Case popolari: oltre il danno, la beffa

Roma -

Anche i “Lupi” hanno cambiato verso, e invece di aspettare Cappuccetto Rosso a casa della nonna per poi mangiarsela, hanno preferito vendere la casa della nonna e mettere nella pancia dello Stato il bottino ottenuto. La vicenda a cui si fa riferimento è <link http: www.ilfattoquotidiano.it piano-casa-luci-e-ombre-dai-nuovi-fondi-alla-lotta-alloccupazione _blank>l’approvazione del decreto attuativo art.3 legge 80 del piano casa Lupi-Renzi, che prevede l’alienazione, o sgombero che dir si voglia, degli immobili di proprietà di comuni, enti pubblici anche territoriali e istituti autonomi per le case popolari, con successiva messa all’asta.

In parole povere il progetto è quello di vendere le case popolari, storicamente patrimonio pubblico, partendo da una base d’asta stimata dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare, ossia a prezzi di mercato. Insomma, via i prezzi calmierati in base ai redditi delle famiglie assegnatarie, via la possibilità di rimanere nell’immobile qualora non si abbia la possibilità di comprarlo: la nuova era dei diritti al ribasso prevede che le famiglie vengano sfrattate dagli appartamenti che abitano magari da decenni e aspettino che, forse, chissà, magari un giorno, gli enti regionali trovino loro una soluzione alternativa.

Ma oltre al danno si aggiunge generosamente la beffa: all’inquilino dell’immobile viene dato un diritto di prelazione di 45 giorni per acquistare la casa al valore stabilito in base all’ultima offerta d’asta. Praticamente si dice a persone con redditi che si aggirano tra i 200 e i 400 euro (spesso si tratta di pensioni o di pensioni d’invalidità) che hanno al massimo un mese e mezzo di tempo per trovare qualche centinaia di migliaia di euro per acquistare la casa in cui vivono, altrimenti amen. E tutto questo, invece di essere chiamato beffa, viene addirittura chiamato diritto.

Già, le beffe diventano diritti, e i diritti diventano privilegi: così nella solfa del tirare la cinghia, fare ciascuno un piccolo sacrificio e rinunciare a qualche privilegio, la politica pretende di far passare l’ennesima indennità di un parlamentare e il diritto all’abitazione per un indigente come la stessa cosa.

La demagogia ha superato i limiti. E sta cominciando a dare i numeri.

 

di Veronica Gentili | 3 novembre 2014

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