Mutui: ecco come sospendere le rate

Roma -

Con la nuova moratoria prevista dalla Legge di Stabilità, c’è tempo fino al 31.12.2017 per chiedere la sospensione della quota capitale, mentre si continueranno a pagare gli...

Istat, scendono i prezzi delle case. Codacons: "Colpa del calo-mutui"

Milano -

Rispetto al 2010 la perdita di valore del mattone italiano raggiunge il 13,7%. Quello del primo trimestre è il quattordicesimo calo congiunturale, ma per la prima volta il nuovo si svaluta più dell'usato MILANO - Il 2015 si apre con la conferma dell'andamento al ribasso dei prezzi delle abitazioni, che dura da oltre tre anni. Lo confermano i dati Istat, secondo i quali nel primo trimestre dell'anno l'indice dei prezzi delle abitazioni diminuisce dello 0,7% rispetto al trimestre precedente e del 3,4% rispetto allo stesso periodo del 2014. Dati che aggiornano l'emorragia di valore del mattone italiano: con questa contrazione, la diminuzione rispetto al 2010 raggiunge il -13,7%. Alla riduzione concorrono sia le abitazioni esistenti, i cui prezzi, nello stesso periodo, sono scesi del 18,6%, sia le nuove per le quali si registra una variazione negativa dell'1,5%, spiega l'Istat. Si tratta dell'indice dei prezzi delle abitazioni (Ipab) acquistate dalle famiglie sia per fini abitativi sia per investimento. Come accade dagli inizi del 2013, rileva l'Istat, anche nel primo trimestre dell'anno in corso la diminuzione tendenziale è dovuta sia ai prezzi delle abitazioni esistenti (-3,8%) sia a quelli delle abitazioni nuove (-2,0%). Come risultato di questi andamenti, il differenziale in valore assoluto tra la variazione tendenziale dei prezzi delle abitazioni esistenti e quella delle nuove si riduce a 1,8 punti percentuali, il minimo - sottolinea l'Istituto di statistica - da quando è possibile calcolare la relativa serie storica. Anche il dato congiunturale conferma il quadro di generale ribasso dei prezzi. Quello registrato nel primo trimestre 2015 è infatti il quattordicesimo calo congiunturale consecutivo (rispetto cioè al trimestre precedente) e per la prima volta - rileva sempre l'Istat - è il risultato di una diminuzione dei prezzi delle abitazioni nuove (-1,0%) più ampia di quella delle abitazioni esistenti (-0,5%). I dati sono commentati dal Codacons, secondo il quale la dinamica negativa "è determinata dal crollo nelle erogazioni dei mutui alle famiglie da parte delle banche. Negli ultimi anni - prosegue il Codacons - i mutui per acquisto di abitazioni concessi dagli istituti di credito solo calati del 72%, passando dai 62,7 miliardi di euro del 2007 ai 17,6 miliardi di euro del 2013. Nell'ultimo periodo si è registrata una lieve inversione di tendenza, ma questa appare del tutto insufficiente a far riprendere il mercato immobiliare. Proprio il crollo delle erogazioni di mutui ha portato ad una forte riduzione delle compravendite con conseguenze sui prezzi delle abitazioni, in netto calo negli ultimi anni", afferma ancora l'associazione dei consumatori. "In Italia è sempre più difficile acquistare una casa, anche se i prezzi scendono - denuncia il presidente Carlo Rienzi - Questo perché i mutui non vengono più concessi e la loro erogazione è sottoposta ad un percorso a ostacoli impossibile da sostenere specie per le giovani coppie, i single o chi non dispone di garanzie sempre più elevate richieste dalle banche".

Sfratti in città, si aggrava l’emergenza

Lodi -

Famiglie che non riescono più a pagare il mutuo e vedono finire la loro casa all'asta, e affittuari con mesi di canone arretrato che vengono messi alla porta dal proprietario dell'appartamento, esasperato la sua parte pe ri mancati pagamenti. Il numero di chi da un momento all'altro rischia di trovarsi in mezzo a una strada, da due anni a questa parte a Codogno è in continua crescita. Nasce da qui l'appello pubblico lanciato lo scorso anno alla città dall'amministrazione comunale per chiedere aiuto a chiunque fosse in grado di mettere a disposizione alloggi o contribuire con offerte di denaro. Le risposte arrivarono, ma il perpetuarsi della crisi fa sì che la situazione non sia affatto migliorata. «Stiamo tamponando gli sfratti esecutivi con gli appartamenti che ci sono stati messi a disposizione dopo l'appello sull'emergenza sfratti - spiega l'assessore ai servizi sociali Rosanna Montani -. Il bisogno di casa interessa non soltanto chi è in graduatoria, ma anche quelli con assegnazione in deroga, ovvero che hanno avuto lo sfratto esecutivo e chiedono un alloggio per il periodo che va da quando vengono sfrattati a quando risecono a trovare una casa popolare o comunque un'altra sistemazione». Il comune di Codogno ha modificato il regolamento in materia portando a 6 gli alloggi destinati all'assegnazione in deroga. Ma il timore è che non siano più abbastanza. «È una realtà oggettiva e negli ultimi due anni in continua crescita - sintetizza l'assessore -. Chi ha i requisiti per entrare in graduatoria un minimo di speranza di trovare casa ce l'ha, per gli altri è ancora più difficile». I benefattori che hanno risposto alla chiamata del comune hanno chiesto di restare anonimi, e Montani si limita a descriverli come «privati cittadini e realtà ecclesiali. L'anno scorso abbiamo ricevuto 4mila euro in denaro e 6 appartamenti che da allora sono stati sempre occupati».

Espropriazione: dall’UE divieto di ipoteca sulla casa anche per banche e finanziarie

Roma -

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea emette una stravolgente sentenza contro ipoteche di banche e finanziarie: il diritto all’abitazione non si può toccare. Il giudice può bloccare, in via provvisoria, la finanziaria che mette all’asta la casa familiare del consumatore se si accorge che nel contratto di credito al consumo, fatto firmare a quest’ultimo, sono presenti una o più clausole abusive (quelle clausole, cioè, che pongono oneri particolarmente vincolanti a carico del consumatore e a vantaggio dell’azienda, vietate dalle direttive dell’UE). La vendita forzata può essere immediatamente stoppata perché il diritto all’abitazione è intangibile in base alle norme europee. È questa la sintesi di una interessantissima sentenza emessa qualche minuto fa dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea [1] che autorizza i giudici nazionali a stoppare la vendita forzata degli immobili per debiti contratti con banche e finanziarie. Queste ultime, invero, la fanno “da padroni” quando si tratta di contratti e modelli prestampati, imponendo ai cittadini clausole che, invece, sono spesso vietate dalla normativa europea (cosiddette “clausole abusive”). Risultato: l’ipoteca è nulla e il pignoramento immobiliare deve essere arrestato. I giudici comunitari chiariscono la portata della tutela dei consumatori in caso di diritto reale di garanzia (ipoteca) sulla casa d’abitazione. Il diritto all’abitazione è fondamentale e deve essere preso in considerazione dal giudice nazionale nell’attuazione della direttiva sulle clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori. Gli Stati membri sono tenuti ad adottare meccanismi di tutela tali da far cessare l’utilizzazione delle clausole qualificate come illegittime. Prosegue la Corte di giustizia: gli Stati Ue devono cioè applicare meccanismi efficaci per scoraggiare le pratiche abusive. In caso di rilevata sussistenza di tali clausole abusive deve dunque ritenersi che il giudice nazionale competente abbia la facoltà di adottare qualsiasi provvedimento provvisorio che vieti la prosecuzione dell’esecuzione forzata e della relativa vendita della casa nel corso di un procedimento di esecuzione stragiudiziale su un bene dato in garanzia. Non solo. La Corte di Giustizia mostra grande interesse per la “prima casa” o, comunque, qualsiasi abitazione dei cittadini. Si legge infatti nella sentenza: bisogna prestare particolare attenzione qualora il bene gravato dall’ipoteca sia l’immobile che costituisce l’abitazione della famiglia del consumatore. Vuoi restare aggiornato su questo argomento? Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newslette [1] C. Giust. UE, sent. n. C-34/13 del 10.09.14.

Crisi, boom di fallimenti, pignoramenti e sfratti. Gli avvocati: ‘Crollano altri contenziosi’

Roma -

La forte crisi economica si materializza nei tribunali. Rispetto al 2011, infatti, l’anno passato ha visto una variazione percentuale del 30 per cento in più rispetto ai fallimenti dichiarati, del 21 per cento per quanto riguarda i ricorsi per decreto ingiuntivo e il 46% degli sfratti per morosità (fonte IlSole24Ore). I dati della sezione fallimentare del tribunale di Roma segnalano, nel 2014, 3285 ricorsi per la dichiarazione di fallimento e 1091 fallimenti dichiarati. Ma c’è anche un’altra faccia della crisi: le spese del contenzioso salgono e si fa sempre più difficoltà a sostenere economicamente il giudizio. Calano le iscrizioni a ruolo: “Dovremmo essere all’incirca di un 20-25 per cento al di sotto rispetto agli anni precedenti”, afferma Mauro Vaglio, presidente dell’Ordine degli avvocati di Roma. E se per le cause di sfratto per morosità, “in genere si tende a procedere”, fanno sapere gli avvocati interpellati fuori dai tribunali, ci sono situazioni in cui, se il credito non è molto alto, si preferisce non sostenere spese (soprattutto per il contributo unificato, che negli ultimi anni è salito) e “rinunciare e procedere”  di Chiara Carbone

Boom di bonus affitti, crollano i mutui casa

Trieste -

Radicalmente mutata negli ultimi dieci anni la tipologia delle richieste di aiuto. Aumenti record nelle domande di assistenza delle famiglie: + 112% dal 2004 di Gianpaolo Sarti Crollano le domande per accendere ai contributi regionali per l’acquisto della prima casa. Dal 2007, l’anno precrisi, a oggi, il calo è del 76%. Tutto ciò a fronte di un raddoppio di quelle per pagare l’affitto: +112,25% nell’arco degli ultimi dieci anni. Due lati della stessa medaglia che descrivono a pennello il fenomeno dell’emergenza abitativa: la gente, senza lavoro o con occupazioni precarie, non può comprare un immobile e quindi non si rivolge più alla Regione per chiedere un aiuto. Le banche, d’altronde, concedono mutui col contagocce e a condizioni inaccessibili. Ma le famiglie non hanno nemmeno soldi a sufficienza per sostenere mensilmente un contratto di locazione e devono fare la fila ai servizi sociali comunali. Il fabbisogno, infatti, segna un incremento vertiginoso: dai 10 milioni e 700 mila euro di dieci anni fa, si è saliti ai 24 milioni di oggi. E il pubblico contribuisce sempre meno. La curva, come evidenziano le tabelle della Regione, segue esattamente le dinamiche della crisi negli ultimi anni. «Sono dati che rendono evidente la necessità di rivedere le politiche in questo complesso settore», afferma l’assessore Mariagrazia Santoro. Il crollo dei mutui Nell’arco di un decennio (46.265 le domande presentate complessivamente) la richiesta di fondi regionali per l’acquisto della prima casa è diminuita del 34%: si passa dalle 2.438 domande del 2004, alle 1.612 del 2014; 826 in meno. È proprio il 2008, l’anno da cui parte concretamente il lungo tunnel della crisi, che il trend inizia la sua caduta libera. Perché se tra il 2004 e il 2007 la platea si è via via allargata (rispettivamente 2.438, 4.225, 6.186 e 6.811 domande), nel 2008 si scende a 5.601 (-17%). Dalla punta massima raggiunta nel 2007 (6.811), dunque nell’anno immediatamente precedente all’inizio delle congiuntura economica, a oggi si precipita al -76%. Così pure tra il 2013 e il 2014 (-38%), a dimostrazione che negli ultimi mesi lo scenario non è affatto migliorato. L’impennata degli affitti La coda di persone che bussano alla porta dei servizi sociali comunali per un aiuto si è allungata a dismisura. Tutto questo a fronte di una progressiva diminuzione dei fondi pubblici disponibili. La domanda negli ultimi anni è salita del 112,25% (con un lieve calo dell’11% negli ultimissimi mesi): 4.497 le richieste di aiuto per pagare l’affitto nel 2004, 9.545 nel 2014. Nello stesso periodo considerato, il fabbisogno segnalato dal territorio schizza quindi dai 10.755.436,13 euro del 2004 ai 24.169.289,34 di quest’anno. Ma se dieci anni fa il pubblico riusciva a soddisfare praticamente tutti, ora davanti agli oltre 24 milioni necessari, tra fondi comunali, regionali e statali, si ottengono poco più di 16 milioni. Il sistema di contribuzione Per sostenere l’acquisto della prima casa in proprietà, la Regione contribuisce finanziando il 20% del costo dell’alloggio o le spese per i lavori, fino ad un importo massimo di 17.800 euro. La somma viene erogata in rate annuali costanti per un periodo di dieci anni. A favore di chi è in particolare debolezza economica, come anziani, giovani coppie, disabili, monoreddito e sfrattati, il contributo è elevato fino al 30% del costo per un importo totale massimo di 25.550 euro. I fondi assegnati a Banca Mediocredito per la gestione di questo canale contributivo ammontano per il periodo dal 2004 al 2014, a complessivi 856.073.981 euro. Per l’abbattimento del canone di affitto di chi accede al libero mercato, invece, la misura massima può raggiungere i 3.100 euro all’anno. Sono i singoli Comuni ad erogare l’assegno. Le politiche attuali Nel dettaglio, il “pianeta casa” comprende innanzitutto l’edilizia sovvenzionata e convenzionata con interventi regionali per la costruzione, l’acquisto e il recupero delle abitazioni da destinare alla locazione o la vendita a favore dei cittadini. Il braccio operativo della Regione sono le cinque Ater territoriali che gestiscono Il patrimonio immobiliare pubblico. Nel privato, invece, il sistema del welfare abitativo prevede il sostegno agli affitti e alla prima casa. Ma davanti all’aggravarsi del quadro sociale, l’assessore Mariagrazia Santoro ha iniziato ad aprire un ragionamento che porterà il prossimo anno a una riformulazione di parte degli strumenti fin qui utilizzati. «Questi dati - osserva l’esponente della giunta Serracchiani - rendono evidente che è necessario cambiare le politiche sul fronte casa. Il crollo delle domande per il sostegno ai mutui spiega l’impossibilità per le famiglie di rivolgersi alle banche. Paradossalmente - puntualizza - noi in questo momento stiamo aiutando già chi ha garanzie visto che il regolamento attuale prevede la contrazione del mutuo con la banca per il 50% dell’immobile. Questo meccanismo deve essere rivisto».

Sicilia, all’asta quasi 10 mila case. M5S: “In Parlamento la legge sull’impignorabilità”

Palermo -

Da destra a sinistra, passando per i 5 Stelle, tutti insieme per salvare le prime case dai pignoramenti non solo in Sicilia, ma in tutto il Paese. “In questo campo non ci sono steccati e schieramenti, la prima casa è un bene sacro per tutti a prescindere dai partiti e dalle appartenenze. Per questo tutti dobbiamo spingere in un’unica direzione e cercare di portare subito in parlamento la legge sull’impignorabilità che abbiamo approvato all’Ars recentemente”. Così Vanessa Ferreri, deputato del Movimento 5 Stelle all’ARS, che oggi ha lanciato un appello ai parlamentari siciliani di Camera e Senato di tutte le forze politiche perché si impegnino per far inserire nell’agenda nazionale la legge voto varata dall’ARS in ottobre, che prevede la tutela non solo per la prima casa ma anche i per beni mobili e immobili necessari per l’esercizio dell’attività imprenditoriale. Attualmente in Sicilia sono stati messi all’asta quasi 10 mila immobili, la metà dei quali abitazioni. “E il trend -dice la Ferreri – è in aumento. Da giugno a oggi i numeri sono lievitati di quasi il 50% nella sola provincia di Ragusa”. All’incontro di oggi, organizzato a Roma all’auditorium della Confesercenti dall’associazione Avviso pubblico, erano presenti tra gli altri il capogruppo del M5S all’ARS Valentina Zafarana e diversi politici. Tra questi anche alcuni rappresentanti del Comune di Vittoria, dove l’alto numero di pignoramenti ha quasi assunto i connotati di un’emergenza sociale e un uomo si è anche ucciso. “La nostra legge, nella quale sono conferiti altri due ddl – spiega la Zafarana – nasce con il fondamentale apporto della base e di grandi frange della società, che hanno contribuito a migliorarla con preziose indicazioni. Occorre ora fare il passo più importante: farla diventare legge dello Stato“.

Mutui Italia 2014: Davide Serra scommette sui crediti incagliati e chiede una legge a Renzi

Roma -

Non c’è dubbio. Davide Serra fa parlare di sé nel bene e nel male. L’ultimo caso è quello della Leopolda, il cuore del renzismo. C’era anche il finanziere che ha sicuramente portato molti voti agli avversari del premier quando ha affermato che lo sciopero è solo un costo, e che è una delle barriere che allontana i capitali stranieri. Lui però ha deciso di investire nel nostro paese. Dopo essere mancato a lungo dall’Italia ha annunciato di voler aprire una sede milanese che si occuperà dei crediti incagliati delle banche. In inglese si chiamano non performing loans e sono tutti quei prestiti che per un motivo o per un altro sono sofferenti, ovvero non hanno generato un flusso regolare di pagamenti. Le banche possono venderli ad una sorta di spazzino della finanza che li compra a prezzi stracciati e punta a ottenere ricavi anche leggermente superiori a quanto ha pagato. Questa vendita è utilizzata soprattutto negli ultimi mesi dalle banche europee, soprattutto da quando la Bce ha imposto loro di fare pulizia nei bilanci. In questo settore dovrebbe entrare ora Davide Serra con il fondo lussemburghese, Algebris Npl. E ora lancia una proposta che certo non si può definire disinteressata agli amici del governo Renzi. Ci vorrebbe una norma a costo zero – ovvero che non costa nulla al governo – per velocizzare i tempi di recupero dell’immobile in caso chi ha sottoscritto il mutuo non paghi le sue rate. Secondo il finanziere, “In Spagna, se tu non paghi il mutuo ci metti tre anni a recuperare la casa. Tre anni non sono pochi, pensiamo a qualcuno che per tre anni non paghi l’affitto. In Italia ne servono sette”. E poi continua “la banca che ti ha finanziato ogni anno perde automaticamente il 10% perché questo è quanto le costa in termini di liquidità e sofferenza, in dieci anni, come accade in Italia, una banca ci rimette tutto”. “Nel momento in cui uno non paga più, la banca è morta, dato che può sbagliare un prestito su 100. Una casa che magari valeva 100, le banche aspettano 8 anni, la vendono magari a 30. Poi arriva la Bce, ti fa l’esame della prostata e ti dice di chiudere”. Vedremo gli sviluppi.

Pignoramenti, stop agli sfratti immediati. Vittoria M5S

Roma -

Il M5S continua a battersi nelle Aule parlamentari per tutelare, con i fatti, i diritti dei cittadini. Nel corso della discussione in Commissione del Decreto Legge n. 132 sulla riforma della Giustizia Civile, è stato approvato, nonostante il parere contrario del governo, l'emendamento n. 19.19 presentato dai portavoce del M5S al Senato Maurizio Buccarella, Enrico Cappelletti e Ornella Bertorotta. L'emendamento presentato e fortemente voluto dai portavoce del M5S ha soppresso la lettera h) inserita dal Governo all'art. 19 del Decreto Legge n. 132 che avrebbe imposto al Giudice dell'esecuzione, per le case e abitazioni poste all'asta, lo sfratto o rilascio immediato dell'immobile senza alcuna possibilità per il proprietario di poter chiedere di continuare a vivere la propria casa o parte di essa sino alla effettiva vendita del bene. In sostanza l'emendamento presentato dal M5S prevede che, in caso di vendita all'asta dell'immobile pignorato, magari a seguito del mancato pagamento di alcune rate di mutuo in favore delle Banche sempre più usuraie, il proprietario possa continuare a vivere nella propria abitazione sino alla data di effettiva vendita. Immaginate quante persone o piccoli medi imprenditori si trovano oggi in gravissime situazioni economiche, non riescono a pagare i propri debiti, soprattutto i debiti con le Banche e si vedono arrivare un pignoramento della propria casa o del proprio capannone con obbligo di lasciare immediatamente l'immobile che verrà magari venduto a distanza di anni. Molti pignoramenti, infatti, soprattutto quelli richiesti attualmente dalle Banche risultano essere infondati perchè basati su somme quantificate in maniera illecita dalle stesse banche, che applicano interessi usurari non dovuti, calcolano interessi su interessi e unilateralmente cambiano in corso le condizioni dei contratti di mutuo o di fidi a totale danno dei cittadini. Un'analisi fatta alcuni giorni fa dalla Fondazione SDL, infatti, ha rilevato come sul 99% dei quasi 47mila conti correnti aziendali analizzati sono state rilevate anomalie: usura oggettiva (nel 71% dei casi i tassi di interesse passivi erano superiore al tasso soglia fissato trimestralmente dalla Banca d'Italia), soggettiva (nel 74% dei casi sono state applicate condizioni particolarmente gravose, considerata la situazione di difficoltà economico-finanziaria dell'azienda) o anatocismo (calcolo di interessi su interessi, 71 volte su 100). E' stato accertato, dunque, come dietro ad un apparente debitore, non sempre si nasconde un malfattore o un trasgressore delle leggi, ma spesso un padre di famiglia che non ha potuto saldare il proprio debito per difficoltà economiche evidenti o per imposte speculazioni bancarie. In questo modo, dunque, e grazie all'attività parlamentare del M5S, verrà consentito alle persone già in difficoltà economica di poter continuare a vivere la propria abitazione o continuare a lavorare nel proprio capannone sino a quando ci sarà qualcuno che avrà effettivamente acquistato all'asta l'immobile, oltre al fatto che avranno più tempo per difendersi anche e soprattutto dalla illegittime richieste delle Banche. Questa vittoria del M5S è tanto più pesante considerando che, negli ultimi 6 anni il numero dei pignoramenti e delle esecuzioni immobiliari, è esploso a seguito della crisi finanziaria ed economica in cui l'Euro ha giocato un ruolo da assoluto protagonista. Ed infatti, tra il 2008 (anno in cui i nodi dell'euro sono venuti al pettine..) e il 2013, pignoramenti ed esecuzioni immobiliari sono aumentati di quasi il 110% (Studio Adusbef). Vale a dire oltre 105 mila case in più all'asta con altrettante famiglie sfrattate. Un'uscita dall'euro con le politiche economiche che questo comporterebbe, potrebbe invertire il ciclo vizioso degli sfratti e garantire un diritto fondamentale per il cittadino, ovvero la proprietà della prima casa.

Il “triangolo d’oro” della finanza romana

Roma -

MATTONE-PATRIMONI-CREDITO: È RACCHIUSA IN QUESTA TRIADE L’ORIGINE E L’EVOLUZIONE DEL SISTEMA DI POTERE CHE RUOTA INTORNO ALLA CAPITALE. MA OGGI L’ANGOLO DELLE BANCHE NON ESISTE PIÙ. RESTANO SOLO DUE ISTITUTI DI ORIGINE LOCALE Adriano Bonafede La finanza romana è tutta racchiusa in un triangolo d’oro che ne spiega sia l’origine che l’evoluzione. Il triangolo è mattone- patrimoni- credito. L’economia della capitale, infatti, ha ruotato sempre intorno all’edilizia, unica vera “industria” locale, che ha anche creato le premesse per il boom degli anni Cinquanta e Sessanta. Naturalmente il giudizio su questa attività è ormai affidato agli storici, che parlano di una massiccia speculazione edilizia avvenuta per mezzo di immobiliaristi senza scrupoli, i cosiddetti “palazzinari” che compravano aree agricole a basso costo, ne ottenevano in modi molto spesso illeciti la trasformazione in aree edificabili e ci costruivano sopra degli enormi palazzoni. L’edilizia è dunque all’origine di molti dei grandi patrimoni che si sono creati nella capitale (gli altri essendo legati perlopiù alle attività relative al commercio e al turismo). Ma questi patrimoni devono essere gestiti, e questo spiega i tanti family office e private bankerche stazionano nella capitale, anche se soltanto alcuni sono “residenti” nella città di Roma. Il credito è naturalmente l’attività che serve per muovere l’economia e in passato Roma ha avuto le sue banche, che hanno creato centri di potere spurii ma efficaci: dal Banco di Santo Spirito (di proprietà del Vaticano) alla Cassa di risparmio di Roma, senza dimenticare il ruolo sempre attivo in passato della finanza vaticana attraverso lo Ior dell’arcivescovo Marcinkus (fu quest’ultimo, ad esempio, a vendere a un giovane Franco Caltagirone, negli anni Ottanta, la Vianini, primo perno dell’impero di mattone-media-cemento che l’imprenditore avrebbe costruito negli anni successivi). Negli anni Ottanta-Novanta, intorno alla Banca di Roma (frutto della fusione tra Banco di Santo Spirito e Cassa di risparmio di Roma) nacque un importante centro di potere. Il dominusera l’allora presidente Cesare Geronzi, vero manovratore della finanza romana (e a quel tempo immobiliaristi come Caltagirone poterono sedere nel consiglio d’amministrazione della banca, segno del potere da questi assunto nel corso del tempo). Con l’acquisizione di Capitalia (la holding che deteneva la Banca di Roma) da parte di Unicredit, nel 2007, Roma perde il perno della sua finanza, che si sposta quindi a Nord. Un tempo, prima della privatizzazione, anche la Banca Nazionale del Lavoro era radicata a Roma e anch’essa era un valido pivot per la finanza romana. Non è un caso che, dopo la privatizzazione, ci fu una scalata finanziaria alla banca guidata da Franco Caltagirone insieme a un manipolo di immobiliaristi (chiamati spregiativamente i “furbetti del quartierino”) come Danilo Coppola, Stefano Ricucci, Giuseppe Statuto per creare un pacchetto di maggioranza relativa e venderlo a un acquirente, naturalmente con una bella plusvalenza. Che doveva essere all’inizio il Monte dei Paschi di Siena, che però declinò l’invito e lasciò aperta la strada alla Unipol allora guidata da Giuseppe Consorte. Alla fine, dopo un’inchiesta penale sulla scalata, Unipol cedette la maggioranza e ci fu l’intervento risolutivo della francese Bnp Paribas, che divenne la proprietaria dell’istituto ritirandolo successivamente dalla Borsa. A Roma, adesso, rimane soltanto un istituto di credito di origine locale, la Banca del Fucino, che ha una ventina di filiali nella capitale. «Siamo l’unica azienda di credito commerciale locale dice il direttore generale Giuseppe Di Paola -. Ora però abbiamo un programma di crescita nel private banking sia per linee esterne che interne: questo piano prevede di raggiungere i 30-35 private banker nei prossimi anni». Già il private banking, l’altro importante angolo del triangolo romano della finanza. Con tutti questi patrimoni creatisi nel corso dei decenni, c’è la necessità di servire le persone più facoltose per far fruttare le loro disponibilità (liquide e non liquide, come sono appunto gli immobili). Tra i gestori di grandi patrimoni spicca la Banca Finnat (che però non è attiva nel credito commerciale) della famiglia Nattino, storico caposaldo della “romanità” in questo settore. Banca Finnat, oltre che gestione di patrimoni, fa anche merchant banking. Attiva a Roma, nel settore del family office e del wealth management, nei fondi immobiliari (a volte costruiti anche sulle esigenze di grandi proprietari immobiliari), e nella corporate governance è la Gwf. Fondatore di questa società finanziaria c’è un rappresentante della nobiltà romana, Sigieri Diaz Della Vittoria Pallavicini. Creata nel non lontano 2000, la società ha visto crescere i propri asset under management, arrivati oggi a circa 6,5 miliardi di euro. Di questa finanziaria risulta socio rilevante anche Massimo Caputi, oggi a capo del Gruppo Prelios (l’ex Pirelli Real Estate).

«Non si può speculare l’abitazione è un diritto»

Reggio Emilia -

Il vicesindaco Sassi interviene sul caso del mutuo pagato a tasso usurario «Le famiglie non vanno spremute e il modello del libero mercato ha fallito» REGGIO EMILIA. «Un modello economico non si può reggere su un sistema speculativo che affonda le radici su un bisogno primario come quello della casa. Non è accettabile che il sistema bancario-creditizio abbia creato le condizioni per spremere fino al midollo le famiglie». Il duro commento è del vicesindaco Matteo Sassi – con delega al diritto alla casa – e prende spunto dalla recente decisione del tribunale che ha bloccato la messa all’asta di un’abitazione, ritenendo che il mutuo connesso alla casa (pagato per quasi 4 anni da una famiglia reggiana poi entrata in crisi) fosse stato concesso dalla banca con un tasso di mora superiore alla soglia di usura. A Reggio e nella nostra provincia l’emergenza-casa ha “numeri” preoccupanti (vedi tabella a fianco) via via gonfiatisi con l’acuirsi della crisi economica. «Sfratti e pignoramenti hanno una portata quantitativa e qualitativa – rimarca Sassi – che dimostrano come un modello abbia fallito, cioè quello del presunto libero mercato. E’ evidente che sul tema-casa non vi sia stato l’incontro fra domanda e offerta, con la conseguenza che c’è un considerevole patrimonio immobiliare invenduto e il settore edilizio è in caduta libera con risvolti occupazionali e sociali rilevanti». Tornando al caso specifico del mutuo considerato dai giudici a tasso usurario, il vicesindaco intende rivolgersi sia alla famiglia reggiana («Ha avuto giustamente fiducia nelle istituzioni e in concreto nel tribunale per avere giustizia») sia al sistema bancario («Non deve mai perdere di vista il senso etico e civico, perché tenere comportamenti giudicati illegittimi non è certo la strada per fare economia e per fare del bene alla comunità, con il risultato che ora le banche hanno in pancia tanti immobili iscritti a bilancio per un valore che non è più quello attuale»). Proprio ieri si è riunito per la prima volta il tavolo territoriale per le politiche della casa che vede invitati i Comuni reggiani e le parti sociali (sindacati inquilini, associazioni delle proprietà immobiliari). E’ uno strumento nuovo – istituito dalla Regione – per affrontare l’emergenza-casa, nel contesto di una crisi economica di cui non si vede ancora la fine. Non è certo l’unico strumento attivato dal Comune di Reggio che «cerca di essere – rimarca Sassi – molto efficiente se il mercato è inefficiente». Tante le vie battute. A partire dal rafforzamento e riqualificazione del patrimonio edilizio pubblico («Nei momenti di bisogno è l’unica ancora di salvezza per le famiglie in emergenza») arrivato a quota 2.300-2.400 alloggi e con un turnover annuale di 120-140 alloggi che si liberano e spesso vanno riqualificati per poi riassegnarli. Un’altra “strada” percorsa è quella degli spazi pubblici “ripensati”, come sta accadendo con l’ex commissariato di Ospizio, che muta pelle per diventare un albergo sociale (rivolto a persone e famiglie precipitate nella povertà). Vi sono anche mezzi indiretti, ma che stanno dando risultati: gli incentivi per portare i contratti d’affitto a canone concordato (l’affitto è a prezzo calmierato, ma al proprietario dell’immobile vengono riconosciute delle agevolazioni sull’Imu e sulla tassazione), ma ha un peso anche l’operato dell’Agenzia dell’affitto (realizzata da Comune e Acer) che incrocia domanda ed offerta sulla casa, garantendo al proprietario per ogni contratto di locazione un fondo di garanzia di 8.500 euro. Dopo non aver visto un euro da tempo sulle politiche della casa, dall’anno prossimo la situazione si sbloccherà con il governo Renzi: a Reggio arriveranno 800mila euro (100mila però dal bilancio comunale).

L'Istat fotografa la crisi del mattone, i dati storici sui permessi di costruzione

Roma -

Il residenziale è 1/3 rispetto ai valori 2005, i fabbricati non residenziali pressoché dimezzati, ‘tengono’ gli ampliamenti L'Istat presenta i risultati della rilevazione mensile sui permessi di costruire riferiti all'anno 2012. E il quadro che emerge è piuttosto sconfortante: crolla l’edilizia residenziale e non residenziale, mentre l’unico segmento che pare ‘tenere’ è quello degli ampliamenti.  Le 32 tavole di dati messe a disposizione dall’Istat sono organizzate in tre raggruppamenti distinti: introduttive, edilizia residenziale, edilizia non residenziale. Il primo gruppo (tavole da a1 ad a4) sono tavole di sintesi che riportano le serie storiche relative agli anni dal 2005 al 2012 delle principali variabili a livello nazionale. Il secondo e terzo gruppo sono, invece, tavole analitiche. Del secondo gruppo fanno parte le tavole riferite alla componente residenziale (da 1.1 a 1.16), mentre del terzo quelle della componente non residenziale (da 2.1 a 2.12).  CROLLA L’EDILIZIA RESIDENZIALE I dati Istat rivelano un crollo dei permessi di costruire per l’edilizia residenziale nel 2012. Il numero dei fabbricati scende dai 30376 del 2011 ai 24.594 del 2012. E le relative abitazioni passano da 112.391 a 82.058.  Se si analizzano i dati inerenti il numero di stanze e la superficie complessiva, emerge un’evidenza: il crollo ha mangiato il 70% della superficie rispetto al 2005, cioè il mercato si è ridotto ad un terzo. Quindi le case sono sempre più piccole, sia per maggiore ottimizzazione degli spazi interni, sia per la continua erosione della classe media. C’è comunque da dire che il calo del 2012 è equiparabile solo a quello del 2008 i cui valori oggi restano un miraggio e non lascia quindi bene sperare. DIMEZZATA L’EDILIZIA NON RESIDENZIALE I dati peggiori, però, si registrano per i fabbricati non residenziali, in cui i permessi di costruire crollano in tutti i settori. Nell’industria si passa dai 5628 fabbricati del 2005 e dai 2361 del 2011 a quota 1838 del 2012. Stessa sorte per l’agricoltura che passa dai 9170 del 2005 ai 5548 del 2012, ma erodendo pochissimo la superficie costruita.  Nulla di buono neanche per i fabbricati a destinazione commerciale, alloggio e ristorazione, con numeri pressoché dimezzati: i 1238 permessi del 2012 vanno confrontati con i 1554 del 2011 e i 2156 del 2005.  AMPLIAMENTI, FLESSIONE NON VERTIGINOSA Dati positivi ma comunque in flessione dal 2010, sono quelli inerenti i permessi di costruire per gli ampiamenti. Sul fronte del residenziale i dati- che risentono dell’entrata in vigore del Piano Casa del 2009 varato dall’attuale Governo Berlusconi, che ha introdotto la possibilità di ampliamento degli edifici esistenti fino a un massimo del 20%- parlano di una leggera flessione, con una superficie totale ampliata di 2.251.036 mq (rispetto ai 2.300.818 del 2010). Il che significa che grazie al Piano Casa si sono costruiti circa 7mln di mq di ampliamenti grazie al piano casa di Berlusconi. Ipotizzando un costo medio di 1.000 euro possiamo stimare un impatto sul mercato di circa 7 miliardi di euro nei 3 anni. Per quanto riguarda invece gli ampliamenti dii fabbricati non residenziali, il calo è più forte: si passa dai 5.802.959 mq di superficie ampliata nel 2005 ai 2.682.430 mq del 2012. In calo tutti le tipologie di fabbricato, con un exploit particolarmente negativo per quelli dell’industria e artigianato produttivo, dove i permessi di costruire scendono a 9915383 dai 22156071 del 2005. 

Mutui Italiani? I più cari d’Europa

Roma -

Mutui italiani cari, anzi  carissimi: i più cari d’Europa. Il mutuo casa in Italia diventa sempre più inaccessibili. Il sogno dell’italiano medio di avere una casa tutta sua diventa sempre più un’utopia. Per acquistare casa con un mutuo nel Bel Paese si paga di più che nel resto d’Europa. Il tasso medio di interesse si attesta al 3,07% con picchi in Sardegna del 4,12%. Nell’eurozona, invece si attesta al 2,71%. Queste sono le stime di Confartigianato, la quale riferisce pure che a pesare molto sul mercato immobiliare è il fisco, dal momento che in due anni le tasse sono aumentate del 107%. C’è qualche piccolissimo segnale di ripresa, peraltro, nel mercato delle compravendite immobiliari dal momento che nel primo trimestre del 2014 il trend, dopo otto mesi di calo, sembra invertito con un aumento dell’1,6% delle compravendite rispetto all’anno precedente. Tuttavia, mettendo insieme le indicazioni provenienti dal sostanziale fermo del mercato delle costruzioni immobiliari, con quello della difficoltà estrema a erogare mutui, almeno a breve il quadro sembra essere decisamente negativo. Casa: Codacons, in Italia mutui cari e difficili da ottenere 17:13 16 AGO 2014(AGI) - Roma, 16 ago. - In Italia i mutui non solo sono i piu' cari d'Europa, ma anche i piu' difficili da ottenere: lo afferma il Codacons, commentando lo studio di Confartigianato, secondo cui nel nostro paese il tasso medio supera il 3%, mentre nell'Eurozona si ferma al 2,7%. "In Italia acquistare casa e' diventata sempre piu' una chimera, a causa delle difficolta' che incontrano le famiglie nell'ottenere un mutuo e le condizioni economiche proibitive praticate dalle banche - afferma il Presidente Carlo Rienzi - La conferma arriva dai numeri: in 6 anni le erogazioni di mutui per acquisti di abitazioni sono diminuite del 72%, passando dai 62,7 miliardi di euro del 2007 ai 17,6 miliardi del 2013. Nonostante nei primi mesi del 2014 ci sia stata una debole ripresa delle concessioni da parte delle banche, nel nostro paese ci sono 45,1 miliardi di euro di minori erogazioni che devono essere recuperati - prosegue Rienzi - I costi a carico delle famiglie e i tassi di interesse appaiono, tuttavia, un ostacolo enorme per chi intende acquistare una casa, e le banche oppongono una resistenza eccessiva nella concessione di credito, rendendo i mutui italiani oltre che i piu' costosi, i piu' difficili da ottenere in Europa". (AGI) .http://www.agi.it/economia/notizie/casa_codacons_in_italia_mutui_cari_e_difficili_da_ottenere-201408161713-eco-rt10075

Casa, scendono tutti i tassi ma i mutui costano 6 volte di più rispetto al 2011

Milano -

È la deflazione, bellezza. O meglio, la disinflazione che sta colpendo mezza Eurozona e che non sta lasciando indenne l'Italia. A giugno il tasso di inflazione si è mosso (a livello tendenziale, quindi su base annua) dello 0,3% (Istat). Livelli di aumento del costo della vita così bassi faranno certo piacere a chi ha un credito (che viene ripagato con moneta buona, cioè non erosa...http://www.ilsole24ore.com/fcsvc?cmd=checkcredit&chId=30&docPath=%252Fnotizie%252F2014-07-29&docParams=VChKUSWWBASO4481KIriE4F4u6rol9iMxBH6QADQWGW7yHy0V0j1yDx1fVfswgYFf5y6rA37DTw4g4m8u7i5o0t6u68Hv2v1u1w3l3BRo6csw3uDx5t1n5gwo2h7BRm4HXq4w2x4x3r9hxk8t5v3u1a0w9u6ZjZTVfw1w8m1x4wBeug3r99Ix8p7Xb8EVTwspgRGWgu3l3t1r2f1w3u1v7Scb1p4hx86ZZONTSVFFSbRuUY7vaN1ZAyTT7G3xYlIX5qXjUxVkXfJwfjGjGnYhhwg7Drbx4sBt1w4l3RUl0o6x2j5m1p4k2twx8k2y4vysAj9u2v3m4TWw4vAp3t4y7vAruv9uDGJt7x3u1x3s4LOr0m8e4m1e0VYl7CFt4q8y4UXvCwFv4v7ilFFHBfcwpjiIHEGt1n6u1n1t8YI6Crbu1j9t1w4q8NQt8p7w1l7l0q5r9VYx8p7u0mpc1sBs0w4l3SVx5k6u8t4s1f1qto2c2SVo2y4u1y4s414x6j5vEp4g2ehg2uxu5k2w2wzh5xGw5u603OOkePMXQEDpopAwWtRySJLu2k3v2t7m1hXMZcSV3hOhDvW&graficin

Napoli. Crollo dei mutui per la casa: nel 2013 diminuiti del 40%, boom di fallimenti

Napoli -

Napoli - Negli ultimi cinque anni in Campania sono entrate in procedura fallimentare 980 imprese di costruzioni (240 solo nel 2013, +23,1% rispetto al 2012): lo evidenzia il Centro Studi Ance Salerno sulla base dell'analisi contenuta nell'Osservatorio Congiunturale sull'Industria delle Costruzioni a cura della Direzione Affari Economici e Centro Studi di Ance nazionale. In termini percentuali il numero di fallimenti in Campania nel comparto delle costruzioni tra il 2009 ed il 2013 è aumentato del 56,9%: le imprese che hanno attivato la procedura sono state 153 nel 2009; 155 nel 2010; 237 nel 2011; 195 nel 2012 e 240 nel 2013. Il quadro campano - sottolinea il Centro Studi di Ance Salerno - si inserisce in un contesto nazionale molto difficile per il comparto. Secondo i dati di Cerved Group, in Italia le imprese di costruzioni entrate in procedura fallimentare sono passate da 2.160 nel 2009 a 3.106 nel 2013, con un aumento del 43,8%. Complessivamente in cinque anni i fallimenti nel settore delle costruzioni sono stati 13.371 su un totale di circa 61 mila nell'insieme di tutti i settori economici: circa il 22% dei fallimenti avvenuti in Italia riguardano le imprese di costruzioni. La tendenza - si evince sempre dallo studio Ance - «si conferma anche nel primo trimestre del 2014 con un ulteriore aumento delle procedure fallimentari nelle costruzioni del 6,3% nel confronto con il primo trimestre 2014 (+4,6% l'aumento dei fallimenti nel complesso dell'economia). Dal punto di vista territoriale, la crescita dei fallimenti osservata nel periodo 2009-2013 ha interessato tutte le aree geografiche sebbene con livelli di intensità differenti. Il Centro è l'area più colpita con un aumento, tra il 2009 ed il 2013, del numero di imprese di costruzioni entrate in procedura fallimentare del 56,6%; segue il Sud ed isole con +49,2%, il Nord-Ovest con +38,2% ed infine il Nord-Est con +34,1%. Nell'analisi delle singole regioni, tra il 2009 ed il 2013, si registrano aumenti dei fallimenti superiori al 50%, in Toscana, Lazio, Campania e Sicilia. La restrizione dei margini di operatività delle imprese trova ulteriore fondamento, al di la della contrazione consistente degli investimenti pubblici - secondo l'analisi del Centro studi dell'Ance di Salerno - nelle dinamiche di erogazione di nuovi mutui per investimenti nell'edilizia residenziale che in Campania nel 2013 sono diminuiti del 39,4% rispetto al 2012. Sul fronte del credito alle famiglie in tutte le regioni è continuato, anche nel 2013, il calo dei flussi di mutui erogati per l'acquisto di abitazioni con una flessione molto consistente in Campania: -24,8%. Anche se - segnala il Centro studi salernitano - sul piano nazionale nel primo trimestre del 2014 è stato registrato un primo dato positivo, dopo tre anni: tra gennaio e marzo è stato, infatti, erogato il 9,3% in più di mutui per l'acquisto di abitazioni, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Il Centro studi salernitano, infine, sottolinea il calo del valore degli immobili abitativi sia nelle aree urbane che nelle aree intermedie. Secondo Nomisma, i prezzi medi degli immobili abitativi nelle 13 aree urbane registrano nel corso del 2013 una riduzione media in termini nominali del -5,2% (-6,1% in termini reali) nel confronto con il 2012, a conferma di un trend negativo in atto dal 2009. Nell'area urbana di Napoli il prezzo medio reale di un'abitazione è diminuito del 5% nel 2013. Nè è andata meglio nelle aree cosiddette intermedie tra cui figura Salerno dove i prezzi medi reali nel 2013 sono scesi del 3,9%.