Senza casa, il dramma degli sfratti in Italia: si specula ma aumenta chi non ha un tetto

Roma -

Nell'ultimo anno quasi cento famiglie ogni giorno hanno subito uno sfratto, spesso per morosità incolpevole dovuta agli effetti della crisi economica. E mentre si continuano a costruire case che restano invendute, aumentano anche gli immobili sfitti

di Andrea Fama


Maddalena ha due figlie a carico, una minorenne e l’altra con gravi problemi di salute. Ha vissuto per venti anni in un appartamento in un popolare quartiere di Roma Est, l’ultimo dei quali trascorso a resistere allo sfratto in attesa di una sistemazione alternativa. Di rinvio in rinvio, col cuore in gola ogni volta che bussano alla porta o squilla il telefono, fino allo scorso settembre quando, pronta a lasciare casa per una nuova sistemazione, l’acuirsi dei problemi di salute della figlia glielo ha impedito. Polizia, ufficiale giudiziario e medico hanno valutato la situazione e mediato con i proprietari dell’immobile per un ultimo mese di proroga, con scadenza a fine ottobre.

Alla famiglia di Maddalena è stato assegnato un monolocale. Avrebbe dovuto trovarsi nello stesso quartiere, per garantire un minimo di continuità a uno stile di vita già bruscamente interrotto, ma invece è molto distante da lì. L’alloggio non era arredato. Il bagno era rotto, l’hanno riparato i ragazzi della Rete anti-sfratto dell’ormai ex quartiere. Eppure, nella contraddittorietà spietata che caratterizza l’emergenza abitativa e calpesta i più basilari diritti, questo rischia di risultare quasi un "privilegio", derivante per giunta dalla sfortunata circostanza di problemi di salute tali da richiedere l’assistenza sociale.

"Manifestiamo per far sapere alla persone che non sono sole e chiediamo al governo una moratoria sugli sfratti". Parlano i manifestanti del corteo anti-sfratto che si è tenuto a nel quartiere di Roma Centocelle lo scorso 24 ottobre

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</figure> Cento sfratti al giorno Quello di Maddalena purtroppo non è un caso isolato, anzi. Sono infatti poco più di 36mila i nuclei familiari ad aver materialmente subìto uno sfratto nel 2014, quasi 100 al giorno, a fronte di 150mila richieste di esecuzione e oltre 77mila provvedimenti di sfratto emessi tramite l’Ufficiale giudiziario – in media uno ogni 334 famiglie, secondo i dati diffusi dal Ministero dell’Interno. Gli sfratti sono una delle principali componenti del dramma sociale dell’emergenza abitativa e nell’ultimo decennio hanno fatto registrare una preoccupante ascesa. I provvedimenti emessi nel periodo 2005-2014 sono cresciuti del 69 per cento, mentre gli sfratti effettivamente eseguiti (che possono riferirsi anche a provvedimenti emessi in anni passati, poiché può accadere che lo sfratto vero e proprio venga rimandato per diverse ragioni) sono aumentati del 41 per cento. E non si tratta di sgomberi di occupazioni, che pur non rappresentando una soluzione sono spesso l’unica alternativa alla vita in strada, ma di regolari contratti di affitto. Il crescente numero di persone senza casa è reso ancor più paradossale e insopportabile se si pensa che, al contempo, aumenta costantemente anche il consumo di suolo per la costruzione di edifici a uso abitativo (sono 157mila gli alloggi costruiti nel 2013), così come la quantità di immobili inutilizzati, sfitti o abitati da non residenti, sia pubblici che privati (secondo le ultime stime Istat ammontano a oltre 7 milioni). Un dramma che, oltre la statistica, quotidianamente scuote la vita di centinaia di migliaia di persone e famiglie, che tuttavia sempre più spesso – anche attraverso il mutuo sostegno di reti sociali spontanee e sportelli di quartiere organizzati - trovano la forza di denunciare una condizione inaccettabile, spesso incolpevole, prevalentemente ignorata nei fatti dalle istituzioni competenti. Mappa dei provvedimenti di sfratto per provincia N. B. Il rapporto del Viminale non riporta i dati delle province di Olbia-Tempio, Ogliastra, Medio Campidano e Carbonia-Iglesias Senza casa, senza colpa La morosità è la principale causa di sfratto (89,3 per cento). Spesso si tratta di morosità incolpevole (persone in difficoltà economiche perché licenziate, la cui attività è fallita, a fronte di una separazione dal coniuge, ecc.), tanto che è stato stanziato un fondo a sostegno dei casi più critici. Ad oggi sono disponibili 83 milioni di Euro sul Fondo Inquilini Morosi Incolpevoli; poca cosa rispetto alle centinaia di migliaia di persone coinvolte, eppure, di questi, solo 12 milioni sono stati effettivamente trasferiti dalle Regioni, per un ammontare di soli 320 contratti sottoscritti. Un fallimento, le cui cause sono da ricercare tanto nella scarsa progettualità quanto nella solita burocrazia. In valori assoluti, Roma è la provincia con il maggior numero di provvedimenti di sfratto emessi (sono stati 8.264 nel 2014), in virtù naturalmente delle dimensioni e della popolosità della Capitale, seguita prevalentemente dai principali capoluoghi del Nord. Tra il Sud e le isole, invece, si registrano i valori più bassi, con le province di Potenza, Reggio Calabria e Vibo Valentia a quota zero. Un quadro simile si presenta anche in merito agli sfratti eseguiti. Roma è sempre maglia nera in termini assoluti (2.726), mentre le province di Taranto, Caserta, Crotone e Isernia, hanno tutte zero sfratti.

Numeri che pesano come mattoni
Ognuno dei numeri contenuti nel rapporto del Viminale pesa come un mattone, proprio come quelli utilizzati ogni anno per costruire migliaia di immobili che poi restano principalmente inutilizzati, drogando il mercato, alimentando la speculazione edilizia e di conseguenza l’emergenza abitativa (a Roma il costo medio per l’affitto di un immobile dentro il Grande Raccordo Anulare è di 12 Euro al metro quadro). Dietro a ognuno di quei numeri si celano come sempre storie, vite, volti di persone comuni, che magari ci è anche capitato di incrociare.

Una di queste storie, anch’essa emblematica delle migliaia che affliggono la Capitale, è quella della signora Nella, 87 anni. Il contratto di affitto dell’immobile dove da decenni risiede nel quartiere di Centocelle (a 50 metri da dove abito, NdR), e che oggi occupa da sola, è scaduto. I nuovi proprietari subentrati nel tempo, allettati dalla prospettiva di canoni di affitto più alti in virtù della recente apertura della stazione metropolitana, intendono mettere alla porta l’incolpevole inquilina, che pure paga un affitto commisurato alla pensione minima che riceve. In attesa di una risoluzione definitiva, nel corso dell’autunno lo sfratto è stato rimandato di mese in mese. Ma la vita di Nella resta sospesa, insieme a quella delle 50mila persone dichiarate in attesa di sistemazione dal Comune di Roma (più del doppio quelle in emergenza abitativa, secondo i movimenti).

"Una casa per ogni famiglia". Non è lo slogan di una manifestazione per il diritto all’abitare, ma è l’appello del Pontefice, pronunciato la prima volta esattamente due anni fa, alla viglia del Natale 2013, e poi ribadito di recente. Invano, a quanto pare. Infatti, per comprendere meglio il reale impatto degli sfratti sul territorio, bisogna rapportarli proprio al numero di nuclei familiari che vive in ciascuna provincia. Se in Italia la media è di un provvedimento di sfratto ogni 334 famiglie, il picco massimo si tocca nella provincia pugliese di Barletta-Andria-Trani dove il rapporto scende addirittura a unoogni 133 famiglie.

Quella degli sfratti e, più in generale, dell’emergenza abitativa è una lacerazione del tessuto urbano e sociale che va peggiorando di giorno in giorno e lede i diritti delle persone. Le istituzioni sono chiamate a dare risposte strutturali, che non significa emergenziali, perché aprono la porta alla malagestione o a casi emersi con Mafia Capitale. I numeri ci sono. Finora è mancata la volontà.

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