FINALMENTE UNA SENTENZA A FAVORE DEGLI INQUILINI SENZA TITOLO INPS!

Roma -

LA ROMEO GESTIONI NON PUO’ IGNORARE LA LEGGE! Il Tribunale civile di Roma ha accolto quello che l’ASIA USB insieme all' avvocato Marina Rossi, ha sempre sostenuto “ in pendenza della procedura di regolarizzazione non permane la qualità di occupante abusivo, in capo ad un soggetto nei confronti del quale la legge pone l’onere di sanare la propria morosità.      L’art. 7-bis DL n. 203/2005 (Disposizioni in materia di unita' immobiliari degli enti previdenziali) al primo comma prevede che: (( 1. Sono estesi i diritti di opzione, di prelazione, di garanzia e di prezzo, di cui all'articolo 3 del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410, agli occupanti delle unita' immobiliari ad uso residenziale degli enti previdenziali di cui al medesimo decreto che erano privi del titolo alla data di entrata in vigore del medesimo, ed ai conduttori in base ad assegnazione irregolare avvenuta entro la stessa data, purche¨ essi risultino in possesso dei requisiti previsti dalla vigente normativa sulle assegnazioni degli alloggi di enti pubblici e provvedano al pagamento dell'indennita' di occupazione, nella misura equivalente al canone di locazione determinato ai sensi di legge dalla data di inizio dell'occupazione, ed al rimborso degli oneri accessori dovuti per il medesimo periodo, nonche¨ alla rinunzia ai giudizi eventualmente pendenti.   Il Tribunale sostiene che la Romeo Gestioni non può interpretare la norma in maniera diversa dalla legge e continuare a considerare l’inquilino come occupante abusivo anche dopo l’entrata in vigore dell’art. 7 bis e nell’attesa dell’esame della domanda di sanatoria.   Se si è presentata la domanda di sanatoria non si può essere chiamati in giudizio per il rilascio degli immobili e il “risarcimento del danno subito dall’Ente per l’occupazione. ASIA-USBComitato inquilini senza titolo INPS

PERUGIA, PRELIOS (ENASARCO) SFRATTA INQUILINI SENZA AVVISO

Perugia -

Invece di prendere atto del fallimento del piano di dismissioni del patrimonio abitativo la Fondazione Enasarco, tramite il suo Fondo Prelios SGR, giovedì 8 giugno a Perugia ha fatto sfrattare la famiglia di Sergio. L'inquilino cacciato di casa tra l'altro sostiene di non aver mai ricevuto gli avvisi di rito. Questo fatto grave avviene in una città del centro Italia, anch'essa colpita dai processi di dismissione del patrimonio abitativo degli enti previdenziale i quali continuano a creare un forte allarme sociale, colpisce quelle fasce sociali del ceto medio impoverito dalla crisi e non in grado di sostenere l'acquisto del proprio alloggio ai prezzi speculativi, che inoltre non tiene conto dello stato di degrado degli alloggi che gli inquilini abitano da decenni. Questo comportamento aggressivo contro gli inquilini portato avanti dai Fondi immobiliari avviene nell'indifferenza delle Istituzioni preposte a tutelare le famiglie in emergenza abitativa.

RIPRENDIAMOCI IL DIRITTO ALLA CASA. DOCUMENTO APPROVATO AL 6° CONGRESSO ASIA-USB.

Roma -

RIPRENDIAMOCI IL DIRITTO ALLA CASA 6° CONGRESSO NAZIONALE 13 MAGGIO 2017 - Hotel Duca D’Este - TIVOLI T. (Roma) DOCUMENTO APPROVATO ALL'UNANIMITA' RIPRENDIAMOCI IL DIRITTO ALLA CASA Stiamo attraversando un lungo periodo di profonda crisi economica, di cui non si intravede la fine, e la difficoltà di accesso alla casa è uno degli aspetti più significativi. L’abitare è la vita degli individui e la sua mancanza ha conseguenze disastrose su molte sfere dell’esistenza umana. Lavoro, famiglia, relazioni sociali, diritto alla città, sono tutte necessità che non possono essere soddisfatte se non si dispone di un alloggio dove vivere. Questo bisogno primario di abitare è attualmente un diritto negato, troppo costoso e insostenibile per milioni di famiglie italiane. Sta emergendo sempre di più una richiesta di maggiore accessibilità alla casa, di prezzi sostenibili, che consentano ai cittadini di condurre una vita dignitosa ed in linea con le aspettative sociali e culturali del nostro paese. Il diritto all’alloggio è citato in diversi trattati internazionali nell’ambito dei diritti umani, ma si pone sempre più forte e eloquente l’interrogativo - la linea di demarcazione - se la casa è un bene che deve servire ad arricchire i costruttori ed i proprietari, le banche e i suoi fondi immobiliari, o è un bene che dovrebbe assolvere al bisogno fondamentale di abitare? In Europa, malgrado il formale riconoscimento giuridico approntato sul piano del diritto internazionale e sovranazionale, il diritto all’abitazione è in realtà scarsamente tutelato. Lo dimostrano i dati riguardanti i Paesi dell’Unione Europea dove la crisi abitativa colpisce ormai circa 70 milioni di persone mal alloggiate (circa 18 milioni gli sfratti e 3 milioni i senza tetto) come riportano alcuni studi e fonti statistiche. Questi numeri stanno aumentando a causa degli effetti della crisi finanziaria globale, che sta facendo perdere casa, a livello europeo, a circa 2 milioni di famiglie, in particolare per morosità dei mutui e degli affitti. Gli investimenti speculativi in seno all’UE, le privatizzazioni del settore abitativo pubblico e sociale, la trasformazione del mercato abitativo a favore della rendita parassitaria, aggravano ancora di più questa situazione. Aumentano le disuguaglianze, la segregazione sociale nelle aree urbane e nelle periferie, che colpiscono i giovani, gli anziani, i disoccupati, i poveri, i migranti, ma anche le famiglie a reddito medio. Risulta ancora poco chiara la competenza dell’UE in materia abitativa o quantomeno non è accettata unanimemente, mentre gli Stati aderenti concordano sul fatto che molti aspetti della questione urbana e quella dell’abitare possano essere coordinate dalle politiche dell’UE. I cittadini europei si stanno rendendo conto che la Corte di Giustizia dell’UE e la medesima CEDU (Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), quando sono chiamate a tutelare il diritto all’abitazione, non offrono la stessa protezione e riconoscimento che assicurano per i diritti civili e politici. L’unico atto internazionale che all’art. 31 garantisce palesemente il diritto all’abitazione a tutela delle parti sociali più deboli dei cittadini è, al momento, la Carta sociale europea riveduta (CSER). Questa situazione, esattamente all’opposto della tanto decantata inclusione sociale che si vorrebbe ottenere all’interno dell’UE, porta ad emarginazione, precarizzazione e isolamento sociale; sviluppa disuguaglianza, speculazione e corruzione. Tali conseguenze sono il risultato di una costruzione dell’Unione Europea che sottomette i diritti dei popoli alle politiche monetarie e di mercato della Banca Centrale Europea, ai diktat che impongono i pareggi di bilancio, ai meccanismi di controllo dell’Euro. Rigore economico, contro i diritti sociali e la democrazia. In ambito di politiche abitative il nostro paese, come gli altri Paesi del Sud Europa, si caratterizza per un elevato numero di alloggi di proprietà, retaggio tipico dell’economia agricola e di una cultura legata al concetto del cosiddetto mattone. La casa di proprietà rappresenta per molti sicurezza e stabilità per la famiglia, in contraddizione con la società industriale che richiede invece mobilità e quindi spostamenti frequenti. Sulla base di questa cultura ha trovato terreno fertile la logica della speculazione edilizia e del consumo di suolo che ha condizionato lo sviluppo delle nostre città, l’economia dell’intero paese e le vite di milioni di persone. Nel panorama europeo del welfare dell’abitare, dove si sono sviluppati modelli differenziati legati al rapporto tra i livelli dell’economia e gli indici di povertà, siamo collocati nell’ultimo modello, il cosiddetto modello ‘mediterraneo’ che si caratterizza per il trasferimento delle case di generazione in generazione, e dove è più diffusa sia la proprietà immobiliare che l’affitto da privati, dove cresce contemporaneamente la povertà, nella totale penalizzazione per l’edilizia pubblica. La cancellazione di ogni politica pubblica per la casa, avvenuta a partire dagli anni novanta, ha favorito questo modello, lasciando campo libero alla speculazione edilizia e al consumo del suolo (in alcune aree metropolitane - sia al centro che al nord – a fronte di una crescita zero della popolazione abbiamo visto la triplicazione delle aree edificate). Nei decenni passati strumenti pubblici come l’INA-Casa e successivamente la GESCAL (Gestione Case per i Lavoratori), mediante contributi dei lavoratori e dei datori di lavoro, hanno permesso di dare importanti risposte ai problemi abitativi del nostro paese che usciva da anni di guerra. La politica dell’epoca ha agito attraverso la realizzazione in continuazione di case popolari, mediante gli Istituti previdenziali e gli IACP (Istituto Autonomo Case Popolari). In alcune città erano le stesse Amministrazioni comunali a impegnare fondi per l’edilizia pubblica. Esistevano sistemi di esenzioni fiscali indirizzate alle abitazioni di proprietà, in particolar modo a quelle realizzate attraverso la cooperazione. Sono state approvate la legge 167/62 e la legge 865/71 per mettere a disposizione aree comunali fabbricabili e finanziamenti delle Stato per realizzare case pubbliche per affrontare la questione abitativa. Da metà degli anni novanta in poi, il modello sopra descritto è entrato in crisi: hanno iniziato a dare i primi effetti le politiche europeiste di privatizzazione, gli Enti previdenziali hanno dismesso la funzione di contenimento del mercato della casa a prezzi equi, gli Istituti per le case popolari sono stati trasformati in aziende economiche, non hanno avuto più gli strumenti necessari alla realizzazione di nuovi alloggi, né la possibilità di rispondere alle nuove esigenze che emergono dal contesto sociale urbano. La crisi di questo modello porta anche all’abbandono e alla non volontà di gestire il patrimonio pubblico fin ora realizzato, il quale è ormai divenuto dequalificato e fatiscente a causa dell’assenza di manutenzione ordinaria e straordinaria. Quella di svuotare gli strumenti pubblici messi in piedi fino a quel momento per affrontare il problema della casa, sempre più emergente, è stata una scelta ben congeniata per favorire le rendita parassitaria e il dominio sulle città dei costruttori e dei palazzinari. In Italia l’abitare si è schematizzato in un modello rigido che hanno imposto la rendita e i costruttori, soprattutto nelle aree metropolitane, dove l’abitante è solo una pedina che serve a giustificare nuove costruzioni. Che nel 2017 siamo all’anno zero del diritto all’abitare in Italia lo dimostra l’impegno finanziario degli ultimi governi su questo settore. Il Pil impiegato attualmente dallo Stato italiano per la costruzione di alloggi popolari è intorno allo 0,02 per cento, mentre la media europea è del 3,0 per cento In un alloggio sociale (casa popolare) in Europa ci vive un quinto delle famiglie, in Italia il 3,5 %. L’Italia infatti continua ad essere il paese europeo che spende poco o niente nei programmi di edilizia sociale, alimentando così penuria di alloggi con affitti accessibili, speculazione a tutto campo in materia di abitazioni e una conseguente ma perdurante emergenza sociale abitativa in tutti i grandi e medi centri urbani. La questione abitativa in Italia continua ad essere aggredita da ogni punto di vista dalle misure governative che favoriscono gli interessi degli speculatori privati. Dobbiamo quindi confrontarci con la seguente realtà: ci sono 3 milioni di famiglie italiane (11,7 % del totale) in difficoltà con le spese sulla casa, rate del mutuo, imposte, affitto e utenze, come certifica un’indagine ISTAT resa nota di recente e più di trecentomila sono sotto sfratto e rischiano di finire in mezzo alla strada. Migliaia di inquilini delle case popolari sono in estrema difficoltà e vittime dei processi di privatizzazione accelerati dal piano casa del governo Renzi (Decreto Lupi) e da alcune regioni che restringono sempre di più i criteri per l’edilizia pubblica; decine di migliaia di inquilini delle case degli enti previdenziali pubblici e privatizzati hanno visto raddoppiare o triplicare i canoni di affitto e vengono sfrattati se non sono in grado di pagarlo o sono vittime di dismissioni a prezzi speculativi. C’è, sottaciuto, lo scandalo di decine di migliaia di inquilini a cui sono stati affittati o venduti alloggi sociali a prezzi di mercato, truffati da cooperative e imprese, realizzati con finanziamenti e su terreni pubblici nei piani di zona di edilizia agevolata, per non parlare di milioni di famiglie che hanno acquistato la casa in cui abitano e contro cui i governi e gli enti locali si accaniscono con imposte, tasse, balzelli di ogni tipo mentre centinaia di migliaia di famiglie, di giovani, di single e migranti, non riescono ad avere un alloggio e spesso sono costretti ad occuparne uno. A questa moltitudine sociale, che riguarda il settore più precario e povero del nostro paese, tramite il Decreto Lupi sono oggi negati i diritti elementari come la residenza - e quindi il diritto alle cure -o l’iscrizione a scuola dei figli. Ma con il decreto Minniti, pensato proprio per punire questo disagio sociale, il governo Gentiloni supera ogni limite: si danno poteri ai Sindaci per perseguitare le vittime della cancellazione totale delle politiche sociali e non per eliminare le cause del malessere sempre più diffuso. Ma a fronte di tutto questo nel nostro paese almeno 3 milioni di alloggi e fabbricati sono tenuti vuoti (6 milioni se si considerano le seconde case), invenduti, inutilizzati, costruiti solo per le triangolazioni speculative tra costruttori, banche e fondi immobiliari. Chiunque viva nelle nostre città, più o meno grandi, sa che questa è la realtà dei fatti e che quotidianamente alimenta una emergenza abitativa dalle mille facce e, per fortuna, da mille conflitti e momenti di resistenza popolare. La cancellazione nel ’98 della legge dell’equo canone e l’approvazione della L. 431/98, che ha introdotto il libero mercato (legge che trova la benevolenza dei sindacati concertativi), è stata la cartina di tornasole della politica di privatizzazione del mercato della casa e la causa principale della situazione di emergenza in cui si trova ora l’Italia. Questo modello italiano di privatizzazione del problema abitativo (così come in Spagna) si sta rivelando un totale fallimento rispetto ad altri paesi europei dove buona parte del parco abitativo è pubblico o sociale, gli affitti sono accessibili, uscire da una casa per passare ad un'altra non è dramma che prevede l’intervento militare della polizia. Da decenni i governi italiani citano l’Europa per giustificare il lavoro sporco ma adottano solo le direttive europee o internazionali che vanno contro gli interessi popolari. Il diritto all’abitare è un fattore centrale dell’emancipazione sociale di tutti e non una bancarella in più per gli appetiti dei mercati e degli speculatori. E’ la difesa del bene comune, dell’idea del recupero urbano del patrimonio sfitto e abbandonato, del consumo zero del suolo. Ma anche l’affermazione del diritto all’accoglienza per i migranti e alla solidarietà. Sul diritto all’abitare come sull’emergenza sociale abitativa occorre cambiare completamente registro e costringere governo e speculatori a retrocedere, con ogni mezzo. Ecco quindi che la lotta per la casa oggi si intreccia con una battaglia più generale per una gestione democratica delle città, per riscrivere le agende delle priorità urbanistiche e di destinazione delle risorse. Si intreccia con la lotta contro i poteri finanziari che stanno imponendo il destino delle metropoli e negando ai cittadini il diritto a vivere in ambienti sani, accoglienti e dignitosi dove poter costruire una vita ricca di relazioni e di legami sociali. La lotta per la casa e il diritto alla città Da questione limitata alle fasce sociali più deboli il tema della casa è diventata via via negli anni una questione sempre più sentita da settori sempre più ampi della società. La precarizzazione del lavoro espone le famiglie dove pure si percepiscono redditi da lavoro al rischio di non poter più pagare il mutuo o l’affitto perché è intervenuto un licenziamento oppure per una riduzione secca del salario. Questo spiega la crescente difficoltà dei giovani ad autonomizzarsi dalle famiglie o l’obbligo di tornare a rifugiarsi dai genitori nel caso di separazioni o di difficoltà economiche. La sofferenza abitativa, inoltre, si sposa con una più ampia sofferenza sociale che investe un campo molto ampio di temi e abbraccia una popolazione assai diffusa. Le donne sole con i figli, i giovani e i migranti costituiscono senz’altro la parte più in difficoltà della nostra società sulla quale, quando si produce anche una difficoltà abitativa, la situazione diventa drammatica. Ma anche il mondo degli anziani a basso reddito quando incontra il problema della casa (rialzo degli affitti, privatizzazione degli Enti, ecc.) si trova di fronte a difficoltà insormontabili. Le politiche di completo abbandono di una gestione pubblica del fabbisogno abitativo hanno consentito non solo l’allargarsi del problema ma anche una completa cessione ai privati della gestione dei programmi di sviluppo delle città. I piani di urbanizzazione non rispondono più da decenni alle previsioni di incremento demografico della popolazione ed all’aumento delle fasce sociali a basso reddito, ma inseguono esclusivamente gli appetiti speculativi delle banche e delle imprese costruttrici (oltreché dei proprietari dei suoli). Questo ha avuto effetti anche sulla trasformazione delle città, dove è andata perduta completamente la bussola dell’interesse pubblico, del bene comune, nel disegno urbanistico e nei Piani regolatori. Questo insieme di processi colloca di fatto la lotta per la casa in un crocevia di questioni e favorisce la possibile alleanza tra chi lotta per un’abitazione dignitosa ed altri movimenti urbani che si battono per i beni comuni ed il controllo dal basso delle risorse dei Comuni. Di fatto la lotta per la casa ha assunto una doppia valenza: da un lato costituisce una delle facce della lotta contro la povertà, per il welfare e i diritti sociali; dall’altro è uno dei perni della battaglia più generale per rideterminare il controllo popolare sulle politiche pubbliche di gestione delle città. Questa vocazione ampia comporta un salto di qualità nel modo di intendere l’ASIA e la sua azione sul territorio e spiega le esperienze che si stanno portando avanti a Roma ed in altre città (recentemente anche a Torino) di costruzione di interventi nelle periferie, dando vita anche con altre realtà, a coordinamenti e soggetti con obiettivi e programmi che spaziano molto oltre la lotta per la casa. Queste esperienze, senza perdere il carattere sindacale e rivendicativo alla nostra azione, ci stanno permettendo di allargare l’orizzonte della lotta e di collegare alla nostra azione altri soggetti. La vicenda del terremoto e dei disastri ambientali Un esempio delle potenzialità che ci sono nella lotta per l’abitare è dato dalla vicenda del recente terremoto in Abruzzo e nelle Marche, dove stiamo tentando di promuovere un movimento sociale per la ricostruzione e per avviare un movimento nazionale di lotta per il lavoro per la salvaguardia del territorio, la tutela del paesaggio e la messa in sicurezza di tutto il patrimonio immobiliare, residenziale e non. Uno dei perni di questa lotta è costituito dalle famiglie del teramano che hanno perduto la casa e che sono rifugiate sulla costa abruzzese, in molti casi abitanti di case popolari e che possono rappresentare il volano di un movimento più ampio che veda coinvolti gli studenti, gli agricoltori, i disoccupati, ecc. per un rilancio economico di tutta la regione. Il tentativo che stanno portando avanti i compagni in Abruzzo va nella direzione giusta perché unisce la lotta per il diritto all’alloggio con una prospettiva più ampia sul destino delle risorse economiche in tutta la regione e allarga l’orizzonte della lotta. Un passaggio da seguire con attenzione e cercare di riprodurre, tenendo presenti le specificità di ogni territorio, anche altrove. La lotta dei braccianti e la questione abitativa Lo sviluppo recente della nostra organizzazione tra i braccianti in Basilicata e in Calabria, ed ora anche a Foggia in Puglia, ci sta facendo misurare con le condizioni drammatiche, anche dal punto di vista abitativo, di questo settore di nuova schiavitù che lavora nelle campagne italiane. Questi lavoratori, in parte stagionali in parte stanziali, abitano in alloggi di fortuna, in baracche di lamiera, in edifici semi diroccati o in roulotte, in condizioni ben al di sotto della dignità umana. Lì la lotta per la casa si intreccia immediatamente con la lotta per migliori condizioni di lavoro, giacché i contratti prevedono che siano gli stessi datori di lavoro a farsi carico dell’alloggio dei lavoratori (ma le autorità se ne infischiano e le leggi non vengono rispettate). Misurarsi con questa dimensione estrema della lotta per la casa è un imperativo della nostra organizzazione ma anche una grande occasione di rilancio della lotta per l’affermazione di nuovi diritti. Sono infatti questi lavoratori a rappresentare quella parte di società in grado di imprimere una spinta energica in avanti alle lotte per di diritti di tutti. Come sempre è dagli ultimi che viene la spinta più forte. Lo sviluppo dell’AS.I.A. e la Federazione del Sociale Il lavoro prodotto in questi anni da AS.I.A. per il diritto all’abitare, contro il consumo di suolo, per difendere i cittadini dagli sfratti e dalla rendita speculativa che ha steso le mani sulle città ci ha consentito di estendere il nostro intervento in molte città dove l’emergenza abitativa è più sentita ed acuta. Il nostro progetto, a cui lavoriamo da tempo, è quello della costruzione delle strutture di AS.I.A in ogni città contribuendo così anche alla crescita della Federazione del Sociale. La necessità di ricomposizione dei settori sociali in un progetto di rilancio della lotta per la riconquista del welfare, del diritto all’abitare e alla città ci deve vedere sempre di più protagonisti. La presenza stabile nei territori con le lotte e con gli sportelli è l’antidoto contro la disgregazione, l’avanzare della xenofobia e del razzismo, che affonda i suoi passi proprio nell’alimentazione della guerra tra poveri tanto cara alle destre, al pensiero dominante e a molti media mainstream. Ma se vogliamo avere la forza sufficiente ad affrontare la nuova situazione sociale che viviamo nelle città e nelle periferie, tenere assieme i settori colpiti dai processi di precarizzazione a tutto campo, non dobbiamo perdere la visione generale del nostro intervento, quindi va rafforzato il piano confederale, il lavoro nella Federazione del Sociale e il coordinamento con le Federazioni territoriali USB, partecipando alle attività di gestione del sindacato. L’AS.I.A., nella FdS, deve divenire qualcosa di più di un sindacato che tutela gli inquilini. Può e deve trasformarsi in uno strumento più efficace, in grado dentro le città e nei territori di rappresentare le nuove emergenze sociali che ruotano intorno alla condizione abitativa e più in generale guardare ad una qualità della vita degna. La difesa del patrimonio pubblico, il tema del riutilizzo delle case sfitte e la pubblicizzazione di quello soggetto a cartolarizzazioni o a valorizzazioni, a cominciare da quello degli Enti previdenziali e dei Fondi. Oggi le necessità della rendita devono mettere mano in profondità al consumo di suolo e la sua messa a valore rappresenta il nuovo orizzonte del profitto capitalista, per questo il conflitto aumenta laddove si limita il potere decisionale degli abitanti e si metta in produzione l’intera vita di ognuno in relazione ad uno sviluppo urbanistico condizionato dagli interessi delle banche e dei signori del mattone e dell’acciaio. Programma, per una vera politica della casa Edilizia pubblica -           Rilancio dell’edilizia popolare attraverso l’approvazione di un piano decennale straordinario per l’assegnazione di un milione di nuovi alloggi, da reperire attraverso piani di recupero urbano del patrimonio pubblico e privato tenuto sfitto e in disuso, usando anche lo strumento della requisizione del patrimonio sfitto dei grandi proprietari per rispondere alla drammaticità del momento e al diritto costituzionale all’abitare; -           Istituzione di uno strumento nazionale di finanziamento della politica della casa, una nuova Gescal, impegnando il 2% annuo del bilancio dello Stato, delle regioni e dei comuni; -           Gestione trasparente dei Piani di Zona e revoca delle concessioni alle ditte che non hanno rispettato le convenzioni, mettere fine alla truffa dei piani di edilizia agevolata e rilanciare questo strumento pubblico per mettere a disposizione dei lavoratori/trici con redditi medi alloggi sociali; -           Fermare i processi di privatizzazione degli alloggi E.R.P., il restringimento dei requisiti di permanenza, l’aumento degli affitti e gli sfratti; -           Arrestare il degrado e l’abbandono di questo importante patrimonio pubblico e avviare piani di risanamento e di riqualificazione energetica; -           Abolizione del decreto Lupi e del famigerato articolo 5 piano casa che non solo criminalizza chi lotta per una casa, ma apre ulteriori spazi alla speculazione privata ed alla svendita del patrimonio pubblico. Edilizia privata. -           Diminuzione dei canoni di locazione prendendo atto dell’abbassamento del valore degli immobili; -           Abrogazione della L.431/98 e approvazione di una nuova legge quadro sugli affitti che possa garantire una maggiore regolazione del mercato e quindi l’offerta di alloggi a canone equo e maggiori tutele per gli inquilini; -           Blocco di tutti gli sfratti, anche quelli per morosità incolpevole fino a garantire il passaggio da casa a casa; -           Cancellazione dell’istituto della finita locazione; -           Tutela dei proprietari mutuatari insolventi dell’unica casa che abitano, che abbia caratteristiche dell’edilizia pubblica e della civile abitazione, attraverso la cessione in proprietà agli ex-Iacp, comunque denominati o trasformati, così come prevede la legge 199/2008 all’art. 1-quater. Enti previdenziali. -           Fermare il processo di valorizzazione del patrimonio immobiliare degli Enti previdenziali, le dismissioni speculative, l’aumento degli affitti, gli sfratti e il conferimento ai Fondi immobiliari; -           Tutela di tutti gli inquilini colpiti dai processi di cartolarizzazione per salvaguardare le fasce sociali più deboli e di quelle del ceto medio. Terremoto e dissesti ambientali -           Messa in sicurezza del territorio nazionale attraverso un piano di finanziamento decennale di 20 miliardi annui; -           Utilizzo dei Fondi messi a disposizione dall’Europa e quelli che le regioni non hanno speso per la ricostruzione e l’adeguamento sismico delle case, delle scuole e degli edifici pubblici. Lavoratori agricoli -           Attuazione di un piano straordinario di costruzione di abitazioni, anche utilizzando prefabbricati, per i lavoratori agricoli dipendenti, da costruire, installare o recuperare nei comuni dove è presente questa mano d’opera spesso stagionale (così come previsto dalla L. 865/71 e dalla L. 1676/60). ASSOCIAZIONE INQUILINI E ABITANTI - USB

ROMA E’ SBILANCIATA, 7 FEBBRAIO ASSEMBLEA IN CAMPIDOGLIO. QUANTO PESANO I DIRITTI?

Roma -

E' stato da poco approvato il bilancio della città di Roma con grande soddisfazione della giunta. Noi invece siamo preoccupati perché riteniamo che i diritti, soprattutto quelli sociali, abbiano pesato troppo poco nei conti del più grande Comune d'Italia. Le raccomandazioni dei revisori dell'OREF e la spinta a stare dentro i vincoli l'hanno fatta da padrone ancora una volta, costruendo un bilancio in piena continuità con quelli degli ultimi anni. Perché le questioni sociali, dalla casa al lavoro, i due grandi temi che stanno a cuore a migliaia di romani, non entrano dentro i calcoli della giunta? Il 4 ottobre si organizzò una grande assemblea popolare in Campidoglio che voleva essere un invito all'amministrazione a collaborare con i cittadini ed i movimenti sociali per provare a cambiare il volto della città. La giunta rispose chiudendo le porte e la sala della Protomoteca. Dopo altri quattro mesi purtroppo i segnali di un cambiamento vero non si sono avvertiti, mentre i drammi sociali continuano a mordere. Non basta il rispetto delle procedure per produrre un'inversione di tendenza rispetto ai tagli ai servizi sociali, ai licenziamenti, alla disoccupazione di massa, agli sfratti ed alla disperazione delle periferie. Più legalità non si traduce automaticamente in maggiore giustizia sociale e questo comporta un pericoloso sentimento di disillusione. Cittadini e lavoratori aspettano segnali forti di controtendenza e questi non si sono ancora manifestati. Anzi. La vicenda Almaviva così come il rischio di nuovi forti esuberi in Alitalia segnalano che la tendenza alla perdita di posti di lavoro non si è arrestata, né del resto è cominciata una nuova politica di investimenti nei servizi pubblici che potrebbe non solo risanare il cattivo funzionamento degli stessi ma anche ridurre i numeri di una disoccupazione dilagante. Sul fronte abitativo tutto è fermo tranne la politica degli sfratti. Non si interviene per fermare la politica speculativa sul patrimonio degli enti privatizzati e dei fondi immobiliari. I soldi destinati all’emergenza casa non vengono utilizzati, il patrimonio di case popolari resta esiguo e invece di allargarlo si alimenta la guerra tra poveri con la politica degli sgomberi. Sui Piani di Zona infine, dove il ripristino della legalità potrebbe effettivamente garantire più giustizia sociale, l’amministrazione si muove con imbarazzante lentezza, che finisce per favorire chi ha speculato. Serve un grande movimento che rimetta il tema dei diritti e delle questioni sociali al centro dell’agenda cittadina. Occorre che le tante vertenze sociali, ambientali e culturali della città trovino la modalità giusta per collegarsi e invertire l’ordine dei fattori: prima i diritti, poi l’equilibrio di bilancio. L’assemblea di martedì 7 febbraio nella sala della Protomoteca in Campidoglio è promossa oltre che dall’USB, anche dalla Carovana delle Periferie, da Diritto alla Città e da Salviamo il Paesaggio. Appuntamento alle ore 15.30 ROMA E’ SBILANCIATA Martedi 7 febbraio torniamo im Campidoglio Sulle priorità e le scelte sulla città pesano ancora troppo gli interessi dei poteri forti e poco o nulla le esigenze popolari. Il bilancio e le scelte della giunta comunale lasciano troppe cose come stavano prima. L’aria a Roma deve cambiare. MARTEDI 7 FEBBRAIO TUTTE E TUTTI IN CAMPIDOGLIO Le forze che hanno promosso l’assemblea del 4 ottobre scorso in Campodoglio, danno appuntamento per una Assemblea popolare, martedi 7 febbraioo alle ore 15.30 alla Sala della Protomoteca convocata da Carovana delle Periferie, Decide Roma, Unione Sindacale di Base, Forum Salviamo il Paesaggio.

SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO BOCCIA IL CONFERIMENTO DI INARCASSA

Roma -

COMUNICATO STAMPA SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO SUL CONFERIMENTO DI INARCASSA: MANCATO RISPETTO DELLE NORME. LA CORTE SUPREMA CONDANNA I CONFERIMENTI. VIENE PREMIATA, DOPO ANNI DI BATTAGLIE DI ASIA-USB E DEGLI INQUILINI RESISTENTI, LA FERMA OPPOSIZIONE ALLA POLITICA DELLE DISMISSIONI PORTATA AVANTI DAGLI ENTI PREVIDENZIALI (Inarcassa, Casse Notariato-Geometri-Ragionieri, ecc.) Il Consiglio di Stato mette un punto fermo nell’annosa questione relativa alle modalità di dismissione del patrimonio immobiliare effettuate Enti previdenziali privatizzati. Con la sentenza n. 113/2017 dello scorso 16.01.2017, la Terza Sezione di Palazzo Spada ha confermato la sentenza del TAR Lazio n. 10707/2015, ove è stata ravvisata l’obbligatorietà dei due decreti interministeriali autorizzativi ex art. 8 comma 15 della Legge 122/10 per la legittimità dell’operazione di conferimento immobiliare. L’avv. Vincenzo Perticaro si era costituito in entrambi i giudizi in difesa dell’arch. Gianluca Valle rappresentante del comitato nazionale dei delegati e di un gruppo di inquilini Inarcassa vittime inconsapevoli del conferimento che ne contestavano la violazione di alcune norme nel conferimento. La sentenza ora mette in discussione la regolarità di molti conferimenti immobiliari posti in essere dagli Enti previdenziali privatizzati, soprattutto se non in possesso di entrambi i decreti interministeriali previsti dalla normativa di settore, confermando quanto da sempre sostenuto dall’avv. Perticaro. Roma 26 gennaio 2017 Per ASIA-USB

OCCUPATA LA SEDE ENPAIA: GLI INQUILINI NON SONO IL VOSTRO BANCOMAT

Roma -

ENPAIA GLI INQUILINI NON SONO IL VOSTRO BANCOMAT, BASTA CON GLI SFRATTI E GLI AUMENTI DEGLI AFFITTI! Su questi temi decine di inquilini resistenti hanno occupato questa mattina la sede nazionale dell'Ente degli addetti all'agricoltura per chiedere un incontro con il Presidente. Grazie alla lotta dei cittadini/e, che si stanno battendo da anni contro gli aumenti degli affitti e  contro la speculazione sul patrimonio degli enti previdenziali, è stato ottenuto l'incontro per lunedì 14.

SFRATTI ENPAIA: GLI UFFICIALI GIUDIZIARI CONTINUANO A BUSSARE ALLA PORTA DEGLI INQUILINI

Roma -

SFRATTI ENPAIA: GLI UFFICIALI GIUDIZIARI CONTINUANO A BUSSARE ALLA PORTA DEGLI INQUILINI, MENTRE IL TRIBUNALE CIVILE LI CONDANNA A PAGARE INGIUSTE SPESE LEGALI! Più in basso vedi il calendario degli accessi degli U.G. In una fase di forte crisi economica come quella che stiamo attraversando in questi ultimi anni l’ENPAIA, ente degli addetti all’agricoltura senza scopo di lucro, con il placet dei sindacati concertativi, ha proposto ai propri inquilini, negli anni scorsi, rinnovi contrattuali in alcuni casi anche superiori all’80% rispetto ai canoni correnti (750/1100 € euro mensili), già uguali o più alti dei prezzi di mercato. Per le circa duecento famiglie che non hanno accettato questi rinnovi contrattuali sono arrivati gli sfratti per finita locazione e gli ufficiali giudiziari bussano alla porta degli inquilini ormai da più di tre anni, rendendo impossibile le vita per le persone anziane e per tutti coloro che sono costretti a vivere sotto la minaccia dello sfratto. Molti di questi inquilini in passato hanno avuto assegnate queste case dalle commissioni prefettizie e comunali proprio perché avevano già subito uno sfratto. Ma al danno di una politica vessatoria contro gli inquilini si è aggiunta anche la beffa: la magistratura civile di Roma li ha condannati al pagamento di migliaia di euro per le spese legali attraverso l'applicazione del nuovo DM del 2014 che prevede un'applicazione rigida e cospicua delle spese di causa. Questo dopo che Enpaia, nel corso di causa, con deliberazione del CdA, ha riconosciuto agli inquilini, dopo aver richiesto gli sfratti, la prelazione individuale e lo sconto del 30% sul valore di mercato (avvicinandosi ai criteri di dismissione del patrimonio pubblico), diritti riconosciuti anche agli sfrattati, quindi, ha riconosciuto tutte le domande di causa che chiedevano gli inquilini. Per queste ragioni, vista cessata la materia del contendere, gli inquilini avevano chiesto al giudice la compensazione delle spese. Applicare in modo così rigido il nuovo DM a cause instaurate in anni precedenti diventa alquanto gravoso per chiunque si rivolga al giudice per ottenere giustizia . Tali decisioni inducono sempre di più il cittadino ad astenersi dal rivolgersi alla giustizia poiché in termini economici è evidente che un sistema così aiuta sempre di più i poteri forti andando a ledere il diritto di difesa dei cittadini ed in questo caso degli inquilini che si erano rivolti al giudice per la tutela dei propri diritti non riconosciuti dalla giustizia italiana. La funzione del patrimonio abitativo degli enti previdenziali (enti ancora pubblici secondo recenti sentenze del Consiglio di Stato e del Tar del Lazio) era proprio quella di contribuire ad affrontare l’emergenza abitativa, proprio quell’emergenza che ora stanno contribuendo ad alimentare. Molti inquilini che non hanno scelto la strada di opporsi alla politica di ‘valorizzazione’ di questo patrimonio, per le onerose richieste di aumenti dei canoni, stanno lasciando gli alloggi che rimangono vuoti (causando un grave danno economico ai propri iscritti), salve assegnarne qualcuno a sindacalisti complici (firmatari degli accordi), ai loro segretari confederali e figli. L‘Enpaia continua con gli sfratti: solo nei prossimi mesi sono decine le famiglie che si vedranno l’Ufficiale Giudiziario bussare alla porta, questo grazie allo scandaloso istituto della finita locazione, il cui utilizzo viene permesso anche alle grandi proprietà e agli enti. Lo stesso stanno facendo gli altri istituti di previdenza e le Casse (Ragionieri, Notariato, Forense, ecc.), negli ultimi mesi sono molte le richieste di sfratto arrivate agli inquilini di via Pasquale II a Primavalle. Questi Enti non rispettano le leggi, quelle che non giudicano a loro favorevoli, sopravvivono grazie alla complicità di parte della politica di palazzo, di settori ministeriali silenti; il loro sport nazionale è divenuto quello di tartassare gli inquilini per riparare i danni causati dagli investimenti fallimentari effettuati nei paradisi fiscali. L’ASIA-USB continua la mobilitazione, come ha fatto il 18 ottobre scorso sotto la sede della Giunta Zingaretti a Garbatella, per fermare la gestione speculativa del patrimonio abitativo degli enti, per chiedere l’intervento delle istituzioni locali (Regione, Comune e Municipi) per la tutela degli inquilini, così da impedire che la città di Roma subisca altre emergenze e fratture sociali. AGLI INGIUSTI AUMENTI DEGLI AFFITTI, ALLE DISMISSIONI SPECULATIVE, AGLI SFRATTI …..NON CI RESTA CHE RESISTERE! Roma – 28 ottobre 2016 ASIA-USB Alleghiamo il calendario dei prossimi sfratti e dei presidi degli inquilini resistenti che inizieranno tutti i giorni sotto riportati alle ore 9,00. ________________________________________ Elenco degli sfratti dell’Enpaia nei prossimi mesi del 2016 e 2017: DATA INDIRIZZO MUNICIPIO FAMIGLIE CON SFRATTO 25-ott-16 Via Pian di Scò, 23 III ex IV 1   26-ott-16 Via Grotta Perfetta 603 VIII ex XI 2   3-nov-16 Via A. di Bonaiuto, 39 - 41 VIII ex XI 4   3-nov-16 Via Pian di Scò, 23 III ex IV 1   8-nov-16 Via A. di Bonaiuto, 39 - 41 VIII ex XI 2   17-nov-16 Via Deserto di Gobi, 13 - 19 IX ex XII 12   18-nov-16 Via Pian di Scò, 23 III ex IV 2   18-nov-16 Via Righelli 53 - 59 III ex IV 6   21-nov-16 Via B. Croce 68 VIII ex XI 1   1-dic-16 Via B. Croce 68 VIII ex XI 2   5-dic-16 Via Pian di Scò, 23 III ex IV 2   6-dic-16 Via B. Croce 68 VIII ex XI 3   12-dic-16 Via Pian di Scò, 23 III ex IV 1   15-dic-16 Via B. Croce 68 VIII ex XI 1   10-gen-17 Via A. di Bonaiuto, 39 - 41 VIII ex XI 1   17-gen-17 Via Deserto di Gobi, 13 - 19 IX ex XII 10   19-gen-17 Via Pian di Scò, 23 III ex IV 1  

DIFENDIAMO L'EDILIZIA PUBBLICA: MANIFESTAZIONE 18 OTTOBRE ALLA REGIONE LAZIO

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DIRITTO ALLA CASA: la REGIONE LAZIO e le PROMESSE da MARINAIO! Negli ultimi tre anni la Giunta Zingaretti, sotto la pressione dei tanti comitati degli inquilini resistenti e dei movimenti, è stata più volte chiamata al confronto per rispondere alla richiesta di decine di migliaia di cittadini romani e laziali di avviare una nuova politica di tutela del diritto all’abitare. E’ stato richiesto a gran voce: di rendere operativo il piano regionale sull’emergenza casa (delibera n. 18/2014) che prevedeva l’utilizzo dei 250 milioni (fondi ex-Gescal) necessari al reperimento delle prime migliaia di alloggi, anche con il recupero del patrimonio esistente; di verificare le modalità di gestione dei piani di edilizia agevolata e le violazioni commesse dalle imprese e coop. costruttrici (i famosi Piani di Zona) che hanno applicato per alloggi sociali canoni o prezzi di vendita ai valori di mercato; un piano di tutela degli inquilini degli enti previdenziali (Enasarco, Enpaia, Inps, Casse ragionieri-geometri-notariato-forense, ecc.) vittime di un attacco generalizzato con l’aumento insostenibile degli affitti o con le dismissioni speculative che colpiscono le famiglie con redditi bassi e gli anziani; un piano di gestione del patrimonio delle case popolari lasciato nel totale abbandono, il blocco dei piani di dismissione degli alloggi e il riconoscimento del diritto alla casa a chi ha i requisiti ed è senza titolo a causa della mancata gestione del patrimonio pubblico da parte del Comune e degli Ater; l’approvazione di una norma che definisca il canone sociale, legato ai redditi familiari così come prevede la legge, per gli alloggi della Regione Lazio e dell’Ater non assoggettati all’E.R.P.; al Presidente Zingaretti un provvedimento di blocco degli sfratti e degli sgomberi, visto che la materia della casa è competenza delle regioni in base al titolo V della Costituzione. Nei numerosi incontri avvenuti nei mesi scorsi, fino ad inizio dell’anno corrente, è stato promesso l’avvio di tavoli di lavoro per approfondire i singoli temi: promessa mai mantenuta. Intanto la situazione abitativa nella nostra regione e in particolare nella città di Roma si sta aggravando sempre di più. L’ASIA-USB denuncia l’irresponsabile comportamento della Regione Lazio che ignora la gravità dell’emergenza casa, che coinvolge sempre più ampi settori della società. Questo atteggiamento contribuisce ad ingigantire una delle più grandi emergenze sociali del nostro paese. L’ASIA-USB invita tutti gli inquilini a mobilitarsi sotto la sede della Giunta regionale: MARTEDÌ 18 OTTOBRE dalle ore 10,00 MANIFESTAZIONE in via Giovanni Genocchi alla Garbatella. PER: - l’avvio del piano straordinario sull’emergenza casa e per il recupero del patrimonio esistente - porre fine alla truffa dei piani di zona - tutelare gli inquilini degli enti previdenziali da aumenti degli affitti e dismissioni speculative - difendere l’edilizia pubblica, per una sana gestione delle case popolari e per il riconoscimento del diritto alla casa ai senza titolo con i requisiti di legge - un canone sociale per gli alloggi pubblici non assoggettati all’E.R.P. - il blocco degli sfratti e degli sgomberi

GLI INQUILINI ENPAIA SCRIVONO AL SINDACO RAGGI: FERMARE LA POLITICA SPECULATIVA SUL PATRIMONIO DELL'ENTE

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ANCHE GLI INQUILINI ENPAIA SCRIVONO AL SINDACO RAGGI: FERMARE LA POLITICA SPECULATIVA SUL PATRIMONIO DELL'ENTE PREVIDENZIALE Egregio Sig. Sindaco, I sottoscritti: (lettera firmata dai referenti dei comitati Enpaia in rappresentanza delle 180 famiglie, la stragrande maggioranza sotto sfratto, di Via Pian di Scò, di via Grotta Perfetta, di via Bonaiuto, di via Deserto dei Gobi, di via Righelli e via Benedetto Croce, ecc.) nell'augurarLe buon lavoro all'inizio del suo mandato istituzionale vogliamo esporLe un problema che riteniamo giusto e di primaria importanza e che riguarda in special modo Roma e poiché crediamo che Lei sia dalla parte di chi crede in un diritto fondamentale come quello della casa e che sia contro chi usa l'arma degli sfratti verso coloro i quali contestano l'aumento degli affitti anche del 100%. Chi Le scrive è un copioso numero di inquilini ENPAIA (Ente Previdenziale Privatizzato, con molti appartamenti a Roma), che nel 2010 si son visti recapitare richieste di canoni di locazione raddoppiate, e tutto ciò con il consenso e l'approvazione di quelle OO.SS. (Sunia, Sicet, Uniat) che avevano sottoscritto con l'Ente, un accordo sindacale, senza nemmeno interpellare noi inquilini. Abbiamo denunciato il vergognoso accordo alle Istituzioni tutte, Comune, Provincia, Regione, ANCI, segreteria del PD e parlamentari vari. Abbiamo anche chiesto un colloquio, mai avvenuto, con il suo predecessore Sig, Ignazio Marino sembra che anche in questo caso abbia prevalso la politica della convenienza e del vantaggio. Da tutte le Istituzioni, ci è stato assicurato interessamento e collaborazione per trovare una soluzione al drammatico problema che ancora oggi, a distanza di sei anni, stiamo discutendo; perché l'ENPAIA, disattendendo tutto e tutti, non si è fatta scrupolo di inviare le intimazioni di sfratto per "finita locazione". Le lasciamo immaginare quale sentimento di sconcerto e di preoccupazione abbia suscitato in noi tale comunicazione! Con l’ufficiale giudiziario che mensilmente bussa alle nostre porte. Sono circa 180 le famiglie che rappresentiamo e che hanno ricevuto lo sfratto per finita locazione. Sottolineiamo che abitiamo in queste case da 30/40 anni e abbiamo una età media di 65/75 anni. Inoltre il D.lgs 104/96 e successive integrazioni, affermava giuridicamente che gli Enti previdenziali privatizzati, avevano l'obbligo di alienare il proprio patrimonio immobiliare a favore degli inquilini. Se l'ENPAIA avesse rispettato la norma vigente, avrebbe dovuto dismettere le sue proprietà nel termine di 5 anni dall'emanazione del D.gls 104/96.(alcuni comitati di inquilini si son visti penalizzati al pagamento delle spese legali per 40.000,00 Euro) e pensare che nel 2001, avevamo anche l'età per chiedere un mutuo! Oltre a ciò, è vergognoso assistere inerti come i giudici del Tribunale Civile di Roma -sez. VI, possano seguitare nel confermare le ordinanze di rilascio per” finita locazione”(siamo l'unico paese in Europa con lo sfratto"per finita locazione"), mentre: - la sentenza del Consiglio di Stato n. 06014/2013 del 30 ottobre 2012, - la sentenza del Tar del Lazio n. 05938/2013 del 12 giugno 2013 - la sentenza del Consiglio di Stato n. 8826/2013 del 15.gennaio 2014 ribadiscono che Enti come l'ENPAIA sono da considerasi "pubblici" a tutti gli effetti e come tali obbligati ad attenersi alla normativa prevista per gli Enti pubblici (anche in questo caso i singoli inquilini hanno dovuto sostenere spese legali per svariate migliaia di Euro). Appare chiaro che, i vertici dell'ENPAIA disattendono tutto ciò e la conseguente gestione del patrimonio abitativo sta alimentando l’emergenza casa nella nostra città, coinvolgendo anche quelle famiglie in grado di pagare affitti di 700/1000 euro mensili! Chiediamo una moratoria che metta un fermo allo stillicidio degli accessi dell'ufficiale giudiziario e l'apertura di un tavolo inter-istituzionale per concordare canoni di affitto equi. Solo grazie alle instancabili attività dell'avv. PERTICARO, del Sindacato ASIA USB e - in Parlamento - dell’onorevole Roberta Lombardi ad oggi siamo riusciti a tutelare da soli e tra mille difficoltà e nel silenzio dell'amministrazione comunale il diritto ad abitare le nostre case. Teniamo a precisare che vogliamo pagare un canone di affitto giusto (attualmente paghiamo da 700,00 a 1000,00 € al mese), misurato e proporzionato al nostro reddito e non ingiusto, speculativo e lucroso, mirato a "far cassa" per ripianare i loro investimenti sbagliati che hanno generato nei loro bilanci enormi ammanchi. Non serve ribadirlo e neanche sottolinearlo che, se anche una sola intimazione di sfratto”per finita locazione” divenisse esecutiva, il problema assumerebbe valore sociale, che coinvolgerebbe le Istituzioni le quali dovrebbero occuparsi delle migliaia di cittadini, perlopiù anziani, che perderebbero l’alloggio in cui vivono da più di 40 anni. Crediamo che il M5Stelle è il partito più vicino alla famiglia, ai lavoratori ed ai pensionati, ma in questo momento come pensa di aiutarci? Ci siamo affidati al programma elettorale da Lei proposto, e i risultati elettorali lo hanno dimostrato anche nei municipi ove i loro immobili sono costruiti. Pensiamo, inoltre, di vivere in democrazia e di poter dialogare per arrivare ad un accordo soddisfacente per tutti, ma questo l'ENPAIA non lo considera possibile!. Dopo sei anni, è ora di manifestare il nostro dissenso per fermare chi la legge la vuole usare solo per difendere i propri privilegi a danno dei cittadini! Il suo movimento è il movimento del “fare”e ci sembra il momento di dare risposte concrete ed esaurienti all'annoso problema della casa. Risposte alle quali i suoi predecessori si sono sottratti tacitamente. Dichiariamo fin d'ora la massima disponibilità a fornirLe qualsiasi chiarimento o approfondimento e auguriamo di svolgere un buon lavoro a Lei ed alla sua Giunta, teso alla legalità ed alla trasparenza, principi fondamentali del suo movimento Rimaniamo in attesa di un suo cortese cenno di risposta. Distinti saluti.

ROMA, LA SFIDA DI USB

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Il lavoro, la casa, i servizi, la città Lunedì 16 maggio Campidoglio sala della Protomoteca ore 15-19.30 E’ dai lavoratori che arrivano le proposte di rilancio della città, proprio da quei lavoratori che sono stati messi sotto accusa come la causa del cattivo funzionamento dei servizi. Prima la denuncia del malaffare e della corruzione che coinvolge tutto il sistema politico ed amministrativo e il mondo delle imprese e che si è retto sulla crescente privatizzazione di tutti i servizi. Poi la contestazione della riforma Madia che continua nella stessa direzione di svendere l’attività pubblica e i beni comuni e mortificare i lavoratori impegnati in tutte le attività di interesse collettivo. E quindi le proposte che rimettono al centro il diritto alla città. Primo: Roma ha bisogno di posti di lavoro proprio nei servizi di interesse comune. Più diritti vuol dire innanzitutto più lavoro nei servizi. Secondo: basta con il precariato, vogliamo lavoro stabile soprattutto nei servizi pubblici come la scuola, la sanità, gli asili, i trasporti, i servizi sociali. Terzo: più case popolari, riuso del patrimonio inutilizzato, basta truffe sull’edilizia agevolata e stop alla politica degli sfratti. Quarto: investimenti nei servizi pubblici, nelle infrastrutture e nella manutenzione degli impianti, avendo cura del territorio e dell’ambiente. #proposteperlacittà Buona occupazione, servizi pubblici, diritto alla casa e lotta al precariato

Enasarco, dal Parlamento accuse alla gestione e alle dismissioni immobiliari: due case acquistate dal presidente

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Dure critiche nella relazione del senatore Sergio Puglia (M5S). Membro dell’organismo di controllo sulle attività delle casse pensionistiche. Che ha analizzato lo stato di salute di quella degli agenti e dei rappresentanti di commercio. “Serietà e prudenza non sono sempre stati i principi ispiratori dell’amministrazione dell’Ente”. Saldo negativo nei conti evitato solo grazie alla cessione degli appartamenti di proprietà. Il massimo dirigente Brunetto Boco si difende: “Nessun conflitto d’interessi” di Giorgio Velardi | 8 aprile 2016 L’incipit è di quelli pesanti: “Serietà e prudenza non sono sempre stati i principi ispiratori dell’Amministrazione dell’Ente”. Una circostanza che ha portato ad “una gestione finanziaria disinvolta, non di rado in contrasto con la natura pubblica dell’attività a cui tale Ente è preposto”. L’Ente in questione è l’Enasarco, la cassa previdenziale degli agenti e dei rappresentanti di commercio attualmente presieduta da Brunetto Boco. Che conta un esercito di circa 250 mila lavoratori. I quali, stando ai contenuti della relazione del senatore Sergio Puglia (Movimento 5 Stelle), membro della commissione parlamentare di controllo sull’attività degli enti previdenziali e assistenziali, non possono certo dormire sonni tranquilli. Perché in ballo ci sono le future pensioni degli iscritti a Enasarco, istituito nel 1938, privatizzato nel 1994 e sottoposto alla vigilanza del ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali. SI SALVI CHI PUÒ – Ma cosa è successo in questi anni nell’ente? “Gli amministratori della Fondazione hanno effettuato investimenti in note strutturate illiquide, inefficienti e rischiose”, è scritto nella relazione – depositata ma non ancora discussa né votata dalla commissione – che ilfattoquotidiano.it ha potuto visionare. Tutti veicoli al cui interno “erano allocati anche fondi hedge (speculativi, ndr) e derivati”. Come l’acquisto monstre di strumenti finanziari emessi dal fondo Antrhacite e garantiti da Lehman Brothers, la banca americana fallita nel 2008. I risultati? Facilmente intuibili. E ai buchi, poi, è stato necessario mettere una toppa. “Senza il contributo rinveniente dalla gestione patrimoniale immobiliare e dalla sua dismissione – mette a verbale Puglia – il risultato economico del bilancio della Fondazione sarebbe negativo”. Come ha fatto notare anche la Corte dei Conti, infatti, “la plusvalenza netta complessiva realizzata da Enasarco per mezzo della dismissione immobiliare, di natura straordinaria, copre il saldo negativo del resto della gestione (caratteristica, accessoria e finanziaria) spiegando la natura essenzialmente straordinaria degli utili della Fondazione”. Tradotto: senza queste dismissioni i conti sarebbero in profondo rosso. Circa mezzo miliardo di euro di buco. Un simile rischio, a dire il vero, non è del tutto scongiurato. Infatti “gli immobili posseduti direttamente dalla Fondazione termineranno, dopodiché, se non intervengono fattori molto positivi sul fronte degli altri investimenti, rischia di ‘rimanere a nudo’ il saldo negativo della gestione ordinaria”. DIVIETO DI ACCESSO – Dismissioni, basate su un accordo siglato da Enasarco nel 2008 con i sindacati (fra cui l’Unione Inquilini) e che prendono il nome di ‘Progetto Mercurio’, su cui peraltro in Parlamento aleggiano molte ombre. A questo proposito, nella sua relazione, il senatore del M5S spiega come si “sollevano dubbi sulla liceità del processo seguito, anche nei confronti delle organizzazioni degli inquilini, sulle modalità di formazione del prezzo delle dismissioni e sull’adeguatezza dei prezzi ai mutati scenari del mercato immobiliare”. Il perché è presto detto: “A quel che risulta Enasarco non ha mai consentito né al mandatario, né agli inquilini, di avere accesso alla documentazione che non ha mai provveduto a depositare”. Di conseguenza gli inquilini, che avevano un diritto di prelazione sull’acquisto delle case, si sono attivati per conto proprio. Commissionando ad un esperto una perizia che tenesse conto degli stessi criteri stabiliti dall’ente. In base alla quale “è emerso che le valutazioni riportate da Enasarco sulla prelazione non erano congrue” rispetto alle risultanze dello studio di parte. Secondo quanto ha potuto appurare ilfattoquotidiano.it, inoltre, alla procedura di acquisto degli immobili di Enasarco ha partecipato anche lo stesso presidente uscente Brunetto Boco. Due le case comprate da quest’ultimo: una a Roma (sette vani con box auto a due passi da Villa Torlonia per 420 mila euro) e una a Milano. SENZA CONTROLLO – Circostanza, questa, confermata dal diretto interessato. “La casa di Milano l’ho presa in affitto quando ancora non ero presidente e successivamente l’ho acquistata così come hanno fatto tutti gli altri inquilini – spiega Boco contattato dal nostro giornale –. Anche in quella di Roma ero in affitto, fra l’altro rinunciando a tutti i rimborsi spese che mi spettavano visto il mio ruolo in quanto non residente nella Capitale: l’ho comprata e ristrutturata a spese mie, senza alcun vantaggio aggiuntivo”. Conflitto di interessi? Nemmeno a parlane, secondo il numero uno dell’ente. “Anche perché – ribatte – sull’argomento abbiamo uno specifico regolamento interno che è stato osservato alla lettera”. Sarà. Nell’atto di compravendita dell’immobile romano compare (in qualità di “procuratore” di Boco e sua moglie) anche Guido Lanciano, segretario della federazione romana del sindacato Unione Inquilini. “Ma io ero il mandatario scelto dagli inquilini per trattare la vendita delle case situate nel palazzo nel quale si trova anche quella comprata da Boco – si difende Lanciano –. È quanto previsto dall’accordo”. Un caso sul quale il M5S, che ha già chiesto il commissariamento di Enasarco da parte dei ministeri vigilanti (senza mai ricevere risposta), promette di continuare a dare battaglia. “È la dimostrazione di come la gestione di patrimoni con finalità pubbliche, in primis quelli delle casse, non funzioni se affidata senza controlli a personaggi di questo genere. Né per gli inquilini né tanto meno per gli iscritti che versano i contributi”, attacca la deputata romana Roberta Lombardi, che da tempo segue da vicino le vicende relative ad Enasarco. “Non a caso – conclude – abbiamo presentato una risoluzione e una proposta di legge per rendere nuovamente pubbliche le casse e il loro patrimonio, rendendo così più stringenti ed efficaci i controlli”.

ENASARCO: ARRIVA LA MAGISTRATURA

Milano -

Verrà messa fine alla grande speculazione delle Fondazioni, delle Casse?? Questi Enti previdenziali hanno sottratto denaro pubblico, quello dei contribuenti, facendolo evaporare attraverso investimenti in fondi spazzatura nei paradisi fiscali. Per recuperare i soldi persi in questo impiego fallimentare di soldi pubblici hanno trasformato gli inquilini, con la complicità di quei sindacati accondiscendenti, nel loro bancomat, hanno aumentato gli affitti, stanno dismettendo gli alloggi a prezzi speculativi, stanno alimentando l'emergenza casa e gli sfratti a Roma e in altre città d'Italia. La Corte dei conti incrimina Brunetto Boco, padre-padrone di Enasarco MILANO - Brunetto Boco, presidente uscente, dell'Enasarco, Carlo Felice Maggi, ex direttore generale; Marco Di Vito, ex direttore finanziario: sono i tre alti dirigenti della Cassa previdenziale dei 230 mila agenti di commercio italiani citati dalla Procura Regionale presso la sezione giurisprudenziale della Corte dei conti per la Regione Lazio per un'udienza fissata il 24 maggio prossimo per "ivi sentirsi condannare al pagamento in favore di Enasarco" di 11,5 milioni di euro", più gli interessi. All'origine, un'intricata serie di vicende legate all'investimento che il fondo decise di fare in alcune attività finanziarie all'estero piene di derivati che avrebbero causato un danno alle casse. E' una svolta, sia pure naturalmente ancora provvisoria, di una vicenda ormai annosa che dovrebbe portare all'accertamento della verità nel gioco istituzionale di difesa e accusa ma che certo allunga un'ombra sulle elezioni in corso dei nuovi vertici di una delle più grandi casse previdenziali private italiane. Elezioni in corso da pochi giorni on-line e aperte fino al 14 aprile prossimo, le prime mai svolte nell'ente dall'anno di Fondazione, il 1938, perchè finora erano state le varie associazioni (datoriali e sindacali) a nominare i vertici di Enasarco. Elezioni delicate, insomma: anche perche' la situazione patrimoniale di Enasarco è stata sicuramente deteriorata negli ultimi anni, come la Corte fa notare, da scandali e cattiva gestione. L'atto di citazione è della fine del 2015 ma il testo – secondo un servizio dell’agenzia Agi - è interessante perchè ricostruisce una vicenda lunga e complessa, di non facile decifrazione, che ora verrà dibattuta nella ufficialità di un severo procedimento amministrativo. L'ultimo scandalo, di cui si parlerà il 24 maggio, è legato all'acquisto-monstre fatto da Enasarco di strumenti finanziari emessi dal Fondo Antrhacite, garantiti dalla banca americana, fallita nel 2008, Lehman Brothers. Dopo il fallimento, Enasarco aveva chiesto e ottenuto - in prima battuta - il riconoscimento del proprio credito nei confronti della banca. Ottenutolo, aveva venduto questo credito alla Elliot Management, per un valore pari al 49,76% di quello nominale, incassando anche una prima rata da 13,8 milioni di euro. Ma al decisivo consiglio d'amministrazione del dicembre 2011 - secondo l'accusa - venne prospettato che questa cessione di credito fosse avvenuta "pro-soluto" per il 70% dell'importo, cioè senza possibilità di rivalsa da parte dell'acquirente. Invece la Elliot, dopo la dichiarazione di insolvenza del garante Lehman, aveva chiesto la restituzione all'Ensarco dell'intera rata, maggiorata dagli interessi, ottenendola. Nell'aprile del 2013, infatti, il consiglio di Enasarco ha deliberato di restituire la somma, lievitata a 14,7 milioni di euro per gli interessi, avendo riscontrato – anche con la consulenza degli studi Sidley Austin e Gianni-Grippo-Cappelli - che effettivamente il contratto di cessione del credito non conteneva in realtà la clausola "pro soluto" presentata al consiglio Enasarco. Nella sua audizione di difesa, il presidente Boco si era scusato spiegando di non conoscere l'inglese, di non essere stato in grado di leggere da solo il contratto e di essersi fidato del direttore generale Maggi e amministrativo Di Vito. Inoltre ha sostenuto che la restituzione della rata non ha costuito un danno perchè è avvenuta a fronte del recupero dell'intero credito. Ma la Procura presso la Corte non ha considerato sufficienti nè questa difesa nè quelle, più o meno allineate, di Maggi e Di Vito. Il documento dell'accusa si dilunga sulla circostanza che Boco, non conoscendo l'inglese, aveva firmato "sulla fiducia che riponeva negli uffici, consapevole che nessun controllo avrebbe potuto effettuare e percio' anche ammettendo il rischio che si potesse realizzare una situazione pregiudizievole per la Fondazione, come poi avvenuto". Per la cronaca, anche Di Vito si è difeso confessando la propria scarsa pratica con l'inglese.

Casa, protesta alla Regione: "Zingaretti si assuma le sue responsabilità"

Roma -

Casa, protesta alla Regione: "Zingaretti si assuma le sue responsabilità" „ CENTINAIA DI INQUILINI RESISTENTI HANNO MANIFESTATO OGGI SOTTO LA REGIONE LAZIO PER CHIEDERE AL PRESIDENTE ZINGARETTI UNA SUA ENTRATA IN CAMPO SULL'EMERGENZA ABITATIVA E IN DIFESA DELL'EDILIZIA PUBBLICA. Durante l'iniziativa indetta dall'ASIA-USB si è tenuto un incontro, durato più di due ore, con l'assessore alla casa Refrigeri e il nuovo Direttore del Dipartimento alle politiche abitative dott.ssa Piscioneri, ai quali sono stati esposti tutti i motivi che sono stati alla base dell'importante mobilitazione di oggi. L'ASIA-USB e i rappresentanti dei numerosi comitati inquilini delle case popolari, dei piani di zona, degli enti previdenzili, delle tante altre situazioni di emergenza casa, hanno valutato positivamente gli impegni presi dall'assessore e dalla dirigente regionale. Al primo punto abbiamo messo la richiesta del blocco degli sfratti: l'assessore ci ha anticipato una presa di posizione del Presidente Zingaretti a favore della moratoria degli sfratti. Inoltre, ci è stato detto all'icontro, la Regione Lazio si sta adoperando per rivedere i meccanismi del decreto Lupi sulle case popolari ed è disponibile a trovare una soluzione per gli inquilini senza titolo, ma in possesso dei requisiti di legge. C'è un impegno ad affrontare la vicenda dei piani di zona e quella delle tutele per gli inquilini degli enti previdenziali; l'introduzione del canone calmierato per gli alloggi pubblici assoggettati alla legge 431/98. Abbiamo chiesto l'utilizzo dei 100 mln destinati per l'edilizia agevolata per riattivare il fondo di rotazione e per tutelare chi è oggetto di dismissioni e non potrà acquistare. Sono stati programmati due prossimi incontri tecnici: il 4 dicembre sulle emergeze (pdz, Bibulo, ecc.) e il 15 dicembre sugli enti previdenziali, case popolari e affitti calmierati). Sicuramente quello di oggi rappresenta un passo in avanti importante ma solo se contineremo con la mobilitazione, tutti insieme come abbiamo fatto oggi, avremo la garanzia che gli impegni presi diventino realtà riconquistando così il diritto alla casa nella nostra città. ASIA-USB Casa, protesta alla Regione: "Zingaretti si assuma le sue responsabilità" „Casa, protesta alla Regione: "Zingaretti si assuma le sue responsabilità" Il presidio è stato indetto dal sindacato di base Asia Usb. Tra le richieste: la difesa dell'edilizia pubblica, avviare il Piano Casa regionale, una soluzione per la "truffa" dei Piani di zonaCasa, protesta alla Regione: "Zingaretti si assuma le sue responsabilità" „Difendere l'edilizia pubblica, avviare il Piano Casa regionale, fermare la "truffa" dei Piani di zona. Ma anche stop sfratti e speculazioni sulle case degli enti previdenziali. Sono queste le motivazioni che hanno spinto decine di persone in emergenza abitativa, organizzate dal sindacato di base Asia Usb, a protestare oggi pomeriggio sotto la sede della Regione Lazio a Garbatella.  ABITARE COSTA TROPPO - "E’ proprio di qualche giorno fa l’allarme lanciato dall’ISTAT, che stima in circa 3 milioni (l'11,7% del totale) il numero delle famiglie italiane in difficoltà con il pagamento delle spese per la casa: il 6,3% è in arretrato o non riesce ad onorare le rate del mutuo, il 16,9% dell'affitto, il 10,2% le utenze domestiche" si legge nella nota diramata dal sindacato. "Le cause che hanno determinato il ritardo nei pagamenti vengono evidenziate dallo stesso Istituto di ricerca: si associa nettamente all'onerosità delle spese stesse e, in particolare, alla loro incidenza sul reddito disponibile". Nonostante questi dati "continua la distruzione dell’edilizia pubblica, che può invece rappresentare l’unico vero antidoto alla speculazione del mercato degli affitti, dei mutui e delle tariffe". COSA SUCCEDE NEL LAZIO - Secondo il sindacato anche la Regione Lazio "invece di rilanciare l’intervento pubblico non ha speso negli anni le centinaia di milioni dei fondi ex-Gescal e stenta a far marciare, complice l’immobilismo del Comune di Roma, il Piano Casa regionale sull’emergenza casa". Continua Asia Usb: "La Regione ha recepito ad agosto scorso il Decreto Lupi sulla dismissione delle case popolari, favorendo i piccoli appetiti speculativi e riducendo ad un ruolo irrilevante questo importante patrimonio pubblico; ha permesso l’attribuzione ai privati di risorse ed aree pubbliche attraverso la realizzazione, rivelatasi truffaldina, dei piani di edilizia agevolata (P.d.Z.); non ha mosso un dito per fermare la gestione speculativa del patrimonio abitativo degli enti previdenziali". APPELLO A ZINGARETTI - La manifestazione di oggi era rivolta al governatore Nicola Zingaretti. Ecco le richieste: "Assumersi le responsabilità che gli competono, cioè quelle di avviare concretamente il Piano Casa per affrontare l’emergenza abitativa a Roma; di sviluppare l’edilizia pubblica, attraverso il recupero del patrimonio pubblico; di bloccare tutti gli sfratti e gli sgomberi, di tutelare gli inquilini dei Piani di Zona e degli Enti previdenziali, di applicare un canone equo per le fasce sociali più deboli".“ Potrebbe interessarti: www.romatoday.it/politica/manifestazione-casa-regione-lazio-17-novembre.html Seguici su Facebook: www.facebook.com/pages/RomaToday/41916963809“ Potrebbe interessarti: www.romatoday.it/politica/manifestazione-casa-regione-lazio-17-novembre.html Seguici su Facebook: www.facebook.com/pages/RomaToday/41916963809“ Potrebbe interessarti: www.romatoday.it/politica/manifestazione-casa-regione-lazio-17-novembre.html Seguici su Facebook: www.facebook.com/pages/RomaToday/41916963809

RICONQUISTIAMO IL DIRITTO ALLA CASA. MARTEDI' 17 SIT-IN SOTTO LA REGIONE LAZIO

Roma -

Zingaretti si assuma la responsabilità di avviare una politica pubblica della casa. Domani 17 novembre, dalle ore 15.00, l’Asia-Usb manifesta sotto la Regione Lazio: difendere l’edilizia pubblica, avviare il piano casa regionale, fermare la truffa dei piani di zona, gli sfratti, la speculazione sulle case degli enti previdenziali, abbattere le spese per la casa. E’ proprio di qualche giorno fa l’allarme lanciato dall’ISTAT che stima in circa 3 milioni, l'11,7% del totale, il numero delle famiglie italiane "in difficoltà" con il pagamento delle spese per la casa, cioè che sono in arretrato o non riescono ad onorare le rate del mutuo (6,3%), dell'affitto (16,9%) o delle utenze domestiche (10,2%). Le cause che hanno determinato il ritardo nei pagamenti le evidenzia lo stesso Istituto di ricerca: "si associa nettamente all'onerosità delle spese stesse e, in particolare, alla loro incidenza sul reddito disponibile". Queste spese costituiscono una delle voci principali del bilancio familiare. Centinaia di migliaia di persone si trovano ogni giorno con il problema di affrontare l’emergenza casa anche nella nostra regione. A fronte di questi dati continua la distruzione dell’edilizia pubblica, che può invece rappresentare l’unico vero antidoto alla speculazione del mercato degli affitti, dei mutui e delle tariffe. In questa direzione va la Regione Lazio che, invece di rilanciare l’intervento pubblico, non ha speso negli anni le centinaia di milioni dei fondi ex-Gescal e stenta a far marciare, complice l’immobilismo del Comune di Roma, il Piano Casa regionale sull’emergenza casa; ha permesso il ‘regalo’ di soldi e aree pubblici ai privati attraverso la realizzazione truffaldina dei piani di edilizia agevolata (P.d.Z.); ha recepito ad agosto il Decreto Lupi sulla dismissione delle case popolari, favorendo i piccoli appetiti speculativi e riducendo ad un ruolo irrilevante questo importante patrimonio pubblico; non ha mosso un dito per fermare la gestione speculativa del patrimonio abitativo degli enti previdenziali; ha lasciato decine di migliaia di famiglie e single in balia dell’arroganza della rendita. Dal 2001 alle regioni è stata data la competenza della politica della casa, in base alla modifica del Titolo V della Costituzione,  ma questa competenza non viene ‘esercitata’ tanto che è ancora il governo (vedi i Decreti Lupi) a dettare i provvedimenti in materia. L’ASIA-USB ha indetto per martedì 17 novembre alle ore 15,00 una manifestazione sotto la Regione Lazio, in via G. Genocchi a Garbatella, per chiedere al Governatore Zingaretti di assumersi le responsabilità che gli competono, cioè quelle di avviare concretamente il piano casa per affrontare l’emergenza abitativa nella nostra città, di sviluppare l’edilizia pubblica attraverso il recupero del patrimonio pubblico, di bloccare tutti gli sfratti e gli sgomberi, di tutelare gli inquilini dei piani di zona e degli enti previdenziali, di applicare un canone equo per le fasce sociali più deboli. Ufficio Stampa USB RICONQUISTIAMO IL DIRITTO ALLA CASA Martedì 17 novembre ore 15,00 MANIFESTAZIONE ALLA REGIONE LAZIO Via Giovanni Genocchi (Garbatella) difendiamo l'edilizia pubblica, abbattiamo le spese sulla casa PER: - l'avvio del piano casa regionale - il blocco degli sfratti e degli sgomberi - la fine della truffa dei piani di zona - la tutela degli inquilini degli enti previdenziali vittime delle dismissioni       speculative - un canone equo per le fasce sociali più deboli - lo sviluppo dell’edilizia pubblica attraverso il recupero del patrimonio esistente. ASIA-USB

ENTI PREVIDENZIALI: LA GESTIONE SPECULATIVA DEL PATRIMONIO ABITATIVO STA CREANDO NUOVE EMERGENZE

Roma -

E’ in corso negli ultimi anni un’accelerazione nella gestione privatistica e speculativa del patrimonio abitativo da parte della quasi totalità degli enti previdenziali e assicurativi. L’Enasarco, l’Enpam, le Casse (Ragionieri, Notariato, Geometri, ecc.), ora anche l’Enpaia, con i loro fondi immobiliari, hanno dato il via alle dismissioni degli alloggi ai prezzi addirittura più alti del mercato, che non tengono in considerazione il loro valore reale, lo stato manutentivo, l’ubicazione. Moltissimi inquilini non riescono ad acquistare le loro case a causa dei prezzi speculativi richiesti e della conclamata crisi economica in cui versa tutto il paese. Le banche non concedono i mutui a chi è anziano o a chi percepisce bassi redditi. Molti altri ancora non possono comunque acquistare perché precari o disoccupati. Questa politica è stata portata avanti dopo aver aumentato gli affitti a cifre insostenibili e, quindi, reso la vita impossibile per moltissime famiglie romane che stanno subendo centinaia di sfratti per finita locazione o per morosità incolpevole (Enpaia, ecc.). Le istituzioni sono state fino ad oggi completamente assenti di fronte ad un dramma della casa che sta coinvolgendo soprattutto gli inquilini economicamente più deboli, molti dei quali sono anziani. L’ASIA-USB, che ha rivendicato in tutti questi anni la funzione pubblica e sociale del patrimonio degli enti, chiama tutti gli inquilini alla mobilitazione per chiedere alle istituzioni: 1)      - di contrastare la politica speculativa degli Enti previdenziali e di fermare gli sfratti; 2)     -  la tutela di chi non può comprare, attraverso l’acquisizione da parte dell’Ater degli alloggi in via di dismissione; 3)      - l’attivazione del fondo di rotazione (previsto dalla Legge Regionale) per la concessione di un mutuo agevolato (al tasso dell’1%) per le cartolarizzazioni degli enti previdenziali.  CHIEDIAMO L’INTERVENTO DELLA REGIONE LAZIO! PER LA TUTELA DI TUTTI GLI INQUILINI Martedì 17 novembre ore 15,00 Sotto la REGIONE LAZIO MANIFESTAZIONE In Via Giovanni Genocchi (Cristoforo Colombo - Garbatella)

ROMA: ASIA-USB, BASTA IPOCRISIE SU LEGALITÀ

Roma -

Per combattere malaffare si intervenga su PdZ e privatizzazioni case enti Sono anni che l’ AS.I.A./USB denuncia lo scandalo dei Piani di Zona, dove centinaia di milioni di euro destinati all’edilizia agevolata per fasce protette della popolazione sono finiti ad imprese e cooperative, compresa quella di Buzzi, per mega truffe e la costruzione di palazzi con affitti oltre i 1.000 euro mensili. Nonostante la magistratura abbia già sequestrato 326 alloggi dei P.d.Z, l’attuale assessore all’Urbanistica, Giovanni Caudo, insiste con la stessa logica e lo scorso agosto ha annunciato l’utilizzo di altri 100 milioni di euro di fondi pubblici da dare ai privati per la realizzazione di altri 990 alloggi di edilizia agevolata. Abbiamo chiesto di intervenire all’assessore alla Legalità Sabella, ma non ha neanche ricevuto i cittadini coinvolti e i loro rappresentanti. Sono anni che l’ AS.I.A./USB denuncia anche la privatizzazione della gestione del patrimonio abitativo degli Enti previdenziali (Enasarco, Enpam, Enpaia, Cassa Ragionieri, ecc.) che, pur continuando a svolgere una funzione pubblica come riconosciuto anche da una recente sentenza del Tar del Lazio, stanno gettando nel panico decine di migliaia di inquilini con le dismissioni speculative degli alloggi, gli aumenti insostenibili dei canoni e con conseguenti centinaia di sfratti. Il tutto con la complicità di sindacati concertativi e con la copertura di tutte le forze che hanno governato il Paese in questi ultimi anni. Al Partito Democratico, che oggi manifesta per la “legalità”, L’AS.I.A./USB pone una domanda: chi ha coperto fino ad oggi la truffa dei Piani di Zona e la politica speculativa sul patrimonio abitativo degli Enti Previdenziali? Non basta convocare una manifestazione, sperando magari di ripulire così la propria immagine, se non si cambia rotta nel concreto. Roma, 3 settembre 2015 Ufficio Stampa USB Rossella Lamina Tel. 0654070479 - Fax 0654070448 Cell. 3474212769 web: ufficiostampa.usb.it e-mail: ufficiostampa@usb.it    ASSOCIAZIONE INQUILINI E ABITANTI – USB Via dell’Aeroporto, 129 - 00175 Roma - Tel. 06 7628280 - 06 762821 - fax 7628233 web  www.asia.usb.it   e-mail: asia@usb.it

INAIL: USB, UTILIZZARE I SOLDI PER SCOPI SOCIALI COME EMERGENZA ABITATIVA E MESSA IN SICUREZZA DEGLI EDIFICI PUBBLICI

Roma -

COMUNICATO STAMPA INAIL: USB, UTILIZZARE I SOLDI PER SCOPI SOCIALI COME EMERGENZA ABITATIVA E MESSA IN SICUREZZA DEGLI EDIFICI PUBBLICI Necessario un immediato tavolo di confronto Settecento milioni di Euro per il 2016 e 750 per il 2017: queste le disponibilità dell’Inail per investimenti di pubblica utilità. Disponibilità che complessivamente ammontano a 3,3 miliardi di euro per il triennio 2015-2017. “E’ incredibile che in un momento di crisi come quello attuale non si riescano ad investire   questi soldi, che sono tanti,  per scopi sociali,  a partire dall’emergenza abitativa che colpisce le principali città italiane, prima tra tutte Roma”, sostiene Daniela Mencarelli, dell’Esecutivo Nazione USB Pubblico Impiego. “E si potrebbe continuare con la messa in sicurezza degli edifici pubblici, come scuole ed ospedali”. “Per anni l’Inail ha investito  buona parte del suo patrimonio in immobili a reddito, dando così un notevole contributo alla soluzione del  problema  abitativo di  centinaia di migliaia di famiglie in tutta Italia e garantendo in questo modo  la copertura delle riserve tecniche che servono a pagare  le rendite future ai lavoratori assistiti dall’Ente”, ricorda Mencarelli. Aggiunge Angelo Fascetti, dell’AS.I.A/USB: “Chiediamo che si ripercorra con urgenza quella strada, ad evitare che i soldi dell’Istituto, e quindi dei lavoratori, finiscano nelle casse della Tesoreria dello Stato e vengano poi utilizzati per ben altri scopi, o  peggio ancora, vadano a finanziare progetti  di ‘inutilità sociale’, come quelli della Nuvola di  Fuksas all’Eur, o finiscano nelle mani dei privati, come è successo per la truffa dei piani di zona a Roma. Per questo è necessario aprire immediatamente un tavolo di confronto tra parti sociali e Governo, Inail e la Conferenza Unificata Stato-Regioni”, conclude Fascetti. Roma, 2 settembre 2015 Ufficio Stampa USB

DISMISSIONI SPECULATIVE ALLOGGI ENASARCO: INTERVENGA LA REGIONE LAZIO!! PRESIDIO DEGLI INQUILINI.

Roma -

FERMIAMO LE DISMISSIONI SPECULATIVE CHIEDIAMO L’INTERVENTO DELLA REGIONE LAZIO Sono arrivate da mesi le lettere dell’Enasarco che hanno dato il via alle dismissioni degli alloggi in viale S. G. Bosco 15/49/83, moltissimi inquilini sono impossibilitati ad acquistare gli alloggi grazie ai prezzi speculativi richiesti dalla Fondazione. Le banche non concedono i mutui a chi è anziano o a chi percepisce bassi redditi. Molti altri ancora non possono comunque acquistare perché precari o disoccupati. Le istituzioni sono state fino ad oggi completamente assenti di fronte ad un dramma della casa che sta coinvolgendo soprattutto gli inquilini economicamente più deboli, molti dei quali sono anziani. L’ASIA-USB vuole iniziare una battaglia per chiedere alle istituzioni la tutela di tutti gli inquilini e  chiama gli abitanti di viale S. G. Bosco a mobilitarsi per : 1)      L’attivazione del fondo (previsto dalla L.R.) per la concessione di un mutuo agevolato (al tasso dell’1%) per le cartolarizzazioni degli enti previdenziali; 2)      La tutela degli inquilini che non possono comprare, attraverso l’acquisizione da parte dell’Ater degli alloggi. PER LA TUTELA DI TUTTI GLI INQUILINI DI VIALE S. G. BOSCO PRESIDIO  Giovedì 25 giugno ore 10,00 ALLA REGIONE LAZIO Piazza Oderico da Pordenone (Cristoforo Colombo - Garbatella)

Per l’Aquila nessuno vuole due miliardi dall’Inail. La denuncia del presidente del consiglio di sorveglianza Lotito

L'aquila -

Dopo aver perso i fondi dei bilanci degli ultimi tre anni, altri 200 milioni di euro disponibili subito rischiano di non essere spesi per la ricostruzione a causa di un conflitto tra poteri istituzionali (Il Ghirlandaio), Roma, 12 apr. Un pasticcio istituzionale-finanziario-immobiliare. E' difficile trovare altre parole per definire la vicenda dei fondi dell'Inail mai spesi per la ricostruzione dell'Aquila. Una cifra pari a poco meno di 2 miliardi di euro che doveva contribuire a spazzare via e macerie del terremoto del 6 aprile 2009 e a ridare nuove case, uffici, scuole e ospedali al capoluogo abruzzese. Non stanziamenti teorici, ma denaro liquido, subito disponibile perché parte dell'avanzo di bilancio che ogni anno l'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro macina e poi, per legge, deve far confluire su conti di deposito della tesoreria dello Stato che sono a rendimento zero. Ad alzare il velo su questa sconcertante storia, di cui si è scritto troppo poco, è Franco Lotito, presidente del Consiglio di Indirizzo e Sorveglianza dell'Inail. E lo fa in modo dettagliato e circostanziato, rivelando in una intervista  al portale di real estate, “Il Ghirlandaio.it’’, aspetti inediti di una gestione, quella relativa al ricco surplus finanziario dell’istituto, arrivato a quota 17 miliardi di euro, che appare quanto meno bizzarra visto che sono in gioco le coperture assicurative di milioni di lavoratori:  “Le macerie del terremoto sono ancora lì”, denuncia, “ma nessuno si è mosso per impegnare concretamente queste risorse. E' incredibile!”. Ma non solo. Lotito avverte: “Nel bilancio di previsione per il 2012 abbiamo stanziato altri 200 milioni di euro per l'Aquila. Sono soldi disponibili subito, ma se non ci dicono al più presto come spenderli, faranno la stessa fine dei 2 miliardi precedenti”. Ma com'è possibile? Per capirci qualcosa, occorre fare un salto indietro di qualche anno, risalire al 2008, quando l'Inail e gli altri enti previdenziali pubblici ottengono una norma che consente loro di investire il 7% delle risorse disponibili in immobili, ma solo in via indiretta, cioè attraverso fondi immobiliari. E' una svolta. L'Inail è un ente molto ricco e sul mercato si crea una forte aspettativa perché sta nascendo un nuovo investitore con una dotazione finanziaria enorme, una specie di fondo sovrano come quelli degli Emirati. Agli inizi del 2009 la macchina sta partendo, tecnici e consulenti legali sono al lavoro per costituire un grande veicolo d'investimento, ma l'entusiasmo dura poco. Arriva il terremoto dell'Aquila e dopo pochi mesi l'allora ministro dell'Economia, Giuliio Tremonti, promuove due provvedimenti che impongono all'Inail di spendere quel famoso 7% del surplus di bilancio in progetti di pubblica utilità e nelle zone terremotate dell'Abruzzo. Si è creata un'emergenza e l'Istituto deve rispondere all'appello. Qui comincia il rebus. Presidente Lotito, che cosa è accaduto? Chiariamo una cosa: l'Inail si è sempre battuta per poter creare valore con il proprio avanzo di bilancio, per esempio, investendo in immobili a reddito, ma non si è neanche mai sottratta dall'impegno di contribuire alla ricostruzione dell'Aquila. Dopo una trattativa con il governo, nel 2010 è stato stabilito che in Abruzzo poteva essere speso il 50% del totale delle risorse disponibili per investimenti immobiliari, mentre la restante parte poteva essere destinata all'acquisto di immobili di pubblica utilità ma senza vincoli territoriali. Di quali somme stiamo parlando per l'Aquila? Di 950 milioni per il biennio 2009/2010 e altrettanti per il biennio successivo. Bene, quasi 2 miliardi di euro. L'Istituto aveva il compito di mettere a punto le procedure amministrative per investire queste risorse nelle aree terremotate. Perché non l'ha fatto? C'è sempre stato il vincolo dell'investimento indiretto, questo ha creato dei problemi. Non è mai accaduto che una ricostruzione post sisma avvenisse solo ed esclusivamente attraverso fondi immobiliari. Abbiamo anche provato, attraverso alcuni esperti, a mettere a punto procedure di evidenza pubblica per selezionare i veicoli e le sgr attraverso cui investire. Ma l'operazione è apparsa troppo macchinosa, complicata. Da parte nostra c'è sempre stata la convinzione che occorreva eliminare il vincolo dell'investimento indiretto e consentirci di fare investimenti diretti. E il via libera è finalmente arrivato con il decreto Milleproroghe dello scorso febbraio. Aspetti un attimo. Vuole dire che per almeno due anni è stato tutto fermo a causa della burocrazia? Si è così. L'Inail non è autonomo, agisce sotto la vigilanza dei ministeri competenti, con i quali avrebbe dovuto mettere a punto la macchina della spesa per l'Aquila. Non nego che si è creato un conflitto di competenze amministrative e una confusione di ruoli istituzionali. Ma ripeto, gestire le opere di ricostruzione con soldi pubblici ma attraverso fondi immobiliari si è rivelata una soluzione complicata da attuare. Non è che l'inail ha avuto il timore di impelagarsi su un terreno che riteneva scivoloso? Diciamo che da parte nostra c'è sempre stata una certa prudenza. Ma in questa vicenda c'è una totale assenza di responsabilità politica. E che fine hanno fatto le somme che dovevano essere spese, cioè i 2 miliardi? Sono finite, come sempre, sul conto della Tesoreria dello Stato. A interessi zero, come accade per l'intero ammontare dell'avanzo di bilancio, cioè 17 miliardi. Ma ora che il governo ha eliminato il vincolo degli investimenti indiretti, perché le somme non vengono impiegate per avviare in modo concreto la ricostruzione? Intanto perché occorrerebbe sapere qualcosa del piano di ricostruzione delle zone terremotate. E poi perché occorre dire le cose come stanno. L'Inail non ha più la disponibilità di questi soldi. Forse non tutti sanno che l'Inail è un ente ricco ma non può disporre del suo surplus di bilancio, cosa che, peraltro, crea un danno patrimoniale notevole. In che senso? L'Inail, come tutti gli enti previdenziali e assicurativi, dovrebbe provvedere alla copertura delle riserve tecniche, che servono per pagare i vitalizi di domani. Ma l'avanzo di bilancio viene destinato alla Tesoreria e lo Stato ne dispone come crede, anche per le spese correnti. Quindi i soldi ci sono solo in teoria, perché nella pratica vengono spesi per altri scopi. Da sempre purtroppo funziona in questo modo. Con il risultato di un rilevante danno patrimoniale per l'Inail. Perchè? Nonostante, il ricco avanzo di bilancio prodotto ogni anno, oggi l'Inail oggi arriva a coprire solo l'84% delle riserve, il che vuol dire che c'è una quota di lavoratori che non è coperto da garanzie. Su questo punto siamo da sempre in polemica con il governo. Un problema nel problema. Ma torniamo alle risorse per la ricostruzione dell'Aquila. Da quello che si capisce, i 2 miliardi è come se fossero andati persi. E' corretto? Non è proprio così. Il governo Monti sembra orientato a sanare quest'anomalia. Con il Milleproroghe ha dato un segnale consentendo all'Inail di comprare l'immobile da destinare alla nuova Prefettura dell'Aquila. In più, è stato conferito al ministro per la Coesione Territoriale, Fabrizio Barca, il coordinamento sugli interventi di ricostruzione. Forse per la prima volta il tema sarà affrontato al di là della demagogia. Ma occorre fare presto, altrimenti il meccanismo si ripete. Vale a dire? Nel bilancio di previsione l'Inail ha stanziato altri 200 milioni per l'Aquila. Ma qualcuno di dovrà dire in che modo devono essere utilizzati questi fondi che, ci tengo a dirlo, sono immediatamente disponibili e noi siamo pronti a sederci a un tavolo per fare la nostra parte. Se però si continuano a fare chiacchiere e nessuno si assume le responsabilità di dirci con quali forme dobbiamo investire, anche il capitolo di spesa di 200 milioni, che al momento è nella nostra disponibilità, sarà assorbito dalla Tesoreria a fine anno. Ma non esiste un programma per la ricostruzione con tutti i progetti da finanziare? In realtà, lo ripeto, eccetto un documento elaborato dal Comune, manca un piano vero e proprio. Anche su questo punto il ministro Barca sta lavorando. Perciò negli ultimi tempi ho cercato di sollevare la questione in diverse sedi. Anche polemizzando in modo vivace con il commissario per la ricostruzione nonché presidente della Regione Abruzzo, Giovanni Chiodi, il quale ha sostenuto che il rendimento atteso dall'Inail per gli investimenti in Abruzzo, il 3,1% medio, è troppo alto. Quello che dice Chiodi non ha senso. E' una polemica sterile. Insomma, ci sono i soldi, diteci come spenderli. Con la città ancora sotto le macerie, che senso ha continuare a parlare?

Enasarco, gli incroci pericolosi tra il sottosegretario Cassano e Futura Funds

Roma -

L'esponente di Ncd che siede al ministero del Lavoro e deve decidere sul commissariamento della cassa previdenziale è sposato con Anna Degennaro, socia di Sudcommerci. Quest'ultima nel 2013 ha emesso un minibond che è stato sottoscritto dal fondo Futura Funds gestito da Optimum asset management, a cui Enasarco ha conferito 300 milioni Relazioni e incroci. Anche di questo sono fatti gli affari. E dalle carte raccolte dal Movimento 5 stelle per chiedere il commissariamento di Enasarco, la cassa degli agenti di commercio, di incroci ne saltano fuori parecchi. Uno di questi porta alla famiglia del sottosegretario al ministero del Lavoro in quota Ncd, Massimo Cassano. Al centro c’è la Optimum asset management, una società con sede in Lussemburgo che per Enasarco ha gestito oltre 300 milioni di euro attraverso un investimento criticato anche dalla Covip, la commissione che ha compiti di vigilanza sulle casse. Il fondo in cui sono finiti i contributi pensionistici si chiama Futura Funds ed è lo stesso che nel 2013 ha suscitato interesse negli ambienti finanziari per avere sottoscritto un minibond piuttosto rischioso da 22 milioni di euro emesso dalla Sudcommerci srl. Questa è una società dei Degennaro, la famiglia di Bari nota per aver regalato cinquanta cozze pelose all’allora sindaco Michele Emiliano. Tra i soci principali che hanno in mano il controllo di Sudcommerci c’è Anna Degennaro, che è moglie proprio di Cassano. E qui il filo ci riporta a Enasarco, su cui oggi è aperta anche un’inchiesta della procura di Roma. Il sottosegretario, infatti, è titolare delle deleghe in materia di politiche previdenziali, ovvero è colui che al ministero ha parola sulla decisione di commissariare o meno l’ente. Decisione che passa anche per la valutazione dell’opportunità degli investimenti, alcuni dei quali fatti attraverso coloro che hanno raccolto finanziamenti per moglie e parenti. L’investimento di Futura Funds in Sudcommerci aveva già attirato l’attenzione dei Cinque stelle, che l’anno scorso in un’interrogazione della deputata Roberta Lombardi ne avevano evidenziato i rischi. L’emissione del minibond viene decisa ad agosto del 2013 per coprire la metà dei costi di un progetto immobiliare che prevede la costruzione di un polo commerciale con oltre 60mila metri quadri di negozi a Casamassima, in provincia di Bari. Il rendimento dell’obbligazione è del 6 per cento all’anno, piuttosto basso se si considera che nel bilancio del 2012 Sudcommerci ha già debiti per quasi 20 milioni di euro a fronte di un capitale sociale di appena 10.400 euro. Il minibond, sottoscritto a ottobre in un’unica tranche, finisce nel comparto Delta del fondo Futura Funds, amministrato dalla Futura asset management di Malta, a sua volta affiliata della lussemburghese Optimum Asset Management. In quel momento è direttore del fondo lussemburghese il finanziere Girolamo Stabile, che intervistato da Linkiesta sull’opportunità dell’operazione considera le garanzie offerte da Sudcommerci “congrue all’investimento”, mentre sul rendimento contenuto dice: “La ratio di un coupon non eccessivamente elevato sta nel non mettere in difficoltà l’imprenditore con tassi insostenibili”. Nello stesso periodo in cui presta 22 milioni di euro a Sudcommerci, Optimum Asset Management è impegnata con toni accesi su un altro fronte, quello di Enasarco. Lo dimostrano una lettera di fine ottobre 2013 del presidente del fondo lussemburghese, Alberto Matta, e un’informativa del dirigente del servizio Finanza di Enasarco, Roberto Lamonica, che a commento della missiva contesta il calcolo delle commissioni addebitate in passato alla cassa e parla di rendimenti con componenti negative “certe e liquide”. I tempi sono cambiati. I rapporti non sono più quelli del passato, quando Enasarco aveva conferito al comparto Newton di Futura Funds prodotti finanziari per 300 milioni di euro, in parte oggetto di successiva ristrutturazione, a cui poi ha aggiunto 30 milioni di liquidità. A fine ottobre l’ente previdenziale sta per finire sotto i riflettori per le perdite potenziali nascoste nel bilancio, già denunciate dall’allora vice presidente Andrea Pozzi che per questo decide di dimettersi. A febbraio 2014 Enasarco e Optimum asset management trovano l’accordo: il comparto Newton di Futura Funds viene chiuso e i suoi asset finiscono direttamente in pancia a Enasarco. Tra questi c’è anche una quota, con valore contabile di 80,8 milioni, di Optimum evolution fund Sif – Property II, un fondo immobiliare gestito sempre da Optimum Asset Management. Risultato: il legame tra Enasarco e chi ha portato finanziamenti ai parenti di Cassano è sopravvissuto alle liti di fine 2013. Twitter @gigi_gno