BLOCCATI GLI SFRATTI. MA IL GOVERNO BLUFFA E L'EMERGENZA RESTA

Roma -

Il Manifesto 18 ottobre '08

di Giacomo Russo Spena

La destra sociale esulta. Chi soffre sulla propria pelle l'emergenza abitativa meno. La proposta, avanzata dal sindaco di Roma Gianni Alemanno e caldeggiata in consiglio dei ministri dal titolare alle Infrastrutture Altero Matteoli, del blocco degli sfratti fino al 30 giugno 2009 è passata. Sotto forma di decreto. «Un atto dovuto e insufficiente» replicano le associazioni, «il governo non ha una politica sulla questione casa».
Il blocco, deciso nella passata legislatura dall'ex ministro Ferrero, era scaduto mercoledì scorso. I movimenti protestavano, soprattutto a Roma (la situazione più esplosiva). E l'esecutivo, messo alle corde, ha stabilito la proroga. Provvedimento di facciata. Il blocco è infatti solo «per particolari categorie sociali nei capoluoghi di aree metropolitane e nei comuni confinanti ad alta tensione abitativa». «È molto grave restringere il cerchio alle grandi città», spiega il segretario del Sunia, Luigi Pallotta, che nota come rispetto alle misure di Ferrero ci sia una restrizione numerica di località coinvolte (interessava 849 Comuni). Vengono escluse ora molte province a rischio. Come, ad esempio, Prato che vanta il rapporto più alto tra sentenze di sfratto e famiglie abitanti. Intanto però l'Anci applaude il decreto, accontentandosi dei piccoli miglioramenti che almeno per un po' affievoliranno le proteste. O almeno così sperano gli amministratori comunali.
«Il governo esclude il nodo centrale - aggiunge Massimo Pasquini dell'Unione Inquilini - gli sfratti per morosità». Il 70% di quelli complessivi. Il blocco vale solo per le finite locazioni (il 25% più o meno). E di questa fetta neanche tutti. Si tutelano esclusivamente le «fasce deboli»: anziani sopra i 65 anni o famiglie a carico fiscale un figlio con redditi annui inferiore ai 27 mila euro. Tralasciati quindi il caro affitti e il problema del tasso dei mutui in rialzo, componenti fondamentali del disagio abitativo. «Non viene risolta l'emergenza», spiega l'Asia Rbd, che, dati alla mano, vede in questo provvedimento «caritatevole», l'anticipo «dell'ennesimo saccheggio delle aree urbane a vantaggio dei costruttori». Il piano casa del ministro Tremonti in tal senso è chiaro. La questione casa è delegata ai palazzinari e al loro social-housing. Ovvero, una piccola parte del costruito viene messo a canoni «concordati» dagli stessi privati. «I prezzi saranno comunque alti e inaccessibili per il ceto basso della società» tuona ancora Pasquini che fa notare una «porcheria» del governo. Ferrero aveva stanziato nel suo piano 550 milioni per recuperare 12 mila alloggi comunali e di proprietà Iacp (quindi pubblici), ora abbandonati, e investire sull'edilizia popolare. Quei soldi sono ora scomparsi. O meglio, finiti nelle tasche dei palazzinari. «La politica sulla casa di questo governo è dettata da Assoimmobiliare e i suoi furbetti del quartierino» rincara Fabrizio Nizi, del movimento capitolino Action, che si appresta ad una campagna per «bloccare gli sfratti». Che a Roma saranno numerosi. Malgrado il quadro il presidente della Confedilizia, Corrado Sforza Fogliani, si lamenta col governo parlando del decreto come «scelta sbagliata». Apprezzando però «la discontinuità che caratterizza il nuovo provvedimento, che si è limitato a bloccare le esecuzioni di rilascio in alcune aree, anziché varare un blocco generalizzato». Insomma nessun divorzio in vista tra governo e palazzinari. Anzi.

 

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