ROMA, CORRIERE DELLA SERA: GEOGRAFIA DEI NUOVI POTERI NELLA CAPITALE CON IL SINDACO ALEMANNO.

Paolo Foschi

Sul Corriere della Sera, Cronaca di Roma pagina 1 e 3

28 marzo 2011

 

Roma -

Sono passati quasi tre anni da quando Alemanno è diventato sindaco di Roma. E la mappa del potere economico capitolino, in meno di 36 mesi, è cambiata completamente. Rivoluzionata. Su alcune caselle decisivo è stato il ruolo del Campidoglio: in Camera di commercio l'intervento di «moral suasion» di Alemanno ha fatto saltare l'elezione di Lorenzo Tagliavanti, candidato delle piccole e medie imprese che partiva con il maggiore consenso, a vantaggio di Giancarlo Cremonesi, in quota industriali.

Con un paradosso: alla fine gli industriali hanno conquistato la presidenza che era stata di Andrea Mondello per 17 anni. Ma le deleghe operative sono finite in mano a Lorenzo Tagliavanti. E così, quando è arrivato pochi mesi fa il momento delle nomine nelle società controllate, le piccole e medie imprese l'hanno fatta da padroni. Alla presidenza di Investimenti Spa, la cassaforte della Camera di commercio è arrivato Tagliavanti stesso, al posto di Cesare Pambianchi. E alla società di gestione della Fiera è stato tagliato fuori Roberto Bosi, legato appunto agli industriali, e la sua poltrona è finita a Maurizio Mannocchi, Confartigianato.Giro di poltrone che testimonia come siano cambiati gli equilibri nelle stanze del potere della Capitale. Un ruolo di primo piano se lo è ritagliato Aurelio Regina, presidente degli Industriali romani e della neonata Unindustria (Roma, Viterbo, Rieti e Frosinone), manager che sogna di scalare Confindustria nazionale ma che nel frattempo - secondo molti - è inciampato in un errore: ha accettato dal sindaco Alemanno la nomina alla presidenza dell'Auditorium, infrangendo la tradizione di indipendenza dalla politica dei presidenti confindustriali. E sempre in ambito confindustriale, Regina ha anche fatto un piccolo sgarbo al suo predecessore e grande sponsor Luigi Abete: il banchiere che guida Bnl quando era presidente degli Industriali romani aveva lanciato con entusiasmo la Consulta delle imprese (Industriali, Federlazio, Abi, Ania, Confcommercio e altre sigle), organismo però di fatto messo in pensione proprio da Regina. Luigi Abete, che si dedica con sempre maggiore impegno non solo a Bnl ma anche ai nuovi progetti di Cinecittà Studios, si è quindi allontanato dai ruoli associativi. E ha rifiutato l'assessorato al Bilancio che Alemanno gli aveva offerto prima dell'ultimo rimpasto. 

 

 

Anche Andrea Mondello, presidente per 17 anni della Camera di commercio negli anni del successo del modello Roma, ha preferito restare in disparte nella fase «alemanniana» di governo della città. Impegnato nella gestione del fondo finanziario che investe le risorse di famiglia, solo da poche settimane si è rimesso in gioco con una carica pubblica, accettando la vicepresidenza del comitato promotore per la candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2020.È invece quasi scomparso dalla scena romana Giancarlo Elia Valori, che vanta un corposo curriculum di cariche nelle partecipazioni statali ed è stato presidente degli industriali di Roma e del Lazio. Pochi mesi fa Renata Polverini gli ha tolto la presidenza di Sviluppo Lazio, preferendo al manager Valori un politico locale, Massimiliano Maselli.Ma chi sono i nuovi volti del potere economico a Roma? Il personaggio balzato ormai saldamente in pole position è senza dubbio Francesco Gaetano Caltagirone. Ormai è il primo azionista privato di Acea (nettamente sopra i francesi di Gaz de France). Ma non solo. È anche socio rilevante del Monte dei Paschi di Siena, banca che approfittando di fusioni fra istituti concorrenti e difficoltà temporanee dei gruppi rivali, è sempre più presente sulla piazza romana sia per la clientela retail (cioè le famiglie), sia per le imprese.Fra i nuovi volti del potere romano (anche se a ben vedere è un ritorno) c'è poi Mario Pescante, ex presidente del Coni, da tre legislature parlamentare del Pdl. Dopo il «no» di Montezemolo, è stato chiamato alla guida del Comitato promotore della candidatura di Roma per i Giochi del 2020. Sarà dunque lui a gestire il grande business olimpico, insieme a Gianni Petrucci, presidente del Coni. La coppia Pescante-Petrucci fin dall'inizio ha posto una condizione con fermezza: «La politica resti fuori da qui». Un segnale chiaro ad Alemanno, che in crisi di consenso fra i suoi cittadini ma anche fra i suoi stessi alleati, sperava nella vetrina olimpica per rilanciare la propria immagine.E mentre gli equilibri cambiano, c'è anche chi resta sempre in sella. Come Giampietro Nattino, azionista principale e numero 1 di Banca Finnat: l'istituto di famiglia resta il punto di riferimento per la finanza cattolica, ma anche per le operazioni finanziarie di grandi imprese. O come Cesare Pambianchi, che sembrava caduto in disgrazia dopo aver denunciato le «indebite ingerenze» di Alemanno sulla Camera di commercio, ma che poi si è rialzato. O, ancora, come l'imprenditore Alberto Tripi, considerato «prodiano»: le sue imprese (informatica, call center e servizi) sono sempre fra i leader del settore. A prescindere da chi governa.

 

 

 

 

 

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