ECCO DOVE FINISCONO I SOLDI DEGLI AGENTI DI COMMERCIO CHE L'ENASARCO VUOLE RECUPERARE DAGLI INQUILINI CON LE DISMISSIONI!

Da Repubblica on-line del 19 dicembre 2013

articolo di VITTORIA PULEDDA

www.repubblica.it/economia/finanza/2013/12/18/news/enasarco_e_il_claim_conteso-73938114/

Milano -

 

 

Pubblichiamo l'ennesimo articolo, tra i tanti usciti in queste ultime settimane, sugli investimenti mobiliari fatti dalla Fondazione Enasarco attraverso fondi detenuti in Lussemburgo o addirittura nelle Cayman, in quei paradisi fiscali dove tutte le tracce si perdono.

Continuano le notizie pubblicate dai maggiori quotidiani nazionali di operazioni di bilancio che tendono a coprire queste perdite ingenti, che vanno a minare le future pensioni degli agenti di commercio e la sostenibilità di questo Ente previdenziale.
Perdono centinaia di milioni investiti in fondi a forte rischio e cercano di tappare i buchi con le dismissioni a prezzi speculativi utilizzando gli inquilini come il loro bancomat, mettendo a repentaglio la coesione sociale nel  nostro paese aggravando l'emergenza abitativa.

Quello che stupisce tutti noi è che, nonostante l'evidenza dei fatti, le forze di governo e quelle delle larghe intese, continuano a coprirli fino a offuscare l'evidenza dei fatti.

Questo fatto è stato reso evidente dalla discussione parlamentare del 9 dicembre scorso quando le forze politiche di governo hanno fatto quadrato intorno  a questi Enti ed hanno approvato una Mozione che chiedeva un intervento deciso del Parlamento e del Governo: continuano a gettare le scialuppe di salvataggio ai loro nominati, per tentare di salvare se stessi.
Ma purtroppo per loro non si accorgono che il mare è in forte burrasca!!




Beffa per Enasarco, costretta
a riprendersi un credito verso la Lehman

Nell'aprile scorso l'Ente, dopo aver ceduto al fondo Elliott un credito che vantava nei confronti della banca d'affari Usa fallita nel 2008, ha dovuto riprenderselo indietro e pagare anche gli interessi. Colpa di una clausola contrattuale, di cui il cda non sarebbe stato informato. In campo gli avvocati, contro d.g., direttore finanza e advisor dell'epoca

di VITTORIA PULEDDA

MILANO - Oltre al danno, la beffa. Per Enasarco il fallimento della Lehman Brothers si sta rivelando una jattura quasi senza fine, la cui puntata più recente è relativa al "claim", cioè alla richiesta di rimborso che l'ente ritiene di avere nei confronti di Lehman e che invece è tornata indietro con gli interessi (a carico di Enasarco medesima) lo scorso 15 aprile. Con una coda legale che ora vede la Fondazione cercare di rivalersi nei confronti dell'ex direttore generale Carlo Maggi e del responsabile dell'area finanza, Marco Di Vito, nonché dell'advisor Pactum, che aveva seguito l'operazione della vendita del claim a Elliott.

La vicenda, piuttosto complessa, parte dalla sciagurata nota Anthracite. All'epoca del fallimento Lehman, Enasarco, sottoscrittore di una parte della famigerata nota strutturata, sostituisce la garanzia di restituzione del capitale di Lehman con quella di Credit Suisse e Hsbc. Il costo dell'operazione viene quantificato in  61,7 milioni di dollari, una sorta di "risarcimento danni" oggetto appunto del claim che Enasarco ritiene di vantare nei confronti di chi sta curando il fallimento Lehman. Forte anche di un verdetto a lei favorevole del tribunale di Londra, la fondazione che eroga le pensioni agli agenti di commercio a quel punto decide di vendere il suo credito. A vincere l'asta è Elliott management, un gigante degli hedge fund che in giro per il mondo ha comprato un numero molto elevato di crediti verso Lehman; insomma, un soggetto che ha grande dimestichezza

con queste operazioni. Ovviamente non paga il valore nominale del credito ma molto meno (il 49,76%); per di più versa subito solo il 70% della somma, pari a 13,8 milioni di euro. Dal punto di vista finanziario, l'advisor della Fondazione era stato appunto Pactum, fondata proprio da un ex Lehman Brother, Riccardo Banchetti, insieme con Antonio Miele. Pactum, al lavoro dal 2009 sul claim in questione, nel gennaio 2012 conclude l'asta per la cessione ad Elliott e riceve, come success fee, poco meno di un milione di euro (965 mila) da Enasarco. Sedici mesi dopo la beffa: il liquidatore in Svizzera della Lehman non riconosce il credito di Enasarco e Elliott a sua volta restituisce il credito alla medesima fondazione, chiedendo e ottenendo anche il pagamento degli interessi, per un totale di 14,7 milioni. E qui scatta la rivalsa attuale di Enasarco: secondo quanto scrive la Fondazione nel bilancio 2012, infatti, il diritto di retrocessione di Elliott è stato vantato grazie ad una "clausola contrattuale della cui esistenza né l'advisor, né il direttore generale, né il dirigente del servizio finanza avevano dato conoscenza al consiglio di amministrazione della Fondazione".L'attuale vertice della Fondazione insomma ritiene di essere stato danneggiato dalle modalità di cessione del claim. I tribunali, sempre che si arrivi alla causa vera e propria, dovranno stabilire chi doveva informare e non l'ha fatto: la Fondazione dal canto suo ha rivolto le sue lagnanze a Maggi, Di Vito e a Pactum. Più in particolare nel luglio scorso il cda di Enasarco ha dato l'incarico ai legali di valutare la possibilità di proporre un'azione di responsabilità nei confronti dei tre soggetti. Gli avvocati hanno risposto positivamente, aggiungendo tuttavia che andava prima quantificato l'importo del relativo danno; due primarie società hanno provveduto alla bisogna e l'ultimo atto, recentissimo, è stato l'invio da parte dei legali della Fondazione di lettere di diffida stragiudiziale, in cui si indicano le ragioni per cui Enasarco si ritiene danneggiata e si verificano le eventuali disponibilità a risarcire il danno. In caso contrario, si procederà con una causa vera e propria. Nel frattempo, nei confronti dei due ex manager Enasarco ha avviato preliminarmente un'azione presso il tribunale del lavoro, relativamente al recupero della parte variabile dello stipendio a suo tempo corrisposto. (18 dicembre 2013)

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