Antonello Sotgia ci ha lasciato

Roma -

Oggi pomeriggio se n’è andato un compagno, amico per tanti di noi, eccellente maestro di architettura e urbanistica per attivisti dei movimenti urbani. I suggerimenti, i consigli,...

ROMA: IL DIRITTO ALLA CASA È UN DIRITTO COSTITUZIONALE DISATTESO

Roma -

ASSEMBLEA / CONVEGNO VENERDÌ 15 SETTEMBRE ROMA, VIA TIBURTINA 1064, ORE 17.00 Migliaia di sfratti per morosità, decine di migliaia di famiglie in attesa di un alloggio popolare, un patrimonio di edilizia popolare ridotto al lumicino, le proprietà degli Enti previdenziali cartolarizzate e cedute a società finanziarie e i Piani di Zona rivelatisi una colossale truffa ai danni delle casse pubbliche e di migliaia di cittadini compongono un quadro nel quale il diritto alla casa non è contemplato. I prezzi degli alloggi saliti alle stelle ed il superamento di ogni forma di calmieramento del mercato hanno tagliato fuori negli ultimi decenni intere fasce di popolazione che non possono permettersi un alloggio dignitoso. Eppure l’abitazione costituisce un bene fondamentale riconosciuto da leggi ed accordi internazionali regolarmente sottoscritti dal nostro paese ed è una condizione indispensabile per poter condurre una vita dignitosa. Senza casa non si vive e l’assenza di un alloggio condiziona anche la possibilità di vedersi riconosciuti altri diritti. Di contro il nostro patrimonio immobiliare è diventato oggetto non solo della speculazione edilizia, che in Italia ha una storia molto lunga, ma anche di nuovi appetiti finanziari di apparizione più recente che guardano alla valorizzazione dei suoli, delle volumetrie e di interi quartieri come grande occasione di investimento economico. Le leggi hanno via via favorito la trasformazione anche urbanistica delle città in funzione di questi interessi voraci, senza alcun tipo di tutela per una massa crescente di persone in difficoltà. Il resto lo ha fatto la crisi economica e la crescente precarietà economica che ha messo le famiglie in condizioni di non poter sostenere i costi di un alloggio. E’ questa l’unica spiegazione corretta del fenomeno delle occupazioni, estrema ratio a cui ricorre chi non volendo vivere per strada decide di organizzarsi per ricavare un tetto da edifici spesso nati per altre finalità, e riadattati ad abitazioni dopo essere rimasti inutilizzati per anni. L’ondata repressiva che si sta abbattendo contro le famiglie in difficoltà e che in nome della necessità di riconsegnare gli stabili ai legittimi proprietari trascura l’insieme dei diritti che viene sistematicamente dimenticato nasconde il dato macroscopico di un paese dove il diritto costituzionale alla casa è stato cancellato. L’obiettivo del Convegno è ripristinare il senso della realtà quando parliamo di “questione casa”. L’assenza di una politica della casa, il mancato utilizzo dei fondi a disposizione (a cominciare dai fondi ex-Gescal), le città lasciate in mano alla proprietà finanziaria, la messa in vendita di ciò che resta dell’edilizia popolare rendono la situazione drammatica. Quando si parla di legalità occorre partire da questa consolidata illegalità del sistema per provare ad affrontare la questione partendo dalle cause. Al Convegno partecipano: Paolo Maddalena presidente emerito della Corte Costituzionale Ferdinando Imposimato presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione Avv. Vincenzo Perticaro che sta seguendo le cause sui PdZ a Roma On. Roberta Lombardi del M5S On. Stefano Fassina di S.I. Cristian Raimo, giornalista Antonello Sotgia, urbanista Abou Soumahoro Esecutivo nazionale USB Franco Russo Piattaforma Eurostop Sono stati invitati giornalisti, architetti e urbanisti, i movimenti per la casa e le associazioni dei rifugiati.

RIPRENDIAMOCI IL DIRITTO ALLA CASA! 6° CONGRESSO NAZIONALE ASIA-USB

Roma -

E' convocato per sabato 13 maggio 2017 il 6° Congresso Nazionale dell’Asia-Usb.I lavori congressuali si terranno presso l’Hotel Duca D’Este, Tivoli (Roma).Di seguito, domenica 14 maggio, i delegati AS.I.A. parteciperanno al Congresso della Federazione del Sociale - USB.L'assemblea congressuale dovrà definire i punti dell’intervento della nostra Associazione per i prossimi anni sul tema del diritto all’abitare nel nostro paese. Delineare un nuovo disegno finalizzato a rafforzare la lotta per difesa degli inquilini colpiti dai processi di valorizzazione e di privatizzazione dell'abitare, portati avanti da grandi proprietà o Enti sia pubbliche che private, dagli aumenti degli affitti, dalle speculazioni sull’edilizia sociale e agevolata, dagli sfratti (anche quelli per morosità incolpevole o a causa dell’insolvenza nel pagamento dei mutui).Al centro della discussione il tema della riconquista dei diritti, alla casa, ai servizi sociali, alla salute e a vivere in quartieri senza degrado. La difesa e la riconquista del reddito indiretto.Si allega copia del documento del 6° Congresso Nazionale. ASIA-USB(Coordinamento Nazionale)

Asia: “Occupazione di via Corcos. Il Vescovo non apre il cuore”

Livorno -

L’occupazione di una palazzina di proprietà di una congregazione religiosa, da parte di 8 famglie sfrattate tra cui anche minori e anziani, ha provocato una serie di prevedibili polemiche. Al di là del legittimo sarcasmo (il Vescovo solo pochi giorni prima aveva accusato i Livornesi di non avere cuore dato che molti proprietari non vogliono mettere a disposizione gli alloggi sfitti) pensiamo che la situazione vada al più presto affrontata. Ben vengano quindi le richieste di istituire tavoli di emergenza con tutti i soggetti interessati, ben venga anche la vicinanza che il Vescovo ha espresso nei confronti dei “fratelli e delle sorelle” in difficoltà ma nell’immediato cosa succederà? Ieri c’è stato il primo incontro tra il nostro sindacato, la Caritas Livornese e due suore rappresentanti della proprietà. Nonostante la cordialità e la condivisione di massima su molte questioni riguardanti l’emergenza abitativa (soprattutto con la Presidente della Caritas Rafaella Spezio), le posizioni restano lontane. Anche se la palazzina non è direttamente di proprietà della Curia Livornese è scontato che il ruolo del Vescovo, in questo frangente, risulta essere fondamentale. Cosa vuol dire “prima la legalità”? Che l’intenzione è quella di denunciare penalmente 8 famiglie in estrema difficoltà economica? Vuol dire disattivare le utenze mentre all’interno della struttura ci sono minori disabili e anziani? Vuol dire chiedere uno sgombero di forza? Queste sono le domande che vogliamo fare nell’immediato al Vescovo di Livorno. A Livorno, è vero, ci sono molti immobili occupati. Questa situazione è figlia della crisi economica senza precedenti che ha colpito la nostra città. Ma nonostante questo neanche alcune grandi società immobiliari dedite alla speculazione si sono ancora mosse, evidentemente, per ottenere uno sgombero forzato. Una addirittura (la proprietà dello storico palazzo Maurogordato) continua a sostenere personalmente anche le utenze. Sarà la Chiesa a creare il primo precedente ,in negativo, nella nostra città? Ci auguriamo veramente di no. Continuiamo quindi a chiedere che alle famiglie sia permesso di soggiornare all’interno della palazzina fino a quando non si riuscirà a trovare una soluzione STABILE per tutti. Ovviamente siamo pronti a sostenerle qualora invece si dovesse intraprendere un’azione di forza (come interrompere le utenze). Da subito, sul piano politico e sindacale siamo a disposizione come sempre, per aprire e partecipare a tavoli di confronto. E’ sicuramente vero che deve essere l’amministrazione a dover principalmente intervenire  per quanto riguarda il fronte abitativo e siamo anche favorevoli alla recente proposta del Vescovo in merito agli espropri, ma nell’immediato, nessuno deve rimanere indietro. Asia-Usb Livorno 22 aprile 2017

ROMA, P.D.Z. CASTELVERDE: INVECE DELLE REVOCHE ARRIVANO LE INGIUNZIONI DI PAGAMENTO!

Roma -

COMUNICATO STAMPA ROMA, PIANI DI ZONA: NONOSTANTE LE PROMESSE GLI INQUILINI DI CASTELVERDE OGGI HANNO RICEVUTO UN DECRETO INGIUNTIVO PER INDENNITÀ DI OCCUPAZIONE. GLI INQUILINI DANNO MANDATO ALL’AVV. PERTICARO PER UNA DENUNCIA NEI CONFRONTI DEL COMUNE DI ROMA! Gli inquilini del P.d.Z. Castelverde B4, anziché ricevere la buona notizia della soluzione definitiva al loro problema della casa attraverso la revoca della concessione, come promesso dall’assessore Berdini, oggi si sono visti recapitare la prima ingiunzione da parte del fallimentare con l’assurda richiesta di 65 mila euro a titolo di occupazione senza titolo, cifra che verrà esigita da ogni singolo inquilino. Questo dopo che gli stessi hanno quasi completamente pagato le loro case. Quindi, dopo aver subito le ordinanze di sfratto, oggi devono subire anche le umiliazioni delle richieste di danni. L'inconsistenza della linea del comune di Roma sui piani di zona era stata più volte segnalata dall’Asia-Usb e da qualcuno vista come attacco strumentale. Che il comune brancoli ancora nel buio totale e irresponsabile è confermato da prova documentale con il decreto ingiuntivo. Era lo scorso ottobre quando lo stesso Berdini in un video pubblicato sulla sua pagina facebook sbandierava la revoca delle concessioni di Castelverde e Tor Vergata. Assessore dove sono finite le revoche, prima le sanzioni ed ancora prima i controlli? Qual è la colpa degli inquilini, quella di aver denunciato illegalità, soprusi ed ingiustizie nell'inerzia delle istituzioni, ieri come oggi? Aver difeso i propri diritti e lottato per tutelarli fidandosi ed affidandosi alla nuova giunta che oggi non ha più scusanti o giustificazioni si sorta? Gli inquilini non si fermeranno e troveranno il pieno sostegno dall’Asia-Usb. Non solo, faranno opposizione a tale decreto ingiuntivo, chiedendo nel processo civile l'intervento del comune di Roma responsabile di tutto ciò e procederanno ben oltre perché, molti di loro, hanno già dato mandato all'avv Vincenzo Perticaro di presentare una denuncia alla magistratura inquirente nei confronti dei responsabili di tali ritardi e/o omissioni perché ormai il tempo delle attese e delle giustificazioni è finito e quest'ultimo episodio ne è la conferma. ASIA-USB

ROMA, PALAZZO VUOTO DA CIRCA 26 ANNI DEVE ANDARE ALL’EMERGENZA ABITATIVA!

Roma -

CAROVANA DELLE PERIFERIE ED ASIA-USB HANNO PRESIDIATO OGGI A CONCA D’ORO (MUNICIPIO III) PER DIRE NO AGLI SFRATTI! BASTA GENTE SENZA CASA E CASE SENZA GENTE Disoccupati, lavoratori e studenti senza casa hanno presidiato dalle ore 15.00 di oggi l’edificio a Largo Valtournanche abbandonato e in disuso da circa 26 anni per chiedere che venga requisito dall’attuale Amministrazione Comunale e restituito alla collettività mettendolo a disposizione di chi è stato sfrattato o non può permettersi una casa per le proprie condizioni economiche precarie. Mentre siamo in piena emergenza abitativa e continuano gli sfratti (20 sentenze al giorno emesse dal Tribunale di Roma e per ultimo, mercoledì 19, due anziani 75enni sono stati sbattuti per strada nel pdz Longoni senza soluzioni alternative); mentre gli enti previdenziali continuano ad aumentare gli affitti, a vendere a prezzi speculativi il patrimonio abitativo e a sfrattare gli inquilini; nella nostra città ci sono almeno 150mila alloggi tenuti vuoti di proprietà di costruttori, di Enti e Fondi immobiliari, del Vaticano e delle Banche che speculano e aggravano l’emergenza abitativa. Per questa ragione abbiamo iniziato il presidio di un palazzo vuoto, per chiederne la requisizione e l’utilizzo sociale. Con questa iniziativa di protesta chiediamo alla Sindaca Virginia Raggi l’applicazione dell'articolo 42 della Costituzione. Lo stato di abbandono in cui versa da troppi anni questo edificio impone la decadenza del titolo di proprietà e la restituzione alla sua funzione sociale! Venendo meno detti fini, bisogna ristabilire la proprietà collettiva di quei beni dato che i proprietari non possono più vantare nessun titolo di appartenenza!!! Oggi abbiamo presidiato questo edificio per chiedere alla Sindaca e al Presidente del Municipio III, che è intervenuta nel posto, di ristabilire questo principio Costituzionale, destinando questo palazzo come tanti altri nella nostra città, a chi una casa non se la può permettere e alle famiglie che vengono sfrattate. Invitiamo gli abitanti di questo quartiere e di tutta la Città a sostenere la nostra battaglia ALLE ORE 16.00 SI E' TENUTA UN ASSEMBLEA PUBBLICA AL PRESIDIO in LARGO VALTOURNANCHE Carovana delle Periferie – Comitato Case Popolari Tufello – Asia-USB

DIFENDIAMO L'EDILIZIA PUBBLICA: MANIFESTAZIONE 18 OTTOBRE ALLA REGIONE LAZIO

Roma -

DIRITTO ALLA CASA: la REGIONE LAZIO e le PROMESSE da MARINAIO! Negli ultimi tre anni la Giunta Zingaretti, sotto la pressione dei tanti comitati degli inquilini resistenti e dei movimenti, è stata più volte chiamata al confronto per rispondere alla richiesta di decine di migliaia di cittadini romani e laziali di avviare una nuova politica di tutela del diritto all’abitare. E’ stato richiesto a gran voce: di rendere operativo il piano regionale sull’emergenza casa (delibera n. 18/2014) che prevedeva l’utilizzo dei 250 milioni (fondi ex-Gescal) necessari al reperimento delle prime migliaia di alloggi, anche con il recupero del patrimonio esistente; di verificare le modalità di gestione dei piani di edilizia agevolata e le violazioni commesse dalle imprese e coop. costruttrici (i famosi Piani di Zona) che hanno applicato per alloggi sociali canoni o prezzi di vendita ai valori di mercato; un piano di tutela degli inquilini degli enti previdenziali (Enasarco, Enpaia, Inps, Casse ragionieri-geometri-notariato-forense, ecc.) vittime di un attacco generalizzato con l’aumento insostenibile degli affitti o con le dismissioni speculative che colpiscono le famiglie con redditi bassi e gli anziani; un piano di gestione del patrimonio delle case popolari lasciato nel totale abbandono, il blocco dei piani di dismissione degli alloggi e il riconoscimento del diritto alla casa a chi ha i requisiti ed è senza titolo a causa della mancata gestione del patrimonio pubblico da parte del Comune e degli Ater; l’approvazione di una norma che definisca il canone sociale, legato ai redditi familiari così come prevede la legge, per gli alloggi della Regione Lazio e dell’Ater non assoggettati all’E.R.P.; al Presidente Zingaretti un provvedimento di blocco degli sfratti e degli sgomberi, visto che la materia della casa è competenza delle regioni in base al titolo V della Costituzione. Nei numerosi incontri avvenuti nei mesi scorsi, fino ad inizio dell’anno corrente, è stato promesso l’avvio di tavoli di lavoro per approfondire i singoli temi: promessa mai mantenuta. Intanto la situazione abitativa nella nostra regione e in particolare nella città di Roma si sta aggravando sempre di più. L’ASIA-USB denuncia l’irresponsabile comportamento della Regione Lazio che ignora la gravità dell’emergenza casa, che coinvolge sempre più ampi settori della società. Questo atteggiamento contribuisce ad ingigantire una delle più grandi emergenze sociali del nostro paese. L’ASIA-USB invita tutti gli inquilini a mobilitarsi sotto la sede della Giunta regionale: MARTEDÌ 18 OTTOBRE dalle ore 10,00 MANIFESTAZIONE in via Giovanni Genocchi alla Garbatella. PER: - l’avvio del piano straordinario sull’emergenza casa e per il recupero del patrimonio esistente - porre fine alla truffa dei piani di zona - tutelare gli inquilini degli enti previdenziali da aumenti degli affitti e dismissioni speculative - difendere l’edilizia pubblica, per una sana gestione delle case popolari e per il riconoscimento del diritto alla casa ai senza titolo con i requisiti di legge - un canone sociale per gli alloggi pubblici non assoggettati all’E.R.P. - il blocco degli sfratti e degli sgomberi

ASIA-USB, BISOGNA RIDISCUTERE LEGGE SUGLI AFFITTI (L. 431/98) PER GARANTIRE DIRITTI

Roma -

COMUNICATO STAMPA Presentato documento al Tavolo del MIT L’ASIA-USB, presente al Tavolo nazionale indetto dal Ministero delle Infrastrutture per ratificare la nuova Convenzione Nazionale per la determinazione dei canoni di locazione, non presenterà emendamenti alla proposta del MIT. La decisione, espressa all’ultima riunione del Tavolo lo scorso 20 settembre, deriva dalla necessità di aprire un vero confronto tra le forze sociali ed i rappresentanti delle istituzioni sugli effetti nefasti della legge 431/’98 che ha liberalizzato gli affitti, affinché venga elaborata una nuova legge che garantisca il diritto alla casa. L’ASIA-USB ha chiesto di mettere agli atti un documento (in allegato) in cui si motivano le ragioni di tale posizione. La legge 431/’98, nota come riforma degli affitti, avrebbe dovuto, attraverso la liberalizzazione dei canoni, gli incentivi fiscali per i proprietari e il bonus casa per gli inquilini a basso reddito, sbloccare il mercato immobiliare, combattere il fenomeno dei contratti in nero e delle case sfitte, dare impulso, attraverso il canale concordato, all’offerta di case a prezzi equi ed accessibili. L’obiettivo illusorio era quello di regolare il libero mercato, prevedendo norme che lo rendessero al contempo economicamente sopportabile e trasparente. Ma già nel 2006 lo stesso CNEL avanzava delle critiche alla 431/98, proponendo degli aggiustamenti che sono stati completamente ignorati dal legislatore. A diciotto anni di distanza il bilancio sugli effetti della 431/98 è fallimentare: la liberalizzazione dei canoni ha comportato una crescita straordinaria degli affitti, con livelli record nelle città metropolitane, e centinaia di migliaia di sfratti. Intanto la situazione alloggiativa nel nostro Paese è divenuta drammatica: 3 milioni le famiglie italiane in difficoltà con il pagamento delle spese per la casa (oltre una su 10); 344.419 provvedimenti di sfratto, emessi negli ultimi 5 anni, il 90 % dei quali per morosità. Un quadro ancora più preoccupante vista l’assenza, ormai endemica, di una politica pubblica per il diritto all’abitare, con il patrimonio di edilizia popolare inferiore al 4% del totale degli immobili, rispetto ad una media europea del 20%, con punte del 50% nei paesi del nord Europa. Per tali ragioni, l’ASIA-USB ritiene che il problema non possa essere affrontato con meri aggiustamenti tecnici per stabilire i criteri con cui fare gli accordi territoriali sul canone concordato, e riproporrà la imprescindibilità di una discussione sulla legge 431/’98 alla successiva riunione del Tavolo presso il MIT, fissato per il 12 ottobre prossimo. Roma, 22 settembre 2016 Ufficio Stampa USB Rossella Lamina

Livorno‬. Sfratti, il sindaco potrà requisire le case vuote

Livorno -

Il consiglio comunale di Livorno a maggioranza M5s ha approvato una mozione, proposta da Marco Cannito (Città Diversa), che punta a “requisire gli immobili inutilizzati per l’emergenza abitativa”. Sia immobili pubblici che privati. La notizia è stata pubblicata da alcuni quotidiani e fa discutere. Il sindaco Filippo Nogarin potrà avviare la “requisizione temporanea degli immobili vuoti e inutilizzati per le emergenze abitative con motivazione di urgenza umanitaria”, “laddove possibile con una eventuale previsione di una indennità di occupazione da parte degli ospiti”, il tutto “secondo misure, modalità e tempistiche ritenute congrue”. L’atto è stato votato dai cinque stelle più il sindaco e da altri tre consiglieri di liste diverse, tra cui il firmatario. “Nell’atto si parla di immobili in generale, senza specificare – ha spiegato Cannito – includendo di fatto, è vero, anche quelli privati, ma a condizione, come emerso nel dibattito, che siano vuoti, inutilizzati o in stato di abbandono da tempo. Naturalmente in condizioni straordinarie, di emergenza. Lo stesso vescovo lanciò l’ idea di farlo”. Contrari Pd, Fi e Livorno bene comune. Fonte: ANSA www.gonews.it/2016/07/30/sfratti-sindaco-potra-requisire-le-case-vuote/

ASIA-USB A MINISTERO, RIVEDERE STORTURE DELLA LEGGE 431/98. HA CONTRIBUITO A DETERMINARE EMERGENZA ABITATIVA

Roma -

COMUNICATO STAMPA Oltre 350.000 sfratti negli ultimi 5 anni, di cui il 90% per morosità; 3 milioni di famiglie in difficoltà per il costo della casa (canone di locazione e servizi); 516.00 in difficoltà nel pagamento mutui: questi i dati certificati dall’ISTAT che l’AS.I.A./USB ha evidenziato nell’incontro che si è svolto stamani al Ministero delle Infrastrutture, presente il vice ministro Nencini. Un incontro che non veniva convocato da circa 14 anni, avente per oggetto la revisione della convenzione nazionale prevista dalla legge 431/98. Nel suo intervento, l’AS.I.A./USB ha evidenziato la necessità di tavolo preliminare per affrontare gli effetti della legge 431/98, legge che ha contribuito a determinare l’emergenza abitativa nel nostro Paese. L’AS.I.A./USB ha inoltre evidenziato che mentre dal 2008 si sono abbassati i valori del mercato immobiliare, la legge ha consentito, anche con accordi siglati dai sindacati concertativi,  il vertiginoso aumento dei canoni di locazione e in particolare quelli richiesti per gli immobili degli enti previdenziali, da cui stanno derivando centinaia e centinai di sfratti anche nei confronti di famiglie che pagano canoni di 900/1.000 euro al mese. Il fenomeno degli sfratti dalle case degli enti previdenziali non colpisce solo le grandi città: l’AS.I.A./USB  ricorda il recente caso di Perugia, dove nel prossimo agosto da immobili Enasarco sono previsti sfratti con richiesta di intervento della forza pubblica, che colpiranno anche famiglie con gravi disagi, composte da disoccupati, invalidi e con minori a carico. Ciò accade nonostante esistano immobili di enti pubblici come INPS e INAIL lasciati sfitti o, come nel caso di Perugia, abbandonati al degrado dopo un incendio. L’emergenza abitativa è stata complessivamente favorita dalla stortura di una legge, la 431/98, che ha favorito solo la rendita immobiliare, e dalla mancanza di piani di sviluppo dell’edilizia pubblica e sociale. L’AS.I.A./USB ha dunque sollecitato una revisione reale della legge, affinché vengano riconsiderati i canoni di locazione con princìpi di equità sociale. Roma, 27 luglio 2016 Ufficio Stampa USB Rossella Lamina

Coalizione Europea per il Diritto alla Casa e alla Città 1-4 giugno Milano/Parma

Milano -

European Coalition for the Right to Housing and to the City. Siamo pronti per 4 giorni di dibattito e workshop sul diritto all’abitare per tutti e tutte, contro le logiche speculative delle politiche abitative europee e l’espulsione dalle città! Dall’ 1 al 4 Giugno ospiteremo la riunione della Coalizione per il Diritto alla Casa e alla Città durante la quale militanti di diversi movimenti europei si riuniranno per condividere le esperienze di lotta e pensieri politici. L’obiettivo è quello di imparare lottare collettivamente perché il diritto ad una casa torni ad essere inalienabile e perché le città ricomincino ad essere vissute e animate da chi le abita! Sabato 4 Giugno, h 19,30 @SMS (Piazza Stuparich) Presentazione pubblica della coalizione con interventi di Dal (Francia), SMS (Italia), Pah (Spagna), Solidarity4All (Grecia) e altri + dibattito aperto sul diritto all’abitare. Raggiungeteci numerosi!! IL PROGRAMMA Mer 1 Giugno Gio 2 Giugno Ven 3 Giugno @ParmaSab 4 Giu Mercoledì 1 Giugno: Mutuo Soccorso (Milano – SMS – Piazza Stuparich) h 9,30 Colazione h 10,00 Presentazione del Meeting h 11,00 Laboratorio teorico sul Mutuo Soccorso: “Superare la divisione tra pubblico e privato: il Mutuo Soccorso come Istituzione del Comune” h 13,30 Pausa pranzo h 15,00 Visita di SMS h 16,30 Workshop: Come funzionano gli spazi di mutuo soccorso h 18,30 Workshop: Come gestire delle assemblee orizzontali coinvolgendo i partecipanti h 21,00 Cena @ Cantiere Giovedì 2 Giugno: Finanziarizzazione e Migrazioni (Milano – SMS – Piazza Stuparich)   h 10,00 Introduzione del tema “Finanziarizzazione” h 10,30 Workshop: Mipim (strategie immobiliari) + h 10,30 Workshop: Blackstone h 11,00 Pausa h 11,30 Workshop: Camelot + h 11,30 Workshop: Qe4People + h 11,30 Workshop: finanziarizzazione del welfare h 12,30 Tavola rotonda a partire dal documento politico sulla finanziarizzazione h 13,30 Pranzo @ Spazio Micene + Visita nel quartiere San Siro h 16,30 Introduzione del tema “Migrazioni” h 17,00 Workshop: Esperienze concrete di spazi autogestiti ospitanti rifugiati (Atene) h 18,00 Workshop: Campagna “Stop War not People” + h 18,00 Workshop: Meticciato urbano h 19,00 Tavola rotonda su esperienze concrete di lotta all’interno del meticciato urbano e a partire del documento politico sulle migrazioni   Venerdì 3 Giugno: Giornata @Parma ospiti di Artlab – Nomas   h 7,00 partenza da SMS h 9,15 Arrivo a Nomas e colazione h 10,00 Workshop: Comunicazione interna ed esterna h 13,00 Pranzo h 14,00 Visita al quartiere di Oltretorrente h 16,30 Workshop: Programmi di scambio tra attivisti e volontari (Sve/Echanges&Partenariats/Antipode) + h 16,30 Workshop: Gruppo di ricerca h 19,00 Partenza da Parma Sabato 4 Giugno: Milano Milano-SMS – Piazza Stuparich h 10,00 Assemblea generale della Coalizione h 19,30 Presentazione pubblica della coalizione con interventi di Dal (Francia), SMS (Italia), Pah (Spagna), Solidarity4All (Grecia) e altri + dibattito aperto sul diritto all’abitare Italiano Facendo convergere le lotte: una Coalizione Europea per il Diritto alla Casa e alla Città  La Coalizione europea per il Diritto alla Casa e alla Città è nata nel 2013 da un processo di convergenza tra movimenti di diverse città europee impegnati nella lotta per il diritto di tali diritti fondamentali. Dopo anni di militantismo locale, questi movimenti (gruppi e movimenti sociali composti da inquilini, abitanti di quartieri auto-costruiti e/o bidonville, occupanti, vittime di sgombero, famiglie indebitate, professionisti e ricercatori) hanno sentito il bisogno di riunirsi allo scopo di dare più forza alla lotta attraverso azioni e prese di posizione comuni sulle questioni abitative in Europa. L’Unione Europea ha gradualmente calcato le sue politiche sul modello neo-liberale, adottando l’autoregolamentazione dei mercati, l’indebolimento dello Stato-provvidenza e l’erosione del modello sociale. A questo è venuta ad aggiungersi la crisi economica globale che ha avuto un impatto senza precedenti sulle condizioni abitative in tutt’Europa : processi di mercificazione crescenti, deregolamentazione, riduzione degli investimenti pubblici, finanziarizzazione; tutto ciò ha reso le condizioni d’accesso ad un’abitazione decente ancora più difficili e ha causato la indebolimento delle politiche abitative pubbliche, l’aumento del numero delle persone in condizioni abitative disagiate, delle vittime degli sgomberi e delle persone senza domicilio, così come il forte aumento dei prezzi degli affitti. Questi fenomeni hanno di fatto rafforzato la segregazione urbana e sociale. Preso atto dell’urgenza della situazione, delle azioni e delle campagne comuni sono state organizzate dai diversi movimenti europei come le campagne anti Mipim[1] a Cannes e a Londra nel 2014, o le azioni decentralizzate contro i “fondi avvoltoio” come “Blackstone”, responsabili di acquisti massivi di proprietà immobiliari a fini di speculazione. Tutte queste azioni comuni hanno fatto emergere l’importanza di una Coalizione Europea per il Diritto alla Casa e alla Città, allo scopo di adottare delle posizioni comuni sulle politiche abitative europee e di creare legami di solidarietà tra movimenti, permettendogli di rafforzare le proprie lotte. La Coalizione costituisce una convergenza fondamentale tra movimenti all’interno di uno spazio europeo sempre più al servizio della finanza e caratterizzato da politiche di deregolamentazione che colpiscono i diritti fondamentali, conducendo la popolazione alla povertà e alla precarietà in ogni dimensione della vita quotidiana.   La prossima riunione della Coalizione avrà luogo a Milano e a Parma, Italia, dall’1 al 4 Giugno 2016. Per saperne di più sulla Coalizione Per saperne di più sul Documento Politico sul Comune urbano Per saperne di più sul Documento Politico sulla crisi dei rifugiati e il meticciato urbano   [1] Il più grande salone immobiliare al mondo: conferenze, esposizioni, reti e transazioni in cui i territori sono venduti per essere sfruttati dai mercati immobiliari a forte potenziale, nella più grande opacità e in maniera anti-democratica - See more at: www.cantiere.org/13882/13882/

CASA BOLOGNA: VIOLENTE CARICHE E TRE FERITI CONTRO LE FAMIGLIE DI VIA IRNERIO

Bologna -

COMUNICATO STAMPA USB, QUESTA È LA RISPOSTA DELLE GIUNTE DEL PD AI PROBLEMI SOCIALI L’Esecutivo nazionale USB e l’Esecutivo nazionale dell’AS.I.A. esprimono piena solidarietà e si stringono attorno alle famiglie e ai militanti ed attivisti di AS.I.A, che questa mattina a Bologna stanno resistendo alle violente cariche delle forze dell’ordine finalizzate a sgomberare i senza casa che dall’ottobre del 2013 vivono nello stabile di via Irnerio. Il palazzo di via Irnerio, di proprietà dell’ASL, era colpevolmente abbandonato dal 2009 ed ha rappresentato un rifugio per più di 50 persone, tra cui molti minori, colpite dall’assenza di una politica per la casa nella città. Invece di provvedere a soluzioni che permettessero di affrontare una vera e propria emergenza sociale, l’amministrazione di centrosinistra a guida Pd ha preferito colpire chi in questi anni ha segnalato le gravi responsabilità della Giunta bolognese. L’assenza di risposte concrete e le scelte del governo Renzi, dirette alla privatizzazione di quel poco che resta di patrimonio residenziale pubblico, non possono che alimentare il conflitto. L’USB e l’AS.I.A. sono impegnate ad allargare e generalizzare le proteste sui temi sociali, a cominciare dalla drammatica questione abitativa, affinché nel Paese si produca una mobilitazione generale in grado di produrre un’inversione di tendenza. Ai compagni e agli attivisti di Bologna va il sostegno ed il riconoscimento di tutta la Federazione nazionale per il coraggio, la determinazione e la maturità con cui stanno conducendo questa difficile battaglia. Roma, 3 maggio 2016

Bologna. Vergogna! L'amministrazione comunale preferisce sprecare piuttosto che investire i fondi pubblici!

Bologna -

Oggi siamo andati in trattativa per la regolarizzazione dello stabile occupato di via Irnerio 13, in presenza dell'amministrazione comunale e dell'azienda Sant'Orsola, proprietaria dello stabile.La proprietà ha aperto la possibilità di regolarizzare, chiedendo però come condizione dell'apertura della trattativa il risarcimento dei costi vivi relativi al periodo di occupazione, nella cifra di 41.000 € approssimativamente, da versare in tempi brevi.Naturalmente, una tale cifra è onerosa per chi subisce una situazione di precarietà e difficoltà economica tale da scegliere di occupare un palazzo per non ritrovarsi letteralmente per la strada, ma sarebbe una briciola rispetto al bilancio economico di un Comune tutt'altro che povero come Bologna. Anzi, sarebbe un reale investimento: spendere tale cifra per dare stabilità alla situazione abitativa di 17 nuclei è nulla in confronto a quanto invece il Comune spende per le soluzioni emergenziali di cui si fa uso massiccio come dormitori, strutture o ostelli, che non garantiscono né stabilità né dignità alla vita di chi ci “abita” ma costano caro in termini di fondi pubblici (ovvero soldi versati dalla popolazione). Il Comune ha chiuso le porte a tale ipotesi, affermando di poter intervenire “in aiuto delle famiglie” solo dopo un'eventuale regolarizzazione, e rimanendo in qualche modo vago su cosa si intenda per tale intervento.Tuttavia il pagamento rimane una condizione necessaria perché la proprietà apra alla regolarizzazione, dunque abbiamo constatato un vero e proprio circolo vizioso. Alle nostre pressioni incalzanti è stato risposto dall'assessore alle politiche sociali che è vero, il Comune spende moltissimo per le strutture d'emergenza, e in caso di sgombero di via Irnerio i fondi pubblici da utilizzare per alloggiare anche pochi mesi le famiglie sgomberate sarebbero molti di più.Ci siamo chiesti, allora: perché tanto spreco quando con molto meno si potrebbe garantire il diritto all'abitare stabile per 50 persone? Anche su questo, le risposte dell'amministrazione sono state molto chiare: da parte della giunta non c'è la volontà politica di riconoscere questo diritto a chi lo rivendica con una lotta coraggiosa. Piuttosto che riconoscere nell'occupazione un messaggio, un grido d'allarme di parte della popolazione da ascoltare attentamente, si preferisce continuare a investire per tamponare l'emergenza anziché risolverla investendo molto meno.Già, perché per ripristinare e utilizzare lo sfitto come case vere e proprie, in cui le famiglie possano pagare un affitto giusto rispetto al proprio reddito, servirebbero in sostanza molti meno fondi pubblici e sarebbero molto più redditizi. Continuando a riempire dormitori e strutture simili si affrontano spese continue nel tempo, pressochè infinite, mentre assegnando case a canone popolare, equiparato all'Edilizia Residenziale Pubblica, si ha un investimento iniziale e poi gli inquilini potrebbero ripristinare la propria vita con condizioni stabili e dignitose. Non ci stiamo, questa logica non ci appartiene e non ci apparterrà, è l'amministrazione pubblica che deve garantire ai cittadini e alla popolazione i diritti fondamentali, e non solo a chi occupa, ma a chiunque ne sia privato, da chi subisce lo sfratto a chi aspetta anni in graduatoria per la casa popolare!Dunque la nostra lotta continua: così come è successo di recente a Napoli, il Comune deve farsi carico dei costi, minimi, per la regolarizzazione, e non per beneficenza ma perché la casa è un diritto, e le istituzioni pubbliche devono garantirlo invece che sprecare soldi per soluzioni-tampone!Per esprimere tutto questo pubblicamente, convochiamo domani, martedì 1 marzo alle 15.30, una conferenza stampa in via Irnerio 13/15: la città deve sapere come vengono utilizzati e sprecati i fondi pubblici da parte dell'Amministrazione!

Palazzo Raggi, indagato anche l’ex assessore Giovanni Caudo

Roma -

Per uno dei fedelissimi di Marino l’accusa è corruzione. Il nome nelle intercettazioni, ma gli accertamenti sono all’inizio di Ilaria Sacchetton Fra gli indagati per la trasformazione in megastore di Palazzo Raggi (Settecento) c’è anche Giovanni Caudo, l’ex assessore all’Urbanistica della giunta Marino che, dopo le dimissioni dell’ex sindaco, era tornato a occuparsi di docenza all’Università di Roma Tre. Nei mesi scorsi gli uffici della procura gli hanno notificato un avviso di garanzia per corruzione. Solo una prima ipotesi investigativa a fronte di un fatto, che cioè il suo nome è emerso nel corso d’intercettazioni disposte per altri indagati.Piccola premessa. Per ottenere il via libera al suo progetto - frazionare Palazzo Raggi in piccoli lotti commerciali - il costruttore Domenico Bonifaci si affida a un suo collaboratore, Giuseppe Costa, che dialoga con dirigenti e funzionari dell’assessorato all’ Urbanistica. Le telefonate fra Bonifaci e «Pino» Costa Alcuni di questi, come l’ex dirigente Antonello Fatello, hanno i cellulari sotto controllo. Il loro nome è stato fatto nel corso dell’inchiesta contemporanea («Vitruvio») da piccoli imprenditori che, distribuendo favori nella Roma nord, sostengono di essere incappati nelle sue pretese. Mentre gli investigatori stanno cercando di ricostruire il profilo di Fatello vengono captate telefonate fra Bonifaci e il suo uomo, Costa, nelle quali quest’ultimo assicura di avere una sponda in Campidoglio. É a questo punto che viene fatto il nome di Caudo. L’ex assessore di Marino viene indagato assieme a Fatello che ieri è stato anche sottoposto a perquisizioni, benché trasferito ormai alla Mobilità. Il reato, anche qui, è lo stesso: corruzione. Prima di essere spostato alla Mobilità dal prefetto Francesco Paolo Tronca, Fatello avrebbe cioè «collaborato» con il costruttore per aiutarlo nella realizzazione del megastore. «Sereno ma amareggiato» É andata così? Sono millanterie? Questo filone d’indagine è ancora al principio, di soldi si chiacchiera al telefono ma sono ancora in corso accertamenti e solo ieri sono stati acquisiti documenti e file degli indagati. Tra gli indagati anche Nando Antonelli dipendente di un’impresa del gruppo Bonifaci. Quanto al costruttore, malgrado le perquisizioni di ieri nella sua abitazione fa sapere attraverso i suoi difensori Nicoletta Piergentili e Massimo Krogh di essere «sereno, sebbene amareggiato».

Affittopoli, per Gabrielli problemi Roma sono altrove. Intanto via libera sfratti

Roma -

Tutto pronto per gli sgomberi delle case del comune di Roma finite sotto la lente d'ingrandimento di "affittopoli". Il primo passa sarà la formazione della squadra che dovrà a mandare via gli inquilini che hanno perso il diritto di stare nelle case del Comune. In queste ore sul tavolo del comitato per l'Ordine e la Sicurezza approda il corposo dossier Affittopoli in una versione aggiornata e rivista dal commissario Francesco Paolo Tronca.  Il Campidoglio ufficializzerà poi la necessità di ricorrere all'aiuto dei militari. Già aumentato il numero dei vigili urbani che sono al lavoro sul caso degli affitti stracciati, ma non basta. Occorrerà una squadra ben equipaggiata: carabinieri e finanza oltre la polizia municipale.  In prefettura si parlerà di quanti uomini saranno affettivamente da destinare all'operazione. Ma questo è solo l'inizio. Da lì i tecnici del prefetto Tronca decideranno quali sono i casi più eclatanti da cui partire con gli sgomberi. Agenzia delle entrate al lavoro. In settimana ci sarà un incontro con l'Agenzia delle Entrate per la verifica e l'incrocio dei dati del Comune, del Catasto e per l'appunto dell'Agenzia. Passo fondamentale per capire chi occupa le case popolari senza averne diritto. Un lavoro che aiuterà a individuare tutte le situazioni anomale, ma sarà fondamentale per tirare fuori tutti quegli immobili fantasma che sono sfuggiti dai diversi censimenti degli ultimi anni. Una volta finite le operazioni di ricognizione nel municipio I, si passerà al II dove gli appartamenti sono per lo più concentrati tra il Flaminio e San Lorenzo. Magistratura. Tronca ha inviato le prime carte alla Procura e alla Corte dei Conti, nei prossimi giorni entrerà nel vivo anche il lavoro dei magistrati. I documenti trasmessi da Palazzo Senatorio potrebbero finire in uno dei procedimenti già avviati da mesi dai pm di piazzale Clodio che sono al lavoro con due distinte indagini sul patrimonio immobiliare comunale. Una volta in possesso dei risultati della maxi-verifica disposta dal prefetto, si potrà valutare per quali profili penali procedere. Di certo non si esclude che le carte non possano avviare una nuova inchiesta. Il prefetto Gabrielli. "Credo che i problemi di questa citta' siano molto, molto, molto piu' grandi di 'affittopoli', invece vedo che ormai da giorni si parla solo di questo. Sono convinto che questo e' un problema che verra' risolto e mi verrebbe da dire che a quel punto tutti i problemi di questa citta' sarebbero risolti". Lo ha detto il prefetto di Roma, Franco Gabrielli, a margine di un evento della Citta' Metropolitana, rispondendo cosi' a chi gli chiedeva se fosse possibile trovare una soluzione alla vicenda 'affittopoli'.

CASA E REDDITO SONO UN DIRITTO, OCCUPA LO SFITTO! IL CORTEO DI OGGI A LIVORNO.

Livorno -

"Prima i lavoratori", "Prima i poveri", "Casa e reddito sono un diritto, occupa lo sfitto". Sono solo alcuni slogan urlati oggi a Livorno dal corteo organizzato da Asia-Usb e Comitato per il diritto all'abitare con le famiglie che sono in occupazione in varie strutture della città che si trovavano in stato di abbandono. Il corteo è partito da Piazza Grande, ha toccato il Municipio e la Prefettura (con striscioni appesi) e si è concluso davanti al Duomo interrompendo per qualche decina di minuti il flusso dello shopping natalizio.

Gli italiani si fanno il nido in affitto: per sei inquilini su dieci è l'abitazione principale

Roma -

Inversione di tendenza sui canoni, di nuovo in aumento (+1,7%) dopo cinque anni di calo. A trainare i prezzi sono i tri e quadrilocali. In media, un appartamento costa 516 euro: Milano la più cara, poi Roma e Firenze. Cambio radicale nei costumi, complice la crisi economica: in un solo anno le famiglie che prendono in affitto un appartamento come abitazione principale sono aumentate del 10%MILANO - L'Italia che mostra timidi segnali di ripartenza economica si vede anche in un'inversione di rotta del mercato degli affitti, che dopo cinque anni torna a segnare un aumento dei prezzi: +1,7% nel 2015. A spingere la ripresa sono gli immobili di quattro e tre locali, che svelano una tendenza importante per l'Italia. Nella patria della casa di proprietà, infatti, dove ci sono abitazioni per 5mila miliardi di valore, sempre più famiglie prendono in affitto un appartamento come "abitazione principale": sono ormai sei su dieci affitti. "Dal 2010 al 2014 - afferma in una nota Silvia Spronelli, presidente di Solo Affitti che ha curato la ricerca insieme a Nomisma - i canoni d'affitto erano diminuiti del 12,5%, quest'anno registriamo una ripartenza con prospettive migliori per il mercato. Le abitudini degli italiani stanno cambiando e la locazione diventa sempre più una scelta permanente. Molte famiglie, infatti, prendono casa in affitto come abitazione principale, anche per ragioni economiche, orientandosi su ambienti più ampi e confortevoli per i loro bambini". Nonostante l'aumento dei prezzi a livello nazionale sia contenuto, ci sono delle città dove il trend è allarmante, soprattutto se si considera che la dinamica dei salari difficilmente in questo periodo è stata positiva per i lavoratori. Si arriva così a rincari in doppia cifra a Bologna (+11,6%), per poi trovare i casi di Perugia (+9%) e Bari (+8,5%). Oltre la media nazionale l'aumento a Napoli (+6,3%), Genova (+5,5%) e Catanzaro (+5,2%). A Milano, che già nel 2014 aveva anticipato il trend in risalita sotto la spinta dell'Expo, si registra un +2,4%. In alcune piazze tuttavia persiste il segno meno. A Palermo la contrazione più consistente degli affitti: -7,7%. Seguono Potenza e Campobasso (-5% ciascuno), Roma (-2,2%), Trieste (-1,9%) e Trento (-1,2%). Una generale stabilità si rileva ad Aosta (+0,8%), Ancona (+0,1%) e Cagliari (-0,4%). Come si accennava, gli italiani stanno cercando casa in affitto sempre di più con l'esigenza di farne la propria abitazione principale: uno dei riflessi della crisi economica e della divaricazione tra redditi e valori immobiliari, che ha reso impossibile ai più giovani l'acquisto di una casa contando solo sulle proprie buste paga. Senza considerare poi gli effetti del precariato, che ha impedito a molti ragazzi di fare affidamento sul supporto delle banche, che difficilmente hanno concesso mutui a chi fosse sprovvisto di un contratto stabile. Il rapporto di Solo Affitti rileva un significativo cambio dei costumi: "Rispetto all'ultimo anno, le famiglie che prendono in affitto un appartamento come abitazione principale sono aumentate di quasi 10 punti percentuali, dal 50,3% del 2014 al 59,8% del 2015. Il trend è ancora più marcato in città come Palermo e Trento (80% ciascuno), Campobasso (75%) e Roma (70,4%). Sotto la media nazionale Trieste (45%), Milano (49%) e Genova (45%), dove più importante è la richiesta di trasfertisti e studenti. Diminuisce leggermente, a livello nazionale, la quota di richieste di locazione provenienti da lavoratori in trasferta (da 25,1% nel 2014 a 22,6% nel 2015) e studenti fuori sede (da 22,9% a 16,1%)". La tipologia di affittuari che va per la maggiore è quella delle coppie senza figlli (oltre il 405), seguita da quelle con prole (25,8%) e quindi dai single (21,9%). In media ci vogliono poco più di due mesi per trovare casa.   Ecco infine i costi medi: "Per prendere in affitto un appartamento in Italia occorrono mediamente 516 euro, che salgono a 558 euro se l'appartamento è ammobiliato e a 572 se dotato di garage. Milano si conferma anche nel 2015 la città più cara per gli affitti (canone medio di 916 euro) superando Roma (809) di oltre un centinaio di euro. Seguono Firenze (645 euro), Bologna (568 euro), Venezia (566 euro), Napoli (546 euro). Vivere in affitto costa meno che altrove a Potenza (379 euro), Campobasso (381 euro), Perugia (396 euro) e Catanzaro (399 euro)". Quanto alla tassazione, vince ormai la cedolare secca nei confronti della tassazione Irpef, utilizzata ormai in poco più di 1 contratto su 10 nei capoluoghi di regione. Da quest'anno, i contratti di locazione con canone concordato sono diventati i più utilizzati in Italia (dal 37,1% del 2014 al 43,1% del 2015) e superano per la prima volta quelli liberi 4+4, passati dal 39,8% dello scorso anno al 42,1% del 2015.

Un tempo sapevamo la città a menadito

Roma -

Le banche truffano gli obbligazionisti due volte. Si impossessano dei loro risparmi e gli rubano la città. C’erano i piani regolatori. Poteva anche accadere che non ci fossero. La città, però, la sapevamo lo stesso. Indipendentemente dall’andare a riconoscere su quei fogli colorati dove eravamo. Difficile ritrovarsi nei retini “verdi” che promettevano la presenza di alberi e distese lussureggianti. Non li vedevamo. Non li avremmo mai visti. Frustrante veder siglato con un codice alfanumerico il nostro abitare. Scoprirlo racchiuso in “zone” rigide. Contrapposte le une con le altre. Sapevamo la città. Sapevamo, soprattutto, che la città veniva fatta con il denaro. Molto denaro. Lo stesso che noi (molti) producevamo lavorando. Altri (pochi) facendolo saltar fuori dal nostro lavoro. Lottavamo. Per veder aumentare il denaro che ci spettava. Per diminuire la fatica del procurarcelo, che ci stremava. Noi con quel denaro avremmo abitato la città. Quegli altri lo usavano per farlo diventare ancora di più. Contro il nostro abitare. Facendo scomparire, dal nostro vivere quotidiano, servizi e spazi collettivi. Facendo il deserto. Sostituendoli con edifici e progetti. Programmati secondo il principio della loro sostenibilità economica. Rendita contro lavoro. Abbiamo vissuto un abitare che ha conosciuto due stagioni. Quella del mattone pieno, quella del mattone finanziario. Il primo a far crescere l’economia spingendo i più, almeno in Italia, ad avere “casa propria” (il 73% delle famiglie). Quando queste sono diventate troppe ecco pronto il secondo. Per riuscire a cavar fuori ancora denaro. Proprio da case costruite per non essere abitate. Da usare come bancomat di cemento. Si è costruito sempre e ovunque. Al di là dell’effettiva necessità. Le case invendute e tenute sfitte in Italia sono oltre 2,5 milioni. Chi le ha realizzate non le conta. Le pesa come proprio “capitale”. Per offrirle alla banca di turno come garanzia. Prendere un mutuo. Portare quel denaro sul mercato finanziario. Alla ricerca di accaparrarsi una rendita che si tiri fuori dalla bassa redditività propria dell’economia della stagione della crisi. Mattoni pieni e mattoni finanziari, si sono retti, si reggono, sulla debolezza dell’abitare. Ieri come oggi. A partire dal non riconoscere l’abitare come diritto di tutti. Le banche sono state gli urbanisti delle nostre città. Legando le famiglie all’indebitamento costruttivo. Impossessandosi delle case di chi non riusciva a pagare il mutuo. Valutando dove far cadere, concedendo o meno mutui, il cemento di turno dentro e fuori i piani. Ora c’è un cambio di passo. Le banche sembrano aver perso questa regia insediativa. Ora gli urbanisti delle città sono diventati i fondi immobiliari. In Italia se ne contano 400. Si sono impadroniti del patrimonio pubblico dismesso, per fare cassa, dallo Stato. Saranno loro a rimodellare le città. Oggi in Italia il loro portafoglio è gonfio di 53 miliardi di euro. Saranno loro a decidere su quali “pezzi edilizi” e su quali “aree” investire. Loro, fregandosene dei colori e delle sigle dei piani regolatori, inventeranno lo spazio dove saremo costretti a vivere. Saranno loro a rastrellare denaro per i loro investimenti. Da chi vorrà. Dovunque risieda. Da chiunque si disinteressi di cosa diventeranno quegli edifici. Di chiunque aderisca ad un progetto di rigenerazione urbana che, il più delle volte, significa realizzare interventi che si inseriscono nelle fratture urbane delle dismissioni con funzioni estranee al tessuto sociale destinato ad accoglierle. Le carte dei progetti non interessano. Planimetrie e sezioni sono sostituite dalle cedolari di sottoscrizioni con cui i fondi spacchettano in quote quelle cubature per offrirle agli investitori. Molti di quegli edifici hanno già prodotto del denaro. Quello che i Fondi hanno versato alle Amministrazioni che glieli hanno ceduti. Stanze diventate subito cash. Denaro immediato per lo Stato e per il Fondo di turno attraverso la collocazione delle proprie quote che, quei mattoni e quegli spazi, trasformano in attività finanziaria. Liberare immobili dalle destinazioni originarie e trovare, per loro, una nuova funzione che effetto comporta sulla trasformazione della città? Quello di farla morire privandola, per la prima volta nella storia, del proprio carattere urbano. L’essere la costruzione collettiva per eccellenza. Luogo animato dalle forme di innovazione prodotte, anche in forma di conflitto, da chi la città abita. Il mattone finanziario densifica gli spazi, ma non li urbanizza. Ha bisogno di recidere il lavoro incessante proprio della ricchezza dell’abitare basato sul moltiplicarsi delle relazioni sociali, la rigenerazione urbana praticata a partire dalle convenienze sociali dei più. Questo compito è oggi affidato alle banche. Sono loro a fare il lavoro sporco. Non concedendo mutui o non promuovendo investimenti sul territorio, ma dirottando il risparmio sul rafforzamento del proprio patrimonio societario. Solo così potranno continuare a mantenere per sé il denaro che ricevono con il quantitative easing. La BCE, infatti, non acquista, per vincoli statutari, direttamente i bond governativi dal Tesoro all’atto dell’emissione. Li compra sul mercato secondario, da istituzioni private quali banche e fondi d’investimento. Tutto resta nelle casse e nulla va al territorio. Sono le banche stesse a dire che non conviene. Non dicono di non saper fare il proprio lavoro. Dicono e inducono, soprattutto i piccoli risparmiatori, a “fare denaro con il denaro”. A sentirsi di “avere una banca” perché hanno promesso loro, al buio di ogni informazione sulla natura delle obbligazioni secondarie, interessi di qualche punto. Gli attuali oltre dodicimila truffati dalle banche salvate da Renzi sono certamente delle vittime. Non solo perché hanno visto sparire i propri risparmi, ma soprattutto perché sottoscrivendo quel patto obbligazionario, si sono visti rubare, oltre il denaro, la città.

Europa, record di case sfitte e una su tre è abitata da single

La fotografia di Eurostat nei 28 Paesi dell'Unione: il 17 per cento degli alloggi è vuoto. A Copenaghen i palazzi più vecchi, a Bucarest i più recenti. E il 3 per cento è senza bagni www.repubblica.it/economia/2015/12/12/news/europa_record_di_case_sfitte_e_una_su_tre_e_abitata_da_single-129288397/ ENRICO FRANCESCHINI LONDRA - L'Europa vive in una casa di proprietà, costruita prima della seconda guerra mondiale, con uno o nessun inquilino dentro e in qualche caso senza gabinetto. È la fotografia, non troppo rassicurante, scattata da Eurostat, l'agenzia di statistiche della Ue, sulle abitazioni nel vecchio continente, basata su un sondaggio del 2011. Un'immagine che non dice necessariamente come" viviamo", ma illustra "dove" e già questo fornisce dati su cui riflettere. La maggior parte dei cittadini dell'Unione sono proprietari della residenza in cui abitano, e questo è un segnale positivo. Ma molti alloggi sono disabitati, molti europei vivono soli, la maggioranza delle case ha più di settant'anni e forse bisogno di un restauro - per non parlare della necessità dei servizi igienici per la minoranza, esigua ma pur sempre allarmante, che non li ha. Un'abitazione su sei, in Europa, è disabitata. Il record va al Sud: spesso sono alloggi per le vacanze, dunque "seconde case". L'emergenza abitativa, verrebbe da dire, si potrebbe risolvere più in fretta se le case non occupate venissero date a chi non ne ha. E in tema di alloggi sfitti l'Italia è sul podio. Secondo gli ultimi dati Istat, basate sul censimento del 2011, le case vuote sono oltre 7 milioni, il 22,7%, con picchi del 40% in Calabria e del 50 in Val d'Aosta. Di queste, più di metà sono case vacanza; le altre (2,7 milioni, stima l'Istituto di statistica) sono semplicemente disabitate. Complessivamente, lo stivale è diviso a metà tra chi abita in appartamento (il 50%, contro una media europea del 41,1%) e chi ha scelto una soluzione indipendente o semi-indipendente. Ma non mancano le ombre: il 27,3% degli italiani vive in alloggi sovraffollati, e quasi una persona su 10 sperimenta il disagio abitativo. Guardando ai 28 Paesi dell'Unione, il 70% dei cittadini è proprietario della casa in cui vive, percentuale che sale al 90% o quasi in Romania, Ungheria, Lituania e Slovacchia. L'Italia si colloca poco sopra la media, al 73%. La nazione con più case in affitto è invece la Germania, motore economico della Ue, con il 47 %, seguita dall'Austria (43%). Altro dato illuminante: più di 4 europei su dieci vivono in una casa di proprietà senza mutuo da pagare, cioè l'hanno comprata già tutta (o l'hanno ereditata). Il quinto Paese europeo per numero di case di proprietà è la Gran Bretagna: non a caso qui si dice che "la casa di un inglese è il suo castello". Altro fenomeno di rilievo: quasi un terzo delle case dell'Unione ha un solo inquilino, una fenomeno che cresce al ritmo del 2% all'anno. La capitale della Norvegia, Oslo, è anche la capitale europea di chi vive solo: il 53% degli abitanti. E in Danimarca la percentuale è appena più bassa, il 47%, per scendere al 40 nel resto della Scandinavia e in Germania. La maggioranza di questi europei che abitano in solitudine sono donne. D'altra parte, Londra è la città europea con più case in coabitazione (per forza, con quello che costano); ed è anche la città dove convivono più coppie dello stesso sesso, il 13 per cento. Il primato delle case più vecchie spetta a Copenhagen: il 68 per cento è stato costruito prima del 1946. Risale a prima della guerra anche un terzo delle abitazioni in Danimarca, Belgio e Regno Unito, mentre in Irlanda, Grecia, Spagna, Portogallo e Cipro il 43 per cento è stato eretto dopo il 1980. I più nuovi in assoluto sono i sobborghi di Bucarest, dove il 37% degli alloggi è venuto su dopo il 2000. Ma la Romania ha anche un record meno confortante: il 38% delle abitazioni non ha il bagno. E la toilette manca, in tutta la Ue, in 3 case su cento, una minoranza neanche tanto piccola per il mondo del 2015.

Roma, movimenti per la casa: "Occupate due palazzine del Vaticano sulla Prenestina: è il nostro Giubileo"

Roma -

In occasione del Giubileo apriamo le porte per il diritto all'abitare: abbiamo occupato due palazzine in via Prenestina 1391, di proprietà del Vaticano e attualmente inutilizzate. Lo scrivono gli attivisti dei Movimenti per il diritto all'abitare che con un blitz sono entrati nei due edifici. All'indirizzo indicato risulta un Istituto missionario dei Padri Monfortani appartenente alla Diocesi di Roma. Ecco l'altro Giubileo, quello dei poveri" dicono la R.a.m., sigla della resistenza attiva metropolitana, e i B.p.m., blocchi precari metropolitani. Secondo gli attivisti sarebbero 170 le famiglie occupanti salite sui tetti dei palazzi. Gli occupanti chiedono una moratoria su sfratti e sgomberi durante l'Anno Santo. I blindati delle forze dell'ordine arrivati in via Prenestina si sono alloontanati dopo quattro ore in seguito alla trattativa con i padri monfortani raccontano gli attivisti. Intanto, mentre era in corso la trattativa - proseguono - si è consentito agli abitanti del quartiere Colle Monfortani di entrare liberamente per assistere alla messa nella chiesa che si trova nel complesso occupato. Al termine della celebrazione, un occupante ha preso la parola spiegando ai presenti le ragioni dell'occupazione. Roma occupazione via Prenestina 8 dicembre 2015 „Prenestina, senza casa occupano palazzo della Curia: "E' il nostro Giubileo" Circa 170 famiglie dei movimenti di lotta per la casa hanno occupato due palazzine "di proprietà della Chiesa" lungo via Prenestina. Nel giorno dell'apertura della Porta Santa lo slogan: "Apriamo le porte del diritto all'abitare" <figure class="avatar avatar-small img-circle"> </figure> Ylenia Sina 8 dicembre 2015“ Potrebbe interessarti: www.romatoday.it/cronaca/occupazione-via-prenestina-8-dicembre-2015.html Seguici su Facebook: www.facebook.com/pages/RomaToday/41916963809Roma occupazione via Prenestina 8 dicembre 2015 „ROMA - Circa 170 famiglie senza casa, organizzate dai movimenti di lotta per il diritto all'abitare, hanno occupato questa mattina, nel giorno dell'apertura della Porta Santa che segna l'inizio del Giubileo, due palazzine lungo via Prenestina, al civico 1391. "Questi edifici sono di proprietà della Curia. Nel giorno di apertura del Giubileo della Misericordia che ha fin dall'inizio riservato grande attenzione ai poveri e agli ultimi, decine di famiglie hanno deciso di prendersi un tetto sotto cui dormire". L'OCCUPAZIONE - Le due palazzine di via Prenestina 1391, secondo quanto riportano i movimenti che stanno facendo viaggiare su Twitter la notizia con gli hastag #stopsfratti, #Giubileo e #primaipoveri, sarebbero di proprietà dell'istituto missionario dei Padri Monfortani, appartenente alla diocesi di Roma. "Questo vuole essere un messaggio a chi parla di povertà e di misericordia ma soprattutto al governo Renzi-Alfano che pone come unica soluzione all'emergenza abitativa l'uso della forza e dei blindati, costruendo un clima di paura per sperare di recuperare i consensi perduti nelle prossime elezioni di primavera". BLINDATI - Sul posto, dopo pochi minuti, sono arrivati i blindati delle forze dell'ordine. "Ci sono forti pressioni - spiegano dai movimenti - per farci lasciare l'edificio. Ma non ci facciamo intimidire e le famiglie sono decise a resistere". L'azione di protesta di questa mattina non è passata inosservata nel quartiere: "Il prete della parrocchia di questa zona ha chiesto ad alcune famiglie di prendere parola al termine della Messa dell'Immacolata per spiegare ai fedeli cosa sta accadendo e i motivi di questa occupazione". IL RACCONTO DELL'OCCUPAZIONE - "Dopo una pressione immediata da parte delle forze dell'ordine, arrivate con numerosi blindati, si è avviata una trattativa anche con i padri monfortani della diocesi di Roma" spiegano i movimenti in un comunicato. "Per circa quattro ore è andato avanti un braccio di ferro che si è concluso con la decisione da parte della questura di ritirare per il momento gli uomini e i mezzi. Intanto, mentre era in corso la trattativa, si è consentito agli abitanti del quartiere Colle Monfortani di entrare liberamente per assistere alla messa nella chiesa che si trova nel complesso occupato. Al termine della celebrazione, un occupante ha preso la parola spiegando ai presenti il senso dell'iniziativa e la condizione di necessità che ha spinto centinaia di persone al gesto dell'occupazione". CONTRO L'ART.5 - Questa occupazione "rappresenta anche la risposta all'ignavia e al silenzio delle amministrazioni locali e del governo Renzi rispetto alla questione abitativa, che invece di essere affrontata con un blocco degli sfratti e con risorse e politiche pubbliche trova risposte criminalizzanti come l'articolo 5 o demagogiche come il bonus per l'affitto".“ Potrebbe interessarti: www.romatoday.it/cronaca/occupazione-via-prenestina-8-dicembre-2015.html Seguici su Facebook: www.facebook.com/pages/RomaToday/41916963809

Bologna, maxioccupazione di 70 famiglie: cariche della polizia, attivisti sul tetto

Bologna -

Bologna: nessuno spazio per le occupazioni Una nuova occupazione di Social Log ha salutato questa mattina la città di Bologna. Dopo lo sgombero dell’Ex-Telecom, lo scorso 20 ottobre, un centinaio di persone di cui molti minori sono entrati in una palazzina in via Agucchi. Immediata e violenta la reazione delle forze dell’ordine, che non piu tardi delle 13.00 sono arrivati per eseguire lo sgombero, prima che i servizi sociali fossero stati interpellati e chiamati a valutare la situazione. Anche i vigili del fuoco hanno raggiunto la sede della nuova occupazione per tentare di sgomberare le famiglie, mentre la polizia è intervenuta con manganelli all’interno dello stabile. Pare che oltre allo scontro fisico, siano stati strappati i documenti e i telefoni di alcuni occupanti ed attivisti, mostrando un atteggiamento decisamente aggressivo nei confronti di questo nuovo atto di riappropriazione di uno stabile vuoto da anni. Gli attivisti di Social Log, e molti degli occupanti si sono barricati all’interno e sul tetto dello stabile dando vita a una resistenza attiva che è tutt’ora in corso. Alcuni attivisti sono stati già portati nel cortile dello stabile e portano i segni delle manganellate ricevute. L’unico segnale che viene da questa giornata è quello della perpetrazione della politica di tolleranza zero nei confronti di chi tenta di portare una soluzione all’emergenza abitativa fuori e dentro una campagna elettorale che fa dell’ordine e la sicurezza il suo cavallo di battaglia. Bologna, maxioccupazione di 70 famiglie: cariche della polizia, attivisti sul tetto L'orsacchiotto protagonista dello sgombero dell'ex Telecom è ricomparso anche in via Agucchi (eikon)Il collettivo Social Log entra in uno stabile in via Agucchi, prima periferia della città. Ci sono oltre 70 minori. Agenti in tenuta antisommossa di ALESSANDRO CORIBOLOGNA - Nuova occupazione di Social Log a Bologna. Il collettivo è infatti entrato in mattinata in un grande palazzo in via Agucchi 175, nella periferia della città, per una parte abitato e per l'altra "sfitto da anni", di proprietà delle Poste. In tutto si tratta di 68 famiglie italiane e straniere, tra cui 74 minori. Persone sotto sfratto, alcune delle quali vivevano all'ex Telecom, mentre alcuni occupanti erano ospiti al dormitorio di via Beltrame. La tensione è salita subito, segno che l'occupazione non poteva durare tanto, questa volta. Sul posto infatti sono arrivati subito i blindati della polizia, con gli agenti in tenuta antisommossa a presidiare l'ingresso. Gli occupanti si sono chiusi dentro, alcuni sono saliti sul tetto urlando "Via via la polizia". Sono intervenuti i vigili del fuoco, per aprire la porta bloccata, e subito dopo è partita una carica della polizia per allontanare gli attivisti che presidiavano l'ingresso. La tensione è durata per tutto il pomeriggio. Due attivisti di Social Log sono riusciti anche a salire sull'autoscala dei vigili del fuoco, che stava entrando nel cortile, bloccandola. Ne è nato un parapiglia con la polizia. Attivisti sul tetto, ci sono minori. In serata sono ancora una settantina, secondo Social Log, gli occupanti asserragliati sul tetto, a quanto pare con tende e coperte. Rispetto al centinaio di persone che hanno occupato in mattinata (circa 200), sono una trentina gli sgomberati, per lo più donne e bambini. Secondo il collettivo, anche una ventina di minori sarebbero sul tetto, tra cui alcuni under 10. Dopo aver sgomberato gli appartamenti, le forze dell'ordine restano a presidiare il palazzo ma al momento non pare abbiano intenzione di forzare per arrivare sul tetto. Allo stesso modo, in strada resta il camion dei pompieri bloccato dagli attivisti del collettivo (due sono ancora sulla scala), circondato dagli agenti in assetto antisommossa e i manifestanti seduti in terra. Un'occupazione che ha anche un valore simbolico: un anno fa, il 4 dicembre, il collettivo ha occupato l'ex Telecom, stabile poi sgomberato poco tempo fa. E, per ricordare quell'esperienza, è pure ricomparso l'orso di peluche gigante che era stato brandito durante lo sfratto da via Fioravanti. All'interno dello stabile di via Agucchi si trovano anche famiglie alloggiate presso l'ex residence Galaxy, dopo lo sgombero dell'ex Telecom. Si tratta "al massimo di 10 persone- spiega Fulvio del collettivo- erano venuti qui stamattina per sistemare gli alloggi e solidarizzare. Si sono ritrovati coinvolti nel parapiglia al momento di chiudere le porte, ma non sono qui per occupare". Poco prima delle 16 le prime famiglie vengono portate fuori.