Associazioni Inquilini e Abitanti

ROMA, LA SFIDA DI USB

Roma -

Il lavoro, la casa, i servizi, la città Lunedì 16 maggio Campidoglio sala della Protomoteca ore 15-19.30 E’ dai lavoratori che arrivano le proposte di rilancio della città, proprio da quei lavoratori che sono stati messi sotto accusa come la causa del cattivo funzionamento dei servizi. Prima la denuncia del malaffare e della corruzione che coinvolge tutto il sistema politico ed amministrativo e il mondo delle imprese e che si è retto sulla crescente privatizzazione di tutti i servizi. Poi la contestazione della riforma Madia che continua nella stessa direzione di svendere l’attività pubblica e i beni comuni e mortificare i lavoratori impegnati in tutte le attività di interesse collettivo. E quindi le proposte che rimettono al centro il diritto alla città. Primo: Roma ha bisogno di posti di lavoro proprio nei servizi di interesse comune. Più diritti vuol dire innanzitutto più lavoro nei servizi. Secondo: basta con il precariato, vogliamo lavoro stabile soprattutto nei servizi pubblici come la scuola, la sanità, gli asili, i trasporti, i servizi sociali. Terzo: più case popolari, riuso del patrimonio inutilizzato, basta truffe sull’edilizia agevolata e stop alla politica degli sfratti. Quarto: investimenti nei servizi pubblici, nelle infrastrutture e nella manutenzione degli impianti, avendo cura del territorio e dell’ambiente. #proposteperlacittà Buona occupazione, servizi pubblici, diritto alla casa e lotta al precariato

Enasarco, dal Parlamento accuse alla gestione e alle dismissioni immobiliari: due case acquistate dal presidente

Roma -

Dure critiche nella relazione del senatore Sergio Puglia (M5S). Membro dell’organismo di controllo sulle attività delle casse pensionistiche. Che ha analizzato lo stato di salute di quella degli agenti e dei rappresentanti di commercio. “Serietà e prudenza non sono sempre stati i principi ispiratori dell’amministrazione dell’Ente”. Saldo negativo nei conti evitato solo grazie alla cessione degli appartamenti di proprietà. Il massimo dirigente Brunetto Boco si difende: “Nessun conflitto d’interessi” di Giorgio Velardi | 8 aprile 2016 L’incipit è di quelli pesanti: “Serietà e prudenza non sono sempre stati i principi ispiratori dell’Amministrazione dell’Ente”. Una circostanza che ha portato ad “una gestione finanziaria disinvolta, non di rado in contrasto con la natura pubblica dell’attività a cui tale Ente è preposto”. L’Ente in questione è l’Enasarco, la cassa previdenziale degli agenti e dei rappresentanti di commercio attualmente presieduta da Brunetto Boco. Che conta un esercito di circa 250 mila lavoratori. I quali, stando ai contenuti della relazione del senatore Sergio Puglia (Movimento 5 Stelle), membro della commissione parlamentare di controllo sull’attività degli enti previdenziali e assistenziali, non possono certo dormire sonni tranquilli. Perché in ballo ci sono le future pensioni degli iscritti a Enasarco, istituito nel 1938, privatizzato nel 1994 e sottoposto alla vigilanza del ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali. SI SALVI CHI PUÒ – Ma cosa è successo in questi anni nell’ente? “Gli amministratori della Fondazione hanno effettuato investimenti in note strutturate illiquide, inefficienti e rischiose”, è scritto nella relazione – depositata ma non ancora discussa né votata dalla commissione – che ilfattoquotidiano.it ha potuto visionare. Tutti veicoli al cui interno “erano allocati anche fondi hedge (speculativi, ndr) e derivati”. Come l’acquisto monstre di strumenti finanziari emessi dal fondo Antrhacite e garantiti da Lehman Brothers, la banca americana fallita nel 2008. I risultati? Facilmente intuibili. E ai buchi, poi, è stato necessario mettere una toppa. “Senza il contributo rinveniente dalla gestione patrimoniale immobiliare e dalla sua dismissione – mette a verbale Puglia – il risultato economico del bilancio della Fondazione sarebbe negativo”. Come ha fatto notare anche la Corte dei Conti, infatti, “la plusvalenza netta complessiva realizzata da Enasarco per mezzo della dismissione immobiliare, di natura straordinaria, copre il saldo negativo del resto della gestione (caratteristica, accessoria e finanziaria) spiegando la natura essenzialmente straordinaria degli utili della Fondazione”. Tradotto: senza queste dismissioni i conti sarebbero in profondo rosso. Circa mezzo miliardo di euro di buco. Un simile rischio, a dire il vero, non è del tutto scongiurato. Infatti “gli immobili posseduti direttamente dalla Fondazione termineranno, dopodiché, se non intervengono fattori molto positivi sul fronte degli altri investimenti, rischia di ‘rimanere a nudo’ il saldo negativo della gestione ordinaria”. DIVIETO DI ACCESSO – Dismissioni, basate su un accordo siglato da Enasarco nel 2008 con i sindacati (fra cui l’Unione Inquilini) e che prendono il nome di ‘Progetto Mercurio’, su cui peraltro in Parlamento aleggiano molte ombre. A questo proposito, nella sua relazione, il senatore del M5S spiega come si “sollevano dubbi sulla liceità del processo seguito, anche nei confronti delle organizzazioni degli inquilini, sulle modalità di formazione del prezzo delle dismissioni e sull’adeguatezza dei prezzi ai mutati scenari del mercato immobiliare”. Il perché è presto detto: “A quel che risulta Enasarco non ha mai consentito né al mandatario, né agli inquilini, di avere accesso alla documentazione che non ha mai provveduto a depositare”. Di conseguenza gli inquilini, che avevano un diritto di prelazione sull’acquisto delle case, si sono attivati per conto proprio. Commissionando ad un esperto una perizia che tenesse conto degli stessi criteri stabiliti dall’ente. In base alla quale “è emerso che le valutazioni riportate da Enasarco sulla prelazione non erano congrue” rispetto alle risultanze dello studio di parte. Secondo quanto ha potuto appurare ilfattoquotidiano.it, inoltre, alla procedura di acquisto degli immobili di Enasarco ha partecipato anche lo stesso presidente uscente Brunetto Boco. Due le case comprate da quest’ultimo: una a Roma (sette vani con box auto a due passi da Villa Torlonia per 420 mila euro) e una a Milano. SENZA CONTROLLO – Circostanza, questa, confermata dal diretto interessato. “La casa di Milano l’ho presa in affitto quando ancora non ero presidente e successivamente l’ho acquistata così come hanno fatto tutti gli altri inquilini – spiega Boco contattato dal nostro giornale –. Anche in quella di Roma ero in affitto, fra l’altro rinunciando a tutti i rimborsi spese che mi spettavano visto il mio ruolo in quanto non residente nella Capitale: l’ho comprata e ristrutturata a spese mie, senza alcun vantaggio aggiuntivo”. Conflitto di interessi? Nemmeno a parlane, secondo il numero uno dell’ente. “Anche perché – ribatte – sull’argomento abbiamo uno specifico regolamento interno che è stato osservato alla lettera”. Sarà. Nell’atto di compravendita dell’immobile romano compare (in qualità di “procuratore” di Boco e sua moglie) anche Guido Lanciano, segretario della federazione romana del sindacato Unione Inquilini. “Ma io ero il mandatario scelto dagli inquilini per trattare la vendita delle case situate nel palazzo nel quale si trova anche quella comprata da Boco – si difende Lanciano –. È quanto previsto dall’accordo”. Un caso sul quale il M5S, che ha già chiesto il commissariamento di Enasarco da parte dei ministeri vigilanti (senza mai ricevere risposta), promette di continuare a dare battaglia. “È la dimostrazione di come la gestione di patrimoni con finalità pubbliche, in primis quelli delle casse, non funzioni se affidata senza controlli a personaggi di questo genere. Né per gli inquilini né tanto meno per gli iscritti che versano i contributi”, attacca la deputata romana Roberta Lombardi, che da tempo segue da vicino le vicende relative ad Enasarco. “Non a caso – conclude – abbiamo presentato una risoluzione e una proposta di legge per rendere nuovamente pubbliche le casse e il loro patrimonio, rendendo così più stringenti ed efficaci i controlli”.

ENASARCO: ARRIVA LA MAGISTRATURA

Milano -

Verrà messa fine alla grande speculazione delle Fondazioni, delle Casse?? Questi Enti previdenziali hanno sottratto denaro pubblico, quello dei contribuenti, facendolo evaporare attraverso investimenti in fondi spazzatura nei paradisi fiscali. Per recuperare i soldi persi in questo impiego fallimentare di soldi pubblici hanno trasformato gli inquilini, con la complicità di quei sindacati accondiscendenti, nel loro bancomat, hanno aumentato gli affitti, stanno dismettendo gli alloggi a prezzi speculativi, stanno alimentando l'emergenza casa e gli sfratti a Roma e in altre città d'Italia. La Corte dei conti incrimina Brunetto Boco, padre-padrone di Enasarco MILANO - Brunetto Boco, presidente uscente, dell'Enasarco, Carlo Felice Maggi, ex direttore generale; Marco Di Vito, ex direttore finanziario: sono i tre alti dirigenti della Cassa previdenziale dei 230 mila agenti di commercio italiani citati dalla Procura Regionale presso la sezione giurisprudenziale della Corte dei conti per la Regione Lazio per un'udienza fissata il 24 maggio prossimo per "ivi sentirsi condannare al pagamento in favore di Enasarco" di 11,5 milioni di euro", più gli interessi. All'origine, un'intricata serie di vicende legate all'investimento che il fondo decise di fare in alcune attività finanziarie all'estero piene di derivati che avrebbero causato un danno alle casse. E' una svolta, sia pure naturalmente ancora provvisoria, di una vicenda ormai annosa che dovrebbe portare all'accertamento della verità nel gioco istituzionale di difesa e accusa ma che certo allunga un'ombra sulle elezioni in corso dei nuovi vertici di una delle più grandi casse previdenziali private italiane. Elezioni in corso da pochi giorni on-line e aperte fino al 14 aprile prossimo, le prime mai svolte nell'ente dall'anno di Fondazione, il 1938, perchè finora erano state le varie associazioni (datoriali e sindacali) a nominare i vertici di Enasarco. Elezioni delicate, insomma: anche perche' la situazione patrimoniale di Enasarco è stata sicuramente deteriorata negli ultimi anni, come la Corte fa notare, da scandali e cattiva gestione. L'atto di citazione è della fine del 2015 ma il testo – secondo un servizio dell’agenzia Agi - è interessante perchè ricostruisce una vicenda lunga e complessa, di non facile decifrazione, che ora verrà dibattuta nella ufficialità di un severo procedimento amministrativo. L'ultimo scandalo, di cui si parlerà il 24 maggio, è legato all'acquisto-monstre fatto da Enasarco di strumenti finanziari emessi dal Fondo Antrhacite, garantiti dalla banca americana, fallita nel 2008, Lehman Brothers. Dopo il fallimento, Enasarco aveva chiesto e ottenuto - in prima battuta - il riconoscimento del proprio credito nei confronti della banca. Ottenutolo, aveva venduto questo credito alla Elliot Management, per un valore pari al 49,76% di quello nominale, incassando anche una prima rata da 13,8 milioni di euro. Ma al decisivo consiglio d'amministrazione del dicembre 2011 - secondo l'accusa - venne prospettato che questa cessione di credito fosse avvenuta "pro-soluto" per il 70% dell'importo, cioè senza possibilità di rivalsa da parte dell'acquirente. Invece la Elliot, dopo la dichiarazione di insolvenza del garante Lehman, aveva chiesto la restituzione all'Ensarco dell'intera rata, maggiorata dagli interessi, ottenendola. Nell'aprile del 2013, infatti, il consiglio di Enasarco ha deliberato di restituire la somma, lievitata a 14,7 milioni di euro per gli interessi, avendo riscontrato – anche con la consulenza degli studi Sidley Austin e Gianni-Grippo-Cappelli - che effettivamente il contratto di cessione del credito non conteneva in realtà la clausola "pro soluto" presentata al consiglio Enasarco. Nella sua audizione di difesa, il presidente Boco si era scusato spiegando di non conoscere l'inglese, di non essere stato in grado di leggere da solo il contratto e di essersi fidato del direttore generale Maggi e amministrativo Di Vito. Inoltre ha sostenuto che la restituzione della rata non ha costuito un danno perchè è avvenuta a fronte del recupero dell'intero credito. Ma la Procura presso la Corte non ha considerato sufficienti nè questa difesa nè quelle, più o meno allineate, di Maggi e Di Vito. Il documento dell'accusa si dilunga sulla circostanza che Boco, non conoscendo l'inglese, aveva firmato "sulla fiducia che riponeva negli uffici, consapevole che nessun controllo avrebbe potuto effettuare e percio' anche ammettendo il rischio che si potesse realizzare una situazione pregiudizievole per la Fondazione, come poi avvenuto". Per la cronaca, anche Di Vito si è difeso confessando la propria scarsa pratica con l'inglese.

Casa, protesta alla Regione: "Zingaretti si assuma le sue responsabilità"

Roma -

Casa, protesta alla Regione: "Zingaretti si assuma le sue responsabilità" „ CENTINAIA DI INQUILINI RESISTENTI HANNO MANIFESTATO OGGI SOTTO LA REGIONE LAZIO PER CHIEDERE AL PRESIDENTE ZINGARETTI UNA SUA ENTRATA IN CAMPO SULL'EMERGENZA ABITATIVA E IN DIFESA DELL'EDILIZIA PUBBLICA. Durante l'iniziativa indetta dall'ASIA-USB si è tenuto un incontro, durato più di due ore, con l'assessore alla casa Refrigeri e il nuovo Direttore del Dipartimento alle politiche abitative dott.ssa Piscioneri, ai quali sono stati esposti tutti i motivi che sono stati alla base dell'importante mobilitazione di oggi. L'ASIA-USB e i rappresentanti dei numerosi comitati inquilini delle case popolari, dei piani di zona, degli enti previdenzili, delle tante altre situazioni di emergenza casa, hanno valutato positivamente gli impegni presi dall'assessore e dalla dirigente regionale. Al primo punto abbiamo messo la richiesta del blocco degli sfratti: l'assessore ci ha anticipato una presa di posizione del Presidente Zingaretti a favore della moratoria degli sfratti. Inoltre, ci è stato detto all'icontro, la Regione Lazio si sta adoperando per rivedere i meccanismi del decreto Lupi sulle case popolari ed è disponibile a trovare una soluzione per gli inquilini senza titolo, ma in possesso dei requisiti di legge. C'è un impegno ad affrontare la vicenda dei piani di zona e quella delle tutele per gli inquilini degli enti previdenziali; l'introduzione del canone calmierato per gli alloggi pubblici assoggettati alla legge 431/98. Abbiamo chiesto l'utilizzo dei 100 mln destinati per l'edilizia agevolata per riattivare il fondo di rotazione e per tutelare chi è oggetto di dismissioni e non potrà acquistare. Sono stati programmati due prossimi incontri tecnici: il 4 dicembre sulle emergeze (pdz, Bibulo, ecc.) e il 15 dicembre sugli enti previdenziali, case popolari e affitti calmierati). Sicuramente quello di oggi rappresenta un passo in avanti importante ma solo se contineremo con la mobilitazione, tutti insieme come abbiamo fatto oggi, avremo la garanzia che gli impegni presi diventino realtà riconquistando così il diritto alla casa nella nostra città. ASIA-USB Casa, protesta alla Regione: "Zingaretti si assuma le sue responsabilità" „Casa, protesta alla Regione: "Zingaretti si assuma le sue responsabilità" Il presidio è stato indetto dal sindacato di base Asia Usb. Tra le richieste: la difesa dell'edilizia pubblica, avviare il Piano Casa regionale, una soluzione per la "truffa" dei Piani di zonaCasa, protesta alla Regione: "Zingaretti si assuma le sue responsabilità" „Difendere l'edilizia pubblica, avviare il Piano Casa regionale, fermare la "truffa" dei Piani di zona. Ma anche stop sfratti e speculazioni sulle case degli enti previdenziali. Sono queste le motivazioni che hanno spinto decine di persone in emergenza abitativa, organizzate dal sindacato di base Asia Usb, a protestare oggi pomeriggio sotto la sede della Regione Lazio a Garbatella.  ABITARE COSTA TROPPO - "E’ proprio di qualche giorno fa l’allarme lanciato dall’ISTAT, che stima in circa 3 milioni (l'11,7% del totale) il numero delle famiglie italiane in difficoltà con il pagamento delle spese per la casa: il 6,3% è in arretrato o non riesce ad onorare le rate del mutuo, il 16,9% dell'affitto, il 10,2% le utenze domestiche" si legge nella nota diramata dal sindacato. "Le cause che hanno determinato il ritardo nei pagamenti vengono evidenziate dallo stesso Istituto di ricerca: si associa nettamente all'onerosità delle spese stesse e, in particolare, alla loro incidenza sul reddito disponibile". Nonostante questi dati "continua la distruzione dell’edilizia pubblica, che può invece rappresentare l’unico vero antidoto alla speculazione del mercato degli affitti, dei mutui e delle tariffe". COSA SUCCEDE NEL LAZIO - Secondo il sindacato anche la Regione Lazio "invece di rilanciare l’intervento pubblico non ha speso negli anni le centinaia di milioni dei fondi ex-Gescal e stenta a far marciare, complice l’immobilismo del Comune di Roma, il Piano Casa regionale sull’emergenza casa". Continua Asia Usb: "La Regione ha recepito ad agosto scorso il Decreto Lupi sulla dismissione delle case popolari, favorendo i piccoli appetiti speculativi e riducendo ad un ruolo irrilevante questo importante patrimonio pubblico; ha permesso l’attribuzione ai privati di risorse ed aree pubbliche attraverso la realizzazione, rivelatasi truffaldina, dei piani di edilizia agevolata (P.d.Z.); non ha mosso un dito per fermare la gestione speculativa del patrimonio abitativo degli enti previdenziali". APPELLO A ZINGARETTI - La manifestazione di oggi era rivolta al governatore Nicola Zingaretti. Ecco le richieste: "Assumersi le responsabilità che gli competono, cioè quelle di avviare concretamente il Piano Casa per affrontare l’emergenza abitativa a Roma; di sviluppare l’edilizia pubblica, attraverso il recupero del patrimonio pubblico; di bloccare tutti gli sfratti e gli sgomberi, di tutelare gli inquilini dei Piani di Zona e degli Enti previdenziali, di applicare un canone equo per le fasce sociali più deboli".“ Potrebbe interessarti: www.romatoday.it/politica/manifestazione-casa-regione-lazio-17-novembre.html Seguici su Facebook: www.facebook.com/pages/RomaToday/41916963809“ Potrebbe interessarti: www.romatoday.it/politica/manifestazione-casa-regione-lazio-17-novembre.html Seguici su Facebook: www.facebook.com/pages/RomaToday/41916963809“ Potrebbe interessarti: www.romatoday.it/politica/manifestazione-casa-regione-lazio-17-novembre.html Seguici su Facebook: www.facebook.com/pages/RomaToday/41916963809

RICONQUISTIAMO IL DIRITTO ALLA CASA. MARTEDI' 17 SIT-IN SOTTO LA REGIONE LAZIO

Roma -

Zingaretti si assuma la responsabilità di avviare una politica pubblica della casa. Domani 17 novembre, dalle ore 15.00, l’Asia-Usb manifesta sotto la Regione Lazio: difendere l’edilizia pubblica, avviare il piano casa regionale, fermare la truffa dei piani di zona, gli sfratti, la speculazione sulle case degli enti previdenziali, abbattere le spese per la casa. E’ proprio di qualche giorno fa l’allarme lanciato dall’ISTAT che stima in circa 3 milioni, l'11,7% del totale, il numero delle famiglie italiane "in difficoltà" con il pagamento delle spese per la casa, cioè che sono in arretrato o non riescono ad onorare le rate del mutuo (6,3%), dell'affitto (16,9%) o delle utenze domestiche (10,2%). Le cause che hanno determinato il ritardo nei pagamenti le evidenzia lo stesso Istituto di ricerca: "si associa nettamente all'onerosità delle spese stesse e, in particolare, alla loro incidenza sul reddito disponibile". Queste spese costituiscono una delle voci principali del bilancio familiare. Centinaia di migliaia di persone si trovano ogni giorno con il problema di affrontare l’emergenza casa anche nella nostra regione. A fronte di questi dati continua la distruzione dell’edilizia pubblica, che può invece rappresentare l’unico vero antidoto alla speculazione del mercato degli affitti, dei mutui e delle tariffe. In questa direzione va la Regione Lazio che, invece di rilanciare l’intervento pubblico, non ha speso negli anni le centinaia di milioni dei fondi ex-Gescal e stenta a far marciare, complice l’immobilismo del Comune di Roma, il Piano Casa regionale sull’emergenza casa; ha permesso il ‘regalo’ di soldi e aree pubblici ai privati attraverso la realizzazione truffaldina dei piani di edilizia agevolata (P.d.Z.); ha recepito ad agosto il Decreto Lupi sulla dismissione delle case popolari, favorendo i piccoli appetiti speculativi e riducendo ad un ruolo irrilevante questo importante patrimonio pubblico; non ha mosso un dito per fermare la gestione speculativa del patrimonio abitativo degli enti previdenziali; ha lasciato decine di migliaia di famiglie e single in balia dell’arroganza della rendita. Dal 2001 alle regioni è stata data la competenza della politica della casa, in base alla modifica del Titolo V della Costituzione,  ma questa competenza non viene ‘esercitata’ tanto che è ancora il governo (vedi i Decreti Lupi) a dettare i provvedimenti in materia. L’ASIA-USB ha indetto per martedì 17 novembre alle ore 15,00 una manifestazione sotto la Regione Lazio, in via G. Genocchi a Garbatella, per chiedere al Governatore Zingaretti di assumersi le responsabilità che gli competono, cioè quelle di avviare concretamente il piano casa per affrontare l’emergenza abitativa nella nostra città, di sviluppare l’edilizia pubblica attraverso il recupero del patrimonio pubblico, di bloccare tutti gli sfratti e gli sgomberi, di tutelare gli inquilini dei piani di zona e degli enti previdenziali, di applicare un canone equo per le fasce sociali più deboli. Ufficio Stampa USB RICONQUISTIAMO IL DIRITTO ALLA CASA Martedì 17 novembre ore 15,00 MANIFESTAZIONE ALLA REGIONE LAZIO Via Giovanni Genocchi (Garbatella) difendiamo l'edilizia pubblica, abbattiamo le spese sulla casa PER: - l'avvio del piano casa regionale - il blocco degli sfratti e degli sgomberi - la fine della truffa dei piani di zona - la tutela degli inquilini degli enti previdenziali vittime delle dismissioni       speculative - un canone equo per le fasce sociali più deboli - lo sviluppo dell’edilizia pubblica attraverso il recupero del patrimonio esistente. ASIA-USB

ENTI PREVIDENZIALI: LA GESTIONE SPECULATIVA DEL PATRIMONIO ABITATIVO STA CREANDO NUOVE EMERGENZE

Roma -

E’ in corso negli ultimi anni un’accelerazione nella gestione privatistica e speculativa del patrimonio abitativo da parte della quasi totalità degli enti previdenziali e assicurativi. L’Enasarco, l’Enpam, le Casse (Ragionieri, Notariato, Geometri, ecc.), ora anche l’Enpaia, con i loro fondi immobiliari, hanno dato il via alle dismissioni degli alloggi ai prezzi addirittura più alti del mercato, che non tengono in considerazione il loro valore reale, lo stato manutentivo, l’ubicazione. Moltissimi inquilini non riescono ad acquistare le loro case a causa dei prezzi speculativi richiesti e della conclamata crisi economica in cui versa tutto il paese. Le banche non concedono i mutui a chi è anziano o a chi percepisce bassi redditi. Molti altri ancora non possono comunque acquistare perché precari o disoccupati. Questa politica è stata portata avanti dopo aver aumentato gli affitti a cifre insostenibili e, quindi, reso la vita impossibile per moltissime famiglie romane che stanno subendo centinaia di sfratti per finita locazione o per morosità incolpevole (Enpaia, ecc.). Le istituzioni sono state fino ad oggi completamente assenti di fronte ad un dramma della casa che sta coinvolgendo soprattutto gli inquilini economicamente più deboli, molti dei quali sono anziani. L’ASIA-USB, che ha rivendicato in tutti questi anni la funzione pubblica e sociale del patrimonio degli enti, chiama tutti gli inquilini alla mobilitazione per chiedere alle istituzioni: 1)      - di contrastare la politica speculativa degli Enti previdenziali e di fermare gli sfratti; 2)     -  la tutela di chi non può comprare, attraverso l’acquisizione da parte dell’Ater degli alloggi in via di dismissione; 3)      - l’attivazione del fondo di rotazione (previsto dalla Legge Regionale) per la concessione di un mutuo agevolato (al tasso dell’1%) per le cartolarizzazioni degli enti previdenziali.  CHIEDIAMO L’INTERVENTO DELLA REGIONE LAZIO! PER LA TUTELA DI TUTTI GLI INQUILINI Martedì 17 novembre ore 15,00 Sotto la REGIONE LAZIO MANIFESTAZIONE In Via Giovanni Genocchi (Cristoforo Colombo - Garbatella)

ROMA: ASIA-USB, BASTA IPOCRISIE SU LEGALITÀ

Roma -

Per combattere malaffare si intervenga su PdZ e privatizzazioni case enti Sono anni che l’ AS.I.A./USB denuncia lo scandalo dei Piani di Zona, dove centinaia di milioni di euro destinati all’edilizia agevolata per fasce protette della popolazione sono finiti ad imprese e cooperative, compresa quella di Buzzi, per mega truffe e la costruzione di palazzi con affitti oltre i 1.000 euro mensili. Nonostante la magistratura abbia già sequestrato 326 alloggi dei P.d.Z, l’attuale assessore all’Urbanistica, Giovanni Caudo, insiste con la stessa logica e lo scorso agosto ha annunciato l’utilizzo di altri 100 milioni di euro di fondi pubblici da dare ai privati per la realizzazione di altri 990 alloggi di edilizia agevolata. Abbiamo chiesto di intervenire all’assessore alla Legalità Sabella, ma non ha neanche ricevuto i cittadini coinvolti e i loro rappresentanti. Sono anni che l’ AS.I.A./USB denuncia anche la privatizzazione della gestione del patrimonio abitativo degli Enti previdenziali (Enasarco, Enpam, Enpaia, Cassa Ragionieri, ecc.) che, pur continuando a svolgere una funzione pubblica come riconosciuto anche da una recente sentenza del Tar del Lazio, stanno gettando nel panico decine di migliaia di inquilini con le dismissioni speculative degli alloggi, gli aumenti insostenibili dei canoni e con conseguenti centinaia di sfratti. Il tutto con la complicità di sindacati concertativi e con la copertura di tutte le forze che hanno governato il Paese in questi ultimi anni. Al Partito Democratico, che oggi manifesta per la “legalità”, L’AS.I.A./USB pone una domanda: chi ha coperto fino ad oggi la truffa dei Piani di Zona e la politica speculativa sul patrimonio abitativo degli Enti Previdenziali? Non basta convocare una manifestazione, sperando magari di ripulire così la propria immagine, se non si cambia rotta nel concreto. Roma, 3 settembre 2015 Ufficio Stampa USB Rossella Lamina Tel. 0654070479 - Fax 0654070448 Cell. 3474212769 web: ufficiostampa.usb.it e-mail: ufficiostampa@usb.it    ASSOCIAZIONE INQUILINI E ABITANTI – USB Via dell’Aeroporto, 129 - 00175 Roma - Tel. 06 7628280 - 06 762821 - fax 7628233 web  www.asia.usb.it   e-mail: asia@usb.it

INAIL: USB, UTILIZZARE I SOLDI PER SCOPI SOCIALI COME EMERGENZA ABITATIVA E MESSA IN SICUREZZA DEGLI EDIFICI PUBBLICI

Roma -

COMUNICATO STAMPA INAIL: USB, UTILIZZARE I SOLDI PER SCOPI SOCIALI COME EMERGENZA ABITATIVA E MESSA IN SICUREZZA DEGLI EDIFICI PUBBLICI Necessario un immediato tavolo di confronto Settecento milioni di Euro per il 2016 e 750 per il 2017: queste le disponibilità dell’Inail per investimenti di pubblica utilità. Disponibilità che complessivamente ammontano a 3,3 miliardi di euro per il triennio 2015-2017. “E’ incredibile che in un momento di crisi come quello attuale non si riescano ad investire   questi soldi, che sono tanti,  per scopi sociali,  a partire dall’emergenza abitativa che colpisce le principali città italiane, prima tra tutte Roma”, sostiene Daniela Mencarelli, dell’Esecutivo Nazione USB Pubblico Impiego. “E si potrebbe continuare con la messa in sicurezza degli edifici pubblici, come scuole ed ospedali”. “Per anni l’Inail ha investito  buona parte del suo patrimonio in immobili a reddito, dando così un notevole contributo alla soluzione del  problema  abitativo di  centinaia di migliaia di famiglie in tutta Italia e garantendo in questo modo  la copertura delle riserve tecniche che servono a pagare  le rendite future ai lavoratori assistiti dall’Ente”, ricorda Mencarelli. Aggiunge Angelo Fascetti, dell’AS.I.A/USB: “Chiediamo che si ripercorra con urgenza quella strada, ad evitare che i soldi dell’Istituto, e quindi dei lavoratori, finiscano nelle casse della Tesoreria dello Stato e vengano poi utilizzati per ben altri scopi, o  peggio ancora, vadano a finanziare progetti  di ‘inutilità sociale’, come quelli della Nuvola di  Fuksas all’Eur, o finiscano nelle mani dei privati, come è successo per la truffa dei piani di zona a Roma. Per questo è necessario aprire immediatamente un tavolo di confronto tra parti sociali e Governo, Inail e la Conferenza Unificata Stato-Regioni”, conclude Fascetti. Roma, 2 settembre 2015 Ufficio Stampa USB

DISMISSIONI SPECULATIVE ALLOGGI ENASARCO: INTERVENGA LA REGIONE LAZIO!! PRESIDIO DEGLI INQUILINI.

Roma -

FERMIAMO LE DISMISSIONI SPECULATIVE CHIEDIAMO L’INTERVENTO DELLA REGIONE LAZIO Sono arrivate da mesi le lettere dell’Enasarco che hanno dato il via alle dismissioni degli alloggi in viale S. G. Bosco 15/49/83, moltissimi inquilini sono impossibilitati ad acquistare gli alloggi grazie ai prezzi speculativi richiesti dalla Fondazione. Le banche non concedono i mutui a chi è anziano o a chi percepisce bassi redditi. Molti altri ancora non possono comunque acquistare perché precari o disoccupati. Le istituzioni sono state fino ad oggi completamente assenti di fronte ad un dramma della casa che sta coinvolgendo soprattutto gli inquilini economicamente più deboli, molti dei quali sono anziani. L’ASIA-USB vuole iniziare una battaglia per chiedere alle istituzioni la tutela di tutti gli inquilini e  chiama gli abitanti di viale S. G. Bosco a mobilitarsi per : 1)      L’attivazione del fondo (previsto dalla L.R.) per la concessione di un mutuo agevolato (al tasso dell’1%) per le cartolarizzazioni degli enti previdenziali; 2)      La tutela degli inquilini che non possono comprare, attraverso l’acquisizione da parte dell’Ater degli alloggi. PER LA TUTELA DI TUTTI GLI INQUILINI DI VIALE S. G. BOSCO PRESIDIO  Giovedì 25 giugno ore 10,00 ALLA REGIONE LAZIO Piazza Oderico da Pordenone (Cristoforo Colombo - Garbatella)

Per l’Aquila nessuno vuole due miliardi dall’Inail. La denuncia del presidente del consiglio di sorveglianza Lotito

L'aquila -

Dopo aver perso i fondi dei bilanci degli ultimi tre anni, altri 200 milioni di euro disponibili subito rischiano di non essere spesi per la ricostruzione a causa di un conflitto tra poteri istituzionali (Il Ghirlandaio), Roma, 12 apr. Un pasticcio istituzionale-finanziario-immobiliare. E' difficile trovare altre parole per definire la vicenda dei fondi dell'Inail mai spesi per la ricostruzione dell'Aquila. Una cifra pari a poco meno di 2 miliardi di euro che doveva contribuire a spazzare via e macerie del terremoto del 6 aprile 2009 e a ridare nuove case, uffici, scuole e ospedali al capoluogo abruzzese. Non stanziamenti teorici, ma denaro liquido, subito disponibile perché parte dell'avanzo di bilancio che ogni anno l'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro macina e poi, per legge, deve far confluire su conti di deposito della tesoreria dello Stato che sono a rendimento zero. Ad alzare il velo su questa sconcertante storia, di cui si è scritto troppo poco, è Franco Lotito, presidente del Consiglio di Indirizzo e Sorveglianza dell'Inail. E lo fa in modo dettagliato e circostanziato, rivelando in una intervista  al portale di real estate, “Il Ghirlandaio.it’’, aspetti inediti di una gestione, quella relativa al ricco surplus finanziario dell’istituto, arrivato a quota 17 miliardi di euro, che appare quanto meno bizzarra visto che sono in gioco le coperture assicurative di milioni di lavoratori:  “Le macerie del terremoto sono ancora lì”, denuncia, “ma nessuno si è mosso per impegnare concretamente queste risorse. E' incredibile!”. Ma non solo. Lotito avverte: “Nel bilancio di previsione per il 2012 abbiamo stanziato altri 200 milioni di euro per l'Aquila. Sono soldi disponibili subito, ma se non ci dicono al più presto come spenderli, faranno la stessa fine dei 2 miliardi precedenti”. Ma com'è possibile? Per capirci qualcosa, occorre fare un salto indietro di qualche anno, risalire al 2008, quando l'Inail e gli altri enti previdenziali pubblici ottengono una norma che consente loro di investire il 7% delle risorse disponibili in immobili, ma solo in via indiretta, cioè attraverso fondi immobiliari. E' una svolta. L'Inail è un ente molto ricco e sul mercato si crea una forte aspettativa perché sta nascendo un nuovo investitore con una dotazione finanziaria enorme, una specie di fondo sovrano come quelli degli Emirati. Agli inizi del 2009 la macchina sta partendo, tecnici e consulenti legali sono al lavoro per costituire un grande veicolo d'investimento, ma l'entusiasmo dura poco. Arriva il terremoto dell'Aquila e dopo pochi mesi l'allora ministro dell'Economia, Giuliio Tremonti, promuove due provvedimenti che impongono all'Inail di spendere quel famoso 7% del surplus di bilancio in progetti di pubblica utilità e nelle zone terremotate dell'Abruzzo. Si è creata un'emergenza e l'Istituto deve rispondere all'appello. Qui comincia il rebus. Presidente Lotito, che cosa è accaduto? Chiariamo una cosa: l'Inail si è sempre battuta per poter creare valore con il proprio avanzo di bilancio, per esempio, investendo in immobili a reddito, ma non si è neanche mai sottratta dall'impegno di contribuire alla ricostruzione dell'Aquila. Dopo una trattativa con il governo, nel 2010 è stato stabilito che in Abruzzo poteva essere speso il 50% del totale delle risorse disponibili per investimenti immobiliari, mentre la restante parte poteva essere destinata all'acquisto di immobili di pubblica utilità ma senza vincoli territoriali. Di quali somme stiamo parlando per l'Aquila? Di 950 milioni per il biennio 2009/2010 e altrettanti per il biennio successivo. Bene, quasi 2 miliardi di euro. L'Istituto aveva il compito di mettere a punto le procedure amministrative per investire queste risorse nelle aree terremotate. Perché non l'ha fatto? C'è sempre stato il vincolo dell'investimento indiretto, questo ha creato dei problemi. Non è mai accaduto che una ricostruzione post sisma avvenisse solo ed esclusivamente attraverso fondi immobiliari. Abbiamo anche provato, attraverso alcuni esperti, a mettere a punto procedure di evidenza pubblica per selezionare i veicoli e le sgr attraverso cui investire. Ma l'operazione è apparsa troppo macchinosa, complicata. Da parte nostra c'è sempre stata la convinzione che occorreva eliminare il vincolo dell'investimento indiretto e consentirci di fare investimenti diretti. E il via libera è finalmente arrivato con il decreto Milleproroghe dello scorso febbraio. Aspetti un attimo. Vuole dire che per almeno due anni è stato tutto fermo a causa della burocrazia? Si è così. L'Inail non è autonomo, agisce sotto la vigilanza dei ministeri competenti, con i quali avrebbe dovuto mettere a punto la macchina della spesa per l'Aquila. Non nego che si è creato un conflitto di competenze amministrative e una confusione di ruoli istituzionali. Ma ripeto, gestire le opere di ricostruzione con soldi pubblici ma attraverso fondi immobiliari si è rivelata una soluzione complicata da attuare. Non è che l'inail ha avuto il timore di impelagarsi su un terreno che riteneva scivoloso? Diciamo che da parte nostra c'è sempre stata una certa prudenza. Ma in questa vicenda c'è una totale assenza di responsabilità politica. E che fine hanno fatto le somme che dovevano essere spese, cioè i 2 miliardi? Sono finite, come sempre, sul conto della Tesoreria dello Stato. A interessi zero, come accade per l'intero ammontare dell'avanzo di bilancio, cioè 17 miliardi. Ma ora che il governo ha eliminato il vincolo degli investimenti indiretti, perché le somme non vengono impiegate per avviare in modo concreto la ricostruzione? Intanto perché occorrerebbe sapere qualcosa del piano di ricostruzione delle zone terremotate. E poi perché occorre dire le cose come stanno. L'Inail non ha più la disponibilità di questi soldi. Forse non tutti sanno che l'Inail è un ente ricco ma non può disporre del suo surplus di bilancio, cosa che, peraltro, crea un danno patrimoniale notevole. In che senso? L'Inail, come tutti gli enti previdenziali e assicurativi, dovrebbe provvedere alla copertura delle riserve tecniche, che servono per pagare i vitalizi di domani. Ma l'avanzo di bilancio viene destinato alla Tesoreria e lo Stato ne dispone come crede, anche per le spese correnti. Quindi i soldi ci sono solo in teoria, perché nella pratica vengono spesi per altri scopi. Da sempre purtroppo funziona in questo modo. Con il risultato di un rilevante danno patrimoniale per l'Inail. Perchè? Nonostante, il ricco avanzo di bilancio prodotto ogni anno, oggi l'Inail oggi arriva a coprire solo l'84% delle riserve, il che vuol dire che c'è una quota di lavoratori che non è coperto da garanzie. Su questo punto siamo da sempre in polemica con il governo. Un problema nel problema. Ma torniamo alle risorse per la ricostruzione dell'Aquila. Da quello che si capisce, i 2 miliardi è come se fossero andati persi. E' corretto? Non è proprio così. Il governo Monti sembra orientato a sanare quest'anomalia. Con il Milleproroghe ha dato un segnale consentendo all'Inail di comprare l'immobile da destinare alla nuova Prefettura dell'Aquila. In più, è stato conferito al ministro per la Coesione Territoriale, Fabrizio Barca, il coordinamento sugli interventi di ricostruzione. Forse per la prima volta il tema sarà affrontato al di là della demagogia. Ma occorre fare presto, altrimenti il meccanismo si ripete. Vale a dire? Nel bilancio di previsione l'Inail ha stanziato altri 200 milioni per l'Aquila. Ma qualcuno di dovrà dire in che modo devono essere utilizzati questi fondi che, ci tengo a dirlo, sono immediatamente disponibili e noi siamo pronti a sederci a un tavolo per fare la nostra parte. Se però si continuano a fare chiacchiere e nessuno si assume le responsabilità di dirci con quali forme dobbiamo investire, anche il capitolo di spesa di 200 milioni, che al momento è nella nostra disponibilità, sarà assorbito dalla Tesoreria a fine anno. Ma non esiste un programma per la ricostruzione con tutti i progetti da finanziare? In realtà, lo ripeto, eccetto un documento elaborato dal Comune, manca un piano vero e proprio. Anche su questo punto il ministro Barca sta lavorando. Perciò negli ultimi tempi ho cercato di sollevare la questione in diverse sedi. Anche polemizzando in modo vivace con il commissario per la ricostruzione nonché presidente della Regione Abruzzo, Giovanni Chiodi, il quale ha sostenuto che il rendimento atteso dall'Inail per gli investimenti in Abruzzo, il 3,1% medio, è troppo alto. Quello che dice Chiodi non ha senso. E' una polemica sterile. Insomma, ci sono i soldi, diteci come spenderli. Con la città ancora sotto le macerie, che senso ha continuare a parlare?

Enasarco, gli incroci pericolosi tra il sottosegretario Cassano e Futura Funds

Roma -

L'esponente di Ncd che siede al ministero del Lavoro e deve decidere sul commissariamento della cassa previdenziale è sposato con Anna Degennaro, socia di Sudcommerci. Quest'ultima nel 2013 ha emesso un minibond che è stato sottoscritto dal fondo Futura Funds gestito da Optimum asset management, a cui Enasarco ha conferito 300 milioni Relazioni e incroci. Anche di questo sono fatti gli affari. E dalle carte raccolte dal Movimento 5 stelle per chiedere il commissariamento di Enasarco, la cassa degli agenti di commercio, di incroci ne saltano fuori parecchi. Uno di questi porta alla famiglia del sottosegretario al ministero del Lavoro in quota Ncd, Massimo Cassano. Al centro c’è la Optimum asset management, una società con sede in Lussemburgo che per Enasarco ha gestito oltre 300 milioni di euro attraverso un investimento criticato anche dalla Covip, la commissione che ha compiti di vigilanza sulle casse. Il fondo in cui sono finiti i contributi pensionistici si chiama Futura Funds ed è lo stesso che nel 2013 ha suscitato interesse negli ambienti finanziari per avere sottoscritto un minibond piuttosto rischioso da 22 milioni di euro emesso dalla Sudcommerci srl. Questa è una società dei Degennaro, la famiglia di Bari nota per aver regalato cinquanta cozze pelose all’allora sindaco Michele Emiliano. Tra i soci principali che hanno in mano il controllo di Sudcommerci c’è Anna Degennaro, che è moglie proprio di Cassano. E qui il filo ci riporta a Enasarco, su cui oggi è aperta anche un’inchiesta della procura di Roma. Il sottosegretario, infatti, è titolare delle deleghe in materia di politiche previdenziali, ovvero è colui che al ministero ha parola sulla decisione di commissariare o meno l’ente. Decisione che passa anche per la valutazione dell’opportunità degli investimenti, alcuni dei quali fatti attraverso coloro che hanno raccolto finanziamenti per moglie e parenti. L’investimento di Futura Funds in Sudcommerci aveva già attirato l’attenzione dei Cinque stelle, che l’anno scorso in un’interrogazione della deputata Roberta Lombardi ne avevano evidenziato i rischi. L’emissione del minibond viene decisa ad agosto del 2013 per coprire la metà dei costi di un progetto immobiliare che prevede la costruzione di un polo commerciale con oltre 60mila metri quadri di negozi a Casamassima, in provincia di Bari. Il rendimento dell’obbligazione è del 6 per cento all’anno, piuttosto basso se si considera che nel bilancio del 2012 Sudcommerci ha già debiti per quasi 20 milioni di euro a fronte di un capitale sociale di appena 10.400 euro. Il minibond, sottoscritto a ottobre in un’unica tranche, finisce nel comparto Delta del fondo Futura Funds, amministrato dalla Futura asset management di Malta, a sua volta affiliata della lussemburghese Optimum Asset Management. In quel momento è direttore del fondo lussemburghese il finanziere Girolamo Stabile, che intervistato da Linkiesta sull’opportunità dell’operazione considera le garanzie offerte da Sudcommerci “congrue all’investimento”, mentre sul rendimento contenuto dice: “La ratio di un coupon non eccessivamente elevato sta nel non mettere in difficoltà l’imprenditore con tassi insostenibili”. Nello stesso periodo in cui presta 22 milioni di euro a Sudcommerci, Optimum Asset Management è impegnata con toni accesi su un altro fronte, quello di Enasarco. Lo dimostrano una lettera di fine ottobre 2013 del presidente del fondo lussemburghese, Alberto Matta, e un’informativa del dirigente del servizio Finanza di Enasarco, Roberto Lamonica, che a commento della missiva contesta il calcolo delle commissioni addebitate in passato alla cassa e parla di rendimenti con componenti negative “certe e liquide”. I tempi sono cambiati. I rapporti non sono più quelli del passato, quando Enasarco aveva conferito al comparto Newton di Futura Funds prodotti finanziari per 300 milioni di euro, in parte oggetto di successiva ristrutturazione, a cui poi ha aggiunto 30 milioni di liquidità. A fine ottobre l’ente previdenziale sta per finire sotto i riflettori per le perdite potenziali nascoste nel bilancio, già denunciate dall’allora vice presidente Andrea Pozzi che per questo decide di dimettersi. A febbraio 2014 Enasarco e Optimum asset management trovano l’accordo: il comparto Newton di Futura Funds viene chiuso e i suoi asset finiscono direttamente in pancia a Enasarco. Tra questi c’è anche una quota, con valore contabile di 80,8 milioni, di Optimum evolution fund Sif – Property II, un fondo immobiliare gestito sempre da Optimum Asset Management. Risultato: il legame tra Enasarco e chi ha portato finanziamenti ai parenti di Cassano è sopravvissuto alle liti di fine 2013. Twitter @gigi_gno

Emergenza Casa, Nencini: "Entro marzo piano da 20.000 alloggi"

Roma -

ROMA  - "Senza casa e senza lavoro non c'è libertà ed equità per le famiglie. Noi affrontiamo il tema della casa rimettendo sul mercato 20mila alloggi ad affitto calmierato, vendita calmierata o ad affitto destinato alla vendita calmierata. Lo facciamo senza consumare un centimetro del terreno italiano. L'impegno di spesa si aggira intorno ai 400 milioni di euro: 150 milioni di investimento pubblico per quello che riguarda il sostegno degli affitti e 240-250 milioni di vantaggi fiscali per coloro che intervengono su alloggi che già esistono e sono invenduti". Ad annunciare il "piano casa che ha le misure più grosse degli ultimi 20 anni è il viceministro delle Infrastrutture, Riccardo Nencini, durante il convegno 'Social housing: una soluzione al disegno abitativo' in corso in piazza di Pietra, a Roma. Nencini specifica poi che il "provvedimento è da costruire, siamo già a buon punto sulla definizione. Il convegno di oggi serve per presentarlo e recepire le proposte". Per quanto riguarda i tempi, il viceministro spiega che saranno "molto rapidi, sarà pronto da qui a metà marzo. Questo piano casa- dice ancora Nencini- ha le misure più grosse degli ultimi 20 anni". Infine, alla domanda se il ministro Padoan fosse informato, Nencini risponde: "Sì, è informato".

Maxivendita delle Casse: sul mercato immobili per 800 milioni di euro

Milano -

Fino a 800 milioni di euro di immobili sul mercato nei prossimi cinque anni. È questo l’impatto stimato della tagliola sugli investimenti delle Casse di previdenza che entrerà in vigore con l’approvazione dello schema di regolamento che attua il Dl 98/2011: l’articolo 9, comma 4, impone agli enti di contenere i capitali direttamente impegnati in beni immobili e diritti reali entro il tetto del 20% del patrimonio complessivo. L’obiettivo è rendere più sostenibili i bilanci. Terminata la fase di consultazione pubblica sul provvedimento, è attualmente in corso l’istruttoria per eventualmente accogliere alcune delle numerose proposte di modifica pervenute, fanno sapere dal ministero delle Finanze. Come previsto dall’articolo 13, comma 4 del regolamento, la prima data utile per l’entrata in vigore delle nuove limitazioni sarà il prossimo 1° luglio, sempre che il vaglio del Consiglio di Stato e la successiva registrazione presso la Corte dei conti non facciano tardare l’emanazione. A quel punto gli enti avranno 5 anni per mettersi in regola e dismettere le eventuali proprietà in eccedenza. Tempi più stretti, invece, per il tetto sugli investimenti indiretti: in base al provvedimento anche i capitali impegnati nei fondi immobiliari chiusi (Oicr non armonizzati) non dovranno superare il 30% delle disponibilità complessive e, in questo caso, ci sono solo 18 mesi di tempo per aggiustare i conti. In base all’analisi dei bilanci consuntivi 2013 di venti Casse di previdenza, elaborata da Scenari Immobiliari per il Sole 24 Ore, solamente un quarto degli istituti monitorati (in tutto venti, si veda la tabella in basso) sfora il tetto del 20% sugli investimenti immobiliari diretti: la norma imporrebbe a Fondazione Enasarco, Fondazione Enpaia, Inpgi, Onaosi e Cassa nazionale del Notariato di cedere complessivamente proprietà per circa 550 milioni di euro. La stima sale fino a 800 milioni se poi si considerano gli ultimi dati Covip, a cui ora spetta la vigilanza anche sulle Casse, diffusi lo scorso maggio e che prendono in considerazione anche i bilanci degli enti di cui al decreto legislativo 103/1996 (aggiornati, però, al 2012): le attività detenute in immobili arrivano a toccare il 21% degli asset posseduti su un patrimonio complessivo che supera i 61 milioni di euro. Nel mirino anche i 6,5 miliardi investiti in maniera indiretta nel mattone attraverso i fondi immobiliari, corrispondenti al 10,4% delle attività complessive, ma ben oltre il 70% degli Oicr non armonizzati imposto dalla nuova normativa. «Sebbene la quota di investimenti diretti in immobili sfori di poco la soglia del 20%, il peso delle attività legate al real estate risulta cospicuo», sottolinea Daniela Percoco, responsabile ricerca dell’advisor immobiliare Reag. Restano ancora dubbi, inoltre, alcuni aspetti tecnici del nuovo regolamento: non è chiaro se le soglie vadano calcolate in base ai valori di mercato oppure ai costi storici inseriti in bilancio, né se il patrimonio a cui fare riferimento debba considerare solo le attività, le immobilizzazioni oppure i valori netti. In particolare, in base alle analisi condotte da Reag (che tengono in considerazione sia gli immobili detenuti direttamente sia i fondi e le partecipazioni immobiliari), per due enti previdenziali questi investimenti si collocano intorno al 40% delle attività totali detenute; per altri quattro la quota è compresa fra il 50 e il 62 per cento. Per non farsi trovare impreparate, le Casse hanno già adottato correttivi: sono in corso dal 2008,ad esempio, le dismissioni di Enasarco e proseguono i conferimenti a fondi chiusi di Ragionieri e Notariato. «Il mercato immobiliare - conclude l’analista di Reag - in questa fase fatica ad assorbire dismissioni così massive. Il patrimonio va gestito e reso efficiente, è questa la vera sfida. Il rischio è che la corsa ai fondi immobiliari per affidarsi a operatori specializzati sposti solamente gli investimenti diretti nel mattone alla forma indiretta».

L'ASIA e i Comitati degli inquilini senza titolo incontrano l'Inps: avviato un primo fattivo confronto nella direzione del riconoscimento del diritto alla casa

Roma -

L'Inps incontra l'ASIA e i comitati degli inquilini senza titolo delle varie zone di Roma (Cinecittà, Tufello, Magliana, ecc.), mentre davanti all'ingresso dell'Istituto previdenziale era in corso un partecipato presidio. Al termine dell'incontro è stato dato un giudizio positivo sui risultati di questo primo confronto che avvia di fatto un processo che andrà accompagnato con la mobilitazione degli inquilini per fare in modo che nessuno rimanga escluso da una giusta ed equa soluzione abitativa. Il primo appuntamento che riguarderà tutti gli inquilini senza titolo sarà la presentazione dell'istanza di richiesta di regolarizzazione, così come previsto dal decreto legge 'Sblocca Italia'. Questa istanza servirà anche da antidoto ai procedimenti, richieste di sfratto o di esecuzione degli stessi, già avviati dagli avvocati delle società che gestiscono gli alloggi Inps. Nei prossimi giorni daremo le indicazioni esatte sulle modalità di compilazione e di invio di questa istanza di richiesta di regolarizzazione. ASIA-USB

Previdenza, M5S Camera: "Commissariamento Enasarco è nostra vittoria"

Roma -

Roma - 15 gen (Prima Pagina News) “Meglio tardi che mai. La nostra pressione politica ha sortito i suoi effetti e la Commissione bicamerale di controllo sugli enti gestori ha accolto con favore la richiesta di commissariamento di Enasarco”. Lo fanno sapere i parlamentari del M5S. “L’input del MoVimento 5 Stelle è stato dunque raccolto e ora la palla passa ai ministeri del Lavoro e dell’Economia che, ci auguriamo, agiscano una volta tanto in modo armonizzato ed efficace. È inaccettabile - aggiungono gli eletti pentastellati - la cosmesi di bilancio messa in atto dai vertici della Fondazione Enasarco per coprire i buchi di una dissennata gestione finanziaria. Le scommesse andate male su prodotti derivati e su veicoli societari collocati in paradisi fiscali - proseguono - non possono essere coperte con artifici contabili e con una gestione dissennata del patrimonio immobiliare della cassa, che va a scapito di iscritti e inquilini”. “Oggi si è compiuto un primo passo per rimettere a posto il sistema degli enti previdenziali privatizzati. Un primo passo per tutelare le pensioni dei professionisti e delle partite Iva. Un primo passo per tutelare i conduttori degli immobili delle Casse. Il M5S continuerà ad agire e a sorvegliare”, chiude il gruppo parlamentare M5S.

ALLOGGI INPS: DIRITTO ALLA CASA PER TUTTI! PRESIDIO MARTEDI' 20 ALL'EUR.

Roma -

Con l’approvazione del decreto legge “Sblocca Italia” il Governo ripropone la vendita agli inquilini delle case Inps (ex-Inpdap, ex-Inail, ex-Inpdai) e ha prorogato i termini per la sanatoria per gli occupanti senza titolo fino al 31 dicembre 2013 (art. 20bis). Questa legge non è nuova anzi riprende l’articolo 7bis del 2005 il quale prevede di regolarizzare tutti gli aventi diritto a condizione che non abbiano procedimenti penali in corso (una formulazione ambigua senza senso in termini giuridici). Lo stesso art. condizionava la regolarizzazione al pagamento dell’80%, in un’unica soluzione, della morosità pregressa. Pertanto i Comitati degli Inquilini e il Sindacato ASIA USB hanno indetto un presidio sotto l’Inps in Via Ciro il Grande 21 (Eur) Martedi 20 gennaio 2015 alle ore 10 Invitiamo tutti gli inquilini a mobilitarsi per: ·       RICONOSCIMENTO DEL DIRITTO ALLA CASA A TUTTI SUPERANDO LE RESTRITTIVE INTERPRETAZIONI DELL’ART. 7BIS ·       DEFINIRE UN EQUO PIANO DI RIENTRO PER CHI HA MOROSITA’ REGRESSE ·       DARE L’OPPORTUNITA’ A CHI NEL 2001 NON HA POTUTO ACQUISTARE DI RIENTRARE NEL PIANO DELLE VENDITE ·       TUTELARE CHI NON PUO’ ACCEDERE ALL’ACQUISTO PARTECIPIAMO TUTTI!!!!!!!  (inquilini senza titolo e non) COMITATI INQUILINI INPS ASIA-USB

Il “Panettone dello sfrattato”. La protesta natalizia degli inquilini contro gli sfratti e le finite locazioni

Roma -

E’ in corso questa mattina a Roma il presidio organizzato dall’Asia/Usb sotto la Cassa Notariato, in via Flaminia 160, dove tanti inquilini stanno protestano, spiega il sindacato, “contro la decisione da parte di Cassa Notariato di intimare gli sfratti per finita locazione e anticipare anche di anni la disdetta del contratto di locazione”. I manifestanti consegneranno alla Cassa Notariato il “Panettone dello sfrattato”, accompagnato da una copia della lettera di disdetta o dell’intimazione di sfratto ricevuta. L’Asia Usb, “da tempo si oppone alla gestione speculativa del patrimonio degli enti previdenziali, che nella capitale coinvolge centinai di inquilini, determinando l’assurda situazione di case senza gente e gente senza case”, fa sapere il sindacato in una nota.

M5S chiede commissariamento Enasarco: "azzerare i vertici"

Roma -

Roma, 17 dic. (askanews) - "Bisogna azzerare i vertici di Enasarco. Abbiamo chiesto stamattina il commissariamento dell'ente previdenziale a tutela degli iscritti e degli inquilini che abitano gli immobili di proprietà della cassa degli agenti di commercio". Lo fanno sapere i parlamentari M5S dopo l'audizione del presidente di Enasarco, Brunetto Boco, in commissione bicamerale di controllo sugli enti gestori. "Abbiamo studiato le relazioni fornite dai vertici dell'ente, abbiamo approfondito tutta la documentazione proveniente dal ministero del Lavoro e ci siamo anche confrontati con gli uffici del Mef - aggiunge il gruppo parlamentare M5S - Vogliamo tirarci fuori dal giochino dei continui rinvii e delle tecniche dilatorie fatte di silenzi e documenti non forniti. Riteniamo, quindi, che ci siano le condizioni previste dal decreto legislativo 509 del 1994 che all'articolo 2, comma 6, prevede il commissariamento dell'ente e il rinnovo dei vertici, entro i sei mesi successivi, a fronte di una gestione che violi le norme e metta a repentaglio la sostenibilità dei conti". "La realtà è che Enasarco ha male impiegato i soldi dei contributi pensionistici e l'attuale management, responsabile di speculazioni finanziarie, ha dimostrato negli anni di non essere in grado di assicurare un futuro ai propri iscritti",hanno denunciato ancora i parlamentari pentastellati.

Eur, fumata bianca per ENPAIA: congelati gli sfratti

Roma -

L'incontro svoltosi in giornata tra la Fondazione ENPAIA, ASIA USB e qualche rappresentate istituzionale, è andato a buon fine. Soddisfazione è stata espressa dal delegato Fascetti: "Di fatto hanno congelato gli sfratti" In tarda mattinata  si è regolarmente svolto l’incontro tra la presidenza della Fondazione ENPAIA e le delegazioni sindacali che stanno seguendo la vicenda. Molti inquilini, possono tirare un sospiro di sollievo. Perchè se non si tratta proprio di una fumata bianca, il risultato ottenuto in giornata rappresenta comunque un ottimo inizio. IL NECESSARIO PASSO INDIETRO - Secondo il racconto di Angelo Fascetti, rappresentante di AS.I.A. USB, l’appuntamento è andato bene. “Abbiamo registrato un’apertura, poiché il neopresidente di ENPAIA ha finalmente riconosciuto che bisogna trovare una soluzione e fare un passo indietro. Questo si traduce nella decisione di aprire un tavolo di trattative”. Richiesta tante volte avanzata dall'inquilinato.  “A tal riguardo - precisa Fascetti - il presidente di ENPAIA ha detto che a gennaio, il tavolo sarà nuovamente convocato.Di fatto, siamo arrivati ad ottenere un congelamento degli sfratti”. IL CAMBIO DI ROTTA - L'appuntamento odierno,  cui ha preso parte anche la parlamentare Roberta Lombardi, era molto atteso dai cittadini che risiedono negli appartamenti dell'Ex Ente Previdenziale. Alcuni di loro, nonostante la pioggia, sono  infatti rimasti in attesa all'ingresso di viale Beethoven, dove ha la sede ENPAIA. Nonostante l'assenza di qualche rappresentante istituzionale, come l'Assessore regionale Fabio Refrigeri, si sono comunque registrati significativi passi in avanti. “Con l’elezione del nuovo presidente (Antonio Piva) sembra che la musica sia cambiata. Lui stesso ha riconosciuto il fatto che ENPAIA non può comportarsi come un’agenzia immobiliare. Sono state parole sue” giura Fascetti. IL CONGELAMENTO DEGLI SFRATTI - La vertenza degli inquilini ENPAIA, riguarda molte famiglie del territorio capitolino. Dal Torrino  a Grottaperfetta, fino a Roma 70, saranno in molti ad accogliere, con un piccolo sospiro di sollievo, la notizia del congelamento degli sfratti. Almeno fino all’inizio della trattativa, l’ufficiale giudiziario non dovrebbe più ripresentarsi in quegli stabili. Il cammino è ancora lungo per la risoluzione della vertenza. Adesso però, è un po’ meno in salita. E le feste sono salve.

CASSA NOTARIATO: PRESIDIO NATALIZIO CONTRO SFRATTI E FINITE LOCAZIONI

Roma -

Nell'Assemblea di venerdì 12 dicembre, per manifestare contro la decisione di intimare gli sfratti per finita locazione e anticipare anche di anni la disdetta del contratto di locazione da parte di Cassa Notariato/IDeA FIMIT, si è deciso, in occasione delle feste di Natale, di tenere un Presidio sotto la sede della Cassa Notariato in Via Flaminia 160 per la giornata di  venerdì prossimo 19 dicembre dalle ore 10,00. Una sorta di "NATALE IN CASSA NOTARIATO". Il Presidio avrà un carattere tranquillo e pacifico. Una dimostrazione di civiltà ma di ferma opposizione agli sfratti e alle disdette anticipate. In quell'occasione si provvederà a "fare" gli auguri ai dirigenti della Cassa Presidenza, consegnando loro il "Panettone dello sfrattato" accompagnato da una copia della lettera di disdetta o copia dell'intimazione di sfratto ricevuta da ciascun Inquilino. Tenuto conto che nello stabile vi è anche il Consiglio Nazionale del Notariato (Ordine Notarile) la più numerosa presenza sarà ancora più significativa e importante. Per questo invitiamo tutti ad essere accompagnati anche da familiari, congiunti e amici in modo da dare il senso della partecipazione delle famiglie alla manifestazione. Contiamo anche sulla presenza di delegazioni di Inquilini e Sfrattati di altri Enti a cui rivolgiamo un invito a partecipare. Data l'importanza dell'iniziativa, sono certo che non mancherai.  Allegato il manifesto volantino da affiggere negli androni degli Stabili.  Il Presidente Comitato P208