Roma, chi specula e chi occupa

il manifesto | Autore: Roberto Ciccarelli

Roma -

 

Campidoglio. Prima di lasciare, il sindaco Alemanno si prepara a spandere una colata di cemento. I movimenti per il diritto alla casa denunciano il blitz e si riprendono gli spazi con le occupazioni. Venti milioni di nuove cubature, mentre continuano gli sfratti: 250mila entro il 2015 ROMA. Venti milioni di metri cubi di nuove costruzioni. È il progetto che il sindaco di Roma Gianni Alemanno intende realizzare prima della chiusura della consigliatura, entro marzo. Un diluvio di cemento che verrà scagliato su un territorio dove, nei prossimi tre anni, ci saranno almeno 250 mila sfratti, di cui 225 mila per «morosità incolpevole».
Questa apocalisse è contenuta nel pacchetto di 64 delibere che l'aula Giulio Cesare si appresta a discutere a partire da questa settimana. Una decisione che asseconda i desideri inconfessabili che la giunta Veltroni, in coerenza con il patto per Roma siglato con i maggiori costruttori della Capitale, tradusse sulla carta del nuovo piano regolatore.
Da un lato, sovradimensionò il numero degli abitanti in una città dove l'ultimo censimento ha confermato l'esistenza di un esodo diretto verso i centri dell'hinterland romano. E, dall'altro lato, progettò nuove abitazioni ad uso privato (e nessuna per l'edilizia economica e popolare) per oltre 60 milioni di metri cubi. Nelle 64 delibere predisposte da Alemanno si parla di edificare la Tenuta dell'Acquafredda, di una compensazione di 60 ettari destinati a uso agricolo concessi all'amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica. C'è la delibera «M2 Santa Fumia» che prevede l'edificazione di oltre 140 mila metri cubi, il progetto di cementificare la Romanina o il Velodromo Olimpico.
Il 7 ottobre sono state approvate alcune delibere che trasformeranno il XIII municipio, nella cintura tra Infernetto, Acilia-Madonnetta e Dragoncello. Solo in questa zona sono previste 2055 stanze. Tra compensazioni, permute e deroghe ai piani di zona sono previsti 15 mila metri cubi di cemento nell'ex Rimessa Vittoria Atac e un albergo nel Forte Bravetta.
Ieri sera, in piazza del Campidoglio, tra uno scroscio di pioggia e l'altro, l'ultimo scandalo della speculazione urbanistica romana è stata denunciata dai movimenti per il diritto all'abitare. La denuncia è stata molto circostanziata: Alemanno annientare 2 mila ettari oggi destinati ad un uso agricolo per costruire 66 mila appartamenti destinati a restare invenduti. L'assemblea è stata promossa all'indomani dell'occupazione spettacolare di nove spazi dismessi giovedì 6 dicembre quando i Blocchi precari metropolitani (Bpm) hanno permesso a oltre 2 mila persone di trovare un alloggio all'ex hotel Congress al Prenestino, in un palazzo dell'Inps in viale delle Province, nell'ex clinica di Valle Fiorita in via di Torrevecchia, nell'ex casa dello studente a Ponte di Nona, e poi ancora a Trastevere, a Ostiense e Anagnina. Venerdì 7, alle 9,30, c'è stato il primo sgombero, fulmineo. A Settecamini, sulla via Tiburtina, pochi metri dopo il raccordo anulare, le forze dell'ordine hanno allotanato un centinaio di persone dai 40 alloggi occupati.
Una dura condanna dello sgombero è giunta di Andrea Alzetta, consigliere al Campidoglio per Roma in Action: «È incomprensibile la linea di condotta di chi governa questa città - afferma - da un lato mette in allerta per il freddo la popolazione e dall'altra butta centinaia famiglie per strada». «Noi sostieniamo che le pratiche di appropriazione sono importanti - interviene Paolo Di Vetta dei Bpm - occupi un'area o un palazzo vuoti e da lì fai partire la trattative. È una prospettiva più forte, e preferibile ai processi partecipativi in atto che restano un simulacro. Non si decide nulla perchè sono procedure consultive. Continueremo la campagna».
Il progetto speculativo della giunta Alemanno assume un profilo ancora più sinistro alla luce dei dati sull'emergenza abitativa a Roma. Già nel 2010 il Cnel aveva calcolato che l'affitto per un'abitazione incide tra il 63 e il 94% sui redditi di 14 mila euro. Uno sproposito se si considera che l'incidenza media dovrebbe essere del 30%. L'esplosione della bolla immobiliare ha portato a moltiplicare la morosità in una città dove si vive ben al di sotto dellasoglia della povertà. Già nel 2009 il numero degli sfratti è cresciuto del 17,6% rispetto all'anno precedente, per un totale di 61.484 provvedimenti di cui più di 51 mila per morosità. Secondo i comitato degli inquilini riuniti nelle sigle Asia, Usb e coordinamento dei comitati inquilini, negli ultimi 4 anni le sentenze di sfratto per morosità sono cresciute a Roma di oltre l'80%. Ogni giorno vengono emesse 25 ordinanze, 10 famiglie vengono cacciate da un'ufficiale giudiziario, mentre sono 140 mila le case che restano completamente disabitate.
Dal 2011 la situazione è peggiorata: i tribunali del Lazio hanno emesso 7625 provvedimenti di sfratto. C'è stato un boom a Rieti con oltre il 78%, segue Viterbo con il 24%, mentre a Roma le famiglie allontanate con la forza da un appartamento occupato sono state 2343, mentre le ordinanze di sfratto sono state 6686. In questo clima di insicurezza c'è chi si organizza e sceglie di occupare. A Latina sono ormai centinaia.
A Roma è in atto da tempo un'ondata di nuove occupazioni, anche per evitare che la soluzione alla precarietà abitativa resti la coabitazione. In Italia sono 230 mila le famiglie a vivere in questo modo, 70 mila quelle che vivono in alloggi precari.

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