MILANO: SGOMBERO E CARICHE CONTRO I RIFUGIATI DI BRUZZANO

Sgomberato lo stabile occupato. I migranti sui binari. Cariche della Polizia. Ma i rifugiati non si arrendono

Milano -

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Dopo la giornata di martedì, i rifugiati, sgomberati da via Senigallia hanno diramato un duro comunicato contro le violenze subite. "Siamo rifugiati provenienti da Eritrea, Etiopia, Sudan e Somalia - dicono - Siamo in una difficile situazione, stiamo chiedendo che vengano rispettati i nostri diritti. Oggi ci hanno picchiati come animali. Loro non vogliono fare nulla per noi: noi combatteremo fino alla fine della nostra vita. Ora loro usano la violenza e allo stesso tempo c’è un’uguale e opposta reazione. Noi non vogliamo usare la forza, ma se loro continuano le stesse azioni noi siamo pronti a fare la stessa cosa. Il governo italiano non vuole rispettare i nostri diritti, e allora stesso tempo non vuole che viviamo nel suo paese. Non hanno il diritto di ucciderci in silenzio con le loro azioni disumane. Se in Europa c’è davvero umanità, chiediamo che i nostri diritti siano rispettati ora.

Alle 16.00, sembra che il gruppo di migranti provenienti dal Corno D’Africa sia intenzionato a muoversi nuovamente in corteo, da Porta Venezia.

Martedì 21 aprile 2009
Permessi di soggiorno e certificati attestanti lo status di rifugiati sventolati all’aria, un lenzuolo bianco con la scritta "We need peace", passo veloce e determinato verso la Svizzera dicono, ma poi si dirigono verso il centro di Milano, ancora in fuga, ancora esercitando il diritto di circolazione, il diritto alla mobilità. Così i rifugiati sgomberati dall’ex-residence Leonardo Da Vinci hanno percorso la tangenziale Nord di Milano in corteo, ancora verso la libertà, dopo aver bloccato e per questo essere stati caricati, i binari delle ferrovie Le Nord.

La cronaca
E’ martedì 21 aprile e la Polizia, dalla notte in presidio davanti allo stabile, ha fatto irruzione nel palazzo abbandonato che da quattro giorni dava riparo a circa quattrocento rifugiati provenienti dal Corno D’Africa. Dal Sudan, dalla Somalia, dall’Eritrea, dall’Etiopia, dallo Sri Lanka, in Italia dopa aver esercitato il loro diritto di fuga dalla guerra e dalla persecuzione, alla ricerca di un altro destino.
Fortunati, perchè tra le tante storie, le loro, quelle di chi ha ricevuto il fatidico si dalla Commissione esaminatrice, sono quelle di chi ha potuto, a differenza di altri, non essere respinto, presentare domanda d’asilo e veder riconosciuto lo status di rifugiato.
Ma per i migranti ed i richiedenti asilo non è finita, nonostante lo SPRAR (il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) che ogni anno vede decurtati i fondi ministeriali per i progetti di accoglienza. Le strutture sono in gran parte inadeguate e la capacità di dare risposte alla possibilità di costruirsi un futuro, un destino migliore, sono pochissime.

I circa 400 rifugiati, una volta visto riconosciuto il loro status, sono stati abbandonati a loro stessi. Nessuna sistemazione (le strutture appunto sono inadeguate ed i tagli ai finanziamenti micidiali), difficili dunque anche le possibilità di trovare un impiego.
Per questo avevano scelto di occupare l’ex-residence di via Senigallia, 7 piani, 500 monolocali abbandonati al degrado da anni. Ma puntuale è arrivato lo sgombero sostenuto dall’Assessore De Corato che, nonostante il censimento effettuato lunedì dalle forze dell’ordine, continua a sostenere che non si tratti di asilanti.
All’arrivo della Polizia, all’interno dello stabile c’erano circa 120 persone che sono state trattenute per ore dentro il palazzo mentre si svolgevano le operazioni di sgombero. Decine di blindati e camionette, un numero impressionante di agenti in assetto anti-sommossa intanto, bloccavano l’accesso al resto dei migranti, divisi in due gruppi fuori dallo stabile. Uno dei due gruppi si è allora diretto verso i binari delle Ferrovie Le Nord bloccando il traffico ferroviario della Milano-Asso per circa un’ora.
Nuovo sgombero quindi delle forze dell’ordine. Nei pressi del passaggio a livello poi, il gruppo è stato respinto con una carica che ha provocato anche il ferimento di due cingalesi, mentre tentava di oltrepassare i cordoni schierati dalla Polizia per ricongiungersi al secondo gruppo, quello rimasto fuori dai cancelli.
Due cortei paralleli sono poi partiti dallo stabile e dalla stazione ferroviaria fino a ricongiungersi nei pressi dell’ ex-Paolo Pini.
Dopo le 14.30 il gruppo si è quindi ricomposto con l’arrivo dei 120 migranti trattenuti all’interno dello stabile e poi rilasciati. Una delegazione intanto si era recata in Comune per cercare una soluzione dignitosa alla situazione, ma al suo ritorno nessuna buona notizia: nulla di fatto.
Dopo una lunga assemblea e diverse consultazioni, i rifugiati hanno autonomamente scelto di muoversi compatti.
Destinazione? Tangenziale Nord, l’ipotesi è quella di muoversi verso la Svizzera, per lasciare l’Italia.
Ma all’urlo di Italia razzista e Yes, we can, i rifugiati hanno imboccato la strada verso il centro di Milano, subendo ancora una carica dalla Polizia nei pressi dell’uscita Cormano-Bresso, che ha provocato numerosi feriti.
Dopo le cariche una nuova assemblea, questa volta all’interno dell’ex-Paolo Pini.

Nicola Grigion, Progetto Melting Pot Europa

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