Lo Stato italiano ha violato il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali: lo dice l’ONU.
Sfratto nel Piano di zona Isolato Stazione a Fiumicino: l'ONU dichiara colpevole lo Stato italiano di non aver rispettato il patto internazionale, 'chiede che alla famiglia venga dato un alloggio e di pagare loro tutti i danni per tutte le violazioni subite, comprese le spese legali sostenute.' Operaio in Alitalia, dopo la cassa integrazione, perde il lavoro e poi la casa in un alloggio di elilizia pubblica agevolata.
Tutto inizia tra il 2007 e il 2010 quando il legittimo assegnatario (un operaio con moglie e due figli minorenni a carico) viene raggirato da un costruttore che, attraverso una famosa immobiliare romana, chiede ed ottiene da lui un anticipo di 40.000 € con la promessa del futuro acquisto di un alloggio sociale di appena 47Mq nel Piano di Zona Isolato Stazione a Fiumicino.
Entrato in casa con le rassicurazioni dell’allora assessore all’edilizia del Comune di Fiumicino che i successivi 8 anni di affitto concordato col Comune sarebbero poi stati scalati dal prezzo finale dell’alloggio, già dal 2013 si accorge che l’appartamento soffre di gravi deficit costruttivi e che alla parete esterna del palazzo, già pesantemente crepata dentro e fuori l’appartamento, mancano almeno 10 centimetri di coibentazione. Non solo, l’alloggio era senza certificato di agibilità nonostante sorgesse a 50 metri davanti le finestre dell’assessorato all’edilizia del Comune di Fiumicino e il costruttore non aveva scomputato dal prezzo di cessione il finanziamento pubblico ricevuto di oltre mezzo milione di euro.
L’assegnatario, dopo anni di ricerche ed accessi agli atti, scopre decine di inadempienze e collusioni tra le Istituzioni che avrebbero dovuto vigilare sull’operato del costruttore (incaricato di pubblico servizio, cioè costruire 36 alloggi sociali) e il costruttore stesso.
Nonostante il trattamento di estremo riguardo nel 2016 del Comune di Fiumicino nei confronti del costruttore in fase di ricalcolo dei prezzi di vendita degli alloggi ai legittimi assegnatari, quindi detraendo il contributo pubblico ricevuto ma senza tener conto degli enormi deficit costruttivi e le tante opere inconcluse, dopo aver incassato per 8 anni l’ultimo dei canoni di locazione gonfiati (Febbraio 2018), il costruttore dichiara fallimento e il tribunale fallimentare, invece di indagarlo per bancarotta fraudolenta avendo fatto sparire oltre 4 milioni di euro dei quali gran parte estorti alle famiglie assegnatarie sottoforma di anticipi che non avrebbe dovuto pretendere e soldi pubblici, minaccia ai legittimi assegnatari un atto di sgombero forzato qualora non avessero pagato i debiti del costruttore comprando degli alloggi sociali a prezzo di mercato e non più a prezzo agevolato. Chi non aveva problemi economici e che sicuramente non aveva bisogno di rivolgersi all’edilizia agevolata, comprò da lì ad un anno, ma l’operaio, già in cassa integrazione a rotazione, non avrebbe mai potuto affrontare una spesa del genere sia per motivi economici che per principio.
Così ad Ottobre 2019 un ufficiale giudiziario consegnò all’operaio un ordine di sgombero firmato dal giudice fallimentare. A nulla sono valse le motivazioni sociali e soprattutto le leggi a tutela del fine sociale di tali alloggi, del contributo pubblico e delle famiglie legittime assegnatarie che, in molte, avevano versato tutti i risparmi di una vita per vedersi garantito un tetto sulla testa.
L’operaio ha vissuto assieme alla propria famiglia anni di terrore dove ogni giorno poteva essere sgomberato da quell’alloggio sociale di 47Mq dove aveva riversato tutti i risparmi di una vita. Così nell’estate del 2021, ormai in cassa integrazione a 0 ore, si è rivolto all’Alto Commissariato per i Diritti Umani denunciando il grave atto d’ingiustizia che stava subendo e come lo Stato italiano stesse violando il Patto Internazionale sui Diritti economici, sociali e culturali. Lo Stato italiano, attraverso il CIDU (Comitato Interministeriale per i Diritti Umani con sede presso la Farnesina) ha più volte tentato di difendersi dichiarando spesso il falso e coinvolgendo le Istituzioni locali e fallimentari, ma il legittimo assegnatario ha sempre controbattuto in sede internazionale. Nel settembre 2024 arriva poi lo sgombero forzato della famiglia ottenuto con metodi a dir poco mafiosi (con colla nella toppa della porta) avendo sfruttato un periodo di ricongiungimento del resto della famiglia mentre, ormai senza lavoro, lui era andato a lavorare all’estero.
Il figlio, l’unico presente in quel momento nella casa, si ritrovò davanti l’ufficiale giudiziario, la polizia e il fabbro. A niente è servito mostrare loro il provvedimento di tutela già emesso dall’ONU nel 2021 dove veniva ricordato allo Stato italiano l’obbligo di adempiere e rispettare il patto firmato dove non si sarebbe dovuto sgomberare la famiglia senza aver dato loro prima un’alternativa abitativa. Dopo 2 mesi di vita in un sottotetto a Ponte Galeria, moglie e figli hanno raggiunto l’operaio all’estero e finalmente solo nel Febbraio 2026 è arrivata la decisione del Comitato per i Diritti economici, sociali e culturali dove l’ONU dichiara colpevole lo Stato italiano di non aver rispettato il patto internazionale e chiede che alla famiglia venga dato un alloggio se è ancora in necessità di averlo, di pagare loro tutti i danni per tutte le violazioni subite, comprese le spese legali sostenute.
Inoltre richiama lo Stato italiano a non causare altre situazioni simili, a garantire alloggi alternativi e comunque che nessuno resti senza un tetto sulla testa come si è impegnata col Patto internazionale, di tutelare ancor più famiglie con minori, di applicare misure necessarie affinché i tribunali recepiscano e si coordino con le Istituzioni locali al fine di evitare altri casi simili, di istituire meccanismi di tutela e di vigilanza e di diffondere ampiamente questa decisione così che raggiunga tutti i settori della popolazione.
Ora lo Stato italiano ha 6 mesi per trasmettere all’ONU tutti i provvedimenti e i risarcimenti riconosciuti alla famiglia