UNIFICARE LE LOTTE: LETTERA APERTA DI ENRICO GIARDINO, INQUILINO ENPAF.

Roma -

Lettera aperta agli inquilini romani

PREMESSA 

Da sempre inquilino, lavoratore dipendente e pensionato. Come figlio, padre e nonno , mi sono battuto e mi batto per i diritti abitativi dei lavoratori dipendenti, dei pensionati e dei migranti. In particolare, prima e dopo la legge dell’equo canone; prima e dopo la legge 431/98 ; infine nella lunga fase (dalla legge 104/96 ad oggi) che ha interessato i diritti di compravendita (regolati) e di affitto degli Enti previdenziali, prima pubblici e poi privatizzati e “liberalizzati” con il trucco del comma 38 della legge  243/04 (Enpaf). La privatizzazione/liberalizazzione è avvenuta  per l’Enpaf nel 2004, cioè 3 anni dopo il termine ultimo di vendita regolata, fissato per la legge 104/96 entro il 1°  marzo 2001. Tale obbligo è stato confermato dal TAR del Lazio e dal Consiglio di Stato, ma il comma 38 citato ha ribaltato ed azzerato “retroattivamente” l’impianto normativo preesistente, usando l’artificio (fasullo) della “interpretazione autentica”. Questi artifici – tollerati da politici e dai sindacati inquilini -  hanno consentito ad Enti  previdenziali pubblici – che hanno ricevuto contributi pubblici fino al 2000  e che avevano una natura sociale - di privatizzarsi e iper-speculare su affitti e vendite, usando la legge-truffa 431/98 , la speculazione edilizia privata, l’assenza di edilizia sociale e popolare, il ricatto abitativo su inquilini ultradecennali (lavoratori e  pensionati).

In questo quadro consociativo si sono moltiplicate incredibili nefandezze : accordi-bidone tra Enti e sindacati inquilini, sfratti, acquisizioni sindacali di immobili “non optati”, ecc. E’ anche evidente il grande conflitto di interessi che caratterizza il ruolo dei sindacati-inquilini in tutta questa materia. Essi non hanno mai avuto un ruolo conflittuale o propositivo, anche nel migliore passato.

Ricordo la lotta da noi  sostenuta nella nostra zona ai tempi dell’equo canone : indebitamente classificata come “semi-centrale” (1,2), è stata poi riconosciuta come “periferica” (1).Un risparmio del 20% sul fitto-base di 6000 famiglie che non riuscimmo a diffondere. E’ invece essenziale battersi oggi per la reintro- duzione dell’equo canone a Roma, con una precisa definizione delle zone abitative (centrali o non).

I canoni- base di locazione  (fino a 1800-2000 euro/mese), ed i prezzi di vendita- soprattutto a Roma-  sono ormai insostenibili per redditi e pensioni anche medio-alte ; perciò almeno 350.000 famiglie romane  sono state costrette a lasciare la casa in cui abitavano da molti decenni, per trasferirsi “fuori Roma”.

La crisi occupazionale ed economica, l’avvento dell’euro, l’aumento dei prezzi dei beni essenziali- con stipendi e pensioni fermi o in calo -  stanno aggravando una situazione sempre più  ingiusta e disumana.

Si pone dunque come drammatica emergenza : “ Che fare ?” per gli inquilini tutti, per quelli degli Enti previdenziali, per gli sfrattati, i disoccupati-precari, i migranti, le giovani coppie, i pensionati, ecc.
Le misure, adottate  recentemente, dalle Istituzioni regionali, provinciali e comunali sono ancora inadeguate, parziali, anche fuorvianti, perchè rinviano un problema urgente ad un futuro improbabile o perchè rilanciano una cementificazione dannosa (le case sfitte sono decine e decine di migliaia),  che interessa più i costruttori che gli inquilini sfrattati o insolventi.

Quali risposte degli inquilini e quali soluzioni?Purtroppo il dramma abitativo viene vissuto dai più come dramma individuale. La sfiducia popolare crescente nei partiti, nelle Istituzioni (lottizzate dai partiti), nei sindacati- inquilini - largamente collusi con la proprietà immobiliare grande e piccola – spinge gli inquilini al pessimismo, alla rassegnazione, al tentativo di risolvere “in proprio”, con ogni mezzo, il proprio problema abitativo. I grandi mass-media - ma anche quelli minori – reclamizzano le ragioni dei potenti che li finanziano, non certo quelle delle vittime.

 

La capacità di comunicare - cioè di stabili relazioni attive e coscienti tra inquilini e con l’esterno - è decisiva.

Poche persone che lo fanno, contano oggi più di migliaia e migliaia che non lo fanno o non ne sono capaci.

Ma il fronte degli inquilini italiani – non è così in Europa ! – si è ridotto e marginalizzato perchè molti sono diventati proprietari “indebitati” per necessità, quando è saltata la garanzia dell’equo canone.

Anche i gruppi ed i movimenti che si battono direttamente e coerentemente per i diritti abitativi tendono  a frazionarsi in emergenze, dividendo gli inquilini per PROBLEMA o per ZONA : gli sfrattati di quella strada, gli occupanti di una fabbricato, gli inquilini dell’ATER e di un Ente specifico...e così via dividendo.

Occorre invece unificare tutte le lotte di tutti gli inquilini sia di quelli che non possono pagare l’affitto sia di quelli che non possono pagare il mutuo. Sono lotte che interessano direttamente i lavoratori ed i pensionati a reddito fisso : i primi, lottando per mesi e se va bene, strappano 30-50 euro/mese di aumento salariale, ma poi il padrone di casa gli estorce 200-300 euro in più al mese. Nessuna merce aumenta così tanto, e la casa non può essere una merce, peraltro aggiotata. Se i redditi da lavoro vengono rapinati dalla rendita parassitaria immobiliare e finanziaria , nulla rimane per comprare merci e servizi che il sistema capitalistico deve vendere, per non fallire. Gli aumenti di canone per un bene vitale, come la casa, debbono essere correlati agli aumenti di reddito e di pensione : in caso contrario, la “esistenza libera e dignitosa” della famiglia di un lavoratore (art. 36 Cost.) diventa per i più una irraggiungibile chimera.

La piattaforma-inquilini Asia-RdB che io propongo, condivisa da molti inquilini - deve essere , a mio avviso, centrata sulle soluzioni che propugniamo ed articolata su tre livelli di questioni: globali e strutturali (per tutti gli inquilini); settoriali (ATER, Enti previdenziali, privati, ecc.); di categoria (Enpaia, Enasarco, Enpam, Enpaf, ecc). Deve anche specificare soluzioni IMMEDIATE (urgenti) e di MEDIO-TERMINE per ognuno dei tre livelli indicati. La piattaforma, vincolante per tutti ed articolata, genera fiducia ed adesione nei soggetti proponenti e in quelli che latitano, garanzia di impegno e  serietà.

 

Nel metodo, la bozza di sintesi redatta da parte di un gruppo ristretto e competente,  viene poi trasmessa agli inquilini, ai movimenti, ai comitati interessati ai tre livelli per riceverne commenti, critiche, adesioni.

La bozza emendata viene poi discussa ed approvata dalle relative assemblee-inquilini, per diventare piattaforma-inquilini di Roma ASIA-RDB  sulla emergenza abitativa e sui modi per affrontarla.

La piattaforma è la carta di identità dei soggetti firmatari: essa viene trasmessa a tutti gli interessati ed ai responsabili istituzionali (sindacati-inquilini compresi), come base di partenza di ogni trattativa in ogni sede negoziale. I risultati conseguiti saranno discussi in apposite assemblee-inquilini.  Serve  anche per evitare scantonamenti autolesionistici o  dannose polemiche interne (tra le vittime). Costituisce un riferimento unico, unitario, condiviso ed omogeneo per tutte le lotte, generali, settoriali e locali. Solo una piattaforma condivisa ci darà la misura dei risultati conseguiti, senza mitizzazioni o pessimismi arbitrari.

Dunque un allargamento . ma su basi chiare e definite, ad altri soggetti collettivi che trattano problemi abitativi a Roma, allo scopo di avere il massimo di partecipazione possibile. La piattaforma sarà inviata a tutti i mezzi di informazione e di comunicazione (scritti, radiodiffusi ed elettronici) , con richiesta di dibattito e presentazione. Il sito WEB Asia-RdB  la pubblicherà e raccoglierà commenti, adesioni, suggerimenti.

Comprendo che la strada qui indicata è complessa ed impegnativa. Essa indica prassi diverse da quelle tradizionali, ma- visti i risultati deludenti finora ottenuti- è quella innovativa, da sperimentare e verificare.
 

Enrico Giardino (forum DAC)

 

Roma 29 aprile 2010