Bologna, casa: dall'emergenza al diritto! Impariamo da Napoli

Bologna -


Ormai da tempo – diversi anni – Asia in città fa notare ai cittadini e all’amministrazione comunale l’esistenza di un’emergenza abitativa a Bologna. Gli sfratti sono sempre di più, e sempre più violenti, gli affitti sono altissimi e le case popolari sono così poche che le persone devono aspettare anche decine d’anni per ottenerla.

Tuttavia, ancora oggi , dopo aver cercato di negare la presenza di questa situazione, il Comune, la Prefettura e la Regione sono costrette a farvi fronte, e le soluzioni attuate finora sono assolutamente inadeguate.

Pur avendo in città moltissime case sfitte (un totale di quasi 15000 locali!) il Comune continua a fornire soltanto soluzioni temporanee e d’emergenza a chi non ha la casa o la perde a causa di un licenziamento, della disoccupazione o di un affitto troppo caro. Dormitori, ostelli, case d’accoglienza e le provvisorie strutture del piano freddo non sono però sufficienti a contenere i grandi numeri del dramma casa, aumentato negli ultimi anni a causa della crisi, e comunque non offrono una soluzione di vita degna e stabile.

Asia si è sempre battuta e si batterà sempre per soluzioni strutturali, che garantiscano il diritto alla casa e alla dignità per tutti, e oggi è il momento di lottare per conquistarle. Un episodio successo di recente a Napoli conferma che questo è possibile: il complesso Opera Pia “Aniello Franciosa”, occupato da più di vent’anni da 25 nuclei familiari con circa 40 minori è stato regolarizzato e assegnato agli occupanti in una forma molto simile a quella delle case popolari.

La Fondazione ha ceduto lo stabile direttamente al Comune, pur mantenendo gli oneri della manutenzione, che a sua volta lo metterà in affitto agli inquilini a prezzi al di sotto del valore di mercato, calcolati in base al reddito degli abitanti.

Questa è una grande vittoria della lotta per il diritto all’abitare, e ci mostra l’immagine di possibili nuove soluzioni, più stabili, durature, giuste e dignitose.

Per quanto De Magistris, negli ultimi tempi, abbia dimostrato di essere un sindaco più coraggioso e vicino ai suoi concittadini del nostro Merola, anche a Bologna occorre organizzarsi e creare rivendicazione per costringere la giunta ad attuare soluzioni simili, convertendo gli innumerevoli palazzi vuoti di grandi proprietari, alcuni dei quali già sede di occupazioni abitative, in alloggi a canone popolare.

Invece, l’amministrazione continua a sfrattare senza proporre soluzioni, e utilizzare ogni mezzo per svuotare e svilire i luoghi simbolo della lotta per il diritto all’abitare come le occupazioni.

Come succede in questi giorni all’ex Beretta (che, precisiamo per chiarezza, non è gestita dall'Associazione Inquilini e Abitanri come oggi riportato su Repubblica e Corriere) dove la pressione dello sgombero in arrivo ha fatto sì che gli occupanti stamattina uscissero da soli dall’occupazione.

Di nuovo, purtroppo, verso soluzioni incerte, emergenziali e temporanee come qualche alloggio all’ostello S. Sisto o le strutture del piano freddo, in attesa di essere collocati in “progetti più ampi” di cui non è nota la natura, accompagnati da furgoni dell’ASP, nota associazione di “welfare privato” che specula e lucra su accoglienza ed emergenza, anche nel settore abitativo

Associazione Inquilini e Abitanti -USB

Bologna

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