ENASARCO: GLI INQUILINI E I LAVORATORI RESPINGONO L'ACCORDO

Si è svolta giovedì 18 in via dell'Aeroporto 129 la riunione del coordinamento dei Comitati inquilini della Fondazione. Riportiamo di seguito l'appello alla mobilitazione approvato dalla riunione.

Roma -

Il 18 settembre 2008 il CdA della Fondazione Enasarco ha deliberato il piano di dismissione del proprio patrimonio immobiliare: 272 complessi immobiliari (481 fabbricati), per la maggior parte a Roma e Milano. L’84% è residenziale mentre il restante 16% è formato da uffici, edifici commerciali, sedi istituzionali e universitarie, per un valore di registro di 3 miliardi di euro.

Questa importante vendita avviene con il consenso dei sindacati concertativi che hanno sottoscritto tra l’11 e il 12 settembre 2008 un accordo con Enasarco. Non solo non si è contrastata la dismissione voluta dalla Fondazione, ma ci si è affrettati a firmare pochi giorni prima del CdA decisivo, proprio mentre gli inquilini iniziavano a mobilitarsi. In questa maniera Enasarco può provare a raggiungere l’obiettivo che si era proposto: realizzare 4 miliardi e mezzo di euro da questa dismissione.

I prezzi di vendita saranno determinati utilizzando le valutazioni delle Agenzie del Territorio, quindi saranno legati al mercato e sarà prevalente la tutela dell’interesse di chi vende piuttosto di chi acquista, inoltre ci saranno disparità da una zona all’altra e il tavolo paritetico previsto non appare una grande garanzia di equità. La soddisfazione del Presidente della Fondazione Brunetto Boco, per l’accordo sottoscritto con i sindacati, ci da l’esatta misura di chi ottiene i veri vantaggi dall’intera operazione. Oltre a Boco saranno felici anche quelle cooperative – legate ai sindacati firmatari - che interveranno negli acquisti collettivi prima garantendo i propri interessi poi quelli degli inquilini. In questo si distingueranno ancora quei sindacati più abituati all’intermediazione immobiliare che impegnati nella tutela dell’inquilinato.

A farne le spese maggiori sono proprio coloro che non vogliono o non possono comprare. Le tutele messe in campo verso coloro che non acquisteranno non solo sono fumose ma soprattutto non sono vere tutele. La proposta di contratto d’affitto mette a rischio di aumenti pericolosi. Anche l’idea di far gestire l’invenduto ad un Fondo dove magari Enasarco spadroneggia non ci sembra un granchè.

Ci appare molto più solido un intervento dell’amministrazione pubblica, alla quale Enasarco potrebbe garantire un diritto di opzione sull’invenduto. La battaglia ora deve essere questa: così come la Regione Lazio è intervenuta in viale Colli Portuensi e in via Pincherle deve farlo con Enasarco. Chiedere all’Ater di acquisire gli alloggi invenduti è la più grande garanzia che si possa concedere alle famiglie coinvolte e che vivono anche da quarant’anni in queste case. Questa soluzione tutelerebbe giovani e meno giovani senza costringere nessuno ad imbarcarsi in mutui a rischi di insolvenza.

Il coinvolgimento della Regione Lazio è possibile anche per l’accesso a mutui agevolati e non averla coinvolta per tempo rappresenta un atto di forte irresponsabilità sia dell’Enasarco che dei sindacati sottoscrittori dell’accordo.

Questa soluzione “a perdere” va ribaltata. Ci sono le condizioni per chiedere maggiori garanzie e migliori tutele, anche per quei 900 lavoratori che rischiano di perdere casa e lavoro.

Dobbiamo organizzarci e avviare una mobilitazione permanente su obiettivi chiari.

La Fondazione Enasarco non naviga in buone acque per colpa di dirigenti corrotti e incapaci (ricordiamo ancora Porreca e Gismondi) e vuole far pagare agli inquilini e ai lavoratori i costi della cattiva gestione e magari anche i danni provocati dalla relazione con l’americana Lehman (fallita in questi giorni) che lascia un buco di 500 milioni di euro che entro dicembre 2008 deve essere chiuso.

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