CASE POPOLARI: IL CONSIGLIO REGIONALE DEL LAZIO FA UN PASSO INDIETRO

Roma -

CASE POPOLARI, GESTIONE E REGOLARIZZAZIONE DEGLI INQUILINI SENZA TITOLO: IL CONSIGLIO REGIONALE DEL LAZIO FA UN PASSO INDIETRO E RINVIA LA DISCUSSIONE A SETTEMBRE. Come molti sanno a seguito della manifestazione del 17 maggio scorso alla Regione Lazio si sono svolti due incontri con i Capi gruppo del Consiglio regionale durante i quali, sia la maggioranza che parte dell’opposizione, si erano impegnati ad affrontare il tema della gestione delle case popolari e a votare un provvedimento di regolarizzazione degli inquilini senza titolo che fossero in possesso dei requisiti di legge per l’edilizia pubblica. I primi giorni di agosto, durante la discussione sul collegato alla Finanziaria, è stato portato in discussione al Consiglio della Regione Lazio questo tema e sono stati presentati due emendamenti che raccoglievano sostanzialmente le proposte avanzate da Asia-Usb e dai tanti Comitati degli inquilini delle case popolari. Tutti sapevamo che il tema era delicato e spinoso ma i motivi che hanno portato a questa richiesta sono ben noti. La privatizzazione della gestione delle case popolari (vedi Romeo Gestioni e Prelios) è stato un fallimento costato caro alle casse comunali e alla collettività. La trasformazione in Spa degli Ater una iattura: incapaci di una oculata gestione, sono solo alla ricerca di fare cassa su un patrimonio finanziato dai lavoratori (ex-Gescal) sul quale non si può speculare. I Dirigenti apicali del Patrimonio del Comune di Roma sono degli inetti, responsabili della cattiva gestione di questo importante patrimonio pubblico, impegnati solamente a fare la guerra ai poveri con i continui sgomberi e per questo incassano incentivi ai loro ingiustificati stipendi. La politica deve trovare la soluzione a un problema di cui è responsabile: l'edilizia ERP è stata da decenni terreno di scambio e di campagne elettorali. È mancata completamente, invece, la capacità di gestione e la valorizzazione del patrimonio pubblico che impedisce il recupero di alloggi da destinare alle graduatorie, ferme da decenni: per questo sosteniamo che ora non possono farne le spese i 9000 nuclei “senza titolo”, che diventerebbero le vittime del nuovo vento “legalitario” che abbatte e non risolve, che vuole cancellare il passato e non pensa al futuro e che ancora una volta non ragiona sulla “giustizia sociale”, ma sulla piatta applicazione delle leggi, solo quando vanno a colpire i più deboli. La stessa legge che invece viene elusa quando dovrebbe colpire i costruttori che hanno truffato lo Stato, come nel caso dei Piani di Zona. La discussione che abbiamo portato con forza nel Consiglio Regionale, dopo la presentazione degli emendamenti, quando si è iniziato a toccare il tema delle case popolari, ha di nuovo preso la piega da campagna elettorale. Così, disattendendo gli impegni presi durante gli incontri tanto dai consiglieri della maggioranza che da quelli dell'opposizione, hanno fatto tutti un passo indietro e hanno stralciato la discussione sui temi riguardanti le case popolari rinviandola alla prossima finanziaria di ottobre-novembre. L’Assessore alla Casa della Regione Lazio, durante l’incontro con la nostra delegazione presente in Consiglio Regionale, si è impegnato ad convocare un nuovo incontro già dalla prima settimana di settembre per elaborare un provvedimento che trovi il consenso di tutti. Abbiamo chiesto, nell'attesa, un intervento sul Prefetto e sul Comune di Roma per chiedere una sospensione di tutti gli sgomberi e degli sfratti, misura necessaria visto quanto succede nella nostra città. L'emendamento è stato ritirato per scelte tutte interne alla politica, ma anche perché sono suonate le sirene della solita stampa che ha dato voce ad inesistenti sindacati (con a seguito di sindacatini e personaggi ambigui) complici e prigionieri di una visione che ha portato alla distruzione dell’edilizia pubblica nella nostra regione e in tutto il paese. Gli stessi che ci vogliono far credere, per nascondere la loro inutilità, che il problema del disastro della gestione dell’edilizia pubblica è colpa del ‘potere’ malavitoso acquisito dagli Spada e dai Casamonica e non di chi non ne ha fermato le infiltrazioni; ci vogliono far credere che 9000 famiglie - considerate senza titolo - sono un problema delinquenziale e non un fenomeno sociale causato dalla voluta mancata gestione delle case popolari. Sono gli stessi sindacati che si gettano nella canea contro l’edilizia pubblica e, pur di avere qualche spazio mediatico, chiedono di aumentare gli affitti del 20-25% per ripianare i buchi degli ATER causati da una cattiva gestione, da processi di privatizzazione e dal fatto assurdo che devono pagare l’IMU per le case popolari, mentre la stessa tassa non viene richiesta per le case sfitte dei costruttori e per il patrimonio della Chiesa. Le sorti dell'Edilizia Residenziale Pubblica non possono essere abbandonate all'interesse di questo o quel gruppo politico, deve essere discussa una proposta che metta insieme la regolarizzazione delle situazioni oggi non riconosciute e la programmazione di un rilancio delle case popolari e della loro gestione. Vorremo discutere a fondo sulle modalità di gestione del patrimonio abitativo pubblico da parte dei comuni (in particolare del Comune di Roma) e della funzione degli ATER. Invitiamo gli inquilini delle case popolari a proseguire e sviluppare la lotta per difendere la funzione delle case popolari, per chiedere la regolarizzazione dei senza titolo e per bloccare gli sfratti. ASIA-USB

LIVORNO, INCENDIO ALLA TORRE LA CIGNA: GRAVE NOSTRA ATTIVISTA SINDACALE COINVOLTA NELL'INCIDENTE.

Livorno -

ASIA-USB SI STRINGE INTORNO A MARCELLA E ALLA FAMIGLIA. Comunicato stampa Asia-Usb sull’incendio alla torre della Cigna In questo preciso momento una nostra compagna e attivista sindacale di Asia-Usb, una persona straordinaria che da anni si batte in prima linea per i diritti delle famiglie senza casa, sta lottando tra la vita e la morte presso l’ospedale di Livorno. In momenti come questo il silenzio, la vicinanza e il rispetto per i famigliari e gli amici dovrebbero essere d’obbligo. Purtroppo invece, come spesso succede in città, è già partito lo sciacallaggio politico e mediatico. Sono già iniziati feroci attacchi, dai soliti noti, che non hanno trovato di meglio che utilizzare una tragedia per fare strumentalizzazione politica e attaccare il nostro sindacato e le occupazioni abitative in generale. Per questo motivo ci troviamo costretti a fare alcune dichiarazioni a caldo. Quando sarà il momento ci faremo sentire con la determinazione che ci ha sempre contraddistinto. Da quanto abbiamo appreso le cause dell’incendio sono probabilmente frutto di un incidente. Un incidente assolutamente non riconducibile al contesto di occupazione dello stabile. Poteva succedere li come altrove e purtroppo non è la prima volta in città. Grazie alla prontezza degli stessi occupanti, che sono accorsi subito con gli estintori presenti nel palazzo, si è evitato che l’incendio si propagasse in altri appartamenti ma soprattutto si è permesso ai vigili del fuoco e alle ambulanze di intervenire tempestivamente. Chi oggi chiede lo sgombero della struttura senza interrogarsi su quale sarà il futuro delle oltre 200 persone, tra cui 40 minori, che vivono all’interno della Cigna è un criminale. Chi oggi si indigna per il presunto proliferare delle occupazioni abitative invece che attivarsi per combattere le vere cause di questa situazione è un criminale anch’esso. A Livorno ci sono 40 sfratti esecutivi al mese e 30 mila disoccupati censiti. Chi occupa lo fa per salvaguardare la vita e la salute dei propri cari scegliendo la via più difficile ma anche quella più coraggiosa. Il loro è un percorso di dignità e riscatto. L’alternativa sarebbe la strada o la coabitazione forzata in situazione di estremo disagio. Da anni ormai denunciamo pubblicamente e con ogni mezzo l’immobilismo delle istituzioni TUTTE sul fronte dell’emergenza abitativa. Siamo rimasti da soli ad affrontare questa situazione. La maggior parte della politica e delle istituzioni, compresa la Prefettura che da mesi rifiuta di incontrarci, ha deciso di mettere la testa sotto la sabbia. Basta con le chiacchiere e le proposte inattuabili. A Livorno servono alloggi pubblici, servono finanziamenti statali e regionali per ristrutturare e costruire nuove case popolari. Servono soluzioni immediate che potrebbero arrivare dalla requisizione di una parte degli oltre 4000 alloggi pubblici e privati tenuti sfitti come previsto da una delibera del consiglio comunale approvata la scorsa estate.. La repressione non serve a niente. Se continuiamo a parlare di “degrado” e di decoro senza voler aggredire le vere cause di questa situazione vuol dire che abbiamo deciso di essere tutti complici. Adesso vogliamo solo stare vicini alla nostra compagna Marcella e ai suoi famigliari e amici. Siamo ancora in attesa di sapere se e quando sarà finalmente trasferita in un centro specializzato visto che al momento sembra che non ci siano posti disponibili in nessuna struttura. Ringraziamo tutti gli attivisti, i cittadini Livornesi e gli abitanti del quartiere per la solidarietà. Asia-Usb

Napoli. L'ennesimo disastro: Torre Annunziata

Napoli -

Ha dell'incredibile la notizia del crollo di una palazzina a Torre Annunziata, in provincia di Napoli, che ha causato la morte di 8 persone tra cui due bambini. Nel 2017, in un epoca in cui vengono costruiti sul pianeta enormi grattacieli, il crollo di una palazzina in Italia non dovrebbe essere per nessun motivo una notizia di “cronaca ordinaria”. Allo stesso tempo non ci sorprende. Nel nostro paese e soprattutto nel Mezzogiorno siamo di fronte a un patrimonio immobiliare completamente fatiscente. Sempre più accadono notizie di cedimenti di pezzi di intonaco dai palazzi, cavalcavia sulle autostrade che vengono giù come pezzi di burro, strade che crollano alle prime piogge ed alberi che rischiano di spezzarsi sulle nostre teste. Insomma il pericolo lo viviamo tutti i giorni sia che camminiamo per strada sia che rimaniamo sulle nostre case. A Torre Annunziata oltre la tragedia c'è anche la beffa. Infatti sin da subito la magistratura ha aperto un indagine di “omicidio colposo”. Gli inquirenti si stanno concentrando sui lavori effettuati ai primi due piani dell'immobile effettuati in anni precedenti. Questa è una prova delle conseguenze della speculazione e dell'irresponsabilità delle istituzioni locali che continuano ad affidare i lavori di ristrutturazione di edifici residenziali a società private non del tutto affidabili, che mirano solo al proprio profitto - attraverso la perversa e truffaldina spirale dell’abbattimento dei costi di impresa - e non al benessere ed alla sicurezza dei cittadini. Tuttavia andrebbe fatto chiarezza su chi in questi anni ha tagliato i fondi per la prevenzione. Risulta allucinante il fatto che i sonar per l'individuazione delle persone sotto le macerie siano arrivate addirittura da Roma, e quindi si sia perso molto tempo per tentare di recuperare le vite umane sotto le macerie. La Campania è una zona altamente sismica e ci chiediamo le motivazioni per cui questi importanti strumenti non siano presenti in quantità massiccia e diffusa sui nostri territori. Da anni lo andiamo ripetendo che l'Italia affonda nel fango, con morti e danni ingentissimi sui territori devastati dalla speculazione e dall'abusivismo a causa della costante manomissione dell’habitat naturale e dell’insieme delle forme di vita ad opera di un capitalismo rapace e predatore. Per tale motivo ci sorprendono negativamente le parole del Ministro dell'Infrastrutture, Graziano Del Rio, apparse oggi sul quotidiano on line “la Repubblica”. Il ministro dichiara che una abitazione su 6 è a rischio strutturale! Fin qui nulla di strano per un paese che cade a pezzi. Tuttavia fa davvero sorridere, amaramente, le motivazioni scelte per argomentare questa situazione. Il Ministro, rivelando un approccio a dir poco razzista, le definisce “un problema culturale” ascrivibile alle popolazioni del Sud. La soluzione che viene adombrata è quella dell’introduzione di un “libretto del fabbricato”, un documento che certifichi lo stato strutturale delle case e del patrimonio edilizio. Chi debba attuare questi controlli oppure chi debba mettere gli edifici in sicurezza su questo il ministro non dice nulla. Anche, perché, gli enti locali sono, da tempo, sottoposti alla scure dei tagli economici e delle politiche di austerity. Da tempo invece ASIA-USB propone delle soluzioni concrete verso questa vera e propria emergenza sociale. La mobilitazione creatasi in questi mesi in Abruzzo nei territori colpiti dal terremoto è un esempio concreto su come sia possibile mettere in atto una mobilitazione e come sia utile la definizione di una piattaforma programmatica e rivendicativa. Il primo obiettivo è l'immediato stop ai tagli al Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. Si potrebbe infatti demandare ai vigili del fuoco i compiti di monitoraggio e messa in sicurezza dei territorio. Il corpo detiene il più grande raggruppamento di ingegneri che dispongono di tutte le competenze necessarie per svolgere questo compito. Da tempo i governi nazionali attuano tagli ai Vigili del Fuco che sono costretti ad operare senza uomini e mezzi, costringendoli, all’indomani delle varie emergenze, all'unico compito di deportare i cittadini fuori dai luoghi colpiti dai disastri. A ciò si aggiunge la scomparsa del Corpo Forestale dello Stato, effetto della Legge Madia, i cui mezzi (tra cui gli elicotteri) per il 90% sono andati ai Carabinieri, mentre il restante 10% sono stati divisi tra Polizia di Stato, Guardia di Finanza e Vigili del Fuoco. Il secondo obiettivo è fermare la logica affaristica e speculativa delle grandi opere. Questi interventi sono un enorme costo per le finanze pubbliche e dall'altro mettono a rischio il territorio. Chiediamo, quindi, che le enormi somme spese per le grandi opere inutili (TAV, MOSE e TAP solo per citarne alcune), ed anche quelle delle crescenti spese militari, vengano usate per attuare un grande piano di messa in sicurezza del territorio nazionale. Un piano che potrebbe rilanciare i servizi pubblici, ripristinare le infrastrutture primarie (strade, ponti, ripristino idro/geologico) e creare migliaia di posti di lavoro veramente “socialmente utili”. I soldi da un lato, come ribadiamo da tempo, vanno recuperati dalle spese inutili e dal taglio delle spese militari; dall'altro esistono i miliardi dei Fondi Europei destinati a questi obiettivi che per la miopia del governo nazionale e delle regioni, soprattutto quelle meridionali e campane, non vengono utilizzati per tali finalità sociali e fondamentali. La terza è l'immediata pretesa di risposta dalle istituzioni locali e regionali sulle possibili emergenze a Napoli ed in Campania. Oltre ai pochi raccomandabili “Piani di Emergenza Vesuvio” redatte dalla Regione Campania, il centro storico di Napoli, cosi come le altre aree interessate da fenomeni di attività vulcanica e di bradisismo, sono soggette di essere i probabili protagonisti di futuri disastri. Infine chiediamo verità e giustizia per queste ultimi morti di Torre Annunziata. Cosi come i responsabili dei disastri ambientali paghino l'inquinamento da loro prodotto, anche i costruttori dei palazzi di cartone paghino per le loro nefandezze. A fronte dell'indifferenza di chi ci governa nei confronti della popolazione e del territorio che essa abita, a fronte dell'assenza di un piano di tutela ambientale, preservazione del suolo e messa in sicurezza dell’assetto idrogeologico, a fronte dei livelli drammatici di disoccupazione che subiamo sulla nostra pelle, chiediamo il rispetto del diritto alla vita nei nostri territori. ASIA-USB NAPOLI

TERAMO, SFOLLATI: UN INCONTRO PUBBLICO IN VIA LONGO PER DIRE CHE “LA CASA E’ UN DIRITTO”

Teramo -

Il Centro Politico Sandro Santacroce, insieme all’USB e l’Assemblea Lotta per la Casa, esprime la propria indignazione e preoccupazione dinanzi ai ritardi riguardanti l’erogazione del contributi per l’autonoma sistemazione. Sono mesi che cavilli burocratici e mancanza cronica di personale negli uffici tecnici provocano contenziosi tra gli sfollati egli affittuari e tutto ci ha del grottesco. Si stanno spendendo milioni di euro pubblici per garantire ai nostri 4000 concittadini rimasti senza un tetto di avere un posto dove dormire, ma ad oggi ancora non vi è uno straccio di progetto programmatico per la ricostruzione. Se questo è il modo di fare dei nostri amministratori noi non possiamo far altro che mobilitarci per impedire tale scempio. Nella data di martedì 4 luglio alle ore 18:30 organizzeremo un incontro pubblico per far partire dal basso una mobilitazione popolare al fine di accelerare i tempi di pagamento dei suddetti contributi e per rendere partecipi ogni singolo sfollato al progetto di ricostruzione del proprio stabile. Abbiamo deciso di organizzare la suddetta iniziativa in via Longo così da inserire nella discussione anche la spinosa decisione della mobilità volontaria proposta dal comune agli inquilini di questo quartiere. Il nostro impegno è a 360 gradi sulla vertenza casa nel suo complesso, chiediamo a tutte le persone, che come noi non vogliono arrendersi, di partecipare e lottare. LA CASA E’ UN DIRITTO!

Firenze: da città dell’accoglienza a città del profitto e della speculazione !

Roma -

Firenze: sono centinaia le famiglie che vivono emergenza abitativa a cui il Comune non sa dare risposte e alternative, divisioni di nuclei familiari, quando ci sono figli maggiorenni le strutture emergenziali sono restie ad accoglierli. Il modo in cui l’amministrazione gestisce l’emergenza abitativa è disastrosa: sembra più impegnata a cercare di vendere case ERP a privati che a dare soluzioni a chi si trova in situazioni di difficoltà. E questo è un dato di fatto con cui ASIA si è già più volte scontrata. Emblematica la vicenda delle case del centro storico, come Via dei Pepi, dove l’amministrazione tenta di arrampicarsi sugli specchi per trasferire i vecchi inquilini e vendere in blocco a privati! Ma il peggio si doveva ancora vedere: da qualche tempo ASIA Firenze segue una famiglia composta da sette persone, di cui 5 minori, sotto sfratto e con gravi problemi economici. Il Comune non ha riconosciuto la morosità incolpevole perché, proprio per problemi economici, il capofamiglia non ha potuto chiudere la partita IVA. L’unica soluzione proposta dal Comune è quella di affidarli ad un’associazione che si farebbe carico del viaggio per farli rientrare nel paese d’origine, a patto che lascino i loro documenti in consegna e non rientrino più in Italia. Si tratta di una famiglia che risiede da circa vent’anni in Italia, vent’anni di contributi versati e figli nati e cresciuti qui, che frequentano la scuola ed hanno la propria vita qui: bambini italiani, se fosse passata la legge sullo Ius Soli. Ci scontriamo con la ‘Tolleranza zero’ figlia del neonato Decreto Minniti-Orlando. Le soluzioni proposte a casi di criticità sono la repressione e la restrizione della libertà di chiunque mini il ‘decoro urbano’. È una vergogna essere poveri e se si è poveri e stranieri allora la soluzione è semplice: si rispedisce tutta la famiglia nel paese d’origine con l’ingiunzione di non tornare più. Inoltre la linea che passa dai servizi sociali è quella di inquadrare l’assistenza sociale come questione tecnica da non trattare con sindacati e associazioni. Anche relegare questioni sociali e umanitarie tra i tecnicismi amministrativi rientra nella linea del Decreto Minniti-Orlando (lo stesso succede, infatti, con il nuovo iter giudiziario proposto per le richieste di asilo politico). ASIA e USB denunciano questo modo di operare assolutamente lesivo dei diritti umani e non permetteranno che una simile prepotenza sia annoverata tra le soluzioni per l’emergenza abitativa: metteremo in campo tutti gli strumenti per stare a fianco di chi rivendica diritti e dignità! Ancora una volta dobbiamo riscontrare che Firenze da luogo di solidarietà cambia rotta e diventa la capofila nella sperimentazione di tutte le restrizioni della libertà che questo governo propina! Firenze 6 Luglio 2017 Associazione Inquilini e Abitanti - USB - Firenze 50144 Firenze - Via Galliano 107 Tel. 0553200764 Fax 0559334408 firenze.asia@usb.it

Firenze: Ciao Lorenzo!

Firenze -

Ciao Lorenzo, Ieri pomeriggio ci ha lasciati Lorenzo Bargellini, il mao, come lo chiamavamo in tanti qui a Firenze. Molti di noi lo conoscevano da decenni, perché era stato sempre un Compagno impegnato dalla parte degli ultimi della fila, ed aveva segnato la scena politica, scuotendo la Firenze bottegaia e palazzinara. Una vita impegnata a tenere alta la voglia di riscatto e di giustizia di chi subiva e subisce costanti ingiustizie. Un dolore immenso per tutti noi la sua precoce scomparsa, e a Lui che non si è mai arreso ed ha portato avanti con coerenza e a testa alta il suo impegno va il nostro pensiero. Caro Lorenzo il vuoto che lasci è immenso, ma continuerai a vivere nelle lotte di ogni giorno. La Federazione USB di Firenze e Asia-USB di Firenze si uniscono al dolore di tutti coloro, parenti, amici e compagni che nella nostra città piangono la scomparsa di Lorenzo. Firenze 5 giugno 2017

MILANO: CONTRO RACKET E SPECULAZIONI, UNA PRESA DI PAROLA.

Milano -

E’ notizia di ieri quella dei 5 arresti per “racket” nelle occupazioni delle case popolari, dopo oltre 3 anni di indagini. Alcuni si dicono felici di questi arresti, come se potessero risolvere il problema ben più profondo in cui versano i nostri quartieri popolari: l’abbandono.  Problema di cui il racket, la microcriminalità, la “paura” sono solo sintomi. Speculare sulle case popolari è CRIMINALE, ma a farlo non sono le famiglie che pur di non finire in mezzo ad una strada sono finite nelle mani di speculatori come il meccanismo del racket, che noi  denunciamo pubblicamente da anni, che indichiamo come l’altra faccia della medaglia di una speculazione criminale che sta distruggendo il nostro territorio.  Da un lato l’Aler e le Istituzioni hanno abbandonato interi quartieri, privati di ogni risorsa, usati come fonte di appalti e mazzette, dall’altro il racket si è approfittato di chi vive l’emergenza abitativa e delle case lasciate vuote. E il problema non si risolverà con questi arresti. Perché il cuore del problema è che migliaia di case popolari rimangono sfitte, mentre decine di migliaia di persone ogni anno vengono sfrattate, alimentando un bisogno a cui non solo non si riesce a dar risposta, ma addirittura sfacciatamente si priva di una soluzione così semplice: ASSEGNARE LE CASE VUOTE.  A chi dice che la soluzioni siano gli sgomberi massivi, facciamo notare che le case che vengono sgomberate rimangono vuoti per altri anni, alimentando così il mercato del racket, che può ingannare l’ennesima famiglia bisognosa.  Le soluzioni sono semplici, ma hanno bisogno di coraggio per essere messe in campo; coraggio perché vorrebbe dire fermare veramente il racket, vorrebbe dire fermare la speculazione istituzionale sui nostri quartieri, vorrebbe dire investire veramente e non le briciole di adesso.  Con una SANATORIA degli occupanti, si darebbe un contratto a chi ne ha veramente bisogno, a chi ha dovuto occupare per necessità, a chi avrebbe diritto ad una casa ma non ha potuto aspettare anni e ha deciso di riprendersi quel diritto. Con il BLOCCO della VENDITA delle CASE POPOLARI si smetterebbe di togliere patrimonio pubblico a chi ne ha bisogno.  Con l’ASSEGNAZIONE delle CASE POPOLARI VUOTE (ce ne sono oltre 10MILA solo a Milano) si fermerebbe veramente il racket e si darebbe respiro alle 24Mila famiglie in lista d’attesa per una casa popolare.  Comitato Abitanti San Siro – Asia Milano

ROMA NON SI VENDE ATTO 2°. CORTEO CITTADINO SABATO 6 MAGGIO

Roma -

Sabato 6 Maggio 2017 - ORE 15 - Piazza Vittorio Emanuele MANIFESTAZIONE CITTADINA Il 19 marzo dello scorso anno una grande manifestazione ha invaso le strade del centro città e la Piazza Del Campidoglio al grido di Roma Non Si Vende. Movimenti sociali, associazionismo diffuso e lavoratori organizzati nel sindacalismo indipendente denunciavano il rischio che il patrimonio immobiliare della città, le aziende ex-municipalizzate e ciò che restava di pubblico a Roma venisse venduto per fare cassa, pagare il debito della Capitale ma soprattutto regalare ai grandi investitori privati tanta parte delle risorse cittadine. La sconfitta del Partito Democratico renziano alle elezioni amministrative di giugno e la fine della infausta fase commissariale sembravano aprire una fase nuova per la vita della città. La nuova giunta, del resto, sembrava aver recepito alcune delle rivendicazioni poste dagli stessi movimenti sociali, quali la difesa dei beni comuni, la ripubblicizzazione dei servizi, la messa in discussione del debito e delle politiche di austerità e l’apertura di una fase di partecipazione attiva dei cittadini. Nel giro di pochi mesi però, una buona parte di quelle aspettative è stata sistematicamente disattesa: la nuova giunta, prima si è avvitata nel vortice inconcludente dei continui ricambi nei diversi assessorati e poi ha finito per incanalarsi nella semplice applicazione del programma di gestione della città già impostato dalla precedente giunta e dal commissario Tronca. Del resto i continui tagli di risorse agli enti locali e l’insieme delle norme varate in questi anni fino al recente Decreto Madia, avevano esattamente l’obiettivo di esautorare le autorità locali, i Consigli Comunali ma anche i sindaci, della possibilità di promuovere politiche autonome, costringendoli a piegarsi alle voraci aspettative di banche ed imprese nel governo della città. E la vicenda dello Stadio a Tor di Valle è la dimostrazione concreta di questo percorso compiuto dalla giunta di Virginia Raggi, partita inizialmente dall’idea che siano altre le priorità di Roma e approdata poi ad un accordo che mette al primo posto gli interessi privati di banche e costruttori nella realizzazione di un’opera che non è certo quella di cui la città ha più bisogno. Ad un anno di distanza tutte le gravi questioni che attanagliano Roma non solo si presentano nella loro drammaticità, ma risultano aggravate anche dall’assenza di un piano per affrontarle. Anzi, le scelte che l’amministrazione continua a perseguire, o che non riesce a fermare, restano esattamente quelle della fase precedente. Dalla privatizzazione dei servizi pubblici, Atac in testa, allo smantellamento di grandi aziende come la Multiservizi, al coinvolgimento di grandi interessi privati nella gestione dei rifiuti, per finire all'assenza di una reale volontà di ripubblicizzare il servizio idrico. Dalla mancata internalizzazione di diversi servizi, a cominciare da quelli di cura, che produrrebbero anche innegabili risparmi ma soprattutto un salto di qualità nel livello dei servizi erogati, al permanere di enormi vuoti di organico in tutti i servizi collettivi, dal servizio giardini alla polizia locale ai servizi amministrativi. Anche nella gestione del patrimonio l’amministrazione è stata incapace di produrre una inversione di tendenza. Importanti esperienze sociali e culturali della città sono state sfrattate o rischiano di esserlo, mentre va avanti la persecuzione economica nei confronti di realtà che più che in debito risultano in forte credito nei confronti del Comune per la meritevole azione svolta in tanti anni non solo sul piano sociale ma anche della semplice cura e salvaguardia del patrimonio immobiliare abbandonato. Mentre crescono pericolosamente gli indici di povertà e di forte disagio sociale, anche a causa dell’inarrestabile chiusura o ridimensionamento di grandi aziende con conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro, poco e niente è stato fatto o messo in cantiere per le periferie della città. Anzi, proprio quei settori che stanno subendo in modo più drammatico gli effetti della crisi economica vengono ulteriormente colpiti dagli sfratti per morosità o dall’accanimento con il quale si continuano a cacciare le famiglie povere dalle case popolari. Invece di allargare il patrimonio di case popolari per far fronte ad un fabbisogno crescente, l’amministrazione si preoccupa di punire l’accattonaggio o chi fruga nei cassonetti. Proprio le periferie, che erano state le maggiori sostenitrici del cambiamento politico, e dove si concentra la maggior parte del disagio, subiscono così gli effetti non solo dei tagli dei servizi, non solo dell’assenza di opportunità lavorative ma anche una vera e propria aggressione in nome del rispetto della legalità. Paradossalmente quando invece sono i cittadini che denunciano l’azione illegale dei poteri forti, come nella conclamata truffa dei Piani di Zona, allora il bisogno di legalità si affievolisce e l’amministrazione si dimostra pigra e lenta nel dare corso a quelle azioni che possano mettere in sicurezza gli interessi degli abitanti. Ma il tema sul quale si è resa più evidente la non volontà di voltare pagina da parte della giunta Raggi è stata la questione del debito di Roma, sul quale in tanti hanno chiesto da tempo un audit che renda trasparente chi sono i creditori, quanto grande sia effettivamente il debito e chi sono stati quelli che lo hanno creato. Sulla gestione del debito e la sua indispensabile ricontrattazione si gioca la possibilità per Roma ed il suo Consiglio comunale di ripristinare il diritto a decidere del futuro della città e stabilire l’agenda delle priorità. Ma proprio l’indisponibilità a misurarsi con questa sfida ha dimostrato che la nuova amministrazione sia decisa a ripercorrere la stessa strada delle giunte precedenti. Man mano che si è andato manifestando questo spirito continuista si è anche ridotto lo spazio per la partecipazione. La giunta ha dimostrato di non voler avviare un reale confronto con i movimenti sociali e con le organizzazioni indipendenti dei lavoratori, ma soprattutto di non sapere e voler riconoscere il loro ruolo di rottura dei vecchi equilibri di potere. Al contrario, rispetto a ciò, la giunta ha saputo produrre solo strappi e rotture. Per tutti questi motivi, a poco più di un anno da quella bella manifestazione, torniamo a convocare una mobilitazione generale che rilanci con ancora più forza il grido Roma Non Si Vende. Nel puntare l’indice contro l’attuale Giunta, non vogliamo però concedere niente a chi vorrebbe resuscitare le vecchie classi politiche, ansiose di tornare in sella. Per questo segnaliamo da un lato la complicità della giunta regionale nell’alimentare i drammi della città, dalla vergognosa vicenda delle “politiche attive”, autentica truffa ai danni di migliaia di disoccupati, all’immobilismo sulle politiche abitative, alla scelta di mettere in vendita l’ Ospedale Forlanini a fronte di un evidente stato di crisi di tutto il sistema della sanità regionale, per finire alla mancata attuazione della legge regionale per l'acqua pubblica del 2014. E dall’altra l’azione di sciacallaggio promossa dalle destre, che soffiano sulla guerra tra poveri e nell’alimentare il razzismo, e con il grido di “prima gli italiani” concentrano sui migranti una rabbia che andrebbe rivolta invece verso la logica affaristica di banche ed imprese. La mobilitazione che proponiamo per il prossimo 6 maggio vuole essere di denuncia ma anche di proposta. La denuncia è la sintesi di un coro a mille voci nel quale confluiscano i tanti problemi, piccoli e grandi, della città sui quali l’amministrazione si sta dimostrando insensibile e assente. Un percorso di mobilitazione sociale collettiva che agisca come una grande alleanza per i diritti, i beni comuni, la casa, i servizi e il lavoro. ADESIONI (in continuo aggiornamento): Decide Roma; Unione Sindacale Di Base (@USB); Carovana delle Periferie; SALVIAMO IL PAESAGGIO, DIFENDIAMO I TERRITORI; Asia Usb; Coord Romano Acqua Pubblica (CRAP); Attac Italia; Federazione del Sociale USB; Casa Della Pace Roma; Coordinamento Comitati, Associazioni e Cittadini per il Forlanini Bene Comune; Comitato per Costituzione Roma XII; Palestra Popolare ex-Baccelli; Rete Associazioni XI Municipio; Rete Sociale del III Municipio; Comitato Roma 12 Beni Comuni; Csoa Corto Circuito; Prc Federazione Romana; Sinistra Italiana Roma; ReTer; COBAS; Confederazione dei Comitati di Base; Coordinamento popolare PAC (Parco Archeologico Centocelle Bene Comune); SPM Villa Gordiani; Associazione Transglobal; Esc Atelier Autogestito; Communia; Nuovo Cinema Palazzo; Csa La Torre; Palpop Sanlorenzo; Acrobax; Il Grande Cocomero; Csa Astra; Lab Puzzle; Alexis Occupato; LSA 100celle; CIP - Centro d'Iniziativa Popolare; Strike spa Roma; Scup Sportculturapopolare.; Il sindacato è un'altra cosa, Opposizione CGIL, Coordinamento Lazio; Radiosonar.net; CSOA AURO E MARCO; Servizio Civile Internazionale Italia; Usi Unione Sindacale Italiana;

L'ABRUZZO CADE A PEZZI, BASTA MORIRE DI DISASTRI. MANIFESTAZIONE A L'AQUILA GIOVEDI’ 4 MAGGIO

L'aquila -

Manifestazione sit-in Consiglio regionale Abruzzo 4 maggio 2017, dalle ore 12 - Palazzo dell'Emiciclo, L'Aquila L'Abruzzo cade a pezzi: da tutta la regione davanti al Consiglio regionale Viviamo in una regione che cade a pezzi, letteralmente. A 8 anni dal terremoto dell'Aquila molte delle scuole e degli edifici pubblici non sono sicuri. A questo si sono aggiunte decine di scuole in tutto il territorio, come a Teramo, dove inoltre da mesi sono migliaia le persone sfollate e sgomberate. Per queste ed altre ragioni abbiamo deciso di scendere in piazza e incontrarci a L'Aquila, il prossimo 18 aprile, dalle ore 12, di fronte al Palazzo dell'Emiciclo, sede del Consiglio regionale, per presentare un documento contenente alcune specifiche richieste di interventi ineludibili da attuare in via prioritaria. Nelle aree interne i paesi rimangono isolati perché franano le strade, sulla costa si aprono voragini anche nei centri storici, come a Chieti. Migliaia di cittadini sono sfollati e sgomberati, mentre si pianificano e realizzano investimenti che portano al profitto di pochi. I territori sono stati messi a dura prova negli scorsi mesi, a causa di politiche pubbliche criminali, lasciate all'abbandono intere zone: in una regione dove terremoti, neve, frane e alluvioni non sono una novità, persino acqua e luce sono mancate per giorni interi a un terzo della popolazione. Le aree interne del paese soffrono di una forte depressione anche per i continui tagli delle risorse pubbliche e per l'atteggiamento predatorio delle imprese private, dedite più al saccheggio che al benessere delle economie locali. E così anche il Corpo dei Vigili del Fuoco è stato penalizzato in questi anni, con la precarizzazione del personale e la riduzione della capacità di intervento. L'Abruzzo è quella regione che si piega ad accettare che il suo territorio diventi terra di conquista di grandi aziende multinazionali, per mega-opere inutili a tutti, tranne ai pochissimi che ne traggono profitti: come nei casi del metanodotto Snam “Rete Adriatica” e dell'elettrodotto Terna, progetti che non producono “sviluppo” ma accrescono i rischi in un territorio già disastrato. A fronte dell'indifferenza di chi ci governa nei confronti della popolazione e del territorio che essa abita, a fronte dell'assenza di un piano di tutela ambientale, preservazione del suolo e messa in sicurezza dell’assetto idrogeologico, a fronte dei livelli drammatici di disoccupazione che subiamo sulla nostra pelle, chiediamo il rispetto del diritto alla vita nei nostri territori. Siamo donne e uomini, individui e associazioni, sindacati, comitati e movimenti, che non vogliono continuare ad essere vittime di mancata prevenzione, di interessi predatori, di risorse drenate verso grandi opere costose e inutili, di mancanza di lavoro. Le condizioni precarie di vita fa il paio con l'assenza di un progetto serio in tema di politiche sociali, del lavoro, della salute, del diritto agli studi. Deficienze che hanno generato solo nel primo trimestre dello scorso anno la perdita di oltre 14mila posti di lavoro. Sappiamo di vivere nei diversi territori quotidianità e peculiarità differenti, ma siamo determinati a non rassegnarci, a non arrenderci, a costruire ogni giorno alternative politiche e sociali. Conosciamo uno ad uno i responsabili dei disagi che vivono gli abruzzesi, ad ogni livello: dal governo centrale fino ai potentati locali. Vogliamo politiche radicalmente differenti e lo affermeremo chiaramente di fronte al massimo organo istituzionale della terra che ci unisce: il Consiglio Regionale. Per questo chiamiamo a raccolta le popolazioni abruzzesi: porteremo anche di fronte alla regione le nostre proposte per la messa in sicurezza del territorio, la redistribuzione delle risorse e la valorizzazione del nostro patrimonio naturalistico, ambientale e culturale. Usb, Asia Usb, Zona 22, Uallò Uallà, Uds L'Aquila, Link L'Aquila, 3e32, CaseMatte, CPC S. Santacroce Teramo, AltreMenti Valle Peligna, ass. Quasi Adatti, Appello per L'Aquila, L'Aquila che Vogliamo, Teramo al Plurale, Teramo Nostra, Officine Indipendenti, Paola Cardelli e Fabio Berardini (cons.ri comunali Teramo)

ABRUZZO: TERREMOTO E DISASTRI AMBIENTALI, APPELLO E PIATTAFORMA PER INIZIARE LA MOBILITAZIONE PER LA MESSA IN SICUREZZA DEL TERRITORIO

L'aquila -

ERA PREVISTA PER OGGI UNA PRIMA INIZIATIVA DAVANTI ALLE REGIONE ABRUZZO DURANTE I LAVORI DEL CONSIGLIO REGIONALE. In seguito alla mancata convocazione del consiglio regionale ci siamo trovati costretti a rinviare la data del sit-in al prossimo consiglio utile. Nel frattempo abbiamo inviato al Presidente del consiglio regionale ed a tutti i Presidenti di commissione una richiesta d'incontro. Riportiamo l'appello e la proposta di piattaforma per la prima iniziativa prevista all'Aquila: L'Abruzzo cade a pezzi: da tutta la regione davanti al Consiglio regionale Viviamo in una regione che cade a pezzi, letteralmente. A 8 anni dal terremoto dell'Aquila molte delle scuole e degli edifici pubblici non sono sicuri. A questo si sono aggiunte decine di scuole in tutto il territorio, come a Teramo, dove inoltre da mesi sono migliaia le persone sfollate e sgomberate. Per queste ed altre ragioni abbiamo deciso di scendere in piazza e incontrarci a L'Aquila, il prossimo 4 aprile, dalle ore 12, di fronte al Palazzo dell'Emiciclo, sede del Consiglio regionale. Nelle aree interne i paesi rimangono isolati perché franano le strade, sulla costa si aprono voragini anche nei centri storici, come a Chieti. Migliaia di cittadini sono sfollati e sgomberati, mentre si pianificano e realizzano investimenti che portano al profitto di pochi. I territori sono stati messi a dura prova negli scorsi mesi, a causa di politiche pubbliche criminali, lasciate all'abbandono intere zone: in una regione dove terremoti, neve, frane e alluvioni non sono una novità, persino acqua e luce sono mancate per giorni interi a un terzo della popolazione. Le aree interne del paese soffrono di una forte depressione anche per i continui tagli delle risorse pubbliche e per l'atteggiamento predatorio delle imprese private, dedite più al saccheggio che al benessere delle economie locali. E così anche il Corpo dei Vigili del Fuoco è stato penalizzato in questi anni, con la precarizzazione del personale e la riduzione della capacità di intervento. L'Abruzzo è quella regione che si piega ad accettare che il suo territorio diventi terra di conquista di grandi aziende multinazionali, per mega-opere inutili a tutti, tranne ai pochissimi che ne traggono profitti: come nei casi del metanodotto Snam “Rete Adriatica” e dell'elettrodotto Terna, progetti che non producono “sviluppo” ma accrescono i rischi in un territorio già disastrato. A fronte dell'indifferenza di chi ci governa nei confronti della popolazione e del territorio che essa abita, a fronte dell'assenza di un piano di tutela ambientale, preservazione del suolo e messa in sicurezza dell’assetto idrogeologico, a fronte dei livelli drammatici di disoccupazione che subiamo sulla nostra pelle, chiediamo il rispetto del diritto alla vita nei nostri territori. Siamo donne e uomini, individui e associazioni, sindacati, comitati e movimenti, che non vogliono continuare ad essere vittime di mancata prevenzione, di interessi predatori, di risorse drenate verso grandi opere costose e inutili, di mancanza di lavoro. Sappiamo di vivere nei diversi territori quotidianità e peculiarità differenti, ma siamo determinati a non rassegnarci, a non arrenderci, a costruire ogni giorno alternative politiche e sociali. Conosciamo uno ad uno i responsabili dei disagi che vivono gli abruzzesi, ad ogni livello: dal governo centrale fino ai potentati locali. Vogliamo politiche radicalmente differenti e lo affermeremo chiaramente di fronte al massimo organo istituzionale della terra che ci unisce: il Consiglio Regionale. Per questo chiamiamo a raccolta le popolazioni abruzzesi: porteremo anche di fronte al massimo organo istituzionale della regione le nostre proposte di redistribuzione delle risorse e di nuovi investimenti. Appuntamento il 18 aprile di fronte al Consiglio Regionale, a partire dalle ore 12. Sindacato di base Usb, As.i.a.-Usb, Zona 22 , Uallò Uallà, Uds L'Aquila, Link L'Aquila, 3e32 (AQ), CaseMatte, C.P.C. S. Santacroce Teramo, AltreMenti Valle Peligna, Paola Cardelli e Fabio Berardini (cons. comunali Teramo), etc. Piattaforma generale. Per intervenire in modo credibile nella messa in sicurezza del territorio dell'intero paese c'è bisogno dell'impegno del governo nazionale di un piano decennale di finanziamento straordinario di 20 miliardi annui. Senza una inversione di tendenza nelle scelte economiche nazionali difficilmente potremo rilanciare le zone del paese che periodicamente soffrono gli effetti di catastrofi naturali, sempre amplificate dalla mancata azione preventiva dell'uomo. Sul piano locale rivendichiamo: • Impegno da parte della Regione Abruzzo di fondi regionali per l’attuazione di un piano per la ricostruzione, per la messa in sicurezza del territorio a partire dagli edifici pubblici, le scuole e gli ospedali. Un piano di rilancio dei servizi pubblici e di ripristino delle infrastrutture primarie (strade, ponti, ecc.) costituisce la condizione indispensabile per rilanciare l’economia e lo sviluppo locale, favorendo la creazione di centinaia di migliaia di posti di lavoro e per bloccare la fuga delle giovani generazioni; • Utilizzo immediato dei 3,4 miliardi di fondi europei stanziati per il terremoto, spariti nella Legge di Bilancio per coprire invece i buchi provocati dal governo a causa dei regali fatti alle banche, per i quali la UE ha rinunciato al cofinanziamento da parte dell'Italia; • Piano per la ricostruzione delle città e dei paesi gravemente feriti dal terremoto e dai disastri ambientali; messa in sicurezza del patrimonio abitativo pubblico e privato con l'applicazione di criteri antisismici; bonifica delle discariche (a partire da quella di Bussi) che avvelenano centinaia di migliaia di cittadini abruzzesi; • Rientro nei luoghi di provenienza di tutti gli sfollati, requisendo nell’immediato gli immobili pubblici e privati sfitti e blocco delle ordinanze di sfratto; • Moratoria delle imposte e dei tributi nelle zone del cratere (Imu, tassa rifiuti, ecc.) per tutti i cittadini residenti e le piccole attività economiche; • Istituzione di un reddito sociale per tutti coloro che hanno perso il lavoro o le attività lavorative e per i disoccupati; • Valorizzazione del patrimonio paesaggistico e naturale incentivando la microeconomia agrituristica, l’allevamento e i pascoli di montagna, la cura dei boschi, per evitare i numerosi danni alluvionali che si ripetono spesso nel nostro paese e nella nostra regione; • Fermare la logica delle grandi opere e i progetti che mettono a rischio il territorio, come quelli presenti anche all’interno del Masterplan approvato dalla Regione Abruzzo. 18 aprile 2017

A FIANCO DEI COMPAGNI DI LIVORNO: ASSEMBLEA CITTADINA SABATO 11 FEBBRAIO

Livorno -

A fine dicembre la Procura di Livorno ha denunciato 13 attivisti dell’ASIA/USB, da tempo impegnati nelle lotte per la casa ed in difesa dei precari e disoccupati della città. Le denunce sono arrivate a conclusione di una dettagliata indagine condotta dalla DIGOS cittadina e costruita attorno alla denuncia di due donne che si sono rivolte alla questura in seguito al fatto che erano state allontanate da una delle occupazioni di Livorno. Dalla lettura del voluminoso fascicolo che la questura di Livorno ha confezionato attorno a questa indagine si intuisce come una parte cospicua del personale sia stato dedicato all’inchiesta: hanno cioè deciso di investire uomini e risorse senza badare a spese, nella convinzione della grande rilevanza del tema. Pedinamenti, appostamenti, intercettazioni telefoniche e reperimento di testimonianze: un’attività investigativa in grande stile. La domanda che viene spontanea è: perché? Perché si decide di dedicare tanto tempo e tante risorse ad una questione di così poca rilevanza? La risposta sta nel crescente protagonismo della federazione USB di Livorno, nella sua capacità di misurarsi con la questione abitativa ma contemporaneamente di allargare lo sguardo al mondo della disoccupazione e della precarietà. In una città in fortissima crisi come Livorno, con un tasso di disoccupazione alle stelle, questo attivismo e questa capacità attrattiva spaventano gli organi di sicurezza e costringono a correre ai ripari. L’affermazione nelle ultime elezioni comunali del 2014 di un sindaco Cinque Stelle era già stato un segnale che nella città sono crescenti sia il disagio sociale che la disaffezione nei confronti delle forze che risultano compromesse con il sistema. Ora che il cambiamento sul piano amministrativo è risultato incapace di produrre significative novità sul piano sociale, la soluzione “di polizia” diventa l’unica strada per contenere la rabbia ed impedire che crescano le simpatie verso l’organizzazione sindacale indipendente. Peraltro le modalità dell’inchiesta e soprattutto i reati ipotizzati segnalano il tentativo di ulteriore torsione delle norme penali all’interesse tutto politico del soffocamento del conflitto sociale. Come a Roma o in altre città si sta ricorrendo all’uso del codice antimafia per comminare misure di sorveglianza speciale agli attivisti del movimento per la casa, così a Livorno si ricorre alle norme anti stalking, contro la violenza sulle donne, per limitare l’agibilità politica del sindacalismo indipendente. Non c’è limite alla fantasia ed alla creatività di giudici che con grande scioltezza utilizzano fattispecie di reato elaborate per ben altri contesti. Cosa c’entra la legge contro la violenza sulle donne con le forme di autogestione che le famiglie di inquilini/occupanti si danno dentro le occupazioni? Eppure, non potendo intervenire per sgomberare un palazzo costruito su una falda acquifera, costato centinaia di migliaia di euro alle casse pubbliche e sostanzialmente inutilizzabile, e nel quale sono riparate famiglie senza casa, la procura inventa un nuovo teorema per provare a mettere in cattiva luce chi lotta per il diritto all’abitare. ASIA/USB è impegnata in moltissime città a contrastare sfratti e sgomberi e a difendere il diritto ad un alloggio decente. Sabato 21 gennaio si è tenuta a Roma l’Assemblea cittadina dei delegati e ha deciso i prossimi passaggi del nostro lavoro e per promuovere, tutti assieme, la risposta più adeguata a questo infame tentativo di criminalizzare chi lotta per i diritti e la giustizia sociale. Il primo appuntamento lanciato: ASSEMBLEA CITTADINA SABATO 11 FEBBRAIO ORE 16,00 PRESSO ARENA ASTRA PIAZZA LUIGI ORLANDO LIVORNO

METTERE IN SICUREZZA IL TERRITORIO PER NON MORIRE PIÙ DI DISASTRI AMBIENTALI: ASSEMBLEA SABATO 18 FEBBRAIO A TERAMO

Teramo -

Se si impegnano ulteriori 20 miliardi per salvare quattro banche significa che i soldi ci sono. Vogliamo che 20 miliardi all'anno per almeno 10 anni siano spesi per mettere in sicurezza il territorio, per costruire e ricostruire case sicure, per un vasto rimboschimento, per la salvaguardia idrogeologica, per un piano di valorizzazione dei territori e delle attività produttive tipiche, per un rinnovato sistema di soccorso e di prevenzione basato sul corpo dei vigili del fuoco e non su privati legati alle più svariate cordate partitiche. 200 miliardi per salvare l'ambiente e vite umane e al tempo stesso per creare centinaia di migliaia di posti di lavoro. Ne discutiamo il 18 febbraio a Teramo dalle ore 10.30 alle 18.00 presso la Sala Polifunzionale della Biblioteca del Comune di Teramo, Via Vincenzo Comi 11, con esperti e con la popolazione. APPELLO LANCIATO DA USB E ASIA NELLE SETTIMANE PASSATE.BASTA IPOCRISIA E RETORICA SU TERREMOTO E NEVE: ORGANIZZIAMO UN CONFRONTO SULLE COSE DA FARE Non solo terremoti e nevicate eccezionali ma anche e soprattutto un territorio devastato e violentato da abusi edilizi, disboscamenti, piani regolatori non rispettati o inesistenti, e poi procedure, sistemi e mezzi di emergenza assolutamente inadeguati. Questo è il “bel paese” sotto i nostri occhi in questi giorni e diventa sempre più insopportabile l'ipocrisia e la retorica del “ora è il tempo di salvare le vite, poi discuteremo delle responsabilità” che si leva da governo, istituzioni e gran parte delle forze politiche e dei media. Quel “poi” non arriva mai e ogni volta si ripete sempre la stessa storia: promesse, dichiarazioni roboanti, patetici appelli alla solidarietà e poi tutto nel dimenticatoio. Noi non ci stiamo. Certo all'inizio si devono salvare le vite e siamo stati tutti felici di vedere quei bambini uscire dalla montagna di neve che li aveva seppelliti. Certo siamo orgogliosi di avere dei vigili del fuoco e dei soccorritori che si sacrificano giorno e notte, spesso scavando con le mani. Non ne possiamo più però delle raccolte di soldi per i terremotati: le abbiamo organizzate anche noi ma siamo convinti che uno stato che spende 20 miliardi per salvare qualche banca non dovrebbe aver bisogno delle “collette” di privati cittadini, non dovrebbe far passare 6 mesi per montare 25 (venticinque) casette di legno ad Amatrice, non dovrebbe attendere giorni (e neanche tante ore) per far arrivare mezzi di soccorso in un territorio dove nevicava da giorni e a forte rischio sismico, non dovrebbe permettere la distruzione delle economie locali come sta avvenendo in quei territori dove gli allevament di animali che rappresentano per molti l'esclusivo sostentamento, sono abbandonati al loro destino. La magistratura indagherà su eventuali responsabilità specifiche ma quelle che denunciamo sono responsabilità politiche che coinvolgono i governi degli ultimi decenni. Se in Giappone un terremoto del 7° grado produce qualche lieve ferito e da noi eventi molto meno gravi fanno centinaia di vittime, significa che è il sistema di prevenzione che non funziona. Sarebbe necessario un piano decennale di risanamento complessivo del territorio, di rimboschimento, di manutenzione dei sistemi idrici, di verifica preventiva dello stato degli edifici nelle zone a rischio sismico. Una verifica che dovrebbe poi produrre lavori di adeguamento sismico quando possibile e di ritiro dell'abitabilità quando impossibile con costruzione di altre abitazioni a carico dello stato. Si dovrebbero dotare gli enti locali, magari consorziandoli, di mezzi adeguati per gli interventi preventivi senza aspettare che gli spazzaneve arrivino da centinaia di chilometri di distanza. Anche l'emergenza dovrebbe essere riportata ad un sistema totalmente pubblico, efficace ed adeguato, basato non sull'attuale “protezione civile” che per molti versi è legato ai partiti e alla burocrazia ma principalmente sul corpo dei vigili del fuoco che dovrebbe essere fortemente rinforzato in mezzi moderni e uomini, con presidi fissi sul territorio, con strumenti e procedure adeguate a tutte le emergenze. Tutto ciò produrrebbe decine di migliaia di posti di lavoro stabili, contribuendo così anche alla ripresa economica di territori che in molti casi vivono in situazioni di forte disagio sociale, di sottosviluppo e di fortissima disoccupazione. Se i soldi si trovano per le banche, a maggior ragione devono essere trovati per rendere vivibile il paese, per prevedere un risanamento complessivo dell'ambiente e degli edifici, per costruire un sistema di emergenza realmente efficace e legato al territorio. USB ha elaborato una proposta di legge, gia depositata alla camera, sulla protezione civile e la prevenzione e nella quale proponiamo l'avvio di una massiccia opera di risanamento idrogeologico a livello nazionale e messa in sicurezza del tertitorio prevalentemente sismico assumendo giovani con le professionalità necessarie e utili come geometri, ingegneri, architetti, geologi etc. Di tutto questo vogliamo parlare e per questo organizzeremo presto un confronto pubblico che vorremmo si tenesse in contatto diretto con quei territori violentati dal terremoto e dall'ingordigia dell'uomo e dalla ricerca del profitto a tutti i costi. Un confronto al quale chiederemo di partecipare anche esperti geologi e ricercatori e i vigili del fuoco, i veri professionisti dell'emergenza.USB e ASIA

BASTA IPOCRISIA E RETORICA SU TERREMOTO E NEVE: ORGANIZZIAMO UN CONFRONTO SULLE COSE DA FARE

Roma -

Appello dell'Unione Sindacale di Base Non solo terremoti e nevicate eccezionali ma anche e soprattutto un territorio devastato e violentato da abusi edilizi, disboscamenti, piani regolatori non rispettati o inesistenti, e poi procedure, sistemi e mezzi di emergenza assolutamente inadeguati. Questo è il “bel paese” sotto i nostri occhi in questi giorni e diventa sempre più insopportabile l'ipocrisia e la retorica del “ora è il tempo di salvare le vite, poi discuteremo delle responsabilità” che si leva da governo, istituzioni e gran parte delle forze politiche e dei media. Quel “poi” non arriva mai e ogni volta si ripete sempre la stessa storia: promesse, dichiarazioni roboanti, patetici appelli alla solidarietà e poi tutto nel dimenticatoio. Noi non ci stiamo. Certo all'inizio si devono salvare le vite e siamo stati tutti felici di vedere quei bambini uscire dalla montagna di neve che li aveva seppelliti. Certo siamo orgogliosi di avere dei vigili del fuoco e dei soccorritori che si sacrificano giorno e notte, spesso scavando con le mani. Non ne possiamo più però delle raccolte di soldi per i terremotati: le abbiamo organizzate anche noi ma siamo convinti che uno stato che spende 20 miliardi per salvare qualche banca non dovrebbe aver bisogno delle “collette” di privati cittadini, non dovrebbe far passare 6 mesi per montare 25 (venticinque) casette di legno ad Amatrice, non dovrebbe attendere giorni (e neanche tante ore) per far arrivare mezzi di soccorso in un territorio dove nevicava da giorni e a forte rischio sismico, non dovrebbe permettere la distruzione delle economie locali come sta avvenendo in quei territori dove gli allevament di animali che rappresentano per molti l'esclusivo sostentamento, sono abbandonati al loro destino. La magistratura indagherà su eventuali responsabilità specifiche ma quelle che denunciamo sono responsabilità politiche che coinvolgono i governi degli ultimi decenni. Se in Giappone un terremoto del 7° grado produce qualche lieve ferito e da noi eventi molto meno gravi fanno centinaia di vittime, significa che è il sistema di prevenzione che non funziona. Sarebbe necessario un piano decennale di risanamento complessivo del territorio, di rimboschimento, di manutenzione dei sistemi idrici, di verifica preventiva dello stato degli edifici nelle zone a rischio sismico. Una verifica che dovrebbe poi produrre lavori di adeguamento sismico quando possibile e di ritiro dell'abitabilità quando impossibile con costruzione di altre abitazioni a carico dello stato. Si dovrebbero dotare gli enti locali, magari consorziandoli, di mezzi adeguati per gli interventi preventivi senza aspettare che gli spazzaneve arrivino da centinaia di chilometri di distanza. Anche l'emergenza dovrebbe essere riportata ad un sistema totalmente pubblico, efficace ed adeguato, basato non sull'attuale “protezione civile” che per molti versi è legato ai partiti e alla burocrazia ma principalmente sul corpo dei vigili del fuoco che dovrebbe essere fortemente rinforzato in mezzi moderni e uomini, con presidi fissi sul territorio, con strumenti e procedure adeguate a tutte le emergenze. Tutto ciò produrrebbe decine di migliaia di posti di lavoro stabili, contribuendo così anche alla ripresa economica di territori che in molti casi vivono in situazioni di forte disagio sociale, di sottosviluppo e di fortissima disoccupazione. Se i soldi si trovano per le banche, a maggior ragione devono essere trovati per rendere vivibile il paese, per prevedere un risanamento complessivo dell'ambiente e degli edifici, per costruire un sistema di emergenza realmente efficace e legato al territorio. USB ha elaborato una proposta di legge, gia depositata alla camera, sulla protezione civile e la prevenzione e nella quale proponiamo l'avvio di una massiccia opera di risanamento idrogeologico a livello nazionale e messa in sicurezza del tertitorio prevalentemente sismico assumendo giovani con le professionalità necessarie e utili come geometri, ingegneri, architetti, geologi etc. Di tutto questo vogliamo parlare e per questo organizzeremo presto un confronto pubblico che vorremmo si tenesse in contatto diretto con quei territori violentati dal terremoto e dall'ingordigia dell'uomo e dalla ricerca del profitto a tutti i costi. Un confronto al quale chiederemo di partecipare anche esperti geologi e ricercatori e i vigili del fuoco, i veri professionisti dell'emergenza.USB Confederale

A FIANCO DEI COMPAGNI DI LIVORNO

Roma -

A fine dicembre la Procura di Livorno ha denunciato 13 attivisti dell’ASIA/USB, da tempo impegnati nelle lotte per la casa ed in difesa dei precari e disoccupati della città. Le denunce sono arrivate a conclusione di una dettagliata indagine condotta dalla DIGOS cittadina e costruita attorno alla denuncia di due donne che si sono rivolte alla questura in seguito al fatto che erano state allontanate da una delle occupazioni di Livorno. Dalla lettura del voluminoso fascicolo che la questura di Livorno ha confezionato attorno a questa indagine si intuisce come una parte cospicua del personale sia stato dedicato all’inchiesta: hanno cioè deciso di investire uomini e risorse senza badare a spese, nella convinzione della grande rilevanza del tema. Pedinamenti, appostamenti, intercettazioni telefoniche e reperimento di testimonianze: un’attività investigativa in grande stile. La domanda che viene spontanea è: perché? Perché si decide di dedicare tanto tempo e tante risorse ad una questione di così poca rilevanza? La risposta sta nel crescente protagonismo della federazione USB di Livorno, nella sua capacità di misurarsi con la questione abitativa ma contemporaneamente di allargare lo sguardo al mondo della disoccupazione e della precarietà e in diverse categorie di lavoratori. In una città in fortissima crisi come Livorno, con un tasso di disoccupazione alle stelle, questo attivismo e questa capacità attrattiva spaventano gli organi di sicurezza e costringono a correre ai ripari. L’affermazione nelle ultime elezioni comunali del 2014 di un sindaco Cinque Stelle era già stato un segnale che nella città sono crescenti sia il disagio sociale che la disaffezione nei confronti delle forze che risultano compromesse con il sistema. Ora che il cambiamento sul piano amministrativo è risultato incapace di produrre significative novità sul piano sociale, la soluzione “di polizia” diventa l’unica strada per contenere la rabbia ed impedire che crescano le simpatie verso l’organizzazione sindacale indipendente. Peraltro le modalità dell’inchiesta e soprattutto i reati ipotizzati segnalano il tentativo di ulteriore torsione delle norme penali all’interesse tutto politico del soffocamento del conflitto sociale. Come a Roma o in altre città si sta ricorrendo all’uso del codice antimafia per comminare misure di sorveglianza speciale agli attivisti del movimento per la casa, così a Livorno si ricorre alle norme anti stalking, contro la violenza sulle donne, per limitare l’agibilità politica del sindacalismo indipendente. Non c’è limite alla fantasia ed alla creatività di giudici che con grande scioltezza utilizzano fattispecie di reato elaborate per ben altri contesti. Cosa c’entra la legge contro la violenza sulle donne con le forme di autogestione che le famiglie di inquilini/occupanti si danno dentro le occupazioni? Eppure, non potendo intervenire per sgomberare un palazzo costruito su una falda acquifera, costato centinaia di migliaia di euro alle casse pubbliche e sostanzialmente inutilizzabile, e nel quale sono riparate famiglie senza casa, la procura inventa un nuovo teorema per provare a mettere in cattiva luce chi lotta per il diritto all’abitare. ASIA/USB è impegnata in moltissime città a contrastare sfratti e sgomberi e a difendere il diritto ad un alloggio decente. Sabato 21 si terrà a Roma l’Assemblea nazionale dei delegati per decidere i prossimi passaggi del nostro lavoro e per promuovere, tutti assieme, la risposta più adeguata a questo infame tentativo di criminalizzare chi lotta per i diritti e la giustizia sociale.

Asia-Usb Livorno sotto attacco.

Livorno -

Il comunicato del sindacato degli inquilini di Livorno dopo l'ennesimo atto repressivo Negli ultimi mesi il sindacato Asia-Usb si è reso protagonista di diverse iniziative di denuncia e di lotta nella nostra città. La contestazione all’ex premier Renzi  (costretto a svolgere il suo comizio dentro un capannone in periferia) che ha visto la partecipazione di centinaia di giovani, lavoratori e famiglie.  La manifestazione davanti alla sede del PD il giorno successivo al referendum costituzionale per ribadire le ragioni del NO sociale e contro il Job Act e i voucher. Il presidio di denuncia davanti al palazzo del picchetto in piazza Guerrazzi, una struttura all’interno della quale viene chiesto sistematicamente il “pizzo” da parte di alcuni occupanti. Da ultima l’occupazione simbolica di uno stabile in piazza Cavallotti di proprietà di una società legata alla famiglie dell’ex premier, società per cui i PM Fiorentini hanno chiesto il fallimento a seguito di numerose segnalazioni della Guarda di Finanza.  Proteste forti e determinate ma sempre pacifiche. Queste iniziative non devono essere piaciute a qualcuno infatti proprio stamattina, martedì 27 dicembre,  13 appartenenti al sindacato inquilini Asia-Usb sono stati convocati in questura per ritirare alcune notifiche. In sette pagine di ordinanza del GIP Antonio dal Forno viene descritto il nostro sindacato come una vera e propria  “associazione a delinquere” dedita alla gestione delle occupazioni. Niente di più falso. Il nostro sindacato sostiene, come è normale che sia, famiglie che si rivolgono ai nostri sportelli aiutandole a trovare delle soluzioni attraverso  vari canali, utilizzando anche la consulenza di alcuni avvocati.  Solo una parte, quando purtroppo non ha  alternative, decide autonomamente di intraprendere un percorso di occupazione abitativa dandosi delle regole di normale convivenza, partecipazione  e solidarietà tra gli inquilini occupanti. Anche in questo caso Asia continua a sostenerli  sindacalmente nelle loro legittime richieste. A torto o ragione molti di essi hanno ottenuto per fortuna una casa popolare. Nello specifico, ma è ovviamente solo un subdolo pretesto, i  13 iscritti ( che guarda caso risultano essere i più attivi politicamente) vengono accusati di aver minacciato un occupante per costringerlo ad abbandonare una struttura. Un’indagine a tempo record, svolta dalla Digos Livornese, che ha portato ad una ordinanza di applicazione di misura cautelare  di “divieto di avvicinamento” alla struttura medesima per tutti i componenti oltre che ad una denuncia penale per alcuni “fantasiosi” reati.  Un attacco gravissimo che arriva proprio in questi giorni quando il nostro sindacato è impegnato su molti fronti. Per il 14 gennaio è prevista una manifestazione in piazza Cavallotti contro le politiche dell’attuale governo in tema di lavoro e emergenza abitativa. Un attacco da cui sapremo difenderci in tutte le sedi. Che dire? Non ci siamo dimenticati le gravi dichiarazioni di un ispettore della Digos che neanche un mese fa chiese ad un inquilino di una occupazione  “di informarsi se esistevano delle famiglie che avevano avuto problemi con il sindacato e di portarle in Questura da lui”.  Non ci dimentichiamo che il nostro sindacato è stato l’unico ad avere il coraggio di denunciare il “racket” tra gli abitanti del palazzo del Picchetto quando la solerte Digos locale monitorava da tempo quella struttura senza mai intervenire.  La nostra attività politica e sindacale si è sempre svolta alla luce del sole e non abbiamo certo paura di rivendicare le nostre pratiche, anche e soprattutto quelle più determinate.  E’ più illegale mandare per strada una famiglia con dei minori in pieno inverno dopo averle venduta la casa all’asta,  oppure organizzare un picchetto per difenderla? E’ più illegale lasciare interi immobili all’abbandono e al degrado oppure sostenere delle famiglie in difficoltà che decidono di occuparli? Sindacato Inquilini Asia-Usb 27 dicembre 2016

Livorno: Territorio di conquista per speculatori e imprese

Livorno -

Territorio di sfruttamento e disoccupazione per i Livornesi Questa mattina, 22 dicembre 2016, il sindacato Asia Usb ha occupato, simbolicamente, per qualche ora, un’enorme palazzo con decine di appartamenti in piazza Cavallotti. L’ennesimo simbolo di una speculazione senza fine, portata avanti dalla cricca imprenditoriale del partito democratico, ai danni dei livornesi. L’immobile in questione è di proprietà della COEM srl di Rignano sull’Arno di Bacci Andrea. Società per cui i PM Fiorentini hanno chiesto e ottenuto, neanche un mese fa, un’istanza di fallimento dopo aver ricevuto un’annotazione della Guardia di Finanza. Si parla di alcuni intrecci economici anche con la società Lucchese Calcio e di debiti per 13,78 milioni di euro. Ma chi è Bacci Andrea? Ex socio e creditore di Tiziano Renzi da sempre vicino alla famiglie dell’ex Premier e attuale segretario del partito democratico. Renzi lo avevo proposto come amministratore delegato della Telecom Sparkle dopo avergli affidato numerose cariche nelle partecipate Fiorentine quando era sindaco. Nel 2011 con una decisione di giunta (allora sindaco Cosimi) si dette avvio alla variante urbanistica ex Cinema La Gran Guardia. Il palazzo di via Santa Giulia, angolo Piazza cavallotti, fa parte di quella variante. Ennesima speculazione edilizia inutile e ennesima beffa nei confronti della città. Dalle informazioni in nostro possesso sembrerebbe che una porzione dell’immobile doveva essere ceduta al comune per il famoso progetto della cineteca pubblica. Cosa succederà dopo l’istanza di fallimento? Alcune piccole ditte , anche Livornesi, non hanno più ricevuto i pagamenti dovuti dalla Coam rischiando così di fallire. Decine di appartamenti resteranno vuoti. Il solito imprenditore non subirà nessuna conseguenza e nella nostra città si continuerà a speculare impunemente. Il minimo che si possa fare è requisire temporaneamente l’interno immobile dando seguito alla delibera del consiglio comunale votata quest’estate. La giunta Pentastellata avrà il coraggio di farlo? Dopo il fallimento pilotato del cantiere navale per costruire centinaia di appartamenti, dopo il progetto della piattaforma Offshore costata quasi un miliardo di euro senza neanche un posto di lavoro in cambio, in vista delle prossime grandi opere come la Darsena Europa e il nuovo ospedale pensiamo sia arrivato il momento di dire basta. Livorno ha già pagato abbastanza ricevendo in cambio solo disoccupazione, precarietà ed emergenza abitativa. In questa progetto criminale il Partito Democratico e la sua cricca di imprenditori e cooperative hanno giocato un ruolo centrale. Dirigenti comunali compiacenti e alcune segreterie sindacali hanno fatto il resto. La lega Nord è la destra, foraggiando un’inutile guerra contro gli stranieri e gli immigrati, hanno anch’essi il loro ruolo. Far credere al disoccupati Livornesi che i responsabili della loro situazione sono gli immigrati che “rubano” il lavoro, i servizi e le case quando in realtà esiste una chiara strategia di dismissione del patrimonio pubblico, di precarizzazione del lavoro (ad esempio attraverso i voucher) e privatizzazione dei servizi pubblici. Per noi non esiste differenza tra un lavoratore straniero e uno Italiano. Non è certo lui il nostro vero nemico. Per tutti questi motivi invitiamo i lavoratori, i disoccupati, gli studenti e tutti quei soggetti che stanno pagando questa crisi a partecipare al presidio del giorno 14 gennaio dalle ore 17 in piazza Cavallotti. Porteremo in piazza le ragioni del NO sociale al referendum dopo che il nuovo governo “fotocopia” ha deciso di confermare tutte le riforme economiche che hanno affossato il nostro paese e la nostra città. In vista del grande corteo cittadino in preparazione a febbraio, promosso da diversi soggetti cittadini, ribadiremo ancora una volta che Livorno non deve essere territorio di conquista per nessuno. Asia-Usb Livorno Comitato Livornese disoccupati e precari

GIÙ LE MANI DALLE CASE POPOLARI! TANTI ABITANTI DELLE CASE POPOLARI DI BOLOGNA ALL'ASSEMBLEA DELL'ASIA-USB

Bologna -

In data 10 dicembre a Bologna si è tenuta un’assemblea di grande importanza, organizzata da Asia-USB sul tema della riforma regionale ERP che dovrebbe entrare in vigore dal 1 gennaio 2017. Questa legge, scritta e fortemente voluta dal PD regionale, prevede tre novità catastrofiche: - sbarramento all’accesso: può fare domanda di casa popolare solo chi ha 3 anni di residenza o contratto di lavoro continuativo in regione. Questo provvedimento nasce per penalizzare i migranti, ma ha effetto anche sui molti lavoratori in mobilità, che arrivano da altre regioni, e non possono nemmeno fare domanda prima di tre anni. - aumento dei canoni: nel calcolo degli affitti avrà maggiore peso il valore e le caratteristiche dell’immobile, con inevitabili aumenti dei canoni e possibili incongruenze tra questi e la situazione reddituale del nucleo assegnatario. - “turn-over”: si abbassa il limite di ISEE annuo per la permanenza del nucleo nell’alloggio, da 34.308€ a 24.016€. Per chi supera tale limite sarà avviata la procedura di sfratto. Questo in particolare è l’aspetto più preoccupante della legge, non solo perché sancirà centinaia di sfratti, ma perché di fatto snatura la funzione stessa delle case popolari. Questi alloggi sono patrimonio pubblico, che i lavoratori hanno pagato per generazioni attraverso le tasse destinate alla cassa Gescal, e non possono essere equiparati alle strutture di emergenza, con un continuo ricambio come vorrebbe l’assessore regionale Gualmini. Inoltre, viene difficile credere che gli alloggi svuotati tramite questa legge saranno tutti riassegnati, visto che l’orientamento del governo nazionale è quello di estinguere o privatizzare tutti i servizi di welfare pubblico, compresa la vendita del patrimonio abitativo pubblico a privati. L’assemblea, alla quale hanno partecipato anche altre realtà cittadine come l’ass. Sind. Pugno Chiuso, Rifondazione e alcuni membri del Movimento 5 Stelle, è stata animata da numerosi interventi da parte dei moltissimi inquilini presenti. E’ stata forte la presa di coscienza collettiva dell’importanza oggi di difendere il patrimonio pubblico e, anzi, lottare per ampliarlo, in modo che il diritto di tutti a un alloggio a prezzo equo sia rispettato. Così come forte è stata l’indignazione espressa, il senso di tradimento percepito dai cittadini nell’apprendere che una legge che ha conseguenze così pesanti è stata approvata senza alcun confronto con le parti sociali in causa, con gli assegnatari stessi. L’assemblea ha quindi deciso una prima data di mobilitazione, per far ritirare da subito questa legge e discutere, con la presenza di un comitato di controllo popolare composto dagli inquilini stessi, una vera riforma del patrimonio abitativo pubblico, che punti all’ampliamento con politiche attive invece che all’annullamento, a partire dall’utilizzo immediato degli stabili sfitti. Il NO al referendum ha messo in difficoltà il PD, autore della legge, che ha già posticipato di 6 mesi l’applicazione dei nuovi canoni, dunque il 20 dicembre, alle ore 15.30, giorno in cui l’Assemblea Regionale dovrebbe approvare il bilancio, saremo insieme all’inquilinato in presidio sotto la sede della Regione, per il ritiro di questa legge e per dire forte e chiaro che non si può approvare un bilancio che non preveda lo stanziamento fisso di fondi pubblici per l’ampliamento del patrimonio ERP! Asia-USB Bologna

PARMA: ATTENTATO INCENDIARIO ALLA SEDE USB

Parma -

COMUNICATO STAMPA  Un gravissimo atto di intimidazione che non fermerà la nostra determinazione Questa notte è stato compiuto un attentato incendiario alla sede di USB Parma: un fatto gravissimo, secondo la Confederazione USB, con chiari scopi intimidatori verso la nostra organizzazione sindacale, i lavoratori, gli iscritti e delegati. A Parma, come nel resto del nostro paese, la USB si sta distinguendo per la capacità di organizzare e sostenere le lotte dei lavoratori, per la volontà di costruire un sindacato conflittuale e di classe capace di spezzare le catene delle nuove e vecchie schiavitù del lavoro salariato. Dalla campagna per il No sociale al referendum, alla denuncia degli accordi truffa nel pubblico impiego e nei metalmeccanici, alle lotte nella logistica, la USB sta dimostrando che organizzare una opposizione sociale e sindacale è possibile. Per questo incendiare una sede dell’USB, del sindacato conflittuale e di classe, è un atto che colpisce tutti i lavoratori e le lavoratrici. Gli attentatori di questa notte vogliono evidentemente attaccare e indebolire la nostra presenza e capacità di azione ma non ci riusciranno. Gli attentatori di questa notte hanno agito convinti di poter godere di una impunità che non possiamo accettare né a Parma e né altrove. Da parte nostra ci attiveremo con tutte le iniziative necessarie alla gravità del fatto, ma chiediamo alle istituzioni cittadine dal Sindaco al Prefetto di Parma di non ignorare o derubricare questo attentato e di prendere ogni possibile provvedimento per garantire il diritto dei lavoratori ad organizzarsi sindacalmente nel territorio. La migliore risposta a questo attentato sarà la nostra stessa rinnovata determinazione nelle lotte sul territorio e nei luoghi di lavoro. Roma, 7 dicembre 2016 Ufficio Stampa USB Rossella Lamina

DOPO LE TANTE PROTESTE LA REGIONE EMILIA SOSPENDE LA NUOVA LEGGE SUI CANONI. ASIA: FERMIAMO LA LEGGE ANTI POPOLARE!

Bologna -

Così non basta! Dopo aver approvato in silenzio, quasi di nascosto, una legge che di fatto inizia un'opera di distruzione delle case popolari, troviamo normale che il PD regionale si trovi ora a fare i conti con la devastazione che essi stessi stanno creando. Speravano, infatti, che nessun inquilino si rendesse conto di questa legge finchè non è già troppo tardi, quando lo sfratto è in arrivo o il canone si alza. Infatti, nè Acer nè Sunia, che si vanta di un gran numero di inquilini iscritti, hanno avuto la decenza di informarli, per quanto sapessero bene di questa legge. Da mesi stiamo facendo assemblee in tutti i quartieri di Bologna per informare gli inquilini e lanciare un messaggio: DIFENDIAMO LE CASE POPOLARI! Nessuno sfratto deve essere eseguito, nessun inquilino deve lasciare la propria casa e nessun canone dev'essere alzato, e soprattutto la nuova legge regionale sull'ERP va cancellata! Questo ha contribuito a generare fin da subito consapevolezza e rabbia nell'inquilinato, soprattutto per la vergogna di quello che questa amministrazione sta facendo: togliere ai lavoratori le case che per anni hanno pagato, fin dall'istituzione della cassa GESCAL, farli sentire degli ospiti in casa propria, sempre precari e a rischio sfratto. A quanto pare la giunta regionale lo ha capito, ma invece di bloccare, come deve fare, l'entrata in vigore della legge in ogni sua parte, ha bloccato solo quella relativa ai canoni d'affitto, che avrebbero voluto alzare. Resta valida, e sarà applicata dal 1 gennaio 2017, la parte peggiore di questa legge tremenda, quella che condannerà centinaia, forse migliaia di famiglie allo sfratto tramite l'abbassamento della soglia ISEE entro la quale il nucleo può rimanere dentro la casa popolare. Questo è inaccettabile, difenderemo ogni sfratto in casa Acer e lotteremo insieme agli inquilini finchè la legge non sarà cancellata! Di questo e molto altro parleremo il 10 dicembre, ore 15.30 in sala Vinka Kitarovic, in piazza Spadolini q.re San Donato, in un'assemblea a cui invitiamo l'inquilinato e la città tutta. LA CASA POPOLARE NON SI TOCCA, LA DIFENDEREMO CON LA LOTTA! Asia-USB Bologna

DIFENDIAMO L'EDILIZIA PUBBLICA: MANIFESTAZIONE 18 OTTOBRE ALLA REGIONE LAZIO

Roma -

DIRITTO ALLA CASA: la REGIONE LAZIO e le PROMESSE da MARINAIO! Negli ultimi tre anni la Giunta Zingaretti, sotto la pressione dei tanti comitati degli inquilini resistenti e dei movimenti, è stata più volte chiamata al confronto per rispondere alla richiesta di decine di migliaia di cittadini romani e laziali di avviare una nuova politica di tutela del diritto all’abitare. E’ stato richiesto a gran voce: di rendere operativo il piano regionale sull’emergenza casa (delibera n. 18/2014) che prevedeva l’utilizzo dei 250 milioni (fondi ex-Gescal) necessari al reperimento delle prime migliaia di alloggi, anche con il recupero del patrimonio esistente; di verificare le modalità di gestione dei piani di edilizia agevolata e le violazioni commesse dalle imprese e coop. costruttrici (i famosi Piani di Zona) che hanno applicato per alloggi sociali canoni o prezzi di vendita ai valori di mercato; un piano di tutela degli inquilini degli enti previdenziali (Enasarco, Enpaia, Inps, Casse ragionieri-geometri-notariato-forense, ecc.) vittime di un attacco generalizzato con l’aumento insostenibile degli affitti o con le dismissioni speculative che colpiscono le famiglie con redditi bassi e gli anziani; un piano di gestione del patrimonio delle case popolari lasciato nel totale abbandono, il blocco dei piani di dismissione degli alloggi e il riconoscimento del diritto alla casa a chi ha i requisiti ed è senza titolo a causa della mancata gestione del patrimonio pubblico da parte del Comune e degli Ater; l’approvazione di una norma che definisca il canone sociale, legato ai redditi familiari così come prevede la legge, per gli alloggi della Regione Lazio e dell’Ater non assoggettati all’E.R.P.; al Presidente Zingaretti un provvedimento di blocco degli sfratti e degli sgomberi, visto che la materia della casa è competenza delle regioni in base al titolo V della Costituzione. Nei numerosi incontri avvenuti nei mesi scorsi, fino ad inizio dell’anno corrente, è stato promesso l’avvio di tavoli di lavoro per approfondire i singoli temi: promessa mai mantenuta. Intanto la situazione abitativa nella nostra regione e in particolare nella città di Roma si sta aggravando sempre di più. L’ASIA-USB denuncia l’irresponsabile comportamento della Regione Lazio che ignora la gravità dell’emergenza casa, che coinvolge sempre più ampi settori della società. Questo atteggiamento contribuisce ad ingigantire una delle più grandi emergenze sociali del nostro paese. L’ASIA-USB invita tutti gli inquilini a mobilitarsi sotto la sede della Giunta regionale: MARTEDÌ 18 OTTOBRE dalle ore 10,00 MANIFESTAZIONE in via Giovanni Genocchi alla Garbatella. PER: - l’avvio del piano straordinario sull’emergenza casa e per il recupero del patrimonio esistente - porre fine alla truffa dei piani di zona - tutelare gli inquilini degli enti previdenziali da aumenti degli affitti e dismissioni speculative - difendere l’edilizia pubblica, per una sana gestione delle case popolari e per il riconoscimento del diritto alla casa ai senza titolo con i requisiti di legge - un canone sociale per gli alloggi pubblici non assoggettati all’E.R.P. - il blocco degli sfratti e degli sgomberi