentare i fondi sulla morosita' incolpevole. Va costruito un pacchetto di misure che aiutino le persone e mi auguro che il governo metta in campo misure chiare, accompagnate da un robusto piano a cavallo tra sociale e abitare per non mettere centinaia di migliaia di persone in una situazione di non avere un'abitazione". Secondo Refrigeri servirebbero anche "un piano di edilizia residenziale pubblica nazionale regionalizzato sulle esigenze, l'aumento del pacchetto di fondi che viene messo a disposizione dell'housing sociale con regole molto chiare, penso che con 5 euro al mq possa funzionare, quindi un pacchetto di aiuti per chi vede mutare la propria situazione di reddito e non puo' permettersi di pagare un affitto o un mutuo, e infine una normativa che affronti il tema delle case degli enti previdenziali". Su quest'ultimo punto la proposta dell'assessore e' chiara: "Perche' non ragionare su elementi di housing sociale o di aiuto alla locazione destinati a questo sistema? Dopo un monitoraggio attento si puo' determinare una cifra da destinare coinvolgendo gli enti. Noi lo sollecitiamo da un po' di tempo. Insomma, perche' gli enti previdenziali anziche' vendere quegli alloggi non li affittano col sistema dell'housing sociale? Certo servirebbe uan norma nazionale".

'IN PROVINCIA QUASI 500 NUOVI ALLOGGI. A ROMA CHIUDERE PRESTO'

Roma -

(DIRE) Roma, 6 feb. - Meglio in provincia che a Roma. La delibera regionale sull'emergenza abitativa nel Lazio sta portando le prime case e l'assessore, Fabio Refrigeri, in un'intervista all'agenzia Dire ha tracciato il bilancio del primo anno del provvedimento che consente di realizzare nuovi alloggi da assegnare a canone 'popolare' o costruendole (realizzando operazioni di rigenerazione urbana) o acquistandole sul mercato dell'invenduto. "Nelle province, dove e' piu' semplice, il meccanismo ha funzionato. Come nel caso di Cisterna di Latina o Viterbo, dove sono state acquistate rispettivamente 72 e 60 case. Questo sistema messo in campo ha prodotto nelle province un pacchetto di quasi 500 nuove case che si stanno concretizzando, alcune attraverso l'acquisto di alloggi, altre con il completamento di opere nella disponibilita' dell'Ater". Ma entro la prima parte del 2015 Refrigeri conta di vedere raddoppiato il numero: "Pensiamo entro l'inizio dell'anno di presentare altri progetti per un totale di 1000 alloggi per l'edilizia residenziale pubblica". Su Roma invece e' ancora tutto fermo: "Abbiamo fatto un buon percorso, forse i tempi potevano essere piu' corti. Il Comune ha messo a disposizione 9 scuole, dall'agenzia del Demanio e' arrivata l'ex caserma di via del Porto Fluviale che puo' interessare a questo ragionamento". Roma Capitale deve ancora assolvere il piu' importante degli obblighi previsti nella delibera, compilare la lista degli aventi diritto, a partire da chi vive nelle occupazioni: "Non e' ancora stato effettuato il censimento al 31 dicembre 2013- ha aggiunto Refrigeri- da Roma Capitale abbiamo solo una delibera di ottobre, mentre la memoria di giunta era solo una fotografia che metteva insieme un po' di situazioni pregresse con altre delibere del 2006 e 2011. Dobbiamo fare evolvere rapidamente questo aspetto perche' dove si decide di agire si va immediatamente con i progetti esecutivi e l'Ater utilizza questi 198 milioni stanziati per il programma straordinario per Roma. E' un dovere chiudere in tempi molto rapidi. Da parte del nuovo assessore ho trovato disponibilita' nel volere chiudere questo percorso. L'obiettivo e' realizzare case".

Avere 80 anni, la storia di Anna e del suo sfratto

Roma -

Il 29 gennaio busserà alla porta di Anna Badatin l’ufficiale giudiziario. Non è la prima volta, la donna ha 80 anni e già da tempo il proprietario di casa sta provando a mandarla via nonostante paghi con grande puntualità ogni mese l’affitto, i canoni accessori e tutti i conguagli richiesti. Finora il governo aveva prorogato il blocco degli sfratti. Quest’anno no, il governo ha scelto di cambiare verso e dire addio alle proroghe. Il ministro Lupi sostiene di aver stanziato fondi e di poter risolvere il problema in modo diverso ma quando il 29 gennaio l’ufficiale giudiziario busserà alla porta che cosa gli dirà la signora Betadin? Che il governo ha promesso di stanziare dei fondi? E che cosa gli dirà il giorno precedente il signore del piano di sopra che si trova nella stessa situazione? Di Flavia Amabile

Tra caos affitti e servizi inesistenti: gli inquilini dei piani di zona protestano in Regione

Roma -

Sono arrivati da Borghesiana, Montestallonara, Spinaceto e Piansaccoccia. Una delegazione è stata ricevuta dall'assessore Refrigeri: "Lavoreremo a un provvedimento per mettere fine a questa situazione“ Affitti più alti del dovuto, servizi inesistenti, opere di urbanizzazione mai terminate, ricorsi al Tar. A distanza di ormai oltre due anni dalla ribalta dello scandalo degli 'affitti gonfiati' e di qualche mese dalla pubblicazione delle tabelle con gli importi corretti da parte del Comune di Roma e della Regione Lazio, nei quartieri di edilizia agevolata della Capitale, conosciuti come Piani di Zona, la situazione è tutt'altro che risolta. Questa mattina gli inquilini del Coordinamento dei Piani di Zona della Capitale sostenuti dal sindacato di base Asia Usb hanno presidiato la sede della giunta regionale del Lazio in via Rosa Raimondo Garibaldi chiedendo “il ripristino della legalità e l'applicazione delle convenzioni firmate”. Denuncia Angelo Fascetti di Asia Usb: “Molte delle cooperative di costruzione hanno gonfiato gli affitti e i valori di vendita al metro quadro non togliendo il finanziamento pubblico dai prezzi massimi di cessione e inserendo il costo di migliorie che erano già previste per legge” denuncia. “Non hanno presentato i piani finanziari come previsto per legge, tutto questo senza che il Comune applicasse le sanzioni previste tra cui il rientro in possesso degli immobili; in alcuni casi sono stati consegnati alloggi che non possiedono l'abitabilità” spiega il sindacalista. “Non mancano casi di sfratti per famiglie che non riescono a pagare quei canoni; alcune case sono state vendute, altre invece stanno per essere conferite a dei fondi immobiliari” racconta. Da Montestallonara a Borghesiana passando per Piansaccoccia, Spinaceto, La Storta, via Longoni. L'indignazione in piazza è tanta. Quartieri diversi con situazioni analoghe accomunate da disagi quotidiani dovuti alla mancanza di servizi e a un tetto sulla testa “attorno al quale non c'è trasparenza” il commento unanime. Monica Polidori è il presidente del Comitato di Montestallonara, piano di zona che sorge nei pressi della Pisana, non molto distante dalla sede del consiglio regionale del Lazio. “Abito lì dal 2010 e non abbiamo ancora strade, illuminazione pubblica, fogne e l'allaccio dell'acqua. Manca il gas e siamo costretti a utilizzare le bombole del gpl che costa molto di più e che ci costringe a rimanere al freddo per risparmiare” racconta. “In molti hanno addirittura comprato case che stanno pagando da quattro o cinque anni ma dove non possono entrare proprio perché mancano i servizi”.  Come se non bastasse “ci hanno anche chiesto di versare la Tasi. Come faccio a pagare per servizi che non ho?” denuncia Polidori che conclude: “Una situazione aggravata dal fatto che sono diversi i casi di alloggi venduti con prezzi che non corrispondono alle tabelle elaborate dal Comune”. IL VIDEO - Il caso limite di Montestallonara: "Senza fogne nè allaccio del gas" Non molto distante da Montestallonara, il piano di zona di Ponte Galeria, tra via Lorenzo Allevi e via Aldo Bibolini, realizzato con i finanziamenti del ministero delle Infrastrutture destinati a favorire l'accesso ad alloggi a prezzo calmierati per membri delle forze dell'ordine. Roberto Bresciani vive lì da circa 5 anni: “Molte famiglie che avevano avuto accesso perché impiegate nelle forze dell'ordine sono andate via perché non riuscivano più a pagare affitti così alti. Paghiamo circa 720 euro al mese a fronte di un canone che dovrebbe aggirarsi intorno ai 340 euro. Una situazione che non siamo riusciti a risolvere nemmeno con la pubblicazione delle nuove tabelle” puntualizza. Gli inquilini contestano anche il prezzo massimo di cessione e l'ammontare delle spese condominiali: “Tra gli 80 e i 90 euro al mese”. Come altre zone della Capitale anche a Ponte Galeria con le forti piogge ha subito disagi e allagamenti. Racconta Simona Ficcardi, presidente del comitato di zona: “Con l'alluvione del gennaio del 2014 molti degli alloggi seminterrati, nati come cantine e poi regolarmente condonati, si sono allagati. Così come è rimasta chiusa l'unica strada d'accesso ai nostri palazzi che li circonda come un laccio circolare. Inutile dire che attendiamo da anni la realizzazione del progetto di un ponte che, passando sopra alla vicina ferrovia, ci possa collegare direttamente a via della Magliana. Non lo realizzeranno a breve perché, ci dicono dall'amministrazione, mancano i soldi”.   Da Ponte Galeria a Piansaccoccia, in via Alberto Tallone, un piano di zona pensato per circa duemila abitanti. Anche qui i residenti lamentano di aver acquistato o pagato per anni canoni di locazione a prezzi superiori al dovuto. Sergio Cappucci è il segretario del comitato di quartiere: “Tra noi ci sono anche casi di persone che circa quattro anni fa hanno “acquistato”, cioè siglato rogiti con patto di futura vendita, le proprie abitazioni ai pressi validati dal comune in tabelle definitive con il prezzo massimo di cessione e il canone mensile. Oggi invece dopo la revisione da parte del Comune di nuove tabelle con i prezzi di affitto o vendita più contenuti, si ritrovano a pagare mutui per case che avrebbero dovuto pagare molto meno” denuncia. Anche qui non mancano disagi con i servizi. Bastano due esempi: “Per far arrivare la fibra ottica ci siamo autotassati mentre il trasporto pubblico non potrà arrivare fino a quando strade e marciapiedi non saranno completate” denuncia. Infine: “Dal 2012 attendiamo che venga avviato il terzo stralcio di opere pubbliche per circa 2 milioni e 700 mila euro dei lavori di urbanizzazione, ma ancora la delibera non è stata approvata dall'amministrazione comunale”. In piazza anche gli inquilini del piano di zona di via Fillia dove “i prezzi sono stati adattati alle nuove tabelle comunali ma continuiamo a pagare un condominio a nostro avviso troppo alto” e quelli di Borghesiana-Pantano: “Per una casa di 45 metri quadrati pago 630 euro più spese di condominio senza considerare che alcune abitazioni hanno garage inagibili o pannelli solari mai attivati. Tutte 'migliorie' che ci sono state fatte pagare anche se erano previste per legge". In tarda mattinata una delegazione di inquilini, accompagnati da Angelo Fascetti di Asia Usb, ha incontrato l'assessore alle Politiche Abitative della Regione Lazio Fabio Refrigeri. Spiega Fascetti: “Entro il 10 gennaio verrà convocato un nuovo tavolo per arrivare a stendere una norma che metta fine a questa situazione. Un provvedimento volto ad annullare le convenzioni e che prevede per chi ha le possibilità economiche l'acquisto mentre per chi non può comprare l'acquisizione da parte dell'Ater” spiega Fascetti. A sostegno degli inquilini dei piani di zona anche il consigliere del XI municipio del Movimento cinque stelle Alessio Marini: “E' inaccettabile pensare che il bisogno di alloggio di queste persone venga trattato così. Anche perché con un po' più attenzione si poteva evitare di arrivare a un punto come questo” afferma. “Anche se il municipio non ha responsabilità dirette è colpevole di non aver vigilato abbastanza su ciò che è accaduto nel suo territorio per tutti questi anni”.

ENPAIA: FERMARE GLI SFRATTI E GLI AUMENTI DEGLI AFFITTI! MANIFESTAZIONE DEGLI INQUILINI RESISTENTI!

Roma -

Questa mattina a partire dalle ore 10,30 gli inquilini resistenti dell’Enpaia, sostenuti da delegazioni dei comitati degli altri enti previdenziali, hanno manifestano sotto la sede della Fondazione – in via Beethoven 48 all’Eur - per denunciare la politica speculativa del patrimonio abitativo che, pena la minaccia degli sfratti, vuole trasformare gli inquilini nel loro bancomat. In una fase di forte crisi economica come quella che stiamo attraversando in questi ultimi anni l’Ente (senza scopo di lucro) degli addetti all’agricoltura, con il placet dei sindacati concertativi, ha proposto ai propri inquilini rinnovi contrattuali in alcuni casi anche superiori al +80% rispetto agli attuali canoni (650/1100 € euro mensili) già vicini ai prezzi di mercato. Per le circa duecento famiglie che non hanno accettato questi rinnovi contrattuali sono arrivati gli sfratti per finita locazione e gli ufficiali giudiziari bussano alla porta degli inquilini ormai da due anni, rendendo impossibile le vita per le persone anziane e per tutti coloro che sono costretti a vivere sotto la minaccia dello sfratto. Molti di questi inquilini negli anni passati hanno avuto assegnate queste case dalle commissioni prefettizie e comunali proprio perché avevano subito lo sfratto. La funzione del patrimonio abitativo degli enti previdenziali, enti ancora pubblici secondo sentenze recenti del Consiglio di Stato e del Tar del Lazio, era proprio quella di contribuire ad affrontare l’emergenza abitativa, proprio quell’emergenza che ora stanno contribuendo ad alimentare. Invece molti inquilini che non hanno scelto la strada di opporsi alla politica di ‘valorizzazione’ di questo patrimonio, per le onerose richieste di aumenti dei canoni, stanno lasciando gli alloggi che rimangono vuoti, salve assegnarne qualcuno a sindacalisti (firmatari degli accordi) e loro segretari confederali e figli. L‘Enpaia da settembre ha ripreso con gli sfratti, solo nell’ultimo mese sono decine le famiglie che si sono viste l’Ufficiale Giudiziario bussare alla porta, questo grazie allo scandaloso istituto della finita locazione, il cui utilizzo viene permesso anche alle grandi proprietà e agli enti. Lo stesso stanno facendo gli altri enti e le Casse (Ragionieri, Notariato, Forense, ecc.), negli ultimi giorni le richieste di sfratto sono arrivate agli inquilini di via Pasquale II a Primavalle. Questi Enti non rispettano le leggi, quelle che non giudicano a loro favorevoli, sopravvivono grazie alla complicità di parte della politica di palazzo, di settori ministeriali silenti; il loro sport nazionale è divenuto quello di tartassare gli inquilini per riparare i danni causati dagli investimenti fallimentari effettuati nei paradisi fiscali. Ma molta parte della dirigenza per questo è sotto accusa con arresti, con avvisi di reato (sono piene le cronache di questi giorni e di questi ultimi mesi) e con le indagini della Commissione Parlamentare Bicamerare. Con l’iniziativa di questa mattina gli inquilini resistenti hanno chiesto di voltare pagina, di bloccare tutti gli sfratti, gli aumenti degli affitti e le dismissioni speculative che colpiscono i settori sociali più deboli. L’ASIA-USB ha sollecitato il sostegno delle istituzioni locali (Regione, Comune e Municipi) e dei parlamentari per far valere le legittime richieste degli inquilini così da impedire che la città di Roma subisca altre emergenze e fratture sociali. Verso le 11,30 una delegazione di inquilini è stata ricevuta, è salita accompagnata dall’on. Roberta Lombardi del M5S e dal Capogruppo del PD del Municipio 9, e dopo un acceso confronto con il Direttore pro tempore dell’Enpaia, ha richiesto e ottenuto la convocazione di un incontro con il Presidente della Fondazione insieme ai rappresentanti istituzionali per il 16 dicembre. Roma, 18 novembre 2104 ASIA-USB  vedi il video su Il Fatto QuotidianoRoma, sit-in inquilini Enpaia: ‘Rincari affitto del 90%? Ingiustificati e insostenibili’Nuova giornata di protesta per gli inquilini sotto sfratto dell’Enpaia, oggi Fondazione privata, ma nata come Ente di previdenza integrativa degli impiegati e dei dirigenti dell’agricoltura. Da un paio di anni, infatti, gli inquilini portano avanti iniziative per fermare gli sfratti e gli aumenti degli affitti anche dell’87% che l’Ente chiede loro, battendosi per sostenere che l’Enpaia, come gli altri enti previdenziali, essendo pubblico e senza scopo di lucro non ne ha invece diritto. Nell’inconto di oggi, presso la sede dell’Ente in Viale Beethoven, a Roma, sindacati e comitato degli inquilini sono riusciti ad ottenere per il 16 dicembre un tavolo istituzionale con Comune e Regione video di Mauro Episcopohttp://tv.ilfattoquotidiano.it/2014/11/18/roma-sit-in-inquilini-enpaia-rincaro-affitti-90-aumento-ingiustificato-e-insostenibile/313184/

#10O in piazza per la libertà di movimento

Roma -

Dal 20 maggio Paolo e Luca sono nuovamente agli arresti domiciliari per aver preso parte alle manifestazioni contro la precarietà e l'austerity dei mesi scorsi. Altri attivisti, dal giorno del primo arresto avvenuto il 13 febbraio, sono ancora sottoposti all'obbligo di firma quotidiano per la mobilitazione del 31 ottobre, quando un corteo di migliaia di persone aveva deciso di raggiungere la conferenza stato-regioni in via della Stamperia per porre la necessità di politiche abitative pubbliche e il blocco degli sfratti. La risposta del governo è arrivata con le misure cautelari e con il Piano casa di Lupi, che con l'art5 nega la residenza e gli allacci delle utenze a chi occupa per necessità. Il 10 ottobre si terrà l'udienza per la liberazione di Paolo e Luca al tribunale del riesame. Scendiamo in piazza per la libertà di movimento VEDI VIDEO: youtu.be/8F7gxxWKHI0 #10O ore 8.30 presidio a piazzale Clodio ore 10.30 corteo fino alla Rai #tutteliberi #nopianocasa #takethecity   Un gruppo di donne occupanti scrive a Paolo, agli arresti domiciliari insieme a Luca dal 20 maggio, dopo aver letto le motivazioni della condanna per l'iniziativa al CIPE del marzo 2012: 18 mesi a Paolo e tra i 6 e gli 8 mesi ad altri 3 attivisti. VIDEO: https://www.youtube.com/watch?v=ka-A5Gk4XxM&feature=youtu.beCaro Paolo, oggi ci siamo riunite noi donne (mamme, nonne, mogli) ma soprattutto occupanti  per fare capire, a chi prova a spaventarci, che noi ti siamo riconoscenti perchè tu con la tua costanza e voglia di eguaglianza hai fatto in modo che oggi le nostre famiglie possono avere un posto dove trascorrere la vita. La nostra non è una vita facile ma almeno la sera abbiamo insieme ai nostri figli un posto per dormire e dove ritrovarci. Ci siamo rese  conto che solo scrivendo potevamo comunicare con te, in quanto lo stato ingiusto non ci permette di parlarti diversamente, di averti tra di noi. Vogliamo gridare con forza e coraggio che noi non siamo mai stati strumentalizzati ne da te ne da nessun altro. Hai messo a disposizione te stesso  per aiutare tutti noi, e averti conosciuto è stato un aiuto ineguagliabile dopo tante porte sbattute in faccia. Lo stato non ci aiuta, le case popolari non ci sono, l'articolo 5 ha fatto in modo che noi non possiamo avere neanche le residenze così da compromettere il diritto alla scuola, al medico e tutti i diritti di un essere umano. Ci hanno tolto la dignità e tu col tuo altruismo ce l'hai restituita, saperti sotto processo ci addolora ma d'altra parte ci rende più forti e motivate a continuare la lotta che tu hai iniziato e che noi continueremo sempre per il bene di tutti quelli, come noi, considerati niente da questa società. Noi riteniamo quindi ingiusto che tu da solo porti il peso di tutti noi e che scelgono di condannare te per tutti. Unica persona che si è accorta delle nostre esistenze. Sappi caro Paolo che per questo noi ti sosterremo sempre per l'ingiustizia che t'hanno fatto e che stai subendo e abbiamo intenzione di dividerla con te, fisicamente e moralmente. Siamo pronte, donne forti, determinate a fare in modo che la tua libertà e la nostra possano essere  conquistate e che i nostri diritti possano essere rivendicati. Siamo sicure di vederti al più presto al nostro fianco. Ti abbracciamo Le donne occupanti, lottatrici come te La gente come noi non molla mai!

Sgombero Lambretta, fuochi d'artificio contro Aler

Milano -

I sei militanti del Lambretta che da questa mattina ne occupavano i tetti dopo lo sgombero si sono uniti al corteo di protesta cui hanno preso parte anche delegazioni di altri centri sociali della città. Una volta arrivati sotto la sede Aler di viale Romagna, al grido di "Aler è la mafia" è partito il lancio di fumogeni e fuochi artificiali contro l'edificio

Ricorso al Tar toscano contro il Piano casa Renzi.

Ad una famiglia livornese è stata notificata la cancellazione della residenza prevista per chi occupa abusivamente un alloggio FIRENZE — Presidio di protesta del sindacato inquilini Asia Usb e dei Movimenti per la casa contro l'articolo 5 del Piano casa del Governo che prevede la cancellazione della residenza per gli occupanti abusivi e quindi anche il taglio delle utenze. I manifestanti si sono ritrovati sotto la sede del Tribunale amministrativo della Toscana il giorno in cui è stato presentato il ricorso al Tar per il caso di una famiglia livornese a cui è stato notificata la cancellazione della residenza. Secondo il Sindacato degli inquilini il Piano casa e soprattutto l' art.5 vanno a colpire le persone in emergenza abitativa che si sono trovate nell'urgenza di occupare case sfitte. E senza la residenza non si possono iscrivere i bambini all'asilo né avere un medico di famiglia. Sono circa 2500 le persone in tutta la Toscana che vivono in una casa occupata.  Servizio di Serena Margheri:http://www.toscanamedianews.it/ricorso-al-tar-toscano-contro-il-piano-casa.htm VEDI IL VIDEO DA TOSCANAMEDIA NEWS:https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=15XF6OSi-g8 VEDI VIDEO DEL SERVIZIO DI CHIARA VALENTINI:https://www.youtube.com/watch?v=xnnfAqHH69s Da Livorno ricorso al Tar contro art 5 Piano casa TOSCANA - 10/07/2014 - Ricorso al Tar contro il Piano casa del Governo. E' quello fatto da alcuni Comitati livornesi Il movimento lotta per la casa di firenze era stamani davanti al Tar assieme ai rappresentanti di Comitati corrispondenti di Livorno per sostenere la battaglia che stanno portando avanti contro l'articolo 5 del piano casa del governo. Articolo che nega allacciamenti delle utenze e cancellazione delle residenze, a tutte quelle persone o famiglie che si ritrovano a vivere senza un titolo di locazione (per la maggior parte, quindi, in occupazione). Articolo 5 applicato retroattivamente al caso di Giovanni Ceraulo, occupante abusivo insieme alla sua compagna e a un bambino di 15 mesi al quale la residenza era stata prima concessa poi, ad aprile, tolta. Il motivo del ricorso al Tar (che alla fine dell'udienza di stamani si è riservato di decidere sulle sue competenze in merito al caso) è questo. Il caso di Livorno è stata l'occasione per il Movimento lotta per la casa e altre associazioni di ribadire la loro denuncia contro un piano che, sostengono, non va nemmeno lontanamente nella direzione di risolvere l'emergenza abitativa. Un altro aspetto contestato è quello delle incentivazioni all'housing sociale che prevede la soluzione degli affitti sì calmierati ma comunque troppo alti per chi si è trovato in condizioni di dover occupare abusivamente una casa. perchè, ripetono, l'occupazione non è mai una scelta voluta. E' legittima difesa.http://www.toscanatv.com/leggi_news?idnews=AA838863

Irruzione degli attivisti delL'AS.I.A - USB negli uffici dell'ATER a Roma

Roma -

Irruzione degli attivisti del sindacato A.S.I.A - USB negli uffici dell'ATER a Roma, per chiedere meno sprechi di denaro pubblico. A Casal Bruciato la ROMEO paga 300 euro ad appartamento al mese di affitto a l'Ente ENASARCO, per gli stessi appartamenti l'ATER ne paga oltre 1000!!! MA COME E' POSSIBILE SE DITE CHE I SOLDI NON CI SONO?!?!?!?!?!PERCHE' SI REGALANO I SOLDI ALLA FONDAZIONE CHE GIA' STA TARTASSANDO I PROPRI INQUILINI. QUESTI SPRECHI NON SONO AMMISSIBILI!Insistiamo oltretutto che vengano ultimate e assegnate ai cittadini che ne hanno bisogno, le case popolari nel quartiere di Casal Monastero.

San Francisco: cittadini scendono in piazza contro le aziende Hi-tech che hanno causato nuove povertà, l'aumento degli affitti (+30%) e degli sfratti (+170%).

Milano -

A San Francisco residenti in piazza contro le aziende Hi-tech A causa loro, dicono, il costo della vita ora è insostenibile Milano, (TMNews) - Gli abitanti di San Francisco, in California, protestano contro l'élite della Silicon Valley. Secondo i residenti il costo della vita, a causa della presenza delle ricche major dell'industria tecnologica mondiale, è diventato insostenibile. I loro stipendi medi - dicono - non possono competere con le laute buste paga dell'Hi-tech; una situazione che rischia di creare una nuova emarginazione sociale e bandire dalla città i meno abbienti."L'industria tecnologica - dice questo ragazzo - ha completamente trasformato la comunità senza badare alle persone che ci vivono". In 2 anni gli affitti a san Francisco sono aumentati del 30% e gli sfratti del 170%. Persone come Ben e Xi'andra pagano fino a 750 dollari per il loro piccolo studio ma ora sono sotto sfratto."Non sappiamo più dove andare - spiega Xi'andra - mi sento come un orso polare alla deriva su un iceberg che si scioglie diventando ogni giorno sempre più piccolo".Il quartiere popolare in cui vivono è stato a lungo un rifugio per poveri e senza tetto fino a quando Twitter non ha aperto un ufficio in zona. Di colpo sono lievitati i costi d'affitto fino a 5-6mila dollari al mese per un bilocale. Il comune infatti prevede agevolazioni fiscali per le aziende che si installano in questi quartieri ma questo spesso va a svantaggio degli stessi residenti.Le autorità cittadine, in ogni caso, hanno promesso di correre ai ripari, costruendo entro il 2020 almeno 30mila case popolari a canone agevolato destinate, in buona parte, proprio ai cittadini meno abbienti.(Immagini Afp)

"Questa Cgil è troppo filo Pd": inizia la grande fuga dal sindacato

Roma -

"Questa Cgil è troppo filo Pd": inizia la grande fuga dal sindacato „ Due nomi storici lasciano la Camusso e "un sindacato che ha perso il suo dna di luogo di aggregazione dei lavoratori". Franca Peroni e Maurizio Scarpa hanno annunciato il loro ingresso nell'Unione sindacale di base. Sono venuti a trovarci in redazione e ci hanno spiegato i motivi che li hanno portati a questa scelta "Questa Cgil è troppo filo Pd": inizia la grande fuga dal sindacato „ "Impossibile fare, oggi, qualsiasi battaglia democratica all’interno di una delle principali organizzazioni sociali del nostro Paese". Da qui la decisione: lasciare la Cgil per aderire all'Unione sindacale di base. Franca Peroni e Maurizio Scarpa sono venuti a trovarci in redazione per spiegarci, a 24 ore dall'ufficializzazione della loro scelta, i motivi che li hanno "costretti" a lasciare il sindacato di Corso d'Italia. Una decisione "dolorosa" ma "inevitabile". Franca e Maurizio hanno rappresentato un pezzo di storia importante della Cgil: entrambi oggi "di base" in Trentino, per anni hanno guidato due pezzi fondamentali del sindacato. Franca Peroni è stata per anni nella Funzione pubblica fino a diventare segretaria generale a Terni. Maurizio Scarpa, invece, nato sindacalmente tra gli autoconvocati, ha guidato per dieci anni la Filcams, la federazione dei lavoratori del commercio, del turismo e di servizi. Dopo la spaccatura sancita in Cgil all'ultimo congresso entrambi hanno preferito tornare sul proprio posto di lavoro "anziché essere parcheggiati, pur con stipendi importanti, in qualche fondazione inutile". E così Franca ha ripreso il suo posto al comune di Rovereto, dove si occupa di appalti, mentre Maurizio - milanese di nascita ma ormai trentino di adozione - è entrato in servizio all'INPS. Quando chiediamo loro il motivo di questa decisione, la risposta è unanime: "La Cgil ha perso i suoi valori. Siamo stati sempre critici all'interno del sindacato (entrambi sono sempre stati in minoranza, ndr) ma ricordiamo come al tempo di Cofferati uno degli slogan della segreteria era 'prima l'unità interna, poi quella con Cisl e Uil' mentre ora il pluralismo interno è percepito come un pericolo". Assurdo pensare che un sindacato confederale sia chiuso al dibattito interno "eppure è così: la Cgil ha perso la propria autonomia sia dalla politica, essendo ormai parte del Pd, che dalle controparti. E il congresso del 2010 ne è stato l'emblema. Per la prima volta la sinistra della Cgil poteva vincere, così si è annullata la minoranza. E da lì si è smesso ogni coinvolgimento della parte critica del sindacato". Di esempi Maurizio e Franca potrebbero portarne "decine" ma ne basta uno, evidente a tutti: "La Cgil in questi anni è stata bloccata politicamente ed ha accettato passivamente questo nuovo ruolo subalterno tanto che non è stata in grado di mettere in atto nessun tipo di conflitto sociale. Mentre si destrutturava il mondo del lavoro non è stato indetto nemmeno uno sciopero generale". Secondo i due ex sindacalisti Cgil che hanno deciso di aderire all'Unione sindacale di base "oggi non sono le tessere che finanziano il sindacato. L'esistenza stessa del il sindacato non deriva dal consenso, dalle iscrizioni, ma da fonti economiche che derivano dalla firma del contratto. Quando Cisl e Uil hanno firmato il contratto dei metalmeccanici, per capirci, si sono portati a casa 30 euro per ogni lavoratore iscritto. E su questa linea si è inserita la Cgil". Basti pensare che "il 70% delle entrate della Filcams - ci spiega Maurizio - non viene dal tesseramento ma da quote di servizio che i lavoratori pagano direttamente e spesso senza saperlo con trattenuta in busta paga". Un fenomeno, questo, che si è accompagnato alla decisione di trasformare la Cgil "in una stampella del Pd". Con "l'assurdità che la più grande aggregazione italiana è entrata in una più piccola. E' stata la Cgil ad entrare nel Pd, non il contrario". Ancora un esempio: "Carla Cantone, segretaria dello Spi (i pensionati della Cgil, ndr) si è schierata pancia a terra con Cuperlo, candidandosi direttamente". Ebbene, "lo Spi ha 3 milioni di iscritti, Cuperlo ha preso solo 500 mila voti". Il che significa "o che il sindacato non è in grado di mobilitare la propria base" oppure "che la base non esiste proprio, che la Cgil ha solo tesserati e non attivisti". Quanto alla decisione di entrare nell'Usb, per Franca e Maurizio questa "è stata diretta conseguenza di un percorso che ha visto il sindacalismo di base rompere quella marginalità che spesso lo ha contraddistinto". La dimostrazione è data dal fatto che, "soprattutto nel Pubblico impiego, il sindacato di base è oggi l'unica vera forza sindacale presente sui posti di lavoro, in grado di rappresentare i lavoratori ma al tempo rapportarsi direttamente con i movimenti, dai senza casa ai precari". In chiusura, cinque domande flash e cinque risposte ancora più flash. Qual è il passo più grave compiuto dalla Cgil di Epifani? Riposta: "Aver eletto Susanna Camusso". Qual è il passo più grave compiuto dalla Cgil della Camusso? "Aver tolto l'orgoglio alla Cgil di essere la più grande organizzazione di rappresentanza del mondo del lavoro". Perché uscire dalla Cgil? "Per poter continuare a svolgere un ruolo di rappresentanza dei lavoratori e lavoratrici". Perché aderire all'Usb? "Perché per fare questa rappresentanza non bastano le idee ma serve una massa critica e un'organizzazione, questa non è la conclusione ma l'inizio di un nuovo percorso. Chiediamo anche a Usb di continuare sulla strada della rinascita di un sindacato confederale di rappresentanza reale del mondo del lavoro". Infine, perché ora questa decisione? "Perché oggi si è portato a conclusione un percorso della Cgil che con l'accordo sulla rappresentanza ha sancito la fine del sindacato". E qui serve un esempio per spiegare cosa è accaduto: "Con l'accordo i sindacati confederali hanno stabilito che per approvare un contratto è sufficiente che questo venga approvato dalla metà degli iscritti ai sindacati. Ma se pensiamo che in alcuni settori come il commercio e i servizi il tasso di iscritti ai sindacati è solo del 6%, significa che a firmare un contratto è chi rappresenta il 3% dei lavoratori". Tradotto, "per approvare un accordo basta un sindacato che rappresenta 1.001 iscritti. Per chiedere però un referendum che abroghi quell'accordo servono 6.001 lavoratori. Per vincere quel referendum servono 10.001 lavoratori". “ Potrebbe interessarti: www.today.it/cronaca/franca-peroni-maurizio-scarpa-lasciano-cgil.html Seguici su Facebook: www.facebook.com/pages/Todayit/335145169857930 “ Potrebbe interessarti: www.today.it/cronaca/franca-peroni-maurizio-scarpa-lasciano-cgil.html Seguici su Facebook: www.facebook.com/pages/Todayit/335145169857930

Il diritto all’abitare in un cartoon

Genova -

Ovunque cresce il problema casa. Tra alloggi pubblici, di proprietà di istituti religiosi e di banche, e quelli privati, migliaia di appartamenti restano vuoti e migliaia di persone senza casa. Questo cartone, per grandi e piccoli, racconta in particolare il caso di Genova, analogo a quello di qualsiasi altra città, in cui  sempre più persone hanno cominciato a autorganizzarsi, mappando le case sfitte, occupando quelle vuote, difendendosi da sfratti e sgomberi comune-info.net/2014/01/lemergenza-casa-raccontata-un-cartoon/  Un cartone animato per spiegare come mai, di fronte a migliaia di case sfitte, sia così difficile trovare un alloggio per le famiglie a basso reddito e perché ci siano così tanti sfratti. Questa l’idea dello sportello per il diritto alla casa di Genova. Dopo un breve accenno ai periodi storici in cui l’Italia si è trovata ad affrontare questo problema, il cartone animato si sofferma su un particolare che differenzia le altre situazioni da quella che viviamo adesso: se dopo i bombardamenti e durante il boom economico erano fisicamente le case a mancare, oggi questo problema non c’è: a Genova, come a Livorno e in tutto il resto d’Italia, le case ci sono. Vuote. Sfitte. Murate. Ad una richiesta sempre maggiore di alloggi popolari (se a Genova le domande sono state 7000, a Livorno sono più di 2000) l’unica risposta delle istituzioni, carenti di soluzioni, è il proseguimento degli sfratti, gli sgomberi, le denunce. Come precisa anche il video, i comuni prevedono un forte aumento di richieste da parte di quella fetta di popolazione che, per un motivo o per un altro, è rimasta o rimarrà senza quel diritto fondamentale che è la casa. Tra alloggi pubblici, di proprietà della Chiesa e delle Banche, e quelli privati, a Genova si stimano 20.000 alloggi vuoti. A Livorno il numero è imprecisato, forse a causa dello scarso interesse delle istituzioni riguardo al problema. Un dato che mette in evidenza il cartone animato riguarda le graduatorie e il tempo di attesa per un alloggio popolare: “un tempo che va da X a infinito”. Le due scelte che propongono infine sono chiare e ben rappresentative: accettare lo stato di cose oppure autorganizzarsi per “riprenderci ciò di cui abbiamo bisogno”. “Mappiamo lo sfitto che esiste nella nostra città, occupiamo le case vuote, prendiamoci lo spazio che ci spetta, organizziamoci per difenderci da sfratti e sgomberi perché sappiamo che uniti possiamo resistere e rivendicare il nostro diritto all’abitare.” Queste le ultime frasi del video, spendibili in qualunque comune italiano in cui vivono persone che, appunto, non accettano questo stato di cose.

Via del Romito, sgombero sospeso nello stabile 110 tra donne e bambini

Firenze -

I poliziotti all'alba per eseguire il provvedimento di sequestro preventivo firmato dalla procura. Alcuni manifestanti saliti sul tettohttp://firenze.repubblica.it/cronaca/2014/01/25/news/ordine_di_sgombero_nello_stabile_occupato-76884562/ di LUCA SERRANO' Le forze dell'ordine si sono presentate all'alba in via del Romito, per sgomberare il palazzo occupato. Decine di poliziotti che avrebbero dovuto eseguire un provvedimento di sequestro preventivo firmato dal pubblico ministero Ornella Galeotti che ipotizza il reato di occupazione abusiva e violenza privata dopo che alcuni residenti dello stabile avrebbero raccontato, e denunciato, di essere stati minacciati. Ma lo sgombero, al momento, sarebbe stato sospeso perché non esistono le condizioni per metterlo in atto. Nello stabile infatti, sono stati trovati 91 bambini e 36 donne. Secondo quanto dispone la legge per sgomberarli bisogna trovare prima una soluzione abitativa alternativa. Dopo ore di trattative la proposta del Comune per erano stati 110 posti in un campeggio a Figline Valdarno. Ma è stata rifiutata. Vista la situazione non è possibile eseguire il provvedimento d'urgenza della magistratura che è rimandato a data da destinarsi. Le forze dell'ordine ancora non hanno lasciato l'area. All'esterno dell'edificio una cinquantina di attivisti del Movimento di Lotta per la Casa che hanno intonato cori contro la polizia. I"Noi oggi non usciamo da qua - spiega Lorenzo Bargellini di Lotta per la Casa - quello che sta succedendo conferma che il clima è cambiato. Si stanno mettendo in discussione libertà civili e democratiche, ognuno si assuma la responsabilità di questa situazione di emergenza". Alcuni degli occupanti  sono saliti sul tetto dello stabile. "Il Comune di Firenze non ha ancora capito la situazione esplosiva in città sul problema casa e - ha detto il portavoce del Movimento di lotta per la casa - c'è il serio rischio che qualcuna delle persone persone sul tetto possa davvero buttarsi di sotto in caso di sgombero"  

OCCUPATO STABILE IN VIA DEL ROMITO 55

Firenze -

Dopo una settimana di rabbia, di intensa passione, nella giornata di ieri le dodici famiglie sgomberate dallo stabile di Via De Servi 18 hanno OCCUPATO uno stabile in  VIA DEL ROMITO 55, ad accompagnare le famiglie centinaia di aderenti al Movimento di Lotta per la Casa che si sono trattenuti sino a tarda sera per evitare il ripetersi di episodi di VIOLENZA POLIZIESCA... La storia del palazzo di Via del Romito 55 è storia costellata da TRUFFE, SPECULAZIONI, RAGGIRI e ESTORSIONI ai danni di centinaia di inquilini... La Società proprietaria dell'Immobile, LA RIOMAGGIORE SRL è stata ingata per ASSOCIAZIONE A DELINQUERE E TRUFFA AGGRAVATA... Gli assessori alla Casa di Firenze (Tirelli) e di Sesto Fiorentino (Martini) nel lontano 1996 avevano garantito la REQUISIZIONE degli immobili.... Il palazzo era stato occupato nel 1994 da decine di famiglie e sgomberato nel 1999... Per subire altri quindici anni di abbandono... Gli occupanti di Via Del Romito il Movimento di Lotta per la casa dichiarano sin da ora che non sarà tollerata nessuna forma di sgombero e violenza nei confronti delle famiglie. SABATO 25 GENNAIO ALLE ORE 11,30 IN VIA DEL ROMITO 55 CONFERENZA STAMPA DEGLI OCCUPANTI E DEL MOVIMENTO DI LOTTA PER LA CASA <header> Il movimento lotta per la casaoccupa dieci appartamenti Irruzione nel pomeriggio in una palazzina in via del Romito </header> firenze.repubblica.it/cronaca/2014/01/22/news/il_movimento_lotta_per_la_casa_occupa_dieci_appartamenti-76680089/ Una palazzina di via del Romito è stata occupata nel pomeriggio dal Movimento di lotta per la casa. Dopo aver preso possesso di una decina di appartamenti al numero 56, un centinaio di militanti  sono rimasti in strada, di fronte all'ingresso, per "proteggere" l'occupazione da eventuali sgomberi della polizia. Sul posto è intervenuta la digos.La palazzina occupata allo Statuto è la stessa in cui lo scorso dicembre provarono ad entrare senza successo alcuni ex occupanti di Poggio Secco. Le famiglie italiane e straniere che hanno dato vita all'occupazione odierna (una trentina di persone in tutto, perlopiù marocchine e romene) sono in larga parte le stesse che la scorsa settimana avevano occupato uno stabile in via dei Servi, a pochi metri dal Duomo. Poche ore dopo l'occupazione, agenti della questura erano intervenuti nell'edificio per sgomberarlo. "Ci hanno manganellato" aveva denunciato Bargellini, riferendo che una donna di nazionalità romena aveva riportato alcune contusioni ed era stata trattenuta all'ospedale di Santa Maria Nuova perché avrebbe accusato vertigini e nausea e sarebbe stata calpestata durante il blitz della polizia. "Rioccupiamo in settimana" avevano promesso i militanti del movimento dopo lo sgombero. (22 gennaio 2014)“Non ci resta che occupare”. A Firenze è emergenza casa, ma il Comune fa finta di nullaCento sfratti al mese per la città di Firenze, nessuna risposta concreta dall’amministrazione. È la denuncia del Movimento lotta per la casa dopo il violento sgombero del 19 gennaio (vedi video in fondo alla pagina), che ha interrotto sul nascere l’occupazione di uno stabile in via dei Servi. Avevano provato così a procurarsi un tetto una decina di famiglie con bambini, italiane e straniere, famiglie normali che come tante altre non ce la fanno più a pagare l’affitto. Di fronte al silenzio delle istituzioni, spiega uno degli occupanti, soltanto il Movimento si impegna per dare una risposta, e la risposta è occupare.Dello stesso parere i consiglieri De Zordo e Grassi: “L’occupazione di case, vuote da tempo, di proprietà pubblica o di grandi gruppi immobiliari o finanziari,  è un atto di autodifesa che ormai troppo spesso rappresenta l’unica possibiità di avere un tetto sulla testa per tante, troppe persone che vengono stritolate da una società sempre più ingiusta e diseguale”, e aggiungono “Visto che cita – a sproposito – La Pira, Renzi si vada a studiare cosa ha fatto quel Sindaco in materia. Scoprirà che le case sfitte le aveva requisite lui, per darle agli sfrattati. Invece Renzi ha stornato 1 milione di euro per case popolari dal bilancio su altre voci di spesa per lui più interessanti”. Non sono accettabili per il Movimento le proposte alternative di cui parla l’assessore Saccardi: ospitalità solo per donne e bambini, due, forse tre mesi, in una struttura – con orari rigidi e senza possibilità di una vita normale – e poi da capo in mezzo a una strada. Tanto più che anche le strutture sono piene, come la stessa Saccardi ha dovuto ammettere, aggiunge Vincenzo Simoni dell’Unione Inquilini: “Di fronte a questa alluvione sociale, serve un piano di emergenza. Se non vogliono requisire le case sfitte, che facciano una tendopoli come per i terremotati!”. Lorenzo Bargellini ha sottolineato come il centro storico sia divenuto una zona proibita agli abitanti, soprattutto a quelli poveri: niente deve disturbare la città vetrina, per questo le occupazioni in centro hanno vita breve. Eppure, dopo gli sgomberi, quei palazzi, spesso proprietà di assicurazioni e banche, una su tutte la Cassa di Risparmio di Firenze, restano vuoti e in rovina. Il clima si è inasprito, aggiunge Lorenzo, come dimostra la violenza delle cariche in via dei Servi, che hanno mandato una donna all’ospedale.“È demenziale – conclude Bargellini, che in una situazione così drammatica l’assessore alla casa dichiari che il problema siamo noi, invece degli speculatori! In mancanza di politiche serie, noi continueremo la nostra lotta per non lasciare nessuno per strada”.

Contro gli sfratti cambiamo spartito: #21G Silvio non esce!

Roma -

Silvio, 53 anni, è un insegnante di educazione musicale rimasto senza lavoro 3 anni fa. Come altri milioni di uomini e donne che subiscono la crisi senza nessuna protezione, rischia di finire per strada a causa dello sfratto per morosità incolpevole. Martedì 21 gennaio l'ufficiale giudiziario tornerà con la forza pubblica e il fabbro a tentare di eseguire lo sfratto. Trasformando la disperazione in rabbia, Silvio resisterà per difendere la sua dignità. Noi saremo al suo fianco e continueremo a lottare insieme a Silvio per il blocco generalizzato degli sfratti e degli sgomberi e per chiedere che le risorse pubbliche vengano destinate alla casa, al reddito, alla scuola, ai trasporti, alla salute e alla cultura. www.abitarenellacrisi.org/wordpress/ #15-22G #Ribaltiamol'austerity