Associazioni Inquilini e Abitanti

LO SFRATTO E' UN'INFAMIA SOCIALE. IL 15 DICEMBRE PRESIDIO PER DIFENDERE MARIA, ANZIANA E MALATA!!

Roma -

DOMANI 15 DICEMBRE PRESIDIO PER IMPEDIRE LO CHE LA SIGNORA MARIA (NELLA FOTO), VITTIMA DELLA  VORACITA' DELLE BANCHE E DEGLI SPECULATORI, FINISCA IN MEZZO AD UNA STRADA.APPUNTAMENTO ALLE ORE 8,30 IN VIA RADDUSA 9 A TOR BELLA MONACA.RICORDIAMO LA STORIA DI MARIA.La signora Maria si è fatta garante presso la banca del mutuo concesso al figlio per l'acquisto delle sua casa. Per problemi economici sopraggiunti lo stesso figlio non è stato più in grado di pagare tutte le rate del mutuo.La banca ha mandato la casa all'asta ed è finita nelle mani del solito speculatore di turno. Questo 'nobile signore' ha proposto alla famiglia di Maria di ricomprarsi la casa al doppio del valore pagato.A questo punto interviene la "giustizia" italiana e con celerità ha sentenziato il rilascio dell'immobile: domani 15 dicembre dovranno lasciare la casa anche se la signora è in gravissime condizioni di salute, come si può vedere dalla foto.Il problema della casa è diventato una calamità sociale che nessuna istituzione sta affrontando. Grave è la latitanza della Regione Lazio che non affronta il tema, sollevato più volte da Asia-Usb, del blocco degli sfratti. Altrettanto grave è l'atteggiamento della nuova Giunta Raggi che ha 'risolto' il problema non istituendo neanche l'Assessorato alla casa (per la prima volta dal dopoguerra) e lascia per strada chi viene sfrattato, come è successo per i coniugi anziani dal PdZ Longoni.Quindi, si crea emergenza su emergenza abitativa, senza che nessuno intervenga.Al contrario chi continua a guadagnare sono gli avvoltoi delle aste, che con sistemi collaudati, sono in grado di acquistare e quindi speculare sui sacrifici della povera gente, con le connivenze delle banche e dei grandi speculatori. E in modo inumano, non si guarda a chi vive in situazioni di gravità come la signora Maria.

ROMA, LA CITTÀ È DI CHI CI VIVE. LUNEDI' 21 OTTOBRE ASSEMBLEA AL NOMENTANO

Roma -

Trasporti, sanità, scuola, partecipate, municipalizzate, servizi, inquinamento, spazi sociali, casa, qualità della vita... SONO AFFAR NOSTRO COSTRUIAMO LE CONSULTAZIONI POPOLARI ROMA VUOLE CAMBIARE Nel pomeriggio del 4 Ottobre scorso centinaia di cittadini e lavoratori di Roma si sono riuniti in assemblea nella piazza Campidoglio a cento giorni dall’insediamento della giunta a cinque stelle. L’assemblea ha riunito tanti comitati, associazioni, collettivi territoriali, lavoratori sindacalizzati e non, spazi autogestiti, reti sociali e sindacali per discutere insieme e pubblicamente del cambiamento che era stato annunciato, un cambiamento sperato da molti e da tanti (sia singoli che realtà collettive) creduto possibile con l’elezione della sindaca Raggi. Per chi ha partecipato in piazza del Campidoglio, “cambiare” non significa entrare al posto di qualcun altro nelle stanze dei bottoni ma rompere decisamente con i principi che hanno determinato fino ad oggi il governo di questa città: cambiare significa rifiutare i vincoli imposti dal patto di stabilità, praticare immediatamente un audit pubblico del debito di Roma (8,6 mld di cui non si conoscono più neanche i creditori), fermare ogni privatizzazione in corso o annunciata dei servizi essenziali di questa città, riempire la scatola vuota del NO alle olimpiadi con politiche concrete sulle periferie, con la redistribuzione delle risorse cittadine, con uno stop deciso al consumo di suolo urbano e non solo, con la fine della cementificazione dei territori. Cambiare significa dare voce a chi vive il problema dell’emergenza abitativa causato dalle speculazioni sull’edilizia pubblica (vedi la truffa dei piani di zona) e sul patrimonio degli enti previdenziali, a chi passa metà della propria giornata sui mezzi pubblici, a chi lavora dodici ore al giorno, a chi paga tariffe sempre più alte per servizi (luce, acqua, trasporti, rifiuti, ecc.), perennemente in emergenza e con la beffa concreta di ritrovarsi l’ennesimo inceneritore o l’ennesima colata di cemento dietro casa. Cambiare deve significare valorizzare gli spazi e i percorsi di partecipazione dei cittadini, di solidarietà sociale, di mutualismo e questo passa per la fine delle minacce di sfratto per centinaia di famiglie, per la fine delle minacce di sgombero ai centri antiviolenza, agli spazi sociali autogestiti in stabili pubblici e privati altrimenti abbandonati, alle centinaia di associazioni e progetti sociali e culturali cui da mesi l’amministrazione (senza soluzione di continuità fra gestione commissariale e gestione “a 5 stelle”) chiede milioni di euro di arretrati, ma senza i quali la città di Roma perderebbe uno dei pochi patrimoni di cultura, solidarietà e socialità che le sono rimasti. Cambiare insomma, significa fare scelte politiche che trascendono, e di molto, la tecnica, la procedura, la lunghezza dei curriculum. Centinaia di persone in Campidoglio hanno reso evidente, alla città e a questa amministrazione, qual è il vero significato della tanto enunciata partecipazione, ribadendo che oggi in Italia “cambiare” significa rompere con il governo Renzi: rifiutare a livello locale, territorio per territorio, città per città, l’applicazione del decreto Madia e delle conseguenti privatizzazioni; mobilitarsi contro il crollo di diritti e salari (persino pubblicizzati senza pudore dal governo), contro il Jobs Act e la sanità a pagamento. Sarà la partecipazione democratica dei cittadini e delle cittadine a far dire alla città di Roma NO alla riforma costituzionale. Dopo l’assemblea del 4 Ottobre si ritorna nei territori, in ogni quartiere, con assemblee, per costruire una sempre più ampia discussione e per continuare la scrittura delle proposte e delle idee di gestione della città, dei suoi servizi e del suo patrimonio attraverso momenti pubblici di approfondimento tematico. Nel zona del nomentano l’assemblea si terrà lunedì 31 alle ore 17.00 in Piazza Sempione nella Sala del Consiglio del III Municipio. Al centro della discussione ci saranno sia le questioni principali che già abbiamo esposto l’incontro in Campidoglio, sia i temi più locali. Il tema resta la capacità della giunta comunale di rispondere alle aspettative suscitate sui temi forti: debito, partecipate/servizi, casa, cementificazione, spazi sociali, periferie. ROMA VUOLE CAMBIARE, PER DAVVERO!

ROMA VUOLE CAMBIARE. ASSEMBLEA MERCOLEDI' 16 AL VII MUNICIPIO

Roma -

Nel pomeriggio del 4 Ottobre scorso centinaia di cittadini e lavoratori di Roma si sono riuniti in assemblea nella piazza Campidoglio a cento giorni dall’insediamento della giunta a cinque stelle. L’assemblea ha riunito tanti comitati, associazioni, collettivi territoriali, lavoratori sindacalizzati e non, spazi autogestiti, reti sociali e sindacali per discutere insieme e pubblicamente del cambiamento che era stato annunciato, un cambiamento sperato da molti e da tanti (sia singoli che realtà collettive) creduto possibile con l’elezione della sindaca Raggi. Per chi ha partecipato in piazza del Campidoglio, “cambiare” non significa entrare al posto di qualcun altro nelle stanze dei bottoni ma rompere decisamente con i principi che hanno determinato fino ad oggi il governo di questa città: cambiare significa rifiutare i vincoli imposti dal patto di stabilità, praticare immediatamente un audit pubblico del debito di Roma (8,6 mld di cui non si conoscono più neanche i creditori), fermare ogni privatizzazione in corso o annunciata dei servizi essenziali di questa città, riempire la scatola vuota del NO alle olimpiadi con politiche concrete sulle periferie, con la redistribuzione delle risorse cittadine, con uno stop deciso al consumo di suolo urbano e non solo, con la fine della cementificazione dei territori. Cambiare significa dare voce a chi vive il problema dell’emergenza abitativa causato dalle speculazioni sull’edilizia pubblica (vedi la truffa dei piani di zona) e sul patrimonio degli enti previdenziali, a chi passa metà della propria giornata sui mezzi pubblici, a chi lavora dodici ore al giorno, a chi paga tariffe sempre più alte per servizi (luce, acqua, trasporti, rifiuti, ecc.), perennemente in emergenza e con la beffa concreta di ritrovarsi l’ennesimo inceneritore o l’ennesima colata di cemento dietro casa. Cambiare deve significare valorizzare gli spazi e i percorsi di partecipazione dei cittadini, di solidarietà sociale, di mutualismo e questo passa per la fine delle minacce di sfratto per centinaia di famiglie, per la fine delle minacce di sgombero ai centri antiviolenza, agli spazi sociali autogestiti in stabili pubblici e privati altrimenti abbandonati, alle centinaia di associazioni e progetti sociali e culturali cui da mesi l’amministrazione (senza soluzione di continuità fra gestione commissariale e gestione “a 5 stelle”) chiede milioni di euro di arretrati, ma senza i quali la città di Roma perderebbe uno dei pochi patrimoni di cultura, solidarietà e socialità che le sono rimasti. Cambiare insomma, significa fare scelte politiche che trascendono, e di molto, la tecnica, la procedura, la lunghezza dei curriculum. Centinaia di persone in Campidoglio hanno reso evidente, alla città e a questa amministrazione, qual è il vero significato della tanto enunciata partecipazione, ribadendo che oggi in Italia “cambiare” significa rompere con il governo Renzi: rifiutare a livello locale, territorio per territorio, città per città, l’applicazione del decreto Madia e delle conseguenti privatizzazioni; mobilitarsi contro il crollo di diritti e salari (persino pubblicizzati senza pudore dal governo), contro il Jobs Act e la sanità a pagamento. Sarà la partecipazione democratica dei cittadini e delle cittadine a far dire alla città di Roma NO alla riforma costituzionale. Dopo l’assemblea del 4 Ottobre  si ritorna nei territori, in ogni quartiere, con assemblee, per costruire una sempre più ampia discussione e per continuare la scrittura delle proposte e delle idee di gestione della città, dei suoi servizi e del suo patrimonio attraverso momenti pubblici di approfondimento tematico. Nel zona del tuscolano l’assemblea si terrà mercoledì 16 alle ore 16,30 in Piazza di Cinecittà nella Sala Rossa al 4° piano nella sede del VII Municipio. Al centro della discussione ci saranno sia le questioni principali che già abbiamo esposto l’incontro in Campidoglio, sia i temi più locali. Il tema resta la capacità della giunta comunale di rispondere alle aspettative suscitate sui temi forti: debito, partecipate/servizi, casa, cementificazione, spazi sociali, periferie. ROMA VUOLE CAMBIARE, PER DAVVERO!

Lo sgombero del Corto Circuito è un atto politico mascherato da motivazioni giudiziarie fasulle

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COMUNICATO STAMPA Lo sgombero del Corto Circuito è un atto politico mascherato da motivazioni giudiziarie fasulle ore 17.00 Piazza Cavalieri del Lavoro manifestazione cittadina “26 anni di storia non si cancellano. Giù le mani dal Corto” Alle sei del mattino hanno chiuso tutti gli accessi al quartiere Lamaro con centinaia di celerini, carabinieri e vigili del gruppo di pronto intervento di Di Maggio. L'ordine è quello di mettere sotto sequestro l'area di via Filippo Serafini dove da più di 26 anni è attivo il centro sociale Corto Circuito. Intervengono sulla spinta della magistratura che intima di rimuovere gli abusi edilizi e gli illeciti amministrativi. Le scuole della zone restano semideserte e il traffico è paralizzato per chilometri. Vediamo di cosa si tratta. Concretamente il sequestro riguarda un tendone che il collettivo del Corto ha posizionato nell'area dopo che nel 2012 un incendio ha completamente distrutto uno dei padiglioni dove si svolgeva la gran parte delle attività. A nulla sono valse le richieste di ricostruzione debitamente depositate presso gli uffici competenti e la raccolta dei fondi completamente autogestita che doveva consentire di rimettere in piedi la struttura incendiata. Tutto fermo da anni a causa di una colpevole volontà di impedire che il centro sociale continuasse a vivere. Che il tendone non possa configurarsi come abuso edilizio lo capisce anche un bambino, paradossale che a capirlo non sia un magistrato. Peraltro le cubature che insistono sull'area di via Serafini sono state abbondantemente ridotte dai due incendi che hanno riguardato nel tempo due dei tre padiglioni che originariamente erano presenti. Questo significa che anche l'altra struttura in legno che pure oggi è stata sequestrata, un prefabbricato posizionato qualche anno fa come spazio per dibattiti e attività di doposcuola, fa rimanere gli stabili esistenti ben al di sotto dei volumi che un tempo occupavano l'area. Il Corto però in questi anni non poteva accettare l'inerzia delle varie amministrazioni. Poiché non poteva sperare che Alemanno intervenisse o che lo facesse Marino (che invece con la delibera 140 ha complicato la vita per centinaia di associazioni e centri sociali), ci siamo predisposti ad una ricostruzione coraggiosa quando una nuova amministrazione si è presentata alla città. La ricostruzione è ancora in corso ma sta avvenendo con una tecnica ultramoderna che consente di realizzare uno stabile ignifugo con materiali di bioedilizia ed un avveniristico sistema di scarico delle acque. Un esempio da seguire e riprodurre, non certo una esperienza da cancellare o demolire. Sono venuti questa estate ad imparare questa tecnica giovani neolaureati da tutta Italia ma perfino dalle università statunitensi. Abbiamo mostrato quello che stavamo facendo anche ad alcuni amministratori della nuova giunta ed abbiamo confidato nel fatto che la ragione e la conoscenza potessero avere la meglio sulla grigia prassi amministrativa, completamente svuotata di senso. Prendiamo atto che non è così, ma certamente non ci arrendiamo. L'area di via Filippo Serafini è stata occupata 26 anni fa quando i tre padiglioni di allora erano stati completamente abbandonati al degrado dalle amministrazioni di allora. Questi anni sono stati ricchi di tantissime esperienze e conquiste. Sono passati di qua migliaia di giovani e il Corto Circuito oggi fa parte integrante del Lamaro e della città di Roma. Cancellarlo non è solo un'idiozia, non è possibile. La nuova amministrazione dispone degli strumenti per fermare questa oscenità. Innanzitutto far sentire il suo ruolo di proprietario dell'area e degli stabili. Fermare il sequestro e consegnare definitivamente la struttura a chi l'ha gestita in tutti questi anni, consentendo che si ricostruisca (o finisca di ricostruire) quello che andò distrutto più di 4 anni fa. Poi superare definitivamente il contenzioso con la Corte dei Conti, questa storia kafkiana che riguarda centinaia di realtà di Roma e che solo atti politici dovuti da parte della nuova giunta può risolvere. I centri sociali sono autentici beni comuni che appartengono alla città, costituiscono un bene prezioso da difendere e sviluppare. A tutti quelli che in questi anni hanno creduto nelle ragioni dell'autogestione e dell'organizzazione dal basso chiediamo un nuovo sforzo di amore e di lotta. Riprendiamoci quello che è nostro, riprendiamoci il Corto Circuito.

OMICIDIO ABD ELSALAM AHMED ELDANF: DOMANI MANIFESTAZIONE A PIACENZA – ORE 14.00

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Dopo l’omicidio di Abd Elsalam Ahmed Eldanf l'Unione Sindacale di Base organizza la manifestazione che si terrà a Piacenza domani, 17 settembre, dalle ore 14.00, con partenza dal piazzale della stazione ferroviaria. Abd Elsalam è stato assassinato la notte del 14 settembre mentre manifestava con il proprio sindacato in difesa dell'occupazione e contro gli accordi non rispettati dall'azienda, mentre difendeva i diritti di tutti. E' stato assassinato perché qualcuno ha deciso che il dio mercato debba prevalere su tutto, che il profitto sia l'unico elemento attraverso il quale valutare gli uomini e le donne che vivono e lavorano in questo Paese. Noi non ci stiamo e continueremo a batterci contro le ingiustizie e per il rispetto della dignità di chi lavora, di chi il lavoro non lo trova e di chi lo perde in una crisi senza fine che viene pagata giorno dopo giorno, anche con la vita, dalle fasce più deboli della popolazione. Per questo l’USB ieri ha indetto uno sciopero di 24 ore nel settore della logistica ed oggi uno sciopero di due ore a fine turno di tutte le aziende private non soggette alla legge 146, al quale stanno dando la loro adesione anche RSU e lavoratori di altre organizzazioni sindacali. Per questo domani, 17 settembre, sarà in piazza a Piacenza con determinazione, per affermare che non accetteremo indagini superficiali o sentenze preventive da parte di nessuno. Innumerevoli le prese di posizione di organizzazioni sindacali nazionali ed internazionali contro l'omicidio di Abd Elsalam Ahmed Eldanf; innumerevoli le attestazioni di solidarietà pervenute ai familiari della vittima anche attraverso il nostro sindacato e decine di migliaia i commenti sui social network colmi di dolore e di rabbia. Per sostenere le istanze del mondo del lavoro e difendere lo stato sociale è stato indetto per il 21 ottobre lo Sciopero Generale che sarà seguito, il giorno seguente da una grande Manifestazione Nazionale a Roma.

1974 – 2016 Fabrizio Ceruso Vive, San Basilio non dimentica!

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1974 – 2016 FABRIZIO VIVE, SAN BASILIO E ROMA NON DIMENTICANO! L’8 Settembre di quest’anno ricorrerà il 42° anniversario della morte di Fabrizio Ceruso, 19enne di Tivoli accorso a San Basilio per supportare la lotta per la casa degli abitanti del quartiere. Nei primi giorni di settembre del 1974 a S. Basilio la polizia interviene per sgomberare 150 famiglie che da più di un anno avevano occupato alcuni appartamenti IACP in via Montecarotto e via Fabriano. Il quartiere vive giorni di dura resistenza dagli assalti delle forze dell’ ordine, durante i quali, l’8 settembre, Fabrizio viene ucciso dal fuoco della polizia. Da tre anni il progetto “San Basilio, storie de Roma”, composto da varie realtà sociali della zona, sta riattualizzando la storia del quartiere e di quelle giornate, cercando di renderli patrimonio di San Basilio e non solo. Gli avvenimenti del settembre ’74 sono parte di una memoria da far rivivere non come rito di consuetudine, ma come interpretazione e organizzazione di una comunità di fronte a bisogni, problemi e contraddizioni più che mai attuali come quello della casa. Lo sfruttamento dei territori e dei quartieri segue un filo che da allora arriva ad oggi, dove in nome dei profitti di pochi si continuano a sfruttare coloro che combattono quotidianamente per la sopravvivenza. Come 42 anni fa, molte persone decidono di alzare la testa e di riprendersi ciò che viene sottratto in nome della rendita e della speculazione edilizia: solo chi vive un territorio può determinare la dignità della propria vita. Ed è proprio da qui che si svilupperà la commemorazione di quest’anno: la figura di Fabrizio come patrimonio di tutte le realtà, i movimenti, i singoli che ogni giorno lottano per un’esistenza degna, in particolar modo quelli che, come nelle giornate del ’74, si battono per il diritto alla casa e la difesa del territorio.  Progetto “San Basilio, storie de Roma”Nodo Territoriale Tiburtina info e contatti: www.progettosanbasilio.org Programma (in aggiornamento): ◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆ LUNEDì 5 SETTEMBRE h. 17 @ PIAZZALE RECANATI (Balena, San Basilio): Prima Assemblea di lancio della mobilitazione ◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆ MARTEDì 6 SETTEMBRE h.17 @ VIA DELLA VANGA (Tiburtino III): Seconda Assemblea di lancio della mobilitazione ◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆ GIOVEDì 8 SETTEMBRE h. 9 UN FIORE PER FABRIZIO @ Lapide via Fiuminata (San Basilio) h. 11 UN FIORE PER FABRIZIO @ Lapide Piazza Santa Croce (Tivoli) h.17 CORTEO CITTADINO Partenza da via Elena Brandizzi Gianni (Angolo via Tiburtina 1020) ◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆ SABATO 10 SETTEMBRE h.18 @ CASALE ALBA 2: Presentazione del progetto di memoria storica e dell’opuscolo “San Basilio, storie de Roma” “QUALI ESPERIENZE E QUALI PROSPETTIVE PER LA NARRAZIONE STORICA DAL BASSO?” Ne parliamo con: – “Quarticciolo storia di una borgata”, progetto di narrazone storica dal basso della resistenza al Quarticciolo, zona est di Roma, con i ragazzi delle scuole nel quartiere – Ribelli in Zona Universitaria, progetto di public history attivo nella Zona Universitaria bolognese – Comitato di quartiere Villa Certosa – Centro di Documentazione Territoriale Maria Baccante – Roma Est – Cristiano Armati, scrittore – Luciano Villani, storico a seguire cena popolare ◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆ SABATO 17 SETTEMBRE DALLE 16 @ LARGO ARQUATA DEL TRONTO (San Basilio) SPORT POPOLARE con le palestre popolari romane Esibizioni di sport da combattimento Rugby touch Basket 3vs3 Calcetto ALLE 20 CENA POPOLARE A SEGUIRE PRESENTAZIONE E PROIEZIONE DEL DOCU-FILM AUTOPRODOTTO “SAN BASILIO, STORIE DE ROMA” Trailer: https://www.youtube.com/watch?v=vikXxZQD94Y ◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆◇◆

AVVISO ORALE A GUIDO LUTRARIO (USB): GRAVE PROVOCAZIONE E INTIMIDAZIONE AL SINDACATO CONFLITTUALE

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Sindacato sotto sorveglianza: democrazia a rischio! Giovedì 14 luglio ore 17 Sala delle Carte Geografiche - via Napoli 36 Roma L’utilizzo del Codice antimafia, Decreto legislativo 159 approvato nel 2011, per intimidire e limitare la libertà di azione di attivisti e militanti sindacali, politici e sociali, sta diventando ormai una prassi consolidata che si va diffondendo nelle questure della penisola.  E’ grave che questo utilizzo improprio di misure di polizia, pensate dal legislatore per fattispecie completamente diverse da quelle legate al dissenso politico ed al conflitto sociale, diventi uno strumento usuale per reprimere il dissenso, indipendentemente dall’effettivo riscontro giudiziario dei reati ipotizzati e dalla celebrazione dei corrispettivi processi. Questo autentico abuso delle misure di prevenzione non sembra finalizzato alla diminuzione dei reati quanto invece al controllo ed al soffocamento delle azioni di protesta. E’ come se si giustificasse un’azione preventiva a largo raggio sulla base della consapevolezza che la conflittualità sociale è destinata ad aumentare in considerazione delle misure fortemente restrittive che si stanno abbattendo sui settori più disagiati del paese. In questo clima, colpisce il nuovo salto di qualità registratosi con l’invio dell’avviso orale da parte del Questore di Roma finanche ad un dirigente nazionale del sindacato USB, Guido Lutrario, reo di aver realizzato, nel corso di questi anni, nient’altro che una intensa attività sindacale.  Che si minacci di adottare le misure della sorveglianza speciale nei confronti di chi agisce il conflitto sindacale è il segnale di un ulteriore deterioramento degli spazi di libertà e di democrazia, un nuovo attacco anche ai principi sanciti nella nostra Costituzione, già a repentaglio a seguito della recente controriforma. La libertà di azione sindacale ed il diritto ad agire il conflitto in un momento nel quale il mondo del lavoro vive una gravissima condizione di ricattabilità ed in cui tutta la legislazione del lavoro sta subendo un forte ridimensionamento, costituiscono una condizione indispensabile affinché la parte debole che sta sul mercato, cioè i lavoratori, dispongano degli strumenti minimi di difesa. Se si impedisce al sindacato di svolgere il proprio ruolo si attenta alla stessa democrazia e si rendono i lavoratori completamente inermi di fronte all’arbitrio delle aziende e dei poteri forti. Attorno a questa autentica emergenza politica e culturale crediamo sia indispensabile unire le forze per denunciare e contrastare il disegno antidemocratico che nasconde. Su questi temi invitiamo al confronto pubblico giovedì 14 luglio, dalle ore 17.00 presso la Sala delle Carte Geografiche in via Napoli 36 a Roma.                                                                                                     Unione Sindacale di Base           Prime adesioni Nicoletta Dosio Attivista NO TAV Forum Diritti Lavoro Carlo Guglielmi     Franco Russo  Arturo Salerni  Riccardo Faranda  Giovanni Russo Spena  Stefania Trevisan, Maria D. Fornari Vincenzo Robustelli RSA Coop - Roma Paolo Ottavi RSU Coop - Roma  Giorgio Cremaschi   Prof Antonio Di Stasi Marco Lucentini Nunzio D’Erme Carovana delle Periferie Italo Di Sabato Osservatorio sulla Repressione Cinecittà Bene Comune CSOA Corto Circuito CSOA Spartaco Banda Bassotti Militant A (assalti frontali) Coord. Lavoratori autoconvocati Marco Bersani attac Italia Rossella Marchini e Antonello Sotgia Carovana delle Periferie Collettivo Militant  Communia Stefania Trevisan, Maria D. Fornari, Maria Sarsale, Adriana Serpi RSA ZARA -  Roma Pamela De Santis RSU - ZARA  Roma  Vincenzo Robustelli RSA Coop – Roma, Paolo Ottavi, Maria Borgognoni RSU Coop - Genzano Maria Sarsale, Adriana Serpi RSA ZARA -  Roma, Pamela De Santis RSU - ZARA  Roma Cinzia Colagrande RSU Comune di Terni, Maria Lelli RSU ENEA – Casaccia Circolo ARCI ‘La Poderosa’ -  Vasanello  VT, Federico Bozzo disoccupato Viterbo Giorgio Salerno RSU-USI Roma Capitale,  Stefano Gianandrea de Angelis  RSU USB Roma capitale Daniela Pitti  RSU USB Roma Capitale Tommaso Grossi Capogruppo ‘Firenze riparte da sinistra’ Comune di Firenze Ornella de Zorzo  ‘Un’altra Città – Laboratorio politico – Firenze Tiziano Cardosi  NO TUNNEL TAV - Firenze  Silvia Noferi Consigliera Comunale Movimento 5 Stelle -  Firenze A.Ferrarese, R. Tamborrino, M. Lagioa, M.Bozzo  Coordinamento Vigili Urbani- Taranto  L. Mazzoccoli, G.Maniglia, D.Cicorella, G.Portulano, I.Nettis, G. Cannarile, G.Graziano  Coordinamento Telecomunicazioni- Taranto Francesco Marchese RSU/RLS Teleperformance – Taranto Gianluca Merlonghi, Irene Andretti RSA Burberry- Roma F.Rizzo, F.Intelligente, V. Mercurio, D.Novellino, C.Todaro, R.Catello,  RSU ILVA – Taranto G.Scarci, U.Andriani, A. Semeraro, L. Falco,G. Nappi     RSU ILVA – Taranto S.Pimpinella, S.Gobbo, F. Pansini,  L.Zanbon  RSU Gucci – Roma ESC Atelier CLAP Camere del Lavoro Autonomo e Precario HIERBA MALA P.R.C. : Paolo Ferrero e Roberta Fantozzi Lista disoccupati Ponte di Nona, centro polivalente popolare NIno Moroni Ponte di Nona, SCUP, csoa Sans Papier, Radio Sonar, Sissoko Anzoumane CISPM Coalizione Internazionale Sans Papiers, Migranti, Rifugiati e Richiedenti Asilo G.Garetti Medicina Democratica Firenze R. Budini Gattai Urbanista Firenze G. Barbera Rsu IBM Roma, A. Rotunno RSU MODIS Roma, G. Cetorelli RSU Provincia Terni, L. Nencini USB ENEA Miriam Amato Consigliere Comunale Firenze Alternativa Libera Associazione Fight for Love, Lavoratori  Parco Marturanum - Barbara Romano VT Emiliano Polidori, Viviana Ruggeri, Gualtiero Alunni, Consiglio Metropolitano Partecipato Sergio Bellavita Giuliana Righi Cantoni Calimaco rsu san polo lamiere Leonardo de Angelis rsu sistemi informativi Antonio Fiorentino Urbanista Firenze Silvia Coppa Rsa Coop Civitavecchia Brunella Serafini Rsa Coop Civitacastellana gruppo lavoratori USb SEKO S.p.A.  Rieti (metalmeccanici) Luca Paolocci USB Lavoro Privato Paola Celletti USb Lavoro Pubblico  Olindo Cicchetti USB Inps Alessandro Giuliano Disoccupato  Pino Missori USb Regione Lazio Sergio De Paola USb Pubblico Fabrizio Pinardi USb Sanità Pubblica Simona Moretti disoccupata Aurelio Neri Pensionato Brunella Serafini USb privato Valentina Sposetti USb Privato Silvia Coppa USb Privato Circolo Arci Capranica " Claudio Zilleri" Rosita Zampolini RSu Pubblico ( Prefettura di Viterbo) Cossu Giandomenico Aucello Paola Attolico Valeria Miccoli Enzo RSA USB REGGIA DI VENARIA  Matteo Stoico RSU USB Provincia di Terni  firme internazionali LAB Euskadi PAME Grecia EUROF-WFTU Europa FNSTFPS Portugal CWF India CIG Galizia PSYEK-PEO Cipro FISE-WFTU Sindacato Internazionale Scuola VINCENT KAPENGA SGA/CTP Repubblica Popolare del Congo

NAPOLI, 9 LUGLIO. LEPERIFERIE RIBELLI SI INCONTRANO

Napoli -

ORA TOCCA ALLE PERIFERIE. SABATO 9 LUGLIO UN INCONTRO NAZIONALE A NAPOLI Il voto alle amministrative del 19 giugno con la pesante sconfitta del PD e del governo Renzi e la vittoria in alcune delle aree metropolitane più importanti del paese, Roma, Napoli, Torino, dei candidati sindaci anti austerity, hanno aperto una nuova fase politica. La vittoria della Raggi e dell’Appendino e la riconferma a Napoli del sindaco De Magistris, ci dicono chiaramente che le masse popolari non ne possono più del programma di svendita del patrimonio pubblico, delle privatizzazioni, della spada di Damocle del debito, dei patti di stabilità che stanno degradando la vita sociale delle nostre città e dell’intero paese. Quella parte di popolo che è andata a votare ha mandato un segnale forte e chiaro al governo Renzi e alle amministrazioni prone ai diktat del governo centrale e dell’UE: non si può continuare sulla strada della svendita del patrimonio, della desertificazione dei diritti sociali. C’è una sfida importante che hanno di fronte sia le nuove giunte, votate soprattutto nelle periferie per il loro programma di opposizione alla solita politica di appropriazione privatistica del bene pubblico sia i movimenti sociali che da anni lavorano per fermare lo smantellamento dei diritti sociali. La sfida è andare fino in fondo nel programma antiliberista e di rilancio dell’economia pubblica. Le nuove amministrazioni dovranno mettere in pratica i propositi politici-elettorali non chiudendosi nel fortino della propria raggiunta legittimità istituzionale ma applicare nel prossimo futuro provvedimenti di rottura con la filosofia dell’ordine liberista: bloccare a tempo indeterminato la pratica degli sgomberi e degli sfratti, mettere in discussione il meccanismo del debito, violare la supposta legalità del pareggio di bilancio, impedire la privatizzazione dei servizi pubblici locali e dove sono già privatizzati procedere verso la loro ripubblicizzazione, mettere in corso programmi metropolitani del lavoro a partire dall’ampliamento delle piante organiche dei servizi pubblici. Il movimento delle periferie ribelli vuole esercitare dal basso un’azione di controllo e promuovere forme di democrazia partecipata, perché il cambio nelle istituzioni non basta se poi manca la capacità di sostenere le trasformazioni attraverso una pressione quotidiana e popolare. E’ questo il modo in cui intendiamo produrre anche un aggiornamento degli Statuti Comunali, dando più spazio alla democrazia ed alla partecipazione diretta, in netta controtendenza con la controriforma della Costituzione promossa dal governo Renzi- Il nostro ruolo è promuovere e organizzare la partecipazione nelle periferie su un programma di difesa dei diritti sociali: diritto al lavoro, alla casa, alla salute, alla mobilità, alla conoscenza. Siamo chiamati ad essere, oggi più che mai, una sentinella sociale, alla funzione di pressing, di vigilanza per cambiare verso alla vita delle nostre periferie. E’ il momento della partecipazione, della speranza, della concreta possibilità di rompere la politica dei comitati di affari sulla pelle della gente delle periferie. Le periferie ribelli di questo paese vogliono andare fino in fondo, non cederemo sul nostro programma. Per questo chiamiamo tutti a un’assemblea pubblica nazionale presso il Polifunzionale di Soccavo (Napoli) sabato 9 luglio alle ore 11. Periferie ribelli in marcia!

Tor Bella Monaca: si cambia davvero? Venerdì 8 luglio incontro nel quartiere!

Roma -

ASSEMBLEA POPOLARE Venerdì 8 luglio ore 18 Piazza Castano (vicino sede ASIA) I risultati elettorali hanno dato uno scossone al sistema di potere. Tante vecchie facce sono state mandate a casa e una nuova sindaca è al vertice della Giunta. Molti romani non hanno votato, ma in tanti, soprattutto nelle periferie come Tor Bella Monaca, siamo andati a votare massicciamente per Virginia Raggi. Quindi, per una volta le periferie sembrano aver vinto le elezioni! Ma se hanno vinto le periferie vuol dire che le nostre ragioni dovranno trovare finalmente ascolto! E’ il momento della speranza e della partecipazione. Abbiamo una grande occasione per discutere del quartiere e per segnalare le tante difficoltà che viviamo. Forse uno spiraglio si è aperto, ma come sempre dipende anche da noi. Apriamo la discussione e mettiamo in piazza i problemi. Innanzitutto la casa, come sempre verrebbe da dire qui a Tor Bella Monaca. Voltare pagina nella gestione del patrimonio abitativo, riconoscere il diritto alla casa ai senza titolo delle case popolari che hanno i requisiti di legge, una vera manutenzione, l’allargamento del patrimonio abitativo perché c’è tanta gente in difficoltà, l’assegnazione dei tanti alloggi tenuti vuoti. E poi il lavoro che non c’è. E i servizi, a cominciare dagli asili. E poi…… La lista è lunga. Costituiamo il Comitato di Controllo Popolare di San Basilio. Questa volta non ci facciamo fregare. Per realizzare questi obiettivi si potrebbero utilizzare subito i 500 milioni stanziati dal governo per le città metropolitane proprio per il recupero urbano. Costituiamo il Comitato di Controllo Popolare di Tor Bella Monaca. Questa volta non ci facciamo fregare. Carovana delle Periferie – ASIA

San Basilio dopo le elezioni. Si cambia davvero?

Roma -

ASSEMBLEA POPOLARE Giovedì 30 giugno ore 18 via Girolamo Mechelli 132 (vicino sede ASIA) allo Spazio Popolare Occupato San Basilio I risultati elettorali hanno dato uno scossone al sistema di potere. Tante vecchie facce sono state mandate a casa e una nuova sindaca è al vertice della Giunta. Molti romani non hanno votato, ma in tanti, soprattutto nelle periferie come San Basilio, siamo andati a votare massicciamente per Virginia Raggi. Abbiamo vinto noi, quindi, per una volta le periferie sembrano aver vinto le elezioni! Ma se abbiamo vinto noi vuol dire che le nostre ragioni troveranno finalmente ascolto e che le periferie di Roma saranno al primo posto tra le preoccupazioni della nuova sindaca! E’ il momento della speranza e della partecipazione. Abbiamo una grande occasione per discutere del quartiere e per segnalare le tante difficoltà che viviamo. Forse uno spiraglio si è aperto, ma come sempre dipende anche da noi. Apriamo la discussione e mettiamo in piazza i problemi. Innanzitutto la casa, come sempre verrebbe da dire qui a San Basilio. Voltare pagina nella gestione del patrimonio abitativo, riconoscere il diritto alla casa ai senza titolo delle case popolari che hanno i requisiti di legge, una vera manutenzione, l’allargamento del patrimonio abitativo perché c’è tanta gente in difficoltà, l’assegnazione dei tanti alloggi tenuti vuoti. E poi il lavoro che non c’è. E i servizi, a cominciare dagli asili. E poi…… La lista è lunga. Costituiamo il Comitato di Controllo Popolare di San Basilio. Questa volta non ci facciamo fregare. Carovana delle Periferie – ASIA

ROMA, LA SFIDA DI USB

Roma -

Il lavoro, la casa, i servizi, la città Lunedì 16 maggio Campidoglio sala della Protomoteca ore 15-19.30 E’ dai lavoratori che arrivano le proposte di rilancio della città, proprio da quei lavoratori che sono stati messi sotto accusa come la causa del cattivo funzionamento dei servizi. Prima la denuncia del malaffare e della corruzione che coinvolge tutto il sistema politico ed amministrativo e il mondo delle imprese e che si è retto sulla crescente privatizzazione di tutti i servizi. Poi la contestazione della riforma Madia che continua nella stessa direzione di svendere l’attività pubblica e i beni comuni e mortificare i lavoratori impegnati in tutte le attività di interesse collettivo. E quindi le proposte che rimettono al centro il diritto alla città. Primo: Roma ha bisogno di posti di lavoro proprio nei servizi di interesse comune. Più diritti vuol dire innanzitutto più lavoro nei servizi. Secondo: basta con il precariato, vogliamo lavoro stabile soprattutto nei servizi pubblici come la scuola, la sanità, gli asili, i trasporti, i servizi sociali. Terzo: più case popolari, riuso del patrimonio inutilizzato, basta truffe sull’edilizia agevolata e stop alla politica degli sfratti. Quarto: investimenti nei servizi pubblici, nelle infrastrutture e nella manutenzione degli impianti, avendo cura del territorio e dell’ambiente. #proposteperlacittà Buona occupazione, servizi pubblici, diritto alla casa e lotta al precariato

Sgomberi, Gabrielli: no alla forza pubblica per onlus e associazioni

Roma -

La misura è stata chiesta dal Comune per liberare le sedi occupate anche da partiti politici e centri sociali. Deciderà il nuovo sindaco di Alessandro Capponi La posizione della prefettura era nota al Campidoglio già da qualche tempo: no all’uso della forza pubblica per realtà che abbiano un profilo sociale o associativo. In sintesi: per il filone delle «concessioni» — assegnate da molti anni dal Comune a onlus, sedi di partiti e sindacati, e associazioni varie — non ci saranno sgomberi; superata questa fase sarà poi il nuovo sindaco a decidere il da farsi. Del resto in città stava crescendo la protesta di molte realtà - non solamente i centri sociali, dai motulesi a «Viva la vita» che si occupa di Sla, solo per citarne due — che si sono ritrovate lo sfratto esecutivo nella cassetta delle lettere. Una situazione, per Roma, potenzialmente esplosiva. Su posizioni opposte Su come procedere, evidentemente, le posizioni del commissario straordinario di Roma, Francesco Paolo Tronca, e del prefetto della città, Franco Gabrielli, erano molto diverse. Non a caso, forse, martedì Tronca aveva spiegato la sua posizione sugli sgomberi: «Non dimentichiamo che molti non sono stabiliti dal gruppo di lavoro del Campidoglio ma dall’autorità giudiziaria contabile». Dalla Corte dei conti, quindi, alla quale ieri la deputata Ileana Argentin (Pd) ha rivolto più di un pensiero: «Dov’erano i magistrati contabili negli anni precedenti? Solo adesso, dopo Affittopoli, hanno preso consapevolezza delle situazioni inadeguate delle associazioni? Se loro avessero fatto bene il proprio lavoro - ha detto Argentin annunciando un’interrogazione parlamentare - forse i Comuni non avrebbero potuto comportarsi come meglio credevano. Sta di fatto che oggi le onlus e i centri sono strozzati da una norma folle ed inadeguata». Non saranno consentite nuove occupazioni Contemporaneamente, poi, nella riunione di ieri pomeriggio Gabrielli ha ribadito a Tronca — tramite i «tecnici» presenti — che non saranno consentite nuove occupazioni. Ma sulle vecchie - sono oltre cento gli immobili occupati in città — ecco la seconda novità: interverrà la delibera numero 50 del Campidoglio (era ferma da due anni) firmata ieri dal subcommissario Clara Vaccaro, che dà sì attuazione a quella regionale ma recepisce anche le vecchie delibere del Campidoglio, da quella del 2007 a quella del 2012. La precisazione sulle vecchie norme è decisiva: perché l’emergenza alloggiativa che si vive in città(e quindi la quota riservata in delibera agli occupanti per i futuri alloggi Erp) non andrà ad erodere né le graduatorie Erp né il diritto di chi vive nei Caat (residence) di vedersi riconosciuto un alloggio popolare. Il tema delle «quote» Si era parlato, per gli occupanti, di una quota vicina al 30 per cento del totale: non è così, perché — dicono i rumors del Campidoglio — la quota sarà molto più bassa, perché agli occupanti sarà destinata una «riserva» degli alloggi Erp (che la Regione, oltre a 197 milioni, metterà a disposizione del Comune) e perché vi si potrà accedere solamente attraverso un «bando speciale» che porrà precise condizioni, a cominciare dal dover dimostrare la residenza nell’alloggio occupato almeno al 31 dicembre 2013. Nessuno scavalcherà chi ha diritto in graduatoria Per dirlo in sintesi: nessun occupante scavalcherà chi ha maturato il diritto alla casa popolare. E ora che il quadro normativo è finalmente definito, sarà possibile in futuro intervenire sui moltissimi immobili occupati: liberandoli una volta stabilite graduatorie e titoli degli inquilini per le case popolari. Questa nuova delibera del Campidoglio è dunque un passaggio fondamentale, perché offre un quadro certo a una situazione, quella delle occupazioni, sempre più pesante. E anche sul fronte delle «concessioni» la decisione è presa: niente sgomberi almeno fino alle elezioni. La decisione «politica» di esaminare e decidere, caso per caso, spetterà al sindaco.

ROMA NON SI VENDE! SABATO 9 APRILE UNA CAROVANA ITINERANTE ATTRAVERSERÀ LE PERIFERIE

Roma -

Il Commissario di Roma Capitale Tronca ipoteca il nostro futuro e mette in vendita la nostra città. I nostri quartieri sono lasciati nel totale abbandono, con continui tagli ai servizi pubblici già insufficienti, con lunghe liste d’attesa nelle scuole dell’infanzia, con parchi abbandonati, case popolari degradate, cattiva gestione dei rifiuti, aumento dei costi e disoccupazione dilagante. Diciamo basta a tutto questo!! Arriva Jeeg Robot*!! Sabato 9 aprile una carovana itinerante attraverserà le periferie per continuare la mobilitazione, dopo la grande manifestazione del 19 marzo a Roma, contro i diktat del commissario Tronca Per dire: - Stop alle privatizzazioni dei servizi pubblici e sociali, delle case e del territorio - Per un piano metropolitano che crei lavoro nei servizi pubblici e sociali - Stop agli sfratti e agli sgomberi degli spazi sociali e associativi attivi nei quartieri QUESTO L’ITINERARIO DELLA CAROVANA DI SABATO 9 APRILE: Partenza: ore 10.00 da Tor Bella Monaca in Via dell’Archeologia 55 (via Aspertini) Tappe:- ore 11.00 a San Basilio in via Recanati;- ore 12.30 Tor Sapienza in via G.Morandi; - ore 14.00 alla Tenda anticrisi a piazza dei Decemviri a Cinecittà; Arrivo: ore 16.30 a Ponte di Nona al lotto 5. ‪#‎RomaNonSiVende‬ *Jeeg Robot simbolo del riscatto delle periferie sarà in giro per la città: speculatori, commissari e affaristi fate attenzione!! CAROVANA DELLE PERIFERIE carovanaperiferia.wordpress.com

ANCORA DUE MORTI DI SENZA CASA: I VERI EFFETTI DEL DECRETO RENZI/LUPI SULL'EMERGENZA ABITATIVA!

Milano -

Cinisello, trovato morto nel parcheggio di un supermercato: l'uomo da tempo viveva in auto Sul posto i carabinieri. Potrebbe essere morto per cause naturali o per il freddo E' stato trovato senza vita nell'auto dove viveva ormai da tempo, dopo aver rifiutato l'aiuto dei servizi sociali. Il cadavere dell'anziano, 72 anni, é stato scoperto questa mattina nel parcheggio commerciale del Carrefour di Cinisello Balsamo, nel Milanese. Sul posto sono intervenuti i carabinieri di Sesto San Giovanni. L'uomo potrebbe essere morto per cause naturali o per il freddo. milano.repubblica.it/cronaca/2016/01/06/news/cadavere_in_parcheggio_nel_milanese-130712890/ Pesaro, senzatetto laureato in filosofia muore nel parcodi Luigi Benelli PESARO - Senza tetto, una vita ai margini. E' morto su una panchina del parco Miralfiore Rocco Bonaposta, 42 anni pesarese. E' stato trovato ieri mattina vicino all'ingresso di via Cimarosa da un passante che ha dato l'allarme alla Questura. Una morte per arresto cardiaco, probabilmente un malore. Era conosciuto dalla Caritas, viveva da clochard. Ma non dai servizi sociali del Comune. Era laureato in filosofia, in passato qualche supplenza come maestro. Poi una vita da senza tetto e la morte al freddo, su una panchina. www.ilmessaggero.it/marche/pesaro_senzatetto_44enne_laureato_filosofia_muore_parco-1463409.html

29 dicembre disoccupati livornesi in piazza: ore 9.30 davanti al Comune

Livorno -

Dove sono i soldi dell’accordo di programma? Martedì 29 dicembre ore 9:30 davanti al Comune di Livorno. Il sindacato Asia-Usb insieme al Comitato Livornese Disoccupati e Precari convoca un presidio per il 29 dicembre in occasione del tavolo tecnico sul lavoro previsto in Comune per le ore 9:30. Dove sono i soldi dell’accordo di programma? Questa è la domanda provocatoria che oggi ci poniamo, a diversi mesi di distanza dalla violenta campagna mediatica e politica portata avanti dal Pd locale e regionale con il supporto delle segreterie dei sindacati confederali (Cgil in testa) in favore dell’approvazione del Prg del porto. L’accordo di programma (e il progetto Darsena Europa) fu presentato come la soluzione di tutti i mali di Livorno, ancora oggi poco si sa sulla sua attuazione, ma soprattutto su come effettivamente verranno spesi questi milioni di euro pubblici stanziati e quali saranno le garanzie richieste in termini occupazionali. Il rischio è che sia l’ennesimo regalo alle grandi aziende private mascherato da progetto in favore dei disoccupati. Come sindacato e comitati non ci stiamo ad essere strumentalizzati. Chiediamo e pretendiamo garanzie. I soldi stanziati sono di tutti e non permetteremo che un manipolo di affaristi, in accordo con le istituzioni e con l’appoggio esterno delle segreterie dei sindacati confederali, possa decidere su come debbano essere spesi senza interpellare i diretti interessati cioè i lavoratori, i disoccupati e i precari. Per questo motivo il giorno martedì 29 dicembre alle nove e mezzo saremo sotto il Comune di Livorno per un presidio e una conferenza stampa. Asia-Usb Livorno Comitato Livornese Disoccupati e Precari

CASA E REDDITO SONO UN DIRITTO, OCCUPA LO SFITTO! IL CORTEO DI OGGI A LIVORNO.

Livorno -

"Prima i lavoratori", "Prima i poveri", "Casa e reddito sono un diritto, occupa lo sfitto". Sono solo alcuni slogan urlati oggi a Livorno dal corteo organizzato da Asia-Usb e Comitato per il diritto all'abitare con le famiglie che sono in occupazione in varie strutture della città che si trovavano in stato di abbandono. Il corteo è partito da Piazza Grande, ha toccato il Municipio e la Prefettura (con striscioni appesi) e si è concluso davanti al Duomo interrompendo per qualche decina di minuti il flusso dello shopping natalizio.

LOMBARDIA. CHE COS’È LA NUOVA LEGGE REGIONALE SULL'ERP E PERCHÈ OPPORSI

Milano -

CONTINUARE A DIFENDERE IL DIRITTO ALLA CASA PER TUTTI La nuova proposta di legge regionale sull’abitare approvata dalla Giunta il mese scorso e che dovrà essere dibattuta e approvata dal consiglio regionale per diventare esecutiva, è passata in sordina. Non se ne parla né sui giornali né in tv né tantomeno per le strade. Eppure questa nuova legge ha la pretesa, già dal titolo “Disciplina regionale dei servizi abitativi” (1) e dalle dichiarazioni di chi se n’è fatto portavoce (“una delle leggi più importanti della storia della Regione Lombardia”), di essere una riforma globale dei servizi abitativi. Si tratta di una manovra da 350 milioni di euro che verranno spesi NON per finanziare la manutenzione e l’assegnazione dell’attuale patrimonio pubblico sfitto; NON per salvaguardare il diritto per tutti ad avere un tetto da abitare MA per stravolgere la funzione sociale dell’edilizia pubblica, subordinarla ancora di più alle logiche di mercato, ai meccanismi di privatizzazione, a conseguenze di frammentazione delle fasce più deboli della popolazione: un altro attacco della guerra ai poveri! Le vecchie norme verranno abrogate e sarà proprio questo testo a contenere organicamente tutta la disciplina sull’abitare in Lombardia. Per questo motivo riteniamo sia importante informare quante più persone sia possibile all’interno delle nostre città e di ogni quartiere su quanto sta accadendo, per spezzare questo silenzio. Questo opuscoletto vuole essere proprio uno strumento chiaro e comprensibile in questo senso. LA CASA? NON E’ PIU’ UN DIRITTO! Prima di tutto, andiamo a vedere quali sono i punti principali contenuti nella nuova legge regionale. entrata massiccia delle cooperative e del privato sociale nella gestione abitativa, favorendo soluzioni economicamente più remunerative a scapito delle persone più svantaggiate; ulteriore aumento dei canoni d’affitto; eliminazione delle assegnazioni per emergenza di sfratto, che sarebbe quindi demandata a cooperative o gestori privati; temporaneità delle assegnazioni di casa popolare: dopo 8 anni verrebbero rinnovate solo in caso di permanenza dei requisiti iniziali. Chi verrebbe invece escluso potrebbe essere indirizzato verso alloggi in housing sociale (con canoni d’affitto sicuramente più elevati) gestiti sempre da cooperative o privato sociale. Più avanti andremo a vedere nello specifico, ma dalle premesse è già evidente come questa proposta di legge regionale non possa che diminuire le possibilità di avere un’abitazione. Non si tratta certo di un fulmine a ciel sereno; queste misure costituiscono infatti il coronamento di decenni di politiche abitative di dismissione del patrimonio pubblico, con vendite, privatizzazioni, veri e propri attacchi alla casa intesa come diritto. La proposta di legge, in questo senso, si colloca pienamente in continuità con tali politiche, e ne è una diretta conseguenza. Non si tratta quindi di un cambio di rotta, bensì della piena realizzazione delle logiche del profitto all’interno delle politiche sulle case ERP. Non solo: abbiamo visto in questi anni come gli interventi normativi riguardanti l’edilizia pubblica abbiano precisi effetti su tutto il mercato immobiliare, anche e soprattutto quello privato. Limitare l’accesso alla casa popolare significa, direttamente, obbligare la domanda a rivolgersi al libero mercato degli affitti. Si può parlare di una vera e propria strategia, che ha come perno sia la dismissione di qualsivoglia residuo di edilizia pubblica a canone sociale, sia la volontà di mantenere un enorme quantitativo di alloggi sfitti, sia pubblici che privati. Il tutto a vantaggio di immediati interessi legati alla rendita immobiliare, di cui questo tipo di politiche sono diretta espressione. ADDIO ALL’ERP La prima novità del testo è l’abolizione definitiva dell’Edilizia Residenziale Pubblica, Erp. Il nuovo sistema sarà articolato in Servizi abitativi pubblici (i cosiddetti alloggi popolari) e Servizi abitativi sociali (cioè quelli che si rivolgono a chi non sarebbe in grado di pagare un affitto di mercato e non avrebbe i requisiti per accedere alle graduatorie per le case popolari). Già in questo cambiamento di denominazione possiamo leggere la volontà di spostare risorse ed attenzione dagli alloggi popolari alle nuove forme di housing sociale e canone concordato, già sdoganate dal Piano Casa Renzi-Lupi e che si rivolgono unicamente alle fasce più agiate del proletariato urbano. L’obbiettivo è quello di svuotare la funzione delle abitazioni popolari rendendole accessibili esclusivamente come extrema ratio per pochissimi, ultima forma di assistenza per i più disperati. Questa volontà era già chiara qualche mese fa, quando la Lega Nord, al governo della Regione, spingeva per modificare il requisito d’accesso dei 5 anni di residenza o lavoro in Lombardia a 10 anni, proprio per aumentare la selezione dei richiedenti. Se nel testo unico questa modifica non è passata in quanto ritenuta disciminatoria, ad ogni modo la Giunta si accaparra ora la possibilità di disciplinare con regolamenti regionali successivialtri aspetti importanti come requisiti e soglia economica, cadenza dei bandi e decadenza dell’assegnazione. I regolamenti regionali non necessitano approvazione del Consiglio e somigliano ai decreti attuativi del Governo. È un meccanismo che già conosciamo, di recente usato per stabilire le condizioni di attuazione del Job Act, nel mondo del lavoro e prima ancora per la riforma della scuola pubblica, e che somiglia al gioco delle tre carte; le specificità del progetto vengono poste sul tavolo un po’ alla volta e senza discussione politica per far passare inosservato il lento smantellamento dei diritti e per ostacolare eventuali contestazioni. Proprio sulla soglia economica e sulla cadenza dei bandi si giocherà una partita importante. Abbiamo già visto nelle scuole e nelle università come il semplice mutare del calcolo I.S.E.E. possa diventare un attacco ai diritti di tutti per l’accesso ai servizi e alle borse di studio nell’ottica di un’istruzione di classe per pochi; e così un diverso calcolo potrebbe impedire l’accesso ad un’abitazione per molti. Allo stesso modo, come abbiamo letto spesso nelle dichiarazioni della classe dirigente, emerge la volontà di tagliare il numero di bandi ordinari, riducendoli fino ad uno solo annuale. E ciò si aggiunge alla mancanza assoluta nel testo del progetto di qualche accenno alla graduatoria in deroga, che consentiva un accesso più rapido nell’assegnazione per le situazioni di sfratto imminente o di mancanza di alloggio. Cancellare la graduatoria in deroga vuol dire eliminare un importante polmone, che permetteva a tante famiglie di evitare la miseria. Per questo anche se molte specificità sono rimandate ai regolamenti successivi, l’indirizzo del progetto di legge è ben chiaro: un attacco diretto all’istituzione delle case popolari, al diritto di tutti ad avere un tetto sulla testa. PRIVATI ALL’ARREMBAGGIO La grande svolta, anche in ambito di edilizia pubblica, totalmente il linea con lo smantellamento del welfare e la gestione, in atto già da tanti anni, in altri ambiti di servizio (sanità, scuola servizi sociali…), è il prepotente ingresso in campo dei privati. Con la nuova legge i servizi abitativi (pubblici e sociali) potranno essere forniti anche dai privati come imprese edilizie, cooperative, enti del terzo settore. E non è tutto. A questi gestori spetterà anche il compito di procedere alle assegnazioni, mentre i bandi resteranno di competenza del comune. Per consentire tutto questo è stato previsto unsistema di accreditamento mediante concorso (simile a quello previsto nella riforma della sanità lombarda) che, ancora una volta, dovrà essere definito successivamente con regolamento della giunta, al riparo dagli occhi dei cittadini. I gestori privati dovranno anche occuparsi dell’accompagnamento verso altri servizi abitativi degli inquilini che hanno mutato condizione economica. E non sarà di certo un accompagnamento graduale e indolore, visto che la legge prevede, nel caso in cui l’inquilino rifiutasse la mobilità presso un altro servizio abitativo sociale, il rilascio forzoso entro 6 mesi senza proroghe e l’impossibilità di accedere ai bandi per 5 anni. Per questo ruolo svolto, ai gestori privati verrà erogato un contributo pubblico; una grande garanzia per palazzinari e cooperative di continuare ad assicurarsi profitti su un diritto che dovrebbe essere universale, oltreché per consentire la creazione di reti clientelari nel bel mezzo di quelle sinergie che si vengono a creare tra privati, istituzioni e cittadini bisognosi. Ma se questo non bastasse, per i grandi multiproprietari si è pensato anche ad un sistema per garantire la rendita sugli affitti. Il progetto prevede, infatti, unfondo in intesa con gli istituti bancari per sostenere il mantenimento dei canoni di locazione e la possibilità per tutti i Comuni di aprire le Agenzie Casa. Queste agenzie, già presenti su alcuni territori “all’avanguardia”, hanno lo scopo di orientare nella ricerca di casa e sostenere l’affitto per morosità incolpevole. Per esperienza sappiamo che, mentre l’obbiettivo di fare incontrare domanda e offerta di alloggi sfuma per l’avidità dei proprietari, quello di garantire i soldi della rendita ai proprietari per gli affitti non pagati, è centrato perfettamente. SVENDITA DEGLI ALLOGGI Nell’ultima parte del testo, al capitolo della previsione di spesa, si parla di circa 3.000 assegnazioni di alloggio all’anno sul territorio lombardo. Sappiamo anche che annualmente nello stesso territorio le richieste di sfratto sono circa 51.000 e leesecuzioni di sfratto 6.600 (fonte: Ministero degli Interni). Stando a queste cifre, viene naturale a chiunque pensare che, visto il numero degli sfratti, gli alloggi messi a disposizione non bastino e che ci sia bisogno di attivarsi per evitare a sempre più famiglie di dover vivere in strada. Ebbene, questa nuova “Disciplina regionale dei servizi abitativi” non si pone neanche il problema e arriva a tutt’altra conclusione. Nulla si dice, nel testo, circa la messa in uso delle migliaia di case Erp vuote (10.000 solo a Milano) e si prevede, invece, la possibilità di svendere il 15% del patrimonio, che equivale a circa 22.500 unità alienabili! A ciò si aggiunge la possibilità di “valorizzare” mediante affitto altre 7.500 unità. In caso di alloggi già assegnati e da alienare (si legga svendere) vale la regola per cui, nel caso in cui l’inquilino non dovesse accettare di acquistare o di spostarsi, si procede alla mobilità forzosa. Questo sistema che obbliga gli abitanti a cambiare alloggio a comando in caso di svendita o di cambiamento della soglia economica, apre un discorso di precarietà dell’inquilinato, un vero e proprio contratto a tempo determinato per cui anche avere la casa dipenderà dalle condizioni incerte e provvisorie del mercato, dall’occupazione lavorativa o degli interessi di sostenibilità economica dell’ente gestore. Che svendere il patrimonio pubblico sia un modo per fare cassa è un meccanismo stranoto; il punto è anche comprendere come vengano spostate le risorse, per quali scopi e che fine hanno fatto, fino ad ora, le risorse che dovevano servire per rispondere ai bisogni dei cittadini. Dopo anni di malagestione Aler (gestione delle risorse finanziarie, speculazione edilizia, sottoscrizione di “titoli tossici”, mancata manutenzione ordinaria che poi diventa straordinaria, appalti irregolari, megastipendi dei dirigenti, mazzette, etc.) oggi il buco economico è grande almeno quanto la totalità dei soldi messi in campo con questa riforma, 350 milioni di euro! Certo è più semplice raccontare che i soldi mancano perché gli inquilini sono morosi. SORVEGLIARE E PUNIRE, SENZA MANUTENERE Infine è previsto un ampio sistema di controlli “per prevenire e contrastare le occupazioni abusive”. A tal scopo si rende possibile l’adozione di sistemi come il portierato sociale, il custode sociale, i presidi attivi e, soprattutto, l’utilizzo degli spazi vuoti non residenziali come presidi di sicurezza gestiti da forze dell’ordine, polizie locali o guardie giurate. È la vittoria della retorica di chi addita la responsabilità dei problemi in chi, per necessità, occupa degli alloggi lasciati colpevolmente vuoti, invece che verso chi specula e fa profitto sul diritto universale ad un tetto o chi non assegna le case disponibili. Una narrazione, insomma, in cui le vittime diventano carnefici, che ha la conseguenza di militarizzare e rendere più invivibili di quanto già lo siano i quartieri popolari, con conseguenze sociali devastanti. E per non farsi mancare nulla, nel progetto di legge si prevede una spesa di 3,65 milioni di euro per l’installazione di sistemi di videosorveglianza proprio allo scopo di evitare le occupazioni e gli atti vandalici. Tralasciando di commentare la superficialità di chi pensa di poter evitare le occupazioni grazie a delle telecamere, viene spontaneo domandarsi se per risparmiarsi queste non sia più consigliabile cominciare ad assegnare tutte quelle case lasciate vuote perché senza manutenzione. Ma è un problema che evidentemente la giunta non si è posta, visto che non c’è neanche un accenno ad un piano di manutenzioni per rendere assegnabili al più presto le numerose case lasciate vuote. In questo modo, com’è stato fatto in passato, si mette in campo un circolo vizioso per cui gli alloggi senza manutenzione diventano fatiscenti e danno il pretesto alle amministrazioni per venderle oppure buttarle giù per costruire dell’altro, magari un mega centro commerciale. IN SINTESI Il nuovo progetto di legge regionale sull’abitare della Giunta della Regione Lombardia dovrà essere discusso e approvato in Consiglio regionale prima di diventare effettivo. Scompare l’ERP (Edilizia Residenziale Pubblica), soppiantata da Servizi Abitativi Pubblici (SAP), le cosiddette case popolari, e Servizi Abitativi Sociali (SAS), cioè housing sociale, canone concordato, etc. Viene abolita la graduatoria in deroga (la cosiddetta graduatoria d’emergenza), che era un vero e proprio polmone per tante famiglie in emergenza abitativa. Viene concesso ai privati e alle cooperative di fornire i Servizi abitativi pubblici, privatizzando la gestione degli alloggi popolari. A essi spetteranno anche le assegnazioni, mentre i bandi resteranno di competenza dei Comuni. La cadenza dei bandi, i requisiti e la soglia economica per l’accesso alle graduatorie, i requisiti e le modalità dei bandi per l’accreditamento dei privati alla gestione dei Sap (cioè le modalità per cui i privati potranno gestire gli alloggi popolari), sono rinviati a regolamenti della Giunta successivi. I regolamenti regionali della Giunta non devono passare dalla discussione e dall’approvazione del Consiglio regionale per essere effettivi. Si prevede un fondo in intesa con le banche e la creazione delle Agenzie Casa comunali per sostenere gli affitti in caso di morosità incolpevole, di fatto garantendo la rendita dei proprietari. Si prevede la possibilità di alienare (cioè svendere) il 15% del patrimonio immobiliare pubblico, cioè circa 22.500 alloggi, e di valorizzare (cioè affittare) il 5%, cioè 7.500 unità. Sarà possibile istituire dei presidi di sicurezza delle forze dell’ordine o delle polizie locali o di guardie giurate all’interno delle unità vuote dei complessi popolari. All’incirca 3 milioni e 600 mila euro verranno spesi per installare sistemi di videosorveglianza per evitare le occupazioni abitative. Non sono previsti dei piani di manutenzione degli alloggi popolari, né per quelli in uso, né per le decine di migliaia sfitti. CONCLUSIONI Questa nuova proposta di legge regionale si va a sommare alle normative degli ultimi anni in un quadro di vero e proprio attacco verso i diritti più basilari. A partire dalla sanità fino alla scuola, passando per il lavoro e l’abitare sembra in atto un vero e proprio meccanismo di esclusione di una sempre più vasta fascia sociale. L’ottica non è più quella, se mai lo è stata, di garantire diritti fondamentali, ma di fornire servizi per chi può permetterselo e di prevedere soluzioni assistenzialistiche e di controllo sociale a basso costo per chi non può. Una coalizione dominante “bipartisan” ha sottoscritto questa proposta di legge e la dinamica di sottrazione del pubblico per un intervento sempre maggiore del privato è caratteristica principale di ciò che sta avvenendo anche sul piano nazionale con la trasformazione e ristrutturazione del welfare. Questi interventi legislativi sono supportati da dispositivi culturali che ne favoriscono la presa sulle masse e ne giustificano l’attuazione; retoriche mistificanti in cui si fanno passare le vittime per colpevoli e si tenta di spaccare l’unità della classe (l’art. 18 che “difendeva i fannulloni”, i “garantiti del lavoro” contro i precari, i poveri che si attengono alla legalità contro “gli abusivi”, gli stranieri che rubano le case agli italiani, etc.). Oltre che da modalità antidemocratiche di impostazione e messa in atto: i decreti legge, i regolamenti regionali, i poteri straordinari sono tutti meccanismi che consentono di evitare discussioni politiche ed eventuali mobilitazioni sociali di contrasto. Opporsi a questo quadro e a queste narrazioni vuol dire costruire esperienze di autorganizzazione, solidarietà e mutuo soccorso dove loro dividono, a partire dai nostri quartieri. Opporsi a questa legge regionale è possibile, così come è possibile costruire delle alternative dal basso al pensiero unico. Blocchiamo la nuova proposta di legge regionale sui servizi abitativi. Organizziamoci contro sfratti e sgomberi. Facciamo della solidarietà un’arma e continuiamo a sostenere le nostre rivendicazioni politiche in tema di diritto all’abitare: 1) Cancellazione della nuova proposta di legge regionale, che trasforma l’abitare in un mero servizio anzichè in un diritto per migliaia di persone, e che distrugge completamente l’edilizia residenziale pubblica. 2) Stop dismissione e svendita del patrimonio pubblico: fermare la svendita del patrimonio pubblico, bloccare i nuovi piani di vendita del patrimonio di Edilizia Residenziale Pubblica e del Demanio, come caserme, colonie e residenze degli enti. 3) Utilizzo da parte del comune di tutti gli stabili comunali sfitti, requisizione degli edifici statali regionali e provinciali sfitti per convertirli in E.R.P e requisizione dello sfitto privato di proprietà di banche e immobiliari per iniziare a far fronte alle migliaia di persone in graduatoria assegnando questi spazi o alloggi anche  in autorecupero. 4) Autorecupero e assegnazione in stato di fatto delle migliaia di case sfitte: dare la possibilità di autorecuperare gli alloggi pubblici da parte di chi li abita occupandoli per necessità a costo zero per l’amministrazione, assegnare le case in stato di fatto del patrimonio Aler e comunale scalando poi le spese dagli affitti. Incentivare l’autocostruzione usando stabili come fabbriche, caserme per ricavarne alloggi per l’emergenza abitativa. 5) Blocco generalizzato di tutti gli sfratti, ivi compresi quelli per morosità, e degli sgomberi di tutti gli occupanti per necessità per non alimentare l’emergenza abitativa e ripartenza della commissione/sanatoria art.34 comma 8 approvata nel novembre 2012. 1 Qui il testo completo:http://www.casa.regione.lombardia.it/shared/ccurl/149/956/Dgr%204270%20_6_11_2015.pdf A cura di: COMITATO ABITANTI DI SAN SIRO martedì h. 19.00 Spazio Micene, via Micene, Milano –www.cantiere.org – Fb/Tw: Abitanti San Siro COMITATO DI LOTTA PER LA CASA LAMBRATE venerdì h. 19.30 Panetteria Occupata, v. Conte Rosso 20, Milano – casextutti@libero.it MOVIMENTO CASA CINISELLO giovedì h. 21.00 Spazio20092, v. Cremona –spazio20092.wordpress.com – Fb/Tw: Mov Casa Cinisello

LIVORNO, ASSEMBLEA IL 10 DICEMBRE DOPO LE PESANTI CONDANNE DEI VENTI ATTIVISTI E IL DIRIGENTE DI ASIA-USB, PER LA LIBERTÀ DI MOVIMENTO.

Livorno -

Livorno, pesanti condanne contro venti attivisti e dirigente sindacale ASIA e USB. La libertà di movimento è sotto attacco. La connessione delle lotte è la nostra risposta. Un modello inquietante di governabilità sta venendo imposto al nostro paese. Grandi eventi come l’Expo o il Giubileo fino al clima di guerra che si respira in queste settimane vengono utilizzati per chiudere spazi di agibilità politica, colpire il diritto di sciopero e reprimere il dissenso sociale. Vincoli e diktat sempre più stringenti chiudono spazi alla mediazione politica o alla rappresentazione democratica degli interessi popolari. E attivisti  di movimenti sociali e delegati di sindacati conflittuali vengono colpiti per impedire che il conflitto assuma proporzioni più rilevanti. Il modello di governance oggi dominante esclude ogni mediazione tra esigenze diverse e conforma sfere sempre più ampie della società ad una disciplina autoritaria. Gli stessi organismi intermedi che negli anni hanno espresso tentativi – ed anche cedimenti – nel trovare soluzioni non ispirate alle terapie shock, vengono via via silenziati, isolati, liquidati. Alle domande sociali in termini di lavoro, abitazioni, reddito acutizzate dalla crisi, si risponde con il muro sul terreno delle priorità e con il dogma dell’applicazione tout court delle leggi in materia di ordine pubblico. Alle resistenze e ai movimenti sociali nei vari territori non si risponde più con la ricerca delle soluzioni possibili e condivise ma con i diktat che paiono ormai la filosofia ispiratrice che proviene a cascata dalle istituzioni di Bruxelles ai governi nazionali fino alle amministrazioni locali. Ogni ambito che ricerchi e pratichi una funzione della politica come fattore di coesione sociale e di soluzione ai problemi collettivi, viene esautorato dagli istituti coercitivi. Colpisce quanto accaduto in questi giorni a Livorno nei confronti degli attivisti dei movimenti di opposizione sociale, condannati a pene esemplari, così come viene repressa la lotta per il diritto all’abitare, la resistenza popolare in Val di Susa o i picchetti di lavoratori che non hanno altro strumento per far pesare i loro diritti. Le lotte sociali e sindacali finiscono sempre più spesso nelle aule dei tribunali dove vengono sottoposte a condanne dalla magistratura giudicante, la quale esclude ormai ogni contestualizzazione o attenuante di carattere sociale nell’applicazione della legalità. E’ impressionante quanto visto nel caso di Giovanni Ceraolo, dirigente sindacale dell’ASIA-USB, e degli altri venti attivisti livornesi, che recentemente hanno ricevuto una pesante condanna per aver partecipato e promosso alcune manifestazioni e contestazioni nei confronti del Partito Democratico locale. Questo modello di governabilità usa la clava della legalità per impedire che settori sociali deboli possano far sentire i loro interessi o le loro esigenze con i pochissimi strumenti rimasti per esercitarli: quelli del conflitto, dello sciopero, delle occupazioni di edifici vuoti, delle manifestazioni di piazza. A fronte dell’emergenza sociale abitativa o della disoccupazione, non si attivano i ministeri competenti per trovare le soluzioni ma si creano “pool” specializzati nelle Procure per neutralizzare con misure repressive gli attivisti e i sindacalisti. Non siamo ancora alla logica del generale Bava Beccaris contro il popolo che protestava contro la tassa sul macinato, ma è un modello che molto somiglia a quello bonapartista e sabaudo che ha cercato con ogni mezzo di impedire che le proteste popolari diventassero lo strumento dell’emancipazione sociale collettiva del paese. Noi questo allarme vogliamo farlo suonare adesso chiaro e forte, e facciamo appello affinché nessuno sottovaluti quanto sta accadendo nel nostro paese. E’ già accaduto, sta accadendo di nuovo e il silenzio rischia di diventare assordante. Impedire la criminalizzazione del conflitto sociale e sindacale e dei soggetti che lo animano, non è un problema di legalità o governabilità, è linfa vitale per una democrazia a rischio. Mettere in connessione settori sociali diversi, ugualmente colpiti dalle politiche di austerity e dai tagli alla spesa sociale, e costruire forme di condivisione e di solidarietà è il cammino che abbiamo intrapreso. Per queste ragioni l’ASIA-USB Nazionale invita tutti i movimenti sociali e sindacali, gli attivisti e le attiviste, alla mobilitazione e al confronto; propone un’assemblea a Livorno per giovedì 10 dicembre 2015 alle ore 18,00 c/o la Sala Sindacale del Comune in piazza del Municipio 1 – piano terra. Associazione Inquilini e Abitanti (ASIA-USB)

IL DIRITTO ALL’ABITARE È MOLTO PIÙ CHE UN TETTO SULLA TESTA. DOMENICA 13 DICEMBRE INCONTRO NAZIONALE A ROMA.

Roma -

La questione abitativa nel nostro paese continua a rappresentare la delizia e la dannazione per milioni di famiglie. L’Italia infatti continua ad essere il paese europeo che spende poco o niente – a differenza degli altri - nei programmi di edilizia sociale, alimentando così penuria di alloggi con affitti accessibili, speculazione a tutto campo in materia di abitazioni e una conseguente ma perdurante emergenza sociale abitativa in tutti  i grandi e medi centri urbani. La questione della casa in Italia continua ad essere aggredita da ogni punto di vista sia dalle misure governative che dagli interessi degli speculatori privati. -          Ci sono 3 milioni di famiglie italiane (11,7 % del totale) in difficoltà con le spese sulla casa, rate del mutuo, imposte, affitto e utenze, come certifica un’indagine ISTAT resa nota di recente; -          Ci sono trecentomila famiglie sotto sfratto e che rischiano di andare in mezzo alla strada; -          Ci sono migliaia di famiglie di inquilini delle case popolari e comunali in estrema difficoltà perché le case verranno messe all’asta e vendute al miglior offerente come conseguenza del Decreto Lupi; -          Ci sono decine di migliaia di famiglie di inquilini delle case degli enti pubblici e previdenziali che hanno visto raddoppiare o triplicare l’affitto e vengono sfrattate se non sono in grado di pagarlo o sono vittime di dismissioni a prezzi speculativi; -          Ci sono decine di migliaia di inquilini, truffati da cooperative e imprese, a cui sono stati affittati o venduti alloggi sociali a prezzi di mercato, realizzati con finanziamenti e su terreni pubblici nei piani di zona di edilizia agevolata; -          Ci sono migliaia di famiglie in emergenza abitativa deportate e parcheggiate in strutture private (strapagate dalle amministrazioni pubbliche) e abbandonate da anni a se stesse; -          Ci sono milioni di famiglie che nei decenni scorsi hanno acquistato la casa in cui abitano e contro cui i governi e gli enti locali si accaniscono con imposte, tasse, balzelli di ogni tipo; -          Ci sono migliaia di famiglie, di single e migranti, che per necessità, e non certo per gioco, hanno occupato le case e gli edifici lasciati vuoti dalla speculazione immobiliare o dalla trascuratezza degli enti pubblici. A questa moltitudine sociale, che riguarda il settore più precario e povero del nostro paese, tramite il Decreto Lupi sono oggi negati i diritti elementari come la residenza - e quindi il diritto alle cure - o l’iscrizione a scuola dei figli; -          Ci sono infine ancora milioni di alloggi e fabbricati tenuti vuoti, invenduti, inutilizzati, costruiti solo per le triangolazioni speculative tra costruttori, banche e fondi immobiliari. Case che vengono vendute e comprate, che vengono date in garanzia per ottenere nuovi prestiti da investire magari all’estero ma che restano completamente inutilizzate ai fini abitativi per i quali gli era stata concessa la licenza a costruire. Chiunque viva nelle nostre città sa che questa è una realtà dimostrabile nei fatti e che quotidianamente alimenta una emergenza abitativa dalle mille facce e, per fortuna, da mille conflitti e momenti di resistenza popolare. Ma il governo e i gruppi di interesse privati (costruttori, banche, investitori internazionali, fondi immobiliari) agiscono sistematicamente per peggiorare la situazione e con aperta ostilità contro le famiglie in emergenza abitativa. Si ha la netta impressione che il governo abbia scatenato la “guerra contro i poveri” ritenendoli responsabili della loro situazione perché non hanno seguito il modello italiano secondo cui “la casa o te la compri o è un problema tutto tuo”. Questo modello italiano di privatizzazione del problema abitativo (così come in Spagna) si sta rivelando un totale fallimento rispetto ad altri paesi  europei dove la maggior parte del parco abitativo è pubblico o sociale, gli affitti sono accessibili, uscire da una casa per passare ad un'altra non è dramma che prevede l’intervento militare della polizia. Da decenni i governi italiani citano l’Europa per giustificare il lavoro sporco ma adottano solo le direttive europee o internazionali che vanno contro gli interessi popolari. In Italia si spende poco o male per l’emergenza abitativa, non si costruiscono alloggi sociali o ad affitti accessibili, non si utilizza l’enorme patrimonio di abitazioni lasciate vuote e invendute dai costruttori e dalle banche. Invece si adottano misure ancora più penalizzanti per centinaia di migliaia di famiglie con problemi abitativi, di basso reddito o di disoccupazione dovuta alla perdita del lavoro, quando si costruiscono case popolari lo si fa marginalizzando la gente in casermoni edificati in periferie lontane e indecenti. Ma il diritto all’abitare per noi è molto di più che un tetto sulla testa. Il diritto all’abitare è un fattore centrale dell’emancipazione sociale di tutti e non una bancarella in più per gli appetiti dei mercati e degli speculatori. E’ la difesa del bene comune, dell’idea del recupero urbano del patrimonio sfitto e abbandonato, del consumo zero del suolo. Sul diritto all’abitare come sull’emergenza sociale abitativa occorre cambiare completamente registro e costringere governo e speculatori a retrocedere, con ogni mezzo. Abitare un quartiere o una città richiama ad un insieme di diritti che vengono sacrificati da una gestione delle città completamente sottomessa alle logiche finanziarie. La valorizzazione dei suoli o la cartolarizzazione delle proprietà hanno permesso in questi anni di trasformare il diritto ad una vita decente e a standard alloggiativi dignitosi in una merce, così come sta avvenendo per tutti gli altri diritti, dalla salute alla mobilità all’istruzione.  Il suolo o l’immobile vengono concepiti solo come occasione per surplus economici e gli interessi degli abitanti non hanno più alcuna voce in capitolo nelle scelte di chi governa le metropoli. Ecco perché si punta alla valorizzazione dei centri storici, alla gentrificazione, ai consumi di lusso e alle città vetrina: perché queste sono altrettante occasioni di speculazione. Mentre le mille periferie restano tagliate fuori, o sono considerate solo come occasione di ulteriore speculazione. Non si costruiscono case popolari ma si continuano ad edificare enormi centri commerciali o altre grandi opere, per lo più dannose sia al territorio, che all’economia, oltreché fuori da ogni controllo democratico. Questo in un territorio ormai coincidente con quell'enorme città diffusa che per costruire spazi indefiniti, dispotici ed inospitali  privatizza  ogni risorsa  naturale e comune per accaparrarsi e assicurarsi senza sosta rendita e profitto. In questa gestione delle città in cui prevalgono gli interessi rapaci di costruttori e gruppi finanziari anche multinazionali, è cresciuta in questi anni l’area del malaffare e della corruzione. Si tratta di un intreccio sempre più stretto tra politica e affari, nel quale entrano in gioco in modo prepotente gruppi criminali e malavitosi. L’esempio di Mafia Capitale a Roma non costituisce una eccezione ma la regola, né l’inchiesta e il processo in corso sono riusciti finora a fare piena luce su un sistema molto più ramificato dentro le amministrazioni e nelle economie locali. Ecco quindi che la lotta per la casa oggi si intreccia con una battaglia più generale per una gestione democratica delle città, per riscrivere le agende delle priorità urbanistiche e di destinazione delle risorse. Si intreccia con la lotta contro i poteri finanziari che stanno imponendo il destino delle metropoli e negando ai cittadini il diritto a vivere in ambienti sani, accoglienti e dignitosi dove poter costruire una vita ricca di relazioni e di legami sociali. Sul tema della difesa del diritto all’abitare e dell’edilizia pubblica l’ASIA-USB convoca un incontro nazionale per Domenica 13 dicembre ore 10,00 a San Basilio (Roma) in via Tiburtina 1064. Interverranno: Roberta Lombardi, deputata M5S - Antonello Sotgia, urbanista - Vincenzo Perticaro, avvocato - Alessandro Gaeta, giornalista d’inchiesta Speciale Tg1 - Franco Russo, Forum Diritti Lavoro - Carovana delle Periferie - Aboubakar Soumahoro, Usb migranti - Delegati ASIA di varie città. Associazione Inquilini e Abitanti (AS.I.A.-USB)

Solidarietà di Usb e ASIA agli imputati nel "Processo Prefettura" a Livorno

Livorno -

Livorno – venerdì, 20 novembre 2015 L’Unione Sindacale di Base di Livorno esprime la massima solidarietà al suo dirigente sindacale Ceraolo Giovanni e a tutti gli imputati del processo appena conclusosi.  In una città che non ha visto ancora nessun colpevole per la strage del Moby Prince e per il disastro ambientale dei bidoni tossici, in una città dove apparentemente non esistono né la corruzione né le tangenti perché nessuna indagine seria è mai stata svolta, una città ancora in mano ai poteri forti che agiscono impunemente in ogni settore compreso quello legato al lavoro e alle cooperative (ultimo caso il licenziamento politico di una nostra delegata) si è deciso di dare una punizione esemplare a 20 attivisti e sindacalisti a causa della loro intensa attività a fianco dei lavoratori, dei disoccupati e dei senza casa. Un segnale politico chiaro in un momento di forti tensioni sociali legate alla mancanza di lavoro e di prospettive. La conferma della nostra tesi è data anche dalla pesantissima pena “accessoria” che il giudice ha voluto infiggere al nostro iscritto e dirigente. 5 anni di interdizione dai pubblici uffici, il massimo consentito. In questo modo si vuole evitare che Ceraolo possa continuare a  svolgere liberamente la propria attività sindacale e politica anche in contesti istituzionali o di trattativa. La condanna di ieri purtroppo non arriva inaspettata. Tutto il processo si è svolto in clima intimidatorio. Aspetteremo i prossimi gradi di giudizio e continueremo a sostenere in ogni occasione gli imputati a partire dall’assemblea cittadina del 30 novembre. Unione Sindacale di Base LivornoAssociazione Inquilini Abitanti Asia-Usb Livorno20 novembre 2015