Livorno‬. Sfratti, il sindaco potrà requisire le case vuote

Livorno -

Il consiglio comunale di Livorno a maggioranza M5s ha approvato una mozione, proposta da Marco Cannito (Città Diversa), che punta a “requisire gli immobili inutilizzati per l’emergenza abitativa”. Sia immobili pubblici che privati. La notizia è stata pubblicata da alcuni quotidiani e fa discutere. Il sindaco Filippo Nogarin potrà avviare la “requisizione temporanea degli immobili vuoti e inutilizzati per le emergenze abitative con motivazione di urgenza umanitaria”, “laddove possibile con una eventuale previsione di una indennità di occupazione da parte degli ospiti”, il tutto “secondo misure, modalità e tempistiche ritenute congrue”. L’atto è stato votato dai cinque stelle più il sindaco e da altri tre consiglieri di liste diverse, tra cui il firmatario. “Nell’atto si parla di immobili in generale, senza specificare – ha spiegato Cannito – includendo di fatto, è vero, anche quelli privati, ma a condizione, come emerso nel dibattito, che siano vuoti, inutilizzati o in stato di abbandono da tempo. Naturalmente in condizioni straordinarie, di emergenza. Lo stesso vescovo lanciò l’ idea di farlo”. Contrari Pd, Fi e Livorno bene comune. Fonte: ANSA www.gonews.it/2016/07/30/sfratti-sindaco-potra-requisire-le-case-vuote/

ASIA-USB A MINISTERO, RIVEDERE STORTURE DELLA LEGGE 431/98. HA CONTRIBUITO A DETERMINARE EMERGENZA ABITATIVA

Roma -

COMUNICATO STAMPA Oltre 350.000 sfratti negli ultimi 5 anni, di cui il 90% per morosità; 3 milioni di famiglie in difficoltà per il costo della casa (canone di locazione e servizi); 516.00 in difficoltà nel pagamento mutui: questi i dati certificati dall’ISTAT che l’AS.I.A./USB ha evidenziato nell’incontro che si è svolto stamani al Ministero delle Infrastrutture, presente il vice ministro Nencini. Un incontro che non veniva convocato da circa 14 anni, avente per oggetto la revisione della convenzione nazionale prevista dalla legge 431/98. Nel suo intervento, l’AS.I.A./USB ha evidenziato la necessità di tavolo preliminare per affrontare gli effetti della legge 431/98, legge che ha contribuito a determinare l’emergenza abitativa nel nostro Paese. L’AS.I.A./USB ha inoltre evidenziato che mentre dal 2008 si sono abbassati i valori del mercato immobiliare, la legge ha consentito, anche con accordi siglati dai sindacati concertativi,  il vertiginoso aumento dei canoni di locazione e in particolare quelli richiesti per gli immobili degli enti previdenziali, da cui stanno derivando centinaia e centinai di sfratti anche nei confronti di famiglie che pagano canoni di 900/1.000 euro al mese. Il fenomeno degli sfratti dalle case degli enti previdenziali non colpisce solo le grandi città: l’AS.I.A./USB  ricorda il recente caso di Perugia, dove nel prossimo agosto da immobili Enasarco sono previsti sfratti con richiesta di intervento della forza pubblica, che colpiranno anche famiglie con gravi disagi, composte da disoccupati, invalidi e con minori a carico. Ciò accade nonostante esistano immobili di enti pubblici come INPS e INAIL lasciati sfitti o, come nel caso di Perugia, abbandonati al degrado dopo un incendio. L’emergenza abitativa è stata complessivamente favorita dalla stortura di una legge, la 431/98, che ha favorito solo la rendita immobiliare, e dalla mancanza di piani di sviluppo dell’edilizia pubblica e sociale. L’AS.I.A./USB ha dunque sollecitato una revisione reale della legge, affinché vengano riconsiderati i canoni di locazione con princìpi di equità sociale. Roma, 27 luglio 2016 Ufficio Stampa USB Rossella Lamina

Coalizione Europea per il Diritto alla Casa e alla Città 1-4 giugno Milano/Parma

Milano -

European Coalition for the Right to Housing and to the City. Siamo pronti per 4 giorni di dibattito e workshop sul diritto all’abitare per tutti e tutte, contro le logiche speculative delle politiche abitative europee e l’espulsione dalle città! Dall’ 1 al 4 Giugno ospiteremo la riunione della Coalizione per il Diritto alla Casa e alla Città durante la quale militanti di diversi movimenti europei si riuniranno per condividere le esperienze di lotta e pensieri politici. L’obiettivo è quello di imparare lottare collettivamente perché il diritto ad una casa torni ad essere inalienabile e perché le città ricomincino ad essere vissute e animate da chi le abita! Sabato 4 Giugno, h 19,30 @SMS (Piazza Stuparich) Presentazione pubblica della coalizione con interventi di Dal (Francia), SMS (Italia), Pah (Spagna), Solidarity4All (Grecia) e altri + dibattito aperto sul diritto all’abitare. Raggiungeteci numerosi!! IL PROGRAMMA Mer 1 Giugno Gio 2 Giugno Ven 3 Giugno @ParmaSab 4 Giu Mercoledì 1 Giugno: Mutuo Soccorso (Milano – SMS – Piazza Stuparich) h 9,30 Colazione h 10,00 Presentazione del Meeting h 11,00 Laboratorio teorico sul Mutuo Soccorso: “Superare la divisione tra pubblico e privato: il Mutuo Soccorso come Istituzione del Comune” h 13,30 Pausa pranzo h 15,00 Visita di SMS h 16,30 Workshop: Come funzionano gli spazi di mutuo soccorso h 18,30 Workshop: Come gestire delle assemblee orizzontali coinvolgendo i partecipanti h 21,00 Cena @ Cantiere Giovedì 2 Giugno: Finanziarizzazione e Migrazioni (Milano – SMS – Piazza Stuparich)   h 10,00 Introduzione del tema “Finanziarizzazione” h 10,30 Workshop: Mipim (strategie immobiliari) + h 10,30 Workshop: Blackstone h 11,00 Pausa h 11,30 Workshop: Camelot + h 11,30 Workshop: Qe4People + h 11,30 Workshop: finanziarizzazione del welfare h 12,30 Tavola rotonda a partire dal documento politico sulla finanziarizzazione h 13,30 Pranzo @ Spazio Micene + Visita nel quartiere San Siro h 16,30 Introduzione del tema “Migrazioni” h 17,00 Workshop: Esperienze concrete di spazi autogestiti ospitanti rifugiati (Atene) h 18,00 Workshop: Campagna “Stop War not People” + h 18,00 Workshop: Meticciato urbano h 19,00 Tavola rotonda su esperienze concrete di lotta all’interno del meticciato urbano e a partire del documento politico sulle migrazioni   Venerdì 3 Giugno: Giornata @Parma ospiti di Artlab – Nomas   h 7,00 partenza da SMS h 9,15 Arrivo a Nomas e colazione h 10,00 Workshop: Comunicazione interna ed esterna h 13,00 Pranzo h 14,00 Visita al quartiere di Oltretorrente h 16,30 Workshop: Programmi di scambio tra attivisti e volontari (Sve/Echanges&Partenariats/Antipode) + h 16,30 Workshop: Gruppo di ricerca h 19,00 Partenza da Parma Sabato 4 Giugno: Milano Milano-SMS – Piazza Stuparich h 10,00 Assemblea generale della Coalizione h 19,30 Presentazione pubblica della coalizione con interventi di Dal (Francia), SMS (Italia), Pah (Spagna), Solidarity4All (Grecia) e altri + dibattito aperto sul diritto all’abitare Italiano Facendo convergere le lotte: una Coalizione Europea per il Diritto alla Casa e alla Città  La Coalizione europea per il Diritto alla Casa e alla Città è nata nel 2013 da un processo di convergenza tra movimenti di diverse città europee impegnati nella lotta per il diritto di tali diritti fondamentali. Dopo anni di militantismo locale, questi movimenti (gruppi e movimenti sociali composti da inquilini, abitanti di quartieri auto-costruiti e/o bidonville, occupanti, vittime di sgombero, famiglie indebitate, professionisti e ricercatori) hanno sentito il bisogno di riunirsi allo scopo di dare più forza alla lotta attraverso azioni e prese di posizione comuni sulle questioni abitative in Europa. L’Unione Europea ha gradualmente calcato le sue politiche sul modello neo-liberale, adottando l’autoregolamentazione dei mercati, l’indebolimento dello Stato-provvidenza e l’erosione del modello sociale. A questo è venuta ad aggiungersi la crisi economica globale che ha avuto un impatto senza precedenti sulle condizioni abitative in tutt’Europa : processi di mercificazione crescenti, deregolamentazione, riduzione degli investimenti pubblici, finanziarizzazione; tutto ciò ha reso le condizioni d’accesso ad un’abitazione decente ancora più difficili e ha causato la indebolimento delle politiche abitative pubbliche, l’aumento del numero delle persone in condizioni abitative disagiate, delle vittime degli sgomberi e delle persone senza domicilio, così come il forte aumento dei prezzi degli affitti. Questi fenomeni hanno di fatto rafforzato la segregazione urbana e sociale. Preso atto dell’urgenza della situazione, delle azioni e delle campagne comuni sono state organizzate dai diversi movimenti europei come le campagne anti Mipim[1] a Cannes e a Londra nel 2014, o le azioni decentralizzate contro i “fondi avvoltoio” come “Blackstone”, responsabili di acquisti massivi di proprietà immobiliari a fini di speculazione. Tutte queste azioni comuni hanno fatto emergere l’importanza di una Coalizione Europea per il Diritto alla Casa e alla Città, allo scopo di adottare delle posizioni comuni sulle politiche abitative europee e di creare legami di solidarietà tra movimenti, permettendogli di rafforzare le proprie lotte. La Coalizione costituisce una convergenza fondamentale tra movimenti all’interno di uno spazio europeo sempre più al servizio della finanza e caratterizzato da politiche di deregolamentazione che colpiscono i diritti fondamentali, conducendo la popolazione alla povertà e alla precarietà in ogni dimensione della vita quotidiana.   La prossima riunione della Coalizione avrà luogo a Milano e a Parma, Italia, dall’1 al 4 Giugno 2016. Per saperne di più sulla Coalizione Per saperne di più sul Documento Politico sul Comune urbano Per saperne di più sul Documento Politico sulla crisi dei rifugiati e il meticciato urbano   [1] Il più grande salone immobiliare al mondo: conferenze, esposizioni, reti e transazioni in cui i territori sono venduti per essere sfruttati dai mercati immobiliari a forte potenziale, nella più grande opacità e in maniera anti-democratica - See more at: www.cantiere.org/13882/13882/

CASA BOLOGNA: VIOLENTE CARICHE E TRE FERITI CONTRO LE FAMIGLIE DI VIA IRNERIO

Bologna -

COMUNICATO STAMPA USB, QUESTA È LA RISPOSTA DELLE GIUNTE DEL PD AI PROBLEMI SOCIALI L’Esecutivo nazionale USB e l’Esecutivo nazionale dell’AS.I.A. esprimono piena solidarietà e si stringono attorno alle famiglie e ai militanti ed attivisti di AS.I.A, che questa mattina a Bologna stanno resistendo alle violente cariche delle forze dell’ordine finalizzate a sgomberare i senza casa che dall’ottobre del 2013 vivono nello stabile di via Irnerio. Il palazzo di via Irnerio, di proprietà dell’ASL, era colpevolmente abbandonato dal 2009 ed ha rappresentato un rifugio per più di 50 persone, tra cui molti minori, colpite dall’assenza di una politica per la casa nella città. Invece di provvedere a soluzioni che permettessero di affrontare una vera e propria emergenza sociale, l’amministrazione di centrosinistra a guida Pd ha preferito colpire chi in questi anni ha segnalato le gravi responsabilità della Giunta bolognese. L’assenza di risposte concrete e le scelte del governo Renzi, dirette alla privatizzazione di quel poco che resta di patrimonio residenziale pubblico, non possono che alimentare il conflitto. L’USB e l’AS.I.A. sono impegnate ad allargare e generalizzare le proteste sui temi sociali, a cominciare dalla drammatica questione abitativa, affinché nel Paese si produca una mobilitazione generale in grado di produrre un’inversione di tendenza. Ai compagni e agli attivisti di Bologna va il sostegno ed il riconoscimento di tutta la Federazione nazionale per il coraggio, la determinazione e la maturità con cui stanno conducendo questa difficile battaglia. Roma, 3 maggio 2016

Bologna. Vergogna! L'amministrazione comunale preferisce sprecare piuttosto che investire i fondi pubblici!

Bologna -

Oggi siamo andati in trattativa per la regolarizzazione dello stabile occupato di via Irnerio 13, in presenza dell'amministrazione comunale e dell'azienda Sant'Orsola, proprietaria dello stabile.La proprietà ha aperto la possibilità di regolarizzare, chiedendo però come condizione dell'apertura della trattativa il risarcimento dei costi vivi relativi al periodo di occupazione, nella cifra di 41.000 € approssimativamente, da versare in tempi brevi.Naturalmente, una tale cifra è onerosa per chi subisce una situazione di precarietà e difficoltà economica tale da scegliere di occupare un palazzo per non ritrovarsi letteralmente per la strada, ma sarebbe una briciola rispetto al bilancio economico di un Comune tutt'altro che povero come Bologna. Anzi, sarebbe un reale investimento: spendere tale cifra per dare stabilità alla situazione abitativa di 17 nuclei è nulla in confronto a quanto invece il Comune spende per le soluzioni emergenziali di cui si fa uso massiccio come dormitori, strutture o ostelli, che non garantiscono né stabilità né dignità alla vita di chi ci “abita” ma costano caro in termini di fondi pubblici (ovvero soldi versati dalla popolazione). Il Comune ha chiuso le porte a tale ipotesi, affermando di poter intervenire “in aiuto delle famiglie” solo dopo un'eventuale regolarizzazione, e rimanendo in qualche modo vago su cosa si intenda per tale intervento.Tuttavia il pagamento rimane una condizione necessaria perché la proprietà apra alla regolarizzazione, dunque abbiamo constatato un vero e proprio circolo vizioso. Alle nostre pressioni incalzanti è stato risposto dall'assessore alle politiche sociali che è vero, il Comune spende moltissimo per le strutture d'emergenza, e in caso di sgombero di via Irnerio i fondi pubblici da utilizzare per alloggiare anche pochi mesi le famiglie sgomberate sarebbero molti di più.Ci siamo chiesti, allora: perché tanto spreco quando con molto meno si potrebbe garantire il diritto all'abitare stabile per 50 persone? Anche su questo, le risposte dell'amministrazione sono state molto chiare: da parte della giunta non c'è la volontà politica di riconoscere questo diritto a chi lo rivendica con una lotta coraggiosa. Piuttosto che riconoscere nell'occupazione un messaggio, un grido d'allarme di parte della popolazione da ascoltare attentamente, si preferisce continuare a investire per tamponare l'emergenza anziché risolverla investendo molto meno.Già, perché per ripristinare e utilizzare lo sfitto come case vere e proprie, in cui le famiglie possano pagare un affitto giusto rispetto al proprio reddito, servirebbero in sostanza molti meno fondi pubblici e sarebbero molto più redditizi. Continuando a riempire dormitori e strutture simili si affrontano spese continue nel tempo, pressochè infinite, mentre assegnando case a canone popolare, equiparato all'Edilizia Residenziale Pubblica, si ha un investimento iniziale e poi gli inquilini potrebbero ripristinare la propria vita con condizioni stabili e dignitose. Non ci stiamo, questa logica non ci appartiene e non ci apparterrà, è l'amministrazione pubblica che deve garantire ai cittadini e alla popolazione i diritti fondamentali, e non solo a chi occupa, ma a chiunque ne sia privato, da chi subisce lo sfratto a chi aspetta anni in graduatoria per la casa popolare!Dunque la nostra lotta continua: così come è successo di recente a Napoli, il Comune deve farsi carico dei costi, minimi, per la regolarizzazione, e non per beneficenza ma perché la casa è un diritto, e le istituzioni pubbliche devono garantirlo invece che sprecare soldi per soluzioni-tampone!Per esprimere tutto questo pubblicamente, convochiamo domani, martedì 1 marzo alle 15.30, una conferenza stampa in via Irnerio 13/15: la città deve sapere come vengono utilizzati e sprecati i fondi pubblici da parte dell'Amministrazione!

Palazzo Raggi, indagato anche l’ex assessore Giovanni Caudo

Roma -

Per uno dei fedelissimi di Marino l’accusa è corruzione. Il nome nelle intercettazioni, ma gli accertamenti sono all’inizio di Ilaria Sacchetton Fra gli indagati per la trasformazione in megastore di Palazzo Raggi (Settecento) c’è anche Giovanni Caudo, l’ex assessore all’Urbanistica della giunta Marino che, dopo le dimissioni dell’ex sindaco, era tornato a occuparsi di docenza all’Università di Roma Tre. Nei mesi scorsi gli uffici della procura gli hanno notificato un avviso di garanzia per corruzione. Solo una prima ipotesi investigativa a fronte di un fatto, che cioè il suo nome è emerso nel corso d’intercettazioni disposte per altri indagati.Piccola premessa. Per ottenere il via libera al suo progetto - frazionare Palazzo Raggi in piccoli lotti commerciali - il costruttore Domenico Bonifaci si affida a un suo collaboratore, Giuseppe Costa, che dialoga con dirigenti e funzionari dell’assessorato all’ Urbanistica. Le telefonate fra Bonifaci e «Pino» Costa Alcuni di questi, come l’ex dirigente Antonello Fatello, hanno i cellulari sotto controllo. Il loro nome è stato fatto nel corso dell’inchiesta contemporanea («Vitruvio») da piccoli imprenditori che, distribuendo favori nella Roma nord, sostengono di essere incappati nelle sue pretese. Mentre gli investigatori stanno cercando di ricostruire il profilo di Fatello vengono captate telefonate fra Bonifaci e il suo uomo, Costa, nelle quali quest’ultimo assicura di avere una sponda in Campidoglio. É a questo punto che viene fatto il nome di Caudo. L’ex assessore di Marino viene indagato assieme a Fatello che ieri è stato anche sottoposto a perquisizioni, benché trasferito ormai alla Mobilità. Il reato, anche qui, è lo stesso: corruzione. Prima di essere spostato alla Mobilità dal prefetto Francesco Paolo Tronca, Fatello avrebbe cioè «collaborato» con il costruttore per aiutarlo nella realizzazione del megastore. «Sereno ma amareggiato» É andata così? Sono millanterie? Questo filone d’indagine è ancora al principio, di soldi si chiacchiera al telefono ma sono ancora in corso accertamenti e solo ieri sono stati acquisiti documenti e file degli indagati. Tra gli indagati anche Nando Antonelli dipendente di un’impresa del gruppo Bonifaci. Quanto al costruttore, malgrado le perquisizioni di ieri nella sua abitazione fa sapere attraverso i suoi difensori Nicoletta Piergentili e Massimo Krogh di essere «sereno, sebbene amareggiato».

Affittopoli, per Gabrielli problemi Roma sono altrove. Intanto via libera sfratti

Roma -

Tutto pronto per gli sgomberi delle case del comune di Roma finite sotto la lente d'ingrandimento di "affittopoli". Il primo passa sarà la formazione della squadra che dovrà a mandare via gli inquilini che hanno perso il diritto di stare nelle case del Comune. In queste ore sul tavolo del comitato per l'Ordine e la Sicurezza approda il corposo dossier Affittopoli in una versione aggiornata e rivista dal commissario Francesco Paolo Tronca.  Il Campidoglio ufficializzerà poi la necessità di ricorrere all'aiuto dei militari. Già aumentato il numero dei vigili urbani che sono al lavoro sul caso degli affitti stracciati, ma non basta. Occorrerà una squadra ben equipaggiata: carabinieri e finanza oltre la polizia municipale.  In prefettura si parlerà di quanti uomini saranno affettivamente da destinare all'operazione. Ma questo è solo l'inizio. Da lì i tecnici del prefetto Tronca decideranno quali sono i casi più eclatanti da cui partire con gli sgomberi. Agenzia delle entrate al lavoro. In settimana ci sarà un incontro con l'Agenzia delle Entrate per la verifica e l'incrocio dei dati del Comune, del Catasto e per l'appunto dell'Agenzia. Passo fondamentale per capire chi occupa le case popolari senza averne diritto. Un lavoro che aiuterà a individuare tutte le situazioni anomale, ma sarà fondamentale per tirare fuori tutti quegli immobili fantasma che sono sfuggiti dai diversi censimenti degli ultimi anni. Una volta finite le operazioni di ricognizione nel municipio I, si passerà al II dove gli appartamenti sono per lo più concentrati tra il Flaminio e San Lorenzo. Magistratura. Tronca ha inviato le prime carte alla Procura e alla Corte dei Conti, nei prossimi giorni entrerà nel vivo anche il lavoro dei magistrati. I documenti trasmessi da Palazzo Senatorio potrebbero finire in uno dei procedimenti già avviati da mesi dai pm di piazzale Clodio che sono al lavoro con due distinte indagini sul patrimonio immobiliare comunale. Una volta in possesso dei risultati della maxi-verifica disposta dal prefetto, si potrà valutare per quali profili penali procedere. Di certo non si esclude che le carte non possano avviare una nuova inchiesta. Il prefetto Gabrielli. "Credo che i problemi di questa citta' siano molto, molto, molto piu' grandi di 'affittopoli', invece vedo che ormai da giorni si parla solo di questo. Sono convinto che questo e' un problema che verra' risolto e mi verrebbe da dire che a quel punto tutti i problemi di questa citta' sarebbero risolti". Lo ha detto il prefetto di Roma, Franco Gabrielli, a margine di un evento della Citta' Metropolitana, rispondendo cosi' a chi gli chiedeva se fosse possibile trovare una soluzione alla vicenda 'affittopoli'.

CASA E REDDITO SONO UN DIRITTO, OCCUPA LO SFITTO! IL CORTEO DI OGGI A LIVORNO.

Livorno -

"Prima i lavoratori", "Prima i poveri", "Casa e reddito sono un diritto, occupa lo sfitto". Sono solo alcuni slogan urlati oggi a Livorno dal corteo organizzato da Asia-Usb e Comitato per il diritto all'abitare con le famiglie che sono in occupazione in varie strutture della città che si trovavano in stato di abbandono. Il corteo è partito da Piazza Grande, ha toccato il Municipio e la Prefettura (con striscioni appesi) e si è concluso davanti al Duomo interrompendo per qualche decina di minuti il flusso dello shopping natalizio.

Gli italiani si fanno il nido in affitto: per sei inquilini su dieci è l'abitazione principale

Roma -

Inversione di tendenza sui canoni, di nuovo in aumento (+1,7%) dopo cinque anni di calo. A trainare i prezzi sono i tri e quadrilocali. In media, un appartamento costa 516 euro: Milano la più cara, poi Roma e Firenze. Cambio radicale nei costumi, complice la crisi economica: in un solo anno le famiglie che prendono in affitto un appartamento come abitazione principale sono aumentate del 10%MILANO - L'Italia che mostra timidi segnali di ripartenza economica si vede anche in un'inversione di rotta del mercato degli affitti, che dopo cinque anni torna a segnare un aumento dei prezzi: +1,7% nel 2015. A spingere la ripresa sono gli immobili di quattro e tre locali, che svelano una tendenza importante per l'Italia. Nella patria della casa di proprietà, infatti, dove ci sono abitazioni per 5mila miliardi di valore, sempre più famiglie prendono in affitto un appartamento come "abitazione principale": sono ormai sei su dieci affitti. "Dal 2010 al 2014 - afferma in una nota Silvia Spronelli, presidente di Solo Affitti che ha curato la ricerca insieme a Nomisma - i canoni d'affitto erano diminuiti del 12,5%, quest'anno registriamo una ripartenza con prospettive migliori per il mercato. Le abitudini degli italiani stanno cambiando e la locazione diventa sempre più una scelta permanente. Molte famiglie, infatti, prendono casa in affitto come abitazione principale, anche per ragioni economiche, orientandosi su ambienti più ampi e confortevoli per i loro bambini". Nonostante l'aumento dei prezzi a livello nazionale sia contenuto, ci sono delle città dove il trend è allarmante, soprattutto se si considera che la dinamica dei salari difficilmente in questo periodo è stata positiva per i lavoratori. Si arriva così a rincari in doppia cifra a Bologna (+11,6%), per poi trovare i casi di Perugia (+9%) e Bari (+8,5%). Oltre la media nazionale l'aumento a Napoli (+6,3%), Genova (+5,5%) e Catanzaro (+5,2%). A Milano, che già nel 2014 aveva anticipato il trend in risalita sotto la spinta dell'Expo, si registra un +2,4%. In alcune piazze tuttavia persiste il segno meno. A Palermo la contrazione più consistente degli affitti: -7,7%. Seguono Potenza e Campobasso (-5% ciascuno), Roma (-2,2%), Trieste (-1,9%) e Trento (-1,2%). Una generale stabilità si rileva ad Aosta (+0,8%), Ancona (+0,1%) e Cagliari (-0,4%). Come si accennava, gli italiani stanno cercando casa in affitto sempre di più con l'esigenza di farne la propria abitazione principale: uno dei riflessi della crisi economica e della divaricazione tra redditi e valori immobiliari, che ha reso impossibile ai più giovani l'acquisto di una casa contando solo sulle proprie buste paga. Senza considerare poi gli effetti del precariato, che ha impedito a molti ragazzi di fare affidamento sul supporto delle banche, che difficilmente hanno concesso mutui a chi fosse sprovvisto di un contratto stabile. Il rapporto di Solo Affitti rileva un significativo cambio dei costumi: "Rispetto all'ultimo anno, le famiglie che prendono in affitto un appartamento come abitazione principale sono aumentate di quasi 10 punti percentuali, dal 50,3% del 2014 al 59,8% del 2015. Il trend è ancora più marcato in città come Palermo e Trento (80% ciascuno), Campobasso (75%) e Roma (70,4%). Sotto la media nazionale Trieste (45%), Milano (49%) e Genova (45%), dove più importante è la richiesta di trasfertisti e studenti. Diminuisce leggermente, a livello nazionale, la quota di richieste di locazione provenienti da lavoratori in trasferta (da 25,1% nel 2014 a 22,6% nel 2015) e studenti fuori sede (da 22,9% a 16,1%)". La tipologia di affittuari che va per la maggiore è quella delle coppie senza figlli (oltre il 405), seguita da quelle con prole (25,8%) e quindi dai single (21,9%). In media ci vogliono poco più di due mesi per trovare casa.   Ecco infine i costi medi: "Per prendere in affitto un appartamento in Italia occorrono mediamente 516 euro, che salgono a 558 euro se l'appartamento è ammobiliato e a 572 se dotato di garage. Milano si conferma anche nel 2015 la città più cara per gli affitti (canone medio di 916 euro) superando Roma (809) di oltre un centinaio di euro. Seguono Firenze (645 euro), Bologna (568 euro), Venezia (566 euro), Napoli (546 euro). Vivere in affitto costa meno che altrove a Potenza (379 euro), Campobasso (381 euro), Perugia (396 euro) e Catanzaro (399 euro)". Quanto alla tassazione, vince ormai la cedolare secca nei confronti della tassazione Irpef, utilizzata ormai in poco più di 1 contratto su 10 nei capoluoghi di regione. Da quest'anno, i contratti di locazione con canone concordato sono diventati i più utilizzati in Italia (dal 37,1% del 2014 al 43,1% del 2015) e superano per la prima volta quelli liberi 4+4, passati dal 39,8% dello scorso anno al 42,1% del 2015.

Un tempo sapevamo la città a menadito

Roma -

Le banche truffano gli obbligazionisti due volte. Si impossessano dei loro risparmi e gli rubano la città. C’erano i piani regolatori. Poteva anche accadere che non ci fossero. La città, però, la sapevamo lo stesso. Indipendentemente dall’andare a riconoscere su quei fogli colorati dove eravamo. Difficile ritrovarsi nei retini “verdi” che promettevano la presenza di alberi e distese lussureggianti. Non li vedevamo. Non li avremmo mai visti. Frustrante veder siglato con un codice alfanumerico il nostro abitare. Scoprirlo racchiuso in “zone” rigide. Contrapposte le une con le altre. Sapevamo la città. Sapevamo, soprattutto, che la città veniva fatta con il denaro. Molto denaro. Lo stesso che noi (molti) producevamo lavorando. Altri (pochi) facendolo saltar fuori dal nostro lavoro. Lottavamo. Per veder aumentare il denaro che ci spettava. Per diminuire la fatica del procurarcelo, che ci stremava. Noi con quel denaro avremmo abitato la città. Quegli altri lo usavano per farlo diventare ancora di più. Contro il nostro abitare. Facendo scomparire, dal nostro vivere quotidiano, servizi e spazi collettivi. Facendo il deserto. Sostituendoli con edifici e progetti. Programmati secondo il principio della loro sostenibilità economica. Rendita contro lavoro. Abbiamo vissuto un abitare che ha conosciuto due stagioni. Quella del mattone pieno, quella del mattone finanziario. Il primo a far crescere l’economia spingendo i più, almeno in Italia, ad avere “casa propria” (il 73% delle famiglie). Quando queste sono diventate troppe ecco pronto il secondo. Per riuscire a cavar fuori ancora denaro. Proprio da case costruite per non essere abitate. Da usare come bancomat di cemento. Si è costruito sempre e ovunque. Al di là dell’effettiva necessità. Le case invendute e tenute sfitte in Italia sono oltre 2,5 milioni. Chi le ha realizzate non le conta. Le pesa come proprio “capitale”. Per offrirle alla banca di turno come garanzia. Prendere un mutuo. Portare quel denaro sul mercato finanziario. Alla ricerca di accaparrarsi una rendita che si tiri fuori dalla bassa redditività propria dell’economia della stagione della crisi. Mattoni pieni e mattoni finanziari, si sono retti, si reggono, sulla debolezza dell’abitare. Ieri come oggi. A partire dal non riconoscere l’abitare come diritto di tutti. Le banche sono state gli urbanisti delle nostre città. Legando le famiglie all’indebitamento costruttivo. Impossessandosi delle case di chi non riusciva a pagare il mutuo. Valutando dove far cadere, concedendo o meno mutui, il cemento di turno dentro e fuori i piani. Ora c’è un cambio di passo. Le banche sembrano aver perso questa regia insediativa. Ora gli urbanisti delle città sono diventati i fondi immobiliari. In Italia se ne contano 400. Si sono impadroniti del patrimonio pubblico dismesso, per fare cassa, dallo Stato. Saranno loro a rimodellare le città. Oggi in Italia il loro portafoglio è gonfio di 53 miliardi di euro. Saranno loro a decidere su quali “pezzi edilizi” e su quali “aree” investire. Loro, fregandosene dei colori e delle sigle dei piani regolatori, inventeranno lo spazio dove saremo costretti a vivere. Saranno loro a rastrellare denaro per i loro investimenti. Da chi vorrà. Dovunque risieda. Da chiunque si disinteressi di cosa diventeranno quegli edifici. Di chiunque aderisca ad un progetto di rigenerazione urbana che, il più delle volte, significa realizzare interventi che si inseriscono nelle fratture urbane delle dismissioni con funzioni estranee al tessuto sociale destinato ad accoglierle. Le carte dei progetti non interessano. Planimetrie e sezioni sono sostituite dalle cedolari di sottoscrizioni con cui i fondi spacchettano in quote quelle cubature per offrirle agli investitori. Molti di quegli edifici hanno già prodotto del denaro. Quello che i Fondi hanno versato alle Amministrazioni che glieli hanno ceduti. Stanze diventate subito cash. Denaro immediato per lo Stato e per il Fondo di turno attraverso la collocazione delle proprie quote che, quei mattoni e quegli spazi, trasformano in attività finanziaria. Liberare immobili dalle destinazioni originarie e trovare, per loro, una nuova funzione che effetto comporta sulla trasformazione della città? Quello di farla morire privandola, per la prima volta nella storia, del proprio carattere urbano. L’essere la costruzione collettiva per eccellenza. Luogo animato dalle forme di innovazione prodotte, anche in forma di conflitto, da chi la città abita. Il mattone finanziario densifica gli spazi, ma non li urbanizza. Ha bisogno di recidere il lavoro incessante proprio della ricchezza dell’abitare basato sul moltiplicarsi delle relazioni sociali, la rigenerazione urbana praticata a partire dalle convenienze sociali dei più. Questo compito è oggi affidato alle banche. Sono loro a fare il lavoro sporco. Non concedendo mutui o non promuovendo investimenti sul territorio, ma dirottando il risparmio sul rafforzamento del proprio patrimonio societario. Solo così potranno continuare a mantenere per sé il denaro che ricevono con il quantitative easing. La BCE, infatti, non acquista, per vincoli statutari, direttamente i bond governativi dal Tesoro all’atto dell’emissione. Li compra sul mercato secondario, da istituzioni private quali banche e fondi d’investimento. Tutto resta nelle casse e nulla va al territorio. Sono le banche stesse a dire che non conviene. Non dicono di non saper fare il proprio lavoro. Dicono e inducono, soprattutto i piccoli risparmiatori, a “fare denaro con il denaro”. A sentirsi di “avere una banca” perché hanno promesso loro, al buio di ogni informazione sulla natura delle obbligazioni secondarie, interessi di qualche punto. Gli attuali oltre dodicimila truffati dalle banche salvate da Renzi sono certamente delle vittime. Non solo perché hanno visto sparire i propri risparmi, ma soprattutto perché sottoscrivendo quel patto obbligazionario, si sono visti rubare, oltre il denaro, la città.

Europa, record di case sfitte e una su tre è abitata da single

La fotografia di Eurostat nei 28 Paesi dell'Unione: il 17 per cento degli alloggi è vuoto. A Copenaghen i palazzi più vecchi, a Bucarest i più recenti. E il 3 per cento è senza bagni www.repubblica.it/economia/2015/12/12/news/europa_record_di_case_sfitte_e_una_su_tre_e_abitata_da_single-129288397/ ENRICO FRANCESCHINI LONDRA - L'Europa vive in una casa di proprietà, costruita prima della seconda guerra mondiale, con uno o nessun inquilino dentro e in qualche caso senza gabinetto. È la fotografia, non troppo rassicurante, scattata da Eurostat, l'agenzia di statistiche della Ue, sulle abitazioni nel vecchio continente, basata su un sondaggio del 2011. Un'immagine che non dice necessariamente come" viviamo", ma illustra "dove" e già questo fornisce dati su cui riflettere. La maggior parte dei cittadini dell'Unione sono proprietari della residenza in cui abitano, e questo è un segnale positivo. Ma molti alloggi sono disabitati, molti europei vivono soli, la maggioranza delle case ha più di settant'anni e forse bisogno di un restauro - per non parlare della necessità dei servizi igienici per la minoranza, esigua ma pur sempre allarmante, che non li ha. Un'abitazione su sei, in Europa, è disabitata. Il record va al Sud: spesso sono alloggi per le vacanze, dunque "seconde case". L'emergenza abitativa, verrebbe da dire, si potrebbe risolvere più in fretta se le case non occupate venissero date a chi non ne ha. E in tema di alloggi sfitti l'Italia è sul podio. Secondo gli ultimi dati Istat, basate sul censimento del 2011, le case vuote sono oltre 7 milioni, il 22,7%, con picchi del 40% in Calabria e del 50 in Val d'Aosta. Di queste, più di metà sono case vacanza; le altre (2,7 milioni, stima l'Istituto di statistica) sono semplicemente disabitate. Complessivamente, lo stivale è diviso a metà tra chi abita in appartamento (il 50%, contro una media europea del 41,1%) e chi ha scelto una soluzione indipendente o semi-indipendente. Ma non mancano le ombre: il 27,3% degli italiani vive in alloggi sovraffollati, e quasi una persona su 10 sperimenta il disagio abitativo. Guardando ai 28 Paesi dell'Unione, il 70% dei cittadini è proprietario della casa in cui vive, percentuale che sale al 90% o quasi in Romania, Ungheria, Lituania e Slovacchia. L'Italia si colloca poco sopra la media, al 73%. La nazione con più case in affitto è invece la Germania, motore economico della Ue, con il 47 %, seguita dall'Austria (43%). Altro dato illuminante: più di 4 europei su dieci vivono in una casa di proprietà senza mutuo da pagare, cioè l'hanno comprata già tutta (o l'hanno ereditata). Il quinto Paese europeo per numero di case di proprietà è la Gran Bretagna: non a caso qui si dice che "la casa di un inglese è il suo castello". Altro fenomeno di rilievo: quasi un terzo delle case dell'Unione ha un solo inquilino, una fenomeno che cresce al ritmo del 2% all'anno. La capitale della Norvegia, Oslo, è anche la capitale europea di chi vive solo: il 53% degli abitanti. E in Danimarca la percentuale è appena più bassa, il 47%, per scendere al 40 nel resto della Scandinavia e in Germania. La maggioranza di questi europei che abitano in solitudine sono donne. D'altra parte, Londra è la città europea con più case in coabitazione (per forza, con quello che costano); ed è anche la città dove convivono più coppie dello stesso sesso, il 13 per cento. Il primato delle case più vecchie spetta a Copenhagen: il 68 per cento è stato costruito prima del 1946. Risale a prima della guerra anche un terzo delle abitazioni in Danimarca, Belgio e Regno Unito, mentre in Irlanda, Grecia, Spagna, Portogallo e Cipro il 43 per cento è stato eretto dopo il 1980. I più nuovi in assoluto sono i sobborghi di Bucarest, dove il 37% degli alloggi è venuto su dopo il 2000. Ma la Romania ha anche un record meno confortante: il 38% delle abitazioni non ha il bagno. E la toilette manca, in tutta la Ue, in 3 case su cento, una minoranza neanche tanto piccola per il mondo del 2015.

Roma, movimenti per la casa: "Occupate due palazzine del Vaticano sulla Prenestina: è il nostro Giubileo"

Roma -

In occasione del Giubileo apriamo le porte per il diritto all'abitare: abbiamo occupato due palazzine in via Prenestina 1391, di proprietà del Vaticano e attualmente inutilizzate. Lo scrivono gli attivisti dei Movimenti per il diritto all'abitare che con un blitz sono entrati nei due edifici. All'indirizzo indicato risulta un Istituto missionario dei Padri Monfortani appartenente alla Diocesi di Roma. Ecco l'altro Giubileo, quello dei poveri" dicono la R.a.m., sigla della resistenza attiva metropolitana, e i B.p.m., blocchi precari metropolitani. Secondo gli attivisti sarebbero 170 le famiglie occupanti salite sui tetti dei palazzi. Gli occupanti chiedono una moratoria su sfratti e sgomberi durante l'Anno Santo. I blindati delle forze dell'ordine arrivati in via Prenestina si sono alloontanati dopo quattro ore in seguito alla trattativa con i padri monfortani raccontano gli attivisti. Intanto, mentre era in corso la trattativa - proseguono - si è consentito agli abitanti del quartiere Colle Monfortani di entrare liberamente per assistere alla messa nella chiesa che si trova nel complesso occupato. Al termine della celebrazione, un occupante ha preso la parola spiegando ai presenti le ragioni dell'occupazione. Roma occupazione via Prenestina 8 dicembre 2015 „Prenestina, senza casa occupano palazzo della Curia: "E' il nostro Giubileo" Circa 170 famiglie dei movimenti di lotta per la casa hanno occupato due palazzine "di proprietà della Chiesa" lungo via Prenestina. Nel giorno dell'apertura della Porta Santa lo slogan: "Apriamo le porte del diritto all'abitare" <figure class="avatar avatar-small img-circle"> </figure> Ylenia Sina 8 dicembre 2015“ Potrebbe interessarti: www.romatoday.it/cronaca/occupazione-via-prenestina-8-dicembre-2015.html Seguici su Facebook: www.facebook.com/pages/RomaToday/41916963809Roma occupazione via Prenestina 8 dicembre 2015 „ROMA - Circa 170 famiglie senza casa, organizzate dai movimenti di lotta per il diritto all'abitare, hanno occupato questa mattina, nel giorno dell'apertura della Porta Santa che segna l'inizio del Giubileo, due palazzine lungo via Prenestina, al civico 1391. "Questi edifici sono di proprietà della Curia. Nel giorno di apertura del Giubileo della Misericordia che ha fin dall'inizio riservato grande attenzione ai poveri e agli ultimi, decine di famiglie hanno deciso di prendersi un tetto sotto cui dormire". L'OCCUPAZIONE - Le due palazzine di via Prenestina 1391, secondo quanto riportano i movimenti che stanno facendo viaggiare su Twitter la notizia con gli hastag #stopsfratti, #Giubileo e #primaipoveri, sarebbero di proprietà dell'istituto missionario dei Padri Monfortani, appartenente alla diocesi di Roma. "Questo vuole essere un messaggio a chi parla di povertà e di misericordia ma soprattutto al governo Renzi-Alfano che pone come unica soluzione all'emergenza abitativa l'uso della forza e dei blindati, costruendo un clima di paura per sperare di recuperare i consensi perduti nelle prossime elezioni di primavera". BLINDATI - Sul posto, dopo pochi minuti, sono arrivati i blindati delle forze dell'ordine. "Ci sono forti pressioni - spiegano dai movimenti - per farci lasciare l'edificio. Ma non ci facciamo intimidire e le famiglie sono decise a resistere". L'azione di protesta di questa mattina non è passata inosservata nel quartiere: "Il prete della parrocchia di questa zona ha chiesto ad alcune famiglie di prendere parola al termine della Messa dell'Immacolata per spiegare ai fedeli cosa sta accadendo e i motivi di questa occupazione". IL RACCONTO DELL'OCCUPAZIONE - "Dopo una pressione immediata da parte delle forze dell'ordine, arrivate con numerosi blindati, si è avviata una trattativa anche con i padri monfortani della diocesi di Roma" spiegano i movimenti in un comunicato. "Per circa quattro ore è andato avanti un braccio di ferro che si è concluso con la decisione da parte della questura di ritirare per il momento gli uomini e i mezzi. Intanto, mentre era in corso la trattativa, si è consentito agli abitanti del quartiere Colle Monfortani di entrare liberamente per assistere alla messa nella chiesa che si trova nel complesso occupato. Al termine della celebrazione, un occupante ha preso la parola spiegando ai presenti il senso dell'iniziativa e la condizione di necessità che ha spinto centinaia di persone al gesto dell'occupazione". CONTRO L'ART.5 - Questa occupazione "rappresenta anche la risposta all'ignavia e al silenzio delle amministrazioni locali e del governo Renzi rispetto alla questione abitativa, che invece di essere affrontata con un blocco degli sfratti e con risorse e politiche pubbliche trova risposte criminalizzanti come l'articolo 5 o demagogiche come il bonus per l'affitto".“ Potrebbe interessarti: www.romatoday.it/cronaca/occupazione-via-prenestina-8-dicembre-2015.html Seguici su Facebook: www.facebook.com/pages/RomaToday/41916963809

Bologna, maxioccupazione di 70 famiglie: cariche della polizia, attivisti sul tetto

Bologna -

Bologna: nessuno spazio per le occupazioni Una nuova occupazione di Social Log ha salutato questa mattina la città di Bologna. Dopo lo sgombero dell’Ex-Telecom, lo scorso 20 ottobre, un centinaio di persone di cui molti minori sono entrati in una palazzina in via Agucchi. Immediata e violenta la reazione delle forze dell’ordine, che non piu tardi delle 13.00 sono arrivati per eseguire lo sgombero, prima che i servizi sociali fossero stati interpellati e chiamati a valutare la situazione. Anche i vigili del fuoco hanno raggiunto la sede della nuova occupazione per tentare di sgomberare le famiglie, mentre la polizia è intervenuta con manganelli all’interno dello stabile. Pare che oltre allo scontro fisico, siano stati strappati i documenti e i telefoni di alcuni occupanti ed attivisti, mostrando un atteggiamento decisamente aggressivo nei confronti di questo nuovo atto di riappropriazione di uno stabile vuoto da anni. Gli attivisti di Social Log, e molti degli occupanti si sono barricati all’interno e sul tetto dello stabile dando vita a una resistenza attiva che è tutt’ora in corso. Alcuni attivisti sono stati già portati nel cortile dello stabile e portano i segni delle manganellate ricevute. L’unico segnale che viene da questa giornata è quello della perpetrazione della politica di tolleranza zero nei confronti di chi tenta di portare una soluzione all’emergenza abitativa fuori e dentro una campagna elettorale che fa dell’ordine e la sicurezza il suo cavallo di battaglia. Bologna, maxioccupazione di 70 famiglie: cariche della polizia, attivisti sul tetto L'orsacchiotto protagonista dello sgombero dell'ex Telecom è ricomparso anche in via Agucchi (eikon)Il collettivo Social Log entra in uno stabile in via Agucchi, prima periferia della città. Ci sono oltre 70 minori. Agenti in tenuta antisommossa di ALESSANDRO CORIBOLOGNA - Nuova occupazione di Social Log a Bologna. Il collettivo è infatti entrato in mattinata in un grande palazzo in via Agucchi 175, nella periferia della città, per una parte abitato e per l'altra "sfitto da anni", di proprietà delle Poste. In tutto si tratta di 68 famiglie italiane e straniere, tra cui 74 minori. Persone sotto sfratto, alcune delle quali vivevano all'ex Telecom, mentre alcuni occupanti erano ospiti al dormitorio di via Beltrame. La tensione è salita subito, segno che l'occupazione non poteva durare tanto, questa volta. Sul posto infatti sono arrivati subito i blindati della polizia, con gli agenti in tenuta antisommossa a presidiare l'ingresso. Gli occupanti si sono chiusi dentro, alcuni sono saliti sul tetto urlando "Via via la polizia". Sono intervenuti i vigili del fuoco, per aprire la porta bloccata, e subito dopo è partita una carica della polizia per allontanare gli attivisti che presidiavano l'ingresso. La tensione è durata per tutto il pomeriggio. Due attivisti di Social Log sono riusciti anche a salire sull'autoscala dei vigili del fuoco, che stava entrando nel cortile, bloccandola. Ne è nato un parapiglia con la polizia. Attivisti sul tetto, ci sono minori. In serata sono ancora una settantina, secondo Social Log, gli occupanti asserragliati sul tetto, a quanto pare con tende e coperte. Rispetto al centinaio di persone che hanno occupato in mattinata (circa 200), sono una trentina gli sgomberati, per lo più donne e bambini. Secondo il collettivo, anche una ventina di minori sarebbero sul tetto, tra cui alcuni under 10. Dopo aver sgomberato gli appartamenti, le forze dell'ordine restano a presidiare il palazzo ma al momento non pare abbiano intenzione di forzare per arrivare sul tetto. Allo stesso modo, in strada resta il camion dei pompieri bloccato dagli attivisti del collettivo (due sono ancora sulla scala), circondato dagli agenti in assetto antisommossa e i manifestanti seduti in terra. Un'occupazione che ha anche un valore simbolico: un anno fa, il 4 dicembre, il collettivo ha occupato l'ex Telecom, stabile poi sgomberato poco tempo fa. E, per ricordare quell'esperienza, è pure ricomparso l'orso di peluche gigante che era stato brandito durante lo sfratto da via Fioravanti. All'interno dello stabile di via Agucchi si trovano anche famiglie alloggiate presso l'ex residence Galaxy, dopo lo sgombero dell'ex Telecom. Si tratta "al massimo di 10 persone- spiega Fulvio del collettivo- erano venuti qui stamattina per sistemare gli alloggi e solidarizzare. Si sono ritrovati coinvolti nel parapiglia al momento di chiudere le porte, ma non sono qui per occupare". Poco prima delle 16 le prime famiglie vengono portate fuori.

IL DIRITTO ALL’ABITARE È MOLTO PIÙ CHE UN TETTO SULLA TESTA. DOMENICA 13 DICEMBRE INCONTRO NAZIONALE A ROMA.

Roma -

La questione abitativa nel nostro paese continua a rappresentare la delizia e la dannazione per milioni di famiglie. L’Italia infatti continua ad essere il paese europeo che spende poco o niente – a differenza degli altri - nei programmi di edilizia sociale, alimentando così penuria di alloggi con affitti accessibili, speculazione a tutto campo in materia di abitazioni e una conseguente ma perdurante emergenza sociale abitativa in tutti  i grandi e medi centri urbani. La questione della casa in Italia continua ad essere aggredita da ogni punto di vista sia dalle misure governative che dagli interessi degli speculatori privati. -          Ci sono 3 milioni di famiglie italiane (11,7 % del totale) in difficoltà con le spese sulla casa, rate del mutuo, imposte, affitto e utenze, come certifica un’indagine ISTAT resa nota di recente; -          Ci sono trecentomila famiglie sotto sfratto e che rischiano di andare in mezzo alla strada; -          Ci sono migliaia di famiglie di inquilini delle case popolari e comunali in estrema difficoltà perché le case verranno messe all’asta e vendute al miglior offerente come conseguenza del Decreto Lupi; -          Ci sono decine di migliaia di famiglie di inquilini delle case degli enti pubblici e previdenziali che hanno visto raddoppiare o triplicare l’affitto e vengono sfrattate se non sono in grado di pagarlo o sono vittime di dismissioni a prezzi speculativi; -          Ci sono decine di migliaia di inquilini, truffati da cooperative e imprese, a cui sono stati affittati o venduti alloggi sociali a prezzi di mercato, realizzati con finanziamenti e su terreni pubblici nei piani di zona di edilizia agevolata; -          Ci sono migliaia di famiglie in emergenza abitativa deportate e parcheggiate in strutture private (strapagate dalle amministrazioni pubbliche) e abbandonate da anni a se stesse; -          Ci sono milioni di famiglie che nei decenni scorsi hanno acquistato la casa in cui abitano e contro cui i governi e gli enti locali si accaniscono con imposte, tasse, balzelli di ogni tipo; -          Ci sono migliaia di famiglie, di single e migranti, che per necessità, e non certo per gioco, hanno occupato le case e gli edifici lasciati vuoti dalla speculazione immobiliare o dalla trascuratezza degli enti pubblici. A questa moltitudine sociale, che riguarda il settore più precario e povero del nostro paese, tramite il Decreto Lupi sono oggi negati i diritti elementari come la residenza - e quindi il diritto alle cure - o l’iscrizione a scuola dei figli; -          Ci sono infine ancora milioni di alloggi e fabbricati tenuti vuoti, invenduti, inutilizzati, costruiti solo per le triangolazioni speculative tra costruttori, banche e fondi immobiliari. Case che vengono vendute e comprate, che vengono date in garanzia per ottenere nuovi prestiti da investire magari all’estero ma che restano completamente inutilizzate ai fini abitativi per i quali gli era stata concessa la licenza a costruire. Chiunque viva nelle nostre città sa che questa è una realtà dimostrabile nei fatti e che quotidianamente alimenta una emergenza abitativa dalle mille facce e, per fortuna, da mille conflitti e momenti di resistenza popolare. Ma il governo e i gruppi di interesse privati (costruttori, banche, investitori internazionali, fondi immobiliari) agiscono sistematicamente per peggiorare la situazione e con aperta ostilità contro le famiglie in emergenza abitativa. Si ha la netta impressione che il governo abbia scatenato la “guerra contro i poveri” ritenendoli responsabili della loro situazione perché non hanno seguito il modello italiano secondo cui “la casa o te la compri o è un problema tutto tuo”. Questo modello italiano di privatizzazione del problema abitativo (così come in Spagna) si sta rivelando un totale fallimento rispetto ad altri paesi  europei dove la maggior parte del parco abitativo è pubblico o sociale, gli affitti sono accessibili, uscire da una casa per passare ad un'altra non è dramma che prevede l’intervento militare della polizia. Da decenni i governi italiani citano l’Europa per giustificare il lavoro sporco ma adottano solo le direttive europee o internazionali che vanno contro gli interessi popolari. In Italia si spende poco o male per l’emergenza abitativa, non si costruiscono alloggi sociali o ad affitti accessibili, non si utilizza l’enorme patrimonio di abitazioni lasciate vuote e invendute dai costruttori e dalle banche. Invece si adottano misure ancora più penalizzanti per centinaia di migliaia di famiglie con problemi abitativi, di basso reddito o di disoccupazione dovuta alla perdita del lavoro, quando si costruiscono case popolari lo si fa marginalizzando la gente in casermoni edificati in periferie lontane e indecenti. Ma il diritto all’abitare per noi è molto di più che un tetto sulla testa. Il diritto all’abitare è un fattore centrale dell’emancipazione sociale di tutti e non una bancarella in più per gli appetiti dei mercati e degli speculatori. E’ la difesa del bene comune, dell’idea del recupero urbano del patrimonio sfitto e abbandonato, del consumo zero del suolo. Sul diritto all’abitare come sull’emergenza sociale abitativa occorre cambiare completamente registro e costringere governo e speculatori a retrocedere, con ogni mezzo. Abitare un quartiere o una città richiama ad un insieme di diritti che vengono sacrificati da una gestione delle città completamente sottomessa alle logiche finanziarie. La valorizzazione dei suoli o la cartolarizzazione delle proprietà hanno permesso in questi anni di trasformare il diritto ad una vita decente e a standard alloggiativi dignitosi in una merce, così come sta avvenendo per tutti gli altri diritti, dalla salute alla mobilità all’istruzione.  Il suolo o l’immobile vengono concepiti solo come occasione per surplus economici e gli interessi degli abitanti non hanno più alcuna voce in capitolo nelle scelte di chi governa le metropoli. Ecco perché si punta alla valorizzazione dei centri storici, alla gentrificazione, ai consumi di lusso e alle città vetrina: perché queste sono altrettante occasioni di speculazione. Mentre le mille periferie restano tagliate fuori, o sono considerate solo come occasione di ulteriore speculazione. Non si costruiscono case popolari ma si continuano ad edificare enormi centri commerciali o altre grandi opere, per lo più dannose sia al territorio, che all’economia, oltreché fuori da ogni controllo democratico. Questo in un territorio ormai coincidente con quell'enorme città diffusa che per costruire spazi indefiniti, dispotici ed inospitali  privatizza  ogni risorsa  naturale e comune per accaparrarsi e assicurarsi senza sosta rendita e profitto. In questa gestione delle città in cui prevalgono gli interessi rapaci di costruttori e gruppi finanziari anche multinazionali, è cresciuta in questi anni l’area del malaffare e della corruzione. Si tratta di un intreccio sempre più stretto tra politica e affari, nel quale entrano in gioco in modo prepotente gruppi criminali e malavitosi. L’esempio di Mafia Capitale a Roma non costituisce una eccezione ma la regola, né l’inchiesta e il processo in corso sono riusciti finora a fare piena luce su un sistema molto più ramificato dentro le amministrazioni e nelle economie locali. Ecco quindi che la lotta per la casa oggi si intreccia con una battaglia più generale per una gestione democratica delle città, per riscrivere le agende delle priorità urbanistiche e di destinazione delle risorse. Si intreccia con la lotta contro i poteri finanziari che stanno imponendo il destino delle metropoli e negando ai cittadini il diritto a vivere in ambienti sani, accoglienti e dignitosi dove poter costruire una vita ricca di relazioni e di legami sociali. Sul tema della difesa del diritto all’abitare e dell’edilizia pubblica l’ASIA-USB convoca un incontro nazionale per Domenica 13 dicembre ore 10,00 a San Basilio (Roma) in via Tiburtina 1064. Interverranno: Roberta Lombardi, deputata M5S - Antonello Sotgia, urbanista - Vincenzo Perticaro, avvocato - Alessandro Gaeta, giornalista d’inchiesta Speciale Tg1 - Franco Russo, Forum Diritti Lavoro - Carovana delle Periferie - Aboubakar Soumahoro, Usb migranti - Delegati ASIA di varie città. Associazione Inquilini e Abitanti (AS.I.A.-USB)

MOROSITA’ INCOLPEVOLE: RICORSO STRAORDINARIO ALLA REGIONE SICILIA, VITTORIA PER-ASIA USB!!!

Messina -

Il Ricorso straordinario di AS.I.A. - Associazione Inquilini e Abitanti - USB delegazione di Messina insieme all’ Avvocato Gianfranco Saccà, avverso deliberazione della Giunta Regionale Siciliana 17 dicembre 2014, n.371, con cui sono state approvate le “linee guida” per la gestione delle risorse finanziarie da assegnare ai comuni siciliani per i contributi ai morosi incolpevoli di cui alla L-28 ottobre2013, n.124. Con riferimento alle note prot. n. 20658 del 23-09-2015 e n.21794 del 13/10/2015, relative all'oggetto, si rappresenta che con deliberazione di Giunta regionale n.253 del 07-10- 2015 è stata approvata "MODIFICA ED INTEGRAZIONE ALLE LINEE GUIDA PER LA GESTIONE DELLE RISORSE FINANZIARIE DA ASSEGNARE AI COMUNI SICILIANI PER CONTRIBUTI AI MOROSI INCOLPEVOLI DI CUI ALLA LEGGE 28 OTTOBRE 2013 N.124, APPROVATE DALLAGIUNTA DI GOVERNO CON DELIBERAZIONE N. 371 DEL 17 DICEMBRE 2014". Per quanto attiene il ricorso in oggetto si riportano di seguito le modifiche apportate agli articoli 3, 4 e 5 delle precedenti Linee guida, approvate con deliberazione di Giunta Regionale n.371 del 17 Dicembre 2014, e che, nella sostanza, hanno riportato i limiti lSE, ISEE e l’importo Massimo del contributo concedibile per morosità incolpevole ai limiti previsti dal D.M 14705/2014 L'art. 3 - Criteri per l'accesso ai contributi- viene cosi modificato: abbia un reddito I.S.E. non superiore ad € 35.000,00 o un reddito derivante da regolare attività lavorativa con un valore I.S.E.E. non superiore ad € 26.000,00. L'art 4 – Dimensionamento dei contributi - viene così modificato: L'importo di contributo, per la morosità incolpevole accertata, è concedibile nella misura massima di dodici mensilità non pagate, alla data di presentazione della domanda e non può superare I'importo massimo di € 8.000,00. Il canone di locazione annuo rilevabile dal contratto valido e registrato non può essere superiore ad € 8.000,00. Mentre l’art.5 - Soggetti destinatari dei contributi '- non viene purtroppo modificato dalle presenti linee guida, e quindi i contributi rimangono a favore dei proprietari degli immobili locati, su formale istanza avanzata dagli Inquilini Morosi Incolpevoli. I proprietari degli immobili locati si impegneranno però a stipulare un nuovo contratto a canone concordato. Gli inquilini invece, la cui ridotta capacità economica non consenta il versamento di un deposito cauzionale per stipulare un nuovo contratto di locazione. In tal caso il Comune prevede le modalità per assicurare che il contributo sia versato contestualmente alla consegna dell'immobile; i contributi previsti dal presente articolo sono alternativi e non cumulabili con i contributi previsti all'art.1 comma 1 della Legge 8012014; Se pensiamo che in tutta la Sicilia gli sfratti emessi nel 2014 sono stati 1.612 solo a Messina ne sono stati emessi 364 (dati ancora incompleti) e tutti per morosità, non certo queste sono le soluzioni per risolvere la grave emergenza abitativa nel nostro territorio, ma almeno lasciano un certo margine di respiro agli inquilini morosi incolpevoli. Se ricordiamo invece che in data 3 Luglio 2015 con scadenza 15 Luglio 2015 era stato pubblicato nell’ Albo Pretorio sotto la voce Avvisi Pubblici, un nuovo Bando sulla Morosità Incolpevole a Messina nel quale: 1)    senza previo avviso alle parti sociali, e senza una adeguata pubblicità che permetteva al cittadino Moroso Incolpevole di accedere ed esercitare un proprio diritto, venivano regolamentate in maniera perentoria le modalità per richiedere i relativi contributi; 2)    veniva inserito come presupposto essenziale (vedasi l’art.1) la notifica della convalida di sfratto al 2014, impedendo cosi, agli inquilini con convalida di sfratto ricevuta durante l’anno 2015, di accedervi; 3)    non era previsto che la stipula di un nuovo contratto di locazione doveva essere esclusivamente a canone concordato, ma veniva richiesto al proprietario il mantenimento del contratto in corso tra le parti (art.8). Non era previsto neanche una soluzione favorevole per l’inquilino, in caso il proprietario si rifiutasse di revocare lo sfratto e stipulare un nuovo contratto. In quanto si chiedeva all’inquilino di anticipare una caparra e stipulare un contratto, solamente dopo gli verranno rimborsate le spese. Tutto questo aveva prodotto l’adesione al Bando solo a 14 delle famiglie Morose Incolpevoli Messinesi, ma solo una di queste ha ottenuto l’inserimento nell’elenco destinato al Prefetto per la Graduazione della Forza Pubblica. Tanto abbiamo ottenuto, ma a noi ancora non basta! Riteniamo le Linea Guida della Regione Sicilia siano ancora insoddisfacenti, che rendano in una posizione di ricattabilità le famiglie sfrattate che già versano in situazioni per niente favorevoli. Pertanto noi di Asia Usb Messina torneremo con un nuovo Ricorso che rimetta in discussione l’art.5 che attualmente prevede il contributo a favore del proprietario, ma che in realtà dovrebbe essere a favore dell’ Inquilino Moroso Incolpevoli cosi come prevede Decreto Nazionale delle legge 124/13 art.6 comma 5 – Morosi Incolpevoli. Ci auspichiamo che” l’emergenza abitativa “venga gestita con politiche abitative adeguate in maniera tale da eliminare la parola emergenza quando si parla di politiche dell’abitare. Chiediamo alle Istituzioni di utilizzare i 254,537,893,57 milioni di euro dei Fondi Ex-Gescal depositati nella Cassa Depositi e Prestiti,utili per rilanciare l’edilizia residenziale pubblica, per finanziare pratiche dell’autorecupero di edifici pubblici sfitti e quelli abbandonati dei privati per lo sviluppo e la manutenzione delle case popolari ad ora inagibili, senza l’intervento dei soliti Palazzinari privati e cooperative pronte a speculare sulle spalle dei cittadini !!! Anche se solo la costruzione di una mobilitazione permanente e la crescita di una rete organizzata degli inquilini può impedire nuove speculazioni sulle nostre vite! Valentina Roberto - Coordinamento Provinciale Asia – Usb Messina

Trieste: emergenza sfratti, task force in Municipio

Trieste -

<header> Allo studio con la prefettura un modo per rendere elastica la norma d’accesso ai fondi nazionali di Pierpaolo Pitich TRIESTE Una vera e propria task force per fronteggiare l’emergenza degli sfratti abitativi dovuti alle situazioni legate alla cosiddetta morosità incolpevole. È l’obiettivo al quale sta lavorando l’amministrazione comunale per contrastare una situazione in continua crescita e figlia della crisi economica. Parliamo di persone che non riescono più a far fronte al pagamento dei canoni di affitto a causa della perdita o della ridotta capacità reddituale del nucleo familiare. Tra i motivi, la perdita del lavoro per licenziamento, la cassa integrazione, la cessazione di attività libero-professionali, infortuni o gravi malattie. Un contesto disciplinato dal decreto legge varato nel luglio dello scorso anno dal ministero delle Infrastrutture che ha istituto una sorta di fondo anti-sfratti, mettendo sul piatto complessivamente 40 milioni di euro per il primo biennio. Il problema è che per poter accedere ai relativi sussidi ed evitare così di perdere un bene primario come quello della casa, i requisiti richiesti sono piuttosto restrittivi. A dirlo sono i numeri: nella nostra città fino a oggi sono soltanto 22 i nuclei familiari che hanno potuto beneficiare di questi contributi per una cifra stanziata pari a circa 130 mila euro. «Stiamo studiando di concerto con la Prefettura un sistema di intervento più efficace, in modo tale da rendere più elastica la normativa e includere diverse situazioni all’interno della disciplina della morosità incolpevole che attualmente invece viene inquadrata solo dal momento in cui è notificata la convalida di sfratto», spiega l’assessore comunale alle Politiche sociali Laura Famulari. «L’obiettivo è in sostanza quello di anticipare i tempi e di riuscire a coprire tutte le situazioni di difficoltà prima che si arrivi allo sfratto vero e proprio. Ed è proprio per questo che l’amministrazione comunale sta nel frattempo mettendo in campo tutta una serie di strumenti alternativi che vanno nella direzione di aiutare le famiglie che non possono più far fronte al pagamento dei canoni locativi. Mi riferisco nello specifico ai sostegni previsti dall’area sociale per coloro che non riescono a pagare le bollette, non solo l’affitto, ma anche i diversi tipi di utenze, e alla graduatoria del bando affitti che adesso è stata stilata in modo definitivo e che va a intercettare circa 600 famiglie triestine in difficoltà. Nel 2014 l’impegno economico del Comune in questa direzione si è attestato complessivamente sui 900 mila euro». Un modo insomma di allargare le maglie degli aiuti anti-sfratto. Una situazione che riguarda anche l’edilizia sovvenzionata. «È chiaro che il problema degli sfratti è più pressante per quel che concerne l’edilizia privata», dichiara Raffaele Leo, amministratore unico Ater Trieste. «Ma è da tempo che anche l’Ater segue con attenzione il fenomeno della morosità incolpevole: chiaramente andiamo ad analizzare ogni singola situazione e dove necessario si procede con strumenti che possono riguardare interventi di assistenza, come la rateizzazione in più soluzioni del debito contratto». ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2015/10/25/news/emergenza-sfratti-task-force-in-municipio-1.12327569 </header>

Piano casa, il progetto di Lupi non decolla. Ristrutturazioni dell’edilizia popolare al palo, fondi non utilizzati

Roma -

A un anno e mezzo dall'approvazione del decreto voluto dall'ex ministro, gli interventi di recupero non sono nemmeno iniziati e le risorse destinate ad aiutare chi non riesce a pagare l'affitto sono state distribuite in minima parte. Tanto che i contratti rinnovati sono solo 204 in tutta Italia. Secondo il Sunia "i soldi arrivano a sfratto già avvenuto. I risultati del Piano casa di Maurizio Lupi? Per il momento non pervenuti. A meno che non si vogliano considerare un successo i 204 contratti rinnovati in tutta Italia a chi senza colpa non è riuscito a pagare l’affitto, quando nel 2014 gli sfratti per morosità, colpevole e non, sono stati 69mila.  Le norme che avrebbero dovuto risolvere l’emergenza abitativa, a un anno e mezzo dall’approvazione da parte del governo del decreto voluto dall’ex ministro delle Infrastrutture sono ancora al palo. Restano in gran parte inutilizzati i fondi stanziati per aiutare le persone disagiate, che hanno perso il lavoro o si sono ammalate all’improvviso, e evitare loro lo sfratto. Mentre, a causa dei ritardi dei decreti attuativi, sono ben lontani dal partire gli interventi di recupero degli alloggi di edilizia popolare da rendere disponibili a una piccola parte delle 650mila famiglie in graduatoria da anni per una casa. Eppure proprio con l’utilità di tali misure Lupi aveva giustificato a febbraio la decisione di non inserire nel decreto Milleproroghe la consueta proroga a lungo termine degli sfratti per finita locazione, sostituita questa’anno dalla possibilità di una mini sospensione di quattro mesi per casi i più gravi. Una scelta già allora giudicata insufficiente dai sindacati, con il segretario nazionale dell’Unione inquilini Massimo Pasquini che a mesi di distanza parla di “una vera e propria debacle sociale delle politiche abitative del governo, basate su contributi insufficienti e con una incapacità di spesa imbarazzante da parte di comuni e regioni”. Fondi in gran parte non utilizzati - Per aiutare le famiglie che fanno fatica a pagare l’affitto, il Piano casa ha rifinanziato il Fondo nazionale per l’accesso alle abitazioni in locazione, portando a 100 milioni la disponibilità sia per il 2014 che per il 2015. Il governo ha successivamente deciso di riservare il 25% della quota 2015, ovvero 25 milioni, alle famiglie disagiate sottoposte a procedure esecutive di sfratto per finita locazione. Con risultati però assai deludenti, come risulta dai dati dello stesso ministero delle Infrastrutture, nel frattempo passato sotto la guida di Graziano Delrio. Su una disponibilità complessiva per il biennio 2014-2015 che con i finanziamenti degli enti locali arriva a oltre 324 milioni, al 30 giugno le risorse assegnate dalle regioni ai comuni sono state di appena 93,7 milioni, di cui solo 88 milioni effettivamente trasferite. Va ancora peggio se l’analisi si limita alla riserva del 25%, con trasferimenti ai comuni di appena 3,5 milioni su 25. Un dato che restituisce una situazione di “pressoché inutilizzo”, per dirla con le parole pronunciate di recente dallo stesso sottosegretario alle Infrastrutture Umberto Del Basso De Caro in risposta a un’interpellanza del deputato del Pd Roberto Morassut. Nessuna buona notizia nemmeno per quanto riguarda il Fondo destinato agli inquilini morosi incolpevoli, rifinanziato con il Piano Casa fino a raggiungere i 266 milioni per i sette anni dal 2014 al 2020, a cui poi va aggiunto quanto messo a disposizione a livello locale. Per il periodo 2014-2015, su un totale di 83,4 milioni, di cui 68,5 statali, le risorse assegnate al 30 giugno dalle regioni ai comuni sono state 23,5 milioni, mentre quelle effettivamente trasferite poco più di 12. Soldi che hanno consentito di rinnovare 204 contratti, rinegoziarne 38 con un canone inferiore, stipularne 78 nuovi a canone concordato, ritardare l’esecuzione di 501 sfratti e assegnare 31 alloggi popolari. Solo una goccia nel mare degli oltre 77mila provvedimenti di sfratto del 2014 (il 5,3% in più del 2013), di cui 69mila per morosità. Ed è di nuovo il sottosegretario Del Basso De Caro a sottolineare la criticità della situazione, parlando di un “utilizzo non soddisfacente delle risorse impiegate da parte degli enti beneficiari”. Sunia: “Procedura troppo pesante, soldi arrivano quando sfratto c’è già stato” – Tra i problemi del decreto Lupi, secondo Aldo Rossi, responsabile dell’ufficio legislativo del sindacato degli inquilini Sunia, c’è quello di “prevedere la distribuzione dei contributi attraverso bandi comunali solo dopo una serie di passaggi che appesantiscono troppo la procedura, tanto che i soldi arrivano quando ormai il rapporto tra l’inquilino e il proprietario si è guastato e lo sfratto è già stato eseguito”. Di decreto che “non funziona” parla anche l’assessore alla Casa di Milano Daniela Benelli, che a Repubblica ha detto: “Le regole troppo stringenti non rassicurano i proprietari che, di conseguenza, non vogliono rischiare di accumulare altre perdite. Come Anci abbiamo chiesto al governo di modificare il decreto per intervenire prima che si arrivi allo sfratto”. Del resto a luglio, in risposta a un’interrogazione della deputata del M5S Federica Daga, era lo stesso governo a individuare tra i possibili interventi migliorativi quello di “studiare o rafforzare strumenti a livello locale che favoriscano il passaggio ‘da casa a casa’ utilizzando le risorse già disponibili”, in modo da “indirizzare le risorse che si renderanno disponibili più verso una logica di ‘prevenzione’ e affiancamento dei soggetti che possono divenire morosi incolpevoli piuttosto che intervenire a posteriori”. Parole che per il momento sono rimaste sulla carta. Gli interventi di recupero degli alloggi popolari? Mai partiti - Ancora più nera la situazione del Programma di recupero di immobili e alloggi di edilizia residenziale pubblica, a cui il decreto di Lupi ha destinato 467,9 milioni di euro. Di questi 67,9 milioni dovrebbero finanziare piccoli interventi fino a 15mila euro per rendere disponibili il prima possibile una parte dei 16mila appartamenti al momento non utilizzati, mentre 400 milioni spalmati su 10 anni servirebbero a manutenzioni straordinarie più consistenti. Ma la somma sinora impiegata fa cifra tonda: zero euro. Il decreto attuativo infatti è stato pubblicato in gazzetta ufficiale solo a maggio, più di un anno dopo l’approvazione del Piano casa da parte del consiglio dei ministri. E dava tempo fino al 18 settembre perché le singole regioni inviassero al ministero la lista degli interventi programmati. Hanno risposto tutte, tranne la Campania che ha chiesto ancora più tempo. Mentre i lavori non sono ancora iniziati da nessuna parte, con i primi interventi che ormai potranno essere portati a termine solo dopo i primi mesi dell’anno prossimo. “Il governo – accusa Daga – non ha alcuna intenzione di risolvere il problema dell’emergenza abitativa, che ormai non è più emergenza. Ma una situazione cronica da 30 anni, con nuovi poveri e nessuna soluzione per loro”. @gigi_gno – luigi.franco.lf@gmail.com

Ponticelli, 24 famiglie occupano stabile da 25 anni: fallisce tentativo di sgombero!

Napoli -

Gli occupanti respingono le forze dell’ordine presso il il complesso opere Pie Franciosa NAPOLI – Erano presenti circa un centinaio di agenti in tenuta antisommossa per effettuare lo sgombero di 24 nuclei familiari, che da oltre 25 anni occupano il complesso opere Pie Franciosa in zona Santa Croce a Ponticelli. Ma lo sgombero non è avvenuto per la ferma determinazione delle famiglie, la solidarietà da parte dei giovani del quartiere e militanti dell’Asìa Usb. “Sono riuscite a respingere l’attacco da parte delle forze dell’ordine , rivendicando il diritto alla casa” afferma una nota del sindacato di base. Stasera una delegazione di occupanti con Asia Usb ha incontrato l’assessore al patrimonio del Comune di Napoli, Alessandro Fucito, per delineare le future strategie per la risoluzione definitiva del problema “in un ottica di rendere concreto il diritto all’abitare”. Gli occupanti respingono le forze dell’ordine presso il il complesso opere Pie Franciosa NAPOLI – Erano presenti circa un centinaio di agenti in tenuta antisommossa per effettuare lo sgombero di 24 nuclei familiari, che da oltre 25 anni occupano il complesso opere Pie Franciosa in zona Santa Croce a Ponticelli. Ma lo sgombero non è avvenuto per la ferma determinazione delle famiglie, la solidarietà da parte dei giovani del quartiere e militanti dell’Asìa Usb. “Sono riuscite a respingere l’attacco da parte delle forze dell’ordine , rivendicando il diritto alla casa” afferma una nota del sindacato di base. Stasera una delegazione di occupanti con Asia Usb ha incontrato l’assessore al patrimonio del Comune di Napoli, Alessandro Fucito, per delineare le future strategie per la risoluzione definitiva del problema “in un ottica di rendere concreto il diritto all’abitare”. - See more at: www.ildesk.it/ponticelli-24-famiglie-occupano-stabile-da-25-anni-fallisce-tentativo-di-sgombero/

Milano. 4 palazzine sfitte e in disuso, 120 000 metri cubi di sfitto “Basta casa senza persone, basta persone senza casa”

Milano -

Oggi in via Musatti, alle porte di Expo2015, abbiamo fatto un’ iniziativa contro l’immensità di patrimonio sfitto che c’è nella metropoli milanese, segnalando 4 palazzine vuote. E' stato calato dall’ultimo piano di uno di questi stabili un grande striscione con scritto “Basta casa senza persone”, 30000 metri cubi a palazzo in totale oltre 120000, abbandonati e sfitti da più di 5 anni; uffici in disuso in perfetto stato che potrebbero tranquillamente essere ristrutturati a basso costo o auto recuperati da potenziali abitanti, ma vengono lasciati in totale abbandono mentre la Lombardia riveste, il triste, primato di capitale degli sfratti. Dal 2013 le richieste di sfratto sono aumentate del 15%, ci sono più di 650mila nuclei familiari in lista d'attesa : solo 23mila a Milano . Le nostre città sono disseminate di edifici sfitti abbandonati, a Milano possiamo individuare oltre 81 mila appartamenti vuoti, si stima che nel 2018 solo nella Regione Lombardia ci saranno 400mila nuovi alloggi invenduti. I nostri quartieri popolari sono pieni di appartamenti vuoti e riscaldati, solo a Milano ce ne sono 10mila e ALER e Regione svendono il patrimonio pubblico come se fosse “cosa loro”, creando un business a scapito della forte domanda da parte dei molti che si trovano in condizioni di disagio abitativo. E' il modello delle politiche abitative che crea quest'emergenza, che mira alla privatizzazione e alla speculazione, senza tenere conto delle reali necessità abitative in costante aumento in questo periodo di crisi, oltre il 20% delle persone vive sotto la soglia di povertà. Un altra tragedia ci mostra lo stato dell'emergenza abitativa. Martedì, a Bologna, una donna di 40 anni si è arresa alla morsa delle difficoltà e si è suicidata. Era la madre di una delle 150mila famiglie che in Italia sono sotto sfratto, e come il 90% di queste, lo era per morosità incolpevole, perché avendo perso il lavoro non riusciva più a pagare l'affitto. Un altro modello è possibile: Blocco degli sfratti e degli sgomberi, fino ad un passaggio da casa a casa Assegnazione delle case popolari vuote Riuso e auto-recupero del patrimonio pubblico sfitto (edifici e appartamenti) Requisizione delle migliaia di case private sfitte (fondi immobiliari e grosse proprietà) As.i.a USB, Comitato Abitanti San Siro

POMEZIA: FORZE DI POLIZIA SGOMBERANO NUMEROSE FAMIGLIE, SINDACO M5S CONTRO GLI INQUILINI DELLE CASE POPOLARI!

Pomezia -

#‎POMEZIA‬ LE ‪#‎BUGIE‬ HANNO LE GAMBE CORTE E POSSONO ANNEBBIARE LA SOBRIETA' DI UN ‪#‎SINDACO‬ ‪#‎M5S‬ CHE DOVREBBE TUTELARE TUTTI I CITTADINI. In un comunicato postato in rete dal sindaco di Pomezia (che è pubblicato ben in vista nel nostro diario su facebook) il primo cittadino accusa l'ASIA-USB di non dire il vero sugli sgomberi delle case del Comune da lui amministrato. L'ASIA-USB precisa quanto segue: 1) in un incontro avvenuto alcuni mesi fa con ASIA-USB, richiesto dopo aver avvertito il sentore di eventuali sgomberi, il Sindaco ci aveva assicurato che si trattava di sfratti riguardanti persone che non avevano i requisiti necessari, cioè di nuclei con redditi fuori dalle regole, proprietari di 5-6 macchine e addirittura di altri alloggi. L'ASIA-USB non avrebbe opposto obiezioni se davvero si fosse trattato di questi casi; 2) Tra gli sgomberati il giorno 28 aprile c'è il sig. Alessandro N., quarantacinquenne, abitante nella casa del comune dal 1990, data della regolare assegnazione fatta al suo nucleo familiare, morti i genitori era in attesa della voltura a suo nome dell’alloggio, così come è previsto dalle leggi regionali sull’E.R.P.. Il suo reddito lordo del 2014 è di € 16.000 (informiamo il Sindaco che il limite di decadenza da un alloggio pubblico al 2013 è di euro 45.557,00 lordi); cacciando da casa Alessandro N. ha commesso un atto illecito e quindi non può essere lui a dare lezioni di legalità; 3) Tra le famiglie sottoposte a sfratto queste elencate sotto sono le situazioni che abbiamo richiesto di chiarire con il Sindaco (ricevendo un’indisponibilità) e che non sembrano corrispondere alle caratteristiche da lui stesso preannunciate: Sesto R. invalido al 100% seguito dai servizi sociali, è un regolare assegnatario ma moroso perché senza reddito (l’Edilizia pubblica è indirizzata ai meno abbienti, precede nelle graduatorie chi è senza reddito) Morena L. 1 minore a carico senza reddito Litta S. 2 minori di 3 e 5 anni sola senza reddito Anna C. 3 figli minori e ragazza madre incinta Giacoma S. in emergenza abitativa dal 2008 da 10 anni in graduatoria, famiglia con monoreddito precario con ISEE 8000€ Rosetta S. senza titolo dal 1999 (regolarizzabile con legge regionale del 2007) ISEE 8000€ 3 figli, 1 minore Giuseppina S. famiglia con minori e ISEE inferiore 8000€; 4) come si può vedere dall’elenco sopra riportato l’iniziativa del Sindaco non ci sembra sia indirizzata a colpire solo quelli che speculano sulle case popolari e non hanno il diritto ad una casa, ma ripropone il solito luogo comune che alimenta solo la guerra tra poveri; 5) un amministrazione comunale che vuole rompere con le gestioni del passato deve avere il coraggio di alzare la voce con le istituzioni preposte (Regione Lazio), magari con il sostegno di tutti, per richiedere impegni finanziari che permettano di affrontare l’emergenza abitativa e l’assegnazione di nuovi alloggi agli aventi diritto. Pomezia non l’ha fatto, eppure a gennaio 2014 è stato varato un piano casa regionale che presentava queste possibilità; 6) la nostra polemica non è contro il M5S con il quale stiamo collaborando, soprattutto nella regione Lazio e a livello parlamentare, per cercare di affrontare l'emergenza casa e contro gli sfratti, per portare alla luce la gestione speculativa degli Enti previdenziali e la truffa dei P.d.Z. dell'edilizia agevolata portata avanti da coop. e società costruttrici. ASIA-USB TRA GLI SFRATTATI ANCHE UN DISABILE, ASSISTITO DAI SERVIZI SOCIALI. Due giorni di fuoco a Pomezia contro gli inquilini delle case popolari: interviene la polizia in forze, chiamata dal Sindaco del M5S, per sgomberara alcune famiglie. Aveva promesso di fare pulizia nelle case del Comune e di cacciare gli occupanti abusivi che possiedono sei macchine, con redditi di 50/60 mila euro e con la proprietà di altri alloggi. Invece ha fatto sfrattare i soliti poveracci, neanche 'occupanti', inquilini regolari che non hanno avuto le volture dal comune, in violazione delle norme di legge, o che essendo disabili al 100% e senza reddito, assistiti dai servizi sociali dello stesso comune, non sono in grado di pagare l'affitto. Tutto questo mentre i parlamentari del M5S alla Camera hanno sostenuto, durante il dibattito su decreto casa del Governo Renzi, la necessità di un blocco degli sfratti anche per i casi di morosità incolpevole che riguardano l'edilizia privata: una posizione che è stata apprezzata da chi è in difficoltà economica e ha il problema di pagare l'affitto di casa a prezzi insostenibili, anche grazia alla crisi economica. Il Sindaco, preso da un impeto di 'legalitarismo' contro i deboli (che lascia indenni i potenti costruttori che hanno condizionato le nostre città e la stessa Pomezia, vedi anche lì la vicenda dei P.d.Z.), dimentica il fatto che le case popolari sono state concepite per aiutare i più deboli e i poveri. Che la loro gestione è regolata da norme regionali e nazionali che lui non vuole rispettare. L'ASIA-USB è contro gli sfratti, sono atti di violenza inammissibili, un sindaco democratico e anti-sistema (quel sistema che ha dato il potere solo ai costruttori e ha impedito di realizzare una vera politica della casa), dovrebbe offrire ai propri cittadini alternative e non polizia. Soprattutto non mettere in campo e alimentare la solita guerra tra poveri, che è una palestra dove è più portata ad esibirsi quella destra populista che vuole demagogicamente sfruttare i disagi sociali che attraversano il nostro paese.La mancanza di una vera politica della casa è il vero problema che non viene affrontato dall'amministrazione di Pomezia. ASIA-USB provincia di Roma