Asia-Usb in merito a quanto accaduto a Bologna in occasione della visita di Matteo Salvini

Bologna -

 

C’è un dato che vogliamo soprattutto evidenziare: gli abitanti dell’area sosta di via Erbosa questa volta non erano soli davanti all’ennesima provocazione del gerarca Salvini.

Prima di proporre e sostenere il presidio di sabato, li abbiamo incontrati diverse volte, abbiamo ascoltato le loro posizioni e dichiarato la disponibilità ad attenerci alle indicazioni che da loro provenivano. Detto questo, ci teniamo a precisare che chiunque si limiti nel ragionamento ai fatti di stamattina commette un grosso errore.

Una comprensione reale della situazione si può trarre dalle parole della coraggiosa donna che, a ragione, ha schiaffeggiato la consigliera Bergonzoni qualche giorno prima: “Vai fuori, fuori! Provochi? Vai fuori bastarda, che metti le cose sul giornaletto”.

Queste parole indicano con chiarezza da un lato l’esasperazione ormai giunta ad un livello incontenibile e dall’altro che qualsiasi atteggiamento istigante all’odio razziale non dovrebbe essere tollerato a nessun livello.

Questo vale tanto per Matteo Salvini quanto per il sindaco del Comune di Borgaro (To) Claudio Gambino (Pd) e per il suo assessore Luigi Spinelli (Sel) che hanno proposto, in quel paese, autobus separati per rom e italiani. Questa aberrante proposta, che ha incontrato il caldo consenso dell’esponente leghista Calderoli, è stata poco convintamente criticata all’interno dello stesso Pd.

Purtroppo a contrastare queste ovvietà è in primo luogo l’atteggiamento governativo, tutto teso alla creazione di un partito unico finalizzato all’instaurazione di un nuovo ordine economico che oggi sappia garantire profitti e privilegi anche nell’attuale condizione di crisi.

Da qui originano gli ampi spazi in cui proprio gli atteggiamenti xenofobi e razzisti, in larga parte anche istituzionali, possono svilupparsi e crescere. In una condizione di grande malessere economico e sociale, infatti, torna  comodo avallare qualsiasi operazione che favorisca la disgregazione e l’odio all’interno del settore sociale che oggi maggiormente subisce la crisi.

Matteo Salvini con la sua ignoranza (appare chiaro dalle interviste rilasciate che non consoce neppure la differenza tra sinti e rom!) è solo un ingranaggio in un meccanismo crudele, ma dello stesso meccanismo fa parte anche chi addossa ai cittadini che hanno fermato la sua provocazione la responsabilità per quanto accaduto sabato mattina.

Tutti a posteriori sembrano essere d’accordo sul fatto che bisognava impedire a Salvini di recarsi presso il campo. Pare sia stata la Prefettura a prendere la decisione di autorizzare la sua visita pur nel dissenso di Comune e altre istituzioni, ma è stata la piazza e le associazioni organizzate (sindacato, centri sociali, movimenti politici) ancora una volta a farsi baluardo di quei valori ai quali tutti (a parole) fanno riferimento. È stata la piazza, i centri sociali e le associazioni organizzate , con la passione e le contraddizioni che li caratterizzano. Sono state tutte queste organizzazioni a non lasciare soli gli abitanti del campo. È facile dalle stanze dei palazzi criticare e fare proclama, mentre fuori i drammi della quotidianità diventano più brucianti; è facile depositare corone di fiori e celebrare cerimonie per le vittime della Uno bianca e poi assecondare dinamiche politiche evidentemente tese al massacro sociale.

È da quella piazza, e da quelle associazioni,  che chiunque sia stanco di subire deve ripartire. Occorre farlo con intelligenza, consapevolezza evitando di cadere nel trabocchetto - caro al potere - di trasformare le rivendicazioni sociali in questioni di ordine pubblico. Bisogna farlo lavorando e impegnandosi per la ricostruzione di un fronte di lotta che ricomponga tutti i settori sociali che loro vogliono dividere.

Rispetto alla dinamica dei fatti vogliamo sottolineare solo che l’auto di Salvini è stata fermata dal blocco che si è opposto al suo transito. La macchina era ferma e chi la conduceva poteva scegliere se tornare indietro in tranquillità o procedere nella consapevolezza di mettere a repentaglio l’incolumità dei ragazzi. È stata ferma abbastanza a lungo da far ritenere che la scelta di avanzare a velocità sostenuta sia stata voluta. Ed è stata una scelta criminale.

Lunedì il fascista Salvini sarà a Imola a provocare gli abitanti de La Pascola, trenta rifugiati appena accolti in Italia.

Ci saremo anche noi per porgere ancora una volta argine al fascismo della Lega e del suo Portavoce.