Salari, caro vita e casa: propaganda fino alla vittoria. Croce e delizia del Governo Meloni

Alcuni indicatori positivi sui salari e sull’occupazione sono usati dal governo per impostare una narrazione secondo cui l’Italia sarebbe un paese in ripresa economica. Peccato sia falso, o meglio propaganda.

Roma -

È notizia di questa settimana, subito propagandata dal Governo e dal Presidente del Consiglio, il recupero di potere d’acquisto sulla base del terzo trimestre 2025. Un dato economico che stride con l’esperienza diretta di tutti gli italiani quando fanno la spesa o rifornimento o pagano la rata dell’affitto/mutuo. Intanto va segnalato che il dato in aumento è dello 1,8%, ma soprattutto il dato si riferisce a livelli pre-pandemici. Soprattutto vanno resi edotti gli italiani che il potere di acquisto dei loro salari ha avuto un crollo nel 2022 (quindi post-pandemia). Questo crollo è dell’8%, per cui il recupero dell’ultimo trimestre, se considerato sulla base triennale, è molto basso. L’altra tecnica di propaganda adottata dal Governo è quella di usare il confronto con gli altri paesi europei, anche qui però, il Governo può farlo solo sul trimestre (dove l’Italia ha fatto meglio), mentre non può azzardarsi a fare paragoni sul triennio (dove l’Italia ha fatto ridere): Italia -8%, Germania + 0,4, Francia +2%, Spagna + 3,1%.

D’altronde che ci sia un problema di salari enorme in Italia è noto a tutti gli osservatori ed esperti ed è nell’esperienza quotidiana della stragrande maggioranza dei cittadini. Inoltre il basso livello degli stipendi ha un effetto devastante su quasi tutte quelle famiglie che abitano in affitto (circa 5 milioni di famiglie, 20% del totale), oltre che su parte di quelle che pagano un mutuo (circa 4 milioni, il 20% dei nuclei possessori di un’abitazione).

 Prima di commentare questi ultimi numeri c’è un altro aspetto su cui il Governo sta insistendo, centrale per il consenso che vorrebbe accreditarsi, ed è quello dei decreti sicurezza e migranti. Questi temi vanno considerati nell’insieme dei risultati di un Governo poiché ovviamente c’è una forte correlazione tra il benessere di una società e le sue percezioni. E mentre il Governo Meloni e la maggior parte dei media ci racconta di una società in fiamme invasa dagli stranieri accade altro. Di fatto il problema salariale allontana ogni anno decine di migliaia di giovani, i quali emigrano proprio in cerca di condizioni migliori. Dal 2011 al 2023 secondo il Cnel sono stati 550 mila i giovani in età compresa tra i 18 e i 34 anni che hanno abbandonato il paese. E quelli che restano? Secondo il Sole 24 Ore l’80% dei giovani rimane a casa dei genitori rinunciando a emanciparsi. E d’altronde dove potrebbero andare? Se i salari sono fra i più bassi d’Europa (nonostante la propaganda) e gli affitti totalmente fuori scala, sarà solo una parte minoritaria ed elitaria di giovani a poter lasciare il nucleo di origine per fare la propria esperienza indipendente nella vita. A completare il quadro è la percentuale di disoccupazione giovanile: ad agosto 2025: secondo l’Istat è del 19,6% (+0,6).

Di contro, mentre i salari sono ben ingabbiati, gli affitti no. Per questo nessun piano casa nazionale con intervento dei privati e conseguenti meccanismi privatistici potrà risolvere la condizione di milioni di persone costrette a usare mediamente dal 50% all’80% delle proprie entrate per la questione abitativa (affitto, mutuo, utenze, spese condominiali, manutenzioni). Semplicemente non esiste una formula di affitto sostenibile, a meno che non lo si vincoli al reddito percepito (come accade nell’edilizia pubblica).

Possiamo fare l’ipotesi in cui i salari vengano raddoppiati dall’oggi al domani. Chi impedisce ai proprietari di non raddoppiare gli affitti? Nessuno. Né la legge attuale né la narrazione di questo Governo (in realtà anche di quelli che l’hanno preceduto), secondo cui la proprietà sarebbe sacra. Quest’ultima affermazione in particolare rappresenta una grave menzogna visto che la nostra Costituzione dice altro, garantendo si la proprietà privata (sia per i soggetti privati che per quelli pubblici), ma entro i limiti di una funzione sociale che evidentemente solo i rapporti di forza possono realmente determinare.

Nessuna propaganda governativa o alternativa può smentire quanto affermato poiché le norme elaborate in pieno contrasto dei dettami costituzionali (sia per quanto riguarda i salari che per la questione abitativa), sono in pieno vigore e determinano i processi di impoverimento della società in corso.

Allora che fare? Appare evidente che oltre ad agire con ogni strumento sulla questione salariale bisogna consolidare ed incrementare la consapevolezza sui temi giovanile e abitativo, ambiti in cui il Governo ha finora letteralmente fallito. Innalzare livelli salariali senza alcuna protezione dai meccanismi di speculazione su un bene primario come quello della Casa (inteso come bisogno abitativo) sarebbe un errore, poiché tutto potrebbe essere vanificato dalla famelica e viziata classe proprietaria italiana. Per quest’ultima non intendiamo chi dispone di un’abitazione e di una seconda casa al mare o al paese di origine et similia. Si intende tutti quegli attori che usano gli alloggi come prodotti finanziari e beni prioritariamente di investimento.

Asia-Usb