Lo sfratto visto da una bimba: una volta tanto una storia a lieto fine

Cesena -

Lo sfratto visto da una bimba: una volta tanto una storia a lieto fine „

Una volta tanto si può mettere un lieto fine, anche nelle più dolorose vicende trattate dalla cronaca locale. La storia di uno sfratto avvenuto nel Cesenate alcuni giorni fa, rimbalzata su internet e sui social network, ha fatto breccia

Lo sfratto visto da una bimba: una volta tanto una storia a lieto fine
Una volta tanto si può mettere un lieto fine, anche nelle più dolorose vicende trattate dalla cronaca locale. La storia di uno sfratto avvenuto nel Cesenate alcuni giorni fa, rimbalzata su internet e sui social network, grazie all'impegno di un ufficiale giudiziario -  che non è rimasto umanamente indifferente nei confronti del dramma di una bambina costretta a lasciare la sua casa - ha toccato le corde più profonde di un imprenditore di Rimini.

L'imprenditore, che ha chiesto l'assoluto anonimato, a quanto pare ha offerto al padre della bambina un lavoro, che non si tratta in questo caso solo di un'occupazione, ma della possibilità di ripartire con la vita di un'intera famiglia, caduta nel baratro finanziario, come tante purtroppo.

Il tutto grazie alla segnalazione che non ha niente a che vedere con leggi e codici, ma col buon senso e l'umanità. Ecco la testimonianza “umana” di un ufficiale giudiziario chiamato a eseguire gli sfratti, pubblicata lunedì. Angelo, l'ufficiale giudiziario, senza la pretesa di dare ricette di carattere generale, racconta una sua recente esperienza avvenuta in un comune del Cesenate. L'emergenza abitativa con la crisi continua a restare uno dei problemi principali, stretto tra il diritto fondamentale di ognuno di avere un tetto sulla testa, la scarsità di case popolari e di contributi per l'affitto e il diritto dei proprietari di immobili - spesso a loro volta oberati da tasse e mutui - di veder riconosciuto il loro diritto di rientrare in possesso della loro proprietà.

Ecco il racconto di Angelo

Non ci si abitua mai, a chi fa un lavoro "di giustizia" come il mio, di fronte a situazioni particolari di essere lucido e freddo nell'applicare le leggi, ed evitare che certe storie ti penetrino fin dentro la tua anima e nello stesso tempo provare tanta gioia per non aver fatto il tuo dovere fino in fondo. Quel giorno, insieme all'Avvocatessa ed al suo cliente, ci siamo recati a casa del signor Luigi (nome di fantasia per tutelare la riservatezza, ndr), marito e padre di una figlia di otto anni.

Quando siamo entrati, marito e moglie ci attendevano in casa seduti intono ad una tavolo da cucina, ed avevano lasciato la porta aperta per consentirci di entrare. "Signor Luigi , lo sa vero, che purtroppo oggi devo eseguire lo sfratto e non possiamo più rimandare". "Si lo so, ma non ho ancora trovato dove andare. Concedetemi un altro mese e vi consegnerò le chiavi anche se sarò nelle stesse condizioni".

A questo punto irrompe il proprietario: "Cosa? È da oltre un anno che non mi paghi e d io ho un mutuo da pagare, quindi alza i tacchi ed esci fuori da casa mia! Ufficiale, per favore chiami la forza pubblica perché oggi voglio le chiavi". Interviene l'avvocatessa: "Lei ha fatto mille promesse mai mantenute. Capisce che non possiamo fidarci delle sue parole. Mi dispiace, ma il tempo delle proroghe è finito. Inizi a raccogliere le sue cose personali e per i mobili li ritirerà in un secondo tempo".

Il Signor Luigi a questo punto scoppia a piangere, con una voce strozzata dal suo dolore implora: "Ho perso il lavoro e con esso la dignità. Ha ragione a mandarmi via perché è giusto che lei debba essere pagato, ma cercate di capire la mia situazione. Ho problemi a dar da mangiare alla mia famiglia, e non sono senza speranza: un lavoro lo troverò a qualunque costo e vi pagherò fino all'ultimo centesimo. Non la faccio finita solo perché non voglio che mia figlia viva senza un padre”. “Poche storie. Esca e basta”, ribatte il proprietario.

“Ufficiale per favore …. un solo mese... lo giuro un solo mese e non mi vedrete più”. A questo punto intervengo cercando di mediare al fine di concordare un rinvio più breve, anche per consentire al signor Luigi di organizzarsi per trasportare altrove l'arredamento, ed evitare tutta una procedura ancor più lunga che non consentirebbe neanche al proprietario la libertà di poter godere liberamente della casa”. “Non me ne frega dei suoi mobili… voglio le chiavi ufficiale!”.

Inaspettatamente alle mie spalle spunta fuori la bambina. "Mamma che succede? Perché dobbiamo andare via dalla nostra casa? Papà fai qualcosa!”. “Vattene nella tua stanza”. Le urla suo padre. La bambina non si muove. Ci guarda uno per uno e dice: "Siete dei mostri! Vergognatevi. Per voi contano solo i soldi. Chi non ha denaro è un cattivo mentre i buoni sono solo coloro che si possono permettere di comprarsi tutto anche la dignità delle persone. Vi odio - urla - vi odio, vi odio, vi odio”, lo ripete infinite volte. “Vattene in camera, ho detto!”, le replica il padre.

“No! voglio che mi prendano con la forza, io da qui non mi muovo. Per strada non si abbandona neanche un cane ed io non sono peggio di un animale”. La bambina è un fiume in piena. Ero sbalordito non solo per la tenacia e la tenerezza di quella piccola creaturina, ma tali discorsi non erano di una bambina così piccina. La bambina continuava a urlare parole sensate: “Se Dio fosse qui vi manderebbe tutti all'inferno. Se mio padre avesse un lavoro, io non piangerei tutte le notti perché mi vergogno di andare a scuola senza libri, e non vedrei mia madre elemosinare presso le altre mamme per farsi regalare dei vestiti”.

Ed a questo punto che sia il padre che la madre si alzano e inginocchiandosi abbracciano la bimba per farla smettere sia di parlare che di piangere. Neanche loro erano consapevoli del dolore che la bambina nutriva da chissà quanto tempo. A quel punto prendo la mia decisione. Mi avvicino alla piccola e la prendo in braccio, non riesco a non piangere insieme a lei... assomiglia tanto a mia figlia quando aveva la sua età. La tranquillizzo, Le dico che stanotte continuerà a dormire in questa casa, e rivolgendomi ai genitori prometto che mi impegnerò personalmente a trovare una soluzione presso i servizi sociali.

“Va bene Signor Luigi, lo sfratto è rinviato di un mese”, dico. L'uomo sorride, e mi ringrazia. “E prometto ufficiale che tra un mese non dovrà tornare”. Alle mie spalle sento la voce del proprietario: “Si può rinviare di sei mesi?”. Noto l'espressione dell'Avvocato, sorride: “Forse anche lei è una mamma ed ha convinto il suo cliente”. Il Signor Luigi si avvicina al proprietario e l'abbraccia, prima in un abbraccio non corrisposto, poi la commozione di entrambi prende il sopravvento e i due si stringono forte.


ANGELO, Ufficiale Giudiziario Tribunale Forlì

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