Sgomberi, Gabrielli: no alla forza pubblica per onlus e associazioni

Roma -

La misura è stata chiesta dal Comune per liberare le sedi occupate anche da partiti politici e centri sociali. Deciderà il nuovo sindaco

La posizione della prefettura era nota al Campidoglio già da qualche tempo: no all’uso della forza pubblica per realtà che abbiano un profilo sociale o associativo. In sintesi: per il filone delle «concessioni» — assegnate da molti anni dal Comune a onlus, sedi di partiti e sindacati, e associazioni varie — non ci saranno sgomberi; superata questa fase sarà poi il nuovo sindaco a decidere il da farsi. Del resto in città stava crescendo la protesta di molte realtà - non solamente i centri sociali, dai motulesi a «Viva la vita» che si occupa di Sla, solo per citarne due — che si sono ritrovate lo sfratto esecutivo nella cassetta delle lettere. Una situazione, per Roma, potenzialmente esplosiva.

 

Su posizioni opposte

Su come procedere, evidentemente, le posizioni del commissario straordinario di Roma, Francesco Paolo Tronca, e del prefetto della città, Franco Gabrielli, erano molto diverse. Non a caso, forse, martedì Tronca aveva spiegato la sua posizione sugli sgomberi: «Non dimentichiamo che molti non sono stabiliti dal gruppo di lavoro del Campidoglio ma dall’autorità giudiziaria contabile». Dalla Corte dei conti, quindi, alla quale ieri la deputata Ileana Argentin (Pd) ha rivolto più di un pensiero: «Dov’erano i magistrati contabili negli anni precedenti? Solo adesso, dopo Affittopoli, hanno preso consapevolezza delle situazioni inadeguate delle associazioni? Se loro avessero fatto bene il proprio lavoro - ha detto Argentin annunciando un’interrogazione parlamentare - forse i Comuni non avrebbero potuto comportarsi come meglio credevano. Sta di fatto che oggi le onlus e i centri sono strozzati da una norma folle ed inadeguata».

 

 

Non saranno consentite nuove occupazioni

Contemporaneamente, poi, nella riunione di ieri pomeriggio Gabrielli ha ribadito a Tronca — tramite i «tecnici» presenti — che non saranno consentite nuove occupazioni. Ma sulle vecchie - sono oltre cento gli immobili occupati in città — ecco la seconda novità: interverrà la delibera numero 50 del Campidoglio (era ferma da due anni) firmata ieri dal subcommissario Clara Vaccaro, che dà sì attuazione a quella regionale ma recepisce anche le vecchie delibere del Campidoglio, da quella del 2007 a quella del 2012. La precisazione sulle vecchie norme è decisiva: perché l’emergenza alloggiativa che si vive in città(e quindi la quota riservata in delibera agli occupanti per i futuri alloggi Erp) non andrà ad erodere né le graduatorie Erp né il diritto di chi vive nei Caat (residence) di vedersi riconosciuto un alloggio popolare.

 

Il tema delle «quote»

Si era parlato, per gli occupanti, di una quota vicina al 30 per cento del totale: non è così, perché — dicono i rumors del Campidoglio — la quota sarà molto più bassa, perché agli occupanti sarà destinata una «riserva» degli alloggi Erp (che la Regione, oltre a 197 milioni, metterà a disposizione del Comune) e perché vi si potrà accedere solamente attraverso un «bando speciale» che porrà precise condizioni, a cominciare dal dover dimostrare la residenza nell’alloggio occupato almeno al 31 dicembre 2013.

 

Nessuno scavalcherà chi ha diritto in graduatoria

Per dirlo in sintesi: nessun occupante scavalcherà chi ha maturato il diritto alla casa popolare. E ora che il quadro normativo è finalmente definito, sarà possibile in futuro intervenire sui moltissimi immobili occupati: liberandoli una volta stabilite graduatorie e titoli degli inquilini per le case popolari. Questa nuova delibera del Campidoglio è dunque un passaggio fondamentale, perché offre un quadro certo a una situazione, quella delle occupazioni, sempre più pesante. E anche sul fronte delle «concessioni» la decisione è presa: niente sgomberi almeno fino alle elezioni. La decisione «politica» di esaminare e decidere, caso per caso, spetterà al sindaco.

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