CASE AD HOUSING SOCIALE: GRAZIE ALLA DENUNCIA DELL'ASIA-USB SCOPPIA LO SCANDALO NELLA REGIONE LAZIO!

La denuncia presentata a marzo 2012 dall'avv. Vincenzo Perticaro e sottoscritta dall'AS.I.A.-USB

Roma -

 

Roma, 5 ottobre 2012

AREE COMUNALI E FINANZIAMENTI REGIONALI FINALIZZATI PER AFFRONTARE IL DISAGIO ABITATIVO SONO STATI IN REALTA’ UTILIZZATI PER FAVORIRE LE FINTE COOPERATIVE EDILIZIE E LE IMPRESE PRIVATE.


Questa è la situazione portata alla luce grazie alla denuncia presentata alla magistratura dall’ASIA-USB a marzo 2012 per mezzo dell’avv. Vincenzo Perticaro, denuncia che è partita dopo un anno da quando, insieme agli inquilini interessati, abbiamo sollevato – inascoltati – agli assessori comunali e regionali competenti questa grave situazione.

Leggiamo con molto piacere che dopo l’apertura dell’inchiesta della magistratura anche il Comune e la Regione (ma anche i sindacati confederali!!) si sono accorti di questa colossale truffa contro i cittadini romani che vivono il problema della casa.

Ricordiamo che per la realizzazione dei P.d.Z. Spinaceto 2, Pisana-Vignaccia, Ponte Galeria, ecc. (circa 2000 alloggi), sono stati concessi a Cooperative e Consorzi terreni comunali a titolo gratuito (aree 167/62) e finanziamenti regionali a copertura dei piani di costruzione che vanno dal 50 al 100%, metà di questi fondi sono stati concessi a fondo perduto e l’altra metà con restituzione dopo 30 anni. Questo con la finalità di assegnare gli alloggi a chi vive il disagio abitativo nella città di Roma, per affrontare il problema della casa degli anziani e per dare parte di questi alle forze dell’ordine (DIA).

Ma questo meccanismo escogitato è stato elevato a ‘sistema’ in tutta la Regione Lazio, anche per chi ha acquistato in passato gli alloggi in cooperativa.

Alla luce di quanto denunciato dall’ASIA-USB e di quanto venuto a galla anche nelle commissioni comunali e regionali chiediamo all’assessore Corsini e all’assessore Buontempo di definire con chiarezza le responsabilità di chi ha avallato le Convenzioni e di chi non vigilato sulle finalità dei finanziamenti.

L’ASIA-USB chiede che vengano rivisti immediatamente i canoni di locazione e risarciti i danni a chi ha pagato ingiusti canoni o ha acquistato gli alloggi a prezzi ‘gonfiati’.

AS.I.A. – USB


Alloggi popolari a caro prezzo
Indaga la procura

di Matteo Vincenzoni

Case affittate e vendute da coop e imprese senza detrarre le sovvenzioni regionali.

Più di duemila alloggi a canone agevolato affittati o venduti a prezzi di mercato. È su questa anomalia che sta indagando la Procura di Roma. La magistratura sta cercando di accertare se si tratti di un semplice errore di calcolo degli uffici tecnici del Comune, che insieme alla Regione avrebbe dovuto comunque vigilare, o di una truffa orchestrata da una sessantina, tra imprese e cooperative, che per qualche ragione non avrebbero detratto il valore del finanziamento pubblico regionale di cui hanno beneficiato, nel fissare i costi di locazione. L'indagine sarebbe partita nell'aprile scorso con la denuncia presentata dal sindacato Usb, a cui si sarebbero rivolte alcune famiglie che dopo aver firmato il contratto d'affitto si sono ritrovate a pagare un canone in alcuni casi doppio rispetto al reale valore previsto dagli standard per appartamenti di edilizia residenziale pubblica (ex legge 167/1962), di circa 70 metri quadrati. Gli alloggi, più di 2mila, ricadono per la maggior parte nei piani di zona Spinaceto, Monte Stallonara, Borghesiana, Pantano, Pisana, Pignaccia e Ponte Galeria. Le famiglie che hanno comprato una casa o stipultato i contratti d'affitto, da un anno fanno la spola tra gli uffici regionali e quelli comunali del VI dipartimento, per avere spiegazioni sul perché si ritrovino ora a pagare una casa popolare al prezzo di mercato. L'assessorato all'Urbanisticca guidato da Marco Corsini, sulla base delle «numerosissime segnalazioni», ha quindi deciso, un anno fa, di costituire un gruppo di lavoro e avviare una verifica interna. «Un lavoro lungo e articolato, ma necessario per capire se si tratti di una prassi ormai consolidata, e per tutelare i cittadini». Queste le parole di Corsini. Il lavoro si è concluso il primo ottobre con la consegna del dossier alla Giunta capitolina. L'organo di governo dell'amministrazione ieri, con una memoria, ha dato mandato ai tecnici del VI Dipartimento «di effettuare un'ulteriore ricognizione di tutte le situazioni, volta alla determinazione dei giusti prezzi e dei giusti canoni di locazione», dal momento che i tecnici comunali hanno già potuto accertare che «effettivamente i canoni di locazione sarebbero stati erronamente fissati in misura superiore al dovuto». Sul caso ieri è intervenuto anche l'assessore regionale alla Casa Teodoro Buontempo: «Imprenditori e cooperative hanno ricevuto risorse economiche, anche nella misura del cento per cento, per costruire abitazioni che poi hanno affittato a prezzi di mercato, facendo leva su convenzioni sbagliate stipulate con i Comuni. I costruttori e le cooperative hanno guadagnato tre, quattro, otto volte di più, mentre i cittadini sono stati massacrati. Nei prossimi giorni - ha aggiunto Buontempo - fornirò alla magistratura un dettagliato dossier al riguardo». Èd è lo stesso Marco Corsini, sulla base della prima analisi fatta dai tecnici comunali, ad anticipare: «Nelle convenzioni tipo sarebbe stata riscontrata superficialità e genericità di regole e valutazioni». Ma come è stato possibile il papocchio? Gli standard per determinare i prezzi di vendita e di affitto di questi appartamenti, non dovrebbero essere già calcolati nelle convenzioni stipulate tra Comune e imprenditori? Se la Regione non comunicasse al Comune il valore dei finanziamenti erogati e il Campidoglio non si preoccupasse a sua volta di accertarlo, potrebbe accadere anche questo. A dare presto una risposta ci penserà comunque la Procura.

Matteo Vincenzoni

05/10/2012

05/10/2012


La truffa del canone agevolato
si indaga sul consorzio Vesta

Migliaia di famiglie hanno pagato per anni affitti maggiorati

di Massimo Martinelli

ROMA - Se i tecnici della Regione hanno fatto bene i conti e la Procura non ha sbagliato completamente mira, c’è qualcuno che è riuscito a sottrarre decine di milioni alle famiglie più povere di Roma.

Il pubblico ministro Francesco Dall’Olio ci sta lavorando da mesi; mentre la Giunta capitolina sembra essersene accorta, almeno ufficialmente, solo ieri. Sta di fatto che sia il magistrato romano che l’esecutivo cittadino ipotizzano che da quasi dieci anni un consorzio che raccoglie una trentina di cooperative edilizie avrebbe lucrato indebitamente decine e decine di milioni di euro dopo essersi aggiudicato i programmi per l’edilizia agevolata finanziati dalla Regione per risolvere l’emergenza abitativa delle persone anziane, dei meno abbienti, degli handicappati e anche delle forze dell’ordine.

Il faro della Procura di Roma si è acceso sul consorzio Vesta, una gigantesca scatola societaria che racchiude al suo interno circa trenta cooperative edilizie che hanno realizzato complessi immobiliari in molte zone di Roma, da Spinaceto a Ponte Galeria, usufruendo di finanziamenti che in molti casi hanno coperto addirittura il cento per cento dei costi per la costruzione degli immobili. Il programma prevedeva che una volta realizzati, gli stessi immobili venissero destinati a prezzi di assoluto favore, in affitto o in vendita, ad alcune categorie «protette», che erano rigorosamente indicate nei bandi, come le famiglie di anziani o di invalidi soli, o con un reddito annuo inferiore ad un soglia stabilita. Questa condizione di favore, tuttavia, sarebbe stata negata nella stragrande maggioranza dei casi, come per anni hanno denunciato i sindacati Usb degli inquilini. Molti di loro si sarebbero ritrovati a pagare canoni da ottocento o mille euro al mese, almeno secondo le denunce, per appartamenti di settanta metri quadri in periferia. Le loro segnalazioni hanno convinto la Regione ad avviare una verifica affidata ad una commissione di tecnici, che ha già consegnato una relazione in Procura e che, in via informale, avrebbe calcolato un’appropriazione indebita che si avvicina ai cento milioni di euro.

Nonostante le apparenze, dietro il Consorzio Vesta ci sono solo tre persone: il presidente Mario Lilli, suo figlio Mauro che è vicepresidente e il consigliere Ugo Klapetz. Nessuno di loro, per il momento, è stato convocato dal pm Francesco Dall’Olio. Che prima di sentirli ha preferito ascoltare invece, nei giorni scorsi, l’assessore all’Urbanistica del comune di Roma Marco Corsini. Lo stesso che ieri ha portato la vicenda all’attenzione della Giunta, con una mozione che impegna il governo cittadino a vigilare affinché tutte le somme indebitamente percepite nel settore dell’edilizia agevolata, siano restituite alle famiglie.

Venerdì 05 Ottobre 2012 - 14:12
Ultimo aggiornamento: 15:24