NO ALLA VENDITA DEL PATRIMONIO PUBBLICO. 1 OTTOBRE MANIFESTAZIONE IN CAMPIDOGLIO

Roma -

 

Il 1 ottobre sarà una giornata decisiva per il destino di Roma. In questa giornata, infatti, il Campidoglio è chiamato a votare la delibera sulla vendita del patrimonio pubblico: una lunga lista di beni comuni che rischiano di essere sottratti alla collettività per essere (s)venduti al miglior offerente o a chi – sull’onda lunga delle tante «parentopoli» romane – avrà meglio saputo intrallazzare con gli amministratori.

Purtroppo sia la maggioranza che l’opposizione sono convinte che cedere il patrimonio comunale sia inevitabile per far fronte al disavanzo delle casse romane, devastate dal malaffare e dal nepotismo. Invece si tratta di un’idea inaccettabile, un insulto per tutti i cittadini e l’ennesimo regalo ai «signori del mattone».

Con le mille persone salite al Campidoglio giovedì 27 Settembre, i movimenti per il diritto all’abitare hanno già fatto sentire la loro voce, esprimendo il dissenso nei confronti della giunta Alemanno e ottenendo un incontro con l’assessore al Patrimonio e la maggioranza, fissato per lunedì 1 ottobre alle 12, mentre alle 16, in aula, inizierà la discussione, con l’obbiettivo dichiarato di una veloce approvazione di un provvedimento assolutamente antipopolare.

I movimenti per il diritto all’abitare si mobiliteranno ancora, sia per opporsi con tutte le loro forze alla vendita incontrollata dei «gioielli di famiglia», sia perché – come confermato da un incontro con i rappresentanti dell’opposizione, ottenuto giovedì scorso grazie alla pressione della piazza – la novità di un fondo per l’edilizia residenziale pubblica da prevedere nel bilancio deve assolutamente diventare realtà. Solo una simile voce, infatti, potrebbe dare finalmente sostanza alle 6000 case popolari, che da marzo 2010 esistono soltanto sulla carta di una delibera approvata dal consiglio comunale. Perché non bisogna dimenticare che, con questi investimenti, si potrebbe tornare a parlare di alloggi pubblici e di sostegno alle iniziative di autorecupero: necessità vitali per una città sul quale aleggia minaccioso lo spettro della perdita della casa per quote sempre più ampie della sua popolazione.

Siamo solo all’inizio di un processo difficile, condizionato da una  campagna elettorale alle porte. Dobbiamo strappare dentro il bilancio che sta per essere approvato le risorse necessarie per finanziare politiche abitative degne di questo nome.

Per questa ragione i movimenti per il diritto all’abitare torneranno in Campidoglio lunedì 1 ottobre alle 15.30 per manifestare i bisogni autentici di una Roma devastata dal cemento e dalla precarietà.

Movimenti per il diritto all’abitare

 

Il 1 ottobre sarà una giornata decisiva per il destino di Roma. In questa giornata, infatti, il Campidoglio è chiamato a votare la delibera sulla vendita del patrimonio pubblico: una lunga lista di beni comuni che rischiano di essere sottratti alla collettività per essere (s)venduti al miglior offerente o a chi – sull’onda lunga delle tante «parentopoli» romane – avrà meglio saputo intrallazzare con gli amministratori.

Purtroppo sia la maggioranza che l’opposizione sono convinte che cedere il patrimonio comunale sia inevitabile per far fronte al disavanzo delle casse romane, devastate dal malaffare e dal nepotismo. Invece si tratta di un’idea inaccettabile, un insulto per tutti i cittadini e l’ennesimo regalo ai «signori del mattone».

Con le mille persone salite al Campidoglio giovedì 27 Settembre, i movimenti per il diritto all’abitare hanno già fatto sentire la loro voce, esprimendo il dissenso nei confronti della giunta Alemanno e ottenendo un incontro con l’assessore al Patrimonio e la maggioranza, fissato per lunedì 1 ottobre alle 12, mentre alle 16, in aula, inizierà la discussione, con l’obbiettivo dichiarato di una veloce approvazione di un provvedimento assolutamente antipopolare.

I movimenti per il diritto all’abitare si mobiliteranno ancora, sia per opporsi con tutte le loro forze alla vendita incontrollata dei «gioielli di famiglia», sia perché – come confermato da un incontro con i rappresentanti dell’opposizione, ottenuto giovedì scorso grazie alla pressione della piazza – la novità di un fondo per l’edilizia residenziale pubblica da prevedere nel bilancio deve assolutamente diventare realtà. Solo una simile voce, infatti, potrebbe dare finalmente sostanza alle 6000 case popolari, che da marzo 2010 esistono soltanto sulla carta di una delibera approvata dal consiglio comunale. Perché non bisogna dimenticare che, con questi investimenti, si potrebbe tornare a parlare di alloggi pubblici e di sostegno alle iniziative di autorecupero: necessità vitali per una città sul quale aleggia minaccioso lo spettro della perdita della casa per quote sempre più ampie della sua popolazione.

Siamo solo all’inizio di un processo difficile, condizionato da una  campagna elettorale alle porte. Dobbiamo strappare dentro il bilancio che sta per essere approvato le risorse necessarie per finanziare politiche abitative degne di questo nome.

Per questa ragione i movimenti per il diritto all’abitare torneranno in Campidoglio lunedì 1 ottobre alle 15.30 per manifestare i bisogni autentici di una Roma devastata dal cemento e dalla precarietà.

Movimenti per il diritto all’abitare

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