PRESIDIO SOTTO L'ASSESSORATO ALLA CASA DELLA REGIONE LAZIO; AUTOCONVOCAZIONE ALL'ASSESSORATO ALL'URBANISTICA DEL COMUNE DI ROMA.

Roma -

 

L’EMERGENZA ABITATIVA NON È UNO SPOT ELETTORALE!

Il segretario del PD, nonché governatore rieletto della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, ha affermato a proposito del palazzo occupato in via Santa Croce in Gerusalemme, l’importanza di intervenire con urgenza per affrontare il tema dell’emergenza abitativa. Ha però dimenticato che nei cassetti dell’assessorato regionale alla casa giace una delibera da più di quattro anni, uno strumento che avrebbe consentito davvero di intervenire con urgenza come adesso lui auspica. Siamo noi eccessivi nello stigmatizzare l’inerzia delle amministrazioni o c’è un’eccessiva timidezza da parte di chi dovrebbe agire ma poi non lo fa?
Quante emergenze sono passate e passano tutt’ora, ultima la vicenda di via Volontè a Porte di Roma, sotto il naso anche della Regione Lazio? Tante sicuramente. Però nonostante continue interlocuzioni successive ad importanti mobilitazioni dei movimenti e dei sindacati niente esce di rassicurante dai tavoli di confronto allestiti. Anche le sortite in alcuni territori sul tema della manutenzione e della gestione degli alloggi popolari non ci sembra stia producendo particolari passaggi in avanti.
Se davvero le intenzioni del governatore sono sincere e non dettate dalla necessità di raccattare qualche voto alle prossime elezioni europee, questo è il momento di produrre lo scarto necessario. La discussione intorno alle modifiche della legge 12 con la sanatoria dei senza titolo delle case popolari aventi diritto, la sottoscrizione del protocollo sulla sicurezza con Comune e Prefettura, la fine della truffa sui piani di zona, la definitiva messa in campo della delibera sull’emergenza abitativa, la tutela degli inquilini Inps, la definizione del tema delle residenze e della gestione delle utenze interdette dalla legge Renzi/Lupi, devono diventare oggetto di confronto serrato e di interventi risolutivi, altrimenti il tutto si risolverà in esercizio oratorio fino al prossimo caso eclatante. Caso eclatante che potrebbe però essere uno sgombero con l’uso della forza pubblica, visto l’elenco sul tappeto e le minacce del ministero dell’Interno.
Tante le questioni in campo ed è evidente che l’itinerario concordato dopo la manifestazione del 7 febbraio non sta producendo gli effetti che ci si aspettava. I tavoli predisposti non appaiono solidi e i ritardi stanno assumendo contorni che possono divenire drammatici per molti nuclei familiari a rischio di sgombero senza soluzioni. La mancanza di strumenti concreti è talmente palese da conferire all’azione dell’elemosiniere del papa un’aureola di santità, mentre il diritto alla casa dovrebbe essere garantito non dalla divina provvidenza ma da una gestione pubblica attenta al disagio sociale e capace di non alimentare guerra tra poveri, come sta invece accadendo intorno alle case popolari.
Per questo chiediamo l’immediato utilizzo della delibera regionale sull’emergenza abitativa e la convocazione di un tavolo di confronto sulla legge 12.
Che fine hanno fatto i 200 milioni di euro dell’ex-Gescal previsti per Roma fin dal 2014 per l’attuazione della suddetta delibera? Una domanda a cui da anni non riceviamo una risposta!
L’emergenza abitativa non è uno spot elettorale!
#stopsgomberi#oralecase
BPM, Coordinamento cittadino di lotta per la casa, AS.I.A. USB, Action

 

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