Firenze: Ciao Lorenzo!

Firenze -

Ciao Lorenzo, Ieri pomeriggio ci ha lasciati Lorenzo Bargellini, il mao, come lo chiamavamo in tanti qui a Firenze. Molti di noi lo conoscevano da decenni, perché era stato...

L'ABRUZZO CADE A PEZZI, BASTA MORIRE DI DISASTRI. MANIFESTAZIONE A L'AQUILA GIOVEDI’ 4 MAGGIO

L'aquila -

Manifestazione sit-in Consiglio regionale Abruzzo 4 maggio 2017, dalle ore 12 - Palazzo dell'Emiciclo, L'Aquila L'Abruzzo cade a pezzi: da tutta la regione davanti al Consiglio regionale Viviamo in una regione che cade a pezzi, letteralmente. A 8 anni dal terremoto dell'Aquila molte delle scuole e degli edifici pubblici non sono sicuri. A questo si sono aggiunte decine di scuole in tutto il territorio, come a Teramo, dove inoltre da mesi sono migliaia le persone sfollate e sgomberate. Per queste ed altre ragioni abbiamo deciso di scendere in piazza e incontrarci a L'Aquila, il prossimo 18 aprile, dalle ore 12, di fronte al Palazzo dell'Emiciclo, sede del Consiglio regionale, per presentare un documento contenente alcune specifiche richieste di interventi ineludibili da attuare in via prioritaria. Nelle aree interne i paesi rimangono isolati perché franano le strade, sulla costa si aprono voragini anche nei centri storici, come a Chieti. Migliaia di cittadini sono sfollati e sgomberati, mentre si pianificano e realizzano investimenti che portano al profitto di pochi. I territori sono stati messi a dura prova negli scorsi mesi, a causa di politiche pubbliche criminali, lasciate all'abbandono intere zone: in una regione dove terremoti, neve, frane e alluvioni non sono una novità, persino acqua e luce sono mancate per giorni interi a un terzo della popolazione. Le aree interne del paese soffrono di una forte depressione anche per i continui tagli delle risorse pubbliche e per l'atteggiamento predatorio delle imprese private, dedite più al saccheggio che al benessere delle economie locali. E così anche il Corpo dei Vigili del Fuoco è stato penalizzato in questi anni, con la precarizzazione del personale e la riduzione della capacità di intervento. L'Abruzzo è quella regione che si piega ad accettare che il suo territorio diventi terra di conquista di grandi aziende multinazionali, per mega-opere inutili a tutti, tranne ai pochissimi che ne traggono profitti: come nei casi del metanodotto Snam “Rete Adriatica” e dell'elettrodotto Terna, progetti che non producono “sviluppo” ma accrescono i rischi in un territorio già disastrato. A fronte dell'indifferenza di chi ci governa nei confronti della popolazione e del territorio che essa abita, a fronte dell'assenza di un piano di tutela ambientale, preservazione del suolo e messa in sicurezza dell’assetto idrogeologico, a fronte dei livelli drammatici di disoccupazione che subiamo sulla nostra pelle, chiediamo il rispetto del diritto alla vita nei nostri territori. Siamo donne e uomini, individui e associazioni, sindacati, comitati e movimenti, che non vogliono continuare ad essere vittime di mancata prevenzione, di interessi predatori, di risorse drenate verso grandi opere costose e inutili, di mancanza di lavoro. Le condizioni precarie di vita fa il paio con l'assenza di un progetto serio in tema di politiche sociali, del lavoro, della salute, del diritto agli studi. Deficienze che hanno generato solo nel primo trimestre dello scorso anno la perdita di oltre 14mila posti di lavoro. Sappiamo di vivere nei diversi territori quotidianità e peculiarità differenti, ma siamo determinati a non rassegnarci, a non arrenderci, a costruire ogni giorno alternative politiche e sociali. Conosciamo uno ad uno i responsabili dei disagi che vivono gli abruzzesi, ad ogni livello: dal governo centrale fino ai potentati locali. Vogliamo politiche radicalmente differenti e lo affermeremo chiaramente di fronte al massimo organo istituzionale della terra che ci unisce: il Consiglio Regionale. Per questo chiamiamo a raccolta le popolazioni abruzzesi: porteremo anche di fronte alla regione le nostre proposte per la messa in sicurezza del territorio, la redistribuzione delle risorse e la valorizzazione del nostro patrimonio naturalistico, ambientale e culturale. Usb, Asia Usb, Zona 22, Uallò Uallà, Uds L'Aquila, Link L'Aquila, 3e32, CaseMatte, CPC S. Santacroce Teramo, AltreMenti Valle Peligna, ass. Quasi Adatti, Appello per L'Aquila, L'Aquila che Vogliamo, Teramo al Plurale, Teramo Nostra, Officine Indipendenti, Paola Cardelli e Fabio Berardini (cons.ri comunali Teramo)

ABRUZZO: TERREMOTO E DISASTRI AMBIENTALI, APPELLO E PIATTAFORMA PER INIZIARE LA MOBILITAZIONE PER LA MESSA IN SICUREZZA DEL TERRITORIO

L'aquila -

ERA PREVISTA PER OGGI UNA PRIMA INIZIATIVA DAVANTI ALLE REGIONE ABRUZZO DURANTE I LAVORI DEL CONSIGLIO REGIONALE. In seguito alla mancata convocazione del consiglio regionale ci siamo trovati costretti a rinviare la data del sit-in al prossimo consiglio utile. Nel frattempo abbiamo inviato al Presidente del consiglio regionale ed a tutti i Presidenti di commissione una richiesta d'incontro. Riportiamo l'appello e la proposta di piattaforma per la prima iniziativa prevista all'Aquila: L'Abruzzo cade a pezzi: da tutta la regione davanti al Consiglio regionale Viviamo in una regione che cade a pezzi, letteralmente. A 8 anni dal terremoto dell'Aquila molte delle scuole e degli edifici pubblici non sono sicuri. A questo si sono aggiunte decine di scuole in tutto il territorio, come a Teramo, dove inoltre da mesi sono migliaia le persone sfollate e sgomberate. Per queste ed altre ragioni abbiamo deciso di scendere in piazza e incontrarci a L'Aquila, il prossimo 4 aprile, dalle ore 12, di fronte al Palazzo dell'Emiciclo, sede del Consiglio regionale. Nelle aree interne i paesi rimangono isolati perché franano le strade, sulla costa si aprono voragini anche nei centri storici, come a Chieti. Migliaia di cittadini sono sfollati e sgomberati, mentre si pianificano e realizzano investimenti che portano al profitto di pochi. I territori sono stati messi a dura prova negli scorsi mesi, a causa di politiche pubbliche criminali, lasciate all'abbandono intere zone: in una regione dove terremoti, neve, frane e alluvioni non sono una novità, persino acqua e luce sono mancate per giorni interi a un terzo della popolazione. Le aree interne del paese soffrono di una forte depressione anche per i continui tagli delle risorse pubbliche e per l'atteggiamento predatorio delle imprese private, dedite più al saccheggio che al benessere delle economie locali. E così anche il Corpo dei Vigili del Fuoco è stato penalizzato in questi anni, con la precarizzazione del personale e la riduzione della capacità di intervento. L'Abruzzo è quella regione che si piega ad accettare che il suo territorio diventi terra di conquista di grandi aziende multinazionali, per mega-opere inutili a tutti, tranne ai pochissimi che ne traggono profitti: come nei casi del metanodotto Snam “Rete Adriatica” e dell'elettrodotto Terna, progetti che non producono “sviluppo” ma accrescono i rischi in un territorio già disastrato. A fronte dell'indifferenza di chi ci governa nei confronti della popolazione e del territorio che essa abita, a fronte dell'assenza di un piano di tutela ambientale, preservazione del suolo e messa in sicurezza dell’assetto idrogeologico, a fronte dei livelli drammatici di disoccupazione che subiamo sulla nostra pelle, chiediamo il rispetto del diritto alla vita nei nostri territori. Siamo donne e uomini, individui e associazioni, sindacati, comitati e movimenti, che non vogliono continuare ad essere vittime di mancata prevenzione, di interessi predatori, di risorse drenate verso grandi opere costose e inutili, di mancanza di lavoro. Sappiamo di vivere nei diversi territori quotidianità e peculiarità differenti, ma siamo determinati a non rassegnarci, a non arrenderci, a costruire ogni giorno alternative politiche e sociali. Conosciamo uno ad uno i responsabili dei disagi che vivono gli abruzzesi, ad ogni livello: dal governo centrale fino ai potentati locali. Vogliamo politiche radicalmente differenti e lo affermeremo chiaramente di fronte al massimo organo istituzionale della terra che ci unisce: il Consiglio Regionale. Per questo chiamiamo a raccolta le popolazioni abruzzesi: porteremo anche di fronte al massimo organo istituzionale della regione le nostre proposte di redistribuzione delle risorse e di nuovi investimenti. Appuntamento il 18 aprile di fronte al Consiglio Regionale, a partire dalle ore 12. Sindacato di base Usb, As.i.a.-Usb, Zona 22 , Uallò Uallà, Uds L'Aquila, Link L'Aquila, 3e32 (AQ), CaseMatte, C.P.C. S. Santacroce Teramo, AltreMenti Valle Peligna, Paola Cardelli e Fabio Berardini (cons. comunali Teramo), etc. Piattaforma generale. Per intervenire in modo credibile nella messa in sicurezza del territorio dell'intero paese c'è bisogno dell'impegno del governo nazionale di un piano decennale di finanziamento straordinario di 20 miliardi annui. Senza una inversione di tendenza nelle scelte economiche nazionali difficilmente potremo rilanciare le zone del paese che periodicamente soffrono gli effetti di catastrofi naturali, sempre amplificate dalla mancata azione preventiva dell'uomo. Sul piano locale rivendichiamo: • Impegno da parte della Regione Abruzzo di fondi regionali per l’attuazione di un piano per la ricostruzione, per la messa in sicurezza del territorio a partire dagli edifici pubblici, le scuole e gli ospedali. Un piano di rilancio dei servizi pubblici e di ripristino delle infrastrutture primarie (strade, ponti, ecc.) costituisce la condizione indispensabile per rilanciare l’economia e lo sviluppo locale, favorendo la creazione di centinaia di migliaia di posti di lavoro e per bloccare la fuga delle giovani generazioni; • Utilizzo immediato dei 3,4 miliardi di fondi europei stanziati per il terremoto, spariti nella Legge di Bilancio per coprire invece i buchi provocati dal governo a causa dei regali fatti alle banche, per i quali la UE ha rinunciato al cofinanziamento da parte dell'Italia; • Piano per la ricostruzione delle città e dei paesi gravemente feriti dal terremoto e dai disastri ambientali; messa in sicurezza del patrimonio abitativo pubblico e privato con l'applicazione di criteri antisismici; bonifica delle discariche (a partire da quella di Bussi) che avvelenano centinaia di migliaia di cittadini abruzzesi; • Rientro nei luoghi di provenienza di tutti gli sfollati, requisendo nell’immediato gli immobili pubblici e privati sfitti e blocco delle ordinanze di sfratto; • Moratoria delle imposte e dei tributi nelle zone del cratere (Imu, tassa rifiuti, ecc.) per tutti i cittadini residenti e le piccole attività economiche; • Istituzione di un reddito sociale per tutti coloro che hanno perso il lavoro o le attività lavorative e per i disoccupati; • Valorizzazione del patrimonio paesaggistico e naturale incentivando la microeconomia agrituristica, l’allevamento e i pascoli di montagna, la cura dei boschi, per evitare i numerosi danni alluvionali che si ripetono spesso nel nostro paese e nella nostra regione; • Fermare la logica delle grandi opere e i progetti che mettono a rischio il territorio, come quelli presenti anche all’interno del Masterplan approvato dalla Regione Abruzzo. 18 aprile 2017

A FIANCO DEI COMPAGNI DI LIVORNO: ASSEMBLEA CITTADINA SABATO 11 FEBBRAIO

Livorno -

A fine dicembre la Procura di Livorno ha denunciato 13 attivisti dell’ASIA/USB, da tempo impegnati nelle lotte per la casa ed in difesa dei precari e disoccupati della città. Le denunce sono arrivate a conclusione di una dettagliata indagine condotta dalla DIGOS cittadina e costruita attorno alla denuncia di due donne che si sono rivolte alla questura in seguito al fatto che erano state allontanate da una delle occupazioni di Livorno. Dalla lettura del voluminoso fascicolo che la questura di Livorno ha confezionato attorno a questa indagine si intuisce come una parte cospicua del personale sia stato dedicato all’inchiesta: hanno cioè deciso di investire uomini e risorse senza badare a spese, nella convinzione della grande rilevanza del tema. Pedinamenti, appostamenti, intercettazioni telefoniche e reperimento di testimonianze: un’attività investigativa in grande stile. La domanda che viene spontanea è: perché? Perché si decide di dedicare tanto tempo e tante risorse ad una questione di così poca rilevanza? La risposta sta nel crescente protagonismo della federazione USB di Livorno, nella sua capacità di misurarsi con la questione abitativa ma contemporaneamente di allargare lo sguardo al mondo della disoccupazione e della precarietà. In una città in fortissima crisi come Livorno, con un tasso di disoccupazione alle stelle, questo attivismo e questa capacità attrattiva spaventano gli organi di sicurezza e costringono a correre ai ripari. L’affermazione nelle ultime elezioni comunali del 2014 di un sindaco Cinque Stelle era già stato un segnale che nella città sono crescenti sia il disagio sociale che la disaffezione nei confronti delle forze che risultano compromesse con il sistema. Ora che il cambiamento sul piano amministrativo è risultato incapace di produrre significative novità sul piano sociale, la soluzione “di polizia” diventa l’unica strada per contenere la rabbia ed impedire che crescano le simpatie verso l’organizzazione sindacale indipendente. Peraltro le modalità dell’inchiesta e soprattutto i reati ipotizzati segnalano il tentativo di ulteriore torsione delle norme penali all’interesse tutto politico del soffocamento del conflitto sociale. Come a Roma o in altre città si sta ricorrendo all’uso del codice antimafia per comminare misure di sorveglianza speciale agli attivisti del movimento per la casa, così a Livorno si ricorre alle norme anti stalking, contro la violenza sulle donne, per limitare l’agibilità politica del sindacalismo indipendente. Non c’è limite alla fantasia ed alla creatività di giudici che con grande scioltezza utilizzano fattispecie di reato elaborate per ben altri contesti. Cosa c’entra la legge contro la violenza sulle donne con le forme di autogestione che le famiglie di inquilini/occupanti si danno dentro le occupazioni? Eppure, non potendo intervenire per sgomberare un palazzo costruito su una falda acquifera, costato centinaia di migliaia di euro alle casse pubbliche e sostanzialmente inutilizzabile, e nel quale sono riparate famiglie senza casa, la procura inventa un nuovo teorema per provare a mettere in cattiva luce chi lotta per il diritto all’abitare. ASIA/USB è impegnata in moltissime città a contrastare sfratti e sgomberi e a difendere il diritto ad un alloggio decente. Sabato 21 gennaio si è tenuta a Roma l’Assemblea cittadina dei delegati e ha deciso i prossimi passaggi del nostro lavoro e per promuovere, tutti assieme, la risposta più adeguata a questo infame tentativo di criminalizzare chi lotta per i diritti e la giustizia sociale. Il primo appuntamento lanciato: ASSEMBLEA CITTADINA SABATO 11 FEBBRAIO ORE 16,00 PRESSO ARENA ASTRA PIAZZA LUIGI ORLANDO LIVORNO

METTERE IN SICUREZZA IL TERRITORIO PER NON MORIRE PIÙ DI DISASTRI AMBIENTALI: ASSEMBLEA SABATO 18 FEBBRAIO A TERAMO

Teramo -

Se si impegnano ulteriori 20 miliardi per salvare quattro banche significa che i soldi ci sono. Vogliamo che 20 miliardi all'anno per almeno 10 anni siano spesi per mettere in sicurezza il territorio, per costruire e ricostruire case sicure, per un vasto rimboschimento, per la salvaguardia idrogeologica, per un piano di valorizzazione dei territori e delle attività produttive tipiche, per un rinnovato sistema di soccorso e di prevenzione basato sul corpo dei vigili del fuoco e non su privati legati alle più svariate cordate partitiche. 200 miliardi per salvare l'ambiente e vite umane e al tempo stesso per creare centinaia di migliaia di posti di lavoro. Ne discutiamo il 18 febbraio a Teramo dalle ore 10.30 alle 18.00 presso la Sala Polifunzionale della Biblioteca del Comune di Teramo, Via Vincenzo Comi 11, con esperti e con la popolazione. APPELLO LANCIATO DA USB E ASIA NELLE SETTIMANE PASSATE.BASTA IPOCRISIA E RETORICA SU TERREMOTO E NEVE: ORGANIZZIAMO UN CONFRONTO SULLE COSE DA FARE Non solo terremoti e nevicate eccezionali ma anche e soprattutto un territorio devastato e violentato da abusi edilizi, disboscamenti, piani regolatori non rispettati o inesistenti, e poi procedure, sistemi e mezzi di emergenza assolutamente inadeguati. Questo è il “bel paese” sotto i nostri occhi in questi giorni e diventa sempre più insopportabile l'ipocrisia e la retorica del “ora è il tempo di salvare le vite, poi discuteremo delle responsabilità” che si leva da governo, istituzioni e gran parte delle forze politiche e dei media. Quel “poi” non arriva mai e ogni volta si ripete sempre la stessa storia: promesse, dichiarazioni roboanti, patetici appelli alla solidarietà e poi tutto nel dimenticatoio. Noi non ci stiamo. Certo all'inizio si devono salvare le vite e siamo stati tutti felici di vedere quei bambini uscire dalla montagna di neve che li aveva seppelliti. Certo siamo orgogliosi di avere dei vigili del fuoco e dei soccorritori che si sacrificano giorno e notte, spesso scavando con le mani. Non ne possiamo più però delle raccolte di soldi per i terremotati: le abbiamo organizzate anche noi ma siamo convinti che uno stato che spende 20 miliardi per salvare qualche banca non dovrebbe aver bisogno delle “collette” di privati cittadini, non dovrebbe far passare 6 mesi per montare 25 (venticinque) casette di legno ad Amatrice, non dovrebbe attendere giorni (e neanche tante ore) per far arrivare mezzi di soccorso in un territorio dove nevicava da giorni e a forte rischio sismico, non dovrebbe permettere la distruzione delle economie locali come sta avvenendo in quei territori dove gli allevament di animali che rappresentano per molti l'esclusivo sostentamento, sono abbandonati al loro destino. La magistratura indagherà su eventuali responsabilità specifiche ma quelle che denunciamo sono responsabilità politiche che coinvolgono i governi degli ultimi decenni. Se in Giappone un terremoto del 7° grado produce qualche lieve ferito e da noi eventi molto meno gravi fanno centinaia di vittime, significa che è il sistema di prevenzione che non funziona. Sarebbe necessario un piano decennale di risanamento complessivo del territorio, di rimboschimento, di manutenzione dei sistemi idrici, di verifica preventiva dello stato degli edifici nelle zone a rischio sismico. Una verifica che dovrebbe poi produrre lavori di adeguamento sismico quando possibile e di ritiro dell'abitabilità quando impossibile con costruzione di altre abitazioni a carico dello stato. Si dovrebbero dotare gli enti locali, magari consorziandoli, di mezzi adeguati per gli interventi preventivi senza aspettare che gli spazzaneve arrivino da centinaia di chilometri di distanza. Anche l'emergenza dovrebbe essere riportata ad un sistema totalmente pubblico, efficace ed adeguato, basato non sull'attuale “protezione civile” che per molti versi è legato ai partiti e alla burocrazia ma principalmente sul corpo dei vigili del fuoco che dovrebbe essere fortemente rinforzato in mezzi moderni e uomini, con presidi fissi sul territorio, con strumenti e procedure adeguate a tutte le emergenze. Tutto ciò produrrebbe decine di migliaia di posti di lavoro stabili, contribuendo così anche alla ripresa economica di territori che in molti casi vivono in situazioni di forte disagio sociale, di sottosviluppo e di fortissima disoccupazione. Se i soldi si trovano per le banche, a maggior ragione devono essere trovati per rendere vivibile il paese, per prevedere un risanamento complessivo dell'ambiente e degli edifici, per costruire un sistema di emergenza realmente efficace e legato al territorio. USB ha elaborato una proposta di legge, gia depositata alla camera, sulla protezione civile e la prevenzione e nella quale proponiamo l'avvio di una massiccia opera di risanamento idrogeologico a livello nazionale e messa in sicurezza del tertitorio prevalentemente sismico assumendo giovani con le professionalità necessarie e utili come geometri, ingegneri, architetti, geologi etc. Di tutto questo vogliamo parlare e per questo organizzeremo presto un confronto pubblico che vorremmo si tenesse in contatto diretto con quei territori violentati dal terremoto e dall'ingordigia dell'uomo e dalla ricerca del profitto a tutti i costi. Un confronto al quale chiederemo di partecipare anche esperti geologi e ricercatori e i vigili del fuoco, i veri professionisti dell'emergenza.USB e ASIA

BASTA IPOCRISIA E RETORICA SU TERREMOTO E NEVE: ORGANIZZIAMO UN CONFRONTO SULLE COSE DA FARE

Roma -

Appello dell'Unione Sindacale di Base Non solo terremoti e nevicate eccezionali ma anche e soprattutto un territorio devastato e violentato da abusi edilizi, disboscamenti, piani regolatori non rispettati o inesistenti, e poi procedure, sistemi e mezzi di emergenza assolutamente inadeguati. Questo è il “bel paese” sotto i nostri occhi in questi giorni e diventa sempre più insopportabile l'ipocrisia e la retorica del “ora è il tempo di salvare le vite, poi discuteremo delle responsabilità” che si leva da governo, istituzioni e gran parte delle forze politiche e dei media. Quel “poi” non arriva mai e ogni volta si ripete sempre la stessa storia: promesse, dichiarazioni roboanti, patetici appelli alla solidarietà e poi tutto nel dimenticatoio. Noi non ci stiamo. Certo all'inizio si devono salvare le vite e siamo stati tutti felici di vedere quei bambini uscire dalla montagna di neve che li aveva seppelliti. Certo siamo orgogliosi di avere dei vigili del fuoco e dei soccorritori che si sacrificano giorno e notte, spesso scavando con le mani. Non ne possiamo più però delle raccolte di soldi per i terremotati: le abbiamo organizzate anche noi ma siamo convinti che uno stato che spende 20 miliardi per salvare qualche banca non dovrebbe aver bisogno delle “collette” di privati cittadini, non dovrebbe far passare 6 mesi per montare 25 (venticinque) casette di legno ad Amatrice, non dovrebbe attendere giorni (e neanche tante ore) per far arrivare mezzi di soccorso in un territorio dove nevicava da giorni e a forte rischio sismico, non dovrebbe permettere la distruzione delle economie locali come sta avvenendo in quei territori dove gli allevament di animali che rappresentano per molti l'esclusivo sostentamento, sono abbandonati al loro destino. La magistratura indagherà su eventuali responsabilità specifiche ma quelle che denunciamo sono responsabilità politiche che coinvolgono i governi degli ultimi decenni. Se in Giappone un terremoto del 7° grado produce qualche lieve ferito e da noi eventi molto meno gravi fanno centinaia di vittime, significa che è il sistema di prevenzione che non funziona. Sarebbe necessario un piano decennale di risanamento complessivo del territorio, di rimboschimento, di manutenzione dei sistemi idrici, di verifica preventiva dello stato degli edifici nelle zone a rischio sismico. Una verifica che dovrebbe poi produrre lavori di adeguamento sismico quando possibile e di ritiro dell'abitabilità quando impossibile con costruzione di altre abitazioni a carico dello stato. Si dovrebbero dotare gli enti locali, magari consorziandoli, di mezzi adeguati per gli interventi preventivi senza aspettare che gli spazzaneve arrivino da centinaia di chilometri di distanza. Anche l'emergenza dovrebbe essere riportata ad un sistema totalmente pubblico, efficace ed adeguato, basato non sull'attuale “protezione civile” che per molti versi è legato ai partiti e alla burocrazia ma principalmente sul corpo dei vigili del fuoco che dovrebbe essere fortemente rinforzato in mezzi moderni e uomini, con presidi fissi sul territorio, con strumenti e procedure adeguate a tutte le emergenze. Tutto ciò produrrebbe decine di migliaia di posti di lavoro stabili, contribuendo così anche alla ripresa economica di territori che in molti casi vivono in situazioni di forte disagio sociale, di sottosviluppo e di fortissima disoccupazione. Se i soldi si trovano per le banche, a maggior ragione devono essere trovati per rendere vivibile il paese, per prevedere un risanamento complessivo dell'ambiente e degli edifici, per costruire un sistema di emergenza realmente efficace e legato al territorio. USB ha elaborato una proposta di legge, gia depositata alla camera, sulla protezione civile e la prevenzione e nella quale proponiamo l'avvio di una massiccia opera di risanamento idrogeologico a livello nazionale e messa in sicurezza del tertitorio prevalentemente sismico assumendo giovani con le professionalità necessarie e utili come geometri, ingegneri, architetti, geologi etc. Di tutto questo vogliamo parlare e per questo organizzeremo presto un confronto pubblico che vorremmo si tenesse in contatto diretto con quei territori violentati dal terremoto e dall'ingordigia dell'uomo e dalla ricerca del profitto a tutti i costi. Un confronto al quale chiederemo di partecipare anche esperti geologi e ricercatori e i vigili del fuoco, i veri professionisti dell'emergenza.USB Confederale

A FIANCO DEI COMPAGNI DI LIVORNO

Roma -

A fine dicembre la Procura di Livorno ha denunciato 13 attivisti dell’ASIA/USB, da tempo impegnati nelle lotte per la casa ed in difesa dei precari e disoccupati della città. Le denunce sono arrivate a conclusione di una dettagliata indagine condotta dalla DIGOS cittadina e costruita attorno alla denuncia di due donne che si sono rivolte alla questura in seguito al fatto che erano state allontanate da una delle occupazioni di Livorno. Dalla lettura del voluminoso fascicolo che la questura di Livorno ha confezionato attorno a questa indagine si intuisce come una parte cospicua del personale sia stato dedicato all’inchiesta: hanno cioè deciso di investire uomini e risorse senza badare a spese, nella convinzione della grande rilevanza del tema. Pedinamenti, appostamenti, intercettazioni telefoniche e reperimento di testimonianze: un’attività investigativa in grande stile. La domanda che viene spontanea è: perché? Perché si decide di dedicare tanto tempo e tante risorse ad una questione di così poca rilevanza? La risposta sta nel crescente protagonismo della federazione USB di Livorno, nella sua capacità di misurarsi con la questione abitativa ma contemporaneamente di allargare lo sguardo al mondo della disoccupazione e della precarietà e in diverse categorie di lavoratori. In una città in fortissima crisi come Livorno, con un tasso di disoccupazione alle stelle, questo attivismo e questa capacità attrattiva spaventano gli organi di sicurezza e costringono a correre ai ripari. L’affermazione nelle ultime elezioni comunali del 2014 di un sindaco Cinque Stelle era già stato un segnale che nella città sono crescenti sia il disagio sociale che la disaffezione nei confronti delle forze che risultano compromesse con il sistema. Ora che il cambiamento sul piano amministrativo è risultato incapace di produrre significative novità sul piano sociale, la soluzione “di polizia” diventa l’unica strada per contenere la rabbia ed impedire che crescano le simpatie verso l’organizzazione sindacale indipendente. Peraltro le modalità dell’inchiesta e soprattutto i reati ipotizzati segnalano il tentativo di ulteriore torsione delle norme penali all’interesse tutto politico del soffocamento del conflitto sociale. Come a Roma o in altre città si sta ricorrendo all’uso del codice antimafia per comminare misure di sorveglianza speciale agli attivisti del movimento per la casa, così a Livorno si ricorre alle norme anti stalking, contro la violenza sulle donne, per limitare l’agibilità politica del sindacalismo indipendente. Non c’è limite alla fantasia ed alla creatività di giudici che con grande scioltezza utilizzano fattispecie di reato elaborate per ben altri contesti. Cosa c’entra la legge contro la violenza sulle donne con le forme di autogestione che le famiglie di inquilini/occupanti si danno dentro le occupazioni? Eppure, non potendo intervenire per sgomberare un palazzo costruito su una falda acquifera, costato centinaia di migliaia di euro alle casse pubbliche e sostanzialmente inutilizzabile, e nel quale sono riparate famiglie senza casa, la procura inventa un nuovo teorema per provare a mettere in cattiva luce chi lotta per il diritto all’abitare. ASIA/USB è impegnata in moltissime città a contrastare sfratti e sgomberi e a difendere il diritto ad un alloggio decente. Sabato 21 si terrà a Roma l’Assemblea nazionale dei delegati per decidere i prossimi passaggi del nostro lavoro e per promuovere, tutti assieme, la risposta più adeguata a questo infame tentativo di criminalizzare chi lotta per i diritti e la giustizia sociale.

Asia-Usb Livorno sotto attacco.

Livorno -

Il comunicato del sindacato degli inquilini di Livorno dopo l'ennesimo atto repressivo Negli ultimi mesi il sindacato Asia-Usb si è reso protagonista di diverse iniziative di denuncia e di lotta nella nostra città. La contestazione all’ex premier Renzi  (costretto a svolgere il suo comizio dentro un capannone in periferia) che ha visto la partecipazione di centinaia di giovani, lavoratori e famiglie.  La manifestazione davanti alla sede del PD il giorno successivo al referendum costituzionale per ribadire le ragioni del NO sociale e contro il Job Act e i voucher. Il presidio di denuncia davanti al palazzo del picchetto in piazza Guerrazzi, una struttura all’interno della quale viene chiesto sistematicamente il “pizzo” da parte di alcuni occupanti. Da ultima l’occupazione simbolica di uno stabile in piazza Cavallotti di proprietà di una società legata alla famiglie dell’ex premier, società per cui i PM Fiorentini hanno chiesto il fallimento a seguito di numerose segnalazioni della Guarda di Finanza.  Proteste forti e determinate ma sempre pacifiche. Queste iniziative non devono essere piaciute a qualcuno infatti proprio stamattina, martedì 27 dicembre,  13 appartenenti al sindacato inquilini Asia-Usb sono stati convocati in questura per ritirare alcune notifiche. In sette pagine di ordinanza del GIP Antonio dal Forno viene descritto il nostro sindacato come una vera e propria  “associazione a delinquere” dedita alla gestione delle occupazioni. Niente di più falso. Il nostro sindacato sostiene, come è normale che sia, famiglie che si rivolgono ai nostri sportelli aiutandole a trovare delle soluzioni attraverso  vari canali, utilizzando anche la consulenza di alcuni avvocati.  Solo una parte, quando purtroppo non ha  alternative, decide autonomamente di intraprendere un percorso di occupazione abitativa dandosi delle regole di normale convivenza, partecipazione  e solidarietà tra gli inquilini occupanti. Anche in questo caso Asia continua a sostenerli  sindacalmente nelle loro legittime richieste. A torto o ragione molti di essi hanno ottenuto per fortuna una casa popolare. Nello specifico, ma è ovviamente solo un subdolo pretesto, i  13 iscritti ( che guarda caso risultano essere i più attivi politicamente) vengono accusati di aver minacciato un occupante per costringerlo ad abbandonare una struttura. Un’indagine a tempo record, svolta dalla Digos Livornese, che ha portato ad una ordinanza di applicazione di misura cautelare  di “divieto di avvicinamento” alla struttura medesima per tutti i componenti oltre che ad una denuncia penale per alcuni “fantasiosi” reati.  Un attacco gravissimo che arriva proprio in questi giorni quando il nostro sindacato è impegnato su molti fronti. Per il 14 gennaio è prevista una manifestazione in piazza Cavallotti contro le politiche dell’attuale governo in tema di lavoro e emergenza abitativa. Un attacco da cui sapremo difenderci in tutte le sedi. Che dire? Non ci siamo dimenticati le gravi dichiarazioni di un ispettore della Digos che neanche un mese fa chiese ad un inquilino di una occupazione  “di informarsi se esistevano delle famiglie che avevano avuto problemi con il sindacato e di portarle in Questura da lui”.  Non ci dimentichiamo che il nostro sindacato è stato l’unico ad avere il coraggio di denunciare il “racket” tra gli abitanti del palazzo del Picchetto quando la solerte Digos locale monitorava da tempo quella struttura senza mai intervenire.  La nostra attività politica e sindacale si è sempre svolta alla luce del sole e non abbiamo certo paura di rivendicare le nostre pratiche, anche e soprattutto quelle più determinate.  E’ più illegale mandare per strada una famiglia con dei minori in pieno inverno dopo averle venduta la casa all’asta,  oppure organizzare un picchetto per difenderla? E’ più illegale lasciare interi immobili all’abbandono e al degrado oppure sostenere delle famiglie in difficoltà che decidono di occuparli? Sindacato Inquilini Asia-Usb 27 dicembre 2016

Livorno: Territorio di conquista per speculatori e imprese

Livorno -

Territorio di sfruttamento e disoccupazione per i Livornesi Questa mattina, 22 dicembre 2016, il sindacato Asia Usb ha occupato, simbolicamente, per qualche ora, un’enorme palazzo con decine di appartamenti in piazza Cavallotti. L’ennesimo simbolo di una speculazione senza fine, portata avanti dalla cricca imprenditoriale del partito democratico, ai danni dei livornesi. L’immobile in questione è di proprietà della COEM srl di Rignano sull’Arno di Bacci Andrea. Società per cui i PM Fiorentini hanno chiesto e ottenuto, neanche un mese fa, un’istanza di fallimento dopo aver ricevuto un’annotazione della Guardia di Finanza. Si parla di alcuni intrecci economici anche con la società Lucchese Calcio e di debiti per 13,78 milioni di euro. Ma chi è Bacci Andrea? Ex socio e creditore di Tiziano Renzi da sempre vicino alla famiglie dell’ex Premier e attuale segretario del partito democratico. Renzi lo avevo proposto come amministratore delegato della Telecom Sparkle dopo avergli affidato numerose cariche nelle partecipate Fiorentine quando era sindaco. Nel 2011 con una decisione di giunta (allora sindaco Cosimi) si dette avvio alla variante urbanistica ex Cinema La Gran Guardia. Il palazzo di via Santa Giulia, angolo Piazza cavallotti, fa parte di quella variante. Ennesima speculazione edilizia inutile e ennesima beffa nei confronti della città. Dalle informazioni in nostro possesso sembrerebbe che una porzione dell’immobile doveva essere ceduta al comune per il famoso progetto della cineteca pubblica. Cosa succederà dopo l’istanza di fallimento? Alcune piccole ditte , anche Livornesi, non hanno più ricevuto i pagamenti dovuti dalla Coam rischiando così di fallire. Decine di appartamenti resteranno vuoti. Il solito imprenditore non subirà nessuna conseguenza e nella nostra città si continuerà a speculare impunemente. Il minimo che si possa fare è requisire temporaneamente l’interno immobile dando seguito alla delibera del consiglio comunale votata quest’estate. La giunta Pentastellata avrà il coraggio di farlo? Dopo il fallimento pilotato del cantiere navale per costruire centinaia di appartamenti, dopo il progetto della piattaforma Offshore costata quasi un miliardo di euro senza neanche un posto di lavoro in cambio, in vista delle prossime grandi opere come la Darsena Europa e il nuovo ospedale pensiamo sia arrivato il momento di dire basta. Livorno ha già pagato abbastanza ricevendo in cambio solo disoccupazione, precarietà ed emergenza abitativa. In questa progetto criminale il Partito Democratico e la sua cricca di imprenditori e cooperative hanno giocato un ruolo centrale. Dirigenti comunali compiacenti e alcune segreterie sindacali hanno fatto il resto. La lega Nord è la destra, foraggiando un’inutile guerra contro gli stranieri e gli immigrati, hanno anch’essi il loro ruolo. Far credere al disoccupati Livornesi che i responsabili della loro situazione sono gli immigrati che “rubano” il lavoro, i servizi e le case quando in realtà esiste una chiara strategia di dismissione del patrimonio pubblico, di precarizzazione del lavoro (ad esempio attraverso i voucher) e privatizzazione dei servizi pubblici. Per noi non esiste differenza tra un lavoratore straniero e uno Italiano. Non è certo lui il nostro vero nemico. Per tutti questi motivi invitiamo i lavoratori, i disoccupati, gli studenti e tutti quei soggetti che stanno pagando questa crisi a partecipare al presidio del giorno 14 gennaio dalle ore 17 in piazza Cavallotti. Porteremo in piazza le ragioni del NO sociale al referendum dopo che il nuovo governo “fotocopia” ha deciso di confermare tutte le riforme economiche che hanno affossato il nostro paese e la nostra città. In vista del grande corteo cittadino in preparazione a febbraio, promosso da diversi soggetti cittadini, ribadiremo ancora una volta che Livorno non deve essere territorio di conquista per nessuno. Asia-Usb Livorno Comitato Livornese disoccupati e precari

GIÙ LE MANI DALLE CASE POPOLARI! TANTI ABITANTI DELLE CASE POPOLARI DI BOLOGNA ALL'ASSEMBLEA DELL'ASIA-USB

Bologna -

In data 10 dicembre a Bologna si è tenuta un’assemblea di grande importanza, organizzata da Asia-USB sul tema della riforma regionale ERP che dovrebbe entrare in vigore dal 1 gennaio 2017. Questa legge, scritta e fortemente voluta dal PD regionale, prevede tre novità catastrofiche: - sbarramento all’accesso: può fare domanda di casa popolare solo chi ha 3 anni di residenza o contratto di lavoro continuativo in regione. Questo provvedimento nasce per penalizzare i migranti, ma ha effetto anche sui molti lavoratori in mobilità, che arrivano da altre regioni, e non possono nemmeno fare domanda prima di tre anni. - aumento dei canoni: nel calcolo degli affitti avrà maggiore peso il valore e le caratteristiche dell’immobile, con inevitabili aumenti dei canoni e possibili incongruenze tra questi e la situazione reddituale del nucleo assegnatario. - “turn-over”: si abbassa il limite di ISEE annuo per la permanenza del nucleo nell’alloggio, da 34.308€ a 24.016€. Per chi supera tale limite sarà avviata la procedura di sfratto. Questo in particolare è l’aspetto più preoccupante della legge, non solo perché sancirà centinaia di sfratti, ma perché di fatto snatura la funzione stessa delle case popolari. Questi alloggi sono patrimonio pubblico, che i lavoratori hanno pagato per generazioni attraverso le tasse destinate alla cassa Gescal, e non possono essere equiparati alle strutture di emergenza, con un continuo ricambio come vorrebbe l’assessore regionale Gualmini. Inoltre, viene difficile credere che gli alloggi svuotati tramite questa legge saranno tutti riassegnati, visto che l’orientamento del governo nazionale è quello di estinguere o privatizzare tutti i servizi di welfare pubblico, compresa la vendita del patrimonio abitativo pubblico a privati. L’assemblea, alla quale hanno partecipato anche altre realtà cittadine come l’ass. Sind. Pugno Chiuso, Rifondazione e alcuni membri del Movimento 5 Stelle, è stata animata da numerosi interventi da parte dei moltissimi inquilini presenti. E’ stata forte la presa di coscienza collettiva dell’importanza oggi di difendere il patrimonio pubblico e, anzi, lottare per ampliarlo, in modo che il diritto di tutti a un alloggio a prezzo equo sia rispettato. Così come forte è stata l’indignazione espressa, il senso di tradimento percepito dai cittadini nell’apprendere che una legge che ha conseguenze così pesanti è stata approvata senza alcun confronto con le parti sociali in causa, con gli assegnatari stessi. L’assemblea ha quindi deciso una prima data di mobilitazione, per far ritirare da subito questa legge e discutere, con la presenza di un comitato di controllo popolare composto dagli inquilini stessi, una vera riforma del patrimonio abitativo pubblico, che punti all’ampliamento con politiche attive invece che all’annullamento, a partire dall’utilizzo immediato degli stabili sfitti. Il NO al referendum ha messo in difficoltà il PD, autore della legge, che ha già posticipato di 6 mesi l’applicazione dei nuovi canoni, dunque il 20 dicembre, alle ore 15.30, giorno in cui l’Assemblea Regionale dovrebbe approvare il bilancio, saremo insieme all’inquilinato in presidio sotto la sede della Regione, per il ritiro di questa legge e per dire forte e chiaro che non si può approvare un bilancio che non preveda lo stanziamento fisso di fondi pubblici per l’ampliamento del patrimonio ERP! Asia-USB Bologna

PARMA: ATTENTATO INCENDIARIO ALLA SEDE USB

Parma -

COMUNICATO STAMPA  Un gravissimo atto di intimidazione che non fermerà la nostra determinazione Questa notte è stato compiuto un attentato incendiario alla sede di USB Parma: un fatto gravissimo, secondo la Confederazione USB, con chiari scopi intimidatori verso la nostra organizzazione sindacale, i lavoratori, gli iscritti e delegati. A Parma, come nel resto del nostro paese, la USB si sta distinguendo per la capacità di organizzare e sostenere le lotte dei lavoratori, per la volontà di costruire un sindacato conflittuale e di classe capace di spezzare le catene delle nuove e vecchie schiavitù del lavoro salariato. Dalla campagna per il No sociale al referendum, alla denuncia degli accordi truffa nel pubblico impiego e nei metalmeccanici, alle lotte nella logistica, la USB sta dimostrando che organizzare una opposizione sociale e sindacale è possibile. Per questo incendiare una sede dell’USB, del sindacato conflittuale e di classe, è un atto che colpisce tutti i lavoratori e le lavoratrici. Gli attentatori di questa notte vogliono evidentemente attaccare e indebolire la nostra presenza e capacità di azione ma non ci riusciranno. Gli attentatori di questa notte hanno agito convinti di poter godere di una impunità che non possiamo accettare né a Parma e né altrove. Da parte nostra ci attiveremo con tutte le iniziative necessarie alla gravità del fatto, ma chiediamo alle istituzioni cittadine dal Sindaco al Prefetto di Parma di non ignorare o derubricare questo attentato e di prendere ogni possibile provvedimento per garantire il diritto dei lavoratori ad organizzarsi sindacalmente nel territorio. La migliore risposta a questo attentato sarà la nostra stessa rinnovata determinazione nelle lotte sul territorio e nei luoghi di lavoro. Roma, 7 dicembre 2016 Ufficio Stampa USB Rossella Lamina

DOPO LE TANTE PROTESTE LA REGIONE EMILIA SOSPENDE LA NUOVA LEGGE SUI CANONI. ASIA: FERMIAMO LA LEGGE ANTI POPOLARE!

Bologna -

Così non basta! Dopo aver approvato in silenzio, quasi di nascosto, una legge che di fatto inizia un'opera di distruzione delle case popolari, troviamo normale che il PD regionale si trovi ora a fare i conti con la devastazione che essi stessi stanno creando. Speravano, infatti, che nessun inquilino si rendesse conto di questa legge finchè non è già troppo tardi, quando lo sfratto è in arrivo o il canone si alza. Infatti, nè Acer nè Sunia, che si vanta di un gran numero di inquilini iscritti, hanno avuto la decenza di informarli, per quanto sapessero bene di questa legge. Da mesi stiamo facendo assemblee in tutti i quartieri di Bologna per informare gli inquilini e lanciare un messaggio: DIFENDIAMO LE CASE POPOLARI! Nessuno sfratto deve essere eseguito, nessun inquilino deve lasciare la propria casa e nessun canone dev'essere alzato, e soprattutto la nuova legge regionale sull'ERP va cancellata! Questo ha contribuito a generare fin da subito consapevolezza e rabbia nell'inquilinato, soprattutto per la vergogna di quello che questa amministrazione sta facendo: togliere ai lavoratori le case che per anni hanno pagato, fin dall'istituzione della cassa GESCAL, farli sentire degli ospiti in casa propria, sempre precari e a rischio sfratto. A quanto pare la giunta regionale lo ha capito, ma invece di bloccare, come deve fare, l'entrata in vigore della legge in ogni sua parte, ha bloccato solo quella relativa ai canoni d'affitto, che avrebbero voluto alzare. Resta valida, e sarà applicata dal 1 gennaio 2017, la parte peggiore di questa legge tremenda, quella che condannerà centinaia, forse migliaia di famiglie allo sfratto tramite l'abbassamento della soglia ISEE entro la quale il nucleo può rimanere dentro la casa popolare. Questo è inaccettabile, difenderemo ogni sfratto in casa Acer e lotteremo insieme agli inquilini finchè la legge non sarà cancellata! Di questo e molto altro parleremo il 10 dicembre, ore 15.30 in sala Vinka Kitarovic, in piazza Spadolini q.re San Donato, in un'assemblea a cui invitiamo l'inquilinato e la città tutta. LA CASA POPOLARE NON SI TOCCA, LA DIFENDEREMO CON LA LOTTA! Asia-USB Bologna

DIFENDIAMO L'EDILIZIA PUBBLICA: MANIFESTAZIONE 18 OTTOBRE ALLA REGIONE LAZIO

Roma -

DIRITTO ALLA CASA: la REGIONE LAZIO e le PROMESSE da MARINAIO! Negli ultimi tre anni la Giunta Zingaretti, sotto la pressione dei tanti comitati degli inquilini resistenti e dei movimenti, è stata più volte chiamata al confronto per rispondere alla richiesta di decine di migliaia di cittadini romani e laziali di avviare una nuova politica di tutela del diritto all’abitare. E’ stato richiesto a gran voce: di rendere operativo il piano regionale sull’emergenza casa (delibera n. 18/2014) che prevedeva l’utilizzo dei 250 milioni (fondi ex-Gescal) necessari al reperimento delle prime migliaia di alloggi, anche con il recupero del patrimonio esistente; di verificare le modalità di gestione dei piani di edilizia agevolata e le violazioni commesse dalle imprese e coop. costruttrici (i famosi Piani di Zona) che hanno applicato per alloggi sociali canoni o prezzi di vendita ai valori di mercato; un piano di tutela degli inquilini degli enti previdenziali (Enasarco, Enpaia, Inps, Casse ragionieri-geometri-notariato-forense, ecc.) vittime di un attacco generalizzato con l’aumento insostenibile degli affitti o con le dismissioni speculative che colpiscono le famiglie con redditi bassi e gli anziani; un piano di gestione del patrimonio delle case popolari lasciato nel totale abbandono, il blocco dei piani di dismissione degli alloggi e il riconoscimento del diritto alla casa a chi ha i requisiti ed è senza titolo a causa della mancata gestione del patrimonio pubblico da parte del Comune e degli Ater; l’approvazione di una norma che definisca il canone sociale, legato ai redditi familiari così come prevede la legge, per gli alloggi della Regione Lazio e dell’Ater non assoggettati all’E.R.P.; al Presidente Zingaretti un provvedimento di blocco degli sfratti e degli sgomberi, visto che la materia della casa è competenza delle regioni in base al titolo V della Costituzione. Nei numerosi incontri avvenuti nei mesi scorsi, fino ad inizio dell’anno corrente, è stato promesso l’avvio di tavoli di lavoro per approfondire i singoli temi: promessa mai mantenuta. Intanto la situazione abitativa nella nostra regione e in particolare nella città di Roma si sta aggravando sempre di più. L’ASIA-USB denuncia l’irresponsabile comportamento della Regione Lazio che ignora la gravità dell’emergenza casa, che coinvolge sempre più ampi settori della società. Questo atteggiamento contribuisce ad ingigantire una delle più grandi emergenze sociali del nostro paese. L’ASIA-USB invita tutti gli inquilini a mobilitarsi sotto la sede della Giunta regionale: MARTEDÌ 18 OTTOBRE dalle ore 10,00 MANIFESTAZIONE in via Giovanni Genocchi alla Garbatella. PER: - l’avvio del piano straordinario sull’emergenza casa e per il recupero del patrimonio esistente - porre fine alla truffa dei piani di zona - tutelare gli inquilini degli enti previdenziali da aumenti degli affitti e dismissioni speculative - difendere l’edilizia pubblica, per una sana gestione delle case popolari e per il riconoscimento del diritto alla casa ai senza titolo con i requisiti di legge - un canone sociale per gli alloggi pubblici non assoggettati all’E.R.P. - il blocco degli sfratti e degli sgomberi

Milano. Giovedì 7 luglio alle 16 CACEROLAZO POPOLARE al primo consiglio comunale!

Milano -

11 arresti per Expò, mafia e agevolazioni ai clan, nuovo sindaco, soliti affari! Que se vayan todos! Domani saremo a palazzo Marino con un cacerolazo popolare in occasione del primo consiglio comunale della nuova Giunta di Mr Expò,Sala.Una gestione Expò proprio oggi finita l'ennesima volta sotto i riflettori della stampa per la gestione mafiosa degli appalti, un tappetto rosso per i soliti malaffari, per poi negare diritti con contratti precari, favori ai palazzinari, distruzione di territori. Nuovo sindaco e soliti affari, solito modo di gestione delle fette di potere in questa città pronti a essere deboli con i forti e continuando a essere forti invece con i deboli.Non vediamo nulla di nuovo in tutto ciò ma un ripetersi di sistemi di potere più attenti agli interessi del business che ai bisogni di questa città che necessita di case, redditto  scuole sicure e accessibili. Saremo in piazza in occasione del primo consiglio comunale per ribadire che dai quartieri, dalle scuole, dalle università continueremo a batterci perché una città, dal basso, si riprenda quel che gli spetta. Come le 10.000 case popolari ancora vuote nonostante il susseguirsi di promesse, il diritto ad avere una casa ed una residenza, i servizi pubblici senza profitti per i privati, le scuole civiche chiuse negli ultimi 7 anni, il volto, umano, di una accoglienza che sia cooperazione solidale e non ipocrita scambio di reciproche accuse (e denari) tra lobby di potere e di affaristi. Una giornata in cui a Palazzo Marino ci saranno anche i quartieri popolari e gli inquilini sotto sfratto per raccontare le tante storie di ordinaria precarietà abitativa, di sgomberi e sfratti, di morosità incolpevole, di occupazione per necessità perchè non si riesce a pagare un affitto di mercato. Saremo a palazzo Marino anche con Luca e Mina famiglia a cui questa mattina la solidarietà del comitato ha rinviato lo sfratto perchè fanno parte di quel 90% di morosi incolpevoli che non riescono a pagare un affitto. stop sfratti e sgomberi, refugees welcome, stop privatizzazioni

USB: Solidarietà agli attivisti Asia di Bologna in lotta per il diritto alla casa

Bologna -

Il Coordinamento Nazionale dell’Unione Sindacale di Base, appresa la notizia delle denunce che hanno colpito 13 attivisti  dell’As.I.A e dell’Unione Sindacale di Base per la protesta contro l’annunciato sgombero dell’occupazione di Via Irnerio, culminata con l’occupazione dei tetti del Comune, esprime tutta la propria solidarietà e sostegno attivo alla lotta per il diritto alla casa.I capi d’imputazione, interruzione pubblico servizio,  manifestazione non autorizzata e resistenza con il corredo di lesioni a pubblico ufficiale - come riportato dagli organi di stampa-  assolutamente sproporzionati rispetto alle forme assunte dalla protesta, la dicono lunga sull’atteggiamento di chiusura dell’amministrazione comunale di fronte al disagio sociale causato dalle politiche di austerità portate avanti dal Governo Renzi,  con il consenso e la complicità delle istituzioni locali.Sempre più spesso le giuste rivendicazioni sui diritti dei settori sociali più deboli ricevono solamente risposte repressive, sempre più spesso i bisogni di larghe fasce di popolazione, impoverite dalle drastiche misure di tagli ai servizi sociali imposti dall’Unione Europea, vengono ridotti a questioni di ordine pubblico. In questo contesto un’ iniziativa di protesta contro gli sgomberi e l'assenza di una risposta all'emergenza casa diventa un crimine, perché oggi ogni resistenza a queste scelte politiche non è più ammessa, perché si cerca di annullare perfino  l'esistenza di ogni opposizione sociale e sindacale, si vuole negare la stessa possibilità di lottare per  una società dove non siano dominanti le logiche del profitto e della speculazione.Tutto ciò si accompagna infatti a quel complesso di controriforme, dal Jobs Act alla privatizzazione dei Servizi Pubblici Locali, dalla riforme costituzionali all’attacco ai diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, dalla precarietà ai licenziamenti di massa,che ormai sono il tratto caratteristico di questi anni.La resistenza allo sgombero di Bologna si inserisce nella più ampia lotta per l’affermazione del diritto all’abitare che migliaia di famiglie conducono in Italia ed entra a pieno titolo nella Campagna ‘ Voglio lavoro e stato sociale che USB ha lanciato e sta portando avanti con determinazione. Coordinamento Nazionale USB     

Milano. La forza della solidarietà vince ancora oggi Luca, Mina e il piccolo Rayan restano in casa.

Milano -

La forza della solidarietà vince ancora e, come avevamo promesso, oggi Luca, Mina e il piccolo Rayan restano in casa. Sfratto rinviato al 06/07/2016! Per quella data pretendiamo una soluzione concreta, una delle 10mila case popolari vuote, altrimenti ci troveremo ancora una volta a bloccare questo sfratto. Questa mattina in  decine di solidali abbiamo difeso il diritto ad una casa e ad una vita dignitosa per questa famiglia. Dalle 8 del mattino le forze dell’ordine si sono presentate con un blindato, in attesa dell’arrivo dell’ufficiale giudiziario. Ad accoglierli però non hanno trovato una famiglia sola e disperata come purtroppo capita spesso, ma studenti, abitanti dei quartieri popolari, sfrattati e altri solidali pronti a stare al fianco di Luca, Mina e Rayan, non lasciandoli soli. #stopsfratti  MORE INFO E FOTO :  www.cantiere.org/12291/noi-stiamo-con-luca-e-mina/ COMITATO ABITANTI SAN SIRO - ASIA MILANO 

ART. 5: IL TRIBUNALE DI LIVORNO RESPINGE LA RICHIESTA DI SOLLEVARE LA LEGITTIMITA' COSTITUZIONALE

Livorno -

#‎Art5‬ IL TRIBUNALE DI LIVORNO RESPINGE LA RICHIESTA DI SOLLEVARE LA QUESTIONE DELLA LEGITTIMITA' COSTITUZIONALE RITENENDOLA IRRILEVANTE. Si chiude nel modo più opaco una vicenda che si trascina fin dal 2014, iniziata prima dell'approvazione definitiva del Decreto Renzi/Lupi sulla casa, quando il Comune di Livorno ha cancellato la residenza a Giovanni Ceraolo (attivista ASIA-USB) e alla sua famiglia. Questa ordinanza ci conferma ancora una volta che la giustizia viaggia a senso unico, sempre a favore dei più forti e in linea con un governo che ha come prerogativa quella della guerra ai poveri in difesa dei potenti economici e degli speculatori. L’Asia-Usb proseguirà con ogni mezzo la battaglia contro l’art.5 e l’ingiustizia che vede la negazione dei diritti fondamentali come quello della residenza, dell’assistenza medica, della scuola dell’obbligo e delle utenze primarie (acqua, luce, gas). L’Asia-Usb continuerà a presentare il conto agli organi che amministrano la giustizia sull’uso distorto delle norme che non rispettano i dettami costituzionali e la dignità delle persone e ribadisce l’impegno a continuare la lotta per affermare il diritto alla casa.

Padova – Arresti e altre misure cautelari contro la lotta per la casa

Padova -

Ancora una volta è la repressione verso chi lotta per i diritti sociali la risposta delle istituzioni ai problemi sociali dettati dalla austerità e dalla gestione della crisi economica orientata solo al mantenimento degli status e dei privilegi di pochi. 11 misure cautelari, andanti dagli arresti domiciliari agli obblighi di firma ai divieti di dimora hanno cosi raggiunto militanti del Comitato di Lotta per la Casa di Padova, impegnati da anni nella lotta per il diritto all abitare nella loro città. Nello specifico, quattro compagni sono stati sottoposti ai domiciliari, due al divieto di dimora in città, mentre per i rimanenti  cinque è stato disposto lobbligo di presentarsi di fronte alla polizia giudiziaria. Sotto attacco è una lotta portata avanti a colpi di occupazioni e di picchetti antisfratto, meritevoli per la questura patavina di essere inseriti all interno di una assurda accusa di avere costituito una “associazione a delinquere”; reato che solitamente è prescritto per quelle associazioni mafiose che sono direttamente controparti dei movimenti, dato che in combutta con le istituzioni lucrano e mangiano sulle povertà sociali di massa. Durante la giornata sono state anche perquisite le abitazioni delle persone colpite dalle misure nonché la sede dellassociazione Pasian e della web-radio RadiAzione attiva sul territorio a sostegno delle lotte sociali che vi svolgono. Un precedente pericolosissimo quello di oggi che attacca direttamente il contrasto attivo a forme di povertà come lo sfratto per morosità incolpevole e la riappropriazione di edifici in mano alla speculazione- Dalla redazione di InfoAut tutta la solidarietà ai compagni e alle compagne oggetto di queste misure, seguiranno aggiornamenti. Di seguito, la nota della Marzolo Occupata: Urgente! Perquisizioni in corso nelle case dei compagni e compagne del comitato di Lotta per la Casa e dell’Associazione culturale N. Pasian in Piazzetta Toselli. 11 misure cautelari ad altrettanti compagni tutti trattenuti ancora in questura. Dai media leggiamo che vengono contestate occupazioni e azioni di resistenza agli sfratti. In pratica viene messa sotto processo la lotta per il diritto alla casa. Compagni e solidali stanno raggiungendo la questura di Padova in riviera Tito Livio per portare sostegno ai fermati e avere aggiornamenti dai legali, chi può venga subito. La solidarietà è un’arma! Usiamola subito!

Asia-Usb risponde coi fatti alle polemiche. Un altro sfratto rimandato

Livorno -

Questa mattina come sindacato Asia siamo riusciti ad ottenere l’ennesimo rinvio di  uno sfratto in Piazza II Giungo. La famiglia iscritta al nostro sindacato e  con due figli piccoli sarebbe dovuta uscire proprio stamattina ma solo grazie all’intervento diretto dei numerosi iscritti e solidali siamo riusciti ad ottenere un rinvio di un mese. Quello di oggi è il terzo rinvio ottenuto grazie ad una trattativa diretta con i proprietari. Domattina è prevista l’ennesima esecuzione di sfratto in via Arena Alfieri, ai danni di una famiglia tra i cui membri risultano esserci un’anziana di 90 anni e un bimbo di 28 mesi.  Proprio ieri, al termine di un picchetto, ci siamo recati in comune e dopo alcuni minuti siamo stati ricevuti dal sindaco e dal funzionario dell’ufficio casa Giovanni De Bonis insieme alle 8 famiglie che nei prossimi giorni saranno sfrattate. Tre gli argomenti affrontati: La decisione del Prefetto di Livorno di non concedere più rinvii, attraverso il meccanismo di graduazione, se non in presenza di un accordo con i proprietari. Ribadiamo per l’ennesima volta quanto già detto nei mesi scorsi. In presenza di un accordo con i proprietari non c’è mai stato bisogno di graduazione. E’ proprio quando il proprietario rifiuta il rinvio che deve operare il meccanismo di graduazione (che prevede in indennizzo). Affermare ciò vuol dire, DI FATTO, non concedere più rinvii, neanche di due soli mesi. Vuol dire mettere ancora più in difficoltà le centinaia di famiglie a rischio sfratto. Il Sindaco si è impegnato a organizzare un incontro urgente con Questore e Prefetto proprio su questo tema. Abbiamo chiesto garanzie sul riutilizzo di alloggi all’interno del blocco della Chiccaia. A breve diverse famiglie si trasferiranno definitivamente all’interno dell’Isolato Giardino in Corea. Quando ciò succederà è necessario che si proceda senza intoppi all’utilizzo di almeno 20/25 alloggi immediatamente. Unico modo, non certo per risolvere ma almeno per tamponare l’emergenza abitativa in atto. Abbiamo chiesto al sindaco e alla giunta di attivarsi urgentemente affinché si mettano in campo strumenti duraturi per affrontare il disagio abitativo. Autorecupero di alloggi pubblici e interventi efficaci per colpire la rendita e lo sfitto. Con circa 4000 alloggi vuoti tra pubblico e privato è arrivato il momento di intervenire in maniera decisa e determinata. Associazione Inquilini e Abitanti – Asia-Usb 6 febbraio 2016

ANCORA DUE MORTI DI SENZA CASA: I VERI EFFETTI DEL DECRETO RENZI/LUPI SULL'EMERGENZA ABITATIVA!

Milano -

Cinisello, trovato morto nel parcheggio di un supermercato: l'uomo da tempo viveva in auto Sul posto i carabinieri. Potrebbe essere morto per cause naturali o per il freddo E' stato trovato senza vita nell'auto dove viveva ormai da tempo, dopo aver rifiutato l'aiuto dei servizi sociali. Il cadavere dell'anziano, 72 anni, é stato scoperto questa mattina nel parcheggio commerciale del Carrefour di Cinisello Balsamo, nel Milanese. Sul posto sono intervenuti i carabinieri di Sesto San Giovanni. L'uomo potrebbe essere morto per cause naturali o per il freddo. milano.repubblica.it/cronaca/2016/01/06/news/cadavere_in_parcheggio_nel_milanese-130712890/ Pesaro, senzatetto laureato in filosofia muore nel parcodi Luigi Benelli PESARO - Senza tetto, una vita ai margini. E' morto su una panchina del parco Miralfiore Rocco Bonaposta, 42 anni pesarese. E' stato trovato ieri mattina vicino all'ingresso di via Cimarosa da un passante che ha dato l'allarme alla Questura. Una morte per arresto cardiaco, probabilmente un malore. Era conosciuto dalla Caritas, viveva da clochard. Ma non dai servizi sociali del Comune. Era laureato in filosofia, in passato qualche supplenza come maestro. Poi una vita da senza tetto e la morte al freddo, su una panchina. www.ilmessaggero.it/marche/pesaro_senzatetto_44enne_laureato_filosofia_muore_parco-1463409.html

Progetto Gualmini: “Distruggere l’Edilizia Residenziale Pubblica”!

Bologna -

L'assessore alle Politiche Sociali e Vice Presidente della Regione Emilia Romagna Elisabetta Gualmini ha deciso di inagurare il nuovo anno impegnandosi nel giro di poche settimane a rendere attuative le modifiche al nuovo regolamento Erp che andranno a peggiorare le condizioni degli inquilini delle case popolari. Già a giugno 2015, è stata adottata la delibera che approvava le modifiche ai requisiti di accesso e permanenza degli alloggi popolari con l'applicazione del requisito di 3 anni di residenza nel territorio emiliano romagnolo per poter accedere alla graduatoria Erp. Requisito che in questi mesi ha portato all'esclusione delle domande di casa popolare di numerosi richiedenti che da anni attendevano l'assegnazione di un alloggio e che da un giorno all'altro si sono visti privati di questo diritto. Oltre al limite di accesso, oggi la Regione inizia a delineare i limiti di permanenza adottando il cosiddetto turn over che rende precaria la possibilità di rimanere in un alloggio popolare. Di fatto si vuole abbassare la soglia Isee di permanenza in casa popolare in maniera sostanziale trasformando così un diritto essenziale come quello alla casa popolare, in un parcheggio a tempo determinato. Questa modifica viene giustificata dall'assessore Gualmini per dare la possibilità a chi ha un reddito più basso di ottenere l'alloggio,  prendendo il posto di chi ha migliorato la propria condizione reddituale, con un lieve aumento quindi del valore Isee, grazie al fatto di aver ottenuto il diritto all'alloggio popolare. Suona paradossale, ma con la nuova modifica si penalizzano quindi coloro che avendo ottenuto delle agevolazioni sociali come la casa popolare, migliorano in minima percentuale la propria condizione e pertanto, secondo l'assessore, non hanno più diritto all'alloggio!  I nuovi requisiti sono poi perfettamente in linea con la legge nazionale sul calcolo dell'Isee che nella maggior parte dei casi ha visto lievitare i valori facendo rientrare nel calcolo anche le agevolazioni al reddito... Diventa chiaro quindi il progetto che emerge dalle stanze della Regione: ridurre drasticamente la fascia di persone che pur avendo diritto alla casa popolare non potranno ottenerla, aggiungendo alle significative modifiche del calcolo Isee, un ulteriore riduzione alla soglia di permanenza che se fino ad oggi è il doppio di quella di accesso (€34.308), subirà una riduzione assestandosi tra 20 mila euro e 27 mila euro circa. Le modifiche ai requisiti per l'accesso e la permanenza nelle case popolari, in Emilia Romagna come in altre Regioni non piovono a caso. Negli ultimi anni, l'aumento esponenziale degli sfratti per morosità incolpevole (più di 1500 solo nel Comune di Bologna) e l'incapacità di gestire le numerose domande per l'assegnazione delle case popolari, ha messo le istituzioni locali davanti ad un problema che non può più essere evitato. Di fronte a questa situazione, più volte come Asia abbiamo detto che la soluzione non è ridurre il numero di persone che potranno accedere agli alloggi attraverso l'introduzione di criteri restrittivi, ma ampliare il patrimonio residenziale pubblico con il recupero degli stabili sfitti garantendo e tutelando a tutti coloro che ne hanno bisogno il diritto alla casa popolare. Invece di individuare soluzioni reali, la Regione pensa di risolvere le gravi conseguenze che ricadranno sulle famiglie costrette ad abbandonare il proprio alloggio, non rientrando nei nuovi requisiti, investendo sull'ERS, tradizione che ha sempre caratterizzato le politiche abitative negli ultimi 30 anni e ha via via svuotato la funzione principale della casa popolare dando sempre più spazio a soluzioni tampone. Nello specifico, l'assessore Gualmini ha dichiarato di voler investire fondi pubblici, 54 milioni di euro, per costruire 317 alloggi di edilizia residenziale sociale con affitti che arriveranno a €600,00, non troppo lontani quindi dagli affitti del mercato privato, alcuni dei quali prevedono il patto di futura vendita per gli inquilini. Si tratta quindi di fondi importanti, che a nostro avviso dovrebbero essere investiti per ampliare il numero di alloggi popolari, invece di continuare a venderli nascondendosi dietro la giustificazione del reperimento di nuovi fondi, permettendo ai privati di speculare e privando coloro che ne hanno bisogno, del diritto alla casa popolare. Perciò non resteremo passivi davanti allo smantellamento dell'edilizia residenziale pubblica che nega il diritto alla casa e ad una vita degna e che rientra nel generale attacco al welfare che questo governo sta portando avanti, ma continueremo nella lotta e nella mobilitazione insieme agli inquilini che nei mesi scorsi hanno animato insieme ad Asia le discussioni sulle problematiche relative agli alloggi popolari. Infine, alla dichiarazione della stessa Gualmini che sostiene che l’emergenza abitativa sia più una trovata mediatica e opportunista che una reale piaga nella regione che lei dovrebbe contribuire ad amministrare, rispondiamo che forse dovrebbe andare a ripassare almeno i dati degli sfratti eseguiti negli ultimi anni. L’Emilia Romagna, soprattutto a Bologna e Modena, ha un numero di sfratti che tiene testa a quelli delle grandi città, in percentuale alla popolazione, ed è in aumento costante almeno negli ultimi cinque anni. La casa è un diritto, sempre e comunque, e ora più che mai è necessario difendere questo diritto sotto attacco. Se queste sono le premesse, il 2016 si preannuncia un anno di dura lotta per il diritto all’abitare! ASIA-USB Bologna

STOP SFRATTI!

Bologna -

Asia-Usb ha difeso oggi con successo l’ennesimo sfratto esecutivo, nel comune di Casalecchio in prima periferia bolognese. La vittima dello...

CAMBIARE ROTTA ORA!

Bologna -

Domani, 24 ottobre, parteciperemo alla manifestazione “prima i poveri! Basta sgomberi e sfratti!” Scenderemo in piazza, insieme agli...