Las Vegas: Nelle fogne vivono oltre 30mila vittime della crisi economica

Roma -

Questo è l'esempio che ispira la politica della casa del governo italiano con il piano #‎Lupi‬ ‪#‎Renzi‬ e con l' ‪#‎Art5‬ - ‪#‎AsiaUsb‬ per il ‪#‎diritto‬ alla ‪#‎casa‬ Ex manager, operai licenziati, persone rovinate dal gioco. Nessuno se ne accorge ma nel sistema fognario di Las Vegas vivono oltre 30mila persone In superficie le luci, gli hotel, i casinò. Sotto terra una rete infinita di fogne che per molti sono diventate una casa. Nessuno se ne accorge ma nel sistema fognario di Las Vegas vivono oltre 30mila ex manager, operai licenziati, persone rovinate dal gioco. Vengono chiamati uomini talpa, e sono clochard o uomini rovinati dalla crisi economica. Matthew O’Brien si è tuffato in questo universo sotterraneo e ha percorso 8000 chilometri di gallerie. Ecco il suo documentario.

Madrid: l’affitto sociale è realtà

La sindaca di Madrid, Manuela Carmena, ha deciso di porre un argine alla politica degli sfratti vigente nella capitale spagnola, mediante l'istituzione dell'affitto sociale: un affitto agevolato per le famiglie svantaggiate. Oltre 220 famiglie madrilene, affittuarie presso gli appartamenti della Emvs (Empresa municipal de la vivienda y suelo: un ufficio municipale che si occupa della gestione degli immobili comunali, inclusa l’edilizia popolare) hanno recentemente trascorso giorni infernali. Un ordine di sfratto per morosità incolpevole, emesso dalla stessa Emvs, rischiava di far finire in mezzo alla strada quasi mille persone. Questa misura impopolare è la diretta e inevitabile conseguenza delle politiche liquidatorie messe in atto dall’amministrazione locale uscente, la quale, in ossequio ai diktat neoliberisti imposti dal governo, ha tentato di svendere tutto il patrimonio pubblico esistente ai privati. Gli immobili in questione stavano per essere (s)venduti ad un fondo speculativo ad alto rischio. Una tragedia sociale, dato l’alto numero degli inquilini a rischio sfratto, che la nuova giunta, guidata dalla neosindaca Carmena, arrivata all’incarico come titolare della candidatura della piattaforma cittadina “Ahora Madrid” (di cui fa parte anche il movimento politico Podemos), ha impedito attraverso l’istituzione dell’affitto sociale. Tale misura prevede in sostanza un affitto agevolato, con forti sgravi fiscali, che tenga conto della capacità economica dei debitori. Per comprendere realmente la portata di questo provvedimento occorre ripercorrere la parabola del mercato immobiliare spagnolo nell’ultimo quindicennio. Erano i primi anni del 2000 quando la Spagna governata da Zapatero faceva registrare crescite economiche record nell’area euro, con un deciso innalzamento del tenore di vita. Il paese divenne una forte attrazione per i principali creditori internazionali (Fondi pensione, Fondi Speculativi, Banche private), i quali cominciarono a concedere ingenti prestiti alle famiglie, con connesso aumento delle seconde case e delle ipoteche sulle prime. Quando nel 2007 scoppio’ su scala globale la crisi dei mutui subprime (la bolla del mattone), la Spagna fu uno dei paesi che più ne subi’ il contraccolpo: decine di migliaia di famiglie finirono sul lastrico, perdendo sia la prima che la seconda casa. Da quella tragedia, nulla di concreto e’stato fatto dai vari governi che si sono avvicendati per porre rimedio a questa situazione: infatti, dando un’ occhiata alle statistiche, si contano circa 600 mila sfratti negli ultimi 7 anni. Se però da un lato il governo centrale continua a non dare risposte, dall’altro alcuni comuni, in primis Madrid e Barcellona, hanno deciso di mettere in atto politiche abitative di stampo “sociale”: stop agli sfratti e reinserimento, negli immobili comunali in disuso, delle famiglie che versano in condizioni economiche precarie, mediante l’applicazione di canoni convenzionati e moderati. Per mettere in atto questo processo e’ stato creato un apposito ufficio di mediazione ipotecaria, all’interno del quale funzionari specializzati incaricati di studiare le capacità economiche sopracitate supporteranno le famiglie in difficoltà economica, recandosi nelle rispettive banche per cercare di trovare una soluzione specifica per ogni particolare condizione debitoria. «Questo è il primo importante passo di un cammino basato su politiche pubbliche che permettano di bloccare gli sfratti nella capitale», ha dichiarato Marta Higueras, vicesindaca e gestrice dell’Area “Equità, diritti sociali e lavoro” del comune di Madrid. Anche in Italia, dove a causa della crisi gli sfratti sono aumentati esponenzialmente, si sta virando in questa direzione: per il triennio dal 2014 al 2016, per i soggetti titolari di contratti di locazione di alloggi sociali adibiti a propria abitazione principale spetta una detrazione irpef che va da 450 a 900 euro. La norma, entrata in vigore nel 2014 con il Decreto Legge 47 del 28 marzo, ha infatti stabilito che coloro che sono in affitto in questa tipologia di alloggi avranno diritto a questa detrazione straordinaria sempre che i conduttori si trovino entro alcuni limiti reddituali. Infatti, al contribuente con reddito del nucleo familiare fino a 15.493,71 toccherà la detrazione di 900 euro. Oltre questo reddito e fino a 30.987,41 la detrazione si riduce alla metà, ossia 450 euro. Nonostante il provvedimento debba essere considerato un passo in avanti, ci sono alcuni aspetti poco chiari: secondo la legge l’alloggio sociale e’ quell’immobile adibito ad un uso residenziale e dato in locazione alle famiglie meno abbienti, che non sono in grado di accedere alla locazione del libero mercato. La genericita’ della legge non chiarisce, ad esempio, se le case popolari, come quelle dell’Ater siano incluse o meno. Al netto di alcune imperfezioni, l’affitto sociale puo’ essere considerato un primo passo verso un traguardo ben piu’ ambizioso: rendere la casa un diritto inalienabile di ogni cittadino.

E SE ANCHE NOI DICESSIMO NO? ASSEMBLEA DIBATTITO A ROMA

Roma -

Per discutere: - l'esito del referendum in Grecia - Contro l'Unione Europea che ha prodotto il taglio delle spese sociali, le privatizzazioni, la precarietà del lavoro, la riduzione dei salari, l'aumento della disoccupazione, l'attacco al diritto alla casa, alla salute e all'ambiente - Le lotte sociali dentro l'orizzonte della rottura dell'Unione Europea. ASSEMBLEA PUBBLICAMARTEDI' 14 LUGLIOC/O CENTRO SOCIALE CORTO CIRCUITOVIA FILIPPO SERAFINI 57 ORGANIZZA LA CAROVANA DELLE PERIFERIE

Spagna. Bocciato il decreto anti-sfratti che non piaceva al Pp

Spagna. Pollice verso del tribunale costituzionale alla legge del governo di sinistra andaluso. Il Tri­bu­nale Costi­tu­zio­nale spa­gnolo ha col­pito ancora. Sta­volta per scon­fes­sare il fiore all’occhiello della com­pli­cata sta­gione di alleanza fra Izquierda Unida e socia­li­sti in Anda­lu­sia, chiu­sasi con la con­vo­ca­zione di ele­zioni anti­ci­pate all’inizio di quest’anno da parte della pre­si­dente anda­lusa. In pieno dibat­tito post-elettorale, l’organo che in teo­ria assi­cura la cor­retta appli­ca­zione della Costi­tu­zione spa­gnola del 1978, ha emesso l’attesa sen­tenza sul decreto anti­sfratti varato dalla giunta anda­lusa su pres­sione dei soci mino­ri­tari di Izquerda Unida nell’aprile del 2013. Pol­lice verso. Il decreto «per assi­cu­rare la fun­zione sociale della casa» pre­ve­deva che il governo regio­nale potesse «espro­priare» per un periodo mas­simo di tre anni gli appar­ta­menti sot­to­po­sti a sfratto ipo­te­ca­rio da una banca o da un’agenzia immo­bi­liare nel caso le fami­glie sfrat­tate fos­sero a rischio di esclu­sione sociale. In cam­bio, la giunta avrebbe pagato il 2% del valore della casa all’entità pro­prie­ta­ria. Il decreto pre­ve­deva anche una serie di san­zioni pro­por­zio­nali per chi man­te­neva gli edi­fici sfitti e la crea­zione di un «Regi­stro delle case disa­bi­tate». Suc­ces­si­va­mente a que­sto decreto, subito impu­gnato dal governo cen­trale di Mariano Rajoy, e quindi sospeso, il par­la­mento anda­luso aveva appro­vato una legge che ampliava il ven­ta­glio di pos­si­bili bene­fi­ciari di que­ste misure sociali. Una legge anch’essa pron­ta­mente impu­gnata dal Par­tito popo­lare e attual­mente sospesa. Il Tri­bu­nale costi­tu­zio­nale si è espresso per ora solo sul decreto, a mag­gio­ranza di 8 con­tro 4, con tre «voti par­ti­co­lari» dei magi­strati pro­gres­si­sti che hanno fatto met­tere a ver­bale tre diverse inter­pre­ta­zioni giuridiche. La sen­tenza dà ragione solo su uno de tre punti alla Giunta anda­lusa. Secondo i giu­dici, al con­tra­rio di quello che soste­neva il governo Rajoy, la decre­ta­zione d’urgenza, data l’emergenza sociale in atto, rispon­deva al requi­sito di «straor­di­na­ria e urgente neces­sità» che esige la costi­tu­zione. Que­sto punto del ricorso è stato dun­que respinto per­ché era neces­sa­ria una «azione nor­ma­tiva asso­lu­ta­mente imme­diata» per dare com­pi­mento all’articolo 47 della Costi­tu­zione: “Tutti gli spa­gnoli hanno il diritto di poter usu­fruire di un allog­gio degno e adeguato”. Tut­ta­via la cri­tica prin­ci­pale del Tri­bu­nale si con­cen­tra su altre due que­stioni. Primo, che “il dovere di desti­nare il bene all’uso abi­ta­tivo” cozza con­tro il diritto alla pro­prietà, un tema che non può essere oggetto di decreto, bensì di legge. Su que­sto punto, dun­que, la suc­ces­siva legge potrebbe risol­vere il pro­blema. Ma la que­stione chiave, che dif­fi­cil­mente potrà essere aggi­rata dalla legge sospesa, è che secondo gli alti magi­strati, la norma oggetto di ricorso invade la com­pe­tenza sta­tale sulla “coor­di­na­zione e pia­ni­fi­ca­zione gene­rale dell’attività eco­no­mica” oggetto di altro arti­colo della Costi­tu­zione. Nella sen­tenza, il Tri­bu­nale osserva che il governo cen­trale ha appro­vato una legge, con­si­de­rata del tutto insuf­fi­ciente dai movi­menti di base per il diritto alla casa, e che que­sta legge pro­tegge i debi­tori in maniera com­pa­ti­bile “con l’adeguato fun­zio­na­mento del mer­cato ipo­te­ca­rio”, men­tre quella anda­lusa no. Ossia, in altre parole, il Tri­bu­nale crede che il diritto delle ban­che a riscuo­tere i loro debiti è più impor­tante del diritto alla casa, pre­vi­sto dalla stessa costi­tu­zione e da innu­me­re­voli trat­tati internazionali. Secondo il giu­ri­sta e magi­strato eme­rito del Tri­bu­nale Supremo José Anto­nio Mar­tín Pal­lín, si tratta di una sen­tenza del tutto “inco­sti­tu­zio­nale”, come ha dichia­rato ieri in un’intervista molto dura alla Cadena Ser. Quando la legge venne bloc­cata dal ricorso del Pp, con la giu­sti­fi­ca­zione che la legge avrebbe potuto minac­ciare la ripresa eco­no­mica, erano già 144 le fami­glie anda­luse a cui era stato con­cesso l’esproprio temporaneo. Il Tri­bu­nale Costi­tu­zio­nale, al cen­tro di molte pole­mi­che – per esem­pio, per le discu­ti­bili deci­sioni rela­tive allo sta­tuto auto­no­mico cata­lano e alla con­vo­ca­zione del refe­ren­dum “vir­tuale” sull’indipendenza del novem­bre scorso – è in Spa­gna un organo total­mente vin­co­lato al sistema par­ti­tico. Otto dei suoi mem­bri sono eletti dalle Cor­tes e dal Senato (in que­sto momento entrambi a mag­gio­ranza popo­lare), due diret­ta­mente dal governo e solo due dal Con­si­glio del Potere Giu­di­ziale, l’equivalente del Csm italiano. Ieri la Giunta anda­lusa “ad inte­rim” (in quanto il nuovo par­la­mento non ha ancora rag­giunto la mag­gio­ranza per nomi­nare la pre­si­dente Susana Díaz) ha annun­ciato di star stu­diando la pos­si­bi­lità di ricor­rere al tri­bu­nale europeo.

Ada Colau, l’Indignata AntiSfratti è Sindaco di Barcellona

La lista Barcelona en comú prima alle municipali della capitale catalana con il 27% dei seggi di Luca Tancredi Barone, dal manifesto Una okupa al potere. Se voles­simo tro­vare un titolo a effetto per le ele­zioni ammi­ni­stra­tive in Spa­gna del 24 mag­gio su cui si gioca il futuro poli­tico del paese, baste­rebbe con­cen­trarsi sul fatto che Ada Colau sarà sin­daco della seconda città spa­gnola, Bar­cel­lona. Colau è diven­tata famosa dopo essere apparsa in Par­la­mento due anni fa a difen­dere la legge di ini­zia­tiva popo­lare, poi affos­sata dal Pp, che chie­deva una cosa sem­plice: che alle ban­che bastasse ritor­nare in pos­sesso della casa per estin­guere il debito dei morosi. Nel paese della più grande bolla spe­cu­la­tiva immo­bi­liare euro­pea, dove, per dire, nel 2005 si costrui­vano più case che Ger­ma­nia, Fran­cia e Ita­lia assieme e si sti­mano più di 5 milioni di case vuote, mezzo milione di per­sone sono state but­tate fuori di casa ma man­ten­gono il loro debito con le banche. E, nel più asso­luto disin­te­resse delle isti­tu­zioni, sono state aiu­tate dalla «Piat­ta­forma vit­time del mutuo» (Pah, dalla sigla in spa­gnolo), nata dalle ceneri del 15M a Bar­cel­lona e dif­fusa in tutto il paese. Che li ha aiu­tati a affron­tare le ban­che e soprat­tutto ha dato un tetto, occu­pando le case vuote delle ban­che, a migliaia di per­sone. Colau ne è stata la por­ta­voce e oggi, secondo alcuni son­daggi, la sua Bar­ce­lona en comú (Bar­cel­lona in comune) sarebbe il par­tito più votato (con circa il 26% dei voti, con­tro i 19% dell’attuale sin­daco, della demo­cri­stiana Con­ver­gèn­cia i Unió e con un con­si­glio comu­nale fram­men­ta­tis­simo). L’abbiamo incon­trata all’una di notte, instan­ca­bile, in chiu­sura di un comi­zio alla Barceloneta. La sua can­di­da­tura ha messo insieme vari fram­menti della sini­stra: da Pode­mos, ai rosso-verdi cata­lani di ICV, a Izquierda Unida, oltre a vari movi­menti cit­ta­dini. Un’impresa unica. Come ha fatto? Viviamo un momento di ecce­zio­na­lità, e cose impos­si­bili fino a poco tempo fa stanno diven­tando pos­si­bili. Da un lato c’è una truffa chia­mata crisi che sta intac­cando i diritti fon­da­men­tali, un’assenza di demo­cra­zia, una cor­ru­zione gene­ra­liz­zata, una crisi eco­no­mica e una crisi poli­tica del paese. Dall’altro, c’è un’eccezionalità in senso posi­tivo: sono già anni che il paese si sta mobi­liz­zando: il 15M, le maree per la sanità e l’educazione, la Pah. Il pro­cesso elet­to­rale nasce in que­sto con­te­sto di «rivo­lu­zione demo­cra­tica». Dob­biamo esserne orgo­gliosi: in altri paesi la rispo­sta è stata di tutt’altro segno. Il muni­ci­pa­li­smo poi è sto­ri­ca­mente un luogo di rot­tura dal basso, dove la poli­tica è più vicina alle persone. C’entra la città di Bar­cel­lona in que­sto successo? Bar­cel­lona non è una città come le altre. Ma qui c’è una mag­gio­ranza sociale pro­gres­si­sta, la città è stata pio­niera di pro­cessi di rot­tura (si rife­ri­sce al periodo repub­bli­cano, ndr) ed è una città dove più che in altri posti si può vin­cere; di posi­zioni testi­mo­niali ne esi­stono già abba­stanza. Il primo obiet­tivo era di mobi­liz­zare quel 50% di asten­sio­ni­sti che non ave­vano mai par­te­ci­pato. Aggiun­gendo sia chi stava facendo poli­tica da tempo, come Icv o Iu, sia i più nuovi, come Pode­mos. A tutti abbiamo detto la stessa cosa: i cit­ta­dini ci chie­dono gene­ro­sità e ampiezza di vedute per dare prio­rità agli obiettivi. E il fatto che sia lei a gui­dare la can­di­da­tura ha aiu­tato più che in altri casi? Ogni città è una realtà diversa. Qui esi­ste un tes­suto sociale più orga­niz­zato che in altre città. La mia figura visi­bile e di con­senso aiuta alla tra­sver­sa­lità e a unire per­sone diverse. Ma ce ne sono altre meno visi­bili dei movi­menti per la casa, per la povertà ener­ge­tica, del mondo acca­de­mico. Non è un caso che il nostro lavoro abbia ispi­rato più di 40 altre can­di­da­ture in altre città di tutta la Spagna. Mi rac­conti come avete costruito pro­grammi e liste. Ci siamo detti che se face­vamo que­sto pro­cesso non era solo per met­tere altre per­sone al posto di quelle che ci sono, ma per cam­biare il modo di fare poli­tica. E non pote­vamo aspet­tare il giorno dopo le ele­zioni per farlo. Abbiamo pun­tato sul pro­ta­go­ni­smo dei cit­ta­dini, sulla tra­spa­renza, e sull’indipendenza finan­zia­ria (con una cam­pa­gna di cro­w­d­fun­ding, ndr). Tutti quelli che hanno voluto par­te­ci­pare al pro­cesso deci­sio­nale sui grandi temi l’hanno potuto fare, senza nes­suna «tes­sera» di Bar­ce­lona en comú — che peral­tro non esi­ste. Il primo passo è stato quello di farci «vali­dare» dai cit­ta­dini. In piena estate e in poche set­ti­mane, abbiamo rac­colto 30mila firme per assi­cu­rarci di non essere un gruppo di fuori di testa senza nes­suno die­tro. Poi, in un momento di discre­dito della poli­tica, abbiamo appro­vato un codice etico. Da qui è sorta la limi­ta­zione del sala­rio, del numero dei man­dati, la resa dei conti, la pub­bli­ca­zione dell’agenda e una serie di cose per eli­mi­nare pri­vi­legi e cat­tive pratiche. A volte per­sino un po’ dema­go­gi­che. Un sala­rio di 2200 euro netti per un sin­daco (con­tro i 12mila dell’attuale) forse è fin troppo basso… Guardi, oggi come oggi più della metà delle per­sone a Bar­cel­lona ne gua­da­gna meno di mille. E noi stiamo esi­gendo esem­pla­rità da chi occupa cari­che pub­bli­che. Anche se evi­den­te­mente come can­di­data alla carica io non ho par­te­ci­pato a que­sto dibat­tito, ne accetto le con­clu­sioni. In gene­rale credo che se par­te­ci­pano molte per­sone in una discus­sione, si impone l’intelligenza col­let­tiva e il senso comune. Se no, non par­te­ci­pe­reb­bero in tanti e non si sareb­bero unite tante nuove per­sone al pro­getto. Io stessa, come molti altri, se ci fos­sero state pro­po­ste senza senso o dema­go­gi­che non mi sarei prestata. Con­ti­nuiamo con il pro­cesso di for­ma­zione del programma. Dopo que­sti passi, abbiamo fatto le pri­ma­rie e poi il pro­gramma, a par­tire dai gruppi di quar­tiere dove sono state rac­colte più di 2000 pro­po­ste che abbiamo diviso per assi pro­gram­ma­tici. Un’esperienza incre­di­bile. Cen­ti­naia di per­sone super esperte di mobi­lità, urba­ni­stica, eco­lo­gia, eco­no­mia. Un livello incre­di­bile di com­pe­tenza. Più di 5000 per­sone hanno par­te­ci­pato alla reda­zione del programma! E poi il nostro pro­gramma è aperto: la nostra idea è che il pro­gramma non si chiuda mai. Dovrà con­ti­nuare a essere inte­grato. Quando comin­ce­remo ad appli­care le misure, le dovremo valu­tare e se non fun­zio­nano cam­biarle. Tutto que­sto pro­cesso deve con­ti­nuare dopo il 25 maggio. Che cosa le ha inse­gnato la Pah? È l’esperienza da cui ho impa­rato più di tutte, senza con­tare la mater­nità. E sono loro infi­ni­ta­mente grata. La Pah mi ha dimo­strato che l’impossibile è pos­si­bile. Che la sto­ria di David con­tro Golia non è mito­lo­gia. Che la gente con meno potere e appa­ren­te­mente più mar­gi­na­liz­zata della società, cri­mi­na­liz­zata per i suoi debiti, ridi­co­liz­zata, se non si arrende e si uni­sce può muo­vere le montagne. Quelli che hanno perso tutto, che si sono uniti, senza ras­se­gnarsi, con enormi sforzi (per­ché i primi anni sono stati duris­simi), men­tre tutti ci dice­vano che era impos­si­bile affron­tare le ban­che, ce l’hanno fatta. Per me è stata una lezione di vita: l’unica cosa che non otter­remo è quella per cui non lot­tiamo. Magari ci vorrà più o meno tempo, ma qual­cosa otter­remo. E poi mi ha inse­gnato l’importanza delle pic­cole vit­to­rie. Dell’importanza di avere obiet­tivi ambi­ziosi, che magari non dipen­dono solo da noi, ma senza essere mas­si­ma­li­sti. Come nel caso di quelli che abbiamo ora: demo­cra­zia reale, finirla con la cor­ru­zione, ricon­qui­stare i diritti sociali, instau­rare un’economia giu­sta. Sapendo qual è la dire­zione, biso­gna met­tere obiet­tivi a corto, medio e lungo ter­mine e accu­mu­lare pic­cole vit­to­rie che dimo­strano che una vit­to­ria grande è pos­si­bile. È così che si otten­gono cose che sem­bra­vano impossibili. Lei ha un figlio di 4 anni. Come vive la con­ci­lia­zione fami­liare, e come pensa di poterla miglio­rare in una città come Barcellona? Non è facile, la società attuale non è fatta per con­ci­liare, si imma­gini i periodi elet­to­rali. Per­so­nal­mente, cerco di tro­vare il tempo sotto le pie­tre e ho la for­tuna di avere un com­pa­gno che mi aiuta. Come città, una cosa molto con­creta si può fare dal primo giorno: creare un sigillo di qua­lità con­trat­tuale che si appli­chi prima ai 12mila dipen­denti del comune e poi a tutte le imprese con cui lavora. Come con­di­zione per lavo­rare con il comune, ci devono essere salari degni con orari che per­met­tano la con­ci­lia­zione. Il comune deve essere esem­plare e que­sto cam­bie­rebbe molte dina­mi­che nella città. Oltre al tema degli orari, c’è anche quello dell’incorporazione dei bam­bini nella vita pub­blica, dove dovreb­bero avere più pro­ta­go­ni­smo e più voce. Dovrete scen­dere a patti. Con chi lo farete? Scar­tiamo quindi il PP e CiU, che incar­nano un modello con­tro cui abbiamo com­bat­tuto. In ogni caso, io non posso deci­dere da sola la poli­tica dei patti. Una volta visti i risul­tati, deci­de­remo in modo demo­cra­tico. Di certo, non scen­de­remo a patti sulle pri­va­tiz­za­zioni per­ché sono con­tra­rie al bene comune e al nostro modo di essere. Sono otti­mi­sta, tro­ve­remo il modo, anche se doves­simo inclu­dere più di un partito. Il punto è che stiamo facendo bene il pro­cesso e dal 25 mag­gio spe­riamo si aggiunga ancora più gente e lo fac­cia suo. Abbiamo mobi­li­tato mol­tis­sima gente per fis­sare le prio­rità della poli­tica pub­blica, anche gli altri par­titi si vedranno obbli­gati ad ascol­tare la voce dei cittadini. vedi anche: www.theguardian.com/world/2015/may/25/spains-indignados-ada-colau-elections-mayor-barcelona da: www.milanox.eu/ada-colau-lindignata-antisfratti-e-sindaco-di-barcellona/

Dittatura europea: la Bce contro la legge greca che blocca gli sfratti dalle prime case

Roma -

La Banca Centrale Europea – facendosi portavoce delle altre istituzioni che formano il cosiddetto ‘Brussels Group, l’ex troika – sabato scorso ha fatto sapere di non gradire affatto il progetto di legge presentato nei giorni scorsi dall’esecutivo ellenico che impedisce i pignoramenti e gli sfratti delle prime case in quanto supporrebbe un ‘rischio morale’ e minerebbe “la cultura della responsabilità di fronte a un debito”. “L’ampiezza dei criteri ai quali far riferimento per essere coperti dalla legge va assai al di là della protezione dei debitori vulnerabili o con bassi redditi il che può generare un rischio morale e condurre a bancarotte di tipo strategico, minando la cultura del pagamento dei debiti e quindi la possibilità di un aumento dei prestiti nel prossimo futuro” recita la Bce in un giudizio legale reso noto sabato scorso. Il Ministero dell’Economia di Atene aveva sollecitato l’opinione giuridica della Bce sul progetto di legge antisfratti, uno dei provvedimenti promessi nel corso della campagna elettorale che a fine gennaio ha portato alla vittoria di Syriza e alla formazione del governo Tsipras. Il provvedimento impedisce l’esecuzione degli sfratti in caso di mancato pagamento di un mutuo per le prime case valutate al di sotto dei 300.000 euro i cui proprietari non godano di introiti annui superiori ai 50 mila euro. Inoltre la legge prevede che i proprietari, per essere coperti dalla legge presentata in parlamento, debbano possedere un patrimonio complessivo inferiore ai 500 mila euro. Si tratta di criteri assai più ampi rispetto a quelli previsti dalla legge che regola gli sgomberi già in vigore e che infatti ha consentito un’ondata di sfratti in questi anni in tutta la Grecia. Criteri che non piacciono però alla Banca Centrale Europea: “questo progetto di legge allarga significativamente i criteri per quanto riguarda il valore della proprietà protetta, il reddito annuale e la quantità di denaro depositata in un conto corrente bancaria” ha fatto notare, stizzita, l’istituzione finanziaria dell’Ue che considera la soluzione proposta dal governo greco non sostenibile tenendo conto anche dell’alto indice di non pagamento dei debiti nei confronti delle banche da parte dei greci. “E’ probabile che i criteri troppo larghi previsti dagli estensori della legge incentivino i debitori che non necessitano veramente della protezione contro gli sfratti a non rispettare i propri obblighi o a ridurli considerevolmente pur avendo le risorse economiche necessari” prevede la Bce. Il tasso di insolvenza dei greci ammontava al 34.2% del totale dei prestiti e dei mutui a fine 2014, anche più elevato di quello registrato nel dicembre del 2013, secondo i dati diffusi dalla Banca Centrale Greca. Circa il 28.1% dei prestiti emessi dalle banche greche – per un valore complessivo di circa 69 miliardi di euro – registrano un ritardo nel pagamento di più di 90 giorni. Segno che la situazione sta peggiorando e che non si assiste a nessuna inversione di tendenza. La Bce può anche pensare che i greci stiano facendo i furbi e che pur avendo le risorse per pagare le rate si rifiutino di farlo sperando nell’indulgenza del nuovo governo. Ma basta farsi un giro per le strade di Atene e Salonicco per accorgersi che la povertà in Grecia è tornata in maniera prepotente, grazie anche alla cura imposta dalla troika che ha salvato le banche dei paesi creditori e affossato l’economia di un intero paese che vorrebbe oggi continuare a controllare fin nei minimi particolari.Resta ora da capire se il governo ellenico proseguirà per la propria strada e insisterà sull'implementazione della nuova legge nonostante le 'critiche' della Bce alle quali potrebbero far seguito delle verie e proprie stroncature da parte degli altri organi del direttorio dell'Ue. Oppure se Tsipras e i suoi ministri modificheranno il testo per venire incontro ad alcune delle segnalazioni dell'Eurotower - alla quale del resto il Ministero dell'Economia ellenico ha chiesto un parere legale - deludendo però le aspettative dei settori popolari del proprio paese.

Espropriazione: dall’UE divieto di ipoteca sulla casa anche per banche e finanziarie

Roma -

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea emette una stravolgente sentenza contro ipoteche di banche e finanziarie: il diritto all’abitazione non si può toccare. Il giudice può bloccare, in via provvisoria, la finanziaria che mette all’asta la casa familiare del consumatore se si accorge che nel contratto di credito al consumo, fatto firmare a quest’ultimo, sono presenti una o più clausole abusive (quelle clausole, cioè, che pongono oneri particolarmente vincolanti a carico del consumatore e a vantaggio dell’azienda, vietate dalle direttive dell’UE). La vendita forzata può essere immediatamente stoppata perché il diritto all’abitazione è intangibile in base alle norme europee. È questa la sintesi di una interessantissima sentenza emessa qualche minuto fa dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea [1] che autorizza i giudici nazionali a stoppare la vendita forzata degli immobili per debiti contratti con banche e finanziarie. Queste ultime, invero, la fanno “da padroni” quando si tratta di contratti e modelli prestampati, imponendo ai cittadini clausole che, invece, sono spesso vietate dalla normativa europea (cosiddette “clausole abusive”). Risultato: l’ipoteca è nulla e il pignoramento immobiliare deve essere arrestato. I giudici comunitari chiariscono la portata della tutela dei consumatori in caso di diritto reale di garanzia (ipoteca) sulla casa d’abitazione. Il diritto all’abitazione è fondamentale e deve essere preso in considerazione dal giudice nazionale nell’attuazione della direttiva sulle clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori. Gli Stati membri sono tenuti ad adottare meccanismi di tutela tali da far cessare l’utilizzazione delle clausole qualificate come illegittime. Prosegue la Corte di giustizia: gli Stati Ue devono cioè applicare meccanismi efficaci per scoraggiare le pratiche abusive. In caso di rilevata sussistenza di tali clausole abusive deve dunque ritenersi che il giudice nazionale competente abbia la facoltà di adottare qualsiasi provvedimento provvisorio che vieti la prosecuzione dell’esecuzione forzata e della relativa vendita della casa nel corso di un procedimento di esecuzione stragiudiziale su un bene dato in garanzia. Non solo. La Corte di Giustizia mostra grande interesse per la “prima casa” o, comunque, qualsiasi abitazione dei cittadini. Si legge infatti nella sentenza: bisogna prestare particolare attenzione qualora il bene gravato dall’ipoteca sia l’immobile che costituisce l’abitazione della famiglia del consumatore. Vuoi restare aggiornato su questo argomento? Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newslette [1] C. Giust. UE, sent. n. C-34/13 del 10.09.14.

Los Angeles, senzatetto ucciso dalla polizia

Roma -

Un senzatetto è stato ucciso a Los Angeles da agenti di polizia nel quartiere popolare di Skid Row. Il video, postato su Facebook da un cittadino che ha assistito agli eventi, mostra una violenta lite tra un uomo e le forze dell'ordine. "Getta l'arma", si sente urlare nel video, poi cinque colpi di pistola e l'homeless inerme a terra. Il portavoce della polizia - il sergente Barry Montgomery - ha dichiarato al Los Angeles Times che gli agenti stavano rispondendo alla segnalazionde di una rapina nella zona. Poi - stando sempre alla ricostruzione delle forze dell'ordine - i poliziotti si sarebbero avvicinati al clochard "per parlargli". Ma quest'ultimo avrebbe reagito e opposto resistenza, fino ad arrivare a una "lotta per una delle armi di un agente". Quindi gli spari. Steve Soboroff, presidente della commissione della polizia di Los Angeles, ha chiesto attraverso i media di "non dare giudizi affrettati. Non è giusto per la famiglia della vittima, per la sua memoria o per gli ufficiali" video.repubblica.it/mondo/los-angeles-senzatetto-ucciso-dalla-polizia/193535/192518

Migliaia a Londra in marcia per la casa, cresce la rabbia contro la speculazione privata.

Roma -

Gentrification. Sindacati, organizzazioni politiche e comitati di quartiere, nella capitale britannica, contro i piani di sviluppo urbano che spingono migliaia di famiglie sempre più lontano.La mani­fe­sta­zione «March for Homes» di ieri è par­tita dai quar­tieri est e sud di Lon­dra per ricon­giun­gersi davanti al muni­ci­pio della città. Le due zone, tra­di­zio­nal­mente popo­lari, sono tra le più col­pite da pro­cessi di gen­tri­fi­ca­zione che costrin­gono un numero sem­pre mag­giore di per­sone ad allon­ta­narsi dal cen­tro o per­sino a tra­sfe­rirsi in altre città. Sin­da­cati, orga­niz­za­zioni poli­ti­che, ma soprat­tutto mol­tis­simi gruppi locali auto orga­niz­za­tisi nei vari quar­tieri per lot­tare con­tro la distru­zione di interi com­plessi di case popo­lari o ad «affitto abbor­da­bile» ricom­prati da inve­sti­tori privati. Come le mamme del Focus E15, gio­vani donne con figli a carico e spesso disoc­cu­pate, espulse nel 2013 dall’ostello in cui vive­vano dopo che il comune labu­ri­sta del Newham, a est di Lon­dra, aveva deciso di non finan­ziare più tali alloggi sociali. O come mol­tis­simi altri abi­tanti che sem­pre più spesso si orga­niz­zano nei cen­tri abi­tati minac­ciati di «rige­ne­ra­zione urbana». Sono circa 50 in tutta Lon­dra i com­plessi ricom­prati da inve­sti­tori pri­vati, per essere distrutti e sosti­tuiti da resi­denze di lusso che la vasta mag­gio­ranza dei lon­di­nesi non può per­met­tersi. Come le 54.000 case attual­mente pia­ni­fi­cate o in costru­zione, che saranno messe in ven­dita a circa un milione di ster­line, men­tre le case a prezzi abbor­da­bili rap­pre­sen­tano solo un quinto di quelle progettate. Il veloce cam­bia­mento della città non è quindi solo pae­sag­gi­stico, ma ine­vi­ta­bil­mente sociale e cul­tu­rale, e sta tra­sfor­mando Lon­dra in un “ghetto per ric­chi” e in un enorme cen­tro com­mer­ciale. I pro­getti di rige­ne­ra­zione e svi­luppo messi in atto in vista dei gio­chi olim­pici del 2012 ave­vano già sol­le­vato forti pole­mi­che e movi­menti di pro­te­sta con­tro la distru­zione di nume­rose case popo­lari nell’est lon­di­nese sosti­tuite da par­chi olim­pici e infra­strut­ture spor­tive. Strut­ture che il comune rie­sce dif­fi­cil­mente e occa­sio­nal­mente a riu­ti­liz­zare, dopo i gio­chi olim­pici. La situa­zione è andata aggra­van­dosi, tanto più che il sin­daco con­ser­va­tore Boris John­son ha dichia­rato più volte la sua bene­vo­lenza nei con­fronti di inve­sti­tori pri­vati stra­nieri che pun­tano sul mer­cato immo­bi­liare della capi­tale bri­tan­nica, lasciando spesso interi immo­bili vuoti per anni, e che rap­pre­sen­tano oggi circa l’80% degli acquirenti. I pro­getti di demo­li­zione e svi­luppo non rispar­miano nep­pure i luo­ghi “anima” della città: buona parte del mer­cato di Cam­den Town è già stata ricom­prata per costruirvi appar­ta­menti di lusso; l’occupazione del 12 Bar ha per­messo di pub­bli­ciz­zare la distru­zione pro­gres­siva della famosa Tin Pan Alley, quar­tiere sto­rico del rock indi­pen­dente inglese, dove i famo­sis­simi bar ven­gono rim­piaz­zati da catene inter­na­zio­nali di fast­food e negozi. Ma le occu­pa­zioni e i movi­menti di pro­te­sta si sono mol­ti­pli­cati in que­sti ultimi mesi per denun­ciare la crisi abi­ta­tiva e la discri­mi­na­zione nei con­fronti di abi­tanti non bri­tan­nici, e per richie­dere un tetto mas­simo sugli affitti e la costru­zione di nuove case popo­lari. In una città in cui i costi dell’abitare sono già estre­ma­mente alti e con­ti­nuano a cre­scere, dove i salari reali sono in costante calo e il numero di sen­za­tetto non accenna a dimi­nuire, il diritto alla casa e alla città sta risve­gliando lo spi­rito di pro­te­sta dei lon­di­nesi di ogni ori­gine, che ieri hanno mostrato tutta la loro volontà di ripren­dersi la loro città.

Nel 2016 l’1% della popolazione sarà più ricco del resto del mondo

Roma -

L’analisi-denuncia presentata da Oxfam (confederazione di 17 Ong che combattono la povertà in più di 100 Paesi) a Davos in Svizzera Gli «happy few», l’ «1%» della popolazione, entro il 2016 sarà più ricco del rimanente 99% degli abitanti del pianeta. Questo se sarà confermata la tendenza attuale che ha visto - nonostante la crisi - l’ «1%» di nababbi ha visto aumentare il totale dei loro patrimoni dal 44% di tutta la ricchezza mondiale del 2009 al 48% nel 2014. Non solo. Del 52% di ciò che resta della ricchezza mondiale non in mano all’ «1%», il 46% è comunque del «20%» della popolazione un po’ meno ricca (non abbastanza da essere nella prima categoria ma che comunque non ha problemi di denaro). Il rimanente 79% della popolazione mondiale si spartisce solo le briciole: il 5,5% della ricchezza mondiale, con un reddito medio di 3.851 dollari l’anno (3.331 euro). Il «reddito medio» dell’ «1%» è di 2,7 milioni di dollari (2,33 milioni di euro). Un’autentica «esplosione dell’ineguaglianza» che sembra confermare le teorie del fortunato libro dell’economista francese Thomas Piketty, «Il capitale nel XXI secolo», e aiuterà il programma di aumento delle tasse per i ricchi che Barack Obama presenterà domani sera nel discorso sullo «Stato dell’Unione». Questa l’analisi-denuncia presentata oggi da Oxfam (confederazione di 17 Ong che combattono la povertà in più di 100 Paesi) a Davos in Svizzera che da domani vedrà riunito sotto la «montagna incantata» il gotha di economia e politica di tutto il mondo. La denuncia Winnie Byanima, direttore generale di Oxfam Internazionale si è chiesta se davvero la gente vuole vivere in un mondo dove l’ «1%» possiede da solo più di tutti il resto del mondo. «La scala dell’ineguaglianza globale - ha detto - e semplicemente piuttosto sconcertante e malgrado il tema sia balzato in primo piano sull’agenda globale, il divario tra i più ricchi ed il resto si sta allargando rapidamente». Lo studio, peraltro, conferma un rapporto diffuso dalla banca svizzera Credit Suisse (non tacciabile di pauperismo) lo scorso ottobre, secondo il quale l’ «1%» possedeva già quasi la metà della ricchezza mondiale.

Case popolari, a Madrid Goldman intima gli sfratti

Milano -

La città di Madrid vende le case popolari a istituzioni finanziarie private, tra cui Goldman Sachs, e quest'ultima comincia a sfrattare gli inquilini. Non è soltanto una storia dalle implicazioni sociali negative, ma anche una questione che investe la giustizia: i magistrati della capitale spagnola hanno aperto un'inchiesta perché sospettano che dietro l'operazione immobiliare di compravendita si nascondano arricchimenti illeciti. Ma dietro le carte, bollate e non, c'è la cruda realtà di centinaia, se non migliaia di famiglie che rischiano di rimanere senza un tetto. Come Veronica Hidalgo, che il 18 febbraio dovrà andarsene dalla sua abitazione alla periferia di Madrid: una ragazza madre disoccupata con due bambini piccoli. Alla donna era stato garantito che le condizioni contrattuali d'affitto non sarebbero cambiate, e così effettivamente è stato. Soltanto che, non vivendo più in una casa popolare, ella non aveva più diritto alla sovvenzione pubblica per l'alloggio. Da quel momento in poi, invece di pagare 50 euro di canone mensile, ne avrebbe dovuti sborsare 407. Ma Veronica non se lo può permettere perché vive soltanto dei 324 euro di reddito minimo garantito. E dice di non capire perché non le abbiano trovato un altro appartamento, visto che erano passati otto anni prima che le fosse assegnato quello attuale. Non sono stati diffusi dati ufficiali su questo fenomeno: non si sa, quindi, quante famiglie si trovino nelle condizioni di Veronica. Quel che è certo, invece, è che dopo l'esplosione della bolla immobiliare, negli ultimi anni, molte amministrazioni locali spagnole si sono trovate in difficoltà a causa della forte svalutazione degli alloggi. Così nel 2013 è stato venduto in poche settimane il 15% delle case popolari nella capitale, in gran parte abitate da inquilini. In agosto 1.860 appartamenti sono stati ceduti al fondo americano Blackstone per 128 milioni di euro, mentre il mese successivo 2.935 alloggi sono finiti a Goldman Sachs e al fondo spagnolo Azora per 200 milioni. Il prezzo medio al quale è stato venduto ogni appartamento era di 67 mila euro, circa metà del valore di mercato. In generale, il fenomeno degli sfratti è salito vertiginosamente con il precipitare della crisi: negli ultimi sei anni, nell'intera Spagna, sono state pronunciate oltre 415 mila ordinanze, di cui circa 253 mila eseguite, il 61% del totale. Gli sfratti sono cresciuti del 7,3% nel terzo trimestre del 2014. I costi sociali nel paese iberico rischiano di diventare enormi.

Il pompiere anti sfratti eroe della Spagna

Roma -

Roberto Rivas è un vigile del fuoco iberico che si rifiuta di buttare le famiglie in strada Un pompiere che si oppone agli sfratti di coloro che non hanno soldi per ripagare i propri mutui sulla casa è diventato il nuovo eroe della Spagna. Il suo nome è Roberto Rivas, ed è diventato un novello Robin Hood che si rifiuta di buttare sulle strade le famiglie perché non pagano più le banche oppure gli usurai. Rivas è stato sanzionato per il suo comportamento, ma ha ricevuto il supporto di migliaia di persone, a partire dai suoi colleghi. ROBERT RIVAS IL ROBIN HOOD ANTI SFRATTI - Gli sfratti sono uno dei simboli della crisi della Spagna. Il boom dell’immobiliare e il successivo scoppio della bolla rappresentano una delle principali ragioni delle difficoltà economiche iberiche. Il tema è molto sentito dalla popolazione, e chi lotta contro gli sfratti riceve un significativo consenso da parte dell’opinione pubblica. Uno dei nuovi beniamini del movimento che si batte contro gli sfratti è Roberto Rivas, un pompiere di La Coruña che si è ripetutamente rifiutato di buttare fuori dalle loro abitazioni donne anziane che non sono state in grado di ripagare i loro debiti. Poco tempo fa Rivas ha guidato un’azione spettacolare del gruppo «Stop Desahucios» (Stop agli sfratti), un nuovo episodio dell’impegno di questo vigile del fuoco in favore degli inquilini. A settembre Rivas si era rifiutato di sfrattare una donna anziana, ed era stata multato dall’amministrazione cittadina di La Coruña con una sanzione pecuniaria di 600 euro. Il pompiere ha però rimarcato come il suo lavoro sia aiutare le persone e salvarne la vita, non rovinarle, sottolineando come gli sfratti siano una forma istituzionalizzata di repressione contro i cittadini.

Nel 2013 senza casa 22 milioni di persone nel Mondo per l’emergenza clima

Roma -

Avete mai pensato che è per l’emergenza clima se milioni di persone (e quelli sono solo i sopravvissuti) l’anno scorso hanno perso tutto quello che avevano? Sono questi i risultati del rapporto del Norwegian Refugee Council’s Internal Displacement Monitoring Centre e sono alquanto inquietanti. Si ha così la conferma di quanto non si possa perdere più tempo in materia di inquinamento e di effetti sul clima; nel 2013, dice il rapporto, vi sono stati ben 22 milioni di sfollati per effetto di disastri naturali (tre volte più alto degli sfollati in seguito ad un conflitto armato), mentre, se si guarda al lungo termine, dal 1970 a oggi si è quadruplicato il numero delle persone che hanno dovuto lasciare le loro case in seguito a catastrofi naturali. Il continente più flagellato è l’Asia, dove si sono consumati quasi tutti i disastri che hanno determinato il maggior numero di senzatetto. In questo continente, lo scorso anno, ben 19 milioni di persone hanno dovuto abbandonare le loro case per il tifone Haiyan e di queste 4,1 milioni solo nelle Filippine. Ma se i Paesi in via di sviluppo piangono, quelli industrializzati non ridono: negli Stati Uniti, ad esempio, sono 218.500 le persone rimaste senza casa dopo i tornado che hanno colpito l’Oklahoma nel 2013. Ma anche in Italia abbiamo dovuto fare i conti con continue alluvioni, frane e mareggiate. Specie il Nord est, ma anche Lombardia, Toscana, Emilia Romagna e Liguria. Mentre al Sud particolarmente colpita è stata la Basilicata e in Puglia la zona di Peschici. Per questo motivo non dobbiamo ritenere quello degli sfollati per l’emergenza clima un problema a noi lontano ma cominciare a pensare che rappresenta un problema reale la cui risoluzione si fa sempre più pressante, per il bene del nostro Pianeta e per la nostra stessa sopravvivenza.

Spagna. Pompiere si rifiutò di sfrattare vecchietta: il via al processo

Roma -

Pompiere si rifiuta di sfrattare vecchietta: il via al processo „ E' arrivato in tribunale tra applausi e abbracci dei sostenitori: Roberto Rivas è diventato un simbolo della lotta agli sfratti nel suo paese, la Spagna Pompiere si rifiuta di sfrattare vecchietta: il via al processo „ Ovazioni, applausi e abbracci: Roberto Rivas è diventato l'icona della lotta per la casa in Spagna. Lui è un pompiere che vive e lavora a A Coruna, in Galizia. Più di un anno fa, precisamente il 18 febbraio del 2013, si rifiutò di spezzare la catena che chiudeva la porta di casa di Aurelia Rey, affinché la donna di 85 anni non venisse sfrattata dal suo appartamento, in cui viveva da oltre trent'anni. Grazie al gesto, l'anziana signora riuscì a rimanere altri due mesi in casa prima di trasferirsi in un appartamento più economico. Così è cominciato il processo a suo carico e proprio nel tribunale della sua città. E' stato accusato di "provocare reazioni che potrebbero alterare la sicurezza cittadina". Per quel gesto del 18 febbraio è stato condannato a pagare una multa e lui ha fatto ricorso. Rivas è diventato un simbolo della lotta per la casa in Spagna: spesso è stato fotografato in prima linea alle manifestazione per il diritto all'abitare e con in mano striscioni e cartelli con scritto "no agli sfratti".IN SPAGNA LA CRISI E' "DI CASA" - Soltanto nel 2013 in Spagna sono state sfrattate circa 50mila famiglie per morosità, ovvero perché non avevano più la possibilità di pagare il mutuo o l'affitto. Una vera e propria emergenza sociale. “ Potrebbe interessarti: www.today.it/mondo/pompiere-rifiuta-sfratto-anziana-spagna-roberto-rivas.html Seguici su Facebook: www.facebook.com/pages/Todayit/335145169857930 “ Potrebbe interessarti: www.today.it/mondo/pompiere-rifiuta-sfratto-anziana-spagna-roberto-rivas.html Seguici su Facebook: www.facebook.com/pages/Todayit/335145169857930

Agenzia Onu: raid israeliani a Gaza hanno incrementato l’emergenza abitativa

Roma -

Secondo quanto riferisce l’Ufficio dell’Onu per il coordinamento degli aiuti umanitari, in seguito all’offensiva israeliana nella striscia di Gaza, partita ufficialmente l’8 luglio, più di 108 mila palestinesi sono rimasti senza casa. In totale, 18 mila unità abitative, il 13% delle case di Gaza, sono state danneggiate in modo significativo, come ha riportato il portavoce dell’agenzia Onu Jens Laerke: “Organizzazioni sul terreno hanno riferito di un livello di distruzione senza precedenti. Molte persone stanno già vivendo in condizioni di sovraffollamento o inadeguate”. La situazione è dunque molto peggiorata rispetto a prima delle ostilità, quando comunque si registrava un deficit di abitazioni di 71 mila unità. I raid israeliani hanno inoltre causato importanti danni alle reti idriche e elettriche: solo il 10% degli abitanti di Gaza ha accesso quotidiano all’acqua, mentre l’elettricità è razionata ed è disponibile solo sei ore al giorno.

Sfratti incolpevoli, la Regione pronta al bando "bis"

Perugia -

Disponibili risorse per un milione PERUGIA - Gli uffici dell'assessorato regionale alla Casa stanno ancora ultimando le verifiche sulle domande arrivate entro lo scorso 22 gennaio. Ma si sta già pensando ad un bando "bis" che aiuti a sostenere l'emergenza sfratti. Circa un centinaio le famiglie colpite da sfratto per morosità incolpevole che troveranno un nuovo alloggio e altrettanti i proprietari che riceveranno un contributo fino ad un massimo di 7.600 euro in due anni. la dotazione iniziale del bando lascia però una disponibilità che è ancora prossima al milione di euro (compresi i fondi che da Roma dovrebbero arrivare proprio in tema di sfratti). Per questo si sta lavorando alla redazione di un nuovo "piano" che sia sempre dedicato alle famiglie che hanno perso (appunto, in maniera incolpevole) la loro unica (o principale) fonte di reddito e che dunque rischiano di rimanere senza un tetto. Stavolta però si vorrebbe intervenire prima che lo sfratto sia esecutivo. E dunque immaginare forme di aiuto sia nei confronti degli inquilini, che così avranno risorse per sostenere i canoni di locazione, sia verso i proprietari, ai quali si vorrebbe invece garantire il rientro delle somme che hanno innescato il provvedimento di sfratto. Data la gravità della situazione (tre sfratti al giorno in Umbria, con proiezioni davvero "nere") si cercherà di fare il più in fretta possibile, mettendo quanto prima a punto i dettagli del bando. Intanto, ieri mattina l'assessore regionale Stefano Vinti ha presentato il nuovo regolamento che disciplina le norme di riordino in materia di edilizia residenziale sociale, approvato da Palazzo Donini dopo il via libera del Consiglio delle autonomie locali ed il parere del consiglio regionale. Il testo introduce la soglia di 12mila euro di reddito Isee per partecipare ai bandi di assegnazioni degli alloggi di edilizia residenziale e fissa precisi criteri relativamente alle dimensioni degli appartamenti in relazione alla composizione dei nuclei familiari. Il testo ora passa all'esame dei consigli comunali che dovranno integrarlo con i punti di loro competenza, ma anche in questo caso la parola d'ordine è "fare presto". L'obiettivo è infatti quello di riaprire le graduatorie entro il prossimo mese di aprile: sono circa 5.500 le famiglie in lista d'attesa e la platea potenziale di interessati ad un alloggio popolare è di almeno 10.000 nuclei. Probabilmente, si riusciranno - almeno al momento - a soddisfare le richieste di circa 200 famiglie. Ma questo nuovo strumento normativo dovrebbe consentire anche una ricognizione fra gli alloggi già assegnati e verificare se vi siano casi di sottoutilizzo degli appartamenti (case troppo grandi per famiglie troppo piccole) così da procedere a trasferimenti e nuove assegnazioni.