Associazioni Inquilini e Abitanti

Resistere agli sfratti, resistere alla crisi

Brescia -

Fare giornalismo, tra le altre cose, significa incontrare molte persone che diventano il patrimonio più importante di questo mestiere. I primi che impari a conoscere sono i politici: bulimici di visibilità. Capaci di dire una cosa e il suo contrario pur di avere un lancio di agenzia oppure una riga sul quotidiano nazionale. Voracità mediatica condivisa, senza differenze, tra tutti gli schieramenti: perché quelli che di politica ci campano hanno come prima regola la visibilità a tutti i costi e raramente incontri persone che fanno Politica. Nella provincia bresciana, per l’esattezza a Rovato, da anni fa Politica Beppe Corioni, ora pensionato dopo una vita passata a fare l’operaio, sempre pronto a combattere, anche all’interno dello stesso sindacato, quando le cose non erano come avrebbero dovuto essere. Sempre in prima fila alle manifestazioni a insultare gli sbirri,  ma pronto a riconoscere che, anche tra di loro, ci sono dei ‘buoni cristi’. Generoso e pratico, tanto da accollarsi situazioni di estremi disagi sociali e, da un po’ di  anni, anima del Comitato antisfratti, diritto alla casa che porta avanti battaglie serie con risultati seri, che ‘quelli della politica’ neppure si sognano. La casa di Beppe è il ‘Centro sociale 28 maggio’, non una data a caso, ma il giorno della strage di piazza della Loggia a Brescia. Il Centro è un esempio di vera Politica sin dalle sue origini: quote popolari per l’acquisto e i tanti lavori fatti per rendere agibile quel luogo in cui si organizzano incontri pubblici, dibattiti, cene. Dove gli amici portano ciò di cui c’è bisogno quando qualcuno perde il lavoro o una famiglia deve affrontare delle difficoltà a causa della crisi. La casa di Beppe, e degli altri compagni, è davvero un luogo aperto nel senso della Politica, per la quale Beppe si incendia sempre ogni volta che se ne parla. Mentre ‘quelli della politica’ si arrabattano ad inventarsi come mantenere lo scranno sul quale siedono, sempre più persone scelgono di porre fine alla loro situazioni di non-vita. Vorrei condividere con quanti seguono questo mio blog la riflessione che ha scritto e mi ha inviato Beppe Corioni. “Quasi ogni giorno lottiamo per arginare il dramma degli sfratti e questa mattina mentre andavamo a bloccare i quattro sfratti che avevamo in calendario, ci ha preso come un pugno nello stomaco, ci ha gelato di sconforto… sapere dai giornali  che una coppia di 51 e 59 anni si sono suicidati insieme: lui è morto, lei è in fin di vita. Abitavano a Nuvolento, lui disoccupato da un paio di anni. La busta dello sfratto esecutivo in cucina, sui comodini i biglietti d’addio scritti ai parenti. La suocera, accudita dalla donna, con la sua pensione aveva tamponato i problemi economici della coppia ma ora, dopo la sua morte, il dramma dell’indigenza come uno spettro si aggirava in casa. La vergogna per i debiti insopportabile – le prime richieste d’aiuto alla Caritas – la disperazione di non trovare vie d’uscita, l’umiliazione per essere entrati a far parte della categoria dei ‘miserabili’. Questa la situazione vista con gli occhi delle vittime. Eppure per molti che guardano dall’alto l’immensità della lotta anticapitalista, è cosa infima il blocco di uno sfratto, eppure è un soffio di speranza e di energia nella condizione materiale dello sfrattato. E’ la presa di coscienza sua e di ogni altro solidale resistente che non si può dare alcuna fiducia ai meccanismi ordinatori di questo sistema. E’ la certezza che l’unica via da seguire è quella del conflitto; oggi per il diritto alla casa; domani, per ogni altro diritto messo in discussione e inscindibilmente legato alla condizione umana. “Non sempre una norma di legge è legittima”. Forse il blocco dello sfratto poteva salvare loro la vita, forse attraverso la lotta si riacquista la solidarietà, il senso di appartenenza, la condivisione con gli altri sventurati che sono caduti nel vortice della povertà, prendendo coscienza che non c’è nulla che non va in una vittima, individuando nel sistema con i suoi vampiri il vero colpevole. Noi non vogliamo che gli sfratti si trasformino in statistica, noi del Comitato antisfratti diritto alla casa pensiamo che debbano nascere sempre più comitati e che ogni sfratto sia lo sfratto della dignità di una famiglia con la sua storia le sue delusioni e le sue speranze. Pertanto ci rivolgiamo a tutte le compagne e compagni: la situazione si sta sempre più aggravando, il vuoto istituzionale è sempre più evidente, la crisi mette in luce l’importanza di ammortizzatori sociali che invece sono in via di totale smantellamento, si parla di povertà e non si vede la miseria dietro l’angolo, siamo ormai solo nuda vita, e questo è il dramma di una società che perde le sue fondamenta e vive sfaldandosi sotto i nostri occhi. Dobbiamo attivarci e partecipare in massa al blocco degli sfratti per morosità incolpevole; questo dovrebbe essere non un semplice impegno, ma una scelta di vita di tutti noi, perché solo attraverso i bisogni e la necessità che parte dal basso si costruisce la lotta di classe, quella che incide più di tutte sul terreno delle contraddizioni del capitale. di Elisabetta Reguitti | 4 luglio 2015

“La casa? Chi non ce l’ha è un fantasma”

Roma -

"Occorre aumentare la disponibilità di case popolari: l'Italia ha una media del 20% in meno di case popolari rispetto agli altri paesi europei. Ma non occorre costruire ancora: le case già ci sono, bisogna solo acquistarle". Le parole che Giuseppe Marotta, autore di "Sfrattati", non ha potuto dire a Ballarò... *di Giuseppe Marotta Le dieci cose che avrei detto a Ballarò, sull’emergenza casa e sugli sfratti, se avessi avuto più tempo. Il 17 marzo sono stato ospite di Ballarò: dovevo parlare di sfratti e di emergenza casa, ma l’ennesimo scandalo tangenti, quello di Firenze questa volta, e la passerella dei politici prossimi alle elezioni regionali hanno sottratto buona parte del tempo riservato al mio intervento. Così, quasi a fine puntata, mi sono stati concessi non più di cinque minuti per parlare di un dramma sociale che coinvolge 150 mila famiglie in Italia. E cinque minuti sono davvero pochi per descrivere cosa accade in una famiglia quando arriva lo sfratto e per suggerire qualche proposta sensata per affrontare il problema. Ecco quindi le dieci cose che avrei voluto dire a Ballarò, quella sera, se avessi avuto più tempo: 1) Avrei spiegato con forza che la casa è uno degli elementi che più incide sulla qualità della vita: una persona che non ha una casa è un fantasma, pieno di rancore verso il mondo, che vaga nelle strade delle nostre città. Immaginatevi senza una casa adesso, in questo istante, senza più le vostre stanze accoglienti, il frigorifero bello pieno, il letto con le lenzuola profumate: fresche d’estate e calde d’inverno, la poltrona nella sala per guardare la tv, il vostro bagno in cui vi raccogliete beati e fate la doccia; immaginate che tutto ciò vi venga sottratto, vi venga negato, e che l’unica vostra colpa sia quella di aver perduto il posto di lavoro, che vi consentiva di pagare l’affitto, perché la fabbrica è fallita; immaginate di recarvi dagli assistenti sociali e di non ricevere l’aiuto che vi aspettate perché il Comune è vincolato dal patto di stabilità e non ha fondi, né case di emergenza in cui farvi alloggiare; 2) Dopodiché avrei detto che appare contraddittorio che in Italia vi siano 540.000 appartamenti, di cui 150.000 nuovi alloggi invenduti perché la gente non ha soldi per comprare una casa e le banche non concedono mutui a chi non può garantire il rimborso delle rate e che parallelamente dieci imprese edili falliscono ogni giorno e io, in qualità di ufficiale giudiziario ne saprei qualcosa visto che, almeno due volte a settimana, faccio visita a imprenditori edili per notificare loro richieste di fallimento o per pignorare i beni delle società che si sono indebitate a causa della crisi immobiliare e hanno licenziato quasi tutti gli operai: e così sottraggo loro betoniere, gru e altri ferri di lavoro che saranno poi venduti all’asta; 3) Detto ciò, avrei chiesto a chi sedeva nello studio di Ballarò con l’ambizione di far politica: come mai il Governo non acquistava a prezzo calmierato una parte di quegli alloggi invenduti realizzando in questo modo il duplice obiettivo di avere più case pubbliche per gli sfrattati e dare un po’ di ossigeno agli imprenditori edili sull’orlo del fallimento? 4) A questo punto il politico interpellato avrebbe sostenuto che il Governo ha stanziato più di duecento milioni di euro per il Piano casa, e io pronto avrei ribattuto che quel provvedimento non risolve il problema, al massimo può rinviarlo di qualche mese. È un palliativo che attenua gli effetti, ma lascia intatte le cause: la legge 142, quella sulla “morosità incolpevole” a cui si fa tanto riferimento, stabilisce che si possono concedere contributi agli inquilini morosi fino a 8000 euro, ma noi ufficiali giudiziari eseguiamo sfratti in cui la morosità è ben oltre quella cifra. In media, in uno sfratto la morosità non è mai inferiore a 15 mila euro. Distribuire quindi piccoli contributi a chi non ha un lavoro, e non potrà pertanto garantire il pagamento dei canoni di locazione futuri, è solo uno spreco di risorse: gli assistenti sociali mi riferiscono che spesso quei contributi concessi per pagare i canoni arretrati vengono spesi da chi li riceve, giustamente, per esigenze più pressanti, come pagare la mensa scolastica ai propri figli o comprare loro del cibo. Chi subisce uno sfratto e non ha un lavoro ha bisogno di una casa, non di pochi spiccioli che sanno di elemosina umiliante; 5) Avrei quindi ribadito che occorre aumentare la disponibilità di case popolari: l’Italia ha una media del 20% in meno di case popolari rispetto agli altri paesi europei. Ma non occorre costruire ancora: le case già ci sono, bisogna solo acquistarle; 6) E a chi avrebbe riso sarcastico sostenendo che acquistare gli alloggi invenduti per gli sfrattati è una spesa insostenibile, avrei risposto che in Italia si bruciano miliardi di euro per grandi opere inutili, per la maggior parte mai concluse. Opere che hanno generato ricchezze per i soliti costruttori e laute tangenti per i soliti politici, e avrei citato ad esempio il Mose, che non salverà mai Venezia dall’acqua alta, o l’Expo di Milano, che non sconfiggerà certo la fame nel mondo. Cosicché avrei chiesto, a chi obiettava nello studio televisivo, di indicarmi il costo di questi due progetti sciagurati, e se non avesse saputo darmi una risposta gli avrei spiegato che sono costati 13 miliardi di euro; 7) Di conseguenza avrei calcolato quanti appartamenti, a un costo medio di 100 mila euro ciascuno, si sarebbero potuti comprare con 13 miliardi di euro e il conto sarebbe stato facile: si sarebbero potuti comprare 130 mila appartamenti da assegnare a coloro che sono in difficoltà e non possono pagare un canone di locazione; 8) A questo punto qualcuno avrebbe urlato che ci sono troppi furbi che non pagano l’affitto delle case popolari, e allora avrei risposto che l’Agenzia dell’Entrate ha il potere e gli strumenti adatti per scandagliare per bene i redditi di ognuno e scoprire se potrà o meno pagare l’affitto, e quanto sarebbe giusto che pagasse; 9) Per concludere avrei chiesto quindi di avviare l’unica grande opera utile in questo periodo di crisi: garantire una casa a chi non ha i mezzi per acquistarne una o per pagare un affitto. Dovrebbe essere questo l’obiettivo primario del Governo. Perché garantire una casa a tutti contribuisce ad attenuare il conflitto sociale che ha un costo considerevole: quanti poliziotti vengono utilizzati per assistere gli ufficiali giudiziari e per contrastare l’azione dei comitati per la casa che cercano di bloccare sempre più spesso i 150 sfratti che si eseguono ogni giorno? Garantire una casa a tutti contribuisce inoltre a ridurre le numerose cause di sfratto che ingolfano le aule di giustizia: ogni anno si tengono in media 500 mila udienze da cui scaturiscono circa 80 mila sentenze di sfratto, un numero e uno spreco di denaro pubblico notevole. 10) Infine, se avessi avuto il tempo necessario, avrei richiamato alla memoria di tutti i parlamentari in ascolto le parole di Papa Francesco al quale, la maggior parte di loro, è corsa a stringer la mano in questi due anni di pontificato, perché si sa che richiamarsi ai sani principi cattolici è una delle leggi fondamentali del marketing politico nel nostro Paese. Per un parlamentare dire “io c’ero e gli ho stretto la mano” può valere la riconferma del seggio alle prossime elezioni: molti di loro smaniano per scattare un selfie con Francesco. E così avrei concluso il mio intervento ricordando loro il monito del Papa Pop, come l’ha definito Ilvo Diamanti, nella copertina di Ballarò di quella sera: “Questa economia uccide: ricordatevi che la radice di tutti i mali di una società è l’iniquità. La politica deve perseguire due obiettivi: difendere la dignità umana e conseguire il bene comune. Siate coraggiosi.”    

Milano. Il lavoro sporco contro le famiglie che occupano le case

Roma -

La foto che vedete è quella del bagno dell’abitazione di Milano che mercoledi mattina era stata sgomberata dalla polizia nel quartiere di San Siro. La casa era stata poi rioccupata nel primo pomeriggio dalla famiglia sgomberata la mattina sostenuta dagli attivisti del comitato degli abitanti del quartiere. I sanitari, come si può ben vedere, sono stati spaccati durante lo sgombero per renderli inagibili. Un atto di vandalismo inutile e odioso. La famiglia sgomberata era composta di sei persone Panseluta, Viorel e i loro 4 figli, tutti minorenni, Marian, Ionut, Traian e la piccola Denisa di soli 4 anni. Senza la resistenza popolare che si è opposta allo sgombero fino a costringere fabbri, poliziotti e facchini ad andare via, questa famiglia sarebbe finita in mezzo alla strada, punto e basta, senza alternative né soluzioni. Intorno alle 14.30 è riuscita a rientrare nell’appartamento e la foto mostra quello che hanno trovato. Diventa evidente come intorno a questa vicenda delle case occupate a Milano ormai sono troppi a fare il lavoro sporco, a cominciare dal Corriere della Sera passando per l’Aler, la Regione e Comune, per finire con gli apparati di polizia che quasi ogni giorno in diversi quartieri si apparecchiano in tenuta antisommossa per buttare in mezzo alla strada famiglie con bambini. In nome di cosa poi? Della legalità? Lasciamo parlare i dati. A Milano le case popolari “occupate” sono 4.016, quelle che l’Aler lascia ancora vuote e non assegna a chi ha bisogno di casa sono 9.754, più del doppio. La giustizia vorrebbe che di fronte alla crescente domanda di abitazioni a prezzo abbordabile l’Aler si sbrigasse a fare le assegnazioni e a sistemare le famiglie nelle case invece di lasciarle vuote. Una casa vuota quando non hai un tetto sulla testa non è legalità, è una provocazione insopportabile. Aver reso legale la repressione e le vessazioni contro le famiglie che occupano le case attraverso una legge dello Stato - il Decreto Lupi - non è affatto sufficiente per definire che questa è legalità e quella di chi occupa è illegalità. Sia perchè il Decreto Lupi si sta abbattendo anche contro gli inquilini "regolari" delle case popolari mettendogli in vendita le case a cominciare da quelle più degradate, sia perchè questa legge si sta rivelando una legge contro la povertà di ispirazione settecentesca, quella che perseguiva i poveri perchè avevano la colpa di essere poveri. Del resto il Corriere della Sera, i suoi azionisti e le sue campagne proprio a questo spirito si richiamano. Ma se i crismi della legalità sono questi, diventa inevitabile rovesciare completamente le regole del gioco.

La casa è un diritto, non un business! Racket e Aler due facce della stessa medaglia! Liberiamoci da chi specula sulle nostre vite!

Milano -

Cogliamo l'occasione visto anche l'articolo uscito Lunedi su Repubblica rispetto al racket per prendere parola sul quartiere di San Siro. San Siro è uno dei tanti quartieri popolari abbandonatI da anni : centinaia le case lasciate sfitte da ALER e dalle Istituzioni di governo locale, mentre l'emergenza abitativa cresce. A che pro lasciare per anni e anni migliaia di case popolari sfitte, più di 5000 in tutta Milano con 23.000 famiglie in graduatoria e altre migliaia che grazie agli sfratti per morosità incolpevole e all'incapacità di pagare le rate dei mutui si stanno aggiungendo a questo lungo elenco? E' troppo aspettarsi che le case vuote vengano immediatamente assegnate? Ben sappiamo che, vista l'emergenza, gli appartamenti si potrebbero assegnare anche 'in stato di fatto', lasciando ai nuovi inquilini l'onere dei lavori di ristrutturazione scalando poi le rate dagli affitti. Uno dei punti su cui i comitati per la casa hanno infatti sempre  lottato è l'assegnazione delle case sfitte per questo vediamo le dichiarazioni del sindaco Giuliano Pisapia sulla possibile ordinanza per l'assegnazione delle case in stato di fatto come un primo passo che può segnare la differenza con quello che fino ad ora è stata la gestione dell' edilizia popolare,sempre se dalle parole si passera' ai fatti. Se tale provvedimento non è stato preso prima e non viene preso ora, lo si deve evidentemente al fatto che l'unico obiettivo di Aler e Regione è il profitto, tanto che, su 2.900 case in ristrutturazione, nel 2012 le case in corso d'assegnazione erano 353 e all' asta ben 534. Non è più una novità infatti dire che ALER è un carrozzone mafioso che negli ultimi 15 anni ha accumulato più di 400 milioni di euro di buco di bilancio e che i dirigenti che si sono susseguiti negli anni non erano altro che delle pedine comandate da un ben più altro sistema di potere che vedeva in primo piano gli uomini di Formigoni ex governatore di Comunione e Liberazione che ha sempre lavorato per arricchire la cricca di CL. Non a caso i vari  Domenico Ippolito, Loris Sraffa dirigenti da 90.000 euro all'anno arrivano tutti da quei partiti di cui questi personaggi erano parte fin dall' inzio,  quando si chiamavano socialisti o forza Italia fino ad arrivare al Pdl ‎Un sistema di potere legato alla famiglia La Russa che tramite Marco Osnato ha gestito l'area tutela del patrimonio di Aler alimentando il meccanismo di delazione nei quartieri popolari e concedendo spazi in maniera gratuita a organizzazioni dichiaratamente NEOFASCISTE E NEONAZISTE. I vertici di questa partecipata sono finiti più volte sotto inchiesta per turbativa d'asta - guarda caso - e corruzione. La verità, ora sotto gli occhi di tutti, è che il sistema di favori e clientelismo  che garantisce i profitti di alcuni, è talmente strutturato e oliato da potersi permettere di promuovere l'assunzione in Aler di amici e parenti dei dirigenti e di assegnare case al giro di parentele dei boss mafiosi. ‎‎Perchè di un  sistema mafioso si tratta, il racket delle case popolari rappresenta l'altra faccia della medaglia dello stesso sistema  clientelare, di chi considera il diritto alla casa una merce su cui speculare per fare profitto che lo faccia dalle poltrone della Regione o porta a porta nei quartieri popolari, una strategia per mantenere intatto un sistema di privilegi, truffe, favori ad amici di amici con l'unico obiettivo di arricchire le proprie tasche, guadagnare potere, e crescere gli " affiliati". Non è certo un segreto per nessuno che la mafia in Lombardia esiste eccome, esiste per le strade con meccanismi come il racket ed esiste nei palazzi del potere, forse è utile ricordare che fu proprio l'assessore alla casa Domenico Zambelli ad essere eletto con i voti dell'ndragheta‎ Il racket è cosa ben diversa da un occupazione,  per racket si intende una serie di attività criminali finalizzate a controllare determinati settori delle attività economiche e commerciali, essenzialmente con estorsione di denaro con minaccia ed intimidazione e punendo materialmente chi si rifiuta di sottostare a questo sistema. Questa e la definizione  di racket, occupare una casa è cosa ben diversa è innanzitutto liberare ,senza pagare nessuno,riqualificare e far vivere degli spazi che prima erano abbandonati a meccanismi di speculazione edilizia. Occupare  e cosa ben diversa da generare estorsione e sottomissione è riprendersi un diritto necessario per poter vivere con dignità. Non è retorica affermare , che chi non ha un reddito sufficiente in assenza di qualsiasi politica abitativa e sostegno istituzionale, occupa per necessità, in mezzo alla strada non si può vivere ne crescere i figli, occupare è lottare perché non ci siano mai più persone senza casa e case senza persone Il racket nei quartieri popolari,  crea paura e divisioni, educa alla cultura mafiosa dell'omertà e della sottomissione,  ricatta proprio chi è in difficoltà  perché è più disponibile a subire Meccanismo totalmente opposto è quello di chi, come noi, rivendica alla luce del sole i propri diritti di chi lotta per la casa quale bisogno primario e non quale merce su cui speculare attraverso il racket o giochi di potere e guadagno istituzionale Di chi si autorganizza in comitati e sindacati di base, per prendere parola e vivere con un tetto sopra la testa, libero da meccanismi di ricatto e sottomissioni Premessa e mezzo di questa lotta è un lavoro costante di costruzione di legami di mutuo soccorso sul territorio che tolgono spazio e gioco a chi vorrebbe mantenere il silenzio dell'omertà, ma anche a tutto un sistema imperniato sui privilegi e sulla corruzione. In definitiva, a chi al pari del racket, fa della casa una merce di scambio che genera profitto e sudditanza. Da 5 anni esiste a San Siro un comitato di abitanti del quartiere e un sindacato di base, dove, a partire dalla lotta per la casa, aggreghiamo e costruiamo delle  comunità solidali e resistenti che praticano mutuo soccorso come forma di lotta per resistere alla crisi, che si organizzano per bloccare sfratti e sgomberi e per costruire dei quartieri più coesi. Tutto ciò attraverso le tante attività sociali che gli stessi abitanti del quartiere promuovono per rendere un piccolo pezzo di questa città un luogo migliore. Un territorio in cui la solidarietà quotidiana punta a sconfiggere la logica della guerra tra poveri, la guerra contro il proprio vicino. Decine e decine le attività  realizzate dal comitato per il  quartiere in questi anni: dal mercatino dello scambio C_rise nato in piazza Selinunte  per abbattare i costi delle crisi e diventato un progetto che coinvolge decine di abitanti tutti i giorni, scuola e corsi di lingue, corsi di autoformazione, giochi per bambini, attività di educazione alla sostenibilità e alle differenze, presentazioni di libri e dibattiti. Riflesso della capillarità  di questa rete, fatta di obiettivi comuni e di legami in uno spazio meticcio e creativo un lavoro quotidiano contro la dimensione di ghetto nella quale vorrebbero farci vivere in questo senso da 4 anni costruiamo la festa di quartiere un vero è proprio festival che vede per 3 giorni piazza selinunte attraversata  da migliaia di persone da tutta milano che grazie ai concerti, ai dibattiti, alla cucina meticcia, alle proeizioni e alla socialità arrivano in quartiere apposta  in piena estate proprio quando le istituzioni se ne vanno in vacanza abbandonando migliaia di persone all'afa milanese. San Siro è anche questo, da anni qua nella periferia di Milano esiste anche grazie a noi un' esperienza unica di attivazione degli abitanti del quartiere per rendere il territorio in cui vivono più solidale e coeso, contro ogni guerra fra poveri e razzismo. Una lotta per i diritti, per DNA contro chi della casa ne fa un bene di profitto, che sieda in poltrona , i nostri governanti, o che stia per strada, il racket, una lotta che crea anticorpi a ogni forma di sopruso e sottomissione , contro la paura di essere da soli a  soffrire la crisi centinaia di persone si sono attivate per diffondere esperienze solidali di mutuo soccorso, iniziative  partecipate e riproducibili, spazi pubblici liberati e conquistati per costruire insieme un quartiere differente. Per i diritti, continueremo la nostra lotta, per costruire dei quartieri in cui nessuno mai più possa lucrare su un bisogno primario come la casa, per dei territori liberi e e partecipati da chi li vive, perché la casa è un diritto e non una merce. Comitato abitanti San Siro,  AS.I.A

Riparte la mobilitazione per il diritto all'abitare

Bologna -

Dopo anni di lotte, di blocchi degli sfratti, di occupazioni, di denunce, di condanne, di sgomberi, di incontri con le istituzioni troppo spesso sorde di fronte all'emergenza abitativa che la crisi ha ampliato e reso strutturale; ora, anche all'interno della Giunta comunale bolognese, c'è chi sostiene che la requisizione di immobili pubblici sfitti , per adibirli ad uso abitativo, è una soluzione attuabile. L'esponenziale aumento degli sfratti , saranno 2000 a partire dall'autunno, in una città dove la crisi economica picchia duro come in altre parti del Paese e che ogni giorno perde posti di lavoro e pezzi di welfare a favore degli interessi privati, obbligano tutti al confronto per la ricerca di soluzioni non più rinviabili. La necessità del blocco degli sfratti, della requisizione degli alloggi sfitti, della legalizzazione delle occupazioni abitative, quali soluzioni dell'emergenza abitativa; dovrebbero obbligare anche quella parte della Giunta comunale che non le considera più un tabù, a battersi contro il decreto reazionario del governo Renzi che toglie a chi occupa, per necessita ,la residenza,l'acqua e la luce e che si accanisce contro chi una casa non ce l'ha. Con il presidio del 26 agosto riparte una mobilitazione che mette al centro la difesa del bene pubblico, perchè lasciare immobili pubblici, pagati con i soldi di tutti noi, sfitti a marcire , in balia del degrado e dei topi, è una vergogna. Se non ci sentiranno saremo orgogliosi custodi di altri immobili, oltre a gli attuali, insieme a centinaia di famiglie che oggi soffrono anche a causa dell'ottusità politica di chi non si vuole "sporcare le mani" con le necessità a cui devono fare fronte questi settori della popolazione per avere una vita dignitosa. Per questo il 26 agosto 2014 il presidio si terrà in Piazza Maggiore sotto il palazzo di tutti i cittadini bolognesi in contemporanea con la riunione di giunta comunale. Saremo in Piazza per dire no a tutti gli sfratti, chiedendo la moratoria di tutti gli sfratti incolpevoli, no a gli sgomberi di chi ha trovato soluzioni che i politici non danno, per dire no alla svendita dello stato sociale e di beni pubblici , per la requisizione degli immobili sfitti pubblici per adibirli ad uso abitativo. Per difendere le Occupazioni (le Ex Scuole Ferrari, la Casa occupata Nelson Mandela , Centro di Accoglienza Occupato Lampedusa ) aggredite dal Reazionario Piano Renzi-Lupi, che tenacemente resistono e difendono la loro "casa". Diamo appuntamento a tutti il 26 agosto 2014 alle ore 10:00 in piazza maggiore sotto palazzo d'accursio ASIA/USB BOLOGNA FEDERAZIONE USB BOLOGNA

TORRE ANGELA, PERIFERIA NEL DEGRADO E IMMIGRATI

Roma -

In questi giorni la borgata di Torre Angela nel VI municipio di Roma, è in  stato di  agitazione. Infatti, è corsa la notizia che un consistente numero di immigrati starebbe per essere allocato in un centro commerciale chiuso. La reazione della popolazione è stata immediata: assemblee pubbliche nei pressi del luogo oggetto della notizia, incontri con il municipio, raccolta firme. Insomma, un impegno che farebbe pensare ad un territorio comunque vigile. Ed invece, ancora una volta, l'elemento "rivitalizzante" è l'immigrato. Eh si! Perché in una periferia, come le tante di Roma, dove manca il lavoro, dove ci sono affitti a nero a quegli stessi immigrati che spaventano, degrado sociale ed ambientale, cos'è che fa uscire la gente per strada? Una notizia per la quale c'è stata smentita ufficiale da parte dell'assessore alle politiche sociali, Cutini, una notizia di cui lo stesso presidente del municipio nega di essere a conoscenza, una notizia per la quale, in una società che non perde il senso della logica e della ragionevolezza, si dovrebbe quanto meno nutrire il dubbio che potrebbe non  essere vera. Ma allora, tralasciando come mai sia circolata e chi abbia messo in giro tale notizia, il punto di analisi è nella reazione della gente. Ho sentito parlare di malattie, di usanze che si mescolano, insomma reazioni che ci raccontano di una società sempre più volutamente e scientificamente imbarbarita, di uomini e donne che non si interrogano e non reagiscono alla nostra e loro situazione di ieri, che sarà anche di domani e di chissà quanto tempo ancora e che è fatta di precarietà e di insicurezza nel non poter avere un presente e un futuro di dignità e diritti. Ma allora dobbiamo rassegnarci a questo stato che nutre e alimenta la paura dell'altro? Dobbiamo essere sfiduciati che questi cittadini  non capiscano di essere usati da un sistema che è causa esso stesso, dei viaggi della speranza per i nostri fratelli migranti? Io dico di no. E lo dico perché  la sera dell' assemblea  non ero sola. Vicino a me semplici cittadini ,ma  con senso di accoglienza, arrabbiati e delusi come me, nell'ascoltare come paura e ignoranza siano ormai elementi dominanti nei rapporti con l'altro. E allora, mi auguro  che tutte quelle persone così attive e preoccupate in questi giorni, domani, passata la paura , tirino fuori il coraggio che hanno dimostrato di avere i nostri fratelli migranti che, con le loro famiglie e i loro bambini, rischiano la loro vita per fuggire dalla fame, dalla povertà  e che inizino a lottare per quelle che sono le vere emergenze e cioè lavoro, reddito, dignità. Per quelle, non c'è colore della pelle che tenga nel pretenderle. Maria Vittoria Molinari Asia- Usb Tor Bella Monaca