MUTUI IN CRESCITA, FAMIGLIE IN CRISI

Bankitalia. Continua il trend ascendente. Federconsumatori: un po’ di coraggio dall’istituto centrale

Roma -

 

Epolis Roma

 

Continua il trend di aumento dei tassi di interesse su prestiti e mutui. Secondo le rilevazioni della Banca d’Italia contenute nel supplemento statistico, a luglio il Taeg (tasso annuo effettivo globale) ha superato la soglia del 6% per le nuove operazioni sui mutui per acquisto abitazioni attestandosi al 6,07% rispetto al 5,98% del mese precedente, mentre per il credito al consumo il Taeg sale al 9,90% dal 9,77% di giugno.

«L’aumento dei tassi per i prestiti per l’acquisto di abitazioni, rappresenta un dato estremamente allarmante». La Banca centrale «si decida a dare un segno di coraggio, abbattendo di almeno un punto in percentuale, cioè dal 4% al 3%, il valore dei tassi di interesse, per scongiurare il rischio di una recessione dell’economia del nostro Paese». E’ quanto chiede la Fedrconsumatori, che commenta i dati diffusi da Bankitalia. «Questa situazione - si legge in una nota dell’associazione dei consumatori – oltre a comportare una probabile ripercussione sul sistema dei prezzi, avrà una ricaduta pesante ed immediata per 3 milioni e 200mila famiglie che hanno contratto mutui a tasso variabile, le cui rate hanno già subito aumenti di 170-180 euro».

Corriere della Sera

SUL  CARO-MUTUI  E’ ALLARME . TASSI RECORD SOPRA QUOTA 6%

In luglio i prestiti ai massimi dal 2004. Famiglie più indebitate

L’indagine. I dati riflettono l’aumento delle operazioni a interessi fissi

di Stefania Tamburello

 

ROMA – I tassi salgono e fanno fare un balzo ai costi dei prestiti immobiliari. Secondo i dati della Banca d’Italia in luglio il Taeg sulle nuove operazioni, cioè il tasso annuo effettivo che comprende anche le spese accessorie, ha sfondato quota 6% e si è attestato al 6,07% (al 6,08% per i mutui con scadenza ultradecennale) in rialzo per il quarto mese consecutivo. Nel 2004, primo anno della serie storica pubblicata dal Bollettino Bankitalia, il Taeg (tasso annuo effettivo globale, che include tutte le spese, ndr) sui mutui era al 3,82%.

Il rialzo dei tassi riguarda però tutte le operazioni di prestito. I mutui innanzitutto, sia a tasso variabile sia a tasso fisso che rappresentano ormai il 70,6% dei nuovi contratti (era del 22,1% la quota del fisso nel 2003), ma non solo. Sempre in luglio il tasso medio per l’acquisto di abitazioni (non si parla di Taeg) è risultato pari al 5,92% dal 5,84% di giugno. In particolare è stato del  5,63% per i mutui fino ad un anno (dal 5,54% di giugno); del 5,67% (5,65%) fra 1 e 5 anni; del 5,68% (5,77%) fra 5 e 10 anni e del 6,08% dal 5,99% oltre i 10 anni.

Ma il caro-mutui impallidisce di fronte alla salita dei tassi sui prestiti al consumo. In questo settore il Taeg è arrivato in luglio al 9,90% dal 9,77% di giugno, mentre il tasso medio è stato del 9,13% contro il 9,02% del mese precedente. In particolare i prestiti fino ad un anno costavano in luglio l’11,6% dall’11,41% di giugno, fra 1 e 5 anni l’8,36% dall’8,29% precedente e oltre i cinque anni l’8,49% dall’8,39% di giugno.

Ma al di là del rialzo dei tassi di interesse, i dati statistici della Banca d’Italia mettono in luce come le famiglie italiane continuino ad indebitarsi. Evidentemente non troppo intimorite dall’aumento di costi e tassi, continuano a fare nuove operazioni con le banche, prestiti e soprattutto mutui per comprare casa. L’indebitamento in luglio è aumentato del 2,3%rispetto all’anno precedente e del 32,3% dal 2004. La consistenza dello stock dei prestiti contratti dalle famiglie, sempre in luglio, ha toccato i 463,918 miliardi di euro dai 460,804 di giugno. Di questi, 253,957 miliardi sono per l’acquisto della casa con prestiti di durata superiore ai cinque anni, in aumento rispetto ai 251,877 miliardi registrati a giugno.

I dati della Banca d’Italia preoccupano le associazioni dei consumatori. In particolare la Federconsumatori chiede alla Bce, la banca centrale europea, di «dare un segno di coraggio, abbattendo di almeno un punto in percentuale, cioè dal 4% al 3%, il valore dei tassi di interesse, per scongiurare il rischio di una recessione dell’economia del nostro Paese».

 

 

 

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