Per l’Aquila nessuno vuole due miliardi dall’Inail. La denuncia del presidente del consiglio di sorveglianza Lotito

L'aquila -

Dopo aver perso i fondi dei bilanci degli ultimi tre anni, altri 200 milioni di euro disponibili subito rischiano di non essere spesi per la ricostruzione a causa di un conflitto tra poteri istituzionali

(Il Ghirlandaio), Roma, 12 apr. Un pasticcio istituzionale-finanziario-immobiliare. E' difficile trovare altre parole per definire la vicenda dei fondi dell'Inail mai spesi per la ricostruzione dell'Aquila. Una cifra pari a poco meno di 2 miliardi di euro che doveva contribuire a spazzare via e macerie del terremoto del 6 aprile 2009 e a ridare nuove case, uffici, scuole e ospedali al capoluogo abruzzese. Non stanziamenti teorici, ma denaro liquido, subito disponibile perché parte dell'avanzo di bilancio che ogni anno l'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro macina e poi, per legge, deve far confluire su conti di deposito della tesoreria dello Stato che sono a rendimento zero. Ad alzare il velo su questa sconcertante storia, di cui si è scritto troppo poco, è Franco Lotito, presidente del Consiglio di Indirizzo e Sorveglianza dell'Inail. E lo fa in modo dettagliato e circostanziato, rivelando in una intervista  al portale di real estate, “Il Ghirlandaio.it’’, aspetti inediti di una gestione, quella relativa al ricco surplus finanziario dell’istituto, arrivato a quota 17 miliardi di euro, che appare quanto meno bizzarra visto che sono in gioco le coperture assicurative di milioni di lavoratori:  “Le macerie del terremoto sono ancora lì”, denuncia, “ma nessuno si è mosso per impegnare concretamente queste risorse. E' incredibile!”. Ma non solo. Lotito avverte: “Nel bilancio di previsione per il 2012 abbiamo stanziato altri 200 milioni di euro per l'Aquila. Sono soldi disponibili subito, ma se non ci dicono al più presto come spenderli, faranno la stessa fine dei 2 miliardi precedenti”. Ma com'è possibile? Per capirci qualcosa, occorre fare un salto indietro di qualche anno, risalire al 2008, quando l'Inail e gli altri enti previdenziali pubblici ottengono una norma che consente loro di investire il 7% delle risorse disponibili in immobili, ma solo in via indiretta, cioè attraverso fondi immobiliari. E' una svolta. L'Inail è un ente molto ricco e sul mercato si crea una forte aspettativa perché sta nascendo un nuovo investitore con una dotazione finanziaria enorme, una specie di fondo sovrano come quelli degli Emirati. Agli inizi del 2009 la macchina sta partendo, tecnici e consulenti legali sono al lavoro per costituire un grande veicolo d'investimento, ma l'entusiasmo dura poco. Arriva il terremoto dell'Aquila e dopo pochi mesi l'allora ministro dell'Economia, Giuliio Tremonti, promuove due provvedimenti che impongono all'Inail di spendere quel famoso 7% del surplus di bilancio in progetti di pubblica utilità e nelle zone terremotate dell'Abruzzo. Si è creata un'emergenza e l'Istituto deve rispondere all'appello. Qui comincia il rebus.

Presidente Lotito, che cosa è accaduto? Chiariamo una cosa: l'Inail si è sempre battuta per poter creare valore con il proprio avanzo di bilancio, per esempio, investendo in immobili a reddito, ma non si è neanche mai sottratta dall'impegno di contribuire alla ricostruzione dell'Aquila. Dopo una trattativa con il governo, nel 2010 è stato stabilito che in Abruzzo poteva essere speso il 50% del totale delle risorse disponibili per investimenti immobiliari, mentre la restante parte poteva essere destinata all'acquisto di immobili di pubblica utilità ma senza vincoli territoriali.

Di quali somme stiamo parlando per l'Aquila? Di 950 milioni per il biennio 2009/2010 e altrettanti per il biennio successivo.

Bene, quasi 2 miliardi di euro. L'Istituto aveva il compito di mettere a punto le procedure amministrative per investire queste risorse nelle aree terremotate. Perché non l'ha fatto? C'è sempre stato il vincolo dell'investimento indiretto, questo ha creato dei problemi. Non è mai accaduto che una ricostruzione post sisma avvenisse solo ed esclusivamente attraverso fondi immobiliari. Abbiamo anche provato, attraverso alcuni esperti, a mettere a punto procedure di evidenza pubblica per selezionare i veicoli e le sgr attraverso cui investire. Ma l'operazione è apparsa troppo macchinosa, complicata. Da parte nostra c'è sempre stata la convinzione che occorreva eliminare il vincolo dell'investimento indiretto e consentirci di fare investimenti diretti. E il via libera è finalmente arrivato con il decreto Milleproroghe dello scorso febbraio.

Aspetti un attimo. Vuole dire che per almeno due anni è stato tutto fermo a causa della burocrazia? Si è così. L'Inail non è autonomo, agisce sotto la vigilanza dei ministeri competenti, con i quali avrebbe dovuto mettere a punto la macchina della spesa per l'Aquila. Non nego che si è creato un conflitto di competenze amministrative e una confusione di ruoli istituzionali. Ma ripeto, gestire le opere di ricostruzione con soldi pubblici ma attraverso fondi immobiliari si è rivelata una soluzione complicata da attuare.

Non è che l'inail ha avuto il timore di impelagarsi su un terreno che riteneva scivoloso? Diciamo che da parte nostra c'è sempre stata una certa prudenza. Ma in questa vicenda c'è una totale assenza di responsabilità politica.

E che fine hanno fatto le somme che dovevano essere spese, cioè i 2 miliardi? Sono finite, come sempre, sul conto della Tesoreria dello Stato. A interessi zero, come accade per l'intero ammontare dell'avanzo di bilancio, cioè 17 miliardi.

Ma ora che il governo ha eliminato il vincolo degli investimenti indiretti, perché le somme non vengono impiegate per avviare in modo concreto la ricostruzione? Intanto perché occorrerebbe sapere qualcosa del piano di ricostruzione delle zone terremotate. E poi perché occorre dire le cose come stanno. L'Inail non ha più la disponibilità di questi soldi. Forse non tutti sanno che l'Inail è un ente ricco ma non può disporre del suo surplus di bilancio, cosa che, peraltro, crea un danno patrimoniale notevole.

In che senso? L'Inail, come tutti gli enti previdenziali e assicurativi, dovrebbe provvedere alla copertura delle riserve tecniche, che servono per pagare i vitalizi di domani. Ma l'avanzo di bilancio viene destinato alla Tesoreria e lo Stato ne dispone come crede, anche per le spese correnti. Quindi i soldi ci sono solo in teoria, perché nella pratica vengono spesi per altri scopi. Da sempre purtroppo funziona in questo modo. Con il risultato di un rilevante danno patrimoniale per l'Inail.

Perchè? Nonostante, il ricco avanzo di bilancio prodotto ogni anno, oggi l'Inail oggi arriva a coprire solo l'84% delle riserve, il che vuol dire che c'è una quota di lavoratori che non è coperto da garanzie. Su questo punto siamo da sempre in polemica con il governo.

Un problema nel problema. Ma torniamo alle risorse per la ricostruzione dell'Aquila. Da quello che si capisce, i 2 miliardi è come se fossero andati persi. E' corretto? Non è proprio così. Il governo Monti sembra orientato a sanare quest'anomalia. Con il Milleproroghe ha dato un segnale consentendo all'Inail di comprare l'immobile da destinare alla nuova Prefettura dell'Aquila. In più, è stato conferito al ministro per la Coesione Territoriale, Fabrizio Barca, il coordinamento sugli interventi di ricostruzione. Forse per la prima volta il tema sarà affrontato al di là della demagogia. Ma occorre fare presto, altrimenti il meccanismo si ripete.

Vale a dire? Nel bilancio di previsione l'Inail ha stanziato altri 200 milioni per l'Aquila. Ma qualcuno di dovrà dire in che modo devono essere utilizzati questi fondi che, ci tengo a dirlo, sono immediatamente disponibili e noi siamo pronti a sederci a un tavolo per fare la nostra parte. Se però si continuano a fare chiacchiere e nessuno si assume le responsabilità di dirci con quali forme dobbiamo investire, anche il capitolo di spesa di 200 milioni, che al momento è nella nostra disponibilità, sarà assorbito dalla Tesoreria a fine anno.

Ma non esiste un programma per la ricostruzione con tutti i progetti da finanziare? In realtà, lo ripeto, eccetto un documento elaborato dal Comune, manca un piano vero e proprio. Anche su questo punto il ministro Barca sta lavorando. Perciò negli ultimi tempi ho cercato di sollevare la questione in diverse sedi.

Anche polemizzando in modo vivace con il commissario per la ricostruzione nonché presidente della Regione Abruzzo, Giovanni Chiodi, il quale ha sostenuto che il rendimento atteso dall'Inail per gli investimenti in Abruzzo, il 3,1% medio, è troppo alto. Quello che dice Chiodi non ha senso. E' una polemica sterile. Insomma, ci sono i soldi, diteci come spenderli. Con la città ancora sotto le macerie, che senso ha continuare a parlare?