LA PROTESTA IN CAMPIDOGLIO: RASSEGNA STAMPA 13 FEBBRAIO

Roma -

E Polis

La protesta. Agenti in tenuta antisommossa, i collettivi per la casa: gestione scandalosa
Urla, tensioni e poi botte fra i movimenti e la polizia
Tre feriti, uno è stato trasportato al Fatebenefratelli: riporterà un leggero trauma cranico


di Beatrice Nencha

Roma - Mentre nell’aula Giulio Cesare regna una calma quasi inverosimile, mentre si aspetta che ripartano i lavori del Consiglio comunale sospesi dalla mattinata, fuori, in una piazza del Campidoglio accerchiata dai movimenti e da decine di agenti in tenuta antisommossa, si respira un clima da stadio. E così, quando intorno alle 17.30 parte la prima azzuffata tra manifestanti e forze dell’ordine, sotto gli occhi impietriti di tre capigruppo della sinistra capitolina (Spera, Nobile e Bonessio), nessuno può dirsi veramente sorpreso. Una carica per motivi futili, mentre si sta trattando per far salire una delegazione di attivisti in Aula. Pochi istanti dopo, alle 17 e 41, sarà l’urlo di Paolo di Vetta di Asia Rdb a scuotere la folla, che preme per entrare in un Campidoglio reso più inaccessibile di un fortino: «Stanno per votare in blocco un gruppo di ordini del giorno, tra cui c’è anche il nostro: abbiamo vinto!». Durante l’annuncio, qualcuno dei ragazzi che ha avuto la peggio negli scontri si sciacqua nella fontana della piazza, sotto i ritratti di Aung San Sun Kyi e Ingrid Betancourt, lasciando in giro fazzoletti impregnati di sangue. Uno dei feriti, trasportato al Fatebenefratelli, riporterà un leggero trauma cranico. Un incidente simile era già capitato venerdì scorso, e stavolta le varie sigle presenti - Action, Comitato obiettivo casa, Coordinamento di lotta cittadino, oltre a qualche associazione ambientalista - non si sono fatte trovare impreparate. «Per ognuno di noi c’è un blindato: questa gestione della piazza è scandalosa», denuncia Giulia del comitato "Fieramente", creato per contrastare «il progetto di densificazione urbanistica che prevede, nell’area della ex Fiera di Roma sulla Colombo, la costruzione di 300mila metri cubi di cemento per appartamenti di lusso. Mentre in questa città ci sono oltre 40mila senzatetto e 270mila alloggi sfitti». Nonostante l’assicurazione che il loro ordine del giorno sarà votato in serata, subito dopo la ratifica del nuovo Piano regolatore, tutti i più importanti leader dei movimenti di lotta per la casa sono ai ferri corti con l’Amministrazione uscente, con il Partito democratico e il suo leader Veltroni. Ma gli strali di Nunzio D'Erme non risparmiano nemmeno i suoi ex colleghi di Aula: «La posizione di questa sinistra è timida e subalterna, non riesce a incidere. Del resto, io sono stato l’unico consigliere a non votare il Prg nella passata consiliatura». L’ordine del giorno voluto dai movimenti prevede misure per contrastare l’emergenza abitativa, tra cui l’assegnazione di case cartolarizzate di enti pubblici a canone agevolato, il blocco degli sfratti e cambi di destinazione d’uso, l’Agenzia degli affitti e il recupero degli alloggi di risulta e delle caserme cedute dal Demanio al Comune di Roma.

Il Manifesto

 

 

Sì al Piano, chiusura con botte

Il voto «blindato» In serata il Piano regolatore passa, gli ordini del giorno sono rinviati. Il sindaco: «Una pagina storica»
Le manganellate I movimenti per la casa protestano e vengono caricati. Tre feriti, uno di loro finisce al pronto soccorso

 

di Giacomo Russo Spena

 

Roma

 

Voleva finire alla grande per lanciare la sua sfida a Berlusconi. E per farlo non ha guardato in faccia a nessuno. Così Walter Veltroni è riuscito a far approvare ieri sera il nuovo piano regolatore per Roma. In tempo per poter dimettersi questa mattina. Voleva lasciare da imperatore assoluto, facendo approvare il primo strumento urbanistico «politico» dal 1910 a oggi. I leader del Pd hanno blindato il provvedimento, fregandosene dell’ostruzionismo dell’opposizione. E soprattutto lavandosi le mani della questione casa, vera piaga della capitale. Alla fine il consiglio comunale non ha votato l’ordine del giorno invocato dai movimenti di lotta per la casa, che ieri pomeriggio in Campidoglio si sono visti respinti le loro richieste dalle cariche della polizia.
Una giornata, quella di ieri, tesa fin dal primo pomeriggio con i movimenti (Action, Coordinamento cittadino lotta per la casa e Comitato obiettivo casa) che si erano dati appuntamento alle 15 sotto la statua di Marco Aurelio per vigilare sul rispetto dei patti. Infatti già venerdì si erano presentati in Campidoglio per far inserire nel piano regolatore un ordine del giorno sull’emergenza abitativa: l’implemento della delibera 110, il blocco degli sfratti per morosità e degli sgomberi degli immobili occupati, tra cui quello dell’ex ospedale Regina Elena e della Magliana. Ci erano riusciti dopo ore di tensione con polizia e l’occupazione dell’aula Giulio Cesare.
Ieri il secondo atto. In ballo c’è una partita che non si può lasciare in mano al Palazzo. «Ci avevano detto - dicevano nel pomeriggio - che lo avrebbero votato. Siamo qui per controllare». In effetti ce n’è bisogno, le sorprese arrivano a valanga. Alle 16 la prima. «C’è stato - spiega Paolo Di Vetta del Blocco precario metropolitano - un incontro tra Galloro (delegato alla casa del comune, ndr ) e i sindacati. L’odg ha avuto qualche modifica: siamo in attesa di leggerlo». Il tutto in un Campidoglio militarizzato. Ai manifestanti è stato vietato anche di usare l’amplificazione e di appendere striscioni. Inizia la partita a scacchi dentro e fuori l’aula del consiglio comunale. Non si capisce come è stato modificato l’odg e quando verrà votato. «Abbiamo chiesto - spiega Giulia del coordinamento Lotta per la Casa - che venga scollegato dal resto del prg».
Intanto l’ostruzionismo del centrodestra nel palazzo monta e gli odg si moltiplicano: arriveranno alla fine ad essere 15 mila. Passa il tempo e sale la tensione. Nessuno capisce che succede. Una delegazione di manifestanti chiede di essere ricevuta. La polizia risponde caricando. Il buonismo veltroniano vacilla. Saranno tre le persone ferite più seriamente, uno di loro finirà col 118 al Fatebene fratelli con la testa rotta. Altre prendono manganellate e finiscono malconce: a terra vicino al Marco Aurelio rimangono visibili tracce di sangue. Ma i manifestanti non demordono, e riescono a far scendere in piazza i capigruppo dei partiti della Sinistra arcobaleno: Fabio Nobile (Pdci), Adriana Spera (Prc) e Ferdinando Bonessio (Verdi). I tre consiglieri portano ai manifestanti il nuovo odg: «Va bene, le aggiunte dei sindacati non cozzano con le nostre richieste». Però insistono sui tempi: va approvato subito. Ma alle 19 Veltroni forza fino al limite: fa presentare, e passerà, una mozione di Pino Battaglia, capogruppo del Pd, in cui si decide che verrà votato prima il prg e poi tutti gli odg. L’opposizione in aula si scatena, quelli de La Destra si incatenano ai banchi per protesta. Alla fine, con 37 voti a favore e 20 contrari, passa il nuovo piano regolatore.
«E’ stata scritta una pagina della storia della nostra città», commenta entusiasta Veltroni. Poi tutti a casa. Consiglio comunale sciolto, gli odg rinviati a chissà quando. Solo a quel punto una delegazione di manifestanti riesce a incontrare il presidente del consiglio comunale Coratti e i capigruppo di maggioranza, che puntano a giovedì come giorno buono per la discussione. Ma i movimenti non ci credono più di tanto: «Dobbiamo continuare a mobilitarci affinché il nostro odg venga approvato», dice Andrea Alzetta di Action, che se la prende con il sindaco: «La sua è stata una giunta vergognosa». E non vengono salvati neanche i gruppi della Sinistra arcobaleno: «Non hanno fatto nulla».

Eidon Agenzia fotografica

Manifestazione  per la casa in occasione del voto sul Prg

di Vincenzo Tersigni

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