L'ABRUZZO CADE A PEZZI, BASTA MORIRE DI DISASTRI. MANIFESTAZIONE A L'AQUILA GIOVEDI’ 4 MAGGIO

L'aquila -

Manifestazione sit-in Consiglio regionale Abruzzo 4 maggio 2017, dalle ore 12 - Palazzo dell'Emiciclo, L'Aquila L'Abruzzo cade a pezzi: da tutta la regione davanti al Consiglio regionale Viviamo in una regione che cade a pezzi, letteralmente. A 8 anni dal terremoto dell'Aquila molte delle scuole e degli edifici pubblici non sono sicuri. A questo si sono aggiunte decine di scuole in tutto il territorio, come a Teramo, dove inoltre da mesi sono migliaia le persone sfollate e sgomberate. Per queste ed altre ragioni abbiamo deciso di scendere in piazza e incontrarci a L'Aquila, il prossimo 18 aprile, dalle ore 12, di fronte al Palazzo dell'Emiciclo, sede del Consiglio regionale, per presentare un documento contenente alcune specifiche richieste di interventi ineludibili da attuare in via prioritaria. Nelle aree interne i paesi rimangono isolati perché franano le strade, sulla costa si aprono voragini anche nei centri storici, come a Chieti. Migliaia di cittadini sono sfollati e sgomberati, mentre si pianificano e realizzano investimenti che portano al profitto di pochi. I territori sono stati messi a dura prova negli scorsi mesi, a causa di politiche pubbliche criminali, lasciate all'abbandono intere zone: in una regione dove terremoti, neve, frane e alluvioni non sono una novità, persino acqua e luce sono mancate per giorni interi a un terzo della popolazione. Le aree interne del paese soffrono di una forte depressione anche per i continui tagli delle risorse pubbliche e per l'atteggiamento predatorio delle imprese private, dedite più al saccheggio che al benessere delle economie locali. E così anche il Corpo dei Vigili del Fuoco è stato penalizzato in questi anni, con la precarizzazione del personale e la riduzione della capacità di intervento. L'Abruzzo è quella regione che si piega ad accettare che il suo territorio diventi terra di conquista di grandi aziende multinazionali, per mega-opere inutili a tutti, tranne ai pochissimi che ne traggono profitti: come nei casi del metanodotto Snam “Rete Adriatica” e dell'elettrodotto Terna, progetti che non producono “sviluppo” ma accrescono i rischi in un territorio già disastrato. A fronte dell'indifferenza di chi ci governa nei confronti della popolazione e del territorio che essa abita, a fronte dell'assenza di un piano di tutela ambientale, preservazione del suolo e messa in sicurezza dell’assetto idrogeologico, a fronte dei livelli drammatici di disoccupazione che subiamo sulla nostra pelle, chiediamo il rispetto del diritto alla vita nei nostri territori. Siamo donne e uomini, individui e associazioni, sindacati, comitati e movimenti, che non vogliono continuare ad essere vittime di mancata prevenzione, di interessi predatori, di risorse drenate verso grandi opere costose e inutili, di mancanza di lavoro. Le condizioni precarie di vita fa il paio con l'assenza di un progetto serio in tema di politiche sociali, del lavoro, della salute, del diritto agli studi. Deficienze che hanno generato solo nel primo trimestre dello scorso anno la perdita di oltre 14mila posti di lavoro. Sappiamo di vivere nei diversi territori quotidianità e peculiarità differenti, ma siamo determinati a non rassegnarci, a non arrenderci, a costruire ogni giorno alternative politiche e sociali. Conosciamo uno ad uno i responsabili dei disagi che vivono gli abruzzesi, ad ogni livello: dal governo centrale fino ai potentati locali. Vogliamo politiche radicalmente differenti e lo affermeremo chiaramente di fronte al massimo organo istituzionale della terra che ci unisce: il Consiglio Regionale. Per questo chiamiamo a raccolta le popolazioni abruzzesi: porteremo anche di fronte alla regione le nostre proposte per la messa in sicurezza del territorio, la redistribuzione delle risorse e la valorizzazione del nostro patrimonio naturalistico, ambientale e culturale. Usb, Asia Usb, Zona 22, Uallò Uallà, Uds L'Aquila, Link L'Aquila, 3e32, CaseMatte, CPC S. Santacroce Teramo, AltreMenti Valle Peligna, ass. Quasi Adatti, Appello per L'Aquila, L'Aquila che Vogliamo, Teramo al Plurale, Teramo Nostra, Officine Indipendenti, Paola Cardelli e Fabio Berardini (cons.ri comunali Teramo)

ABRUZZO: TERREMOTO E DISASTRI AMBIENTALI, APPELLO E PIATTAFORMA PER INIZIARE LA MOBILITAZIONE PER LA MESSA IN SICUREZZA DEL TERRITORIO

L'aquila -

ERA PREVISTA PER OGGI UNA PRIMA INIZIATIVA DAVANTI ALLE REGIONE ABRUZZO DURANTE I LAVORI DEL CONSIGLIO REGIONALE. In seguito alla mancata convocazione del consiglio regionale ci siamo trovati costretti a rinviare la data del sit-in al prossimo consiglio utile. Nel frattempo abbiamo inviato al Presidente del consiglio regionale ed a tutti i Presidenti di commissione una richiesta d'incontro. Riportiamo l'appello e la proposta di piattaforma per la prima iniziativa prevista all'Aquila: L'Abruzzo cade a pezzi: da tutta la regione davanti al Consiglio regionale Viviamo in una regione che cade a pezzi, letteralmente. A 8 anni dal terremoto dell'Aquila molte delle scuole e degli edifici pubblici non sono sicuri. A questo si sono aggiunte decine di scuole in tutto il territorio, come a Teramo, dove inoltre da mesi sono migliaia le persone sfollate e sgomberate. Per queste ed altre ragioni abbiamo deciso di scendere in piazza e incontrarci a L'Aquila, il prossimo 4 aprile, dalle ore 12, di fronte al Palazzo dell'Emiciclo, sede del Consiglio regionale. Nelle aree interne i paesi rimangono isolati perché franano le strade, sulla costa si aprono voragini anche nei centri storici, come a Chieti. Migliaia di cittadini sono sfollati e sgomberati, mentre si pianificano e realizzano investimenti che portano al profitto di pochi. I territori sono stati messi a dura prova negli scorsi mesi, a causa di politiche pubbliche criminali, lasciate all'abbandono intere zone: in una regione dove terremoti, neve, frane e alluvioni non sono una novità, persino acqua e luce sono mancate per giorni interi a un terzo della popolazione. Le aree interne del paese soffrono di una forte depressione anche per i continui tagli delle risorse pubbliche e per l'atteggiamento predatorio delle imprese private, dedite più al saccheggio che al benessere delle economie locali. E così anche il Corpo dei Vigili del Fuoco è stato penalizzato in questi anni, con la precarizzazione del personale e la riduzione della capacità di intervento. L'Abruzzo è quella regione che si piega ad accettare che il suo territorio diventi terra di conquista di grandi aziende multinazionali, per mega-opere inutili a tutti, tranne ai pochissimi che ne traggono profitti: come nei casi del metanodotto Snam “Rete Adriatica” e dell'elettrodotto Terna, progetti che non producono “sviluppo” ma accrescono i rischi in un territorio già disastrato. A fronte dell'indifferenza di chi ci governa nei confronti della popolazione e del territorio che essa abita, a fronte dell'assenza di un piano di tutela ambientale, preservazione del suolo e messa in sicurezza dell’assetto idrogeologico, a fronte dei livelli drammatici di disoccupazione che subiamo sulla nostra pelle, chiediamo il rispetto del diritto alla vita nei nostri territori. Siamo donne e uomini, individui e associazioni, sindacati, comitati e movimenti, che non vogliono continuare ad essere vittime di mancata prevenzione, di interessi predatori, di risorse drenate verso grandi opere costose e inutili, di mancanza di lavoro. Sappiamo di vivere nei diversi territori quotidianità e peculiarità differenti, ma siamo determinati a non rassegnarci, a non arrenderci, a costruire ogni giorno alternative politiche e sociali. Conosciamo uno ad uno i responsabili dei disagi che vivono gli abruzzesi, ad ogni livello: dal governo centrale fino ai potentati locali. Vogliamo politiche radicalmente differenti e lo affermeremo chiaramente di fronte al massimo organo istituzionale della terra che ci unisce: il Consiglio Regionale. Per questo chiamiamo a raccolta le popolazioni abruzzesi: porteremo anche di fronte al massimo organo istituzionale della regione le nostre proposte di redistribuzione delle risorse e di nuovi investimenti. Appuntamento il 18 aprile di fronte al Consiglio Regionale, a partire dalle ore 12. Sindacato di base Usb, As.i.a.-Usb, Zona 22 , Uallò Uallà, Uds L'Aquila, Link L'Aquila, 3e32 (AQ), CaseMatte, C.P.C. S. Santacroce Teramo, AltreMenti Valle Peligna, Paola Cardelli e Fabio Berardini (cons. comunali Teramo), etc. Piattaforma generale. Per intervenire in modo credibile nella messa in sicurezza del territorio dell'intero paese c'è bisogno dell'impegno del governo nazionale di un piano decennale di finanziamento straordinario di 20 miliardi annui. Senza una inversione di tendenza nelle scelte economiche nazionali difficilmente potremo rilanciare le zone del paese che periodicamente soffrono gli effetti di catastrofi naturali, sempre amplificate dalla mancata azione preventiva dell'uomo. Sul piano locale rivendichiamo: • Impegno da parte della Regione Abruzzo di fondi regionali per l’attuazione di un piano per la ricostruzione, per la messa in sicurezza del territorio a partire dagli edifici pubblici, le scuole e gli ospedali. Un piano di rilancio dei servizi pubblici e di ripristino delle infrastrutture primarie (strade, ponti, ecc.) costituisce la condizione indispensabile per rilanciare l’economia e lo sviluppo locale, favorendo la creazione di centinaia di migliaia di posti di lavoro e per bloccare la fuga delle giovani generazioni; • Utilizzo immediato dei 3,4 miliardi di fondi europei stanziati per il terremoto, spariti nella Legge di Bilancio per coprire invece i buchi provocati dal governo a causa dei regali fatti alle banche, per i quali la UE ha rinunciato al cofinanziamento da parte dell'Italia; • Piano per la ricostruzione delle città e dei paesi gravemente feriti dal terremoto e dai disastri ambientali; messa in sicurezza del patrimonio abitativo pubblico e privato con l'applicazione di criteri antisismici; bonifica delle discariche (a partire da quella di Bussi) che avvelenano centinaia di migliaia di cittadini abruzzesi; • Rientro nei luoghi di provenienza di tutti gli sfollati, requisendo nell’immediato gli immobili pubblici e privati sfitti e blocco delle ordinanze di sfratto; • Moratoria delle imposte e dei tributi nelle zone del cratere (Imu, tassa rifiuti, ecc.) per tutti i cittadini residenti e le piccole attività economiche; • Istituzione di un reddito sociale per tutti coloro che hanno perso il lavoro o le attività lavorative e per i disoccupati; • Valorizzazione del patrimonio paesaggistico e naturale incentivando la microeconomia agrituristica, l’allevamento e i pascoli di montagna, la cura dei boschi, per evitare i numerosi danni alluvionali che si ripetono spesso nel nostro paese e nella nostra regione; • Fermare la logica delle grandi opere e i progetti che mettono a rischio il territorio, come quelli presenti anche all’interno del Masterplan approvato dalla Regione Abruzzo. 18 aprile 2017

“BASTA MORIRE DI DISASTRI AMBIENTALI”, L'AQUILA: INCONTRO SABATO 4 MARZO ORE 17,00

Teramo -

CONCLUSIONI DELL'ASSEMBLEA DI TERAMO DEL 18 FEBBRAIO 2017 L’Assemblea riunitasi a Teramo, il 18 Febbraio 2017, ha discusso dei disastri ambientali che periodicamente investono l’Abruzzo e tutto il paese nella sistematica assenza di una politica incentrata sulla prevenzione e la tutela del territorio in cui si vive, si cresce e si lavora: DI FRONTE all’abbandono nel quale sono state lasciate intere zone a forte rischio sismico, neve, frane e alluvioni dove il sistema di approvvigionamento elettrico, acqua e comunicazioni è venuto meno anche a causa della gestione dei già esigui fondi per la ricostruzione erosi da ripetuti episodi di corruzione; DI FRONTE all’indifferenza della politica nei confronti della tutela ambientale, del suolo e alla salvaguardia dell’assetto idrogeologico; DI FRONTE all’assenza di una programmazione politica di sviluppo organico del territorio e al conseguente spopolamento delle zone interne, al deperimento delle infrastrutture, all’abbandono dei terreni agricoli e alla scarsità dei servizi essenziali (scuole, sanità, ecc); DI FRONTE all’allontanamento della politica rispetto alla crisi delle attività produttive dell’entroterra abruzzese stiamo assistendo al tracollo delle stesse e all’incremento di insostenibili percentuali legate alla disoccupazione strutturale con particolare tragicità rispetto a quelle giovanili; DI FRONTE alla precarizzazione del corpo dei Vigili del Fuoco, alla marginalizzazione della loro funzione nel contesto della protezione civile e della mancata programmazione di una puntuale politica sulla prevenzione pubblica … L’ASSEMBLEA CONVOCA UNA RIUNIONE A L’AQUILA SABATO 4 MARZO ALLE ORE 17,00 NELLA SEDE DEL C.S. CASEMATTE (COMITATO 3 E 32), VIALE COLLEMAGGIO, CON IL SEGUENTE O.D.G.: - Costruzione di una piattaforma di lotta con al centro i temi dell’agricoltura, della salute, della scuola e della viabilità e contro i megaprogetti (Terna/Snam/Bussi, ecc) che non producono “sviluppo” ma accrescono i rischi rendendo ulteriormente insicuro un territorio già disastrato. L’obiettivo è quello di realizzare un grande piano del lavoro per la tutela e il risanamento del territorio e delle sue infrastrutture; - strutturazione di una rete regionale e interregionale nella quale possano organizzarsi comitati, associazioni, sindacati e realtà popolari conflittuali che operano in zone a rischio di disastro ambientale o che ne siano già state vittime; - programmazione di iniziative e mobilitazioni che rimettano al centro dell’agenda REGIONALE e NAZIONALE le rivendicazioni dei cittadini colpiti da eventi meteorologici e sismici avversi con la prioritaria richiesta di interventi strutturali risolutivi! SONO INTERVENUTI: Ing. G. Miconi VVFF Abruzzo; Ing. Giambuzzi Nuovo Senso Civico Lanciano; A. Bonanni 3.32 Aq; Prof. Farabollini Geologo Univ. Camerino; G. Lutrario USB Rm; R. Di Nicola Forum Acqua PE; T. Andrisano Parco della Majella Sulmona Aq; P. Cardelli Consigliere Comune di Teramo; V. Di Girolamo Centro Politico Santacroce TE; G. Cremaschi Eurostop; L. Iasci Zona22 Lanciano; N. Commentucci Operatrice Agriturismi Aq; I. Castelnuovo Banca Etica; F. Valente Agricoltore Tagliacozzo Aq; G. Marcadonna Comitato Cittadini per l'Ambiente Sulmona Aq; A. Nevoso Asia Abruzzo; S. Zampardi Ass. Via del Sale Onlus; M. Fars Brigate di Solidarietà Attiva; D. Cacchioni Altrementi Valle Peligna.

A FIANCO DEI COMPAGNI DI LIVORNO: ASSEMBLEA CITTADINA SABATO 11 FEBBRAIO

Livorno -

A fine dicembre la Procura di Livorno ha denunciato 13 attivisti dell’ASIA/USB, da tempo impegnati nelle lotte per la casa ed in difesa dei precari e disoccupati della città. Le denunce sono arrivate a conclusione di una dettagliata indagine condotta dalla DIGOS cittadina e costruita attorno alla denuncia di due donne che si sono rivolte alla questura in seguito al fatto che erano state allontanate da una delle occupazioni di Livorno. Dalla lettura del voluminoso fascicolo che la questura di Livorno ha confezionato attorno a questa indagine si intuisce come una parte cospicua del personale sia stato dedicato all’inchiesta: hanno cioè deciso di investire uomini e risorse senza badare a spese, nella convinzione della grande rilevanza del tema. Pedinamenti, appostamenti, intercettazioni telefoniche e reperimento di testimonianze: un’attività investigativa in grande stile. La domanda che viene spontanea è: perché? Perché si decide di dedicare tanto tempo e tante risorse ad una questione di così poca rilevanza? La risposta sta nel crescente protagonismo della federazione USB di Livorno, nella sua capacità di misurarsi con la questione abitativa ma contemporaneamente di allargare lo sguardo al mondo della disoccupazione e della precarietà. In una città in fortissima crisi come Livorno, con un tasso di disoccupazione alle stelle, questo attivismo e questa capacità attrattiva spaventano gli organi di sicurezza e costringono a correre ai ripari. L’affermazione nelle ultime elezioni comunali del 2014 di un sindaco Cinque Stelle era già stato un segnale che nella città sono crescenti sia il disagio sociale che la disaffezione nei confronti delle forze che risultano compromesse con il sistema. Ora che il cambiamento sul piano amministrativo è risultato incapace di produrre significative novità sul piano sociale, la soluzione “di polizia” diventa l’unica strada per contenere la rabbia ed impedire che crescano le simpatie verso l’organizzazione sindacale indipendente. Peraltro le modalità dell’inchiesta e soprattutto i reati ipotizzati segnalano il tentativo di ulteriore torsione delle norme penali all’interesse tutto politico del soffocamento del conflitto sociale. Come a Roma o in altre città si sta ricorrendo all’uso del codice antimafia per comminare misure di sorveglianza speciale agli attivisti del movimento per la casa, così a Livorno si ricorre alle norme anti stalking, contro la violenza sulle donne, per limitare l’agibilità politica del sindacalismo indipendente. Non c’è limite alla fantasia ed alla creatività di giudici che con grande scioltezza utilizzano fattispecie di reato elaborate per ben altri contesti. Cosa c’entra la legge contro la violenza sulle donne con le forme di autogestione che le famiglie di inquilini/occupanti si danno dentro le occupazioni? Eppure, non potendo intervenire per sgomberare un palazzo costruito su una falda acquifera, costato centinaia di migliaia di euro alle casse pubbliche e sostanzialmente inutilizzabile, e nel quale sono riparate famiglie senza casa, la procura inventa un nuovo teorema per provare a mettere in cattiva luce chi lotta per il diritto all’abitare. ASIA/USB è impegnata in moltissime città a contrastare sfratti e sgomberi e a difendere il diritto ad un alloggio decente. Sabato 21 gennaio si è tenuta a Roma l’Assemblea cittadina dei delegati e ha deciso i prossimi passaggi del nostro lavoro e per promuovere, tutti assieme, la risposta più adeguata a questo infame tentativo di criminalizzare chi lotta per i diritti e la giustizia sociale. Il primo appuntamento lanciato: ASSEMBLEA CITTADINA SABATO 11 FEBBRAIO ORE 16,00 PRESSO ARENA ASTRA PIAZZA LUIGI ORLANDO LIVORNO

ROMA E’ SBILANCIATA, 7 FEBBRAIO ASSEMBLEA IN CAMPIDOGLIO. QUANTO PESANO I DIRITTI?

Roma -

E' stato da poco approvato il bilancio della città di Roma con grande soddisfazione della giunta. Noi invece siamo preoccupati perché riteniamo che i diritti, soprattutto quelli sociali, abbiano pesato troppo poco nei conti del più grande Comune d'Italia. Le raccomandazioni dei revisori dell'OREF e la spinta a stare dentro i vincoli l'hanno fatta da padrone ancora una volta, costruendo un bilancio in piena continuità con quelli degli ultimi anni. Perché le questioni sociali, dalla casa al lavoro, i due grandi temi che stanno a cuore a migliaia di romani, non entrano dentro i calcoli della giunta? Il 4 ottobre si organizzò una grande assemblea popolare in Campidoglio che voleva essere un invito all'amministrazione a collaborare con i cittadini ed i movimenti sociali per provare a cambiare il volto della città. La giunta rispose chiudendo le porte e la sala della Protomoteca. Dopo altri quattro mesi purtroppo i segnali di un cambiamento vero non si sono avvertiti, mentre i drammi sociali continuano a mordere. Non basta il rispetto delle procedure per produrre un'inversione di tendenza rispetto ai tagli ai servizi sociali, ai licenziamenti, alla disoccupazione di massa, agli sfratti ed alla disperazione delle periferie. Più legalità non si traduce automaticamente in maggiore giustizia sociale e questo comporta un pericoloso sentimento di disillusione. Cittadini e lavoratori aspettano segnali forti di controtendenza e questi non si sono ancora manifestati. Anzi. La vicenda Almaviva così come il rischio di nuovi forti esuberi in Alitalia segnalano che la tendenza alla perdita di posti di lavoro non si è arrestata, né del resto è cominciata una nuova politica di investimenti nei servizi pubblici che potrebbe non solo risanare il cattivo funzionamento degli stessi ma anche ridurre i numeri di una disoccupazione dilagante. Sul fronte abitativo tutto è fermo tranne la politica degli sfratti. Non si interviene per fermare la politica speculativa sul patrimonio degli enti privatizzati e dei fondi immobiliari. I soldi destinati all’emergenza casa non vengono utilizzati, il patrimonio di case popolari resta esiguo e invece di allargarlo si alimenta la guerra tra poveri con la politica degli sgomberi. Sui Piani di Zona infine, dove il ripristino della legalità potrebbe effettivamente garantire più giustizia sociale, l’amministrazione si muove con imbarazzante lentezza, che finisce per favorire chi ha speculato. Serve un grande movimento che rimetta il tema dei diritti e delle questioni sociali al centro dell’agenda cittadina. Occorre che le tante vertenze sociali, ambientali e culturali della città trovino la modalità giusta per collegarsi e invertire l’ordine dei fattori: prima i diritti, poi l’equilibrio di bilancio. L’assemblea di martedì 7 febbraio nella sala della Protomoteca in Campidoglio è promossa oltre che dall’USB, anche dalla Carovana delle Periferie, da Diritto alla Città e da Salviamo il Paesaggio. Appuntamento alle ore 15.30 ROMA E’ SBILANCIATA Martedi 7 febbraio torniamo im Campidoglio Sulle priorità e le scelte sulla città pesano ancora troppo gli interessi dei poteri forti e poco o nulla le esigenze popolari. Il bilancio e le scelte della giunta comunale lasciano troppe cose come stavano prima. L’aria a Roma deve cambiare. MARTEDI 7 FEBBRAIO TUTTE E TUTTI IN CAMPIDOGLIO Le forze che hanno promosso l’assemblea del 4 ottobre scorso in Campodoglio, danno appuntamento per una Assemblea popolare, martedi 7 febbraioo alle ore 15.30 alla Sala della Protomoteca convocata da Carovana delle Periferie, Decide Roma, Unione Sindacale di Base, Forum Salviamo il Paesaggio.

BASTA IPOCRISIA E RETORICA SU TERREMOTO E NEVE: ORGANIZZIAMO UN CONFRONTO SULLE COSE DA FARE

Roma -

Appello dell'Unione Sindacale di Base Non solo terremoti e nevicate eccezionali ma anche e soprattutto un territorio devastato e violentato da abusi edilizi, disboscamenti, piani regolatori non rispettati o inesistenti, e poi procedure, sistemi e mezzi di emergenza assolutamente inadeguati. Questo è il “bel paese” sotto i nostri occhi in questi giorni e diventa sempre più insopportabile l'ipocrisia e la retorica del “ora è il tempo di salvare le vite, poi discuteremo delle responsabilità” che si leva da governo, istituzioni e gran parte delle forze politiche e dei media. Quel “poi” non arriva mai e ogni volta si ripete sempre la stessa storia: promesse, dichiarazioni roboanti, patetici appelli alla solidarietà e poi tutto nel dimenticatoio. Noi non ci stiamo. Certo all'inizio si devono salvare le vite e siamo stati tutti felici di vedere quei bambini uscire dalla montagna di neve che li aveva seppelliti. Certo siamo orgogliosi di avere dei vigili del fuoco e dei soccorritori che si sacrificano giorno e notte, spesso scavando con le mani. Non ne possiamo più però delle raccolte di soldi per i terremotati: le abbiamo organizzate anche noi ma siamo convinti che uno stato che spende 20 miliardi per salvare qualche banca non dovrebbe aver bisogno delle “collette” di privati cittadini, non dovrebbe far passare 6 mesi per montare 25 (venticinque) casette di legno ad Amatrice, non dovrebbe attendere giorni (e neanche tante ore) per far arrivare mezzi di soccorso in un territorio dove nevicava da giorni e a forte rischio sismico, non dovrebbe permettere la distruzione delle economie locali come sta avvenendo in quei territori dove gli allevament di animali che rappresentano per molti l'esclusivo sostentamento, sono abbandonati al loro destino. La magistratura indagherà su eventuali responsabilità specifiche ma quelle che denunciamo sono responsabilità politiche che coinvolgono i governi degli ultimi decenni. Se in Giappone un terremoto del 7° grado produce qualche lieve ferito e da noi eventi molto meno gravi fanno centinaia di vittime, significa che è il sistema di prevenzione che non funziona. Sarebbe necessario un piano decennale di risanamento complessivo del territorio, di rimboschimento, di manutenzione dei sistemi idrici, di verifica preventiva dello stato degli edifici nelle zone a rischio sismico. Una verifica che dovrebbe poi produrre lavori di adeguamento sismico quando possibile e di ritiro dell'abitabilità quando impossibile con costruzione di altre abitazioni a carico dello stato. Si dovrebbero dotare gli enti locali, magari consorziandoli, di mezzi adeguati per gli interventi preventivi senza aspettare che gli spazzaneve arrivino da centinaia di chilometri di distanza. Anche l'emergenza dovrebbe essere riportata ad un sistema totalmente pubblico, efficace ed adeguato, basato non sull'attuale “protezione civile” che per molti versi è legato ai partiti e alla burocrazia ma principalmente sul corpo dei vigili del fuoco che dovrebbe essere fortemente rinforzato in mezzi moderni e uomini, con presidi fissi sul territorio, con strumenti e procedure adeguate a tutte le emergenze. Tutto ciò produrrebbe decine di migliaia di posti di lavoro stabili, contribuendo così anche alla ripresa economica di territori che in molti casi vivono in situazioni di forte disagio sociale, di sottosviluppo e di fortissima disoccupazione. Se i soldi si trovano per le banche, a maggior ragione devono essere trovati per rendere vivibile il paese, per prevedere un risanamento complessivo dell'ambiente e degli edifici, per costruire un sistema di emergenza realmente efficace e legato al territorio. USB ha elaborato una proposta di legge, gia depositata alla camera, sulla protezione civile e la prevenzione e nella quale proponiamo l'avvio di una massiccia opera di risanamento idrogeologico a livello nazionale e messa in sicurezza del tertitorio prevalentemente sismico assumendo giovani con le professionalità necessarie e utili come geometri, ingegneri, architetti, geologi etc. Di tutto questo vogliamo parlare e per questo organizzeremo presto un confronto pubblico che vorremmo si tenesse in contatto diretto con quei territori violentati dal terremoto e dall'ingordigia dell'uomo e dalla ricerca del profitto a tutti i costi. Un confronto al quale chiederemo di partecipare anche esperti geologi e ricercatori e i vigili del fuoco, i veri professionisti dell'emergenza.USB Confederale

LA LOTTA PER LA CASA NEL MIRINO DELLA REPRESSIONE E NON DELLA POSSIBILE SOLUZIONE. DIRIGENTI SINDACALI USB VVF IDENTIFICATI.

Roma -

DIRIGENTI SINDACALI USB VVF IDENTIFICATI E DENUNCIATI A SAN BASILIO. Questa mattina intorno alle ore 10.15 sono arrivati i vigili del fuoco con tanto di mezzi pesanti (Autopompa) accompagnati dalla Digos e dal commissariato PS di San Basilio, presso l'occupazione abitativa di via Tiburtina 1064 per svolgere un sopralluogo sulla 'stabilità' del palazzo, nuovo di zecca. Questa visita era stata preannunciata nei giorni scorsi, ma proprio per la sua stranezza gli abitanti del residence si sono insospettiti ed hanno richiesto il sostegno dell'USB. Infatti il sospetto era fondato perché la squadra dei veigili del fuoco è intervenuta come se avesse dovuto spegnere un incendio e quindi distorta da eventuali necessità di soccorso. Alcuni dirigenti sindacali di USB VVF sono intervenuti per verificare l'uso corretto degli operatori del soccorso pubblico e della difesa civile, che spesso vengono adoperati per operare sgomberi o sfratti, in difformità con la loro naturale funzione, quella di garantire la salvaguardia dei cittadini. Questa presenza ha irritato i funzionari di polizia che hanno identificato e denunciato i dirigenti sindacali di USB VVF che chiedevano semplicemente delle spiegazioni sul motivo dell'intervento dei vigili del fuoco, quando ci sono aree del nostro paese che avrebbero certamente necessità di sopralluoghi di stabilità, prima che i palazzi crollino. ASIA-USB ROMA

LO SFRATTO E' UN'INFAMIA SOCIALE. IL 15 DICEMBRE PRESIDIO PER DIFENDERE MARIA, ANZIANA E MALATA!!

Roma -

DOMANI 15 DICEMBRE PRESIDIO PER IMPEDIRE LO CHE LA SIGNORA MARIA (NELLA FOTO), VITTIMA DELLA  VORACITA' DELLE BANCHE E DEGLI SPECULATORI, FINISCA IN MEZZO AD UNA STRADA.APPUNTAMENTO ALLE ORE 8,30 IN VIA RADDUSA 9 A TOR BELLA MONACA.RICORDIAMO LA STORIA DI MARIA.La signora Maria si è fatta garante presso la banca del mutuo concesso al figlio per l'acquisto delle sua casa. Per problemi economici sopraggiunti lo stesso figlio non è stato più in grado di pagare tutte le rate del mutuo.La banca ha mandato la casa all'asta ed è finita nelle mani del solito speculatore di turno. Questo 'nobile signore' ha proposto alla famiglia di Maria di ricomprarsi la casa al doppio del valore pagato.A questo punto interviene la "giustizia" italiana e con celerità ha sentenziato il rilascio dell'immobile: domani 15 dicembre dovranno lasciare la casa anche se la signora è in gravissime condizioni di salute, come si può vedere dalla foto.Il problema della casa è diventato una calamità sociale che nessuna istituzione sta affrontando. Grave è la latitanza della Regione Lazio che non affronta il tema, sollevato più volte da Asia-Usb, del blocco degli sfratti. Altrettanto grave è l'atteggiamento della nuova Giunta Raggi che ha 'risolto' il problema non istituendo neanche l'Assessorato alla casa (per la prima volta dal dopoguerra) e lascia per strada chi viene sfrattato, come è successo per i coniugi anziani dal PdZ Longoni.Quindi, si crea emergenza su emergenza abitativa, senza che nessuno intervenga.Al contrario chi continua a guadagnare sono gli avvoltoi delle aste, che con sistemi collaudati, sono in grado di acquistare e quindi speculare sui sacrifici della povera gente, con le connivenze delle banche e dei grandi speculatori. E in modo inumano, non si guarda a chi vive in situazioni di gravità come la signora Maria.

ROMA, LA CITTÀ È DI CHI CI VIVE. LUNEDI' 21 OTTOBRE ASSEMBLEA AL NOMENTANO

Roma -

Trasporti, sanità, scuola, partecipate, municipalizzate, servizi, inquinamento, spazi sociali, casa, qualità della vita... SONO AFFAR NOSTRO COSTRUIAMO LE CONSULTAZIONI POPOLARI ROMA VUOLE CAMBIARE Nel pomeriggio del 4 Ottobre scorso centinaia di cittadini e lavoratori di Roma si sono riuniti in assemblea nella piazza Campidoglio a cento giorni dall’insediamento della giunta a cinque stelle. L’assemblea ha riunito tanti comitati, associazioni, collettivi territoriali, lavoratori sindacalizzati e non, spazi autogestiti, reti sociali e sindacali per discutere insieme e pubblicamente del cambiamento che era stato annunciato, un cambiamento sperato da molti e da tanti (sia singoli che realtà collettive) creduto possibile con l’elezione della sindaca Raggi. Per chi ha partecipato in piazza del Campidoglio, “cambiare” non significa entrare al posto di qualcun altro nelle stanze dei bottoni ma rompere decisamente con i principi che hanno determinato fino ad oggi il governo di questa città: cambiare significa rifiutare i vincoli imposti dal patto di stabilità, praticare immediatamente un audit pubblico del debito di Roma (8,6 mld di cui non si conoscono più neanche i creditori), fermare ogni privatizzazione in corso o annunciata dei servizi essenziali di questa città, riempire la scatola vuota del NO alle olimpiadi con politiche concrete sulle periferie, con la redistribuzione delle risorse cittadine, con uno stop deciso al consumo di suolo urbano e non solo, con la fine della cementificazione dei territori. Cambiare significa dare voce a chi vive il problema dell’emergenza abitativa causato dalle speculazioni sull’edilizia pubblica (vedi la truffa dei piani di zona) e sul patrimonio degli enti previdenziali, a chi passa metà della propria giornata sui mezzi pubblici, a chi lavora dodici ore al giorno, a chi paga tariffe sempre più alte per servizi (luce, acqua, trasporti, rifiuti, ecc.), perennemente in emergenza e con la beffa concreta di ritrovarsi l’ennesimo inceneritore o l’ennesima colata di cemento dietro casa. Cambiare deve significare valorizzare gli spazi e i percorsi di partecipazione dei cittadini, di solidarietà sociale, di mutualismo e questo passa per la fine delle minacce di sfratto per centinaia di famiglie, per la fine delle minacce di sgombero ai centri antiviolenza, agli spazi sociali autogestiti in stabili pubblici e privati altrimenti abbandonati, alle centinaia di associazioni e progetti sociali e culturali cui da mesi l’amministrazione (senza soluzione di continuità fra gestione commissariale e gestione “a 5 stelle”) chiede milioni di euro di arretrati, ma senza i quali la città di Roma perderebbe uno dei pochi patrimoni di cultura, solidarietà e socialità che le sono rimasti. Cambiare insomma, significa fare scelte politiche che trascendono, e di molto, la tecnica, la procedura, la lunghezza dei curriculum. Centinaia di persone in Campidoglio hanno reso evidente, alla città e a questa amministrazione, qual è il vero significato della tanto enunciata partecipazione, ribadendo che oggi in Italia “cambiare” significa rompere con il governo Renzi: rifiutare a livello locale, territorio per territorio, città per città, l’applicazione del decreto Madia e delle conseguenti privatizzazioni; mobilitarsi contro il crollo di diritti e salari (persino pubblicizzati senza pudore dal governo), contro il Jobs Act e la sanità a pagamento. Sarà la partecipazione democratica dei cittadini e delle cittadine a far dire alla città di Roma NO alla riforma costituzionale. Dopo l’assemblea del 4 Ottobre si ritorna nei territori, in ogni quartiere, con assemblee, per costruire una sempre più ampia discussione e per continuare la scrittura delle proposte e delle idee di gestione della città, dei suoi servizi e del suo patrimonio attraverso momenti pubblici di approfondimento tematico. Nel zona del nomentano l’assemblea si terrà lunedì 31 alle ore 17.00 in Piazza Sempione nella Sala del Consiglio del III Municipio. Al centro della discussione ci saranno sia le questioni principali che già abbiamo esposto l’incontro in Campidoglio, sia i temi più locali. Il tema resta la capacità della giunta comunale di rispondere alle aspettative suscitate sui temi forti: debito, partecipate/servizi, casa, cementificazione, spazi sociali, periferie. ROMA VUOLE CAMBIARE, PER DAVVERO!

ROMA VUOLE CAMBIARE. ASSEMBLEA MERCOLEDI' 16 AL VII MUNICIPIO

Roma -

Nel pomeriggio del 4 Ottobre scorso centinaia di cittadini e lavoratori di Roma si sono riuniti in assemblea nella piazza Campidoglio a cento giorni dall’insediamento della giunta a cinque stelle. L’assemblea ha riunito tanti comitati, associazioni, collettivi territoriali, lavoratori sindacalizzati e non, spazi autogestiti, reti sociali e sindacali per discutere insieme e pubblicamente del cambiamento che era stato annunciato, un cambiamento sperato da molti e da tanti (sia singoli che realtà collettive) creduto possibile con l’elezione della sindaca Raggi. Per chi ha partecipato in piazza del Campidoglio, “cambiare” non significa entrare al posto di qualcun altro nelle stanze dei bottoni ma rompere decisamente con i principi che hanno determinato fino ad oggi il governo di questa città: cambiare significa rifiutare i vincoli imposti dal patto di stabilità, praticare immediatamente un audit pubblico del debito di Roma (8,6 mld di cui non si conoscono più neanche i creditori), fermare ogni privatizzazione in corso o annunciata dei servizi essenziali di questa città, riempire la scatola vuota del NO alle olimpiadi con politiche concrete sulle periferie, con la redistribuzione delle risorse cittadine, con uno stop deciso al consumo di suolo urbano e non solo, con la fine della cementificazione dei territori. Cambiare significa dare voce a chi vive il problema dell’emergenza abitativa causato dalle speculazioni sull’edilizia pubblica (vedi la truffa dei piani di zona) e sul patrimonio degli enti previdenziali, a chi passa metà della propria giornata sui mezzi pubblici, a chi lavora dodici ore al giorno, a chi paga tariffe sempre più alte per servizi (luce, acqua, trasporti, rifiuti, ecc.), perennemente in emergenza e con la beffa concreta di ritrovarsi l’ennesimo inceneritore o l’ennesima colata di cemento dietro casa. Cambiare deve significare valorizzare gli spazi e i percorsi di partecipazione dei cittadini, di solidarietà sociale, di mutualismo e questo passa per la fine delle minacce di sfratto per centinaia di famiglie, per la fine delle minacce di sgombero ai centri antiviolenza, agli spazi sociali autogestiti in stabili pubblici e privati altrimenti abbandonati, alle centinaia di associazioni e progetti sociali e culturali cui da mesi l’amministrazione (senza soluzione di continuità fra gestione commissariale e gestione “a 5 stelle”) chiede milioni di euro di arretrati, ma senza i quali la città di Roma perderebbe uno dei pochi patrimoni di cultura, solidarietà e socialità che le sono rimasti. Cambiare insomma, significa fare scelte politiche che trascendono, e di molto, la tecnica, la procedura, la lunghezza dei curriculum. Centinaia di persone in Campidoglio hanno reso evidente, alla città e a questa amministrazione, qual è il vero significato della tanto enunciata partecipazione, ribadendo che oggi in Italia “cambiare” significa rompere con il governo Renzi: rifiutare a livello locale, territorio per territorio, città per città, l’applicazione del decreto Madia e delle conseguenti privatizzazioni; mobilitarsi contro il crollo di diritti e salari (persino pubblicizzati senza pudore dal governo), contro il Jobs Act e la sanità a pagamento. Sarà la partecipazione democratica dei cittadini e delle cittadine a far dire alla città di Roma NO alla riforma costituzionale. Dopo l’assemblea del 4 Ottobre  si ritorna nei territori, in ogni quartiere, con assemblee, per costruire una sempre più ampia discussione e per continuare la scrittura delle proposte e delle idee di gestione della città, dei suoi servizi e del suo patrimonio attraverso momenti pubblici di approfondimento tematico. Nel zona del tuscolano l’assemblea si terrà mercoledì 16 alle ore 16,30 in Piazza di Cinecittà nella Sala Rossa al 4° piano nella sede del VII Municipio. Al centro della discussione ci saranno sia le questioni principali che già abbiamo esposto l’incontro in Campidoglio, sia i temi più locali. Il tema resta la capacità della giunta comunale di rispondere alle aspettative suscitate sui temi forti: debito, partecipate/servizi, casa, cementificazione, spazi sociali, periferie. ROMA VUOLE CAMBIARE, PER DAVVERO!

Lo sgombero del Corto Circuito è un atto politico mascherato da motivazioni giudiziarie fasulle

Roma -

COMUNICATO STAMPA Lo sgombero del Corto Circuito è un atto politico mascherato da motivazioni giudiziarie fasulle ore 17.00 Piazza Cavalieri del Lavoro manifestazione cittadina “26 anni di storia non si cancellano. Giù le mani dal Corto” Alle sei del mattino hanno chiuso tutti gli accessi al quartiere Lamaro con centinaia di celerini, carabinieri e vigili del gruppo di pronto intervento di Di Maggio. L'ordine è quello di mettere sotto sequestro l'area di via Filippo Serafini dove da più di 26 anni è attivo il centro sociale Corto Circuito. Intervengono sulla spinta della magistratura che intima di rimuovere gli abusi edilizi e gli illeciti amministrativi. Le scuole della zone restano semideserte e il traffico è paralizzato per chilometri. Vediamo di cosa si tratta. Concretamente il sequestro riguarda un tendone che il collettivo del Corto ha posizionato nell'area dopo che nel 2012 un incendio ha completamente distrutto uno dei padiglioni dove si svolgeva la gran parte delle attività. A nulla sono valse le richieste di ricostruzione debitamente depositate presso gli uffici competenti e la raccolta dei fondi completamente autogestita che doveva consentire di rimettere in piedi la struttura incendiata. Tutto fermo da anni a causa di una colpevole volontà di impedire che il centro sociale continuasse a vivere. Che il tendone non possa configurarsi come abuso edilizio lo capisce anche un bambino, paradossale che a capirlo non sia un magistrato. Peraltro le cubature che insistono sull'area di via Serafini sono state abbondantemente ridotte dai due incendi che hanno riguardato nel tempo due dei tre padiglioni che originariamente erano presenti. Questo significa che anche l'altra struttura in legno che pure oggi è stata sequestrata, un prefabbricato posizionato qualche anno fa come spazio per dibattiti e attività di doposcuola, fa rimanere gli stabili esistenti ben al di sotto dei volumi che un tempo occupavano l'area. Il Corto però in questi anni non poteva accettare l'inerzia delle varie amministrazioni. Poiché non poteva sperare che Alemanno intervenisse o che lo facesse Marino (che invece con la delibera 140 ha complicato la vita per centinaia di associazioni e centri sociali), ci siamo predisposti ad una ricostruzione coraggiosa quando una nuova amministrazione si è presentata alla città. La ricostruzione è ancora in corso ma sta avvenendo con una tecnica ultramoderna che consente di realizzare uno stabile ignifugo con materiali di bioedilizia ed un avveniristico sistema di scarico delle acque. Un esempio da seguire e riprodurre, non certo una esperienza da cancellare o demolire. Sono venuti questa estate ad imparare questa tecnica giovani neolaureati da tutta Italia ma perfino dalle università statunitensi. Abbiamo mostrato quello che stavamo facendo anche ad alcuni amministratori della nuova giunta ed abbiamo confidato nel fatto che la ragione e la conoscenza potessero avere la meglio sulla grigia prassi amministrativa, completamente svuotata di senso. Prendiamo atto che non è così, ma certamente non ci arrendiamo. L'area di via Filippo Serafini è stata occupata 26 anni fa quando i tre padiglioni di allora erano stati completamente abbandonati al degrado dalle amministrazioni di allora. Questi anni sono stati ricchi di tantissime esperienze e conquiste. Sono passati di qua migliaia di giovani e il Corto Circuito oggi fa parte integrante del Lamaro e della città di Roma. Cancellarlo non è solo un'idiozia, non è possibile. La nuova amministrazione dispone degli strumenti per fermare questa oscenità. Innanzitutto far sentire il suo ruolo di proprietario dell'area e degli stabili. Fermare il sequestro e consegnare definitivamente la struttura a chi l'ha gestita in tutti questi anni, consentendo che si ricostruisca (o finisca di ricostruire) quello che andò distrutto più di 4 anni fa. Poi superare definitivamente il contenzioso con la Corte dei Conti, questa storia kafkiana che riguarda centinaia di realtà di Roma e che solo atti politici dovuti da parte della nuova giunta può risolvere. I centri sociali sono autentici beni comuni che appartengono alla città, costituiscono un bene prezioso da difendere e sviluppare. A tutti quelli che in questi anni hanno creduto nelle ragioni dell'autogestione e dell'organizzazione dal basso chiediamo un nuovo sforzo di amore e di lotta. Riprendiamoci quello che è nostro, riprendiamoci il Corto Circuito.

OMICIDIO ABD ELSALAM AHMED ELDANF: DOMANI MANIFESTAZIONE A PIACENZA – ORE 14.00

Roma -

Dopo l’omicidio di Abd Elsalam Ahmed Eldanf l'Unione Sindacale di Base organizza la manifestazione che si terrà a Piacenza domani, 17 settembre, dalle ore 14.00, con partenza dal piazzale della stazione ferroviaria. Abd Elsalam è stato assassinato la notte del 14 settembre mentre manifestava con il proprio sindacato in difesa dell'occupazione e contro gli accordi non rispettati dall'azienda, mentre difendeva i diritti di tutti. E' stato assassinato perché qualcuno ha deciso che il dio mercato debba prevalere su tutto, che il profitto sia l'unico elemento attraverso il quale valutare gli uomini e le donne che vivono e lavorano in questo Paese. Noi non ci stiamo e continueremo a batterci contro le ingiustizie e per il rispetto della dignità di chi lavora, di chi il lavoro non lo trova e di chi lo perde in una crisi senza fine che viene pagata giorno dopo giorno, anche con la vita, dalle fasce più deboli della popolazione. Per questo l’USB ieri ha indetto uno sciopero di 24 ore nel settore della logistica ed oggi uno sciopero di due ore a fine turno di tutte le aziende private non soggette alla legge 146, al quale stanno dando la loro adesione anche RSU e lavoratori di altre organizzazioni sindacali. Per questo domani, 17 settembre, sarà in piazza a Piacenza con determinazione, per affermare che non accetteremo indagini superficiali o sentenze preventive da parte di nessuno. Innumerevoli le prese di posizione di organizzazioni sindacali nazionali ed internazionali contro l'omicidio di Abd Elsalam Ahmed Eldanf; innumerevoli le attestazioni di solidarietà pervenute ai familiari della vittima anche attraverso il nostro sindacato e decine di migliaia i commenti sui social network colmi di dolore e di rabbia. Per sostenere le istanze del mondo del lavoro e difendere lo stato sociale è stato indetto per il 21 ottobre lo Sciopero Generale che sarà seguito, il giorno seguente da una grande Manifestazione Nazionale a Roma.

1974 – 2016 Fabrizio Ceruso Vive, San Basilio non dimentica!

Roma -

1974 – 2016 FABRIZIO VIVE, SAN BASILIO E ROMA NON DIMENTICANO! L’8 Settembre di quest’anno ricorrerà il 42° anniversario della morte di Fabrizio Ceruso, 19enne di Tivoli accorso a San Basilio per supportare la lotta per la casa degli abitanti del quartiere. Nei primi giorni di settembre del 1974 a S. Basilio la polizia interviene per sgomberare 150 famiglie che da più di un anno avevano occupato alcuni appartamenti IACP in via Montecarotto e via Fabriano. Il quartiere vive giorni di dura resistenza dagli assalti delle forze dell’ ordine, durante i quali, l’8 settembre, Fabrizio viene ucciso dal fuoco della polizia. Da tre anni il progetto “San Basilio, storie de Roma”, composto da varie realtà sociali della zona, sta riattualizzando la storia del quartiere e di quelle giornate, cercando di renderli patrimonio di San Basilio e non solo. Gli avvenimenti del settembre ’74 sono parte di una memoria da far rivivere non come rito di consuetudine, ma come interpretazione e organizzazione di una comunità di fronte a bisogni, problemi e contraddizioni più che mai attuali come quello della casa. Lo sfruttamento dei territori e dei quartieri segue un filo che da allora arriva ad oggi, dove in nome dei profitti di pochi si continuano a sfruttare coloro che combattono quotidianamente per la sopravvivenza. Come 42 anni fa, molte persone decidono di alzare la testa e di riprendersi ciò che viene sottratto in nome della rendita e della speculazione edilizia: solo chi vive un territorio può determinare la dignità della propria vita. Ed è proprio da qui che si svilupperà la commemorazione di quest’anno: la figura di Fabrizio come patrimonio di tutte le realtà, i movimenti, i singoli che ogni giorno lottano per un’esistenza degna, in particolar modo quelli che, come nelle giornate del ’74, si battono per il diritto alla casa e la difesa del territorio.  Progetto “San Basilio, storie de Roma”Nodo Territoriale Tiburtina info e contatti: www.progettosanbasilio.org Programma (in aggiornamento): ◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆ LUNEDì 5 SETTEMBRE h. 17 @ PIAZZALE RECANATI (Balena, San Basilio): Prima Assemblea di lancio della mobilitazione ◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆ MARTEDì 6 SETTEMBRE h.17 @ VIA DELLA VANGA (Tiburtino III): Seconda Assemblea di lancio della mobilitazione ◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆ GIOVEDì 8 SETTEMBRE h. 9 UN FIORE PER FABRIZIO @ Lapide via Fiuminata (San Basilio) h. 11 UN FIORE PER FABRIZIO @ Lapide Piazza Santa Croce (Tivoli) h.17 CORTEO CITTADINO Partenza da via Elena Brandizzi Gianni (Angolo via Tiburtina 1020) ◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆ SABATO 10 SETTEMBRE h.18 @ CASALE ALBA 2: Presentazione del progetto di memoria storica e dell’opuscolo “San Basilio, storie de Roma” “QUALI ESPERIENZE E QUALI PROSPETTIVE PER LA NARRAZIONE STORICA DAL BASSO?” Ne parliamo con: – “Quarticciolo storia di una borgata”, progetto di narrazone storica dal basso della resistenza al Quarticciolo, zona est di Roma, con i ragazzi delle scuole nel quartiere – Ribelli in Zona Universitaria, progetto di public history attivo nella Zona Universitaria bolognese – Comitato di quartiere Villa Certosa – Centro di Documentazione Territoriale Maria Baccante – Roma Est – Cristiano Armati, scrittore – Luciano Villani, storico a seguire cena popolare ◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆ SABATO 17 SETTEMBRE DALLE 16 @ LARGO ARQUATA DEL TRONTO (San Basilio) SPORT POPOLARE con le palestre popolari romane Esibizioni di sport da combattimento Rugby touch Basket 3vs3 Calcetto ALLE 20 CENA POPOLARE A SEGUIRE PRESENTAZIONE E PROIEZIONE DEL DOCU-FILM AUTOPRODOTTO “SAN BASILIO, STORIE DE ROMA” Trailer: https://www.youtube.com/watch?v=vikXxZQD94Y ◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆

AVVISO ORALE A GUIDO LUTRARIO (USB): GRAVE PROVOCAZIONE E INTIMIDAZIONE AL SINDACATO CONFLITTUALE

Roma -

Sindacato sotto sorveglianza: democrazia a rischio! Giovedì 14 luglio ore 17 Sala delle Carte Geografiche - via Napoli 36 Roma L’utilizzo del Codice antimafia, Decreto legislativo 159 approvato nel 2011, per intimidire e limitare la libertà di azione di attivisti e militanti sindacali, politici e sociali, sta diventando ormai una prassi consolidata che si va diffondendo nelle questure della penisola.  E’ grave che questo utilizzo improprio di misure di polizia, pensate dal legislatore per fattispecie completamente diverse da quelle legate al dissenso politico ed al conflitto sociale, diventi uno strumento usuale per reprimere il dissenso, indipendentemente dall’effettivo riscontro giudiziario dei reati ipotizzati e dalla celebrazione dei corrispettivi processi. Questo autentico abuso delle misure di prevenzione non sembra finalizzato alla diminuzione dei reati quanto invece al controllo ed al soffocamento delle azioni di protesta. E’ come se si giustificasse un’azione preventiva a largo raggio sulla base della consapevolezza che la conflittualità sociale è destinata ad aumentare in considerazione delle misure fortemente restrittive che si stanno abbattendo sui settori più disagiati del paese. In questo clima, colpisce il nuovo salto di qualità registratosi con l’invio dell’avviso orale da parte del Questore di Roma finanche ad un dirigente nazionale del sindacato USB, Guido Lutrario, reo di aver realizzato, nel corso di questi anni, nient’altro che una intensa attività sindacale.  Che si minacci di adottare le misure della sorveglianza speciale nei confronti di chi agisce il conflitto sindacale è il segnale di un ulteriore deterioramento degli spazi di libertà e di democrazia, un nuovo attacco anche ai principi sanciti nella nostra Costituzione, già a repentaglio a seguito della recente controriforma. La libertà di azione sindacale ed il diritto ad agire il conflitto in un momento nel quale il mondo del lavoro vive una gravissima condizione di ricattabilità ed in cui tutta la legislazione del lavoro sta subendo un forte ridimensionamento, costituiscono una condizione indispensabile affinché la parte debole che sta sul mercato, cioè i lavoratori, dispongano degli strumenti minimi di difesa. Se si impedisce al sindacato di svolgere il proprio ruolo si attenta alla stessa democrazia e si rendono i lavoratori completamente inermi di fronte all’arbitrio delle aziende e dei poteri forti. Attorno a questa autentica emergenza politica e culturale crediamo sia indispensabile unire le forze per denunciare e contrastare il disegno antidemocratico che nasconde. Su questi temi invitiamo al confronto pubblico giovedì 14 luglio, dalle ore 17.00 presso la Sala delle Carte Geografiche in via Napoli 36 a Roma.                                                                                                     Unione Sindacale di Base           Prime adesioni Nicoletta Dosio Attivista NO TAV Forum Diritti Lavoro Carlo Guglielmi     Franco Russo  Arturo Salerni  Riccardo Faranda  Giovanni Russo Spena  Stefania Trevisan, Maria D. Fornari Vincenzo Robustelli RSA Coop - Roma Paolo Ottavi RSU Coop - Roma  Giorgio Cremaschi   Prof Antonio Di Stasi Marco Lucentini Nunzio D’Erme Carovana delle Periferie Italo Di Sabato Osservatorio sulla Repressione Cinecittà Bene Comune CSOA Corto Circuito CSOA Spartaco Banda Bassotti Militant A (assalti frontali) Coord. Lavoratori autoconvocati Marco Bersani attac Italia Rossella Marchini e Antonello Sotgia Carovana delle Periferie Collettivo Militant  Communia Stefania Trevisan, Maria D. Fornari, Maria Sarsale, Adriana Serpi RSA ZARA -  Roma Pamela De Santis RSU - ZARA  Roma  Vincenzo Robustelli RSA Coop – Roma, Paolo Ottavi, Maria Borgognoni RSU Coop - Genzano Maria Sarsale, Adriana Serpi RSA ZARA -  Roma, Pamela De Santis RSU - ZARA  Roma Cinzia Colagrande RSU Comune di Terni, Maria Lelli RSU ENEA – Casaccia Circolo ARCI ‘La Poderosa’ -  Vasanello  VT, Federico Bozzo disoccupato Viterbo Giorgio Salerno RSU-USI Roma Capitale,  Stefano Gianandrea de Angelis  RSU USB Roma capitale Daniela Pitti  RSU USB Roma Capitale Tommaso Grossi Capogruppo ‘Firenze riparte da sinistra’ Comune di Firenze Ornella de Zorzo  ‘Un’altra Città – Laboratorio politico – Firenze Tiziano Cardosi  NO TUNNEL TAV - Firenze  Silvia Noferi Consigliera Comunale Movimento 5 Stelle -  Firenze A.Ferrarese, R. Tamborrino, M. Lagioa, M.Bozzo  Coordinamento Vigili Urbani- Taranto  L. Mazzoccoli, G.Maniglia, D.Cicorella, G.Portulano, I.Nettis, G. Cannarile, G.Graziano  Coordinamento Telecomunicazioni- Taranto Francesco Marchese RSU/RLS Teleperformance – Taranto Gianluca Merlonghi, Irene Andretti RSA Burberry- Roma F.Rizzo, F.Intelligente, V. Mercurio, D.Novellino, C.Todaro, R.Catello,  RSU ILVA – Taranto G.Scarci, U.Andriani, A. Semeraro, L. Falco,G. Nappi     RSU ILVA – Taranto S.Pimpinella, S.Gobbo, F. Pansini,  L.Zanbon  RSU Gucci – Roma ESC Atelier CLAP Camere del Lavoro Autonomo e Precario HIERBA MALA P.R.C. : Paolo Ferrero e Roberta Fantozzi Lista disoccupati Ponte di Nona, centro polivalente popolare NIno Moroni Ponte di Nona, SCUP, csoa Sans Papier, Radio Sonar, Sissoko Anzoumane CISPM Coalizione Internazionale Sans Papiers, Migranti, Rifugiati e Richiedenti Asilo G.Garetti Medicina Democratica Firenze R. Budini Gattai Urbanista Firenze G. Barbera Rsu IBM Roma, A. Rotunno RSU MODIS Roma, G. Cetorelli RSU Provincia Terni, L. Nencini USB ENEA Miriam Amato Consigliere Comunale Firenze Alternativa Libera Associazione Fight for Love, Lavoratori  Parco Marturanum - Barbara Romano VT Emiliano Polidori, Viviana Ruggeri, Gualtiero Alunni, Consiglio Metropolitano Partecipato Sergio Bellavita Giuliana Righi Cantoni Calimaco rsu san polo lamiere Leonardo de Angelis rsu sistemi informativi Antonio Fiorentino Urbanista Firenze Silvia Coppa Rsa Coop Civitavecchia Brunella Serafini Rsa Coop Civitacastellana gruppo lavoratori USb SEKO S.p.A.  Rieti (metalmeccanici) Luca Paolocci USB Lavoro Privato Paola Celletti USb Lavoro Pubblico  Olindo Cicchetti USB Inps Alessandro Giuliano Disoccupato  Pino Missori USb Regione Lazio Sergio De Paola USb Pubblico Fabrizio Pinardi USb Sanità Pubblica Simona Moretti disoccupata Aurelio Neri Pensionato Brunella Serafini USb privato Valentina Sposetti USb Privato Silvia Coppa USb Privato Circolo Arci Capranica " Claudio Zilleri" Rosita Zampolini RSu Pubblico ( Prefettura di Viterbo) Cossu Giandomenico Aucello Paola Attolico Valeria Miccoli Enzo RSA USB REGGIA DI VENARIA  Matteo Stoico RSU USB Provincia di Terni  firme internazionali LAB Euskadi PAME Grecia EUROF-WFTU Europa FNSTFPS Portugal CWF India CIG Galizia PSYEK-PEO Cipro FISE-WFTU Sindacato Internazionale Scuola VINCENT KAPENGA SGA/CTP Repubblica Popolare del Congo

NAPOLI, 9 LUGLIO. LEPERIFERIE RIBELLI SI INCONTRANO

Napoli -

ORA TOCCA ALLE PERIFERIE. SABATO 9 LUGLIO UN INCONTRO NAZIONALE A NAPOLI Il voto alle amministrative del 19 giugno con la pesante sconfitta del PD e del governo Renzi e la vittoria in alcune delle aree metropolitane più importanti del paese, Roma, Napoli, Torino, dei candidati sindaci anti austerity, hanno aperto una nuova fase politica. La vittoria della Raggi e dell’Appendino e la riconferma a Napoli del sindaco De Magistris, ci dicono chiaramente che le masse popolari non ne possono più del programma di svendita del patrimonio pubblico, delle privatizzazioni, della spada di Damocle del debito, dei patti di stabilità che stanno degradando la vita sociale delle nostre città e dell’intero paese. Quella parte di popolo che è andata a votare ha mandato un segnale forte e chiaro al governo Renzi e alle amministrazioni prone ai diktat del governo centrale e dell’UE: non si può continuare sulla strada della svendita del patrimonio, della desertificazione dei diritti sociali. C’è una sfida importante che hanno di fronte sia le nuove giunte, votate soprattutto nelle periferie per il loro programma di opposizione alla solita politica di appropriazione privatistica del bene pubblico sia i movimenti sociali che da anni lavorano per fermare lo smantellamento dei diritti sociali. La sfida è andare fino in fondo nel programma antiliberista e di rilancio dell’economia pubblica. Le nuove amministrazioni dovranno mettere in pratica i propositi politici-elettorali non chiudendosi nel fortino della propria raggiunta legittimità istituzionale ma applicare nel prossimo futuro provvedimenti di rottura con la filosofia dell’ordine liberista: bloccare a tempo indeterminato la pratica degli sgomberi e degli sfratti, mettere in discussione il meccanismo del debito, violare la supposta legalità del pareggio di bilancio, impedire la privatizzazione dei servizi pubblici locali e dove sono già privatizzati procedere verso la loro ripubblicizzazione, mettere in corso programmi metropolitani del lavoro a partire dall’ampliamento delle piante organiche dei servizi pubblici. Il movimento delle periferie ribelli vuole esercitare dal basso un’azione di controllo e promuovere forme di democrazia partecipata, perché il cambio nelle istituzioni non basta se poi manca la capacità di sostenere le trasformazioni attraverso una pressione quotidiana e popolare. E’ questo il modo in cui intendiamo produrre anche un aggiornamento degli Statuti Comunali, dando più spazio alla democrazia ed alla partecipazione diretta, in netta controtendenza con la controriforma della Costituzione promossa dal governo Renzi- Il nostro ruolo è promuovere e organizzare la partecipazione nelle periferie su un programma di difesa dei diritti sociali: diritto al lavoro, alla casa, alla salute, alla mobilità, alla conoscenza. Siamo chiamati ad essere, oggi più che mai, una sentinella sociale, alla funzione di pressing, di vigilanza per cambiare verso alla vita delle nostre periferie. E’ il momento della partecipazione, della speranza, della concreta possibilità di rompere la politica dei comitati di affari sulla pelle della gente delle periferie. Le periferie ribelli di questo paese vogliono andare fino in fondo, non cederemo sul nostro programma. Per questo chiamiamo tutti a un’assemblea pubblica nazionale presso il Polifunzionale di Soccavo (Napoli) sabato 9 luglio alle ore 11. Periferie ribelli in marcia!

Tor Bella Monaca: si cambia davvero? Venerdì 8 luglio incontro nel quartiere!

Roma -

ASSEMBLEA POPOLARE Venerdì 8 luglio ore 18 Piazza Castano (vicino sede ASIA) I risultati elettorali hanno dato uno scossone al sistema di potere. Tante vecchie facce sono state mandate a casa e una nuova sindaca è al vertice della Giunta. Molti romani non hanno votato, ma in tanti, soprattutto nelle periferie come Tor Bella Monaca, siamo andati a votare massicciamente per Virginia Raggi. Quindi, per una volta le periferie sembrano aver vinto le elezioni! Ma se hanno vinto le periferie vuol dire che le nostre ragioni dovranno trovare finalmente ascolto! E’ il momento della speranza e della partecipazione. Abbiamo una grande occasione per discutere del quartiere e per segnalare le tante difficoltà che viviamo. Forse uno spiraglio si è aperto, ma come sempre dipende anche da noi. Apriamo la discussione e mettiamo in piazza i problemi. Innanzitutto la casa, come sempre verrebbe da dire qui a Tor Bella Monaca. Voltare pagina nella gestione del patrimonio abitativo, riconoscere il diritto alla casa ai senza titolo delle case popolari che hanno i requisiti di legge, una vera manutenzione, l’allargamento del patrimonio abitativo perché c’è tanta gente in difficoltà, l’assegnazione dei tanti alloggi tenuti vuoti. E poi il lavoro che non c’è. E i servizi, a cominciare dagli asili. E poi…… La lista è lunga. Costituiamo il Comitato di Controllo Popolare di San Basilio. Questa volta non ci facciamo fregare. Per realizzare questi obiettivi si potrebbero utilizzare subito i 500 milioni stanziati dal governo per le città metropolitane proprio per il recupero urbano. Costituiamo il Comitato di Controllo Popolare di Tor Bella Monaca. Questa volta non ci facciamo fregare. Carovana delle Periferie – ASIA

San Basilio dopo le elezioni. Si cambia davvero?

Roma -

ASSEMBLEA POPOLARE Giovedì 30 giugno ore 18 via Girolamo Mechelli 132 (vicino sede ASIA) allo Spazio Popolare Occupato San Basilio I risultati elettorali hanno dato uno scossone al sistema di potere. Tante vecchie facce sono state mandate a casa e una nuova sindaca è al vertice della Giunta. Molti romani non hanno votato, ma in tanti, soprattutto nelle periferie come San Basilio, siamo andati a votare massicciamente per Virginia Raggi. Abbiamo vinto noi, quindi, per una volta le periferie sembrano aver vinto le elezioni! Ma se abbiamo vinto noi vuol dire che le nostre ragioni troveranno finalmente ascolto e che le periferie di Roma saranno al primo posto tra le preoccupazioni della nuova sindaca! E’ il momento della speranza e della partecipazione. Abbiamo una grande occasione per discutere del quartiere e per segnalare le tante difficoltà che viviamo. Forse uno spiraglio si è aperto, ma come sempre dipende anche da noi. Apriamo la discussione e mettiamo in piazza i problemi. Innanzitutto la casa, come sempre verrebbe da dire qui a San Basilio. Voltare pagina nella gestione del patrimonio abitativo, riconoscere il diritto alla casa ai senza titolo delle case popolari che hanno i requisiti di legge, una vera manutenzione, l’allargamento del patrimonio abitativo perché c’è tanta gente in difficoltà, l’assegnazione dei tanti alloggi tenuti vuoti. E poi il lavoro che non c’è. E i servizi, a cominciare dagli asili. E poi…… La lista è lunga. Costituiamo il Comitato di Controllo Popolare di San Basilio. Questa volta non ci facciamo fregare. Carovana delle Periferie – ASIA

ROMA, LA SFIDA DI USB

Roma -

Il lavoro, la casa, i servizi, la città Lunedì 16 maggio Campidoglio sala della Protomoteca ore 15-19.30 E’ dai lavoratori che arrivano le proposte di rilancio della città, proprio da quei lavoratori che sono stati messi sotto accusa come la causa del cattivo funzionamento dei servizi. Prima la denuncia del malaffare e della corruzione che coinvolge tutto il sistema politico ed amministrativo e il mondo delle imprese e che si è retto sulla crescente privatizzazione di tutti i servizi. Poi la contestazione della riforma Madia che continua nella stessa direzione di svendere l’attività pubblica e i beni comuni e mortificare i lavoratori impegnati in tutte le attività di interesse collettivo. E quindi le proposte che rimettono al centro il diritto alla città. Primo: Roma ha bisogno di posti di lavoro proprio nei servizi di interesse comune. Più diritti vuol dire innanzitutto più lavoro nei servizi. Secondo: basta con il precariato, vogliamo lavoro stabile soprattutto nei servizi pubblici come la scuola, la sanità, gli asili, i trasporti, i servizi sociali. Terzo: più case popolari, riuso del patrimonio inutilizzato, basta truffe sull’edilizia agevolata e stop alla politica degli sfratti. Quarto: investimenti nei servizi pubblici, nelle infrastrutture e nella manutenzione degli impianti, avendo cura del territorio e dell’ambiente. #proposteperlacittà Buona occupazione, servizi pubblici, diritto alla casa e lotta al precariato

Sgomberi, Gabrielli: no alla forza pubblica per onlus e associazioni

Roma -

La misura è stata chiesta dal Comune per liberare le sedi occupate anche da partiti politici e centri sociali. Deciderà il nuovo sindaco di Alessandro Capponi La posizione della prefettura era nota al Campidoglio già da qualche tempo: no all’uso della forza pubblica per realtà che abbiano un profilo sociale o associativo. In sintesi: per il filone delle «concessioni» — assegnate da molti anni dal Comune a onlus, sedi di partiti e sindacati, e associazioni varie — non ci saranno sgomberi; superata questa fase sarà poi il nuovo sindaco a decidere il da farsi. Del resto in città stava crescendo la protesta di molte realtà - non solamente i centri sociali, dai motulesi a «Viva la vita» che si occupa di Sla, solo per citarne due — che si sono ritrovate lo sfratto esecutivo nella cassetta delle lettere. Una situazione, per Roma, potenzialmente esplosiva. Su posizioni opposte Su come procedere, evidentemente, le posizioni del commissario straordinario di Roma, Francesco Paolo Tronca, e del prefetto della città, Franco Gabrielli, erano molto diverse. Non a caso, forse, martedì Tronca aveva spiegato la sua posizione sugli sgomberi: «Non dimentichiamo che molti non sono stabiliti dal gruppo di lavoro del Campidoglio ma dall’autorità giudiziaria contabile». Dalla Corte dei conti, quindi, alla quale ieri la deputata Ileana Argentin (Pd) ha rivolto più di un pensiero: «Dov’erano i magistrati contabili negli anni precedenti? Solo adesso, dopo Affittopoli, hanno preso consapevolezza delle situazioni inadeguate delle associazioni? Se loro avessero fatto bene il proprio lavoro - ha detto Argentin annunciando un’interrogazione parlamentare - forse i Comuni non avrebbero potuto comportarsi come meglio credevano. Sta di fatto che oggi le onlus e i centri sono strozzati da una norma folle ed inadeguata». Non saranno consentite nuove occupazioni Contemporaneamente, poi, nella riunione di ieri pomeriggio Gabrielli ha ribadito a Tronca — tramite i «tecnici» presenti — che non saranno consentite nuove occupazioni. Ma sulle vecchie - sono oltre cento gli immobili occupati in città — ecco la seconda novità: interverrà la delibera numero 50 del Campidoglio (era ferma da due anni) firmata ieri dal subcommissario Clara Vaccaro, che dà sì attuazione a quella regionale ma recepisce anche le vecchie delibere del Campidoglio, da quella del 2007 a quella del 2012. La precisazione sulle vecchie norme è decisiva: perché l’emergenza alloggiativa che si vive in città(e quindi la quota riservata in delibera agli occupanti per i futuri alloggi Erp) non andrà ad erodere né le graduatorie Erp né il diritto di chi vive nei Caat (residence) di vedersi riconosciuto un alloggio popolare. Il tema delle «quote» Si era parlato, per gli occupanti, di una quota vicina al 30 per cento del totale: non è così, perché — dicono i rumors del Campidoglio — la quota sarà molto più bassa, perché agli occupanti sarà destinata una «riserva» degli alloggi Erp (che la Regione, oltre a 197 milioni, metterà a disposizione del Comune) e perché vi si potrà accedere solamente attraverso un «bando speciale» che porrà precise condizioni, a cominciare dal dover dimostrare la residenza nell’alloggio occupato almeno al 31 dicembre 2013. Nessuno scavalcherà chi ha diritto in graduatoria Per dirlo in sintesi: nessun occupante scavalcherà chi ha maturato il diritto alla casa popolare. E ora che il quadro normativo è finalmente definito, sarà possibile in futuro intervenire sui moltissimi immobili occupati: liberandoli una volta stabilite graduatorie e titoli degli inquilini per le case popolari. Questa nuova delibera del Campidoglio è dunque un passaggio fondamentale, perché offre un quadro certo a una situazione, quella delle occupazioni, sempre più pesante. E anche sul fronte delle «concessioni» la decisione è presa: niente sgomberi almeno fino alle elezioni. La decisione «politica» di esaminare e decidere, caso per caso, spetterà al sindaco.

ROMA NON SI VENDE! SABATO 9 APRILE UNA CAROVANA ITINERANTE ATTRAVERSERÀ LE PERIFERIE

Roma -

Il Commissario di Roma Capitale Tronca ipoteca il nostro futuro e mette in vendita la nostra città. I nostri quartieri sono lasciati nel totale abbandono, con continui tagli ai servizi pubblici già insufficienti, con lunghe liste d’attesa nelle scuole dell’infanzia, con parchi abbandonati, case popolari degradate, cattiva gestione dei rifiuti, aumento dei costi e disoccupazione dilagante. Diciamo basta a tutto questo!! Arriva Jeeg Robot*!! Sabato 9 aprile una carovana itinerante attraverserà le periferie per continuare la mobilitazione, dopo la grande manifestazione del 19 marzo a Roma, contro i diktat del commissario Tronca Per dire: - Stop alle privatizzazioni dei servizi pubblici e sociali, delle case e del territorio - Per un piano metropolitano che crei lavoro nei servizi pubblici e sociali - Stop agli sfratti e agli sgomberi degli spazi sociali e associativi attivi nei quartieri QUESTO L’ITINERARIO DELLA CAROVANA DI SABATO 9 APRILE: Partenza: ore 10.00 da Tor Bella Monaca in Via dell’Archeologia 55 (via Aspertini) Tappe:- ore 11.00 a San Basilio in via Recanati;- ore 12.30 Tor Sapienza in via G.Morandi; - ore 14.00 alla Tenda anticrisi a piazza dei Decemviri a Cinecittà; Arrivo: ore 16.30 a Ponte di Nona al lotto 5. ‪#‎RomaNonSiVende‬ *Jeeg Robot simbolo del riscatto delle periferie sarà in giro per la città: speculatori, commissari e affaristi fate attenzione!! CAROVANA DELLE PERIFERIE carovanaperiferia.wordpress.com