UNA RETE METROPOLITANA CONTRO LA PRECARIETA'

Roma -

Una nuova parola è entrata nel nostro linguaggio quotidiano: welfare. Un termine che a che fare con la qualità della vita, con la tutela dei diritti primari come la casa, il reddito, l’accoglienza, la formazione, la salute. Si è parlato molto di welfare perché il governo Prodi ha disposto un provvedimento che regola le forme di un nuovo stato sociale dove la casa e il diritto a un lavoro dignitoso diventano chimere irraggiungibili per milioni di uomini e donne. I prezzi degli affitti sono in costante aumento e i mutui sempre più insostenibili, ma il governo pensa bene di continuare a svendere e privatizzare il patrimonio pubblico: migliaia di sfratti per morosità e pignoramenti sono la rappresentazione materiale della drammatica situazione abitativa. Le graduatorie per le case popolari sono sature e gli inquilini degli alloggi comunali e Ater sono abbandonati a se stessi.

 

I processi di precarizzazione hanno travolto le forme del lavoro contemporaneo. Il pacchetto Treu prima e la legge Biagi poi hanno legalizzato forme contrattuali talmente precarie da rendere impossibile un progetto di futuro per le nuove generazioni. L’Italia rimane l’unico paese europeo, insieme alla Grecia, a non prevedere un sistema di garanzie e di sostegno al reddito – sia monetario che sotto forma di servizi gratuiti - per gli inoccupati, per i precari e gli studenti. La battaglia per il reddito sociale garantito si conferma obiettivo strategico di ricomposizione dei diritti dei lavoratori e di conquista di nuove tutele, oltre le garanzie del lavoro dipendente tradizionale.

 

Proprio in questi giorni il governo Prodi ha licenziato il “pacchetto welfare” che mette la pietra tombale sulle garanzie sociali per milioni di persone, disegnando un modello di società dove scompare l’interesse pubblico a favore di quello privato. Dove un ente pubblico come l’Ater assume criteri di redditività economica, mettendo al primo posto non la tutela del diritto alla casa ma la ricerca del profitto, attraverso la dismissione del patrimonio residenziale regionale. Viviamo in una città dove non è più possibile costruire un parco o una linea metropolitana senza l’intervento privato che trascini con sé nuovo cemento e grandi profitti.

Per affrontare queste nuove sfide vogliamo dotarci di uno strumento flessibile che sia di servizio, di inchiesta, di supporto legale e di organizzazione collettiva del conflitto. Vogliamo costruire insieme le nuove forme del “picchetto precario”, dello “sciopero metropolitano”, le nuove “camere sociali del lavoro”, i nuovi diritti nel tempo della globalizzazione liberista che si presenta sempre più nelle forme della rendita e del saccheggio del territorio e del lavoro vivo.

 

Ogni giovedì dalle 16 alle 20 – a partire da giovedì 13 dicembre -  in via Capraia 19 - sarà attivata una agenzia orientata alla tutela sociale e legale (con un avvocato in sede), articolata in tre settori: precarietà abitativa (caro affitti, sfratti, mutui, bonus casa, alloggi comunali e Ater, domande per la nuova graduatoria Erp), lavoro/formazione (lavoro nero, vertenze contrattuali, diritto allo studio, accesso alla cultura, auto-impresa), beni comuni/territorio (speculazioni urbanistiche, nocività ambientali, elettrosmog).

Giovedì 20 dicembre, infine, incontro pubblico con gli inquilini delle case popolari impegnati con la sanatoria Ater, con l’As.I.A.-RdB, con il Circolo di cultura popolare del Tufello e con le associazioni e le forze politiche del territorio. Un incontro-aperitivo, dalle 18, per iniziare un nuovo percorso di lotta nella metropoli.

 

Blocco Precario Metropolitano – AS.I.A.-RdB

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