NUOVO CEMENTO IN ARRIVO PER I PADRONI DELLA CITTA'

A Roma potrebbe arrivare una colata di cemento da un milione di metri quadrati, tutti sottoforma di diritti edificatori che i costruttori potranno esigere. La storia si ripete, la macchia d'olio potrebbe continuare ad allargarsi portando megaprofitti a pochi ma condizionando negativamente la vita di decine di migliaia di abitanti. Il Governo della Città alzi la testa ed azzeri i diritti edificatori frutto degli inciuci del passato.

Roma -

La notizia è di quelle che fanno mettere le mani ai capelli. Oltre un milione di metri quadrati di nuove edificazioni potrebbe stravolgere i territori di Roma, andandosi in alcuni casi ad inserire nella cintura periferica fino ad oggi rimasta verde ed in altri addirittura in quartieri che attendono da anni la sistemazione a parco pubblico. I signori del cemento, costruttori e palazzinari, vogliono infatti far valere i propri diritti edificatori, figli delle compensazioni, del piano regolatore e degli inciuci del passato e del presente. Al centro del dibattito vi sono infatti le nuove modifiche alle norme tecniche di attuazione del Piano Regolatore, che hanno provocato la reazione di diversi enti, come ad esempio la Soprintendenza, o associazioni e che porterebbero ad un ulteriore aumento di cubature in una città che non ha certo bisogno di nuove costruzioni, anche se mascherate da interventi di rigenerazione, essendo già satura e che semmai avrebbe bisogno di nuovi regolamenti o interventi per la tutela dell’ambiente e del paesaggio, oltre che ovviamente di politiche che garantiscano a tutti e tutte il Diritto alla Casa e alla Città, oltre che a servizi pubblici di qualità. D’altronde l’ultima stima nota del costruito ed inutilizzato in città si avvicina alla spaventosa cifra di 250 mila unità immobiliari.

Non può essere reintrodotto l’utilizzo del territorio come strumento, economico o di consenso, atto a favorire i profitti di pochi a discapito dell’intera cittadinanza e dell’interesse collettivo. Mentre comitati ed associazioni chiedono un nuovo modello politico di gestione delle periferie, fatto di percorsi decisionali condivisi e dal basso, di democrazia e trasparenza, nei sigillati palazzi del potere si decidono nuove colate che condizioneranno la vita ed il destino di decine di migliaia di abitanti nei prossimi anni. il tutto sotto l’ipocrita insegna di rigenerazione, recupero o riqualificazione. I cittadini vogliono il verde pubblico e curato e non nuovo cemento. Vogliono trasporti pubblici efficienti e non altro inquinamento o nuovi ingorghi in nuove strade tracciate in mezzo al nulla, per raggiungere nuovi quartieri sorti nel segno della speculazione. Hanno bisogno di nuovi spazi, edilizia pubblica di qualità realizzata sottraendo alloggi alla rendita parassitaria, nuove regole per le locazioni che mettano un freno agli affitti brevi, ai B&B ed allo spopolamento del centro e delle zone semicentrali.

Non possiamo che denunciare il fatto che a condizionare fortemente le scelte urbanistiche ed economiche di Roma, siano spesso gli stessi soggetti che l’hanno sfruttata in passato, ben consapevoli di avere di fronte ben poca opposizione da parte della classe politica che di volta in volta si trova al governo della città.

Asia-Usb Roma