Emergenza abitativa: "casa e welfare viaggino insieme. Occupazioni? Servono dei distinguo"

Alessandria -

Dall’Osservatorio sulla Povertà in città parte una riflessione sulla centralità del ruolo che l’edilizia popolare deve avere in un sistema integrato di welfare e sui rischi legati all’emarginazione sociale, che in alcuni casi sembra essere tornata ai livelli di 30 anni faALESSANDRIA - Prendendo spunto dall’articolo sulla situazione preoccupante di alcuni stabili gestiti dall’ATC in via Gandolfi, l’Osservatorio sulle Povertà in città fa il punto sul rapporto fra welfare e politiche della casa, sottolineando il ruolo che i diversi operatori sociali possono e devono avere per fronteggiare la grave situazione di crisi economica e sociale che rischia di riacutizzare, ad Alessandria come in tutta Italia, sacche di emarginazione e tossicodipendenza che si sperava fossero ormai un brutto ricordo del passato.  “Prendendo spunto da quanto letto in questi giorni - spiega Fabio Scaltritti, a nome dell’Osservatorio - vengono in mente le parole con cui l’assessore regionale al Welfare e Casa Augusto Ferrari si era presentato a Torino, due mesi fa, introducendo un’assemblea di tutte le ATC del Piemonte. In quel contesto, vista la gravità e la diffusione di una nuova ondata di impoverimento generale, si è sottolineata l’importanza assoluta di mantenere uno stretto legame fra il welfare e le politiche di supporto all’emergenza casa, lavorando per integrare elementi del terzo settore con esperienza specifica sul tema e con la voglia di avviare un percorso di rigenerazione sociale e urbana insieme agli attori storici già presenti. I due settori, welfare e politica della casa, non possono più camminare disgiunti ma devono trovare piena integrazione mescolando potenzialità, risorse ed esperienze. Non è più tempo di “scaricabarile” fra istituzioni e occorre invece ritrovare un’identità comune e una responsabilità condivisa. Per questo motivo il Piemonte ha scelto un sistema di gestione delle ATC che ne tuteli la natura giuridica pubblica e sociale, al contrario di altre regioni, come per esempio la Lombardia, che hanno deciso di intraprendere una strada di stampo privatistico”. Relativamente al tema delle abitazioni di edilizia pubblica e sociale occupate abusivamente, il Tavolo ricorda come: “ci sono sicuramente personaggi con pochi scrupoli che hanno costruito un piccolo mercato criminale a scapito delle famiglie nelle liste d'attesa. Gli occupanti però, quasi sempre, sono persone in difficoltà che compiono un gesto estremo, spesso per la prima volta in vita loro, spinti dalla necessità. Su queste famiglie e su questi alloggi ora occupati senza titolo è tempo di iniziare a fare ragionamenti e progetti seri e realistici, anche andando in deroga alla Legge Regionale 3 e alla nuova Legge nazionale Casa che costringono le Istituzioni a considerarli quasi come dei criminali. Per queste famiglie serve una moratoria condivisa che le affidi ai Servizi Sociali e, dopo un’attenta e condivisa valutazione, provi a costruire alternative di legalità e di legittimità dell'abitare. Meglio avere 100 occupazioni in una "sfera grigia" , senza prospettiva e senza nessun introito da parte dell'ATC e governo da parte delle Istituzioni o invece provare a costruire un percorso che, sotto la supervisione delle istituzioni, porti a "sanare" queste situazioni costruendo uno spartiacque temporale dove poi si possa davvero limitare e ridurre il fenomeno delle occupazioni abusive a fini speculativi e micro criminali?” Prendendo poi spunto da quanto mostrato nel servizio relativamente all’appartamento “4”, quello pieno di siringhe e farmaci, dall’Osservatorio arriva una riflessione preoccupante: “Sono fondate le moderne letture che vedono la dipendenza come trasversale a tutti i ceti sociali, ed è certo vero che oggi sono molti diffusi i fenomeni  di dipendenza compatibili ed integrati a quella che possiamo definire ‘normalità. Tuttavia, quello che emerge drammaticamente con evidenza è che la crisi economica che attraversiamo, unita al progressivo disinvestimento di risorse dei servizi sociali e sanitari, che si  configura come un vero e proprio smantellamento del welfare, senza apparenti alternative, sta provocando una recrudescenza drammatica di fenomeni di emarginazione gravissima. La condizione di molti tossicodipendenti di oggi assomiglia pesantemente alle sacche di emarginazione di 30 anni fa, quelle che pensavamo di esserci lasciati alle spalle”.

17/09/2014

Marco Madonia - marco.madonia@alessandrianews.it

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