CASE POPOLARI: DEBITI, DISMISSIONI, SGOMBERI ......E POCHE IDEE NUOVE

Roma -

Oggi pomeriggio numerosi attivisti di AS.I.A. RdB hanno distribuito un volantino a via Mantegna mentre era in corso un’iniziativa elettorale del PD sul tema casa. Tra i partecipanti, il candidato alla presidenza della Provincia di Roma Nicola Zingaretti, il presidente dell’Ater Luca Petrucci e l’assessore ai lavori pubblici e alla politica della casa della regione Lazio, Bruno Astorre.

 

Di seguito il testo del volantino:

 

 

CASE POPOLARI: DEBITI, DISMISSIONI, SGOMBERI ......E POCHE IDEE NUOVE

 

Prendendo a prestito le parole di Giovanni Carapella (Presidente della commissione lavori pubblici della Regione Lazio), sappiamo che nel Lazio il fabbisogno di case popolari riguarda circa 30mila famiglie e che gli investimenti della giunta Marrazzo sono pari a 100 milioni di euro in due anni.

Riteniamo decisamente superiore il numero delle case necessarie e decisamente insufficienti, anche se arrivano dopo dieci anni di vuoto assoluto, gli stanziamenti previsti. Questi fondi basteranno a malapena per realizzare nel Lazio qualche centinaio di appartamenti.

La gestione privatistica dell’Ater oramai guarda più alla copertura del debito (1 miliardo di euro) che agli interessi dell’inquilinato o alla costruzione di nuovi alloggi. Dopo la sanatoria assolutamente necessaria del novembre 2006 bisogna ora definire una volta per tutte funzioni e obiettivi dell’ente guidato da Luca Petrucci. Se lasciato al suo destino non può che trasformarsi in un novello vampiro e cercare sangue (cioè soldi) dove può trovarli, soprattutto nelle tasche degli inquilini stessi.

La politica per la casa non può funzionare in questa maniera e soprattutto non può essere usata, come stanno facendo tutti, come specchietto per attirare voti in questa fase elettorale.

Un governo, una regione, un comune che vogliano realmente passare dalla gestione dell’emergenza alla programmazione devono innanzitutto mettere in campo risorse adeguate, almeno 3 miliardi di euro l’anno. Questo per sottrarre le politiche abitative dall’abbraccio mortale con i costruttori e con il mercato. Da quando non esiste più una politica pubblica sulla casa, l’accesso all’affitto è diventato impossibile e l’aver spinto migliaia di famiglie all’acquisto ci consegna oggi un quadro devastato di precarietà abitativa e di reddito.

Di contro in una città come Roma si continua a costruire (270mila alloggi vuoti per l’Eurispes) senza badare al fatto se questi appartamenti verranno abitati o meno. Appare necessario rafforzare il piano casa capitolino e il protocollo Regione Lazio-Comune di Roma chiedendo anche ai vari costruttori grandi e piccoli di mettere in gioco ciò che è stato costruito, senza ulteriori cementificazioni e senza mettere mano al PRG appena approvato. Per dare una risposta più immediata a chi da anni è in graduatoria, alle giovani coppie, alle famiglie monopersonali, ai migranti.

Diciamo questo perché tra il 2002 e il 2006 l’Ater di Roma ha realizzato soltanto 45 alloggi (contro 3.000 alloggi venduti) all’anno e il Comune di Roma si accinge a consegnare appena 1078 appartamenti entro il 2008, a fronte di 29.302 richiedenti una casa popolare (30 giugno 2005). Oltretutto lo stesso Comune mette in vendita quasi il 50% del suo esiguo patrimonio alloggiativo. Calcolando che per ogni tre case vendute se ne potrà costruire una, appare evidente l’inadeguatezza dell’intervento pubblico. Dunque o si mette mano al patrimonio privato già costruito o l’orizzonte della soluzione si allontanerà definitivamente per migliaia di famiglie e di precari e precarie che cercano di vivere a Roma.

La legalità e la sicurezza chiamate a giustificare sfratti e sgomberi sono strumenti molto dannosi, perché colpiscono indistintamente e determinano forti divisioni tra chi può e chi non può permettersi un alloggio, tra chi può attendere gli anni che occorrono per avere una casa popolare e chi non può aspettare vivendo in alloggi di fortuna. Spesso i problemi rimangono sul tappeto e la gente rimane in mezzo alla strada.

Fino a che saranno le logiche di mercato a disegnare gli scenari immobiliari italiani e il “pubblico” farà letteralmente lo spettatore non ne usciremo. Attendiamo un segno di discontinuità, con una parte pubblica ingerente e desiderosa di svolgere un ruolo attivo, funzionale a non abbandonare chi è in emergenza abitativa e soprattutto a non considerarlo un effetto collaterale della crisi economica avanzante (subprime e mutui compresi).  

- Fermare le dismissioni del patrimonio abitativo pubblico e destinare 100 mila    nuovi alloggi all’edilizia popolare nel Lazio, anche attraverso l’utilizzo di almeno il 15% del patrimonio abitativo privato già costruito

- Destinare il 2% del bilancio della Regione Lazio per il finanziamento della politica della casa

- Bloccare gli sfratti e gli sgomberi

 

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