Case Enasarco: fermato lo sfratto di Pietro!
Ieri 23 marzo, c’è stato l’ennesimo accesso dell’ufficiale giudiziario da Pietro ottantaseienne inquilino Enasarco.
Questa volta però i margini di trattativa non ci sono stati e così il rinvio al 12 maggio si è avuto soltanto perché per il referendum non c’era forza pubblica disponibile e necessaria all’esecuzione dello sfratto. Infatti Enasarco non si è resa disponibile ad inserire l’appartamento in cui vive Pietro nel Bando di Edilizia Residenziale Sociale previsto nel Piano Strategico per il Diritto all’Abitare di Roma Capitale di Roma Capitale.
E dunque, nonostante l’esistenza di questo strumento così importante per affrontare l’emergenza abitativa della nostra città, la volontà della grande proprietà dispone dell’arbitrio per decidere il destino di un povero anziano, ex agente di commercio, quindi a pieno titolo inquilino di Enasarco, sotto sfratto a causa di una morosità, visto che anche i canoni che chiede Enasarco (Ente Previdenziale) sono superiori alle pensioni da fame che vengano pagate nel nostro paese. Attenzione, la morosità di Pietro oltre che incolpevole è anche relativamente recente. Egli ha pagato regolarmente l’affitto per decenni.
La situazione di Pietro è quella che riguarda migliaia di famiglie che proprio a causa dell’alto costo degli affitti, con pensioni e salari già bassi e ora mangiati dall’inflazione, non riescono a far fronte alla quotidianità e spesso non riescono nemmeno a comprare farmaci per curarsi.
Dunque entro il 12 maggio Pietro dovrà trovare una soluzione con una pensione di nemmeno 800 euro perché Enasarco dovrà vendere l’appartamento.
Su questo aspetto occorrerà riaprire un dibattito serio su quale sia o debba essere la funzione di questi enti previdenziali, perché ad oggi sono tra i responsabili della finanziarizzazione del bene Casa, fenomeno che sta mietendo migliaia vittime ormai anche in quello che una volta veniva considerato ceto medio ed oggi non ce la fa più.
Asia-Usb Roma