Bologna: sequestro disposto anche per l'occupazione di via Irnerio

Bologna -

 

Dopo mesi di iniziative, presidi e tavoli con gli assessori comunali, gli occupanti dello stabile di Via Irnerio  sono venuti a conoscenza questa mattina, della notizia del sequestro  dell’immobile in cui vivono da due anni.

La notizia arriva a chi, trovandosi in una condizione di emergenza abitativa  e abbandonato dalle istituzioni, ha deciso di organizzarsi con Asia Usb e di occupare l’immobile di proprietà dell’Azienda Ospedaliera Sant’Orsola, che come tanti stabili in questa città era lasciato al disuso da anni.

 

L’esperienza delle occupazioni organizzate con Asia Usb così come quelle organizzate dalle altre realtà cittadine per il diritto all’abitare, hanno infatti dato in questi anni un segnale forte alle istituzioni che si mostrano incapaci di individuare soluzioni reali e concrete per gestire un problema abitativo che ogni anno coinvolge sempre più persone.

 

Proprio la determinazione degli occupanti e le mobilitazioni per il diritto all’abitare messe in campo in città , aveva portato un anno fa, alla possibilità di avviare una trattativa che portasse alla regolarizzazione dell’occupazione di via Irnerio  e che aprisse il confronto per un piano generale di regolarizzazione degli stabili occupati e soluzioni all’emergenza abitativa attraverso l’utilizzo dell’enorme patrimonio sfitto dei grandi proprietari.

 

Ma l’ incapacità delle istituzioni di prendere una posizione e fornire risposte concrete e generali all’emergenza abitativa ed il rifiuto di includere attivamente le realtà per il diritto all’abitare ai tavoli di trattativa, ha portato di fatto a peggiorare la situazione di chi oggi vive nelle occupazioni.

 

Da alcuni mesi infatti, a Bologna come in altre città d’Italia, l’emergenza abitativa viene gestita sempre di più come un problema di ordine pubblico attraverso l’uso di strumenti repressivi come sequestri degli stabili occupati, sgomberi e sfratti. Quello di via Irnerio  segue infatti i precedenti sequestri disposti dalla procura per le occupazioni abitative attive in città ed ormai inserite nel tessuto cittadino.

 

Il vergognoso uso della repressione di questi mesi si accompagna alle scellerate politiche di macelleria sociale portate avanti dal PD e  che mettono in ginocchio le fasce più deboli della popolazione attaccando i diritti e negando ogni possibilità di una vita degna. Il Piano Casa di Lupi  ed in particolare l’art. 5 è infatti un esempio chiaro di quale trattamento è riservato a chi, di fronte all’incapacità delle istituzioni politiche di dare risposte ai problemi della popolazione, sceglie di organizzarsi, resistere e portare avanti con determinazione la rivendicazione per il diritto all’abitare.

 

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