La lettera del prefetto Gabrielli: «Ecco cosa ho fatto sugli sgomberi a Roma»

ASIA-USB ricorda al Prefetto Gabrielli che le "strategie di risposta all’«emergenza-casa» erano ad un punto morto" e lo sono tutt'ora.

Queste 'strategie' stanno aggravando il dramma della casa al quale si risponde solo con continui sfratti senza soluzioni alternative e con l'intervento violento delle forze dell'ordine (uso dei manganelli e degli idranti contro donne e bambini) a difesa della rendita.
Occorre invece fermare sfratti e sgomberi, costringere la Regione Lazio e il Comune di Roma ad attuare il piano regionale, per realizzare il quale non sono certamente sufficienti i 192 mln di € ancora fermi in regione. C'è bisogno di fare una verifica sull'utilizzo di tutti i fondi ex-Gescal girati al Lazio dopo e prima del 2001 (più di 650 mln di euro), come e dove sono stati spesi questi soldi; occorre mettere fine alla truffa dei PdZ e utilizzare parte di questo patrimonio tenuto sfitto per l'emergenza casa. Occorre avere un idea di intervento, utilizzando anche l'Ater, per recuperare il patrimonio sfitto a partire da quello tenuto sfitto o in dismissione degli enti previdenziali, per riconvertire a funzioni abitative quello abbandonato. E’ necessaria una sana gestione del patrimonio pubblico (Erp e non), non per lanciare scontate e ribollite campagne mediatiche, per metterlo a ‘profitto sociale’ – che significa riassegnare più di 1000/1300 alloggi ogni anno che mediamente si liberano – per fare scorrere le inutili graduatorie. Bisogna dire la verità sul Bonus dell’affitto: è uno strumento inutile, impraticabile, che serve solo per giustificare la chiusura dei costosissimi residence rimettendo per strada chi è in assistenza abitativa e attendeva l’assegnazione di un alloggio dignitoso.

SERVE SOLAMENTE FARE LA POLITICA PER LA CASA!

Roma -

Franco Gabrielli Prefetto di Roma

Edizione del 06.02.2016

Pubblicato 5.2.2016, 23:52

Gentile direttore,

l’articolo in cui Paolo Berdini, prendendo spunto dallo sventato tentativo di occupazione di un immobile in via Ostiense, taccia i Prefetti «che governano Roma» di cecità e strabismo di fronte al disagio abitativo, merita alcune brevi note di replica.
Nell’aprile dell’anno scorso, quando sono diventato Prefetto di Roma, le strategie di risposta all’«emergenza-casa» erano ad un punto morto.

La delibera del gennaio 2014, con la quale la Regione aveva stanziato 192 milioni di euro per reperire abitazioni per quanti vivono in condizioni precarie, era rimasta paralizzata dalle divergenze tra gli uffici regionali e comunali sul come darvi attuazione. Di contro, il numero degli edifici occupati illegalmente era salito, solo a Roma, a 110, scatenando le ovvie, ma anche giuste, rimostranze dei proprietari pubblici e privati. Un’equazione impossibile, di cui la Prefettura di Roma si è fatto carico a tutto tondo, non limitandosi – come pure avrebbe potuto fare – a un cieco ripristino della legalità formale.

In dieci mesi, sono state ridotte le occupazioni, scese a 101, con interventi però che hanno sempre avuto cura di non pregiudicare le situazioni ad uso effettivamente abitativo. Su questo versante – con l’unico strumento a disposizione: la moral suasion – abbiamo fatto un grande sforzo per riaccendere il dialogo tra Regione e Comune e dare concreta attuazione alla delibera del 2014, in modo da giungere al rilascio pacifico degli edifici. Va a merito di questa attività se il percorso intrapreso si sta avviando alla conclusione, aprendo a chi ne ha veramente titolo la prospettiva di potersi vedere assegnata una sistemazione alloggiativa degna.

Ma il compito della Prefettura è anche quello di prevenire ulteriori aggravamenti dell’emergenza-casa. Penso alle diverse centinaia di cittadini romani che rischiano di perdere le loro abitazioni di edilizia agevolata e convenzionata (i cd «piani di zona»), a causa di comportamenti spesso poco chiari da parte dei proprietari e di una mancata vigilanza delle Amministrazioni competenti. Anche su questo fronte, la Prefettura, andando oltre il proprio compito burocratico, sta esercitando un’opera di sensibilizzazione istituzionale che si spera possa contribuire ad una soluzione equa.

Guardando a queste cose, mi pare immeritato il giudizio di un Prefetto «cieco» e «strabico».

Ma si sa, per poter vedere bene bisogna conoscere e per conoscere bisogna informarsi.

Colgo l’occasione per salutarla cordialmente.

Franco Gabrielli, Prefetto di Roma