Arresto Magnoni e casse previdenza, Fnsi l'alternativa chiede dimissioni Camporese

Roma -

 

Fnsi l'alternativa torna alla carica sulle "spericolate operazioni tra fondi immobiliari" del presidente dell'Inpgi, ricordando anche l'opacità degli accordi coi Nattino

“Siamo stati facili profeti, purtroppo: i nodi delle spericolate operazioni tra fondi immobiliari del presidente Andrea Camporese stanno venendo al pettine. Siamo garantisti a 360 gradi. Non possiamo tuttavia non notare l’assordante silenzio di Camporese, dopo la perquisizione negli uffici dell’Inpgi e nella sua abitazione, così come è avvenuto per il presidente della Cassa di previdenza dei ragionieri Paolo Saltarelli, in merito alle vicende della bancarotta della finanziaria Sopaf e all’arresto dei fratelli Magnoni. Riteniamo un atto dovuto le dimissioni di Camporese da presidente dell’Istituto di previdenza dei giornalisti perché possa chiarire al meglio il proprio operato e perché possano essere tutelati nel migliore dei modi l’Inpgi e i giornalisti italiani, certamente parte lesa”. Lo hanno dichiarato i consiglieri nazionali della corrente sindacale dei giornalisti Fnsi l’alternativa, Paolo Corsini, Massimo Calenda, Marco Ferrazzoli e Pierangelo Maurizio.

Secondo le indagini della Procura della Repubblica di Milano e del Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di finanza, ricordano, sarebbero spariti 7,5 milioni di euro dei giornalisti e 15 milioni dei medici nella vendita nel 2009 da parte della finanziaria Sopaf, ai due enti di previdenza, di quote del Fip (Fondo immobili pubblici), a sua volta cedute da una società austriaca. In un’altra operazione 52 milioni si sarebbero volatilizzati dalla cassa ragionieri. “Ci limitiamo a sottolineare alcune coincidenze e alcuni aspetti che finora non sono stati messi in luce”, continuano i quattro consiglieri: “Nel 2009 con un incredibile contratto ‘immodificabile’ e a prezzi ritenuti di molto superiori ai valori di mercato Camporese ha acquistato tramite Sopaf per 30 milioni di euro quote del Fip, il fondo voluto nel 2004 dall’allora ministro dell’Economia Tremonti.

Il Fip è gestito dalla Società Investire Immobiliare della Banca Finnat della famiglia Nattino, la stessa che monsignor Nunzio Scarano aveva accusato di aggiotaggio nel corso degli interrogatori sullo scandalo Ior. Combinazione, notano ancora i consiglieri, la Investire Immobiliare si è aggiudicata lo scorso anno anche la gara per l’istituzione e la gestione del Fondo “Giovanni Amendolain cui deve confluire tutto il patrimonio immobiliare dell’Inpgi. “Poniamo due domande, come sempre semplici. Perché una mattina del 2009 il presidente Camporese ha avvertito la necessità di investire 30 milioni dell’Inpgi 2 (cioè i contributi versati per lo più da colleghi a partita Iva e precari, che non avranno in cambio alcuna prestazione), praticamente saturando l’intera quota di investimenti nel mattone da parte della Gestione separata, in quote del Fip senza per altro rivolgersi direttamente al Fondo o alla società gestore ma tramite la Sopaf dei fratelli Magnoni e una triangolazione con l’estero? Quali sono le vere motivazioni e finalità della recente costituzione del Fondo Immobiliare Inpgi, rispetto alla quale da mesi non riusciamo – voce nel deserto – ad avere spiegazioni accettabili?”

Quindi i firmatari della nota ricordano di aver chiesto da quasi un mese, insieme al collega Fabrizio de Iorio di Giornalisti in movimento, consigliere di Stampa Romana, al Presidente dell’Inpgi, al vicepresidente Serventi Longhi e alla Direzione, altra documentazione, quale il piano industriale del Fondo “Giovanni Amendola” e i verbali di gara. Richiesta che non ha avuto ad ora alcuna risposta.

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