Torino, Asia USB: la casa è un diritto, vogliamo soluzioni contro il carovita! Presidio all'assessorato alle politiche abitative e sociali

Torino -

Martedì 14 giugno, come Asia USB assieme agli inquilini, alle famiglie sotto sfratto, occupanti e in emergenza abitativa organizzate con noi, eravamo in presidio sotto l’Assessorato alle politiche abitative e sociali del Comune di Torino. Durante il presidio abbiamo incontrato l’Assessore Rosatelli per avere soluzioni concrete alla problematica abitativa che, con l’aumento dei prezzi e del costo della vita, si sta aggravando ulteriormente a Torino come in tutto il Paese, e discutere della piattaforma di misure che Comuni e Governo dovrebbero adottare se vogliono realmente tutelare il diritto all’abitare (qui la nostra piattaforma di rivendicazioni che abbiamo portato: https://www.facebook.com/events/388515079983119?ref=newsfeed).

Nonostante qualche parziale apertura da parte del Comune, le risposte che ci sono state fornite sono ancora insufficienti per far fronte all’immediata necessità di milioni di nuclei famigliari sotto sfratto ed occupanti, così come per risolvere strutturalmente il problema abitativo.
Ancora una volta si riconferma la volontà di escludere le parti sociali dai tavoli sull’abitare che Comune, Regione, Atc e Prefettura hanno avviato, mentre di un blocco generalizzato degli sfratti e di una calmierazione delle utenze nemmeno a parlarne, nonostante il raddoppio delle bollette di luce, gas e teleriscaldamento e l’aumento del 15% di indebitamento degli inquilini.
Inoltre, mentre a Roma il Comune si è assunto la responsabiltà politica di procedere verso una deroga all’art. 5 del Dl. Renzi-Lupi che impedisce agli occupanti di mettere la residenza ed accedere ai servizi pubblici essenziali, a Torino per Rosatelli non c’è alcuna necessità perché la situazione non è ancora sufficientemente grave.

Da parte sua l’Assessore ha garantito che nuovi alloggi popolari verranno costruiti, ma che non ci sono tempistiche certe. Ha garantito di non sgomberare le famiglie con minori che sono state costrette ad occupare casa in assenza di alternative, ma per quelle senza figli non ci saranno altre soluzioni se non la strada o il circuito dei dormitori di cui conosciamo bene tutte le criticità e da cui rimane pressoché impossibile uscirne. Si è assunto la responsabilità di intervenire negli sfratti di casa popolare, ma solo valutando singolarmente ogni caso e profilo, ed infine, di rivedere la quota minima obbligatoria per accedere al fondo sociale che impone anche chi ha reddito zero di tirare fuori subito 480 euro.

La lotta e l'agitazione nei quartieri ha spinto l'Assessore a concedere qualche soluzione, che però non risponde ancora a gran parte dei problemi che gli inquilini e gli abitanti vivono e che rischiano di cadere nel vuoto, visto ad esempio che, senza una proroga, la domanda di fondo sociale scadrà il 30 giugno e che non basteranno solo qualche centinaio di alloggi nuovi a far fronte alle migliaia di richieste di casa popolare.

La volontà politica di questo Assessorato si conferma quindi quella di continuare da un lato a strizzare l’occhio alle fondazioni bancarie e ai loro social-housing come unica risposta all’emergenza abitativa e dall’altro lato di dividere i sotto sfratto e gli occupanti in meritevoli e non meritevoli, cercando di concedere quel tanto che basti a non fare esplodere una bolla sociale che altrimenti rischia di travolgerlo.

È ormai chiaro che la scelta politica di affontare l’emergenza abitativa con i social-housing e le residenze temporanee, non solo va a fare gli interessi di chi specula sul diritto all’abitare ed è la causa del problema, ma ha anche la funzione di setaccio sociale: da un lato fomenta una guerra tra poveri nel doversi dividere una coperta troppo corta di quel poco che rimane di case popolari e welfare, e dall’altro lascia precipitare tutti coloro che vengono espulsi da un modello di società e città basato sulle disuguaglianze sociali e che criminalizza la povertà.

Infatti, per tutte le famiglie e i singoli che non riescono ad eccedere all’emergenza abitativa o che scaduto il periodo di ospitalità nelle residenze temporanee (per la nuova Cascina La Filanda appena 6 mesi), non sono riusciti a trovare una fonte di reddito stabile che gli permette di accedere al mercato degli affitti privato, non ci sarà alcuna soluzione, se non la tenda, il sacco a pelo e le valigie che simbolicamente abbiamo portato sotto l’Assessorato.

Sappiamo bene che le parole senza fatti concreti conseguenti non valgono nulla e che quanto ottenuto ieri è solo una minuscola parte di quello che si dovrebbe fare per tutelare il diritto all’abitare. Per questo continueremo a far pressioni e a vigilare sull’operato di questa giunta che non perde tempo a candidare Torino come centro per l’aerospazio e la difesa militare, ma che guarda caso non trova mai soldi per fermare il carovita e rilanciare strutturalmente l’edilizia residenziale pubblica.

Abbassare le armi, alzare i salari e i diritti!

Federazione Del Sociale USB Torino
Asia USB Torino

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